291930), pp. 271-73. Luisa Cervelli
WEISS, Albert Maria. - Apologeta domenicano, n. il 22 apr. 1844 a Indersdorf (Baviera), m. il 15 ag. 1925 a Friburgo in Svizzera.
Sacerdote nel 1867, insegnò a Frisinga, ove preparò la $2^{a}$ ed. del Kirchenlexikon di Herder. Domenicano dal 19 luglio 1876 a Graz, nei suoi soggiorni in varie città di Europa strinse relazioni che utilizzò per la difesa della dottrina cattolica come autore, maestro, consigliere di privati, di autorità e di movimenti (ad es., del Movimento cristiano sociale e dell'Union de Fribourg).
Con acume teologico indagò alla luce dei Padri, degli scolastici e dei santi i problemi dello spirito contemporaneo confutando il liberalismo sotto l'aspetto religioso e sociale.
Scrisse: Die althirchl. Pädagogik (Friburgo 1869, articoli nei fogli diocesani di Monaco, Eichstätt, Histo-risch.-polit. Blätter.. Theol.-prakt. Quartalschrift); Apologie des Christentums vom Standpunkt der Sitte u. Kultur (5 voll., Friburgo 1878-89; $4^{2}$ ed. 1904-1908, ristampa 1923, trad. it. di C. Benetti, Trento 1894-1908): estratto Jesus Christus (Friburgo 1922); Gesetze für die Berechnung von Kapitalzins u. Arbeitslehn (ivi 1883); B. Herder (ivi 1889, 5a ed. 1890); Lebensweisheit in der Tasche (ivi $1893,16^{a}$ ed. 1920); Die Kunst zu leben (ivi 1900, $15^{a}$ ed. 1923); Die religiöse Gefahr (ivi 1904); Lutherpsychologie (Magonza 1905); Lebens- u. Gewissensfragen der Gegenwart (2 voll., Friburgo 1911); Liberalismus u. Christentum (Treviri 1914); Lebensweg u. Lebenswerk (autobiografia, Friburgo 1923). Curò le edizioni di M. J. Scheeben, Die Herrlichheiten der göttl. Gnade ( $5^{\text {a }}$ - $15^{\text {a }}$ ed., ivi 1894-1925, ristampa 1933), di H. Denifle, Luther u. Luthertum ( $2^{2}$ ed., I, it e II, Magonza 1906-1909).
Biol.: anon., A. M. W., in Memorie domenicane, 42 (1925), pp. $345-48$; R. Fei, Il p. A. M. W., ibid., 47 (1930), pp. 47-59; S. Szabó, A. M. W., in Anal. O. P., 16 (1923-24), pp. 349-51 e 17 (1925-26), pp. 603-14; G. Häfele, A. M. W., in Theol.prakt. Quartalschrift, 79 (1926), pp. 281-96, 552-67, 774-784; A. M. Rooll, s. v. in Staatslexikon, V (1932), coll. 1146-49; E. Hocedez, Hist. de la théol. au XIX siécle, III, Bruxelles 1947, pp. 185, 213-24, 343, 359.
Angelo Walz
WEISS, Johann Baptist. - Sacerdote, storico, n. a Ettenheim (Baden) il 17 giugno 1820, m. a Graz l'8 marzo 1899.
, Dal 1846 libero docente nell'Università di Friburgo in Br. e poi direttore del giornale Freiburger Zeitung, fu costretto nel 1852 a lasciare quella cattedra per aver sostenuto il vescovo Vicari nella lotta contro le invadenze del governo badense. Dal 1853 al 1891 fu professore nell'Università di Graz. E noto specialmente per la sua monumentale Weltgeschichte (22 voll., Vienna e Graz 1859-98 continuata, per l'epoca dopo il Congresso di Vienna, da R. v. Kralik), una delle poche opere che trattano l'intero sviluppo della storia universale dal punto di vista cattolico. Pregevoli sono specialmente gli ultimi volumi. Altre opere: Geschichte Alfred: des Grossen (Sciaffusa 1852); Maria Theresia und der österreichische Erbfolgekrieg (Vienna 1863).
Biol.: C. Wurzbach, Biograph. Lex. des Kaisertums Osterr., LIV, Vienna 1886, pp. 111-19. Igino Rogger
WEISSE, Christian Hermann. - Filosofo della destra hegeliana, n. a Lipsia il 10 ag. 1801, m. ivi il 19 sett. 1866. A Lipsia tenne la cattedra di filosofia dal 1844 fino alla morte.
Subi l'influsso di Hegel (v.) e di Schelling (v.). Il suo pensiero, però, vuole essere uno sforzo per utilizzare le posizioni idealistiche e inserirle nella tradizione spiritualistica e cristiana, al fine di salvare il concetto della personalità di Dio (la cui esistenza W. ritiene provata dall'argomento cosmologico: Philos. Dogmatik, I, p. 340). Il punto di partenza è il concetto di libertà; la ne-
cessità logica, infatti, con il suo procedere dialettico, permette solo la costituzione di schemi generali, privi di contenuto reale. Perché la realtà sia raggiunta occorre un libero atto creativo, che anzitutto è posto da Dio. In Dio la logicità costituisce le forme della possibilità dell'esistere, e si connette con la fantasia e il volere. La triade dello spirito assoluto è, così, concepita come Vern. Bello, Bene. Nella figura di Cristo il W. vede il Dio umanizzato costituirsi come stimolo al progresso morale dell'umanità, che aspira, come a ideale, alla comunione del regno dei cieli.
Importanti le sue dottrine estetiche. L'estetica è distinta in : 1) dottrina del concetto di bello; 2) dottrina dell'arte, come oggettivazione del bello; 3) dottrina del genio, inteso anche nella sua forma oggettiva, cioè bello naturale, costumi e amore sessuale (Geschlechtsliebe). La facoltà estetica è, nell'uomo e in Dio, la fantasia (Gemüt).
Opere principali : Die Idee der Gottheit (Dresda 1823); De Platonis et Aristotelis in constituendis summis philosophiae principis differentia (Lipsia 1827); Darstellung der griech. Mythologie (ivi 1829); System d. Ästhetik als Wissensch. v. d. Idee des Schönen (ivi 1830); Grundzüge der Metaphysik (Amburgo 1835); Die evangelische Geschichte (2 voll., Lipsia 1838); In welchem Sinne die deutsche Philos. jetzt wieder an Kant sich zu orientieren hat (ivi 1847); Philosophische Dogmatik oder Philosophie des Christentums (3 voll., Lipsia 1853-62).
Biol.: M. Heinze, s. v. in Allg. deutsche Biogr., XLI (1896), pp. 590-94; M. Horstmeier, Die Idee der Persönlichbett bei 7. H. Fichte u. C.H.W., Gottings 1930. Altre indicazioni in Cherms9. IV, pp. 245-51, 699 e in W. Engerdum, Philosophen-Lexikon, II, Berlino 1950, pp. 850-53.
Enzo Maccagnolo
WEITENAUER, IONAZ. - Gesuita, poliglotta ed esegeta, n. ad Ingolstadt il $1^{\circ}$ nov. 1709, m. a Salem il 4 febbr. 1783. Entrato nel 1724 nella Compagnia di Gesù, insegnò per 20 anni lingue orientali a Innsbruck. Soppresso l'Ordine (1773), si ritirò nell'abbazia cistercense di Salem, continuandovi la sua opera di scrittore.
W. compose molti scritti filologici, alcuni dei quali a carattere grammaticale sulle lingue moderne. Indice della sua piatà e del suo zelo sono i Subsidia eloquentiae sacrae ( 19 voll., Augusta 1764-69). Scrisse un Hierolexikon linguarum Orientalium (ivi 1759), che rispecchia anche nel suo carattere divulgativo lo stato della orientalistica del tempo. Curò un'edizione della Volgata (Biblia sacra utrinsque Testamenti, 7 voll., ivi 1773) ed una traduzione tedesca, di cui il Nuovo Testamento uscì in 2 voll. (ivi 1777-78) e tutta la Bibbia in 14 voll. (ivi 1781-83). Un successo molto maggiore ottenne il breve dizionarietto biblico Lexikon biblicum in quo explicantur Vulgatae vocabula et phrase (Innsbruck 1758), più volte ristampato (l'ultima edizione uscì oltre un secolo dopo a Torino, presso l'editore Marietti, nel 1866).
Biol.: Sommervogel, VII, coll. 1051-59; B. Duhr, Gesch. der Jesuiten in den Ländern deutscher Zange, IV, 11, Monaco-Ratisbono 1928, pp. 21-23, 120-23; Hurter, V, coll. 358-59. Angelo Penna
WEITLING, Wilhelm Christian. - Propagandista, organizzatore comunista, antesignano del comunismo in Germania, n. a Magdeburg l'8 ott. 1807 e m. a Nuova York il 25 genn. 1871.
Sarto, poeta, pubblicista vivace e fanatico, divenne comunista a Parigi, leggendo Babeuf e i socialisti dell'utopia : Fourier e Cabet. Nominato agente per l'estero dalla Lega parigine dei comunisti, fu a Ginevra nel 1840 e poi a Losanna, Zurigo e Berna. Qui scrisse Il Vangelo del povero peccatore (Berna 1842), per, cui fu condannato ed espulso. Viaggiò in Russia, Inghilterra, Belgio e Olanda allo scopo di organizzare centri di comunismo: infine anche a Nuova York. Però la Rivoluzione del 1848 lo trovò a Berlino. Costretto a fuggire, tornò in America dove fondò il giornale L'unione democratica e tentò una colonizzazione comunista nel Wisconsin. Rientrato in Europa, fece di Amburgo la sede della propaganda comunista e fondò una Lega per la libertà. Minacciato, fuggì a
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Londra e nel 1851 era per la terza volta a Nuova York, dove pubblicò durante tre anni la sua Repubblica dei lavoratori.
Scarsamente colto, fu un teorico delle nuove idee, assai semplicisticamente concepite: lo Stato era tenuto a provvedere il necessario a ciascun membro della collettività, essendo questo, per contro, obbligato a lavorare sei ore al giorno. Illuminismo, rivoluzione sociale, anarchia, influenzarono in egual grado e confusamente la sua mentalità, ispirando le sue azioni.
BibL.: W. Jung. Der kommunist. Aetator W. W., Würzburg 1926; K. Mielcke, Deutsch. Prükoozialismus, Stoccarda 1931; F. Müller, s.v. in Staatslexikon, V (1932), coll. 1149-52. Mario Baronci
WEIZMANN, Chaim (Hajjlm). - Uomo politico ebreo, n. a Mjotol nella prov. di Minsk nel 1874, m. il 9 nov. 1952. Ricevette la prima istruzione nella scuola elementare ebraica, passo poi per gli studi medi a Pinsk, uno dei centri importanti della Hibbath Sijjön (v. $\left.\left.\mathrm{s} 0 \mathrm{~m} \mathrm{~s} \mathrm{~m} \mathrm{~m} 8 \mathrm{~s} \mathrm{st} 5 \mathrm{~m}^{2}\right)$ ).
Iniziò gli studi universitari a Berlino, dove conobbe il «sionismo politico» di Herzl. Partecipò al primo Congresso sionista a Basilea nel 1897. Contrario alla assimilazione, si fece sostenitore del sionismo pratico, e con un gruppo nei quale figurava anche Salomone Rappaport, fondò la prima società sionista svizzera, hashShabar (Talba) in contrasto al sionismo dominante in Occidente. Nel 1900 ottenne la laurea in chimica summa cum laude a Friburgo; fu poi professore incaricato a Ginevra e nel 1904 a Manchester e in Inghilterra conobbe per la prima volta il filosofo 'Ahad hâ-'Am. Una importante invenzione nel campo degli esplosivi lo mise in contatto con uomini influenti del governo inglese e al momento della Dichiarazione di Balfour esplò̀ una intensa attività diplomatica. Nello stesso tempo partecipava alla campagna per la raccolta di fondi per il Qeren haj-jésôdn e sosteneva la fondazione dell'Agenzia ebraica. Nel 1928 concludeva un accordo con l'emiro Fijsel, convinto come era che in Palestina ci sarebbe stato posto sufficiente per Ebrei e Arabi.
Nel 1920 era presidente dell'Organizzazione sionista mondiale; la sua situazione però non era facile: Ussischkin lo attaccava e Jabotinski passò all'opposizione fondando il Partito revisionista (che diventò poi la «Nuova organizzazione sionista»), che si proponeva un atteggiamento più fermo e deciso nei confronti dell'Inghilterra. Nel 1931 una mozione di sfiducia della politica di W. ottenne la maggioranza del Congresso sionista e al posto di presidente dell'Organizzazione venne eletto Sokolow. W. ritornò allora agli studi, dividendo il suo tempo tra scienza e attività sionistica. Nel 1936 depose dinanzi alla Commissione Peel, e sostenne che uno Stato ebraico che comprendesse soltanto una parte della Palestina avrebbe potuto assorbire gran numero di immigrati e avrebbe fornito mezzi di sussistenza a due o tre milioni di Ebrei; si trovò però sempre dinanzi l'opposizione del gruppo americano dei Mizrâbi e d.i revolutisti. Nel 1947 l'Agenzia ebraica lo inviò a Lake Success e fu quindi presente quando, il 29 nov., le Nazioni Unite si dichiararono in favore della creazione dello Stato israeliano. Il 2 febbr. 1949 fu eletto Capo dello Stato d'Israele dall'Assemblea costituente riunita a Gerusalemme. Il 3 genn. 1946 era stata posta la prima pietra dell'Istituto di ricerche scientifiche che ora porta il suo nome.
BibL.: C. Weizmann, La mia vita per Israele, trad. it., Milano 1990; id., Saggi e discorsi, Firenze 1924; cf. ancora la rivista Israël del 1923.
Eugenio Solli
WELLHAUSEN, Julius. - Storico e filologo protestante, n. il 17 maggio 1844 a Hameln (Hannover), m. il 7 genn. 1918 a Gottinga.
Nel 1872 professore ordinario a Greifswald, presto rinunziò alla cattedra per le polemiche suscitate dai suoi scritti storico-esegetici; passo ad insegnare ad Halle (1882) lingue orientali; nel 1885 a Marburgo, nel 1892 nell'Università di Gottinga, successore di P. de Lagarde.
Il nome di W. è intimamente legato alla critica sulle origini del Pentateuco (v.). Applicando e sviluppando la teoria delle fonti già proposta da K. von Graf, divenne
il corifeo della nuova ipotesi dei vari documenti. W. manifestò le sue idee nella Geschichte Israels (Berlino 1878), che, rimaneggiata, nel 1883 riapparve con i titoli Prolegomena zur Geschichte Israels ( $6^{a}$ ed. 1903) e Die Komposition des Hexateuchs und der historischen Bücher des Alt. Text. (3a ed. 1899). Le idee di W. furono accolte da una critica molto vivace, ma in genere la sua teoria nel campo razionalistico fu accettata e spesso esagerata. Solo molto più tardi si cominciò a richiamare in discussione non pochi dei suoi principi. Fra le altre opere del W. intorno al Vecchio Testamento si ricordano: Der Text der Bücher Samuelis (Gottinga 1871); The book of Psalms nella Bibbia "policroma" di P. Haupt (Lipsia 1895); Die kleinen Propheten (Berlino 1898); Israelitische und jüdische Geschichte (ivi 1894; 8a ed. 1921).
W. si dedicò poi allo studio del Nuovo Testamento mostrando la medesima indipendenza di giudizio nel presentare ipotesi. Le sue idee, però, in questo campo ebbero un successo molto esiguo. Supponeva per i Vangeli un testo fondamentale, che con varie aggiunte avrebbe costituito Marco. Nel Vangelo di Giovanni additava uno scritto primitivo, che utilizzava Marco e Luca, quindi rimaneggiato in maniera da risultare non più individuabile nei particolari. Intorno al Nuovo Testamento W. scrisse : Die Pharisäer und die Sadducäer (Greifswald 1874; 2a ed. Hannover 1924); Das Evangelium Marci (Berlino 1903; 2a ed. 1909); Das Evangelium Lucae (ivi 1904); Das Evangelium Matthaei (ivi 1904; 2a ed. 1914); Einleitung in die drei ersten Evangelien (ivi 1905; 2a ed. 1911); Das Evangelium Johannis (ivi 1908). Importanti contributi W. diede anche alla storia e filologia araba. Qui basta ricordare Reste des arabischen Heidentums (in Shizzen und Vorarbeiten, III, Berlino 1887; 2a ed. 1897); Medius cor dem Islam e Muhammeds Gemeindeordnung von Medina (Shizzen und Vorarbeiten, IV, ivi 1889); Prolegomena zur ältesten Geschichte des Islam (Shizzen und Vorarbeiten, VI, ivi 1899); Das arabische Reich und sein Sturz (ivi 1902).
BibL.: E. Schwarze, Rede auf 7. W., Berlino 1919; E. Sellin, in. Deutsches biograph. Zahrb., Uberleitungsband, II (1917-20), Berlino-Lipsia 1928, p. 342 sgg.
Angelo Penna
WELLINGTON, ARCIDIOCESI di. - È situata nella parte meridionale della Nuova Zelanda ed originariamente faceva parte del vicariato dell'Oceania occidentale, eretto nel 1835, e comprendeva tutta la Nuova Zelanda.
Il 22 genn. 1840 giunse nell'isola il primo gruppo di immigrati e fondò la città di W. Il 20 giugno 1848 il vicariato fu diviso nelle due diocesi di Auckland (v.) e di Port Nicholson per cui i due terzi del gruppo insultare appartenevano alla diocesi di Port Nicholson. Con lettera di Propaganda del 18 dic. 1851 fu mutato il nome in quello di W. ed il 10 maggio 1887 fu elevata a metropol per tutta la Nuova Zelanda. Dalla diocesi di W. furono distaccate la diocesi di Dunedin (v.) il 4 ott. 1869 ed il 10 maggio 1887 la diocesi di Christchurch (v.).
Ha una superficie di kmq. 84.950 con una popolazione di 600.000 ab. di cui 73.725 cattolici compresi i maori in numero di 6866 . I sacerdoti diocesani sono 108, religiosi 114; fratelli 72, suore 810. Parrocchie 60; chiese 134; collegi ecclesiastici 2; scuole 114; ospedali 3; orfanotrofi 3.
BibL.: P. Moran, Hist. of the Cath. Church in Australasia, Sidney n. s., pp. 689-958; MC 1950, pp. 462-63; GM, pp. 340341; Australasian Cath. Directory 1952, Sidney 1952, pp. 401-18. Saverio Paventi
WELLS, Herbert George. - Scrittore sociale e narratore inglese, n. il 21 sett. 1866, m. il 13 ag. 1946, discepolo di T. H. Huxley, fu per tutta la vita modernista e apostolo del progresso scientifico.
Il messaggio pseudoprofetico che si può ricavare da tutta la sua vasta opera è che Dio è un dio automatico e incompiuto che ha bisogno della cooperazione dell'uomo per sopraffare le diverse forme del male e attuarsi in pieno. Alcuni suoi libri, quali The timemachine (1895), The war of the worlds (1898), The invisible man (1897) divennero popolari come visioni fantastiche dell'avvenire della scienza e si leggono come romanzi d'avventura; altri prospettano e divulgano questioni sociali, ma sol-
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tanto pochi posseggono qualità narrative e anche questi non s'impongono per eccellenza di stile, poiché W. non aveva il talento innato d'un Dickens né la vivacità e l'arguzia del suo amico G. B. Shaw. Tra le sue opere più riuscite è Tono Bungay (1909) ove si caratterizza felicemente la classe dei nuovi ricchi inglesi alla fine del xix sec. La visione che egli dà della storia mondiale in opere destinate a un vasto pubblico di lettori, come Short history of the world (1922), venne aspramente criticata dal Belloc. W. è stato spesso presentato come un campione del positivismo ottimistico, ma il tono dei suoi ultimi scritti si incupisce spesso nel pessimismo.
Bibl.: G. West, H. G. W., a sketch for a portrait, Londra 1930; H. G. Wells, Experiment in autobiography ecc., 2 voll., ivi 1934; E. Cecchi, Pestimenti di H. G. W., in Scrittori inglesi e americani, Lanciano 1935, pp. 192-203; M. Praz, Vita d H. G. W., in Studi e svaghi inglesi, Firenze 1937, pp. 117-23.
Augusto Guidi
WELT-BOTT, DER NEUE. - Raccolta di lettere e relazioni missionarie, edite nel periodo 1726-61 e costituenti 5 grandi tomi, suddivisi in 9 voll., che comprendono 40 parti, ciascuna delle quali contiene da 100 a 120 fascicoletti, numerati progressivamente, con proprio titolo, prefazione e indice.
La raccolta fu iniziata nel 1726 dal p. J. Stöcklein (v.), il quale cominciò con tradurre le Lettres édifiantes et curieuses (v.) dei Gesuiti francesi, a cui si aggiunsero le Nouveaux mémoires des missions de la Compagnie de Jésus dans le Levant, uscite a Parigi dal 1715. Però le versioni offerte in tedesco hanno un particolare valore, perché condotte esattamente sulle lettere originali, mentre gli editori francesi vi avevano introdotto forti abbreviature e rimaneggiamenti (cf. T. Chaney, Vie du p. Roman Hinderer de la C.d.J., Tournai 1889, p. 12). A queste lettere, altre se ne aggiunsero in gran numero, ricevute direttamente dai missionari gesuiti tedeschi sparsi in tutte le missioni, con cui l'editore aveva stretta relazione; né le lettere riprodotte sono tutte dei suoi confratelli, ma anche dei membri di altri Ordini religiosi e di laici. L'immenso materiale veniva scelto e raggruppato secondo un ordine prestabilito. Degni di nota lo studio accurato della esattezza storica e critica, per cui si trascuravano le lettere che non avessero l'intestazione, la firma dell'autore, la data : giorno, mese, anno, luogo; la vivacità delle descrizioni, le dilucidazioni geografiche, lo stile e la lingua, l'edificazione (procurata però senza esagerazioni né rilievi che sapessero di meravigliose e di rimaneggiamento), le carte numerose e le tavole in rame.
Alla morte del p. Stöcklein erano stati pubblicati 3 tomi in 5 voll. e 24 parti, tutti editi ad AugustaGraz: I, parti $1-8$ (1726; $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1729); II, 1, parti 911 (1727; $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1729 ); II, II, parti 12-16 (1729); III, 1, parti 17-20 (1732); III, II, parti 21-24 (postuma a cura del p. Karl Mayer, 1736). I successori del p. Stöcklein si attennero generalmente al suo programma, e non mancarono di materia, perché i Gesuiti tedeschi in missione andavano continuamente aumentando di numero e allargando le loro fatiche in nuove missioni. I tomi IV e V furono editi a Vienna. Il p. Pietro Probst pubblicò il vol. IV, 1, parti 25-28 (1748); il p. Franz Keller, il vol. IV, in, parti 29-32 (1755); V, 1, parti 3336 (1758); il p. Franz Xaver Socher il V, in, parti 37-40 (1761); di quest'ultimo volume non si conosce che un esemplare in possesso di privati a Vienna (cf. A. Väth, s.v. in L. Koch, Jesuiten Lexikon, Paderborn 1934, col. 1838).
La raccolta, prezios: fa:15) di notizie, letta con avidità al suo apparire in tutti i conventi e alle corti dei principi e dell'Imperatore, si può ora difficilmente trovare completa.
BibL.: A. Hounder, P.J. Stöcklein's $\cdot$ Neuer W. B. s, in Die hath. Miss., 33 (1904-1905), pp. 1-4, 30-33, 80-83, 103-107; B. Dube, Gesch. der Jesuiten in den Ländern deutscher Zange, IV, in, Monaco-Batistona 1928, pp. 132-58; Streit, Bibl., I, pp. 381 sgg.
Celestino Testore
WEMMERS, Jakobus. - Carmelitano, missionario e vescovo, n. ad Anversa il 21 ott. 1598, m. a
Napoli il 21 ag. 1645. Nel 1617 professò tra i Carmelitani dell'antica osservanza.
Laureatosi in teologia, si recò a Roma, dove si mise in relazione con i sacerdoti dell'ospizio abissino di S. Stefano, studiando metodicamente la lingua dell'Etiopia. Nel 1638 con i tipi di Propaganda usci la sua grande opera Lexicon Anthiopicum (in $4^{\circ}$, 319 pp.), seguito da una grammatica della stessa lingua con un indice di parole latine di rinvio al dizionario ( 100 pp .), primo studio scientifico sulla lingua etiopica, giudicato ancora un capolavoro. Per il nome acquistato per questi studi, nel 1640 fu nominato, dalla Congregazione di Propaganda Fide, prefetto della missione di Etiopia, dove lavorò con grande frutto, grazie anche alla perizia glottologica, oltre che allo zelo apostolico. Tornato a Roma, nel 1645, fu eletto vescovo di Memphis (Cairo) e vicario apost. per la missione di Etiopia.
Consecrato il 5 giugno 1645 a Roma, partì per il suo campo di lavoro, ma a Napoli, mentre attendeva di salpare, fu colpito dalla morte.
Bibl.: C. de Villiers, Bibliothe. Carmelitana, I, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Roma 1927, coll. 703-704; B. Emmertmann, Les Cuevues humanistes, in Etudes Carmélit., 20 (1935, II), pp. 91-92; Eubel, IV, p. 239. Valentino Di Maria
WENCK, Johannes. - Teologo, n. a Herrenberg (Württemberg), m. nel 1460.
Ricordato come sacerdote nel 1424, alla fine del 1426 venne come "magister artium" da Parigi a Heidelberg, ove rimase dopo aver finito i suoi studi teologici come "professor theologiae". E specialmente noto per lo scritto De ignota litteratura (1442-43) contro Niccolò Cusano, e più ancora attraverso l'Apologia doctae ignorantiae (1449) di questo. Nei suoi Commentarii agli scritti aristotelici, e più al Liber de consis, infine (1455) al De caelesti hierarchia di Dionisio, W. si sforza, quale deciso rappresentante della via antiqua, di propagare il fondo comune dell'ideologia scolastica. Tuttavia segue spesso, affiancandosi ai commentari di Alberto Magno, un orientamento neoplatonico. La sua opera di predicatore, Memoriale divinorum officiorum (1445), è costantemente rivolta alla liturgia. E in preparazione l'illustrazione delle opere di W. contenute nei codici palatini della Vaticana.
Bibl.: E. Vansteenberghe, Le "De ignota litteratura" de Jean W. de Herrenberg contre Nicolas de Cuse, in Beiträge 2. Gesch. d. Philos. d. Mittelalters, 8 (1919), p. 6; G. Ritter, Die Heidelberger Universität, Heidelberg 1936; R. Haubst, J. W. aus Herrenberg als Albertist, in Rech. de théologie aus, et mödievale, 18 (1951), pp. 308-23.
Rodolfo Haubst
WERFEL, Franz. - Scrittore tedesco, n. a Praga da famiglia ebraica il 10 sett. 1890, m. a Beverly Hills (California) il 27 ag. 1945.
Esordì giovanissimo con raccolte di liriche, quali Welffreund (1911), Wir sind (1912), Etnander (1914), che, in una interiore ricerca di valori spirituali, risentono in generale dell'ambiente espressionistico e dell'atmosfera di guato di Hugo von Hoffmannsthal. Anche il primo romanzo Nicht der Mörder sondern der Ermorderte ist schuldig rivela i medesimi influssi. I suoi drammi Spiegelmensch (1912), che è una trilogia magica, e Paulus unter den Juden (1926), che è piuttosto una leggenda drammatica, sono visioni liriche più che veri drammi; tecnicamente meglio costruito è Suarez und Maximilian, dramma storico scritto nel 1924. Ma la sua espressione più personale il W. la trova nel romanzo. In Verdi, der Roman der Oper (1923) W. velatamente polemizza contro Wagner; in Barbara oder die Frömmigkeit sa trovare accenti sinceri e convincenti nella trattazione di un tema a lui caro, quello della fede umile, umanamente semplice e pura, di contro alla perversità del mondo. Seguono poi, ispirati allo stesso ideale, Der Abituriententag (1928), Das Reich Gottes in Böhmen (1930), Die Geschwister von Neapel (1931); ma nel romanzo Die vierzig Tage der Musa Dagh (1934), che narra l'epica vicenda di una piccola comunità di Armani che in nome della fede lottano contro i Turchi, W. raggiunge la sua piena maturità di scrittore. Delle ultime sue opere: Aus der Dömmerung einer Welt (1936); Der veruntreute Himmel (1939); Das Lied von
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Bernadette (1941); Jakobowsky und der Oberst (1943); Stern der Ungeborenen (1946), Bernadette rappresenta l'esaltazione lirica più nobile di quella fede pura ed ingenua, di cui aveva sentito cosi potente il richiamo.
Biol.: R. Specht, F. W., Vienna 1926; B. Tecchi, Scrittori tedeschi del Novecento, Firenze 1941, pp. 151-56; E. Rocca, Stor. dello letter. tedesca dal 1870 al 1933, ivi 1950, pp. 185-98. Sergio Lupi
WERMINGHOFF, Albert. - Storico e giurista, n. il 3 ag. 1869 a Wiesbaden, m. il 2 febbr. 1923 a Halle.
Allievo di Scheffer-Boichorst a Berlino, fin dal suo primo lavoro (la dissertazione sui pignoramenti delle città imperiali del medio e basso Reno nei sec. xili e xiv) si interessò soprattutto degli aspetti giuridicoistituzionali nella storia medievale. Nel 1896 iniziò la sua collaborazione ai MGH e curò con esemplare diligenza, l'edizione dei Concilia aesi Karolini (1904-1908). Nel frattempo aveva preso l'abilitazione in storia medievale presso l'Università di Greifswald e nel 1907 era stato nominato professore ordinario a Königsberg. Lo studio del diritto ecclesiastico medievale lo portò naturalmente alla redazione della Geschichte der deutscher Kirchenverfassung im Mittelalter (Hannover 1905; $2^{4}$ ed. con il titolo Verfassungsgeschichte der deutschen Kirche im Mittelalter, Lipsia 1913), ancora oggi opera fondamentale in argomento. Contemporaneamente divesse, insieme allo Stutz, la sesione canonistica della Zeitschrift der SavignyStiftung für Rechtsgeschichte. Chiamato all'Università di Halle nel 1913, si dedicò verso gli ultimi anni della sua esistenza a studi sul Quattrocento tedesco. Il suo Ludwig Kyb der Ältere (1919) è appunto un contributo notevole alla storia dell'umanesimo in Germania. Nel 1921 l'Università di Lipsia lo chiamò a far parte del suo corpo accademico, ma una grave malattia epatica, che gli precluse l'insegnamento, lo condusse a morte.
Biol. K. Hompe, Necrologio, in Hist. Zeitrch., 128 (1943), pp. 373-76; U. Stutz, W., in Zeitschr. der Savigny-Stiftung für Rechtsgesch., Kan. Abt., 13 (1924), pp. vi-xxiv. Silvio Furlani
WERNER di Ratisbona. - Scrittore mistico francescano della seconda metà del sec. xiri.
Lettore nel convento di Ratisbona e probabilmente custode della Baviera, nel 1278 fu arbitro di pace nella questione tra il vescovo Enrico II di Ratisbona e il Capitolo di S. Emmerano. Assistette sul letto di morte il duca Enrico di Baviera (3 febbr. 1290).
Celebre è il suo Liber soliloquiorum, vero fiore della primitiva mistica francescana tedesca e della letteratura laudese. Gli si attribuisce anche un Onomasticon sacrum.
Bib.: B. P.ve, Bibliotb. aust., IV, Ratisbona 1724, pp. 41-80; K. Eubel, Gesch. der Oberdentsch. Striusburger Minoriten-Provinc., Würzburg 1886, pp. 237-38, nota 165; O. Bonmann, in Zeitschr. für Aakese und Mystik, 12 (1937), pp. 294-305.
Giovanni Odoradi
WERNER, Zacharias. - Drammaturgo e oratore, n. a Königsberg il 18 nov. 1768, m. a Vienna il 17 genn. 1823.
Tre volte divorziato nel giro di pochi anni, sentì l'esigenza di un'attività religiosa e si iscrisse a una loggia massonica per cooperare a una rigenerazione religiosa e morale dell'umanità.
La serie dei suoi drammi: Die Söhne des Thales (1800-1806), Das Kreuz an der Ostsee (1806), Luther, oder die Weihe der Kraft (1807), Attila, König der Hunnen (1808), Wanda, die Königin der Sarmaten (1810), Der vierundzwanzigste Februar (1809), contiene il passaggio da un ideale utopistico-massonico a un mondo erotico-mistico, per terminare in un tetro fatalismo. A Jena e a Weimar fu in contatto con Goethe; in Svizzera con la signora de Staël; su consiglio di questa viaggia a Roma (1809), ove entrò il 19 apr. 1810 nella Chiesa cattolica, ed il suo misticismo fantastico si trasformò in calma e convinta accettazione del dogma cattolico. Tornato in Germania fu ordinato sacerdote dall'arciv. di Magonza, K. Th. v. Dalberg(1814), e da allora il suo centro
d'azione fu Vienna, dove fu notissimo come predicatore; quivi divenne discepolo di s. Clemente Hofbauer.
Le sue opere drammatiche furono pubblicate da lui stesso nell'edizione: Theater von Z. W. ( 6 voll., $2^{2}$ ed., Vienna 1881). Altre opere, compresa una scelta delle sue prediche in: Z. W. Sämmtliche Werke, aus seinem schriftlichen Nachlass herausgegeben von seinen Freunden (13 voll., Grimma 1840).
Biol.: H. Schultz, Z. W. Biogr. und Charakteristik, 2 voll., Grimma 1841; H. Düntzer, Zwei Bekehrte Z. W. und Sophie von Schardi, Lipsia 1873; E. Vierling, La conversion d'un romantique, Parigi 1908; G. Gebetti, Il dramma di Z. W., Torino 1916; G. Garrow, Z. W. und das Drama seiner Zeit, Lipsia 1933; A. Maugh, Maccini e W., in Consolvium, tec. 6 (1952), pp. 873-95. Igino Rugger
WERNZ, Franz Xaver. - Canonista, $25^{\circ}$ generale della Compagnia di Gesù, n. a Rottweil (Württemberg) il 4 dic. 1842 , m. a Roma il 19 ag. 1914.
Entrato nell'Ordine nel 1857, fu per 31 anni professore di diritto canonico a Dittco-Hall e St. Buenos (18751882), poi a Roma, all'Università gregoriana (1882-1906), dove fu anche rettore dal 1904 al 1906, quando fu eletto generale della Compagnia ( 8 sett.). Altamente stimato per la sua chiarezza, profondità, prudente moderazione e inconcussa giustizia, fu dal 1886 consultore delle SS. Congregazioni Romane del Concilio, del S. Uffizio, degli Affari ecclesiastici Struordinari, e più tardi membro della Commissione per la codificazione del Diritto Canonico. Più ampia fama, durevole ancora, gli procacciò l'opera, divenuta classica, Tua decretalium ( 6 voll., Roma 1898 1914; ora adattata al CIC dal pp. P. Vidal e F. Aguirre [Tus canonicum, 7 voll., Roma 1928-37]): per la divisione ordinata, la trattazione copiosa ed erudita, la ricchezza di varietà e notizie tolte dalla storia dei canoni, dalla filosofia del diritto e dalle scienze affini, molti dei suoi suggerimenti e delle sue formulazioni rivivono nel CIC.
Come generale, promosse la vita spirituale e interiore della Compagnia e le varie sue attività esteriori di studio (nuove cattedre e nuove norme alla Università Gregoriana, assidua premura per l'Istituto biblico, creato da Pio X, perché corrispondesse al suo alto fine, nuovi periodici di alta divulgazione, efficace protezione dei Monumenta historica Soc. Temi) e dell'apostolato (esercizi spirituali, congregazioni mariane e sodalizio della Buona Morte). Al modernismo si oppose con forte e costante tenacia per tenerlo lontano dai suoi, premunendoli contro ogni leggerezza di animo e la sequela delle novità temerarie. Sua specialmente fu la nuova missione del Giappone, da lui considerata quasi erede legittima dell'antica fecondata dal sangue di tanti mortiri. Né gli mancarono tebrolazioni e angosce, perché vide la Compagnia perseguitata in Francia, Spagna e Portogallo, e se stesso e i suoi presi di mira da avversari e falsi fratelli, quasi fiacchi e poco decili all'autorità della Chiesa nella questione del modernismo.
Biol.: P. Tacchi Venturi, Il molto rev. B. F. W., in Civ. Catt., 1914, III, pp. 605-11; F. Ehrle, Fr. X. W., in Stimmen der Zeit, 90 (1915), pp. 340-54; E. P.le y Daniel, El R.mo P. Francisco Javier W., Barcellona 1915; E. Ross, I Gesuiti, $2^{2}$ ed., Roma 1930, pp. 564-75; G. O. storio, In pium Francisc W. Soc. Jesu memoriam, 1832-1932, in Gregorianum, 24 (1943), pp. 9-22.
Celestino Testore
WERTHMANN, LORENZ. - Sacerdote, fondatore e primo presidente della Caritas tedesca, n. il $1^{\circ}$ ott. 1858 a Geisenheim, m. il 10 apr. 1921 a Friburgo in Br.
Circondatosi di collaboratori, cominciò nel 1886 a pubblicare la rivista Caritas e ad organizzare i Caritastage (22, durante la sua vita), grandi congressi della Caritas in varie città della Germania. La fondazione dell'Unione Caritas avvenne il 9 nov. 1897. Nel 1915 il Caritasverband fu approvato dalla Conferenza dei vescovi tedeschi a Fulda, come organizzazione ufficiale che doveva avere le sue associazioni in tutte le diocesi di Germania. Abile organizzatore il W. cercò di perfezionare la struttura della sua Unione, ideando ancora la fondazione di organizzazioni specializzate nei vari rami dell'attività caritativa. La sua opera influì anche sulle associazioni similari nei vari paesi vicini.
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Birl. C. Noppel, Prälat Dr. L. W., in Stimmen der Zeit, 101 (1921), pp. 402-403; W. Liesc, L. W. und der Deuticbe Caritasverband. Friburgo in Br. 1929; J. Bocking, s. v. in Staatslexikon, V (1932), coll. 1224-27.
Jaroslav Skarvada
WESLEIANA CHIESA: v. METODISMO.
WESLEY, John: v. METODISMO.
WESSEL, GANSFORT. - Teologo, n. a Groninga nel 1419 ca. e ivt m. il 4 ott. 1489.
Formatosi alla scuola dei Fratelli della Vita comune di Zwolle, nel 1449 si recò all'Università di Colonia e poi a quella di Heilderberg ove, divenuto magister artium ( $1^{0}$ giugno 1456 ), apprese il greco e l'ebraico e si mostrò fedele al realismo tomista. Trasferitosi nel 1457 a Parigi aderì allo scotismo e poi al nominalismo; donde ritornò poi a Groninga certamente per la legge di Luigi XI contro il nominalismo (1473).
Scrisse fra l'altro: De causis incarnationis; De Sacramento Eucharistiae; Farrago rerum theologicarum; Epistolae in quibus grossertim de Purgatorio et Indulgentiis (Groninga 1614, a cura di A. Hardenberg).
La fama postuma di W. G. è dovuta alla persuasione diffusasi nel 'geo che egli fosse un precursore di Lutero: "Doctor Wesselus multa habet cum Luthere communia" (Erasmo, Opera omnia, Leida 1706, col. 1622). Realmente nei suoi opuscoli si trovano dottrine che arieggiano in anticipo quelle luterane (p. es., la negazione dell'infallibilità della Chiesa, l'esagerata esaltazione dell'opus operantis a scapito dell'opus operatum dei Sacramenti, l'indole non giudiziale del sacramento della Penitenza e l'inutilità delle Indulgenze) ma è pure certo ${ }_{2}$ che vi sono molte affermazioni che contrastano con quelle che fu poi il sistema teologico di Lutero. Notevole invece è la sua dottrina eucaristica, la quale, nonostante il fluttuare dello stile soffuso di misticismo, sembra veramente accostarsi a quello che divenne l'errore "sacramentario" di Zwingli e di Ecolampadio; anzi è provato che la celebre lettera di Oen (Honius), che tanto influi su Zwingli, fu scritta con elementi tratti dalle opere eucaristiche di W. G.
Bial., M. Van Riejn, W. G., s'Gravenhage 1917; E. W. Miller, W. G. Life and writings. Principal works translated by 5. W. Seadder, 2 voll., Nuova York 1917; L. Cristiani, s. v. in DThC, XV, coll. 3231-36 (giudizio benevolo); J. Nebesni, De doctrina eucharistica W. G. deque eius habitudine ad Honium et Sacramentario, Roma 1948 (tesi inedita dell'Ateneo di Propaganda Fide).
Antonio Piolanti
WESSENBERG, Ignaz Heinrich von. - Illuminista e febroniano, n. a Dresda il 4 nov. 1774, m. a Costanza il 9 ag. 1860 . Filosofia, teologia, diritto e storia ecclesiastica furono le materie a cui dedicò maggior interesse; contatti con personalità politiche e ecclesiastiche e con gli ambienti dell'amministrazione statale.
Dal 1798 difficoltà finanziarie, che avevano colpito la famiglia, lo costrinsero a stabilirsi a Costanza, dove da tempo era canonico. Decisivo fu l'incontro (1795) con l'arcivescovo di Magonza e coadjutore di Costanza, Karl Theodor von Dalberg, che vide subito in W. l'uomo che faceva per lui e quando ebbe il pieno governo della diocesi di Costanza, lo scelse, appena ventisettenne e suddiacono, a suo vicario generale. Un'intensa attività di riforma, dominata da criteri illuministi, caratterizza l'azione pastorale di W. a Costanza. Accanto a lodevoli sforzi per migliorare le condizioni del clero, con buone iniziative per il rinnovo della vita parrocchiale, tale riforma era animata da una tendenza razionalistica radicale, causa di gravi disorientamenti. Pellegrinaggi, processioni e devozioni popolari vennero prescritti come superstizioni. Il rosario mariano e la Confessione settimanale vennero visti con aperta ostilità. Confraternite e congregazioni vennero soppresse o volte a scopi meramente filantropici. Nelle funzioni e nell'amministrazione dei Sacramenti si adottarono formulari tedeschi, fino alla formazione di un nuovo rituale.
L'aristirio con cui W. introdusse queste innovazioni, giungendo fino a concedere dispense che oltrepassavano il potere dei vescovi, era fondato sulla sua concezione febroniana, che pur ammettendo in teoria il
Primato romano, sopravvalutava il diritto divino e inviolabile dei vescovi e la loro indipendenza dalla Sede apostolica, pretendendo che le disposizioni della S. Sede avessero applicazione nei diversi territori solo dopo l'accettazione dei vescovi, assistiti e aiutati dalle autorità statali. Di tale atteggiamento W. fu uno dei massimi esponenti anche nell'ambito più largo della storia ecclesiastica della Germania del suo tempo, mirando ad una organizzazione nazionale della Chiesa tedesca sotto l'egida di un primate. Lavorò instancabilmente a tale scopo nel Congresso di Vienna e alla Dieta di Francoforte. Però l'idea di dare alla Chiesa tedesca una costituzione organica unitaria, atta a garantire una larga autonomia da Roma, fallì definitivamente per l'opposizione stessa di alcuni Stati cattolici.
Morto il Dalberg nel 1817, il Capitolo di Costanza nominò W. vicario capitolare e amministratore della diocesi. La S. Sede respinse questa nomina e impose al Capitolo una nuova scelta, ma W., sostenuto dal granduca del Baden, mantenne l'amministrazione. Un suo viaggio a Roma non ebbe l'effetto sperato di chiarire la situazione. W., persuaso di aver con il suo contegno messa in evidenza l'esorbitanza delle pretese romane, venne accolto al ritorno con grandi manifestazioni di entusiasmo. La revisione delle circoscrizioni diocesane della Germania diede modo alla S. Sede di risolvere finalmente la questione. L'antica diocesi di Costanza, dalla quale erano stati già staccati fino dal 1814-15 i territori avizzeri, fu soppressa nel 1821 con la bolla Provida solersque, ed erette in compenso le due nuove sedi di Friburgo e di Rottenburg, costituendo la nuova provincia ecclesiastica del Reno superiore. Sebbene il clero delle due nuove diocesi avesse eletto W. a suo vescovo con maggioranza di voti, Roma rifiutò la conferma, e siccome, dopo la morte del granduca Carlo, neppure la reggenza badese più lo sosteneva, egli fu costretto a ritirarsi (1827).
Nei lunghi anni che W. visse ancora a Costanza, oltre ai viaggi all'estero e all'attività scientifica (pubblicazione di opere scelte [ 7 voll., 1834-35]), svolse grande attività nel campo politico e sociale. Irreprensibile di costumi, aperta al senso dell'arte, fattivamente interessato a sollevare e aiutare ogni genere di bisognosi; brillante come scrittore o oratore, era però come teologo superficiale e rigido nell'affermare le sue idee. La città di Costanza possiede ancor oggi varie fondazioni culturali e assistenziali che risalgono a lui e custodisce la sua ricca biblioteca e la sua casa.
Bial., J. Bock. Preibers I. H. von W. Seiu Leben und Wirben, Friburgo in Br. 1862; C. Nörber, s. v. in Kirchenden., XII, coll. 1343-81; C. Gräber, s. v. in LThK, X, coll. 835-39; F. Schnabel, Storia religiosa della Gormania nell'Ottocento, trad. it., Brescia 1944, v. indice.
Igino Rogger
WESSOBRUNNER GEBET. - La cosiddetta "Preghiera di Wessobrunn» è contenuta in un codice della Biblioteca del convento di Wessobrunn nell'Alta Baviera (fondato nel 753), ora conservata a Monaco.
Il codice è dell'anno 814; la preghiera reca il titolo latino De Poeta ed è scritta in dialetto bavarese antico, ma con tracce di anglosassone o di antico-sassone nella parte in versi, spiegabili per la sua origine francese e gli influssi dell'ambiente letterario fuldenso. Essa consta di una parte iniziale contenente nove versi, dei quali i primi cinque, che trattano del problema cosmologico, svolgono secondo lo stile e le manenze dall'antica poesia pagana germanica (notevoli risultano infatti le analogie di questo canto con una strofa dell'antico-nordica Faluspä, che è la prima canzone dell'Edda) il tema della Gen. 1, 2, e del Ps. 89, 2. I rimanenti quattro versi, frammentari, accennano probabilmente all'episodio della caduta degli Angeli, quale premessa alla narrazione dell'origine del mondo e dell'uomo, che verosimilmente avrebbero dovuto costituire la materia del canto. La seconda parte contiene una preghiera in prosa (da cui si possono tuttavia trarre alcuni versi metricamente sicuri), che è una glorificazione di Dio in quanto Creatore : motivo tipico e comune di questa prima poesia cristiana in terra germanica, iniziata dall'anglosassone Caedmon (v.).
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Birl.: W. von Unwerth-Th. Siebs, Gesch. der deutsch. Liter. bis zur Mitte des XI. Jahrh., Berlino e Lipais 1920, p. 148 sge.: C. v. Kraus, Das Wessobrunner Gebet, Monaco 1922; G. Ehrismann, Geschich. der deutsch. Liter. bis zum Ausgang des Mittelalters, I, 24 ed., ivi 1932, p. 127 sgg.; G. Baesecke, Vor- und Frühgesch. des deutsch. Schriftums, I, Halle 1940, p. 73 sgg. Sergio Lupi
WESTCOTT, BROOKE Foss. - Esegeta protestante, n. a Birmingham il 12 genn. 1825, m. in Auckland il 27 luglio 1901. Studiò a Cambridge (1844-48), ove nel 1870 si laureò in teologia, essendo già ministro anglicano (1851).
Nello stesso anno insegnò a Cambridge come regius professor; nel 1881 fu nominato membro della Ecclesiastical Courts Commission, nel 1884 canonico di Westminster, nel 1890 vescovo di Durham come successore dell'amico Lightfoot, con il quale aveva collaborato.
Fra le opere di W., alcune delle quali d'indole divulgativa e morale, si ricordano: A general survey of the history of the Canon of the New Testament (Londra 1855; $7^{\text {a }}$ ed. ivi 1896); An introduction to the study of the Gospels (ivi 1860); A general view of the English Bible (ivi 1868; 7 ed. ivi 1903); The Gospel according to st. John (pubblicato già nel 1880 nella Holy Bible diretta da Cook e quindi separatamente a Londra nel 1908); The Epistles of st. John (ivi 1883; $5^{\text {a }}$ ed. ivi 1905); The Epistle to the Hebrews (ivi 1889; $3^{2}$ ed. ivi 1908). In questi ed in altri lavori W. si mostra esegeta acuto, alieno da ipotesi audaci e molto attento alla critica testuale. In quest'ultimo ramo egli, in collaborazione con P.I.A. Hort, lasciò una pregiata edizione del Nuovo Testamento (The New Test. in the original Greek, 2 voll., Cambridge-Londra 1890-96; il vol. I reca il testo ed il II un'ampia introduzione ed appendice). Di una sua edizione moderna è uscito solo il Vangelo di s. Marco, curato da S.C.E. Legg (Oxford 1935).
Biel.: A. Westcott, Life and letters of B. F. W., a voll., Londra 1903; G. R. Gregory, s. v. in Realem. f. pret. Theol. u. Kirche, $3^{2}$ ed., XXI, pp. 132-33. Angelo Penna
WESTENRIEDER, LORENZ von. - Sacerdote e storico, n. a Monaco di Baviera il $1^{\circ}$ ag. 1748 , m. ivi il 15 marzo 1829.
Ordinato sacerdote nel 1771, fu chiamato a insegnare poetica e retorica a Landshut e successivamente a Monaco, dove trascorse tutta la vita, interamente dedicata alla scuola e alle discipline storiche. Membro dell'Accademia bavarese delle scienze, censore dei libri editi in Baviera, ispettore delle scuole di Monaco, canonico della Cattedrale, il W. fu uomo di pietà e di studio, che pose la profonda sua cultura al servizio delle classi più umili, cosi da meritare l'appellativo di "moestro popolare della sua patria». Dal 1787 al 1815 egli pubblicò annualmente un Bayerische historische Kalendar (so voll., Monaco 1787-1815) per diffondere tra il popolo la conoscenza della storia nazionale, vista e spiegata in senso cattolico e con l'aggiunta di savie massime morali. Allo stesso intento rispondono i dieci volumi, apparsi tra il 1788 e 1817 , saggi di storia e letteratura bavarese.
Di carattere più scientifico la Geschichte der bayer. Akademie der Wissenschaften (2 voll., ivi 1784-1807) e il Deutsch-latein. Glossarium mittelalterl. Ausdrüchr (ivi 1816).
Brec.: A. Kluckholm, Ueber W. Leben u. Schriften, Monaco 1890: A. Grassl, W. Briefwechsel, ivi 1934. Renzo U. Montini
WESTFALIA, PACE DI. - Complesso di trattati internazionali e di disposizioni interne del Regno di Germania (da questo tempo detto più generalmente Corpus Germanicum) che hanno concluso la rovinosa e complessa guerra dei Trent'anni (v.).
Essa fu il risultato insieme della stanchezza dei belligeranti, dei mutamenti di persone o d'indirizzo tra i dirigenti della loro politica, della pazienza ed abilità delle due potenze mediatrici, il Papa e Venezia, attraverso le quali si svolsero le trattative verbali e scritte : rispettivamente attraverso il nuncio Chigi con la Francia e con le potenze cattoliche, e attraverso l'ambasciatore veneto Contarini con la Svezia e con i protestanti. Il loro inizio risale al 1641 , vivente ancora il Richelieu (preliminari
di Amburgo); ma le trattative vere e proprie si svolsero dall'apr. del 1645 in sedi separate, rispettivamente a Münster (imperiali, Francia, Olanda, Spagna, ecc.) ed a Osnabrück (imperiali, Svezia, principi protestanti tedeschi), soprattutto per eludere il conflitto di precedenza tra Svezia e Francia. Si ebbero cosi due trattati: l'Instrumentum pacis Oenabrugense (8 ag. 1648) e l'Instrumentum pacis Monasteriense ( 17 sett. 1648) firmati assieme a Münster il 14-24 ott. 1648. Fin dal 30 genn. 1648 la Spagna però aveva concluso a Münster la pace con le Province unite d'Olanda riconoscendole come Stato indipendente con i territori in loro possesso nelle Indie orientali ed occidentali. Nei detti trattati si possono distinguere tre gruppi di disposizioni in rapporto al triplice carattere delle guerre a cui intendevano mettere fine: a) clausole territoriali; che trasferivano territori tedeschi ai vincitori e stabilivano compensi di equilibrio; b) clausole politico-germaniche che consolidavano la quasi indipendenza dei principi tedeschi rispetto all'Imperatore e modificavano la struttura interna del Regno di Germania; c) clausole religioso-cloasastiche di conferma e ampliamento delle disposizioni della Pace d'Augusta del 1555.
a) Dal punto di vista territoriale la Svezia ottenne la Pomerania occidentale; la Francia la conferma del territorio dei tre vescovati di Metz. Toul e Verdun (già ottenuti nel 1555) e l'acquisto dell'Alsazia sul medio Reno, nonché della fortezza di Pinerolo nel Piemonte; il territorio dell'Olanda, riconosciuto in Stato indipendente protestante, venne staccato dal Regno di Germania; b) nell'àmbito germanico i principi ottennero il diritto di alliearsi tra loro e con Stati di fuori, purché non contro l'Imperatore; venne reintegrato nella dignità elettorale il conte palatino, secondo la richiesta dei protestanti, ma conservata tale dignità al duca di Baviera, con una parte del Palatinato (summentando cosi gli elettori da 7 ad 8); alla Dieta fu attribuito potere sovrano in materia di pace, guerra, imposte ed esercito, con un ulteriore svuotamento dell'autorità imperiale; all'elettore di Brandenburgo Federico Guglielmo di Hohenzollern vennero concessi indennizzi territoriali nella Pomerania orientale, sull'Elba e sul Reno con ulteriori secolarizzazioni di Stati ecclesiastici (esse era diventato di fatto il capo del Corpus evangelicorum). c) Particolarmente notevoli le clausole ecclesiastiche, per le conseguenze che in virtù di esse ebbe la P. di W. sulla Chiesa cattolica in Germania. Innanzitutto esse disposero una larga secolarizzazione di beni ecclesiastici quale indennizzo di spese di guerra o di perdite territoriali. Cosl la Francia ebbe i vescovati lorenesi nominati; la Svezia Brema e Werden; l'AssiaCassel, tra l'altro, la ricca abbazia di Hirschfeld ed una grossa somma a carico di vescovati renani; il Meclenburgo i vescovati di Schwerin e di Ratzeburg e commende di Cavalieri di s. Giovanni; ben quattro vescovati il Brandenburgo; minori territori il Braunsschweig-Lüneburg. Nei vescovati secolarizzati - disposizione singolare - i Capitoli cattedrali dovevano persistere, attribuendo però le prebende a canonici protestanti. In secondo luogo venne nuovamente regolato l'esercizio della religione. La libertà religiosa concessa nella Pace d'Augusta ai luterani fu data pure ai calviniati; quale annus normalis e, decisivo per la legittimità del possesso e dell'esercizio della religione delle confessioni, venne stabilito non più il 1552 (pace d'Augusta), ma il 1624 (escludendone però da una parte i territori ereditari degli Asburgo, e anticipandolo dall'altra al 1618 per il Palatinato, Baden, Württemberg). Venne riconfermato il "reservatum ecclesiasticum", ma insieme il diritto dei principi di riformare i loro territori, salvo quello dei sudditi alla libertà religiosa, se goduta nel 1624. Venne infine accentuata l'eguaglianza delle confessioni nella composizione dei tribunali e delle deputazioni dell'Impero. Nelle Diete le questioni di religione dovevano essere deferite a delegazioni delle parti (Corpus catholicorum, Corpus evangelicorum) e non oggetto di delibere a maggioranza.
Tale pace segna nel campo politico internazionale l'inizio del sistema dell'equilibrio con la sconfitta dei tentativi egemonici di casa d'Asburgo nell'interno della Germania ed in Europa; nel campo ecclesiastico l'umi-
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Westminster, ARCidiocesi di - Interno della chiesa abbasiale (sec. xili-xiv).
liazione del Papato che vide Stati cattolici disporre dei beni ecclesiastici senza il suo consenso (la protesta