biogr. intellect., ivi 1932; L. Sorrento, Lettura e illustrac. critica della poesia di A. de V., Milano 1943; G. F. Bonneloy, La pensée religieuse et morale d'A. de V., Parigi 1946; P. G. Castex, V., l'homme et l'oeuvre, ivi 1952; L. F. Benedetto, Uomini e tempi, Milano-Napoli 1953.
Enzo Bottasso
## VIGDIUROUX, Fulcran-Grégoire. - Sulpiziano,
biblista, n. a Nant (diocesi di Rodez) il 13 febbr. 1837, m. a Roma il 21 febbr. 1915.
Nel 1861 insegnò nel Seminario di Autun, nel 1864 passò in quello di Vichy, per la cattedra di esegesi; nel 1890 fu chiamato all'Istituto cattolico di Parigi. Contemporaneamente compì viaggi in Oriente con E. Le Camus. Nel 1903 fu nominato segretario della Commissione biblica.
V. fu uno scrittore quanto mai fecondo. Si assunse il compito, tutt'altro che facile, di apologeta della Bibbia contro il razionalismo dominante. Con la sua autorità indiscussa divenne il capo dell'esegesi conservatrice dopo la morte del Maignan (v.). Le sue opere più notevoli sono: La Bible et les découvertes modernes en Egypte et en Assyrie (2 voll., Parigi 1877; 6a ed., 4 voll., ivi 1896); Manuel biblique ou cours d'Ecriture Sainte à l'usage des séminaires. Ancien Testament (2 voll., ivi 1879-80), con Bacuez (v.), tradotto in varie lingue, compresa l'italiana (Sampierderena 1894); ritoccato da Brassac con atteggiamento troppo innovatore, il Manuel fu condannato nella sua $14^{a}$ ed. e la condanna fu spiegata in una lunga lettera (22 dic. 1925) del card. Merry del Val al superiore di S. Sulpizio (Enchiridion Biblicum, Roma 1927, nn. 510-17); Mélanges bibliques. La cosmogonie mosaïque d'après les Pères de l'Église suivie d'études diverses à l'Ancien et au Nouveau Testament (Parigi 1882); La Ste Bible selon la Vulgate, traduite en français (versione di Glaire, introduzione e commento di V., 4 voll., ivi 1888-91); Le Nouv. Test. et les découvertes archéologiques modernes (ivi 1890); La Ste Bible polyglotte (ebraico, Settanta, Volgata, traduzione francese: 8 voll., ivi 1900-1909). Più che per queste ed altre opere, V. è ricordato per il Dictionnaire de la Bible ( 5 voll., Parigi 1895-1912), da lui ideato e diretto, cui collaborò con non pochi articoli. L'opera, nonostante la sue imperfezioni, è un ricco e comodo repertorio biblico; la rinnova, in molte parti, il Supplément (1925 sgg.) diretto da L. Pirot (v.) e, dal 1940, da A. Robert ( 5 voll. fino al 1953).
Bibl.: E. Lévesque, Mons. V. et ses écrits, in Revue biblique, 24 (1915), pp. 183-216 (con bibl. alle pp. 203-16); L.-Cl. Fil-
lion, Mons. V., in Revue du clergé français, 81 (1915), pp. 513531. Angelo Penna
## VIGRI, Caterina, santa: v. caterina da bologNA, santa.
VIJAYAPURAM, diOCESI di. - Nella parte sudoccidentale dell'India, confina con le diocesi di Quilon, Madura, Coimbatour, Verapoly, Cochin e Alleppey.
La prima evangelizzazione del distretto di Kottayam, che concorse poi a formare la diocesi di V., è dovuta al carmelitano spagnolo Giuseppe Maria (1863-74) del vicariato apost. (ora arcidiocesi) di Verapoly e, in seguito, a due terziari carmelitani, che riuscirono a convertire un certo numero di pagani. Ma un vero apostolato missionario fu possibile solo dal 1887, allorché eretta l'arcidiocesi di Verapoly, questa fu liberata da ogni giurisdizione sui fedeli di rito siro-malabatico. Il movimento di conversioni risultò più notevole a partire dal 1905, da quando cioè venne dato un assetto metodico all'attività missionaria sotto la direzione di mons. Bernardo Arguinzonis, prima missionario poi arcivescovo di Verapoly (18971919). In data 14 luglio 1930, per distacco dall'arcidiocesi di Verapoly, di cui veniva dichiarata suffraganea, venne eretta la diocesi di V. (dal nome di un sobborgo di Kottayam, centro della missione). Contemporaneamente l'arcidiocesi di Verapoly venne ceduta al clero secolare nativo, però sotto la temporanea giurisdizione di quell'arcivescovo. Da notare che entro i confini della diocesi si estendono pure le diocesi di Changanacherry, Ernakulam e Kottayam di rito siro-malabatico e la diocesi di Tiruvalla di rito siro-malankarico. E affidata ai Carmelitani Scalzi della provincia di Navarra (Spagna).
Le statistiche del 1952 forniscono i seguenti dati : 2 milioni di ab. di cui 58.261 cattolici latini, 464.000 cattolici orientali, 261.560 disulienti orientali, 174.375 protestanti, 85.425 maomettani e il resto pagani. I sacerdoti di rito latino sono 41: 25 preti secolari indigeni e 16 religiosi carmelitani spagnoli; seminariati: 5 nel Seminario minore di Verapoly e 12 nel Seminario maggiore di Alwaye; 60 suore, quasi tutte indigene; 50 catechisti, 79 maestri e 100 maestre con un complesso di 7384 alunni nelle scuole elementari e 900 studenti in quelle medie. La diocesi di V. ha 8000 kmq . di superficie ed è ecclesiasticamente divisa in 4 distretti, 29 parrocchie, 3 stazioni primarie e 45 secondarie. Le chiese sono 33 e le cappelle 30 . Vi sono 3 orfanotrofi e 2 tipografie, in cui lavorano una trentina di operai; numerose le confraternite, poche le associazioni di Azione Cattolica. Il lavoro di conversione procede con lentezza in mezzo a difficoltà d'ogni genere.
Bibl.: Arch. di Pr. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4106/52.
Pompeo Borgna
VIJAYAVADA, diOCESI di. - Dopo che l'India ebbe ottenuta l'indipendenza, il 15 ag. 1947, alcune città indiane mutarono denominazione: così Bezwuada (v.) divenne V.
Uniformandosi a tale cambiamento, la S. Congregazione di Propaganda Fide, con decreto in data 21 ott. 1950, sancì che il nome di Curia $\cdot$ diocesiis Bezwuadensis $\cdot$ fosse mutato in $\cdot$ diocesiis Vijayavadensis $\cdot$.
Bibl.: AAS, 43 (1951), p. 127. Pompeo Borgna
VIKTRING. - Ex-abbazia cistercense, nella diocesi di Gurk (Klagenfurt), in Carinzia, Austria.
Il villaggio di V. appare già in età carolingia, con chiesa parrocchiale ( 850 ), ma la fondazione del monastero risale al 1142, per opera del duca della Carinzia, Bernardo di Spanheim. I primi monaci vennero da Wei-ler-Betnach (Lotaringia), filiazione di Morimond. La chiesa abbaziale sorse, secondo lo stile gotico cistercense di transizione, molto simile a quello di Fontenay, a tre navate con transetto, a vòite alzate, tipicamente severa. Fu consacrata dall'arcivescovo di Salisburgo, Eberardo, nel 1202. Il coro ebbe vetrate figurate dei secc. xiv-xv. Grandioso altare maggiore barocco e altari laterali in legno. Molte lapidi sepolcrali. In epoca barocca fu ricostruito anche il monastero; ma Giuseppe II nel 1786
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(ed. Alman)
Viligelmo - La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso e il loro lavoro. Particolare dei rilievi di V. e aiuti sulle facciata del duomo di Modena
(Sec. xII).
Vigpresse l'abbazia ed eresse la chiesa in parrocchia (1787), mentre gli edifici abbaziali divennero sede di una grande fabbrica di stoffe. Nel 1847 la chiesa fu accorciata perché in parte pericolante, ed ebbe una nuova facciata. V. è nota soprattutto per l'abate Giovanni di V. (1213-1345), che lasciò in cinque redazioni successive, il Liber certarum historiarum, più volte edito (ed. più recente di L. F. Schneider, in MGH, Script. rerum Germ. in usum schol., XXXVI (1909-10), 2 voll.). L'originale si conserva a Monaco (Clm 22107).
Bial.: A. v. Jaksch, Monum. hist. Ducatus Carinthiae, III, Klagenfurt 1908; K. Ginhart, Kunstdenkmäler Käretens, V. II, ivi 1932, pp. 620-25; G. Dehio, Handbuch der deutsch. Kunstdenkmäler, II: Osterr., Vienna 1935; E. Tomok, Kirchengesch. Osterr., 2 voll., Innsbruck 1935-49, passim; Die bildende Kunst in Osterr. a cura di K. Ginhart, 2 voll., Baden 1936-39, passim; E. Schaffran, Kunstgesch. Osterr., Vienna 1948; Cottineau, II, coll. 3563-64. Giuseppe Löw
VILBURGA (Wildburgis), beata. - Vergine reclusa a St. Florian (Austria Superiore), n. da pia e agiata famiglia sull'inizio del sec. xili presso St. Florian, m. l'ri dic. 1289.
Mortole il padre in un pellegrinaggio a Gerusalemme, fu dalla madre affidata alle cure della vedova Alaide. Giovanetta emise il voto di perpetua verginità e con la compagna Matilde andò in pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella. Ritornata, nel 1248, dopo la morte della madre, si chiuse in un'angusta cella presso la chiesa di St. Florian, ove per 41 anni condusse una vita angelica. Invitata a Praga dalla b. Agnese, zia del re di Boemia Ottocaro, non volle uscire dal suo reclusorio; neppure cedette alle insistenti premure di Caterina, nipote del b. Gregorio X, di venire a fondare un monastero in Italia. Fu in corrispondenza con il noto cistercense di Heiligenkreuz, Gustolf. Nella chiesa di St. Florian, ove scno tumulate le sue reliquie, si commemora nel giorno di s. Damaso, it dic.
BibL.: B. Pez. Triumphus castitatis seu acta et vita ven. Wildburgis virginis reclusae, Augusta 1715, pp. 44-155; H. Pez. Script. rerum Austriae., II, Lipsia 1725, pp. 212-77; BHL, 1281; J. Bühler, Klosterleben im deutschen Mittelalter, Lipsia 1921, pp. 303-13; O. Doerr, Das Institut der Inklusen, Münster in V. 1934, passim.
Felice da Mareto
VILFRIDO (Wilfrid), vescovo di York, santo. N. in Nortumbria ca. il 634, di nobile famiglia, m. nel convento di Oudle (Murcia) il 12 ott. o verosimilmente il 24 apr. 709.
Monaco e Lindisfarne e a Canterbury, sentì la necessità di perfezionare la sua cultura intellettuale al contatto della civiltà romana, e si recò a Roma, dove constatò le divergenze della liturgia, che ivi era in onore, con quella che usava in Nortumbria. Lungo la via del ritorno in patria, si fermò tre anni a Lione e vi completo le sue cognizioni. Nel Concilio di Whitby (664) difese con tanto ardore l'adozione della data della Pasqua, secondo gli usi romani, che il re Oswy, il quale fino allora aveva optato per il computo celtico, la ruppe con l'antico uso (cf. Mansi, XI, col. 67).
Fatto abate del monastero di Ripon e assai stimato per la sua scienza, V. fu eletto arcivescovo di York, ma non poté entrare in possesso della sua chiesa. La inopportuna idea, che egli ebbe, di ricevere la consacrazione dalle mani dell'arcivescovo di Parigi, indispose il re Oswy, che approfittò della sua assenza per sostituirgli Ceadda. Tuttavia Teodoro, arcivescovo di Canterbury, gli rese la sua sede (669). Rimastone privo nel 678 in seguito ad intrighi di corte, V. partì per perorare la sua causa a Roma, dove il papa Agatone gli rese il suo vescovato (779), obbligandolo però a condividere il suo compito con alcuni coadiutori (cf. Mansi, XI, col. 179).
La decisione pontificia parve sospetta al clero della Nortumbria e V., prima incarcerato, dovette andare in esilio nel Sussex e nell'isola di Wright, dove il suo zelo apostolico gli permise di convertir o numerosi pagani. L'arcivescovo di Canterbury volle dargli un compenso scegliendolo a suo successore; ma V. rifiutò l'offerta e volle essere ristabilito integralmente in tutti i suoi diritti che aveva a York, in forza del decreto di papa Agatone. Questa intransigenza gli cagionò nuove incomprensioni. Nel Concilio di Austerfield (702) gli fu offerto il ritorno nel suo antico monastero di Ripon, a condizione di risiedervi stabilmente. V. allora ripartì per Roma per introdurvi il suo appello. La S. Sede riconobbe la piena legittimità delle sue rivendicazioni e propò il Re di Nortumbria di riconsegnargli la sede di York. Ma il Concilio tenuto a Ripon procrastinò la decisione romana e lasciò provvisoriamente la sede a Bosa, che l'occupava, e diede a V. la sede di Ripon e di Hexham (cf. Mansi, XII, coll. $158-74$ ).
BibL.: da consultare di preferenza: A. W. Haddan - W. Stubbs, Concili and existential documents relating Great Britain and Ireland, III, Oxford 1878; J. Reine, Historians of the Church of York, I, Londra 1879, pp. 1-103; L. Gougaud, Les chrétientés celtiques, Parigi 1911; Pliche-Martin-Frutas, V, pp. 311, 323-35. 524.
Guglielmo Mollat
VILIGELMO. - Scultore del sec. XII, attivo a Modena. Può essere considerato il capostipite della scultura romanica dell'Alta Italia e in particolare della scuola emiliana, che studi recenti hanno ormai nettamente distinto da quella lombarda.
Manca ogni notizia documentaria, ma il suo nome si legge sulle lapide che ricorda la fondazione del duomo di Modena nel 1099 (vinter scultores quanto sis dignus onore claret scultura nunc Wiligelme tua 6). Per confronto con le figure dei profeti Enoch ed Elia che fiancheggiano l'epigrafe, gli si possono attribuire con ogni certezza i quattro rilievi son storie della Genesi, i fragi e le figure dei Profeti sugli stipiti del portale maggiore, i due genietti reggifiaccola ed alcuni capitelli della loggia, ossia la massima parte delle sculture della facciata, che egli dovette eseguire fra il 1100 ed il 1106, al più nel 1110. Appartengono a vari discepoli e continuatori, talvolta anche molto originali e di educazione in parte diversa, le altre sculture all'esterno del duomo di Modena, quelle del portale dell'abbazia di Nonantola ed anche quelle della vecchia facciata del duomo di Cremona, che talvolta gli sono attribuite.
L'arte di V. non ha precedenti in Emilia o nelle regioni vicine, né si può far derivare - com'è opinione di alcuni - dall'arte ottoniana di Lombardia, che ne differisce profondamente per il carattere asilico ed "illustre" del suo linguaggio. V. si esprime infatti in un linguaggio di struttura "volgare", che è detto romanico come "romanzi " si dicono i dialetti che in questo tempo vanno avurgendo in tutta l'Europa occidentale a dignità letteraria. Alcuni elementi stilistici, come l'uso della piega "cordonata", appaiono in rapporto con la scultura della prima scuola aquitanica, che appena qualche anno avanti aveva dato le sue prove con rilievi, prima (S. Saturnino di Tolosa, 1096) nitidamente volumetrici, poi (chiostro di
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Moissac, finito nel 1100) più articolatamente plastici. Ma ciò non basta a provare una discendenza diretta, e fu certo assai più determinante per la formazione di V. lo studio della scultura provinciale romana sulle stele e i sarcofagi della necropoli maitinense.
BibL.: Venturi, III, (1904), p. 151 sgg.; G. Bertoni, Atlante storico-palcoor, del duomo di Modena, Modena 1909; id., Atlante storico-artistico del duomo di Modena, jvi 1921; P. Tonica, Il medioevo, Torino 1927, p. 775 sgg.; T. Krauthumer-Hees, Die Sgurale Plastik der Ostlombardei, in Markarger Jahrb. f. Kunstwiss., 4 (1928), pp. 231-54; E. Lavagnino, Il medioevo, 2a ed., Torino 1949, v. indivo; G. de Francovich, Viligelmo da Modena e gli inizi della scultura romanica in Francia e Spagna, in Riv. del R. ist. di archeol. e stor. dell'arte, 7 (1940), pp. 223-94; R. Jullian, L'éveil de la sculpture ital., ecc., Parigi 1945; R. Salvini, I discopoli di W. a Cremona, in Commentari, 2 (1951), pp. 133-61; Fr. Arcangeli, Tracce di W. a Cremona, in Paragone, 2 (1951), sett., pp. 7-20.
Roberto Salvini
VILKAVISKIS, Diocesi di. - Città e diocesi nella Repubblica Lituana.
Ha una superficie di kmq. 12.000 con una popolazione di 365.000 ab. dei quali 350.000 sono cattolici e contava 101 parrocchie e 120 chiese (Ann. Pont. 1932, p. 424). Non si hanno ulteriori dati statistici essendo stata soppressa tutta la gerarchia ecclesiastica.
La diocesi venne eretta dal papa Pio XI con la cost. apost. Lituanorum gente del 4 aprile 1926, per smembramento dall'arcidiocesi di Kaunas, assegnandole 11 decanati. La chiesa, dedicata alla Visitazione di M. V. fu elevata al grado e dignità di Cattedrale.
BibL.: AAS, 18 (1926), pp. 121-23.
Enrico Josi
VILLADA GARCIA, Zacarias. - Gesuita, storiografo, n. a Gatón de Campos (diocesi di Palencia) il 16 marzo 1879, ucciso dai rossi di Spagna presso Vicálvaro (Madrid) il $1^{\circ}$ ott. 1936.
Entrato nell'Ordine nel 1894 e compiuta la sua formazione religiosa e letteraria, fu ascritto alla redazione di Rasdin y Fr (1914-25), insegnando nello stesso tempo nell'Accademia Cenitro de Estudios históricos e pubblicando, oltre a parecchi articoli sulla rivista, alcune opere in aiuto ed avviamento degli alunni: Metodologia y critica histórica (Barcelona 1912); Come se aprende a trabajar cientificamente. Leciones de la Crónica de Alfonso III (Madrid 1918); Catálogo de los codices y documentos de la catedral de León (ivi 1919); Cisneros según sus íntimos (ivi 1921); Paleografia española precedida de una introducción sobre la paleografía latina (ivi 1923) ecc. Ma la sua opera principale è la Historia eclesiástica de España, condotta fino al 1085: I, I e II (ivi 1929); II, I e II (ivi 1932); III, I (ivi 1936). La Rivoluzione socialcomunista del 1931, distrusse con la residenza di Madrid tutti i suoi manoscritti, appunti e schedari per il proseguimento dell'opera, frutto di tutta una vita di lavoro. Il V. riprese da capo la sua fatica e riusci a pubblicare il II e III tomo; ma scoperto, nella Rivoluzione del 1938, a metà settembre, dalla polizia dei rossi, fu prima lasciato libero, come accademico del Centro storico, ma presto condannato e ucciso per attività controrivoluzionaria, sotto l'imputazione di aver tentato di passare a Toledo, allora liberata dall'esercito nazionale. Al V. si deve anche la scoperta del celebre Codice di Roda, scomparso a mezzo il sec. xviri, scritto su pergamena, appartenente al terzo periodo della scrittura visigotica, importante per la conoscenza delle origini del Regno di Navarra.
BibL.: Necrologio, in Acta Romana Sor. Tesor, 6 (1927-38), pp. 218-19.
Celestino Testore
VILLANA dei BOTTI, beata. - Terziaria domenicana, n. a. Firenze nel 1332, m. ivi il 28 febbr. 1360.
Figlia di un ricco patrizio, fu fin da bambina portata alla pietà; poi, dopo le nozze (1350) con Rosso di Piero Benintendi, si dette alla vita mondana. Subitamente, essendosi vista nello specchio come un mostro, si converti,

(fot. Enc. Catt.)
Villani, Giovanni - Incipit della Cremona di G. V., nell'iniziale il V. in atto di scrivere la sua opera-Biblioteca Vaticana, cod. Chig. L.. VIII, sub, f. $16^{2}$ (sec. xiv).
e, fattasi terziaria, dedicò alla beneficenza e alla penitenza il resto della sua vita. Bernardo Rossellino le fece la tomba (1452-53) in S. Maria Novella. Il suo culto fu confermato da Leone XII nel marzo 1824. Festa il 28 febbr.
BibL.: Acta SE. Augusti, Anversa 1741, pp. 882-69; I. Tsurisano, Catalog. hagiogr. O. P., Roma 1918, p. 29, n. 45 : A. C. de Ganay, Le beate domenicane, I, ivi 1933, pp. 147-61; J. Baudot e Chaussin, Vies des saints et des bienheureux, II. Parigi 1936, pp. 601-602.
Renata Orazi Ausenda
VILLANI, GIOVANNI. - E il maggiore rappresentante della storiografia borghese fiorentina del Trecento. Apparteneva a famiglia del Popolo di S. Procolo ed attendeva alla mercanzia. Il padre era un Villano di Stoldo che è detto aver fatto parte della Signoria nel 1300; il suo testamento è del 1321 ed in esso sono ricordati i quattro figli maschi G., Filippo, Francesco, Matteo.
Il primogenito Giovanni, lo storico, deve essere nato nel sec. xiri, forse ancora prima del 1275-80. Al principio del secolo seguente Giovanni era già socio della Compagnia dei Peruzzi e ne era il rappresentante presso la Curia romana. Questo spiega come i Villani appartenessero al partito guelfo nero : politica e commercio si univano. Giovanni ci dice nella sua opera di essere stato a Roma nel 1300 per il Giubileo, ma non ci parla della sua attività commerciale. Negli anni seguenti gli affari della Compagnia lo portarono in Francia e nelle Fiandre; questo soggiorno si devono le notizie ampie sugli avvenimenti di Fiandra e sulla battaglia di Courtroi. Nel 1307 egli era a Bruges; negli anni seguenti era già in Italia, a Siena. Verso il 1309 Giovanni deve essere uscito dalla Compagnia dei Peruzzi. Dopo il 1310 incomincia la fase della sua attività politica. Nel 1316 fu nominato priore, poi fu ambasciatore a Pisa per trattare di pace, indi ufficiale alla moneta. Nel 1321 fu di nuovo priore; quindi fu nominato ufficiale alla costruzione delle mura. Nel 1327 il Duca di Calabria lo prepose alla coniazione della moneta. Si susseguono gli incarichi : il V. era nell'età matura ed aveva grande prestigio in Firenze. Nel 1329 si occupav 1 delle trattative per stabilire un accordo con i mercenari tedeschi del Cerruglio, poi fu ufficiale alla fabbrica delle porte di S. Giovanni, poi alla costruzione del campanile della Badia. Nel 1331 fu camarlingo alla costruzione delle mura; l'incarico gli procurò l'accusa di malversatore. Fu processato; dovette rendere conto della gestione. Nel 1341 andò a Ferrara in ostaggio per i 250.000 fiorini pattuiti nell'accordo con gli Scaligeri per l'acquisto di Lucca : rimase colà due mesi. Nel 1342 era a Firenze testimonio delle vicende del duca d'Atene. In tutti questi anni egli aveva svolto un'attività commerciale nella Compagnia dei Bonaccorsi. Il fallimento dei Bardi
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nel 1345 lo coinvolse e come mercante \& cessans et fugitivus \& dovette rassegnarsi al carcere delle Stinche. Il Liber carceratorum registrò la sua liberazione dal carcere sotto garanzia il 4 febbr. 1345. Il V. mori di peste nel 1348 e fu sepolto all'Annunziata nella cappella del Crocifisso. Egli si era sposato due volte: da monna Sibilla aveva avuto tre figli: Giovanni, Bernardo, Francesco; da donna Mona di Francesco de Pazzi aveva avuto Arrighetta, Villano, Matteo.
La Cronaca del V. si collega apparentemente alle impressioni fatte sul suo animo dai monumenti di Roma antica visti nel suo soggiorno del 1300 e dalla lettura degli storici antichi. Anche il Compagni allude ai monumenti visti a Roma nel Giubileo. Il V. difficilmente poté attendere alla sua opera prima del ritorno dai viaggi : anche le letture degli storici antichi a cui allude non sono certo della giovinezza. Il V. si mise a compilare di su le cronache che avevano maggiore diffusione (ad es., Martino Polono) per fare opera che riuscisse utile a chi volesse in avvenire scrivere. L'opera risultò divisa in 12 ll .; nei primi sei si tratta della storia biblica e romana: col VII si inizia il racconto della storia di Firenze dalla discesa di Carlo d'Angiò al 1332; dal 1333 al 1348 si narrano i fatti nei Il XI e XII.
La ripartizione della materia è certo in dipendenza del tempo impiegato nella composizione e degli anni in cui il V. scrisse. Secondo l'uso dei cronisti gli avvenimenti sono narrati anno per anno, ma spesso vi è il tentativo di superare l'ordine cronologico e di legare gli avvenimenti con un ordine causale. Il V. è uno scrittore del tutto medievale. Marra le cose portentose, vede negli avvenimenti la Provvidenza divina che premia e castiga. Lo scopo dell'opera è infatti di ammaestrare i Fiorentini ad evitare i vizi, a vivere virtuosamente, a governare saggiamente lo Stato. Scrittore moralista dunque; anche quando parla di affari, egli giudica con il criterio medievale del bene e del male, della corruzione degli uomini nuovi, dei costumi semplici, sobri di un'età che egli rimpiange. Ma a parte questa sua insufficienza nel giudicare, egli racconta, persino con vivacita, delle attività economiche e finanziarie dei Fiorentini del suo tempo, rivelando grande competenza e capacità di vedere quel che riguarda la vita commerciale. Allora il suo stile, che di solito è povero, perfino pesante, ben lontano dalla vigorosa passionalità di Dino Compagni, si innalza e diventa robusto. Cosi quando tratteggia la figura di qualche personaggio con linee marcate, pare rivelare l'abitudine del m:rcante di vedere e giudicare con robusta sintesi le persone con cui tratta. Certo di solito la sua narrazione si risolve nell'esposizione di innumerevoli fatti minuti, di episodi senza controllo, senza critica, che il mercante tiene presenti solo per sapere le vicende dei principi e dei personaggi con i quali può avere a trattare d'affari, ma di cui non si interessa di sapere il perché, il come, bastandogli avere notizie di colore più o meno precise. Di solito si tratta di notizie che mercanti fiorentini trasmettevano dal grande centro di informazione, Avignone, o da altri centri commerciali francesi-fiamminghi, notizie in fondo esatte ma ornate e spesso anche trasformate sì da renderle romanzesche e fantastiche.
Un problema già discusso, ma su cui non vi sono ancora conclusioni definitive, è quello della struttura della Cronaca e delle sue fonti. Cosi si è esaminata la questione dei rapporti tra il V. e Dante. Contatti tra i due autori furono constatati : si è sospettato una fonte comune, altri pensò alla possibilità di interpolazioni o di correzioni dello stesso V. Cosi si è discusso delle relazioni tra il V. e la cronaca malispiniana: anche qui res sub iudice.
L'opera di Giovanni V. fu continuata dal fratello Matteo che scrisse gli avvenimenti dal 1348 al 1363 in 10 Il., ma con stile sostenuto, solenne. Il figlio di Matteo, Filippo, che fu letterato, umanista, lettore di Dante a Firenze, aggiunse un altro libro all'opera dello zio e del padre, portando il racconto al 1364. Della Cronaca di G. V. si fecero presto compendi in prosa ed in versi, quale il Centiloquio del Pucci.
BibL.: dell'opera del V., mancando ancora la nuova ed. nei Rerum Ital. Scriptores del Muratori, si usano di solito le edd.
del Magheri, Firenze 1823, e di F. Gherardi Dragomanni, 7 voll., ivi 1844-47. Per la biografia, ef.: G. Milanesi, Documenti riguardanti G. V., in Arch. stor. ital., nuova serie, 4 (1856), p. 1 sgg.; G. Arias, Nuovi documenti su G.V., in Giorn. stor. lett. ital., 36 (1899); E. Flumi, La demografia paventina nelle pagine di G. V., in Arch. stor. it., 108 (1920), 78-158. Sulla valutazione dell'opera: E. Mehl, Die Weltanschauung des G. V., Lipsia 1927. Per le relazioni con Dante: F. Nori, Dante ed il primo V., in Giorn. dantesco, 20 (1912), pp. 1-30: per la questione malispiniana: le ricerche polemiche di R. Murghem, in Bull. ist. stor. ital., 40 (1920), 41 (1921), 46 (1939) e di R. Land, in Neues Archiv., 46 (1926); l'esame del problema è in G. Mazzoni, La questione malispiniana, in Nuova Ant., $1^{\circ}$ giugno 1922.
Francesco Cognasso
VILlani, Maria, venerabile. - Religiosa domenicana, n. a Napoli il 18 sett. 1584 da Giovanni, marchese della Polla, m. ivi il 26 marzo 1670.
Fin da giovanetta praticò l'oraione mentale e godette saggi di sublime contemplazione. A 14 anni, il 7 ott. 1598, entrò nel monastero di S. Giovanni in Napoli assumendo il nome di suo Maria. Nella vita religiosa trovò un eccellente maestro di spirito nel serso di Dio Fr. Giov. Leonardo di Lettere e nel 1637, per speciale ispirazione di Dio, fondò il monastero di S. Maria del Divino Amore, ove mori. E stata introdotta (1746) la sua causa di beatificazione.
BibL.: G. M. Marchese, Vita dello ven. sersa di Dio M. V. (1384-70), Napoli e Milano 1676. Brescia 1717: B. A. Scquino, Aggiunta alla vita della sersa di Dio suor M. F., Napoli 1778.
Fclice da Mareto
VILLA REALE, diocesi di. - Città e diocesi nella provincia di Trás-os Montes, nel Portogallo.
Ha una superficie di 4273,20 kmq. e una popolazione di 319.883 ab. dei quali 319.000 cattolici distribuiti in 257 parrocchie servite da 194 sacerdoti diocesani e 17 regolari; ha un seminario, 4 comunità maschili e 11 fem. minili (Ann. Pont. 1953, p. 448).
La diocesi di V. R. fu costituita da Pio XI con la bolla Apostolica praedecessorum nostrorum del 20 apr. 1922 con il territorio smembrato dalle diocesi di Braga, Lamego e Braganza per limitare la diocesi al distretto civile di V. R.
BibL.: AAS, 14 (1922), pp. 369-72: M. de Oliveira, Hist. ed. de Portugal, $2^{\circ}$ ed., Lisbona 1948, p. 369. Carmo da Silva
VILLARRICA, diOCes di. - Città e diocesi nella Repubblica di Paraguay (America del Sud).
Il territorio si estende per 78.049 kmq., con una popolazione di 620.000 cattolici, distribuiti in 75 parrocchie, servite da 34 sacerdoti diocesani e 25 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 7 fem. minili (Ann. Pont. 1953, p. 448). La diocesi di V. fu creata da Pio XI il $1^{\circ}$ maggio 1929 con la cost. apost. Universi gregis Dominici, erigendo la provincia ecclesiastica di Asunción, staccandola da Buenos Aires (AAS, 22 [1930], pp. 5-7). La diocesi è suffraganza di S.ma Assunzione.
Clastone Carrière
VILlASECA, Giuseppe Maria. - Sacerdote, fondatore dei Missionari di S. Giuseppe del Messico, n. a Igualda (diocesi di Barcellona) il 19 genn. 1831, m. a Tacubaya (Messico) il 4 apr. 1910.
Entrato nel seminario a Barcellona, vi senti il p. Armengol, missionario paolino, là di passaggio, perorare la causa delle missioni messicane e tosto gli si offerse. Partito dalla Spagna il 19 marzo 1853, giunse a Vera Cruz il 2 apr., ed entrò subito nella Congregazione di s. Vincenzo de' Psoli, dove, compiuti gli studi, fu ordinato sacerdote nel 1856. Dopo varie attività (tra cui la creazione di una tipografia che in breve diffuse più di 800.000 copie di opuscoli apologetici) fondò nel 1860 a Monterrey un Seminario, nel 1872 a città di Messico il Collegio clericale di S. Giuseppe, in cui fu valente rettore ed educatore, e lo stesso anno attuo l'idea di una doppia Congregazione maschile e femminile, che si occupasse, oltre che di fornire sacerdoti per le parrocchie vacanti, anche degli indigeni infedeli in particolare. Le due opere, sorrette dal suo entusiasmo e dalle sue virtù, non tardarono a fiorire e a diffondersi; i suoi missionari fin dal 1884 poterono lavorare fra i pagani negli Stati di Tarahumara,
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Sonora, Chiapas, Tabasco, Neyarit. Nel 1903 ebbe la approvazione definitiva delle due Istituzioni, di cui fu l'anima e l'impulso fino alla morte.
Bibl.: E. Galindo, Il terro di Dio G. M. V., fondatore degli Istituti ginscppini del Messico, trad. it., Roma 1953.
Calestino Testore
VILLAVICENCIO, vicariato apostolico di. E situato nelle regioni orientali della Colombia e comprende le regioni meno esplorate.
Il lavoro missionario nell'Intendenza di S. Martino ottenne buoni frutti dal 1903 al 1906, mentre riuscirono vani i tentativi compiuti nel 1907-1908 nell'Intendenza centrale. Il 23 giugno 1903 fu eretta la prefettura apostolica dell'Intendenza orientale ed il 18 genn. 1904 quella dell'Intendenza di S. Martino, distaccandola dall'arcidiocesi di Bogotá. Il 28 apr. 1908 le due prefetture furono riunite e formarono il vicariato apost. dei Piani di S. Martino, affidato ai Preti Missionari della Campagnia di Maria (Monfortiani). Il 9 giugno 1949, in seguito alla creazione della prefettura apost. di Mitu (v.), ebbe il nome di V.
Ha una superficie di 190.710 kmq . con 130.000 ab., di cui 10.000 pagani e gli altri cattolici. Missionari 25, fratelli 20, suore 30, catechisti 90. Quasi-parrocchie 11, studiosi 12; chiese 11, cappelle 19. Scuole elementari 77, medie 3, professionali 1, orfanotrofi 3.
Bibl.: AAS, 42 (1950), pp. 133-34; MC, 1950, pp. 45-46; Arch. di Prop. Fide, Relazione annuale, pos. prot. n. 3811/32.
Saverio Paventi
VILLEADO (Ullhaed), santo. - Primo vescovo di Brema, n. nel Northumberland ca. il 740, m. a Brexen al Weser l'8 nov. 789.
Amico di Alcuino (v.), fu probabilmente educato alla scuola di York. Intorno al 770 era sacerdote e lavorava per la diffusione del Vangelo nella regione di Dockum (Frisonia), ove s. Bonifacio era stato martirizzato (754). Non scendovi avuto successo durevole, si trasferì (780) su ordine di Carlomagno nella Sassonia ancora pagana sul Weser inferiore, ma continuò i suoi tentativi di conversione presso i Frisoni. Impedita la sua attività missionaria dalla seconda insurrezione di Widukind (782), V. fuggì anzitutto in Frisonia, indi soggiornò a Roma e dimorò poi 2 anni nell'Abbazia di Echternach (Luxemburgo). Dopo la conversione di Widukind (783), V. si recò subito (inverno 785 ), col consenso di Carlomagno, di nuovo sul Weser per continuarvi la sua opera di conversione. Il 13 luglio 787 fu consacrato vescovo a Worms, ed ebbe Brema come sede; il primo nov. 789 consacrò a Brema la chiesa episcopale di s. Pietro, splendida costruzione in legno; ma morl 7 giorni dopo. Festa il 13 luglio (giorno della consacrazione) o l'8 nov.
Bibl.: fonti: Vita s. Willehadi Bremensis Episcopi, in MGH, Script., II, pp. 378-90; Acta SS. Novembris, III, Bruxelles 1910, pp. 842-51; M. Laurent e W. Wattenbach, Die Lebensbeschreibungen des hl. Willibrord... und Willehads v. Bremen, $3^{2}$ ed. immutata, Lipsia 1941; O. H. May, Regesten der Eirebischöfe v. Bremen, I, Brema 1928, pp. 1-4; BHL, p. 1283, e suppl., p. 313. - Studi : J. Ev. Wulr, St. W., Breslavia 1889; A. Tappelorn, Das Leben d. hl. W., Dülmen 1901; A. Hauck, Kirchengesch. Deutschland, II, $3^{4}-4^{4}$ ed., Lipsia 1912, pp. 362-99; A. Zimmermann, Kalead. Bened., III, Metten 1935, pp. 276-79; K. D. Schmidt, W. und die Christianisierung von Bremen-Verden, in Zeitschr. d. Gesellsch. f. niedersächs. Kirchengesch., 41 (1936), pp. 5-23; Martyr. Romanum, p. 505.
Ermanno Ries
VILLEHARDOUIN, Geoffroy de. - Maresciallo di Champagne per diritto ereditario, n. non oltre il 1152, partecipò col suo signore, il conte Tibaldo III, alla IV Crociata e ne scrisse la storia; m. in Oriente non prima del 1212.
Fattosi crociato (al torneo di Ecry-sur-Aisne, 28 nov. 1199) fu inviato a Venezia per trattare le condizioni del trasporto oltremare dell'esercito di 20.000 uomini, che s'imbarcò poi nell'ott. del 1202 per occupare Zara e Costantinopoli (1203-1204) e fondare in Grecia l'Impero latino d'Oriente. Ebbe certo parte notevole in questa diversione e nell'elezione di Bonifacio di Monfer-

(par cortesia al nome. A. P. Fratia)
Villemeuve, Jean-Marie-Rodrigue. Ritarito.
rato a capo dell'impresa, dopo la morte di Tibaldo III; ottenne il titolo di maresciallo di Romania e si segnalò nella sfortunata spedizione contro i Bulgari, conclusasi con la sconfitta di Adrianopoli ( 14 aprile 1205). Partecipò ancora alla guerra contro Teodoro Lascaris ed occupò la Mores, riconoscendovi però la sovranità veneziana; ottenne dall'imperatore Enrico II di Fiandra il feudo di Messinopoli in Tracia.
Attorno al 1207 incominciò a comporre La conquête de Co stantinople, dalla predicazione di Folco di Neuilly che aveva preparato la Crociata fi io alla morte di Bonifacio di Monferrato: "memorie" volte ad attestare la parte spettata a V. stesso nella direzione dell'impresa, ed insieme la purezza delle intenzioni di questa, condotta senza mai perder di vista il servizio di Dio, al contrario di quanto era venuta affermando una pubblicistica abbastanza larga e diffusa, di cui rimangono tracce nelle cronache di Gunther e di Ernoul. Con fermezza ed efficacia di narratore, V. svolge tutta una teoria della "cause provvidenziali"; la sostanziale veridicità e relativa completezza della sua opera è stata dimostrata dal suo recente studioso, Edmond Faral.
Bibl.: La conquête de Constantinople, ed. e trad. di E. Faral, Parigi 1938-39. Studi : A. Pauphilet, Sur Robert de Clari (altro cronista della IV Crociata), in Romania, 57 (1931), pp. 289-311; E. Faral, G. de V., la question de sa sincérité, in Rev. hist., 177 (1936), pp. 530-82; J. Longano, Rech. sur la vie de G. de V., Parigi 1939; J. Frappier, Les discours dans la chronique de V., in Etud. romants dédiées à M. Roques, ivi 1946, p. 39 sgg. Enzo Bottasso
VILLENEUVE, Jean-Marie-Rodrigue. - Cardinale, n. a Montréal (Canadá) il 2 nov. 1883, m. a Alhambra (California) il 17 genn. 1947.
Oblato di Maria Immacolata (1901), insegnò alla Università cattolica di Ottawa fino al 1930, in cui fu eletto vescovo di Gravelbourg, indi trasferito alla sede arcivescovile di Québec l'11 dic. 1931, dove rimase fino alla morte. Pio XI lo creò cardinale il 13 marzo 1933. Fu legato tre volte : a Québec (1938), a Domrémy (1939) e a Città del Messico (1945). Pio XII, nel 1946, lo nominò membro delle Congregazioni dei Sacramenti, di Propaganda e Concistoriale.
Il V. è uno degli ecclesiastici più illustri che abbia avuto il Canadá. Teologo profondo, tomista convinto, influì sullo sviluppo degli studi superiori del Paese e della Congregazione. S'interessò di apostolato missionario, di questioni sociali, e in particolare del problema operaio, contribuendo a valorizzare la dottrina sociale della Chiesa, tanto da conquistarsi larga popolarità non solo fra i connazionali, ma anche negli Stati Uniti e in Europa. Dei molti suoi scritti, vanno ricordati : Entretiens liturgiques (1937); Petite année liturgique (2 voll., 1944); Pages d'introduction à l'étude du droit canonique (1944); un vol. di lettere pastorali a Gravelbourg (1932); tre voll. (1936-44) di lettere pastorali e disposizioni come arcivescovo di Québec; una nuova ed. dells Discipline diocésaine du diocèse de Québec (1937); Acta et decreta Synodi diocesanne Quebecensis; finalmente L'un des vötres. Paul-Emile Lavallée (1928, $2^{\circ}$ ed. 1945).
Bibl. : A. W. Langlois, Le premier légat canadien, Québec 1938; A. Vachon, Un grand liturgiste canadien: le card. V., in Rev. de l'Univers. d'Ottawa, 17 (1947), pp. 377-94; E. Marcotte, Le thomisme du card. V., ibid., 19 (1949), pp. 91-117. Sugli scritti cf. G. Carrière, Bibliogr. des Oblats de Marie Immac., in Etudes Oblates, ott. 1951.
Eugenio Marcotte
VILLENEUVE-LEZ-AVIGNON. - Antica abbazia benedettina nella diocesi di Avignone.
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(da H. A. Wilson, The Calendar of St. Willibrord from ms. lat. 1637, Londra 1918 [Ca. Bradshaw Society, LY], tav. 11)
Villibroppo, santo - Autografo di s. V. con la notizia del suo arrivo in Francia (690), della sua ordinazione episcopale in Roma (695) e della sua età, 78 anni (728). Accanto all' si e s. Rel. (21-22 nov.) la nota di un'altra mano ricorda il "dies natalis episcopatus, di V. - Parigi, Bibl. naz., ms. lat. 10837, f. $39^{\circ}$.
Sulla collina di Andaon situata incontro ad Avignone, sulla riva destra del Rodano, nell'età romana fu cretto un altare a Silvano, che in età cristiana fu sostituito da una cappella dedicata a s. Michele; secondo la tradizione ivi nel 587 mori in una grotta s. Cesaria. Nel 987 , per donazione di Edelberto giudice di Provenza e di sua moglie Teucinda, vi fu fondato il monastero benedettino dei SS. Andrea e Martino, riconosciuto nel 999 dal papa Gregorio V; l'abbazia allargò col tempo i suoi possedimenti e gli edifici monastici vennero ingranditi dopo che nel 1637 vi si introdusse la Congregazione Maurina.
La cappella primitiva di S. Michele cambiò il titolo in quello di S. Nicola, dal sec. xi al xvir, e poi in quello di S. Cesaria; essa era a nord dell'abbazia. La chiesa di S. Andrea, a nord del chiostro, fu consacrata nel i118 dal papa Gelasio II e ingrandita nel sec. xiv; sotto l'abside era la cripta; il campanile ottagono era romanico; fu rasa al suolo dalla Rivoluzione. Al suo fianco sorse una cappella detta di Notre-Dame o dei morti e vicino fu eretta la chiesa di S. Martino, consacrata nel ro24; vi fu sepolto nel 1409 il card. P. Blan; crollo nel 1603 e venne rifatta dai Maurini nel 1650 , col titolo di S. Cesaria. La Rivoluzione distrusse anche questa chiesa di cui la chiesa di Pujat conserva le balaustre del coro e una campana del 1511.
Per il gruppo di abitazioni ad occidente dell'abbazia sorse nel sec. xir la chiesa parrocchiale di Notre-Dame-de-Belsévet o di Bellevue; sulla porta è incisa la dedica * XV KL. Dec. Dedicacio Sē̄. Maria *. Nel sec. xiv essa divenne cappella del forte Saint-André e la parrocchia fu trasferita dov'è tuttora, a valle, nella chiesa di Saint-Pons. Il card. Arnaldo De Via, nipote di Giovanni XXII, vi costrui un palazzo e fondò la chiesa consacrata dallo stesso Papa il $1^{\circ}$ giugno 1333 sotto il titolo di Notre-Dame; vi fondo anche un capitolo collegiale e
donò una statua in avorio della Madonna col Bambino, tuttora venerata; vi fu sepolto nel 1335. Più tardi al fianco nord della chiesa fu costruito un chiostro. La chiesa divenne nel 1791 la parrocchia di V. sotto la denominazione di St-Pons.
Il papa Innocenzo VI il 2 giugno 1356 promulgò le belle di fondazione della certosa di S. Giovanni Battista ai piedi del colle Andaon che nel 1362 prese il nome di Val-de-Bénédiction. La chiesa fu consacrata, in presenza del Papa, il 19 ag. 1358 da Guido di Boulogne, cardinale di Alvernia; vi furono sepolti nel 1362 Innocenzo VI e suo nipote card. A. Aubert. La cappella pontificia conserva affreschi attribuiti a Matteo di Viterbo del tempo di Innocenzo VI. La Certosa fu ingrandita nel 1372 dal card. P. Selva di Montirac ed ebbe grande prosperità nel sec. xvir; nel 1633 fondò la filiale di S. Maria Maddalena e Marsiglia.
Il re Filippo il Bello concesse privilegi agli abitanti stabilitisi sul colle intorno all'abbazia che venne circondata da mura e fortificata per assicurare il passaggio del Rodano; una robusta torre fu eretta nel 1302, restaurata nei secc. xiv e xv; a poco a poco si formò così una nuova Villenueve St-André, soggetta al Re di Francia, con propria zecca, rivale di Avignone che apparteneva ai conti di Provenza e dal 1308 al 1411 sede dei papi. V. s'ingrandi allora ed ebbe palazzi cardinalizi.
Bial.: L. H. Labande, Le palais des papes et les monuments d'Avignon au XIVe siècle, 2 voll., Marvallo-Aix in Provenza 1925. pp. 158-78; F. Benoit. V. les-A., Parigi 1930; Cottineau, II, 3 501-04. Enrico Josi
VILLIHALDO (Willibaldus), santo. - Benedettino, vescovo di Eichstätt, n. il 22 ott. 700 da nobile famiglia anglosassone, m. ivi il 7 luglio 787 ca.
Entrato a 5 anni nell'abbazia di Waltham (Hampshire) per esservi educato, pellegrino nel 720 , con il padre e il fratello Vinnibaldo, a Roma, e da Roma, nel 724. con due compagni, alla Terra Santa, giungendo a Gerusalemme l'11 nov. 725 . Nel ritorno passò a Montecassino. dove visse come monaco 10 anni ( $730-40$ ); indi nel 740 fu di nuovo a Roma, donde venne inviato da Gregorio III in Germania per cooperare alla conversione dei Germani con s. Bonifacio, il quale lo consacrò sacerdote il 22 luglio 740 ad Eichstätt, e il 20 ott. 741 vescovo, a Sulzenbrucken, affidandogli il governo della nuova diocesi allora eretta, con sede ad Eichstätt. Quivi V. lavorò con tutto lo zelo, costrui un monastero e la Cattedrale e fece della città un centro di irradiamento soprattutto per la parte bavarese della sua diocesi. Nel 751-52 fondò un doppio monastero ad Heidenheim, preponendo come abate a quello maschile il fratello Vinnibaldo, e come abbadessa a quello femminile la sorella Valburga. Partecipò anche al Concilio germanico del 742, al Sinodo di Liptina del 743, sottoscrisse alla donazione di Pipino a Fulda nel 753. La sua festa nel Martirologio romano è al 7 luglio.
Bim..: di V. si ha una relazione del viaggio in Palestina, l'Hodocporicon o Itinerarium, in una doppia redazione: l'una in una Vita s. Willibaldi, anonima, del sec. xi, che è piuttosto un estratto dell'Itinerarium (Acta SS. Tulii, II, Parigi 1867, pp. 512-17; T. Tobler, Descriptiones Terrae Sanctae, Lipsia 1874. pp. 56-76; T. Tobler-A. Molinier, Itinera Hierocolmit. latina, I, Ginevra 1877, pp. 283-97); l'altra nella Vita s. Willibaldi, scritta da una monaca di Heidenheim, Hugebury (cf. su di essa Studien u. Mittel. Ord. S. Benedicti, 49 [1931], pp. 387 sg.) e conosciuta sotto il nome proprio di Hodocporicon o Itinerarium (in Acta SS. Tulii, II, ed. cit., pp. 500-12; T. Tobler, op. cit., pp. 1-55 e note, pp. 182-347; T. Tobler-A. Molinier, op. cit., pp. 241-81; J. Brückl, Hodocporicon s. Willibaldi, Eichstätt 1882). Per questo e altre vite, cf. A. Potthast, Bibl. hist. Medii Aevi, II, 2* ed., Berlino 1890, pp. 1637-38; BHL, pp. 1288-89. Inoltre: A. Hauck, Kirchengesch. Deutschiand, I, 3*-4* ed., Lipsia 1906, p. 534 sgg.; F. Heidingsfelder, Regatten der Bischöfe von Eichstätt, Eichstätt 1915, pp. 1-15. Celestino Testore
VILLIBRORDO (Uwillibrordus), santo. - Benedettino, apostolo dei Frisoni e primo vescovo di Utrecht, n. in Northumbria nel 658 di famiglia anglosassone, m. ad Echternach il 7 nov. 739.
Offerto ancor fanciullo dal padre s. Vilgile al monastero di Ripon (York) come oblato, vi prese in seguito l'abito di monaco. Verso il 678 passò in Irlanda nel mo-
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nastero di Ratmelsigi, dove rimase 12 anni e fu ordinato sacerdote. Nel 690 fu inviato con 11 compagni ad evangelizzare i Frisoni, accolto volentieri da Pipino di Hérietal, che assegnd loro, come campo di lavoro, la Frisia occidentale, conquistata l'anno prima (689) sul duca Ratbodo, pagano accanito. V., volendo avere una approvazione particolare dal Papa alla sua missione, fece nel 693 un primo viaggio a Roma, dove Sergio I lo incoraggiò e gli diede reliquie per le future chiese cattoliche da erigere tra i Frisoni convertiti. Ne fece poi un secondo nel 695 , ricevendovi, per desiderio di Pipino, la consacrazione a vescovo dei Frisoni dallo stesso Sergio I nella chiesa di S. Cecilia, il 22 nov., festa della Santa, del 695. Il Papa gli diede il nome di Clemente, che però non prevalse a quello di famiglia. V. scelse come sede episcopale della futura provincia ecclesiastica Utrecht, dove eresse una Cattedrale dedicata al S.mo Salvatore.
Il suo apostolato ebbe ottimo successo e lo spinse ad allargare le sue conquiste anche fuori dei confini della Frisia dominata dai Franchi, e cioè nella Frisia dominata da Ratbodo, nella Danimarca, Heligoland, Turlugia. Alla morte di Pipino, nel 714, Ratbodo riconquistò la parte di territorio perduta e V. dovette ritirarsi nel monastero di Echternach (diocesi di Treviri), da lui fondato nel 698 per liberalità di Pipino e dell'abbadessa s. Irmina, figlia di Dagoberto II. Morto Ratbodo nel 719, V. tornò in sede e vi fu coadiuvato per tre anni da s. Bonifacio, in via per andare ad evangelizzare i Germani. V. fu sepolto nella chiesa dell'abbazia di Echternach. Oggi ancora, in suo onore, il martedì di Pentecoste si celebra una spzcie di "processione danzante». Festa il 7 nov.
BibL. :una prima biografia di V., secondo Teofrido, abate di Echternach (MGH, Scriptores, XXIII [1874], p. 11) sarebbe stata scritta in irlandese da un monaco sconosciuto; ma non se ne ha alcuna traccia (cf. C. Prümmert, Bedae opera historica, II, Oxford 1896, p. 287 ; in senso contrario W. Levison e A. Poncelet). La prima che si conosca è dovuta ad Alcuino, ed è narrata in prosa, e richiesta di Bourned, abate di Echternach, per il pubblico uso nella chiesa, e in versi per uso scolastico nelle vracite del monastero (ed. a cura di J. Jaffé, in Bibl. rerum Germanicarum, VI, 1873, p. 39 sgg.; migliore a cura di W. Levison, in MGH, Scriptores rerum merovingis., VII [1920], pp. 80-141 [solo la vita in prosa]). Un'altra biografia, in prosa e poesia, compose, con nuovi particolari, Teofredo, abate di Echternach (edita con la vita in prosa scritta da Alcuino, a cura di L. Weiland, in MGH, Scriptores, XXIII [1874], p. 13 sgg.; le due di Alcuino e di Teofredo, a cura di A. Poncelet, in Acta SS. Novembre, III, Brunefice 1910, pp. 456-900). Una biografia parziale e breve dà anche Beda, Hist. ecclesiastica, I. V, capp. 10-11 (cf. Prümmert, op. cit., I, Oxford 1896, pp. 298-303 e le note esplicative, ibid., II, ivi 1896, pp. 287-94). Per il *Calendarium e di s. V., in cui si legge una nota di mano di V. stesso sulla data della sua consacrazione (695), cf. H. A. Wilson, Calendar of s. Willibrord, Londra 1918, e A. Reiners, S. Willibrord, in Studien u. Mitteil. Ord. S. Stend., 6 (1885), pp. 163-73. Per il "testamento e di V., cf. Van der Essen, Etude crit. et litt. sur les Vitae des saints ndrovingiens de l'ancienne Belgique, Lovanio 1907, pp. 427-34; F. Flaskom, Die Anfänge des frinischen u. iddaischen Christentums, Hildesheim 1929; G. H. Verhoet, St. Willibrord apâtre des Pays-Bas et fondateur d'Echternach, Bruges 1939; M. A. Erens, Sint W., Apostel der Nederlandern, Tongerloo 1939; N. Goetshaper, Willibrordus. Echternacher. Festschr. zur XII. Jahrhunderfeier des Todes des hl. W., Lussemburgo 1940. Celestino Testore
VILLIGISO (Willigisus), santo. - Arcivescovo di Magonza, uno dei migliori uomini di governo del sec. x, n. a Schüningen da povera famiglia, m. a Magonza il 23 febbr. IOI I.
Era canonico ad Hildesheim, quando nel 970 fu chiamato a corte dall'imperatore Ottone II, che nel 971 lo nominò cappellano capo della sua cappella privata e cancelliere di Germania, e nel 975 arcivescovo di Magonza e cancelliere capo dill'Impero. Ebbe una parte determinante 'nagli affari politici di quel tempo; da lui, infatti, il minorenne Ottone III ebbe conservata la corona, che ricevette dall'arcivescovo nel 983 a Aquisgrans; alla morte dell' imperatrice Teofania cooperò al governo con l'imperatrice Adelaide e quando il giovane Imperatore morì, a 21 anni, costrinse il cugino di lui Enrico di Baviera a succedergli. Tutto questo senza dimenticare i suoi doveri ecclesiastici. Propagò, infatti, la fede nello Schleswig, nell'Holstein, nella Danimarca e
nella Svezia, ponendo una cura particolare nella scelta dei vescovi. Edificò e restaurò varie chiese, eresse le collegiate di S. Stefano e di S. Vittore; ricostruì due volte la Cattedrale, istitui monasteri; promosse l'arte e la scienza; accanto alla scuola cattedrale, in cui egli stesso insegnava, fece fiorire la scuola di S. Albano. Con la S. Sede mantenne sempre ottime relazioni e Benedetto VII lo insigni del pallio. Una sola contesa egli ebbe con il vescovo di Hildesheim per ragione del monastero femminile e della Chiesa di Gandersheim, ai confini tra le due diocesi: Roma decise contro di lui, che umilmente si sottomise. Fu venerato come santo a Magonza e in varie altre diocesi di Germania. Festa il 23 febbr.
BibL.: BHL, p. 1291; Libellus de Willigisi archiep. Moguntini consuetudinibus, a cura di G. Waitz, in MGH, Scriptores, XV, pp. 742-45; Ex officio S. Willigiali, ibid., pp. 746-48; A. H. Böhmer-Will, Regesten zur Gesch. der Mainzer Erzbischöfe, I, Intabruck 1877, p. xxxvii sgg., p. 117 sgg.; A. H. Böhmer, Willigis von Mains, Lipsia 1893; F. Falk, Hl. Willigis, Magonza 1897; J. Schmidt, Die Ercbischöfe v. Mains und ihr Verhältnis zum apostol. Stuhl, in Kathelih, 43 (1911), pp. 130-49; 44 (1911), pp. 17-37; 45 (1912), pp. 38-55.
Celestino Testore
VILLION, Aimé. - N. a Genay (Ain, Francia) il 2 sett. 1843 e m. il $1^{\circ}$ apr. 1932.
Entrato il 50 sett. 1863 nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi e ordinato sacerdote il 26 magg