etropolitana e capitale della Repubblica Austriaca. Il territorio dell'arcidiocesi ha una estensione di 9220 kmq . con 2.049 .224 cattolici (su $2.310 .642 \mathrm{ab}$.), di cui nel solo comune di V. 1.459.255 (su 1.780 .000 ab.). Possiede 595 parrocchie, di cui 186 nel comune di V., servite da 1813 sacerdoti ( 1025 in V. città). Conta 39 ordini e Congregazioni religiose maschili e 43 congregazioni femminili (cf. Personalstand 1952; Ann. Pont. 1953, p. 447). Ha un seminario maggiore a V. e uno minore a Oberhollabrunn.
I. Storia. - V. si trova sull'incrocio di antichissime correnti di traffico: verso i Balcani lungo il Danubio e dal Mar Baltico all' Adriatico (Bernsteinstrasse). Il punto preciso del guado fluviale si è fissato dove la terrazza dell'attuale centro, fra un ramo del Danubio e il torrente Wien, forma una piattaforma ben protetta. Sulle vicine alture a destra (Bisamberg, 360 m .) e a sinistra (Leopoldsberg, 423 m .) del Danubio sono tracce di abitati fortificati sin dall'età neolitica. Quando, nel 15

(Jst. Bieberchis d. O. b. b. b. b. B. 1951 .
Vienna, arcidiocesi di - Vedute di V. durante l'assedio del 1683; acquaforte di Romeyn de Hooghe.
a. C., la regione passò sotto il dominio romano, sul territorio dell'attuale comune di V. esistevano non pochi nuclei abitati dai Celti. Quello situato sul punto strategico sopra ricordato fu trasformato, nella $2^{\mathrm{a}}$ metà del sec. I, nel "castrum Vindobona"; un altro centro, lungo la via danubiana, fra gli odierni quartieri III e IV, si sviluppò come città civile di ca. 10-15 mila ab. Traiano vi destinò una legione; Marco Aurelio mori nel castro di V. nel 180. Intorno al 395 il capoluogo Carnuntum, gravemente devastato nelle invasioni barbariche, decadde; ma a V. e nei dintorni la vita continuò; la città civile si trasferì nell'ambito più sicuro del "castrum" sopravvivendo a tutte le bufere. S. Severino, l'apostolo del Novicum (m. nel 482), dimorò spesso nei pressi dell'antica V.; nei recentissimi scavi nella chiesa di S. Giacomo a Heiligenstadt (quartiere XIX) sarebbe anzi venuta in luce la primitiva tomba del Santo (la sua salma, nella grande emigrazione dell'elemento romano del 488 , fu trasportata in Italia). Giordane, nella sua Storia gotica, rammenta V. sotto il nome di Vindomina ( 551 ) e un documento dell'88r sotto quello di Wenio.
Con la casa dei Babenberg (976-1246), che governò la ricostituita Marca Orientale carolingia (Ostmark), V. crebbe rapidamente e divenne un punto di contatto fra il mondo germanico, slavo, magiaro e italiano: nel 1130 appare col nome attuale Wien; nel 1137 figura come città, nel 1138 diventa residenza ducale.
Dopo l'estinzione dei Bibenberg, l'Austria passò sotto Ottocaro II, re di Boemia (1251-78) che favorì molto V. Ma la vera fortuna della città ebbe inizio con l'avvento della Casa degli Asburgo (1278-1918), sotto i quali V. rimase per secoli (1439-1806) non solo capitale dell'Impero "romano-germanico", ma inoltre centro dei domini austriaci ( 1526 ; unione delle corone boema e ungherese con la Casa d'Austria). Nel 1365 Rodolfo IV fondò l'Università di V.; sotto Massimiliano I (14931519) la città divenne uno dei primi centri dell'umanesimo tedesco; nel 1498 fu creata la "Hofmusikkapelle", una delle prime per tempo e importanza. Due volte V. fu il baluardo dell'Europa cristiana contro la potenza musulmana : nei celebri assedi del 1529 e del 1683. Subì nel 1805 e 1809 l'occupazione di Napoleone I, e fu sede nel 1814-15 del grande Congresso di V. Sebbene Francesco II nel 1806 avesse deposto la corona dell'Impero germanico, V. continuò ad essere capitale dell'Impero austro-magiaro. Sotto il lungo governo di Francesco Giuseppe I (1848-1916) la città si rinnovò, si ingrandì e si abbellì (celebre fra l'altro la "Ringstrasse"), diventando metropoli moderna. Nel 1910 superava i 2 milioni di ab.
Un colpo gravissimo per V. fu la dissoluzione, nel
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Vienna, arctoiocezt di - La chiesa di S. Buperto, creta nel 740 dai missionari salisburgesi Chuniald e Gualrich. L'edificio attuale è dei secc. xit-xv - Vienna.
nov. 1918, dell'Impero austro-magiaro e la conseguente riduzione a capitale della piccola Repubblica austriaca. Dopo il primo e difficile decennio si delineò, sotto i cancellieri federali Seipel e Dollfuss, la ripresa, anche religiosa e culturale; ma la dominazione nazista (1938-45) e la seconda guerra mondiale ributtarono città e paese in una gravissime crisi materiale, religiosa, sociale e culturale; questa volta la ripresa, sotto il peso dell'occupazione quadripartita alleata, è tutt'altro che facile, ma sta avviandosi ormai con visibili effetti in tutti i settori della vita pubblica e religiosa.
II. La diocesi. - In epoca romana V. appartenne alla sede di Carnuntum (v.). Nell'epoca carolingia vi penetrò, in un primo tempo, l'attività missionaria salisburgese; ma presto tutta la regione passò sotto Passavia (v.). Divenuta V. residenza dei Babenberg, signori della Marca Orientale, incominciarono i tentativi per ottenere, oltre l'indipendenza politica, anche quella ecclesiastica. Un primo tentativo di costituire un vescovato a V. sotto Enrico II Jasomirgott, caratterizzato dalla dedicazione (1147) della grande chiesa di S. Stefano (patrono della cattedrale di Passavia), falli, come pure un secondo sotto Leopoldo VI (nel 1209 ca.), nonostante il consenso di Innocenzo III. Un ulteriore tentativo si ebbe nel 1258-63, sotto il dominio di Ottocaro, re di Boemia, che fece celebrare a V. anche un grande Sinodo provinciale ( 1267 ). Sotto gli Asburgo e la loro crescente potenza questi tentativi divennero più pressanti. Ma neppure Rodolfo IV (1358-65) vi riusci; diede però l'ultimo impulso alla ricostruzione della futura Cattedrale. Finalmente l'imperatore Federico III ottenne da Paolo II l'erezione di V. in diocesi esente e la nomina del primo vescovo, conte Leone di Spaur ( 18 genn. 1469); il quale però, data la disperata resistenza di Passavia, non vi poté effettivamente governare. Soltanto il 7 sett. 1480, a S. Stefano, destinata a Cattedrale, fu pubblicata la bolla In supremea dignitatis, con la quale furono erette le due sedi esenti di V. e WienerNeustadt, ma con territori assai ristretti.
Durante il periodo della penetrazione protestante in Austria, è notevole il breve intermezzo dell'amministra-
zione della diocesi di V. da parte di s. Pier Canisio (15541555). Una grande e complessa figura di vescovo e diplomatico apparve con il primo cardinale di V., Melchiorre Klesl (v.), sotto il quale (1614-30) la Controriforma ebbe la definitiva rivincita. Nel 1631 il vescovo di V. ebbe il titolo di principe dell'Impero. Il vescovo conte Breuner fece ricostruire dai fratelli Coccaponi il magnifico Palazzo vescovile (1631-48). Celebre il card. Sigismondo de Kollonitsch (1716-51), sotto il quale (1722) l'imperatore Carlo VI ottenne da Innocenzo XIII l'elevazione di V. ad arcivescovato e sede metropolitana (suffraganca Wiener-Neustadt), con un notevole ingrandimento del territorio. Giuseppe II, di propria autorità, soppresse finalmente (1783) ogni giurisdizione ecclesiastica estera in Austria; dopo la formale rinunzia di Passavia ( 4 luglio 1784) ottenne anche la conferma pontificia con la bolla di Pio VI Romanus Pontifex del 28 genn. 1785, con la quale tutto il territorio austriaco, già dipendente da Passavia, fu diviso tra le nuove diocesi di Linz (Austria Superiore), V. e Sankt Pölten (Austria Inferiore), quest'ultima creata con trasferimento della sede di Wiener-Neustadt; metropoli ne fu V.
Dopo l'epoca napoleonica, il regime giuscppino ando sempre più mitigandosi. Finalmente il card. Giuseppe Otmaro Rauscher (1853-75), indiscusso capo dell'episodio austriaco e artefice principale del Concordato del 1855, segnò la pubblica riscossa religiosa del cattolicesimo austriaco.
Ultimi arcivescovi (tutti cardinali) furono: Antonio Giuseppe Gruscha (1890-1911); Francesco Nagl (19111913), organizzatore del Congresso eucaristico internazionale di V. del 1912; Federigo Gustavo Pifil (1913-32), prima preposito abate di Klosterneuburg (v.); Teodoro Innitzer (dal 1932; card. nel 1933), vissuto nel periodo della dominazione nazista (1938-45) che inderi particolarmente contro l'Austria "cattolica", e della difficile ripresa del 1945, di fronte a immani rovine materiali e spirituali. Durante il suo episcopato ebbero vita, prima del 1938, i giornali Wiener Kirchenblatt e Zwei-GroschenBlatt, quotidiano di elevatissima tiratura, dovuto all'iniziativa di mons. Giuseppe Gorbach, il quale si servì dei proventi per l'erezione di molte chiese parrocchiali nella periferia di V.; e la Caritas socialis, opera fondata dal cancelliere austriaco mons. Ignazio Seipel (v.), in cooperazione con la signora Ilılegarde Burian, morta in fama di santità. Durante il periodo delle vessazioni naziste, il card. Innitzer fondò a V. il Theologische Latenjahr, specie di seminario teologico-pratico per la formazione di cooperatori laici; oggi ha un corso biennale per accademici e per non accademici e dal 1950 anche un Feruburs; rilascia un diploma di abilitazione per lavorare direttamente nella cura d'anime. Nel 1946 lo stesso card. Innitzer si fece promotore della Katholische Akademie, con sede nell'abbazia degli "Schotten", istituto superiore di cultura. Nel 1947 ebbe inizio la Siedlungsaktion dell'episcopato austriaco per favorire, con mezzi della Chiesa e su terreni di sua proprietà, la costruzione di abitazioni popolari. Nel 1948 l'istituto diocesano viennese di cura pastorale, creato per studiare, coordinare e potenziare le varie iniziative pastorali, divenne l'Osterreichische Seelsorgeinstituit; celebri le sue annuali settimane di studio e la sua rivista Der Seelsorger. Il 27 apr. 1952 fu celebrato il Domfest, cioè l'inaugurazione della ricostruita cattedrale di S. Stefano e il primo Österr. Kathalinessiag dell'Austria risorta (io-14 sett.), a ricordo della liberazione di V. dai Turchi (1683) : fatto molto significativo nella condizioni attuali del paese.
Le tre fasi dell'incremento della vita religiosa a V. coincidono con i tre periodi della rifioritura religiosa cattolica generale: I. Medioevo. - Il primo posto spetta all'abbazia benedettina degli "Schotten", fondata da Enrico II nel 1158 e tenuta da monaci scozzesi fino al 1418 ; acquistò molti meriti nel campo della cultura generale e dell'istruzione superiore in particolare col suo ginnasio (v. Cottineau, II, col. 3366). I Francescani si stabilirono a V. intorno al 1120; dal 1447 alla Minoritenkirche. S. Giovanni Capestrano, predicando nel 1451 a V. la Crociata contro i Turchi, vi fondò un convento di Osser-
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vanti, trasferitosi poi ( 1589 ) nel centro della città, alla Franziskanerbirche. I Predicatori arrivarono a V. nel 1226. Sin dal 1220 vi si stabilirono i Cavalieri di Rodi (ora di Malta) e poco dopo quelli Teutonici, prestandosi V. come base naturale per il passaggio in Oriente. Nel 1327 furono chiamati gli Eremitani di S. Agostino, nel 1360 i Carmelitani (estinti però già verso il 1550). Tutti costruirono grandi chiese, per lo più trasformate in epoca barocca. 2. Epoca della Controviforina. - Fu soprattutto la casa regnante a favorire gli Ordini religiosi per ristabilire la religione cattolica nella capitale. Ferdinando I chiamò nel 1551 i Gesuiti e s. Ignazio vi mandò Le Jay e Bobadilla; nello stesso anno essi aprirono un Collegio, incorporato nel 1622 all'Università, nella quale i Gesuiti ebbero grande influsso. L'imperatore Mattis chiamò i Cappuccini; s. Lorenzo da Brindisi condusse in persona il primo disppello a Praga; in questa occasione anche V. ebbe una prima casa nel sobborgo di S. Ulrico (1599) e poco dopo, nel centro della città, la Kapuzinorkirche, sotto la quale lo stesso Imperatore volle eretto il sepelcreto imperiale. Egli fece venire anche i Fatebenefratelli (1614) il cui ospedale è rimasto fino ad oggi un centro non solo di carità cristiana, ma anche di scienza e pratica medica. Nel 1623 furono chiamati i Carmelitani Scalzi, nel 1624 i Minimi, nel 1628 gli Eremiti Camaldolesi, nel 1633 i Benedettini di Monserrato, detti Schwarzapanier, che aprirono a Praga l'abbazia di Emaus e a V. un priorato, elevato ad abbazia nel 1708. Alla parrocchia di corte di S. Michele furono chiamati nel 1626 i Barnabiti; nel 1660 ebbero anche il santuario di Mariahilf. Dal 1639 si trovano a V. i Servi di Maria, noti per il culto da essi propagato di s. Pellegrino Laziosi (canonizzato nel 1727), divenuto straordinariamente popolare a V. Nell'epoca della vittoriosa repressione dell'Impero turco furono chiamati a V. i Trinitari, detti Weisspanier, che, fino alla soppressione giuseppina, organizzarono più di mille redenzioni in Oriente. Nel 1697 gli Scolopi, già fiorenti in Ungheria, aprirono a V. un collegio e nel 1751 un secondo a S. Tecla. Finalmente, nel 1703, anche i Teatini ebbero chiesa e casa a V. Ma Giuseppe II distrusse quasi tutto con le sue soppressioni ( $1780-85$ ). 3. Epoca moderna. - Essa si apre, nel 1810 , con i Mechitaristi che formano a V. una Congregazione propria, benemerita soprattutto per la tipografia armena. In seguito all'attività di s. Clemente M. Hofbauer (v.) furono ammessi, nel 1820, i Redentoristi; poco dopo la ricostituita Compagnia di Gesù. Nel 1855 vennero a stabilirsi a V. i Lazzaristi, nel 1857 i Fratelli delle Scuole cristiane, nel 1912 i Salesiani, per tacere delle tante altre Congregazioni moderne.
Quanto alle case religiose femminili, se ne ha menzione a V. sin dal sec. xir. Le Clarisse vi apparvero soltanto nel 1305 (cessarono nel 1451), le Domenicane (Second'ordine) nel 1324. L'imperatrice Eleonora di Gonzaga, consorte di Ferdinando II, chiamò a V. nel 1609 le Carmelitane, soppresse da Giuseppe II, ma ritornate nel 1879. Eleonora, consorte di Leopoldo I, introdusse nel 1660 per l'istruzione femminile le Orsoline; nel 1709 fu aperto l'ospedale delle Elisabettine; l'imperatrice Amalia, consorte di Carlo VI, eresse nel 1717 convento e chiesa delle Salesiane (Ordine della Visitazione). Queste tre ultime famiglie religiose sfuggirono alla furia giuseppina, perché dedicate all'istruzione e quindi * di pubblica utilità *. Nel 1832 l'imperatrice Carolina Augusta chiamò a V. le Figlie della Carità di S. Vincenzo; seguirono molte altre famiglie religiose; oggi ve ne sono 43.
III. Archeologia. - Nella pianta della città si distinguono molto bene i vari stadi del suo sviluppo storico. Notevoli avanzi del castrum sono stati scoperti dai recenti bombardamenti, e $4^{-8}$ metri sotto il pavimento dell's Hoher Markt s, l'antico foro. I Musei della città

(per cortesia di mens. A. P. Freitas)
Vienna. arcidocesi di - Ciesa abbaziale di S. Maria degli Schotten (s ad Scotos ${ }^{1}$ ) ricostruita tra il 1643 e il 1648 - Vienna.
conservano un ricco materiale archeologico sin dall'età paleolitica, e soprattutto dell'epoca romana. L' "Altertumswerein e il *Geschichtswerein *, oltre agli organi ufficiali, si interessano alle antichità di V.
Nell'ambito dell'arcidiocesi di V. si trovano anche altri centri romani, specialmente lungo il *Iimes * danubiano, come Carnuntum (v.), Cannabisca castrum con Asturis (Klosterneuburg), Augustianis (Traismauer) e Comagene (Tulln), e lungo la a linea termale s, con acque calde sulfuree, già frequentate dai Romani, come a Meuling (quartiere XII di V.), a Baden (Aquae) e Vöslau. Nonostante i molti ritrovamenti archeologici romani non sono ancora venuti alla luce, eccettuato *Carnuntum *, elementi cristiani. Nel 1953 però sono stati scoperti a Klosterneuburg importanti resti di costruzioni romane, fra le quali un edificio triabaidale che potrebbe essere cristiano e a Heiligenstadt la tomba primitiva di s. Severino con accanto un rozzo fonte battesimale (sec. v).
IV. Chiese e santuari. - L'arcidiocesi di V. è molto ricca di chiese pregevoli sia per architettura, sia per arredamento interno. Vi sono rappresentati tutti gli stili, dal romanico al moderno; prevalgono però quelle gotiche, spesso in seguito baroccizzate, e quelle puramente barocche: ciò si spiega soprattutto per le devastazioni turche, specie del 1683 (v. Austria, Arte).
1. Nel comune di F. - Il massimo monumento ecclesiastico di V. e di tutta l'Austria è la cattedrale di S. Stefano. La primitiva costruzione, una grande basilica romanica a tre navate, con facciata occidentale a due torri e grande portale figurato (s Riesentor s), è dovuta a Enrico II Jasomirgott (dedicazione 1147). Sotto Leopoldo VI (1200-10 ca.) la costruzione fu continuata e amplificata. Sotto Ottocaro II di Boemia, dopo due gravi incendi della città ( 1258 e 1276) e in concomitanza con il terzo tentativo di ottenere la sede vescovile, si ebbe l'aggiunta all'edificio preesistente di un trausetto gotico con coro quadrato e abside. L'imperatore Alberto I iniziò, intorno al 1304, un grandioso a Hallenchor s, cioè un coro gotico a tre navate di uguale altezza con tre absidi, terminato sotto Alberto II e dedicato nel 1340 (coro *albertino s), con preziose sculture sui pilastri, una cripta destinata a sepolcreto della dinastia, e con grande a lectorium s; la chiesa allora contava da 24 a 34 altari. Rodolfo IV (1358-65) istituì a S. Stefano un fastoso capitolo ( 24 canonici e numeroso clero), intraprese la costruzione di una enorme a Hallenkirche a tre navate, in sostituzione della Basilica romanica, della quale fu conservata soltanto la facciata, ampliandola ed elevandola. L'ideatore e primo architetto della geniale pianta è Mi-
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(fot. Bldearchiv d. O. Nalsenaldobidskd.)
Vienna, arcidocesi di - La Seipelkirche, dedicata a Cristo Re, sul Kanglerplatz (1933-34), nella cui cripta si trovavano le tombe dei cancelleri Scipel e Dollfuss - Vienna.
chele Chnab (Knab), cui seguirono molti altri. Nel 1433 fu terminata la "torre grande" (maestri Pietro e Giovanni da Prachatitz), e nel 1446 furono chiuse le grandi vòtte delle navate (Giovanni Puchabaum). Nel 1451 s. Giovanni Capestrano predicò la Crociata nel cimitero intorno alla chiesa, da un pulpito gotico, poi murato e nel 1752 riccamente decorato in barocco. Fra il 1476 e il 1486 Guglielmo Rollinger e aiuti crearono i meravigliosi stalli corali gotici perduti nell'incendio del 1945. Fra il 1467 e il 1513 fu costruita, nel mezzo del coro destro, la tomba di Federico III, una delle opere più ricche del tardo gotico. Notevole il fonte battesimale, in marmo rosso salisburgese, di Ulrico Auer (1476-81) con corona (tetto) in legno scolpito (i sette Sacramenti), adoperato in seguito per tetto del pulpito e restituito alla primitiva destinazione dopo i restauri del 1945 sgg . Nel 1711 Giuseppe I fece fondere, in seguito a voto, con 200 cannoni turchi, la celebre "Pummerin", enorme campana di 19.800 kg ., che tacque dal 1938 e cadde fusa nell'incendio del 1945. Con partecipazione di tutta l'Austria ne venne fusa e consacrata una nuova. L'interno e l'esterno della Cattedrale sono ricchissimi di monumenti, soprattutto sepolcrali. Nel 1884 fu collocato, accanto alla tomba di Federico III, il celebre "Wiener Neustädter Altar ", enorme ancona in legno scolpito, ordinata dallo stesso Federico. Notevoli le "Catacombe" di S. Stefano, grande labirinto sepolcrale sotterraneo, fino a 4 e 5 piani, e la "Stefansgruft", nelle quali trovarono posto, dopo la rituale imbalsamazione, le interiora dei membri defunti della casa regnante, mentre i loro cuori furono collocati sotto la "Loreto-Kapelle" nella chiesa di corte di S. Agostino., e la "Bischofsgruft", aperta nel 1953, dove sono sistemate le tombe degli arcivescovi di V. Purtroppo nella notte tra l'ir e il 12 apr. 1945 un incendio bruciò la chiesa; le campane si fusero, e insieme ai 40.000 travi di quercia dell'enorme tetto ruppero in più luoghi le vòtte, sicché le fiamme distrussero anche immense ricchezze nell'interno. Nel 1952 con il concorso di tutta la nazione ne fu portata a termine la ricostruzione essenziale. Nel 1946 fu riaperto il ricco Museo diocesano, fondato nel 1933. La cattedrale di V. è una immensa "Hallenkirche", con "Hallenchor", a tre navate, con transetto, chiuso alle due braccia da due grandi torri.
La chiesa di V. più antica tuttora esistente è la Ruprechtskirche (quartiere I), eretta nel sec. viII: l'attuale costruzione è dei secc. xII-xv, il campanile è romanico. Della stessa epoca (792) è la Peterskirche (quart. I), ma ricostruita dalle fondamenta in splendido barocco da Gabriele Montali (1703), terminata (1732) da Luca v. Hildebrandt, con sculture di S. Matielli e A. Galli Bibienza, e tele di Mart. Altomonte, Mart. Rottmayr e G. M. Schmidt. La terza chiesa per età sarebbe Maria "am Gestade" ("alla riva", quart. I), eretta nel sec. IX,
ricostruita in forma romanica; con un alto coro gotico e un curioso campanile ettagonale con cupoletta gotica (1330-53); la navata fu ricostruita (1394-1415) dal maestro Michele Chnab (?); vi sono resti di vetrate dei secc. xiv e xv, sculture dell'alto gotico sui pilastri e un raro altare rinascimentale intagliato da Giovanni Perger (1520). La Michaclerkirche (quart. I) è l'esempio maggiore rimasto a V. di stile romanico ( $2^{\circ}$ metà del sec. xili), con coro gotico (1327) e alto campanile (1340-44); l'altare maggiore classico è del 1781. La Minoritenkirche (quart. I) è una "Hallenkirche" (1251-76) con caratteristico campanile tozzo, rimasto così sin dal 1529. Contiene la celebre copia in mosaico dell'Ultima Cena di Leonardo. fatta eseguire da Napoleone I. Anche l'Augustincrkirche (quart. I) è una "Hallenkirche" (1330-39), più progredita; architetto ne fu D. Ludtner; altra simile chiesa era quella dei Carmelitani (1386-1405), chiamata Am Hof (quart. I), passata nel 1553 ai Gesuiti, e completamente baroccizzata (1607-10), con elegante facciata e loggia di C. A. Cardone (1622), e tele di M. Altomonte, Gioacch. Sandrart, G. M. Schmidt. Notevole la Franziskanerkirche (quart. I), che si presenta di stile rinascimentale con curiose reminiscenze gotiche, con opere di Ant. Pozzo. G.M. Rottmayr e G.M. Schmidt. La Kapuzinerkirche (quart. I), del 1622-32, è semplicissima, ma molto nota per la "Kaisergruft", le tombe imperiali, erette da Mattia (I ${ }^{2}$ deposizione del 1633) e più volte allargata. Vi sono deposti, in 136 sarcofaghi, 140 defunti della Casa d'Austria, fra cui 12 imperatori e 15 imperatrici. La Universitätskirche (quart. I), sul tipo del primo barocco italiano, è del 1628-31; l'interno, ad opera di Ant. Pozzo. è di un barocco esuberante (1705-1709). La Dominikanerkirche (quart. I) fu una chiesa romanica del 1262 con coro gotico del 1302, ma è stata completamente ricostruita in barocco italiano nel 1631-34. Fra le più grandiose chiese di V. è la Karlskirche (quart. IV), costruita per voto di Carlo VI nella peste del 1713, opera capitale di G.Barnardo Fischer v. Erlach e del figlio Gius. Eman. (1716-39), a croce greca, con alta cupola, due anelli campanili in forme di colonne tortili, con altorilievi commemorativi della vita di s. Carlo Borromeo (v.). Con essa gareggia la non lontana (quart. III) Salesianerinnenkirche (1717-30) di Dom. Fel. Allio, complesso armonioso di chiesa a cupola e convento. Di alto interesse la Altlerchenfelderkirche (quart. VII), dedicata ai "sette rifugi " (devozione tipica broccca), creazione degli artisti romantici di V. (1850-61); architettura romantico-neoclassica di G.S. Müller e affreschi dell'epoca, di Gius. Führich, L. Kupelwieser, K. Khas ecc. Tipica la Votirkirche (quart. IX), in ricordo dello scampato attentato a Franc. Giuseppe I (18 febbr. 1853) di H. v. Ferstel (1856-79), una perfetta imitazione di gotico francese, con belle vetrate di Ed. v. Steinle e G. Führich. Poi, oltre le chiese neogotiche e neoromaniche (sec. xix-xx), quelle moderne: la DonBoscokirche (1918), Seipelkirche (1933-34) e quella in acciaio della Madonna del Carmine, di H.L. Prutscher (1942).
Il santuario più antico di V. sarebbe quello di Mariabrunn, che rimonterebbe ai tempi di s. Ghisella, consorte di s. Stefano, re d'Ungheria (1038). La chiesa attuale fu costruita da Ferdinando II (1639-45). Nel VI quartiere, che ne prende nome, si trova la Mariahilferkirche costruita nel 1686-89 sul posto di una cappella di legno (1660), terminata nel 1713-30; ricco interno con celebri affreschi di P. Troger. Più grandiosa la Piaristenkirche Maria Treu, opera di G.L. von Hildebrandt (1716-21).
2. fuori del Comune di $P$. - In alcune regioni, meno soggette alle devastazioni delle guerre, si sono conservati insigni monumenti di stile romanico; soprattutto notevoli due rari esempi di chiese retorole a cupola; a Petronell, oggi tomba gentilizia dei conti AbenabergTraun, della $2^{2}$ metà del sec. xit, e la chiesa parrocchiale di Scheiblingskirchen, documentata dal 1164, ma più
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antica. Un monumento di primo ordine è la chiesa principale (dal 1468 al 1784 cattedrale) di Wiener-Neustadt, con facciata a due campanili e tre navate basilicali romaniche, coro gotico primitivo ( 1300 -30), portali figurati; arredo interno barocco; vi si ammira la tomba del card. Klesl, attribuita a G. L. Bernini (1630).
Monumento romanico unico è la chiesa parrocchiale di Schöngrabern, della $1^{2}$ metà del sec. xir, con l'esterno dell'abside ricoperto di sculture romaniche riproducenti cicli mutuati dalla Bibbia e dagli apocrifi. A Deutsch-Altenburg la chiesa parrocchiale è pure della prima metà del sec. xirI, una basilica romancea a tre navate, con coro gotico del sec. xiv. Notevole la chiesa dell'antica città di Mödling, una delle maggiori a Hallenkirchen *, con elementi romanici, ricostruita dopo la distruzione turca del 1529. Da ricordare inoltre la chiesa parrocchiale di Zistersdorf ( 1620 ca .), in cui è conservata la Madonna di L. Cranach il Vecchio. Monumenti caratteristici dell'epoca turca sono le molte "Wehrkirchen *, cioè chiese fortificate. Tipici poi sono i molti *Kamer * (ossari) quasi tutti di stile romanico, fra cui quelli di Tulln (1321), con portale figurato ed affreschi del sec. xv; quello di Mödling (1345), simile al precedente, quello di Deutsch-Altenburg, con portale scolpito, e molti semplici, anche gotici.
Per le abbazie v. klosterneuburg; Heidgenkreuz. Giuseppe II soppresse (178a) la certosa di Mauerbach, fondata da Federico il Bello (1313), e ricostruita in forme barocche ( $1616-31$ ); e l'abbazia benedettina di Kleintmariazell ( $1136-1782$ ), con chiesa romanica, ottimamente baroccizzata (oggi parrocchiale).
Assai popolari sono alcuni santuari, come Maria Lanzendorf, che esisteva già nel sec. xir, sotto Leopoldo V (Maria auf der Haide); ricostruita dopo la distruzione turca del 1683 da Leopoldo I, con inclusa la cappella primitiva medievale. A Sollenau si trova la prima imitazione transalpina della cappella di Loreto (sec. xiv). Del sec. xvI-xviI sono i santuari di Maria Ellend e di Karnabrunz (S.ma Trinità). Popolarissimo il pellegrinaggio a Sankt Corona (sec. xvir), e quello a Maria Enzersdorf, ricostruita nel 1730 (Francescani), nota anche per il *Romantiker-Friedhof *; non pochi fra i cattolici * romantici * di V., per devozione alla Madonna, vollero essere seppelliti qui. Finalmente Maria Schutz, presso il valico del Semmering, ricostruita nel 1738.
V. Vita e istituti di cultura. - Una prima grande fioritura culturale si nota nel sec. xir-xir, all'epoca delle Crociate, un'altra dopo la fondazione dell'Università (1363), la terza, più gloriosa, all'epoca barocca, dopo la

(fot. Bildarchiv d. $\ddot{0}$. Nationalbibliothek)
Vienna, arcibocesi di - Angelo. Una delle restue poste sulla colonna eretta in onore della S.ma Trinità e del Nove Cori Angelici, dopo la peste del 1679 - Vienna, "Grabens.
definitiva repressione del pericolo turco (1683). Di quest'ultimo periodo di cultura unitaria, ancora profondamente religiosa e cristiana, V. e tutta l'Austria portano ancora le indelebili impronte. Più volte nella storia V. ebbe un primato nella musica; alla fine del medioevo: Hofmusikkapelle, Burgkapelle, che sussiste ancora (Sänger-Knaben); nella prima metà del sec. xix (i a Classici, viennesi come Mozart, Beethoven, Schubert, Bruckner ecc.), e, nel campo dell'opera ed operetta, fino ad oggi. Anche il teatro, molto favorito dalla Corte, fiorì sempre a V. Celebre la Scuola medica viennese: Gerardo Van Swieten, sotto Maria Teresa; Billroth (18291894); Wagner-Jauregg (1857-1940) ed altri. A V. fu eretto il primo Politecnico di Europa (1815). La Albertina è la collezione più ricca del mondo di disegni, incisioni (anche papiri, ecc.), con più di 600.000 fogli. V. possiede un numero elevato di Musei, spesso di rara importanza. Il Kunsthistorische Museum, di origine e proprietà della Casa imperiale, ha collezioni di ogni ramo dell'arte antica e moderna, con molti pezzi inestimabili, soprattutto in pittura. Il Kunstgewerbenmuseum unisce tesori delle arti figurative ed applicate, con studi professionali; ricchissimi i Musei di tecnologia, del folklore (austriaco ed estero), di etnologia, di armi, di antichità della Città, di orologeria, ecc. La vecchia Hofburg (Palazzo imperiale), complesso pittoresco sorto fra i secc. xivxx , oltreché essere di alto valore storico-
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(per cortesia di mons. A. P. Frataz)
Vienna, arcidiocesi di - La Zisteradorfer Madonna, Dipinto di Luca Cranach il Vecchio (1316) - Zisteradorf.
artistico, conserva fra le varie collezioni soprattutto i due "tesori", la Geistliche e la Weltliche Schatzkammer, con pezzi e tesori unici, di provenienza orientale e occidentale, sacri e profani, accumulativi nei secoli dalla Casa imperiale; da notare preziosi e rari capi di vestiario sacro, medievale e barocco, le insegne dell'Impero ro-mano-germanico e austriaco, ecc. Tesori di altro genere, ugualmente inestimabili, conserva il Haus-, Hof- und Staatsarchiv, con più di 70.000 documenti, una Biblioteca scelta di oltre 50.000 voll. e con tutti gli attrezzi più moderni di restauro e conservazione. La Biblioteca nazionale, la ex-Hofbibliothek, fondata nel 1440, aperta al pubblico sin dal 1726, contiene più di I milione e mezzo di volumi, è ricchissima in papiri, manoscritti, incunaboli, collezioni musicali, ritretti ecc.; ha sede in un edificio costruito sotto Carlo VI da Giov. Fischer v. Erlach (1723-26), amplificato (1767-73) da N. Paccassi, con la grandiosa aula centrale, a cupola, con i celebri affreschi di D. Gran, una delle più fastose aule librarie. La Biblioteca dell'Università ha 1.300 .000 volumi ca. Gli eventi bellici hanno apportato, nonostante le precauzioni prese, vari danni e perdite.
BibL.: a) Collezioni e periodici: Bibliogr. zur Gesch. und Stadthunde von Wien (a cura del Verein f. Landeshunde von W. u. N. - Österr.). Vienna 1947 sgg.; Berichte u. Mitteilungen des Altertumswereins W., Wiener Geschichtsblätter (a cura del Verein f. d. Gesch. d. Stadt W.): Jahrbuch des Vereines f. Gesch. d. Stadt; Gesch. d. Stadt W. (a cura del Wiener Altertumswerin) : opera monumentale in corso di pubblic.; Beiträge zur Gesch., Kulturu. Kunstgesch. der Stadt W.: quattro periodici che riferiscono su tutto ciò che comunque interessa la citta di V.; Österr. Kunstbücher: serie di opuscoli illustrati, di cui molti di argomento viennese : Österr. Kunsttopographie, vol. II: H. Tietze, Die Deulonale der Stadt W. (11-21 Bez.), Vienna 1908; vol. XIV: M. Dreger, Die Baugesch. der Hofburg in W. bis zum 19. 36., ivi 1914; vol. XV : H. Hassinger, Atlas .... W., ivi 1916; vol. XXIII : H. Tietze, Die Gesch. u. Beschreibung des St. Stefanadones in W., ivi 1931; Personalstand der Stähular u. Regulargeistlichkeit der Eradiäzese W., pubblicazione ufficiale, annuale, con dati statistici. b) Monografie : J. Kopallik, Regesten zur Gesch. d. Eradiöz. W., 2 voll., Vienna 1890-94; R. Kralik-H. Schlitter, Wien, Gesch. d. Kaiserstadt u. ihrer Kultur, ivi 1912; M. Eisler,
Atlas des Wiener Stadtbildes, ivi 1919; O. Menghin-V. Wanschura, Urgesch. W., ivi 1924; J. Leixner, Wien (con bibl.), ivi 1926: H. Richl, Der St. Stefanadom in W., Monaco 1926; E. Tomek, Spaziergänge durch Alt-W., 2 voll., Vienna 1927 e 1948: H. Tietze, W.: Kultur, Kunst u. Gesch., ivi 1931; H. Sassmann, Wienerisch (linguistics), Monaco 1935; E. Tomek, Kirchengesch. Österr., 2 voll., Innsbruck 1936-48 (fino al 1648: ricchissimo specialmente per il periodo della Riforma e Controv., con bibl.): Eubel. II, p. 294; III, p. 354; IV, p. 368; V, p. 414: Bildende Kunst in Österr., a cura di K. Ginhart, 5 voll., Baden 1936-39, passim; F. Walter, Die Gesch. einer deutschen Grossstadt an der Grenze, 4 voll., Vienna 1940-44; J. Gäbel, Stephanadom 1945 (documentazione delle distruzioni della Cattedrale), ivi 1945; R. Till, Wiener Stadtgeschichtskreibung : Resultate u. Probleme, in Wiener Geschichtsblätter, 1947, p. I sgg.: id., Wiens geschichtl. Stellung in Wirtschaft u. Politik, Vienna 1947; E. Schaffran, Kunstgesch. Österr., ivi 1948, passim; A. Mosong, Heiliges W. Ein Führer durch Wiene Kirchen u. Kapellen, 2* ed., ivi 1948 (con ricca bibl.); A. T. Leitsch, Vienna glorious : Weltstadt der Barock, ivi 1948: J. Schmitt, W. Kunstdenkmale W., ivi 1950: E. H. Hassinger, A. Kluar, W. Starygowski, Führer durch W., ivi (1951), con metodo scientifico nuovo, molte piante e schizzi, bibl.: K. Ottinger, Das Werden W., ivi 1951; R. K. Dasin, Der Wiener Stefanadom u. seine Gesch., 2* ed., ivi 1952; Fr. Kieslinger, Unser Dom: Bemerkungen über sein mittellatterl. Werden u. seine Schöpfer, ivi 1952 (riassunto dei risultati raggiunti durante la ricostruzione della Cattedrale); E. Tomek, Wien, in LThK. X. coll. 872-77; R. Meister, Wiener Universität, ibid., coll. 877-79.
Giuseppe Löw
VI. Congresso di V. - Ebbe luogo negli anni 1814-15, per definire alcuni problemi lasciati sospesi con il Trattato di pace di Parigi ( 30 maggio 1814). Vi parteciparono rappresentanti dei governi d'Inghilterra, Prussia, Russia, Francia, Austria, Stati germanici, Svezia, Portogallo, Spagna, Danimarca e degli Stati d'Italia.
Non vi fu mai un'assemblea plenaria e gli affari furono trattati dai rappresentanti delle maggiori potenze: Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra. Malgrado i pro-

(fot. Bildarchiv d. Ö. Nationalbibliothek)
Vienna, arcidiocesi di - Globo imperiale (sec. xit), scettri d'oro e d'argento ( 1350 ) - Vienna, Tesoro imperiale.
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positi dei ministri di queste di isolare la Francia e di rimaneggiare la carta d'Europa secondo i loro interessi, l'abilità del Talleyrand permise di far inserire la Francia nel gioco diplomatico delle grandi potenze. Un primo tentativo di monopolizzare i lavori del futuro congresso, escludendone la Francia, falli proprio per l'opposizione del Talleyrand. I progetti di spartizione di Polonia e Sassonia avvelenavano l'atmosfera ed egli, trincezandosi dietro il principio di legittimità, si opponeva ad ogni disegno contrario agli interessi francesi, mentre con non minore abilità il Metternich riusciva ad eliminare qualsiasi considerazione per l'elemento nazionale e novatore, che pure aveva contribuito non poco alla sconfitta di Napoleone. Alla conclusione dei lavori, contro il principio di legittimità propugnato dal Talleyrand, prevalse nella definitiva sistemazione d'Europa quello di equilibrio. La Sassonia era stata l'unico tra gli Stati germanici a non rinnegare l'efficenza con Napoleone e valendosi di tale motivo la Prussia contava di annettersene il territorio, mentre la Russia avrebbe voluto riorganizzare lo Stato polacco con un'unione personale sotto la sovranità della Zar. L'Austria era ostile ad entrambe le soluzioni, ma il governo inglese, pur di arginare le pretese russe, era disposto a sacrificare la Sassonia alla Prussia, per spezzare la solidarietà di questa con la Russia. La stipulazione della Pace di Gand tra Inghilterra e Stati Uniti (24 dic. 1814) ed il Trattato difensivo tra Inghilterra, Austria e Francia (3 genn. 1815), volto ad opporsi alle pretese russo-prussiane, cui aderirono alquanto dopo anche Baviera, Hannover, Paesi Bassi, Sardegna ed Hesse:-Darmstadt, misero in serio imbarazzo la coalizione russo-prussiana. Il 6 marzo 1815 , al termine di una lunga conferenza tra Austria, Francia, Russia, Prussia ed Inghilterra, Metternich ricevera un dispuccio dal console austriaco a Genova, in cui gli si annunciava la fuga di Napoleone dall'Elba. Il 13 marzo Bonaparte fu dichiarato dal Congresso fuori dalle leggi civili e il 23 marzo si rinnovava il Trattato di Chasmont ( $1^{\circ}$ marzo 1814), stabilendo a l'eliminazione a di Napoleone dall'Europa con invito alla Francia di aderirvi. Il 9 giugno 1815 venne stipulato l'Atto finale del Congresso: la Sassonia era conservata alla sua dinastia, salvo alcune province annesse alla Prussia; la Russia ebbe una parte della Polonia; alla Baviera fu unito il Palatinato romano e il Granducato di Würzburg; si creò il Regno dei Paesi Bassi con l'unione del Lussemburgo, Belgio ed Olanda; i 36 Stati della Germania furono costituiti in confederazione, con una Dieta che aveva sede a Francoforte sul Meno, presieduta dall'Austria; alla Svizzera si aggiunsero tre cantoni (Vallese, Neuchâtel e Ginevra) e ne venne riconosciuta la neutralità; la Svezia perdette la Finlandia, di cui si era impadronita la Russia, ed ottenne in compenso la Norvegia, che prima era unita alla Danimarca; quest'ultima ebbe il Ducato di Lauenburg, mentre vedeva alla Prussia la Pomerania svedese.
Importanti innovazioni si ebbero anche nella sistemazione degli Stati italiani. La Repubblica di Genova venne soppressa ed il suo territorio incorporato al Piemonte, stabilendo la successione del ramo Savoia-Carignano, in caso di estinzione di quello regnante; l'Austria mantenne la Lombardia e restò anche nel Veneto; il Regno di Napoli, in cui provvisoriamente era stato lasciato il Murat, ritornò ai Borboni. La Francia aveva già stipulato un primo Trattato a Parigi il 30 maggio 1814. Fu costretta a concluderne un altro, più gravoso (20 nov. 1815), dopo i «cento giorni» e dovette cedere alcuni territori ai Paesi Bassi, Saarlouis e Saarbrücken alla Prussia, Landau alla Baviera; una parte della Savoia, che col primo trattato le era stata assegnata, tornò alla Sardegna. Dovette, inoltre, pagare una forte indennità di guerra (fr. 700.000 .000 ); subire per cinque anni l'occupazione di alcune piazzeforti di confine sosteneodone le spese; restituire tutte le opere d'arte, libri e documenti, che erano stati asportati dalle truppe francesi d'occupazione e rinunciare in favore dell'Inghilterra ad alcuni suoi possessi coloniali (Tobago e S. Lucia nelle Antille, le isole Séchelles e Maurizio nell'Oceano Indiano).
Problema di particolare difficoltà fu la sistemazione dello Stato pontificio. Già nel 1814, in un colloquio
svoltosi a Bologna tra il Murat e Pio VII, il primo aveva preteso la rinunzia in favore del Regno di Napoli del territorio pontificio ad eccezione di Roma e del Lazio. Ora, viceversa, si ventilava la possibilità che le Legazioni passassero, vita natural durante, a Maria Luigia, figlia di Francesco I d'Austria ed ex-imperatrice dei Francesi, in cambio di Parma e Piacenza che dovevano essere restituite ai Borboni di Parma. Le proteste del Pontelice indussero a ripiegare sulla ex-Repubblica di Lucca, che fu rifiutata da Maria Luigia d'Ashurgo, per cui quel territorio venne temporaneamente assegnato a Maria Luisa di Borbone, madre del minore Carlo Ludovico, che alla morte di Maria Luigia avrebbe riottenuto Parma e Piacenza, mentre Lucca sarebbe stata annessa al Granducato di Toscana. Non era stato toccato durante l'occupazione napoleonica il territorio della piccola Repubblica di S. Marino, che perciò restava intatto nel rimaneggiamento generale della penisola italiana. Non aderì all'Atto finale Pio VII, che il 14 giugno protestò per le truppe austriache di presidio alla destra del Po, per l'annessione di Avignone alla Francia e per i principati ecclesiastici tedeschi, che erano stati secolarizzati. Fu merito dei diplomatici riuniti al Congresso aver rivolto, prima della chiusura dei lavori, un invito a far cessare la tratta dei negri, deplorando questo vergognoso e barbaro traffico, al quale erano interessati alcuni dei governi partecipanti al Congresso. In appendice a questo, per iniziativa dello zar Alessandro, il 26 sett. 1815 i sovrani di Russia, Prussia ed Austria conclusero a Parigi l'accordo che va sotto il nome di S. Alleanza (v.). - Vedi tavv. CXLII-CXLIII.
BibL.: J. L. Kildier, Aktes des Wiener Kongresses, 9 voll., Erlangen 1817-33; N. Bianchi, Stor, documentata della diplomazia europea in Italia dall'anno 1814 all'anno 1861, I, Torino 1863; C. M. de Talleyrand-Périgord, Correspond. inéd. du prince de Talleyrand et du roi Louis XVIII pendant le Congrès de Vienne, ed. G. Pollain, Parigi 1885; id., Mémoires, ed. Broglie, II e III. (vi 1891; I. Rinieri, Corvisjond. inéd. des card. Consalvi e Paeon nel tempo del Congresso di V. (1814-15), Torino 1903; id., La S. Sede e il Congresso di V., Roma 1904; A. Sorel, L'Europe et la Révolution Française, VIII, Parigi 1904; Comte de Jacourt, Corresp. avec le prince de Talleyrand pendant le Congrès de V., (vi 1909) P. Rain, L'Europe et la restauration des Bourbons, (vi 1908; Ch. Dupuis, Le principe d'équilibre et le concert européen, (vi 1909; W. Alison Phillips, The confederation of Europe, Londra 1914; Ch. D. Hazen, Le C. de V., in Revue des études napoIdoniennes, 14 (1919), pp. 58-69; C. K. Webster, British diplomacy (1813-15). Select documents dealing with the reconstruction of Europe, Londra 1921; F. Lemmi, Sui margini del Congresso di V.: Diario di Ferdinando Cornacchia (genn.-sett. 1813), Roma 1940; Ellis J. Trozin, Card. Consalvi and anglopapal relations: 1814-24, Washington 1942; C. K. Webster, The foreign policy of Castlereagh (1811-13), $2^{\circ}$ ed., Londra 1930; id., The Congress of V. (1814-15), $3^{\circ}$ ed., (vi 1930.
Giuseppe Coniglio
VIENNE. - Antica arcidiocesi e attuale sottoprefettura dell'Isère in Francia, il cui titolo è oggi unito a quello arcivescovile di Lione (v.). La città e situata sulla riva sinistra del Rodano, alle pendici di un anfiteatro di colline tra la Sevenne e la Gère. Un ponte sospeso sul Rodano porta a Ste-Colombe, che costituisce un sobborgo della città.
V. fu capitale degli Allobrogi prima di divenire, con Giulio Cesare o con Augusto, la colonia Iulia Viennensis. Divenne la capitale dell'Impizo delle Gallie tra il 260 e il 273. Valentiniano II vi fu ucciso nel 392 da Arbogasto. d'oziono la fece ospitale della Provincia Viennensis. Il periodo più florido di V. fu il sec. Iv, quando vi soggiornarono Costantino, Giuliano, di cui Ammiano Marcellino rammenta le grandi accoglienze ricevute (Hist., XV, 8). e Valentiniano II. Ca. il 389 vi predicò s. Martino di Nola, Ep., 18, 9). Ma passata la residenza imperiale ad Arles, che divenne al principio del v sec. sede della prefettura delle Gallie e reclamò anche il titolo di metropoli, l'importanza di V. cominciò a declinare. Essa fu poi occupata dai Burgundi. Nel 1562 gli ugonotti fecero scempio degli edifici religiosi della città. Nel 1592 vi si insediò Enrico di Savoia Nemours quale governatore del Delfinato.
A Lione nel 177 fu martirizzato il diacono Santo
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(1st. Cambier-Méron)
Vienne - Il tempio di Augusto e di Livia.
di V.; Lione e V. sono indicate da Eusebio, per la persecuzione del 177, come "metropoli notevoli superiori alle altre in questa regione" (Hist. eccl., V, 1, 1); esse sono le chiese più in vista della regione che hanno inviato a quelle di Asia e di Frigia la relazione scritta relativa ai loro martiri (ibid., V, 1, 2). Dei suoi vescovi più antichi sono noti Vero, che fu al Concilio di Arles del 314; Fiorenzio, che partecipò a quello di Valence del 374 ed è ricordato al 3 genn. nel Martirologio geronimiano, dove al 14 dic. è recensito Lupicino (ca. 400); Simplicio fece valere i suoi diritti di metropolita al Concilio di Torino del 398. Claudio fu al Concilio di Orange nel 411 e a quello di Vaison del 442; Nettario è ricordato al 5 maggio nel Geronimiano come pure Niceta; Mamerto fu biasimato dal papa Ilaro per l'irregolare consacrazione d'un vescovo a Die : fu il propugnatore delle rogazioni (v.) ed è ricordato nel Geronimiano all' 11 maggio. Viene poi Esichio, padre e predecessore di Avito (v.). Quindi Giuliano, che fu al Concilio di Orléans del 538; Domnino è ricordato nell'iscrizione votiva posta nella chiesa di S. Pietro (E. Le Blant, Inscrip. zions chrétiennes de la Gaule, Parigi 1856, n. 405). Di Pantagato l'epitafio è nella chiesa di S. Giorgio (ibid., pp. 101-103, n. 429); quello di Esichio II ricorda che egli fu prima quaestor palatil (ibid., pp. 74-76, n. 413); Namazio mori nel 559 : si hanno i carmi sepolcrali di lui e di sua sorella Eufrasia (ibid., pp. 96-99, nn. 425-26); Filippo fu ai Concili di Lione nel 570 e di Parigi nel 573 ; Eranzio a quelli di Lione nel 581, di Valenza nel 582. di Mâcon nel 585 . Desiderio è più volte ricordato da s. Gregorio Magno (Registr., VI, Ep. 52; IX, Epp. 157, 218, 220; XI, Ep. 34); fu inviato in esilio e fatto lapidare dalla regina Brunechilde. Adone attribuisce a Eoldo la cripta di S. Maurizio. A Villicario o Vultcherio, Gregorio III (731741) accordò il pallio. Al suo tempo fu incendiata dai Saraceni la basilica dei SS. Ferreolo e Giuliano. Si ritirò nel monastero di Agauno. Sotto Berterico, nel 767 , fu a V. Pipino. Orso rivendicò i suoi diritti contro Arles nel Concilio di Francoforte (794); Bernardo ebbe 32 anni di episcopato e morì nell'841. Adone (v.) sedette sulla cattedra episcopale dall'859 all'875. In epoca più tarda sono da ricordare il card. F. Sanseverino (1497-1515); A. Sanseverino (1515-27); poi cinque vescovi della famiglia De Villars (1575-1693); C. De Baumont (1745-46). La diocesi fu soppressa nel 1801 e unita a quella di Grenoble : il titolo però passò all'arcivescovo di Lione il 6 dic. 1822. Dal 1198 al 1431 V. ebbe per suffraganee Ginevra, Grenoble, Valence e Die.
Nell'arcidiocesi nacquero i ss. Giuliano di Brioude e s. Ferreolo (cantato da Venanzio Fortunato, Carm., VIII, 162; ebbe la sua prima basilica sulle sponde del Rodano). V. ha fornito ca. 250 iscrizioni anteriori al sec. viII, rivenute per lo più nelle antiche chiese di S. Se-
vero, SS. Gervasio e Protasio, S. Pietro, S. Giorgio e Notre-Dame d'Outre-Gère; meno un centinaio ca., riunite nel chiostro di St-André-le-Bas, le altre sono andate disperse. Tre sole furono scritte in greco, l'una con la data del 441 (CIG, XIV, 2492), la seconda d'una Bassiana liberta (ibid., 2490), la terza di una Matrona figlia d'un funzionario romano (ibid., 2491). La più antica iscrizione latina porta la data del 467 (CIL, XII, 1791), la più tarda è del 629 (ibid., 2097). Tra le iscrizioni votive è notevole quella di un presbitero Eufrasio in onore di s. Pietro (ibid., 2486); un'altra metrica si riferisce ad una chiesa dedicata a due santi (ibid., 2085). Della chiesa di S. Pietro si conserva il testo dell'iscrizione dedicatoria "Ex voto Flavius Locanius vir consularis cum suis fecit de proprio basilicam secretaria atque porticum" (E. Le Blant, op. cit., II, pp. 55-57, n. 405). V. fu detto "la santa" per le sue basiliche di S. Ferreolo, di S. Severa, del SS. Gervasio e Protasio, ma specialmente per quella di S. Pietro del sec. v, con le caratteristiche finestre con colonnette simili a quelle del battistero degli Ortodossi a Ravenna. Nella basilica dei SS. Gervasio e Protasio fu sepolta una Foedula sanctis quae sociata inost (Le Blant, ibid., n. 528; CIL, XII, 2115). La basilica di S. Ferreolo fu già sulle rive del Rodano; in seguito ad una inondazione se ne costruì una simile al tempo di s. Mamerto tra il 463 e il 475 . Gregorio di Tours vi fosse l'iscrizione "Herzas Christi geminos haec continet aula Iulianum capite corpore Ferreolum». Distrutta dai Saraceni nel 740 e rifatta dall'arcivescovo Villicario, venne demolita nella Rivoluzione Francese.
La cattedrale, St-Maurice, fu interamente ricostruita dall'areiv. Leodegario tra il 1030 e il 1070. L'altare maggiore fu consacrato da Pasquale II nel 1107. Tra le sculture romaniche dei capitelli sono notevoli quelle raffiguranti l'Agnello mistico, i simboli di due Evangelisti, il Paradiso terrestre, e quella di Sansone che atterra il leone, uguale alla scultura di un capitello di St-André-le-Bas che reca sulla base di un pilastro un'iscrizione con la data 1152. Di V. furono : s. Mamerto, s. Avito, Guido di Borgogna, poi Callato II (1119-24).
Brill., R. Macre, Les orig. de l'érdché de V., in Le Muséon. 16 (1896), pp. 383-89; L. Duchesne, Pastes cp. de l'ancienne Gaule, I, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1907, pp. 147-211; Cl. Faure, ibid. d'hist. Flammée, Vienne 1911; L. Bégule, L'église St-Maurice, ancienne cathédrale de V. en Dauphiné, son architecture, sa décoration, Parigi 1914; C. Chevalier, Regeste dauphinois... des orig. chrét. à 1747,7 voll., Valenza 1912-25; id., Etude hist. sur l'égl. métropol. de V., 2 voll., Parigi 1922; autori vari, in Congrès archéol. de France, Valence et Montélimar 1923, Parigi 1925; G. Wilpert, Les fragments des sarcoph. chrét., de V., in Riv. arch. crist., 7 (1930), pp. 47-52; id., Sarcofagi, tav. 105, a, p. 113; tav. 176, 4, p. 262; tav. 194, 1-2, pp. 228, 248, 255, 264 sg.; tav. 230, 4, pp. 294 sg., 311 ; tav. 240, 1, pp. 198 sg., 306, 326 sg.; J. Vallery-Rodoi, La limite méridionale de l'ésole romane de Bourgogne, in Bull. monument., 95 [1936]; id., Les vestiges romans du chenot de St-Maurice de V., ibid., 96 [1937]; id., L'égl. de St-André-le-Bas de V. et ses rapports avec St-Paul de Lyon. Notre Dame d'Andance et Notre Dame de Die, in Bull. monument., 97 (1938), p. 143 sgg.; id., La réinvention du cloître de St-André-le-Bas à V., ibid., 101 (1945), p. 41 sgg.; id., Le style et l'ôge de St-André le Bas à V., les étapes de la restaurat. de la nef, ibid., 109 (1951), pp. 113-35; Cottinous, II, coll. 3366-70; P. Wuilleumier, J. Denisu, J. Formigé, E. L