della serva di Dio, madre A. M. V., Firenze 1938.
Celestino Testore
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VERNA, sANTUARIO della. - Monte staccato dell'Appennino centrale (punto più alto, la Penna, m. 1284), in provincia e diocesi d'Arezzo, offerto in dono a s. Francesco d'Assisi nel 1213 dal conte Orlando Catani di Chiusi in Casentino, in occasione d'un loro fortuito incontro sul castello di S. Leo in Montefeltro per una festa di cavalieri.
Spediti due compagni ad esplorarlo e trovatolo attissimo alla contemplazione, s. Francesco l'accettò, e sei volte vi si ritiro dal 1214 al 1224 per trascorrervi periodi di raccoglimento in penitenza e in preghiera, e nell'ultima vi ricevette le Sacre Stimmate. Il monte percio ne prese fama e venerazione di Calvario francescano oltre che presso i Frati Minori, anche nel popolo, che s'inizio subito pellegrinaggi di devozione ininterrotti fino ai nostri giorni. I primi religiosi abitarono in povere celle fatte di legname e di terra. Nel 1216 sorse la prima chiesetta, che s. Francesco volle dedicata a S. Maria degli Angeli su dimensioni dategli dalla stessa Madre di Dio in una memoranda visione. Seconda in ordine di tempo fu costruita la chiesa delle Stimmate, sul luogo stesso del prodigio (1263), terza fu la chiesa Maggiore (1348), innalzata da Benedetto XV a basilica minore (23 ag. 1921: cf. AAS, 13 [1921], pp. 472-73). Attorno ai tre sacri edifici e al convento lentamente sviluppatosi, come nella meravigliosa selva di faggi e d'abeti, fiorirono oratori e cappelle a ricordo di particolari momenti della vita di s. Francesco, o in memoria di santi e beati dell'Ordine, e d'altri, legati in qualche modo con il sacro monte. Nel sec. xv il Comune di Firenze cominciò ad esercitarvi, per mezzo dei Consoli dell'Arte della Luna, un diritto di protezione e tutela affidatogli da Eugenio IV (1451). Luca ed Andrea della Robbia con la loro scuola vi lavorarono, lasciandovi 12 mirabili tavole, tra le quali si segnalano principalmente l'Annunziazione, la Nativitd.

(fol. Aliterarca, Terai)
Verna, santuario della - La Madonna che dà la cintola a s. Tommaso d'Assisi, posto tra i ss. Gregorio, Francesco e Bonaventura. Dossale in terracotta invetrina di Andrea della Robbia ( $2^{a}$ metà del sec. xv) - Verna, chiesetta di S. Maria degli Angeli.

VERNAZZA, BATTISTA, venerabile - Ritratto premesso alle Opere spirituali della Roverenda et devotissima vergine di Christo donna Battista da Genova canonica Regolare Lateranense. Venezia, per i tipi degli eredi di Francesco Ziletti, 1588 - Roma, esemplare della Postulazione Generale dei C.R.L.
l'Ascensione (chiesa M1ggiore), Madonna della Cintola (S. Maria degli Angali), la Crocifissione (chies3 delle Stimmate). Nel periodo precedente vi dipinsero Giotto e T'addso Gadili, nel successivo Govino Gerini da Pistoia, forse Bartolomeo della Gatta, fra' Emmanuele da Como. Dal sec. xv in poi si avvicendarono alla Verna: Osservanti (1431-1625) e Riformati (1625-1897), finché in quest'ultimo anno si riunirono sotto l'antico nome. A varie vicende andò soggetta anche la forma giuridica dell'azione del Comune di Firenze sul Santuario e le sue attinenze; fino a che il Concordato tra la S. Sede e l'Italia (1929) preparò una revisione di posizioni e un ritorno allo stato anteriore al 1866, anno della soppressione delle corporazioni religiose. Il 18 ott. 1934 veniva stipulato un Atto, con il quale il Comune di Firenze, continuando le secolari benemerenze verso il Santuario, immetteva nuovamente i Frati Minori nel pieno possesso dei loro antichi diritti. - Vedi tav. CXXXI.
Brbl.: Agostino di Miglio, Nuovo Dialogo delle Devoo, del S. Monte della V., Firenze 1568; Fra Lino Moroni (Descrizione del Sacro Monte della Vernial, Firenze 1612, con missioni di Jacopo Ligozzi; vari autori, La V., contributi alla storia del Santuario, Arezzo 1913, pubblicati per il vi cent. della donazione del sacro Monte a s. Francesco; bibliografia alverniana, pp. 478-554, del p. S. Mencherini; dello stesso, Guida illustrata della V., Quaracchi 1921: Codice diplomatico della V. e delle S.me Stimmate, Firenze 1924; L. S. Puglaro, Il convento della V. e il Comune di Firenze, ivi 1931.
Adamo Pierotti
VERNAZZA (Vernacia), Battista, venerabile. - Mistica, n. nell'apr. del 1497 a Genova, m. ivi il 9 maggio 1587 , figlia di Ettore ( 1470 ca.-1524), notaio e umanista, indefesso promotore, in Genova e fuori, di opere caritative e di apostolato, fondatore dell'ospedale degli Incurabili (1512), delle compagnie del Mandiletto (1497) e di Gesù e Maria, della fraternità del Divino Amore e del monastero di S. Giuseppe.
A tredici anni entrò tra le Canonichesse regolari Lateranensi, nel monastero di S. Maria delle Grazie. Fu
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(Int. Bravadato)
VEROLI, DIOCEM di - Facciata della Cattedrale (sec. xvili), con rosone del-
l'antica costruzione (sec. xi-xit) - Veroli.
più volte abbadessa, esplico grande attività soprattutto come maestra di spirito e come scrittrice mistica. Discepola, anche per tradizione paterna, di s. Caterina da Genova, che le era stata madrina, ne aveva assimilato la dottrina dell'amor puro. Spinta da questa fiamma scrisse, con sorprendente competenza, dei più ardui problemi teologici. T'emeva sempre d'ingannarsi, e solo per obbedienza acconsenti che i suoi voluminosi scritti venissero pubblicati. Fu tenuta in grande considerazione dalle persone più eminenti del suo tempo; il p. Fr. Arias (v.) la definì miracolo del suo secolo. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1639 .
Le opere della V. furono stampate in 5 edd.; le più importanti sono due: Opere Spirituali della vergine di Christo donna Battista da Genova (3 voll., Venezia 1588), completata da un IV vol. (Verona 1602); l'altra ( 6 voll., Genova 1755) è arricchita di un'informatissima prefazione e di note. L'ed. del 1588 (princeps) curata da D. Gaspare da Piacenza, contiene utili avvertenze e molte lettere della V.; di importanza particolare quella scritta a s. Andrea Avellino, che aveva interrogato la V. sull'opportunità di continuare o no la sua attività apostolica.
La dottrina di V. non è esposta in modo sistematico. L'idea centrale è l'unione dell'anima con Dio; richiamandosi ad essa, la V. dà un vero compendio di teologia mistica, specialmente nel trattato sul Pater noster.
BibL.: Dionisio da Piacenza, Vita della ven. madre donna B. da Genova, Verona 1602; A. Pescio, La Cancelliera di Dio, Battista V., in Riv. municip. genovese, apr. 1926; A. Costa, L'ex convento di S. Maria delle Grazie e la ven. Battistina V., in Raccoglitore Ligure, Genova 1934; Umile Bonzi da Genova, La ven. Battistina V., estratto da Rev. d'accit. et de myst., Tolosa 1935, pp. 147-79; G. P. Podestà, Una mistica genovese del ' 500 : Battistina V., in Riv. municipale genov., nov.-dic. 1940. Per Ettore V. cf. F. M. Paradi, La compagnia del Mandiletto in Genova, La Spezia 1901; F. von Hügel, The mystical element of religion as studied in St. Catherine of G. and her friends, $2^{\circ}$ ed., Londra 1923, pp. 316-35; P. Paschini, Tre ricerche di storia della Chiesa nel Cinquecento, Roma 1945, pp. 26 sgg., 34 sgg., 53 sgg. e passim.
Giorgio Idamo Scatena
VERNIA, Nicoletto. - Filosofo, n. a Chieti ca. il 1420, m. a Padova nel 1499. Insegnò a Padova dal 1465 .
Formatosi alla scuola veneta dell'occamismo, diresse le sue ricerche alla natura indipendentemente da ogni preoccupazione metafisica. Vanno ricordate fra le sue dissertazioni: De Unitate; An ens mobile sit totius philosophiae subiectum; An dentur universatio vestia. Nella Quaestio an medicina nobilior atque praestantior sit iure civili, dà la precedenza alla medicina che si propone la conservazione della vita, bene invariabile, mentre le leggi mutano " secundum commoditatem et libitum hominum". Accolse dapprima e insegnò la dottrina averroistica. Ma
la minacciata scomunica del vescovo P. Baroszi e una più approfondita lettura dei testi aristotelici sulle traduzioni di Ermolaio Barbaro lo indussero ad abbandonarla, per aderire alla dottrina tradizionale dell'immortalità dell'anima.
BibL.: P. Ragnisco, N. V., Studi storici sulla fitos. podovana della $2^{a}$ metà del sec. XIV, Venezia 1891; B. Kiesagkowski, Averroismo e platanismo in Italia sugli ultimi decenni del sec. XV, in Giornale crit. d. filos. it., 14 (1933), pp. 286 301; G. Sarta, Il pensiero italiano nell' Umanesima e nel Rinascimento, I, Bologna 1949, pp. 434 437.
Enrico Garulli
VEROLI, DIOCEM di. - Nel Lazio, in provincia di Frosinone, misura una superficie di $451 \mathrm{kmq}$., compresa tra le diocesi di Ferentino, Alatri, Aquino, Sora e Pontecorvo. La popolazione di 98.700 ab. è ripartita in 45 parrocchie, con 82 sacerdoti secolari e 84 regolari, con 11 congregazioni maschili e 23 femminili. Ha il Seminario maggiore ad Anagni, comune alle altre diocesi del basso Lazio, quello minore in V. E immediatamente soggetta alla S. Sede con il tribunale d'appello presso il vicariato di Roma (Ann. Pont. 2933, p. 445).
V. è l'ernica Fevolae dei Romani, costruito sul dorso di un'altura che domina la pianura sottostante fino ai Monti Lepini. Fu municipio romano, devastato poi dai barbari, finché papa Zaccaria lo annesse all'incipiente Stato Pontificio.
La religione cristiana a V., particolarmente dagli scrittori di storia locale, fino al sec. xix, era ritenuta come predicata nell'età apostolica dal Principe degli Apostoli che vi avrebbe ordinato vescovo un certo Mauro. Vi si aggiungeva la presenza di s. Maria Salome, con quella dei pretesi martiri Biagio e Demetrio sotto Nerone. Niente di più fantastico. Le lettere MISV sulla pietra che ricopriva le reliquie dei predetti pretesi martiri erano spiegate per: "Mariam Iacobi Salomem videbis". Sulle reliquie trovate a V. negli ultimi anni del sec. xir, F. Lansonj ha il sospetto fondato che possano appartenere ai celebri martiri Biagio di Sebaste e Demetrio di Tessalonica. L'iscrizione cristiana più antica rinvenuta nella diocesi di V., in Fabraiania Nova (La Civita, presso S. Giovanni in Carico), è del 392 (CIL, X, II, 5646). Con ciò non si vuole negare la possibilità di una predicazione evangelica a V. in età precostantiniana, soprattutto se si tiene conto della via consolare che attraversa la diocesi. Così pure, non conoscendo alcun vescovo nella sede di V. prima del 743, quando Martino sottoscrisse il Sinodo romano indetto da Zaccaria, non si vuole escludere un'esistenza anteriore della sede. Giustamente perciò L. Duchesne la giudicò precedente all'invasione longobarda. Un'altra iscrizione trovata nella cattedrale stessa di V., forse anteriore al sec. vi, ricorda un "Marturius presbyter" (CIL, X, II, 5799) e un'altra ancora, di più recente scoperta, porta la data del 403 . Gelasio I poi, in una sua lettera del 494-95, delega i vescovi Rufino e Giusto a trattare una causa tra gli " honorati et primari Verulanae civitatis" e Agnello loro ingiuriatore. Il Papa non specifica le sedi dei due vescovi che molto probabilmente dovevano essere del Lazio e non è da escludere che uno di loro fosse stato vescovo di V. Come pure non sarebbe da escludere che " Marturius presbyter "e "Agnellus diaconus " fossero della diocesi di V.
La cattedrale di V. rimonta al sec. viri ma conserva la struttura del sec. xi-xir, dietro una facciata settecentesca. Ha un interessante Tesoro e un Archivio con oltre 1200 pergamene dal sec. IX in poi. Romanica è pure la chiesa di S. Erasmo che, insieme all'annesso monastero, appartenne prima ai Benedettini e poi passò ai Canonici che vi stabilirono la loro collegiata. Ha anche un bel Tesoro e pergamene del sec. xi. Alessandro III nel 1170 fondò in V. un ospedale per i lebbrosi con l'annessa chiesa
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di S. Maria Maddalena, che nel 1423 passò in proprietà della chiesa di S. Erasmo. Documenti provenienti da V. e diocesi si trovano anche alla Vallicelliana di Roma. Nella diocesi di V. è ancora la famosa abbazia di Casamari (v.). F. Ughelli, M. De Matthias, G. Cappelletti pretesero che la città di Frosinone (dal 1927 capoluogo di provincia) fosse stata un tempo anche sede vescovile, avvalorando così una costante e pertinace tradizione frusinate che non aveva però il merito dell'antichità. Monumenti e documenti non favoriscono minimamente la loro asserzione. Al contrario, dai privilegi della sede vescovile di V. si deduce chiaramente che la città di Frosinone fu sede del delegato apostolico per la Campagna. La cittadina di Ceprano, all'estremo sud della diocesi di V., ricordata spessissimo nella storia medievale, era considerata come la porta di chiusura del Patrimonio di S. Pietro che si estendeva da Acquapendente a Ceprano.
Bibl.: Ughelli, 1, p. 1386 sgg.; Cappelletti, VI, p. 467 sgg.; Maroni, XCIV, pp. 5-120; V. Caperna, Monogr. di 1. Salome patrona prim. della città e disc. di V., Frosinone 1878; id., Stor. della chiesa cattebr. di S. Salome in V., ivi 1880; P. Fr. Kehr, Italia Pontif., II, Berlino 1907, pp. 153-73; Lanzoni, pp. 169-70; Eubel, I, p. 523; II, p. 291; III, p. 352 ; IV, p. 365 ; V, p. 412.
Benedetto Pesci
VERON (Veronius) François. - Controversista e predicatore, n. a Parigi nel 1575 , m. a Charenton il 6 dic. 1694.
Entrò fra i Gesuiti nel 1595 , ordinato prete, nel 1620 lasciò la Compagnia per attendere più liberamente alla conversione dei protestanti con la predicazione e gli scritti in cui fu valentissimo, ottenendo ottimi frutti anche nel ceto colto. Il 19 marzo 1622 ebbe dal Re anche il permesso di predicare nelle piazze e col consenso del clero disputò con chiunque gli si presentava. Fu nominato curato a St-Brice e a Charenton, ove morì.
Larga diffusione ebbe l'opera: Méthode de traiter des controverses de religion par la seule Escritura vaincte alléguée en termes exprès ou exposés par les vaincts Pères... (ed. definitiva, 3 voll., Parigi 1638-39). Celebre fu pure l'altra opera: Règle générale de la foy catholique séparée de toutes autres doctrines... (ivi 1646; ristampata più volte in seguito, tradotta in latino dai Gesuiti di Ingolstadt e in altre lingue). Nel 1646 pubblicò anche una versione francese del Nuovo Testamento che sollevò qualche polemica. Polemizzò anche contro il giansenismo: In fansenii praetensum Augustinum (Parigi 1647). Scrisse pure sulla Messa, sul Purgatorio, sul Papa, ma nel 1641 fu messa all'Indice l'opera: De la primauté en l'Eglise ou de la hiérarchie d'icelle, che aveva composto contro il Blondel.
Bibl.: Hurter, III, coll. 984-87; Sommervogel, VIII, coll. 603-10; G. Hergenröther-G. P. Kirsch, Storia univ. della Chiesa, VI, Firenze 1907, p. 340.
Pio Paschini
VERONA, diocesi di. - Città del Veneto, capoluogo di provincia, ai piedi delle propaggini collinari dei Lessini, bagnata dall'Adige, sulle cui rive si dispongono e corrono gli incantevoli "Lungadigi». Le due sponde sono congiunte da 10 ponti, fatti crollare dai Tedeschi (apr. 1945); i più caratteristici e storicamente importanti sono il ponte Scaligero, medievale (seconda metà del sec. xiv), ricostruito com'era e dove era (1950), e il ponte "Pietra", romano nei due archi di sinistra, cinquecentesco negli altri.
Per la sua posizione V. ebbe preminente importanza di centro romano, medievale e moderno. Un nodo ferroviario di prim'ordine la congiunge al Brennero e a Milano, Venezia, Bologna. La vita economica si basa sull'agricoltura e la viticultura (pregiati e notissimi i vini); gradualmente va sviluppandosi e intensificandosi l'industria mineraria, edilizia, chimica, alimentare e idroelettrica. Una cospicua rete di canali provvede a irrigare le zone

(IM. Albani)
Verona, diocesi di - Madonna con Bambino nell'atto di porre l'aurcola sul capo di s. Bernardino; si lati, vari santi. Trittico di Fr. Benaglio (1492). Verona, chiesa di S. Bernardino.
povere d'acqua nella stessa provincia. La superficie della città è di kmq. 199,77, la popolazione di 186.555 ab .
La diocesi, già suffraganea di Aquileia ed ora di Venezia, è confinante con le diocesi di Trento, Brescia, Mantova, Rovigo, Vicenza, Padova; ha una superficie di km. 3098 e una popolazione di 645.402 ab.; 319 parrocchie, 26 curazie, 11 rettorie, 7 non residenziali, 3 santuari, 260 oratóri pubblici, 331 semipubblici, 68 privati; 664 sacerdoti, 186 regolari, 3280 religiose.
I. Storia. - Incerta è l'origine di V.: a costituirne il primo nucleo concorsero probabilmente Celti, Etruschi e Euganei, popoli che sulle rive dell'Adige fissarono la sede del traghetto per il transito e gli scambi; fu dapprima importante centro veneto; in epoca romana (III sec. a. C.) punto d'incrocio di strade, che più tardi prenderanno il nome di Postumia (dalla pianura lombarda ad Aquileia) e di Clodia (dalla valle del Po alle Alpi, lungo l'Adige). Nella successiva organizzazione politica della Venezia, fu prima municipio e poi, con Augusto, colonia (Colonia Augusta V.), iscritta alla tribù Peblilia. La città romanamente quadrata, sorse entro l'ansa dell'Adige, divisa in 4 zone dal decumano massimo, la via che corrisponde ai Corsi Crispi e Porta romana detta dei Borsari, e dal cardo massimo, perpendicolare che corrisponde alle vie Cappello e S. Egidio; all'incontro si formò il Foro, attuale Piazza Erbe. La cinta muraria romana fu segnata partendo dall'Adige e via A. Diaz, proseguiva poi presso l'attuale chiesa di S. Niccolò, svoltando alla via Leoncino per tornare al fiume; nel 265 l'imperatore Gallieno rifece le mura, allargandone l'ambito, che incluse anche l'Arena. Nel 312 l'imperatore Costantino conseguì la vittoria su Massenzio che gli aprì la via verso Roma. V., tra le città della $\times$ S. Regio augustea ", di cui era capitale Aquileia, fu forse la prima a ricevere il cristianesimo e ad avere la gerarchia ecclesiastica (metà del sec. III) dopo Aquileia.
Il ritmo papiniano e il Velo di Classe, entrambi dell'inizio del sec. IX, dànno la serie di vescovi di V.: il IV della serie è Procolo (a. 304); il VI è Lucillo, presente al Concilio di Bardica (a. 343-44); l'VIII è s. Zeno ( $362-80$ ) d'origine africana, luminosa figura di santo e dotto pastore, che svolse la sua attività nel periodo ambrosiano, come si può indurre dal contenuto della sua predicazione, pienamente conforme ai bisogni della seconda metà del sec. Iv; a lui è da attribuire la Basilica a tre navate, nella zona del Duomo, con pavimento musivo e iscrizioni paleocristiane, messa in luce verso la fine del secolo scorso, con opportuni scavi dovuti a mons. Vignola (1884) e ripresi fortuitamente nel 1946,
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Verona, diocesi di - Pila dell'acqua santa nella chiesa di S. Anastasia (1591).
durante la riparazione e il ripristino del chiostro medievale e della Biblioteca capitolare, gravemente danneggiati dai bombardamenti aerei; la Basilica, nei suoi elementi configurativi e musivi, ha rapporti stilistici con la posteodoriana di Aquileia e con la basilica dei SS. Felice e Fortunato di Vicenza.
Dalla caduta dell'Impero d'Occidente alla fine dell'Impero carolingio, V. fu teatro di complesse vicende storiche: Alarico, re dei Visigoti, fu sconfitto da Stilicone (403); nel 489 Odoacre è vinto da Teodorico, il quale fa di V. un centro militare erigendo il suo palazzo sul colle di S. Pietro; Alboino (a. 569) l'uni al Regno dei Longobardi di cui V. divenne sede di un ducato; al crollo dei Longobardi (774), Carlomagno, re dei Franchi, sconfisse Adelchi, figlio di Desiderio; Pipino figlio di Carlomagno, dimorò a lungo a V., ingrandì la chiesa di S. Zeno, su progetto dell'arcidiacono Pacifico, che impersona e guida la rinascita culturale e artistica della città e contra carolingia di V.; Berengario, re d'Italia, riportò vittoria su Lodovico III imperatore e gli Ungheri e vi lasciò la vita. Ottone I (984) staccò la Marca di V. dall'Italia per darla al duca di Baviera; nel sec. xr, i vescovi di V. sono tedeschi e parteggiano per l'Impero contro Gregorio VII; nel ro6r Cadalo veronese, fondatore del monastero di S. Giorgio in Braida, vescovo di Parma, è eletto antipapa, col nome di Onorio II. Mentre infieriscono le lotte feudali, V. riesce a costituirsi in Comune (1136) con i consoli e, poco dopo (1164), a formare la «Lega veronese», che prelude alla lombarda e combatte a Legnano (1176). Nel 1184 V . accoglie il profugo papa Lucio III, che vi muore l'anno dopo ed è sepolto nella Cattedrale (quivi fu pure eletto il successore nella persona di Urbano III).
Dopo feroci lotte tra feudatari, Ezzelino III da Romano, nel 1226, si proclama podestà di V.; sconfitto a Cussano d'Adda, alla morte sua (1259) il potere passa alle Arti (1262) ed a Mastino della Scala, capitano del popolo e della città; gli succedono Alberto (1277), Barolomeo (1301) che offre a Dante «lo primo suo rifugio
e il primo ostello"; con l'assunzione di Cangrande (1308), si consolida la signoria scaligera che assoggetta Vicenza, Padova, Treviso; Cangrande II costruisce Castelvecchio (1351), come fortifizio e rifugio. Nel 1386 alla potenza scaligera sottentrano i Visconti di Milano; e dopo un'effimera restaurazione scaligera, V. passa sotto Venezia (1405); nel sec. xv i vescovi sono generalmente veneziani. Successivamente V. è coinvolta nelle guerre venete contro Milano: è occupata da Massimiliano imperatore (1509) e infine torna a Venezia (1516); nella prima metà deljec. xvi l'architetto Sammicheli erige mura e porte. Nel 1796 V. subisce l'invasione francese e l'anno dopo insorge contro i Francesi (Pasque veronesi); col Trattato di Campoformio passa all'Austria, fa parte poi (1804-14) dei Regno Italiano, dal 1814 del Regno Lombardo-veneto sotto l'Austria fino al 1865 ; nel 1822 vi si tiene il Congresso che fa proprio il programma politico della S. Alleanza.
Per un lungo periodo di tempo, diventa campo trincerato, perno del quadrilatero, con mura rinnovate e doppia cinta esterna di fortezza. Presso V. si svolgono battaglie decisive del Risorgimento, di S. Lucia (1848), S. Martino e Solferino (1859), Custoza (1866).
Tra le molte inondazioni, memorabile quella del 1882, che provocò gravi danni e che determinò l'erezione dei muraglioni sull'Adige.
II. Vita religiosa e istituzioni. - Tra i santi nati nella diocesi si ricordano: s. Pietro martire (v.), s. Angela Merici (v.), la b. Maddalena Gabriclla di Canossa, il ven. Gaspare Bertoni (v.).
Molti vescovi oltre a S. Zeno lasciarono grande ricordo: Adelardo I (876-915) visse ed operò efficacemente in periodo di agitazione politica tra carolingi e principi germanici; Notkerio (915-28), dotato d'insigni virtù, e "pater Veronensium clericorum»; Raterio (932-68), benedettino, erudito e studioso eminente, i cui scritti fanno conoscere le condizioni di V. nel sec. x e la topografia della città, vista dal punto dove ora si trova la cittadella (iconografia raterialea); Ognibene (1137-85), che dispiegò alta opera pacificatrice nella lotta tra le città italiane e Federico Barbarossa: dopo la Pace di Costanza (1183, libertà della Chiesa e dei Comuni) si poté dire di V.: «est iusti latrix urbs haec et laudis amatrix»; Adelardo II (1188-1214), il primo cardinale di V., che partecipò alla II Crociata; Ermolao Barbaro (1433-71), benemerito delle scienze ecclesiastiche; Gian Matteo Giberti (1524-43), la cui opera ha importanza di prim'ordine nella riforma pretridentina: aprendo criteri pratici di riforma per il Concilio tridentino di cui è da considerare «quasi dux et magister» (cf. St. Ehses, Conc. Trid., Actorum, Friburgo in Br. 1901, p. 321); Agostino Valier (1565-1608), cardinale, il quale nel 1576 fondò il Seminario, che nel 1695 prese definitiva sede nelle case dei Somaschi e fu adattato e abbellito ad opera dei vescovi G. F. Barbarigo (1697-1714) e Morosini (1772-89); il card. Luigi di Canossa (1861-1900) e il card. Bartolomeo Bacilieri (1900-23), figure eminenti di pastori la cui opera ha ancora vivi riflessi. Il '700 è il secolo d'oro della cultura ecclesiastica veronese con G. Bianchini, i Ballerini, Scipione Maffei, Girolamo da Prato, Vallarsi, Patuzzi, Dionisi, Perazzini, ecc.
Istituzioni caritative e ospedaliere, ospizi e senodochi si svilupparono largamente a V. e suburbio su tradizione antica, fin dalla prima diffusione del cristianesimo e continuarono intensificandosi per merito dell'Ordine benedettino nei suoi rami, e poi dei Podi Minori e predicatori e vari altri Ordini maschili e femminili, fino alle recenti fondarioni di origine veronese: Congregazione di preti dell'Oratorio (sec. xviII), cui appartenne Antonio Cesari; b. Maddalena di Canossa (Cancasiane); ven. Gaspare Bertoni (1816, Stimmatini); d. Mazza; mons. Daniele Comboni, cui risale la fondazione (1867) del Borente Istituto dei Figli del S. Cuore per le Missioni in Africa (con casa madre e generalizia a V.); d. A. Provolo (Sordomuti), d. Calabria (rigogliosa benemerita Opera dei Poveri servi della Provvidenza). Gli istituti femminili: Suore della Misericordia, Pie Madri della Nigrizia, Figlie di s. Maria Imm., Figlie di Gesù, S. Famiglia (Terese), Piccole Figlie di S. Giuseppe,
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Sordomute, Sorelle Minime di M. Addolorata, Terziarie Francescane, Clarisse.
III. Abbazis e monasteri. - La più importante è certamente l'abbazia di S. Zeno. Eretta sulla destra dell'Adige, davanti a V. sul luogo probabilmente di un nucleo di costruzioni cristiane primitive, da collegare alla memoria delluttavo vescovo di Verona, s. Zeno (seconda metà del sec. Iv), al vescovo Petronio (sec. v), e al miracolo narrato da s. Gregorio Magno, per cui le acque del fiume in piena non vi irruppero. La tradizione e alcuni elementi di scultura tardocristiana, reimpiegati nell'annesso oratorio di S. Benedetto (sec. xII) confermerebbero l'ipotesi d'una chiesa e d'un monastero per le vergini, e questo in rapporto anche ad espressioni di s. Ambrogio che parla d'una vergine di nome Indicia, approvata dal giudizio di s. Zeno.
Notizie documentate dell'Abbazia risalgono ai primordi del sec. ix, quando il re Pipino e il vescovo Ratoldo, su progetto dell'arcidiacono Pacifico, eressero qui la chiesa sopra il corpo di s. Zeno; ne assunsero la custodia i monaci benedettini, e l'abbazia che costituirono crebbe e prosperò rapidamente, sino a rendersi indipendente dal vescovo meritando protezione, privilegi e possedimenti da Pipino, Ludovico il Pio, Berengario, Urbano III, Federico II; presto andò acquistando anche importanza politica e giurisdizione feudale su Bardolino (chiesa di S. Zeno presso il Garda), Caffi, Ostiglia, Vigasio, Trevenzuolo, Cellore di Illasi, Pastrengo, Casternuovo dell'Abate (Affi e dintorni), Chievo e Romagnano, su alcune terre di Bonferraro, Roncolento, Pigozzo, Fatolido, ecc. Questi possedimenti erano distribuiti ai coloni a condizioni vantaggiose, divenendo spesso loro proprietà sotto l'alto dominio dei monaci, altri rimasero in proprietà dell'abbazia fino alla soppressione. Il vescovo Raterio, con altri di Orrone I, restaurò l'abbazia danneggiata dalle invasioni ungare; l'abate Alberico (metà del sec. xI) pose le basi del campanile, che l'abate Gerardo (1163-67) elevò, agile ed elegante, nella sua mole romanica.
Durante il dominio degli Scaligeri, l'abbazia divenne quasi loro dominio; e passò agli abati commendatari nel 1425 che l'affidarono a monaci tedeschi fino al 1630 ; soppressa dalla Repubblica veneta (a. 1753), i beni furono ceduti all'ospedale di V. (a. 1779), gli edifici venduti (1810) e poi demoliti per farne materiale da costruzione. Ne resta solo una modestissima parte con alcune celle e qualche struttura medievale; è superstite il chiostro rom.nico (sec. xII-xIII) a colonnine binate di marmo rosso ed archi a tutto sesto e con rifacimenti e aggiunte posteriori (sec. xiv) di archi acuti, con l'oratorio di S. Benedetto e la torre massiccia a merlatura ghibellina (sec. xIII); su un lato del chiostro si innesta un piccolo recinto colonnato (lavabo). La chiesa del ix sec., dopo i danni causati dall'invasione ungara (sec. x) e dal terremoto (a. 1117), subiva trasformazioni e inaneggiamenti: allungata ad ovest e rinnovata nei fianchi (sec. xII); tra il sec. xII e xIII si provvide a rialzare la parte mediana con la fronte, mentre si adattò la tribuna sopra la cripta (sec. xIII) e l'abside assunse forma e struttura gotica (1389-96); a quest'epoca si riferisce anche il tetto a carena di nave.
Nel 1459 Andrea Mantegna, su commissione dell'abate commendatario Correr, eseguì, per l'altare maggiore, il mirabile trittico con la Madonna in trono tra i ss. Pietro e Paolo (v. vol. VII, tav. 128) : la predella con Scene della Crocifissione, asportata durante la Rivoluzione Francese, è ora al Louvre. Nella cripta ampia e suggestiva, a nove navate, sono accolti i sepolcri di s. Zeno e di altri vescovi veronesi. Nel suo insieme, la Basilica è il capolavoro dell'architettura romanica nel Veneto; la fronte, ripartita da sottili simmetriche lesene, con protiro sereo e leoni stilofori (di Niccolò, 1138) e rosono della fortuna labile (Brisioto, fine del sec. xII) e loggette cieche, è impreziosita dal portale di bronzo, che reca scene bibliche e della vita di s. Zeno, in una serie di eleganti formelle: espressione alta di arte locale, con influssi carolingi (sec. Ix e x) secondo alcuni studiosi; secondo altri invece, prevalgono influssi ottoniani della fine del sec. xi e quindi romanici. Ai fianchi del protiro sono

Ido E. Corvet, W. M. Lindsay, Monumenti paleopodei veronesi, I, Roma 1913, tav. 3)
Verona, diocesi di - Explicit del cap. 17 del Diabofei di Sulpicio Severo, con la sottoscrizione di Ursicino, Codice del 517 , scritto a V. e conservato nella Bibl. capit., cod. XXXVIII (36), f. 117 f.
scolpiti sul marmo i bassorilievi della Genesi da assegnare a Niccolò e scene della vita di Cristo da assegnare a Guglielmo (1138) ; gruppo di sculture romaniche tra le più notevoli del sec. xII. Le pareti esterne della Basilica sono a corsi alternati di cotto e vivo, tipicamente veneti; l'interno a tre navate, divise da colonne e pilastri alternati, con la mediana solenne e luminosa, dal profondo respiro spaziale, riecheggia il ritmo basilicale romano-ravennate. Notevoli i capitelli romanici delle colonne a decorazione floreale e animale, gli affreschi sulle pareti e sui pilastri; sulla tribuna presbiteriale, le statue di Cristo e degli Apostoli (sec. xIII) e, nell'absidioia sinistra, quella di s. Zeno che ride (sec. xIII). Anche la sacrestia (sec. xv) ha notevole interesse artistico, per il soffitto a cassettoni, fregio e fiori e tondi con santi benedettini. La Basilica è stupendamente inquadrata dalla Piazza e dal sagrato dove ancora si celebra una festa benefica, cui partecipa tutta la città e detta "venerdì gnocolar", dallo gnocco che si distribuisce il venerdì prima della Quaresima.
Di S. Maria in Organo, abbazia benedettina soggetta al patriarca di Aquileia dal sec. x, si hanno notizie fin dal sec. vi; dal duca longobardo Lupone (751) fu arricchita e dotata di senodochio; Carlomagno (804) concedeva libero transito ai suoi carri e navi per tutto l'Impero; altri privilegi e possedimenti ebbe da Berengario (889) a Ugo (928) e da privati. Acquistò altro splendore quando gli Olivetani (1481) rinnovarono ed ampliarono la chiesa romanica (della chiesa del vir sec. sussistono tracce nella cripta) e l'arricchirono di stupende opere d'arte, di Giolfino, Caroto, Cavazzola, Moroni, Savoldo; del candelabro intagliato e scolpito (1499), delle squisite tarsie nel coro e nella sacrestia (1504) di fra' Giovanni da V. olivetano, cui si deve anche l'architettura del campanile. Fu parroccbia nel sec. xiv, ma poi le fu tolta la cura d'anime e quindi ristabilita nel 1808.
Nel recinto della città di V. esistevano due monasteri femminili: S. Maria in Solaro, fondato nel 774 dalle due sorelle Auteonda e Natalia, soggetto a S. Maria in Organo e al patriarca di Aquileia; S. Pietro "ad puellas" (780), in seguito abitato da monaci benedettini. Alla chiesa dei SS. Fermo e Rustico era annesso un monastero di Benedettini (fine del sec. x); alla chiesa di S. Trinita
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(d) E. Carosi, W. M. Lindsay, Monumenti palisogradici serrmeni, II, Città del Vaticano 1231, 26)
Verona, diocesi di - Lactic Danielis prophetae. Codice del sec. vir scritto a V. e conservato nella Biblioteca capitolare, cod. XXXVII (35), f. $231^{2}$.
uno di monaci vallombrosani; altri monasteri erano annessi alle chiese di S. Giorgio in Braida (sec. xi), di S. Nazaro (sec. Ix) il cui abate benedettino portava il titolo di abate di Badia Calavena, di S. Eufemia (1275) degli Agostiniani.
Nel territorio della diocesi di V. esisteva l'abbazia di S. Maria al Gozzo Veronese, dipendente da S. Maria in Organo e, com'essa, soggetta al patriarca di Aquileia, fondata nel sec. vir e beneficata dai re longobardi Liutprando e Idefrando, ottenne privilegi e donazioni da Lodovico II, Berengario, Ottone II. L'attuale struttura romanica della chiesa con buoni affreschi, restaurata e rimaneggiata, insiste sul nucleo primitivo, di cui restano varie sculture e lacerti del pavimento musivo (seconda metà del sec. viII); dal 1526 parrocchia.
Sono da aggiungere: il monastero di Benedettine «ad Flezium» (inizi del sec. Ix), di S. Salvatore di Sirmione (sec. viII), unito nel secolo seguente al S. Salvatore di Brescia; l'eremo di Benigno e Caro (fine del sec. viII) a Malcesine, sul lago di Garda; sulla Rocca di Garda fiorisce ancora l'eremo dei Camaldolesi. L'abbazia di S. Maria della Vangadizza veronese, fondata nella prima metà del sec. x da Ugo, marchese di Toscana, abitata da monaci neri, ebbe privilegi e possedimenti da Berengario II e Adalberto, passo poi ai Camaldolesi; dal 1454 è parrocchia; altra abbazia degli stessi monaci fioriva a Vangadizza di Badia Polesine (Rovigo).
IV. SANTORRI. - Nella diocesi di V. è molto frequentato il santuario della Madonna della Corona, alle falde del Montebaldo, la cui origine risale alla fine del sec. xir, come documentano i vestigi di una chiesetta e di affreschi; passò (sec. xv) alla dipendenza dell'Ordine dei Cavalieri di Malta e allora vi si venerò il simulacro della Pietà, donato da Lodovico di Castelbarco nel 1432; l'attuale chiesa, rinnovata ed abbellita recentemente, è del sec. xvir. Il santuario della Madonna di Campagna, nella parrocchia di S. Maria della Pace, fu edificato dal Sanmicheli nel 1559, e nel 1597 abitato dai Camaldo-
lesi. Negli immediati dintorni di Peschiera, presso il laghetto, sorge in posizione bellissima il santuario della Madonna del Frassino (sec. xvi) con annesso ospizio. Anche la Basilica minore, dedicata a s. Teresa del Bambino Gesù (Tombetta), nella parrocchia di Tomba, a pochi km . da V., è meta frequente di pellegrinaggi.
IV. ARTE. - A V. ogni periodo storico ha lasciato segni e opere eloquenti di arte. Dei periodo romano i monumenti più importanti sono: l'anfiteatro dell'Arena (I sec. d. C.), che vide nell'evo medio e moderno duelli giudiziari, tornei e feste cavalleresche; restaurato, ora è sede di grandi spettacoli di massa. Sulla Via Postumia, a mezzo km. dalla Porta romana, detta nel medioevo di Borsari, sorgeva l'arco dei Gavi (i sec. d. C.), ora ricostruito (1932) accanto a Castelvecchio; a sinistra dell'Adige, sulle pendici del colle S. Pietro è disposto il teatro, una delle opere più notevoli e significative della romanità nell'Italia settentrionale (I sec. d. C.). Negli antichi chiesiri, che sul colle S. Pietro ospitano il Museo archeologico, sono custodite le memorie dell'epoca preistorica e romana. Nel Museo Maffesano, il più antico museo lapidario d'Europa, sorto all'inizio del 1700 per iniziativa di Scipione Maffei, sono raccolti molti monumenti di scultura, frammenti architettonici e documenti epigrafici latini e greci, provenienti dal Veneto e da altre località anche fuori d'Italia.
Del periodo paleocristiano sono i massici nella zona del Duomo, resti notevoli di due basiliche del sec. iv, una delle quali, di maggiori proporzioni e a livello più alto, è da assegnare a s. Zeno; un esemplare stupendo di sarcofago a sfondo mura di città (metà del sec. iv), il sarcofago strigilato (III sec.), riadoperato dai cristiani, manufatti notevoli che sono accolti nella cripta di S. Giovanni in Valle; nel Museo di Castelvecchio, alcuni vetri a fondo d'oro (sec. iv), urnetta per reliquie a guisa di minuscolo sarcofago di gusto ravennate (vi sec.), resti di elementi di sospensione di una "gabata" (lampada) veronese (sec. IV); sono da aggiungere frammenti musivi, sculture ornamentali, oggetti di oreficeria, rarità iconografiche nella Biblioteca capitolare e in chiese e musei (dal sec. vi al xi); la chiesa di S. Teuteria e Tosca, collegata alla paleocristiana, ora romanica chiesa dei SS. Apostoli, nella sua struttura primitiva a simmetria crociata, richiama il mausoleo di Gulla Placidia di Ravenna ed è riferibile alla seconda metà del sec. v; vari rimoneggiamenti ne hanno mutato in parte l'aspetto pristino.
I periodi longobardo, carolingio e ottoniano hanno lasciato tracce notevoli in sculture ornamentali (capitelli, plutei, ciborio di S. Giorgio di Valpolicella, porte bronzee di S. Zeno) e in edifici sacri di V. e provincia (S. Stefano, S. Giorgio di Valpolicella, S. Zeno di Bardolino, S. Benedetto di S. Zeno Maggiore, S. Giovanni in Fonte, S. Nazaro), cripte e strutture primitive di altre chiese, come s. Giovanni in Foro, S. Maria in Organo, S. Procolo, S. Giovanni in Valle.
L'arte romanica con un gruppo di chiese conferisce a V. una nota di alto valore spirituale e artistico e di severa nobiltà. Sono tipiche le loro facciate a capanna, a corsi di mattoni e tufo, che i secoli hanno dorato, divise da lesene a denotare le navate interne, taluna con le torri scalari (chiesa di S. Lorenzo) o il nartece (S.ma Trinità), tutte con protiri pensili (S. Giovanni in Valle, S. Maria Antica), decorate d'archetti e fasce fantasticamente scolpite con mostri e volute floreali. Gli interni hanno la suggestione delle ombre miatiche e della fuga prospettica dei pilastri e delle colonne che sostengono, sui capitelli cubici o figurati, le ardite volte a crociera e il tiburio (S. Stefano) o i tetti a incavallature: hanno il mistero delle cripte profonde, la luce dei preabiteri rialzati con ambulatori (S. Stefano) e i matronei (S. Lorenzo). Varie case e torri tradiscono ancora la struttura romanica. Altre chiese romaniche del contado gareggiano per importanza e valore architettonico con quelle della città e pongono interessanti problemi di derivazione e influssi vari (come S. Severo di Bardolino, S. Pietro in Valle, ecc.). I monumenti di stile gotico assommano e fondono elementi costruttivi di fattura e di tradizione romanica, sempre desta e operante a V. e spesso si arricchiscono
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[^0]: In alto a sinistra: L'ARENA, anfrostro romano (fine del I sec. d. C.) - Verona. In alto a destra: PONTE MERLATO O. SCALIGERO (sec. xiv) - Verona. In basso a sinistra: RESTI DEL TEATRO ROMANO (gestallo augusto) su cui sorge la chiesa di S. Libera, bontara nel 920 con portico del sec. xiv e scalica del 1687-1703 - Verona. In basso a destra: CHIOSTRO DELL'ANTICA ABBAZIA BENEDETTINA DI S. ZENO (exz. 18-xo-xiv) - Verona, bontlico di S. Zeno.
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A sinistra: COPIA DELLA VERONICA, ritratta sull'originale con il permesso di Gregorio XV (r621-23), come attesta una nota posta sul retro del quadro Roma, chiesa del Gesù. A destra: IL SANTO VOLTO (Tó byzo Beobtíoro), conservato nella chiesa di S. Giorgio degli Armeni, trasportato da Costantinopoli a Genova nel sec. xiv. I 16 piccoli riquadri, applicati sul rivestimento d'oro di finissima filigrana, contengono scene della leggenda del Mandilion - Genova.
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(fol. Goh. fol. 802.)

(fol. .Hinari)
In alto: PARTICOLARE DEL MONUMENTO EQUESTRE DI B. COLLEONI (1481-88) - Venezia, Campo dei SS. Giovanni e Paolo. In basso: DECAPITAZIONE DEL BATTISTA. Particolare eseguito dal V. del paliotto d'altare in argento del sec. xiv - Firenze, Museo dell'Opera del Duomo.
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A sinistra: INTERNO DELLA CAPPELLA DÉ̀L CASTELLO, terminata nel 1710 - Versailles. In alto a destra: BOSCHETTO DELLA COLONNATA, costruito su disegno di Mansart (1683) - Versailles. In basso a destra: LA CAMERA DA LETTO DI LUIGI XV, con arzzzi Gobelins, con storic di Don Chisciotte ( 1783 ) - Versailles.
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di decorazioni rinascimentali; nella Cattedrale l'evoluzione gotica utilizza le strutture romaniche (1139-87) della parte inferiore, dei protiri (di Niccolò), dell'abside imponente, con tornacoro, capolavoro del Sanmicheli, con affreschi rinascimentali del Falconetto e tele di Liberale, Giolfino, Morone, Caroto, Tiziano (l'Assunta), S. Fermo Maggiore, rinnovata nel sec. viII, ricostruita dai Benedettini (secc. XI-XII) trasformata dai Frati Minori (seconda metà del sec. XIII), con armonica fusione di elementi romanici e gotici; S. Anastasia, cui era annesso il convento dei Domenicani (secc. xIII-xiv), ora sede del Liceo classico, richiama la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia e schemi del gotico italiano, specie nell'interno; le Arche Scaligere (sec. xiv) uniche nel loro genere, opera di maestri lapicidi di Campione. Altri palazzi e case uniscono elementi del gotico veneziano ad elementi rinascimentali. Il grande architetto veronese, Michele Sanmicheli (1484-1539), con le monumentali ed eleganti costruzioni dei Palazzi Pompei, Bevilacqua, Canossa (in esso stupendi affreschi di G. B. Tiepolo), della cappella Pellegrini in S. Bernardino, chiesa e campanile di S. Giorgio e del Duomo, delle fortificazioni, mura e porte con la solida struttura classica, ha dato un'impronta rinascimentale caratteristica a V. quale ebbero nello stesso torno di tempo, Vicenza dal Palladio e Venezia dal Sansovino. L'insegnamento del Sanmicheli continuò in architetture posteriori, tranne poche eccezioni barocche, e cosi la tradizione classica proseguì fino all'erezione del monumentale cimitero d'ordine dorico (1830). Di fra' Giocondo è la purissima Loggia del Consiglio (ultimo scorcio del sec. xv) nella Piazza dei Signori, dove, sopra il corruzione, Alberto da Milano scolpì le statue dei grandi veronesi dell'età romana: Catullo, Plinio, Emilio Macro, Vitruvio, Cornelio Nepote. La caratteristica e suggestiva Piazza Erbe, sede del Foro antico, si adorna di monumenti romani (statua di Madonna V.), romanici (Torre Lamberti), gotici (casa dei Mercati, Torre dei Gardello), rinascimentali (Casa Mazzanti e affreschi), barocchi (Palazzo Maffei).
La pittura veronese sin dal sec. x ha esempi negli affreschi della grotta di S. Nazaro, ora nella chiesa di S. Libera sul Colle S. Pietro; nel sec. xili a S. Zeno Maggiore, dove pure si ammirano i cicli più notevoli di scultura dei secc. xi e xil; nella stessa Basilica, il trittico del Mantegna, con Madonna e sacii.
In Castelvecchio, è accolta la Pinacoteca del Museo. dove la scuola pittorica veronese è largamente rappresentata dal sec. xili al xviII. - Vedi tavo. CXXXII-CXXXIII.
Bibl.: ormoche in RIS. VIII. Milano 1726, p. 621 sgg.; MGH, Scriptores, XIX, ed. G. H. Pertz, pp. I-18; G. Dalla Carte, Hist. di V., Verona 1290; Ughelli, V, pp. 303-1090; VII. pp. 1430-60; G. B. Biancolini, Not. stor. delle chiese di V., Verona 1749-61; S. Maffei, V. Illustrata, ivi 1732; C. Cipolla, Comp. di stor. polit. di V., ivi 1899 (molti altri studi generali e particolari dello stesso emitenze storico); L. Simeoni, Le origini del comune di V., in Nuovo arch. ven., 25 (1913), p. 49 sgg.; id., V., Verona 1909; A. Bigelmair, Zeno von V., Monaco 1904; F. Savio, Gli ant. vesc. d'Italia: Milano, Firenze 1913; Lanzoni, II, 919-34; Eubel, I, pp. 522-23; II, p. 291; III, p. 321; IV, p. 365 ; V, p. 411 ; G. B. Pighi, Cenni stor. sulla Chiesa ver., in Boll. eccl. ver., 1914 sgg.; A. Da Lisca, L'arcidiacono Pacifico, in Atti Acc. di Agr. Sc. e lett. di V., $5^{2}$ serie, 12 (1934), pp. 1-26; L. Billo, Le iscriz. ver. dell'alto medioevo, in Arch. ven., 16 (1934); G. Trecca, V. (guida grafica descrittiva), Verona 1936; P. Marconi, V. romano, Bergamo 1937; G. Brusin, Le difese di V. romana, in Atti R. Itt. Ven. Sc. Lett. e A., 1939-40, p. 99 sgg.; V. Fainelli, Codice dipiam. veronese, Venezia 1940; A Graziali, Nel centenario della morte di G. M. Giberti vesc. di V., in La Scuola cati., 1945; P. L. Zovatto, Un'ara votiva pogona e il cristianesimo a V., Pordenone 1945; W. Hagemann, Contributi per la storia delle relazioni tra V. e Venezia dal sec. XI al sec. XIII, in Studi stor. veronesi, 2 (1949-50), pp. 5-70. Per l'arte in V. : B. Del Pozzo, Le vite de' pittori, scultori e architetti veron..., Verona 1718; S. Maffei, Museum Veron., ivi 1739; A. K. Porter, Lombard architecture, New Haven 1917; E. SandbergVavalà, La pittura veronese del Trecento e del primo Quattrocento, Verona 1926; G. Fiocco, Paolo Veronese, Bologna 1928; A. Da Lisca, La basil. di S. Stefano in V., in Atti Acc. di Agr. Sc. lett. di V., 14 (1936), pp. 1-75; id., Chiesa di S. Maria al GazzoVeronese, Verona 1941; id., La basil. di S. Zenone in V., ivi 1941; Wilport, Sacrofagi, p. 177 e tvo. 150, 2; W. Arelan, L'architettura romanica veronese, Verona 1939: id., La pittura e la
scultura veronese dal sec. VIII al sec. XIII, Milano 1943; P. Gazzola, Il musaico nel sottosuolo della Bibliot. capit. di V., in Studi stor. veron., 1948; P. L. Zovatto, Antichità cristiane di V., Verona 1930. Per l'abbazia di S. Zeno: C. Cipolla, Annales Veron. antiqui, in Boll. Ist. Stor. Ital., 29 (1908), p. 7 sgg.; L. Simeoni, La basil. di S. Zeno in V., Verona 1909; A. Bockler, Die Bronzetür von V., Marburgo 1931; G. De Francescich, La corrente comuica nella scultura romanica europea, in Rivista R. Ist. d'arch. e st. dell'arte, 3 (1937); G. Trecca, La facciata della basil. di S. Zeno, Verona 1938; A. Da Lisca, La basil. di S. Zenone in V., ivi 1941. Per le abbazie : Cottinesu, II, coll. 3342-46.
Paolo Lino Zovatto
V. Biblioteca capitolare. - Fondata nel sec. v, per opera della a Schola sacerdotum sanctae Veronensis Ecclesiae ", ritrasse il patrimonio dei suoi codici soprattutto dalla produzione del proprio scriptorium, per il servizio liturgico nella Cattedrale, per lo studio individuale dei membri del Capitolo, degli insegnanti e degli allievi delle scuole presso la Cattedrale stessa. Il più antico amanuense dello scriptorium, che abbia registrato il suo nome e la data, è Ursicino a letture della Chiesa veronese ", nell'anno 517. Il massimo impulso fu dato alla Biblioteca nel sec. IX dall'arcidiacono Pacifico ( $776-844$ ), e da molti chietici sotto la sua direzione.
La Biblioteca capitolare di V., definita «la regina delle collezioni ecclesiastiche», è assai nota per la ricchezza e la somma importanza dei suoi manoscritti. I codici veronesi, incominciando dal sec. v, rappresentano con un gruppo più o meno numeroso, ma sempre notevole, ciascuno dei secoli successivi specialmente nell'alto medioevo. Meritano di essere particolarmente citati: 1) il «Gaio* (sec. v. palinsesto). famoso codice unico, fonte insigne degli studi del diritto romano; 2) il «s. Agostino * (De Civitate Dei: sec. v), scritto probabilmente mentre ancora viveva il santo Dottore; 3) e 4) s. Ilario * (In Psalmos, e De Trinitate: ambedue sec. v); 5) Evangeliario purpureo (sec. v), uno dei più importanti manoscritti biblici della Vetus latina, noto fra gli studiosi con l'indicazione Cod. b. Veron., scritto in argento e oro, su pergamena purpurea, finissima; 6) La Didascalia Apostolorum (sec. v, palinsesto); 7) Il «Sulpicio Severo» (s. 517), scritto dal già citato Ursicino; 8) Il Psalterium bilingue, greco-latino (sec. vi); 9) Il Sacramentarium Leonianum (sec. vi), codice liturgico di eccezionale importanza. Numerosi soprattutto sono i manoscritti del sec. IX, con parecchi autografi dell'arcidiacono Pacifico. Altri autografi particolarmente preziosi : due manoscritti di s. Lorenzo Giustiniani (sec. xv), due di Girolamo Frassatoro (sec. xvi), tutti quelli di Scipione Maffei e di Francesco Bianchini (sec. xviII). Miniature e legature di pregio speciale: due codici di Mattia Corvino, re d'Ungheria (sec. xv); i Corali miniati dal Turone, pittore veronese del sec. xiv; un lezionario di S. Scrittura (sec. xv), di artista fiammingo; un «Candido Decembrio» (sec. xv), di miniature lombardo. Quasi tutti i manoscritti anteriori al sec. x, insieme con alcuni documenti dell'Archivio, furono restaurati presso la Biblioteca Vaticana, per liberalità e munificenza di Leone XIII, Pio X, Benedetto XV e Pio XI. Eccellente pure, per qualità e quantita, il patrimonio bibliografico a stampa, che comprende un buon numero di preziosi incunaboli, con qualche «unicum» e non pochi assai rari. Merita di essere rilevata anche la sontuosità e la bellezza artistica della sede, ricostruita (in seguito ai bombardamento del 4 genn. 1945, che la distrasse interamente) secondo i provvedimenti più accurati per la più sicura custodia, per la migliore conservazione e la più degna presentazione del materiale bibliografico, documentario, archeologico e artistico. Da notarsi la nuova cappella, interamente dipinta a fresco da Elena Gazzola Schiavi, con episodi della vita dell'arcidiacono Pacifico.
VI. Archivio capitolare. - Nella stessa Biblioteca è custodito anche l'Archivio dei canonici, composto di ca. 11.000 documenti membranacei, e di innumerevoli cartacei; cominciando i primi con 7 pergamene del sec. viII, delle quali la più antica del 710 ; gli altri con protocolli notarili del principio del sec. xiv. I documenti membranacei si conservano in cartelle, disposte in ordine cronologico.
Bibl.: E. A. Lowe, Codices latini antiquiores, IV, Oxford 1947; e studi citati alla v. candiina scrittura, vol. III, col. 913. Giuseppe Turrini
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(da V. Lerognate, Les Heres d'Heures mes, de la thimestargue nationale, Mâcen 1937, tav. 21)
Veronica - S. V., vestita a lutto, sorregge il Volto Santo. Miniatura del Libro d'Ore, eseguito per Luigi di Lavai (ca.