volume-12

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25 (1900), pp. 593-607. Clemente Schmitt
VUNIBALDO (Wunnib., Wynnebaldus), santo. Di origine anglosassone, nel 720 si recò con il fratello Villibaldo (v.) in pellegrinaggio a Roma, dove fece vita monastica.

Nel 739 il cugino s. Bonifazio lo prese con sé nel viaggio di ritorno in Germania ordinandoio sacerdote. Così diventò missionario di una zona della Turingia, con residenza a Süßembriicken. Inviato poi nella regione del Vila (Oberpfalz) vi lavorò senza frutto per tre anni. Magonza fu in seguito il suo campo missionario, ma non trovandovisi a suo agio se ne andò ad Eichstätt dal fratello vescovo.
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(1st. Alinari)
Vlolvinio - Particolare della parte posteriore dell'altare d'oro di V. Da osservare i due tondi con il donatore Angilberto munito di nimbo quadrato e l'artico, ambedue coronati da s. Ambrogio (per la parte anteriore dell'altare v. vol. IX, tav. XLVI]). Milano, basilica di S. Ambrogio.
Il monastero di Heidenheim fu il punto di partenza del suo nuovo apostolato nel Sualafeld. Morì il 18 dic. del 761 , e fu sepolto dal fratello Villibaldo nel coro della chiesa di Heidenheim. Fiata il 18 dic.

BibL.: la Vita contemporanea (BHL, 8996) fu scritta da una monaca di Heidenheim, probabilm. Hageburg (ed. MGH, Script., XV, 1, pp. 106-17); F. Heidingsfelde, Regesten der Bischöfe von Eichstätt, I, 1. Monaco 1912, p. 8 sgg.; L. J. Braun, Sankt Wunibald. der Apostel des Sualafeldes. Gunzenhausen 1924; A. Zimmermann, Kalendarium Benedict., III. Metten 1937, pp. 420-54.

Anscario Mundo Marcet
VUOLVINIO (Volvinio). - Orafo operante nella $1^{a}$ metà del sec. IX, autore dell'altare d'oro, capolavoro dell'oreficeria carolina, offerto dall'arcivescovo Angilberto II (824-59) a S. Ambrogio di Milano.

Si tratta del rivestimento quadrifronte dell'altare maggiore con lastre d'oro e d'argento dorato lavorate a sbalzo e a cesello, ornate di smalti, pietre preziose, perle e filigrane. Nella parte anteriore è raffigurato Cristo in tronn tra i simboli degli Evangelisti e i 12 Apostoli e 12 scene della sua vita; in quella posteriore: 12 scene della vita di s. Ambrogio e 4 medaglioni con gli arcangeli Michele e Gabriele, s. Ambrogio che incorona il donatore, Angilberto e l'autore vvolvini(us) magist(er) phaber, e l'iscrizione dedicatoria, qua e là rifatta; ai lati, la croce adorata da Angeli e Santi. I riquadri della Risurrezione, Ascensione e Pentecoste, asportati ca. il 1388, furono rifatti ca. il 1598-99; si hanno notizie di altre monomissioni nel 1235 e 1337, nonostante le severe precauzioni prese per la custodia dell'altare. Se il tentativo di portare l'opera al xir sec. è da scartare senz'altro, l'ipotesi che la parte anteriore possa essere un rifacimento dell'epoca ottonima ( $2^{\circ}$ metà del sec. X), stando a suggestivi paragoni iconografici, merita invece di essere presa in considerazione.

BibL.: Venturi, II, pp. 232-42; L. Beltrami, Ancora il ciborio e l'altare d'oro nella baa. di S. Ambrogio, in Rassegna d'Arte, 2 (1902), pp. 147-51; A. Ratti, Per la storia del palliotto d'oro di S. Ambrogio, ibid., pp. 185-86 (riprodotto in id. [Pio XI]. Scritti storici, Firenze 1932, pp. 187-94); G. Biscaro, Note e documenti Santambrosiani, in Arch. st. lomb., 21 (1904), p. 348; 32 (1905), pp. 64-81, 91; P. Toesca, St. dell'arte ital., Torino 1927, pp. 425-27, 438-39; anon., s. v. in Thieme-Becker, XXXIV (1940), p. 588; G. Bishop Tatum, The palliotto of Saml'Ambrogio at Milan, in The Art Bulletin, 26 (1944), pp. 23-43; P. Foote Norton, Note on the Renaissance panels of the palliotto, ibid., pp. 46-47.
A. Pietro Frutas

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WackENRODER, Wilhelm Heinrich. Scrittore, n. a Berlino il 13 luglio 1773, ivi m. il 20 febbr. 1798. Fa storicamente parte, con l'amico Ludwig Tieck, del primo gruppo romantico.

Negato agli studi giuridici, cui voleva destinarlo li padre, si dedicò negli anni universitari a Erlangen e a Gottinga alla musica, all'arte figurativa e alla poesia, specie allo studio della poesia tedesca medievale. Di quegli anni è il progetto di un viaggio a Roma insieme a Tieck, ove questi avrebbe dovuto fare il poeta e W. il musico. Prepotente era infatti il desiderio di vivere soltanto dell'arte e per l'arte; a questa egli seppe accostarsi con un sentimento nuovo, quasi religioso, di rapita estasi: un abbandono mistico, fatto di sgomento e di umiltà, che è la rivelazione dell'anima romantica e con essa della nuova intuizione del valore divino della creazione artistica. In tal senso egli scoperse il medioevo tedesco, nei monumenti poetici non meno che in quelli delle antiche città, quali Norimberga, Ansbach, Bamberg, visitate nel 1793 insieme a Tieck, e in tal senso deve essere valutato il suo significato per la storia della critica d'arte. Compito della vita di W. fu infatti di vedere e descrivere le opere degli antichi pittori e scultori; e queste visioni, specie maturate dopo una visita alla Galleria di Dresda nel 1798, furono raccolte col titolo: Herzensergieszungen eines kunstliebenden Klosterbruders e pubblicate con prefazione e alcune aggiunte del Tieck nel 1797. Vi è esaltato il religioso amore per l'arte di Raffaello, del Francia, di Leonardo, del Dürer, dell'immaginario musico Joseph Berglinger, in cui si cela egli stesso; ma di particolare rilievo, oltre a molte audaci intuizioni, è il capitolo Come e in qual modo si devono propriamente considerare le opere dei grandi artisti della terra ecc., ove W. esprime la teoria della divinità dell'arte, collocata al disopra dell'uomo. Egli collaborò, o meglio progettò di collaborare al romanzo Franz Sternbalds Wanderungen del Tieck, che poi diverrà il Wilhelm Meister dei romantici; ma l'immatura fine troncò la sua fervida attività. Postume pubblicò il Tieck le Phantasien über die Kunst für Freunde der Kunst (1799), che raccolgono le romantiche riflessioni sull'arte di W. e di Tieck (nel 1814 questi pubblicò la parte originale di W. col titolo Phantasien über die Kunst von einem kunstliebenden Klosterbruder); e anche postumo apparve il suo epistolario col Tieck degli anni 1792-93, in cui egli più limpidamente si specchia.

Biel., H. Hartmann, Kunst und Religion bei W., Tieck und Solger, Erlangen 1916; O. Walzel, Vom Geistesleben alter und neuer Zeit, Lipsiz 1922, pp. 262-316; B. Tecchi, W., Firenze 1927; id., Introdus. agli Scritti di poesia e di estetica di W. H. W., ivi 1934; L. Mittner, W. e Tieck, Venezia 1944. Sergio Lupi

WAGKER, Theodor. - Politico tedesco, n. il 5 nov. 1845 a Bohlsbach (Baden), m. il 9 nov. 1921 a Zähringen (Friburgo in Br.). Nel 1869 fu ordinato sacerdote; dal 1883 fino alla sua morte fu parroco a Zähringen.

Membro del Badischer Landtag, negli anni 1883-1903, il W. lottò contro il liberalismo e la democrazia sociale, ricostruendo, con una nuova organizzazione, il partito cat-tolico-popolare, cui diede il nuovo nome di Zentrum. Democratico cristiano convinto, il W. lavorò specialmente per la libertà della Chiesa e per l'uguaglianza politica dei cattolici tedeschi. Tra i suoi scritti politici il discorso Zentrum und kirchliche Autorität, pronunciato a Essen il 15 febbr. 1914, fu messo all'Indice per alcuni passi non troppo chiari sull'indipendenza dell'attività politica dall'autorità ecclesiastica.

Biel., J. Schofer, Erinnerungen an Th. W., s. 1. 1921; K. Bechem, Gesch. der Zentrumspartei, IV, Colonia 1928, p. 398; VII, ivi 1930, p. 253 sgg.; H. Sacher, s. v. in Staatslexikon, J. 1927-49.

WADDING, Lukas. - Storico e teologo francescano, n. a Waterford in Irlanda il 16 ott. 1588, m. a Roma il 18 nov. 1657.

Compi gli studi nel Collegio Irlandese di Lisbona e all'Università di Coimbra; nel 1604 entrò nell'Ordine a

Matozinhos (Oporto); sacerdote nel 1613, insegnò teologia a Salamanca. Nel 1618 fu a Roma, teologo dell'ambasciatore di Filippo III per ottenere la definizione dell'Immacolata Concezione; a questo scopo stese la Legatio Philippi III et IV pro definienda controversia Immaculatae Conceptionis B. M. V. (Lovanio 1624). A Roma svolse un'intensa attività a favore dei suoi compatrioti perseguitati. Procuratore dell'Ordine (1634), commissario (1648) e membro di varie Congregazioni romane, rinunziò alla porpora cardinalizia; fondò il Collegio Ludoviciano e un altro a Capranica per le vocazioni ecclesiastiche e francescane irlandesi; ma l'opera sua principale è la fondazione del Collegio di S. Isidoro, quale centro di studi (1625).

Fra le opere storiche emergono gli Annales Minorum ( 8 voll., Lione e Roma 1625-54), che vanno dall'inizio dell'Ordine al 1540; $2^{\mathrm{a}}$ ed., 16 voll. [Roma 1731-36] a cura del p. Fonseca, più la continuazione, di vari autori, condotta fino all'anno 1622 [Roma, Ancona, Napoli, Quaracchi 1740-1886]; $3^{\text {a }}$ ed., 17 voll. [Quaracchi 1931-33] più 13 di continuazione fino al 1660 [ivi 1933-51]). Di grande valore bibliografico è la raccolta Scriptures Ordinis Minorum (Roma 1650; $2^{\mathrm{a}}$ ed. ivi 1906) completata da G. Sbaralea con il Supplementum et castigatio (Roma 1906; $2^{\mathrm{a}}$ ed., 3 voll., ivi 1908-36). Degli scritti teologici e filosofici sono da ricordare: Apologeticus de praetenso monachatu Augustiniano s. Francisci (Madrid 1625); Vita Io. Duns Scoti (Roma 1644); De morte B. M. Virginis (ivi 1655); De redemptione Deiparae semper Virginis e De Baptismo B. M. V. (ivi 1656). W. curò pure l'edizione delle opere di Giovanni Duna Scoto (Lione 1639) e quella degli opuscoli di s. Francesco (Anversa 1623). W. è considerato come il principe degli annalisti francescani.

Biel., la fonte principale biblioga, è la Vita (Roma 1662), scritta cinque anni dopo la morte del W. del nipote F. Harold; i migliori studi posteriori sono: G. Cleary, s. v. in Cath. Enc..

## ANNALES MINORVM, <br> IN...E FIBPS <br> RES OMNES TRIVM ORDINVMAS.FRANCISCO INSTITVTORVM EX FIDE <br> pontindus.ffimmes. cohortis nilfianes, praclus <br> quargus manemens di-ibbietec confension

A VTHORE
R.PF.LVCA WADDINGO HIBERNO MANAPIENSLGUM AFVD. VALMANTICENSES. com in Vibe facta Theologia Prafeftica.

T'omus Primus.
NFNC PRIMFM IN LPEEM PRODIT.
Com fubar mons in voburum monachitum longimatum.
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(fot. Enc. Catt.)
Waddino, Lukas - Frontespizio degli Annales Minorum, editi a Lione, per i tipi di Claudio Landry 1625 - Esemplare del a Biblioteca Vaticana.

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XV, pp. 521-24; id., Father L. W. and St. Isidore's College Rome, Roma 1925; F. Casolini, L. W. l'annalista dei Francescani, Milano 1936 (con bibl.).

Gaudenzio Melani
WADSTENA.- Monastero doppio di S. Salvatore nell'antica diocesi di Linköping nell'Östergötland in Svezia, fondato nel 1346 da s. Brigida (v.) al tempo del re Magno Eriksson. Era la casa madre delle suore di S. Brigida. Fu riccamente dotato dai papi Gregorio XI (1370-71), Urbano VI (1378-89) e Bonifacio IX (1389-1404).

La chiesa abbaziale è di assai semplice architettura, priva di decorazioni, secondo le prescrizioni di s. Brigida; è divisa in tre navate da pilastri ottagoni in pietra; il presbiterio è sopraelevato e vi si accede mediante sei gradini : ai due lati su ciascuno di essi si eleva un altare dedicato ad un apostolo con relativa statua. Ai lati della navata correva un corridoio con cancelli in ferro, immettente al coro delle religiose; all'opposto era il coro dei fratelli. Sull'altare maggiore si conserva un' ancora di Jan Borman di Bruxelles. Nella chiesa è un grande crocifisso scolpito a Lubecca ca. il 1440, una statua della Madonna col Bambino e una di s. Brigida eseguita da Hesse e Stonradt di Lubecca nel 1459. Sone pure esposte alcune stoffe del medioevo e uno scrigno in argento dorato contenente le reliquie della Santa. Intorno alla chiesa sussistono alcune parti dell'antica abbazia trasformate dopo la Riforma che sorprese il gruppo di abitazioni che si era andato formando intorno ad essa; poco lontano Gustavo Vasa fece costruire il sontuoso castello di W., il cui interno fu decorato al principio del sec. xVI ed ha una monumentale chiesa. Dal 1935 in una parte dell'antico monastero sono tornate le suore di s. Brigida (v. ordine del ss. salvatore e di s. Brigida).

BISL.: Discrism Wavsteneute, in Scriptures Rerum Suec., II, 1, Uppsala 1870, pp. 99-229; Liber priviligiorum monasterii Vudsteneutis, ed. E. Nygren, in Corpus Cadicum Suec. M. Aesi, XI, Copenhagen 1950; H. J. Lais, Birgitim. Kirchenbau, in Christl. Kunst. 32 (1935-36), pp. 321-50.

Enrico Josi
WAFFELAERT, Gustavus Josephus. - Teologo moralista e ascetico, $22^{\circ}$ vescovo di Bruges, n. a Rollegem il 27 ag. 1847, m. a Bruges il 16 dic. 1931 dopo 37 anni di episcopato.

Fu promosso dottore e maestro in teologia all'Università di Lovanio ( 20 luglio 1880) con la tesi De dubio salvando in re morali. Durante i dieci anni in cui insegnò teologia morale nel Seminario maggiore di Bruges pubblicò i trattati De iure et institia e De prudentia, fortitudine et temperantia. Dal 1896 al 1905 scrisse per il suo clero le Meditationes theologicae, di profonda ispirazione dogmatica, che preannunziano le opere ascetiche e mistiche di W. In Notanda quaedam uillissima in ordine ad rite intelligenda opera scriptorum contemplativorum atque ipsam contemplationem divinam exercendam studia la dottrina di Ruusbroec e la paragona a quella di s. Giovanni della Croce. Ebbe il merito di rimettere in luce la sublime dottrina del grande mistico fiammingo. Ispirandosi a questo, W. compose due opuscoli in lingua neerlandese (tradotti in francese) e trattati di teologia mistica. Creò il periodico Collationes Brugenest, che si pubblica dal 1896.

BISL.: F. Jansen, Un éedque théologien, in Nouvelle revue théologique, 29 (1932), pp. 193-212; H. Mahieu, Un éedque théologique et docteur de la vie spirituelle : S. cre. mgr. W., in Ephemerides theologicae Lovanientes, 15 (1938), pp. 81-102. Alberto Ampe

WAGGA-WAGGA, diocesi di. - E situata nello Stato della Nuova Galles del Sud (Australia).

Il territorio appartenne prima all'arcidiocesi di Sydney, poi fu incluso nella diocesi di Goulburn, dalla quale fu distaccata il 28 luglio 1917. Prende nome dalla città di W.-W. (nome che nella lingua degli sborigeni, ora scomparsi, significa "corvo"), sede dell'Ordinario.

Ha una superficie di kmq. 70.000 con 100.000 ab., di cui 24.000 cattolici e gli altri protestanti. Parrocchie 21, chiese 63, sacerdoti 41, suore 215, scuole e collegi 34, ospedali 2, orfanotrofi 1.

BISL.: AAS, 9 (1917), pp. 424-25; MC, 1950, pp. 458-59; Austrolinian Cath. Directory 1952, Sidney 1952, pp. 216-22. Severio Paventi

WAGNER, Johann (Hans), beato. - Eremita, n. a Riedlingen sul Danubio (tra Ulm e Sigmaringen), m. il 19 maggio 1516.

Nel 1476 entrò quale converso nella certosa di S. Lorenzo presso Ittingen (Turgovia). Nel 1489 lasciò la Certosa con dispensa papale e si fece eremita nel Herrgottswald, a due ore da Lucerna, dove condusse vita mortificatissima. Alcune famiglie di Lucerna costruirono
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(fei: Bolletini e Frattini)
WAGNER, RICHARD - Rittatto.
per lui presso il romitaggio una cappella, che fu consacrata nel 1504, nella quale W. fu sepolto. Il romitaggio venne poi abitato da pii eremiti. Nel 1621 fu consacrata, al posto della cappella, una chiesa, e le ossa del Beato vi furono poste in un sepolcro nuovo. Divenuta cappellania con culto regolare nel 1647 , la chiesa fu poi ingrandita e oggi è ancora mèta di pellegrinaggi.

BISL.: H. Mazer, Helvetia sancta, Lucerna 1648, p. 409; L. Burgonoz, Helvetia sancta. I. Einsiedeln 1860, pp. 346-48; id., Die Wallfahrtsorte der hath. Schweiz., I. Ingenbohl 1864, pp. 164-69.

Ermanno Ries
WAGNER, Peter. - Musicologo e gregorianista, n. a Kürenz (Treviri) il 19 ag. 1865, m. a Friburgo in Svizzera il 17 ott. 1931.

Cantore del coro della Cattedrale, studiò a Treviri, a Strasburgo e a Berlino; dal 1897 insegnò musica e storia della musica nell'Università di Friburgo (Svizzera), della quale nel 1920-21 fu rettore. Vi aveva fondato nel 1901 la "Gregorianische Akademie" che fu un centro vitale di studi pratici e di ricerche teoriche sul canto gregoriano. Nel 1907 fu primo presidente della Internationale Gesellschaft für Musikwissenschaft allora fondata. Fu membro della Commissione pontificia per la edizione vaticana del Graduale Romanum, dell'Accademia Germanica di Berlino e di quella Svedese di Stoccolma.

I suoi studi principali hanno per oggetto il canto gregoriano con i problemi storici e paleografici ad esso inerenti; anche il canto mozarabico fu oggetto di appassionate ricerche e argomenti di dotte dissertazioni. Fra le molte sue opere, tutte del massimo interesse storico, si citano: Das Madrigale und Palestrina, Lipsia 1892; Francesco Petrarcas a Vergini s in der Komposition des Cipriano de Rore (ivi 1893); Einführung in die gregorianischen Melodien, 3 voll. (ivi 1901-21); Über traditionellen Choral und traditionell. Choralvoltrag (ivi 1905); Der Kampf gegen die "Editio Vaticana" (ivi 1907); Elemente des gregorianischen Gesangs (ivi 1909); Geschichte der Messe (ivi 1914; è uscito solo il vol. I); Einführung in die katholische Kirchenmusik (ivi 1919). Altre pregevoli monografie sono stampate in miscellanee e in riviste; pubblicò anche accompagnamenti organistici al Graduale e Vespereale gregoriani.

BISL.: P. W. Festschrift, a cura di K. Weinmann, Lipsia 1925-26, introdus.; J. Wolf, P. W., und seine Werke, in Zeitschr. für Musikvissensch., 14 (1930-31), p. 63 sgg.; W. Kurten, P. W. und seine Bedeutung für die kath. Kirchenmusik, Essen 1956. Luisa Cervelli

WAGNER, Richard. - Musicista, protestante, n. a Lipsia il 22 maggio 1813, m. a Venezia il 13 febbr. 1883.

Dedicatosi fin da fanciullo allo studio delle antiche tragedie e dei drammi di Shakespeare, a 12 anni scrisse un poema, a 16 una pastorale per cui compose anche la musica, campo in cui si cimentò ben presto compiendo

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gli studi musicali all'Università di Lipsia e cominciando a 19 anni a comporre per il teatro. Ebbe una vita assai movimentata ed irrequieta; dopo varie soste in molte città europee, nel 1872 si stabili a Bayreuth, dove era sorto il teatro modello da lui ideato e costruito a spese di Luigi II di Baviera per la rappresentazione dei suoi drammi. Dal 1879 veniva a avernare in Italia, ove morì.

Di tutto la sua ricca produzione artistica, tra i dodici drammi, di cui 4 formano l'immortale tetralogia Der Ring des Nibelungen (Rheingold-Walhäre-SiegfriedGötterdämmerung), quello che ha un particolare interesse per l'ispirazione di argomento religioso è il Parsifal, che par quasi coronare, con uno slancio mistico verso il cielo, il viaggio tempestoso della sua anima tormentata. Il dramma è imperniato sulla figura del puro folle, il quale filosoficamente può riaccostarsi alla pura monade, simbolo dell'imperituro regno dell'innocenza, che trionfa, con il ritorno dell'anello, nel Rheingold chiudendo con il ciclo unità-molteplicità-unità del pensiero idealistico tedesco. Qui, più che l'eroe cristiano, traspare lo spirito del mito pagano germanico che, simbolizzato nel giovane cavaliere, coniato sulla figura di Cristo, par quasi rappresentare il trionfo del mito pagano germanico sulla tradizione latina e sullo spirito cattolico del cristianesimo (raffigurato nel ferito e morente Amfortas), che aveva infranto l'unità primitiva dell'epopea tedesca.

Oltre alla produzione musicale, va ricordata di W., la messe ricchissima degli scritti di prosa, tra cui importanti opere teoriche, critiche e filosofiche, in cui è illustrato il suo ideale drammatico ed in cui è esposto il suo pensiero estetico, quali Oper med Drama (1851), Die Musik der Zukunft (1860), Beethoven (1870), ecc.

Nei riguardi della musica sacra sarà interessante notare che W. non disdegnava di attingere al repertorio liturgico, come per il tema del Graal, nel $1^{\circ}$ atto del Parsifal, dal responsorio Amen di Joh. Gottlieb Naumann (1741-80), in uso nella cattedrale di Dresda, ed aveva una profonda ammirazione per la polifonia palestriniana che riteneva l'apice artistico della musica da chiesa.

Bibl.: della ricchissima bibliogr. su W., si ricordano: O. Eichberg, Parsifal, Lipsia 1882; E. Schuré, $R$. W., son oeuvre et son idée, Parigi 1886; E. Wechasler, Die Sage von heiligen Gral, Halle 1898; R. Louis, Die Weltanschauung R. W.s, Lipsia 1898; M. G. Conrad, W.s Geist und Kunst in Bayreuth, Monaco 1906; J. Glasenapp, Das Leben R. W.s, 6 voll., 3* ed., Lipsia 1911; H. Lichtenberger, R. W. paète et pansour, Parigi 1922; U. Viseus, La religion dans la musique de W., Lipsia 1926; E. Zellers, La musique religieuse et W., Strasburgo 1940; E. Newman, The life of R. W., 4 voll., Londra 1936-37; id., W. Nights, ivi 1949.

Luisa Cervelli

## WAHHÄBITI: v. ISLAM.

WALA, santo. - Benedettino, oriundo dalla famiglia reale dei Carolingi, n. ca. il 755 ; m. a Bobbio il 31 ag. 836 .

Educato nella scuola palatina, esercitò tra l'altro l'ufficio di consigliere presso Ludovico il Pio; ma presto se ne allontanò, entrando nel monastero di Corbie, dove ebbe vari uffici. Collaborò nell'815 alle fondazioni di Corvey ed Herdford; accompagnò Lotario nel viaggio a Roma nell'822-25. Successe al fratello nell'826 come abate di Corbie, dove si sforzò di restaurare la disciplina monastica molto decaduta. Si dimostrò valido difensore della santità del matrimonio nella questione dell'imperatrice Giuditta con il margravio Bernardo di Septimania, e per questo motivo fu cacciato in esilio ( $830-33$ ). Gregorio IV lo mandò in Alsazia per risolvere le discordie della famiglia imperiale. Morì nell'abbazia di Bobbio, dove era stato nominato abate.

Bibl.: ne scrisse la vita Pascasio Radberto: Vita Walac in forma di dialogo (BHL, 8761; PL 120, 1227-1650; MGH, Scriptores, II, 533-69); J. Mabillon, Acta SS. Ord. s. Bened., $2^{2}$ ed., IV, 1, Venezia 1936, pp. 455-522; G. Rodenberg, Die - Vita Walue, als historische Quelle, Gottinga 1877; A. Zimmermann, Kalend. Benedict., III, Metten 1937, pp. 4-8.

Anscario Mundò Marcet
WALDECK-ROUSSEAU, Pierre-Marie-Ernest. - Uomo politico francese, n. il 2 dic. 1846 a Nantes, m. il 10 ag. 1904 a Parigi.

Esercitò l'avvocatura a St-Nazaire ed a Rennes; fervente repubblicano, fu eletto nel 1879 deputato alla Camera nel primo collegio di Rennes. Peee parte delI'Union républicaine. Le sue doti oratorie e la sua preparazione gli valsero la stima di Gambetta, che lo volle ministro degli Interni nel "grande ministero" ( 14 nov. 1881-26 genn. 1882). Tenne di nuovo gli Interni ed il Culto nel secondo gabinetto Ferry per due anni ( 20 febbr. 1883-31 marzo 1885), e promosse diverse leggi a carattere sociale, tra cui quella sul riconoscimento giuridico delle associazioni operaie e dei sindacati professionali. Rieletto alla Camera nel 1885, si ritirò temporaneamente dagli affari pubblici nel 1889, per ritornare al Senato nel 1894. La grave crisi determinata dall'affare Dreyfus (v.) portò W. nel giugno 1899 alla presidenza del Consiglio dei ministri ed insieme ai ministeri degli Interni e del Culto. Col pretesto di difendere la Repubblica da ogni minaccia, si fece promotore di una politica settaria contro gli Ordini religiosi, e con la legge del $1^{\circ}$ luglio 1901 sul contratto d'associazione bandì praticamente dalla Francia il clero regolare. W. fu presidente del Consiglio fino al 3 giugno 1902.

Bibl.: anon., W.-R. e l'epoca sua, in Civ. Catt., 1904, III, pp. 513-26; G. Deschamps, W.-R. arateur et homme d'Etat, Parigi 1905; J. Delaboue, W.-R. et son oeuvre, in Correspondant, 226 (1907), pp. 417-42; H. Levret, W.-R. et la troisième République (1869-82), Parigi 1908; E. Leonnuct, Les signes avant-coureurs de la séparation, ivi 1930, passim; L. Capéran, L'antidéricalisme et l'affaire Dreyfus 1897-99, Tolosa 1948, passim.

Silvio Furloni
WALENBURCH, Adrian e Peter van. - Teologi e controversisti del sec. XVII.

Adrian nacque a Rotterdam (Olanda) verso il 1608. A causa delle lotte religiose che turbavano la sua patria, si recò a Düsseldorf in Renania, dove si laureò in utroque iure e abbracciò lo stato ecclesiastico. Nel 1646 fu fatto canonico della cattedrale di Colonia e nel 1661 vescovo ausiliare. Ebbe grande parte al Sinodo diocesano del 1662, dove fu nominato esaminatore, giudice e membro della commissione per il Seminario. Per motivi di salute volle recarsi a Bad Schwalbach, ma la morte lo colse a Magonza, presso il fratello Pietro, il 14 sett. 1669.

Peter, di due anni più giovane di Adriano, come lui si laureò in utroque iure a Düsseldorf e si fece sacerdote. Nel 1656 fu nominato canonico di S. Vittore in Magonza e decano di S. Pietro in quella città, quindi nel 1658 vescovo ausiliare di Magonza. Alla morte del fratello fu chiamato a succedergli come ausiliare di Colonia, dove morì il 21 dic. 1675.

Il nome dei fratelli W. è legato soprattutto alle controversie con i protestanti, nelle quali riportarono notevoli successi di conversioni. Disputarono con i maggiori protestanti del tempo: Cocceius, Hund, Crocius, Schreiller, Hülshoven, Danhower, Hülfemann. Negli ultimi anni Pietro fu in rapporto con Leibnitz per la riunione delle Chiese (sul loro epistolario, v. De la tolérance des religions. Lettres de M. de Leibniz et réponses de M. Pélisson, Parigi 1692). I numerosi trattati apologetici, composti tra il 1642 e il 1667 furono stampati in due volumi: Tractatus generales de controversia fidei per Adrianum et Petrum de Walemburch (Colonia 1670). Non è facile distinguere la parte di ciascuno, ma sembrano opera soprattutto di Pietro. L'opera dei W. si distingue per chiarezza, logica e moderazione: ob iniuriis abstinemus, era il loro principio.

Bibl.: R. Werner, Gesch. der apologet. und polem. Liter., IV, Sciaffusa 1865, pp. 566-86; Hurter, II, coll. 79-80; J. Mercier, s.v. in DTbC, XV, col. 3506. Vittorino Dellagiacoma

WALEWSKI-CELONNA, Florian-AlexandreJoseph, conte. - Uomo politico, n. il 4 maggio 1810 al castello di Walewice presso Varsavia, m. il 27 sett. 1868 a Strasburgo.

Figlio naturale di Napoleone I e di Maria Walewska, fu educato a Ginevra; ritornato in Polonia nel 1824, rifiutò di entrare nell'esercito russo, e si stabili in Francia. Addetto in seguito alla legazione francese di Buenos Aires, dopo l'avvento alla presidenza di Luigi Napoleone

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Bonaparte passò nel 1849 ministro plenipotenziario a Firenze, ambasciatore a Napoli, a Madrid ed a Londra. Il 7 maggio 1855 succedette quale ministro degli Esteri a Drouyn de Lhuys. Favorevole al movimento nazionalista europeo, senza abbandonare però una politica conservatrice, si sforzò in modo particolare di garantire, dopo le vicende del 1859, i diritti della S. Sede sulle Legazioni. Ciò le mise a contrasto con l'Imperatore che ne sconfessè apertamente la politica, fino allora seguita, con la pubblicazione dell'opuscolo Le Pape et le Congrès del La Guéronnière. W. diede di conseguenza le dimissioni dal ministero ai primi di genn. del 1860. Deputato dal 1865 al 1867 , fu presidente della Camera, ma, considerato troppo accondiscendente verso l'opposizione antimperiale, anziché rinunciare alla sua imparzialità nella direzione dei lavori parlamentari si ritirò dalla politica.

BibL.: A. Robert-E. Bourloton - G. Cougny, Dict. des Parlementaires frangais, V, Parigi 1891, pp. 334-55; F. CharlesRoux, La mission du comte W. en Erypte, in Rev. hist., 162 (1929), pp. 43-63; P. Poisson, Un fils de Napoleon à l'ile d'Elbe, in Rev. des deux mondes, 35 (1936), pp. 121-37; P. Pirri, Pio IX e l'ittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, I-II, Roma $1944-51$, passim; C. d'Ornano, Le vie passionnante du comte $W$., Parigi 1953.

Sdivio Furlani

WALEYS, Thomas. - Teologo domenicano, n. in Inghilterra nella seconda metà del sec. xim, m. dopo il 21 febbr. 1349.

Maestro in teologia, professore a Oxford (1314) e Bologna (1327), si schierò contro gli Spirituali nella questione della povertà. Nel problema della visione beatifica si dichiarò contrario alle opinioni di Giovanni XXII. Perciò i suoi avversari lo accusarono presso l'inquisitore Guglielmo di Montrond, il quale raccolse da un suo discorso, pronunciato ad Avignone il 3 genn. 1333, sei proposizioni errate. Queste, esaminate con la dottrina di Durando di St-Pourpain, da una commissione di teologi, vennero dichiarate sospette di eresia. W. non soddisfatto, perché non gli era stato permesso di discutere la sua posizione, oppelle alla S. Sede (12 ott.), accusando l'inquisitore di aver agito contro il diritto. L'appello fu accolto per l'interessamento del Re di Francia e W. stava quasi per essere liberato, quando gli avversari fecero circolare un libellus fomosus, composto appositamente contro il De instantibus et momentis, che W. aveva scritto in prigione e in cui si sosteneva che la Risurrezione e il Giudizio finale sarebbero avvenuti nello stesso istante. Ripreso il processo dinanzi ad una commissione cardinalizia ( 28 febbr. 1334), il W., forse perché debilitato dalla prigionia, si mostrò molto più remissivo, ma la questione non fu definita e sembra che il W. senza essere stato condannato sia morto in carcere.

Lasciò molti scritti; oltre il De instantibus et momentis (ed. in Th. Käppeli, Le Procès, v. bibl.), si ricordano un Commento alle Sentenze, Commenti morali a vari libri della S. Scrittura, Metamorphosis Ovidiana moraliter explanata (Parigi 1509, 1521), In decem primas libros de Civitate Dei (Magonza 1473, Friburgo 1494, Lione 1520).

BibL.: Quétif-Echard, I, pp. 579-602; Th. Käppeli, Le procès contre Th. W. O.P., Roma 1936. Alfonso D'Amato

WALLENSTEIN, Albrecht Wenzel Eusebios. - Generale, n. il 24 sett. 1583 a Hermannè presso Arnau (Boemia orientale), m. il 25 febbr. 1634 ad Eger.

Orfano a tredici anni, studiò alla scuola latina luterana di Goldberg (Slesia) e quindi all'Accademia Altdorf di Norimberga. Durante un viaggio in Italia nel 1606 passò al cattolicesimo. Sposò nel 1609 una ricca vedova della Moravia, morta nel 1614, e mise nel 1617 a disposizione di Ferdinando, arciduca di Stizia (poi Ferdinando II imperatore) un contingente di armati per la guerra contro Venezia. Aiutò finanziariamente l'imperatore contro i ribelli boemi, ma non partecipò alla battaglia della Montagna Bianca. Comprò con gran vantaggio le terre confiscate ai nobili ribelli, diventando proprietario di gran parte della Boemia. Nel 1624 fu creato da Ferdinando II duca di Friedland, dopo che l'anno
prima aveva sposato Isabella di Harrach, rinsaldando ancora più i suoi vincoli con la corte imperiale. In seguito all'intervento della Danimarca nella guerra dei trent'anni, costituì dal nulla un esercito di 24.000 uomini per l'imperatore e ne fu generalissimo. Contenne e ributtò il nemico in Slesia, quindi si rivolse contro Cristiano IV, occupò lo futland e costrinse la Danimarca alla pace. L'Imperatore gli concesse in feudo il Ducato di Sagan in Slesia ed il Meclemburgo. Privato del grado nel 1630 perché inviso ai principî dell'Impero, si ritirò in Boemia, tenendovi vita principessa. Desideroso di sempre maggiore potenza e di diventare uno degli elettori dell'Impero, non esitò a condurre segrete trattative con il Re di Svezia e con gli emigrati boemi. Dopo le vittorie di Gustavo Adolfo in Germania accettò tuttavia di nuovo il comando supremo delle truppe imperiali. Sconfitto a Lützen (16 nov. 1632), si ritirò in Boemia e mantenne un atteggiamento ambiguo. L'Imperatore, sotto l'influenza dei suoi nemici, lo privò del comando, finché sotto l'accusa di aver tradito la causa imperiale, W. cadde vittima di una congiura, tra i suoi ufficiali, fomentata dalla corte di Vienna.

BibL.: W. Wostry, W., in Die Grossen Deutschen, I, Berlino 1935, pp. 560-78; V. Valentin, W. aller thres centuries, in The Slavonic Review, 14 (1932-36), pp. 154-62; J. Fekst, W., Berlino 1937; W. Görlitz, W., Francoforte sul Merse 1948; G. Hoehne, Das religiöse Charakterbild W.r, in Zeitschr. für Kirchengesch., 63 (1950-51); H. v. Srbik, W.r Ende, $2^{2}$ ed., Saliabargo 1952.

Sdivio Furlani

WALLIS e FUTUNA, vicariato apostolico delle Isole di. - Si trova tra le isole Figi e Samoa e comprende le isole W., F. e Alofi, più alcuni isolotti.

Il $1^{\circ}$ nov. 1837 vi sbarcò il p. Bataillon insieme a mons. Pompalier e il p. Chanel. Il p. Bataillon, ottenuto il permesso di soggiorno, cominciò ad apprendere la lingua. Egli e i suoi missionari dovettero però soffrire ogni genere di privazioni e forti persecuzioni. Nell'isola di F. fu ucciso il p. Chanel (v.) il 18 apr. 1841.

Le isole furono erette in vicariato l' 11 nov. 1935 distaccandole dal vicariato apostolico dell'Oceania centrale (v. тoвua). La popolazione, che è di ca. 8747 ab., è tutta cattolica, assistita da 10 missionari maristi e 7 sacerdoti indigeni, 3 fratelli, 53 suore. Scuole elementari 10, medie 2 e varie opere di beneficienza e associazioni pie.

BibL.: I. Hervier, Les missions moristes en Océanie, Parigi 1902, pp. 1-59; mon., Contenaire des missions maristes en Océanie, Lione-Parigi 1936, pp. 78-80; AAS, 28 (1936), pp. 155-54; MC, 1930, pp. 478-79.

Saverio Pavoni
WALSH, Thomas. - Vescovo, n. a Londra nell'ott. 1777, m. ivi il 18 febbr. 1849. Rimasto in tenera età orfano di padre, la madre - che era protestante lo affidò al Collegio anglicano di St-Albans; ma uno zio lo fece passare a quello cattolico di St-Omer.

Tale provvedimento fece del W. uno dei campioni del cattolicesimo inglese, perché il giovane abbracciò lo stato ecclesiastico e per un cinquantennio, dall'ordinazione (1800), dedicò tutto se stesso alla diffusione del cattolicesimo tra i connazionali. Segretario, a partire dal 1801, di uno dei vicariati apostolici in cui era divisa allora l'Inghilterra e precisamente di quello di Midland District, per un intero quarto di secolo svolse opera instancabile di missionario con segnalati successi. Vera tempra di apostolo, si illustrò con la parola e con gli scritti, finché fu consacrato vescovo titolare di Cambisopoli nel 1825, e assegnato come coadiutore del vicario apostolico mons. Milner. L'anno seguente, deceduto il Milner, egli divenne a sua volta vicario del Midland che resse per quattordici anni affidando il suo nome alla costruzione delle cattedrali di Birmingham e di Nottingham, del Collegio di S. Maria e di numerose altre chiese e case religiose. In anni in cui i progressi del cattolicesimo venivano riguardati come una minaccia alle istituzioni nazionali, mons. W. non si lasciò disanimare dagli ostacoli d'ogni genere che si opponevano alla sua attività, moltiplicando il numero delle conversioni e preparando nei seminari un clero numeroso e colto: sua gloria l'avere intuito la futura grandezza del Wiseman, di cui egli fece il proprio

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segretario e quindi il coadiutore fedelissimo. Nel 1840, sdoppiatosi il suo vicariato nei due distretti del Centro e dell'Est, egli si riserbò il primo, donde fu trasferito nel 1848 a reggere quello di Londra. Nel frattempo si preparava la ricostituzione della gerarchia cattolica nel Regno Unito, e il trasferimento del W. a Londra preannunziava la sua nomina a capo della rinata Chiesa d'Inghilterra quando lo colse la morte; ma Pio IX, nel creare arcivescovo di Westminster e cardinale il Wiseman, dichiarò espressamente di onorare in lui anche il suo grande maestro.

BibL.: W. Brady, Annals of the Cath. Hierarchy, Londra 1877, v. indice; J. L. Whitfield, s. v. in Cath. Enc., XV, pp. 541 542.

Renzo U. Montini
WALSH, William Joseph. - Arcivescovo e primate irlandese, uno dei principali propugnatori della creazione di una libera Repubblica irlandese, n. il 30 genn. 1841 a Dublino, ivi m. il 9 apr. 1921.

Fu educato nel celebre collegio di Maynouth sotto il rettorato del grande Newmann (v.) e, ordinato sacerdote, ricoprì nello stesso collegio le cariche di professore di teologia ( 1867 ), vicepresidente ( 1878 ) e presidente. Nel 1884 fu promosso alla sede arcivescovile di Dublino, con la quale è congiunta la dignità di primate d'Irlanda. Tenace difensore dei diritti civili dei cattolici irlandesi contro l'imparità e l'inferiorità politica, sociale, culturale, economica ed agricola in cui gli irlandesi erano tenuti, operò ancora per ristabilire l'uguaglianza completa nel campo dell'educazione e delle scuole.

Come rappresentante dei vescovi nella commissione parlamentare, famosa sotto il nome di Bessborough Commission (1869), contro il grande proprietario inglese Leinster, contribuì enormemente alla formazione della legge riguardante il problema della proprietà del suolo irlandese ( $4 \mathrm{Land}-\mathrm{Act} \times, 1881$ ). Due anni dopo il W. diede una spiegazione chiara della stessa legge nell'opera $A$ plain exposition of the Land Act of 1881 (Dublino 1883). Connesso con questo problema è pure un altro libro famoso, riguardante direttamente affari monetari, ma indirettamente anche problemi irlandesi di restituzione del suolo proprio : Bionetallismo e monometallismo. What they are and how they bear upon the Irish land question ( $2^{\text {a }}$ ed. Chicago $1893 ; 3^{\text {a }}$ ed. Dublino 1894). Nel campo degli studi teologici aveva dato vita nel 1880 alla rivista The Irish ecclesiastical Record. Sui problemi dell'educazione, specialmente universitaria, il W. scrisse : Queens College and the Royal University of Ireland (Dublino 1883). Nel 1889 diventò commissario per l'educazione e servì all'educazione pubblica come membro di vari comitati e commissioni; e tenne discorsi famosi, poi pubblicati : Irish University question : the Catholic case. Selections from speeches and writings of the archbishop of Dublin (ivi 1897). Il W. desiderava una università cattolica, perché l'unica Università di Dublino era protestante (Trinity College). La sua pubblicazione: The Irish educational question ebbe grande risonanza tra i membri del Parlamento inglese, e portò alla costituzione di due commissioni (1903, 1906), costituite per lo studio del problema, alla fondazione della National University of Ireland con i collegi di Dublino, Cork e Galway per i cattolici. Il W. nel 1888 passava ad affrontare il problema dell' Home Rule e preparò per illustrare la questione in Roma stessa un lavoro in italiano: La questione agraria irlandese. Poco prima della pubblicazione del lavoro, mentre il W. era a Roma, uscì da parte della S. Congr. dell'Inquisizione la condanna del The Plan of Compaign and Boy Cotting, che sollevò in Irlanda alcune critiche. Il pensiero del W., ispirato a doverosa sottomissione, è noto nelle lettere al card. Manning ( 5 maggio 1888) e all'editore del Freemans Journal ( 7 maggio 1888). Più tardi si lasciò sfuggire qualche critica. Non disapprovò l'insurrezione contro l'Inghilterra durante la prima guerra europea (1916), ma era già in declino per la sua salute. La morte lo colse il 9 apr. 1921.

BibL.: P. I. Walsh, W. I. W., Archbishop of Dublin, Dublino 1928.

WALTER di MORTAGNE: v. GUALTIERO di MORTAGNE.

Walter von Rheinau (Gualtiero di Rheinau). - Poeta religioso tedesco del sec. xili (?), n. a Bremgarten sulla Reuss (nell'Aargau) dal ramo povero di una famiglia nobile il cui nome s'incontra presso Zurigo e Winterthur.

Studiò certo in un convento e scrisse per guadagnarsi la vita. Il suo poema, una Vita di Maria in 1500 versi, scritto nel tedesco del sec. xiri, va datato per il tono mi-stico-passionale non prima del 1300 . Segue ciecamente il suo modello, la Vita beatae Virginis di Filippo il Certosino, nascondendo, ancora più di questo, sotto la buona cultura letteraria, mancanza di talento e fantasia; nella esposizione di fatti spirituali però si nota la tendenza all'approfondimento psicologico. Evidenti gli influssi della poesia cortese e di Konrad von Würzburg.

Bibl.: edd.: dai manoscr. di Stoccarda (Cod. theol. n. 22) e Karlsruhe (n. 35); ne curò a edd. A. von Keller, Tubinga 1849-51. Studi: A. Vögtlin, W. von E., Strosburgo 1886; per altre indicazioni bibl. cf. J. Körner, Bibliogr. Handbuch der deutschen Schriftums, Berna 1949, p. 107.

Alba Cori

## WALTHER di San Vittore: v. Gualtiero di

SAN VITTORE.

WALTHER von Speyer (Gualtiero di Spira). Poeta e religioso tedesco, n. ca. il 965 , discepolo del vescovo Walderich nel convento di S. Gallo.

Eruditosi nelle 7 arti liberali e divenuto suddiacono, scrisse nel 983 una Vita di s. Cristofero in 5 li. (1272 versi) e 29 capitoli, preceduta da 271 esametri narranti il suo curriculum di studi nel chiostro. Nel 1014 accompagnò l'imperatore Enrico II di Sassonia a Roma per l'incoronazione; intorno a quell'epoca fu vescovo di Spira. Si era pensato che fosse W. il vescovo che presenzio alla cerimonia con cui nel 1030 Corrado II il Salico pose la prima pietra del duomo di Spira; studi recenti lo dicono invece morto nel 1027. Il suo stile carico di dottrina e di ornamenti retorici è tipico per la cultura medievale del chiostri, rivelante la conoscenza di classici latini tra cui Virgilio, oggetto di mistica venerazione. Tale entusiasmo per l'antichità, combattuto dal clero più zelante come opera del diavolo, continuò a fiorire a Spira sotto l'imperatore Corrado II il Salico.

Bibl.: edd.: il poema, conservato in un manoscritto di S. Emmeran a Ratisbona (Monaco, Bibl. di Stato, Clm 14798) fu edito da B. Pez, in Thesaurus annulatevam uexisiamet. II, Ac-gusta-Graz 1721, pp. 29-122, e da W. Harster, Spira 1878. Studi: F. Ermini, Poeti epici latini del sec. X, Roma 1920, pp. 76-93; Manitius, II, pp. 501-506.

Alba Cori
WALTHER VON DER VOGELWEIDE. Poeta e cavaliere, n. ca. il 1170 , forse originario del Tirolo, m. dopo il 1228.

I suoi inizi poetici avvennero alla Corte di Vienna e in seguito peregrino e fu ospitato presso le altre corti tedesche (nei libri delle spese del vescovo Wolfger di Passau figura quella di cinque "solidos longos" per donare un mantello a W.). Nella lotta tra Chiesa e Impero si schierò dalla parte dell'autorità imperiale sostenendola con fere poesie esortative o Sprüche. Si oppose decisamente al potere temporale dei papi e in genere si nota nei suoi Sprüche quasi una volontà di riforma e di ostilità nei riguardi del clero latino. W. caldeggiò anche l'invio di crociate. Però non tutta la sua poesia è polemica e forte sostenitrice della sua gente tedesca. Per spiriti e per forma si riallaccia principalmente a quella dei Minnesänger (cantori d'amore), ed ebbe toni delicati e gentili. Alcune di queste sue poesie - bello un suo inno alla Vergine e alla Trinità - lo collocano tra le voci più alte di tutta la lirica medievale tedesca. Giunto alla sua piena maturità, W. si concentra su se stesso, pensosamente analizzando la caducità e il vano affannarsi dei desideri umani. Notevole il curme che inizia : Owe war sint vererwenden alliu mbiin jar? (s Ahimé, dove sono avaniti tutti i miei anni? $\gg$ ).

Bibl.: una scelta e traduz. dei canti a cura di G. Manacorda, Firenze 1947. Opere critiche: K. Burdach, W. d. V., Lipsia

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1900; V. Vogt - M. Koch, St. della lett. tedesca. I, trad. it., Torino 1912, pp. 214-28; A. Linacher, W. von d. V., Firenze 1927; A. Farinelli, W. von d. V., nel vol. Poesia germanica, Milano 1937, pp. 13-32; F. Wagemann, Die Reliquisität W. r, Heidelberg 1938; V. Martini, Deut. Literaturgesch., $4^{2}$ ed., Stoccarda 1932, p. 66 sg .

Lanfranco Fiore
WAMBA, vicariato apostolico di. - Situato nella parte nord-orientale del Congo Belga, confina con i vicariati apost. di Buta, Niangara, Lago Alberto, Beni nel Congo Belga e Stanleyville.

Abbraccia tutta la regione bagnata dal fiume Nepoko ed è compreso tra il $27^{\circ}$ di longitudine ovest, il $29^{\circ}$ di longitudine est e il fiume Ituri. Il vicariato apost. di W. fu eretto il 10 marzo 1949 per divisione del vicariato apost. di Stanley Falls (ora Stanleyville) ed affidato alla Congregazione dell Sacerdoti del S. Cuore di Gesù. Con una superficie di 35.32 I kmq., ha una popolazione di ca. 192.000 ab. Fra le tribù che vivono nel vicariato si distinguono per numero e importanza quelle dei Wabudu, dei Walika e dei Walese. I cattolici sono 23.988 , catecumeni 76.129 ; protestanti ca. 8650 , musulmani ca. 1112 e il rimanente pagani; sacerdote indigeno 1,18 missionari esteri della Congregazione dei sacerdoti del S. Cuore di Gesù; seminaristi maggiori 5 , minori 60 , fratelli iaici esteri 8 , suore indigene della Congregazione religiosa indigena della S. Famiglia 16, estere 20; stazioni missionarie principali 8, secondarie 312; numerose scuole, fra elementari, professionali, normali e medie, con più di 12.000 sluoni. Vi sono inoltre opere per una buona assistenza sociale e sanitaria. La media delle conversioni, dal 1949 ad oggi, si è mantenuta quasi costante sulle 2000 unità annue.

Il principale ostacolo ad una più proficua opera di evangelizzazione è rappresentato dalla poligamia che, nonostante il decreto di proibizione emanato dal governo belga il 4 apr. 1950, resta ancora un'usanza largamente diffusa tra la popolazione indigena del vicariato.

Biol.: AAS, 41 (1949), pp. 437-38; Arch. della Sacra Congr. di Prop. Fide, pos. prot. n. 608-49; rulir. 42-27, prot. 880/ 49; J. Van Wing - V. Goemé, Ann. des Miss. Cath. au Congo Belga et au Ruanda-Urundi, Bruxelles 1949, pp. 327-53.

Mariano Clementi
WANDRILLE, abbazia di St.: v. bquen, arcidiocesi di.

WANHSIEN, diocesi di. - Nella parte orientale della provincia dello Szechwan, nella Cina centrooccidentale.

Fu eretta a vicariato apost. il 2 ag. 1929 con 10 sottoprefetture civili della missione di Chungking (v.) e fu affidata al clero secolare cinese. L'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Chungking.

Ha un'estensione di ca. 20.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 5.000 .000 di ab., i cattolici erano 21.393; i sacerdoti 43 ; i seminaristi maggiori 13, i minori 67 ; le suore 14 , di cui 7 estere. Tra le opere figuravano 3 orfanotrofi, 2 dispensari di medicinali, 113 scuole con 2930 sluoni.

Le vicende dell'evangelizzazione della missione di W. sono comuni a quelle della missione madre di Chungking (v.); al momento della sua erezione (1929) vennero ceduti a W. 22.960 eristiani.

Biol.: AAS, 22 (1930), pp. 129-30; GM, p. 212; Annuaire de l'Eglise cath. en Chine 1948, Shanghai 1948, passim; MC, 1950, p. 358 .

WANKIE, prefettura apostolica di. - E situata nella Rhodesia meridionale ed è stata eretta il 29 giugno 1953.

Nel 1949 alcuni padri dell'Istituto spagnolo di s. Francesco Saverio per le Missioni Estere di Burgos si recarono nel vicariato apost. di Bulawayo (v.) per iniziarsi al lavoro apostolico nel distretto di W. La nuova prefettura apost. comprende i distretti civili di W. e Sebungwe e quella parte del distretto di Shangani, che si trova tra i fiumi Shangani e Kana e confina a nord lungo il fiume Zambesi con il vicariato apost. di Livingstone, ad est con
il vicariato apost. di Salisbury e di Fort Victoria, a nord e ad ovest con il vicariato apost. di Bulawayo.

La nuova prefettura ha una superficie di ca. 50.000 kmq . con ca. 115.000 ab. di cui cattolici ca. 2700 , catecumeni ca. 280 . Vi sono 8 sacerdoti, 2 fratelli, 4 suore.

Biol.: Arch. di Prop. Fide, Paneuna n. 14, prot. n. 218073, Saverio Paventi
![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(per tortona delle Dame Inglesi, Roma)

Ward, Mary - Ritratto.
WARANGAL, diocesi di. - Eretta con decreto della S. Congr. de Prop. Fide dell'8 genn. 1953 per distacco dalla diocesi indiana di Hyderabad dei tre distretti civili di Warangal, Karimangar e Nalgonda.

E affidata ai sacerdoti del Pont. Istituto delle Missioni Estere di Milano, i quali, lasciata la ridotta diocesi di Hyderabad alle cure del clero nativo, si sono ritirati nel territorio della nuova circoscrizione.

Costituita suffraganea di Madras, confina con le diocesi di Hyderabad, Guntur, Vijayavada e Vaakhapatnam. La lingua parlata dalla maggioranza è il telegu. E situata nell'India centrale ed ha una superficie di 18.840 kmq . ed una popolazione di 3 milioni di ab., di cui 22.500 cattolici, 300.000 musulmani ed il resto pagani. La sede vescovile è W., capitale del distretto omonimo, città di facile accesso dalle diverse stazioni missionarie, che sono ca. 18 con 300 sotto-stazioni, e centro di notevole importanza dove i missionari stanno edificando cattedrale, scuole, ospedale e quanto occorre per un capoluogo di diocesi. Vi lavorano 30 pudri del Pont. Ist. delle Missioni Estere coadiuvati da alcuni fratelli e un discreto numero di suore di varie congregazioni religiose. Vi sono alcune istituzioni caritative e sociali in via di sviluppo. Non vi è seminario.

Biol.: Arch. di Prop. Fide, Paneuna n. 27, prot. n. 481732. Pompeo Borgna
WARD, Mary. - Fondatrice dell'Istituto della Beata Vergine Maria (v.), n. a Mulwith (Inghilterra) il 23 genn. 1585, m. a Hawart il 30 genn. 1645.

Cresciuta in una famiglia profondamente religiosa, nel 1606 si recò a St-Omer in Belgio ed entrò nel convento delle Clarisse, da dove uscì tre anni dopo per tornare in Inghilterra e svolgerci il suo apostolato per la gioventù femminile; ma non potendo realizzare il suo desiderio, se ne tornò a St-Omer con cinque signorine e vi aprì una scuola per l'educazione delle figliole della nobiltà inglese. Nel 1611 adottò le Costituzioni della Compagnia di Gesù, con le necessarie variazioni, onde l'appellativo di Gesuitesse dato alle aderenti. Nel 1614 finalmente poté aprire una casa a Londra. Il nuovo Istituto, detto delle Dame Inglesi, si staccava dalle regole allora in uso per la libertà dalla clausura, secondo il compito proprio di questa nuova istituzione, e per il governo della compagnia concentrato nella madre generale la quale doveva dipendere solo dalla S. Sede. Nel 1616 inviò a Roma un memoriale per l'approvazione pontificia e l'anno appresso Paolo V benediceva il nuovo Istituto. Furono ben presto aperte altre case, e mentre a Roma si discuteva sulla approvazione dell'opera di M. W., vi giunse un memoriale del clero inglese contro di lei che valse a far negare l'approvazione e a far condannare come eretica e disobbediente la W. Rinchiusa nel monastero delle Clarisse di Anger, vi fu trattenuta per quasi un anno. Liberatane, trascorse il resto della vita fra pene ed amarezze, sopportate con serena rassegnazione e con piena fiducia nell'affermazione della sua opera, l