sul rapporto fra filosofia tomistica e kantiana. Le molte sue opere trattano i più svariati aspetti della didattica, pedagogia e filosofia. Da ricordare: Pädagogische Vorträge über die Hebung der geistigen Tätigkeit durch den Unterricht (1868, $4^{\text {a }}$ ed. 1905); Gesch. des Idealismus ( 3 voll., 1894-97; $2^{\text {a }}$ ed. 1907); Grundlinien idealer Weltanschauung (1905); Die Wissenschaft vom Gesichtspunkt der katolischen Wahrheit (1916, $2^{\text {a }}$ ed. 1928).
Bibl.: G. Greisse, O. W., Paderborn 1916; J. B. Seinderborger, O.W., ivi 1923; H. Praberg, Soziologie u. Pädagogik bei W., diss., Colonia 1928; W. Pohl, O. W. s religiöser Entwicklungsgang, Vienna 1934; id., v. v. in LThK. X. coll. 922-24 (largamente informative con elenco degli scritti e bibl.); L. Krebs, O. W. zum Gedächtnis, Friburgo in Br. [1940]; cf. anche W. Ziegenfuss, Philosophen-Lexik., II, Berlino 1930, p. 888. Enrico Garulli
WILMART, Henri-Marie-André. - Erudito benedettino, n. a Orléans il 28 genn. 1876, m. a Parigi il 21 apr. 1941.
Compì gli studi classici a Parigi (1893-95) dove frequentò la "Ecole des Hautes études ", l' "Institut catholique" e la Sorbona; iniziò gli studi ecclesiastici presso i Sulpiziani (1897-99) e nel sett. 1899 entrò nell'abbazia di Solesmes da cui fu allontanato nel sett. 1901, pochi mesi dopo la sua professione religiosa ( 24 giugno), in seguito alla soppressione degli Ordini religiosi. Rifugiatosi nell'isola di Wight vi fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1906 e subito dopo destinato all'abbazia di S. Michele di Farnborough alla quale sempre appartenne. Sul finire del 1928 fu chiamato alla Biblioteca Vaticana per la catalogazione dei manoscritti latini del fondo della Regina, lavoro cui attese per undici anni profondendovi la sua vasta e sicura erudizione. Tre grandi maestri esercitarono all'inizio della sua carriera scientifica, pur così personale in seguito, un influsso decisivo: mons. P. Batiffol (v.), che, oltre ad istrudarlo sulla via del sacerdozio, lo iniziò agli studi dell'antichità cristiana; L. Traube (v.), che gli fece considerare la paleografia come una disciplina storica, e E. Bishop (v.), che lo avviò agli studi liturgici, intesi come parte della letteratura ecclesiastica.
Il W., conoscitore profondo dell'arte di scrutare i segreti dei codici, procedette nel corso di numerosi viaggi letterari al loro spoglio sistematico per la parte che interessava i suoi studi. Non fa quindi meraviglia che ogni suo lavoro sia considerato come un contributo di prima mano. Paleografo e filologo di raro esperienza, fu accuratissimo nelle sue edizioni di testi antichi e medievali, che possono essere additate come modelli. I suoi lavori, oltre gli inediti, assommano da un primo spoglio a 380 cs., cui si devono aggiungere oltre ottanta recensioni. Fu collaboratore assiduo di molte riviste, soprattutto della Rev. Sémédictine nella quale pubblicò 150 articoli. Una discreta raccolta di suoi studi sparsi in varie riviste si ha nel vol. Autours spirituels et textes dévots du moyen âge latin (Parigi 1932). Ecco ora in breve la segnalazione di alcuni suoi principali contributi dati alla patristica, alla liturgia e alla letteratura medievale (tra parentesi si indica l'anno della pubblicazione e il n. progressivo della bibl. redatta da J. Bignami Odier). 1. Patristica: Gregorio di Elvira (1906, 1909, 1912, nn. 2, 10, 28, 32) cui rivendicò i Tractatus Origenis pubblicati dal Batiffol con la sua collaborazione (1900, n. 1); Febadio di Agen (1908, n. 7); s. Ilario di Poitiers (dal 1907 al 1938, 7 studi); s. Agostino (dal 1912 al 1938 oltre 20 studi, di fondamentale importanza quelli sulla tradizione manoscritta delle opere del Santo, nn. 194, 205, 233, e l'ed. dell'indiculum di Posadio, n. 232). 2. Liturgia: il Sacramentario di Bobbio (dal 1909 al 1924, 5 studi); il Salterio del conte Evrardo (1911, n. 26); le Messe di Mone (1911, n. 27); i manoscritti liturgici di Corbie (1913, n. 36); il Comer di Murbach (1913, n. 37); le lettere dello pseudo Germano di Parigi sulla liturgia gallicana (1924, n. 125); il Lezionario di Alcuino (1937, n. 322); le collette dei Salteri (1949, n. 365) e l'opuscolo di E. Bishop, Le Génie du vit romain, vers, francese arricchita di numerose note, cui il W. teneva moltissimo tanto da chiamarlo la sostanza del suo credo di storico della liturgia (1919, 1920, nn. 54, 55). 3. Letteratura medievale: s. Anselmo (dal 1923 al 1937, una ventina di studi); Giovanni di Fécamp (dal 1926 al 1937, 6 studi); Guigo I il Certosino (dal 1924 al 1936, 4 studi e l'ed. delle meditazioni, n. 311); Ildeberto di Lavardin (dal 1935 al 1939, 4 studi); Giovanni abate di S. Maria in Trastevere (1938, n. 332); l'ed. dei Precum libelli dell'evo carolino (1940, n. 357); l'ed. del Jubilus sul nome di Gesù (1943, n. 360). 4. Metodologia e descrizione di codici: la voce Delisle in DACL (1916, n. 46); la recensione dei Sacramentaires et Missels... de France di V. Leroyais (1925, n. 156); il catalogo di 500 codici Reginenses latini (1937, 1945, nn. 321, 362) con gli Analecta Reginensis (1933, n. 261).
Il W. fu sempre largo di consigli e di aiuti a quanti si dedicavano con serietà d'intenti agli studi; basti ricordare il suo gesto generoso nei riguardi del p. G. M. Hanssens, S. J., il detto editore delle opere liturgiche di Amalario (cf. Amalarii Episcopi opera lit. omnia. I, Città del Vaticano 1948, p. 7).
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BibL. : J. Bignami Odier - L. Brou - A. Vernet, Bibliogr. sommaire des tranaux du pére A. W. O.S.B. 1876-1941, Roma 1953 (prognwie saggio provvisorio con addenda [1934], il sec. F. Châtillon ha annunciato una sua opera sul W.). A. Pietro Frutaz
WILMERS, Wilhelm. - Gesuita, teologo, n. a Boke (Vestfalia) il 30 giugno 1817, m. a Roermond (Olanda) il 9 maggio 1889.
Entrato nell'Ordine nel 1834, fu professore di filosofia e di teologia ai suoi confratelli a Issenheim, Lovanio, Colonia, Bonn, Aquisgrana, Maria Laach; nel 1860 prese parte al Concilio provinciale di Colonia, chiamatovi come suo collaboratore dal card. Geissel; nel 1869-70 al Concilio Vaticano, come teologo del vicario apostolico di Bombay. Ivi, in risposta agli opuscoli di Rauscher, Hefele e Mayer, e alla " quiestio * di Ketteler, pubblico : Animadversiones in 4 contra Romani Pontificis infallibilitatem editos libellos (Roma 1870). Tornato alla cattedra, insegnò teologia nella Facoltà teologica di Poitiers (1875-80) e a St-Hélier (1880-82); indi attese unicamente alle sue opere.
Di queste la principale rimane Lehrbuch der Religion (4 voll., Münster 1851-57; $7^{\text {a }}$ ed., ivi 1909-12 a cura del p. J. Honzeim; $8^{\text {a }}$ ed., ivi 1922-28, a cura del p. A. Daneffe) molto diffusa e ricercata, completata poi da una Geschichte der Religion (2 voll., ivi $1856 ; 7^{\text {a }}$ ed., ivi 1924 a cura del p. O. Pfülf). Anche il compendio: Kuragefasstes Handbuch der Religion (ivi 1871, vers. it., Roma 1901) fa molto diffuso e tradotto in varie lingue come testo di scuola. Infine attese a compii 1 e i suoi trattati teologici fatini: De religione revelata (Ratisbona 1897); De Ecclesia Christi (ivi 1897); De Fide (ivi 1902, postuma a cura del p. A. Lehmkuhl). Passato dal cartesianesimo, appreso ancor secolare, alla scolastica, dopo studi solidi e diuturni, il W. è da annoverarsi col p. J. Klautgen un pioniere della neoscolastica, dalla esposizione chiara, solida e ordinata, anche se generalmente concisa.
BibL.: D. Gla. Repertarium des bathol. theol. Literatur, I. II, Puderborn 1904, p. 46 sgg .; A. Strate, Erimnerungen an P.W., in Mitteilungen aus der deutschen Provinz, 42 (1912), pp. 143. 263.
Celestino Testore
WILMINGTON, diocesi di. - Diocesi e città nello Stato di Delaware, U.S.A.
La diocesi fu eretta da Pio IX il 3 marzo 1868 e comprende oggi lo Stato di Delaware, due contee in Virginia e 9 contee in Maryland, cioè una superficie di 1960 migliaq. in Delaware, 3461 in Maryland e 790 in Virginia con una popolazione totale di 535.947 anime, delle quali 36.907 cattoliche.
La prima missione cattolica fu stabilita nel 1704 a Bohemia Manor nella contea di Cecil, Maryland, dal Gesuiti che furono soli nella penisola fino al 1808, quando il rev. Patricio Kenny venne a stabilirsi a Coffee Run, Delaware. La prima chiesa di Wilmington, S. Pietro, eretta nel 1808, divenne poi la Cattedrale.
Al momento dell'erezione della diocesi, il primo vescovo, mons. A. Becker, vi trovò 8 sacerdoti, 14 chiese molto povere e ca. 5000 cattolici. Oggi (1952) vi si trovano 67 sacerdoti diocesani e 51 religiosi di 6 congregazioni, 45 parrocchie, 1 cappella, 16 missioni, 4 stazioni, 17 seminaristi, 2 scolasticati, 5 orfanotrof, ed i ospedale.
BibL.: Th. Boerner, The Catholic Church in the United States, St. Louis-Londra 1930, p. 227; J. L. Mc Sweeney, in Cath. Enc., XV, pp. 646-47; The Official Catholic Directory, Nuova York 1931, pp. 612-14; Ann. Pont. 1933, p. 494.
Gastone Carrière
WILNA (Vilna, Wilno), arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi in Polonia. Ha una superficie di 56.679 kmq., con una popolazione di 2.325 .000 ab. dei quali 1.056 .000 cattolici, distribuiti in 442 parrocchie, servite da 548 sacerdoti diocesani e 13 regolari; ha due seminari, I comunità religiosa maschile e 14 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 454).
La città è situata alla confluenza della Wilejka con la Wilia, in un anfiteatro di colline su cui sono sviluppati i sobborghi. Appartenne prima al Granducato di Lituania, poi dal 1386 unito alla Polonia; la città venne decimata da incendi nel 16ro e nel 1706. dall'occupazione russa

(Ad C. de Deuilouco, La Lituania artistique, Loubira 1919, tav. dopo p. 38;
Wilna, arcidiocesi di - Immagine della Vergine - Ostrobrama o - Aufros Vartai -, dipinta su legno (sec. 50), conservata nel Santuario costruito sopra l'antica porta $\cdot$ Aciale $\cdot$ (1506) - Wilna.
tra il 1655-60, dagli Svedesi nel 1706, dalla peste nel 1710; dal 1793 al 1915 passò sotto il dominio della Russia, ad onta delle sollevazioni nel 1794 e nel 1863 ; in tale periodo la Chiesa di W. ebbe a soffrire, ma le condizioni migliorarono dopo l'Editto di tolleranza del 1905. Nel 1917 fu eretta a capitale della Lituania, nel 1920 fu occupata dai Polacchi, nel 1939 dai Tedeschi, poi dai Russi.
La diocesi fu fondata al tempo di Ladislao II Jagellone, che nel 1387 inviò Dobregasto, vescovo di Posen, a impetrare dal papa Urbano VI l'erezione della diocesi, che venne concessa dal detto Papa con bolla del 12 marzo 1388, come suffraganea di Gnesna. Primo vescovo fu il minore conventuale Andrea Vasillo. Anche il vescovo Mattia di Trok (1422-53) fondò molte chiese e inviò un suo rappresentante al Concilio di Basilea; A. Tabor chiamò a W. i Domenicani affidando loro la chiesa dello Spirito Santo. Fu funestata dal calvinismo; il vescovo V. Protasewicz Suszkowski (1556-80) chiamò i Gesuiti, e tra questi rifulse il p. Pietro Skarga; sotto il re Stefano Báthory, G. Radzwill (1581-91), poi cardinale e traslato a Cracovia, fondò in W. l'Accademia e il Seminario, sotto la direzione dei Gesuiti; B. Woina (1600-13) si adoperò per la canonizzazione del re Casimiro di Polonia e iniziò la costruzione di una chiesa in suo onore nel 1604. E. Wollowicz (1616-30) chiamò in W. i Canonici Regolari Lateranensi; A. Woigna i Fatebenefratelli. A. Sapieha (1666-71) fondò la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, la cui costruzione fu ispirata a quella di S. Pietro in Vaticano. Il papa Pio XI, con la cost. apost. Fixdam Poloniae unitas del 26 giugno 1925, con la quale stabili nuove circoscrizioni per le diocesi della Polonia, di rito latino, pose W. a capo della terza provincia ecclesiastica polacca, elevandola a sede metropolitana, fissandone il territorio e dandole per suffraganee le diocesi di Lomża e di Pińsk (AAS, 17 [1925], pp. 51-28).
La Cattedrale è dedicata ai ss. Stanislao e Vladislao. Venne incendiata nel 1399; il duca Vitoido la ricostrul in stile gotico lo stesso anno. Subi ingenti danni nel 1531 e nel 1662 ; il suo restauro in stile neoclassico iniziato da L. Guzewicz, nel 1769, fu compiuto nel 1801. Norevoli sono le cappelle della Immacolata e di S. Casimiro. La chiesa della S. Croce fu fondata nel sec. xiv, ivi nel 1366 furono martirizzati 14 francescani; la chiesa di S. Martino è del 1380; S. Anna venne eretta nel 1392 da Anna moglie di Vitoido; S. Giovanni Evangelista nel 1386 ed ebbe privilegi da Leone X; la chiesa del $\cdot$ Corpus
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(da C. de Danitoulez, La Lituanie artistique, Louanna 2012
ten. dopo p. 28)
Wilna, arcidrocesi di - La chiesa di S. Casimiro, costruita nel 1604, in ricordo della canonizzazione del Santo.
Domini è è del 1573, la chiesa di S. Casimiro con l'annesso Collegio dei Gesuiti è del 1604; quella di S. Ignazio del 1622 fu ridotta a circolo per ufficiali. L'Accademia fu trasformata in scuola superiore nel 1781 e in Università nel 1803 , divenendo per impulso del principe Adamo Czartoryski un centro di alta cultura; venne soppressa nel 1832 e riaperta nel 1919. Inoltre venne fondata una scuola superiore di scienze politiche. Ricca la Biblioteca pubblica dell'Università con oltre 13.000 manoscritti e 500.000 voll.; notevole l'Archivio dello Stato.
Bibl.: M. Weber, Wilno, eine vergessene Kunststätte, Wilna 1917; Eubel, I, p. 329; II, p. 295, III, p. 355; IV, p. 369; V, p. 416; T. G. Chase, The story of Lituania, Nuova York 1946; A. M. Amman, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948.
WILPERT, Joseph. - Archeologo, n. a Eiglau (Slesia) il 22 ag. 1857, m. a Roma il 10 marzo 1944, decano dei Protonotari apostolici di numero.
Sacerdote nel 1883, ottenne di recarsi a Roma quale cappellano di S. Maria della Pietà, presso il Camposanto Teutonico, per perfezionarsi in diritto canonico (1884). La visita alle catacombe suscitò in lui la vocazione per l'archeologia cristiana e G. B. De Rossi lo indirizzò allo studio della primitiva iconografia cristiana, giovandosi anche più volte dei disegni del giovane discepolo (Bull. arch. crist., $4^{\text {a }}$ serie, 4 [1886], p. 160); 5 [1887], pp. 9, 23; 6 [1889], p. 105; $5^{\text {a }}$ serie, I [1890], pp. 14, 60, 145). La Roma sotterranea non ebbe segreti per il W., che curò di persona la riproduzione di ogni affresco cimiteriale costituendo una serie di 600 acquerelli, eseguiti su fotografie e non su disegni, come in tutte le opere precedenti. Cominciò con le antiche rappresentazioni delle vergini sacre: Die gottgeweihten Jungfrauen in den ersten Jahrhunderten der Kirche (1889), poi seguì lo studio delle antiche riproduzioni degli affreschi cimiteriali: Die Katakombengemälde und ihre alten Kopien (1891), e Ein Cyklus christologischer Ge-
mälde in der Katakombe des hl. Petrus und Marcellinus (1891); seguirono l'illustrazione delle pitture della cosiddetta Cappella greca, dove egli aveva identificato la Fractio panis (doppia ed., ted. e franc., 1894); Le pitture delle Cappelle, dette dei Sacramenti (1897).
La sua opera fondamentale è costituita de Le pitture delle catacombe romane ( 2 voll., testo e tavole, doppia ed. ital. e ted., Roma e Friburgo in Br. 1903). Per l'esattezza della descrizione degli affreschi, per lo studio del vestiario, dei gesti, per la fedeltà delle riproduzioni, l'opera fu meritamente apprezzata, anche se studi posteriori modificarono in parte alcune delle sue datazioni, fondate, in genere, su quelle di G. B. De Rossi. Seguirono per importanza: Die römischen Mosaihen und Malereien der kirchichen Bauten vom IV. bis XIII. Jahrhunderi ( 4 voll., 2 di testo e 2 di tavole illustranti l'arte delle basiliche cristiane della Roma costantiniana, postcostantiniana e medievale nei suoi cicli musivi e pittorici [Friburgo in Br. 1916]). Finalmente I sarcofagi cristiani antichi ( 5 voll., I e II, Roma 1929; III e IV, Città del Vaticano 1932; V, ivi 1936).
Notevoli i suoi Topographische Studien über die christlichen Mommente der Appia und der Ardeotina (in Röm. Quart., 15 [1901], pp. 32-49) e Neue Studien zur Katakombe des h!. Kallistus (ibid., pp. 50-69); Zur Entdechung der "Crypta Damasi" (ibid., 17 [1903], pp. 7275); La scoperta delle basiliche cimiteriali dei SS. Marco. Marcelliano e Damaso (in Nuovo bull. arch. crist., 9 [1903], pp. 43-58); Scavi nel cimitero dei SS. Marco, Marcelliano e Damaso (ibid., pp. 315-19). Di speciale importanza La cripta dei Papi e la cappella di S. Cecilia nel cimitero di S. Callisto (doppia ed., ital. e ted., Roma e Friburgo in Br. 1910). Per la sua identificazione del sepolcro di Damaso sorse una polemica tra lui e O. Marucchi, donde i suoi Beiträge zur christlichen Archäologie (in Röm. Quart., 22 [1908], pp. 73-195).
Oltre che alla Römische Quartalschrift, fin dal primo anno (1887), collaborò a: Nuovo bull. di arch. crist., Riv. di arch. crist., Bessarione, L'arte di A. Venturi (in cui apparvero Storia del vestiario e gli studi sull'Acherepita e su S. Maria Antiqua), Byzant. Zeitschr., Zeitschr. für hath. Theologie, Histor. Jahrbuch, Bull. della Commis. arch. com. di Roma, Studi Romani, Analecta Tarraconentia rec. e, quale socio fin dal 1892 della Pont. recad. romana di archsol., contribuì con notevoli scritti sia : gli Atti che ai Readiconti di essa; da segnalare in modo speciale quello in onore di G. B. De Rossi sulle Pitture dell'ipogeo di Aurelia Felicissima presso il viale Manzoni in Roma. Il suo volume: Erlebnisse und Ergebnisse im Dienste der christlichen Archäologie (1930), dedicato al suo amico P. Franchi de' Cavalieri, contiene, a carattere autobiografico, il compendio dei suoi lavori, svolto in sei letture che egli avrebbe dovuto tenere nel 1928 nella Harvard University. Il suo amore alla Fede romana e alle sue istituzioni è dimostrato dalla serie degli studi su a Pietro, dal primo, sulla sua statua in bronzo (1886), all'ultimo (1937): Pietro fondatore della Chiesa di Roma e successore di Cristo come vescovo, secondo le sculture del sarcofago 174 e il Catalogo Filocaliano, e inoltre dalla sua opera divulgativa: La fede nella Chiesa nascente, secondo i monumenti dell'arte funeraria antica, Città del Vaticano 1938.
Bibl.: Bibl. di mons. G. W., in Riv. di arch. crist., 15 (1938), pp. 6-16 (123 numeri); A. Ferrus, Al servizio della scienza e della fede, Mons. W. nel suo ottantesimo, in Civ. Catt., 1938, II, pp. 210-21.
WILSON, Woodrow. - Presidente degli Stati Uniti d'America, n. il 28 dic. 1856 a Staunton (Virginia), m. il 3 febbr. 1924 a Washington.
Figlio di un ministro presbiteriano, passò gli anni della fanciullezza e della giovinezza nel Sud (Georgia, Carolina del Nord e del Sud), dove fu spettatore degli orrori della guerra di secessione che impressero nel suo animo un'orma indelebile. Nel 1875 entrò nel "College" di Princeton (New Jersey). Fin da allora nutrì uno spiccato interesse per lo studio delle questioni politiche. Nel 1882 si stabili ad Atlanta (Georgia) come avvocato, ma la professione del legale non era fatta per lui e l'anno
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successivo l'abbandonò per iscriversi all' Università John Hopkins, dove si perfezionò nello studio delle scienze politiche. Nel 1885 pubblicò l'opera Congressional Government, assai riuscita analisi del potere legislativo negli Stati Uniti con indovinate osservazioni e critiche sugli inconvenienti della prassi parlamentare americana. Laureatosi in filosofia nel 1886, insegnò storia ed economia politica al Bryn Mawr College, alla Wesleyan University ed infine, nel 1890 , ebbe una cattedra a Princeton. Dal 1902 al 1910 fu presidente di quell'Università e ne modificò in modo sostanziale i metodi ed i programmi d'insegnamento. Nel 1910 il partito democratico gli offrì la candidatura a governatore dello Stato di New Jersey. Eletto l'8 nov., promosse diversi provvedimenti importanti, tra cui una legge contro i brogli elettorali e disposizioni legislative a favore degli operai invalidi sul lavoro. Nel 1912 fu nominato, dopo 45 scrutini rimasti senza esito, dalla Convenzione del partito democratico, candidato alla Presidenza degli Stati Uniti. La divisione del partito repubblic no in due tronconi (da una parte Teodoro Roosevelt, dell'altra il candidato ufficiale del partito, il presidente uscente William H. Taft) favorì l'elezione di W., il quale con meno della metà dei voti popolati riusci a conquistare ben 435 dei 531 voti elettorali. Fu rieletto anche nel 1916 e rimase in carica fino al genn. 1921, quando gli subentrò il repubblicano Harding. Pacifista, W. intuil il pericolo che incombeva sulla pace mondiale dalla coesistenza del due blocchi della Triplice Alleanza e della Intesa anglo-franco-russa e, rafforzato in tale sua convinzione dal colonnello House, suo amico, che ebbe gran parte nella elaborazione della politica estera statunitense di quegli anni, tentò di assicurare la pace mondiale mediante un accordo tra i due gruppi di potenze rivali. Inviò pertanto nella tarda primavera del 1914 House in Europa, ma le proposte di costui, pur essendo state in linea di principio accolte dalla Germania e dall'Inghilterra, non furono seguite da nessun risultato positivo. Scoppiata la guerra mondiale, W. si sforzò di mantenere l'America neutrale, ma l'indiscriminata guerra sottomarina della Germania provocò nell'age. 1917 l'intervento statunitense a fianco dell'Intesa. Alla nota pontificia del $1^{\circ}$ ag. 1917 invitante i belligeranti alla pace, W. rispose in modo evasivo, considerandola a torto favorevole al militarismo tedesco. L'8 genn. 1918, in un discorso al Congresso, elencò in quattordici punti il programma di pace per un armistizio con le potenze centrali: abolizione della diplomazia segreta; libertà dei mari; soppressione delle barriere economiche tra le nazioni; riduzione degli armamenti; soluzione del problema coloniale; ritorno della Russia nella comunità internazionale dopo la restaurazione dello Zar; indipendenza del Belgio; ricostituzione dell'integrità territoriale della Francia e ritorno dell'Alsazia-Lorena; delimitazione di frontiere etniche per l'Italia; sviluppo autonomo per le nazionalità dell'Impero asburgico; riconoscimento dei diritti nazionali nei Balcani, ed accesso della Serbia al mare; protezione delle minoranze in Turchia; indipendenza della Polonia; costituzione di una Società delle Nazioni. I quattordici punti contribuirono alla deposizione delle armi da parte degli Imperi centrali nel nov. 1918. Nelle successive trattative di pace a Parigi W. non dimostrò tuttavia l'energia necessaria per opporsi alle velleità nazionaliste e scioviniste delle potenze vittoriese. Riuscl invece a varare la Società delle Nazioni. Ritornato in patria W. incontrò l'ostilità di una parte del Senato americano che non intendeva accordare la propria approvazione al testo integrale del Patto della Società delle Nazioni. Gli oppositori non erano in maggioranza, ma impedirono il raggiungimento del quorum di due terzi necessari all'approvazione. Gli Stati Uniti non avrebbero pertanto fatto parte della Lega. W. ebbe un collasso nel sett. 1919, al termine del suo mandato presidenziale, e visse appartato a Washington, fino alla morte.
Stul.: G. Dells Torre, L'appello di pace del Papa e la risposta di W., in Nuova Antologia, $6^{\circ}$ serie, 191 (1917), pp. 188-96; R. S. Baker, W. W. Life and letters, 8 voll., Nuova York 1927 1929: H. Notter, The origins of the foreign policy of W. W., Bal-

(per cortesia del prof. E. Josi)
Wilpert, Joseph - Rizzuto.
timora 1937: J. Daniels, The W. Era, 2 voll., Chapel Hill 1944 1946: T. A. Bailey, W. W. and the Great Betrayal, Nuova York 1945: id., A diplomatic history of the American people, $4^{4}$ ed., Nuova York 1950, pp. 393-680, con bibl.; S. Lorant, The Presidency. A pictorial history of presidential elections from Washington to Truman, Nuova York 1951, pp. 201-33. V. anche J. Schmidlin, Papstgesch. der neuesten Zeit, III, Monaco 1926, passim.
Silvio Furlani
WILTEN. - Abbazia di Canonici Premostratensi, presso Innsbruck, nel Tirolo austriaco, anticamente sotto la diocesi di Bressanone.
Sul luogo della stazione romana di Veldidena, dove l'antichissima strada del Brennero tocca il fondo valle dell'Inn, esisteva già nel sec. v-vi un santuario in onore di s. Lorenzo; nell'alto medioevo vi si costituirono canonici regolari, ai quali seguirono nel 1138 i Premostratensi, chiamati dal vescovo Reginberto di Bressanone. L'abbazia ebbe ottimi sviluppi; ottenne nel 1449 l'uso delle insegne pontificali e fu favorita dalle case regnanti. Sotto il breve dominio bavarese fu soppressa (1807), ma poco dopo restituita ( 1816 ). Regge 14 parrocchie incorporate. Chiesa e convento, dopo varie ricostruzioni e ampliamenti, furono ricostruiti all'epoca barocca. La chiesa, opera un po' pesante di Cristoforo Gumpp ( 1651 -65), ha un avancorpo di G. A. Gumpp (1716), molto vigoroso, con statue di N. Moll. L'interno, barocco, è opera di vari artisti (altare maggiore di P. Huber); conserva molte tele di A. Steidl. Anche il convento fu rinnovato e ricostruito, su progetto di Cr. Gumpp, da G. Appeller. Imponenti sono la facciata, il vestibolo, le sale imperiali; la sala capitolare è gotica, ma baroccizzata; bella la Biblioteca. Notevoli moltissime lastre tombali, dal r3no fino al tardo gotico e Rinascimento. Da notare la rotonda di S. Bartolomeo, la cui prima menzione è del 1275, ma di origine romanica, battistero o ossorio (Karner), e la chiesa parrocchiale di W., del 1140 , completamente ricostruita da Fr. Penz (1751-55), con decorazione rococò; stucchi di F. S. Feichtmaier (di Wessobrunn) e affreschi di M. Gunter (di Augusta); servi da modello e molte altre chiese del Tirolo.
Bibl.: Cottincau, II, col. 3456; H. Schuler, s. v. in LThK, X, 927-28; G. Dehio, Handbuch der deutschen Kunstdenkmälere, parte 2a, Österreich, I, Vienna 1935, p. 408 (con pianta); Die bildende Kunst in Österreich, a cura di K. Ginhart, 5 voll., Baden 1936-39 (v. indici); E. Schaffran, Kunstgeschichte Österreichs,
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(fol. Schallhern \& Co.)
Willem - Edifici abbaziali di W. nel rifacimento barocco ( 1679 -96) dell'architetto Cristoforo Gumpp e del maestro G. Appeller; la facciata della chiesa e di G. A. Gumpp (1716), figlio del precedente.
Vienna 1948, passim; E. Tomek, Kirchengesch. Österreichs, 2 voll., Innsbruck 1932-49. Giuseppe Lów
WIMPFELING, JAROB. - Umanista e teologo alsaziano, n. a Schlettstadt il 25 giugno 1450 , ivi m . il 15 nov. 1528. Frequentò in patria la scuola dei Fratelli della Vita Comune. Dopo la prematura morte di suo padre, sellaio, W. cominciò i suoi studi alla Facoltà delle arti di Friburgo in Br. (1464).
Compi gli studi teologici a Erfurt (1468) e Heidelberg (1470). Mentre era predicatore del duomo a Spira (14831496) si preparò a maggiori compiti scientifici. Iniziò con Geiler (v.) e Christoph von Urenheim nella solitudine monastica una vita ritirata, dedita solo allo studio e alla contemplazione; ma vi rinunziò per insegnare retorica a Heidelberg ( $149^{8-1500}$ ). Controversie con Murner (1502) e con J. Locher (1506), come la sua lotta contro gli abusi ecclesiastici, non gli consentirono un lavoro tranquillo. Dopo saltuari soggiorni a Friburgo in Br. e Heidelberg, si stabili nel 1511 a Strasburgo, ove diresse un'associazione umanistica. Nel 1515 ritornò a Schlettstadt. Il suo tramonto fu ratristato dalla malattia, dai disordini della "Riforma" e dalla guerra dei contadini.
W. fu un seguace della "Devotio moderna" (v.), da cui attinse il suo nominalismo moderato, filoumanistico. La sua versatilità e le sue diuturne controversie gli impedirono un'attività organica. Compiti pedagogici furono al centro del suo lavoro. Compose poesie umanistiche d'occasione, in cui espresse la sua devozione a Maria e la sua fedeltà all'Imperatore, un manuale didattico in versi (1477), discorsi accademici in cui esige la costanza e l'armonia come fondamenti dell'educazione (1478), la commedia Stylpho (1480) in cui è smascherato un ciarlatano pseudo-scienziato. I suoi capolavori sono Agatharchia (1498), trattato per i principi sul retto governo, e Germania (1501), ove sviluppa il piano completo per una scuola superiore a Strasburgo. Buon contributo agli studi storici è il suo Epitoma rerum Germanicarum (1501). Il suo programma di riforma religiosa si muove nel binario delle idee che i grandi concili non erano riusciti a imporre universalmente.
BibL.: J. Knepper, 7. W. (1450-1500). Sein Leben und seine Werke, Friburgo in Br. 1902; E. v. Borries, W. und Murner im Kampf um die ältere Geschichte des Elsass, Heidelberg 1926; R. Newald, Elsässische Charakterköpfe im Zeitalter des Humanismus, Kolmar 1944, pp. 35-84. Riccardo Newald
WIMPINA, KONRAD KOCH, detto. - Teologo che ebbe il nome da Wimpfen sul Neckar, n. nel 1465, m. il 17 maggio 1531 ad Amorbach.
Studib a Lipsia dal 1479. Da Martino Polich, suo maestro, tomista convinto, apprese l'amore alla filosofia. Con il favore del duca Giorgio il Barbuto ottenne di essere nominato rettore (1494) e poi decano (1495) della Facoltà filosofica di quella città e più tardi vice-cancelliere del-
l'Università. Nel frattempo, entrato nello stato ecclesiastico, s'era dedicato anche alla teologia, ottenendone la licenza nel 1502. Dal 1500 entrò in discussione col Polich sui rapporti tra poesia e teologia, della quale difende la supremazia sulla prima. Nel 1503 il card. legato Raimondo Peraudi gli concesse il titolo di dottore in teologia a Lipsia. A sua volta, poche settimane più tardi, a Wittemberg, Polich ebbe pure il dottorato da Staupitz : si creò così una rivalità fra le due Università che doveva trascinarsi a lungo. W. nel 1505 fu chiamato dall'elettore Giosechino di Brandeburgo a fondare e a reggere l'Università di Francoforte sull'Oder. Tra i suoi alunni ebbe nel 1518 il predicatore Giovanni Tetzel insieme coi quale poi ebbe parte nella lotta contro la Riforma. Nel 1518 pubblicò un De diune Annue trinubio et trium filiarum eius assaceratione libri tres, per difendere la leggenda delle tre Marie figlie di s. Anna contro Giovanni Wildenauer.
Quando Lutero il 31 ott. 1517 affuse alla porta della chiesa di Wittemberg le sue 95 tesi, Tetzel particolarmente preso di mira ricorse al suo maestro per la confutazione che espose brillantemente all'Università di Francoforte sull'Oder. La conferenza fu stampata e diffusa in molti esemplari, ottocento dei quali furono bruciati dagli studenti dell'Università di Wittemberg, entusiasti di Lutero. Questi aveva già riconosciuto il vero autore in W. e anche la critica è unanime in questa attribuzione.
La sua opera principale fu: Sectarum, errorum, hallucinationum et schismatum... anacephaleseos ( $=$ la Riform..!) librorum partes tres (Francoforte s. Oder 1528). Nel 1529 collaborò alla composizione dell'istituzione cristiana contro la Confessione di M. Lutero, risposta cattolica ai 17 articoli di Schwabach. La confutazione della Confessione di Augusta (1530) richiese pure il suo concorso. W. resta un testimone prezioso della prima reazione cattolica alla riforma protestante.
BibL.: J. Host, Farrago Miscellancorum C. Wimpina, Colonia 1531; L. Cristiani, s.v. in DThC, XV, coll. 3549-53. Vittorino Dellegiazione
WINCKELMANN, Johann Joachim. - Archeologo, storico dell'arte e filosofo, n. a Stendal in Prussia il 3 dic. 1717, m. a Trieste l'8 giugno 1768. Di umili origini, studiò nelle Università di Halle e di Jena; si perfezionò indi a Dresda onde, convertitosi al cattolicesimo con l'aiuto di mons. Alberico Archinto, nunzio di Bologna, parti per l'Italia.
Quand'egli giunse a Roma nel nov. del 1755 aveva 38 anni e già possedeva una straordinaria preparazione culturale, orientata in particolar modo verso la storia, le lingue e l'arte degli antichi. A Roma egli trovava un ambiente particolarmente adatto a sviluppare i suoi interessi, allora che, in tutta Europa, e particolarmente in Italia, gli studi archeologici venivano trasferiti su di un piano realmente scientifico. E a Roma il W. risiedette il resto della sua vita, dedicando la propria attività allo studio e all'ordinamento delle collezioni del card. Alessandro Albani, che lo ospitò nella sua villa sulla Via Salaria, e dei Musei vaticani.
Tuttavia il significato maggiore dell'opera del W. è collegato alla sua opera di scrittore nel campo archeologico e di storico dell'arte antica, mentre la sua influenza è da considerare determinante per alcuni aspetti del nuovo orientamento del gusto. I concetti fondamentali espressi dal W. sono tutti collegati all'idea che dell'Ellade e dell'arte greca egli s'era venuto formando. Esse erano il suo sogno ed egli aveva una cosi entusiastica e quasi allucinata percezione della bellezza di quel mondo scomparso, da confermarsi, nella sua lucida visionarietà, nell'idea che quella bellezza potesse e dovesse venire ancora perseguita applicando sistematicamente i canoni di una dottrina dell'arte. Egli infatti proclamava come per
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un artista sia preferibile lo studio dell'arte antica a quello della natura, perché a la bellezza delle statue greche può essere scoperta prima che scoperta esser possa la bellezza della natura e per conseguenza la prima è più toccante meno sparsa, più riunita in un tutto $\%$. Infatti, aggiungeva, a i conoscitori e imitatori delle opere greche trovano in quei capolavori non solo la più bella natura, ma anche più della natura, cioè certe bellezze ideali della medesima $\%$. Orientamenti codesti che hanno presieduto allo sviluppo di alcuni fra i più caratteristici aspetti del gusto neoclassico. Importante è stata anche la sua azione di archeologo e più di storico dell'arte antica, per aver egli immaginato ed attuato nelle sue pubblicazioni l'idea di una storia dell'arte non concepita come una serie di saggi biografici o monografici, come era avvenuto fino allora, ma quale una concatenazione di fatti e fenomeni determinati da leggi proprie, rispetto alle quali le stesse personalità dei creatori, cioè degli artisti, rimangono in un certo senso in secondo piano; una storia delle idee e delle forme che quelle idee sono venute assumendo nella dialettica dell'arte, intesa quale suprema attività dello spirito. Basti questo semplice accenno per intendere la straordinaria importanza assunta dall'opera del W. per tutta la storiografia artistica moderna.
Tra le opere principali del W. si ricordano : il saggio pubblicato in Germania prima del suo trasferimento a Roma: Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst (Dresda 1755); la successiva Erläuterung der Gedanken ecc. (ivi 1756), e soprattutto la Geschichte der Kunst des Altertums (ivi 1764) e Anmerkungen über die Geschichte der Kunst (ivi 1767), nonché i Monumenti antichi inediti spiegati e illustrati (a voll., Roma 1767).
Le opere del W. sono state pubblicate più volte anche in raccolte unitarie. Tradotte in italiano, apparvero per la prima volta in edizione completa a Prato nel 1830-33. Ma già in precedenza la Storia delle arti del disegno era stata pubblicata a Milano nel 1779 ed a Roma nel 1783-84.
Bibl.: G. Justi, W. und seine Zeitgenossen, Lipsia 1866-72 e 1923: G. Bendinelli, Dottrina dell'archeologia e storia dell'arte, Milano-Roma 1937; id., s.v. in Enc. II., XXXV, pp. 761-62; M. Praz, Gusto neoclassico, Firenze 1940, Emilio Lavagnino
WINDELBAND, Wilhelm. - Filosofo e storico della filosofia, n. a Potsdam l'8 maggio 1848, m. ad Heidelberg il 22 ott. 1915. Studio a Jena, Berlino, Gortinga, alla scuola di K. Fischer e H. Lotze (v.). Insegnó filosofia a Lipsia (1873), Zurigo (1876), Friburgo (1882), Strasburgo (1882) e Heidelberg (1903).
L'opera di W. si svolge anzitutto sul piano della storia della filosofia con notevoli contributi, principalmente per i criteri che la informano. Egli fece in essa prevalere, accanto alla ricerca storica attenta e informata, un rigoroso metodo scientifico che gli consentì d'inserire la storia della filosofia nella filosofia e nella storia della cultura. Ciò meglio s'intende ove si tenga presente che il W. appartiene alla "filosofia dei valori" (v.), una delle precipue espressioni del neokantismo.
Fra le opere principali di storia della filosofia sono: Die Gesch. d. neueren Philos. in ihrem Zusammenhange mit der allgem. Kultur u. den' besond. Wissenschaften (2 voll., Lipsia 1878; $7^{\text {a }}$ ed. 1922; trad. it. di A. Oberdorfer, 3 voll., Firenze 1925), una delle più esaurienti indagini sul pensiero filosofico moderno, dal Rinascimento al primo positivismo. Per un dato aspetto più significativo è il Lehrbuch der Gesch. d. Philos. (1891; 12 ed. completata da E. Rothackers, Tubinga-Lipsia 1928; trad. it. di C. Dentice D'Accadia sulla $13^{a}$ ed. ted., Palermo 1938; $14^{a}$ ed. a cura di H. Heimsoeth, Tubinga-Lipsia 1950), ch'è storia dei problemi e delle espressioni fondamentali del pensiero filosofico, e pertanto più direttamente d'interesse teoretico. Va pure ricordato Platon ( $7^{\text {a }}$ ed., Stoccarda 1900, trad. it. di M. Graziussi, Palermo 1914). Dei contributi alla ricerca filosofica il più noto è Präludien, Aufsätze u. Reden zur Einleitung in die Philos. (2 voll., Friburgo 1884; $9^{\text {a ed. }} 1924$; trad. it. di G. Arrighi, Milano 1947).
W. ritiene la filosofia scienza dei a valori a che sono frutto dell'attività spirituale e insieme ne costituiscono i
## MONUMENTI ANTICHI INEDITI

RO 1 A MDCCLXVII.
A SERE DELL' AUTORS
(fot. Enc. Catt.)
WInckelmann, Johann Joachim - Frontespizio dei Monumenti antichi inediti spiegati e illustrati da G. W., I, Roma 1765, con incisione dell'autore riproducente un bassorilievo in terracotta della collezione Albani, con la costruzione della nave degli Argonauti - Exemplare della Biblioteca Vaticana.
necessari presupposti. Fra i valori, precipuo significato hanno quelli logici, estetici ed etici, quali si manifestano sia nella vita del singolo, che nel processo della cultura. E possibile trovare una sintesi di tali valori e una loro espressione trascendente nella coscienza religiosa alla quale W. dedica particolare attenzione (cf. il saggio Il divino, ed. it. dei Preludi, pp. 200-27). E stato detto che la posizione della filosofia dei valori rappresenta un incontro dell'atteggiamento kantiano con l'atteggiamento di Goethe, e ciò è più particolarmente manifesto nello sforzo per una fondazione critica dei valori umani quale è realizzata da W. Particolare rilievo ottengono le scienze storiche rispetto alla scienza della natura; posto che le scienze storiche fanno parte delle scienze umane, sono come tali scienze dei valori per eccellenza e quindi norme del pensare e dell'agire, della cultura e della vita.
Bibl.: G. De Ruggiero, La filos. dei valori in Germania, Trani 1911; E. Rickert, W. W., Tubinga 1916, 2a ed. 1929; A. Ravà, G. W., in Rös. di filos., 11 (1914), pp. 223-27; H. Levy, Die Hegel Renaissance in d. deutschen Philos., Charlottenburg 1927; A. Levi, Il problema dell'errore nella filos. di G. W., in Arch. d. st. d. filos., 3 (1934), pp. 201-17; B. Jakowenko, W. W. Ein Nachruf, Praga 1941. Altre indicazioni con elenco delle opere in W. Ziegenfuss, Philosophen Lex., II, Berlino 1950, pp. 892-95.
Luigi Pelloux
WINDESHEIM. - Località olandese vicino a Zwolle (v.), in cui sorse la Congregazione dei Canonici Regolari di S. Agostino detta di W.
Il gran movimento riformatore della fine del sec. xiv, noto sotto il nome di Deoatio moderna (v.), si fasò come istituzione nell'organizzazione delle Sorelle e dei Fratelli della Vita Comune (v.), nonché nella Congregazione dei Canonici Regolari di W. Queste tre organizzazioni ascetiche risalgono al genio spirituale e riformatore di Gerardus Groote (v.), ma a titoli differenti. Il Groote pen-
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(da Stento Loricas, V. p. 107)
Windthorst, Ludwig - Ritenia.
sava, alla fine della sua vita, di dare una forma canonicamente più organica ai gruppi di uomini e di donne che, animati del suo spirito, si erano formati in varie localita di Olanda. Il suo desiderio, se lo ebbe, di sottoporli alla Regola di s. Agostino, non si concretò prima della sua prematura morte, mentre molti "devoti " isolati o a gruppi si erano collegati a qualche ordine o congregazione già costituita. Floris Radewijns (v.), amico fedele, nel 1381 ca., aveva riunito in casa sua, a Deventer, un nucleo di "devoti", reclutati particolarmente tra la gioventù studentesca di Deventer e di altrove; sotto la guida di Radewijns e di Groote si dedicavano alla vita interiore e all'apostolato, mentre miniavano e copiavano libri. Ivi si formarono gli animatori della futura Congregazione di W., fra gli altri J. Vos (v.) di Heusden, J. Brinkerink, più tardi anche Tommaso da Kempis. Ca. il 1386 il "devoto " Berthold ten Hove aveva fatto lascito di una proprietà alta a W.; si disposero i locali per ospitarvi una comunità, e Radewijns vi mandò i migliori suoi "devoti " perché vi cominciassero la vita religiosa regolare. Il vescovo di Utrecht, Floris van Wevelinkhoven, permise loro di fare la professione religiosa come Canonici Regolari di s. Agostino. Per volere di Radewijns, fecero una specie di noviziato nel convento di quest'Ordine di Eemsteyn (vicino a Dordrecht), che era stato organizzato da un fratello mandato da Groenendaal (v.), Godfried van Wevel, autore del Trattato delle dodici virtù a lungo attribuito a Ruusbroec; il 17 sett. 1387 si ebbe a W. la prima professione solenne dei sei primi "devoti". Radewijns, presente, nominò J. Vos primo priore e gli trasmise ogni giurisdizione, pur continuando a sostenere la giovane fondazione. La Congregazione di W. ebbe un'esistenza indipendente, ma fu in intime relazioni con i Fratelli della Vita Comune, nonostante alcuni urti tra le due tendenze.
La nuova istituzione sciamò presto in altre localita, anzitutto a Zwolle (v.), per formare nel 1394 o 1395 il "Capitulum Congregationis Canonicorum Windesheimense", cui nel 1464 erano affiliate 82 case. Sotto l'ispirazione di Groote interpretata da Radewijns, la Congregazione, seguendo la Regola di s. Agostino, ebbe spiritualità propria, elaborata dai suoi primi priori (J. Vos, Dirk Itersen, ecc.) e alcuni altri maestri. E tinta di ascetismo un po' rigoristico, con visuale monastica. Nel 1400 ca. J. Brinkerink costituì, a fianco delle case di Sorelle della Vita Comune (di cui la prima fu stabilita nel 1382 da Groote stesso), monasteri femminili paralleli al doppio ramo dei "devoti". Nel 1400 fu fondato a Diepeveen il primo monastero di Canonichesse regolari di s. Agostino, sotto l'obbedienza del Capitolo di W. Questa Congregazione ebbe presto varie filiali in Olanda e nel Belgio.
Si stabilirono infine parecchie case (maschili e femminili) di Terziari Francescani in cui Fratelli e Sorelle della Vita Comune si associarono sotto la Regola di s. Francesco, ma conservando il legame, d'altronde tenue, con i Fratelli che ne assumevano la direzione spirituale. Nel 1464 più di 100 case di Terziari dipendevano dai Fratelli. Nella seconda metà del sec. xv, che segnava un declino generale della Chiesa, e che vide molti Ordini fare sforzi di riforma, religiosi di W. furono spesso invitati a portare la riforma in altri Ordini o Congregazioni, anche in Francia e in Germania (v. standDOCK, ecc.). La Congregazione di W., che aveva una vasta rete di filiali in Germania e nei Paesi Bassi (tra cui Groenendaal,
Korsendonck, S. Martino di Lovanio), mantenne in tutto questo periodo un'ammirevole fervore e zelo, nonostante alcune deficienze. Ca. il 1500 si constata un certo rilassamento della vita religiosa, il che si spiega in gran parte con i fattori generali di disgregazione: miserie economiche, sociali, politiche, morali e religiose. La " riforma " protestante scosse profondamente la Congregazione di W., che già nel 1522 reagì con misure energiche per circoscrivere il contagio. Perdette le sue case nel nord dell'Olanda e della Germania, conquistate dal protestantesimo. Gli sforzi corregjosi dei Capitoli generali o di qualche privato, come J. Latomus nel 1578, non poterono arginare la decadenza, specie nell'ultimo quarto del sec. xv. Il decreto di Gregorio XIII nel 1573 fornì un programma importante di riforme, ma, per mancanza di efficaci mezzi di esecuzione, non potè ripristinare la floridezza dell'Ordine. Solo nel sec. xvir prese nuovo slancio (predicazione, scuole, ecc.). Il sec. xvin fu una lunga agonia della Congregazione di W., un tempo gloriosa. Scamparve sotto i calpi della Rivoluzione Francese e nel 1802 si chiuse la sua ultima casa.
Bibl.: J. G. R. Acquoy. Het Klooster te W., 3 voll., Utrecht 1875-80 (capitale); J. Busch (v.). Chronicon Windesheimense, ed. K. Grube, Halle 1886; v. anche la bibl. alla voce incerta moderna.
Alberto Ampe
WINDHOEK, vicariato apostolico di. - E situato nella parte settentrionale dell'Africa sudoccidentale, dal 1920 mandato dell'Unione Sudafricana.
Il $1^{\circ}$ ag. 1892 la prefettura di Cimbebasía (v. ottima) fu divisa in quella di Cimbebasio superiore, per la parte compresa nell'Angola portoghese, e in quella di Cimbebasio inferiore, per la parte che si trova nell'Africa sudoccidentale. Quest'ultima il 10 genn. 1921 ebbe il nome di Cimbebasia e l'ir maggio 1926 fu elevata a vicariato ap. con la denominazione di W. Il 10 marzo 1950 la zona della Caprivi Strip fu annessa alla prefettura apost. di Victoria Falls, ora vicariato apost. di Livingstone (v.). E affidato agli Oblati di Maria Immacolata ed ha una superficie di ca. 400.000 kmq . con una popolazione di 26.250 europei e 305.000 non europei. I cattolici europei sono 1419, quelli di colore 500, nativi 21.336; catecumeni 1462; missionari 44, fratelli 30; suore europee 159, native 14; catechisti 56 ; chiese 38 ; scuole 310.
Bibl.: AAS, 13 (1921), pp. 146-47; 18 (1926), pp. 378-79; 4x (1950), pp. 646; The Cath. Directory of South Africa 1952, Città del Capo 1952, pp. 400-13. Severis Paventi
WINDISCHMANN, Friedrich. - Sanscritista, n. il 13 dic. 1811 ad Aschaffenburg, m. il 23 ag. 1861 a Monaco.
Figlio del filosofo e medico Karl Josef W., docente all'università di Bonn, si laureò in filologia nel 1832 con l'edizione del poema sanscrito Sinuara sive de theologumenis Vedanticorum (Bonn 1833). Nel 1836 prese anche la laurea in teologia a Monaco e fu ordinato sacerdote. Segretario dell'arcivescovato di Monaco-Frisinga (1836-38), professore di esegesi e di diritto canonico alla facoltà di teologia ( $1838-40$ ), canonico della metropoli, vicario generale della diocesi ( $1840-56$ ), sotto l'arcivescovo Reisach, condusse dopo il 1848 le trattative con il governo bavarese per l'esecuzione del Concordato. Non trascurò però gli studi orientali. Tra i suoi scritti si ricordano: Ursagen der arischen Völker (Monaco 1852); Die persische Anibita (Monaco 1856); Mithra. Ein Beitrag zur Mythengeschichte des Orients (Lipsia 1857). Dal 1842 fu membro dell'Accademia bavarese delle scienze.
Bibl.: M. A. Strodl, W., Monaco 1862; F. Nève, W. et la haute philologie en Allemagne, in Le Correspondant, 29 (1863), pp. 301-27.
Silvio Furlani
WINDTHORST, Ludwig. - Uomo politico tedesco, n. il 17 genn. 1812 nella fattoria di Caldenhof presso Osterkappeln, m. il 14 marzo 1891 a Berlino.
Di famiglia tradizionalmente cattolica, suo padre avvocato si trovava al servizio dei conti Droste-Vischering. Il giovane W., dapprima attratto verso il ministero ecclesiastico, decise poi di seguire le orme paterne. Iniziò
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nel 1830 gli studi legali all'Università di Gottinga e quindi ad Eidelberga; nel 1836 si stabili ad Osnabrück per esercitare la professione legale. L'ordine equestre del principato di Osnabrück lo nominò proprio sindaco e nel 1842 il Concistoro cattolico gli conferi la carica di consigliere presidente. Entrò decisamente nella vita politica quale deputato alla seconda Camera dello Hannover nel 1849, avverso nel 1850 il disegno di legge sulla scuola elementare in favore delle libertà d'insegnamento e religiosa contro le influenze dell'autorità statale. Contrario ad ogni conato reazionario, W. fu eletto nel febbr. 1851 presidente della seconda Camera e, alla morte del re Ernesto Augusto di Hannover, nel nov., ministro della Giustizia. Ciò gli permise un sostanziale riordinamento della magistratura, rendendola indipendente da ogni altra amministrazione statale. Successive difficoltà politiche, determinate dal progressivo rinvigorimento delle tendenze reazionarie, culminanti nella richiesta di una Camera alta veramente aristocratica e di una revisione della Costituzione, costrinsero W. e tutto il ministero Schele, verso la fine del 1853, a dimettersi. W. ritornò ad esercitare l'avvocatura ad Osnabrück. continuando a far parte del Parlamento fino al 1856 , in opposizione ai ministeri apertamente reazionari. La disposizione del 1857, che vietava agli ex-ministri di essere deputati senza previo permesso del sovrano, pose termine alla sua attività parlamentare. Seppe tuttavia rendersi benemerito della Chiesa nel 1858 , col convincere re Giorgio V a ristabilire la sede episcopale di Osnabrück, fin dal 1824 affidata ad un amministratore. Di nuovo ministro della Giustizia nel 1862 in seguito alla caduta del ministero Bortini, causata dalla elaborazione di un nuovo catechismo protestante unico per l'insegnamento, W. elimino i dissensi tra i luterani ed i cosiddetti riformati, garantì libertà per gli uni e gli altri mediante un nuovo ordinamento sindacale per la Chiesa evangelico-luterana. Urtatosi con il sovrano, perché costui era contrario ad una riduzione del censo per gli elettori della seconda Camera, si dimise di nuovo nel 1865 . Nel maggio 1866 il Re lo nominò procuratore generale presso l'Alta Corte d'Appello di Celle, ma in seguito al conflitto austro-prussiano l'Hannover cessò di esistere come stato sovrano e fece parte del Regno di Prussia. Decise allora di darsi tutto alla politica, perché tale incorporazione costituiva un evidente pericolo per il cattolicesimo, in quanto i rapporti di forza tra cattolici e protestanti venivano grandemente alterati, a tutto vantaggio di questi ultimi. Lo Stato prussiano non offriva infatti le garanzie necessarie per as