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tale incorporazione costituiva un evidente pericolo per il cattolicesimo, in quanto i rapporti di forza tra cattolici e protestanti venivano grandemente alterati, a tutto vantaggio di questi ultimi. Lo Stato prussiano non offriva infatti le garanzie necessarie per assicurare la libertà ai cattolici, essendo diretta emanazione dello spirito protestante, ed il governo pareva incline a procedere con l'esercizio della forza più che con l'ossequio alle norme costituzionali legislative. Per motivi diversi W. era pertanto portato a difendere nel Parlamento prussiano un punto di vista comune a larghi strati della popolazione.

Per ciò, a differenza di qualche suo compatriota che mantenne un atteggiamento d'attesa, si fece eleggere, nel 1867, deputato alla Costituente della Confederazione tedesca del Nord e alla Camera prussiana dei Rappresentanti. In Parlamento si accorse ben presto che egli in particolare e i cattolici in genere erano isolati; aderì pertanto con entusiasmo alla costituzione, nel dic. 1870, del partito del Centro. I fatti gli diedero ben presto ragione. In Prussia ed in Germania ebbe inizio di li a poco il Kulturkampf (v.), sequela ininterrotta di violenze e di soprusi legalizzati contro la Chiesa ed i cattolici tedeschi. Sia nell'aula del Landtag prussiano, sia nell'altra del Reichstag, W. fu tra i più eloquenti ed efficaci oratori del Centro, né risparmiò al Bismarck attacchi e critiche. Alla morte di Malinckrodt, nel 1874, W. divenne anche il capo del gruppo del Centro e l'abile organizzatore delle schermaglie tattiche in Parlamento. L'opera di W. fu coronata da successo : la sua ferma opposizione diede puntualmente i suoi frutti ad ogni rinnovo delle Camere, e nelle elezioni del 1881 il Centro divenne, con 100 deputati su un totale di 397 , il partito più forte del Reichstag. Ma fin dal 1879 Bismarck, in un colloquio richiesto e sollecitato col W., aveva mosso i primi passi per porre termine al Kulturkampf dal quale aveva ricavato risultati
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(1) G. J. Haegeserf, Pbilige van Winghe, in Mededestingen van het Nederlandsch Historisch Imbitat te Ijens, 7 (1087), sec. 87. Winghe, Philips van - Ritratto eseguito da Enrico Goltzius.
del tutto difformi da quelli concepiti all'inizio della lotta contro i cattolici. Certo la lotta non si esauri ad un tratto, ma W. mori non prima di avere assistito a un graduale abbandono, da parte delle autorità governative, delle misure repressive verso i cattolici e la Chiesa (v. GALIMBERTI).

Bim.: opere: Ausgewählte Reden, 3 voll., Berlino 1901-1902. Studi: A. Kannengieser, W., in Le Correspondant, 162 (1891), pp. 989-1008; J. Menzenbach, Ludwig W., Treviri 1892; C. Schliessinger, Grosse Mämuer einer grossen Zeit, Münster 1894, pp. 136-236; J. Knopp, Ludwig W., Dresda-Lipsia 1898; H. Brück, Gesch. der hath. Kirche in Deutschl. im 19. Jahrh., IV, parte $1^{\circ}$ e $2^{\circ}$, Magonza-Münster 1901, passim; E. Hüsgen, W., Colonia 1907; F. Rachfahl, W. und der Kulturkampf, in Preuss. Jahrbücher, 135 (1909), pp. 213-53, 460-90, e 136 (1909), pp. 56-73; G. Goyau, Bismarck et l'Eglise. Le Kulturkampf 1870-87, 4 voll., Parigi 1911-13, passim; F. Meda, W., in Statisti cattolici, Napoli 1926, pp. 83-143; K. Bachem, Vorgesch., Gesch. und Politik der deutschen Zentrumspartei, I-VIII, Colonia 1927-31, passim; L. Bergerdaser, Gesch. der polit. Parteien in Deutschland, 7 ed., Monaco 1952, passim. Silvio Furlani

WINGHE, Philips Van. - Archeologo e artista, n. a Lovanio nel 1560, m. a Firenze nell'ag. 1592.

Studiò sotto la guida del dotto zio materno A. Morillon. Già nel 1586 era in viaggio per Parigi; nel 1579 era a Roma benevolmente accolto per il suo ingegno da Cesare Baronio, Alfonso Ciacconio, Giovanni Macario (Jean l'Heureux) ed altri. Il suo libro di appunti, già appartenente alla Biblioteca dei Bollandisti, fu venduto ad Anversa nel 1825 ; quindi passo nella Biblioteca Reale di Bruxelles (nn. 17872-73). Da esso risulta che il W. raccolse le iscrizioni nelle chiese di Roma relative a dedicazioni, traslazioni di reliquie, altari, cibori; molte di esse oggi sono perdute e note solo per le trascrizioni del W.

Penetrò nel 1590 nei cimiteri di Priscilla e dei Giordani, nei quali tracciò il suo nome sulle pareti; visitò pure i cimiteri di Domitilla e in catacumbas, di cui rilevò la pianta. Oltre che a Roma, trascriase iscrizioni latine e greche, pagane, cristiane antiche e medievali anche a Parigi, a Gubbio, a Ostia, a Napoli e a Tivoli. Ebbe visione pronta e sicura, fu osservatore critico, topografo esatto, ebbe occhio artistico e scientifico, disegnatore abile, copiata fedelissimo. In tal senso va perciò corretto il giudizio troppo sommario formulato da H. Leclercq,

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(Manuel d'archéologie chrétienne, I, Parigi 1907, p. 3), perché ogni volta che si è potuta confrontare una copia del W. con l'originale si è constatata la sua esattezza.

Assai pregevoli sono le copie del W. ritratte nel cimitero dei Giordani, come dimostrò il Wilpert fin dal 1891 e poi fu conformato dal ritrovamento del cimitero nel 1921. Così per le iscrizioni v. A. Silvagni, Inter. Christ. Urbis. Romae, nova series, I, Roma 1922, pp. 45-46.

BinL.: G. Wilpert, Die Katahombengendide und ihre alten Copien, Friburgo in Br. 1891, p. 11 sgg.; G. I. Hoegeneeff, Ph. van W., in Mededelingen van het Nederlandsch Historisch Institu te Rome, 7 (1927), pp. 29-82; E.Josi,Le pitture rinconate nel cimitero dei Giordani, in Riv. di arch. crist., 4 (1927), p. 167 sgg.

Enrico Josi
WINNIPEG, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città nella provincia di Manitoba (Canadà). L'arcidiocesi copre un territorio situato a sud-ovest del Manitoba.

Nel 1951, W. contava 70.815 cattolici, 67 sacerdoti diocesani, 62 religiosi ( 7 Congregazioni diverse), 68 parrocchie e 80 cappelle di missioni.

Il primo sacerdote che andò per breve tempo nella regione fu il p. Clodio Godefrids Coquart, gesuita. Poi nel 1818 i sacerdoti di Québec, Giuseppe Norberto Provencher e Severo Dumoulin, si stabilirono a San Bonifacio, sull'altra riva del Fiume Rosso (Riviere Rouge).

Lo sviluppo di W. cominciò, con la colonizzazione, nel 1862. La prima Messa celebrata sul territorio della città fu detta da mons. Alessandro Taché, il 15 giugno 1869, in occasione dell'apertura di un convento cattolico, dove il padre J. McCarthy cominciò a esercitare il pubblico ministero. Nel 1874 la chiesa-residenza parrocchiale Sainte-Marie fu benedetta e concessa agli Oblati di Maria Immacolata il 3 maggio 1875. L'8 dic. 1882 mons. Taché inaugurò una seconda chiesa, la chiesa dell'Immacolata Concezione, affidata a mons. Cherrier. L'arcidiocesi di W. fu creata dal papa Benedetto XV, senza suffragance, il 4 dic. 1915. Il primo vescovo fu mons. Alfredo Arturo Sinnot.

Bin.: A.-G. Morice, Hist. de l'Eglise dans l'Ouest canadien, III, Montréal 1912, v. indice; AAS, 8 (1916), p. 89; La Canada ecclésiast., Montréal 1951, pp. 532-41; L. Le Jeune, Dict. géné. du Canada, II, Ottawa 1951, pp. 817-18. Germano Lesage

WINONA, DIOCESI di. - Diocesi e città della provincia ecclesiastica di S. Paolo e nello Stato di Minnesota (U.S.A.).

Nel 1952 sul territorio di W., che copre 12.282 migliaq., si trovavano 464.708 ab, dei quali 79.331 cattolici. Vi sono 158 sacerdoti diocesani, 16 religiosi (Domenicani e Gesuiti), 127 parrocchie, 15 cappelle, 4 missioni, 734 suore ( 6 Congregazioni diverse), 40 seminaristi, 2 collegi, 3 scolasticati, 5 ospedali.

I viaggiatori cattolici ed i missionari visitarono il territorio e nel 1660 Groseillers e Radisson penetrarono nelle "Prairie Sioux" nel sud e sud-ovest del Minnesota. Nel 1680 il p. Hennepin, partito dal Forte Crève Coeur, esplorò l'alto Mississippi. Nel 1683, Nicola Perrot costituì un posto di commercio all'attuale Wabaska e il gesuita Gius. Giov. Morest, suo compagno, si stabili fra gli indigeni Sioux, Parecchi sacerdoti e vescovi visitarono il territorio fra il 1839 e il 1843 , in cui mons. Ravoux celebrò la prima Messa a Mankato nel sud-ovest del Minnesota. Nel 1856 mons. Cretin stabili una parrocchia a W. Con la costruzione della ferrovia, il paese si sviluppò rapidamente ed il 26 nov. 1889 W. fu elevata a diocesi per la parte meridionale del Minnesota. Mons. Cotter, primo vescovo, vi trovò 45 sacerdoti e 4 religiosi, 45 chiese, 49 missioni, 15 stazioni, mentre alla sua morte (1909) vi erano già 85 sacerdoti diocesani e 7 religiosi, 72 chiese, 44 missioni ed 8 stazioni.

BinL.: Ann. Pont. 1953, p. 455; The Official Catholic Directory 1951, pp. 615-18; J. P. Sherman, s. v. in Cath. Enc., XV, pp. 658-59; Th. Boermer, The Cath. Church in the Un. States, St. Louis-Londra 1950, p. 283. Gastone Carrière

WIRCEBURGENSES. - Gruppo di Gesuiti professori all'Università di Würzburg, che compilarono insieme il corso completo di teologia, noto sotto
il nome di Theologia Erbipolensis e più comunemente di Theologia Wirceburgensis.

L'opera fu intrapresa dietro le vive insistenze del principe vescovo, Filippo von Greiffenklau, il quale aveva ordinato ai professori di sostituire un libro di testo all'uso invalso, troppo affaticante per gli uditori, di dettare la lezione. I professori che vi cooperarono furono i pp. Enrico Kilber, Tommaso Holzklau, Ignazio Neubauer e Oderico Munier, già noti per vari trattati editi precedentemente, che, eipersi e talore modificati per adattarli allo scopo di testo per gli alunni, vennero uniti e disposti a formare la: Theologia dogmatica, polemica, scholastica et moralis lectionibus academicis accomodata ( 14 voll., Würzburg 1766-71; $2^{0}$ ed., 10 voll., Parigi 1852-54; $3^{0}$ ed., 10 voll., ivi 1879 -80). In questa edizione appartengono al p. Kilber (1710-82) i voll.: I, Principia theologica (Sacra Scrittura, Tradizione divina, Chiesa di Gesù Cristo, Concili, Romano Pontefice, SS. Padri, Teologia e Giurisprudenza ecclesiastica, Ragione e Storia, Eresie, Proposizioni condannate), III (Dio uno e trine, Angeli, Creazione), VII (Peccato, Gratia, Giustificazione e merito); VIII (Virtù teologali con un append. sulle Virtù cardinali, tratta dal De justitia et jure del Lessio). Del p. Holzklau (1716-83) sono i voll.: IV (Incarnazione del Verbo divino, con una forte difesa dell'artodossia di Cirillo alessandrino e di papa Onorio); VI (Del Lirito e della Giustizia, con un append. sulla Virtù della Religione, tratta dall'opera accennata del Lessio); IX (Sacramenti in generale, Battesimo, Cresima, Eucaristia, con un trattato teologico-critico sulle opere di Dionigi l'Arcopagita, di cui ammette l'autenticità); X (la seconda parte: Ordine e Matrimonio). Sono del p. Neubauer i voll. II, Tractatus de religione (contro gli atci, i politeisti, i maomettani, i Giudei, i settari, specialmente Bayle, Psittatre, Rousseau); V (Boutitudine. Atti umani, Leggi). Del p. Munier : X (prima parte : Penitenza ed Estrema Unzione). Il corso teologico, che si distingue per la chiarezza, l'ordine, la solidità e a tiene ugualmente conto degli elementi speculativi e positivi chiudendo in modo degno l'antica teologia in Germania» (M. Grabmann, Gesch. der hath. Theologie, Friburgo in Br. 1933, p. 196; vers. it., Milano 1937, p. 273), ha conservato sempre la sua fama ben meritata, anche presso teologi più recenti, come Scheeben, Hurter, Pesch, Grabmann.

BinL.: Sommervogel, IV, 437-41 (Holzklau); 1038-41 (Kilber); V, 1433-37 (Munier); 1638-41 (Neubauer); A. Ruland, Series et scisos professione... qui Wirceburgi docuerunt, Würzburg 1835, p. 148 sgg.; Hurter, V. 262-64; K. Werner, Gesch. der hath. Theologie, Monaco 1866, pp. 242-43; F. X. Wegcle, Gesch. der Univ. Würzburg, Würzburg 1882. Celestino Testore

WISEMAN, Nicholas Patrick. - Cardinale e apologista, n. il 2 ag. 1802 a Siviglia, m. il 15 febbr. 1865 a Westminster.

Di famiglie inglese e irlandese da molto tempo emigrata nella Spagna, orfano di padre a quattro anni, fu condotto dalla madre a Waterford (nel sud d'Irlanda), entrò (1810) nel Collegio cattolico di Ushaw (presso Durbani), ove fu dacapolo prediletto dell'insigne storico J. Lingard (v.). Alunno del Collegio inglese di Roma fin dalla riapertura (1818), vi ottenne, con brillante successo, la laurea in teologia (1824) e, tre anni dopo l'ordinazione (ricevuta il 10 marzo 1825), ne fu nominato rettore da Leone XII. Nel 1828 ebbe la cattedra di lingue orientali alla Sapienza, che rese famosa con le Horne syriacae seu commentationes et anacdota ad res vel litteras syriacas spectantia (2 voll., Roma 1848).

Spirito aperto e sensibile a tutti i problemi della cultura religiosa, svolse una intensa attività apologetica assai apprezzata. Durante la Quaresima del 1835, nel salone del card. Weld, tenne le importanti Lectures on the connection between Science and Revealed Religion (Londra 1836, anche in Migne, Démonstrations évangéliques, XVI, coll. 1843-53). Particolamente notevoli per l'erudizione filologica e teologica le Lectures on the real presence of Jesus Christ in the Blessed Eucharist (Londra 1836); trattò pure argomenti vari (venuta di a. Pietro a Roma, comma giovanneo, parabole e miracoli di Gesù, Chiesa anglicana, Bonifacio VIII, ecc.), che in seguito

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(per cortese di mare, dellars del Fen. Collegio Inglese)
Wiseman, Nicholas Patrick - Riratto - Roma, Venerabile Collegio Inglese.
raccolse in 3 voll. (ivi 1854). Nell'Avvento del 1835 e nella Quaresima del 1836 , soggiornando a Londra, tenne due corsi di conferenze apologetiche, che attirarono l'attenzione anche di Gladstone (v.), edite poi con il titolo di Lectures on the principal doctrines and practices of the Catholic Church (ivi 1844). Negli anni 1838-39 pubblicò nella Dublin Review e nel Catholic Magazine una serie importante di Lectures on the High Church Movement in Oxford, che scossero il Newman (v.) dal sonno teologico della via media. Preziose per l'intima penetrazione dello spirito liturgico le Four lectures on the Offices and Ceremonies of Holy Week (Londra 1839). I suoi Sermons au moral subjects and Sermons on Our Lord and the B. V. Mary, tenuti a S. Carlo al Corso, per desiderio di Leone XII, furono editi a Dublino soltanto nel 1864: ricchi di idee non sono rifiniti nella forma.

Come rettore del Collegio inglese ospitò nel 1830 l'ultimo figlio di Lord Spencer convertitosi: da questo nobile spirito ebbe il primo invito ad occuparsi esclusivamente della conversione dell'Inghilterra che decise del suo avvenire. Nel 1833 ricevette il Newman e il Froude (v.), che erano alla vigilia del movimento di Oxford (v.), Amica del Lacordaire (v.), del Montalembert (v.), del Rosmini (v.) e del Döllinger (v.), armonizzava le tendenze più varie della cultura, che sapeva vagliare e piegare ai bisogni della sua apologetica. Era ormai pronto per l'opera che la Provvidenza gli riservava: l'8 giugno del 1840 il card. Fransoni, prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, lo consacrò vescovo tit. di Melipotamo, quale coadiutore di mons. Walsh, vicario apost. del distretto di Midland, al quale, divenuto vicario apost. del distretto di Londra, succedette nel 1849. Nel decennio 1840-50, duro ma decisivo per il cattolicesimo in Inghilterra, il W., guidato dall'ideale di sollevare la Chiesa dallo stato di minorità in cui secoli di persecuzione l'avevano gettata, sostenne urti e superò difficoltà provenienti da cattolici timidi e da anglicani sospettosi dei progressi "romani ", aprì nuove chiese, chiamò Congregazioni religiose, organizzò manifestazioni pubbliche del culto cattolico, guardò con simpatia al movimento di Oxford e ne accolse con gioia e semplicità patriarcale i primi convertiti, mandò a Roma il Newman, che largamente favorì nella fondazione filippina a Birmingham.

In seguito a sue esatte informazioni (1857) Pio IX il 29 sett. 1850 ristabili la gerarchia cattolica in Inghilterra col W., arcivescovo di Westminster e cardinale
(30 sett. 1850), che si trovò ad affrontare il furore anglicano contro l' "aggressione papale». Il mondo inglese, dalla Corona al Parlamento, dall'episcopato al popolo, mostrò la sua irriducibile avversione al cattolicesimo. Di ritorno da Roma il W., informato dell'agitazione inglese, disprezzando la prudenza umana, rientrò in Londra l'ir nov. 1850 e tre giorni dopo pubblicò l'opuscolo Appeal to the reason and good feeling of the English People, ove si appellò al tradizionale buon senso ed equità degli Inglesi, dimostrando che l'atto del Papa rimaneva perfettamente nell'àmbito della legalità. L'opuscolo, riprodotto nei principali giornali, ebbe larghissima diffusione e contribuì efficacemente a ristabilire la calma.

I quindici anni di governo arcivescovile non furono facili : la sorda opposizione dei cattolici di antico stampo non rallentò mai, fino all'episodio increscioso del 1862, che condusse alla sostituzione di mons. Errington, coadiutore cum iure successionis, con il Manning (v.). Se l'attività del W. si esplicò, per la vita interna della Chiesa, soprattutto nei Concili provinciali di Oscott, ebbe però vasta risonanza in tutto il paese con le conferenze reli-gioso-apologetiche, gli articoli numerosi e tempestivi, e anche per il romanzo, di fama mondiale, Fabiola (1854).

Il W. rimane sempre nella storia come il vescovo che iniziò la "seconda primavera" della Chiesa in Inghilterra.

BibL.: G. Morris, Gli ultimi giorni del card. W., trad. it., Modena 1867; E. S. Purcell, Life of card. W., 2 voll., Londra 1895; W. Word, The Life and times of card. W., 2 voll., ivi 1897; T. E. Bridgett, Charachteristics from the writings of N. card. W., ivi 1898; P. Thurwas-Dangin, La renaiss. relig. in Angleterre au XIXe siècle, 3 voll., Parigi 1919, passim; L. Marchal, s.v. in DThC, XV, voll. 356I-76; R. Aubert, Le pontificat de Pie IX, Parigi 1922, pp. 154-59; E. Hocedez, Hist. de la théol. au XIXe siècle, II, Bruxelles-Parigi 1952, pp. 203-204 e passim.

Antonio Fioianti
WISSOWA, Georg. - Filologo classico, n. a Breslau l'ir giugno 1859, m. a Halle il 13 maggio 1931. Nel 1882 fu libero docente a Breslau; nel 1895 ordinario in Halle.

Si consacrò specialmente allo studio della religione romana alla quale dedicò nell'Handbuch di Jwan Müller un volume : Religion und Kultus der Römer (Monaco 1902 $2^{2}$ ed. 1912) fino ad oggi insuperato. Curò la nuova edizione della terza parte della Röm. Staatsverwaltung, dedicata alle antichità sacre dei Romani da J. Marquardt. Iniziò la nuova ed. completamente trasformata e aumentata della Realencyclopädie del Pauly, tuttora in corso di pubblicazione, e arricchita di supplementi. Curò anche la $9^{a}$ e $10^{a}$ ed. della Sittengeschichte Roms, del Friedländer (4 voll., 1919-23). Le sue Gesammelte Abhandlungen zur röm. Religionu- und Stadtgeschichte (1904) contengono una preziosa raccolta di studi e ricerche sull'argomento.

BibL.: O. Kern, necrologia di G. W., in Jahresbericht über die Fortschritte der klassischen Altertumswissenschaft (Bursian), vol. 245 (1934), parte 41, pp. 120-45.

WITTELSBACH, FAMIGLIA. - Nobile casata tedesca discendente dal margravio Luitpoldo, parente dell'imperatore Arnolfo, la quale enirò in possesso del castello di W. nel 1115.

Nel 1180 Ottone di W. divenne duca di Baviera e suo figlio Ludovico I nel 1214 conte palatino del Reno. Nel 1294 la famiglia si divise in due linee, la palatina e la bavarese. La linea palatina ottenne con la bolla d'oro di Carlo IV nel 1336 la dignità di principe elettore, che conservò fino al 1623 , quando ne fu privata a favore dell'altra linea bavarese, perché aderente al protestantesimo. Un ramo della linea palatina, quello del Palatinato Duc-Ponti, regnò in Svezia dal 1654 al 1718 con Carlo X, Carlo XI e Carlo XII. La linea bavarese, da Alberto V (1528-79) in poi, costituì uno tra i più validi sostegni del cattolicesimo in Germania. I duchi di Baviera, principi elettori dal 1623 (ma nel 1648 la dignità elettorale fu egualmente restituita alla linea palatina), acquistarono una assai forte posizione politica in Germania, furono a capo della Lega Cattolica durante la guerra dei trenta anni ed estesero la loro influenza in diverse parti dell'Impero e in particolare all'elettorato

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di Colonia dove tenne ininterrottamente la dignità arcivescovile, dal 27 giugno 1583 con Ernesto sino a Clemente Augusto m. il 6 genn. 1761. Contemporaneamente i duchi di Baviera non fecero mistero della loro rivalità verso gli Asburgo e durante la guerra di successione austriaca, con Carlo VII, ottennero, sia pure per pochissime tempo, il trono imperiale. Estintasi la linea bavarese nel 1777, le subentró in Baviera quella del PalatinatoSulabach con Carlo Teodoro e successivamente, nel 1799, l'altra di Due-Ponti. Il principe elettore Massimiliano IV ebbe da Napoleone nel 1806 la dignità regia, che conservò anche dopo la caduta dell'Imperatore. Nella lotta per l'egemonia tedesca tra Prussia ed Austria i re di Baviera mantennero un atteggiamento favorevole alla seconda, ma finirono con l'aderire all'Impero germanico. Nel nov. 1918 Lurüt III dovette abdicare in seguito alla rivoluzione scoppiata a Monaco.

Bibl.: C. Häutle, Genealogie des erlauchten Stammhauses W., Monaco 1870; K. Th. v. Heigel, Die W.er, Monaco 1880; id., Die W.er in Schweden, ivi 1881; F. Schmidt, Gesch. der Erziehung der Bayrischen W.er von den fröhesten Zeiten bis 1750 , Berlino 1892; id, Gesch. der Erziehung der Pfälzischen W.er, ivi 1899; O. Doering, Das Haus W., Monaco 1924. Silvio Furlani

WITTMANN, Georg Michael. - Vescovo, n. il 22 genn. 1760 a Finkenhammer (Alto Palatinato), m. l'8 marzo 1833 a Ratisbona.

Ordinato sacerdote a Ratisbona (1782), dopo alcuni anni di cura pastorale divenne vicerettore ( 1788 ), poi rettore (1803) del Seminario e parroco del duomo di Ratisbona (1804-29). Grande amico dei poveri e degli infermi, si prodigò nel grande incendio che distrusse una parte della città ( 1809 ) e nella assistenza spirituale dei francesi malati di tifo nell'ospedale militare. Vescovo ausiliare (1829), poi vicario generale (1830), dopo la morte del vescovo Michele Sailer (1832) divenne vescovo diocesano. Fu venerato come santo.

Fra le sue opere: Principia catholica de S. Scriptura (Ratisbona 1793); Die Heilige Schrift des Neuen Testamentes nach der Vulgata übersetzt (Norimberga 1808; 25 edd. fino al 1829 , ultima ed. a Sulabach nel 1874).

Bibl.: R. Mittermüller, Leben und Wirken des frommen Bischofs M. W. von Regensburg, Landshut 1859; J. B. Mehler, Lebendeschreibung des frommen Bischofs M. W. von Regensburg, $2^{2}$ ed., Ratisbona 1894.

Hermine Kühn-Steinhausen
WITTMANN, Patrizius. - Giornalista, n. in Ellwangen (Württemberg) il 4 genn. 1818, m. a Monaco di Baviera il 3 ott. 1883.

Iniziò la sua attività giornalistica, tutta dedicata alla strenua difesa dell'idea cattolica in Germania, col partecipare alla redazione della rivista Sion, di cui fu redattore capo nel 1841 . Fondò e diresse successivamente lo Stadtund Landbote, la Neue Ausgburger Zeitung ed i Sendboten für Piuavereine, l'associazione da lui promossa per riunire in lega i cattolici bavaresi. Gettò altresì le basi della Società di s. Bonifacio (Bonifatiusverein), che costituì un prodromo dell'Azione Cattolica. Uomo di eccezionale operosità, conferenziere oltre che giornalista principe, suscitò un grandissimo numero di opere e di enti con i più diversi programmi. Si occupò anche delle vocazioni maschili e femminili, favorendo la fondazione di una congregazione ospitaliera di Suore della Carità. Scrisse una Allgemeine Geschichte der katholischen Missionen (2 voll., 1846 e 1850), la prima del genere in Germania, preceduta da un volume intitolato Die Herrlichkeit der kath. Kirche in ihren Missionen seit der Glaubensspaltung (2 voll., Augusta 1841), eloquente e commossa esaltazione della grandezza della Chiesa come maestra di verità nel mondo.

Bibl.: ampio necrologio in Historisch-politische Blätter, 92 (1885), pp. 927-44; W. Lauchert, s. v. in Allgem. deutsche Biographie, XLIII, Lipsia 1898, pp. 644-45.

Renzo U. Montini
WITZ, Konrad. - Pittore, n. verso il 1400 e m. nel 1466 ca. a Basilea o a Ginevra.

La prima opera nota di K. W. è una pala d'altare (dopo il 1434) di cui rimangono otto tavole nel Museo di Basilea, alcune con coppie di personaggi biblici, come Ester e Assuero, Abramo e Melchisedec, Davide e Abisai; due a Digione (una figura simboleggiante La Chiesa e un
S. Agostino), e una nel Deutsches Museum di Berlino (Salomone e la Regina di Saba). Altre tavole, d'epoca posteriore, si conservano a Basilea (S. Cristoforo, L'incontro di Gioacchino e Anna, L'Arcangelo Gabriele), a Norimberga (Annunciazione) a Strasburgo (SS. Maddalena e Caterina), oltre la S. Famiglia del Museo di Napoli e la Crocifissione del Museo di Berlino. Ma ancora più importanti sono i residui dell'altare con la firma e la data 1444, dipinto per incarico del vescovo di Ginevra, Francesco de Mies; essi si trovano ora nel Museo di quella città e raffigurano: l'Adorazione dei Magi, La pesca miracolosa, La liberazione di s. Pietro, Il card. Francesco de Mies raccomandato alla Madonna e a s. Pietro. K. W. è ritenuto comunemente il più notevole campione del realismo pittorico nel Quattrocento tedesco; ma non mancano nella sua produzione, alquanto disuguale e talvolta grezzamente ingenua e dal colorito vigoroso, ma non sempre armonico, accenti di fantasiosa trascendenza. Appaiono mirabili talune sue conquiste di carattere paesistico e ambientale, come si vede nella Pesca miracolosa e nel S. Cristoforo, e certe compatte raffigurazioni di armature balenanti in personaggi d'invenzione.

Bibl.: D. Burckardt, Aus der Vorgeoch. des K. W. und von den Höhepunkten seiner ersten Basler Tätigkeit, in Zeitschr. für schueiz. Arch. u. Kunst, 3, 11 (1943), pp. 63-65; J. Gastinir, K. W., Vienna 1942; H. A. Schmal, s. v. in Theune-Becker, XXVVI (1947), pp. 148-55; L. Blondel, La famille du peintre C. H. à Genève, in Geneva, 1950, pp. 38-46.

Alberto Nepp.
WLADISLAVIA (WloclaweK, Cujavia-Kalisz). - Città e diocesi nella Polonia, con residenza a Wloclawek.

Ha una superficie di 11.500 kmq . con una popolazione di 1.109 .000 ab., dei quali 1.000 .000 cattolici, distribuiti in 249 parrocchie, servite da 350 sacerdoti diocesani e 75 regolari; ha due seminari, 22 comunità religiose maschili e 62 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 455).

La prima sede vescovile fu a Kruszwica, i cui otto primi vescovi sono incerti. Il primo sicuro è Swidger, m. nel 1133. Eugenio III, con bolla del 1148 , stabilì i limiti della diocesi di W., che portava il nome di Cujavia e di Kalisz; poi dal 1159 la sede vescovile fu traslata a W. Vescovi eminenti furono: Gerward (1300-23); Maciej z Galanczewa (m. nel 1568), il quale cominciò a costruire la Cattedrale; Krazeslaw z Kurozwęk (1494-1503); Wincenty Przerębski (1503-13); Stanisław Karnkowski, dal 1581 trasferito a Goesna; Hieronim Rozdrizkowski (15351600), sepolto a Roma nella chiesa del Gesù; Stanisław Sarnowski, m. nel 1680; Antoni Sebastian Dembowski (1682-1763); Andrzej Wollowicz (m. a Kalisz nel 1822), primo vescovo di Cujavia e di Kalisz. Dal 1576 i vescovi di W. sostituirono i Primati di Polonia durante la sede vacante; nel Senato essi occuparono il secondo posto; dal sec. xiv si ebbero anche vescovati ausiliari. Il Capitolo è noto dal sec. xi. La primitiva Cattedrale fu distrutta dai Crociferi nel 1329; l'attuale, dedicata all'Assunzione della B. V., gotica, risale al 1340-1411, ma fu ricostruita tra il 1690 e il 1720 ; è basilica minore. S. Giovanni Battista è del 1538; la chiesa di Ognissanti è del 1640; S. Vitale del 1550 . W. fu proprietà dei vescovi fino al 1796; la loro residenza fu nel castello, ricostruito nel sec. xiv e poi nel sec. xviri. Il Seminario, fondato nel 1569 , fu il primo della Polonia. A Kruszwica è la chiesa dei SS. Pietro e Paolo del sec. xir, prima collegiata e poi cattedrale; vi si venerano le reliquie di s. Vitale, portate da Corvey in Sassonia. A Kalisz notevole la chiesa di S. Niccolò del 1220; la collegiata della B. Vergine è del 1459 e fu ricostruita nel 1790.

Bibl.: A. Theiner, Vetera monumenta Poloniae et Lithuaniae, I, Roma 1860, pp. 16, 22, 83, 84, 178-79, 268, 302, 366, 398; II, ivi 1860, pp. 207-208; III, ivi 1860, pp. 8-9, 347; A. Bialowski, Monumenta Poloniae historica, I, Leopoli 1872, pp. 367-71; II, ivi 1872, pp. 12-14, 76, 482, 744; III, ivi 1872, pp. 204-12; IV, ivi 1872, pp. 16-30, 818; V, ivi 1872, pp. 362-84, 994-95; VI, ivi 1872, pp. 141-42, 376, 382; J. Dlugosz, Opera omnia, Cracovia 1863-87; I, 321-44; II, 46, 101-102, 239-60, 352-54; III, 43, 392; IV, 116-22, 185, 421; Codex diplomaticus Poloniae, I, Varsavia 1847, pp. 31-36, 67-69, 131-35; II, ivi 1847, pp. 1-4, 13, 47-48, 390-91; Codex diplomaticus Maioris Poloniae, I, Poznan 1877, pp. 3-5, 80-81, 488-89, 568-70; II, ivi 1877, pp. 317-18, 517-25.

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WOLFF (Wolfius), Christian. - Filosofo, n. a Breslavia il 24 genn. 1679, m. a Halle il 9 apr. 1754.

Presentato dal Leibniz all'Università di Halle nel 1706 come filosofo matematico (Anfangsgründe sämtlicher mathematischer Wissenschaften, Halle 1710), incontrò, per il suo razionalismo, l'avversione dei pietisti, capoggiati dal Francke, i quali provocarono il suo esilio dalla Prussia sotto Federico Guglielmo I (1723). Rifugiatosi all'Università di Marburgo, con l'avvento di Federico II (1740) ritornò ad Halle e divenne il dominatore della filosofia illuministica in Germania.

Le opere giovanili (Halle e Francoforte 1712-23), in tedesco, dal titolo generale Vernünftige Gedanken ("Pensieri razionali") sono dedicate ai temi principali della filosofia leibniziana (Dell'intelletto umano, 1712; Di Dio, del mondo e dell'anima umana, 1719; Delle azioni degli uomini in ordine alla loro felicità, 1720; Dalla vita sociale degli uomini, 1721; Delle attività della natura, 1723; Dei fini delle cose naturali, 1723; Delle parti dell'uomo, degli animali e delle piante, 1723), e accentuano in essa le relazioni metodiche con il soggettivismo cartesiano, l'appello alle idee chiare e distinte e i benefici della diffusione e applicazione universale della filosofia.

Le opere latine della maturità (Francoforte e Lipsia 1728-33) formano una gigantesca esposizione di tutto il sistema della filosofia intellettualistica, con accentuazione dei motivi aristotelico-scolastici e dei valori oggettivi della metafisica e della scienza. In questo secondo sistema, cosiddetto leibniz-wolfiano, la teoria della incomunicabilità soggettiva delle monadi è del tutto abbandonata, ad essa essendosi attribuita la persecuzione subita dall'autore. Il sistema, rimasto in uso fino al prevalere dell'Enciclopedia di Hegel (v.), comprende: Philosophia rationalis, sive Logica (1728); Philosophia prima seu Ontologia (1730); Cosmologia generalis (1731); Psychologia empirica (1731); Psychologia rationalis (1734); Theologia naturalis (1736-37); Philosophia practica universalis (1738-39); Ius naturae (1740-48); Ius gentium (1750); Philosophia moralis seu Ethica (1750-53); Oeconomica (1750). Inoltre il W. pubblicò una raccolta di saggi minori (Gesammelte kleinere Schriften, 6 voll., Halle 1736-40). Una sua autobiografia (Eigene Lebensbescireibung) fu edita dal Wuttke (Lipsia 1841).

Il principio fondamentale della logica è, per il W., il principio di non contraddizione (A non è non A); esso solo dà una certezza immediata dell'essere, che è la verità; e ad esso si oppone la contraddittorietà, e incertezza, del mondo empirico. Nel suo significato positivo questo principio si tramuta in quello della coerenza o connessione (identità, terzo escluso) e se ne deduce quindi il principio di ragion sufficiente. Tutte le forme della conoscenza e della scienza vengono cosi a prospettarsi in due modi: uno puramente razionale, conseguire per non contraddittorietà del ragionamento, e a priori; l'altro empirico, o descrittivo delle relazioni tra le idee e tra i fenomeni. Nel primo sono comprese l'analisi e la deduzione, nel secondo l'induzione e il metodo sperimentale. Si ha pertanto una cognizione superiore o intellettuale, scientifica e filosofica, e una cognizione inferiore o sensibile, storica, in ogni aspetto del sapere. La filosofia è la scienza dei possibili, dedotti dalla ragione; per raggiungere da essi le verità di fatto occorre un complementum possibilitatis. L'Enciclopedia wolfiana impose quindi una scienza costituita secondo il modello dell'analisi cartesiana, ma appoggiata sulla descrizione sistematica dei fenomeni secondo l'esperienza.

Il suo caposaldo è l'ontologia, come dottrina dell'essere ideale e reale. L'essere ideale è il puro eus rationis, costruito logicamente su prove analitiche: dal quale venne dedotta in nuova forma, per opera del W. e dei suoi seguaci, la metafisica classica di Dio, del cosmo e dell'anima. Il suo postulato è che l'idea dell'essere, trasparente come possibile nella non contraddittorietà del pensiero, è lo stesso essere assoluto, Dio, e il fondamento di esistenza delle creazioni, nel quale coincidono possibilità e realtà. Come è noto, Kant ed Hegel (v.)
accettarono questo postulato, ma criticarono la giustificazione ad esso affidata dei tre dogmi metafisici.

L'ontologia wolfiana contiene inoltre la teoria delle sostanze particolari, create, o mondane, delle quali pretende di sapere che cosa siano intrinsecamente mediante la conoscenza scientifica delle loro attività inerenti o indipendenti, in modo da eliminarne la derivazione dalla sostanza divina presunta da Spinoza. Le sostanze di W. non sono monadi incomunicabili, perché hanno anche relazione tra loro, ma - atomi della natura e: esse sono in sé inestese, ma occupano ciascuna un punto fisico da cui esercitano le loro forze meccaniche e motrici, e intrecciano queste in rapporti con le sostanze adiacenti : questa relazione reciproca forma lo spazio, in cui appaiono i corpi, come gruppi di sostanza, e i fenomeni. L'armonia prestabilita assume per conseguenza significato fisico, affine all'ordo idearum et rerum dei razionalisti cartesiani e ai loro sistemi di orologeria cosmica: il mondo della natura è un sistema rigorosamente ordinato e connesso secondo leggi razionali, dal quale il W. esclude il caso e la contingenza come appartenenti alla sola creazione divina. Anche tra l'anima e il corpo pone armonia prestabilita da Dio, ma ammette l'v influaso fisico $\cdot$ tra le due sostanze congiunte. In questo modo per definire la sostanza dell'anima egli viene portato ad attribuire eccessiva importanza alle sue facoltà intrinseche, o potenze, astrattamente definite. Tuttavia la sua distinzione tra psicologia empirica (introspettiva, descrittiva) e psicologia razionale (sostanziale), sebbene al momento priva di contenuto sperimentale, creò nella prima delle due dottrine una nuova scienza.

La dottrina del diritto e la morale del W. rigorosamente fondate sulla razionalità del dovere e della perfezione produttrice di felicità, soffrono di astrazioni illuministiche (ampiamente criticate dal Kant [v.] nella Ragion pratica), ma per il loro ordine sistematico e la compiutezza dell'esposizione attraverso numerosi seguaci tra i discepoli e i contemporanei (Bilfinger, Meier, Baumeister). Invece la divulgazione della filosofia teoretica wolfiana (Thümming, Knutaen, Formey) e la sua divulgazione per opera del Baumgarten (v.), incontrarono numerosi avversari (Rüdiger, Crusius, Darjes, Meruan, Ploucquet), sostenuti dall'Accademia di Berlino.

BibL.: W. Windelband, Storia della filosofia moderna, II, trad. it., Firenze 1923, pp. 77-101; J. Gelfert, Der Pflichtbegriff bei Chr. W., Lipsia 1907; P. Heilemann, Die Gotteslehre des Chr. W., ivi 1907; H. Pichler, Über Chr. W.'s Ontologie, ivi 1912; E. Baumann, W.'s Systembegriffe, ivi 1910; E. Kehlmeyer, Kosmos und Kosmonomie bei Chr. W., Gottinga 1911; M. Campo, Il razionalismo precritico di W., 2 voll., Milano 1929; S. Vanni Revighi, L'ontologismo critico di W., ivi 1941; W. ZiegenfussO. Jung, Philosophen-Lexikon, II, Berlino 1950, p. 903 59g., con bibl.

Santino Caramella
WOLFF, George Dering. - Giornalista, n. a Martinsburg (Virginia occ.) il 25 ag. 1822, m. a Norristown (Pennsylvania) il 29 genn. 1894.

Nato di padre pastore della Chiesa riformata in Pennsylvania, il W. s'incamminò a divenire pastore a sua volta, ma dopo lunghe crisi spirituali, nel 1871, già cinquantenne, entrò nella Chiesa romana. Giornalista di vasta rinomanza, fondò allora il Catholic Mirror di Baltimora, poi il Catholic Standard di Philadelphia. Nel 1876, su invito di James J. Corcoran e del p. O'Connor - poi vescovo e vicario apost. del Nebraska - fondò anche la American Catholic Quarterly Review di Philadelphia, cui diedero importanza notevole i suoi numerosi articoli in ordine alle differenze dogmatiche delle varie Chiese protestanti : argomento che il W. conosceva a fondo. La rivista divenne cosi una delle voci più autorevoli del cattolicesimo americano, svolgendo un'efficacissima opera di chiarificazione e di persuasione tra le classi colte.

BibL.: R. Randolph Jenkins, s. v. in Cath. Enc., XV, p. 682. Renzo U. Montini
WOLFRAM von Eschenbach. - Poeta tedesco, n. probabilmente nell'odierna Wolfram-Eschenbach presso Ansbach in Baviera (l'anno di nascita non è documentato) da una famiglia della piccola nobiltà bavarese, m. ca. il 1218.

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Visse per lo più come cavaliere errante e cantore presso le corti dei principi tedeschi (fu pure nel famoso castello della Wartburg del langravio Ermanno I di Turingia [1190-1216], ove al tempo del certame dei maestri cantori incontrò Walther von der Vogelweide). Insieme con Hartmann von Aue e Gottfried von Strassburg, W. rappresenta il periodo classico dell'epica medio-altotedesca. Ma rispetto a Hartmann e a Gottfried, che piegano verso un'arte soltanto cortese e laica, W. sa fondere l'elemento mondano con quello religioso, non meno che la poesia eroica con quella aulica, o il tipo del romanzo cavalleresco e avventuroso con quello familiare, o la morenza della poesia d'arte con quella popolare, donde nas e la singolarità del suo stile. Il suo capolavoro è il Parzifal, in 16 libri, composto probabilmente nella prima decade del sec. xili : fonte e Li conte del Graal o Percenal li Gallois ( 1170 ca.) di Chrition de Troyes, mentre il libro di Kyot, cui sovente allude il poeta (l. VIII, vv. 560 sg., 992 ; X, v. 605 ecc.), non è che una finzione per giustificare al pubblico, secondo l'uso tradizionale, gli episodi e le digressioni liberamente creati.
W. non è infatti un imitatore ma un poeta tra i più personali, che non solo approfondisce e nobilita la favola dell'originale nell'istanza di un superiore ideale cavalleresco, ma, trasformando il Graal in pietra di paragone della nobiltà morale, o, meglio, in simbolo del Salvatore, segue la vicenda umana e spirituale di Parzifal dall'oscurità della colpa attraverso tutti i gradi dell'elevazione e della purificazione, che lo renderanno alla fine degno di divenire re del Graal. W. compose anche due altri poemi, Titurel e Willehalm di Orania, rimasti tuttavia frammentari (l'ultimo fu forse interrotto dalla morte del poeta); e ci lasciò infine anche sette liriche di notevole importanza.

BibL.: E. Hartl, Die Textgesch. des Wolfranschen Parzifal, Berlino-Lipuia 1928; G. Weber, W. v. E. (Deutsche Forschungen, 18), Francoforte sul M. 1928; G. V. Amoretti, Parzifal, Pisa 1931; J. Fourquet, W. et le Conte del Graal, Parigi 1938; H. Schneider, Heidendichtung, Geistlichendichtung, Rittordichtung, Heidelberg 1943, pp. 293-321.

Sergio Lupi
WOLGEMUT, Michael. - Pittore e scultore di Norimberga, n. nel 1434, m. nel 1519, noto anche per essere stato il maestro di Albrecht Dürer, che entrò quindicenne nella sua bottega.

Fu collaboratore di Hans Pleydenwurff, del quale sposò nel 1472 la vedova, Barbara, ed ereditò la bottega; insieme con il figlio di Hans, Wilhelm, nel 1491 assunse l'incarico di illustrare la Weltchronik (ed. Istina del 1493) di Hartman Schrdel, il cui Schatzbehalter, apparso nel 1491; presenta illustrazioni ugualmente attribuibili al W.; disegni e schizzi per xilografie furono anche forniti per l'illustrazione dello Archetypus triumphantis Romae, che non venne poi stampato. Nelle incisioni, che gli disdero larga fama in tutta la Germania, il W. mostra le sue stesse qualità di pittore; negli altari di S. Maria a Zwickau (1476-79) e di Straubing (già sull'altar maggiore della chiesa agostiniana di Norimberga) tipico di lui è l'uso di motivi neerlandesi (Rogier van der Weyden, Memling), già introdotti nella pittura norimberghese dal Pleydenwurff e tradotti con una violenta caratterizzazione delle figure. Non tutte le parti della pala di Zwickau e dell'altare di Straubing (databile all'ottavo decennio del ' 400 ) sono di sua mano, cosi come si può riconoscere la presenza di due aiuti nella pala della Kreuzkirche di Norimberga ( 1486 ), da identificarsi con il cosiddetto Peringsdörfer Altar: opera di particolare importanza per la scuola di Norimberga e per gli inizi del Dürer, che in quell'anno entrava nella bottega del W. Del 1506-1508 è la pala della parrocchiale di Schwabach; tra le opere attribuite sono ancora da ricordare il Memminger Altar in S. Lorenzo di Norimberga e i due battenti del Martin Altar in S. Jacopo della stessa città.

II W. fu anche forte ritrattista e, in tale campo, può considerarsi suo capolavoro il ritratto di Hans Perchmeister.

BibL.: C. Koch, M. W., in Zeitschr. f. bild. Kunst, 19291930, pp. 81-92; E. Lutze, M. W., in Pantheon, 1934, pp. 262 269; Fr. Traugott Schulz, s. v. in Thieme-Becker, XXXVI (1947), pp. 175-81 (con bibl. precedente). Maria Vittoria Brugnoli

WOLLONGONG, diOCESI di. - E situata nello Stato della Nuova Galles del Sud in Australia.

È stata eretta il 15 nov. 1951 con territorio distaccato dalle arcidiocesi di Sydney e di Camberra-Goulburn, con cui confina, oltre che con l'Oceano Pacifico. Ha una superficie di 4500 miglia quadrate ed una popolazione di ca. 150.000 persone di cui 20.000 cattolici assistiti da 26 sacerdoti. Inoltre vi sono i Padri del S.mo Sacramento, i Missionari del S. Cuore, i Padri francescani, i Christian Brothers ed altre società femminili. Vi sono già organizzate 20 parrocchie.

BibL.: Archivio della S. Congr. de Prop. Fide, ponenza prot. 3961/51; AAS, 44 (1992), pp. 258-60.

Severio Paventi
WOLSEY, Thomas. - Cardinale e politico inglese, n. a Ipswich probabilmente nel 1472-73, morto nell'abbazia di Leicester il 29 nov. 1530.

Studio ad Oxford fino al 1500; nel 1507 venne a corte; Enrico VIII poco dopo la sua accessione lo scelse come elemosiniere, ne ascoltò i consigli, gli diede continue prove del suo favore, tra cui i vescovati di Tournai (in commenda) e di Lincoln, poi l'arcivescovato di York (1514) cui, dopo concluso il matrimonio di Maria sorella d'Enrico con Luigi XII di Francia, seguirono il cardinalato (titolo di S. Cecilia in Trastevere; 10 sett. 1515) e la carica di gran cancelliere ( 24 dic. 1515). Nominato anch'egli legato papale insieme con il card. Campoggio (1518), fu confermato varie volte, infine (1524) a vita. con amplissimi poteri.

L'azione di W. è stata variamente interpretata. A lui risalirebbe la prima formulazione cosciente della politica estera tradizionale dell'Inghilterra, tendente a fare di questa il fattore decisivo del mantenimento dell'equilibrio europeo, con l'impedire la formazione di un'ege monia continentale. Tale scopo avrebbe suggerito al W. di seguire le linee stesse dalla politica papale, per mantenere alto il prestigio dell'Inghilterra nella curia e impedirvi l'affermarsi dell'influsso d'una delle grandi potenze continentali; da ciò il suo brigare appoggi e voti nei conclavi e il tentativo di ottenere poteri di vicario generale di Clemente VII, prigioniero dopo il sacco di Roma (1527). Ma non vi è dubbio che lo guidò anche l'enorme ambizione personale, forse anche vaghe intenzioni di riforma cattolica, come poi la speranza - ch'egli mantenne viva nel Re, forse per allontanare la catastrofe di poter ottenere l'annullamento del matrimonio con Ca terina d'Aragona. Il fallimento di questa illusione provocò la sua disgrazia (1529), benché dapprima il Re gli disse ancora segni di benevolenza; i maneggi per riacquistare il potere condussero all'accusa di alto tradimento e all'arresto; durante il viaggio verso Londra, lo colse la morte.

Pare si rammaricasse di non aver servito, con la stessa diligenza che il Re, Dio, il quale non l'avrebbe abbandonato. Gli storici inglesi gli riconoscono meriti di amministratore. L'aver concentrato in sé, con la giurisdizione civile, quella ecclesiastica, se poté servire di remora alle tendenze anticlericali già forti, costituì un esempio pericoloso, come si vide subito dopo la sua morte.

BibL.: J. G[ardner], s. v. in Dictionary of National Biogr.phy, LXII, pp. 325-43; A. F. Pollard, W., Londra 1929; C. H. Williams, The making of the Tudor despotism, $2^{e}$ ed., ivi 1932; A. D. Innes (e J. M. Henderson), England under the Tudor, 11 e ed., ivi 1937; H. M. Smith, Henry VIII and the Reformation, ivi 1948; Pastor, IV, i e II, passim. Alberto Pincherie

WOLTER, Maurus (Rudolf). - Abate benedettino, n. il 4 giugno 1825 a Bonn, m. l'8 luglio 1890 a Beuron.

Sacerdote nel 1850, fu dapprima direttore del Ginnasio di Jülich e della scuola del duomo di Aquisgrana, poi si fece benedettino nell'abbazia di S. Paolo fuori le Mura (1857), dove insegnò teologia e si dedicò all'archeologia cristiana sotto la guida di G. B. De Rossi. Nel 1860 ritornò in Germania, assieme al fratello Placido, per ristabilirvi, con il consenso di Pio IX e seguendo le orme di don Guéranger, la vita benedettina. Il primo monastero che egli aprì fu Beuron (v.) nel Hohenzollern (1863), di cui divenne primo abate nel 1868 (benedetto a S. Paolo fuori le Mura dal card. Reisach). La soppres-

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sione del Kulturkampf (1875) lo costrinse a riparare all'estero: restaurò i monasteri di Emaus a Praga (188c) e di Seckau nella Stiria (1885) e fondò il monastero di Maredsous (v.). Nel 1884 ebbe il titolo di arciabate della Congregazione Beuronesc e nel 1887 poté riaprire la sua abbazia di Beuron.

Dei suoi scritti si ricordano: Praecipua Ordinis Monastici elementis (Bruges 1880) e Psallite sapienter, commento ai Salmi in 5 voll. (Fiburgo i 1 Br. 1871-90).

Placidus (Errat), fratello di Mauro, n. a Bonn il 24 apr. 1828 e m. a Beuron il 13 sett. 1908. Sacerdote nel 1851, professò in S. Paolo fuori le Mura nel 1856, dove funse da maestro degli alunni; ebbe come discepolo Mario Fani (v.), il futuro fondatore della Gioventù Cattolica Italiana. Ritornato in patria nel 1860 , fu il fedele e instancabile cooperatore del fratello nella restaurazione della vita benedentica in Germania. Dal 1878 al 1890 fu primo abate di Maredsous e poi nel 1890 successore del fratello Mauro all'arciabbazia di Beuron. Durante il suo regime abbaziale la Congregazione Beuronesc si accrebbe notevolmente: furono restaurati e fondati parecchi monasteri tra i quali : Maria Lasch nella Renania (1892), S. Giuseppe nella Vestfalia (1904) e l'abbazia «Dormitio Beatae Matiae Virginis» a Gerusalemme (1906).

Bibl.: per W. Maurus : G. van Caloen, Dom M. W., Bruges 1891; A. Schott, Leben und Wirken, Beuron 1891; J. Uttenweiler, M. W., dem Gründer Beurons zum 200. Geburtstag, ivi 1923. Per W. Plocidus: U. Berhère, Oraison funibre, Bruges 1908; S. von Oer, Erzabb P. W., ein Lebensbild, Friburgo in Br. 1909; R. Molitor, Erinnerungen an Erzabb P. W. für 100. Wiederkehr seines Geburtstags, in Benedibt. Monatschrift, 10 (1928), pp. 81-103. Ambrogio Würth

WOODS, Julian Edmund Tenison. - Naturalista, n. il 15 nov. 1832 a Southwark, m. il 7 ott. 1889 a Sydney.

Convertitosi al cattolicesimo, entrò fra i Passionisti. Nel 1854 si recò in Australia dove fu ordinato sacerdote due anni dopo ed esplicò per due lustri un'intensa attività missionaria nell'Australia meridionale. Vicario generale del vescovo di Adelaide nel 1867, ritornò missionario nel 1873 nel Queensland e nella Tasmania. Studiò con passione la storia naturale, la geologia e la p leontologia del continente nuovissimo e pubblicò moltissimi contributi su tali argomenti. Scrisse anche una storia delle esplorazioni in Australia (History of the discovery and exploration of Australia, 2 voll., Londra 1865) ed un'opera sull'ittiologia della Nuova Galles del Sud (Fish and Fisheries of New South Wales), uscita postuma nel 1892.

Bibl.: T. G. Bonney, s. v. in Dict. of Nat. Biogr., XXI, Londra 1921-22, p. 881, con bibl. Silvio Furlani

WOOLMAN, John. - Predicatore quacchero, n. a New Jersey il 19 ott. 1720, m. a York il 7 ott. 1772.

A 26 anni si sentl chiamato da Dio a predicare il vangelo antischiavista. Fu un teorico dell'obbedienza passiva, sostenendo che nei casi critici si dovesse obbedire nella lettera ma non nello spirito. Così, p. es., in armonia ai propri principi, si privò dello zucchero perché era coltivato dagli schiavi negri e rinunciò alle stoffe colorate perché la tintura nuoceva agli operai a essa addetti.

Espose le proprie opinioni in An epistle (1772) e nel suo fournal (1774). Il fournal venne ammirato da E. Whittier che scrisse di sentirvi la dolcezza del profumo delle violette, da Channing, da Emerson, e, in Inghilterra, da Charles Lamb il quale dichiarava a un visitatore d'America che esso era stato il solo libro d'autore americano che egli aveva letto due volte.

Bibl.: ed. del fournal a cura di J. G. Whittier, Boston 1871, e di A. M. Summers, Nuova York 1922. Augusto Guid

WORCESTER, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Massachusetts. La diocesi di W., suffraganea di Boston, fu eretta da Pio XII. con la cost. ap. $A d$ animarum bonum satius provehendum del 14 genn. 1950, per smembramento di Springfield (Campifontic)

La contea di W., che compone la diocesi, ha una superficie di 1582 kmq . con una popolazione totale di 541.247 ab., dei quali 263.514 sono cattolici. Vi sono 255 sacerdoti diocesani, 160 religiosi di 8 congregazioni di-
verse, 114 parrocchie, 1141 suore ( 21 congregazioni diverse), 2 collegi : l's Assumption College s, diretto dagli Assunzionisti, e l's Holy College of the Holy Ghost s, diretto dai Gesuiti, 3 orfanotrofi ed i ospedale.

Bib