BibL.: le fonti per gli S. russi sono raccolte in J. V. Mansikka, Die Religion der Ostslauen, I, Quellen, Helsinki 1922; per gli S. baltici (Thietmar e fonti minori) a cura di R. Holtzmann, in MGH, Scriptores rerum Germanicarum, nuova serie, IX; per Adamo di Brama, a cura di B. Schmvidler, ibid., Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum; II, $2^{\circ}$ ed.; A. Hollmester, Denkmäler der ponmerschen Geschichte, Greifswald 1924; per i tre bongrafi di Ottone, Vita Othonis e Dialogus de vita Othonis, in Ph. Jaffé, Bibliotheca rerum Germanicarum, V, Berlina 1869; per Saxo Grammaticus, A. Holder, Gesta Danorum, Strasburgo 1886; per la storia della Danimarca, E. Peterson e F. Olson, Kuyttingasaga, in Saqur Danubonanga, Copenhagen 1919-25 Tutte le fonti greche e latine, quelle arabe e la Knyttingasaga sono edite in K. Meyer, Fautes historiae religionis slavicae, Berlino 1931; R. Trautmann, Die slavischen Völher u. Sprachen, Gottinga 1947 (con bibl.).
Letteratura: A. Bruckner, Mitologia slava, Bologna 1923 trad. dal polacco: K. Meyer, Die slavische Religion, in K. Clemen, Die Religionen der Erde, Monaco 1927; R. Petruzzoni, Il paganesimo degli antichi popoli europei, Roma 1946; B. O. Unbegsun, Les religions des anciens Slavos, Parigi 1948; V. Pisani, La religione del Bulto-S., in Tacchi Venturi, Storia delle religioni, II, $3^{a}$ ed., Torino 1949.
Nicola Turrini
II. Evangelizzazione. - Il cristianesimo era già diffuso tra gli S. verso il sec. x e la loro conversione si deve a Roma e a Bisanzio. Gli S. occidentali subirono l'influsso della Chiesa di Roma, mentre quelli orientali e parte dei meridionali quello della Chiesa bizantina. Cosi gli S., oltreché politicamente, si trovarono divisi anche religiosamente, e tale secolare divisione ebbe profonde ripercussioni sulla loro vita religiosa, politico-sociale, culturale e sui loro rapporti vicendevoli, poiché gli S. occidentali entrarono nell'àmbito della civiltà europea integrandovisi completamente, mentre gli S. fedeli a Bisanzio s'inserirono nella civiltà orientale, in cui la Chiesa era legata e sottomessa allo Stato. La propagazione del cristianesimo tra gli Slavi Occidentali s'iniziò sotto Carlomagno e proseguì sotto i suoi successori, specialmente Ottone I. Gli imperatori tedeschi consideravano l'attività missionaria un compito statale, e perciò la loro politica colonizzatrice e conquistatrice andava di pari passo con la propagazione della fede, creando confusione tra i compiti del conquistatore e quelli del missionario. Generalmente il cristianesimo si affermò più presto ove c'era già un'organizzazione statale (Moravia, Croazia). Centri di diffusione furono Salisburgo e Passavia nel sec. viii tra i Vendi, i Croati della Carantania e gli Sloveni della Carniola e Carinzia. Tra i Croati a sud della Drava e nella Dalmazia il cristianesimo si era propagato già tra il $640-80$ ad opera di missionari inviati dal Papa. Sotto i successori di Carlomagno s'iniziò l'evangelizzazione della Moravia, che allora comprendeva anche la Slovacchia, parte della Boemia e l'Ungheria nord-occidentale. Ma il granduca moravo Rastislav, per sottrarsi al forte influsso tedesco, si rivolse a Bisanzio ( 862 ) donde gli furono inviati Cirillo e Metodio; dopo la dissoluzione dello Stato moravo (fine sec. ix) l'influsso di Roma ebbe definitivamente il sopravvento. Contemporaneamente cominciò pure in Boemia la penetrazione ed il primo duca ceco convertito fu Borivoj insieme con la moglie s. Ludmilla, mentre la diocesi di Praga veniva fondata nel 973. Della Boemia il cristianesimo penetrò in Polonia, il cui primo duca, Mieszko (960-92), ne fu un grande propagatore. Però la maggior parte degli S. sono stati convertiti dalla Chiesa greca, i cui due più grandi missionari sono Costantino-Cirillo e suo fratello Metodio (v. cirillo e metodio). E loro sommo merito e motivo del grande successo l'aver tradotto in slavo la S. Scrittura e l'aver adottato tale lingua nella liturgia. Essa è tuttora usata dalle Chiese slave orientali, mentre nella liturgia romana si è conservata solamente nelle diocesi croate dell'Istria, Quarnaro e Dalmazia (v. glagolitico), privilegio confermato da Innocenzo IV (1248 e 1252). I Serbi accolsero il cristianesimo sotto l'imperatore Eraclio I, ma definitivamente solo quando Basilio I li sconfisse e sottomise (867-86).
I Bulgari (v.) furono evangelizzati sotto il principe Boris (864) ad opera di missionari greci, ma in seguito, per motivi politici, Boris si rivolse a Roma e papa Niccolò I

(lat. Enc. Catt.)
Slavi - Evangeliarin in caratteri glagolitici di tipo più antico (cosiddetto bulgaro) - Biblioteca Vaticana, cod. vat. slavo III (sec. x).
(866) inviò altri missionari che convertirono tutto il popolo alla fede di Roma. Bisanzio però intrigò fino a ricondurre Boris ed i Bulgari nuovamente all'obbedienza della Chiesa greca (870). I Russi ricevettero la fede da Costantinopoli: la conversione totale del popolo si ebbe solo sotto il duca Vladimiro (m. nel 1013). Al principio del sec. xI esistevano già 8 diocesi con il metropolita risiedente a Kiev (v.).
BibL., v. le singole voci: bulgaria; croazia; dalmazia, ecc.
Filippo Lukos
III. Versioni slave della Bibbia. - La Cronaca di Nestore, dell'898, narra: "Metodio e Costantino (Cirillo) tradussero il Vangelo, gli Atti degli Apostoli, il Salterio. Metodio scelse due sacerdoti colti, tachigrafi, e dettò la versione di tutti i libri della S. Scrittura dal greco in slavo ". La versione del Vangelo, degli Atti degli Apostoli, del Salterio viene attribuita a Cirillo, la versione degli altri libri a Metodio. I più antichi manoscritti risalgono al sec. xI, alcuni al sec. x. Questi primi lavori di versione furono scritti in caratteri glagolitici, derivanti dal corsivo greco dell'epoca, e solo in seguito furono trascritti in caratteri cirillici, quasi identici ai caratteri maiuscoli greci. La versione fu fatta secondo la recensione di Luciano, o, come pensano altri, secondo l'alessandrina.
La collezione completa dei libri biblici in slavo fu fatta dall'arcivescovo Gennadio di Novgorod nel sec. xv. Qualche libro, ancor mancante in paleoslavo, fu tradotto dalla Volgata latina, come i Paraliponemi, Eidra, Tobia, Giuditta. Il fatto che al tempo di Gennadio non si avevano tutti i libri sacri in lingua slava porta all'induzione che una parte delle versioni fatte da Cirillo e Metodio fosse andata perduta, o che i santi apostoli slavi avessero solo tradotto pericopi per il culto divino.
Un nuovo lavoro critico fu eseguito nella Bibbia del
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principe Costantino di Ostrog (1581), ristampata a Mosca (1663) con pochi cambiamenti. Correzioni definitive furono eseguite sotto l'imperatrice Elisabetta II (1751-56). Questo lavoro rimane ancor oggi l'edizione tipica per i testi biblici del culto, in uso presso i Russi, Albo-Ruteni, Serbi, Bulgari. Sulla Bibbia di Elisabetta si basa anche la grammatica della lingua ecclesiastico-slava dello stile nuovo, usata nei libri sacri (biblici e liturgici) dal sec. xviri fino ad oggi.
Il periodo predetto è preceduto da quello paleoslavo delle recensioni settentrionali e meridionali (locali e nazionali) che vanno dal sec. xir fino al xviri, mentre la lingua di Cirillo e Metodio fiorisce dal sec. Ix al xir.
Le versioni della S. Scrittura nelle lingue slave parlate si presentano in diverso modo. Negli ultimi secoli il numero delle nazioni slave si è raddoppiato. Altra è la condizione delle nazioni di rito bizantino, altra quella dei popoli di rito latino. I fedeli orientali (Russi, Ucraini, Albo-Ruteni, Serbi, Bulgari) apprendono e conoscono la lingua ecclesiastico-slava in grado tale che possono seguire la lettura delle Paremie (pericopi dal Vecchio Testamento), delle Epistole, e del Vangelo. E perciò la Bibbia fu tradotta nelle lingue parlate soltanto negli ultimi secoli. Le prime versioni nelle lingue parlate sono quasi sempre parti della S. Scrittura, pericopi per il culto, e fatte dalla Chiesa cattolica. Oggi tutte le nazioni slave (Albo-Ruteni, Bulgari, Cechi, Croati, Polacchi, Russi, Serbi, Slovacchi, Sloveni, Ucraini, Vendi) hanno la Bibbia nella propria lingua, edizione completa, ma non sempre fatta dai cattolici.
Meritano speciale menzione le antiche versioni. In ceco si ha la Bibbia detta Leskoveska (tra il 1395 e il 1410). In albo-ruteno quella di Fr. Skorina (1517-19). In polacco quella di J. Wujek (1593). In croato quelle di Stefano Konzul Istranin (1521-80) e Giorgio Dalmatino (1550-89), protestanti; note sono le edizioni di Giorgio Danačič e Vuk Karadžić. In vendico, la versione cattolica di Svetlik (1650).
Bim.: J. Sedláček, Ovod do kniľ Stariha Zákona ( Introduzione ai libri del Vecchio Testamento 1). Praga 1904; id., Slaves (Versions) de la Bible, in DB, V, coll. 1800-1808; G. Schweigl, La Bibbia slava del 1551-56, in Biblica, 18 (1927), pp. 51-63. Giuseppe M. Schweigl
SLAVOFILIA. - I. Letteratura. - Il movimento slavofilo rappresenta nella cultura russa una reazione di carattere nazionale e spirituale al cosmopolitismo e al razionalismo settecenteschi. La s. può apparire un "adattamento " russo di spunti della filosofia idealistica germanica e di tendenze di generica provenienza occidentale, ispirate alla "missione" ed al "primato" di un determinato popolo ed all'enunciazione, nello stesso tempo, di valori universali.
Tra i principali esponenti della s. si ricordano I. V. Kirsevskij (1806-56), P. V. Kirsevskij (1800-56), A. S. Chomjakov (1804-60), K. S. Aksakov (1817-60), I. S. Aksakov (1823-86). La s. rappresenta, in certo modo, il risveglio della coscienza nazionale, una reazione ad una concezione antistorica d'impronta illuministica che ravvisava nella Russia l'eterna discepola dell'Europa: ma esso si caratterizza pure per tratti patriarcali, folkloristici ed ingenui, per un democraticismo paternalistico ed a sfondo agrario, sotto la protezione dello zar. La vera * anima " russa sarebbe da ricercarsi, secondo gli slavofili, nel primitivo contadino e nella Russia anteriore a Pietro il Grande. La civiltà latina e germanica sarebbero in decadimento e i nuovi valori religiosi e morali verrebbero invece dai "giorani popoli slavi». Fra tutte le stirpi slave i Russi avrebbero mantenute più pure le "virtù prische». La "umiltà " russa sarebbe il contrapposto della "tradizione di forza" romana e del mondo cavalieresco medievale romano e germanico. La sola Chiesa orientale non sarebbe scivolata nel razionalismo e nell'attaccamento ai valori materiali \%. Istintivamente gli slavofili con un tratto anarchico tipicamente russo - mostrano timore e avversione per lo Stato, per i tribunali e per ogni forma di gerarchia. In confronto agli slavofili, K. Leont'ev
(v.) sviluppò una tendenza più aderente allo "spirito bizantino ", più palesemente contraria ai "miti di stirpe" ed a ogni democraticismo, sia pure patriarcale. Altri pensatori e politici svilupparono poi la s. nel senso del panslovismo (v.), con maggiore distacco da interessi filosofici e con ostentazione dei miti di forza. La poesia del Chomjakov rispecchia gli ideali della scuola slavofila, con momenti di deficata nostalgia lirica.
Bim.: T. G. Masaryk, La Russia e l'Europa, 2 voll., Roma 1922-25; E. Lo Gatto, Storia della lett. russa, ivi 1943, con ampia bibl. Wolf Giusti
II. - Filosofia e teologia. - La filosofia slavofila, più abbozzata che elaborata specialmente da I. Kircevskij e Chomjakov, tende a una conoscenza non incompleta e astratta, ma concreta, nella quale sono impegnate tutte le facoltà conoscitive, volitive e sensitive dell'uomo. A base della vera conoscenza è l'amore, l'unanimità, la fede. La vera e piena conoscenza viene data e garantita soltanto nella comunità dei fedeli, cioè nella Chiesa; la filosofia slavofila trapassa cosi nella teologia. Per gli slavofili problemi principali sono pertanto : il rapporto tra ragione e fede, l'"ortodossia" e la Chiesa.
La Chiesa viene concepita non come autorità esterna, ma come comunione dei fedeli in unità, libertà e amore. Soggetto dell'insegnamento infallibile nella Chiesa non è esclusivamente né la gerarchia né il concilio ecumenico, bensí l'insieme di tutto il popolo ecclesiastico che deve accettare le definizioni dei concili. La concezione slavofila di Chiesa costituisce un tentativo di autodeterminazione e di autogustificazione dell'"ortodosia " di fronte alle confessioni occidentali. La vera sintesi cristiana si troverebbe solamente nella fede bizantino-slava, mentre il cattolicesimo possiederebbe soltanto il principio di esagerata unità, il protestantesimo quello di esagerata libertà. Nonostante questo atteggiamento la teologia slavofila subiva influenze dirette protestanti e si avvicinava alla posizione protestante anche in quanto, protestando contro Roma, cercava di giustificare ideologicamente tale protesta. Ma con la sua affermazione di colorito "democratico", che il soggetto dell'infallibilità non è primariamente la gerarchia, la teologia slavofila si mise anche in contrasto con la teologia ufficiale, almeno in gran parte (mentre certi indirizzi della teologia ufficiale, p. es., dell'insegnamento di teologia fondamentale nell'Accademia ecclesiastica di Mosca, si accomunavano con le tesi principali della s.). Veniva perciò sottoposta a una censura severa da parte del S . Sinodo russo.
Dal punto di vista slavofilo risulta anche una concezione speciale della storia universale (p. es., in Chomjakov, Danilevskij, Leont'ev), e, in particolare, dell'origine dello scisma tra Oriente ed Occidente. La Chiesa di Roma non sarebbe altro che la continuazione dell'antico Impero romano pagano. Lo scisma sarebbe il frutto del particolarismo latino che, dichiarando la propria opinione del Filioque dogma della fede, commise "un fratricidio spirituale" (espressione di Chomjakov), si distaccò con ciò dall'unità ecclesiastica e cadde nel razionalismo, di cui più tardi il protestantesimo, il razionalismo e l'ateismo non sarebbero che la logica conseguenza. Tale indirizzo anticattolico, nel quale il cattolicesimo viene identificato con autorità puramente esterna, con eccesso di principi razionali e giuridici, si nota anzi tutto nell'ecclesiologia slavofila, ma anche in altri campi della teologia, p. es., nella soteriologia.
Soltanto relativamente pochi rappresentanti o continuatori della s. si sono avvicinati, interamente o soltanto in parte, al punto di vista cattolico (p. es., Soloviev).
Bim.: P. Miljukov, Slavianofil'stvo, in Zveiklegedil'eskij Slovar', XXX, Pietroburgo 1900, pp. 307-14; E. Radlov, Storia della filosofia russa (trad. di E. Lo Gatto sulla $2^{a}$ ed. russa), Roma 1925; A. Graticus, A. S. Khomjakov et le mouvement slavophile. Les hommes. Les doctrines, in Unam Sanctam, nn. 5-6, Parigi 1939; P. Baron, Un théologien orthodoxe russe ou XIX ${ }^{e}$ siècle: Alexis Stépanemitch Khomjakov (1804-60). Son ecclésiologie. Exposé et critique, in Or. chr. an., 127, Roma 1940; W. Giusti,
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(A) K. Pliska, Sloerunin, T. Re. Martin 1950, (sec. 170).
(A) K. Pliska, Sloerunin, T. Re. Martin 1950, (ar. 170).
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(per cortesia di p. M. Lacko, S. J.)

(fot. Jón Hajduch)

(per cortesia di p. M. Lacko, S. J.)

(per cortesia di p. M. Lacko, S. J.)
In alto a sinistra: CHIESA DI MONTAGNA in legno - Javorina (Vysoké Tatry). In alto a destra: CHIESA GRECO-CATTOLICA in legno (sec. xviII) - Nyžný Orlík. In basso a sinistra: CASTELLO (sec. xiv) e piazza con la colonna della S.ma Trinità (sec. xviII) - Trenčín. In basso a destra: LA CHIESA PARROCCHIALE fortificata (sec. xiv), e la colonna della S.ma Trinità (sec. xviII) - Kremnica.
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Il pantlavismo, Roma 1946; B. Schultze, Problemi di teologia pressagli ortodossi. Spirito genuino dell'ortodossia, in Or. chr. per.. 7 (1941), pp. 149-205; id., Pensatori russi di fronte a Cristo, Firenze 1947-49; id., Russische Denker, Ilure Stellung zu Christus, Kirche u. Papatum, Vienna 1950; id., Die Sozialprinzipien in der russischen Religionsphilosophie, in Zeitschr. für hach. Theol., 73 (1951), pp. 385-423.
Bernardo Schultze
SLEIDANUS, Johann. - Fu il più celebre annalista della Riforma tedesca, n. verosimilmente nel 1506 a Schleiden nell'Eifel dalla famiglia Philippi, ebbe formazione a Liegi; sembra abbia studiato a Colonia; il primo documento sicuro su lui è una lettera dell'estate 1530 in cui si manifesta umanista erasmiano, con una calda ammirazione per Melantone, e scorge nella rivoluzione religiosa germanica la recisa opposizione alla politica imperiale.
Dal 1533 rimase lunghi anni in Francia: fu a Parigi presso Giovanni Sturm (1534); nel nov. 1538 s'iscrisse per la licenza in diritto ad Orléans, stette presso il card. Giovanni du Bellay e suo fratello Francesco fino alla morte di Francesco I. Fu ad Hagenau in missione segreta presso Filippo langravio di Assia e vi si incontrò con i capi del movimento luterano. Nel 1544 doveva accompagnare il card. du Bellay alla Dista di Spira, ma giunsero solo a Nancy; lo S. rimase a Strasburgo e tradusse in latino il Catechismo breve di Butzer. Ciò lo indiab al langravio come possibile storico, tanto più che aveva raccolto materiale sulla Lega smalcaldica. Fu ambasciatore in Inghilterra ove poté stringere amicizie e raccogliere notizie. Fu a Trento dalla primavera del 1551 all'agrr. 1552 come inviato; nel 1554 era presso il Vergerio. Nel 1554-55 fu stampata l'opera sua maggiore De statu religionis et reipublicae Carola V' Caesare commentariorum libri XXVI, a Strasburgo, dedicata ad Augusto elettore di Sassonia e presto proibita dall'Imperatore, combattuta da protestanti e cattolici, perché, secondo Melantone, raccontava molto che era meglio fosse taciuto in eterno. Lo S. mori il 31 ott. 1556; nel giugno egli aveva pubblicato De quattuor summis imperiis libri III. I suoi scritti minori furono raccolti in Opuscula, Hannover 1608.
Bim... la vasta bibl. (tra cui gli scritti di A. Hasendever [1931] e di W. Friedensburg [1932-33-55]) è indicata in E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., I, Napoli 1944, p. 242; II, ivi 1944, p. 349 .
Pio Paschini
SLESIA. - Regione storica dell'Europa centrale, già tedesca ed ora suddivisa fra la Polonia, che la comprende quasi tutta, e la Cecoslovacchia, che ne conserva il modesto lembo ( 4423 kmq . con 800 mila ab.) assegnatole a Versailles.
I. Geografia. - Nel suo complesso la S., i cui confini sono piuttosto indefiniti, è estesa ca. 50 mila kmq . ed abbraccia in sostanza il bacino dell'alto Oder, dai Sudeti ai M. Trecônica, che la separano dalle pianure della Posnania e Cuavia. La sua ricchezza di minerali (carbon fossile, ferro, zinco, piombo, nichelio) ne ha fatto uno dei più importanti centri dell'industria pesante europea.
La maggior parte della S. è suddivisa fra i voivodati polacchi di Wroclaw (Breslavia), Opole (Oppeln) e Katowice. La sua popolazione ( $6-7$ milioni di ab. in complesso) è accentrata in larga misura nelle città; di queste ben 7 superano ormai i 100 mila ab.: Wroclaw, Chorzów, Katowice, Zabrze (Hindenburg), Gliwice, Bytom e Czestochowa.
Bim... J. Partsch. S., Breslavia 1896-1911; K. Olbricht, S., Grundriss einer Landesbunde, ivi 1933. Giuseppe Caraci
II. Storia. - Nell'età del basso Impero vi erano stabilite varie tribù germaniche, tra le quali i Vandali Silingi, nei territori di Breslavia, Schweidnitz, Nimptsch, che poi formarono il pagus Silensis. Lo spostamento delle tribù germaniche verso occidente nei secc. Iv e v permise l'avanzata di tribù slave. Raggruppamenti slavi vi furono nella regione nei secc. viI ed viII. Nel sec. ix la S. forse fece parte del vasto

(da la vie d'Halia e del Manda, (MI. p. [IV]
Slesia - Il castello di Kynast (sec. XIII).
stato moravo e dopo il suo sfasciarsi alla fine del secolo, passò sotto la dominazione dei duchi di Polonia. Nel sec. x la cristianizzazione dei Polacchi portò con sé anche quella degli Slesiani : centro religioso fu Wroclan, costruzione forse dei Cechi nel secolo precedente. Senza limiti geografici sicuri, la pianura dell'Oder era esposta al dominio dei più forti raggruppamenti slavi limitrofi. Sotto Casimiro I (1038-58) riunitesi in unità politica le varie tribù polacche, anche gli slesiani dell'Oder vi vennero compresi.
Al principio del sec. xir l'imperatore Enrico V nella sua lotta con la Polonia cercò di impadronirsi della S.; fu respinto dal re Boleslav III (1102-58). Questi quando divise i domini tra i figli, diede la S. al figlio maggiore Vladislav. Boleslav intendeva che i domini dei vari figli rimanessero legati dall'autorità maggiore di chi avesse il governo centrale di Cracovia. La S. però sentì assai poco questo legame e visse sotto i principi della casa Piast in un sempre maggiore isolamento. Alla morte di Vladislav (1159) la S. fu divisa in due ducati : Boleslav ebbe Wroclan, Mieczko ebbe la S. alta. Il duca Boleslav diede origine alla dinastia di Wroclan con Enrico ed Enrico II; questi poi divise il suo ducato tra i figli Boleslav ed Enrico III che diedero origine alla dinastia di Liegnitz e della bassa S. Questi principati dei Piast nella valle dell'Oder dal sec. XII incominciarono a sentire l'influsso del germanesimo che si avanzava con l'opera parallela dei coloni e dei monaci cistercensi. I duchi slesiani favorirono questa infiltrazione tedesca che sembrava utile economicamente, soprattutto dopo la grande invasione dei Mongoli nel 1241. Quando si ritirarono i Mongoli, lasciando il deserto, l'immigrazione tedesca si fece compatta e presto minacciosa per la popolazione slava. I duchi Piast permisero la formazione di comunità tedesche che si stabilirono con le loro costumanze; i duchi le esonerarono dal pagamento dei tributi. Le città si germanizzarono, cosi Wroclan diventò Breslau. Nella trasformazione agraria del paese si distinsero i monaci ci-
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(da La vic d'Italia e del Mando, 1933, p. 1128)
Slesia - La chiesa di S. Adalberto a Breslavia (1497).
stercensi. Così nella seconda metà del sec. xili la S. entrò nel quadro della vita economica della Germania mentre si attenuavano i legami dei duchi con la Polonia. Un fatto nuovo fu l'investitura dei Ducati di Breslavia e S. bassa, vacanti, accordata dal re dei Romani al genero Venceslao II re di Boemia (1290) che nel 1296 fu proclamato dai Polacchi loro re. Ora i duchi slesiani presero ad orientarsi sulla Boemia; e ne approfittarono i re di Boemia della casa di Lussemburgo. Diversi duchi Piast riconobbero la dipendenza da re Giovanni e poi altri da Carlo IV. Questi nel 1348 incorporò definitivamente la S. al Regno di Boemia, con la Moravia e l'alta Lusazia. Nel sec. xv sotto Sigismondo la guerra degli eretici ussiti in Boemia ebbe gravi ripercussioni in S. ed anche l'erenia ebbe una notevole diffusione. Quando nel 1459 Giorgio Podiebrad fu proclamato re di Boemia, Breslavia tentò di resistere. Nel conflitto tra Mattia Corvino re d'Ungheria e Vladislav re di Polonia e Boemia, si tentò nel 1478 di staccare la S. dalla Boemia per unirla all'Ungheria. La S. continuò nei suoi legami con la Boemia e nel 1526, morto Luigi figlio di Vladislav, Boemia e S. passarono a Ferdinando d'Asburgo fratello di Carlo V. Ora la germanizzazione, che si era arrestata nel sec. xiv sotto i sovrani di Lussemburgo, fu ripresa ed insieme si ebbe anche la diffusione del luteranesimo. Solo al principio del sec. xvir Carlo d'Asburgo vescovo di Breslavia iniziò con energia l'opera di reazione cattolica. La guerra dei Trent'anni fu funesta per la S. diventata campo di guerra aperta tra imperiali e svedesi: l'economia del paese fu rovinata. Dopo la guerra gli Asburgo introdussero nella S. elementi nuovi dando i feudi a famiglie austriache; nel 1675 scomparve l'ultima ramificazione dei Piast di Liegnitz. La pace della S. fu rotta improvvisamente dall'invasione di Federico II di Prussia nel 1740. I tentativi del governo di Vienna di riconquistare la regione furono vani : nei Trattati di Berlino (1741), di Dresda (1745), di Hubertsburg (1763) l'occupazione prussiana fu riconosciuta ed agli Asburgo rimase solo il Ducato della S. superiore con Troppau (Opava). L'occupazione prussiana portò ad una più profonda germanizzazione della S., specie quando nel sec. xix vi si formò la grande industria tessile e metallurgica. Il crollo della Germania nella
guerra 1914-18 risvegliò gli appetiti dei due paesi che avevano dominato la S. nel medioevo, polacchi e cechi. Il Trattato di Versailles ( 28 giugno 1919) stabilì il plebiscito nell'alta S. (circolo di Oppeln) in cui la popolazione era mista di tedeschi e polacchi. Il plebiscito del 20 marzo 1921 diede 705.000 voti per la Germania e 479.000 per la Polonia. La Società delle Nazioni con decisione del 20 ott. 1921 riconobbe alla Germania i centri di Oppeln, Glewitz, Iindenburg, Beuthen, alla Polonia parte del distretto di Ratibor con Rybnick, Pless, Katowice. Il Ducato di Troppau fu diviso tra Polacchi e Gecoslovacchi. Dell'alta S. la Polonia ebbe 3221 kmq . e la Germania 316 kmq .; della bassa S. la Polonia ebbe i territori di Reschtal e Bralin con 312 kmq . La situazione della S. è rimasta tale sino alla seconda guerra mondiale. Dopo l'occupazione sovietica se ne ignorano le eventuali modificazioni.
Bibl.-M. Morgenbesser, Gesch. von Schlesien, Breslavia 1908: A. Kutscha, Die Stellung Schlesiens zum deutschen Reichs im Mittelatter, Berlino 1924: A. O. Meyer, Schlesien in d. deutsch. Gesch., in Histor. Zeitschr., 152 (1936), pp. 278-44; I. Klanger, Schlesische Volksbunde, ivi 1925. Inoltre: K. Piwarski, Hist. Slusba et zurpsie, Katowice-Breslavia 1947. Altre opere specifiche: F. Hanus, Cburch and State in Silvian under Fiedersch II, Washington 1944: id., Die ältere Gesch. der Zisterziemer, Breslavia 1947: F. Stange, Schlesien, Ktiningen 1951. Francesco Cognasso
SLOTANUS (SLOtEN), JOHANN. - Teologo domenicano, n. a Geffen (Brabante) all'inizio del sec. xvı, m. a Colonia il 9 luglio 1560. Studiò a Colonia e fu promosso maestro in teologia nel 1553. Priore a Colonia (1553-54), inquisitore generale nei territori di Magunza, Colonia e Treviri, dal 1554 insegnò teologia all'Università di Colonia.
Scrisse : De retinenda fide ortodoxa et catholica adversus haereses et sectus et praecipue lutheranam (Colonia 1545, ivi 1560); De octo beatitudinibus seranmes XIV, (ivi 1556); De praecipuis Incarnationis dicinae contraegne

(da E. Wiese, Schlesische Plastik, Lipsia 1933, tav. 12)
Slesia - La Crocifissione (ca. 1380) - Breslavia, chiesa di S. Barbara.
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Slovacchia - Cartina storica con le attuali circoscrizioni diocesane : 1) confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica.
Redemptionis mystevits homiliarum libri tres (ivi 1557); Apologiae Iusti Velsii Havelgani confutatio (ivi 1557); Disputationes adversus haereticos liber unus (ivi 1558; tratta del primato del papa, del Sacrificio della Messa, dei Sacramenti, della venerazione dei santi, del Purgatorio ecc. contro Giusto Velsio).
Bim.: Quétif-Echard, II, pp. 175-76; Acta cap. gen. O. P., IV (Monumenta O. P. hist., 9), ed. B. Reichert, Roma 1901, p. 354; N. Paulus, Die deutschen Donaishaner im Kampfe gegen Luther, Friburgo in Br. 1003, pp. 156-62; G. Löhr, Die zweite Miurzeit des Kalner Donaishanerklusters, in Archicum Ps. Proud., 19 (1949), pp. 233-44. Alfonso D'Amato
SLOVACCHIA (Slovensko). - Regione storica dell'Europa centrale, già parte dell' Ungheria (9061918), poi della Cecoslovacchia (1918-39), poi Stato indipendente (1939-45), ora, di nuovo, parte della Cecoslovacchia.
1. Geografia. - I confini tradizionali della S., che fra il marzo 1939 ed il maggio 1945 costituì un'unità stabile staccata dalla Cecoslovacchia, sono segnati ad occidente (verso la Moravia) dal crinale dei Carpazi bianchi e dal basso corso della Morava, e ad oriente dalla valle dell'Ung, che la divide dalla cosiddetta Russia subcarpatica (oggi annessa con il nome di Transcarpazia all'Ucraina Sovietica). I Beschidi formano a N. la frontiera tradizionale con lo Polonia ed a S. la Morava quella con l'Austria, mentre il confine con l'Ungheria è, salvo un primo tratto (Danubio), del tutto convenzionale. La S. è estesa 48.957 kmq . (ca. Piemonte e Lombardia riuniti).
La S. consta di una parte settentrionale, più ampia, formata da una serie di rilievi abbastanza elevati (il Gerlachovka, nei Tatra, tocca i 2663 m .), ricoperti di boschi, massicci e monotoni, e tuttavia percorsi da valli longitudinali (alte valli del Veh e dello Hron, correnti al Danubio; del Poprad, tributario della Vistola) e trasversali sui cui fondi sono possibili le colture e gli insediamenti; ed una meridionale, in cui si aprono le pianure, la più importante delle quali si stende lungo il Danubio, tra le foci della Morava e dello Hron.
La popolazione ( 12,5 milioni di ab.; densità 72 a $\mathrm{kmq} ., 53$ nelle regioni di montagna, 110 nella piana di SO ), comprende 175 di allogeni (Ungheresi, Israeliti); il resto è costituito dagli Slovacchi, affini ai vicini Cechi, e come questi appartenenti agli Slavi occidentali, ma distinti, per il forte influsso subito nei nove secoli di soggezione magiara.
L'economia della S. unisce a modeste risorse agricole
(cereali, barbabietole, patate; quasi tutto il vino e il tabacco della Cecoslovacchia) ed alla pastorizia che prevale nelle regioni settentrionali (ovini ed equini), un notevole sviluppo industriale (industrie meccaniche, siderurgiche, chimiche, ceramiche, alimentari), favorite da abbondanza di materie prime (ferro, rame, mercurio, nichelio, cobalto, nei M. Metalliferi; manganese, sale, petrolio; né mancano oro e argento), che ne fecero la regione più industriale del vecchio Regno ungherese. Anche le risorse forestali ( $1 / 3$ della superficie territoriale) sono cospicue.
Una sola città, Bratislava, la capitale, supera i 100 mila ab. ( $18 \frac{1}{2}$ mila nel 1950); delle rimanenti, le più notevoli sono Komárno ( 31 mila ab.), altro porto sul Danubio, e Košiče ( 61 mila ab.), nell'alto bacino dello Hernad (Tibisca), centro economico e culturale della S. orientale.
Bim.: E. Denis. La question d'Autriche - Les Slovagues, Parigi 1917; R. W. Seton Watson, S. then and now. Londra 1951; J. Hromidka, Visebrený Zemćpis Slovenska (Geografia della S.), Bratislava 1943.
Giuseppe Canari
II. Storia. - Prima degli Slavi occuparono il territorio della S. tribù celtiche e germaniche: Marcomanni, Quadi, Boi, Hunni, ecc. L'Impero romano, dal fortificato limes sul Danubio, nel sec. it d. C. si spinse oltre. L'imperatore Marco Aurelio pensava di formare una nuova provincia dell'Impero proprio sul territorio della S. e due volte personalmente guidò le sue legioni nelle guerre d'oltre Danubio (aa. $169-75$ e 180 ). Una legione romana si stabilì sul posto dell'odierna città di Trenčín (allora Laugaritio) e qui incise nella roccia un'iscrizione dedicatoria. Questo è il più antico monumento scritto in terra di S. (a. 179). I primi cristiani furono proprio i soldati romani di Marco Aurelio. I rilievi storici sulla colonna di Marco Aurelio a Roma conservano memoria di una miracolosa pioggia, ottenuta per le preghiere dei soldati cristiani (v. H. Grisar, Il prodigio della legio fulminata, in Civ. Catt., 1895, 1, pp. $716-24$ ).
Gli Slavi (Slovèni, Slovacchi) attraversarono i Carpazi nel sec. vi, e posero stanza nella pianura danubiana, ed altre, nella Pannonia e la tennero stabilmente, benché nei secoli successivi passassero di là una parte dei Croati, poi Avari e finalmente Ungheresi. Nel sec. vii il condottiero Samo tentò di organizzare il primo Stato slavo nel-
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Slovacchia - Veduta dalle cime della Catena degli Alti Tatra (m. 2663) verso la valle di Väh.
l'Europa centrale : ma solo dal sec. IX si hanno notizie sull'organizzazione autoctona delle diverse tribù. Il centro più antico in S . fu il principato di Nitra, poi assorbito nella grande Moravia, quando il principe di Nitra Svatopluk ne divenne il re (870-94). La cristianizzazione degli Slovacchi cominciò dall'inizio del sec. IX con missionari tedeschi, specialmente della diocesi di Pezzovia. Il principe Fribina fece costruire nel suo castello a Nitra la prima chiesa cristiana, consacrata ca. l'833 dall'arcivescovo di Salisburgo Adalramo. Per contrastare il forte influsso tedesco, il principe Rastislav fece venire in Moravia i ss. Cirillo e Metodio (v.), i quali diedero origine, col consenso dei papi, alla Chiesa cattolica slava ed allargarono la cultura cristiana presso i popoli Slavi del nord. Lo Stato slovacco però nel 906 fu occupato dagli Ungheresi e poi fino al 1918 la S. politicamente fece parte dell'Ungheria, mentre liturgia e cultura slava furono soppiantate da quella latina occidentale.
Dal sec. xi comincia anche l'opera missionaria degli Ordini monastici; i Benedettini si stabilirono a Zobor (1000), Sv. Beñadik (1075), Opánka pri Košiciach (1143), e in altri dodici monasteri. Poi vennero i Cistercensi (Lipovnik 1141, Štiavnikikna Spiši 1223); i Premonstratensi (Bzovik 1130, Jasov), i Certosini (Laprà refugiiSkala (ročišša 1299); gli Agostiniani (Velký Šariš 1270); i Paulini (Mariánka 1377); i Francescani (Bratislava 1240, Trnava 1240, Okoliċné 1314); i Domenicani (Gebnica 1288, Košice 1300), ecc.
Da parte loro dal sec. xir mercanti e maestri tedeschi, per invito dei re, e grazie ai loro privilegi, si stabilirono nelle zone montane metallifere, fondando fiorenti città (p. es., Kremnica, Banská Stiavnica, Kežmarok, etc.) ricche di importanti monumenti gotici. Molti di questi coloni col tempo si assimilarono alla popolazione slava, gli altri invece, nella regione di Spiš (Zips) e Kremnica rimasero fino al 1945, quando dovettero abbandonare il paese. Le invasioni turche aprirono le porte anche alla riforma protestante, favorita dagli insufficienti ordinamenti ecclesiastici. Il territorio slovacco era ripartito nelle due diocesi di Nitra e Strigonia, e quest'ultima nel momento più critico rimase vacante per ben 34 anni e nel 1543 dovette trasferirsi a Trnava dove rimase per tre secoli. A ristabilire il cattolicesimo lavorò anzitutto l'arcivescovo Nicolao Oláh (1553-68) che chiamò i Gesuiti, i quali nel 1561 si stabilirono a Trnava e nel sec. xvir avevano nel territorio dell'odierna S. 22 case. Essi fondarono nel 1635 l'Università di Trnava (trasferita nel 1776 a Budapest), poi l'Accademia giuridica a Cassovia, diversi collegi, residenze e stazioni missionarie. Nell'opera di restaurazione cattolica subirono parecchi di loro il martirio, ad es., i bb. martiri di Cassovia (v.). Fu poi merito particolare
del card. arcivescovo Pietro Pázmány (v.) aver fatto di Trnava il centro dell' irradiazione cattolica per le regioni circostanti.
Con l'invasione turca anche il Regno d'Ungheria si restrinse all'odierna S. con Bratislava (Presburgo) per capitale. Per tutto il sec. xvir vi divamparono le guerre religiose tra la parte cattolica imperiale e la parte protestante, capitanata dai principi di Transilvania (G. Bethlen, G. Rákóczy, Thökölly, ecc.). Finirono solo nel sec. xviri con l'Editto di tolleranza di Giuseppe II del 1781. Conseguenza delle riforme religiose di Giuseppe II (v.) fu lo scioglimento degli Ordini religiosi contemplativi per cui sparvero dalla S. tutti gli Ordini antichi, eccetto i Premonstratensi di Jasov (v.) che rimasero come Ordine insegnante. Solo più tardi i Benedettini riuscirono a stabilirsi a Komárno. Anche le religiose di clausura scomparvero del tutto. Per la formazione del clero secolare, Giuseppe II istituì nel castello reale e Bratislava un seminario generale. Con il cosiddetto "fondo di religione" (ex-beni gesuitici), Giuseppe organizzò e dotò molte nuove parrocchie; mentre agli istituti di educazione tolti ai Gesuiti sottentrarono quelli degli Scolopi e Premonstratensi. Solo nel 1853 poterono i Gesuiti ritornare a Trnava, e poi a Bratislava.
Invece nel sec. xx si ha una rifioritura con la penetrazione delle nuove Congregazioni religiose: Fratelli delle scuole cristiane, Redentoristi, Salesiani, Verbiti, Consolatori, ecc. Durante il sec. xix, dopo l'Editto di tolleranza, si ha finalmente pace nel campo religioso. Il numero dei protestanti (luterani) da quel tempo rimase stazionario ( $16 \%$ ). Le idee rivoluzionarie d'Occidente non ebbero influsso nel campo ecclesiastico e la Chiesa fino al 1918 occupò un posto privilegiato: i vescovi furono trattati da principi e rimase intatto il tradizionale sistema della cura pastorale, essendo il popolo profondamente religioso. Comincia viceversa il risveglio nazionale, capeggiato dai sacerdoti cattolici, raggruppati intorno al sac. Bernolák. Questo movimento, trascurato dapprima dagli Ungheresi

(per cortesia del p. Lacha, S. J.)
Slovacchia - Castello di Orava (secc. xili-xviII).
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c dopo il 1848 incoraggiato dagli Austriaci, fu invece dopo il 1867 preso di mira dal governo ungherese. E mentre a seguito della Rivoluzione ungherese del 1848 furono in S. nominati vescovi slovacchi, con il 1867 comincia un periodo di prepotenza magiara. I vescovi della S. furono esclusivamente gli Ungheresi. Con il popolo rimasero i semplici sacerdoti slovacehi, spesso a causa di questo perseguitati, come, ad es., Radlinsky, Slotta, Misik, Hlinka, Medvecký, Osvald. Questa situazione provocò contro la Chiesa all'inizio del sec. xx una opposizione di carattere laico nazionalista, guidata dalla scuola dei «Hlasisti», discepoli di Masaryk. Se l'opposizione non degenerò in aperta apostasia delle masse dopo il 1918, come in Boemia, si deve alla fermezza cattolica di sacerdoti come Hlinka, Vojtěšák, ecc.
Con la guerra nel 1918 la S. si staccò dal millenario vincolo con l'Ungheria, ed entrò a far parte della Cecoslovacchia. In conseguenza furono espulsi o volontariamente lasciarono il paese sei vescovi e ne rimase uno solo di origine tedesca (Fischer-Colbrie a Cassovia) finché nel dic. del 1920 la S. Sede poté nominare i primi tre vescovi slovacchi, poi altri quattro e cosi cominciò un nuovo periodo nella vita ecclesiastica. Durante i venti anni della Repubblica cecoslovacca (1918-38) i cattolici slovacchi, organizzati anche nel Partito politico popolare slovacco di Hlinka, efficacemente lottarono per rivendicare i loro diritti. Cosi furono salvaguardate le leggi matrimoniali, le scuole cattoliche, le organizzazioni giovanili, ecc., e non fu lasciata prender piede la propaganda per una Chiesa nazionale cecoslovacca presso i Latini, e per la ortodossia scismatica presso i greco-cattolici.
Nel periodo della Repubblica indipendente slovacca (1939-45) il Partito popolare cattolico prese la direzione del paese. Anzi il sacerdote Tiso fu eletto presidente dello Stato. Durante questi anni, benché in periodo di guerra, continuò lo sviluppo delle istituzioni cattoliche. A Bratislava risiedeva il rappresentante della S. Sede, e si ebbe in tal modo l'accordo fra lo Stato e la Chiesa sul finanziamento delle scuole slovacche, la fondazione dell'Accademia cattolica delle scienze, dell'Ufficio centrale dell'Azione Cattolica, ecc.
Dopo la guerra (1945-51) la ricostituita Cecoslovacchia entrò nella cerchia dell'U.R.S.S. ed il comunismo si

(fot. Jón Haiduch)
Slovacchia - Costume femminile di Cičmany.

(per cartevia del p. Lacko, S. J.)
Slovacchia - Costume maschile di Cičmany.
impadroni del potere. I cattolici furono prima esclusi dalla vita pubblica e dopo il colpo di Stato comunista nel febbr. del 1948 si giunse all'aperta persecuzione della Chiesa. Nel 1952 si giunse a tale situazione, che la Chiesa in S. non può avere nessuna relazione con la S. Sede a Roma.
Bibl.: F. Knaus, Monum. Eccles. Strigoniensis, 3 voll., Strigonia 1874-1924; E. Denis, La question d'Autriche - les Slovaques, Parigi 1917; J. Skultéty, Sketches from Slovak History, Middletown Pa. 1930; J. Hodál, Kostol Kniekatu Prieina v Nitre, Nitra 1930; D. Rapant, Dejiny slovenského povstania r. 1848-50, 2 voll., Turč. Sv. Martin 1937; Fr. Hrušovský, Slovenské dejiny, Turč. Sv. Martin 1940; id., Die Geschichte der Slowakei, Bratislava 1941; A. Mráz, Die Litteratur der Slowaken, ivi 1942; J. Špirko, Cívboxné dejiny, 2 voll., Turč. Sv. Martin 1942; V. Hopko, Greba-hatolíceskaia cívbox, Prislev 1946; K. Sidor, Šest' rohov pri Vatiháne, Scranton Pa. 1947; F. Bokes, Dejiny Slovenska a Slovákov, Bratislava 1947; P. Vurchak, The Slovaks, their history and traditions, Whiting Ind. 1947; Slovenshá Republika (República Slovacca, opera collettiva), Scranton Pa. 1949; F. Cavalli, Governo comunista e Chiesa cattolica in Cecoslovacchia, Roma 1950; J. Cicker, La entrada de los Eslovacos en la comunidad cristiana, in Oriente, I (1951), pp. 6r-74.
III. L'ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA. - Il territorio della S. dal sec. ix dipendeva dalla diocesi di Passavia. Nell'870 papa Adriano II attribuì alla ricostituita arcidiocesi di Sirmio (Sirmium) tutto il territorio della Moravia e Pannonia sotto la direzione di s. Metodio. Nell'880 papa Giovanni VIII istituì la metropoli di Moravia (Moravensis), con sede probabilmente a Velehrad; altri luoghi in questione sono: Nitra, Devin, Ostrihom (Strigonia) Vyšehrad. Insieme fu istituita la diocesi di Nitra e fu dato il permesso di fondarne un'altra. Ca. l'a. 1000 il re s. Stefano per il suo Regno d'Ungheria istituì la metropoli di Strigonia (il cui territorio si stendeva quasi tutto nella odierna S.), e 10 diocesi. In S. stava solo la diocesi di Nitra, e in parte quella di Agria (Eger). Fu solo nel sec. xvir che il card. Pázmány cominciò a pensare di smembrare le diocesi e di fondarne nuove: così nel 1771 fu istituita la diocesi greco-cattolica di Mukačevo, abbracciante anche tutti i cattolici orientali di S. Nel 1776 dalla arcidiocesi di Strigonia furono formate tre nuove diocesi : Neosolio (Banská Bystrica), Scepusio (Spiš) e Rosnavia (Rožňava). Nel 1804 da Agria fu smembrata la diocesi di Cassovia; nel 1818 da Mukačevo fu staccata la diocesi greco-cattolica di Prešov (sicché sino al 1918 la sede metropolitana di Strigonia aveva come suffraganee Neosolio, Nitra, Mukačevo, e Prešov, più le diocesi in Ungheria); quella di Agria aveva suffraganee Cassovia, Rosnavia, Scepusio e Satmar.
Dopo il 1918 ambedue le sedi arcivescovili rimasero
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(per carteria del p. Locke, S. 2.)
Slovacchia - Croci nel cimitero di Devta (arte popolare).
fuori della S. Per la parte strigoniense fu istituita nel 1922 l'amministrazione apost. di Tirnava (Trnava). Parimenti nel 1922 l'abbazia premonstratense di Jasov fu eretta in abbazia nullius ma ciò non ebbe esecuzione.
Nel modus vivendi del 1928 la S. Sede si impegnava a delimitare nuovamente le diocesi entro le frontiere dello Stato cecoslovacco e ad istituire due nuove sedi arcivescovili; una di rito latino in S. ed una di rito bizantinoslavo nella Rutenia subcarpatica che comprendesse anche i greco-cattolici di S. I due arcivescovati non furono però eretti; invece la S. Sede nel 1937 stabili che le diocesi delimitate secondo le frontiere le fossero sottoposte immediatamente. Attualmente in S. sono le cinque diocesi latine di Cassovia, Neosolio, Nitra, Rosnavia e Scepusio; quella greco-cattolica di Prešov dei Ruteni; oltre tre amministrazioni apostoliche (Tirnava, Satu Mare annessa a Cassovia, e Mukačevo annessa a Prešov).
Nel 1930 con la violenza fu distrutta la diocesi grecocattolica di Prešov ed occupata dagli scismatici. Nella parte dell'amministrazione apost. di Mukačevo sorse la nuova diocesi scismatica di Michalovce.
Bibl.: Katoliche Slovensba (Slovacchia cattolica), Tirnava 1933, pp. 13-224; J. Tiso, Modus vivendi, in Katolicbe Slovensho, ivi 1933, pp. 455-60; AAS, 29 (1937), pp. 366-69: cf. anche gli schematismi di tutte le diocesi.
IV. Letteratura slovacca: v. cecoslovacchia.
V. L'arte sacra. - Il più antico monumento sacro in S. è la chiesetta nel castello di Nitra, consacrata ca. 1'833. Si discute ancora se la struttura odierna risalga al sec. IX, oppure al xir (Hodál-Mencl). Dell'arte romanica restano solo pochi esempi : Rotonda di Skalica (sec. xili), chiese benedettine in Deákovce (1228), Biña (1217) e Jánošovce. La chiesa cattedrale di Scepusio (Spišská Kapitufa) di romanico conserva solo la parte occidentale con la facciata. Nei villaggi si conservarono alcune chiesette di signori feudali : Dražovce, Pominovce, Kliž-Hradište, ecc.
L'arte gotica invece è rappresentata largamente, specie nei centri già abitati dai Tedeschi : le cattedrali di
Cassovia, di Bratislava, di Tirnava, le chiese di Levoca, il S. Nicola a Prešov (sec. xvi) il S. Egidio a Bardejov, (sec. xv). Gioielli d'arte gotica sono le due cappelle di famiglia Zápol'ský a Spišska Kapitufa ed a Spišský Štvrtok (sec. xv) e a Bratislava le torri dei Francescani (sec. xiv) e delle Clarisse (sec. xvi). Nella provincia di Scepusio ebbe sviluppo il tipo di chiesa gotica a due navate, con una fila di colonne nel centro: Lubica, Vel'ka, ecc. Del periodo gotico si conservano nelle chiese numerosi altari in legno e relative predelle. Il principale artista gotico fu il maestro Paolo da Levoča, la cui opera più importante è l'altar maggiore di S. Giacomo a Levoča (1518).
Più diffusa ancora è l'arte barocca; da notare che solo eccezionalmente il vano centrale delle chiese è coperto con cupola (S.ma Trinità a Bratislava, cappella del Seminario a Tirnava); la chiese in genere hanno svolgimento longitudinale, con imponenti facciate a due torri e guglie caratteristiche. I monumenti barocchi più importanti sono: chiesa dell'Università di Trnava (1640), la cattedrale di Neosolio (B. Bystrica), la chiesa già dei Gesuiti a Trenčín, Cassovia, quella dei Paulini a Soštin, quella dei Francescani a Prešov e quella dei Premonstratensi a Jasov. Nello stile rococò fu decorata la chiesa gotica di Nove Mesto nad Váhom. Lo stile neoclassico nel sec. xix. fu usato quasi esclusivamente dai protestanti (Cassovia, Levoča, B. Bystrica). L'arte moderna è ancora poco sviluppata. Gli esempi più significativi sono: la chiesa in Bratislava-Petržalka e S. Maria della Pace a Cassovia.
Un'arte autoctona appare nella costruzione di alcune chiese in legno, specialmente presso i cattolici orientali nei Carpazi. La chiesa di legno si compone in genere di tre spazi centrali : coro (diviso dal popolo con l'iconostasi), spazio per il popolo, e spazio sotto la torre. Quasi sempre sopra tutti e tre gli spazi si innalzano caratteristiche guglie orientali.
Bibl.: Vl. Wagner, Dejiny vytvarniho umenia na Slovenshu, Trnava 1930; J. Spicko, Umelecho-historiché pamiathy ma Spili, Spišská Kapitufa 1936; J. Cincik, Barokové Jeesko, Turč. Sv. Martin 1938; V. Zavarsky, Slovensbe Kostoly romanshe, ivi 1943.
VI. Gli Slovacchi in America. - Dal 1880 emigrarono verso gli Stati Uniti e il Canadà ca. 700.000 slovacchi. Era gente povera, semplice, ma religiosa. Smarriti nel nuovo mondo, ben presto cominciarono a organizzarai ed ancor prima che avessero sacerdoti costruirono chiese e costituirono parrocchie, offrendo poi il tutto al vescovo purché provvedesse il clero necessario. Oggi gli Slovacchi hanno negli Stati Uniti e nel Canadà 290 parrocchie a ca. 700 sacerdoti. A Cleveland (Ohio) esiste la forente abbazia benedettina di S. Andrea Svorod, fondata nel 1922. Nel 1951 è stato anche aperto un convento di Benedettine slovacche a Chicago. Esiste, inoltre, una autoctona Congregazione delle religiose slovacche: le Suore dei SS. Cirillo e Metodio, con casa-nuolre a Danville Pa. Il padre degli emigrati slovacchi, sacerdote Stefano Furdek, fondò nel 1890 l'Associazione "Katolicka Jednota", che conta ca. 170.000 membri.
V. anche: cecoslovacchia.
Bibl.: K. Čulen, Slováci v Amerike, 2 voll., Bratislava 1938; J. C. Hronské, Cesta Slovensbaa Ameribou, Turč. Sv. Martin 1940; K. Körper, Z. Bratislavy do Chicaga, Trnava 1941.
VII. Ordinamento scolastico. - Le particolari circostanze nazionali hanno avuto grande influsso anche sull'istruzione scolastica. Dal medioevo, la S. entrava nell'orbita dell'influsso culturale ungherese e nel sec. xix, con progrediente magiarizzazione, la scuola slovacca doveva ad essa soccombere. Nel 1875 furono soppresse le ultime scuole medie ( 3 ginnasi) e nel 1907, con la legga Apponyi, anche le scuole elementari furono magiarizzate. Cosí dopo la prima guerra mondiale la S. rinata non aveva nessuna scuola nella lingua nazionale. Tutto l'insegnamento scolastico doveva perciò essere riedificato dall'inizio. Questo cambiamento radicale si è svolto con grande celerità, lasciando alle minoranze le scuole nella lingua loro. Le scuole elementari furono statali e libere. La grande maggioranza apparteneva alla Chiesa cattolica. Le scuole medie - i ginnasi - dopo la prima guerra furono presi
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quasi tutte dallo Stato, ma lentamente la Chiesa è riuscita a rivendicare i propri diritti su alcune di esse. Cosl, durante la Repubblica Slovacca su 53 scuole medie, 17 appartenevano alla Chiesa. Tutte le scuole cattoliche furono sussidlate dallo Stato nel breve periodo della Repubblica Slovacca (iegge del 1940). Nel 1919 fu fondata a Bratislava l'Università detta di Komansky, più tardi chiamata Università Slovacca. Dal 1936 le fu aggregata anche la Facoltà teologica.
Dopo la seconda guerra mondiale, dal 1945, con l'avvento del regime comunista il sistema scolastico fu molto cambiato; furono soppresse tutte le scuole libere e lo Stato se ne rivendicò il monopolio. Tutte le scuole sono gratuite. L'insegnamento si divise secondo lo schema sovietico in tre gradi : i) primo grado : scuola elementare che dura 5 anni; 2) secondo grado : scuola media che dura 4 anni; e questi due gradi sono obbligatori per tutti; 3) terzo grado (liceo) che dura 4 anni, e le collaterali scuole professionali; 4) segue l'università.
Dal 1945 accanto all'Università di Bratislava è stata fondata l'Università a Cassovia (Košice). Nel 1949 fu