a al I Congresso internazionale per il trattamento moderno della schizofrenia, tenutosi a Muensingen (Sviszera) nel 1937; fu qui che Cerletti e Bini menzionarono per la prima volta la possibilità dell'uso della corrente elettrica come stimolo convulsivante nel trattamento della schizofrenia. Dopo un lungo periodo di esperimenti sugli animali, i due studiosi romani provocarono convulsioni mediante l'elettricità in ammalati mentali e pubblicarono i loro primi lavori nel '38: questa la nascita dell'elettroshockterapia (EST), che da Roma si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
La scarica elettrica provocante lo shock, erogata da particolari apparecchi a un voltaggio di 100-120 volts, viene applicata alle regioni temporali per ca. 2-4 decimi di secondo (per i dettagli di metodo, tecnica e fisiopatologia vedere il volume di Cerletti e Bini sull'ES).
Non è ancora bene accertato se l'attacco debba essere considerato un fenomeno di liberazione oppure un fenomeno positivo di eccitazione. E stato molto discusso se la terapia convulsivamente elettrica (ES) possa produrre alterazioni irreversibili nelle cellule nervose. Bini e Cerletti, dopo aver esaminato i cervelli di un gran numero di cani sottoposti per lungo tempo ad ES, hanno affermato che lesioni del genere non si verificano mai, essendo invece state dimostrate in animali sottoposti a shock insulinico o cardiasolico. Anche gli autori più recenti concordano in tale importante affermazione: dopo una media di io ES le alterazioni elettroencefalografiche somigliano a quelle osservate nella commozione cerebrale, ma il tracciato torna normale dopo circa un mese di riposo.
Le indicazioni della IST sono rappresentate quasi esclusivamente dalle sindromi schizofreniche; data la sua complessità e delicatezza, tale trattamento va praticato sotto rigorosa sorveglianza sanitaria, da personale medico specializzato, in ospedale adatto.
Le indicazioni della EST sono le seguenti: 1) le psicosi affettive (v.), che costituiscono anzi il gruppo di malattie in cui si hanno i risultati più brillanti, soprattutto nelle forme depressive : si ha pronta guarigione (con 3-10 ES) dell'episodio in atto; l'efficacia è notevole anche nelle "melanconie involutive", in cui però è necessario un numero maggiore di applicazioni. 2) Le sindromi schizofreniche, quando non sia attuabile la IST per ragioni particolari; in questo vasto gruppo di malati i risultati sono indubbiamente migliori con la IST. Le due s. si possono abbinare, attuando la cura mista, quando vi sia una intensa compartecipazione affettiva oppure una marcata agitazione psicomotoria, e nei casi che in precedenza hanno scarsamente risposto alla sola IST; gli ES si possono praticare durante la prima fase del coma insulinico, oppure in alternanza con i coma stessi. Negli stati catatonici spesso poche applicazioni di ES riescono a sbloccare i pazienti. 3) Nelle psiconeurosi l'EST è giustificata solo nei casi molto gravi resistenti alla psicoterapia, e in quelle forme ossessive che si accompagnano a una forte carica ansiosa : anzi in tali casi Bini e Bazzi propongono l' annichilimento -, cioè applicazioni ravvicinate di ES, anche due volte al giorno, fino ad indurre nel paziente una sindrome amnestica completa o quasi : l'ansia in genere scompare, pur mantenendosi inalterati i meccanismi anancastici e febici, che però impallidiscono nella loro risonanza affettiva, cioè perdono il loro carattere ossessivo.
Nelle neurosi di conversione e nelle personalità psicopatiche (v.) i risultati non sono affatto brillanti, e cosi pure negli sviluppi psicopatici.
Le principali controindicazioni sono date dalle malattie cardiovascolari, le infezioni, gli stati febbrili di qualunque natura, la tubercolosi in atto, le affezioni croniche dei polmoni, le gravi tireotossicosi, le malattie organiche del sistema nervoso centrale, le marcate ipertenzioni. Osservando rigorosamente tali limitazioni, i pericoli divengono assai scarsi, riducendosi praticamente alle sole fratture, leggermente più frequenti nella EST e nelle melanconie che non nella IST e nelle schizofrenie.
In generale le s. non controindicano i trattamenti psicologici, che anzi a volte possono venir facilitati dalle modificazioni psichiche indotte da tali metodi organici; devesi infine notare che il valore pratico ed economico dell'ES è notevole : a molte migliaia di soggetti distimici (maniaco-depressivi) può esser risparmiata la denuncia di alienazione mentale, poiché essi sono, se necessario, tenuti in buone condizioni mentali mediante qualche shock praticato saltuariamente; inoltre si evita la lunga ospedalizzazione, cioè si evita di nutrire e sorvegliare innumerevoli soggetti apparentemente dementi, i quali in altri tempi esigevano un servizio di assistenza continuato.
Bibl.: H. Steck, Zur Insulinbehandlung ahuter Psychosen, in Schweiz. Arch. f. Neur. Psychiatr., 31 (1933), p. 153 sgg.; M. Sackel, Neue Behandlungsmethode der Schizophrenie, Vienna 1935; id., The pharmacological shock treatment of schizophrenia, Nuova York 1938; J. Nyiro, Beitrag zur Wichung der Krampltherapie der Schizophrenie, in Schweiz. Arch. f. Neur. Psychiatr., 40 (1937), p. 180 sgg.; L. von Meduna, Die Konsultionsthe-
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(fot. Fides)
Shohichow, diocesi di - La Residenza missionaria.
rapie der Schizophrenic. Halle 1937: U. Cerletti - L. Bini, L'elettraschoch, in Arch. Neur. Prich. Psicoanal., 19 (1938), p. 266. sgg.; id., Le alterazioni istopatologiche del sistema nervoso nell'elettrashoch, in Riv. sperim. frematria, 64 (1940), p. 2 sgg.: F. Giorgi, The problem of convulsions and insulin therapy, in Amer. J. Psychiatr., 94 (1939), p. 67 (suppl.): U. Cerletti, L'elettrashoch, in Riv. sper. frematria, 66 (1942), p. 209 sgg.: L. B. Kalinowicz - P. H. Hoch, Shoch. treatments and other somatic procedures in psychiatry, Nuovo York 1946: W. Russel BrainE. B. Straus, Recenti progressi in neurologia e in neuropsichiatria, Roma 1949: I. Meschan-J. B. Scruggs-J. D. Calhoun, Convulsive fractures of the dorsal spine following electric-shock therapy in Radiology, 54 (1920), p. 180 sgg.: Ch. S. Pool, I. Meschan, Fractures of the spine during insulin shock therapy, in Arch. Neur. and Psychiatr., 67 (1952), p. 797 sgg. Bruno Callieri
SHOHCHOW, diocesi di. - Nella parte nordoccidentale della provincia dello Shansi, nella Cina settentrionale.
Fu eretta in prefettura apost. il 12 maggio 1926 con 15 sottoprefetture civili di Taiyüan (v.) e affidata all'Ordine dei Frati Minori, che per il lavoro missionario vi manda i religiosi della provincia regolare bavarese di S. Antonio di Padova; il 17 giugno 1932 fu elevata a vicariato apost. e quindi a diocesi suffraganea di Taiyüan in data 11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina. Ha un'estensione di 25.000 kmq . Al 30 giugno 1948, su una popolazione totale di 1.300 .000 ab., i cattolici erano 11.000 con 25 sacerdoti francescani esteri e 3 sacerdoti secolari cinesi; 4 fratelli luici francescani tedeschi e 10 suore pure tedesche, 2 seminaristi del corso minore e 3 del maggiore. Dispersi i catechisti, i maestri, i battezzatori, chiuse le scuole. I cristiani erano divisi in 21 stazioni primarie e 62 secondarie con 11 chiese e 27 cappelle; delle opere funzionavano ancora 1 orfanotrofio con 52 ricoverati e 1 ospizio per vecchi.
Il cristianesimo nel territorio di S. prese sviluppo solo dal 1877, per opera dei sacerdoti cinesi inviativi dal vicariato apost. dello Shansi : tra essi, che sostennero eroicamente la persecuzione dei Boxers (1900), il rev. Giuseppe Chang morì arso vivo. I Francescani bavaresi arrivarono sul posto nel 1922 e lavorarono con efficacia, ma ogni loro attività fu brutalmente stroncata dagli ultimi avvenimenti : in data 16 ott. 1948 il personale surriferito era stato disperso fuori di S. e le opere, già in parte sospese, furono completamente chiuse.
Bibl.: AAS, 18 (1926), pp. 486-87; 24 (1932), p. 374; GM, p. 207: MC. 1950, p. 326: Arch. di Prop. Fide, Relazione S. 1942 .
Adamo Pucci
SHORTHOUSE, Joseph Henry. - Scrittore inglese, n. a Birmingham il 9 sett. 1834, m. a Lansdowne il 4 marzo 1903.
S., sebbene ne abbia scritti anche altri, si ricorda per un solo romanzo: John Inglesant (1860), che proiettò i problemi religiosi dibattuti ai tempi dell'autore dai promotori del «Movimento di Oxford» in un'Europa
secentesca fedelmente ricostruita (l'ambiente di Little Gidding e il poeta mistico Crashaw vi sono rievocati). Il romanzo è la storia delle crisi religiose del protagonista e prelude in certo senso, soprattutto per la raffinatezza della scrittura, a Marius the Epicurean di Walter Pater e, più vicino a noi, ai romanzi d'ambiente storico di Maurice Baring.
Bibl.: M. Polack, The historical. philosophical and religious aspects of John Inglesant, Londra 1934.
Augusto Guidi
Augusto Guidi
sog. - Scrittore inglese, n. a Birmingham il 9 sett. 1834, m. a Lansdowne il 4 marzo 1903.
S., sebbene ne abbia scritti anche altri, si ricorda per un solo romanzo: John Inglesant (1860), che proiettò i problemi religiosi dibattuti ai tempi dell'autore dai promotori del «Movimento di Oxford» in un'Europa

(da E. O. Hoppd, L'Angleterre, Berlino ISE, tav. 119; Shrewsbury, diocesi di - Resti dell'Abbazia di Wenlock (1080).
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del Severn era parte della diocesi di Hereford. Nel 1541 il re Enrico VIII eresse la diocesi scismatica di Chester, la quale divenne cattolica sotto la regina cattolica Maria (1553-58). Occasionalmente, ad es., per alcuni anni dal 1075, il vescovo di Coventry e Lichfield aveva trasferito la sua sede a Chester. Dal 1688 fino al 1840 Shropshire era incluso nel Midland District (distretto interno) e Cheshire nel Northern (distretto del nord). Dal 1840 al 1850 Shropshire fece parte del Central District e Cheshire di quello di Lancashire.
Nella persecuzione, Shropshire dette alla Chiesa 3 martiri, cioè i bb. R. Johnson (1582), R. Martin, laico, ed E. Campion, tutt'e due nel 1588, e Che-shire 6, i bb. John Shert (1582), Ralph Crockett, Thomas Holford e Robert Wilcox (tutti nel 1588) ed il ven. John Sandys (1586). Molte famiglie restarono fedeli, ad es., quelle di Plowden, Berington, Clough e Blount. E da ricordare anche l'illustre legista e confessore Edmund Plowden (1517-84), che rifiutò, sotto Elisabetta, la carica di cancelliere, perché professante francamente la fede cattolica.
La diocesi è ricca di monumenti storici, come le chiese (ora protestanti) di St. Mary a S., Ludlow, Church Stretton, Acton Burnell, Clun. Nantwich, S. Werburgh (Cattedrale) e S. Giovanni a Chester, Malpas e molte altre, tra cui le rovine monastiche di Buildwas (1135, ci. stercense), Wenlock (ro8o, cluniacense), Haughmond e Lilfeshall (sec. xir, agostiniano) con altre minori. A Wenlock a Milburgo fondò già nel sec. vir un convento, che fu distrutto dai Danesi nell'874. A Sandbach nel Cheshire sono due croci anglosassoni di pietra. Ad Acton Burnell nello Shropshire i Benedettini inglesi da Douai trovarono rifugio ed ospitalità dal 1795 fino al 1814, quando andarono a Downside.
BibL.: Diocese of S. 1831-1951, in The Cath. Directory, 1951 e 1952; J. Kelly, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 759-60; B. M. P.. Records of the Plowden Family, Londra 1887.
Enrico E. G. Rope
SHUNKING, Diocesi di. - Nella parte centrale della provincia dello Szechwan, nella Cina centrooccidentale.
Fu eretta in vicariato apost. il 2 ag. 1929 con 7 sottoprefetture civili distaccate dalla missione di Chengtu (v.) e venne affidata al clero secolare cinese; l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Chungking.
Ha un'estensione di ca. 25.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 7.000 .000 di ab., i cattolici erano 18.755 ; i sacerdoti 25 ; i seminaristi maggiori 7 , i minori 40 ; le suore 12 . Tra le opere figuravano 2 ospedali, 2 orfanotrofi, 44 scuole.
Tra la popolazione perita completamente durante la ribellione di Chang Hsieng-chung si trovavano, forse, cristiani generati alla fede dai Gesuiti, che arrivarono nello Szechwan nel 1640. L'evangelizzazione dei coloni, trasferiti su questo territorio dalle province del Hupeh e del Hunan, fu opera dei sacerdoti della Società delle Missioni Estere di Parigi, che, dopo il 1690 , arrivarono nella città di Anyo e dintorni.
BibL.: AAS, 22 (1930), pp. 130-31; GM, p. 207; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim; MC, 1950, p. 337.
Adamo Pucci
SHUNSEN, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Si trova nella parte centro-orientale della Corea e comprende una superficie di 26.265 kmq . con una popolazione di 1.200 .000 ab., di cui 8618 cattolici, con 396 catecumeni; 15.000 protestanti; 1.175 .986 pagani.
La storia dell'evangelizzazione di questa missione si fonde con quella del vicariato apostolico di Seul, da cui venne distaccata il 25 apr. 1939 e affidata alla Società di S. Colombano per le Missioni cinesi. Con decreto di Propaganda Fide in data 12 luglio 1950 essa ha cambiato l'antica denominazione di S. in quella di ChunChon. Secondo il prospetto statistico 1951-52 lo stato spirituale di questa circoscrizione è il seguente: 18 sacerdoti, di cui 12 missionari di S. Colombano e 6 sacerdoti coreani; 3 suore di S. Paolo di Chartres; 5 semina-
risti maggiori e 2 minori; 7 catechisti; i scuola elementare; 3 scuole medie; I orfanotrofio; 12 edifici sacri; 14 quasiparrocchie; 65 stazioni secondarie.
BibL.: [Dolmen], Le catholicisme en Carée, Hong-Kong 1924: AAS, 31 (1939), pp. 295-96; MC, 1950, pp. 396-97; Arch. della S. Congr. di Propaganda Fide, Prospectus status missionis 1931-51, pos. prot. n. 3457/52. Edoardo Pecoraro
SHUNTEH, Diocesi di. - Nella parte sud-occidentale della provincia del Hupeh, nella Cina settentrionale.
Fu eretta in prefettura apost. il 2 marzo 1933 con 6 sottoprefetture civili del vicariato apost. di Chengting (v.) e fu affidata alla Congregazione della Missione, che, per il lavoro missionario, vi manda i religiosi della provincia regolare polacca, che si trovavano sul posto dal 1929. Fu elevata a vicariato il 13 genn. 1944 e quindi a diocesi, suffraganea di Pechino, l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina.
Ha un'estensione di $487 \mathrm{e} \mathrm{kmq}$. Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 20.500 ; 14 i sacerdoti esteri e 8 i cinesi; i fratello laico indigeno; 32 suore, di cui 23 cinesi. Le opere, tra cui molto noto un ospedale con reparto oftalmico, già distrutto o chiuse per l'avanzata comunista, alla data suddetta. Le cristianità, salvo poche eccezioni, sono di data recente: ca. 2000 convertiti tra il 1860 e il 1900 , gli altri più tardi ancora. Al momento dell'erezione della missione, nel 1933, i fedeli erano ca. 15 mila.
BibL.: AAS, 25 (1933), pp. 486-87; 36 (1944), pp. 204-205; GM, p. 207; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim; MC, 1950, p. 313.
Adamo Pucci
SIAGRIO, santo. - Ignoti sono il tempo, il luogo della nascita e la sua vita prima di essere eletto vescovo di Autun nel 561. M. verso il 599.
Intraprendente e zelatore della disciplina ecclesiastica, ebbe grande ascendente presso la corte merovingica, specie sul re Gontranno e la regina Brunecbilde; e S. se ne servì per far del bene a poveri e perseguitati. Partecipò ai Concili di Lione (570), Parigi (573), Lione (581), Mâcon ( 581 e 585 ) sempre primo nello salare il bene della Chiesa. Abbelli la sua Cattedrale, fondò un ospedale e due monasteri. S. Gregorio Magno gli affidò parecchi incarichi, gli raccomandò il monaco Agostino che si recava in Inghilterra e gli concesse l'uso del pallio. Venanzio Fortunato gli inviò un suo acrostico sul Redentore.
Nel Morthrologio romano è commemorato il 27 ag., ma pare che tale data ricordi il giorno della consacrazione episcopale, perché la sua morte avvenne il 2 sett.
BibL.: Venanzio Fortunato, Carmina, V, 6; s. Gregorio Magno, Registrum Epist., ed. P. E. Wald - L. M. Hartman, in MGH, Epist., I-II (1891-99), v. indice; Acta SS. Augusti, VI, Parigi 1868, pp. 84-91; L. Duchesne, A propos du martyrologe hifenaymien, in Amel. Balland., 17 (1898), p. 444 sg.; id., Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, Parigi 1910, p. 179; Martyr. Hieronymianum, p. 471; Martyr. Romanum, p. 564.
Agostino Amore
## SIAM : v. thallandia.
SIAN, ARCIDIOCESI di. - Al centro della provincia dello Shensi, nella Cina settentrionale.
Può dirsi eretta, con il nome di vicariato apost. dello Shansi e dello Shensi, il 15 ott. 1696, quando quelle due province, insieme con la provincia del Kansu, furono staccate dalla diocesi di Pechino e costituite in missione autonoma : si fa incominciare allora, con il p. Basilio Brollo da Gemona (m. nel 1704), la serie degli Ordinari di S. Il 3 marzo 1844 fu eretto il vicariato apost. dello Shensi comprendente anche il Kansu e il vicariato apost. dello Shansi. Il primo, da cui il 21 giugno 1878 era stato staccato il Kansu (v. LANCHOW), il 2 ag. 1887 fu diviso nei vicariati apost. dello Shensi meridionale (v. HANCHUNG) e dello Shensi settentrionale; questo l'11 apr. 1911 fu di nuovo diviso nei vicariati apost. dello Shensi settentrionale (v. YENAN) e dello Shensi centrale, che il 3 dic. 1924 prese il nome di Sianfu. Nel 1928 cedette tre sottoprefetture civili per l'erezione di Hingan, nel 1931 ne cedette 16 per l'erezione di Sanyüan (v.) e 12 per quella di Tungchow (v.) quindi nel 1932 ne cedette 6 per l'erezione di Chow-
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chih e 6 per l'erezione di Fengsiang (v.). L'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, S. fu elevata ad arcidiocesi metropolitana della provincia ecclesiastica dello Shensi con le diocesi suffragance di Fengsiang, Hanchung, Sanyüan, Yenan, cui il 10 marzo 1951 fu aggiunta la diocesi di Chowchih. Fu affidata fin dall'inizio all'Ordine dei Frati Minori, che per il lavoro missionario vi manda i religiosi italiani della provincia regolare toscana di S. Bonaventura.
Ha un'estensione di 12 kmq . Al 30 giugno 1948, su ca. 1.500 .000 ab., i cattolici erano 13.795 e i catecumeni 2945. Vi lavoravano, oltre all'arcivescovo, 9 sacerdoti secolari cinesi e 16 sacerdoti francescani, di cui I cinese; 61 suore, di cui 48 cinesi; 24 catechisti, 69 maestri, 29 battes. zatori, 2 medici e 15 infermieri. Le opere risultavano di I seminario, I ospedale, 9 dispensari di medicinali e I orfanotrofio. Il territorio era diviso in 15 stazioni primarie e 128 secondarie con 11 chiese e 68 cappelle. Le 11 scuole elementari raccoglievano 1552 alunni e quella media 346.
A S., allora capitale della Cina, il cristianesimo, sotto la forma dell'eresio nestoriana, fece la sua prima comparsa nel 635 e da S. si diffuse fino alle più remote province dell'Impero durante i secc. viI-viII, ma - a quanto sem. bro - fece pochissimi proseliti tra i Cinesi. Di questa prima predicazione evangelica si è storicamente certi in seguito alla scoperta della famosa stele di S. scolpita il 4 febbr. 781 e portata alla luce dai Gesuiti nel 1625. Il b. Odorico da Pordenone (sec. xiv) si trattenne a S. nel suo viaggio di ritorno in Europa. L'evangelizzazione fu ripresa al principio del sec. xvir dai Gesuiti, chiamativi dal mandarino Wancheng, il quale era stato da loro battezzato (v. xanvüxv). Essi, tra cui degno di particolare memoria il p. Stefano Fabre che mori a S. nel 1659, det. tero impulso metodico alla missione e la loro opera fu continuata dai Francescani, taluno dei quali si spinse fino alla Grande Muraglia, come il p. Gabriele da Torino nel 1742 e 1743 e il p. Giambattista da Serravalle nel 1755. Tuttavia, gravi persecuzioni che inferirono in diverse riprese dal 1724 al 1843 , impedirono il prospero sviluppo del cristianesimo, che contò invece più numerose conversioni nella prima metà di questo secolo, in cui per altro non mancarono, a cominciare dal 1926, disturbi al lavoro missionario provocati da quasi continue incursioni di bande brigantesche penetrate dal Honan, o da quelle pullulate sul posto e, da quasi un ventennio, provocati anche da torbidi commiati. Il vicario apost. De Donato (1843-48) stabili la sede della missione a Tungyuanfang, ove rimase fino al 1923.
Bon., GM. pp. 207-208; Lazaristes du Pótang, Les Missions de Chine, 15 (1938-39), p. 117; G. B. Tragella, Italia missionaria, Milano-Roma 1939, pp. 131-36; Pasquale M. D'Elia, Le fonti riccione, I. Introd., Roma 1942, p. Lv: Arch. di Prop. Fide, Relazione S. 1948; MC, 1950, pp. 332-33. Adamo Pucci
SIANGTAN, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nella parte centro-orientale della provincia di Hunan, nella Cina centrale.
Fu eretta il $1^{\circ}$ luglio 1937 con 6 sottoprefetture civili distaccate dal vicariato apost. di Changsha (v.) e fu affidata all'Ordine dei Frati Minori, che, per il lavoro missionario, vi manda i religiosi della provincia regolare bolognese di S. Caterina.
Ha un'estensione di 21.335 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 4.000 .000 di ab., i cattolici erano 5073 e i catecumeni 46 ; i sacerdoti 9 , di cui I cinese; i seminaristi maggiori 1; le suore 4. Tra le opere figuravano i ospedale, i orfanotrofio, 2 dispensari di medicinali; i scuola con 25 alunni.
Nella città di S. esistevano già 2 chiese nel 1689, quivi pure è sepolto Giovanni In, il primo sacerdote del Collegio dei Cinesi, inaugurato a Napoli il 25 luglio 1732 dal ven. Matteo Ripa. Nonostante molte persecuzioni la fede cattolica si mantenne viva: ci sono ancora oggi fedeli discendenti da quelle antiche cristianità. Nel 1936, l'anno precedente all'erezione di S., su questo territorio si contavano 3190 cattolici e 432 catecumeni.
Brat.: Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione S. 1937; AAS, 30 (1938), pp. 9-10; G. B. Tragella, Italia Missionaria, RomaMilano 1930, pp. 111-12; MC, 1950 pp. 369-70. Adamo Pucci
SIANGYANG, DIOCESI di. - Nella parte settentrionale della provincia di Hupeh, nella Cina centrale.
Fu eretta in prefettura apost. il 25 maggio 1936 con 4 sottoprefetture civili del vicariato apost. di Laohokow e fu affidata al clero secolare cinese, l'11 maggio 1951 fu elevata a diocesi suffragnea di Hankow.
Ha un'estensione di ca. 15.000 kmq . Al 30 giugno 1949, su una popolazione totale di ca. 1.500 .000 ab., i cattolici erano 20.047 e i catecumeni 15.546 ; i sacerdoti 22, di cui 2 esteri; i seminaristi minori 54; le suore 28 cinesi e 6 estere. Tra le opere figuravano 2 ospedali, I orfanotrofio, i ospizio per vecchi, 4 scuole con 367 alunni.
Al tempo dell'imperatore Kanghsi (1662-1722) esistevano cristianità a S. e in vari villaggi presso le città di Tsaoyang e Nanchang. Dopo il 1838, anno in cui fu eretto il vicariato apost. del Hukwang (Hupeh e Hunan), lavorarono nel territorio di S. missionari europei e sacerdoti cinesi ex-alunni del Collegio cinese della S. Famiglia, fondato a Napoli dal ven. Matteo Ripa. Frequenti perturbazioni e persecuzioni costrinsero molti fedeli ad emigrare, altri apostatarono. Nel 1870 i cattolici erano ridotti a 1325 , saliti a 19.987 nel 1935.
Brat.: AAS, 28 (1936), pp. 436-57; Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione S. 1936 e Relazione S. 1949; MC, 1950, pp. $364-65$.
Adamo Pucci
SIBA (ebr. Ṣibhā' "ramoscello ). - Straniero (si noti la forma aramaica del nome) importato in Israele dal re Saul (v.), schiavo o servo nella casa del Re. Divenuto libero, forse alla caduta di Saul, s'era fatto una famiglia numerosa ( 15 figli e 20 servi), ma fu da David rimesso al servizio di Miphiboseth (v.) come fittavolo (II Sam. 9.9 sgg.). Dovette accettare, ma alla prima occasione cercò di scuotere il giogo.
Ribellatosi Absalom, S. impedì al padrone Miphiboseth di seguire David anzi l'accusò presso di lui di parteggiare per il ribelle : il Re lo fece subito padrone di quanto amministrava (ibid. 16, 1-4). Finita la rivolta e udite le scuse di Miphiboseth, David gli lasciò tuttavia la metà dei poderi (ibid. 19, 24-30). S. è il vero tipo del profittatore senza coscienza.
Gino Bressan
SIBERT di Beka (Beek). - Teologo carmelitano, n. in Beek (presso Geldern, Renania) verso il 1260 , m. a Colonia il 26 dic. 1332, dove, nel 1280 ca., aveva preso l'abito carmelitano. Addottoratosi in teologia (1316) all'Università di Parigi, resse per molti anni la provincia della Germania inferiore, prendendo parte alla politica di quei tempi; nella lite fra il duca di Brabante e la città di Bruxelles (1319) e nel dissidio fra il duca di Gelria e il Papa (1328), riuscì a conciliare le due parti.
Intervenne nel processo contro il maestro Eccar.lo (v.) e nel 1327, nella lotta fra l'imperatore Ludovico il Bavaro e il Papa, scrisse, a difesa del diritto pontificio, una Reprobatio sex errorum contro il Defensor Pacis di Marsilio Patavino. Scrisse inoltre: Quodlibeta I-II (ms. Vat. Borg., 39); Ordinale Carmelitarum, che fu la base della liturgia carmelitana (ed. di Ben. Zimmerman, Parigi 1910) e altre opere sulla storia e i privilegi del suo Ordine.
Brat.: Titus Bransma, De apuscula (reprobatio errorum) Siberti de B., in Analecta G. Carm. (Romii), 4 (1910), pp. 281-91; B. Xiberta, De scriptoribus scholast. saec. XIV. Ord. Carm., Lorenzo 1931, pp. 142-66. Ambrogio di Santa Teresa
SIBILLA. - La S. (etimologia ignota) è nella tradizione classica una vergine, giovane, ma talora pensata anche come decrepita, la quale quando viene ispirata e quasi posseduta da Apollo rivela il futuro: «Sibylla dicitur omnis puella cuius pectus numen recipit" (Serv., Ad Aen., III, 445); concetto essenzialmente popolare, in quanto tutti i popoli riconoscono alla donna una maggiore recettività e una conseguente maggiore capacità di soggiacere al possesso di un nume e di esprimerne la volontà.
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I. Le S. nelle religioni non cristiane. - In Grecia questa figura (di cui non si trova traccia nella religione olimpica) si è venuta sviluppando sotto l'influenza del culto di Dioniso, caratterizzato appunto dalla possessione demoniaca, da quella stessa possessione, cioè, dalla quale è nata in Delfi la Pizia. La S. e la Pizia differiscono tra loro in questo, che, mentre la Pizia ha una manifestazione più determinata e più controllata nel modo e negli effetti, la S. gode di una maggiore libertà d'ispirazione personale, non legata necessariamente né a un santuario né a un sacerdozio.
La S. in genere profetizza sciagure : questo suo carattere pessimistico è ben sintetizzato dal frammento di Eraclito (92, ed. Diels) : "La S. con bocca invasata (cioè posseduta dal nume) pronunzia cose tristi (pessimismo) senza ornamento né profumi e attraversa con la sua voce migliaia di anni (decrepitezza) per opera del nume ".
Pur essendo unica nella concezione, la S. ha avuto varie specificazioni locali associate quasi sempre a una fonte sacra o a un antro; Varrone (in Lattanzio, Div. Inst., I, 6) ne fissa il numero a 10 e le dispone nel seguente ordine cronologico: Persica, Libica, Delfica, Cimmeria, Eritrea, Samia, Cumana, Ellespontica, Frigia, Tiburtina. Di queste e di altre nominate dagli autori tre sono le principali, l'Eritrea di nome Erofile pertinente alla Ionia; la Cumana che è quella Eritrea trasportata in Italia; la Babilonese (di nome Sabitu o Sambete) sconosciuta a Varrone e venuta in voga durante l'epoca ellenistica come reazione dell'Oriente al dominio romano.
II. I libri sibillini in Roma. - Essi sono quasi certamente di origine etrusca e grazie a un re etrusco, Tarquinio Prisco secondo Varrone (in Lattanzio, Div. Inst., I, 6), Tarquinio il Superbo secondo Plinio (Nat. hist., XIII, 88). furono introdotti in Roma da Cuma, luogo celebre per il culto di Apollo e per la presenza della S. Secondo la tradizione una vecchia avrebbe offerto al Re nove di questi libri, bruciandone tre ad ogni rifiuto di acquisto. Il Re acquistò gli ultimi tre e li fece collocare nel tempio capitolino dove un'apposita commissione di duumviri, poi decemviri, poi quindecemviri sacris faciundis li consultava (libros adire, libros inspicere) dietro invito del Senato. Erano detti anche libri fatales con chiara allusione al loro contenuto (Lattanzio, Divinae Institutiones, I, 6, 13).
Conforme allo spirito rigidamente legalistico della religione romana, che aborriva dalle manifestazioni entusiastiche del sentimento religioso, la S. in Roma si ridusse nelle mani dei Quindecemviri ad essere una voce scritta, interpretata, dietro ordine dell'autorità, da un sacerdozio tecnicamente addestrato, in casi nei quali si trattava piuttosto di calmare che d'intensificare l'eccitazione religiosa "ad deponendas potius quam ad suscipiendas religiones»; e cioè soprattutto in occasione di pubbliche calamità naturali o sociali, affinché suggerisse il modo di placare gli dèi restaurando cosi la "pax deorum ". Ed invero i libri sibillini furono consultati 9 volte in occasione di caduta di pietre (meteoriti) oltre a casi sporadici di terremoti e carestie. I rimedi suggeriti sono sempre dello stesso genere: supplicazioni, lustrazioni, lettisterni, sacrifizi espiatori, edificazioni di templi.
Distrutti nell'incendio dell'83 a. C., il Senato volle che fossero ricostituiti e inviò all'uopo un'ambasceria nei luoghi celebri come dimora di S. (Tacito, Ann., VI, 12). Questa ritornò con un migliaio di versi che furono nell'anno 76 depositati nel ricostruito tempio capitolino. E poiché vi si erano infiltrate falsificazioni di carattere politico, Augusto li fece sottoporre ad una rigorosa revisione e li collocò nel nuovo tempio da lui dedicato ad Apollo sul Palatino (Svetonio, Aug., 31).
Fu la S. Cumana ad annunziare, conforme alle nuove idee neopitagoriche, la nascita di una nuova èra, che sembrava aprirsi allora, alla fine delle lotte civili (Ultima $C u$ maxi veniti am carminis aetas: Virgilio, Est., IV, 4) in coincidenza con il trionfo di Augusto; furono i libri sibillini a prescrivere nel 17 a. C. la celebrazione dei ludi secolari (Orazio, Carm. saec., 5) che nel pensiero di Augusto do-

(10) Atinare
Sibilla - Una S., scultura di Giovanni Pisano (1298). Particolare del pulpito della chiesa di S. Andrea - Pistoia.
vevano significare la chiusura di una torbida epoca e il principio di una èra nuova.
I versi sibillini avevano la caratteristica di essere acrostici sia per motivo mnemonico sia per garanzia d'inalterabilità (Cicerone, De div., II, II). Il loro tenore era volutamente oscuro e generico tale da poter essere adattato alle più varie circostanze. Essi furono consultati durante tutta la Repubblica e l'Impero fino a Giuliano l'Apostata (Ammiano Marcellino, XXIII, 17). Verso il 400 Stilicone ordinò che fossero bruciati (Rutilio Namaziano, II, 52).
Bibl.: C. Schultese, Die sibyll. Bücher in Rom, Amburgo 1892; E. Norden, Vergl. Ann. Buch VI, Lipsia 1903; H. Stable, Die Sibyllen und Sibyllinen, I, Erlangen 1904; P. Corsser, Die Sibylle im sechsten Buch der Aeneis, in Socrates, I (1913), p. I age.; S. Ferri, La S., Pisa 1915; J. Gellcken, Die Sibylle. in Proust. Jahrb., 106 (1930); W. Hoffmann, Wandel und Her. bunft der Sibyllinischen Bischer in Rom, Lipsia 1933; A. Bloch, Origines étrusques des livres sibyllins, in Mélanges, Parigi 1940, pp. 21-28. Il volumetto di Th. Zielinski, La Sibylle, Parigi 1924, si riferisce al nostro argomento per l'ultimo saggio, dedicato alle profesia sul destino di Roma. Nicola Turchi
III. Oracoli sibillini. - Gli storici greci accennano a predizioni attribuite alle S. Presto dovettero circolare le loro raccolte, intitolate Xeppuol ZalpaXaxxol; ma ne sono giunti solo scarsi frammenti (C. Alexandre [v. ep. cit. in bibl.], II, pp. 118-47).
La raccolta ben determinata, tramandata con il nome di Oracoli sibillini, non ha nulla a che fare con la religione pagana. Si tratta di 14 libri di epoca e di origine diversissime, i quali sfruttano il nome delle S. a scopo propagandistico. Nel tentativo di assimilazione letteraria, compiuto specialmente dai Giudei di Egitto, si era ricorso spesso all'espediente di presentare opere intere oppure detti isolati sotto il patrocinio di qualche celebre storico o poeta greco. Con tale artificio letterario si ostentava una presunta dipendenza della civiltà greca da quella ebraica. Il mistero, che avvolgeva i detti autorevoli delle S., facilitava questa falsificazione letteraria, talvolta molto accorta, tal'altra piuttosto puerile, che fu cominciata nel sec. II a. C. e si protrasse fino nel medioevo.
Si conoscono 14 libri sibillini, comprendenti i testi più antichi (sec. II a. C., sec. iv-d. C.), dei quali non sempre si può descrivere l'origine. I II. IX-X sono perduti,
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seppure furono mai composti. I primi due mostrano in maniera evidente di essere effetto di un poco felice sdoppiamento di un'unica opera primitiva. Si hanno solo pochi versi dei Il. IV, VI, VII, XIII (rispettivamente: 192, 28, 184, 173), mentre sussistono alcuni frammenti (Geffcken ne riporta 8, con un centinaio di versi fra tutti) dei quali non si sa a quale libro appartenessero. Da ciò appare come la loro trasmissione manoscritta offra molteplici problemi, aumentati dalla difficoltà per stabilire le varie stratificazioni in brani evidentemente interpolati.
II l. III è la parte più antica della raccolta, secondo molti iniziata già al tempo dei Maccabei (metà del sec. II a. C.). Il libro comprende 829 esametri dattilici. Fu composto in greco, come dimostra un esame anche solo superficiale della lingua. Nella finzione poetica si suppone che la S., anteriore ad Omero, narri la storia futura in maniera velata, con molte ripetizioni ed onorromanti. E celebre la descrizione delle torre di Babele. Si esaltano le glorie giudaiche; secondo lo stile profetico si maledicono le nazioni idolatriche e si propugna il monotonesmo. Rari e discutibili sono gli elementi messianici od escatologici (vv. 652-68). Secondo alcuni autori Virgilio nella sua ecloga IV si sarebbe ispirato a tale libro, specialmente ai vv. 785-95, ove con immagini simili a quelle di $I$. 11, 6-9 descrive la pace messianica. L'opera sembra immune da interpolazioni cristiane, cui si assegnano talvolta i vv. $767-84$.
D'origine senza dubbio cristiana sono i ll. VI e VII, dei quali il primo è un breve inno a Cristo. Nel I. VIII ( 500 vv .), dopo la finta profezia sugli imperatori romani da Giulio Cesare ad Adriano, si ha il noto acrostico ' $\mathrm{I}_{500} \mathrm{G}_{6} \mathrm{~S}_{5} \mathrm{C}_{107} \mathrm{G}_{6} \quad 0_{20} \mathrm{G}_{1} \mathrm{G}_{1} \mathrm{G}_{2} \mathrm{O}_{20} \mathrm{C}_{5} \mathrm{~g}_{6} \mathrm{G}_{6}$ (vv. 217-50), del quale parla a lungo e. Agostino (De civitate Dei, XVIII, 23), che ne riporta la traduzione latina e l'attribuisce alla S. Eritrea o Cumana. L'imperatore Costantino (Oratio ad sanctum coetum, 18-19: PG 20, 1285-92) non solo cita l'acrostico, ma ne difende l'autenticità attribuita alla S. Eritrea, affermando che esso fu già tradotto in latino da Cicerone. L'asserzione

(fol. Alinari)
Sibilla - La S. Tiburtina annuncia all'imperatore Augusto la nascita di Gesù Cristo. Affresco di B. Peruzzi (ca. il 1528) Siena, chiesa di Fontegiusta.
probabilmente dipende dall'avere frainteso un testo del De divinatione (II, 54). Cristiano è anche il 1. XIII (vv. 173), che parla degli imperatori romani fino a Gallieno. I Il. XI (vv. 324), XII (vv. 299) e XIV (vv. 361), di scorso interesse storico, sono opera di Giudei, ma con notevoli rimaneggiamenti ed interpolazioni cristiane. Essi, che di certo non sono anteriori al sec. II-III d. C., mostrano come in tale periodo si ebbe una riviviscenza della S. giudaica con il propovito polemico anticristiano. In epoca posteriore sorsero ancora carmi isolati, attribuiti in modo particolare alla S. Tiburtina.
L'influsso degli Gracoli sibillini fu più letterario ed artistico che ideologico. Antichi scrittori ecclesiastici, in modo particolare Clemente di Alessandria, Teofilo di Antiochia e Lattanzio, il quale ha tutto un capitolo De divinis testimoniis et de Sibyllis et earum carminibus (Divinae institutiones, I, 6), ricorsero spesso ai testi sibillini per provare l'aspettativa messianica fra i pagani. Un'allusione ai loro brani escatologici si trova ancora nel noto v. Texte David cum Sibylla del Dies irae (cf. Orac. tibill., IV, 172-79).
Bibli. edd: X. Birken, $\Sigma_{6} 0_{2} \lambda_{1} \alpha_{2} \alpha_{2} \lambda_{1} \lambda_{1} \lambda_{2} \mathrm{~s}_{4} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} \mathrm{~s}_{2} 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