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poteva ufficialmente adoperarsi per l'italianità tridentina e giuliana, data la sua alleanza con l'Austria. Di quel periodo sono anche l'assistenza agli emigranti, nella quale la s. ha scritto pagine di alta benemerenza, nonché l'istituzione di molte scuole italiane all'estero, specie nell'Africa settentrionale e nell'America latina. Gravemente danneggiata dalla seconda guerra mondiale, la "Dante" è oggi in fase di netta ripresa, nonostante la mancata riapertura dei suoi comitati in diversi paesi.

BibL.: P. Barbera, La D. A.: relaz. storica, Roma 1919; G. F. Guerrazzi, Ricordi di irredentismo, Bologna 1922; La S. Naz. D. A.: 1888-1939, Roma 1939; M. Galifi, La D. A., ivi 1921. Si vedano anche i Notiziari pubblicati periodicamente dalla presidenza e quelli che appaiono su diverse riviste (Nuova Antol., Idea, Italiani nel mondo, ecc.), nonché gli Atti dei congressi annuali (cf. La D. A. dopo guerra, in Docum. di vita ital., 3 [1953], pp. 1233-36).

Renzo U. Montini
SOCIETÀ DEL DIVIN GUORE DI GESÚ (Breslavia). - Fondata a Breslavia nel 1907 da Gabriella Klausa, come società senza voti.

Fine speciale dell'Istituto sono le opere di carità soprattutto verso i piccoli e i giovani pericolanti, malaticci e abbandonati, verso le famiglie e verso gli eretici. Il 19 luglio 1930 si ebbe il decreto di lode e l'approvazione temporanea delle Costituzioni, definitivamente sanzionate il 3 ag. 1937. Le suore non hanno abito religioso e sono appena 46 in 5 case.

BibL.: Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, B. 115.
Agostino Pugliese
SOCIETÀ DEL DIVIN SALVATURE (S. D. S.). - Congregazione religiosa di voti semplici, fondata a Roma dal p. Francesco Maria della Croce Jordan (v.) l'8 dic. 1881.

Suo scopo è di formare sacerdoti-apostoli, per la difesa e la propagazione della religione cattolica. Da questa Società ha origine la "Giornata sacerdotale mensile", oggi entrata ufficialmente nella liturgia con la Messa di "Gesù Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote". Il 27 maggio 1905 il b. Pio X concedeva il decreto di lode e l'8 marzo 1912 l'approvava definitivamente.

Attualmente la Società è sparsa in molti paesi d'Europa, d'America del sud e del nord, dove ha una missione tra i negri e tra gli indiani; in Asia è affidata alle sue cure la prefettura apostolica di Shazwu. E divisa in 10 province e 2 pro-province: conta 587 padri, 209 chierici professi, 306 fratelli conversi, 61 novizi chierici, 19 fratelli conversi novizi, 1038 candidati chierici, 33 candidati conversi, in tutto 2253 membri.

Tra le personalità di questa Società sono da ricordare il p. Bonaventura Lüthen, fedele collaboratore del fondatore; il p. Pancrazio Pfeiffer, primo generale che la propagò e le dette forte impulso; il p. Evaristo Mader, noto archeologo biblico, direttore dell'Istituto Orientale della "Görres Gesellschaft " e scopritore della biblica Mambre, della tomba di Abramo e della Chiesa della rialluplicazione dei pani; il p. Cristoforo Becker, fondatore del primo Istituto cattolico medico-missionario a Würzburg; il p. Otto Hopfenmüller, scemalatosi nella lotta contro il Kulturkampf e fondatore della missione dell'Assam, India. La Curia generalizia e il Collegio internazionale di studi sono a Roma, Via della Conciliazione 51.

BibL.: P. Pfeiffer, Franz Jordon und seine Gründungen, Roma 1920; E. Federici, Il p. F. Yordan, ivi 1928.

Francesco Emmerzager
SOCIETÀ DEL DIVIN VERBO (Vergiti). Congregazione religiosa composta di sacerdoti e di fratelli coadiutori, fondata a Steyl (Olanda), l'8 sett. 1875, da Arnaldo Janssen.

Ricevette l'approvazione della S. Sede il 2 maggio 1901 e il privilegio dell'esenzione il 6 ag. 1943. La S. conta 4813 religiosi, di cui 2305 sacerdoti, ed è divisa in 16 province ( 7 in Europa, 8 in America, i nelle Isole Filippine), 16 vice-province ( 4 in Europa, 10 in Asia, I in Australia) e 109 comunità.

La Curia generalizia si trova a Roma, dove è anche il Collegio internazionale. Il superiore generale è eletto per 12 anni dal Capitolo generale, cui compete l'autorità legislativa. Il superiore generale a sua volta nomina i superiori provinciali e locali, ed assegna a ciascun religioso il suo campo di lavoro senza riguardo alla provincia d'origine. Il fine speciale della S. è l'evangelizzazione degli infedeli. Ad esso sono indirizzate tutte le altre attività, come la predicazione, gli esercizi spirituali e le missioni popolari fra i cattolici, la cura d'anime in paesi con gran penuria di sacerdoti (Argentina, Brasile, Cile, Isole Filippine), la formazione del clero, l'educazione e l'istruzione della gioventù nelle scuole medie e superiori (Università cattoliche di Pechino in Cina, di S. Carlos in Cebù nelle Filippine, di Nagoya in Giappone), l'edizione di riviste missionarie e di buona stampa, la propagazione della devozione alla S.ma Trinità, specie allo Spirito Santo ed al S. Cuore di Gesù.

Al presente la S. ha in Cina 4 arcidiocesi, 5 diocesi e 3 prefetture apostoliche. Successivamente altre missioni furono affidate alla S. in Africa, nella Nuova Guinea, nel
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(per coriscia del Superiora generale della S. del D. F.) SOCIETA DEL DIVIN VERBO (Vergiti). Ritratto del fondatore p. Arnaldo Janssen.

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Giappone, nelle Isole Filippine, nell'Indonesia e nell'India; ha 20 missioni dipendenti da Propaganda e lavora in 44 diocesi dell'America latina e delle Isole Filippine.

BibL: v. JANSEN, ARNOLO. Enrico Kroes SOCIETÀ DELLA CROCE ROSSA. - La C. R. è un organismo internazionale, a carattere universale, operante in tutti gli Stati del mondo, giuridicamente regolato da convenzioni firmate da tutti i governi, ed ha propri statuti approvati in varie conferenze internazionali. Il suo emblema, costituito da una C. R. di cinque quadrati in campo bianco, riconosciuto come segno del privilegio di neutralità in tempo di guerra e simbolo di solidarietà umana in tempo di pace, al di sopra di ogni considerazione razziale, politica e di diversità di religione, è costituito dai colori invertiti della bandiera della Confederazione svizzera, nazione che ha dato origine alla formazione giuridica di tale movimento e che ne ospita attualmente le organizzazioni internazionali. Per i paesi musulmani si è consentito che il segno di neutralità fosse rappresentato dalla mezzaluna rossa, o dal leone e sole rosso; ma sono allo studio risoluzioni per ottenere la unificazione del simbolo di neutralità nel segno della C. R. in campo bianco.

1. Origine. - Si doveva pervenire fino alla seconda metà del sec. xix per avere le prime timide affermazioni del concetto che il ferito di guerra non poteva più essere considerato un nemico e come tale aveva diritto all'assistenza ed al rispetto. L'italiano Ferdinando Palasciano, chirurgo nell'esercito borbonico di Napoli, può considerarsi il primo assertore del concetto della "neutralità del ferito in guerra"; concetto che egli sostenne a prezzo di personale sacrificio fin dal 1848 nell'assedio di Messina e che ribadì solennemente nel 1861 all'Accademia Pontoniana di Napoli.

Quest'idea trovò strenua attuazione nel ginevrino Enrico Dunant, riconosciuto come il fondatore della C. R. Accanto a lui va ricordato il sacerdote d. Lorenzo Barzizza, il quale fu a capo della Commissione civica che a Castiglione delle Stiviere provvide ai problemi di assistenza sanitaria dei feriti della battaglia di Solferino. L'esempio del Barzizza e il terrificante spettacolo di migliaia di feriti impressionarono il Dunant, turista allora in quel territorio (cf. L. Barzizza, Il dimenticato animatore della C. R., Brescia 1952). Un volume del Dunant Un souvenir de Solferino (1862) ebbe grande e profonda eco in tutto il mondo e le sue conclusioni umanitarie, esaminate e discusse dalla filantropica Società di pubblica utilità di Ginevra, portarono alla costituzione di un comitato, i cui lavori sfociavano in una riunione, tenutasi dal 26 al 29 ott. 1863, nell'Ateneo di Ginevra, con la partecipazione dei rappresentanti di 16 Stati. Questa riunione ("Conferenza preliminare di Ginevra"), approvò, tra l'altro, una Risoluzione che, sancito il principio del rispetto e della cura dei malati e dei feriti in guerra, stabiliva che le comunicazioni tra i comitati di soccorso delle diverse nazioni avrebbero dovuto svolgersi per il tramite del Comitato ginevrino, che assunse così la qualifica di "Comitato internazionale».

Nel giugno del 1864, il governo svizzero convocò a Ginevra una Conferenza internazionale, aperta a tutti gli Stati, che si concretò nella "Convenzione di Ginevra" del 22 ag. 1864 per il miglioramento della sorte dei feriti e malati degli eserciti in campagna. Lo Stato italiano, con R. Decreto 23 sett. 1865 , n. 2314 , dispose piena ed intera esecuzione della suddetta Convenzione.

Alla Convenzione di Ginevra seguirono quelle dell'Aja del 29 luglio 1899 per l'applicazione alla guerra
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Società del Divin Verbo (Verbiti) - Il card. T. Tienghensin (verbio), ospite del Seminario del Divin Verbo per negri, negli Stati Uniti (14 maggio 1946).
marittima dei principi della Convenzione del 22 ag. 1864; quella, ancora dell'Aja, del 21 dic. 1904, concernente le navi ospedale; quella di Ginevra del 6 luglio 1906, per il miglioramento della sorte dei feriti e dei malati degli eserciti in guerra; quella di Ginevra del 27 luglio 1929 ed infine quelle, vigenti, di Ginevra del 12 ag. 1949 che in numero di quattro (essendo stata aggiunta alle Convenzioni precedenti quella relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra), sono una revisione ed un aggiornamento delle Convenzioni già esistenti. Lo Stato italiano le ratificò con legge 27 ott. 1951, n. 1739.
II. Organizzazione. - La struttura della C. R. comprende: la Conferenza internazionale della C. R., che è la più alta autorità deliberante della C. R., composta dai delegati del Comitato internazionale della C. R., delle Società nazionali di C. R., della Lega delle Società di C. R. e dai delegati degli Stati partecipi delle Convenzioni di Ginevra. La Conferenza si riunisce di regola ogni quattro anni. Durante i periodi intermedi, una Commissione permanente della Conferenza internazionale provvede al coordinamento e alla unità degli sforzi della C. R. internazionale.

La più recente Conferenza internazionale della C. R., la XVIII, si è tenuta a Toronto (Canadà) nell'ag. del 1952. L'organizzazione comprende poi: le Società nazionali di C. R., il Comitato internazionale della C. R. e la Lega delle S. di C. R.

Il Comitato internazionale della C. R. è totalmente composto da cittadini svizzeri. Esso è il tutore dei principi della C. R., vigila sulla osservanza delle Convenzioni di Ginevra e agisce come intermediario neutro in quanto tale, specialmente in tempo di guerra. Inoltre, mantiene e sviluppa i rapporti tra le varie C. R. nel mondo, custodisce i principi fondamentali e permanenti della C. R., e cioè la imparzialità, l'apolicità, l'indipendenza confessionale ed economica, la universalità della C. R. e la uguaglianza tra le varie C. R. nazionali; assume le funzioni che gli sono devolute in virtù delle Convenzioni internazionali; propone e cura l'organizzazione di una "Agenzia centrale di informazioni sui prigionieri di guerra ", ed assolve altri importanti compiti fondamentali.

Le Società nazionali di C. R. sono con soltanto le preziose ausiliarie delle forze armate in periodo bellico, ma esplicano anche in ogni tempo la loro azione in tutti i campi dove necessita lenire la sofferenza umana e migliorare la salute. Dopo la fine della guerra 1914-18, si riconobbe che il programma assistenziale delle C. R., già esercitato in periodo bellico, avrebbe potuto trasferirsi e attuarsi in pace come del resto era già in atto in

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(per cortesia della C.R.I.)
Società della Croce Rossa - Veduta generale dell'unità ospedaliera, pronta per la partenza, inviata dalla C. R. Italiana in Corea, con medicinali di fabbricazione italiana, destinati ai civili e ai prigionieri di guerra.
modi e in campi consoni ai principi ed agli scopi della C. R., attraverso un organismo che sorse nel 1919 e che si chiamò Lega delle S. di C. R. Ebbe come scopo: aiutare le Società nazionali della C. R. a svilupparsi sul piano nazionale e facilitare la loro collaborazione internazionale. La Lega sta, fra le Società nazionali di C. R., quale organo permanente di collegamento, di coordinamento di studio, destinato ad assisterle nella preparazione e nell'esercizio delle loro attività nel campo nazionale e internazionale. La Lega collabora con il Comitato internazionale della C. R. Il carattere internazionale, federativo e rappresentativo della Lega, è nettamente affermato dalla composizione dei suoi organi direttivi che sono: il Consiglio dei governanti e il Comitato esecutivo. Il Segretariato della Lega, poi, è l'organo al quale spetta il compito di tradurre in atto le decisioni della Lega.

L'Assemblea generale dell'ONU, nella seduta del 19 nov. 1946, approvò alla unanimità una risoluzione, invitante tutti i governi a favorire e incoraggiare la creazione, lo sviluppo e la cooperazione delle organizzazioni di C. R. Tale raccomandazione fu ribadita con lettera del segretario generale dell'ONU del 30 nov. 1949, diretta ai governi membri delle Nazioni Unite.
III. La C. R. Italiana. - La Convenzione di Ginevra del 22 ag. 1864 dava luogo al sorgere in Italia di un Comitato centrale di Milano della Associazione di soccorso ai militari malati e feriti, comitato che, dopo aver partecipato con le proprie organizzazioni sanitarie alla campagna del 1866 , cedette la sua prerogativa di organo centrale al Comitato costituitosi in Roma, in seguito agli eventi che avevano portato all'unità d'Italia.

Eretta in corpo morale con R. D. 7 febbr. 1884, n. 1243, è regolata da numerose disposizioni legislative che ne determinano l'ordinamento interno ed istituzionale. L'Associazione, rappresentata da un presidente generale ed amministrata da un Comitato centrale, è perifericamente ordinata in Comitati provinciali - di cui alcuni funzionano da Comitati regionali e da centri di mobilitazione - in sottocomitati e in delegazioni comunali, nonché all'estero, in delegazioni per ogni Stato.

1. La C. R. Italiana in tempo di pace. - Ha per scopo (v. Decreto Capo provvisorio dello Stato del 13 nov. 1947, n. 1256) di recare assistenza alla popolazione civile, soprattutto nelle sue classi bisognose, integrando con mezzi, istituti, formazioni e servizi propri, l'azione diretta dello Stato e degli Enti locali contro le malattie e le calamita pubbliche. A tal fine promuove e organizza le energie volontarie e le attività private del paese e convoglia altresi soccorsi dall'estero onde assicurarsi i mezzi finanziari e necessari. In particolare vengono affidati alla C. R. Italiana i seguenti compiti integrativi : a) allestire, facendoli funzionare in caso di emergenza e di pubbliche calamità, ospedali attendati ed accantonati, infermerie, treni e navi ospedali, gruppi sanitari motorizzati, posti di soccorso ferroviari e portuali, formazioni sanitarie territoriali; b) organizzare a disimpegnare su piano nazionale il pronto soccorso ed il trasporto degli infermi e degli infortunati con i propri servizi a gestione diretta ed altresi mediante il coordinamento e la disciplina di quelli effettuati da altre associazioni locali, al fine della massima efficenza del servizio, anche per il caso di necessità di carattere generale; c) concorrere alla preparazione tecnica e professionale del personale ausiliario di assistenza sanitaria, mediante corsi di istruzione e di addestramento con apposite scuole; d) collaborare nella diffusione, in ogni categoria sociale e specialmente nelle scuole, di nozioni di igiene e pronto soccorso. E data facoltà alla Associazione, secondo le sue possibilità finanziarie ed organizzative, previo consenso dell'autorità di vigilanzae tutela, di estendere la propria attività : a) alla istituzione e gestione di opere assistenziali permanenti, ai fini di particolari esigenze sociali; 5) all'integrazione dell'azione di tutela della salute dell'infanzia, svolta dagli enti a cio appositamente chiamati, mediante colonie periodiche e permanenti con l'assistenza medico-scolastica a mezzo di ambulatori scolastici; 7) alla distribuzione di soccorsi alla popolazione civile e alle istituzioni di beneficenza e di assistenza; 8) all'intervento in tutti quei casi ed in quelle circostanze in cui la sua opera sia richiesta dalle competenti autorità di vigilanza e tutela.
2. La C. R. Italiana in tempo di guerra. - Deve contribuire (v. R. D. L. 12 febbr. 1930, n. 84), con personale e con mezzi propri, allo sgombero ed alla cura dei malati e feriti di guerra; organizzare ed eseguire la difesa sanitaria antiaerea ed antigas; disimpegnare il servizio di prigionieri di guerra, secondo la Convenzione internazionale di Ginevra.

Ad eccezione dello sgombero dei malati e dei feriti in guerra, l'attuazione di tali compiti è, di massima, limitata al territorio non compreso nella zona dell'esercito operante; ma può anche essere estesa a località in detta zona, fissata dall'autorità militare. Nella zona dell'esercito operante (v. R. D. 30 dic. 1940, n. 2024) la C. R. Italiana concorre allo sgombero dei malati e feriti, con l'allestimento di ambulanze attendate, ospedali attendati ed ambulanze lagunari e con l'organizzazione di posti di soccorso, presso le stazioni ferroviarie e i porti.

Nella zona territoriale la C. R. Italiana concorre alla organizzazione del servizio sanitario mediante : a) impianto e funzionamento di posti di soccorso presso le stazioni ferroviarie; b) impianto e funzionamento di ospedali militari; c) impianto e funzionamento di mezzi di protezione antiaerea (direzione centrale, squadre di pronto soccorso, stabilimenti di prima cura e smistamento, stabilimenti di cura specializzata, squadre di bonifica umana e di bonifica di zone infette).

Per il funzionamento dei suoi servizi del tempo di pace e del tempo di guerra la C. R. Italiana arruola un proprio personale direttivo (ufficiali) e di assistenza (sottoufficiali e truppa), che costituisce un Corpo speciale volontario, ausiliario delle forze armate dello Stato (R. D. 10 febbr. 1936, n. 484).

Assimilate di rango al personale militare direttivo dell'Associazione, sono le infermiere volontarie della C. R. Italiana, il cui Corpo, istituito nel 1908, fa parte del personale dell'Associazione ed è disciplinato da apposito regolamento (approvato con R. D. 12 maggio 1942, n. 918). Dalla sua fondazione il Corpo ha annoverato ca. 20.000 infermiere volontarie, ed oltre 12.000 sono

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ancora inscritte nei ruoli. Venti di csse caddero in servizio; 200 furono decorate al valor militare e 600 furono insignite di croce di merito di guerra.

La C. R. Italiana inoltre gestisce scuole convitto per la preparazione professionale delle infermiere professionali e scuole specializzate per la preparazione professionale delle Assistentí suniturie visitatrici. Le scuole convitto hanno diplomato alcune migliaia di infermiere professionali e di assistenti sanitarie visitatrici.

Nel 1889 la C. R. Italiana segul le truppe in Eritrea e nel 1905 e 1908 intervenne efficacemente nell'opera di soccorso alle vittime del terremoto in Calabria e di quello sccalo-calabro. Furtecipò alla guerra di Libia (1911-13), conseguendo la medaglia d'argento al valor militare, nonché alla campagna balcanica, e nel 1915 venne in aiuto alle vittime del terremoto della Marsica. Altra medaglia d'argento al valor militare le fu conferita per il suo comportamento durante la guerra mondiale 1913-18. cui prese parte su vasta scala con un Corpo di oltre 22.000 uomini e 10.000 infermiere e con considerevole contributo anche di sangue.

Il terremoto della Garfagnana e Lunigiana del 1920, l'incendio di Smirne e la tremenda carestia di Russia nel 1922, nonché il terremoto del Giappone del 1923 trovarono la C. R. Italiana pronta ad intervenire con la sua organizzazione di emergenza in aiuto alle vittime di si gravi calamità. Particolarmente benemerita è anche l'opera che la C. R. Italiana ha svolto nel campo della lotta antimalarica nell'agro pontina, in Sardegna, in Sicilia e nell'Italia meridionale.

Durante l'ultima guerra essa ha atteso a compiti di somma importanza, impegnando, pure questa volta, con grave contributo di sangue, ca. 12.000 uomini e 5000 infermiere volontarie nei servizi di protezione sanitaria antiserza, di assistenza ai militari feriti ed infermi, nonché nel servizio di prigionieri, compiendo inoltre delicate missioni di carattere internazionale, per il rimpatrio degli Italiani rimasti in Africa orientale e per lo scambio di prigionieri infermi con la Grecia e l'Inghilterra.

La C. R. Italiana non andò esente dal ripercuotersi dei tragici eventi succeduti nel sett. 1943; nonostante la sua prerogativa di ente neutrale, riconosciuta dalle Convenzioni internazionali, essa non fu rispettata neppure nei mezzi e tanto meno nel personale. Fu nel giugno 1944 che il Comitato di Roma riprese la sua funzione di sede centrale.

La C. R. Italiana esplica una attività la cui intelsiatura sta nei seguenti elementi : autoambulanze per il pronto soccorso e trasporto infermi, sanatori ed istituti per la cura della tubercolosi, istituti ospedalieri, preventori generici, preventori sorvegliati, colonie permanenti, colonie temporanee, convalescenziari infantili. I mezzi necessari all'intervento del Corpo volontario militare della C. R. Italiana con il suo servizio di emergenza, sono raccolti e predisposti in magazzini regionali e secondari che assicurano la perfetta custodia delle sue unità mobili. La C. R. Italiana dispone di treni ospedali attendati, posti di soccorso attendati, di ambulanze attendate, di unità di vario tipo e di materiale vario di soccorso per fronteggiare eventuali calamità. Altre attività della C. R. Italiana sono : Servizio sociale internazionale che assiste senza distinzione di nazionalità, religione o razza, tutti coloro che abbiano problemi da risolvere in almeno due diverse nazioni; la Assistenza giuridica agli stranieri (AGIUS) che tratta pratiche speciali e di vario genere, personali e familiari, per gli stranieri in Italia (profughi, apolidi, ecc.); il Medrinale che ha assistito e assiste, con il ricovero e con altre forme, bambini vittime della guerra; e infine, la C. R. Italiana Giovanile, istituzione parascolastica che svolge opera educativa, sociale, igienica ed assistenziale nelle scuole e che, mediante la corrispondenza interscolastica internazionale, unisce in un vincolo spirituale i fanciulli di ogni naziona-
lità, razza e religione. La C. R. Italiana Giovanile conta 130.000 classi socie collettive, 600.000 alunni soci individuali e 5.000 .000 di fanciulli organizzati.

La C. R. Italiana Giovanile, oltre alla propaganda igienica e di pronto soccorso, alle attività assistenziali e sociali, didattiche e culturali, effettua corsi per vigiliatrici di colonie e per Pionieri della fraternità, sua diretta emanazione. Vedi tav. LIV.

BibL.: G. Moynier, La Croix-Rouge, son passé et son avenir, Ginevra 1882; G. Mazzoni, La neutralità dei feriti in guerra, Napoli 1895; G. Ciraolo, L'Unione internaz. di soccorso. Dal progetto ital. alla Convenzione 12 luglio 1927, Roma 1931; La C. R. I. 1944-47, relazione del presid. gen. C. Zanotti, ivi 1948. Riviste: Revue int. de la Croix-Rouge (Ginevra): Vers la santé. Revue et Bulletin de la Ligue des S. d. C.-R. (Parigi): Misérenez pour l'étude des calamités (Ginevra). Vittorio Minnucci

SOCIETÀ DELL'APOSTOLATO CATTOLICO (Pallottini). - Società sacerdotale, esente, senza voti, fondata a Roma il 4 apr. 1835 dal b. Vincenzo Pallotti.

L'incorporazione viene effettuata mediante una consacrazione pubblica, la quale contiene sei promesse, cioè di perseveranza, obbedienza, castità, povertà, vita comune e di non accettare dignità. Vi sono 2 anni di noviziato. Il rettore generale è eletto per 6 anni; i rettori provinciali e locali per 3 anni. Il fine è l'educazione e la formazione di anime apostoliche, la direzione dell'Associazione dell'apostolato cattolico. Dal 1837, e stabilmente dal 1843 , la Congregazione sacerdotale dell'Apostolato cattolico emergeva dal resto della società composta da laici e preti, formandone la parte centrale e motrice. La S. Sede approvò definitivamente le Costituzioni nel 1910. Chiamato dal 1854 al 1947 Pia Società delle Missioni. l'Istituto, dal 1947, si intitola S. dell'A. C.; gli sono affidate 5 missioni (Africa, Australia, India) e al 31 dic. 1950 si componeva di 16 province o regioni con 247 case o stazioni, 899 sacerdoti, 492 chierici, 447 fratelli coadiutori.

Bibl.: J. Hettcakofer, Historia Pior Societatis Missionum, Roma 1933; id., Historia Societatis Apostolatus Catholici, ivi 1950. Anegario Faller

## SOCIETÀ DELLE FIGLIE DI SAN FRAN-

CESCO DI SALES (Parigi). - Fondata a Parigi nel 1872 dall'ab. Chaumont e dalla ven. Carré de Molberg.

Ebbe l'approvazione pontificia il 18 apr. 1911, ed ha per fine speciale di aiutare tutte le opere cattoliche, diocesane e parrocchiali, e le missioni, sotto la dipendenza dell'autorità ecclesiastica.

L'Istituto non ha voti. Si ricevono anche le maritate (previo il consenso del marito) e le vedove. La maggior

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Società delle Nazioni - Sede della S. delle N. a Ginevra.
parte vivono nelle proprie famiglie, alcune in comunità con un regolamento speciale, tendendo alla perfezione ciascuna secondo il proprio stato. Vanno alle missioni soltanto quelle libere che lo chiedono. Le suore sono oltre 5000 in 50 case, divise in province religiose. Ha aggregati anche gruppi di indigene nelle missioni, i cui Statuti sono stati temporaneamente approvati nel 1950.

BibL.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, P. 68.
Agostino Pugliese
SOCIETÀ DELLE MISSIONI AFRICANE. E stata eretta l'8 dic. 1856 a Lione da mons. Melchiorre de Marion-Brésillac, che dal 1846 al 1855 era stato vicario apostolico di Coimbatore in India.

Lo scopo della Società è quello di predicare il Vangelo in mezzo ai neri d'Africa. Morto il 25 giugno 1859 mons. de Marion-Brésillac in Africa, gli successe il p. Planque che continuò a sviluppare la Società aprendo nuove case di formazione in Francia, Irlanda e Olanda. I primi missionari furono inviati nella Sierra Leone e nel Dahomey.

Essa è una Società senza voti le cui Costituzioni furono approvate nel 1900 e poi modificate il 14 maggio 1912 ed approvate per dieci anni il 15 febbr. 1928. Una completa revisione delle medesime si ebbe nel 1952. Alla fine del 1952 la Società contava 1111 sacerdoti, 96 fratelli coadiutori, 272 seminaristi. Ad essa sono affidati 20 territori missionari in Africa. Si occupa anche dei negri degli Stati Uniti.

BibL.: F. Guilcher. La Société des Missions Africaines de Lyon, Lione s. a.

Saverio Paventi
SOCIETÀ DELLE NAZIONI. - Associazione fra gli Stati per il mantenimento della pace e il migliore governo delle relazioni tra i popoli. L'aspirazione a suscitare una tale associazione aveva assunto al principio del corrente secolo una maggiore vivacita ed un maggior senso di concretezza, un'atmosfera favorevole ad una realizzazione che appariva necessaria al chiudersi del primo conflitto mondiale, che doveva essere, nell'animo di coloro che di tale ideologia si resero interpreti, l'ultima guerra.

Chi avviò decisamente il problema verso una concreta realizzazione, con l'autorità che gli veniva dal fatto di essere divenuto l'arbitro della guerra, e poi della pace, fu il Presidente degli Stati Uniti, Wodrow Wilson. Il proposito di realizzare una S. delle N., lanciato fra i punti del programma della futura pace, durante il conflitto, divenne realtà durante la Conferenza della pace di Parigi, la quale affidò l'elaborazione della Statuto sociale ad una speciale Commissione, di cui Wilson tenne ad assumere
la presidenza (l'Italia vi era rappresentata da V. E. Orlando e V. Scialoja). Essa, tenendo conto del progetto americano e quello di altri Stati (vi era anche un progetto italiano), elaborò infatti quelle che fu chiamato poi comunemente "il patto" (Covenant) in 26 artt.

1. Le fonti. - Considerando il patto come la chiave di volta del sistema della pace, Wilson volle, e la Conferenza accettò, che esso divenisse il preambolo dei grandi trattati di pace. Con il Patto si aprono infatti i cinque grandi Trattati di pace del 1919-20 e si chiudono con la carta dell'Ufficio internazionale del lavoro, che è l'organizzazione primogenita della S. delle N. e che nasce coevo alla Società stessa. Con ciò non si voleva condannare il Patto a seguire le sorti dei trattati, e quindi a vivere e cadere con essi. Se, in fondo, cosi avvenne, fu un mero caso. Più forte può sembrare l'altro argomento che l'entrata in vigore del Patto coincise con la messa in vigore del Trattato di pace con la Germania (Trattato di Versailles), ma ciò servì unicamente a mettere in moto il Patto. Fu anche detto che la pace fosse un appendice del Patto, ma ciò è inesatto, ed è contraddetto dal fatto che la Pace con la Turchia (1923) è slegata dal Patto. Il quale andò avanti per conto suo, e fu emendato secondo la procedura prescritta (art. 26) il 13 ag. 1924 (art. 6), il 26 sett. 1924 (artt. 12, 13, 15), il 29 luglio 1926 (art. 4), non essendosi riusciti ad armonizzarlo interamente con il Patto Briand-Sallog, detto comunemente di "messa della guerra fuori legge".
II. Costituzione della S. delle N. - La S. delle N. era una associazione permanente di Stati a governo libero, retta da uno statuto scritto (il Patto).

Gli Stati membri che costituivano la S. delle N. erano tutti in una situazione di parità giuridica, ma storicamente erano distinti i membri originari, ossia le potenze alleate ed associate, firmatarie del Trattato di pace, le quali invitarono a partecipare alla Società, con egual titolo, 13 Stati rimasti neutrali durante la guerra. Vi furono poi ammessi successivamente altri Stati, dopo l'entrata in vigore del Patto. Gli ex-nemici, benché firmatari dei trattati di pace, non fecero parte ab initio della S. delle N., malgrado il suo carattere di costruzione per la pace, ma vi entrarono successivamente (la Germania dopo il Patto di Locarno). Il Patto (art. 1), mentre esigeva che l'adesione alla Società venisse fatta senza riserve mediante dichiarazione depositata presso il segretario della S. delle N., consentiva il recesso dalla Società con un preavviso di due anni, purché al momento del recesso il recedente avesse adempiuto tutti i suoi doveri internazionali e tutte e obbligazioni derivanti dal Patto.
III. Organi della S. delle N. - Erano due: 1) l'Assemblée, costituita dai rappresentanti dei membri della Società (non più di tre, ma con un solo voto), la quale si riuniva almeno una volta l'anno, nella sede sociale fissa (Ginevra) o in un altro luogo. Essa aveva facoltà di trattare ogni argomento relativo all'azione della Società o agli interessi della pace del mondo (artt. 2 e 3), svolgeva la sua attività a norma di un regolamento interno, funzionando attraverso sei commissioni, le quali esaminavano i rapporti e le relazioni degli organi, delle organizzazioni permanenti e di quelle temporanee, proponendo raccomandazioni e risoluzioni sulle quali decideva l'Assemblée sulla base di un rapporto di un relatore generale; 2) il Consiglio, il quale era composto di membri permanenti (rappresentanti di Stati tassativamente indicati, praticamente le grandi Potenze) e di membri non permanenti designati dall'Assemblée. Il numero dei membri delle due categorie varió nel succedersi dello sviluppo della Società, mantenendosi peraltro la duplice categoria, ritenendosi il possesso del seggio permanente giustificato dalle maggiori responsabilità ed oneri nel conseguimento dei fini sociali, da parte delle grandi potenze. Ogni Stato

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membro era rappresentato nel Consiglio da un solo rappresentante e con un solo voto. Gli Stati membri potevano partecipare alle adunanze del Consiglio durante la trattazione degli affari che specialmente li riguardavano, ma senza voto. In via generale (art. 4, n. 4) la competenza del Consiglio veniva determinata specificamente come quella dell'Assemblea (artt. 2 e 4).

Stando alle norme degli artt. 3 e 4 le funzioni dei due organi sono uguali e parallele. Ma esse vanno interpretate in realtà in modo diverso. Quando una espressa disposizione riservava alla competenza del Consiglio determinati provvedimenti, ovvero all'Assemblea, le competenze risultavano discriminate. Quando mancavano norme espresse un primato era riservato alle decisioni dell'Assemblea.

La S. Sede, benche in alcuni casi fosse richiesta anche di collaborazione, non faceva parte e non cercò di far parte della S. delle N., dato anche il carattere prettamente leicista con cui la S. delle N. era sorta e si mantenne fino alla fine.

Stando alla dizione letterale del Patto (art. 2) il segretario generale non è organo della S. delle N. Esso assiste i due organi e partecipa alle loro sedute. Ma nella prassi (secolo) poi in modo espresso nello Statuto delI'O.N.U.) venne riconosciuto come organo sociale. Inoltre esso era a capo del segretariato, stabilito nella sede sociale a Ginevra, che poteva essere peraltro mutata dal Consiglio, e che era suddivisa in numerosi e pletorici uffici.

Organi della S. delle N. erano anche:
a) la Corte permanente di giustizia internazionale (art. 14) stabilita all'Aja, retta da uno statuto ed un regolamento autonomo (v. organizzazione delle nazioni UNITE, II).
b) l'Ufficio internazionale del lavoro (BIT), la cui carta, come si è accennato, fu inserita nell'ultima parte dei trattati di pace (v. organizzazione del lavoro).
IV. Finalita della S. delle N. - Sono indicate nel preambolo del Patto e sono quelle di promuovere la cooperazione internazionale e realizzare la pace e la sicurezza degli Stati, mediante l'impegno di non ricorrere in determinati casi alle armi (e quindi la guerra non era esclusa in modo assoluto e se ne ammetteva la legittimità in determinati casi), lo stabilimento di rapporti palesi, giusti ed onorevoli fra le Nazioni (onde condanna della diplomazia segreta e affermazione di giusti rapporti fra i popoli), il fermo riconoscimento delle regole di diritto internazionale come norme effettive di condotta tra i Governi (onde la necessità di codificare il diritto internazionale, perché divenisse certo), l'osservanza della giustizia e il rispetto scrupoloso di ogni trattato nelle relazioni reciproche dei popoli civili. Per la realizzazione di queste finalità già alcuni principi figuravano, con carattere assoluto o semplicemente programmatico, nel Patto, come la riduzione degli armamenti (art. 8), la tutela contro le aggressioni (art. 10), la condanna della guerra (art. 11), la risoluzione pacifica delle controversie (artt. 12, 13 e 15), le conseguenze delle violazioni di tali principi (art. 16) le controversie con Stati non membri (art. 17), la registrazione ed il sindacato dei trattati internazionali (artt. 18 e 20), il rispetto delle intese regionali (art. 21), l'istituzione dell'assistenza ad altri popoli mediante l'istituto dei mandati (art. 22), un programma di azione sociale ed umanitaria (art. 23), il coordinamento degli istituti internazionali (artt. 24 e 25).

Taluze attribuzioni, rivolte a conservare la pace, venivano attribuite alla S. delle N. dagli stessi trattati (Sarre, Danzica, tutela delle minoranze, ecc.).
V. Organizzazioni della S. delle N. - Per attendere ai vasti compiti istituzionali ed a quelli che rapidamente si vennero aggiungendo a quelli previsti dal Patto, o come sviluppo dei medesimi, la S. delle N. creò una serie di organizzazioni tecniche e di commissioni consultive permanenti (organi ausiliari), sugli ordinamenti e sulle funzioni delle quali ci si limita a ricordare: a) fra le organizzazioni tecniche, quella economica e finanziaria, delle comunicazioni e del transito, dell'igiene; b) fra le commissioni consultive, quella delle questioni militari, navali ed aeree, dei mandati, della cooperazione intellettuale,
della protezione dell'infanzia e della giovinezza, dell'oppio (oltre ad un comitato centrale, ugualmente permanente), ecc. Speciali commissioni consultive di carattere temporaneo venivano istituite di volta in volta, e furono molto numerose. Da ricordare infine taluni organismi amministrativi o esecutivi (alto commissario per Danzica, per i rifugiati, commissione di governo per la Sarre, ecc.) e taluni speciali istituti (cooperazione intellettuale a Parigi, per l'unificazione del diritto privato e per la cinematografia educativa a Roma, ecc.).

Questo complesso di organizzazioni comportava una spesa cospicua e crescente che veniva regolata annualmente attraverso un bilancio approvato dall'assemblea, ripartendo il relativo carico fra i membri.
VI. Nascita, sviluppo e fine della S. delle N. La S. delle N. nacque il 10 genn. 1920 con la messa in vigore del Trattato di Versailles con la grave disillusione per l'assenza degli Stati Uniti d'America, non avendo il Congresso approvato il Trattato, esautorando Wilson che della S. delle N. era stato il massimo fattore. Ma mancavano altri grandi Stati, come la Germania, perché vinta, e l'U.R.S.S., in quanto si perseguiva contro di essa la politica del cordone sanitario, ed essa non aveva interesse a farne parte. Il primo quinquennio di vita fu quindi incerto e difficile, mentre Francia e Gran Bretagna, prendevano il sopravvento nelle direttive della Società. L'ingresso della Germania ( 1926 ) segnò un nuovo alancio ed un grande successo apparve anche il successivo acquisto dell'U.R.S.S. Dal 1926 al 1934 infatti si ha il massimo sviluppo di autorità della S. delle N.; ma dopo le sanzioni adottate contro l'Italia per l'affare etiopico, comincia un rapido periodo di scadimento e di esautoramento, che culmina con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, che essa si dimostrò impotente ad evitare. La abbandonarono l'Italia e la Germania, e prima il Costarica, la Spagna ed il Brasile. L'U.R.S.S. ne fu espulsa a seguito dell'aggressione alla Finlandia. Praticamente essa era già del tutto paralizzata nel 1940. Quando pertanto ne fu decretata la fine nel 1947 e fu messa in liquidazione, era già ridotta ad un ricordo. Non si può tuttavia giudicare la sua attività con una sommaria condanna. Essa lavorò in ogni campo, con la tendenza a far molto, anche se talora soltanto sulla carta. Le sue più grandi iniziative, quelle cioè nelle quali si poteva saggiare la sua forza ed il suo ascendente e che erano poi la parte veramente viva delle sue funzioni costituzionali, ebbero un succedersi di insuccessi. Falli la conferenza economica, quella finanziaria, quella della codificazione del diritto internazionale, quella del disarmo, quella dell'arbitrato generale, ecc. Né fu fortunata la sua azione politica, perché se, bene o male, poté liquidare i problemi delle Aland, di Vilna, dell'Alta Slesia, dei confini dell'Albania, di Menzel, ecc., cioè l'azione contro i piccoli Stati, quando colpì i grandi o poté risolvere i problemi in quanto tutti desideravano uscire da situazioni incresciose, come l'incidente di Corfù, ovvero falli miseramente come per la questione della Ca relia orientale, della Finlandia, dell'Etiopia, della guerra cino-nipponica.

Questi insuccessi, che indubbiamente l'esautorarono, fecero dimenticare anche il molto di buono che aveva compiuto.
VII. Eredità della S. delle N. - Quando il secondo conflitto mondiale si andava concludendo con la vittoria delle Nazioni unite non si pensò a far rivivere la S. delle N. Se ne creò una nuova nella Conferenza di S. Francisco (1945). La seconda S. delle N. si chiama Organizzazione per la sicurezza mondiale (O.N.U. [v.]), Malgrado i larghi mutamenti delle norme e dei nomi, rivivono sostanzialmente nell'O.N.U. i vecchi ordinamenti.

BibL.: la produzione della S. delle N. è vastissima. Per una sommaria informazione sulla sua struttura e attività v. Petit manuel de la Société des Nations, pubblicato annualmente a Ginevra. Notizie più diffuse si possono trovare nella pubblicazione annuale L'année de la Société des Nations. Sempre a scopo informativo, cf. T. Castellani, La Lega della Nazioni, in Nuova Autolouia, 197 (1918. 7), pp. 48-59; T. de la Brière, La Société des Nations, Parigi 1918; anon., I fini e l'organizzazione della S. delle N., Roma 1923; Iones and Sherman, The League

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of Nations, Londra 1927; C. Baldoni, La S. delle N., I, Padova 1936; A. C. De Breysha Vauthier, La Société des Nations centre d'études et source d'informations, Parigi 1937.

Amedeo Giannini
SOCIETÀ DEL RITIRO CRISTIANO (NIMEs). - Fondata nel 1789 nella diocesi di Besançon, come società senza voti, dal ven. Antonio Silvestro Receveur.

Approvata dalla S. Sede il 23 luglio 1912, fu elevata a congregazione religiosa con voti pubblici ed ebbe la prima approvazione delle Costituzioni nel 1929, la definitiva nel 1937. Al presente le suore sono 325 in 15 case. Hanno come scopo speciale l'esercizio delle opere di carità spirituale nel promuovere la cristiana educazione della gioventù e l'opera dei ritiri per giornate di raccoglimento ed esercizi spirituali.

Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, B. 7.
Agostino Pugliese
SOCIETÀ DEL SACRO CUORE DI GESÙ (Dame del Sacro Cuore [Roma]). - Sorse ad Amiens all'inizio del sec. xviri, ma presto la Casa generalizia, che attualmente è a Roma, fu fissata a Parigi. Ne fu fondatrice e prima superiora generale santa Maddalena Sofia Barat.

Approvata da Leone XII il 22 dic. 1826 con la bolla In supremo, ebbe le Costituzioni un po' modificate il 23 maggio 1851 , le quali, concordate con il Codice, furono definitivamente approvate nel 1928. Scopo dell'istituzione è di educare le giovanette di condizione agiata e di promuovere l'insegnamento elementare gratuito delle fanciulle del popolo. Le suore si occupano pure dell'Opera dei ritiri per le persone del mondo e di altre opere di carità spirituale e materiale. Al presente sono 6519 con 192 case.

Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, R. I.; anon., Vita della b. Maddalena Sofia Barat, Firenze 1908; anon., Educatrice modello e apostolo del S. Cuore, ivi 1935; L. Bernard, La b. Filippina Duchesne, Roma 1940.

Agostino Pugliese
SOCIETÀ e DEPUTAZIONI DI STORIA PATRIA. - Istituzioni culturali che hanno per fine soprattutto le ricerche e la pubblicazione di fonti storiche relative al territorio della rispettiva circoscrizione, con limiti cronologici compresi prevalentemente nel periodo medievale.

La prima del genere sorse a Torino, ove fu costituita da Carlo Alberto, con regio brevetto del 20 apr. 1833, con il compito di provvedere alla "pubblicazione di una collezione di opere inedite o rare, appartenenti alla nostra storia, e di un codice diplomatico dei nostri Stati e la cui sfera d'azione doveva più tardi essere estesa da Vittorio Emanuele II, con R. D. 21 febbr. 1860, alle province lombarde da poco annesse al Regno di Sardegna. Ad essa fecero seguito, per opera di L. C. Farini, dittatore delle Romagne, le tre D. per le province parmensi, modenesi e di Romagna, fondate nel 1859, quella per la Toscana e l'Umbria (1862), la quale, dopo aver allargato la sua giurisdizione sulle Marche (1863), diede vita alla D. per le Marche nel 1890 e nel 1896 alla D. per l'Umbria. In successione di tempo si ebbero, poi, la D. veneta (1874), la S. romana di s. p. (1876), la D. comunale di s. p. di Ferrara (1883), la S. storica abruzzese (1888), trasformatasi nel 1910 in D. di s. p. per gli Abruzzi, la Commissione senese di s. p. (1894), la Commissione provinciale di archeologia e s. p. di Bari (1894), la S. storica friulana (1911), trasformata nel 1918 in D. di s. p. per il Friuli, la D. siciliana (1924) e la D. per Malta (1934).

Per il coordinamento delle ricerche storiche e dei metodi di lavoro, affinché l'attività di ogni istituto storico potesse svolgersi con indirizzo unitario, dopo gli infruttuosi tentativi fatti dapprima in diversi congressi storici, quindi con la creazione dell'Istituto storico italiano, fu infine istituita, con R. D. L. 20 luglio 1934, n. 1226, una Giunta centrale per gli studi storici, da cui vennero a dipendere le singole istituzioni, provvedendosi in seguito, con successivo R. D. L. 20 giugno 1935, n. 1176, alla trasformazione delle antiche società storiche regionali in
D., che furono in pari tempo tutte sottoposte ad un unico regolamento. Ne risultarono cosi 17 D., una per ciascuna regione d'Italia (comprese Malta e Rodi), che vennero considerate quali organi periferici della suddetta Giunta centrale (art. 1). Fornite di personalità giuridica, le varie D. si composterano di tre categorie di persone (deputati corrispondenti e soci) ed erano rette da Consigli direttivi formati da un presidente, un vicepresidente e due deputati (artt. 4-5), nominati dal capo dello Stato su proposta del Ministro dell'educazione nazionale, sentito il parere della Giunta per gli organi direttivi e della stessa D. per i deputati tutti, bastando, invece, per i corrispondenti, che venivano designati dalle rispettive D., il semplice assenso del ministro; i soci, poi, erano ammessi, senza limite di numero, su giudizio degli organi direttivi. Ciascuna D. poteva avere inoltre alcune sezioni (con sede generalmente nei capoluoghi di provincia), svolgenti una attività analoga a quella della D. da cui dipendevano (art. 20) e rette da un Direttorio composto di un presidente e di due deputati (art. 18).

Ad un ulteriore riordinamento delle istituzioni storiche italiane è stato provveduto qualche anno fa con il D. L. del Capo provvisorio dello Stato 24 genn. 1947, n. 345 , in forza del quale, abrogata la legge De Vecchi del 1935, son tornate a rivivere tutte le D. e S. storiche riconosciute dallo Stato prima del 28 ott. 1922, cui è stata restituita la più completa autonomia giuridica ed amministrativa; han seguitato tuttavia a sussistere, accanto alle antiche, le giovani D. per le Puglie, la Calabria, la Lucania e la Sardegna, istituite nel 1935.

L'attività di ogni singola S. e D. di s. p. si estrinseca attraverso la pubblicazione periodica di Atti e memorie, Archivi storici, Bollettini, Miscellanee, ecc. Si riporta qui un elenco sommario delle principali (la cifra tra parentesi indica l'anno iniziale): Torino: Historiae patriae monumento (1836); Biblioteca storica italiana (1884); Miscellanea di storia italiana (1862); Biblioteca di storia italiana recente (1907). Romagna: Atti e memorie (1862). Liguria: Atti della S. Ligure di s. p. (1858); Rivista di studi liguri (1934). Sardegna: Archivio storico sardo (1905). Marche: Atti e memorie (1895); Fonti per la storia delle Marche (1896). Province modenesi : Atti e memorie (1862). Province parmensi : Archivio storico per le province parmensi (1892). Puglie : Yapigia (1930). Ferrara: Atti e memorie (1889). Roma: Archivio della S. romana di s. p. (1878). Toscana: Archivio storico italiano (fondato da G. P. Viesseux nel 1842); Documenti di storia italiana (1867); Biblioteca storica toscana (1923). Veneto: Miscellanea di storia veneta (1881); Monumenti storici (1876). Friuli : Memorie storiche foragialiesi (1905). Napoli: Archivio storico per le province napoletane (1876). Sicilia: Archivio storico siciliano (1873).

Bibl., A. Monno, L'aperto cinquantenario della R. D. di s. p. di Torino, Torino 1884 (1833-83); G. Occioni-Bonaffone, La R. D. veneta di s. p., nel primo trentennio dalla sua fondaz. 1873-1902, Venezia 1902; [A. Sarbell], Il primo cinquantennio della R. D. di s. p. per le prov. di Romagna (1880-1910), Bologna 1916; A. Panella, Gli studi stor. in Toscana nel ser. XIX e l'opera cinquantenaria della R. D. di s. p., ivi 1916; E. Dervieux, L'opera cinquantenaria della R. D. di s. p. di Torino, Torino 1935 (18831935); G. Biscottini, Il nuovo ordinamento dei centri di ricerca storica, in Accademia e biblist. d'Italia, 9 (1935), pp. 489-503; G. M. Monti, La R. D. di s. p. per le Puglie, Bari 1936; anon., L'ultima venticinquennio della R. D. di s. p. per le province di Romagna (1910-33), Bologna 1937.

Niccolò Del Be
SOCIETÀ DI MARIA (Marianisti). - Congregazione religiosa fondata nel 1817 a Bordeaux da G. G. Chaminade (v.).

I sette primi membri dell'Istituto : due chierici, tre laici insegnanti e due artigiani, ammessi alla professione dei voti il 2 ott. 1817 , le diedero sin dalle origini una nota di originalità e novità, perché chierici e laici sono religiosi allo stesso titolo, con gli stessi voti, gli stessi diritti passivi e attivi, salvo alcune cariche riservate ai sacerdoti. Emanazione della Congregazione della Maddalena di Bordeaux, fondata dallo stesso Chaminade nel 1801, fa nuova istituzione si ispira ai medesimi criteri con una coordinata collaborazione tra sacerdoti e laici

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(per cortesia del Superiore del Seminario delle Missioni Estere)
![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(per cortesia del Superiore del Seminario delle Missioni Estere)
In alto: SEMINARIO PER LE MISSIONI ESTERE. Casa Madre - Parigi.
In basso: SEMINARIO PER LE MISSIONI ESTERE. Studentato - Bièvres.

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(fot. Segreteria Capitolo Superiore - Torino)

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nelle molteplici opere dell'apostolato moderno. Con il voto di stabilita i Marianisti si consacrano irrevocabilmente alla Madonna, ed a ricordo di questa consacrazione portano un anello d'oro all'analiare destro.

Dal 1817 al 1830 furono aperti collegi e scuole popolari a Bordeaux e in varie città della Francia, ma proposito del fondatore erano le Scuole Normali per la formazione di maestri cristiani. Due se ne aprirono a S. Remigio e a Besançon, soppresse nei moti del 1830.
Con il 1835 si ininio un promettente sviluppo in Francia e nei paesi d'Europa, ed oggi la S. di M. è presente in Francia, Belgio, Svizzera, Austria, Germania, Italia, Spagna, Africa, Stati Uniti, Canada, Isole del Pacifico, Cina e Giappone con 2525 religiosi professi e 158 case distribuite in 12 province. I "postulanti" sono 918, i novizi 189, gli scolastici 360, i semina