rimo grado : scuola elementare che dura 5 anni; 2) secondo grado : scuola media che dura 4 anni; e questi due gradi sono obbligatori per tutti; 3) terzo grado (liceo) che dura 4 anni, e le collaterali scuole professionali; 4) segue l'università.
Dal 1945 accanto all'Università di Bratislava è stata fondata l'Università a Cassovia (Košice). Nel 1949 furono soppressi pure tutti i seminari minori e nel 1950 anche quelli maggiori. Al loro posto lo Stato (comunista) ha aperto un Seminario centrale a Bratislava, però senza intesa con l'autorità ecclesiastica. La scuola nei sistema comunista è un mezzo potente per la propaganda dell'ideologia marxista nella Slovacchia. -Vedi tavv. XLIX-L.
Bibl. : Katolicko Slovenska, Timavia 1933, pp. 223-393.
Michele Lacko
SLOVENIA. - È la più settentrionale delle regioni storiche dello Stato jugoslavo, nella quale occupa un posto a sé, data l'originalità della sua popolazione che tradizioni e lingua distinguono dai finitimi Slavi meridionali.
Il territorio è costituito nella sua parte settentrionale da una serie di rilievi (Caravanche, Kamniske Alpe e Slovenske Gorice) che continuano le nostre Alpi Carniche: il paesaggio è aspro e boscoso nelle zone più elevate, ben coltivato e ridente nelle zone digradanti verso le valli della Sava e della Drava; e da una zona meridionale di tipo nettamente carsico, in cui brulli pianori si alternano con colline boscone, con i fondivalli dei fiumi maggiori e più o meno ampi bacini di sprofondamento (Lubiana). La S. è paese dall'economia piuttosto varia per la varietà delle sue risorse. I boschi ( $43 \%$ della superficie territoriale) alimentano, fra l'altro, più d'una industria (cellulosa, carta, prodotti chimici); l'agricoltura, oltre i cereali, la caratteristica e diffusa cultura delle prugne; i prati ed i pascoli un razionale allevamento (bovini, con cospicua produzione di latticini); le risorse minerarie (piombo, zinco, antimonio e soprattutto litantroce) un complesso di altre industrie, tra le quali fanno spicco le metallurgiche (fonderie di piombo e di zinco), le meccaniche e le tessili. Anche le risorse idro-elettriche (Drava e Sava) sono notevolissime.
La S., che fu una delle tre unità dalle quali risultava composto lo Stato jugoslavo all'atto della sua creazione, è oggi una delle sei Repubbliche federate della Federazione jugoslava (F.N.R.J.); il suo territorio misura 20.445 kmq , e conta ( 1950 ) 1,5 milioni di ab. (densità 68 a kmq .; nella S. settentrionale supera in varie plaghe i 100 a kmq.). La S. è, di tutte le zone della Jugoslavia, quella più vicina, per aspetto e costume, all'Europa occidentale. Gli Sloveni, che un tempo gettarono propagini in Ungheria, nella Venezia Giulia e nei Friuli, subirono durante la lunga dominazione tedesca continue perdite territoriali; in compenso ne assorbirono qualità e tratti nella cultura e nel costume. Nonostante il largo sviluppo industriale della S., poco numerosi vi sono relativamente, i centri urbani; dopo Lubiana, la capitale ( 121 mila ab.), van ricordati Maribor ( 86 mila ab.) e Celje ( 22 mila ab.), notevoli per le loro industrie.
Bibl.: A. Melik, Slovenija Geografski Opis, Lubiana 1035. Giuseppe Caraci
Storia. - Gli Sloveni (Sclaueni, Stlauene degli antichi testi), quale frazione più occidentale di quelli

(da K. Hislacher, Jugoslavica, Berlino BD, tav. II) Slovenia - Veduta del Kamnik.
che si dissero poi Slavi meridionali, si insediarono a gruppi piccoli e frazionati, senza unità statale, verso la fine del sec. vi nei territori alpini delle vallate della Sava e dell'alta Drava, con propaggini etniche verso l'Isonzo e il Timavo superiore.
Il fatto di essersi insediati nei territori alpini, mentre gli Avari dominavano le pianure, li sottrasse ben presto alla loro schiavitù. Retti dal 623 al 658 dal capo franco Samo, intorno a questo periodo cominciarono ad abbracciare il cristianesimo, mentre successivamente le diocesi di Salisburgo con il vescovo Liufram ( 850 ) e di Aquileia saranno particolarmente attive nel condurre gli Sloveni al cristianesimo. Dal punto di vista politico, da quest'epoca sino al 1918 essi rimasero sempre nell'orbita dei potentati feudali germanici o, infine, nell'ambito dell'Impero asburgico. Questa condizione storica impedì la formazione di una classe dirigente nobile e feudale strettamente slovena e gli Sloveni entrarono nel novero di quelle che F. Engels chiamò "nazionalità senza storia", in quanto inserite nella vicenda storica di complessi politici più vasti.
Entrato in crisi il dominio franco, la S. passò sotto quello dei Bavari (745-88), quindi ancora dei Franchi (788-907), dei Magiari ( 907 -55); finché nei secc. XI-xIII piccole dinastie feudali tedesche o comunajie soggette all'Impero, dominarono le varie parti della S.: i Babemberg, gli Andechs-Merano, gli Spanheim, i conti di Cilli, il patriarcato di Aquileia, i conti di Gorizia finché con la salita degli Asburgo al trono imperiale la S. rimase stabilmente legata a Vienna (salvo la parentesi napoleonica) sino al 1918.
Un momento importante nel processo di formazione di una coscienza nazionale slovena è rappresentato dalla Riforma e dalla Controriforma, poiché l'una e l'altra contribuirono potentemente alla formazione di una lingua scritta slovena e, conseguentemente, a individuare meglio la nazionalità slovena. Primus Trubar, sloveno riformato, intorno al 1551 stampò a Tubinga un Catechismo, un Abecedario e nel 1557 l'intero Nuovo Testamento in lingua
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(da K. Hielscher, Jugoslavien, Berllino 1975, tux. 17) Slovenia - Il castello di Lubiana.
slovena; nel 1584 Giorgio Dalmatin tradusse l'intera Bibbia, mentre Adam Bohorič, scolaro di Melantone, con le sue Areticae horulae ( 1584 ) stese la prima grammatica slovena. Per contro, esponenti della controriforma in S. - da M. Kastelec al cappuccino p. Hyppolitus ecc. per tutto il sec. xvili - risposero a questa letteratura riformata con grammatiche, omelie, prediche, traduzioni della Bibbia (Japel) e Kumerdej, 1784-1802) ecc. La coscienza nazionale slovena ne uscì rafforzata e, più tardi, in sede politica, la creazione delle Province Illiriche da parte di Napoleone, con capitale Lubiana (1809-13), sarà considerata come un nuovo suggello alla loro fisionomia nazionale, anche se la mancanza di una classe dirigente slovena permanesse come elemento di fondo negativo che scomparirà solo a partire della seconda metà del sec. xix. A questa epoca, dal 1848 in poi, si nota in S. un certo risveglio nazionale limitato al campo letterario, mentre sino al termine della prima guerra mondiale rimarrà immutata la fedeltà asburgica ed essa troverà manifestazione ancora il 30 maggio 1917 per bocca di mons. Korosec, capo del partito popolare sloveno. Nel 1918 la S. entrò a far parte del Regno di Jugoslavia (v.). Durante la seconda guerra mondiale, a seguito del crollo jugoslavo, la S. settentrionale fu annessa alla Germania, quella meridionale con Lubiana all'Italia, oltre a piccole zone assegnate all'Ungheria (20 apr. 1941). Dopo la fine della guerrala S. è tornata a far parte della Jugoslavia ed ha guadagnato in estensione con i territori della Venezia Giulia, staccati dall'Italia in forza del Trattato di pace del 10 genn. 1947. Essa, per la Costituzione del ro genn. 1946, è una Repubblica federale della Federativa jugoslava.
BibL.: L. Pivko, Zgodovina Slovencev ("Storia degli Sloveni "), Lubiana 1909; J. Gruden, Zgodovina slovenshego naroda (a Storia del popolo slovenon), 6 voll., ivi 1911-16; J. Krek, Les Slovines, Parigi 1917; M. Murko, Die Bedrohung der Reformation u. Gegenreformation für das geistige Leben der Südslaven, Praga 1927. Angelo Tamborra
SLUTER, Claus. - Scultore, verosimilmente n. ad Haarlem durante la prima metà del sec. xiv, m. a Digione tra il sett. del 1405 ed il genn. del 1406.
Appare quale uno dei maestri della maniera tardo-gotica francese nelle sculture da lui eseguite a Digione ove si trasferì, come Jean de Marville, dai nativi Paesi Bassi, in epoca anteriore al 1385 . Le sue opere più importanti sono, oltre il famoso Poazo di Mosè nella certosa di Champmol ove è svolto il tema della Fontana di sangue e della Redenzione, la tomba di Filippo l'Ardito, oggi nel Museo di Digione, da lui iniziata ma portata a compimento dopo la sua morte da Claus de Werve, ed il portale della stessa certosa di Champmol. E questo uno dei monumenti
più insigni della scultura borgognona di quell'età per il realismo plastico delle immagini animate da un senso di focosa oratoria che attinge i vertici del più ispirato lirismo.
L'influsso esercitato dallo S. sulla scultura coeva fu vastissimo e si propagò oltre i confini della Borgogna, allora fra i centri più vivi della plastica nell'Europa centrale. Vedi tav. LI.
BibL.: M. Deviene, s. v. in Thieme-Becker, XXXI, pp. 144-150, con ampliss, bibl.
Emilio Lavagnino
## SMALCALDICI, ARTICOLI.
Furono redatti nella città di Smalcalda in tono intransigente e aggressivo da Lutero stesso (a differenza della conciliativa "Confessio Augustana - formulata da Melantone), come norma di quel che i protestanti avrebbero potuto e dovuto "recipere, concedere vel recusare" nel Concilio indetto per Mantova nel 1537.
Essi sono raggruppati in tre parti : la prima comprenda gli articoli riguardanti "la divina Maestà ", cioè il dogma trinitario e cristologico, com'è contenuto nel Simbolo Apostolico: di essi è detto che non c'è controversia con gli avversari; la seconda raggruppa gli articoli "irriducibili", su cui cioè non si deve fare alcuna concessione : essi sono la salvezza per i soli meriti di Gesù Cristo, la ripulas della Messa come sacrificio, la condanna dell'invocazione dei Santi, l'abolizione del celibato, il papato creazione dell'anticristo; nella terza vengono elencati is articoli su cui "si può trattare con i dotti e venire a compromessi ". Essi riguardano il peccato originale e le sue conseguenze; la legge, rivelatrice all'uomo della sua debolezza; la penitenza, come senso della morte spirituale e della propria radicale ingiustizia; la "falsa penitenza dei pontificii"; il Vangelo come manifestazione della promessa di per-

Smalto - Acquamanile, detto di Carlomagno, con s. incassati orientali del sec. viII - St-Maurice, Tesoro della chiesa abbaziale.
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dono; il Battesimo, con la giustificazione del Battesimo dei bambini; il Sacramento dell'altare; il potere delle chiavi; la confessione; la scomunica; l'iniziazione, l'Ordine e la vocazione; il matrimonio del sacerdoti; la Chiesa; "come dinanzi a Dio l'uomo vien giudicato e delle buone opere; i voti monastici; le tradizioni umane. Questi artificoli, sottoscritti da 43 teologi, tra cui Lutero, Bugenhagen, Nicola Amsdorf, Agricola, Melantone, Urbano Regio, furono inclusi nel Liber concordiae del 1580 , quale testo dogmatico del iuteranesimo (v. lutero).
Boll.: testo e commento in Die Behenntnisschriften der evangelisch-lutherische Kirche, Berlino 1930, pp. 405-68. Per il significato storico-dogmatico cf. M. Bendiscioli, Il luteranesimo, Milano 1948. Per il complesso J. Loriz, Dic Reformation in Deutschland, Friburgo in Br. 1940; K. Brandi, Deutsche Reformationsgeschichte, Stoccarda 1941. Mario Bendiscioli
SMALTO. - Nelle botteghe di oreficeria gli s. hanno avuto sempre, in tutte le epoche, una notevole applicazione per la decorazione degli oggetti. La pasta vitrea, colorata in vario modo con ossidi metallici e fusa, viene sovrapposta alle lamine metalliche con procedimenti diversi a seconda dell'epoca e delle scuole.
I. S. incassato (cloisonné). - Secondo questa tecnica la pasta vitrea è racchiusa in alveoli formati secondo il disegno e secondo le varietà cromatiche delle singole stesure. La tecnica, di origine persiana, passò alle officine barbariche nel complesso delle esperienze derivate dalla tarda romanità (fibule del Museo civico di Torino, ampolla di Pinguent, Vienna, Museo; corona di Teodolinda, Monza, tesoro della Cattedrale, ecc.).
A Bisanzio questa tecnica si continua ma ottenendo trasparenze limpidissime nei colori, armoniosa movenza della linea aurea del contorno ed intersature coloristiche perfette (gruppo di s. appartenenti alla più antica pala di altare del duomo di Venezia, sec. xi; reliquiario del Tesoro di S. Marco, ecc.). Così a Montecassino, quanto a Palermo, per opera di orefici bizantini e di imitatori

[^0]la tecnica venne applicata per le ricche oreficerie sacre e profane (corona di Costanza normanna, Palermo, Cattedrale; manto per l'incoronazione dei re normanni, Vienna, Kunsthistorische Museum). Negli altri s. a motivi figurativi, la frequenza dei fili d'oro degli alveoli scompose e ricompose le superfici in un ritmo stilistico che venne imitato nella pittura fino al tardo '200 (Cimabue, Duccio). Tra le opere eseguite nell'Italia meridionale e in Sicilia: la Croce reliquiario nel duomo di Napoli; la Coperta di evangeliario nel duomo di Capua; la Mitra nella cattedrale di Scala; la Croce di Gaeta; la Croce di Cosenza; l'altarino portatile di Agrigento, ecc. Accogliendola direttamente ed indirettamente attraverso i contatti con le opere delle officine mosane e renane, questa tecnica venne spinta, con la graduata colorazione degli s., ad effetti più plastici dalla scuola recentemente localizzata in Lombardia e alla quale apparterrebbero la legatura del codice di Ariberto del sec. xi (posta in rapporto alla rilegatura del duomo di St-Denis al Louvre) la legatura della cattedrale di Vercelli, la Pace di Chiavenna, ecc.
II. S. ab incavo (champlevé). - La tecnica elaborata nelle officine nordiche, ma di origine romana, consiste nel colare lo s. su lastre di rame incavate secondo il disegno, ma prive di alveoli veri e propri. E dapprima (sec. xit) si colora di s. la figura o la decorazione lasciando al fondo il naturale colore del metallo, poi (primi del sec. xini) si riserva il tono del metallo alla decorazione e si colora di s. il fondo. Sotto la pressione della scultura, si modella anche in rame in tutto o in parte la figura, sovrapponendola sul piano smaltato. In questa tecnica, nelle officine sulla Mosa, vennero eseguiti s. per opere di oreficeria quali la Croce d'oro (sec. x) e la Cassa reliquiario di S. Servazio a Maestricht, l'altarino portatile di Stavelot a Bruxelles (Musées Royaux d'art et d'histoire) ecc., sempre con rara esperienza. Un nuovo repertorio decorativo si venne a poco a poco formando, e dai contatti con l'oreficeria della Spagna pervengono motivi islamici mentre altri motivi passano dai fondi quadrettati delle miniature francesi: i lacrizioni a caratteri pseudocufici, sottili rami con fiori, cerchi, crocette, adornano gli oggetti sacri e profani prodotti dalle officine di Limoges, che in vasta serie si diffondono in tutta Europa, determinando anche vari centri di imitazione in Spagna come in Italia (numerosi esempi nel Museo di Cluny, al Louvre, al Museo Cristiano Vaticano, al Bargello, nella cattedrale di Agrigento, ecc. Tra le derivazioni: l'Arca di S. Domingo a Silos, prodotto di officina spagnola, lo s. del ciborio di S. Nicola della cattedrale di Bari, la Croce del Museo di Catania, ecc.). Anche da questi s. che si svolgevano sopra una gamma cromatica variata dal blu all'azzurro cielo, con verdi e rossi, pervennero alla pittura del ' 200 influenze ed alcuni ristagni di iconografie bizantine più frequenti nelle opere limesine e di iconografie ottoniane nelle officine sulla Mosa.
III. S. traslucido. - In Italia, principalmente a Siena, sorge nella seconda metà del ' 200 , dopo che Guccio di Mannaia ne diede il primo esempio nel famoso calice di Niccolò IV (1288-92) nel duomo di Assisi, una nuova tecnica che ben presto si diffonde in tutta Europa, quella
[^0]: SMALTO. - Copertura bizantina in argento con l'arcangelo Michele, rivestita di s. incassati e gemme incastonate (sec. xi). Venezia, Tesoro della basilica di S. Marco.
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Smalto - Piastra raffigurante Adamo risorgente, con s. ad incayo e foeliorni a modo di vermicolato - Biblioteca Vaticana, Museo Sacro.
che il Vasari diceva eseguita su bassorilievo. Scomparsa la necessità del rigido contorno, la pittura a s. riveste con superficie virosa e splendente la lamina d'oro e d'argento sulla quale è stata tracciata a delicatissimo rilievo la figura o la scena.
Tra i capolavori: il reliquiario del S.mo Corporale nel duomo di Orvieto eseguito da Viva e Ugolino da Vieri e il busto reliquiario di s. Agata eseguito da Giovanni di Bartolo senese ad Avignone, per la cattedrale di Catania, IV. S. difintio. - Mentre la tecnica dello s. traslucido riceve numerose applicazioni anche nella oreficeria sia chiesastica che civile, già nella metà del ' 400 a Limoges comincia la nuova tecnica che consiste nel dipingere con lo s. fuso sulle lastre di rame. Operarono con questa tecnica, spingendola alla massima perfezione, i maestri Pénicaud, Léonard Limousin, Pierre Reymond, ecc. e la loro produzione mantenne sempre qualità di arte.
In Italia massimamente nel '7oo la pittura a s. venne usata per medaglioni sacri, per tabacchiere, per vari oggetti. Nell'oreficeria dell'Ottocento che già comincia ad essere eseguita in serie, gli s. scompaiono mentre vengono ripresi con adattamenti del tutto nuovi dall'oreficeria moderna massime di Francia, preferendo le tecniche più antiche che lasciavano allo s. il pieno arbitrio di comporre pure e semplici intarsiature cromatiche. - Vedi tavv. LII-LIII.
Bibl.: Ch. de Linas, Les origines de l'orfèvrerie cloisonnée. Parigi 1877; E. Rupsé, L'oeuvre de Limoges, ivi 1890 ; E. Molinier. L'orfèvrerie religieuse et civile du Ve à la fin du XVe siècle, ivi 1902; Venturi, II, pp. 60-64, 634-73; IV, pp. 1076-81; O. von Falke, Deutsche Schmelzerbriten des Mittelalters, Düsseldorf 1902; A. Michel, Hist. de l'art. I, Parigi 1903, p. 275; I, II, ivi 1903, p. 869 sgg.; III, II, ivi 1908, pp. 889-96; V, I, ivi 1912, pp. 448-61; P. Toesca, Storia dell'arte ital., I, Torino 1927, pp. 335, 353, n. 73, 1112-21, 1147, n. 64; M. Accascina, Oreficeria limosina e bizantina in Sicilia, in Boll. d'arte dal Ministro della P. I., 22 (1928), pp. 551-64; A. Morassi, Antica oreficeria ital., Milano 1936; Y. Hachembruch, Italienisches Email des frühen Mittelalters, Basel 1938, p. 44 sgg., figg. 20-22; F. Scholman, Cli i. del Museo Sacro Vaticano, Città del Vaticano 1939; M. Chancey Ross, Etonalies catalanes de los siglos XII e XIII, in Arch. mp. de art. n. 44, marzo-aprile 1941; I. de Borchgrave d'Altena, Geocres de nos imagiers romans et gothiques. Sculptures, Ivoires... 1023-1 550. Bruxelles 1944; L. Mallé, Antichi s. cloisonnés e changlénés dei secc. XI-XIII in raccolte e musei del Piemonte, in Bull. Soc. piemont. d'arch. e di belle arte, 3 (1949), pp. 38-79; 4-5 (1950-51), pp. 54-136.
SMARAGDO. - Scrittore benedettino, operante nei primi decenni del sec. IX, forse di origine irlandese, monaco a Castellio sulla Mosa; quale abate, nell'819 trasferì l'abbazia a S. Michele sulla Mosa (diocesi di Verdun).
Da monaco compilò un Liber in partibus Donati in 15 libri, commentario grammaticale. Scrisse pure un commentario (liber comitis) sulle Epistole ed Evangeli
dell'anno, per cui si servi soprattutto di Agostino, Girolamo, Gregorio e Beda. Compilò, probabilmente per Carlomagno, una Via regia quale specchio ascetico per i principi fondandosi specialmente sui Preverbi e la Sapienza. Un Diadema monachorum è dedicato ai monaci di S. Michele; in occasione della riforma dei monasteri intrapresa da s. Benedetto d'Aniane e da Lodovico il Pio (817) compose un commento alla Regola di s. Benedetto. Altri piccoli scritti gli sono attribuiti ed è difficile sccresare quanto invece appartiene a Benedetto d'Aniane. Su di una operetta sulla Processione dello Spirito Santo, cf. Hefele-Leclercq, III, p. 1131. Ignoti sono l'anno ed il giorno della morte.
Bibl.: opere in PL, 102; Manitius, I, pp. 462-68; A. M. Albareda, Bibliografia de la Reple benedictina, Montserrat 1933, p. 327.
Pio Paschini
SMARAGDO, santo: v. Ciriaco, Largo e smaragdo, santi.
SMIRNE. - Antica citta dell'Asia Minore, nell'attuale Turchia. E una delle sette Chiese dell'Asia indicata nell' $A$ pocalisse, dove sta la lettera di s. Giovanni al vescovo di S. (2, 8-11).
Ignazio (v.), vescovo di Antiochia, vi passo nel suo viaggio a Roma e vi fu salutato dai rappresentanti delle comunità di Efeso, Magnesia e Tralles: egli indirizzò al suo amico Policarpo, vescovo di S., una lettera, ed un'altra alla sua Chiesa. Policarpo (v.) fu immolato nell'anfiteatro a 86 anni. La Chiesa di S. riferisce nella sua celebre lettera l'intrepida fortezza dei compagni di Policarpo in mezzo alle torture (cf. Martyrimm Polycarpi). Martire di S. è pure Pionio (v.), ricordato nel Martirologio geronimiano il 10 e 12 marzo, dipendendo dalla Passio (BHG, $2^{\text {a }}$ ed., n. 1546; H. Delehaye, Les passions des martyrs et les genres litter., Bruselles 1921, pp. 28-53), come i sinassari greci che l'indicano l'11 marzo (id., Symposium Eccl. Constantinop., col. 530). Policrate di Efeso riferisce che Trasea vescovo di Eumenia fu martirizzato a S. (Eusebio, Hist. eccl., V, 18, 14; 24, 4). A S. il Martirologio geronimiano indica ai 22 genn. il vescovo Valerio.
Esplorazioni archeologiche hanno permesso di identificare la S. primitiva sulla collina di Hacimutsos a 8 km . di distanza dall'attuale città, che occupa lo stesso sito di quello ellenistica. Ca. il 60 a. C. fece parte della provincia romana d'Asia; sotto Adriano assunse la denominazione di Adriane. Un terremoto la demolì nel 178 d. C. ed Elio Aristide ne promosse la ricostruzione. I Bizantini vi dominarono fino al 1071, anno in cui fu conquistata da Sulajmân ibn Qutejmik. Morto questi, S. divenne indipendente fino al rogy, quando i Bizantini la riconquistarono. Col Trattato di Ninfeo del 13 marzo 1261 tra l'imperatore di Nicea, Michele Paleologo, e Genova, S. divenne possesso genovese fino al 1330 ca., epoca in cui fu occupata dai Turchi. Questi ne furono scacciati nel 1344 dai Crociati e la città fu governata dai Genovesi e dai Cavalieri di S. Giovanni o di Rodi fino alla conquista fatta da Timûr nel 1402 e alla riconquista turca di Murâd II nel 1425. Nel 1920 S. fu occupata dai Greci che dovettero abbandonarla nel 1922 alla Turchia.
Si conoscono alcuni vescovi di S. intervenuti a concili, come Eutichio a quello di Nicea del 325 , Ilduas ad Efeso nel 431, Aiterico a Calcedonia nel 451. Coraggioso l'atteggiamento del metropolita Metrofane contro Fozio.
Tra il 1261 e il 1320 una chiesa cattolica è menzionata per ben due volte come in uso ai Genovesi. Nel periodo 1344-1417 vennero erette due chiese, dedicate l'una a s. Francesco e l'altra a s. Antonio di Padova; e in una lettera del papa Gregorio XI del 1373 sono menzionate le chiese di S. Marco e di S. Giorgio. In tale periodo S. ebbe arcivescovi latini (Eubel, I, p. 456) di cui il più nato è Paolo che divenne patriarca latino di Costantinopoli; nel 1595 fu C. G. Madruzzi poi cardinale. Con la riconquista turca S. divenne sede titolare
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fino al 1624 in cui fu eretta di nuovo l'arcidiocesi, ma l'apostolato ancor prima era stato continuato dai Francescani, che avevano l'unica chiesa cattolica; la S. Congregazione di Propaganda approvò le nuove sedi dei Gesuiti nel 1624 (p. De Camillac e fr. G. Collaro da Tinos) e dei Cappuccini nel 1634 che avevano avuto in amministrazione nel 1627 una nuova parrocchia in S. per i cattolici francesi. Una terza chiesa cattolica fu fondata nel 1630 dai Gesuiti, che istituirono una scuola molto frequentata da Greci e Armeni. Con la guerra tra Venezia e i Turchi ( $1645-69$ ) questi confiscarono il convento e alienarono la chiesa dei Francescani che la rifabbricarono nel 1692. Nel 1659 fu eretto un vicariato apostolico e primo vicario fu L. Macripodari (1659-89). La Chiesa di S. aumentò molto nel sec. xvili; nel 1743 si converti al cattolicesimo il metropolita armeno Sergio; anche i Domenicani si insiedarono a S. e i Francescani fondarono un ospedale; i cattolici francesi ebbero la loro parrocchia di S. Pelicarpo, gli altri quella dell'Immacolata Concezione. Un incendio funestò gli edifici sacri nel 1773. I Lazzaristi successero ai Gesuiti nel 1783. Il re Luigi XVI fece riedificare la chiesa dei Cappuccini. Una nuova parrocchia affidata ai Francescani fu eretta nel 1790 nel villaggio di Burnabat (Burnowa). Nel 1818 il papa Pio VII ripristinò l'arcidiocesi, elevando ad arcivescovo il vicario apostolico L. Cardelli, francescano (1818-32). Nel sec. xix la Chiesa di S. divenne sempre più fiorente, con l'arrivo di nuovi Ordini religiosi (Mechitaristi di Vienne, Fratelli delle Scuole Cristiane. Salesiani, Assunzionisti, varie congregazioni di suore).
A. S. il 17 giugno 1869 fu celebrato un Concilio cattolici orientale. Il 14 giugno 1874 fu consacrata dall'arcivescovo V. Spaccapietra la chiesa cattedrale e parrocchiale di S. Giovanni Battista. Distruzioni soffrirono le case religiose durante le guerra greco-turca del 1922 e i cattolici da allora andarono diminuendo. All'arcivescovato è unito il vicariato apostolico dell'Asia Minore con le missioni di Koma e Scalanuova.
Bibl.: L. Lemmens, Hierarchia lat. Orientis (1622), in Orient. christ., I (1923), pp. 223-54; V. Schultze, Alttheisti. Städte und Landschaften, II. Lipsia 1926, pp. 50-61; G. Hofmann, L'arcivesc. di S., in Orient. christ. per., I (1935), pp. 434466. Per la citta antica: W. M. Rannay, Letters to the seven Churches of Asia, Londra 1904; E. Deschamps, Smyrne, la ville d'Humére, in Bull. de la Soc. Géogr. de Marseille, 36 (1912), pp. 151-78; F. o H. Miltner, Bericht über eine Voruntersuchung in Alt-Smyrna, in Jahreshefte d. österr. archäol. Instit. Beiblatt. 27 (1932), pp. 127-87. V. anche : Kazim Pascha, Guide d'Icmir. Istanbul 1934. Enrico Ioni
SMITH, ADAM. - Filosofo ed economista, n. a Kirkaldy (Scozia) il 5 giugno 1723, m. a Edimburgo il 17 luglio 1790. Entrò quattordicenne alla Scuola superiore di Glasgow dove fu allievo di Hutcheson al corso di filosofia morale; dai principi generali del maestro sviluppò in seguito il suo pensiero filosofico ed economico, per avviarsi, secondo i desideri della famiglia, alla carriera ecclesiastica anglicana; però abbandonò la teologia per seguire i corsi di scienze naturali e di filosofia, laureandosi nel 1746.
Tenne corsi liberi all'Università di Edimburgo, dove conobbe l'Hume, di cui rimase amico; nel 1751 fu nominato professore di logica all'Università di Glasgow e l'anno successivo di filosofia morale, cattedra che tenne fino al 1763. Il suo corso, sulle tracce di quello delI'Hutcheson, che l'aveva preceduto, era diviso in quattro parti : teologia naturale, etica, diritto civile e politico, economia politica. Di queste solo la seconda e la quarta, elaborate e ampliate, furono pubblicate dallo S., l'una nel 1759 (Theory of moral sentiments, Londra 1759), l'altra nel 1776 (An inquiry into the nature and causes of wealth of nations, ivi 1776). Alla fine del 1763 lasciò l'insegnamento per accompagnare il duca di Buccleugh in un viaggio in Europa; con lui soggiornò a lungo in Francia dove conobbe i più eminenti uomini del tempo. Discutendo con Turgot e Quesnay, fondatori della scuola fisiocratica francese, S. approfondì e allargò le sue conoscenze economiche, tanto da essere in seguito accusato di aver
preso dai fisiocrati la parte più importante della sua dottrina; ma negli appunti delle sue lezioni di economia politica precedenti al viaggio sono già enunciati tutti i principi fondamentali della «Ricchezza delle nazioni» (Lectures on justice, police, revenue and armes, delivered in the University of Glasgow by A. S., reported by a student in 1763 and edited with introduction and notes by E. Cannon, Oxford 1896). Di ritorno in Inghilterra nel 1766 si ritirò per alcuni anni a Kirkaldy, elaborandovi la sua opera di economia politica, che, pubblicata nel 1776, ebbe un rapido successo. Nel 1778, in riconoscimento dei suoi meriti, lo S. fu nominato commissario dei dazi e delle dogane in Scozia, carica che tenne fino alla morte. Postume, furono pubblicate alcune sue piccole monografie di carattere filosofico ed economico, di importanza minore (A. S., Essays, Dublino 1795).
Con la Teoria dei sentimenti morali lo S. non si stacca dall'empirismo e dal moralismo dell'Hutcheson e dell'Hume: l'uomo è un essere morale guidata dal sentimento della simpatia di cui la natura si serve per indirizzare le sorti dell'umanità verso la felicità voluta dalla Provvidenza. L'equilibrio fra gli impulsi egoistici e quelli altruistici, attuato dalla simpatia, conduce all'armonia fra il bene proprio e quello della società. L'analisi del sentimento della simpatia forma la parte essenziale dell'opera, ma l'errore iniziale di voler dedurre una legge morale dall'immediatezza del sentimento dà al ragionamento dello S. un carattere di fragilità e di insufficienza.
La fama e l'importanza dello S. come economista è legata alle Ricerche sulla natura e sulle cause della ricchezza delle Nazioni, dove, demoliti i sofismi del mercantilismo, l'economia passa dalla trattazione frammentaria ed empirica a quella sistematica e scientifica, cosi che il suo autore può essere considerato il fondatore della scienza economica. L'opera ha avuto più di una traduzione italiana di cui la più recente nel 1945 (A. S., Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, introd. di A. Graziani, Torino 1945, con bibl.). Caratteristiche fondamentali dell'intera opera dello S. sono : l'utilitarismo: l'individuo è spinto da innati sentimenti ad agire economicamente per massimizzare la ricchezza materiale; l'individualismo: la società è la somma degli individui, e la realizzazione degli interessi individuali è insieme quella dell'interesse sociale; il liberismo: lo Stato non deve intervenire nelle azioni economiche degli individui perché ne turberebbe la naturale armonia. Punti deboli sono: l'identificazione del principio economico con l'egoismo, che costituisce nei classici successivi la premessa per la schematizzazione dell'uomo economico e per la separazione dell'economia dall'etica; l'insufficiente visione dei fini della società e dello Stato; la restrizione dell'oggetto dell'economia alla sfera dei beni materiali; la visione unilaterale del problema del valore. Merito dello S. rimane quello di essere riuscito, con rigoroso metodo scientifico, a fondere in un corpo organico e coerente le osservazioni frammentarie dei precursori e a dedurre da poche premesse un sistema di leggi economiche, tali da avere generale validità. Inoltre l'attenta osservazione dell'esperienza industriale e commerciale inglese impedisce all'opera dello S. di cadere nell'apriorismo e nello schematismo, imprimendole un carattere di concretezza che mancherà poi nei suoi successori.
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Bibl.: A. Oncken, A. S. in der Kulturgeschichte, Vienna 1874; A. Delatour, A. S., Parigi 1886; F. Ferrara, A. S. e le indagini sulla ricchezza delle nazioni, in Esame storico critico di economisti, $1^{\circ}$ serie, I, Torino 1889, pp. 146-487; J. Ruc, Life of A. S., Londra 1895; L. Limentani, La morale della simpatia, Genova 1914; L. Luzzotti, Il contenario della pubblicazione del('apera di A. S. (estr. da Scienza e patria), Firenze 1916; E. Cannan, $A$ history of the theories of production and distribution in English Political Economy from 1556 to 1646, $3^{\circ}$ ed., Londra 1917; A. Graziani, A. S., in Annali di economia, 2 (1925), pp. 17 43; F. Virgili, A. S., Milano 1928; J. M. Keynes, A. S. as student and professor, in Economic Journal, 1938, pp. 33-47; I. Grignotti Il posto... di A. S. nella st. della dattr. ecclesiastica, in Ist. Lombardo Sc. lett. 68 (1943-45), pp. 3- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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entrato nell'uso in un manifesto del 1820 (Owen); collettivismo verso il 1850 . S. è il termine più generale e, abbandonato ormai quasi il termine collettivismo, resta solo in campo, con il termine comunismo (v.), ad indicare nella pratica politica un marxismo più attenuato.
Difficile è però dare in teoria la ratio discriminans tra i due sistemi economico-sociali, tanto l'uso dei termini è diverso secondo la persona o le persone che lo usano. L'U.R.S.S., che bandisce il comunismo, si autodefinisce, p. es., nella sua stessa costituzione una federazione di repubbliche socialiste.
I. Note storiche. - L'istanza sociale, che il s. moderno ripresenta in contrapposizione al capitalismo (v.), è perenne nella storia delle società umane; essa è stata raccolta, secondo i tempi e le civiltà, da religioni, da scuole filosofiche, da ideazioni programmatiche della politica di differenti epoche, interpretata ogni volta secondo la particolare postulazione di ciascuna. Per essa si poneva il problema dei rapporti fra ricchi e poveri e fra le categorie e le classi sociali in cui si differenziavano i dirigenti e gli esecutori del lavoro produttivo, i detentori di beni e gli addetti alle più gravi ed umili fatiche. Ma come movimento sociale definito tcoreticamente e organizzato nella prassi si finì di un rinnovamento delle strutture economico-sociali il s. appartenne all'età moderna. Perciò l'epoca dal 1820 al 1850 merita una speciale menzione nella storia del s. Per la storia dell'antichità classica, i movimenti ereticali del medioevo e della s riforma s, i programmi utopistici della Rinascenza fino ai tentativi attuativi durante la Rivoluzione Francese v. comunismo.
I. Inizi del s. moderno. - La rivoluzione industriale alla fine del sec. xviri aveva cambiato profondamente la fisionomia sociale e la struttura economica moderna: il liberalismo, sanziousto teoricamente da Smith e dai continuatori, conduce alla libertà di concorrenza da un lato e, dall'altro, ai contrasti tra imprenditore e salariato; la rapidissima industrializzazione provoca una rivoluzione economico-tecnica nella produzione, che a sua volta genera una tragica situazione per la classe operaia (l'Inghilterra farà la prima esperienza nel 1810 con il luddismo, movimento di rivolta contro l'industrializzazione). La classe operaia si agita, culminando durante il decennio $1838-48$, nel movimento cartista (v. cartismo); in Francia si manifesta un s. utopistico, di cui sono rappresentanti SaintSimon (v.) e Fourier (v.). Affine al Fourier è R. Owen (v.) che può essere considerato un precursore del cooperativismo. Sempre in Francia Luigi Blanc (1811-81), affidandosi all'c organizzazione del lavoro s, formula un programma riformista. Accanto ai riformisti utopici, la tesi estremista ed anarchica è sostenuta da Proudhon (v.) le cui argomentazioni antiborghesi e, soprattutto, il suo famoso scritto $\mathrm{Cor}^{\prime} \mathrm{e}$ la proprietà (risposta: un furto) fornirono ampio materiale alla propaganda socialista.
2. S. scientifico di Marx. - Di contro a tali teorie utopistiche, si delinea in Germania il s. detto a scientifico a da Marx (v.) perché fondato sul metodo dialettico di diagoosi della realtà sociale ed economica e delle leggi che ne regolano il corso nel divenire storico. Il Manifesto dei comunisti dal 1848 , in cui Marx ed Engels (v.) dànno alla questione sociale una base solidamente costruita nella diagoosi critica, segna il sorgere del s. moderno nella sua caratteristica di movimento unitario che supera i limiti di nazionalità, di razza e fonda l'azione politica, sindacale e culturale nell'interesse di una sola classe e nella disciplina di un solo partito (per l'aspetto filosofico e l'interpretazione della storia nel marxismo, v. materialismo dialettico; materialismo storico). Poco dopo le sue origini il s. tedesco assunse due forme : quella marxista, rifuggente da compromessi riformistici, e quella che, detta s. di Stato, sempre affermando un programma sovversivo di rinnovazione, considerava l'intervento dello Stato, sia pur borghese, come un train-d'union tra la realtà attuale e quella avvenire. E rappresentata dal Rodbertus (1805-75) e soprattutto dal Lassalle (v.) che, influenzato dagli scritti del Fichte, si allontanò da Marx e vagheggiò
un s. nazionale tedesco con interventi protezionistici dell'economia tedesca e con una politica cooperativistica, finanziata dallo Stato, onde sottrarre gli operai alla legge cosiddetta bronzea del salario.
Come in Germania, cosi in Francia ed in Inghilterra, al contatto della realtà in cui vengono esperimentate le nuove teorie, sorgono divergenze e critiche revisioniste. L'Inghilterra fu di fatto la secessionista più importante, avendo avuto la realtà sindacale una netta prevalenza su quella politica.
Il partito, sorto tardi e stentato, subì il prestigio del fattore sindacale, il quale riusci ad ambientare l'impulso socialista nella particolare situazione inglese, si che il movimento politico divenne un accessorio necessario delle Trade Unions, cresciute a ordinata potenza ed autorità (v. laburismo; sindacalismo).
In generale si può dire che la storia del s. si svolge nella divisione delle sue correnti : la intransigente (rivoluzionaria, integralista) e la revisionista (o riformista, transigente, laburista). In Francia tennero per molto tempo il campo, quali capi, il Jaurès e il Guesde sino al 1914. In Germania il Kautsky, il Bebel, il Bernstein, il Liebneckt, l'Ebert e il Noske, che regnese il moto rivoluzionario capeggiato dal figlio del Liebneckt nel 1920. Ma le distinzioni sono esse stesse imprecise, poiché all'atto pratico il s. occidentale trovò in ogni paese la propria strada ed appalesò in modi suoi propri le tendenze circa il metodo della lotta politica e dell'azione sindacale.
La stessa situazione si è verificata in seno alle Internazionali (v.), che sono state successivamente create per realizzare invano una omogenea e concorde Internazionale socialista. Il primo congresso della prima Internazionale, tenutosi a Ginevra sotto la presidenza di Marx nel 1866, aprì le porte a socialisti di tutte le sfumature; ben presto però i dissensi interni determinarono scissioni e secessioni (Lassalle, Bakunin) e l'Internazionale si sciolse. Con la seconda, riunitasi a Parigi nel 1889 , si entra nella fase organizzativa : ne fanno parte tutti i partiti socialisti dei vari paesi, il cui programma internazionalista, mai completamente raggiunto, si infrange allo scoppio della prima guerra mondiale. In seguito i tentativi di ricostituire una terza Internazionale sfociarono nella riunione di Mosca del 1919, in cui essa venne fondata con programma nettamente comunista.
II. Il s. in Italia. - I. Gli inizi. - In Italia la diffusione di dottrine socialiste si affianca in certo modo, nei primordi, al movimento risorgimentale, che si pronuncia dal 1848 in poi per merito di alcuni validi propugnatori dell'unità nazionale. Per essi il problema del nuovo Stato dev'essere integrato dall'elemento sociale, ma ciascuno ha in proposito una propria visione: Carlo Pisacane (v.) è il più convinto assertore della necessità e fatalità della rivoluzione sociale. Affini a lui, ma più distesi nel delineare il rapporto sociale con il politico, G. Ferrari (v.) ed il federalista Cattaneo. Anche Mazzini (v.) si investe del problema sociale, ma la sua spiritualità gli fa considerare la nazione ed il popolo come l'ambiente ed il soggetto della rivoluzione evolutiva-educatrice; egli contrasta il fondamento materialistico della dottrina sociale, quale unico fattore, ed il classicismo operaistico, quale unico soggetto della vita economica, come dell'economia quale solo movente creatore della storia umana. Soltanto a risorgimento ultimato la questione sociale si verrà affermando in Italia secondo l'orientamento marxista, sia nella teoria che nella prassi. Di tale orientamento fu divulgatore e sostenitore Antonio Labriola (v.), il quale, sebbene alieno dalla personale partecipazione alla lotta politica, contribuì molto alla formazione di una cultura marxista e quindi al costituirsi del Partito italiano del s.
Dal 1857 al 1864 M. Bakunin (v.), socialista anarchico russo, agita in Italia e diffonde i principi del s. internazionalista. Da Bologna la sua azione propagandistica tenta di sfruttare il malcontento derivato dallo sforzo del risorgimento nazionale e dall'affioramento di inquietudini e di aspirazioni diffuse tra i contadini di alcune zone del nord e soprattutto tra gruppi di operai e di intellettuali attratti dalle tendenze socialiste-materialiste diffuse in tutta Europa. Nessun risultato positivo ebbe l'attività del
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Bakunin. ma alla sua propaganda bisogna richiamarsi per riconoscere i primi passi del s. italiano. La tendenza da lui promossa, estremista, barricadiera, sarà battuta al Congresso di Genova del 1894, dal quale si parte il vero e proprio Partito socialista italiano, già costituitosi nel 1893. Fra i promotori del Congresso di Genova era Andrea Costa, eminente figura tra gli iniziatori del s., poi aderente al metodo adottato dalla Seconda Internazionale.
2. S. rivoluzionario e s. riformista. - Due furono le tendenze in seno al nuovo Partito: la rivoluzionaria che, attraverso varie elaborazioni (dal massimalismo al comunismo), giunse al temporaneo affermarsi di una corrente sindacalista rivoluzionaria nel 1903-1904, derivata dal francese Sorel, di cui furono esponenti Arturo Labriola ed Enrico Leone. La tendenza riformista, invece, capeggiata da Turati, Bissolati, Rigola ed altri, tendeva alla realizzazione di un graduale programma di riforme che fu chiamato "minimo" in confronto a quello dei massimalisti. Scorrendo le cronache riguardanti il Partito socialista, si riscontra un ritmo mutevole che permette una indicazione esplicativa di non pochi atteggiamenti del Partito fin dalla sua fondazione: nei momenti di svolgimento pacifico e ordinato della vita nazionale la corrente riformista risaliva in prestigio e svolgeva così un programma di penetrazione, appoggiata dalla Confederazione generale del lavoro, negli organi della vita nazionale, centrale e periferica, negli istituti statali, nelle province e nei comuni, affermando in pratica esperienza i principi del s. nella legislazione e nella prassi per le provvidenze sociali. 1 D'Aragona, Rigola, Buozzi, non furono mai lontani dai Turati, Bissolati, Bonomi, Prampolini, Treves. E furono essi appunto ad accettare l'invito alla collaborazione in uno Stato che si era definitivamente aperto alle esigenze sociali, dopo l'esperienza dolorosa dei moti del 1894 in Sicilia e del 1898 in varie parti d'Italia. Dal 1900 gradualmente il s. si era inserito nella vita nazionale, giovando senza dubbio all'aggiornamento del clima politico ed economico italiano. Tuttavia quasi un senso pudico di imbarazzo trattenne i socialisti dal partecipare al governo e fu soltanto durante la prima guerra mondiale che Bissolati e Bonomi ruppero patriotticamente gli indugi ed accettarono la partecipazione in nome dell'unità delle forze nazionali, mentre era in giuoco la rischiosa carta della vittoria.
Il contrasto fra le due tendenze riapparve in pieno in quegli anni, poiché i capi della tendenza "rivoluzionaria " si fecero co-iniziatori e compartecipi dei Congressi internazionaliati di Zimmerwald (1913), di Kienthal (1916), di Stoccolma (1917). In tali congressi la pregiudiziale internazionalista veniva opposta ai vari patriottismi, qualificati come borghesi, cui aderivano in maggioranza i socialisti dei paesi belligeranti, in primo luogo quelli della Germania guglielmina, che pure aveva gettato il guanto della sfida bellica. Parte cospicua ebbe allora Lenin che era riuscito, con l'aiuto di una infima minoranza, a compiere il colpo rivoluzionario dell'ott. 1917. La terza Internazionale, costituita nel clima della Rivoluzione ancora in corso, proclamò sdegnosamente che l'adesione era riservata a coloro che accettavano la formola bolscevica e la Rivoluzione russa. Con quell'atto costitutivo la terza Internazionale venne destinata al compito, non precisamente internazionale, di operare la conversione delle forze socialiste verso la Russia. Questa fatale deviazione imperialistica, caratteristica di tutte le grandi rivoluzioni, si è disvelata ancora una volta nell'azione trentennale della nuova potenza russa. Nuova per gli istituti politici e per la impostazione ideologica, ma in diretta derivazione della politica espansionista seguita dal sec. xvir in poi dall'Impero moscovita.
La Rivoluzione sovietica portò inevitabilmente all'isolamento della Russia dall'Europa. E la piattaforma fornita dalla terza Internazionale volle essere non solo un omaggio ai principi rivoluzionari che la ispirarono e la guidarono, ma anche un tentativo, bene organizzato, per infrangere o almeno attenuare l'isolamento sopraggiunto e le diffidenze dei paesi a civiltà occidentale e ad economia borghese.
Infatti dalla dichiarazione di Mosca, che rigettava le adesioni dei partiti o delle frazioni dei partiti socialisti non aderenti al programma massimalista del bolscevismo, provenne anche al s. italiano, come a quello francese, al tedesco e di altri paesi, la spinta alla scissione. Vennero costituiti i partiti comunisti, sottraendo larghi contingenti ai partiti socialisti unitari. In Italia si costituì il Partito comunista italiano (1920). Ma anche così, eccetto che nel Labour Party inglese e nei partiti socialisti dei paesi nordici, l'intima concordia non trovò l'ideale terreno favorevole. Al Congresso di Milano del 1921 i riformisti furono chiaramente diffidati. Si dichiarò incompatibile e soggetta ad espulsione la partecipazione di socialisti al governo e, nonostante la dichiarazione di Mosca che escludeva dalla terza Internazionale i non aderenti al Partito comunista, il Congresso mantenne teoricamente, ma esplicitamente, l'adesione del Partito alla medesima.
In un successivo congresso (Roma, 3-4 ott. 1922) l'espulsione fu approvata. Ma al Congresso di Milano del 15-18 apr. 1923, dopo l'affermazione del fascismo e l'avvento del nuovo governo, presieduto da Mussolini, si riaffacciò l'esigenza unitaria con un appello alla unione di tutti i lavoratori per la difesa del Partito : in altre parole alla unione di tutti i socialisti senza distinzione di tendenze. Durante la lunga parentesi ventennale del fascismo venne ricostituita in Francia la rappresentanza del Partito socialista italiano che, concorde nell'opposizione antifascista, tuttavia mai fu concorde nelle direttive di Partito. La Rivoluzione russa, la politica del Partito bolscevico, le epurazioni sia verso i menscevichi sia verso i trotskisti, sollevarono di volta in volta ripercussioni diverse, indecisioni non sopite e contrasti mai risolti. Due concezioni diverse si vennero delineando nel s. italiano, come in tutti i paesi d'Europa, di fronte al consolidarsi faticoso, ma inesorabile, del bolscevismo (v.) russo. La corrente, che ormai si potrà riconoscere come quella occidentalista impersonata nei nomi noti di Turati, Modigliani, Treves, Saragat, si poneva inevitabilmente contro alla filobolscevica, detta tendenza di sinistra, orientata verso un credito di fiduciosa aspettazione nell'esperimento del primo Stato socialista, fondato secondo i postulati teorici del marxismo e quelli tatticamente realizzatori delle direttive leniniste e staliniste. In questa seconda corrente del Partito socialista si fece strada a Parigi Pietro Nenni, che aveva, dopo il 1922, rinunziato al suo passato di mazzi-niano-repubblicano per accettare il programma socialista.
3. Situazione odierna. - Alla caduta del fascismo, nel travaglio affannoso della sconfitta e con l'arrivo degli anglo-americani, risorgeva in Italia nel 1944-45 il Partito socialista definitosi come Partito socialista italiano di unità proletaria. Con la costituzione del primo governo, designato dal Comitato nazionale di liberazione e presieduto da Ivanoc Bonomi, il problema della partecipazione al potere era superato. Le rappresentanze dei Partiti socialista e comunista coalizzati ebbero campo di azione politica nel momento del primo appello elettorale con il referendum costituzionale del 2 giugno 1946 e l'elezione della Costituente, che portarono alla proclamazione della Repubblica italiana, essendo ministro dell'Interno il socialista Romita e ministro degli Esteri Pietro Nenni. Ma la situazione interna italiana, agitata dal dinamismo proprio degli inizi, non facilitò la coesistenza delle due correnti predominanti nel Partito socialista, e l'alternativa di atteggiamenti e di umori più volte rasentò e finì per sboccare nella scissione.
Nel 1947 la coalizione ministeriale del Comitato di liberazione nazionale entrò in crisi, e si approfondì di conseguenza la crisi del Partito socialista, con vicende varie di congressi, parziali e nazionali, di separazione e di polemiche, essendo alla destra la tendenza laburista con a capo Giuseppe Saragat, al centro sinistreggiante Giuseppe Romita, alla sinistra dichiaratamente filo-comunista Pietro Nenni. E il Partito ricadde nei travagli scismatici : all'incirca un terzo degli aderenti passò con Saragat, una porzione minore si polarizzo con Romita, una sensibile maggioranza restò nel partito d'origine con Nenni. Caratteristiche della prima fazione l'occidentalismo aperto e l'adesione dell'Italia all'Unione delle na-
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zioni associate al Patto Atlantico; della frazione romitiana l'adesione al Patto Atlantico, ma le riserve sensibili sulla politica interna e circa la partecipazione ai governi presieduti dall'on. De Gasperi. Tale posizione dura ancor oggi sostanzialmente, anche dopo l'unione delle due frazioni nel nuovo Portito socialisto dei lavoratori italiani.
III. Natura del s. - L' essenza economica del s. scientifico è tutta nel trapasso dei capitali di p