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oma in Oriente dopo la di lui liberazione; in questo tempo fu incaricato di riorganizzare le cristianità di Creta, fondate forse da quei Cretesi convertiti un trentennio prima (Att. 2, 11). Poi seguì o raggiunse l'Apostolo, prigioniero a Roma nel 66, di dove si diresse, certo per motivi di apostolato, nella Dalmazia, ma sembra con dispiacere di Paolo, rimasto quasi solo (II Tim. 4, 9 sgg.).
T. morì senza lasciare scritti; una sua pretesa lettera contro l'usanza delle "virgines subintroductae" (D. De Bruyne, Epistula Titi, discipuli Pauli, in Revue bénédictine, 37 [1925], pp. 47-72) è di origine priscillianista. Il Martirologio romano lo commemora il 4 genn. e il 6 febbr., giorno in cui è venerato nella Chiesa latina, dopo
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(per cortesia del sen. G. Trecrans)
Tito, santo - Incipit dell'Epistola di s. Paolo a T. Bibbia di Burso d'Este, con miniature eseguite tra il 1423 e il 1461 - Modena, Biblioteca Estense, vol. II, f. $210^{\circ}$.
che Pio IX ne introdusse la festa con decreto del 18 maggio 1854. Il suo corpo, rimasto per lungo tempo a Gortina, capoluogo di Creta, fu trasferito a Venezia nella basilica di S. Marco. Andrea vescovo di Creta (m. nel 740), ne scrisse un entusiastico elogio (PG 97, 1141-69).

Lettera di s. Paolo a T. - Scritta da s. Paolo all'incirca nello stesso tempo e per le medesime necessità che la $1^{6}$ a Timoteo (v.), confrontata con questa presenta un caso analogo a quello di Col. confrontata con Eph., ed è generalmente ritenuta posteriore di poco a I Tim., benché la gerarchia ecclesiastica vi si presenti meno evoluta. Secondo l'annotazione finale di alcuni codici, sarebbe stata scritta da Nicopoli, ma è forse una congettura occasionata da Tit. 3, 12; è più probabile che Paolo l'abbia scritta da qualche località della Macedonia, prima di arrivare nell'Epiro.

L'autenticità letteraria, ammessa anticamente anche da Taxiano, presenta minori difficoltà di I Tim. e fu messa in dubbio solo per le affinità con quest'ultima; anche i seguaci della "teoria frammentaria" riconoscono in Tit. numerose frasi o "biglietti " sicuramente autentici. Nelle pastorali s. Paolo dimostra una cultura letteraria più estesa che nelle altre epistole, ed anche in questa si nota la citazione di varie fonti. Tit. 1, 12 sg. cita approvandolo un verso del poeta cretese Epimenide (sec. vi a. C.), che dice "profeta" forse perché i suoi connazionali lo ritenevano tale (Cicerone, Diein., J. 18); nonostante l'approvazione dell'agiografo, rimane largo margine alla iperbole poetica e alle eccezioni. Tit. 3, 5-8 cita forse un inno liturgico battesimale (analogo a quello di I Tim. 3, 16; cf. I Cor. 14, 26; Eph. 5, 14, 19). E stata anche notata qualche somiglianza con I Pt., scritta intorno al tempo in cui Paolo era a Roma per la prima volta.

Il contenuto è analogo a quello di I Tim., della quale Tit. sembra un riassunto.

In forma solenne il prologo rievoca il disegno di Dio, che ha voluto servirsi di Paolo per la diffusione del Van-

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(fol. Alinari)
Tito, imperatore romano - Statua togata dell'imperatore T. (sec. I) - Musco Vaticano, Braccio nuovo.
gelo (1, 1-4). Quindi l'Apostolo ricorda a T. di averlo lasciato a Creta per metter ordine in quelle comunità, specialmente con eleggere episcopi idonei al loro delicato compito ( $1,5-9$ ). I cristiani di Creta, per le loro inclinazioni naturali come per le tendenze suscitate dai falsi maestri, debbono essere trattati con fermezza ( $1,10-16$ ). Quindi non si stanchi mai di ricordare, con tutta l'autorità del suo ufficio e con l'esempio personale, i doveri delle varie categorie di persone, in conformità dell'ideale cristiano, che è una vita santa in attesa della «gloria del grande Iddio * : per questo appunto Gesù si è incarnato e immolato, dandoci così la possibilità di nascere ad una vita nuova per mezzo del Battesimo, *lavacro di rigenerazione e di rinnovazione * (2, 1-3, 11). Paolo termina dando a T. appuntamento a Nicopoli e raccomandandogli di provvedere per il viaggio di un certo Zena, giureconsulto, e del celebre evangelizzatore Apollo. Seguono i saluti e la benedizione (3, 12-15).

Bibl.: v. timoteo; C. Toussaint. Tite, in DB, V (1912), coll. 2247-53; F. Schepens, De demonstratione divinitatis Christi ex Tit. 2, 13, in Gregorianum, 7 (1926), pp. 240-43; J. Vargha, - Apparuit gratia Dei... (Tit. 2, 11 sgg.), in Verbum Domini, 15 (1934), pp. 3-6; J.-M. Bover, - Fidelis sermo -, in Biblica, 19 (1938), pp. 74-79.

Luigi Vagaggini
TITO di Bostra. - M. prima del 378, autore di un'opera in 4 ll. contro i manichei, conservata completamente in lingua siriaca ed in parte in lingua greca. La refutazione ha nei due primi libri un carattere filosofico. Esistono di lui frammenti delle sue omelie sul Vangelo di Luca, conservate nelle catene.

Bibl.: ed. del testo greco di P. A. de Lagarde, Berlino 1859; il testo siriaco fu pubblicato dallo stesso, ivi 1859 . Il testo greco è contenuto in un manoscritto di Genova, v. A. Brinkmann, in Sitzungsberichte Berlin. Akad., 1894, p. 486. Sui frammenti delle omelie di s. Luca v. J. Sickenberger, T. v. B., Studien zu dessen Lukashomelien (Texte und Untersuch, z. altskr. Literatur, 21, 1), Liguria 1901.

TITO, Ettore. - Pittore n. a Castellammare di Stabia il 15 dic. 1859, m. a Venezia il 26 giugno 1941.

Discepolo per breve tempo a Napoli presso l'olandese Van Haanen, il T. era ancora un ragazzo quando a Venezia divenne scolaro di Pompeo Marino Molmenti. Ed a Venezia ebbe un primo grande successo alla Biennale del 1887 esponendo Pescheria Vecchia, oggi alla Galleria d'Arte Moderna a Roma, ove è anche La gomena. Altre sue opere quasi sempre d'ambiente veneziano, tratte dal vero o ispirate dall'estrosa fantasia, sono nelle principali raccolte d'arte moderna di tutto il mondo. Infatti E. T. fu considerato fra i maggiori pittori della sua età per la spontanea larghezza nel comporre, per la facile bravura nel segnare scorsi e prospettive, per l'ordine di certi squillanti accordi di colore, onde a proposito della pittura sua si può perfino riconoscere, se non proprio una derivazione, una certa aspirazione tiepolesca. Tali caratteri infatti il T. mostra nel dipinto della vòtta della chiesa degli Scalzi a Venezia (già affrescata dal Tiepolo e distrutta da una bomba austriaca nel 1917), che fu da lui composto con accenti che hanno evidenti richiami alla pittura veneziana del sec. xvin.

Una sua famosa pala d'altare con la Deposizione dalla Croce dopo aver avuto uno dei maggiori successi all'esposizione di Roma del 1911 fu acquistata dal Museo di Buenos-Aires;

Bibl.: E. Somaré, Stor. dei pitt. ital. dell'200, Milano 1928; U. Quiri, La pitt. ital. dell'200, ivi 1920; A. M. Comanducci, I pitt. ital. dell'200, ivi 1934; E. Cecchi, Pitt. ital. dell'200, ivi 1936 .

Emilio Lavagnino
TITO (T. Flavius Vespasianus Augustus) Imperatore romano. - Figlio di Vespasiano, n. a Roma il 30 dic. del 39 d. C., m. ad Aquae Cutiliae (oggi Cotilia, presso Rieti) il 13 sett. dell'81 d. C.

Compì il suo tirocinio militare come "tribunus militum " in Germania, Britannia ed infine in Oriente "legatus" della XV legione "Apollinaris" (Svetonio, Vesp., 4; Giuseppe Flavio, Bell. Jud., III, 4 sg.) insieme con il padre impegnato nella guerra di Giudea. Quando Vespasiano venne proclamato imperatore dalle legioni, T. rimase in qualità di luogotenente ad ultimare le operazioni militari contro i Giudei (Tacito, Hist., V, 1; Svetonio, Tit., 5). Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, nel V e VI I. della sua Guerra giudaica, ha lasciato il drammatico racconto dell'estrema difesa di Gerusalemme da parte dei difensori che, pur tormentati dalla fame, resistettero strenuamente nell'assedioe all'assalto finale delle legioni. I soldati romani dovettero faticare per aprirsi un varco tra le ultime resistenze della cittadella. Il Tempio era stato incendiato pur contro il volere dello stesso T. che sulle sue rovine fu acclamato «imperatore» (Giuseppe Flavio, VI, 6). Sulpicio Severo invece riferisce (Chron., II, 30, 6) che la distruzione avvenne dietro il parere di T. in odio alle due religioni ebrea e cristiana perché, derivando i cristiani dai Giudei : radice sublata stiepem facile perituram. Grande fu la preda e il numero dei prigionieri venduti o deportati. Da quel momento ebbe inizio la diaspora giudaica. Ces sata così la guerra, T. ne celebrò il trionfo che fu eternato nell'arco omonimo ultimato dal fratello Domiziano. I pannelli decorativi del fornice ricordano appunto gli oggetti di culto asportati dal tempio come trofeo: la mensa per i pani sacri, le trombe d'argento e il candelabro a sette bracci (v. Ch. Huelsen, Das Forum Romanum, $2^{\circ}$ ed., Roma 1905, p. 222 sg.). Quest'ultimo oggetto, in età medievale, dette curiosamente il nome all'arco che si conosceva sotto il nome di arcus septem lucernarum.

Associato poi dal padre all'Impero, T. percorse le più alte cariche dello Stato e gli successe il 24 giugno del 79. Severo e quasi spietato nelle repressioni dei delitti di lesa maestà quando era collega del padre, assunto alla porpora imperiale si dimostrò mite e tollerante volendo quasi mitigare il regime un po' assolutista instaurato da Vespasiano e seguito da Domiziano. Il suo breve regno fu funestato dall'eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei, Ercolano e St abbia e da un rovinoso incendio che arso Roma per tre giorni; ma seppe fronteggiare questi disastri con sollecitudine. Ebbe anche una relazione - accolta con sospetto dal popolo che rammentava le male arti delle regine orientali (Dione Cassio, LXVI, 15, 4) -

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con la regina Berenice, figlia di Agrippa I, sovrano giudaico (v. Wilcken, in Pauly-Wissowa, III, 1, coll. 287-89). Il legame venne poi a cessare sia per ragioni di Stato o anche per la maggiore età che aveva, rispetto a lui, la regina.

Biel.: fonti: Tacito, Hist., V: Svetonio, Titus; Dione Cassio nell'epitome di Xiphilino, II, LXV e LXVI; Weynand, in Pauly-Wissowa, VI, II, coll. 2695-2729. Lantranco Fiore

TITOLARI delle chiese. - Denominazione uf. ciale assegnata a una chiesa o a un oratorio.
I. Prassi gUierNA. - Ogni chiesa, consacrata o solennemente benedetta, ogni oratorio pubblico o semipubblico, ogni altare fisso, deve avere un t., ossia un titolo, il quale può essere un santo, un angelo, una persona divina, o un mistero di Cristo o della Madonna. Al riguardo il can. 1168 del CIC stabilisce quanto segue: $\S$ I un titolo assegnato non può essere cambiato; $\S 2$ la festa del titolare va celebrata ogni anno; $\S 3$ un beato non può essere scelto per titolare senza un particolare indulto apostolico.

Il titolo viene stabilito, in genere, dal vescovo consacrante, ma anche su proposta della comunità o della persona che erige la chiesa, almeno prima della consacrazione. Sia il Pontificale che il Ritoolo romano, descrivendo il rito della posa della prima pietra, hanno nell'orazione principale il posto per l'inserzione del santo t.; nella solenne consacrazione poi lo stesso nome dev'essere inserito anche nelle litanie dei santi; e nel documento da chiudersi nell'altare, si deve indicare anche il titolo della chiesa (Pont. Rom., De ben. et impos. primae lapidis; Rit. Rom., Tit. IX, n. 16, n. 17).

Alcuni decreti della S. Congr. dei Riti precisano inoltre che il santo t. dovrebbe essere un santo inserito o nel Martirologia romano, o almeno nel relativo calendario proprio (diocesano o religioso).
T. può essere anche la Madonna, sotto un suo titolo particolare, ma liturgicamente approvato, come, ad es., Mater gratiae, Auxilium christianorum, Virgo admirabilis ecc., o sotto un suo mistero particolare (Concezione immacolata, Natività, Assunzione, Dolori, ecc.). La persona di Cristo lo può essere sotto i titoli liturgicamente approvati come, ad es., Salvatore (il più antico e venerando titolo cristologico usato), Redentore, Cristo Re, Cuore di Gesù, S.mo Sacramento, Natività del Signore, Trasfigurazione, ecc.). Quanto alle altre persone divine, può essere t. anche lo Spirito Santo; invece non si è soliti dare come titolo il Padre, bensì la S.ma Trinità.

Quanto ai santi del Vecchio Testamento, nel medioevo non era raro il caso che si scegliessero come t. Giobbe, Daniele, Davide, Simeone profeta (il Simeone del Vangelo che profetizab a Maria S.ma i suoi dolori), e, spessissimo, Giovanni Battista, più tardi anche Anna e Gioacchino. Questi ultimi ancora oggi possono darsi come titoli, per la loro attinenza al Nuovo Testamento.

Un titolo, una volta imposto alla chiesa o all'altare consacrati, non può essere cambiato se non per indulto pontificio; si può però aggiungere un altro t. sempre per indulto pontificio, che poi verrà celebrato liturgicamente ad ugual diritto. Una qualunque profanazione della chiesa non toglie il titolo, che si annulla soltanto con la completa distruzione o la formale dissacrazione, o l'adattamento ad uso profano. Se poi la chiesa, o lo stesso edificio, o una ricostruzione nuova sul posto, viene riaperta, rivive senz'altro il vecchio titolo. Non è lecito, in tale occasione, cambiare il titolo o aggiungerne un altro, senza espresso indulto apostolico. Se poi un t. ha per sé più d'una festa nel calendario, come ad es., s. Michele, a Giovanni Battista, la Madonna, Cristo, allora nell'atto della consacrazione dev'essere indicata la data da celebrarsi come festa titolare. La festa titolare invece di tutte le chiese di Cristo Salvatore è quella della Trasfigurazione ( 6 ag.), della Madonna, quando non è stabilito differentemente, la sua Assunzione ( 15 ag.).

La festa titolare di una chiesa è di prima classe con ottava comune, da celebrarsi dal clero effettivamente ascrittovi; altrimenti si celebra la sola Messa solenne.

Da notare che fino ai decreti di Pio X nel 1911-13
il termine tecnico di +t. della chiesa = non era tanto preciso; più comunemente si dava ai santi t. il nome di + patroni = della chiesa, e si amava parlare della festa patronale, o patrocinio; ma quando il t. non era un santo (o un angelo o la Madonna) allora si preferiva la denominazione titolo o t., non potendo considerarsi i misteri titolari come + patroni $=$. Oggi pertanto, nello stretto senso tecnico liturgico, la parola + patrono = è riservata ai + patroni loci = e ai + patronati = particolari dei santi (v. patrono).

Biel.: la trattazione più completa, benché alquanto antinusta, è quella di C. Guvetus, Heorrologia sive de festis propriis locorum et ecclesiarum (originale in francese, varie edizioni latine, ad es., Urbino 1727, pp. 28-57), ove si risolvono molte questioni attinenti ai t., molto utili anche oggi; P. de Puniet, Le Pontifical romain, II, Lovanio 1931, pp. 941-62; G. Kieffer, Rubricialit. 8 e ed., Paderborn 1933, pp. 58-61, col; Pb. Hartmann - J. Kley, Repertorium etiuum, 14* ed., Paderborn 1940, pp. 141-46; F. X. Hecht, Rubricae generales missalis, Roma 1940; id., Rubricae generales Breviarii, 1011941.
II. Storia. - L'uso dei t. santi, o, meglio dei t. delle chiese, è antichissimo e deriva dal costume civile (pagano) di designare le case e le varie proprietà terriere con il nome del possessore o protettore. Il titolo garantiva protezione della proprietà; s. Agostino, nelle Enarvationes in psalmos (In ps., XXI, enarr., II, n. 31 : PL 36, 180) narra espressivamente come alcuni, per dare maggior importanza alla loro casa, la mettevano sotto il titolo di un altro personaggio più potente; così come i donatisti, invece del nome di Cristo, preferivano il nome di Donato. Comunque, almeno a Roma, e con ogni probabilità anche altrove, le prime case della Chiesa (comunità cristiana) ritenevano il titolo del donatore o fondatore. Ciò valeva anche per le grandi basiliche: costantiniana, liberiana, sessoriana; certe denominazioni però provenivano anche, sin dall'inizio, o dalla località o da un elemento sacro particolare: S. Croce in Gerusalemme, S. Maria ad praesepe, s. Giovanni al Fonte ecc. Certo è che durante l'epoca delle grandi ricostruzioni delle chiese parrocchiali romane (i + titoli + in senso stretto), cioè nei secc. Iv e v. subentrò l'uso di dedicare le chiese stesse ad un santo come t. o protettore e quasi proprietario della chiesa, ma sul momento restò spesso in vita anche il vecchio titolo originale: S. Lorenzo in Damaso, cioè la chiesa di s. Lorenzo, costruita nel vecchio titolo fondato da Damaso; S. Lorenzo in Lucina, cioè la chiesa di S. Lorenzo costruita nel precedente titolo della matrona Lucina, ecc. Moltiplicandosi le chiese, esse prendevano senz'altro il titolo dal santo in cui onore furono costruite e dedicate; non si può tuttavia negare che vi abbia influito anche il fatto che nelle chiese cimiteriali sin dall'inizio si venerava un particolare santo, che dava il nome alla chiesa. Comunque sia, dal sec. vi la legislazione canonica incomincia a sanzionare l'uso dei santi t. delle chiese, nella forma allora praticata di imporre non più il nome del fondatore o donatore, ma di un santo o di un mistero. Nel medioevo, stante l'idea della feudalità e della protettoria, il santo t., ebbe massima venerazione e le feste titolari diventarono feste anche popolari e civili di grande importanza, occasione di mercati e di convegni pubblici. Oblazioni di ogni sorta offerte alla chiesa erano presentate al patrono, ossia t. della chiesa, per mettersi sotto la sua particolare protezione: le violazioni di beni ecclesiastici erano riguardate come ingiurie inflitte direttamente al santo t.

Importanza sempre maggiore stanno acquistando nei tempi più recenti gli studi e le indagini intorno alla distribuzione geografica e all'età storica dei vari t. delle chiese; questo studio alle volte viene integrato e perfezionato comprendendo, oltre i t., anche i veri toponimi locali sacri. Inoltre le indagini alle volte si dirigono piuttosto verso l'aspetto culturale in genere, il folklore, la storia della proprietà ecclesiastica, la storia del culto dei vari santi, la diffusione delle loro reliquie, ecc. : insomma la geografia santorale (per dire cosi) si va dimostrando sempre più come fonte assai ricca per la storia ecclesiastica e culturale, soprattutto dell'antichità e del medioevo.

Si possono ricostruire, a questo modo, le epoche di particolare venerazione di certi santi (basti l'esempio di

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(da R. Vieillard, Les origines du titre de Saint-Martin aux Monts d Rome, Roma-Parigi 1821, pianta n. 1)
Titoli della chiesa romana - Pianta del piano terreno della casa del t. di Equisio - Roma.
s. Niccolò, studiato a fondo dal Meisen [v. op. cit., in bibl.], che sin dal sec. XI diventa straordinariamente popolare, come si vede appunto dalla diffusione cronologica e topografica delle sue chiese). S. Giacomo maggiore, come patrono dei pellegrini e dei viandanti, ha spesso le sue chiese lungo le grandi strade battute da questi, in certi punti difficili (valichi); chiese di S. Michele e di S. Giovanni Battista, del resto universalmente diffuse e ab antiquo, sono anche state avvantaggiate dalla venerazione dell'Arcangelo come patrono dei defunti, e del Battista come patrono dei tanti battisteri. Certi santi indicano il centro dell'irradiazione del cristianesimo: Ermagora di Aquileia, Stefano di Passavia fino in Ungheria, similmente Ruperto e Pietro di Salisburgo, Volfango di Ratisbona; Martino indica spesso missionari franchi. Giorgio, patrono dei cavalieri, appare spesso come patrono in chiese fondate da nobili, o sotto il patronato nobiliare; certi t. rivelano la fondazione o appartenenza della chiesa a fraternite medievali dei mestieri (Omobono: sarti; Eligio: gioiellieri; Lazzaro: lebbrosari; Caterina era patrona di vari mestieri, ecc.). Una certa attenzione merita il t. s. Lorenzo, perché non di rado rivela una fondazione ancora paleocristiana, quando detto santo, veneratissimo a Roma, ebbe un culto particolarmente esteso. Assai notevole il fatto che molte chiese dedicate alla Madonna hanno il titolo dell'Assunzione, e ciò da tempi assai antichi (alle volte fino ai secc. v e vi). Una seconda fase feconda di questo titolo si ha nel pieno medioevo, per opera soprattutto dei Cistercensi che per regola dedicarono tutte le loro chiese alla Madonna. Insomma, il vasto campo dei santi t. si è dimostrato ormai fruttuosissimo sotto i più svariati aspetti, benché l'indagine richieda una severa preparazione e grande esperienza, altrimenti può facilmente degenerare. Una particolare attenzione meritano certi t. che spesso, infondatamente, sono stati creduti successori o, piuttosto, sostituti di precedenti divinità pagane, sia del mondo classico, sia del mondo celtico, germanico, slavo ecc.

Bbbl.: la letteratura al riguardo è ormai molto vasta, e, trattandosi spesso di studi limitati a certi territori (diocesi, province, regioni monastiche ecc.), è quasi impossibile darne qui notizia. Ci si limita quindi ad alcuni lavori più importanti o più istruttivi, rimandando per il resto alla bibliografia specializzata che si trova in varie delle opere citate. E. A. Stüchelberg, Gesch. der Reliquien in der Schweiz, 2 voll., Zurigo 1902, 1908; id., Die schweiz. Heiligen, ivi 1903; L. Korth, Die Patrozinien der Kirchen u. Kapellen im Erastift Köln, Düsseldorf 1904; E. Jörgensen, Helgendorferke i Danmorb. Studier over Kirke Kultur og kirgeligt liv..., Copenaghen 1909; F. Bond, Dedication and

Patron Saints of English Churches, Londra 1915; J. Dorn, Beiträge zur Patrozinienforsch., in Arch. f. Kulturgesch., 13 (1917), pp. 9-49, 220-25 (molto istruttivo); J. P. Kirsch, Die rön. Titelbisch. im Altertum, Paderborn 1918, pp. 3-4, 117 sgg. (per l'origine dell'uso del t.); J. Trier, Patrozinienforsch. u. Kulturgeograph., in Hist. Zeitschr., 134 (1926), pp. 329-49 (assai istruttivo); H. Fink, Die Kirchenbotrna. Tirols. Passavis 1928; E. Hennecke, Patrozinienforsch., in Die Rel. in Gesch. u. Gegeno., IV. Tubinga 1930, coll. 1010-11 (con bibl.); K. Meisen, Rönnlandsch u. Nih. brauch, Münster 1931; K. Puchner, Patrozinienforsch. u. Eigenbischenwesen, Monaco 1932 (diss.); M. G. Lavergne, La toponymie, in V. Carriere, Introd. aux études d'hist. cerlés. locale, II. Parigi 1934, pp. 497-552 (molto pratico e istruttivo); E. Klebel, Patrozinien im deutsch. Südosten, Klagenfurt 1935 (ottimo per l'influsso della missione salisburgena); F. Hstheyer, Die Pfarrpatraz. der Diözesen Österreichs, in Zeitschr. f. hath. Theol., 72 (1992), pp. 213-22; G. Imbrighi, Il toponimo "San Pietro" nella regione italiana, Città del Vaticano 1953; J. B. Lehner, Patron, in LThK, VIII, coll. 1-3 (con particolare riguardo alle regioni germaniche).

Giuseppe Löw
TITOLI DELLA CHIESA ROMANA. Con questo termine vengono oggi indicate le chiese di Roma alle quali è preposto un cardinale dell'Ordine dei preti.

1. Origini. - Il Liber Pontificalis parla dei
t. fin dalla più alta antichità: Cielo, per ordine di s. Pietro avrebbe ordinato 25 preti romani (Lib. Pont., I, p. 122), Evaristo avrebbe distribuito i presbiteri nei t. (ibid., p. 126), Urbano avrebbe sostituito le patene vitree con 25 argentee (p. 143), Marcello avrebbe ordinato 25 presbiteri in Roma (p. 164). Oltre a questo distribuil fra diversi papi e personaggi del sec. Iv la fondazione di diversi t., per cui Lucina fondò il t. di Marcello (p. 164), papa Silvestro quello di Equisio (p. 170). Marco la basilica incita Pallacinas (p. 202), Giulio S. Maria in Trastevere (p. 205) e Damaso S. Lorenzo in Damaso (p. 212); all'inizio del sec. v Innocenzo I fondò il t. di Vestina (p. 220). Secondo G. P. Kirsch i t. furono i più antichi edifici sacri cristiani di Roma, costituiti in case di private abitazioni, in cui risiedevano i presbiteri romani, con una ampia sala per le adunanze liturgiche; in parte risalgono al sec. III, alcuni al sec. Iv e ai primordi del sec. v; il numero di 25 rimase poi per vari secoli. Sempre secondo G. P. Kirsch il nome del proprietario sarebbe stato scritto (titulus) sulla facciata. Ma tale ipotesi non ha conferma in alcuna delle case rinvenute ad Ostia od a Pompei. Fuori di Roma la denominazione di t. è sconosciuta; a Cartagine il clero viene indicato secondo le regioni : "arcidiaconus eccl. Carthagi regionis sextae; diaconus regionis quintae; lector regionis quartae o quintae"; perfino le basiliche hanno un'indicazione regionale, i Concili del 403 e del 410 furono tenuti « in regione secunda»; nella terza era una basilica dedicata a s. Pietro, mentre nella VI era quella di S. Paolo. Viene dunque fatto di pensare che lo stesso sia avvenuto a Roma, dove un "lector de Pallacine» è dell'anno 548 (G. B. De Rossi, Inscr. christ., I, Roma 1857-61, p. 62, n. 97). Nella metà del sec. iv ca. è ricordato un "lector de Fullonices" (J. Wilpert, in Beiträge zur Christlich. Archäologie in Römische Quartalschr., 22 [1908], pp. 162-63, tav. 2). Un "lector de Pudentiana" morì nel 384 (E. Diehl, Inscr. christ. lat. vateres, n. 1270). Inoltre a Roma le iscrizioni più antiche di presbiteri portano solo l'indicazione di tale dignità e non del t. (G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, tavv. 19, 5; 21, 6; E. Josi, Note sul cimitero di Pretestato, in Rto. arch. crist., 13 [1936], p. 8, fig. 1; p. 9, fig. 2; pp. 10, 11, figg. 4-5; p. 12, fig. 7; p. 13, figg. 8-9; p. 14, fig. 10). S. Atanasio parlando d'un Concilio Romano nel 341 dice che più di 50 vescovi si riunirono nella casa del presbitero Vino (Apologia contra Arianos, 20: PG 25, 281).

E certa la dipendenza dei cimiteri dai t. come di-

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mostrò fin dal 1877 il De Rossi (Roma sotter., III, Roma 1877, p. 520 sgg.; J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen, Paderborn 1918, p. 200 sgg.). Vere case di abitazione risultano sotto SS. Giovanni e Paolo, SS. Silvestro e Martino ai Monti; S. Lorenzo in Lucina, S. Cecilia, in parte sotto S. Sabina, in minima parte sotto S. Anastasia; sotto l'attuale S. Prassede si sono rinvenuti di recente avanzi di monumenti pubblici, sotto S. Pudenziana un edificio termale, sotto S. Prisca un mitreo. E tuttora vero quanto scrisse il Duchesne nel 1887: «Non si è conservato alcun documento che permetta determinare in modo certo, dove si trovavano, prima di Costantino, gli edifici cristiani compresi dentro le mura della città di Roma" (Les titres presbitéraux et les diaconies, in Mélanges d'arch. et d'hist., 7 [1887], p. 217). Ilaro (461-68) fa eseguire un servizio di vasi sacri per ogni t. (Lib. Pont., I, p. 249). Simplicio (468-83) distribul i presbiteri titolari di servizio ebdomadario delle basiliche cimiteriali di S. Pietro, S. Paolo e S. Lorenzo «propter penitentes et baptismum», e proprio i presbiteri della regio III, a S. Lorenzo, quelli della regio I a S. Paolo, quelli della regio VI cel VII a S. Pietro (ibid., I, p. 249).
II. Sviluppo. - Il primo elenco sicuro dei t. romani si ha dal Concilio romano del $1^{\circ}$ marzo 499 sotto papa Simmaco. Nel verbale, dopo i vescovi presenti, firmarono i presbiteri romani, con l'indicazione del t. al quale appartenevano: si hanno 29 denominazioni di t.; se i t. di Bizante e di Pammachio sono uno solo, se il t. di Romano è errato per quello di Marcello, se l'ultimo Laurenti va unito o col t. di Damaso o con quello di Lucina, si giungerebbe a 26 (MGH, Auct. antiquiss., XII, p. 410 sgg.). Da un'epigrafe del cimitero di S. Pancrazio del 521-22 risulta che nel t. di S. Crisogono quattro presbiteri del t. sono gerarchicamente indicati con prior, secundus, tertius, quartus (G. B. De Rossi, Inscr., cit., I, n. 975). Nel Sinodo del 995 si hanno 24 t., tutti con la denominazione di un santo; mancano quelli di Bizante, Emiliana, Ciescenziana, Gaio, Matteo, Pammachio, Tigrida, Romano, Fasciola : in cambio si hanno i t. dei SS. Giovanni e Paolo, S. Susanna, S. Sisto, S. Balbina, SS. Nereo e Achilleo, SS. Marcellino e Pietro, SS. Quattro Coronati (MGH, Epistolae, I, pp. 366-67). Sotto Adriano I (772-95) i t. furono 22, come è attestato dai 440 "vela" donati dal Papa, 20 per ciascun t. (Lib. Pont., I, p. 504). Nell'elenco delle chiese alle quali furono offerti doni dal papa Leone III, nell'806 ca., si trovano 23 t., tra i quali c'è da notare l'ecclesia Genitricia Dei in titulo Callisti ", il "titulus beati Petri qui appellatur Eudoxiae ", la " basilica Apostolorum quae ponitur in Via Lata ", il t. "Marci ... appellatur in Via Lata "; si ha ancora il t. "Emilianae" (invece di SS. IIII Coronati) e il t. Pammachi (invece di SS. Giovanni e Paolo); il t. dei SS. Nereo e Achilleo è invece diaconia e il t. di Prisca è detto "Aquilae et Priscae".

Il catalogo di P. Mallio fatto sotto Alessandro III (1159-81) dà 28 t., 7 per ciascuna delle 4 basiliche pa-
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(da A. Silvagni, Inscriptiones christ. Urbis Romae n. 1., col. II, Città del Vaticano I633, fasc. 2)
Titoli della chiesa romana - Iscrizione di Cimannio Opas, lettore del t. di Fasciola, amico dei poveri (fine del sec. IV) - Roma, Monastero di S. Paolo.
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(let. Sesilli)
Titoli della chiesa romana - T. di S. Sisto. Il campanile è dell'inizio del sec. xim, la chiesa fu restaurata dall'architetto Rauzzini nel 1724 - Roma.
triarcali, cioè: per il servizio a S. Pietro, i titolari di S. Maria in Trastevere, S. Crisogono, S. Cecilia, S. Anastasia, S. Lorenzo in Damaso, S. Marco e SS. Martino e Silvestro. Per S. Paolo, i titolari di S. Sabina, SS. Nereo e Achilleo, S. Prisca, S. Sisto, S. Balbina, S. Marcello. S. Susanna; per S. Maria Maggiore, i titolari dei SS. Apostoli, S. Ciriaco in Thermis, S. Eusebio, S. Pudenziana, S. Vitale, SS. Marcellino e Pietro, S. Clemente. Per S. Lorenzo, quelli di S. Prassede, S. Pietro ad Vincula. S. Lorenzo in Lucina, S. Croce in Gerusalemme, S. Stefano in Celio Monte, SS.Giovanni e Paolo, SS. Quattro Coronati. Leone X nel Concistoro del $1^{\circ}$ luglio 1517 nel creare 31 nuovi cardinali ripristino il t. S. Matthaei e istitui i nuovi t. di S. Giovanni, ante Portam latinam, S. Cesario in Palatio, S. Agnese in Agone, S. Apollinare, S. Lorenzo in pane et perna, S. Silvestro in Capite, S. Tommaso in Parione, S. Pancrazio, S. Bartolomeo in insula alias inter pontes, S. Maria in Capitolio o in Aracoeli. S. Pio V, il 6 febbr. 1566 creò i t. di S. Trifone, di S. Eufemia, di S. Girolamo degli Schiavoni, e di S. Giovanni de' Fiorentini che però non venne mai conferito e perciò soppresso (G. F. Firmano, Diarium Caeremoniorum sub Pio V, ann. 1566, ms. dell'Archivio Vat.. E. 29, fol. 435). Sisto V, emanata il 3 dic. 1586 la bolla Postquam verus circa il S. Collegio dei cardinali, il 13 apr. 1587 con la cost. apost. Religious sanctorum portò i t. a 30. Nel Concistoro del 12 genn. 1953, alcune diaconie vennero elevate a t. pro hac vice. Ecco ora i singoli t. Aemilianae (Sinodo del 499) : il Duchesne ritenne di riconoscerlo nel t. SS. IV Coronatorum del Sinodo del 595 e della biografia di Adriano I, mentre in quello di Leone III ritorna Aemilianae; nei cataloghi di P. Mallio e del 1492 è SS. IIII Coronatorum. Ne furono titolari Leone IV, Stefano VI, Callisto II, Innocenzo IX e Benedetto XV. Anastasiar (Sinodo del 499) : la chiesa era stata decorata con pitture da Damaso e l'abside con musaici da Ilaro (De Rossi, Inscr. christ., II, p. 150); ritorna nella biografia di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Bonifacio IX e Pio IV. Apostolorum (Sinodi del 499 e 595): "qui appellatur Eudoxiae ad Vincula n nelle biografie di Adriano I e di Leone III; S. Petri ad vincula nei catologhi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Sisto IV, Giulio II e Clemente X. Apostolorum : è la basilica "Iulia " fondata da Giulio I (337-52) nella regione VII "iuxta forum divi Traiani", ricordata nel Catalogo Liberiano. Viene detto anche "prope via Lata" (Lib. Pont., I, pp.465, 500, 504; II, pp. 20, 28, 31, 345). E detto SS. Apostolorum al tempo di Pasquale II (1099-1118) in cui fu titolare il card. Gregorio (Lib. Pont., II, p. 371); sotto Urbano VI

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(lat. Gierdana)
Titoli della chiesa romana: S. Em. il Sig. card. Valeri prende possesso del t. di S. Silvestro in Capite (8 marzo 1923). Il Protonotario apostolico legge il Breve pontificio di assegnazione del t. Roma.
il card. Roberto è detto SS. XII Apostolorum (ibid., p. 496). Ne furono titolari da cardinali : Alessandro V e Clemente XIV. BalbinaR (Sinodo del 595): un'iscrizione del sec. vi ricorda «tituli Sancte Bal(binae) (G. B. De Rossi, Roma sott., III, Roma 1877, p. 515). G. P. Kirsch pensa possa essere il t. Tigridae del Sinodo del 499 (Römische Titelkirchen, eit. in bibl., p. 129). Torna nelle biografie di Leone III (Lib. Pont., II, p. 20) e di Gregorio IV (ibid., p. 78) nel catalogo di P. Mallio e del 1492. Ne fu titolare Innocenzo VIII. Bizantis: i presbiteri Proclinus et Ursus appartennero a questo t. al tempo di Innocenzo I (401-17); è ricordato solo nel Sinodo del 499 (v. Pammachit). Callisti: dal Catalogo Liberiano si ha che papa Giulio (337-52) eresse una basilica nel Trastevere « iuxta Callistum». Ma poi viene confuso con t. Iulii (v.); io si ritrova dal 1517, ne furono titolari Pio VII e Gregorio XVI. Casciliaz (Sinodo del 499): S. Cecilia in quello del 595, b. Cecilia nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Stefano III, Vittore III, Martino IV (in commenda Paolo II), Innocenzo VIII e Gregorio XIV. Ciriaci (Sinodi del 499 e del 595 poi nelle biografie di Adriano I e di Leone III): è detto in Thermis nel catalogo di P. Mallio; soppresso da Sisto IV che lo passo ai ss. Quirico e Giulitta. Clementis : s. Girolamo nel 392 attesta che «nomina eius memoriam usque hodie Romae extructa ecclesia custodit» (De viris illus., 15: PL 23, 634). Il t. s. Clementis nei Sinodi del 499 e del 595 ; b. Clementis nelle biografie di Adriano I e di Leone III; s. Clementis nei cataloghi del P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Pasquale II, Eugenio IV, Clemente VII e Paolo IV. Crescentianae (Sinodo del 499): sarebbe identico alla «Basilica Crescentiana» eretta da Anastasio I tra il 399-401 (Lib. Pont., I, p. 218); il Duchesne e il Kirsch ritennero identificarla con S. Sisto di cui s. Gregorio nella lettera del 5 ott. 600 ricorda un Bonifacio presbitero del t. S. Xisti (MGH, Epp., II, p. 275). S. Sisto ricorre nelle biografie di Adriano I e di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Paolo IV, Gregorio XIII, Clemente IX e Benedetto XIII. Chrysogoni (Sinodo del 499): S. Chrysogoni in quello del 595; b. Chrysogoni nella biografia di Leone III; S. Crisogoni nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Stefano II, Stefano X, Paolo V e Leone XIII. Damasi (Sinodi del 499 e del 595): «S. Laurentii qui appellatur Damasi» nelle biografie di Adriano I e di Leone III; S. Laurentii in Damaso nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Urbano III e Clemente VII. Questi con la bolla Etvi ad singula del 1532 stabilì che detto t. spettasse «pro tempore» al vice cancelliere di S. R. Chiesa. Equitit: ne è attribuita
la fondazione al tempo di papa Silvestro (Lib. Pont., I, p. 170) è t. Equitii nel Sinodo del 499; s. Silvestri in quello del 595, e nella biografia di Adriano I; è diaconia «Sanctorum Silvestri et Martini quae ponitur iuxta Orphea n nella biografia di Leone III; è t. Martini et Silvestri nel catalogo di P. Mallio, t. s. Martini in quello del 1492; ne furono titolari: Sergio II, Bonifacio VIII e Pio XI. Eusebi: è indicato come «tituli conditoris» al 14 ag. nel Geronimiano. Ricorre nel Sinodo del 499, nelle biografie di Adriano I e di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Paolo V e Innocenzo X. Suppresso da Gregorio XVI il 12 luglio 1839, fu ripristinato da Pio IX il 25 giugno 1877. Fasciolae (oggi SS. Nereo e Achilleo): un «Opas lector t.» è del 377 (G. B. De Rossi, Inscr., I, n. 262); un presbitero Felice morì nel 471 (ibid., n. 831). Appare nel Sinodo del 499; nel 595 t. SS. Nerei et Achillei, nella biografia di Leone III è diaconia; torna t. nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne fu titolare Clemente VI. GaitSibannaE: è indicato «ad duas domos iuxta Diocletianas» nel Geronimiano. Nel Sinodo del 499 è t. Gai, in quello del 595 S. Surannae, come nella biografia di Adriano I dove
si aggiunge «qui appellatur duas domus situm iuxta S. Quiriacum»; torna nella vita di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Conone, Sergio I, Leone III, Niccolò V e Clemente XII. Iulii (Sinodo del 499): «Iulii et Callisti» in quello del 595; t. «S. Dei Genitricis semperque virginis Mariae quae vocatur Calisti trans Tyberim n nella biografia di Adriano I: cecclesia ipsius Genetricis Dei in titulo Calixti n nella biografia di Leone III; «S. Maria in Trastevere»: nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Benedetto III, Eugenio IV, Paolo IV, Leone XI, Alessandro VIII e Leone XII. Lucinae: dai Gesta inter Liberium et Felicem si sa che Damaso venne eletto papa nel 366, in Lucinis (CSEL, 35, 2). Il t. di Lucina è ricordato nel Sinodo del 499; è detto «Basti Laurentii m. qui appellatur Lucinae n nella vita di Adriano I e di Leone III; S. Laurentii in Lucinae nei cataloghi di Adriano I, di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Gregorio VIII e Innocenzo IV. Mascelli (Sinodi del 499 e 595) : con l'aggiunta Via Lata nella vita di Adriano I; torna nella biografia di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne fu titolare Urbano VII. Marct (Sinodi del 499 e del 595) : nelle vite di Adriano I e di Leone III; nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari Alessandro III, Celestino IV, Gregorio XII, Eugenio IV, Paolo II e Clemente XIII. SS. Marcellimi et Petri (Sinodo del 595 e ritorna nei cataloghi di P. Mallio e del 1492): ne fu titolare Pio IX. S. Mattiazi (Sinodo del 499): poi scompare. Ristabilito da Leone X il 6 luglio 1517 fu soppresso da Pio VI nel 1776 quando la chiesa fu demolita. Nicomedes (Sinodo del 499): l'iscrizione di un presbitero «Victor t. Nicomedes» è del sec. v (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., $1^{0}$ serie [1865], p. 50), poi scompare. Il Duchesne ed il Kirsch ritennero doversi riconoscere nel nuovo t. dei SS. Marcellino e Pietro (v.) del Sinodo del 595. Pammachis (Sinodo del 499): ricordato in un'iscrizione del 569; è t. SS. Johannis et Pauli nel Sinodo del 595; è Pammachii sanctorum Johannis et Pauli nella biografia di Adriano I; Pammachii solo in quella di Leone III; è SS. Johannis et Pauli nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Onorio III, Innocenzo VI, Adriano VI, Leone XI, Paolo V e Pio XII, felicemente regnante. PRAXEDIS (Sinodo del 499): S. Praxedis in quello del 595 e nella biografia di Adriano I; b. Praxede in quella di Leone III, nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Lucio III, Giulio III, Leone XI e Alessandro VIII. Pudentis o de Pudentiana, come si legge in iscrizione di un lettore morto nel 384 (E. Diehl, Inscr. christ. lat. set., Berlino 1924-31, n. 1270); come t. s. Pudentis nel Sinodo del 595; nelle biografie di Adriano I e di Leone III ("Pudentis id est s. Puden-

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tianae ${ }^{2}$ ), nell'elenco di Pietro Mallio (s. Potentianae) e del 1492 (idem). Ne furono titolari Innocenzo III, Niccolò IV e Pio IV. Priscae: ricordato in un'epigrafe del 489; nei Sinodi del 499 e 595 ; nella vita di Adriano I; in quella di Leone III è t. Aquilue et Priscae; torna t. Priscae nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Benedetto XII e Pio IV. SS. IV Coronatorum, v. agminaNAE. Romani : solo nel Sinodo del 499. Il Duchesne lo ritenne errore di copista per «Romanus tit. Marcelli». Sabinae (Sinodo del 499): S. Sabinae in quello del 595; B. Sabinae nella biografia di Leone III; S. Sabina nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne furono titolari Eugenio II, b. Benedetto XI, Pio II e s. Pio V. S. Sisti, v. crescentianae. Tigridae: solo nel Sinodo del 499. Il Kirsch dubita se debba identificarsi col t. S. Syxti o col t. S. Bulbinne del Sinodo del 595 (Die römischen Titelhirchen, cit., pp. 94, 129). Vestinae: dal nome della matrona fondatrice sotto Innocenzo I (Lib. Pont., I, p. 220); così nel Sinodo del 499; è S. Vitalis nel Sinodo del 595; B. Vitalis nella biografia di Leone III; nei cataloghi di P. Mallio e del 1492; ne fu titolare Giulio III; soppresso dal papa Clemente VIII nel 1596 fu ristabilito da Leone XIII il 16 dic. 1880 con la denominazione SS. Vitale, Gervasio e Protasio in Vestina.

Più recenti sono i t.:
S. Stephani in Caelio monte: nella biografia di Gelasio II (1118-19) appare: "Saxo de Anagnia sancti Stephani in Celio monte" (Lib. Pont., II, p. 312). Ne fu titolare Pio IV. S. Crucis in Hermoslem: sotto Gelasio II (1118-19) appare un a Amicus cardinalis Sanctae Crucis" (Lib. Pont., II, p. 312); sotto Innocenzo II un Jerbardus (ibid., p. 380 ), in seguito Lucis II (ibid., p. 385 ); si trova nei cataloghi di P. Mallio e del 1492. Ne furono titolari inoltre Innocenzo VII. Marcello II e Benedetto XIV. SS. Quirici et Julitta: fondato da Sisto IV; ne furono titolari Leone XI ed Innocenzo XIII.

Da Leone X il 6 luglio 1517 furono creati i t.:
S. Agnetis in Agone: soppresso da Innocenzo X il 5 ott. 1654 e trasferito a S. Agnese fuori le mura. S. Bartholomei in insula o inter Pontes. S. Apollinaris: soppresso da Sisto V nel 1587 , divenne diaconia, poi t. nel 1946 pro hac vice. S. Caysabi in Palatio: soppresso da Sisto V nel 1587, diaconia dal 1600. S. Johannis ante Portam LatinaM. S. Laurentis in Panisperna: titolare Clemente XIV. S. Mariae in Capitolo o de Abacolli: soppresso da Clemente VII il 17 apr. 1527, fu ristabilito da Giulio III il 4 dic. 1551. Ne fu titolare Clemente XIII. S. Pancrazio : il 28 febbr. 1550 fu unito da Giulio III al t. di S. Clemente con la denominazione dei SS. Clemente e Pancrasio, ma fu separato dallo stesso Papa il 4 dic. 1551. Ne furono titolari Paolo IV, Clemente VIII ed Innocenzo XII. S. Silvestri in Capite. S. Thomas in Parione : il papa Pio XI con la cost. apost. Quam S. Thomae in Parione soppresse il t. e le trasferi a S. Maria in Vallicella (AAS, 30 [1938], p. 191).

Seguono i t. creati da Giulio III il 4 dic. 1551 : S. Barbarae: soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587. S. Maria in Via. S. Simonis: ne fu titolare Sisto V, che lo soppresse il 20 apr. 1587.
S. Maria super Minervam : fu fondato da Paolo IV il 24 marzo 1557. Ne fu titolare s. Pio V. s. Maria Angelorum : fu elevato a t. da Pio IV il 18 maggio 1565.
S. Pio V il 16 febbr. 1566 istituil i t.:
S. Eupenia : soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587. S. Hieronymi de Illinois: ne fu titolare Sisto V. S. TriPhONIs : soppresso da Sisto V il 20 apr. 1587.

Sisto V il 20 apr. 1587 elevò a t.:
S. Augustini: sopprimendo quello di S. Trifone. S. Blasi de anclo, soppresso da Paolo V il 17 ott. 1616 e trasferito al SS. Biagio e Carlo ai Catinari. SS. Bonipaci et Alexi in Aventino. S. Maria a Populo: ne fu titolare Alessandro VII. S. Maria a Pace. S. Mabia in Traspontina: ne furono titolari Gregorio XV e Pio VIII. S. Onophini: ne furono titolari Urbano VIII, Innocenzo XI e Pio VI. S. Petri in Mon. tobio: ne fu titolare Urbano VIII. S. Salvatoris in Lauro: ne fu titolare Alessandro VIII. Fu soppresso
il 19 maggio 1670 da Clemente X, che lo trasferì a S. Bernardo alle Terme. S.mae Trinitatis in Monte Pincio.

Più tardi furono fondati i t. di:
SS. Biagio e Carlo ai Catinari: fondato da Paolo V il 17 ott. 1616, trasferito da Urbano VIII il 16 ag. 1627. SS. Ambrogio e Carlo al Corso: soppresso dallo stesso il 24 ag. 1639. S. Agnetis extra muros: creato da Innocenzo X il 5 ott. 1654, dopo soppresso S. Agnese in Agone. S. Bernardi alle Terne: fu fondato da Clemente X il 19 maggio 1670, dopo soppresso S. Salvatore in Lauro. S. Maria della Vittoria: fondato da Pio VII nel dic. 1801. SS. Andreas et. Gregorius in Celio monte: fu fondato da Gregorio XVI. I'1 luglio 1839 che vi trasferì il t. di S. Eusebio. S. Maria Nova : fu creato dal papa Leone XIII il 17 marzo 1887. S. Maria in Cosmedin : diaconia elevata nel 1935 pro hac vice a t. presbiteriale; S. Maria in Vallicella: fu creato da Pio XI (cost. apost. Quam 1. Thomae in Parione dell'8 dic. 1937, dopo soppresso il t. di S. Tommaso in Parione; AAS, 30 [1938], p. 191). Nel Concistoro del 28 febbr. 1946 fu elevato a t. pro hac vice la diaconia di S. Maria in Portici.

Nel Concistoro del 17 genn. 1953 furono pro hac vice elevate a t. le diaconie: S. Agata dei Goti; S. Angelo in Paschiana; SS. Cosma a Damiano; S. Maria della Scala; S. Maria in Aquino; S. Maria in Via Lata. - Vedi tav. XVI.

Brd., L. Duchesne. Notes sur la topogr. de Rome au mayenâge. II. Les titres presbítricus et les diaconies, in Mél. d'arch. et d'hist., 7 (1887), pp. 17-36: J. P. Kirsch. Die röm. Titelhirchen im Altertum, Paderborn 1918 ; F. Lanson, I t. presbiteriali di Roma ant. nella stor. e nella leggenda, in Riv. di arch. crit., 2 (1925), p. 195 sgg .; R. Velliard. Les titres romains et les deux édit. du Liber Pont., ibid., 2 (1928), pp. 89-103; id., Rech. sur les orig. de la Rome chrét., Mâcon 1941; A. M. Schneider. Die ältesten Denkmäler der röm. Kirche, in Festschr. zur Feier des zueihundertjährigen. Bestehens der Abad. der Wiss. in Göttingen Berlin, Gottinga 1951, pp. 166-98. Enrico Josi

TITOLI di CREDITO. - Sono i simboli legali dei capitali dati a prestito per contratto di mutuo (cambiati, chirografi, obbligazioni, buoni fruttiferi, cartelle) ovvero di società (azioni) : correntemente vanno sotto questo nome i soli simboli rappresentativi, a tagli fissi, di contratti a clausole unificate.

Il portatore della prima specie di t. (obbligazioni ecc.) è un semplice creditore, più o meno privilegiato, della persona o dell'ente mutuatario, e ha diritto alla scadenza del prestito al rimborso integrale del capitale prestato più un interesse forfetario nella misura convenuta, senza poter pretendere alcuna ingerenza o controllo dell'azienda finanziata. Con la seconda specie di t. (azioni), si diventa invece socio e comproprietario dell'azienda finanziata, correndone i rischi, anche di perdita totale, ma partecipando alla sua gestione attraverso le assemblee e la nomina di amministratori e di sindaci; e anziché ad un interesse fisso, dà diritto al riparto degli utili netti (dividendo).
I. Varie specie di t. - Le obbligazioni, buoni e cartelle emessi dallo Stato o da Enti statali, Province o Comuni, nonché da enti pubblici, consorzi e anche talvolta da grandi aziende industriali, sono generalmente al portatore, e possono essere consolidate, cioè mai rimborsabili (rendite di Stato) oppure temporanee (Buoni del Tesoro, obbligazioni industriali ecc.) rimborsabili in cinque, dieci, venti o più anni secondo vari sistemi (a scadenza, ammortamento graduale, estrazione, con o senza premi). Anche le azioni industriali possono essere al portatore, oppure nominative : oppure di forma mista, con il certificato nominativo e le cedole al portatore, come è attualmente in Italia.

La cambiale rappresenta capitale circolante, ha una norma giuridica sua propria ed è commerciata dalle banche attraverso le operazioni di sconto e ricconto. Gli altri t. si acquistano e si vendono negli appositi mercati denominati borse-valori, che attribuiscono giornalmente a ciascun t. un valore (massimo o minimo, medio, di apertura, di chiusura, dopotonsa) in base ai prezzi effettivamente contrattati elencati in un listino di borsa. Acquisti e vendite debbono essere fatti esclusivamente

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a mezzo di commissionari autorizzati, detti agenti di cambio; per contanti oppure a termine. Questa seconda specie di contratto si presta alla speculazione (v.) potendo dar luogo a manovre finanziarie artificiose, e degenerare in aggiutaggio. Nelle borse-merci si comprano e si vendono t. rappresentativi di merci (polizze di carico, fedi o certificati di deposito, note di pegno e simili).

Il tipo obbligazioni, non avendo garanzie reali, ovvero soltanto parziali, è soggetto alla svalutazione monetaria : maggiormente garantite da questo punto di vista sono le azioni, che rappresentano valori reali.

La storia del progresso economico è tutt'uno con la storia dei contratti unificati (cioè ridotti ciascuno a tipo) e dei t. che li rappresentano.
II. Commercio di capitalizzazione. - Il superamento della grave crisi economica attuale e l'instaurazione di un equilibrio durevole tra offerta e domanda sul mercato, dipendono soprattutto dal riuscire a convogliare ingenti masse di risparmio verso investimenti a lunga e lunghissima scadenza; ciò rende evidente la enorme importanza di un facile commercio dei t., particolarmente di quelli industriali (commercio di capitalizzazione). Mentre il commercio a contanti e quello a credito a breve scadenza sono sostenuti e garantiti da un complesso di istituti intermediari-contraenti-assicurativi (banche, conti correnti, sconto di cambiali, ecc.), sicché non presentano alee apprezzabili, al commercio di capitalizzazione manca quasi del tutto un corrispondente apparato tecnico-giuridico che si assuma, compensandoli, i gravi rischi di questa specie di commercio, derivanti dal difficile accertamento di qualità dei t. relativi, dall'immobilizzo prolungato dei capitali e dal pericolo inerente della svalutazione (v.). I prezzi di Borsa dicono poco sull'effettivo valore dei t., in quanto sono esposti sia alla sensibilità nervosa di masse di operatori ignari, sia alle manovre degli speculatori.

Un primo passo, del tutto empirico e modesto, sulla via che potrebbe dare ai t. industriali un grado di commercialsllità eguale a quello del denaro e delle cambiali, è da riscontrare nel tipo «azioni di società mobiliari e finanziarie», le quali operano in certa misura l'assicurazione dei rischi d'investimento: ma poco guadagnano ancora in quanto a commerciabilità, e ancora meno possono contro la svalutazione. Reali e importanti progressi sono possibili in questa direzione (Investment Trusts e Trustees Associations inglesi e americane) : interessanti a riguardo le proposte della Scuola economica italiana (v. Hallesismo). Le innovazioni della tecnica economica in questo campo sono destinate a dare risultati pratici assai maggiori di ogni pur