en Kirche. Nel 1922 il X. fu incorporato nell'Opera pontificia della Propagazione della Fede, trasferita dalla Francia a Roma. Il centro del X. è pure quello dell'Unione missionaria del clero e dell'Opera di S. Pietro apostolo; presso di esso fu pure creato un Museo missionario.
Bibs.: B. Arens, Die hath. Missionsvereine, Friburgo 1922, pp. 174-81; F. Bacumker, Dr. med. Heinrich Hahn, ein Apostel im Laienhleide r8on-82, Aachen 1930. Giovanni Rommerskirchen
XAVIERRE, Girolamo. - Maestro generale dei Frati Predicatori, cardinale, n. circa il 1546 a Saragozza, m. il 2 sett. 1608 a Valladolid, sepolto nel convento di Saragozza.
Insegnò per 14 anni nello studio di Saragozza. Ebbe fama di predicatore in tutta la Spagna. Nel Capitolo generale di Roma fu eletto ( 6 ag. 1601) maestro generale dell'Ordine. Scelse ottimi collaboratori (per procuratore generale il ven. Marco di Marcianise), stabilì che in tutte le province vi fossero uno o più conventi d'osservanza regolare; s'interessò della storia dell'Ordine, presiedette il Capitolo generale di Valladolid nel 1605, lasciando a Roma (ove non tornò più) come vicario generale il p. Vetella. Divenuto confessore di Filippo III, su proposta del Re, da Paolo V fu creato cardinale nel 1607 , lasciando così l'ufficio di generale.
Bibs.: A. Mortier, Hist. des maîtres gén. O. P., VI, Parigi 1913, pp. 32-121; A. Walz, I cardinali domenicani, FirenzeRoma 1940, p. 38.
XENITEIA. - Termine greco ( $\xi \varepsilon v \varepsilon \varepsilon i x$ s soggiorno in terra straniera ", onde "esilio ") indicante il distacco dalla terra d'origine, poi la rinunzia ascetica di chi trasforma la sua vita in un "pellegrinaggio".
Sull'esempio di Abramo (Gen. 21, 23; 23. 4), di Mosé (Ex. 2, 22; Act. 7, 29), d'Israele sottratto da Dio al mondo pagano (Exp. 18, 3; Hab. 3, 16 : $\pi \times 9$ vixis è sinonimo di x.), ogni cristiano è e deve sentirsi straniero" ( $\xi \varepsilon$ vos) e "forestiero" ( $\pi \alpha \rho \circ \omega \sigma \varsigma$ ) : $P$. P1. 1, 1:2, 11; Hebr. 11, 13; 13, 14); la sua patria è la città di Dio e dei santi (Eph. 2, 19; Phil., 3, 20). Molti asceti dell'antichità praticarono la x. volontaria, peregrinando sempre. Era una penitenza gravosa, tanto più che nel mondo antico lo straniero era di solito considerato nemico, privo di diritti, "in miseria" (egens = ex-gens secondo Festo; cf. Platone, Leg., V, 729 e). S. Giovanni Climaco (Scala Par.: PG 88, 664) spiega che la x., privazione di tutte le comodità che ci fanno dimenticare "la patria ", è la madre della indifferenza, ma esorta a "evitare il démone vagabondo " voluttuoso ", a non toccare più il mondo abbandonato. Ambrogio Autperto (m. nel 781) risponde a quanti affermano, citando Mt. 13, 57, che nessuno pud santificarsi nella propria patria (Conf. vit. et virt., 28 : PL 40, 1104-1106); documenta così la tendenza del monachismo benedettino alla "stabilitas loci", a differenza del monachismo celtico che favoriva l'emigrare lontana. S. Nilo di Rossano (m. nel 1005) qualificava la sua vita una continua x., e, morendo, volle ciò ricordato sulla sua tomba (Vita s. Nili jun.: PG 120, 130 e 161).
Bibs.: G. Stählin, $\xi \varepsilon$ vos, in Theol. Wörterbuch zum N.T., V, I (1944), pp. 1-36, partic. 25-31 (essere straniero " in senso religioso).
Antonino Romeo
XEROFAGIA ( $\xi \eta \rho \circ \varphi \alpha \gamma i \alpha$ ). - Alimentazione con solo cibo secco ( $\xi \eta \rho \circ$ ) e sola acqua. E una varietà del digiuno, secondo s. Isidoro (Etymol. VI, 19, 70, ed. W. M. Lindsay, Oxford 1911): «X. dicunt, abstinentiam scil. ciborum humentium; unde nomen hoc datum, eo quod siccis quidam escis utantur».
La x. era praticata tra i pagani antichi (Ateneo, Deipnosophia, III, 79). I terapeuti digiunavano con acqua, pane e issopo (Eusebio, Hist. ccel., XVII, 22). Clemente Aless. la raccomanda alla gioventù (Paedag., II, 2) e a tutti, affinché "l'anima sia pura, secca, e luminosa; l'anima secca è sapientissima, ottima, atta alla contemplazione ( $\dot{\varepsilon} \pi \sigma \pi \tau \alpha \dot{\eta}$ ) (id., ibid.: PG 8, 413, 424 sg.). I montanisti si imponevano la x., privandosi di carne, brodi, frutti succosi e vino e astenendosi dal bagno, due settimane all'anno, senza i sabati e le domeniche (Tertulliano, De istun. 15); con la x. (sarcantes album ab omni carne et omni iurulentia et uvidioribus quibusque pomis, ne quid vinositatis vel edamus vel potemus * (id., ibid., 1), si procuravano le "rivelazioni" (id., ibid., 12). Digiuno ridotto, la x. si venne identificando (sec. III) con il digiuno a pane ed acqua, che i cristiani praticavano già nel sec. II (Erma, Pastor, sim. V, 3 e 7), e che s. Girolamo (Ep. ad Nepotianum, 12) raccomanda come "fortissimum istunium». S. Epifanio (Haer., 70, 12, e 75, 3) afferma che la v. era d'obbligo nella settimana prima di Pasqua; il vitto vi si limitava a pane, acqua e sale ( $D i$ dascalia, V, 18; le Constit. Apost. aggiungono i legumi : ed. F. X. Funk, Paderborn 1925, pp. 288-89). Il Sinodo di Laodicea (can. 50) prescrisse la x. per l'intera Quaresima; s. Giov. Crisostomo (Hom. ad pop. Antioch., 4, 6: PG 49, 68) attesta che parecchi trascorrevano tutta la Quaresima a pane ed acqua. Molti asceti dei secc. iv e v praticarono la x. (con la 68 ponoeta) durante l'anno, limitando al minimo il pane stesso (Rufino, Hist. mon.. 27; Cassiano, Collat., II, 19-21). Affine era la omofagia ( $\dot{\alpha} \mu \circ \varphi \alpha \gamma i \alpha$ ): uso di sole erbe e legumi non cotti, talora con un po' d'olio, e, specie in Palestina, con esclusione del pane (Palladio, Hist. Laaz., 11. 18. 38. 52. 57; Cassiano, De iust. coenob., IV, 22). Non mancarono eccessi (Cassiano, Collat., V, 5). Oggi in Oriente x. designa l'uso dei cibi quaresimali.
Bibs. : J. Schümmer, Die altchristliche Fastenpraxis, Münster 1933, pp. 35-51; id., s. v. in LThK, X (1938), col. 1009.
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(fot. Enc. Cust.)
XilogRAFici, Libri - Biblia pauperum. fol. 1 ( $2^{\circ}$ metà sec. xv) con la raffigurazione di Eva, dell'Annunciazione e di Godzone con il vello - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
## XILOGRAFIA: v. INCISIONE.
XILOGRAFICI, LIBRI (fr. Livres xylographiques; ingl. Blochbooks; ted. Blochbücher). - Locuzione bibliografica con cui vengono designati piccoli libri composti di incisioni in legno con figure e un breve testo didascalico, impressi in più fogli da una sola parte, incollati fra loro nella parte non impressa e riuniti in modo da formare una specie di libretto figurato. Talvolta le incisioni contengono la sola figura o, meno spesso, il solo testo; in esemplari più antichi il testo (didascalia) si ritrova scritto a mano e per tale ragione sono detti «libri xilochirregrafici». Si hanno pure esemplari di l. x. con le didascalie stampate con caratteri mobili.
I l. x., detti anche stampa tabellare (pagina in un sol blocco), di destinazione ed uso popolare, erano ritenuti comunemente anteriori all'invenzione dei caratteri mobili e strettamente collegati ai primi prodotti della stampa. Si tratta invece di una produzione indipendente, coeva, parallela e anche posteriore al libro a stampa. Gli esemplari più antichi, finora noti, risalgono al 1450 ca. Tentativi di attribuirli a date anteriori sono poco probanti, salvo che per fogli isolati, i quali costituiscono un prodotto similare ma strutturalmente diverso, e non possono essere chiamati libri. Impossibile è pure determinare una loro successione cronologica.
I l. x., prodotti particolarmente in Olanda e in Germania, contengono, in maggior parte, figurazioni sacre, ma esistono anche esemplari con figurazioni profane, o con testi didattici; fra i primi sono da ricordare lo Speculum humanae salvationis, l'Ars moriendi, l'Apocalypse, il Symbolum Apostolicum, il Defensorium virginitatis Mariae, l'Exercitium super Pater noster e, famoso fra tutti, la Biblia pauperum, specie di riassunto del Vecchio e del Nuovo Testamento in 40 o 50 incisioni xilografiche. Al secondo gruppo appartengono i Mirabilia Romae, la Danza della Morte (Der Totentanz), alcuni Calendari, la serie dei
Pianeti e un gruppetto di «Donati», elementare grammatica latina.
I l. x. non ebbero, in Italia, che scarse e sporadiche affermazioni. Gli esemplari italiani più noti sono: Mirabilia Romae ( 1450 ca.), la Passio di Berlino (Venezia 1460), Opera nova contemplativa, variante della Biblia pauperum (ivi 1510), Operina do imparare di scrivere littera cancelleresca di Ludovico degli Arrighi «Vicentino* (Roma 1522), forse ultimo libro del genere. I l. x., finora noti, comprendono oltre una trentina di testi con un totale di poco più di cento esemplari, quasi tutti molto rari, o conosciuti in una unica copia.
Bibs.: la maggior parte dei l. x. sono stati descritti da W. L. Schreiber, Catalogue des livres xylographiques et xylochirographiques, in Manuel de l'amateur de la gravure sur bois et sur métal au XV' siècle, IV, Lipsia 1902: VII, Berlino 1895: VIII, iv 1900; nuova ed., VII, Lipsia 1929, pp. 24-30; e da W. A. Pollard, Xilographica. Blochbooks, in Catalogue of Books printed in the XVII century now in the British Museum, I, Londra 1928, pp. 1-11. Per notizie d'insieme si vedano inoltre: L. Donati, Quale parte abbia avuto l'arte xilografica nell'intenzione della tipografia, in Il libro e le biblioteche. Atti del I Congresso bibliologico francescano internazionale, I, Roma 1950, pp. 105-22, e G. Avanzi, L'illustrazione libraria, ibid., pp. 132-34 e particolarmente le pp. 154-55 per le bibl. su singoli l. x. Giannotto Avanzi
XIMENES (Jiménez) DE CISNEROS, Francisco. - N. a Torrelaguna (Madrid) nel 1436, m. a Roa l'S nov. 1517. Dopo essersi laureato in diritto canonico si recò a Roma e vi rimase dal 1449 al 1465 . Tornato in Spagna, venne in urto con l'arcivescovo di Toledo, Alonso Carrillo, che lo fece imprigionare per sei anni. Poi il vescovo Mendoza lo prese sotto la sua protezione e lo nominò vicario generale di Siguerza. Nel 1484 lo X. entrò nell'Ordine francescano, mutando il suo nome Gonzalo in Francisco.
Nel 1494 fu nominato provinciale dell'Ordine e intraprese la visita dei conventi di Castiglia; autorizzato da un breve di Alessandro VI a riformare i monasteri

(da ed. anastatica a cura di R. Ebuold, Berllna 1983, p. 3r)
XilogRAFici, Libri - Mirabilia Romae ( $2^{\circ}$ metà sec. xv), versione tedesca - Esemplare della Biblioteca di Gotha.
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spagnoli, si pose all'opera con inflessibile energia, e dopo che nel 1495 fu nominato arcivescovo di Toledo, proseguì nella sua azione, intesa a ristabilire l'unità dell'Ordine francescano, a restaurare la disciplina e la gerarchia ecclesiastica, a diffondere l'istruzione. Fondò l'Università di Alcalà, e con la collaborazione di dotti d'ogni parte d'Europa curò la redazione e stampo a sue spese la Bibbia poliglotta. La sua dura intransigenza gli procurò molti nemici che cercarono di nuocergli presso la corte e presso il Papa, ma i sovrani lo difesero contro tutti i detrattori. Quando nel 1506 morì Filippo di Castiglia, Ferdinando era in Italia. Lo X. assunse la reggenza e raccolse truppe che tennero a freno le velleità di ribellione dei nobili. Nel 1507 ebbe la carica di grande inquisitore, e Giulio II lo nominò cardinale. Lo X. molto si adoperò a convertire al cattolicesimo i Mori di Granata. Infine si fece sostenitore di una nuova Crociata. Ferdinando avrebbe voluto una spedizione in India, ma lo X., richiamandosi alle ultime volontà di Isabella, ottenne che fosse diretta al Marocco e le fissò come obiettivo Orano, mentre il Re mirava alla conquista di Tunisi, che gli avrebbe procurato una forte base strategica nel Mediterraneo. L'impresa fu guidata dallo stesso X. che seguì in Africa l'esercito comandato da Pedro Navarro. Dopo l'occupazione di Orano sorsero contrasti fra lo X. e il Navarro, e questo ultimo riusci ad ottenere che il cardinale fosse richiamato in patria. Ma ad una serie di vittorie che portarono gli Spagnoli fino a Tunisi, seguì una disfatta che fece perder loro tutti i territori conquistati, ad eccezione di Orano. Nel 1516, quando Ferdinando mori, lo X. assunse la reggenza alla quale era stato designato dal Re. Durante il suo breve governo lo X. dedicò ogni sforzo a conservare l'unità dello Stato, costituì un esercito nazionale che gli permise di mantenere l'ordine, sventò tutte le macchinazioni dei grandi, riordinò le finanze. Respinto un tentativo degli Alberi di riconquistare la Navarra, fece radere al suolo tutte le fortezze di quella provincia, ad eccezione di Pamplona. Esito sfavorevole ebbe invece una spedizione contro i pirati del Barbarossa.
Sebbene Giovanna fosse ancora vivente, lo X., cedendo alla volontà di Carlo, lo fece proclamare re il 30 maggio 1516. Ma il primo atto del nuovo sovrano fu di esonerarlo dal governo. Quando Carlo si recò in Spagna, lo X. era infermo, e morì prima di averlo potuto incontrare. Nella sua attività di ecclesiastico lo X. anticipò le direttive della Riforma cattolica, con la strenua difesa della fede contro l'eresia, con l'assidua opera di epurazione morale e di miglioramento culturale del clero. Come statista, egli si propose all'interno di rafforzare la monarchia e lo Stato, e all'esterno mirò ad assicurare il predominio spagnolo nell'Africa settentrionale.
BibL.: K. Hefele, Der Card. X., $2^{\circ}$ ed., Tubinga 1851; Cartas de los secretarios del card. Cisneros durante su regencia, Madrid 1875; I. Lyell, Card. X., Londra 1917; Condo de Cedillo, El card. Cisneros gobernador del reino, Madrid 1921; F. L. de Sarasola, Cisneros y su siglo, in Arch. ibero-amer., 23 (1930), pp. 112 130; F. L. de Betana, Cisneros y su siglo, Madrid 1929-30; W. Starkie, Grand Inquisition, being an account of card. X. de Cisneros and his times, Londra 1940; B. Llorca, Bulario pontificio de la inquisición espalada, Roma 1949, v. indice; L. Fernández de Retana, Prey F. X. de C., Madrid 1952; M. Jimenez Fernández, II plan Cisneros-Las Casas para la reformación de las Indias, Siviglia 1953.
Roberto Palmarocchi
XIMENES DE RADA, Rodrigo. - Cistercense, arcivescovo di Toledo, n. a Puente la Reina (Navarra) nel 1170, m. a Toledo il 10 giugno 1247.
Dopo aver studiato a Parigi, tornò in Castiglia, dove godé di grande autorità alla corte di Alfonso VIII. Nel 1209 fu nominato arcivescovo di Toledo e confermato l'anno seguente da Innocenzo III. Partecipò alla preparazione della Crociata contro gli Almoedi, che terminò con la vittoria decisiva di Las Navas de Tolosa. Cancelliere maggiore di Castiglia e León e maestro dei figli di Ferdinando III il santo, promosse la costruzione della Cattedrale di Toledo. Fu munifico protettore di monasteri, e specialmente di quello di S. Maria de Huerta, dove venne sepolto e al quale lasciò la sua biblioteca.
Compose una Historia gathica e una Historia Arabum. La prima, scritta in elegante latino letterario, è importante soprattutto per gli ultimi due libri che narrano eventi ai quali lo X. partecipò; vi è notevole il tentativo di una critica delle fonti e la cura di fissare un'esatta cronologia dei fatti. Nella Historia Arabum lo X. dette prova di una buona conoscenza delle fonti arabe.
Bibl.: PP. Tole. tanoram opera, ed. F. A. Lorenzana, III, Madrid 1782-93. Studi: V. Lafuente, Elogio histórico del arzobispo don R., ivi 1857 ; M. de Cerralbo, El arzobispo don $R$., ivi 1908.
Roberto Palmarocchi
XIMENEZ,
Francisco. - N. alla fine del sec. xv o al principio del sec. xvI in Villa
de Luna (Aragona), entrò nell'Ordine francescano.
Non ancora sacerdote, sotto la direzione del p. Martin de Valencia, salpò tra i celebri 12 Apostoli e per il Messico, dove arrivò il 13 maggio 1526. X. fu il primo sacerdote ordinato nel Messico dal vescovo Julián Garcés che nel 1527 aveva preso possesso della prima diocesi messicana, eretta nel 1526 a Tlaxcala. Conosciuto come canonista firmò, insieme con altri francescani, una serie di lettere a Carlo V; fu il primo ad apprendere la lingua degli Indiani e compose un breve catechismo, una grammatica e un vocabolario in quella lingua. Compilò la biografia del capo dei 12 Apostoli s: Vida del ven. p. FrMartín de Valencia. Quando Paolo III eresse la diocesi di Antequera (oggi Oaxaca) Carlo V presentò lo X. come primo vescovo. X., però, declinò la dignità. Comunemente si assegna al 31 luglio 1537 la sua morte, ma è certo che egli firmò la lettera comune dei Francescani del 15 maggio 1544 .
Bibl.: M. Cuevas, Hist. de la Iglesia en Mexico, $3^{2}$ ed., I, El Paso 1928, pp. 38, 165, 166, 167, 183, 301, 336; A. Lopez, Los doce primeros apostoles de Mejico, in Biblioth. Hisp. Misc., II, Barcelona-Sarria 1933, pp. 201-26; Streit, II, p. 63.
Nicola Kowalsky
XINGÜ, prelatura nullius di. - Nello Stato del Parà nel Brasile.
Ha una superficie di $318.548 \mathrm{kmq}$., con una popolazione di 22.000 ab., di cui 21.600 cattolici. Conta 4 parrocchie con 5 sacerdoti regolari. La prelatura nullius fu creata dal papa Pio XI il 16 ag. 1934, con la costituzione apostolica Animarum bonum, per smembramento dell'arcidilocesi di Belém do Parà e delle prelature di Santarém e della Concezione di Araguaia, fissando la sede della prelatura nella città di Porto de Moz ed elevando a prelatizia la locale chiesa di S. Biagio. In essa si trovano, fra le altre, le feroci tribù indie dei Caiapós e degli Assurinia, come pure le famiglie degli indigeni Iurunas, Chipsias e Curuaias, già quasi tutte battezzate. La prelatura è suffraganea di Belém do Parà ed è affidata alla Congregazione del Preziosissimo Sangue con sede a Porto de Moz. Parà.
Bibl.: AAS, 27 (1935), pp. 353-56; O Brasil católico 1947. Juiz de Fora 1947, p. 494 e sgg.; Ann. Pont. 1933, p. 676. Virginio Battezzati
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YAKIMA, Diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Washington (U.S.A.).
Ha una superficie di 17.787 migliaq. con una popolazione di $295.84 \mathrm{I} \mathrm{ab}$. dei quali 35.000 cattolici, distribuiti in 19 parrocchie, servite da 22 sacerdoti diocesani e 13 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 6 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 457). La diocesi fu creata dal papa Pio XII con la costituzione apostolica Divina Fravidentia del 23 giugno 1951, per smembramento dalle diocesi di Seattle e di Spokane; la chiesa di S. Paolo Apostolo fu costituita cattedrale. Inoltre lo stesso Pontefice con la costituzione ap. Dominici gregis, in pari data, elevava a metropolitana la chiesa di Seattle, a cui la diocesi di Y. fu data come suffraganea.
BibL.: AAS, 48 (1951), pp. 714-18.
Enrico Josi
YANGCHOW, PREFETTURA APOSTOLICA di.
Nella parte centro-occidentale della provincia del Kiangsu, nella Cina centrale. Fu eretta il 9 giugno 1949 con 7 sottoprefetture civili della diocesi di Shanghai e fu affidata ai Gesuiti della provincia di California.
Ha un'estensione di ca. 12.000 kmq . Al momento della sua erezione, su una popolazione totale di ca. 4.800 .000 ab., i cattolici erano 3002 e i catecumeni 256 , distribuiti in 7 distretti forniti di chiesa, residenza del missionario e scuola, assistiti da 13 sacerdoti, di cui 6 gesuiti americani e gli altri 7 del clero secolare cinese, appartenenti a missioni vicine e solo temporaneamente a Y., dove lavoravano anche le Suore Ausiliatrici del Purgatorio.
Da una lapide sepolcrale cristiana, scoperta in Y. nel 1952 e riproducente l'immagine della Vergine con il Bambino, una iscrizione latina in caratteri gotici e la data "giugno $1342^{\circ}$, si ha la prova storica dell'esistenza della missione cattolica francescana in Y. nella prima metà del sec. xiv, come finora si ammetteva per il racconto del b. Odorico da Pordenone. Prima dei Francescani vi predicarono gli eretici nestoriani. Scomparsa in seguito ogni traccia cristiana, l'evangelizzazione fu ripresa nel sec. xvir per opera dei Gesuiti, primo tra tutti il p. Giulio Aleni che, tra le varie conversioni, operò quella di un letterato cinese di Y., battezzato con il nome di Pietro. Il p. Francesco Saccani, l'apostolo di Nanchino, converti alcuni giovani letterati a Hwaian e vi lasciò un buon numero di neofiti ( 1638 ). Dal 1660 predicò con frutto a Y. il p. Gian Domenico Gabiani : venti anni dopo vi si contavano diverse migliaia di fedeli.
La missione, quasi annientata durante la persecuzione dell' imperatore

(per certata del p. Gusbarti)
Yangchow, Prefettura apostolic a di - Immagine della Madonna col Bambino, graffita sulla lastra tomp. bale del 1342, trovata nei lavori di demolizione delle mura della città di Y., il 22 genn. 1952 (calco).
Kang-hi, riprese vita con il ritorno in Cina dei Gesuiti nel 1842. Il p. Giuseppe Sackinger lavorò a Y. (1866) e a Hwaian (1868), dove furono erette residen. se stabili rispettivamente nel 1881 e nel 1886, quindi a Kaoyu (1886), a Tsingkiangpu (1933) e in altri centri principali e partire dal 1921.
BibL.: AAS, 41 (1949), pp. 586-88; Arch. di Prop. Fido, Incarto erezione V., 1949; MC, 1950, p. 343; Fr. A. Rouleau, La piu antica Madonna cinese, in L'osservatore romano, 23 luglio 1953.
Adamo Pucci
YANGKU, Diocesi di. - Nella parte centro-occidentale della provincia dello Shantung (Cina settentrionale).
Eretta in prefettura ap. il 13 dic. 1933 con 6 sottoprefetture civili della missione di Yenchow e affidata al clero secolare cinese, elevata l'i i luglio 1939 a vicariato ap. e l'11 apr. 1946 a diocesi suffraganea di Tsinan. Ha un'estensione di 3250 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 1.500 .000 ab., i cattolici erano 29.000 ; i sacerdoti 16, di cui i tedesco; i seminaristi maggiori 15 ; le suore 18 , di cui 4 estere. Tra le opere, oltre il Seminario minore che aveva sede a Poli, figuravano 2 ospedali, 8 dispensari di medicinali, 2 orfanotrofi, 142 scuole. La residenza dell'Ordinario è a Poli, località che fu pure il primo centro dell'attività dei Verboi. I quali vi trovarono 150 cristiani, i soli di tutto lo Shantung meridionale, quando vi giunsero nel 1882. Le 6 sottoprefetture civili, cedute nel 1933 dal vicariato apost. di Yenchow per l'erezione di Y., erano le più progredite sotto l'aspetto missionario: in quell'anno i cristiani erano 14.700 e i catecumeni 3000 . Il p. Tommaso Tien Ken-sin, nominato vicario apost. di Y. e vescovo titolare di Ruspe, ricevette la consacrazione episcopale in S. Pietro a Roma, dalle mani del papa Pio XII il 29 ott. 1939; trasferito al vicariato ap. di Tsingtao il 10 nov. 1942, nel Concistere del 18 febbr. 1946 fu creato cardinale, il primo in Cina, e l'11 apr. dello stesso anno fu promosso arcivescovo della nuova sede metropolitana di Pechino.
BibL.: AAS, 27 (1935), pp. 39-40; 32 (1940), pp. 33-34; GM, p. 212: Annuarie de l'Egl. cath. en Chine 1948, Shanghai 1948, passim: MC, 1950, pp. 322-23.
Adome Pucci
YAOUNDE, vicariato apostolico di. - È situato nel Camerun francese ed ha avuto origine dal vicariato apost. delle Due Guinee (v. guinea).
Il territorio fu distaccato da quest'ultimo vicariato ed eretto in prefettura ap. di Camerun il 18 marzo 1890 ; il 2 genn. 1905 fu elevato a vicariato ap. ed il 3 apr. 1931 ricevette il nome di Y. Da esso furono distaccate il 28 apr. 1914 una parte della prefettura ap. di Adamua, chiamata l'11 giugno 1923 di Foumban (v.); il 31 marzo 1931 la prefettura apost. di Douala, ora vicariato ap. ed il 3 marzo 1949 il vicariato ap. di Doumé. E affidato alla Congr. dello Spirito Santo.
Ha una superficie di ca. 75.000 kmq . con clima caldo ed umido. Gli ab. sono ca. 510.000 di razza bantu e dediti all'agricoltura. I cattolici sono 244.226, catecumeni 27.836 , protestanti 24.329 , musulmani 15.810 , pagani 198.000 . Vi sono 116 missionari di cui 36 indigeni; fratelli 36, suore 117. Vi è il Seminario maggiore e minore. Stazioni primarie 41, secondarie 191, ed altrettante chiese e cappelle. Scuole elementari 337, medie 337, superiori 2, professionali 19. Le opere di carità e di Azione Cattolica sono ben sviluppate.
BibL.: Chronique des Missions confides d'le Congr. du SaintCaprit. Aperçu historique et exercice, 1930-31, Parigi 1932, pp. 148-64: MC, 1950, pp. 133-34. Saverio Paventi
YEATS, William Butler. - Poeta irlandese, n. a Dublino il 13 marzo 1865, m. a Roquebrune Cap Martin il 29 genn. 1939.
Il padre, irlandese protestante, era un pittore e anche il giovane Y. studiò pittura per tre anni, ma l'abbandonò ben presto per la letteratura e, sebbene trascorresse gli anni formativi della sua vita a Londra, aderendo al movimento estetico, attinse però largamente già nei suoi primi libri di poesia dal folklore della nativa Irlanda. Le sue esperienze di vita e di cultura furono assai complesse. Capeggiò il movimento della "Rinascita letteraria irlandese " e, sebbene non prendesse parte attiva nella politica; abbrsecò la causa del nazionalismo irlandese. Accanto a Lady Gregory fondò la "Società del Teatro nazionale irlandese", per quanto i drammi che egli compose non spicchino per qualità propriamente drammatiche, anzi, accanto agli influssi del teatro simbolistico di Masterlinck, manifestano il fondamentale lirismo della sua ispirazione. Altri influssi egli derivò da Blake, dell'opera del
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(per cartizia del p. Gaibartz, Yandecidw. Prefettura apostolic a di - Il p. Francesco A. Roubou. S. J., del Bellarmine collega - di Baguio City, nelle Filippine, addita il calco della pietra tombale su cui è graffita in alto l'immagine della Madonna. Ecco il testo dell'iscrizione: $\odot$ In nomina Domini Anon. Hic post? Katerina filja ofusindam domini (Domninic) de Viljonie que obiit in s anno Domini in milenino CCC / XXXXII de mente Juni $\odot$.
quale egli curò un'edizione (1893), dal Mallarmé e in generale dai simbolisti francesi, direttamente e indirettamente attraverso il loro interprete, Arthur Symons. Né va dimenticato l'apporto di Shelley, di Keats, di Spencer e di Morris, specialmente nei suoi versi giovanili. Più complesse le esperienze esoteriche di anni più maturi e della vecchiaia: astrologia, filosofia, spiritismo, scritti ermetici, filosofie orientali, che il poeta in parte riferi negli scritti autobiografici, ove ricorre spesso un'oscura simbologia e s'allude a un perenne conflitto fra l'essere e il divenire. Le poesie della vecchiaia contengono versi di rara bellezza, sebbene abbondino in esse spunti sensuali e quasi brutali. Contemporaneamente la sua opera assumeva un tono sempre più pessimistico e apocalittico. In una sua poesia: The Second Coming, esasperata e quasi blasfema, sembra di leggere un fosco presagio del secondo conflitto mondiale. Y. rinse il premio Nobel per la poesia nel 1923.
Bibl.: L. Mac Neice. The poetry of W. B. Y., Londra 1941; J. Hone, W. B. Y., ivi 1943; cf. inoltre: C. Pellizzi, Il teatro inglese, Milano 1934, pp. 234-42, e le trad. it. di C. Linati, ivi 1945.
YEMEN. - I. Geografia. - Stato dell'Arabia sudoccidentale, compreso tra la provincia sa'ūdita del 'Așir ed il protettorato britannico del Hadramūt. Abbraccia un breve tratto di costa sul Mar Rosso, di fronte all' Eritrea, terminando sullo stretto di Bāh el-Mandeb con la zona di Šejh Sa'īd ( 1622 kmq . e 1000 ab.).
Lo Y. è costituito da una ristretta ( $40-50 \mathrm{~km}$.) fascia litoranea, da cui si ascende con rapidi dislivelli sull'altopiano, che rappresenta la parte più estesa e meglio abitata del paese. L'altopiano, al pari di quello critreo, risulta da masse di origine vulcanica, profondamente incise da valli e sormontate da rilievi sollevantisi sino a 3760 m . nel Gebel Hadur. Verso l'interno mancano limiti ben definiti; perciò la superficie dello Y. è variamente calcolata : si può accogliere come vicina al vero l'opinione che gli assegna in complesso So mila kmq.
Il clima, caldissimo nella desolata cimosa costiera, si fa meno eccessivo nell'interno, con l'altitudine, ma ha carattere di forte continentalità, con accentuati contrasti termici fra il giorno e la notte. Le piogge cadono in primavera ed in estate, con una media di regola inferiore ai 500 mm . annui sull'altopiano.
Qui, dove sono possibili le colture, si raccolgono cereali (frumento, orzo, dura), ortaggi e frutta (banane, uva, albicocche, mangol; maggiore notorietà deve lo Y. alla sua produzione di caffè, che alimenta una considerevole corrente esportatrice ed eccelle per qualità (Moca). Poco si conosce delle riserve del sottosuolo; accertata tuttavia l'esistenza di ferro e salgemma.
La popolazione, molto variamente valutata, si aggira con ogni probabilità sui 3,5 milioni di ab., quasi tutti sedentari e musulmani di rito zajdita. I sunniti sono poco più di mezzo milione, 70 mila gli ebrei. I centri abitati appaiono relativamente numerosi, ma piccoli : i maggiori corrispondono alla capitale San'á', che sorge sull'altopiano a 2200 m . di altezza, ed al suo sbocco sul Mar Rosso, Hodejdah ( 30 mila ab.). Altri porti sono Lohajjah e Moca (al-Mahā), quest'ultimo assai decaduto.
Lo Y. costituisce un principato resosi indipendente dalla Turchia nel 1915; il potere è concentrato tutto nelle mani dell'imäm, o sovrano, che lo esercita per mezzo di ministri da lui scelti.
Bibl.: A. Grohmann. Südarabien als Wirtschaftsgebiet. Praga-Vienna 1922-23; C. Ansaldi. Il Y. nella storia e nella leggenda, Roma 1923; S. Aponte. La vita segreta dell'Arabia felice, Milano 1936; E. Bremond, Y. et Sanodia: l'Arabie actuelle, Parigi 1937; H. Scott. In the high Y., Londra 1942; A. Faronghy. Introducing Y., Nuova York 1947.
Giuseppe Caraci
II. Storia politica. - La mitezza del clima e la fertilità del suolo consentendo lo stabilirsi di una cultura sedentaria, conferiscono alla costa sud-occidentale dell'Arabia caratteri storici notevolmente autonomi rispetto al resto, prevalentemente desertico, della penisola. Già ed almeno dall'inizio del $1^{\circ} \mathrm{ml}$ lentice a. C. vi si costituiscono solidi Stati, in cui si sviluppano il commercio e l'agricoltura. Questi Stati, unificati in uno solo intorno al sec. III d. C., soccombono poi all'occupazione etiopica, persiana, ed infine, nel sec. vir, a quella islamica, che riduce lo Y. a provincia del grande Impero dei califfi. La decadenza e lo smembrarsi di questo, due secoli dopo, rinnova la vicenda autonoma della regione, sotto dinastie locali. Tra queste prevale progressivamente quella degli imäm zajditi, che, superate varie fasi di temporanea dominazione straniera (principali quella degli Ajjūbidi di Egitto e le due dei Turchi ottomani), unificano nel presente secolo lo Y. sotto il loro controllo. Dal punto di vista religioso, lo Y. presenta così il fenomeno, unico nel mondo islamico, della prevalenza del ramo ší'ita moderato (v. ISLAM, le sète); invece l'estremismo ismā'ilita e carmata, pur attaccando a più riprese la regione, non è riuscito ad affermarsi.
1. Lo Y. preislamico. - a) Le fonti. - La più antica storia dello Y. è nota attraverso un complesso di ca. 4000

(da Bull. al the Am. Schinda of Or. Research, 155 (1887), p. 8)
Yemen - Statua di bronzo scoperta a Mārib negli scavi del 1951-52.
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(da Bull. of the Am. Schools of Or. Hissotch, 101 [152], Pg. 7)
Yemen - Pienta della sala d'ingresso del tempio della Luna, scavato a Mârib nel 1951-52. Nella parte anteriore una fila di colonne, quindi una triplice porta che immette nella sala, intorno alla quale è un peristilio.
iscrizioni, scoperte a partire dalla seconda metà dell'Ottocento (viaggi di Halévy e Glaser) fino ad epoca recentissima (explorazioni dell'Università di Lovanio, sotto la guida di G. Ryckmans, nel 1951-52; e dell'Am rican Foundation for the Study of Man, sotto la guida di W. F. e F. P. Albright ed A. Jammz, dal 1950 in poi). Non si può dire tuttavia che la regione sia stata sottoposta ad un'esplorazione archeologica sistematica, e perciò il materiale è molto parziale. Le suddette iscrizioni sono redatte in scrittura e lingua di tipo semitico meridionale; esse contengono notizie relative a fatti storici, amministrativi (editti), economici (lavori pubblici) e religiosi (dediche votive e sepolcrali).
Accanto a queste fonti dirette, notizie indirette sono fornite dagli annali dei re di Assiria (due menzioni di re sabei nel sec. vili), da qualche passo biblico (v. saba), dagli storici e geografi classici e da quelli arabi, questi ultimi però scarsamente attendibili.
b) La cronologia. - Esistono due teorie sulla cronologia degli Stati arabi preislamici. La prima, detta «lunga", è stata sostenuta da Glaser, Hommel e recentemente da Philby (cf. H. St. J. B. Philby, South arabian chronology, in Le Muséon, 62 [1949], pp. 229-49), il quale fa risalire la storia dello Stato mineo al sec. xir a. C., quella del Hadramût all'xi, e quella dello Stato sabeo al sec. ix. L'altra teoria, detta "breve", appoggiata da Mordtmann, Rhodokanskia, e più recentemente da F. V. Winnett (The place of the Minaeans in the history of pre-islamic Arabia, in Bulletin of the American schools of oriental research, 73 [1939], pp. 3-9), K. Mlaker (Die Hierodolenlisten von Ma'in, nebst Untersuchungen zur alisüdarabischen Rechtsgeschichte und Chronologie, Lipsia s. a.) e J. Ryckmans (L'institution monarchique en Arabie méridionale, Lovanio 1951), ritiene invece la storia dei suddetti Stati contemporanea, ed il suo inizio al sec. ix od viII. Questa seconda teoria è la più accreditata: nella sua estrema formulazione (cf. W. F. Albright, in Bulletin of the American schools of oriental research, 119 [1950], pp. 5-15 e le integrazioni fatte successivamente dallo stesso autore, ibid., 129 [1953], pp. 20-24), la storia di Saba inizia prima del 730 a. C.; quella dei Minei ca. il 400, per finire ca. il so a. C.; quella del Qatābān si svolge tra ca. il 400 ed il so a. C.; quella del Hadramût tra ca. il 450 a. C. ed il sec. it d. C.
c) Gli Stati. - I principali Stati sono i seguenti : mineo, al nord, con capitale Qarnāw (poi Ma'in); sabeo, nella regione centrale, con diverse capitali successive; Qatābān, ad est di Saba, con capitale 'Timna'; Hadramût, ad est del Qatābān, con capitale Sabwah.
Di questi Stati il più importante è quello di Saba, che assorbi successivamente gli altri. Esso fu governato in un primo periodo (fin ca. al 450) da re-sacerdoti, i mhrb (vocalizzato abitualmente muharrib) ed ebbe per capitale Şirwāh (poi Marjab, Mārib), dove venne co-
struita una famosa diga per l'arginamento del fiume Adanat. Seguì un periodo di governo laico, al cui capo erano dei re ed una oligarchia di capi militari e di proprietari terrieri. La potenza dello Stato aumentò progressivamente: intorno al 115 la capitale fu spostata a Zafār, e i re aggiunsero al titolo di Saba quello di Dú Rajdān. Si affermava intanto la tribù dei Himjariti (Omeriti presso gli scrittori classici), il cui nome finì con il prevalere nella denominazione dello Stato. Probabilmente poco prima dell'inizio dell'èra cristiana avvenne l'assorbimento del regno minno, il quale aveva in precedenza raggiunto notevole fioritura, estendendosi con colonie commerciali (Dedān, oggi al-'Ulā) sulla via del nord. Poco dopo, la stessa sorte toccò al Qatābān, e verso il sec. it al Hadramût. Nelle iscrizioni di entrambi questi Stati compaiono i $m h r b$, il che fa supporre uno svolgimento storico analogo a quello di Saba.
Così, ca. il sec. in d. C., lo Y. era unificato sotto una dinastia nazionale. Tale situazione, tuttavia, non durò a lungo. L'introduzione del giudaismo e del cristianesimo determinò fatte religiose interne, con il conseguante indebolimento dello Stato. Già per buona parte del sec. iv la regione aveva subito una occupazione etiopica: quando, all'inizio del sec. vi, il re Dú Nuwās prese a perseguitare i cristiani, l'Etiopia intervenne di nuovo in aiuto di questi, occupando il paese ( 525 ; v. sotto).
Dal 525 al 575 lo Y. rimase sotto l'Etiopia: e malgrado qualche valicità espansionistica dei suoi governatori (quale la famosa spedizione di Abraha verso il nord, di cui è rimasta traccia nel Corano), andò progressivamente decadendo, con il declinare della sua attività commerciale, cui non fu estranea la rottura, avvenuta nel 542, della famosa diga di Mārib. Nel 575 la regione fu occupata dai Persiani e ca. il 650 passò sotto lo Stato islamico.
a. Lo Y. islamico. - a) Fine all'occupazione degli Ajjübidi (630-1173). - Per ca. due secoli lo Y. fu retto da governatori dei califfi. Poi, agli inizi del sec. ix d. C., con un fenomeno parallelo a quello delle altre regioni periferiche dell'Impero islamico, i governatori si resero progressivamente autonomi, costituendo dinastic locali, che si divisero la regione fino alla sua riunificazione sotto gli Ajjübidi. Si distinguono nella storia di questo periodo quattro zone. In quella di Zabld regnarono successivamente: Zijādidi (819-1018); Nağāhidi (1021-1138); Mahdidi (1159-73). In quella di San'á': Ga'furiḍi (861-997), sotto i quali si affermarono per un breve periodo i carmati (v.); Sulajhidi (1037-1101), ismā'ilitj, che dal iobz al ro8o si impadronirono anche di Zabld; Hamdānidi (1098-1173). Nella zona di Sa'dah; imdm zajditi (detti Rassiti), la futura dinastia nazionale ( $1^{\mathrm{a}}$ serie : 893 - ca. 1300). Nella zona di Aden: Zuraj'idi (10831173), ismā'ilitj.
b) Dall'occupazione degli Ajjübidi alla fine di quella degli Ottomani (1173-1918). - Lo Y. fu riunificato sotto l'occupazione degli Ajjübidi di Egitto (1173-1228; v. entrO). Ad essi subentrarono le dinastic nazionali dei Rasūlidi (1229-1454) e dei Tāhirdi (1446-1517); quindi lo Y. fu annesso all'Impero ottomano.
Si distinguono due periodi nella dominazione ottomana. Il primo (1517-1633) fu interrotto dal risveglio degli imdm zajditi che, soppressi dai Rasūlidi ca. il 1300 , ripresero intorno al 1591 e nel 1633 riuscirono ad espellere gli Ottomani impadronendosi di San'á' ( $2^{\mathrm{a}}$ serie, detta degli imdm di San'á' che dura tuttora). Il secondo periodo va dal 1871, quando gli Ottomani riuscirono a riprendere il controllo sulla regione, fino al 1918, allorchè, con la sconfitta nella prima guerra mondiale, la persero definitivamente.
c) Dalla fine dell'occupazione ottomana all'epoca presente. - Già negli ultimi anni della dominazione ottomana, l'imdm zajdita Jahjā aveva lottato aspramente per l'indipendenza dello Y. Ottenutala, instaurò una politica interna di tolleranza verso la minoranza sunnita, onde non minare l'unità del paese; perseguitò invece i resti degli ismā'ilitj, che tante agitazioni vi avevano portato. Quanto alla politica estera, si mantenne in relativo isolamento, non inviando e non accettando ambasciate dai paesi europei ed ostacolando l'ingresso nello Y. dei loro
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sudditi. Tuttavia strinse trattati di amicizia con vari Stati, in primo luogo con l'Italia (1926) e poi con la Russia, l'Olanda, l'Inghilterra e la Francia. Condusse azioni militari sui confini, nell'intento di aumentare il suo dominio, ma con esito negativo : nel 1928 gli Inglesi fermarono il suo attacco contro Aden; nel 1930 e 1934 Ibn Sa'ūd respinse le azioni contro l' 'Asir ed il Nağrān, annettendo egli stesso queste regioni.
Un progresso nelle relazioni internazionali dello Y. è stato, nel 1945, l'ingresso nella Lega araba, nel 1946 l'allacciamento di relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e nel 1947 l'ingresso all'O.N.U.
Nel 1948 l'imām Jahjā mori assassinato; l'autore del colpo di Stato, 'Abdaflāh al-Wazīr, salì al trono, ma fu poco dopo vinto e fatto impiccare dal figlio primogenito dell'imdse, Ahmed.
Bim.: le bibl. sullo Y. è scarsa e non soddisfacente. Oltre alle opere citate nel corso della voce, cf. in generale: C. Ansoldi, Il Y. nella storia e nella leggenda, Roma 1933 (con riserve).
Y. preislamico. Bibliografia periodica: S. Moscati, Bibliographie símitique, in Orientalia, 16 (1947), pp. 103-29; 17 (1948), pp. 91-102; 19 (1950), pp. 446-78 (continua). Opere d'assieme : D. Nichon, Handbuch der altarabischen Altertumskunde, I. Die altarabische Kultur, Copenhagen 1927; H. St. J. B. Philby, The background of islam, being a sketch of arabian history in pre-islamic times, Alessandria 1947; 'All Gawwād, Ta'rib al-'Arab qobia 'l-Islām, I, Bagdad 1951.
Y. islamico: H. C. Kay, Yaman, its early medieval history, 1892; S. Lane Poole, The mohammadan dynasties, Londra 1894, pp. 87-103 (cronologia e breve schema storico); E. de Zambaur, Bilanuel de généalogie et de chronologie pour l'histoire de l'islam, Hannover 1927, pp. 113-24 (cronologia e bibl.). Sul periodo più recente: M. V. Seton-Williams, Britain and the arab states, Londra 1948, pp. 195-204, 322 (con bibl.). Cronache, documentazioni e rassegno bibliografiche periodiche nelle riviste: Oriente moderno, Cahiers de l'Orient contemporain, The Middle East journal. Cf. inoltre le opere citate nella parte geografica di questa voce e le parti relative allo Y. nelle storie generali dell'islām (v.).
Sabatino Moscati
II. Evangelizzazione. - La storia del cristianesimo in Arabia (v.) e nello Y. in specie è assai vaga. Data tale oscurità e incertezza, quanto si dirà è da altri riferito con qualche variante, però non sostanziale.
Sembra che nel periodo preislamico siano esistiti nell'Arabia del sud tre principali centri dell'influenza cristiana, a Gassān, a Hīrah e nello Y. (v. sotto). Secondo una tradizione, lo Y. fu evangelizzato dall'apostolo s. Bartolomeo, quando si recò nell'India che confina con l'Etiopia

(da D. Oribandi, L'Asia anteriore, in Geografia universale, IV, Torino 1936, p. 679)
YEMEY - Panorama di Reda.
(Socrate, Hist., I, 19 : PG 67, 125; cf. anche Rufino, Hist. eccl., I, 9: PL 21, 478). Tra gli altri missionari vi avrebbe predicato anche il catechista alessandrino Panteno, il quale evangelizzò le comunità ebraiche dello Y. Al suo ritorno (secondo quanto riferisce s. Girolamo sull'autorità di Rufino) avrebbe portato con sé il Vangelo ebraico di s. Matteo, lasciato nello Y. da s. Bartolomeo (PL 33.651).
Durante i secc. iv-vi il cristianesimo contava molti adepti. Teofilo l'Indiano nel sec. iv vi avrebbe predicato l'eresia ariana. L'espansione del cristianesimo urtò le suscettibilità delle ricche e influenti comunità ebraiche yemenite. Verso il 530 l'ebreo Dū Nuwās, governatore (secondo altri re) di Himjar (Y.), sottomesso al re d'Abissinia (secondo altri indipendente), rivoltatosi si impadronì a tradimento della città o villaggio di Nağrān, piazzaforte dei cristiani al nord dello Y. e dove nel 563 sarà costruita una chiesa dedicata a s. Ella. Dū Nuwās vi fece massacrare i cristiani che non volevano passare al giudaismo. Le ossa del vescovo Paolo furono dissotterrate e bruciate; Areta (v.), con altri notabili della città, fu imprigionato e decapitato; il numero dei massacrati si aggirerebbe dai 4400 ai 20.000 . Benché sia difficile determinare anche solo un numero verosimile, pure il fatto della persecuzione è indubitabile: è ricordato da cronisti arabi nestoriani e giacobiti; secondo qualche esegeta ne rimarrebbe traccia anche nel Corano. La notizia del massacro si sparse subito nel mondo romano e orientale. Ella Asbeha, re d'Abissinia, approfittò per invadere lo Y. e vendicare i suoi correligionari con l'uccisione di migliaia di ebrei e dello stesso Dū Nuwās e ristabili il clero. Alcuni anni più tardi un cristiano abissino di nome Abraha (che altri mettono al posto di Ella Asbeha) si impadronì del potere e fu riconosciuto dal re d'Abissinia. Sotto di lui il cristianesimo poté svilupparsi pacificamente. A Ṣan'á', divenuta sede di viceré, fu costruita una magnifica cattedrale ( 547 ), la quale, attirando a sé gran numero di pellegrini, diminuì l'importanza e le entrate del santuario pagano della ka'bah alla Mecca.
I meccaní, mal tollerando tale concorrenza, fecero profanare la Cattedrale. Abraha volle punire i meccanj e progettò la distruzione della ka'bah. La spedizione falli ed è ricordata nella sārah 105 del Corano. Durante il governo dei figli di Abraha la potenza dei cristiani abissini nel Y. andava gradatamente diminuendo fino a che nel 568 (?) una spedizione militare dei Persiani l'annientò. Le difficoltà tra Bisanzio e la Persia, poi la comparsa dell'islām assorbirono il cristianesimo. Tra
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il 629 e il 630 Bâdân, viceré di San'á', si convertì all'Islâm.
Bibl.: R. Aigran, Arabie, in DHG, III, coll. 1128-1339; R. H. Kiernan, L'Exploration de l'Arabie, Parigi 1938; C. A. Nallino, Vita di Maometto, Roma 1946; cf. inoltre le voci relative alla regione e alle singole città in Encyclop. de l'Islam, IV, Leyde-Parigi 1934.
Martiniano Roncaglia
III. Antichití cristiane. - La prima notizia sicura di diffusione del cristianesimo nello Y. è data dello storico ariano Filostorgio (m. nel 43c) e si riferisce ad una ambasciata inviata dall'imperatore Costanzo II (337-61) agli Omeriti, guidata da un Teofilo detto l'Indiano: questo avrebbe ottenuto di fabbricare tre chiese, la prima nella capitale del Regno Tápazov (Zafár), la seconda in 'Ašávov (Aden) e la terza nel "famoso emporio persico" (Hormuz?). La missione è databile del $34 \mathrm{I}-46$.
Notizie posteriori parlano dell'introduzione del cristianesimo a Nağrân per opere di missionari nestoriani o giacobiti provenienti dalla Siria o da al-Hirah nella seconda metà del sec. v: si trovano in testi arabi scritti in rapporto al passo del Corano $85,4-8$. La fertile valle di Nağrân è sulla strada carovaneera che da San'á' porta nel Nağd e di li ad al-Hirah, e ciò spiega i costanti rapporti del cristianesimo del Nağrân con questa città: questo gruppo di cristiani aveva chiese e vescovi, dei quali alcuni nomi sono stati tramandati dai testi relativi alla persecuzione che ebbero a subire nel 523 dal sovrano locale di religione giudaica, specialmente dal "Libro degli Himyariti " pubblicato da Axel Moberg, dalla lettera del vescovo (monofisita) Simone di Beth Aršâm a Simone abate di Gabbula e dal Martyvien Arethae che si ha in un testo greco, ma di cui la prima parte è probabilmente la traduzione di uno scritto siriaco. Altri dati su questo gruppo cristiano ed altri nomi di vescovi si hanno nella storia ecclesiastica di Teodoro il Lettore (dopo il 575 ) e in Giovanni Diacrinomenos. Il maggior sviluppo del cristianesimo nello Y. avviene dopo la seconda invasione abissina del 525 che pone fine al Regno himyarita, per opera di una spedizione inviata dal re di Aksûm e guidata da Abrahah che diviene viceré della regione. E ad Abrahah che si deve un'importantissima iscrizione datata del 543 , relativa ai restauri della famosa diga di Mârib, che è anche l'atto della consacrazione della chiesa di Mârib, alla quale fu dato un sacerdote il quale doveva rimanere al servizio di essa : più avanti vi si enumerano le spese sostenute per la consacrazione della chiesa. Questa è indicata col nome arabo di $b i^{\prime} a h$, mentre ai sacerdoti si dà quello siriaco di qaitif. Al tempo della dominazione abissina dovette sorgere un altro santuario rimasto celebre nella storia sud-arabica, la chiesa di San'á': di essa gli scrittori arabi hanno lasciato diffuse descrizioni. Essa era chiamata al-Qullays, corruzione di $\dot{\varepsilon} \varepsilon \alpha \lambda \gamma \rho i \alpha$, era costruita con pietre di diversi colori, con ornamenti d'oro e porte di bronzo, decorata da marmi, pitture e musaici che, secondo lo storico arabo Ibn Hikâm, sarebbero stati mandati dall'Imperatore bizantino. La chiesa è durata a lungo anche dopo il trionfo dell'islâmismo e la conversione della regione: non sarebbe stata distrutta se non sotto il califfo as- Saffâh ( $75 \mathrm{I}-53$ ) secondo Yâqût o sotto il suo successore al-Mansûr, secondo al-Azraqi. Un altro santuario cristiano celebre fu il deyr Nağrân, detto anche Ka'bat Nağrân. La sua fondazione è attribuita ai capi della tribù dominante a Nağrân ed era essa pure adorna d'oro e di musaici. Essa funzionava come luogo di asilo, reso celebre, come ben interpreta il Nallino, dai versi di al-A'ša (m. nel 629 ca.) i quali forse alludono a solennità della chiesa stessa. Dopo la fine del sec. IX non si hanno più tracce di cristianesimo nello Y.
Bibl.: In generale: C. A. Nallino, Raccolta di scritti editi ed inediti, III, Roma 1941, pp. 122-29 e tutte le fonti ivi citate; aggiungere Philostorgius, Kirchengeschichte, ed. J. Bidez, Lipsia 1913, capo. 32, 10-24, 23; per il martirio di Aretha, Acta SS. Octobris, X, Parigi 1869, pp. 721-59; per il "Libro degli Himyariti ". A. Moberg, The Book of the Himyarites, Lund 1924; per l'iscrizione di Abrahah, Corpus inscriptionum semiticarum, IV, 11. Inscr. himyariticus et sabaeas continens, Parigi 1911, n. 541, II. 65-67. pp. 116-17; per tracce di cristianesimo negli anni
835 e 897: W. Budge, The Book of Governors, I, Londra 1893, pp. 238, 18; II, ivi 1893, p. 448 e C. Arendonk, De ophamst van het Zeiditische Imamat, Leida 1919, pp. 128 e 309.
Ugo Monneret de Villard
YENAN, diocesi di. - Comprende la parte nord della provincia dello Shensi (Cina settentrionale).
Eretta, con il nome di vicariato ap. dello Shensi settentrionale, il 12 apr. 1911, per divisione del vicariato dello Shensi settentrionale, che in quella medesima data prese il nome di vicariato apost. dello Shensi centrale (v. NAN), ebbe il 3 dic. 1924 l'attuale nome di Y. e l'11 apr. 1946 fu elevata a diocesi suffraganca di Sian. Fin dall'inizio è affidata ai Frati Minori della provincia di Cantabria.
Ha un'estensione di ca. 50.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 3.000 .000 di ab., i cattolici erano 9500 ; i sacerdoti 19 cinesi e 17 spagnoli; 2 i fratelli laici esteri; 7 i seminaristi maggiori e 4 i minori. Le opere erano già state soppresse da vari anni.
L'evangelizzazione di Y. ha avuto inizio nel primo decennio del nostro secolo. Per impulso del vicario ap. dello Shensi settentrionale (v. NAN), mans. Gabriel Maurice, O.F.M., tra il 1908 e il 1911 furono fondate alcune cristianità tra le montagne della parte settentrionale del vicariato, per una migliore cosistenza delle quali fu eretta la missione di Y., che al momento della sua fondazione ebbe 2000 fedeli e 15.000 catecumeni. Da quell'anno il progresso, pur in mezzo a difficoltà di lunghi e di persone, fu notevole