sgg.; id., La réinvention du cloître de St-André-le-Bas à V., ibid., 101 (1945), p. 41 sgg.; id., Le style et l'ôge de St-André le Bas à V., les étapes de la restaurat. de la nef, ibid., 109 (1951), pp. 113-35; Cottinous, II, coll. 3366-70; P. Wuilleumier, J. Denisu, J. Formigé, E. L. Albrand, Le cloître de St-André-le-Bas, Vienne 1947; M. Faure, F. un monum. chrét., ivi 1948; Eubel, I, p. 527; II, p. 293; III, p. 354; IV, p. 368; V. pp. 414-15; E. Albrand, L'égl. et le cloître de St-André-leBas à V., Lione 1951; G. Gaillard, La date des tranche romanes de l'ancienne cathédrale St Maurice de V., in Bulletin de la Société de l'hist. de l'art français, 1951, pp. 9-14. Enrico Josi
IL XV Concilio Ecumenico di V. (1311-12). - Con la bolla Regnans in coelis (12 ag. 1308), Clemente V aveva indetto un Concilio ecumenico da tenersi a V., il $1^{\circ}$ ott. 1310, allo scopo di provvedere alle questioni dei Templari e di Terra Santa e alla riforma ecclesiastica; ma con la bolla successiva, Alma mater (3 apr. 1310), aveva dovuto ritardarne l'apertura, perché l'inchiesta sui Templari non era ancora a punto, e rimandarla al $1^{\circ}$ ott. 1311. Vi parteciparono (ma le fonti coeve sono discordanti) ca. 120 prelati, oltre ai procuratori dei vescovi assenti. Nella I sessione ( 16 ott. 1311) Clemente V fassò chiaramente i tre capisaldi delle discussioni conciliari : questione dei Templari
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(dn G. Chierici. Il battistero di Lomello, in Allt della Pont. acc. rom. di arch., II [1940-41], [asc. III-IV. tav. I]

(fut. Eail)
In alto: ESTERNO DEL BATTISTERO di Lomello (sec. vili-ix) dopo il restauro (1940). In fondo a destra la basilica di S. Maria Maggiore (sec. xi). In basso: PIAZZA DUCALE, aperta nel 1492 su disegno del Bramante, e facciata del Duomo, eseguita nel 1680 su disegno del vescovo J. Caramuel di Lobkowitz - Vigevano.
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(Jol. Jisner)
A ainitra: FACCIATA LATERALE DI PALAZZO FARNESE (1559-64) - Caprarola.
A destra: FACCIATA DELLA CHIESETTA DI S. ANDREA sulla Via Flaminia (1554) - Roma.
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c loro soppressione, aiuti da recare a Terra Santa, riforma del clero e difesa della libertà della Chiesa.
Quanto agli aiuti da recare a Terra Santa, il 6 maggio 1312 venne letta pubblicamente nella III sess. la lettera di Filippo'l) Bello, che promotstva di intraprendere entro lo spazio di sei anni una Crociata con la partecipazione dei suoi figli e di numerosa nobiltà; frattanto venne deciso di levare durante il sessennio una decima sui beni ecclesiastici in favore di Terra Santa. Le decime si raccolsero, ma la Crociata non ebbe luogo (cf. P. Kirsch, Die päpstliche Kollektarien im Deutschland, Paderborn 1894, p. 8 sgg.).
Nella stessa sessione si deliberò pure intorno alla riforma ecclesiastica, per avviare la quale i vescovi erano stati avvisati di portare per iscritto al Concilio relazioni, memoriali e proposte. Di questo ampio materiale solo una piccolissima parte è finora conosciuta (v. bibl.) e fu accuratamente diviso, per le discussioni, in due categorie : riforma dei costumi e difesa della libertà della Chiesa. Quanto ai decreti formulati, a conclusione delle discussioni, questo solo si sa : che una parte di essi fu certamente promulgata nella III ed ultima sessione, il 5 maggio 1312, quali però fossero non si conosce, perché tutti i decreti, mutati o rimaneggiati, furono pubblicati soltanto più tardi, il 25 ott. 1317, da papa Giovanni XXII, che ne formò la parte chiamata Clementinae del Corpus Iuris Canonici.
Dal loro contenuto si deduce che le varie decisioni prese concernono una parte dogmatica e una parte disciplinare. La parte dogmatica si riferisce alla condanna di proposizioni attribuite a Pietro Olivi (v.), intorno alla ferita del costato di Gesù Cristo, alla Grazia battesimale, all'usura e specialmente all'unione dell'anima col corpo, definendo eretica la sentenza che «anima rationalis seu intellectiva non est vere et per se vera forma humani corporis» (v. anima, vol. I, 1305). La parte disciplinare riguarda la povertà dei Frati Minori, l'esecuzione degli Ordini religiosi, il riordinamento dell'Inquisizione, la condanna degli errori dei Beguardi e delle Beghine intorno allo stato di perfezione, la riforma del monasteri e della vita ecclesiastica, le usurpazioni degli Elbrei e dei Saraceni, la questione dei Fraticelli, la istituzione nella Corte papale e nelle Università di Parigi, Oxford, Bologna e Salamanca di due cattedre per l'insegnamento dell'ebraico, del caldaico e dell'arabo per le missioni. - Vedi tav. CXLIV.
Biel.: fonti: Mansi, XXV, col. 367 sgg.; Monaci benedettini, Regesta Clementis V, 9 voll. e append., Roma 1885-92; F. Ehrle, Ein Bruckstück der Akten des Konzils von V., in Archiv für Liter. und Kirchengesch. des Mittelalters, 4 (1888), pp. 361-470. Tvati vari: C. Port, Le liure de Guillaume Le Maire (vess. di Amors), in Collection de documents inédits sur l'hist. de France, II. Parigi 1887, pp. 389-488; G. Mollat, Les doléances du clergé de la province de Sens au Concile de V., in Rev. d'hist. ecclé., 6 (1905), pp. 319-26; J. Duflour, Doléances des évêques gascons au Concile de V. (1311), in Rev. de Gascogne, 1905, pp. 244-99; Hufeb-Lockered, VI, pp. 672-719; M. Delabere, La définition du Concile de V. sur l'âme (6 mai 1312), in Recherches de science religiente, 3 (1912), pp. 321-44. Studi: F. Ehrle, Vorgesch. des Konzils von V., in Archiv für Liter. und Kirchengesch. des Mittelalters, 2 (1886), p. 353 sgg.; 3 (1887), pp. 1 sgg., 409 sgg.; M. Heber, Gutachten und Reformvorschläge für das Viennere Generalsoncil. Lipsia 1898; E. Göller, Die Gravamina auf dem Konzil von V., Festgabe II. Fiuke, Münster 1904, p. 197 sgg.; S. Baluzius, Vitae Paparum Avamion., ed. G. Mollat, I. Parigi 1916, pp. 2-106; E. Müller, Das Konzil von V., 1311-12, Seine Quellen und Geschichte, Münster in V. 1934; Hefcle-Lockerq, VI, 663-72; J. Lockercq, v. v. in DTSC, XV (1953), coll. 2973-79. Celestino Testore
VIENRINGHOFF, Barbara Juliana von: v. KRUDENER, BARBARA JULIANA.
VIENTIANE, VICARIATO APOSTOLICO di. Situato nel centro del protettorato francese del Laos (Indocina), comprende una superficie di 100.000 kmq . Esso è affidato agli Oblati di Maria Immacolata.
Il 4 maggio 1899 fu eretto il vicariato apos. di Laos, distaccandolo da quello di Siam orientale (oggi Bangkok). Il 17 giugno 1938 fu eretta la prefettura apost. di V.e LuangPrabang, per dismembramento del medesimo vicariato apost. di Laos. Il 13 marzo 1952 tale prefettura fu elevata a vicariato apost. di V., che è la capitale ufficiale del Regno di Laos, il quale, pur essendo sotto mandato francese,
gode di una certa indipendenza. La sede del governo è Luang-Prabang.
Verso il 1630, il p. Giovanni Maria Liera, gesuita, fu il primo missionario a visitare il Laos. Dal Tonkino egli giunse a V. Vi rimase per alcuni mesi e, quindi, raggiunse di nuovo l'Annam. A più riprese, alcuni Padri delle Missioni Estere di Parigi tentarono di penetrare nel Laos, provenienti dal Tonkino, dall'Annam, dal Cambogia o dal Siam. Tutti questi tentativi furono vani e la maggior parte dei missionari morirono di febbre del bosco, attraversando le montagne e le immense foreste, che separano il Laos da questi vari paesi. Nel 1885, mons. Vey, vicario apost. del Siam, fece un nuovo tentativo, inviandovi i pp. Giovanni Battista Prudhomme e Francesco Saverio Gurgis. Questi, dopo un viaggio di tre mesi, arrivarono a Ubon, città siamese nella parte meridionale del Laos. Il p. Prudhomme nel 1884 fondò le cristianità di Makhon e Sakhon, mentre il p. Rondel nel 1889 fondò la cristianità di Kangsadok e nel 1893 quella di Paksane. Nel 1929 il padre Thibaud, incaricato della cristianità di V., fece un viaggio di esplorazione a Luang-Prabang, Paklai e Huei-sai, ove trovò un certo numero di cristiani annamiti. In quello stesso anno, un pastore protestante canadese venne a stabilirsi a LuangPrabang. Intanto i mezzi di comunicazione divennero più facili, essendo stato attivato un servizio di piroghe a motore, e le visite dei missionari si fecero più frequenti. A partire dal 1931, il padre Excoffon, incaricato della regione di V., organizzò la cristianità di Luang-Prabang e vi costruì una cappella. Il 14 genn. 1935 arrivarono nel Laos i primi missionari oblati di Maria Immacolata, guidati dal p. Enrico Mazoyer. Su una popolazione di 123.000 ab., i cattolici sono 4214 con 413 catecumeni. Vi sono 20 sacerdoti di cui 17 oblati di Maria Immacolata e 3 annamiti; 2 fratelli conversi; un seminario minore con 20 seminaristi; 10 suore tra essere e indigene; 12 catechisti; 9 maestri; 13 edifici sacri; 8 farmacie; un orfanotrofio; 2 scuole elementari; 12 scuole di preghiere; una tipografia.
Bibl.: Arch. della S. Congr. di Propag. Pide, Belaz. con sommario, pos. prot. nn. 1975/38, 497/52; Prospectus Status Miss., 1950-51, pos. prot. n. 4581/51; MC, 1950, p. 272; AAS, 30 (1958), pp. 403-405; 44 (1952), pp. 707-708.
Edoardo Pecorsio
VIE SPIRITUELLE, LA. - Rivista mensile francese, fondata nel 1919 dai Domenicani della Scuola teologica di St-Maximin, con lo scopo di indirizzare alla vita dello spirito, secondo la dottrina della Chiesa, le persone di cultura.
Passata successivamente sotto la direzione dei Domenicani di Iuvisy, ebbe dal 1922, accanto all'edizione normale, una ampliata comprendente un supplemento con tre rubriche (Chroniques, A travers les revues, Les livres) indirizzate soprattutto ai maestri di spirito. Interrotto durante la seconda guerra mondiale, il supplemento fu ripreso nel maggio 1947.
Alessandro Potesi
VIESTE, DIOCESI di : v. MANFREDONIA, DIOCESI di.
VIEUSSEUX, GIAMPIETRO. - Letterato, n. il 29 sett. 1779 ad Oneglia, m. il 29 apr. 1863 a Firenze.
Di origine ginevrina, si diede dapprima al commercio, quindi si stabilì nel 1819 a Firenze. Amico dei maggiori letterati italiani del tempo, diede origine a quel gabinetto scientifico-letterario per la diffusione delle scienze e della cultura del tempo e che poté sussistere anche quando fu soppresso nel 1833 il periodico l'Annologia, da lui fondato nel 1821. Fu tra i promotori, nel 1841, dell'Archivio storico italiano. Nell'imminenza del Congresso di Verona (1822) presentò al Ministro d'Austria a Firenze un progetto di confederazione italiana che riesumò poi nel 1848. In seguito favorì la politica unitaria del Cavour.
Bibl., A. Arzani, Le gusovati 7.-P. V. et l'unité ital., in Biblioch. Univ. et Rev. suisse, 98 (1920), pp. 3-22 e 225-51; F. Guardione, Di un nuovo asetto polit. degli stati ital. proposto da G. P. V. per il Congr. di Verona, in Rasc. stor. del Risorg., 14 (1927), pp. 507-24; E. Michel, V., in Diz. del Risorg. naz., IV, Milano 1937, pp. 566-68; E. Sestan, Lo stato maggiore del primo - Arch. stor. ital. v, in Arch. stor. ital., 103-104 (1945-46), pp. 3-81; R. Ciampini, G. P. V., Torino 1933, SilvioFurlani
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(da G. Chierici, Il battistero di Lomello, in Alti delle Pont. acc. rom. di arch., II (10,8-11), p. 180)
Vigevano, diocesi di - Pianta del battistero di Lomello.
VIGAN, diOcesi di : v. nuova segovia, diocesi di.
VIGERIO, Marco. - Al secolo Emanuele, cardinale e teologo dei Francescani Conventuali, n. a Savona nel 1446, m. a Roma il 18 luglio 1516.
Nipote di Marco Vigerio e pronipote di Francesco della Rovere, entrò nell'Ordine probabilmente nel convento di Savona, quando era generale il Della Rovere (1464-67). Fu professore di teologia nell'Università di Padova e nello Studio Generale del Santo dove fu anche Correggente insieme al suo confratello Antonio Trombetta. Eletto pontefice il Della Rovere con il nome di Sisto IV (9 ag. 1471), il V. s'incamminò ai più alti uffici. Insignito del magistero in teologia, ebbe la cattedra teologica alla Sapienza in Roma, fu eletto vescovo e prefetto di Senigallia il 6 ott. 1476 e promosso maestro dei S. Palazzi (1484). Nella diocesi e nella prefettura marchigiana ristabili l'ordine e la giustizia, amministrò con saggezza i beni della Chiesa, attese alle lettere e alle arti, ricostruil il Palazzo vescovile. Fu creato da Giulio II governatore di Castel S. Angelo; il $1^{\circ}$ dic. 1505 cardinale; nel 1506, come cardinale protettore dell'Ordine Minoritico, presiedette, insieme al card. Grimani, il Capitolo generale tenuto in Roma ai SS. Apostoli. L'anno seguente fu delegato pontificio al Capitolo generale dei Minimi ( 28 dic. 1507), verso i quali si rese benemerito. Attendeva intanto alla pubblicazione di alcune sue opere quali il Decachordum christiamon (Fano 1507), di cui fa parte il De annuntiatione b. M. Virginis, e la Controversia de excellentia instrumentorum Dominicae passionis (Roma 1508). Durante la guerra tra Giulio II e Alfonso d'Este di Ferrara, fu nominato legato delle truppe papali (II dic. 1510) e mostrò capacità e doti non comuni nella presa di Concordia e nell'assedio di Mirandola.
Il 29 ott. 1511 il V. passava alla sede suburbicaria di Palestrina, e stendeva un'apologia di Giulio II contro le accuse del Conciliabolo di Pisa (nov. 1511); la presentò al Concilio Lateranense V (1512), ma non la condusse a termine per la morte del Papa (21 febbr. 1513). Al Concilio aveva presentato anche una sua soluzione intorno al problema del calendario, ed i suoi dati costituiscono un contributo al regolamento definitivo della questione. Rinunciò alla sede di Senigallia, in favore del nipote Marco Quinto Vigerio, il 9 maggio 1513; seguì il nuovo pontefice Leone X, a Viterbo, dopo la vittoria di Francesco I; assistette al loro convegno di Bologna (11-18 ott. 1515); e tornato a Roma, vi mori a 70 anni, e fu sepolto in S. Maria in Trastevere. Fra le sue opere, oltre quelle già ricordate : Dialogus de tollendis abusibus, menzionati nel suo Decachordum (Fano 1507); De praecipuis Verbi incarnati mysteriis (Douai 1604); De vita, morte et resurrectione
Domini (ivi 1616); Vita et Regula s. Francisci Paulani (Brescia 1518); Declarationes in Regulam s. Francisci de Paula (ivi 1518). In queste opere si rivela teologo, umanista, pastore di anime. Il Ciatti (III, 6I) ne difende la vita onorata contro le affermazioni del Ciaconius.
Biol.: P. Rabelli da Tossignano, Historiarum seraphicae religionis libri tres, Venezia 1586, pp. 270, 274, 288, 320; A. Chacon (Cisconius), Vitae et res gestae Pont. Roman. et S.R.E. Card., II , Roma 1677, pp. 221-23; Wadding, Scriptores, p. 167; Sbarales, Suppi., II, pp. 211-12; N. Papini, Publici lictores O.P.M. Comn., in Misc. Franc., 31 (1931), 174; 33 (1933), 242; Eubel, II, 299; III, 10, 27, 66, 316.
Giovanni Odorati
VIGEVANO, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Pavia, suffraganea di Vercelli.
Ha una superficie di 1509 kmq . con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costrui il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora segul le sorti del Ducato di Milano attraverso le successive dominazioni.
V. faceva parte della diocesi di Novara quando fu eretta in diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. e alle parrocchie di s. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolò. Primo vescovo fu mora. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbazia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonicali, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegiata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantesca iniziata da Ambrogio di Lonate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati : fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande

(da G. Chierici, Il battistero di Lomello, in Alti delia Pont. acc. rom. di arch., II (10,8-11), pios. III.IV, tros. 8) Vigevano, diocesi di - Insieme del fonte battesimale di Lomello (secc. viII-IX).
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valore, fra le quali la pala del Crocifisso firmata Cesare Magni, recante il ritratto di mons. Pietra, genuftesso. s. Ambrogio, s. Girolamo ecc. Della Cattedrale i lavori procedettero molto lentamente, la facciata dovette attendere il genio del Caranuel ( $1673-82$ ) e la cupola non fu terminata che sotto l'episcopato di mons. Cattaneo (1712-30).
Clemente VII con la bolla di fondazione al Duca ed ai suoi successori concedeva il diritto di nomina per il vescovo e tutti i benefici della città, canonici e parroci. Questo diritto passò quindi a Carlo V ed ai suoi successori re di Spagna, fino alla morte di Filippo nel 1714; con il Trattato di Utrecht e Rastadt, che attribui V. alla Lombardia e quindi all'Austria passò il patronato all'Imperatore Tedesco. Finalmente con il Trattato di Aquisgrana, che concesse V. a Casa Savoia, questo diritto fu regolarmente esercitato dai Re di Sardegna e d'Italia. Nessun governo ha mai imposto per l'amministrazione delle chiese la costituzione delle fabbricerie parrocchiali o di altro analogo istituto. Il 18 febbr. 1801 moriva mons. Maria Giuseppe Scarampi ed il 28 marzo un Commissario della Repubblica Cisalpina intimò la soppressione del Capitolo, però ristabilito nel 1805. Il 17 ag. 1817 , creata la nuova provincia ecclesiastica di Vercelli, vi fu ascritta anche la diocesi di V. prima soggetta a Milano. Inoltre, per espresso intervento dei Re Vittorio Emanuele I, alla diocesi di V. fu unita la Lomellina e cosi il numero delle parrocchie crebbe da 5 a ca. 70 . Inoltre nel 1830 la parrocchia vigevanese di Gravellona fu scambiata con quella novarese di Sozzago.
Il Seminario, iniziato dal secondo vescovo Maurizio Pietra nel 1985 appena tornato dal Concilio Tridentino, fu convenientemente organizzato da mons. Sormani Marino ( 1688 -m. nel 1702), che destinò al suo servizio la chiesetto di S. Anna e ne costrui la prima sede propria, tuttora conservata e unita al grande Palazzo, ordinato dal vescovo mons. Toppia (1818-28). Questi non avendo potuto compiere vita durante, tutto quello che avrebbe voluto, lasciò al proprio successore, che fu mons. Accusani (1830-43), il compito ed i mezzi per erigere un edificio capace di ospitare quanti giovani esigeva il grande ampliamento della diocesi.
Mons. De Gaudenzi (1871-91) aprì il Piccolo Seminario con scuole ginnasiali interne e costrui l'annessa chiesa che dedicò al S. Cuore, affrescata dal Morgari.
Santuani. - La diocesi di V. possiede presso Gerlasco un importante e devoto Santuario, la Madonna della Bozzola, composto di un grandioso tempio, opera dell'architetto Cesare Nava di Milano con uniti edifici di recente costruzione. Degna di speciale menzione è la Madonna inter vineis presso V., antichissima, essendo ricordata in diverse carte del sec. xir.
Uomini illustri. - Vanno ricordati il b. Cristoforo Maccasoglio del convento francescano delle Grazie; b. Anselmo degli Anselmi del convento francescano di S. Francesco, pure in città; b. Caterina degli Ingrami religiosa di S. Teresa; b. Caterina Naj di Gımbolo ed il b. Pacifico del convento francescano delle Grazie; Giovanni Andrea Bussi, vescovo di Aleria (v.); Francesco Maggi, Uberto e Pier Candido Dccembrio letterati, compagni del Filargo nell'Ateneo pavese; Bernardo Ferrari, pittore; Mercadante, Zerbi, Antonio Cagnoni, Lorenzo Perosi, manici; mons. Pietro Barbieri, noto per la sua grande attività organizzativa.
Edifici e Monumenti. - Interessante, oltre la Cattedrale, la piazza con il Palazzo Ducale, con torre bramantesca, eretta da Lodovico il Moro, al quale risale anche la costruzione (verso il 1486) della villa-castello la Sforzesco a 3 km fuori V. su terreno concesso dalla comunità e ben presto ridotto a coltivazione; sul luogo si svolse un fatto d'armi fra truppe tedesche e piemontesi il 21 marzo 1849. Notevoli inoltre le chiese quattrocentesche di S. Francesco e di S. Pietro martire.
Nel territorio di V. è compreso Lomello (Laumellum) da cui il paese prese il nome di Lomellina. E ricordato sino dall'età romana quando fu anche un municipio; i geografi lo indicano come una mansio sulla via da Pavia a Torino; sepolcreti dell'età dell'Impero ne attestano la sopravvivenza. Paolo Diacono parla di a Lomellum ca-
strum a come del luogo d'incontro della regina Teodolinda con lo sposo Agilulfo (Hist. Langob., III, 35). Nell'età carolingia fu eretto a contea di cui un Cuniberto è ricordato come esule palatino della reggia di Pavia nel 996 ed una dinastia si insediò nel castrum, divisa poi in diversi rami. La rocca fu distrutta dai Pavesi (1140-45). Lomello conserva le due antiche chiese di S. Maria maggiore e di S. Michele con avanzi romanici. Ottimamente conservato l'antico Battistero (v. G. Chierici, Il battistero di Lomello, in Atti della Pontif. occud. d'archeologia, $3^{\circ}$ serie, rendiconti, 17 [1940-41], pp. 127-37).
Oltre al monastero di Breme (v.) ebbe importanza in territorio di V. la Congregazione dei Canonici Regolari di Mortara (Mortarienses), sorta nella chiesa di S. Croce eretta fuori di Mortara e consacrata da Urbano II il 14 sett. 1096, distrutta nel 1556 e ricostruita entro la città nel 1573; ridotta ora a parrocchia. La Congregazione si estinse alla fine del sec. XVII ed ebbe a sé aggregate sino dai primi tempi numerose chiese. - Vedi t.v. CXLV.
BISL.: S. Brambilla, La chiesa di V., Milano 1663; L. Portalupi, Stor. della Lomellina, Lugano 1736; P. G. Biffignaudj Bucella, Mem. stor. di V., s. 1. 1810; A. Colli, Ricerche sulla Lomellina, Mortara 1881; N. Colombo, Alle ricerche delle orig. del nome di V., Novara 1888; C. Nubilonio, Cronaca di V., Torino 1891; L. Mazzini, V. e i suoi vescovi, Mortara 1893; A. Colombo, Bianca Visconti di Savoia e la sua signoria di V., in Boll. pavese di st. patr., 1 (1901); id., V. e la Repubbl. ambrosiana, ibid., 5 (1903); id., Le orig. del Comune di V. e i suoi diplomi imperiali, in Arch. stor. lomb., 41 (1914); id., V. e il condiuto bulgarisnce, Vigevano 1914; G. Barucci, Il castello di V. nella stor. e nell'arte, Torino 1909; F. Pizzella, Mem. relig. di V., Vigevano 1930; A. Colombo, Cartario di V. (Bibliot. stor. subalp., 138), Torino 1932-33.
Lucio Ubezio
VIGILANZIO. - Prate gallo, n. a Calagurris ai piedi dei Pirenei, m. dopo il 406. Nell'anno 394-95 si recò con una lettera di Paolino di Nola a Betlemme da s. Girolamo (s. Girolamo, Ep., 58), il quale lo ricevette amichevolmente. V. ebbe una discussione con Pauliniano, Vincenzo ed Oceano (Girolamo, Ep., 61, 3; cf. 58, 11).
Tornato in Occidente, V. diffuse la diceria che s. Girolamo fosse un origenista e dunque eretico. Girolamo protestò in una lettera ( $E p .61$ ) a V. contro questa calunnia (inizio dell'a. 396), alludendo al fatto che V., come figlio di un oste, non avesse una preparazione adatta per lo studio della teologia. Nell'anno 404 V . fu denunciato s. Girolamo da un consacerdote di nome Ripario, come nuovo eretico di Aquitanis, che in un libro aveva attaccato il culto dei santi e delle reliquie. Girolamo rispose sotto forma di una inventiva ( $E p$., 109) e quando ebbe ricevuti, due anni più tardi (autunno 406), i libri di V., detto in una notte il Contra Vigilantium (PL 23, 1, 354-68).
V. non aveva solo attaccato abusi nel culto dei santi, ma negato l'efficienza della loro intercessione. Si era anche rivolto contro l'ascetismo e il celibato e sconsigliato l'invio di elemosine ai monaci in Palestina. Gli ultimi motivi di questa polemica non sono conosciuti, perché non si conservano gli opuscoli di V. né la lettera dei corrispondenti di s. Girolamo. Pare che V. dopo l'attacco di s. Girolamo si sia ritirato nella sua parrocchia a Bucellona (o in G dlia?; cf. Ginnadius, De vir. ill., XXXV: PL 58, 1078 B). Soltanto il protestantesimo gli ha dato una certa importanza.
BISL.: A. Edichet, Vigilantius, in Realenc. für prot. Theol. u. Kirche, XXII, pp. 628-32; F. Cavallera, St Yérôme, I, LovanioParigi 1922, p. 306 sgg.; cf. anche: E. Lucius, Die Anfänge des Heiligenbolls, Tubinger 1904, p. 328 (ponsor.); H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, $2^{2}$ ed., Bruxelles 1933, p. 412.
VIGILIA - E il giorno che precede come preparazione le grandi feste del Signore (Natale, Epifania, Pasqua, Pentecoste) e quelle dei santi (della Madonna, di s. Giovanni, degli Apostoli, di s. Lorenzo ecc.).
Si distinguono in privilegiate e comuni; le privilegiate sono di $1^{2}$ e $2^{2}$ classe; le prime, Pasqua e Pentecoste, non cedono ad alcuna festa; le seconde, Epifania, cedono solo ad una festa di rito superiore od uguale e ad una
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festa del Signore; quelle comuni vengono soltanto commemorate in occorrenza di una festa di rito doppio. Se cadono nella domenica, vengono celebrate e commemorate al sabato precedente. Hanno un proprio nell'Ufficio e nella Messa. Il CIC prescrive il digiuno, oltre al Sabato Santo (fino allo scioglimento delle campane), alle v. di Natale, di Pentecoste, dell'Assunzione di Maria S.ma e di Tutti i Santi (v. digiuno).
Ha origine dalla v. pasquale, "la madre di tutte le vigilié * (s. Agostino, Serm., 419), anticamente una pannuchia, celebrazione per tutta la notte in letture tratte dai Libri Santi, alternate con il canto responsoriale dei salmi, cantici e relative collette; seguiva la Messa. Una tale v. si svolgeva anche a Pentecoste, nelle domeniche delle Quattro Tempora e si estendeva alle feste dei martiri principali: degli spostoli Pietro e Paolo, di s. Lorenzo ecc. A Milano una simile v. precedeva la festa dei ss. Pietro e Paolo, la traslazione delle reliquie dei ss. Gervasio e Protasio e la dedicazione della Basilica Ambrosiana (s. Ambrogio, De virginitate, XIX, 124; Ep., 22, 2). Similmente a Cartagine precedeva la festa di s. Cipriano (s. Agostino, Enarr. in ps., 32, XI, 1, 5; 85, 24), a Tolosa si faceva alla tomba di s. Saturnino. Da questa v. pubblica con partecipazione del clero e dei fedeli si distingue la privata, quella che, p. es., i fedeli facevano presso la tomba di qualche martire, ma senza la celebrazione eucaristica. Più tardi, forse già al principio del sec. v, le v, cimiteriali, fuori della città alle tombe dei martiri, si facevano al tramonto della sera precedente (cf., ad es., la messa I di s. Lorenzo nel Leoniano: "praevenientes natalem"). Le altre v. della Pasqua, di Pentecoste, delle domeniche delle Quattro Tempora vennero portate alla sera del sabato nel sec. viI. Distintivo per queste v. era che si iniziavano la sera precedente la festa o la domenica e finivano prima di mezzanotte. Poi furono di nuovo anticipate al tempo di Nona e ricevettero un Ufficio proprio per il coro e per la Messa. La liturgia originale si conserva nella veglia del Sabato Santo, della Pentecoste e dei Sabati delle Quattro Tempora.
L'ora notturina dell'Ufficio. - Questa v. trae origine non dalla v. come pannuchia, ma dalla preghiera privata dei fedeli a mezzanotte, fatta in comune dai monaci e di conseguenza anche dalle Chiese (v. mattutino; notturino; Ufficio). Alle ferie si faceva con un Notturno di 9 salmi e 3 lezioni (nell'Ufficio monastico in 2 Notturni con 6 salmi ciascuno e con 3 lezioni nel primo Notturno). Alle domeniche aumentavano il numero delle lezioni ( 9 nell'Ufficio delle Chiese, 12 in quello monastico), divisi i salmi e le lezioni per 3 Notturni.
Il numero di 3 Notturni non deriva dalle veglie militari, ma da necessità pratica: si faceva una pausa, un respiro tra o dopo 3 e 4 lezioni; non si consideravano tre distinte veglie, perché le singole v. non si chiudevano con una relativa Colletta, ma terminavano come se fossero una sola v., con un'unica colletta. Da notare che questa v. si faceva sempre dopo mezzanotte (in contrapposto all'altra v. di cui sopra), a primo gallo (verso le tre) e combinava con quell'Ufficio mattutinale, detto oggi le Lodi. L'anticipazione prima della mezzanotte o alla sera precedente incomincia dal sec. xir.
Recentemente J. M. Hanssens ha affermato che la v. non ha origine dalla preghiera di mezzanotte, ma è considerata come un'amplificazione dell'Ufficio propriamente mattutinale delle Lodi, premettendo da parte dei monaci la recita consueta del Salterio da sola o intercalata da lezioni, come si faceva per passare devotamente una veglia notturna totale o parziale in preparazione di quella mattutinale.
BibL.: C. Callewaert, De vigilianum origine, in Sacris Erodiri, Steenbrugge 1940, pp. ${ }^{\circ} 329-33$; M. Righetti, Mon. di stor. liturg., II, Milano 1946, pp. 416-21; I. A. Jungmann, Die Entstehung der Matutin, in Zeitschr. für hath. Theol., 72 (1920), pp. 66-79; J. M. Hanssens, Aux origines de la prière liturg. Nature et genèse de l'Office des Matines (Anal. Gregor., 57), Roma 1952, pp. 33-40.
VIGILIAE GHRISTIANAE. - Trimestrale uscito nel 1947, pubblicato dalla North-Holland Publishing Company di Amsterdam, per investigare la vita e lingua dei cristiani antichi.
Attende a ricerche "storiche, culturali, linguistiche, filologiche " sulla letteratura cristiana nel senso più largo, studiando anche epigrafia e archeologia cristiana: non riguarda però la teologia patristica e la storia ecclesiastica antica come tali. Spicca per il numero e la varia nazionalità di collaboratori, sebbene fino a poco tempo fa escludesse contributi in lingua diversa dall'inglese, francese e latina.
Pietro Naber
VIGILIO, PAPA. - Le turbinose vicende del suo pontificato trovano la loro spiegazione nelle condizioni della città agitata fra il partito dei Goti dominatori e quello che faceva capo all'Impero d'Oriente nonostante i suoi dissensi teologici. V. apparteneva a famiglia aristocratica ed era diacono quando Bonifacio II lo designò suo successore, ma revocò poi tale designazione di fronte al malcontento del clero (532).
Apocrisiario a Costantinopoli quando vi giunse Agapito, ebbe la protezione di Teodora moglie di Giustiniano, la quale volle farne un papa sperandolo complice nei suoi maneggi per i monofisiti. Giunto a Roma con le spoglie di papa Agapito, vi trovò papa Silverio (v.) eletto sotto l'influsso del re goto Teodato. Nel marzo 537 cominciava l'assedio di Roma da parte del nuovo re Vitige; Belisario che difendeva la città in nome di Giustiniano volle tosto liberarsi di Silverio che accusò di complotto coi Goti e lo cacciò da Roma. Fu eletto allora pontefice Vigilio e consacrato il 29 marzo 537. A Teodora che lo rischiamava a precedenti promesse rispose fieramente. Partecipò a tutti i pericoli del lungo assedio e quand'esso finì nel marzo 538, con la ritirata dei Goti, si adoperò per riparare ai danni da loro causati alle basiliche suburbane ed ai cimiteri dei Giordani sulla Salaria, di Callisto, dei SS. Pietro e Marcellino ecc. Rimangono le sue risposte alle consultazioni di Profuturo vescovo di Brascara in Lusitania. Il 22 maggio 545 creò Ausario vescovo di Arles e successore di s. Cesario "vicario della Sede Apostolica" e poi nel 546 Aureliano; nel 544 assistette alla lettura che il suddiacono Aratore fece del suo poema sugli Atti degli Apostoli nella basilica di S. Pietro in Vincoli. Era cominciato nel 545 il secondo assedio di Roma per opera del re goto Totila quando il 22 nov. V. fu costretto per volere di Giustiniano a lasciar Roma per la Sicilia d'onde procurò di aiutare gli assediati. Il 25 genn. 547 giunse a Costantinopoli dove lo attendevano le lunghe sfibranti trattazioni con l'Imperatore e poi col Concilio a proposito dei Tre Capitoli (v.). Nel 553 egli otteneva da Giustiniano la Prammatica Sanzione per riordinare le condizioni d'Italia dopo le desolatorie guerre gotiche. Ottenuto il permesso di ritornare a Roma, morì a Siracusa durante il viaggio il 7 giugno 555.
BibL.: Lib. Pont.. I, p. 291 sgg. (fonte tutt'altro che sicuro) e gli storici dei Tre Capitoli; F. Savio, Il papa V., Roma 1904; L. Duchesne, L'Eglise'an VIe siècle, Parigi 1925, pp. 151, 176 sgg.; H. Griner, Roma alla fine del mondo antico, $2^{\circ}$ ed., ivi 1930, pp. 56,65,77,114, 150, 423.
Pio Paschini
VIGILIO, vescovo di Tapso. - Questo vescovo africano (prov. Byzacena) partecipò alla disputa religiosa che Unnerico aveva convocato nel 484 a Cartagine. Altro non si sa della sua vita.
Era autore di un'opera Contra Eutychetem (PL 62, 95-154). La dottrina cattolica, dice V., tiene il giusto mezzo fra monofisiano e nestorianismo. I due ultimi libri (l'opera consta di 5 ll .), una difesa dell'epistola di papa Leone ad Fluvianum e una difesa del Concilio Calcedonese, sono aggiunti dall'autore stesso (cf. I. III, 13). V. vuole ammonire i fratelli nell'Oriente che non aderiscano alla dottrina di Eutiche. In questa opera V. parla di scritti antecedenti. Si tratta del libro: Contra Arianos, Sabellianos et Photinianos dialogus, Athanasio, Ario, Sabellio, Photino et Probo iudice interlocutoribus (PL 62, 179-238; un Contra Arianos dialogus: PL 62, 155-86; è solo un estratto posteriore del libro antecedente). Dal dialogo si sa che V. aveva pubblicato anteriormente due scritti anti-Ariani $(2,45)$. Uno contro il dia-
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Vigilio, vescovo di Trento, santo, martire - Trasporto della salina di s. V. Ricano in scta ed oro del sec. xv - Trento, Duomo.
cono ariano Maribadus, di cui è noto che stava in favore presso re Unnerio (Victor Vit., Hist. persecut. Afric. prov., I, 18), l'altro era diretto contro il vescovo ariano Palladio di Rataria (Illiria), che era stato l'avversario teologico di s. Ambrogio (Disl., II, 50). Questi due scritti antiariani di V. non si sono conservati (PL 62, 433-68 non è opera di V.). Non è da escludere che Ps. Agostino, Contra Pelicianum arianum de unitate Trinitatis (PL 62, 333-52; anche PL 42, 1157-72) sia un'opera di V. Secondo Cassiodoro un vescovo africano di nome V. avrebbe scritto sulla dottrina dei mille anni nell'Apocalisse (Instit. div., I, IX). E poco probabile che questo autore sia identico al nostro V. Il nome era molto diffuso. Altri scritti sono a torto attribuiti a V., ad es., Ps. Atanasio, De Trinitate (PL 62, 237-334) etc.
Bibl.: manca una ediz. critica: cf.: E. Dekkers, Clavis Patrum latinorum, Steenbrugge 1951, p. 142, nn. 806-12. Monografie: G. Ficker, Studien zu Vigilius v. Thapros, Lipsia 1897; id.. in Realow, Tär prot. Theol. n. Kirche, XX, 640-44; J. Humensky, De christologia, V, Roma 1935; I. Madoz, Le symbole du XIX Catecile de Tolide, ses sources, sa date, sa valeur, Lovanio 1935, pp. 178-84.
Erik Peterson
VIGILIO, vescovo di Trento, santo, martire. M. nel 4000405 , patrono della città e diocesi di Trento.
Di famiglia romana stabilita a Trento, fu eletto in età molto giovanile (a venti anni secondo gli Atti) a succedere al vescovo Abbondanzio, che figura come secondo nella lista cronologica. Ricevette da s. Ambrogio di Milano le institutionis insignio insieme con un'istruzione pastorale tuttora conservata (PL 16, 982). Da Milano ebbe pure l'aiuto dei tre cappadoci Sisinnio, Martirio e Alessandro (v.), che egli inviò come missionari nella Valle di Non, ancora in gran parte pagana; i tre leviti dopo avervi fondata una comunità cristiana subirono il martirio nella località di Sanzeno (397) e V. inviò la relazione del fatto e le reliquie a s. Simpliciano in Milano e a s. Giovanni Crisostomo in Costantinopoli (testo delle due lettere in A. Gallandi, Bibliotheca Veterum Patrum, t. VIII, Venezia 1772, pp. 202-206). V. completò la conversione della città di Trento ancora in parte pagana e ariana, e costruì entro le mura una chiesa con annesso un edificio per opere caritative (utylum) : incontentabile nel suo zelo si spinse a predicare il Vangelo fin nelle terre veronesi e bresciane. Nell'alpestre Val Rendena rustici pagani lo lapidarono. Fu sepolto a Trento, in un'area sepolcrale fuori Porta Veronese, dove egli si era già preparato la tomba: il luogo sacro è custodito dall'attuale Duomo. La diffusione del suo culto è testimoniata dalle
chiese a lui dedicate in ben 17 diocesi d'I. talia: la sola diocesi di Trento ne conta 37. Festa il 26 giugno.
Bist.: Acta SS. Iunii, V, Anversa 1709, p. 163 sgg. e Muit, VII, ivi 1688, p. 39 sgg.; H. Tartsrotti, De origine Eccl. Tridentinae et primis eius episcop., Venezia 1743; A. Tait, Vita di s. V., Trento 1902; autori vari, Scritti di stor. e d'arte per il XV cent. della morte di s. V., ivi 1905 (con l'ediz. critica degli Atti, pp. 5-29); Lanzoni, II, p. 937 sg.; E. Gholonzoni, Scoporte di antichità in Trento, ecc., in Studi trentini di scienze stor., 26 (1947), pp. 89-126; G. Ciccolini, Problemi paleocrit. della Chiesa trident., ibid., 31 (1952), pp. 21-58, 148-69, 222-41; cf. anche E. Dekkers, Clavis patrum latinorum, Steenbrugge 1951, nn. 212 sg.
Igino Rogger
VIGNOLA, Giacomo Barozzi (Babozio) da. - Architetto, n. a Vignola (Modena) il $1^{\circ}$ ott. 1507 , m. a Roma il 7 luglio 1573 .
Compi gli studi giovanili di pittura e prosp:ttiva a Bologna; ma già verso il 1534 proseguiva la sua intensa e feconda preparazione a Roma, studiando e misurando i monumenti dell'antichità classica, anche per iniziativa dell'Accademia Vitruviana, di cui fu nominato segretario intorno al 1540. Ebbe pure l'incarico di riprodurre in
gesso statue antiche per l'abbellimento del parco di Fontainebleau e dal 1541 al 1543 attese, in Francia, alla fusione in bronzo di quelle copie. Ritornato in Italia, ${ }^{\text {si }}$ fissò a Bologna svolgendo incarichi d'ingegneria idraulica, eseguendo un progetto di trito gusto gotico per il completamento della facciata di S. Petronio, e disegnando il portico dei Banchi e il tabernacolo dell'altar maggiore in S . Petronio. Nel 1546 il V. è a Roma, sotto il mecenatismo delle case Farnese e Del Monte. Nel grande Palazzo farnesiano, disegnato da Antonio da Sangallo, lascia una nobile impronta classica sulla facciata posteriore e in varie decorazioni interne, mentre in altre attività di questo periodo (il coronamento con fregio a maschere grottesche e la loggia al primo piano del Palazzo Mattei-Paganica, di Palazzo Firenze, alcune case in Via Capodiferro e la fronte di un palazzetto presso Piazza Navona, con loggiato inferiore dorico e un' piano nobile a paraste ioniche e splendidi rilievi in stucco) si manifesta un orientamento manieristico, fondato su ritmi chiaroscurali in funzione espressiva.
La virtù edilizia del V. acquista maggior corpo, però, dopo il 1530 con le membrature e i partiti decorativoscenografici della Villa di papa Giulio III (Del Monte). Non tanto nella facciata dell'edificio principale quanto nella grandiosa esedra a portici verso il giardino interno e nel ninfeo, adorno di agili cariatidi e balaustre ricurve, l'artista palesa la sua capacità di dominare spazi e volumi inquadrando nelle strutture edilizie il libero espandersi delle forme vegetali e della luce ambiente. Contemporaneamente, il V. prendeva parte (non precisabile, però) alla costruzione della prossima Casina di papa Giulio III sulla Via Flaminia (ora sede dell'Ambasciata d'Italia presso il Vaticano) e disegnava, in quei paraggi, il leggiadro e sobrio tempietto di S. Andrea, inspirato al Pantheon e dove il raccordo di un volume cubico e di un cilindro elissoidale sovrapposto rappresenta il primo esempio di schema pseudocentrale, ampiamente adottato, poi, durante il sec. XVII. Fanno parte, inoltre, dell'attività vignoliana spesa sotto il pontificato di Giulio III i due portici a tre archi eretti al sommo delle gradinate laterali alla Piazza del Campidoglio. Nel successivo periodo, contrassegnato da opere eseguite per i Farnese, spettano al V. la fronte della chiesa di S. Maria dell'Orto e la Villa superba di Caprarola, il cui schema planimetrico pentagonale era stato già fissato a scopo militare da Antonio da Sangallo e Baldassare Peruzzi.
Fra il 1559 e' il 1564 egli sopraelevava l'edificio, costruiva lo stupendo cortile circolare a due ordini, conferiva solenne slancio allo scalone a chiocciola, dalle colonne
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(Int. Alinari)
Vignola, Giacomo Barozzi da - Parte centrale della facciata della villa di papa Giulio - Roma.
doriche binate, anticipando sviluppi del Borromini e del Bernini, ornava vòte e logge con stucchi e balaustre di magnanimo decoro e rendeva ancor più grandiosi e luminosi gli effetti della scenografia all'aperto, sperimentati nella Villa di papa Giulio III, con le rampe, il casino e il giardino architettonicamente disciplinato. Altre prove felicissime di quest'arte, in collaborazione ardimentosa con la natura, furono, di li a poco, la Villa Lante, già Gambara, a Bagnaia, resa assai ridente da un grande bacino e dalle fontane con sculture animatrici, e la sistemazione euritmica dei cosiddetti Orti farnesiani, sul Palatino, ora in gran parte scompaginata. Nell'ultimo periodo della sua laboriosa carriera, spettava al V. il vanto di fissare l'esemplare modello delle chiese della Controriforma con il progetto del tempio romano del Gesù, iniziato nel 1568. La parte esterna dell'edificio, compresa la facciata (soltanto un disegno per essa, non eseguito, si ha del V.) si deve al continuatore Giacomo della Porta. Ma, nell'interno, il maestro emiliano svolgeva mirabilmente il concetto informatore voluto da s. Ignazio da Loyola, nell'unica e amplissima navata a vòlta con la serie di cappelle ai lati, dove la luce è minima, e nella cupola che domina dall'alto, irradiando il vano, con mirabile potenza.
Sempre nell'àmbito chiesastico, ultime opere del V. sono la cupoletta, già ideata da Michelangelo, che sovrasta la cappella Gregoriana della basilica di S. Pietro (di questa fu nominato capo maestro nel 1571, dopo aver assistito il Buonarroti dal 1552 al 1554) e la chiesa di S. Anna dei Palafrenieri (con la collaborazione del figlio Giacinto) a pianta ellittica. Altri segni della sua attività in Roma risultano i due portali del Palazzo della Cancelleria e della chiesa dei SS. Lorenzo e Damaso e il finestrane balconato nel Palazzo dei Convertendi su Via della Conciliazione. Spettano pure al V. il magnifico cortile del Palazzo Farnese a Piacenza; il Palazzo comunale, la Porta Faulle, la fontana della Rocca ed altre, a Viterbo; la Castellina di Norcia; il portico massiccio della Villa Mondragone, a Frascati; il portico presso S. Biagio a Montepulciano; una palazzina, con loggiato al piano no-
bile, a Rieti, e chiesette, cappelle e fontane a Capranica, Bomarzo, Ronciglione, Bagnaia, senza dire delle fabbriche incerte, o in collaborazione, come la chiesa di S. Maria degli Angeli presso Assisi.
Una considerazione particolare merita, inoltre, l'opera teorica del V. affidata alla Regola delli cinque ordini d'architettura, edita nel 1562, e a Le due regole della prospettiva pratica, pubblicate postume da Ignazio Danti nel 1583. Con queste ultime, l'autore definisce la funzione e la portata dei cosiddetti "punti di distanza " integrando i concetti dei grandi prospettici del Rinascimento; con la Regola delli cinque ordini egli riassume i copiosi studi su Vitruvio effettuati prima di lui, semplificando al massimo le misure e i moduli stilistici e porgendo anche alle più libere fantasie un sicuro fondamento grammaticale o metrico, un solido presupposto di gusto ed esperienza. La fortuna incontrata subito da quest'opera si perpetuò per secoli con innumerevoli edizioni e traduzioni in ogni lingua, e il testo, divenuto classico nelle scuole di architettura e ingegneria, valse perfino e sminuire la fama del V. costruttore, facendolo passare per il prototipo della pedanteria accademica. Ma, come bene osservò Adolfo Venturi, l'architetto modenese non è sempre un pedissequo zelatore di Vitruvio: "lo consulta, lo segue, ma se ne allontana quando lo vogliono gli studi dei monumenti, il gusto del suo tempo, gli effetti della luce, dell'aria, dell'ambiente ". E nella massima parte della sua produzione creativa, non certo omogenea, il V. si colloca fra i più liberi e tuttavia riflessivi costruttori della sua età di trapasso. - Vedi tiv. CXLVI.
Bibl.: F. Baldinucci, Notizia dei professori ecc., ed. Ranalli, II, Firenze 1845-47, p. 275 sgg.: J. Durm, Die Villa Lante bei Bagnaia ecc., in Zeitschr. für bild. Kunst, 11 (1876), pp. 292-98; G. Vasari, Le uite, ed. Milanesi, VII, Firenze 1878, pp. 105, 266; H. Willich, Die Kirchenbauten der V., Monaco 1906; id., G. B. de V., Strasburgo 1907; id., s. v. in Thieme-Becker, XXXIV (1940), pp. 353-56; autori vari, Memorie a studi intorno a 7. B. nel IV cent. della nascita, Vignola 1908; G. Giovannoni, Chiesa della seconda metó del Cinquecento a Roma, in L'arte, 16 (1913), p. 23 sgg.; G. K. Loukonsky, 7. V., so vie, son avarore, Parigi 1927; id., Ville meno conosciute del V. nei dintorni di Roma, in Via d'Italia, 11 (1935), pp. 837-42; E. Toloni, Palazzo Farnese, in Jahrb. d. preuss. Kunstsamml., 51 (1930), p. 33 sgg.; C. Coppi da Gorzano, La Rocca Bascompagni-Ladovici de V. à Modène, in Gaz. des Beaux Arts, gunn. 1930, pp. 19-20; W. Lotz, V. Zeichnungen, ibid., 59 (1938), pp. 96-115; Venturi, XI, 11 (1939), p. 697 sgg.; M. Casotti, Note sul soggiorno romano di 7. da V., in Atti e mem. della Dep. di it. patr., Modena 1950; id., La critica del manierismo e 7. B. da V., in Avvum, 23 (1951), pp. 123-31; P. Peccia, Il Gesù di Roma descritto e illustrato, Roma 1952 (v. indice).
VIGNY, Alfred de. - Poeta francese, n. a Loches il 27 marzo 1797 di nobile famiglia, m. a MaineGuiraud il 17 sett. 1863. Appartenne per un decennio all'esercito (1816-27), ma più che dalla monotonia della vita di guarnigione si sentì attratto dai circoli letterari che a Parigi si raccoglievano intorno a V. Hugo e a Ch. Nodier, ed acquistò fama e rilievo singolari nella prima fase della voga romantica in Francia.
Alle reminiscenze di Chénier nei primi Poèmes (1822), composito insieme di poesie d'ispirazione biblica e contemporanea (anche i tre canti Hélène si riferiscono alla guerra d'indipendenza greca), a quelle di Byron e di Moore in Eloa ou la soeur des anges (1824), e di Walter Scott nel romanzo Cinq Mars (1826), si accompagna una fioritura poetica venuta insieme di pessimismo e di tormento religioso, il cui frutto migliore è raccolto nei Poèmes critiques et modernes (1826). Al suo romanzo storico V. aggiunse nel '27 una specie di teorizzazione estetica con le Réflexions sur la vérité dans l'art, rivendicando all'artista il diritto di subordinare la verità storica alla propria idea; ed alle battaglie romantiche per il teatro partecipò con traduzioni shakespeariane (Roméo et Juliette, 1827; Othello, e Shylock ou le marchand de Venise, 1829) e portando sulla scena la disgrazia e la morte di Concini con La maréchale d'Ancre (1831), la protesta contro i matrimoni di convenienza (Quitte pour la peur, 1833) e la condizione del poeta isolato e travolto fra l'indifferenza della società
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borghese (Chatterton, 1835). Da tempo s'era staccato dalle giovanili simpatie legittimiste, pur rimanendo fedele ad una concezione aristocratica della vita, espressa appunto in queste considerazioni sull'artista di fronte alla società, già narrate insieme ad altri esempi (Gilbert, Chénier) nel romanzo Stello (1832), primo consulto del misterioso Docteur noir, proseguito più tardi da una seconde consultation rimasta interrotta all'episodio di Daphné, imprevisto sulla vicenda di Giuliano l'Apostata (1836-37). Meno esaltati e più sinceramente commossi gli esempi raccontati in Servitude et grandeur militaires (1835).
E degli stessi anni la violenta passione del V. per l'attrice Maria Dorval, e poco più tarda la sua maggior produzione lirica, pubblicata tuttavia con un certo ritardo ed assai meno seguita e fortunata di quella giovanile: La mort du loup (1838), La colère de Samson, Le mont des Oliviers ( 1839 , impregnato di una concezione tutta simbolica ed umana del cristianesimo), La flûte, (1840), La sonnage (1832), La maison du berger (1842-44) La bouteille à la mer (1847), Les destinées (1849), L'esprit pur (1863 : pessimistica constatazione, alla vigilia della morte, della vanità dell'opera artistica proprio in quanto essa ha di elevato e di opposto alla brutalità). La massima risonanza di questa ed in genere di tutta la poesia di V. si ebbe in ritardo, e forse più all'estero, e specialmente in Italia, che non in Francia.
Bibl.: ed.: Oeuvres complètes, a cura di F. Baldensperger, Parigi 1913-14; Journal d'un poète, ivi 1925. Studi: E. Dupuy, A. de V., ivi 1906-12; F. Baldensperger, A. de V., contribution à un blage, intellect., ivi 1912; M. Fubini, A. de V., Bori 1922; B. Croce, A. de V., in Poesia e non poesia, ivi 1923; E. Esteve, A. de V., sa pensée et son art, Parigi 1923; R. de Traz, A. de V., ivi 1929; F. Baldensperger, A. de V., nouvelle contribution à sa biogr. intellect., ivi 1932; L. Sorrento, Lettura e illustrac. critica della poesia di A. de V., Milano 1943; G. F. Bonneloy, La pensée religieuse et morale d'A. de V., Parigi 1946; P. G. Castex, V., l'homme et l'oeuvre, ivi 1952; L. F. Bened