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la sentenza fu comunicata al vescovo di Milano, dove quelli si erano rifugiati sperando protezione dall'Imperatore, perché vi fosse eseguita.

La sua attività abbracciò sia le chiese d'Occidente come quelle d'Oriente. Quivi si adoperò per pacificare la Chiesa di Antiochia, lacerata da divisioni fin dal tempo della controversia ariana. Più ancora però in Occidente, dove intervenne sia per estinguere lo scisma priscillianista della Spagna, come quello feliciano delle Gallie. Non meno attiva fu la sua sollecitudine per le Chiese dell'Illirico dove nominò il vescovo Anicio di Tessalonica suo vicario con il diritto di consacrare i vescovi della regione. Sotto il suo pontificato fu rinnovata la basilica di S. Paolo (v.), a cinque navate, mutandone l'orientamento; furono erette quelle di S. Pudenziana e di S. Clemente. Il suo nome è ricordato anche per lavori presso i sepolcri dei ss. Felice e Adautto in Commodilla (v.). Morì il 26 nov. 399 e fu sepolto nella basilica di S. Silvestro, nel cimitero di Priscilla (v.), sulla Via Salaria nuova, dove lo venerarono i pellegrini del sec. viI. Il suo nome si trova nel Martirologio geroniosiano; in quello Romano fu inserito nel 1748 da Benedetto XIV, il quale scrisse anche una dissertazione per dimostrarne la santita.

Bibl.: Lib. Pont., I, p. 216 sg.; Tilllement, X, pp. 337-67; Benedetto XIV, De notu Martyr. rom. edit., in Opera omnia, XVI, Prato 1746, pp. 378-94; G. R. De Rossi, Inscriptiones christianae, II, 1, p. 102, n. 30; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico (ed. it.), I. Roma 1930, pp. 321 sg., 405 sg.; Martyr. Hierosymianum, p. 621 sg.; Martyr. Romanum, p. 547; Fliche-Martin-Flucas, III, pp. 487-93. Agostino Ansice

SIRIGO, Silelego. - Oratore bizantino e polemista antiprotestante, n. a Candia (Creta) nel 1586, m. a Galata (Costantinopoli) il 13 apr. 1664.

Iniziò gli studi a Candia sotto Melezio Blastos e li prosegui in Italia dove studiò logica a Venezia ed a Padova matematica e fisica. Ritornato in patria, fu ieromonaco del monastero di Angaratto; entrato in lite con il governatore cattolico di Candia, fuggì ad Alessandria nel 1626, e vi si trattenne fino al 1629. Passando per Rodi e Chio, arrivò a Costantinopoli l'anno seguente e fu insediato dal patriarca Cirillo Lucaris nella chiesa di Crisopege in Galata. Coinvolto nelle continue vicende del patriarcato bizantino e schieratosi contro il partito filocalvinista fu inviato in esilio nel 1645 a Jaşi, nel 1648 a Shenlek in Bitinia e nel 1649 in Cipro, finché la morte di Partenio II (1650) non gli permise di far ritorno a Costantinopoli.

L'attività letteraria di S. si svolse nel campo dell'oratoria sacra, nella composizione di uffici ed inni liturgici e nella traduzione di alcune opere. Ma il suo nome vien ricordato principalmente per la parte presa nella polemica antiprotestante. S., che al suo primo arrivo a Costantinopoli godette la fiducia del patriarca Cirillo e del calvinista Antonio Leger, compose nel 1638 la refutazione della Confessione di Lucaris: 'Op $\theta$ óð $\theta$ óos ávti $\rho \rho \gamma \eta \varsigma$ катá tũv xopá $\lambda$ áíov xai $\dot{\varepsilon} \rho \omega \tau \eta \sigma \varepsilon \omega v$ тú́ Kı $\varphi i \lambda \lambda \lambda 0 \varsigma$, pubblicata nel 1690 . Nel 1642 rappresentò il patriarcato di Costantinopoli nella Conferenza di Jaşi con i delegati di Kiev. In quest'occasione tradusse in greco la Confessione di fede di Pietro Moghile, e vi corresse alcune opinioni, in specie sul Purgatorio e sul momento della consacrazione, nelle quali Moghila andava d'accordo con i cattolici. La Confessione greca di S. diventò il più celebre tra i libri simbolici della Chiesa greca e venne stampata per la prima volta in Olanda, nel 1667.

Bibl.: E. Legrand, Bibliographie Hellénique, xvir sec., t. II, Parigi 1804, pp. 428-73; C. Erbiceanu, Scrierea lui Meletii Sirig contra Calvinilor p a lui Civil Lucaris, in Biserica Ortodoxd Romând, 18 (1804-95), pp. 6-27; G. Galitskis, Bıвтpagıxóv $\sigma \rho \rho \delta i \alpha-$ $\pi \mu \alpha \pi \varepsilon \rho i$ тoũ Mє入 $\lambda \varepsilon$ tíou Eup $\Omega$ oú, in 'Exx $\lambda \gamma \rho \imath \tau \sigma \tau \iota \varepsilon \delta \varsigma$ Фápos. 24 (1925), pp. 3-132 (l'articolo fu scritto nel 1908); J. Purgoire, Meletios Syrigos. Savie et ses oeuvres in Echos d'Orient, 11 (1908); 12 (1909), v. indice; K. Drobuniotis, Mє入 $\varepsilon$ тos $\Sigma \dot{\rho} \rho \varsigma \tau \varsigma$, Atene 1914; O. Blehta, De Confessione orthodoxa Petri Mobiliae, Francoforte 1946, pp. 41-43, 87-102. Maurizio Gordillo

SIRLETO, GUOLIELMO. - Cardinale, n. a Guardavalle (Squillace in Calabria) da un Tommaso nel
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(lat. Eiv., Cart.)
Sirlesto, GUOLIElMO - Ritratto, incisione di T. Galloo (sec. xvi), da Duodecim Cardinalium., imagines et elogia, Anversa 1598, tav. 4. Esemplare della Bibl. di arch. e storia dell'arte - Roma.
1514. Dopo un periodo di studi a Napoli, verso il 1540 lo si trova a Roma, dove conobbe anzitutto Girolamo Seripando e poi anche Marcello Cervini dei quali fu amicissimo.

Frequentò subito la Biblioteca Vaticana e dallo studio dei classici si volse a quello degli autori sacri, giovandosi della buona conoscenza della lingua greca. Durante il primo periodo del Concilio Tridentino fu da Roma, donde non si mosse, in assidua corrispondenza con il Cervini che lo consultava, mentre attendeva anche ad annotazioni critiche sul testo della Volgata ed a preparare edizioni dei Padri. Era custode della Vaticana, quando Paolo IV nel genn. 1557 lo nominò protonotario apostolico. S. Carlo Borromeo si adoperò perché Pio IV lo creasse cardinale il 12 marzo 1365 , come premio anche per la collaborazione data al card. Seripando durante la terza fase del Tridentino, e per i suoi contributi alla pubblicazione dei testi sacri, Pio V il 6 sett. 1366 gli conferì la sede di S. Marco in Calabria, e nel nov. il S. si recò a far residenza, ma fu richiamato dal Papa nel marzo 1367 e non lasciò più Roma, sebbene il 27 febbr. 1568 venisse trasferito alla sede di Squillace, sua diocesi di origine. La governò per mezzo di un vicario fino al 13 apr. 1573 quando rinunciò in favore del nipote Marcello. Il S. continuò a prestare un aiuto prezioso in tutto quello che aveva attinenza con le scienze e con l'erudizione sacra. Prestò così la collaborazione nella edizione del Catechismo del Concilio Tridentino, nella riforma del Messale e del Breviario, nella edizione della Bibbia latina e del Corpus iuris canonici, nella Congregazione dell'Iudice dei libri proibiti; stette in attiva corrispondenza con gli ecclesiastici più illustri del suo tempo e raccolse una preziosa biblioteca. Morì a Roma il 7 ott. 1585 e fu sepolto nel suo titolo di S. Lorenzo in Panisperna. La sua ricca corrispondenza sta alla Biblioteca Vaticana, insieme con i suoi manoscritti.

Bibl.: D. Taccone Gallucci, Monogr. del card. G. S., Roma 1909; P. Paschini, Note per la biogr. del card. G. S., in Arch. stor. della Calabria, 5 (1917), p. 44 sgg.; id., G. S. prima del cardinalato, in Tre ricerche sulla stor. della Chiesa nel Cinquecento, Roma 1943, p. 155 sgg.; id., Il card. G. S. in Calabria, in Rte. di stor. della Chiesa in Italia, 1 (1947), pp. 22-37.

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SIRMIO, diocesi di. - Nella Bosnia. Ha una superficie di $10.07^{8} \mathrm{kmq}$. con una popolazione di 400.000 ab. dei quali 380.978 cattolici, distribuiti in 4 arcidiocesi, 6 decanati, in parrocchie servite da 135 sacerdoti diocesani e 27 regolari; ha un seminario 9 comunità religiose maschili e 48 femminili. La sede è a Djakovo (Ann. Pont. 1952, p. 382).
S. (ora Hrvatska Mitrovica), città famosa come residenza d'imperatori e prefetti del pretorio, fu capoluogo della provincia della Pannonia II. Il cristianesimo si diffuse prestissimo in questa regione e ne fanno testimonianza molti gloriosi martiri quali i "Quattro Coronati" (v.), anonimi scalpellini di Fruska Gora, s. Polione, illustre lettore della chiesa di Cibale, e s. Ireneo, eroico vescovo di S. (m. nel 304). Tuttavia oggi si confuta l'antica tradizione, sostenuta anche da Farlati, che attribuisce alla Chiesa di S. l'origine apostolica. S. fu nel sec. iv metropoli ecclesiastica dell'Illirico occidentale e più tardi della sola Pannonia con i vescovi suffraganei di Mursa (Osiek), Cibale (Vinkovci) e Vassiane (Petrovci?). Nelle dispute cristologiche i vescovi di S., Fetino e l'arianizzante Germinio, acquistarono la triste fama di eresiarchi, mentre S. divenne nota al tempo dei concili semiariani, ivi tenutisi per le famose "formole di S. "S. fu distrutta dagli Avari nel 382 . Dopo molto tempo vi sorse una nuova città intorno al monastero orientale di S. Demetrio, dal quale prese il nome di Dmitrovica, oggi Mitrovica, mentre S. (in croato: Sriemi) rimase la denominazione di tutta la regione tra il fiume Sava e il Danubio. Adriano II tentò di ripristinare nell'869 l'arcidiocesi di S. con vasta giurisdizione nella zona del Danubio centrale, ma il lungimirante progetto della S. Sede non poté riuscire in seguito a intrighi politici. S. fu ripristinata appena nel 1229 da Gregorio IX, quale diocesi ordinaria, in limiti abbastanza ristretti. Essa ebbe per sede l'ex-monastero dei Benedettini a Banostar sul Danubio, più tardi la sede venne trasferita a Mitrovica. La diocesi soffrì molto a motivo di movimenti ereticdi (la cosiddetta eresia bosniaca prima, poi l'ussitismo e più tardi, durante la dominazione turca, il calvinismo, senza contare i passaggi allo scisma e all'islamismo, e le numerose immigrazioni). Ma con la liberazione di questa regione dai Turchi ( 1687 -1735) spariscono tutti i gruppi tranne quello degli "ortodossi".

La città di Djakovo, con vasti possedimenti in Slavonia di cui la maggior parte apparteneva allora alla diocesi di Pecuh (Pecs, Quinqueecclesiae), fu regalata dal duca Kolomano nel 1239 al vescovo di Bosnia. Ma non passò molto tempo, che il vescovo, minacciato dai patarini, si ritirò dalla Bosnia a Djakovo e vi rimase. Clemente XIV unifica nel 1773 le diocesi di Bosnia (nella vera Bosnia c'era il vicariato apostolico della Bosnia ottomana) e di S., e la nuova diocesi con sede in Djakovo conservò la duplice denominazione storica. Dipendeva da principio dall'arcidiocesi di Kalocsa e più tardi (dal 1852) da quella di Zagabria.

Tra i vescovi insigni di Djakovo vanno ricordati Giorgio Palizna, ucciso dai Turchi nella battaglia di Mohacs nel 1526, Nicola Ogramic O. F. M., assassinato da briganti ortodossi (1701), Antonio Mandio (18961915), fondatore del Seminario di Djakovo, e infine Jopia Juraj Strossmayer (1850-1905), famoso oratore al Concilio Vaticano, noto propagatore della Unione ecclesiastica, tribuno nazionale, mecenate crosto, fondatore dell'Università croata di Zagabria e costruttore della magnifica cattedrale di Djakovo in cui sono felicemente fusi gli stili romanico e bizantino.

I maggiori santuari mariani nella diocesi sono: Tekija, vicino a Hrvatski Karlovci, Aljmas presso Osiek e Ilaca. Insigni monasteri e abbazie : il monastero benedettino a Banostar sul Danubio (secc. xVI-xVII), legato pio del bano croato Bjelos, e a Mitrovica, dove al tempo di Innocenzo III avvenne lo scambio dei monaci greci; monasteri cistercensi a Petrovaradin e Osiek-Cikador (secc. xII-xV), distrutti durante l'invasione turca; i conventi francescani a Nasice (dal 1321 fino ai nostri giorni) e a Ilok (dal 1260 fino ad oggi).

Bibl.: G. Pray, Specimen hierarchiae Hungaricae, II, Posonii [Bratislava] - Cassaviae [Kosice] 1779, pp. 362-95; D. Farlati, Illyricum sacrum, VII, Venezia 1817, pp. 449-571; Codex diplomaticus regni Croatiae, Dalmatiae et Slatanniae, I-XV, Zagabria 1874-1934; J. Zeiller, Les origines chrétiennes dans les provinces danubiennes de l'Empire romain, Parigi 1918; Eubel, I, pp. 453-54; II, p. 262; III, p. 320 ; IV, p. 217; V, p. 328; W. Koch, Sirmium, in LThK, IX, coll. 597-98. Stefano Draganovic

SIRMOND, Jacques. - Patrologo, n. a Riom (Puy-de-Dôme) il 12 ott. 1559, m. a Parigi il 7 ott. 1651. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1576, insegnò letteratura e retorica al Collegio di Clermont (1581-90), dove ebbe a discepolo s. Francesco di Sales; indi (1590-1608) fu segretario del generale Claudio Acquaviva; dal 1617 rettore del Collegio di Parigi; dal 1637 al 1643 confessore di Luigi XII.

Si distinse nel campo della patrologia; fu, infatti, editore di s. Fulgenzio di Ruspe (Parigi 1612), di Teodoreto di Ciro (ivi 1642), degli Opuscoli di Eusebio Pamfilo (ivi 1643), del Pecadentinatus (ivi 1643) e di altri autori ed opere. Importante il suo scritto De duobus Dionysits, Porisienti et Areopagita (ivi 1641), quello di indole polemica Historia paenitentiae publicae (ivi 1651) e la collezione Concilia autigne Galliae (3 voll., ivi 1629).

Bibl.: ed. Opera varia, 5 voll., Parigi 1616; $3^{4}$ ed., Venezia 1728; Sommervogel, VII, coll. 1237-61; Hurter, III, coll. 10731081; H. Fouquesny, Hist. de la C. d. T. en France, III-V, Parigi 1922-25; P. Galtier, s. v. in DThC, XIV, coll. 2186-94. Erik Peterson

SIROPULOS, Silvestro. - Scrittore greco, n. ca. il 1400 a Costantinopoli. Dal 1430 ricoprì diverse cariche al servizio del patriarcato bizantino. Ebbe parte nei negoziati con i legati del Concilio di Basilea e accompagnò il patriarca bizantino Giuseppe al Concilio di Firenze.
S. fu uno dei teologi "ortodossi" che polemizzò con i latini. Benché a malincuore, firmò il Decreto di Unione ( 6 luglio 1439); ma tornato a Costantinopoli nel febbr. 1440 rinunziò alle sue cariche e avversò l'Unione. In quel tempo redasse le sue memorie intorno al Concilio e copiò scritti antilatini. E incerta la data della sua morte.

L'importanza di S. è dovuta alle Memorie sul Sinodo di Firenze. Esse contengono molte notizie interessanti, altrimenti sconosciute. Alcuni autori (Diamantopulos, Frommann), le considerano esatte in tutti i loro particolari. Risulta tuttavia che esse sono una apologia di S. per spiegare ai circoli antilatini di Costantinopoli la sua sottoscrizione al Decreto di Unione. A questo scopo egli carica le tinte dell'ambiente fiorentino nel quale l'intransigenza dei Latini avrebbe tolto ogni libertà ai Greci. Un tale racconto va accettato in molti suoi particolari ma non nell'insieme, per la sua tendenziosità.

Bibl.: la eda ed. delle Memorie a cura di R. Creyditon, Vera historia unionis non verae, L'Aia 1660; A. Diamantopulos, S. S., Gerusalemme 1923 (in greco); J. Gill, The "Arta" and the Memoirs of S. as History, in Or. chr. per., 14 (1948), pp. 303-55. Giuseppe Gill

SISARA (ebr. Sîsēra $\vec{a}^{\prime}$ ) - 1. Capo militare agli ordini di Iabin, re della città cananea Asor, che aveva il suo quartiere generale ad Hārōšeth hag-gōjim (el-Hariti)jeh, a sud-ost del Carmelo), donde per 20 anni "opprimeva duramente Israele». Contro di lui esercitò la giudicatura Debora (v.), che per l'azione militare si servì di Barac. Questi si accampò sul Thabor, contando specialmente sulla presenza della profetessa tra le truppe combattenti.
S., quantunque fosse sceso in campo con un numero superiore di armati e 900 carri da guerra cananei, nello scontro decisivo avvenuto sul torrente Cison, al centro della valle dell'Esdrelon, un poco a nord dalla linea fra Thanac e Mageddo, ebbe le forze travolte dall'entusiasmo avversario e fuggì a piedi. Si diresse verso la sua sede a Hārōšeth hag-gōjim, ma prima di giungervi, a Cades di Esdrelon (Tell Abū Qudcja), spossato dalla fatica e dalla sete, cercò ricetto presso Iahel, moglie del cineo

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Haber. La donna accolse il fuggitivo, ma quando egli si fu addormentato, lo uccise, conficcandogli nel cranio un piuolo della tenda, con un colpo di martello (Indc. 4, 31). La morte obbrobriosa del nemico vinto è oggetto di larga parte della celebrazione epico-firica, nota come "Cantico di Debora" (Indc. 5).
2. Uno dei natinei (v.) tornati dall'esilio con Zorobabel (Eid. 2, 53).

BibL.: L. Desmoyers. Histoire du peuple hébreu, I, Parigi 1922, pp. 140-49, 390-92; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, pp. 294297. Giovanni Rinaldi

SISCIA, diocesi di: v. zagabria, diocesi di.

SISINNIO I, santo. - Arcivescovo di Costantinopoli, m. il 24 dic. 427. Prima sacerdote nel sobborgo di Elia, il 28 febbr. 426 fu eletto per la sede bizantina invece di Filippo di Side e di Proclo, da lui poi nominato vescovo di Cizico.
S. condannò la setta dei messaliani e fu, secondo la testimonianza del suo contemporaneo papa Celestino, uomo semplice e fedele alla dottrina cattolica. La sua festa è celebrata dai Greci I' 11 ott.

BibL.: Acta SS. Octobris, V, Parigi 1869, pp. 627-29; FlieheMartin - Frutaz. IV, pp. 158-59. Ignazio Ortiz de Urbina

SISINNIO H. - Fu patriarca di Costantinopoli (996-998). Di lui sono conservati due atti sinodali intorno alla legislazione matrimoniale ed uno intorno al metropolita Nicola di Alania. Secondo V. Grumel egli non avrebbe ripromulgato l'eneiclica di Fozio contro il Filioque; ma secondo Michel (Byzantinische Zeitschrift, 28 [1938], pp. 454-56), questo dubbio non sarebbe giustificato alla luce di un manoscritto di Mosca.

BibL.: V. Grumel, Les regestes des actes du patriarcat de Constantinople, III, II, Costantinopoli 1936, nn. 804-14, pp. 231-39; Fliehe - Martin - Frutaz. VII, pp. 140-41. Giorgio Hofmann

SISINNIO, papa. - Siro d'origine, successe il 15 genn. 708, dopo quasi tre mesi di sede vacante, a Giovanni VII (m. il 18 ott. 707).

Allo scopo di garantire la sicurezza degli abitanti dell'Urbe contro le eventuali incursioni dei Longobardi o dei Saraceni, ordinò che si riattivassero le fornaci per la cottura dei mattoni occorrenti per le riparazioni delle mura, ma il suo ordine rimase ineseguito per la sopravvenuta morte che lo colse in seguito ad un attacco di gotta, il 4 febbr. seguente. Fu sepolto in S. Pietro.

BibL.: Lib. Pont., I, p. 388.
A. Pietro Frutaz

SISINNIO, MARTIRIO ed ALESSANDRO, santi, martiri. - Sono commemorati nel Martirologio geronimiano il 29 maggio.

I particolari del loro martirio sono narrati dal vescovo Vigilio di Trento in due lettere scritte rispettivamente a Simplicio di Milano ed a s. Giovanni Crisostomo. Erano chierici della Chiesa tridentina: S. discono, M. lettore ed A. ostiario. Inviati dal vescovo ad evangelizzare gli abitanti della Val di Non (Anaunia), vi edificarono una chiesa. Al martino del 29 maggio 397 un gruppo di esaltati pagani irruppe nella loro dimora e sorprese S. a letto assistito da M. che gli curava le ferite ricevute il giorno precedente. Furono trascinati ambedue al tempio di Saturno: S. con una campanella legata al collo; N., trafitto con legni, morì durante il tragitto. Poco dopo fu catturato anche A., e, condotto allo stesso luogo, fu invitato a sacrificare; poiché si rifiutò fu flagellato e quindi ucciso. Sul luogo del martirio fu poi costruita una chiesa.

BibL.: Acta SS. Maii, VII, Parigi 1867, pp. 37-49; F. Savio, Gli antichi vesc. d'Italia. La Lombardia, I, Milano, Firenze 1913, pp. 827-31; Lanzoni, p. 938; H. Delehaye, Les
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(fti. Soprintendenza ai Monumenti, Trento)
Sisinrio, Martirio ed Alessandro, santi, martiri - Cappella dei ss. Martiri Anauwiensi con l'arca contenente le loro reliquie (1472) - Sanzeno (Trento).
origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 334 sq.; Martyr. Hieronymianum, p. 281 sq.; Martyr. Romanum, p. 214.

Agostino Amore
SISITH. - "Fiocchi" che con i gëdhilim ("nappe") gli Israeliti mettono agli angoli delle vesti superiori (Num. 15, 37-41); il cordoncino azzurro, con cui deve attaccarsi il fiocco di ciascun angolo, deve loro ricordare i comandamenti del Signore. Deut. 22, 12 ingiunge i gëdhiîim alle quattro estremità del mantello.

L'uso è antichissimo; a noi pare trattarsi di un avanzo della scrittura a nodi. L'azzurro doveva forse (cosi opinavano gli antichi rabbini) ricordare il cielo. Era costume rigidamente inculcato dai Farisei (Mt. 23, 5). Nella diaspora si cominciò a portare una vestina speciale con s. sotto le vesti superiori, riservando s. e strisce a colore azzurro per il manto (talëth) da portarsi durante le preghiere pubbliche. Fu abolito il cordoncino azzurro, perché in origine di color porpora ricavato da un vermiciattolo, industria caduta in disuso.

BibL.: H. Cazelles, Les Nombres (La Bible de Jérusalem), Parigi 1952, p. 82; id., Le Deuter., iv) 1956, p. 90; H. L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Test, aus Talmud u. Midrasch, Monaco 1922-28, v. indice. Eugenio Zolli

SISMOLOGIA. - Compito fondamentale della s. è lo studio delle caratteristiche fisiche dell'interno della Terra.

Sviluppa, per questo scopo, ricerche sulla propagazione delle onde in mezzi elastici, viscosi, firmo-elastici (che ammettono attrito interno), ecc. e confronta i risultati delle teorie con quelli delle osservazioni. E in tal modo che si sono potute determinare, fra l'altro, le stratificazioni della crosta terrestre, le superfici di discontinuità e scoprire il nucleo centrale alla profondità di 2900 km . ca.

Tutto ciò presuppone l'opportuna registrazione dei vari sistemi d'onde che, destati da un terremoto in un determinato punto (per profondità che variano da 0 ad 800 km . ca.), si propagano in tutte le direzioni e a tutte le distanze. Da qui la necessità di apparecchi le cui registrazioni consentano di risalire, il più fedelmente possibile, al movimento reale del suolo.
I. S. strumentale. - La registrazione dei fenomeni sismici si ottiene ricorrendo al moto pendolare, inteso in senso lato. I primi sismografi erano privi di smorzamento, ciò che rendeva le loro registrazioni inutilizzabili ai fini di una interpretazione scientifica. La sola specie di smorzamento la cui azione non ingenera difficoltà teoriche è quello in cui la forza smorzante riesce proporzionale alla velocità del movimento. Generalmente si fa ricorso ad una tale specie di smorzamento.

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(per cortesia di P. Caloi)
Sismologia - Andamento della velocità delle onde longitudinali nell'interno del nucleo terrestre.

I sismografi Galitzin, e gli altri ad amplificazione elettromagnetica, servono quasi esclusivamente per la registrazione di terremoti di lontana origine. H. Benioff è riuscito ad ideare un tipo di sismografo fotoelettromagnetico che consente un'amplificazione sufficente per la registrazione sia dei terremoti lontani che di quelli vicini. La sensibilità del transduttore Benioff è elevatissima. Collegato con galvanometro a lungo periodo, è possibile rivelare chiaramente spostamenti dell'armatura dell'ordine di $5 \times 10^{-7} \mathrm{~cm}$, pari a $1 / 100$ della lunghezza d'onda della luce del sodio.
II. Teoria dei ragai sismici: costituzione interna della Terra. - Uno degli argomenti fondamentali, oggetto di vaste, profonde indagini da parte di sismologi e geofisici, è quello che concerne la propagazione dell'energia sismica nell'interno della Terra.

Generalmente ci si riferisce alla traiettoria sismica normale alla superficie d'onda, nel punto preso in esame.

Lo sviluppo della teoria sui raggi sismici (propagazione diretta, rifrazione, diffrazione, diffusione) ha consentito di perseguire le conoscenze, attualmente più sicure, sull'interno della Terra. I raggi sismici possono essere considerati, da questo punto di vista, come i raggi Roentgen della Terra : dalle caratteristiche che presentano le registrazioni sismiche ottenute a diverse distanze è possibile risalire alla determinazione delle superfici di discontinuità, ai salti bruschi di velocità (tab. I) o di accelerazione e quindi delle proprietà elastiche e di densità dell'interno della Terra. E per questa via che Gutenberg determini la profondità del nucleo terrestre, assegnandole un valore di 2920 km . Successive ricerche hanno confermato questo valore. La tabella 1 contiene la velocità delle onde sismiche nell'interno della Terra, dalla superficie esterna al nucleo. Ci sono altri metodi che consentono la determinazione della profondità del nucleo. Uno di questi si vale dei tempi di registrazione delle onde longitudinali (o trasversali) che sono giunte alla stazione di osservazione dopo essersi riflesse sul nucleo centrale. Per questa via, si è pervenuti ad un valore per la profondità del nucleo pari a km. 2920, che conferma quello ottenuto da Gutenberg.

I giapponesi Wadati e Masuda risolsero nel 1934 la questione relativa alla determinazione dei tempi di tragitto delle onde longitudinali nell'interno del nucleo : alcuni accorgimenti, consentirono loro di applicare, anche al nucleo, il metodo di Wiechert-Herglotz. Da allora, le ricerche sulla propagazione delle onde sismiche nell'interno del nucleo si susseguirono numerose.

Qui si accennerà solo agli ultimi risultati. Si è riusciti a provare (Lehmann, Gutenberg e Richter, Jeffreys) che anche nel nucleo la propagazione dell'energia sismica non avviene con uniforme variazione di velocità: nel nucleo esiste una discontinuità (di I ordine secondo Jeffreys, di II ordine secondo Gutenberg e Richter) che lo divide in una parte esterna, in cui la velocità dell'onda sismica è bassa, e in una parte interna, caratterizzata da una maggiore velocità.

Tabella I.

| Profondità <br> km. | Velocità delle onde |  | Profondità <br> km. | Velocità delle onde |  |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
|  | longitud. <br> km./sec. | trasvers. <br> km./sec. |  | longitud. <br> km./sec. | trasvers. <br> km./sec. |
| 0 | 5,55 | 3,3 | 1400 | 12,2 | 6,7 |
| 20 | 5,7 | 3,4 | 1500 | 12,3 | 6,7 |
| 40 | 8,0 | 4,4 | 1600 | 12,4 | 6,7 |
| 100 | 8,0 | 4,4 | 1700 | 12,5 | 6,8 |
| 200 | 8,2 | 4,6 | 1800 | 12,6 | 6,9 |
| 300 | 8,7 | 4,8 | 1900 | 12,7 | 6,9 |
| 400 | 9,1 | 5,0 | 2000 | 12,8 | 7,0 |
| 500 | 9,7 | 5,3 | 2100 | 12,9 | 7,0 |
| 600 | 10,2 | 5,6 | 2200 | 13,0 | 7,0 |
| 700 | 10,6 | 5,9 | 2300 | 13,1 | 7,0 |
| 800 | 11,0 | 6,1 | 2400 | 13,3 | 7,1 |
| 900 | 11,3 | 6,3 | 2500 | 13,4 | 7,1 |
| 1000 | 11,5 | 6,4 | 2600 | 13,5 | 7,2 |
| 1100 | 11,7 | 6,5 | 2700 | 13,55 | 7,2 |
| 1200 | 11,9 | 6,6 | 2800 | 13,7 | 7,3 |
| 1300 | 12,1 | 6,6 | 2920 | 13,7 | 7,25 |

Nelle tre figg. sono riportati in grafico i risultati delle ricerche condotte sull'argomento dal 1914 al 1950.
III. - Generalmente, la parte più cospicua di un sismogramma è quella che segue la registrazione delle onde trasversali, riflesse una o più volte contro la superficie terrestre: tale parte, consistente in oscillazioni a lungo periodo, con spiccato carattere sinusoidale, è costituita da onde che interessano, nella loro propagazione, solo la parte superficiale della Terra, in modo particolare le stratificazioni della crosta terrestre. Sono queste le onde indicate genericamente con la qualifica di onde superficiali. Per terremoti lontani, originati a lieve profondità, la loro registrazione può durare parecchie ore.

Le onde superficiali sono state e sono oggetto di un gran numero di ricerche teoriche, intese a spiegarne il meccanismo di produzione e propagazione. Fra le più note sono le teorie di Love e di lord Rayleigh. La teoria di Love riguarda la fase iniziale delle onde superficiali, costituita da onde trasversali-tangenziali (senza componente verticale). Sono invece definite come onde di Rayleigh le onde superficiali oscillanti nel piano principale, comprendente l'ipocentro, la stazione d'osservazione e il centro della Terra.

Lo studio delle onde superficiali non ha soltanto un grande interesse teorico; esso serve pure per il conseguimento delle caratteristiche fisiche della crosta terrestre. Nella tab. II sono contenute le velocità di propagazione delle onde sismiche nelle stratificazioni della crosta terrestre e gli spessori di dette stratificazioni, ottenuti con metodi vari, compresi quelli basati sulla dispersione delle onde superficiali.
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(per cortesia di P. Caloi)
Sismologia - Andamento della velocità delle onde longitudinali dalla superficie al centro della Terra.

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In media, la crosta terrestre ha uno spessore di 40 km . In alcune parti del mondo, anziché di due essa sembra consistere di tre strati sovrapposti. Sotto i sistemi montani, la stratificazione presenta spessori complessivi alquanto maggiori : 60 km . ca. sotto la Sierra Nevada (California), $55-60 \mathrm{~km}$. sotto le Alpi, 60 km . sotto gli Appennini. Tale spessore è invece notevolmente ridotto in corrispondenza degli Oceani: 20 km . ca. per i bacini del Pacifico e dell'Atlantico. Le stratificazioni in corrispondenza delle montagne sono in prevalenza sialiche, mentre simatiche si presentano in corrispondenza degli Oceani.
IV. Terremoto. - Quali sono le cause del terremoto? Prescindendo dai terremoti di origine vulcanica e da quelli determinati da cause strettamente locali, superficialissime (frame, slittamenti di strati, ecc.) si possono suddividere i movimenti sismici in due grandi categorie: quelli che originano nella crosta terrestre (avente uno spessore variabile fra i 20 e 60 km .) e queill che provengono da più grandi profondità.

Le catene di montagne sono la risultante verticale di forze prementi tangenziali che si manifestano ai lati delle aree geosinclinali, in cui attraverso i tempi geologici si accumularono grandi masse di sedimenti di notevole spessore. Se i movimenti orogenici, compiutisi energicamente nelle geosinclinali all'epoca terziaria, continuano ai nostri giorni, come tutto fa supporre, sia pure con scemata intensità, è naturale vedere nei terremoti della crosta terrestre uno degli aspetti sotto cui quei movimenti si manifestano.

L'altra categoria di movimenti sismici riguarda i terremoti che si verificano sotto la crosta terrestre, a profondità che possono assumere valori elevatissimi ( 100 , 200. 500,700 e più km.).

A quelle profondità, la materia si trova a temperature e a pressioni tali da poter escludere la possibilità di dislocazione, scoscendimenti o fratture. Soltanto fenomeni fisico-chimici con bruschi cambiamenti di stato della materia, possono essere invocati per spiegarne l'origine; e non è azzardato attribuirli a reazioni nucleari, analoghe a quelle, per intenderci, a cui dobbiamo la bomba atomica.

I materiali costituenti la crosta terrestre si comportano come scienzi (in senso lato) se sottoposti all'azione di forze lungamente applicate; come elastici, se le forze agiscono bruscamente e per breve periodo di tempo.

La prima qualità è manifesta nelle rocce sedimentarie, formatesi un tempo sul fondo dei mari e sottoposte successivamente alla lenta azione di corrugamento della crosta terrestre (bradisismi), rivelata anche dai livellamenti di precisione; la seconda è testimoniata dalla propagazione delle onde sismiche, determinate dalle brusche rotture d'equilibrio (terremoti). La semplice osservazione dei movimenti iniziali determinati da una scossa in un certo numero di osservatòri, opportunamente distribuiti intorno all'epicentro, consente oggi di poter dedurre la natura fisica della causa a cui la scossa stessa è dovuta.

Se il primo movimento (onde longitudinali dirette) si verifica, per certe stazioni, nella direzione stazione-
![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(per cartello di P. Calai)
Sismologia - Principali superfici di discontinuità nell'interno della Terra. Particalarmente notevole quella a 2920 km . di profondità, limitante il nucleo: la penultima, in figura.
ipocentro (dilatazione), per altre nella direzione opposta (compressione) e se questi movimenti si suddividono, in superficie, in modo da distribuirsi in quattro quadranti (caso generale), così da avere nelle due coppie di quadranti opposti movimenti del suolo dello stesso segno (compressioni o dilatazioni), allora il terremoto è dovuto a frattura.

Avviene talvolta che in zone, a forma circolare, intorno all'epicentro il movimento iniziale sia unidirezionale in tutti gli azimut: se tale movimento è di dilatazione, avremo un terremoto di sprofondamento, se invece è di compressione il terremoto è di sollevamento. Nella zona delle Alpi prevalgono i terremoti dovuti a frattura, nell'alto Adriatico i terremoti di sprofondamento, negli Appennini, invece, quelli di sollevamento.
V. I microsismi. - Con il nome di microsismi si suole indicare quel complesso di piccole oscillazioni, aventi generalmente l'aspetto di sinusoidi smorzate, che vengono registrate dagli strumenti sismici, specie durante l'inverno e la primavera. I periodi di tali oscillazioni, per i microsismi propriamente detti, possono variare da qualche decimo di secondo a 12 secondi ca. a seconda della causa agente e della distanza origine. Fra i vari tipi di microsismi i più frequenti e di più notevole ampiezza sono quelli comunque legati ai fenomeni metereologici.

Tabella II.

| Regioni | $d_{2}{ }^{*}$ | Velocità onde longitudinali km./sec. | Velocità onde trasversali km./sec. | $d_{2}{ }^{*}$ | Velocità onde longitudinali km./sec. | Velocità onde trasversali km./sec. |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Nord-Ovest Europa | 17 | 6,0 | - | - | - | - |
| Württemberg | 20 | 5,6 | 3.3 | 25 | 6,3 | 3.7 |
| Alpi settentrionali e zone circostanti | 35 | 5,6 | - | $20-25$ | $6,5-7,0$ | 3.7 |
| Alpi Carniche | $35-40$ | 5.7 | 3.4 | 15 | 6,6 | 3.7 |
| Jugoslavia | 15 | 5.5 | - | 25 | 6,3 | 3.65 |
| Italia centrale (Appennino) | 25 | 5.3 | 3.0 | 35 | 6,6 | 3.6 |
| Nuova Zelanda | 10 | $5,0-5,55$ | 3.4 | 20 | 6,5 | 3.8 |
| Giappone | 20 | 5,0 | 3.15 | 20 | 6,2 | 3.7 |
| Asia centrale | 35 | 5.5 | 3.20 | 15 | 6,25 | 3.7 |
| California centrale | 10 | 5,6 | 3.3 | 25 | 6,7 | - |
| Sierra Nevada (California) | 20 | 5,6 | 3.3 | 40 | $6-7$ | - |

[^0]
[^0]:    * $d_{2}=$ spessore primo strato; $d_{2}=$ spessore secondo strato.

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E stato constatato che microsismi, più o meno notevoli, accompagnano i cicloni, nel loro tragitto sull'Atlantico (in generale, sul mare). Mentre la velocità di traslazione dei cicloni è in media di $50-60 \mathrm{~km}$. all'ora, i microsismi possono propagarsi con velocità dell'ordine di $10.500-11.000 \mathrm{~km}$. all'ora; con velocità quindi 200 e più volte maggiore. Ecco una caratteristica particolarmente favorevole, di cui non va sottovalutata l'importanza per la risoluzione del problema relativo alla previsione del tempo.

Pietro Caloi
SISMONDI, Jean-Charles Simonde de. - Storico ed economista, n. a Ginevra il 9 maggio 1773, m. ivi il 25 giugno 1842 . Filosofo nel senso illuministico, ancora, per l'ampiezza dei suoi interessi e per il suo umanitarismo idillico.

Figlio della indipendente Ginevra, "protestante e repubblicano ", seppe però far sue la lingua e la cultura di tre popoli, l'inglese, il francese e l'italiano, divenendo infine quasi toscano di adozione. Occupato dapprima in studi e interessi economici, non fece corsi regolari (si dice student of law in un inedito Abstract of the English Constitution, datato Londra 1793). La bufera rivoluzionaria spinse la sua famiglia prima in Inghilterra, poi in Toscana, a Valchiusa presso Pescia. Ivi iniziò degli studi sulle "costituzioni dei popoli liberi ", fra il 1798 e il 1799, reagendo all'uniformità, al carattere estrinseco delle istituzioni imposte dalla conquista rivoluzionaria, ma accettando il principio della sovranità popolare, e ispirandosi ancora spesso al pensiero di Rousseau. Contrapponendo inoltre le molteplici tradizioni nazionali, le "libertà» indigene e spontanee al despotismo giacobino, cominciò a risolvere in una serie di ricerche storiche il problema dottrinale di una nuova scienza politica: cosi nasce l'Histoire des Républiques italiennes au moyen dge, concepita in contatto con il gruppo di Coppet, che frequentò nei primi anni dell'Ottocento (posta all'Indice con decr. 22 dic. 1817 ).

L'amicizia di M.me de Staël, di B. Constant, ecc., fruttò al S. un più vivo senso del valore delle individualità nazionali, e il contatto con il nascente gusto romantico, tedesco e svizzero, influi sulla sua concezione della storia, piuttosto letteraria che scientifica, moraleggiante sempre, ed in questo ancor stretta agli ideali di Rousseau, di un G. Müller, del pre-romanticismo in genere (E. Fuster). Più nuovo il suo patriottismo, medievale solo nell'apparenza, per il culto del "piccolo Stato" (W. Kaegi) e degli Stati federati, delle città libere che si sviluppano in feconda emulazione civile, come nell'età dei Comuni, in Italia. Perciò fu grande la sua influenza sui primi romantici e patrioti liberali italiani, dal Di Breme agli altri collaboratori del Conciliatore ed ai fiorentini dell'Antologia. Suscitò tuttavia la reazione del Manzoni (Osservazioni sulla morale cattolica), per l'aspetto protestante e sociniano del suo liberalismo; quella del Mazzini, per il carattere aristocratico e legalitario dei suoi ideali politici, che respingeva il più schietto democraticismo e l'empito di ribellione del patriottismo mazziniano.

Nel 1815 il S. si accostò per un momento, come B. Constant, a Napoleone, preferendo una versione liberale del napoleonismo alla restaurazione dei legittimisti. Tornò quindi ad esercitare la funzione di un libero mediatore fra le diverse culture nazionali, approfondendo ulteriormente alcuni problemi economici e sociali, nei Nouveaux principes d'économie politique (Parigi 1819), poi negli Etudes sur les sciences sociales (ivi 1836), che raccolgono anche saggi politici, come quello Des prétentions de la démocratie à la souveraineté, et du suffrage universel, in cui rileva lo "spirito retrogrado delle masse". Importantissima pure la sua polemica contro i seguaci della scuola classica liberista, sviluppata dal 1819, sotto l'impressione del disagio del proletariato industriale inglese, al 1837 (Etudes d'économie politique, 2 voll., Parigi 1837-38).

Brec.: non esiste una raccolta completa degli scritti : Hist. des Républiques italiennes au moyen dge, già cit., è da consultare nella $2^{\text {a }}$ ed. completa, 16 voll., Parigi 1818; per il resto v. J.-R. De Salis, S. (1773-1842). La vie et l'oeuvre d'un cosmopolite philosophe, ivi 1932. Per l'attività critica, C. Pellegrini, Il S.
e la stor. delle letterat. dell'Europa merid., Ginevra 1926: il Pellegrini ha promesso pure una bella introd. all'Epistolario del S., da lui curato, 3 voll., Firenze 1933-36, in cont. Sull'economista, si veda A. Amonn, S. de S. als Nationalidionum, 2 voll., Berna 1945-49; inoltre L. Einaudi, S., economista appassionato, in Riv. di stor. econ., 6 (1941), p. 127 sigg.; E. Passerin, Un inedito saggio sui problemi dell'econom. tarcamo, ecc., in Rots. stor. del Risorg., 38 (1921), pp. 547-65. Per vari aspetti, la raccolta di Studi su G. C. L. S., Renin-Bellinzona 1943. Sul liberalismo del gruppo di Coppet, oltre al De Salis., v. P. Kohler, M.me de Staël et la Suisse, Parigi 1916; C. Pellegrini, Il gruppo di Coppet, ecc., in Ann. Scuola Norm. Pisa, 2 e serie, 3 (1934), pp. 29-74; R. Ramat, S. e il mito di Gincura, Firenze 1936. Ettore Passerin

SISTEMI ECONOMICI. - L'insieme delle attività economiche dei singoli e l'azione dell'autorità politica, la quale tende a coordinare i fini individuali con quelli sociali. In ogni periodo della storia sono sempre coesistiti più a. e. perché residui dei sistemi sorpassati sopravvivono nei nuovi.

1. Economia dei popoli primitivi. - Fino al secolo scorso si ritenne che la caccia, la pastorizia, e l'agricoltura fossero stati per tutti i popoli tre stadi di sviluppo economico succedutisi l'uno all'altro. La scuola etnologica storico-culturale distingue ora quattro forme principali di economia: raccolta, caccia superiore, pastorizia, agricoltura. Questo tre ultime derivano, indipendentemente e con un proprio centro di origine, dalla prima, e dal loro incrocio si ebbero le forme miste.
2. L'economia della raccolta. - Nei gruppi che la praticano gli uomini si procurano i cibi con la caccia e con la pesca; le donne e i fanciulli raccolgono i cibi vegetali, o gli animali poco mobili come i vermi, gli insetti e le loro larve, le chiocciole, ecc. Eccosionalmente l'uomo concorre alla raccolta, quando è necessario un lavoro collettivo e rapido, oppure se si tratta di salire sugli alberi, p. es. per la raccolta del miele, o per usare l'accetta. Per dissotterrare radici e tuberi la donna si serve di bastone da scavo. Per la caccia l'uomo si serve di un'arma: l'arco con la freccia, l'arpione, la corbottana e le trappole; come mezzi ausiliari usa il cane e i veleni. Per la pesca usa l'arma da colpo o l'arma da getto, le reti, le nasse, le trappole (presso gli Americani del nord-ovest), ed anche veleni gettati nelle acque e l'esca avvelenata. La pesca può essere in certi luoghi tanto abbondante da quasi sostituire gli altri mezzi di sussistenza e può avere un posto importante anche nei s. e. diversi dalla raccolta, mentre non è così della caccia. Ogni gruppo di una tribù conosce bene le risorse di caccia e di raccolta del suo territorio nei periodi favorevoli dell'anno, mentre in certi altri periodi s'impongono proibizioni o tabù per la protezione della selvaggina, dei pesci e delle piante. Duro o facile che possa risultare questo genere di vita, i raccoglitori lo amano e non vogliono cambiarlo con nessun altro, benché ne abbiano potuto conoscere i vantaggi, come quando, p. es., gli Andamanesi conobbero nel loro paese l'agricoltura, ad opera dei bianchi.
3. L'economia dei cacciatori superiori. - E chiamata così in contrapposizione a quella dei raccoglitori. Ciò che caratterizza, infatti, questa, è di essere originariamente famigliare, mentre l'altra è tribale e sembra propria dei totemisti. Presso questi si constata di fatti una vasta solidarietà economica, per cui i singoli clan e gruppi si scambiano, più o meno regolarmente, determinati mezzi di sussistenza e gli strumenti di lavoro, come utensili, armi, ecc. Siccome la produzione degli arnesi richiede condizioni favorevoli, come, p. es., un buon materiale greggio, si venne alla specializzazione: un gruppo si trovò in migliori condizioni per forgiare le spade, un altro i pugnali, un altro per produrre articoli di vestiario e di ornamento. E però s'impose una differenziazione artigiana tra clan e clan. Mentre nella economia dei raccoglitori vi era la uguaglianza dei sessi con una conveniente divisione del lavoro, in questa dei cacciatori superiori si è accresciuta l'importanza economica dell'uomo rispetto alla donna, con la conseguenza di uno squilibrio fra i sessi. Il grande sviluppo dell'idea di Stato con tutte le sue divisioni e suddi-

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![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

In alto a sinistra: MURO MICENEO (sec. xI-x n. C.) a Rio-Navarro - Ugaro. In alto a destra: BASHLCA DI RUWEHIAH (sec. iv). In basso a sinistra: FACCIATA OVEST DELLA CHIESA DI HIRRET UGEN (sec. viI). In basso a destra: BATTISTERO DELLA CHIESA DI S. PAOLO E MOSÉ. (sec. v) - Dàr Kita.

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![img-12.jpeg](img-12.jpeg)
(fol. Sansaini)
In alto: PONTE SISTO, costruito da Baccio Pontelli sotto Sisto IV e l'ospedale dei mendicanti, fondato da Sisto V nel 1587 e costruito da Domenico Fontana - Roma. In busto: INCORONAZIONE DI SISTO V (1585), nel fondo la nuova Basilica di S. Pietro in costruzione. Affreschi del sSalone Sistino della Biblioteca Vaticana, eseguiti da Giovanni Guerra e Cesare Nebbia (1588-89).

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visioni di clan con il loro totem diminui l'importanza della famiglia, ridotta quasi a niente, con molto detrimento della personalità umana. L'economia dei cacciatori superiori sarebbe sorta nel paleolitico superiore, mentre quella dei raccoglitori in quello inferiore, o meglio nel periodo prelitico o slitico, se si può concepire l'uso del legno senza lo sfruttamento della pietra.
3. L'economia agricola. - Essa dà i mezzi di sostentamento con la coltivazione delle piante : è un'attività principalmente femminile; l'uomo però vi concorre con il dissodamento e la preparazione del terreno alla semina, con l'erigere, se necessario, siepi di protezione intorno al campo, aiutando alla raccolta, costruendo magazzini e simili cose, e specialmente occupandosi della difesa contro i nemici o gli animali feroci. La più antica forma di coltivazione è quella fatta con il bastone da scavo. Nelle regioni tropicali ogni tre o quattro mesi si fanno piantagioni di taro e yam, per cui si è sempre provvisti di buffa maturi, essendo l'orto in differenti gradi di maturazione. Vi sono popoli che abbandonano il terreno divenuto sterile, e bruciando la foresta o gli sterpi, preparano la coltivazione in un luogo diverso; altri popoli invece lasciano il terreno in riposo per alcuni anni prima di coltivarlo nuovamente. Alla coltivazione delle piante si aggiunge la piantagione, fatta dagli uomini, degli alberi fruttiferi (mango, dattero, betel, pandanus). Non manca qualche battuta di caccia o pesca fatta dagli uomini, né qualche escursione di raccolta fatta individualmente o in gruppi dalle donne. Per l'irrigazione dei campi si scavano canali, che servono anche al prosciugamento di paludi. Appartiene a questo s. c. l'allevamento del maiale, e del pollame, l'invenzione della ceramica e dei tessuti. L'economia agricola è originariamente famigliare, e siccome ha carattere prevalentemente femminile, sminuendo l'attività economica dell'uomo, ha portato al sistema marriarcale (v. gonsi, marmancato) e al sorgere, richiedendo stabilità di residenza, del villaggio con le sue case solide e quadrate con tetto a schiena d'asino.
4. L'economia pastorale. - Si ritiene che il passaggio alla coltivazione delle piante e all'allevamento del bestiame sia stata una delle pietre miliari del progresso tecnico del genere umano, compiutosi nel periodo di transizione dal paleolitico inferiore a quello superiore, o nel neolitico secondo altri. La pastorizia richiede al principio l'addomesticamento di animali selvatici e la loro moltiplicazione in stato di prigionia. Oggi i popoli turco-tartari usano la carne, specialmente di cavallo, come loro cibo principale, anzi non hanno altro vocabolo per indicare cibo che "carne". I Mongoli, gli Altaiani e Chirghisi usano principalmente la carne di agnello. Gli allevatori di renne (Coriacchi, Samoiedi, Ostiacchi, Lapponi) non usano la carne di renna, se non quando manca loro la selvaggina e si servono delle renne per i viaggi e per il latte. Come bestie da latte tengono però in cosiderazione primariamente la cavalla, la vacca, la pecora e la capra, secondariamente la renna, la yak, la cammella e l'asina. Il latte è aborrito nell'India non ariana, in Indonesia e nell'Asia orientale. Presso molte altre tribù dell'Africa orientale, dedite alla pastorizia, si nota l'uso di bere il sangue dei bovini e dei giovenchi, aprendo loro una vena e cavando loro uno o due litri di sangue. I popoli pastori mangiano la carne e il latte cotti; del resto tutti i popoli del mondo usano il fuoco o tutti, eccetto gli Andamanesi, i Tasmaniani e i Bocango (Congo), lo sanno produrre. L'allevamento del bestiame è attività spiccatamente maschile : si lascia alle donne la cura dei vasi del latte, la concia delle pelli, la costruzione delle tende, la confezione degli indumenti, la macinazione del grano, la cucina dei cibi, talvolta la preparazione della birra e simili. Siccome i pastori hanno bisogno di buoni pascoli per i loro gruppi, è loro caratteristica il nomadismo e la transumanza.
5. Collaborazione economica. - Dall'unione dell'economia agricola con quella dei cacciatori superiori deriva, come si è già accennato, un intenso scambio di beni, che porta allo sviluppo dell'industria e del commercio, della tecnica e dell'eroi, nonché dei vosti aggregati sociali come è stato constatato, p. es., in Melanesia, Australia, America ed Africa. Cosi presso gli agricoltori africani si
trovano i vasai, i falegnami e i fabbri, che spesso abitano una parte riservata nel villaggio del gruppo a cui sono uniti, e commerciano i loro prodotti al mercato più vicino, barattandoli con i mezzi di sostentamento (miglio, mais, fagioli) che gli altri hanno in sovrappiù; oppure lavorano a richieste. Ogni qual volta i pastori nomadi sono pervenuti a sottomettere questi popoli misti, o gli agricoltori, o i cacciatori superiori, ne sono sorti i grandi imperi arcaici e preparati con il conseguente incremento tecnico dell'agricoltura e dell'artigianato. Gli animali vengono allora impiegati nell'agricoltura con l'aratro, nei trasporti con la trazione dei carri a due o quattro ruote (già nota nel quarto millennio a. C.) mentre in guerra appare l'uso dei carri bellici e della cavalleria. Lo scambio dei beni, che presso i raccoglitori è piuttosto fondato sui contatti tra parenti, porta gradualmente allo sviluppo delle vie e dei mezzi di comunicazione e alla introduzione della moneta primitiva. Questa però viene usata solo per facilitare e misurare il baratto delle merci, ma non a fine di capitalizzazione. Sono rarissimi i casi in cui la moneta primitiva si tramuta in possesso di bestiame, come, p. es., accade in Buin nel Bougainville (arcipelago Salomone).
6. Origini di diversi s. e. - La etnologia ha provato che l'uomo della cultura più primitiva (raccoglitore) non è diverso da tutti gli altri di ogni tempo e di ogni luogo. Gli studiosi della preistoria più autorevoli affermano che anche gli arnesi del primo tempo del pleistocene, attestano la piena razionalità e quindi la spiritualità dell'uomo primordiale.

Gli altri s. e., caccia superiore, pastorizia, agricoltura, provengono indipendentemente dalla raccolta durante il periodo di transizione che va dal paleolitico inferiore a quello superiore.

Lo Hahn seguito da altri ritiene che l'allevamento del bestiame abbia avuto inizio per ragioni magico-religiose nella civiltà agricola presumerica, ove fu poi usato per arare, e donde passò in un secondo tempo agli altri popoli, mentre in Mesopotamia sarebbe nata l'agricoltura. Recentemente il p. Hermanna e il Wolfel, indipendentemente, hanno cercato di dimostrare che la pastorizia incominciò con la pecora e la capra; poi venne addomesticato il bove e con questo l'asino, l'onagro, il cammello; quindi il cavallo e la renna, non dai cacciatori prontosamoiedi e protoaltaici, ma da un popolo cacciatore dell'Asia occidentale tra il Turan e l'Iran. Da qui la pastorizia si irradiò nella Mesopotamia, nell'Asia anter