volume-11

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esente in Francia, Belgio, Svizzera, Austria, Germania, Italia, Spagna, Africa, Stati Uniti, Canada, Isole del Pacifico, Cina e Giappone con 2525 religiosi professi e 158 case distribuite in 12 province. I "postulanti" sono 918, i novizi 189, gli scolastici 360, i seminariati 73 . Il decreto di lode è del 1839, quello di approvazione dell'Istituto e delle Costituzioni del 1865; l'approvazione definitiva delle Costituzioni è del 1891. La Casa generalizia è a Roma.

Bibl.: H. J. Simler, G.-J. Chaminade, fondat, de la Soc. de Marie, Parigi 1901: H. Rousscau, Le réveil religieux au lendemain du Concordat et G.-J. Chaminade, ivi 1913: G. Goyau, Chaminade, fondat, des Maristes, son action religieuse et scolaire, ivi 1914: L. Gaudiou, La Soc. de Marie, ivi 1920: P. Broutin, La modernité de G.-J. Chaminade, in Nouv. rev. thèul., 65 (1938), pp. 413-36.
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(per cartezza del p. C. M. Bovella) Società di Maria (Maristi) - Rittatto del fondatore, p. Giovanni Claudio Colin (1790-1872).

Eugenio Scherer

SOCIETÀ DI MARIA (Maristi). - Congregazione religiosa fondata a Belley dal ven. Jean-Claude Colin (v.) il 22 giugno 1825 per l'opera delle missioni parroccitiali, a ciò incoraggiato da papa Pio VII, che il 25 genn. 1822 ne aveva preventivamente lodato il progetto.

Superate non poche difficoltà per divergenze con il suo vescovo mons. Devie, che desiderava fare della S. di M. una congregazione diocesana, ottenne l'approvazione definitiva con il breve Omnim gentium di Gregorio XVI, del 21 apr. 1836. La Congregazione si consacrò, fin dalle origini, all'educazione cristiana della gioventù nei collegi, alla predicazione nelle campagne e alle missioni nell'Oceania occidentale, comprendente più di 300 isole. Sotto la direzione del fondatore ( 1836 1854) e dei suoi successori, la Congregazione andò sviluppando le sue opere in quasi tutte le nazioni civili, assumendo la direzione di seminari, fondando collegi, residenze di predicatori, centri di studi, sprendo cappelle e parrocchie e curando lebbrosari nelle missioni. Attualmente (1952) conta 1738 religiosi professi, fra cui un arcivescovo e 9 vescovi, con 307 case e stazioni missionarie. Le missioni, iniziate nelle Isole Wallis e Futuna e nella Nuova Zelanda, sono costituite in 8 vicariati apost.: Tonga, Samoa, Wallis e Futuna, Nuova Caledonia, Nuove Ebridi, Salomone meridionali, Salomone settentrionali e Figi. La Casa generalizia è a Roma.

Bibl.: P. Mayet, Le très réu. père Colin, Lione 1895: L. Falletti, Il van. p. G. Colin, Roma 1913; P. De Salinis, Marites et missionnaires, Parigi 1927.

Cesare Modesto Bertola

SOCIETÀ DI MARIA RIPARATRICE. - Istituto religioso fondato a Parigi nel 1855 dalla serva di Dio Maria di Gesù (Emilia d'Oultremont) sotto la guida del gesuita p. Adolfo Petit.

Il 24 giugno 1864 fu dato il decreto di lode e il 10 marzo 1873 quello di approvazione dell'Istituto e delle Costituzioni. Scopo della Società è la riparazione: riparare nelle anime e per le anime che offendono il Signore. Alla vita contemplativa le religione uniscono quella attiva e nelle loro cappelle è esposto durante il giorno il S.mo Sacramento. Nei luoghi di missione hanno anche scuole elementari, orfanotrofi, dispensari ecc. Ad Estebbe (Uganda) si dedicano alla formazione di suore indigene ed hanno istituita la Congregazione delle suore africane di Maria Riparatrice, eretta canonicamente nel 1948. Attualmente la Società è presente in molti paesi d'Europa, in Asia, in Africa ed in America con oltre 2500 suore in 80 case.

Bibl.: V. Delaporte, La Société de Marie Réparatrice, Parigi 1901: S. Rit. Congr., Inquisitio Sect. Historicae in Causa S. D. Mariae a Jesu d'Oultremont, Città del Vaticano 1940.

Silverio Mattei

SOCIETÀ DI SAN COLOMBANO PER LE MISSIONI CINESI. - E stata fondata dal rev. Edoardo Galvin e dal p. Blowick nel 1918 a Dalgan Park (Irlanda).

Ha lo scopo di inviare missionari in Cina. Le Costituzioni furono approvate temporaneamente il 15 giugno 1925 da Propaganda e definitivamente il 14 marzo 1932. La Società ha missioni in Cina, Corea, Giappone, Isole Filippine. I membri superano i 750.

Bibl.: St. Columban's 30 Years ago, in The Far East, 1930. genn. p. 17, febbr. p. 17, marzo p. 17, apr. p. 17, maggio p. 20.

Saverio Paventi

SOCIETÀ DI SAN GIUSEPPE DI MILL HILL PER LE MISSIONI ESTERE. - Fu iniziata il 19 marzo 1866 da Herbert Vaughan (v.) a Mill Hill presso Londra, con lo scopo di preparare sacerdoti per le missioni.

I primi missionari partirono il 17 nov. 1871. E una Società senza voti, i cui membri sono legati da giuramento e si dedicano alle missioni estere. Ebbe il decreto di lode il 28 genn. 1897, fu approvata definitivamente il 22 apr. 1908. Le Costituzioni furono modificate il 20 maggio 1935 .

Bibl.: M. E. Herbert, A short history and origin and progress of St. Joseph's Society of the Sacred Heart for foreign Missions and of the foreign Missionary College at Mill Hill, Londra 1901.

Saverio Paventi

## SOCIETÀ MISSIONARIE PROTESTANTI :

## v. PROTESTANTESIMO.

SOCIETÀ PER LE MISSIONI ESTERE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA (di Marvignoll). - Fondata il 27 apr. 1911 dall'episcopato degli Stati Uniti d'America ed autorizzata dal b. Pio X il 29 giugno del medesimo anno.

Confondatori furono il p. Giacomo A. Walsh (18671936), che divenne poi vescovo titolare di Sion e primo superiore generale della Società, ed il p. Tommaso F. Price (1860-1919), che iniziarono l'opera ad Hawthorne (Nuova York) ed il 18 sett. 1912 passarono ad Ossining (Nuova York), che chiamarono Maryknoll.

La S. ebbe il decreto di lode il 13 luglio 1915. Nel 1917 partirono i primi missionari per la Cina. Ora i missionari si trovano in Africa, Cina, Giappone, Corea, Filippine, Bolivia, Cile, Perù. Le Costituzioni sono state approvate definitivamente il 7 maggio 1939. I membri sono 477 sacerdoti, 81 chierici, 86 fratelli.

Bibl.: G. C. Powers, The Maryknoll Movement, Maryknoll (Nuova York) 1920.

Giorgio Federico Heintzmann
SOCIETÀ PER LE MISSIONI ESTERE DI
PARIGI. - E il più antico Istituto esclusivamente missionario, fondato nel 1660 dai primi vicari apost. dell'Asia orientale, Francesco Pallu (v.) e Pietro Lambert de la Motte, ed approvato da Propaganda l'1 ag. 1864.

Fin dalla fondazione fu incaricato delle missioni del Siam, Tonchino, Cocincina, Cina occidentale e meridio-

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nale; nel 1776 ad esso fu affidata anche la missione malabarese nell'India, nel 1831 quella della Corea e Giappone; nel 1841 quella di Malacca; nel 1848 quella della Manciuria; nel 1855 quella della Birmania.

Il fine speciale della Società è l'apostolato tra gli infedeli. Essa è una Società, senza voti, di sacerdoti secolari, i quali non possono accettare nessun incarico in Europa, se prima non siano stati almeno cinque anni in missione. Dalla sua fondazione la Società ha avuto 120 missionari massacrati, di cui 16 già beatificati. Nel 1952 contava 950 membri, che avevano emesso il + bon propos + , equivalente al giuramento delle altre società; 140 seminaristi nei due Seminari di filosofia e teologia, ed un centinaio di ragazzi nel Seminario minore. Nello stesso anno la Società lavorava in 28 missioni, situate in Corea, Manciuria, Cina, Vietnam, Cambogia, Laos, Siam, Malacca, Birmania, India. I suoi missionari, inoltre, lavorano sotto la direzione dei vescovi indigeni in altre nove missioni del Giappone, Cina, Vietnam, India. Negli ultimi venticinque anni ha ceduto al clero indigeno quindici missioni in Giappone, Corea, Manciuria, Cina, Vietnam, Siam, India.

Le 37 missioni affidate alla Società hanno una superficie di kmq. 3.133 .000 con una popolazione di 182 milioni di ab., di cui 1.784 .000 cattolici. - Vedi tav. LV.

Biel.: A. Launay, Hist. génér. de la Soc. des Missions Etrangères, 3 voll., Parigi 1894; id., La Soc. des Missions Etrangères, ivi 1923; G. Goyau, Les prêtres des Missions Etrangères, ivi 1922. Antonio Anoge

SOCIETÀ PER LE MISSIONI ESTERE DI QUÉBEC. - E stata fondata il 2 febbr. 1921 dall'episcopato della provincia di Québec.

E una Società senza voti con lo scopo di inviare i suoi membri in missione. Il 25 luglio 1929 Propaganda ne approvò le Costituzioni per sette anni. Nel Capitolo generale del 1948 in esse furono introdotte molte modifiche, approvate da Propaganda l'8 giugno 1949. Conta attualmente 152 sacerdoti ed ha missioni in Manciuria, Giappone, Isole Filippine e Cuba.

Biel.: Annuaire de la Sociéte des Missions etrangères, Montréal 1951. Saverio Paventi

SOCIETÀ PER LE MISSIONI ESTERE DI SCARBORO. - Ebbe origine nel 1918 nella diocesi di Ottawa (U. S. A.) per opera del missionario Giovanni Maria Fraser.

Trasferita nel 1921 a Scarboro nella diocesi di Toronto, fu eretta canonicamente il 29 nov. 1924. Le Costituzioni furono approvate temporaneamente nel 1925 e l'11 giugno 1940 definitivamente. E una società senza voti con lo scopo di inviare i membri in missione.

Saverio Paventi

## SOCIETÀ PORTOGHESE PER LE MISSIONI CATTOLICHE. - Il fine specifico è l'assistenza religiosa e l'evangelizzazione nelle diocesi portoghesi d'ottremare, e anche in altre regioni missionarie alle quali possa estendere la sua azione.

Fu fondata per espresso desiderio e intervento della S. Sede (cf. Segreteria di Stato di S. S., prot. 3207/1930; AAS, 25 [1933], pp. 150-51; 32 [1940], pp. 249-70). Dipende dalla S. Congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari. Le Costituzioni furono redatte e pubblicate in Roma dalla Tip. Poliglotta Vaticana nel 1930. Nel 1932, dopo l'anno regolamentare di prova i primi membri emisero il giuramento, prescritto dalle Costituzioni. La S. ha in Portogallo tre case di formazione: Tomar, Gernache do Bonjardin e Cucujães (dove risiede la Direzione generale). Membri (genn. 1952) : giurati 75 (dei quali 41 sacerdoti); novizi 13; aspiranti (ginnasio e liceo) 205. Conta 28 missionari in Africa, nel Mozambico (diocesi di Nampula e di Lourenço Marques). E ufficialmente riconosciuta dal governo portoghese (cf. Diario do Governo, 16 maggio 1941). Ha varie pubblicazioni di propaganda missionaria.

Domenico Marques Vaz

SOCIETÀ PROIBITE (SÉTE). - Sono per loro natura s. p. quelle che si propongono uno scopo illecito, o che, pur perseguendo un fine buono, intendono raggiungerlo con mezzi disonesti. Esse perciò restano illecite di qualunque natura siano: religiosa, politica, umanitaria, di divulgazione scientifica, commerciale ecc.

SéTE E LEGISLAZIONE ECCLESIATICA. - Il nome deriva direttamente dal latino classico secta, etimologicamente da sequor e in origine aveva il senso di una separazione, di una segregazione per aderire ad un assieme di principi e di massime particolari sia in campo politico (partito, fazione), sia in campo filosofico (scuola, setta). Gli autori classici non dànno mai alla parola un senso dispregiativo. La Volgata l'adopera per indicare una tendenza religiosa; solo un po' più tardi l'epistola ai Galati ( 5,10 ) e la seconda di s. Pietro ( 4,1 ) gli annotono un significato peggiorativo ed è appunto sotto questo aspetto che fu adoperata nel comune linguaggio ecclesiastico. La caratteristica fondamentale della sétta è di essere in opposizione all'universalità della Chiesa cattolica e di costituire un gruppo religioso a parte con pretesa, per lo più, di superiorità morale. Il termine ha una comprensione più estesa e più generica di eresia e scisma, poiché può verificare l'una e l'altra, in quanto nega qualche verità della Chiesa di Cristo o ne afferma altre opposte, e in quanto si oppone all'unità della Chiesa.

Da ea, due secoli, e definitivamente con il CIC, il termine è passato dal campo teologico a quello giuridico, per quanto derivato. Perciò oggi, nel linguaggio canonistico, con il nome di setta si intendono quelle s. che operano contro la Chiesa o il potere civile. Quindi perché vi sia setta agli effetti morali e giuridici, si richiede: 1) che vi sia vera e propria setta, poco importa quale sia la sua denominazione, né che vi sia o no il segreto o il giuramento di mantenerlo; 2) che, o per suo istituto, o di fatto, nell'applicazione dei mezzi (anche per fine filantropico), si verifichi macchinazione contro la Chiesa o il legittimo potere civile. Si ha macchinazione quando l'attività è veramente data opera ribelle o sovversiva contro: a) la Chiesa; cioè contro la dottrina, l'autorità, i poteri, la costituzione, i diritti, i privilegi della Chiesa; o contro le persone ecclesiastiche in quanto tali; b) contro il legittimo potere civile (se il potere non fosse legittimo, sarebbe privo del diritto di comandare, e i sudditi non avrebbero l'obbligo di obbedire). Cosi quando una s. ha come fine, almeno di fatto, di scardinare il principio di autorità sociale in se stesso, anche solo con attività culturale, è contro il potere civile. Quando il tentativo di mutare la forma istituzionale è fatto in maniera legittima con esclusione di violenza e di respirazione contro il potere stabilito, non si ha vera macchinazione.

Sono state condannate espressamente dalla Chiesa la massoneria (v.) e sètte consimili, la carboneria (v.), le sètte dei Peniani, una setta americana ed irlandese (decreto del S. Uffizio del 12 genn. 1870); le tre sètte americane degli operai : 1) Odd fellows; 2) Sons of temperance; 3) Knights of Pyethia's (decr. del S. Uffizio del 20 ag. 1894); la società Independent order of good templars o Guttempler-Orden (decr. del S. Uffizio del 19 ag. 1893); le associazioni, il cui fine è quello di cremare cadaveri (decr. del S. Uffizio del 19 maggio 1886); le società teosofiche; le sètte Y.M.C.A. $=$ Young men Christian Association per gli uomini e Y.W.C.A. $=$ Young women Christian Association per le donne (decr. del S. Uffizio del 5 nov. 1920: AAS, 12 [1920], p. 595); le sètte ateistiche (encicl. Divini Redemptoris, AAS, 29 [1937], p. 76 sgg.). Le società nichilistiche, anarchiche, pancotistiane sono condannate per la loro stessa natura. Una setta che ha fatto molto parlare di sé è quella sviluppatasi dal 1865 in poi negli Stati Uniti del Nord e tuttora sussistenti sopranocminata Ku-Klux-Klan (v.). Ora la Chiesa ha condannato espressamente il comunismo ([v.], 28-30 luglio 1949) e quelle fazioni del socialismo che favoriscono il comunismo stesso.

Per il Rotary Club, v. la relativa voce. Per gli eretici e scismatici, v. ERESIA; SCIEMA.

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Società Salesiana di San Giovanni Bosco - Veduta aerea del complesso edilizio della Casa Generabia prima del 1938. I fabbricati circostanti sono stati abbassati di tono - Torino.

Contro le sette il can. 2335 sancisce: chi si ascrive alla massoneria o altra setta che trama contro la Chiesa o contro il potere civile, incorre ipso facto la scomunica riservata simpliciter alla Sede Apostolica.

L'antico diritto comminava la censura anche contro i favoreggiatov e coloro che non denunciavano i capi. Il CIC non fa più menzione di questi casi, che perciò vanno considerati non oggetto di censure. Chi in buona fede ha dato il nome ad una setta, colpita da censura, non incorre la scomunica se non quando lo viene a sapere e non intende togliersi; se però non lo potesse fare senza grave incomodo e evasato dalla scomunica, purché abbia l'intenzione di farlo non appena potrà.

L'appartenenza ad una setta acattolica (con questo nome, si comprendono tutte le chiese o chiesucole eretiche o scismatiche e le sette steistiche, comunisti ateisti militanti) costituisce in ordine al Matrimonio un impedimento mixtae religionis (cf. can. 1060 sgg., CIC, Comm. Interpr. Codic., 30 giugno 1934 : AAS, 26 [1934], p. 494 sgg. e v. MISTA RELIGIONE).

Gli aderenti a sette eretiche, scismatiche, massoniche o a società proibite dello stesso genere sono esclusi dalla sepoltura ecclesiastica (can. 1240 § 1, n. 1), non possono essere ammessi al noviziato (can. 542, n. 1) o in associazioni pie (can. 693 § 1), perdono il diritto alla transmissibilità in proprio favore del diritto di patronato personale (can. 1453 § 1) e in caso di patronato reale questo rimane sospeso (can. 1453 § 3); sono ipso facto infami (can. 2314 § 1, n. 3) e scomunicati con scomunica speciali modo riservata, se si tratta di setta acattolica (can. 2314 §§ 1 e 2), simpliciter riservata, se si tratta di setta massonica o simile (can. 2335). I chierici inoltre, con l'aderire ad una setta acattolica, perdono ipso facto l'ufficio (cann. 188, n. 4 e 2314 § 1 n. 3) e dopo l'ammonizione devono essere degradati; se aderiscono a sette massoniche o simili devono essere denunciati al S. Uffizio e inoltre devono essere sospesi e privati di benefici, uffici, dignità, pensioni o incarichi che abbiano nella Chiesa; se religiosi, devono essere privati di voce attiva e passiva e colpiti di altre pene costituzionali (can. 2336).

Bibl.: G. A. Moehler, La Simbolica, Carmagnola 1852; G. Murray, Absolutio from the excommunication incurred by masons, in The banal, and post. rev., 22 (1922), pp. 1229-32; anon., Rotary Club e masson., in Civ. catt, 1928, II, pp. 481-89; 1928, III, pp. 91-125; I. Glaser, Sind Bibelforscher excommuniziert, in Theol. prakt. Quartalschr., 83 (1930), pp. 807-12; I. Teodori, Secta massonica, in Apollinaris, 4 (1931), pp. 579-82; Ph. Maruto, De sectae athnisticas adscriptis, in Comm. pro religionis, 15 (1934), pp. 337-46; e in genere gli autori di morale e di diritto nel de poenis, de censuris. V. inoltre sotto questa: stASsOMSMIA: SCISMA.

Elio Degano

## SOCIETÀ RELIGIOSA : v. RELIGIONE.

SOCIETÀ SACERDOTALE della SANTA CROCE ed «OPUS DEI». - E il primo Istituto secolare di diritto pontificio, approvato secondo le norme della cost. Provida Mater Ecclesia del 2 febbr. 1947, e si compone di persone di ogni classe, uomini e donne,

Maria Escrivá de Balaguer. Il decreto di lode da parte della S. Sede è del 24 febbr. 1947 e quello di approvazione definitiva del 16 giugno 1950. I soci dell'O. D. non sono religiosi, non hanno vita comune, non voti pubblici, non abito speciale : emettono solo voti privati che nell'Istituto hanno effetti giuridici. I chiamati al sacerdozio "estono l'abito ecclesiastico nel ricevere gli Ordini sacri, quando già hanno compiuto gli studi teologici ed hanno conseguito gradi accademici. Attualmente l'Istituto è diffuso in numerose nazioni d'Europa, d'Africa e d'America con un rilevante numero di iscritti.

Bibl.: J. Escrivá de Balaguer, Societas sacerdotalis S. Crucis et Opus Dei, Roma 1948; id., La Constitución apost. - Procida Mater Ecclesia - 3 el G. D., in 1949. Alvaro Del Portillo

## SOCIETÀ SALESIANA DI SAN GIOVANNI

BOSCO. - E tra le maggiori Congregazioni religiose moderne che hanno per fine l'educazione cristiana della gioventù dei ceti medi e popolari, in scuole elementari, medie, ginnasiali e liceali; in istituti di arti e mestieri, con scuole tecniche ed industriali; in oratori festivi parrocchiali e interparrocchiali; e nelle missioni. Ne fu fondatore s. Giovanni Bosco (v.) il quale diede inizio all'opera in Torino l'8 dic. 1841, carochizzando nella chiesa di S. Francesco d'Assisi un povero garzone muratore della vallata della Sesia.

Ispirandosi alle tradizioni milanesi di s. Carlo, ma con criteri propri, ideò prima l'Oratorio festivo, poi l'Ospizio e le scuole professionali, quindi il Collegio, mettendo alla base di tutta la sua molteplice azione educativa il cosiddetto " sistema preventivo ", che si fonda sulla pratica della cecità, della ragione e del timor di Dio. Farsi amare per farsi temere, fu il cardine della sua pedagogia. Prima stabile sede della sua opera fu una povera tettoia in Torino - Valdocco - dove attualmente è l'oratorio di S. Francesco di Sales, Casa-madre della S. S., con numerosi corpi di fabbrica, e il grandioso e ampliato santuario di Maria Ausiliatrice. Quivi, con 17 membri, scelti fra gli alunni rimasti a coadiuvarlo, d. Bosco fondava nel 1859 la S. S. Il papa Pio IX, che aveva incoraggiato l'opera, il 23 luglio 1864 le concedeva il decreto di lode; il $1^{\circ}$ marzo 1868 le dava la definitiva approvazione apostolica e il 3 apr. 1874 ne sanciva le regole. Dopo la morte del fondatore, che l'aveva diffusa in Italia, Francia, Spagna e in vari paesi dell'America meridionale, la S. S. continuò a svilupparsi rapidamente sotto il governo dei successori: il servo di Dio d. Michele Rua (m. nel 1910), d. Paolo Albera (m. nel 1921), il servo di Dio d. Filippo Rinaldi (m. nel 1931) e d. Pietro Ricaldone (m. nel 1951).

Ha dato alla Chiesa due cardinali e 57 tra arcivescovi e vescovi. Al presente conta 16.364 soci, e cioè : 7274 sacerdoti, 5661 chierici e 3429 condiutori (laci). Le fondazioni sono 1076 così distribuite : 531 in Europa, 383 in America, 129 in Asia, 26 in Africa, 7 in Oceania. Esse comprendono le opere seguenti : 576 oratori festivi o quotidiani; con scuole serali, doposcuola, casse di mutuo

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(194. Soptatorio Capitolo Bagnore - Torino)

Società Salesiana di San Giovanni Bosco - Istituto arti grafiche - Berraridi Semeria - presso la Casa natia di d. Bosco - Colle Don Bosco.
soccorso o di risparmio, sezioni di esploratori, società ginnico-sporlive, associazioni di musica vocale e strumentale, drammatiche ecc.; 12 I ospizi per studenti poveri, artigiani, orfani ed agricoltori, con 640 scuole professionali di arti e mestieri, e 92 colonie agricole; 259 tra collegi, pensionati e semicorvitti, per studenti primari e secondari, con scuole annesse; e cioè: 521 scuole elementari, 385 medie e ginnasiali, 127 liceali, 16 magistrali e 76 tecniche e industriali; 160 case per la formazione del personale salesiano e missionario, e cioè: 67 per aspiranti, compresa l'opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche tardive, 43 per novizi, 39 per studenti di filosofia e 25 per studenti di teologia.

I centri missionari della S. S. sono 73, di cui i principali si trovano nella Patagonia e Terra del Fuoco, nel Paraguar, nel Brasile, nell'Equatore, nel Congo Belga, nell'India, nel Siam, nella Cina, nel Giappone e nel vicino Oriente. In Colombia la S. S. ha cura di vari lebbrosari. Inoltre essa provvede a 348 parrocchie, a 202 chiese pubbliche, esclusi gli oratori semipubblici per gli alunni interni; ha 40 centri per l'assistenza ad emigranti, di cui 28 per italiani; cura la diffusione della buona stampa con la pubblicazione di 627 periodici vari. Il numero attuale dei giovani affidati alle cure della S. S. ascende a 432.046 , compresi i 134 sordomuti istruiti con i sistemi più moderni nella casa di Napoli-Tarsia.

Caratteristica l'organizzazione degli ex-allievi, riuniti in federazione internazionale con sede a Torino.

Le Opere della S. S. si mantengono e prosperano grazie all'appoggio caritatevole e generoso dei cooperatori salesiani, istituiti da s. Giovanni Bosco nel 1876, e formanti una specie di Terz'ordine esteso a tutto il mondo, e arricchito dalla S. Sede di molti favori spirituali. Loro organo ufficiale è il Bollettino salesiano, che si stampa in 17 lingue con una tiratura di 576.500 copie.

La S., dopo quelle del fondatore e di s. Maria Mazzarello, ha in corso tredici altre cause di beatificazione e canonizzazione, tra cui quelle del b. Domenico Savio, e di un folto gruppo di martiri della Spagna. - Vedi tav. LVI. BibL.: E. Coria, Annali della S. S., 3 voll., Torino 1941-46.

Luigi Castano
SOCIETÀ SENZA VOTI PUBBLICI. - I. Nozione. - Sono cosi definite dal CIC al can. $637 \$ 1$ : «Società di uomini o di donne, nelle quali i sodali imitano il tenor di vita dei religiosi, vivendo in comune sotto il regime dei superiori secondo costituzioni approvate, ma non sono legati dai soliti tre voti pubblici ", vale a dire di povertà, castità e abbedienza. In sostanza, dunque, tali s. sono caratterizzate da quattro elementi positivi : la vita comune, il governo gerarchico, le costituzioni approvate, e lo studio d'imitazione dei religiosi nella ricerca della perfezione evangelica.

Manca loro una nota essenziale allo stato religioso canonico : i voti pubblici, cioè ricevuti dal legittimo superiore in nome della Chiesa (can. 1308 \$ 1) e come tali riconosciuti dalla medesima. La vita comune le avvicina alle Religioni (v.) e le differenzia e distingue dagli istituti secolari e dalle associazioni dei fedeli. L'assenza in loro di voti pubblici non esclude ogni idea di voti; anzi si trovano s. che emettono promesse o voti, professano l'uno o l'altro dei cosiddetti "consigli evangelici "o anche tutti e tre, ma in forma privata, cioè senza che siano ricevuti in nome della Chiesa né da questa riconosciuti come pubblici.

Il CIC ha cosi inquadrato, per quanto li differenzi tra loro, nelle norme che regolano lo stato religioso, anche questi istituti, maschili e femminili, in cui la vita comune stabile è gerarchicamente impostata sul modello delle famiglie religiose vere e proprie.
II. Sronis. - Il sec. xir vide le prime s. di vita comune senza voti pubblici nelle beghine del Belgio, fondate da Lamberto di Bègue nel 1186, che emettono il solo voto di castita (temporanee), ma vivono in comune. L'antesignano, però, di tali s. è ritenuto l'olandese Gerardo Groot, che, verso il 1370 , fondava nella Germania meridionale i Fratelli della vita comune, senza voti e sotto la Regola di s. Agostino, per la predicazione e l'educazione della gioventù. Evidentanente, il vincolo giuridico che lega tra loro i sodali crea una gamma estesissima di s.: dai Signori della missione, comunemente detti Lazzaristi, fondati da s. Vincenzo de' Paoli e approvati da Urbano VIII nel 1632, che emettono i tre voti soliti, ma in forma privata, per quanto si tratti di voti per privilegio riservati, ai Padri Bianchi del card. Lavigerie per le Missionı africane, che fanno solo un giuramento di obbedienza. Le Figlie delle Carità, fondate da s. Vincenzo, emettono voti privati e temporanei; la Compagnia di s. Paolo del card. Ferrari ha vita comune e voti sostanzialmente privati. La Società dell'Apostolato cattolico (Pallottini) fa promessa di stabilità e osserva i tre consigli evangelici. L'Istituto dell'Oratorio di S. Filippo Neri (Filippini), fondato nel 1575 e approvato nel 1612 , non ha né voti né promesse: esso dal 1942 costituisce una federazione di case autonome, dette "Congregazioni", nelle quali sacerdoti e laici vivono in vita comune senza voti, sotto l'autorità del "padre" o preposito, triennalmente eletto, per santificarsi nell'osservanza libera dei consigli evangelici.

Intorno a questi tipi di s. se ne raggruppano innumerevoli altri, come la Società di Parigi per le Missionj Estere (1658), il Pont. Istit. delle Missionj Estere di Milano (1851), la Società del Verbo Divino (1875; che si è però recentemente trasformata in vera e propria congregazione religiosa); la Società dei Missionari di S. Giuseppe di Mill Hill (1897); Sulpiziani, Maestre Pie Venerini, Maestre Pie Filippini, Oblati di S. Carlo, Padri della Dottrina cristiana, ecc.
III. Regime dubbico. - A queste comunità e s., che abbiano costituzioni approvate, si applicano, in genere, i criteri canonici vigenti per le congregazioni religiose. Così anche le s. possono essere chiericali o laicali, di diritto pontificio o diocesano, esenti o non esenti (s. esenti sono, p. es., i Pallottini e i Lazzaristi).

La forma di governo delle s. è lasciata alle costituzioni che la determinano e la circoscrivono. In generale, ad esse si applica il diritto che regola le congregazioni (can. 674), p. es., quanto all'erezione e soppressione (can. 671), quanto al governo generico, in quel che non è stabilito dalle costituzioni (can. 675), all'ammissione di nuovi soci (can. 677), all'osservanza della clausura (can. 679 \$ 2), ecc. Si deve però aver pure riguardo alla natura delle singole s. nel sottoporle o meno al diritto comune delle congregazioni religiose.

Conseguentemente, i superiori delle s. hanno tutti sui sudditi potere dominativo, nascente dal vincolo giuri-

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dico valido e riconosciuto, o almeno dal tacito contratto con cui i soci vengono come incorporati alla s.; possono percio imporre l'osservanza delle costituzioni anche sotto pena di peccato, e, in forza del can. 1312 § 1, rendere irriti e nulli i voti dei sudditi. Se poi la s. gode del privilegio dell'esenzione, i superiori hanno anche il potere di giurisdizione in foro interno e in fiero esterno, e, in forza del can. 1313, $2^{\circ}$, possono dispensare i sudditi dai voti non riservati. Inoltre, nelle s. chiericali è diritto dei superiori amministrare il Viatico e l'Estrema Unzione ai sudditi moribondi, soci, novizi, aspiranti, persone di servizio, giovani, ospiti di almeno un giorno, che convivono in casa (can. 514 § 1). Essi devono pure emettere la professione di fede e il giuramento antimodernistico all'assunzione del potere (Pontif. Commissione per l'interpretazione del CIC, 25 luglio 1926) e sono tenuti alla temporaneità dell'ufficio (can. 505), anche quando fossero preposti a case che non appartengano alla s. (ibid.). I loro diritti e i loro doveri si devono desumere, oltre che dalle costituzioni, anche dal diritto comune delle congregazioni religiose.

Le s. maschili di diritto pontificio, come le Religioni, hanno un procuratore generale (v.) che le rappresenta ufficialmente presso gli organi della S. Sede.

Con l'appravazione ecclesiastica, la s. viene elevata e costituita in persona morale; e tanto le province in cui fosse divisa, quanto le case singole, subordinate o autonome, diventano pur esse soggetto di diritto capace di dominio (can. 676 § 1). Anche in questo, dunque, l'assimilazione alle congregazioni religiose è chiara quanto all'applicazione del diritto comune. Il regime dei beni è perciò regolato dai cani. 532-37 (can. 676 § 2).

I singoli soci però, non essendo legati dal voto di povertà pubblico, devono armonizzare alle loro costituzioni gli acquisti, le alienazioni e l'amministrazione dei loro beni personali. Ma i proventi acquisti da essi intuitu societatis per le opere assunte dal rispettivo istituto, p. es., per predicazione, per scuole, ecc., si devolvono non ai membri, ma alla cassa comune della s. (can. 676 § 3; cf. can. 580 § 2). Cosi va anche alla s. ciò che un socio acquista per sua industria o abilità particolare in un'attività lecita. Le costituzioni determineranno se e in che misura il socio acquisti l'uso e l'usufrutto dei propri beni, i donativi, ecc. e che uso possa o debba farne.

Le s. e i soci sono soggetto capace di ricevere privilegi e grazie spirituali. Anche i membri laici fruiscono delle immunità, dei diritti e dei privilegi propri dello stato chiericale. Ma, senza speciale indulto, i privilegi propri dello stato religioso non sono per loro (can. 580); l'indulto speciale è concesso, p. es., ai Lazzaristi, ai Pallottini, ecc., i quali hanno cosi anche la comunicazione con i veri religiosi. La ragione di questa diversità è che il pareggio delle s. alle Religioni è solo parziale, cioè nelle direttive generali e generiche della vita della s., ma non sui piano giuridico. Perciò chi entra in una s. non contrae le obbligazioni caratteristiche dei voti pubblici; né, se vi manca, può essere, dinanzi alla Chiesa, considerato reo di sacrilegio. E quando non abbia legami di voti privati o di giuramenti di perseveranza, può rientrare liberamente nel clero o nel secolo, a seconda del suo stato personale. Se però fosse stato dispensato dal giuramento, dalle promesse, dai voti privati dopo un sessennio di vincolo, contrae certe incapacisà, come analogamente i religiosi nelle stesse condizioni (can. 642). Anche quanto agli obblighi generici vale il principio generale: rimanendo le s. nell'àmbito dello stato secolare, gli obblighi dei soci si desumono anzitutto dalle costituzioni, e in via suppletiva dal diritto comune dello stato chiericale, a meno che la natura della s. e il testo e il contesto delle legge non esigano altrimenti.

Per quel che concerne gli studi sacri da premettere alla Ordinazione sacerdotale, i membri delle s., come principio, sono assimilati ai seminaristi, cioè ai membri del clero diocesano; ma la giurisprudenza e la praec ecclesiastica tendono piuttosto a riportarli sul piano delle Religioni nelle disposizioni in materia che man mano vengono emanate. Cosi, per quanto restino in vigore i principi della loro sostanziale appartenenza al clero dioce-
sano e, come tali, debbano procurarsi un titolo canonico d'Ordinazione e, per le dimissorie, dipendano dall'Ordinario locale, suole la S. Sede, in via di privilegio, conceder loro che siano ordinati titulo mensae communis op. pure missionis e dà facoltà ai loro superiori di dar loro le dimissorie.

Le s., infine, vengono assimilate alle Religioni, secondo il proprio grado giuridico, in ciò che riguarda il passaggio dei sodali da una s. all'altra o da una s. ad una Religione (can. 632 sgg.), e l'abbandono, volontario o coatto, della s. (can. 637 sgg.), tenuto sempre conto delle prescrizioni delle loro costituzioni e del loro speciale tenor di vita. Il che significa che il procedimento da usarsi nei singoli casi è analogo al procedimento fissato per i religiosi del grado giuridico corrispondente, e la condizione giuridica degli uscenti è analoga alla condizione giuridica dei religiosi uscenti. Quanto al diritto penale, anche ai sodali vengono applicati i cani. 2386, 2389, 2410, 2413, purché nello stato chiericale con vita comune. Altri canoni penali, secondo la dottrina, possono essere applicati ai sodali, sebbene si riferiscano, per sé, ai religiosi propriamente detti.

BibL.: S. Goyenèche, Varia de quodam instituto clericali sine vatii, in Comm. per religiosis, I (1920), pp. 144-45; id., Utrum societatibus applicandae sint leges neciliatus, ibid., 4 (1923), pp. 338-40; G. Oesterle, Weihebandidaten aus einer PriesterGemeinschaft, in Theol.-praktische Quartalschrift, 83 (1932), pp. 316-17; G. Creusen, Fannes modernes de vie relig., in Revue des communautés relig., 8 (1932), pp. 1-12; id., Sociètès relig., in Ebhem. theol. Lacunionen, 11 (1934), pp. 778-88; id., Incardination d'un membre d'une société relig., in Nouv. revue théol., 61 (1934), pp. 748-49; W. A. Stanton, De Societatibus sice corporum sice mulierum, in communi viventium sine vatii, Roma 1936; G. Stamphetti, La incardinatio negli Istituti missionari, in Il pensiero missionario, 12 (1940), pp. 97-104; T. Schäfer, De religiosi, Città del Vaticano 1947.

## SOCIETÀ SVIZZERA PER LE MISSIONI

ESTERE DI BETLEMME. - La Casa missionaria di Betlemme in Immensee fu fondata nel 1896 dal p. Barral.

Lo scopo era di dare possibilità ai giovani svizzeri di farsi sacerdoti e lavorare poi nelle missioni e nelle parrocchie abbandonate. Undici anni più tardi il p. Bondolfi prese la direzione dell'Opera, che ebbe un buon sviluppo. Il 30 maggio 1921 la Casa missionaria fu eretta da Propaganda in Società, che nel 1924 mandò i primi tre missionari nella Manciuria. Essa si sviluppò rapidamente ed oggi ha missioni in Manciuria e nel Sud-Africa. Le Costituzioni furono approvate definitivamente il 4 marzo 1936.

Bial. : I. Beckmann, 17 Jahre schweizerisch. Missionsseminar 1922-47, Schöneck 1947. - Savezio Paventi

SOCINI (Sozzini), Lelio e Fausto. - Eretici senesi, che dettero il loro nome alla corrente prote-stantico-radicale degli «antitrinitari » o « unitari», che da essi appunto prende il nome di "socinianesimo ".

1. Lelio. - N. a Siena nel 1525, m. a Zurigo nel 1562. Studiò diritto a Padova e fu presto conquistato dalle idee di rinnovamento della Chiesa sotto la forma dell'evangelismo (v.), mantenne però fermi i motivi filologici e filosofici dell'umanesimo stoicizzante, per cui fu energico assertore delle capacità etiche dell'uomo contro il calvinismo, oltreché rinnovatore della posizione ariana nei riguardi della divinità di Gesù Cristo. Abbandonò l'Italia per ragioni di studio e anche religiose, e percorse l'Europa centrale più volte ma non trovò stabile sede nei centri del protestantesimo della Svizzera (Basilea, Ginevra, Zurigo) e della Germania (Wittenberga) per la sua contestazione dei nuovi dogmi calvinisti, luterani, zuingliani, oltre che di quello cattolico. I suoi rapporti con le personalità direttive della Riforma (Calvino, Ballinger, Butze, Melastone e altri) finirono per essere polemici e in modo aspro, specie con Calvino. Partecipò così a tutte le controversie teologiche della seconda generazione della "Riforma". Fu anche a Cracovia, in Polonia, sotto la protezione di nobili frondisti sia in politica sia in religione. La posizione teologica di Lelio è sostanzialmente analoga a quella di molti altri eretici italiani dell'epoca (Uchino, Bian-

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drata, Gribaldi, Aconcio, Stancaro, Pucci, Gentili), fortemente presi dalle istanze critiche dell'umanesimo erasmiano : è una posizione imperniata sulla critica di ogni forma di disciplina ecclesiastica, soprattutto dei dogmi come non pertinenti alla sostanza della fede-fiducia, sulla pratica quindi di un indifferentismo dogmatico più o meno esplicito, sulla teoria della tolleranza degli eretici (di qui la viroce protesta contro la condanna di Michele Serveto [v.], antitrinitario), sulla semplificazione della dottrina cristiana e sulla critica al dogma trinitario.
II. Fausto. - N. a Siena nel 1539, m. il 3 marzo 1604 a Ludawice (Cracovia). Inizialmente letterato, diede risonanza europea alle idee dello zio (i cui manoscritti ebbe in eredità) e organizzò saldamente gli antitrinitari di Polonia e della Transilvania. Fin dal 1562 aveva scritto un opuscolo contro la dottrina trinitaria, stampato anonimo; dopo essere stato a Lione, visse per qualche tempo a Firenze, alla corte Medices, studiando la Bibbia e traducendo i Salmi, ma anche componendo sonetti d'amore e canzoni per mascherate. Solo nel 1574 lasciò definitivamente l'Italia per la Svizzera e poi per la Polonia, destinata a divenire il centro della sua intensa attività di propagandista e di organizzatore. I suoi scritti furono diffusi, in gran parte, sotto vari pseudonimi. In Polonia esistevano già correnti antitrinitarie, ma divise e in contrasto Fausto seppe delineare una teoria media, in cui tutte potessero convenire e insieme dare una salda struttura alle Chiese, combattute tanto dalla nuova ortodossia protestante quanto dal cattolicesimo in ripresa. Il centro della attività di Fausto fu la città di Rakow (presso Sandomierz) dove esisteva già un gymnasium bonarum artium, il quale divenne presto il centro di propaganda della setta, come lo era a Ginevra l'Accademia di Calvino.

La concezione telogica di Fausto si ritrova sostanzialmente nella professione di fede detta "catechismo di Rakow ", redatto ( $1605-1609$ ) sulla base dei suoi pareri e dei suoi scritti dopo la sua morte. In esso l'autorità della Bibbia come norma di fede è riconosciuta, però al di sopra di essa è posto il "sano intelletto umano ", il quale non ha bisogno di nessuna speciale assistenza divina per riconoscere le verità religiose. Nell'interpretazione della Bibbia occorre attenersi al senso letterale, tenendo presente che l'idea di Dio biblica è antropomorfica. Solo il Padre di Gesù è ritenuto Dio; l'unità della persona per $i$ sociniani è inseparabile dall'unità della natura; pertanto cercano di provare che la divinità del Cristo è contraria alla S. Scrittura e alla ragione; tuttavia Gesù, per essi, è superiore agli altri uomini per le tre prerogative della nascita verginale, della perfetta santità, del potere di reggere il mondo trasmassogli da Dio. Per queste prerogative anche al Cristo spetta l'adorazione, però d'ordine inferiore a quella riservata a Dio. Inoltre è contestata l'infallibilità della prescienza divina, la dottrina della santità e giustizia originale dell'uomo; è messo in dubbio che l'uomo al principio fosse immortale, e che il peccato originale sia ereditario. La somiglianza dell'uomo con Dio consiste esclusivamente nel suo dominio sulle creature a lui subordinate. Viene inoltre negata la necessità della Grazia per la vita eterna (bastando le forze etiche dell'uomo per l'osservanza dei comandamenti) e, con questo, la predestinazione, la necessità della Redenzione di Cristo e della applicazione dei suoi meriti.

I Sacramenti sono ritenuti mere cerimonie. Lo stesso Battesimo non è necessario per quelli che sono nati nel cristianesimo e il comando di Cristo "battezzate tutte le genti" valeva solo per l'epoca iniziale della Chiesa. La Cesa fu istituita invece durevolmente, ma con il semplice significato di una cerimonia commemorativa della morte di Gesù. E negata la risurrezione della carne e l'eternità delle pene dell'inferno: gli angeli cattivi e i maledetti nell'ultimo giorno saranno annientati.

L'antitrinitarismo dei S. agì come un fermento razionalistico anche dopo che i loro seguaci, espulsi dalla Polonia (1638), trovarono rifugio in Transilvania, Olanda, Inghilterra, America; il socinianesimo, liberatosi sempre più decisamente dei presupposti teologici inizialmente conservati, divenne una corrente ideologica a carattere paci-
fista, razionalista, repubblicana, indifferente riguardo ai dogmi, accentuatamente etico-religiosa, che ebbe grande importanza nella formazione del liberalismo inglese.

Bias.: opere nei primi due volumi della Bibliotheca Fratrum Polonarum quat unitarios vocant, edita in 2 voll. da A. Wissowatius, Amsterdam 1656 sgg., da integrarsi con i testi raccolti da D. Contenori e E. Feist. Per la Storia degli eretici italiano del sec. XVI in Europa, Roma 1937, pp. 37-78 (per Lelio) e pp. 213-75 (per Fausto). - Per le vicende delle vita cf.F. Trechsel, Die protetiontischen Antitrinitarier, 2 voll., Heidelberg 1830-44; A. Lecler, F. S., Ginevra 1886; E. Burnat, L. S., Vevey 1894; D. Contenori, Eretici italiani del Cinquecento, Firenze 1932; H. J. Mc Lachlan, Socinianism in seocalteenth century England, Oxford 1951; G. Podi, F. S., Modena 1953. Per la dottrina sociniana: O. Fock, Der Socinianismus, 2 voll., Kiel 1847; L. Cristiani, Socinianisme, in DThC, XIV, coll. 2326-34; F. Ruffini, Metodisti e sociniani nella Ginevra della restaurazione, Firenze 1936.

Mario Bendiocoli
SOCIOLOGIA. - Il termine s. fu per la prima volta usato da A. Comte (Cours de philos. posit., IV, lez. 47, Parigi 1839, p. 252) per indicare lo studio positivo delle leggi dei fenomeni sociali.
I. S. empirica o deschititiva. - Lo studio della fenomenologia sociale è già presente presso gli storici e filosofi greco-romani, non solo come osservazione comparativa dei costumi umani, ma anche come constatazione di costanti fenomeniche e del condizionamento sociale dell'attività umana.

Se Erodoto, ancora implicato in considerazioni mitiche, non pervenne, nonostante le sue preziose osservazioni etnologiche, al concetto di leggi sociali, queste vennero individuate da Tucidide che, alla luce della legge generale di potenza, tentò una spiegazione dell'origine e dello sviluppo della guerra peloponnescaca (cf. W. Jaeger, Paidein, trad. di L. Emery, $2^{a}$ ed., Firenze 1943, p. 559 sgg.). Anche in Platone si può notare "uno sforzo per trattare scientificamente i fatti economici e sociali " (L. Robin, Platon et la science sociale, in La pensée hellén. dès orig. à Epicure, Parigi 1942, p. 229); ma è Aristotele che fa dello studio positivo della materia sociale un elemento essenziale della sua concezione filosoficopolitica: non solo infatti curò la silloge di 158 costituzioni greche, ma nella Politica studiò la morfologia (II. IV, VI), il dinamismo e la patologia (I. V) delle costituzioni alla luce di determinanti sociali di carattere etico, psicologico, economico e ambientale (cf. W. D. Ross, Aristotele, trad. di A. Spinelli, Bari 1946, p. 390 sgg.).

Nell'epoca moderna l'impulso allo studio della fenomenologia sociale venne dalle grandi scoperte geografiche che suscitarono l'interesse del problema della civiltà e permisero l'uso scientifico del metodo comparativo. Soprattutto vi contribuì il rapido sviluppo demografico, economico e scientifico dell'800, che determinò una vasta e complessa problematica sociale e di conseguenza il sorgere autonomo di innumerevoli scienze sociali e insieme la necessità di una scienza che studiasse il fatto sociale nella sua essenzialità unitaria. Questa scienza sociale fu chiamata dai sansimaniani "nuova scienza" e dal Comte "fisica sociale "prima, e "s. "poi. Ma la mentalità positivistica e naturalistica che fu alla base del sorgere della s., impedì a lungo a questa di affermarsi nel suo valore scientifico di ricerca induttiva delle leggi del fatto sociale in quanto tale, sebbene fin dalla prima metà dell'800 si fosse individuata la metodologia di tale ricerca, cioè, oltre all'applicazione del metodo comparativo, quella del metodo statistico (J. Quételet, Sur l'homme et le développement de ses facultés ou Essai de physique sociale, Parigi 1835) e quella del metodo delle monografie e inchieste (F. Le Play, Les ouvriers européens, ivi 1855). Per Comte la s. è la scienza generale e suprema, avente per oggetto i fenomeni sociali come un tutto indivisibile, con lo scopo di stabilire le leggi della natura umana specifica, esprimentesi nella società (Système de polit. posit., ivi 1851-54) : egli nega ogni valore scientifico alle scienze sociali particolari poiché distinguono un tutto indivisibile, e quindi vuole che siano completamente assorbite dalla s. (Cours de philos. posit., V, ivi 1852, p. 271). Spencer invece sostiene la necessità delle scienze sociali allo scopo di giungere, per

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esse, a una sintesi superiore, cioè alla s., che in sé «assimila integralmente il vasto aggregato eterogeneo * dandogli un significato unitario (Principles of sociology, I, Nuova York 1882, p. 462). Dello stesso parere è lo Small che definisce la s. "un tentativo per integrare e generalizzare tutte le conoscenze, riferendosi alle diverse influenze che agiscono sulle associazioni umane" (General sociology, Chicago 1903, p. 7). F. H. Giddings invece fa della s. una scienza base, il cui scopo specifico è studiare "la natura del socios, le sue abitudini e le sue attività" (Elements of sociology, Nuova York 1898, p. 10). Tutte queste concezioni portano a un assolutismo sociologico, in cui la s., come scienza positiva, viene a sostituire l'interpretazione filosofica e a rappresentare il significato esplicativo di tutta la fenomenologia umana: si giunge così a un vero e proprio sociologismo, che trova la sua massima espressione nella scuola sociologica di E. Durkheim (Division du travail, Par rigi 1893; Les régles de la méthode sociologique, ivi 1895).

In contrapposizione a questa esagerata preminenza della s., J. Stuart Mill (v.) nega la necessità e la possibilità stessa della s. come scienza speciale ( $A$ system of logic, Nuova York 1934, p. 547 sgg.), e molti moderni si fermano su una posizione del tutto empirica, che considera la s. più come metodo di ricerca o "spirito sociologico", che come vera e propria scienza distinta dalle molteplici scienze sociali (cf. J. Leclercq, Introduction à la s., Lovanio 1948, p. 199). Certamente la s. empirica, come ogni scienza riguardante l'attività umana, non può essere considerata scienza perfetta, in quanto non è in grado di pervenire a una interpretazione della fenomenologia sociale e a una certezza paragonabile a quella delle scienze naturali. Ma il problema che si pone è se la s. abbia un oggetto di ricerche suo proprio che la distingua dalle altre scienze sociali: la maggior parte dei sociologi contemporanei, specialmente negli Stati Uniti d'America, lo afferma, senza più pretendere di dare ad essa una particolare preminenza sulle altre (H. E. Barnes-H. Becker, Social thought from lore to science, I, Nuova York 1938, p. x). Il Dictionary of sociology (ivi 1944, p. 302) considera come oggetto proprio della s. "i fenomeni che sorgono dai rapporti di gruppo degli esseri umani "o anche " l'uomo e il suo ambiente umano nei loro reciproci rapporti ". Còmpito della s. empirica o descrittiva è lo studio di quel complesso condizionamento sociale, in cui si deve concretizzare tutta l'attività umana, sia nella sua totalità che nei suoi particolari aspetti. In questo modo essa si serve di tutti i dati delle varie scienze sociali, e insieme li riconsidera tutti dal suo proprio punto di vista, determinando un'intima interdipendenza, del massimo valore per l'adeguata conoscenza di tutta le fenomenologia sociale. Evitando ogni postulato filosofico e ogni tentativo di pervenire a interpretazioni o a generalizzazioni antiscientifiche, la s. empirica deve rimanere sul piano delle sistematiche osservazioni e delle metodiche verificazioni di ipotesi fenomeniche, per poter stabilire le leggi del condizionamento sociale.
II. S. razionale. - L'interpretazione della concretezza sociale non può fondarsi che su ipotesi prese dalla filosofia, la quale sola, stabilendo la natura dell'uomo e della sua attività, può comprendere tutta la fenomenologia sociale nel suo intimo significato umano. Il positivismo (v.), che pretese di sostituire la filosofia con la s. empirica quale scienza positiva interpretante la società e tutto il vivere umano, non fece che applicare presupposti filosofici a una più o meno valida indagine scientifica.

Il sorgere della s. razionale è intimamente connesso con il formarsi nel ' 700 della filosofia della storia (v.) e della problematica dell'origine della civiltà e del progresso. G. B. Vico (v.) che si può considerare il suo primo rappresentante, ne indicava la natura, osservando "aver mancato per metà cosi i filosofi che non accertarono le loro ragioni con l'autorità de' filologi, come i filologi che non curarono d'avverare le loro autorità con la ragion de' filosofi" (Scienza nuova seconda, I, sez. 2, cv. 140, Bari 1942, p. 77). Mentre l'idealismo hegeliano negò
ogni possibilità della s., riducendo tutta la realtà sto-rico-sociale a momento della dialettica razionale dell'Idea, il marxismo, con le sue teorie della preponderanza del fattore economico, delle superstrutture ideali e della lotta di classe, pose le basi di una vera e propria dottrina sociologica interpretante tutti i fatti sociali e storici alla luce del materialismo (v.) storico e dialettico (cf. F. Engels, Der Ursprung der Familie, des Privatei