una convivenza con i Cananei, che non era riuscito ad eliminare dal suo territorio. Partecipò attivamente, con la tribù di Nephtivali, all'azione di Barac contro Sisara sotto la guida della profetessa Debora (ibid. 4, 6 sgg.), che ne esaltò l'eroismo (ibid. 5, 18). Il fatto spiega l'encomio per i suoi capi, che si legge in Ps. 67, 28. La tribù di Z. venne convocata anche da Gedeone per la lotta contro i Madianiti; ma non sembra che rispondesse con slancio (Iudc. 6, 35). Alla tribù di Z. apparteneva il giudice minore Ahialon, che per dieci anni esercitò il suo ufficio (ibid. 12, 11 sg.).
La tribù di Z. faceva parte del Regno d'Israele dopo la divisione, ma viene ricordata solo occasionalmente. In I Par. 27, 17 è nominato Iesmaias, figlio di Abdia, quale capotribù durante il regno di David,
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per la cui esaltazione i discendenti di Z. cooperarono sinceramente (cf. ibid. 12, 33). Caduto il Regno d'Israele (722 a. C.), i resti della tribù di Z. furono invitati, al pari degli altri, alla celebrazione solenne della Pasqua; ma solo pochi risposero all'appello (II Par. 30, 10 sg. 18).
Nei libri profetici Z. è nominata in Is. 9, i come partecipante alla pace ed al benessere dell'epoca messianica. Il testo è utilizzato dall'evangelista Matteo, che lo pone in relazione con il trasferimento temporaneo di Gesù e Cafarnao, località posta vicino al confine fra la tribù di Nephthali e quella di Z. (Mt. 4, 13 sgg.).
Bibl.: A. Legendre, s. v. in DB. V, coll. 2509-13: E. Kalt, Biblisches Reallexikon, II, $2^{\circ}$ ed., col. 1031 sg. Angelo Penna
ZACAPA, diocesi di. - Città e diocesi del Guatemala che comprende le provincie civili di Z., Chi* quimula e Izabal.
Ha una superficie di 14.044 kmq . con una popolazione di 237.561 ab., di cui 234.563 cattolici; conta 7 parrocchie servite da 2 sacerdoti diocesani e 8 regolari e ha un Seminario (Ann. Pont. 1953, p. 460).
La diocesi di Z. fu eretta dal papa Pio XII con la cost. apost. Omelum in catholica del io marzo 1951 quale suffraganea di Guatemala, ed elevando la chiesa dedicata al principe degli Apostoli s. Pietro al grado e dignità di cattedrale.
Bibl.: AAS. 48 (1951), pp. 237-41. Enrico Josi
ZACATECAS, diocesi di. - Città e diocesi dello Stato omonimo (Messico).
Ha una superficie di 57.637 kmq . con una popolazione di 561.521 ab. dei quali 557.521 sono cattolici; conta 69 parrocchie servite da 148 sacerdoti diocesani e 2 regolari; ha due seminari; 2 comunità religiose maschili e 27 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 460).
Il territorio di Z. fu conquistato fra il 1546 e il 1548 dagli Spagnoli, che vi fondarono la prima parrocchia nel 1569 e Guadalajara. Durante i secoli vi si stabilirono i Francescani (1567), gli Agostiniani (1576), i Domenicani (1604), i Gesuiti (1616) e i Mercedari (1701). La diocesi fu creata dal papa Pio IX nel 1863 come suffraganea di Guadalajara. La Cattedrale, costruita nel 1559 e completata nel 1782, ha la facciata di pietra rossa. Da ricordare anche il santuario di Nuestra Señora de los Remedios.
Bibl.: C. Crivelli, s. v. in Cath. Enc., XV, p. 740. Enrico Josi
ZACCARIA (ebr. Zēhharjāh = Jahweh si è ricordato: i. - Nome di un re, di un profeta d'Israele, e di vari personaggi minori del Vecchio Testamento.
I. Re d'Israele, figlio di Ieroboam II e suo successore ( 743 a. C.). Il suo regno durò solo sei mesi; Z. fu ucciso da una rivolta capeggiata da Sellum (v.). In II Reg. 14, 29; 15, 8-12 si ricorda solo la sua condotta idolatrica e si afferma che in Z. si adempì la profezia fatta a Iebu, cui era stata promessa una dinastia della durata di quattro generazioni (cf. ibid. 10, 30).
2. Sommo sacerdote e profeta, ucciso dal re Ioss (799-784 a. C.) perché accusava il popolo di apostasia e di indifferentiamo religioso. Fu ucciso "nell'atrio del Tempio" (II Par. 24, 20-22). Siccome in Mt. 23, 35 (cf. Lc. 11, 51) Gesù rimprovera ai Giudei l'uccisione dei profeti sino a quella di Z. a figlio di Barachia *, messo a morte "fra il Tempio e l'altare"; dall'epoca patristica si agita la questione circa l'identificazione dei due individui (cf. Girolamo, In Matthaeum, 23, 35: PL 26, 180).
La spiegazione più semplice è quella che elimina l'unico ostacolo all'identificazione, la paternità, notando che la determinazione figlio di Barachia * manca nel testo di Luca ed in alcuni codici di Matteo; quindi viene considerata come una glossa suggerita forse dal ricordo di Z. profeta (v.), che era effettivamente figlio di Barachia. Ha le sue probabilità anche l'altra ipotesi, che considera Barachia come il vero padre di Z., mentre l'ultracentenario Ioiada (cf. II Par. 24, 15) sarebbe stato suo nonno. Il testo biblico, come avviene in altri casi, avrebbe semplicemente riallacciato i due personaggi più insigni, il sacerdote tutore di Ioss ed il nipote profeta ucciso dal re ingrato. Desitiuita di ogni fondamento e tendenziosa appare, invece, l'interpretazione che indica
il profeta ricordato da Gesù in Z. figlio di Baris ucciso dagli zeloti (v.) nel Tempio durante la rivolta antiromana del 66-70 d. C. (cf. Flavio Giuseppe, Ball. Iud., IV; G. Ricciotti, Flavio Giuseppe tradotto e commentato. La guerra giudaica, III, Torino 1937, pp. 174-76).
Altri 13 personaggi ca., il cui nome ricorre per lo più una volta sola, figurano nei libri dei Re e Paralipomeni; sono generalmente di famiglie levitiche o sacerdotali. Il nome ricorre anche in Esd. 8, 3. 11; 10, 26; Neh. 11, 4; Is. 8, 2; I Mach. 5, 18. 56. Angelo Penna
ZACCARIA, PROFETA. - Penultimo dei profeti minori. Il suo nome (Zēhharjāh = Jahweh si ricorda*) ben risponde al contenuto della sua profezia. Figlio di Barachia e nipote di Addo, era di stirpe sacerdotale (Zach. 1, 1; Esd. 5, 1; 6, 14; Neh. 12, 16). Fu contemporaneo di Aggeo; pronunziò il primo vaticinio conservatoci nel suo libro l'80 mese del secondo anno di Dario I, cioè nell'ott.-nov. del 520 a. C., due mesi dopo il primo discorso di Aggeo (Zach. 1, 1. 7); il c. 7, i è del $4^{\circ}$ anno di Dario ( 518 a. C.). Da non confondersi con Z. di Mt. 23, 35 (cf. II Par. 24, 20 sgg.).
Aggzo e Z. infusero nuovo ardore nell'animo dei rimpatriati, sfiducisti per le difficoltà incontrate nella ricostruzione del Tempio. La prima carovana dei reduci, dell's. 537, aveva a capo Zorobabel (v.) ed il sommo sacerdote Giosuè; erano ca. 40.000 della tribù di Giuda e Beniamin, per lo più sacerdoti e leviti; s'insediarono a Gerusalemme e nei dintorni. Sette mesi dopo il ritorno eressero l'altare ed incominciarono la ricostruzione del Tempio (Esd. 1-3). Ma l'accanita ostilità dei vicini, con a capo i Samaritani, indusse la corte persiana, diffidente, a far sospendere i lavori.
Nell'iniziar la lunga via del deserto per il ritorno in patria, gli esuli, ritenendosi * il vero popolo di Jahweh *, "il resto" o "germe santo" che Jahweh si era riservato (Esd. 2,2 b; 9, 8; Agg. 1, 12). pensarono si realizzassero in loro le promesse di prosperità che riempiono la $2^{2}$ parte di Is. e Ez. 34, 22-31; 35; 36; 47; sono questi i capitoli ai quali si riferisce specialmente Zach. 9-14. Invece, come risulta da Esd. 3-4 e da Neemia, nulla trovarono della sogosita felicità, bensì la consueta vita, sberata da maggior lavoro e minacciata da pericoli di ogni sorta. Dal sogno delle più belle speranze eran caduti nella più dura esperienza della realtà; cf. Ps 126 (125) e 85 (84).
Le profezie descrivevano la parte che Jahweh avrebbe preso nella rinascente teocrazia e congiungevano a questa il regno messianico che ne era il termine e il perfezionamento; ma bisognava non confondere i due stadi della rinascita: la preparatoria e la definitiva; soltanto a quest'ultima, cioè al regno del Messia, si riferivano molte delle più belle promesse profetiche. Aggeo e Z. intervennero per rianimare i fedeli, fecero riprendere e condurre a termine la ricostruzione del Tempio, con la conseguente ripresa del culto: primo passo della rinascita nazionale. Ripresi i lavori nel $2^{\circ}$ anno di Dario, furono condotti a termine nell'anno $6^{\circ}, 515$ a. C. (Esd. 5-6).
Il libro di Z., già detto da s. Girolamo * escurissimo * e * il più lungo fra i 12 minori* (PL 23, 1417), consta di due parti ben distinte (collegate fra loro dai cc. 7-8): le otto visioni * notturne* (cc. 1-6) e le profezie (cc. 914). Nelle visioni come nei discorsi unico è il tema svolto: la realizzazione sicura della rinascita, promessa da Jahweh, e della punizione dei popoli finitimi preannunziata da Ez. 35-36; la sua perennità, col trionfo sui violenti attacchi delle genti (Ez. 38-59 =Zach. 9, 14; cf. Dam. 7-12); la nuova teocrazia infatti è in funzione, preparazione immediata del regno del Messia, dal quale verrà elevata - assorbita. I rimpatriati pertanto sono l'uggetto della *ge* losia di Jahweh»; sono chiamati * la figlia di Sion * (1. 14), "il popolo di Jahweh" (8, 8. 12); sono il * resto * di Israele (8, 6. 11) oggetto delle benedizioni divine; Jahweh risiede in mezzo a loro, pone la sua dimora, ancora una volta, in Gerusalemme (2, 9. 14: Volg. 2, 5. 10).
Nella prima visione (cavalieri o strumenti della divina giustizia: 1, 7-17) è data la formale assicurazione
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del rinascere della nazione e della punizione delle Genti. Dov'era il compimento delle profezie sulla rinascita prosperosa del nuovo Israele sui colli della Palestina e la punizione di Edom e degli altri popoli, che, gioiendo della rovina di Giuda, han disprezzato Jahweh? (cf. Ez. 35; 36, 1-5. 33-36; ecc.). Jahweh risponde : «Provo grande gelosia per Gerusalemme e per Sion; e provo grande sdegno contro queste Genti ora tranquille, le quali quand'io ero un po' indignato contro il mio popolo, contribuirono ad accrescere la sua disprezia s. E giunto l'ora, assicura il Signore, della mia benevolenza per Giuda : il nuovo Israele ecco che sorge "Jahweh consolerà ancora Sion, e di bel nuovo farà di Gerusalemme la sua città prediletta s; mentre è certa la punizione delle Genti (2, 1-4: Volg. 1, 18-21). Israele avrà in Jahweh il suo difensore e abbraccerà una moltitudine sterminata (cf. Ez. 36, 10 sg.; 37). Perciò Z. invita gli esuli, ancora in Babilonia, a ritornare in patria, per partecipare alla gloria straordinaria della nuova comunità, che abbraccerà molte nazioni * e avrà il Signore al suo centro (2,5-17: Volg. 2, 1-13). L'accenno alla moltitudine sterminata, alla conversione delle genti (cf. Is. 2, 3 sg.; Mi. 4, 2) richiama il regno del Messia, termine ultimo e definitivo del risorto Israele, guidato dal sacerdozio e dal principe davidico. Il sacerdozio giudaico (c. 3) ormai purificato curerà tutto quel che riguarda il culto (v. 7) : Giosuè e i suoi sacerdoti sono segno e pegno della ricostruzione del Tempio e della restaurazione del culto (v. 8), parte essenziale del risorto Israele. A Giosuè è associato Zorobabel (v. 8 b); insieme porteranno a termine l'opera incominciata, cui il Signore si riserva di dar l'ultima mano (v. 9). Zorobabel (c. 4) è preposto alla costruzione materiale del Tempio, Giosuè al culto ; il primo particolarmente deve contare unicamente sull'azione di Dio: Jahweh supererà tutte le difficoltà che appaiono umanamente insormontabili. Elemento essenziale del rinato Israele, purificato, è la santità (c. 5). Come l'efa è trasportata in Babilonia, cosi l'iniquità sta per essere bandita per sempre dalla giovane comunità giudaica. Come per la ricostruzione materiale, cosi per la perfezione spirituale Jahweh procede gradatamente, operando mediante i profeti e gli altri suoi rappresentanti la progressiva santificazione d'Israele. Segue nel c. 6 l'esaltazione di Giosuè (vv. 9-11) e quella di Zorobabel (vv. 12-15). Questi realizza la speranza messianica in quanto è la radice dalla quale nascerà il Messia. Emerge ancora il legame tra il nuovo Israele, che vien su, e il regno del Messia, che gli succederà; il primo è temporaneo e preparatorio. Inoltre è messo in evidenza lo scopo dell'alleanza del Sinai, ormai ristretta alla sola tribù di Giuda; alleanza concretata nella promessa fatta da Jahweh a David. Questa rinascita dell'alleanza, quest'opera mirabile (la nuova teocrazia) è frutto esclusivo dell'amore di Dio (8, 2) e della sua onnipotenza (8,6 sgg.); con essa si realizza l'essenza del patto: aEcco io salvo il mio popolo; lo riconduco dalle terre d'Oriente... perché dimori in Gerusalemme; esso sarà il mio popolo e io sarà il Dio suo con fedeltà e con giustizia * (8, 8). Perciò i rimpatriati si rianimino; sono l'oggetto delle più elette benedizioni da parte di Jahweh ( $8,14 \mathrm{sg}$. ) : a Come io pensai di farvi del male quando i vostri padri mi provocarono ad ira... e non ebbi compassione, cosi, al contrario, ho pensato in questi giorni di far del bene a Gerusalemme e alla casa di Giuda; non temete! a Come contropartita, Jahweh esige, oltre al culto (3, 1-8), la pratica della giustizia (8, 16 sg.).
Nei cc. 7-8, alla domanda dei pii fedeli di Bethel se i giorni di digiuno nel $4^{\circ}, 5^{\circ}, 7^{\circ}$ e $10^{\circ}$ mese, intrapresi liberamente dagli esuli, per commemorare la caduta e il saccheggio di Gerusalemme e del Tempio ( 587 a. C.), Z. risponde che è molto più importante l'osservanza del precetto dato ai padri : a Siaze giusti nel giudizio, praticate l'amore e la misericordia ciascuno verso il proprio fratello * (7, 9); cosi i giorni di digiuno si cambiano in giorni di gioia e i popoli verranno a Gerusalemme per adorare il Signore (c. 8).
La $2^{\text {a }}$ parte presenta gli stessi temi dei cc. 1-6, con prevalenza e sviluppo delle profezie messianiche. Puni-
zione delle genti finitime ( $9,1-7=2,1-4$ ), e protezione del risorto Israele ( 9,8 ) con la realizzazione del Regno del Messia, re pacifico, su tutte le genti (cf. Ps. 72, 8); invito agli altri esuli di rientrare a far parte della rinata teocrazia ( $9,9-12=2,5-17$ ). La protezione di Jahweh si manifesta quando le genti (qui specificate : gli ellenisti 9, 13) aggrediranno Israele ( $9,13-17=$ Ez. 38-39). Nel c. 10 Z. riprende l'idea svolta da Ezechiele specialmente nei cc. 34 e 38-39. Il disastro nazionale fu castigo dell'infedeltà di Giuda e non difetto della potenza di Jahweh; questa, insieme alla sua misericordia, si è dimostrata nel ritorno degli esuli, preceduto dalla loro conversione; e si mostrerà nel trionfo futuro contro lo schiacciante attacco delle genti. Questo tema è continuato nei cc. 12-13, per essere concluso nel c. 14 con l'immagine di Gerusalemme fonte di salvezza per tutti (Zach. 14, 8-11 = Ez. 47, 1-11).
Non c'è alcun dubbio sulla autenticità della $1^{a}$ parte; mentre la critica acattolica è quasi concorde nel denegare a Z. la $2^{\text {a }}$ parte, anche se poi non sa più come risolvere positivamente l'origine e l'esegesi di questi capitoli. Basti considerare le principali soluzioni proposte. 1) H. L. Strack, E. Koenig, Orelli pongono i cc. 9-11 prima del 722 a. C., i cc. 12-14 prima del 587 (sarebbero stati composti dopo la morte di Iosia sulla battaglia di Megiddo): 2) B. Stade, B. Dulim, K. Marti, E. Sellin rimettono 9-14 a dopo l'esilio (sec. III o II a. C.); 3) alcuni recentri attribuiscono: cc. 9-11 ad un contemporaneo di Osco o di Isaia, cc. 12-13 a un contemporaneo di Geremia, c. 14 ad un ignoto dopo l'esilio (E. Sellin). Tra gli argomenti letterari è noto quello desunto da 9. 13 dove son nominati a figli di Iavan -, cioè i Greci, per quanti sostengono l'origine più recente di questa $2^{2}$ parte. L'espressione è considerata una glossa da van Hoonacker, Nowack e Mitchell; e tale soluzione non è da trascurare; sebbene non sia necessaria, per chi riconosce la soprannaturalità dell'ispirazione profetica (cf. Is. 45, 1). L'argomento principale, come ben sintetizza A. Clamer, starebbe nella differenza delle "concezioni escatologiche" tra la prima e la seconda parte; in quest'ultima si ha l'attacco di tutte le nazioni contro Gerusalemme (14, 2), la fonte che esce dalla capitale (13, 1), il carattere "apocalittico" della descrizione di Zach. 14, elementi che esulano dalla prima parte. Prima però di parlare di opposizione è più saggio studiare aggettivamente se è impossibile un rapporto : se non ci sia piuttosto un armonico sviluppo tra le due parti (H. Junker, cit. in bibl., p. 113). Questa armonia c'è; basti rifarsi alle profezie di Ezechiele (cc. 34-39, 47). E inutile parlare di genere o carattere a apocalittico s, quando si riscontra il complesso profetico adoperato da Ezechiele. Recentemente, con i soli criteri interni, viene affermata l'unità della seconda parte (cf. Delcor), già sostenuta d'altronde da van Hoonacker, Junker ed altri.
Il testo ebraico, nel complesso, è ben conservato, L. G. Rignell conclude dopo un'accurata analisi, per i primi 6 cc., che il testo masoretico non deve essere inde bitamente corretto; le lezioni delle altre versioni hanno un valore inferiore al testo ebraico; e cosi molti passi, ordinariamente ritenuti glosse, vanno invece conservati (ad es., 1,9 b; 2, 4, 10, 12, 13 ecc.); versetti considerati corrotti o fuori posto offrono invece un resto intelligibile e coerente (ad es., 1, 8; 3, 4. 9; 4. 2. 6 ecc.) : cf. Revue biblique, 58 (1951), p. 467 sg.
BibL.: i) commenti: *H. G. Mitchell, Edimburgo 1912; J. Knabenbauer-M. Hagen, Comm. in proph. minores, II, Parigi 1923: *E. Sellin, Das Zevillprophatenbuch, Lipsia 1930; H. Junker, Bonn 1938; *H. Veldkamp, Franeker 1940: *S. Löwinger, Budapest 1941: *A. H. Edelboort, Baarn 1945: *C. L. Feinberg, Wheaton (Illin.) 1950: *L. G. Rignell, Die Hochtgeschichte des Sucharsis. Eine exegetische Studie, Lund 1950: A. Gclin, Aegée, Zacharie, Malachie (La Ste Bible di Gerusalemme), Parigi 1948: F. Nötscher, Zevillprophatenbuch, Würzburg 1948: *K. Elliger, Gottinga 1950: M. Schumpp, Friburgo 1950. 2) Studi : D. Buzy, Les symboles de l'A. T., Parigi 1923, pp. 323-405; J. Kremer, Die Urtemallegorie im Buch Zach., Monaco 1930; S. Grill, Zur Authentie von Zacharias Kap. 9-12, in Biblische Zeitschrift, 18 (1928 sgg.), pp. 40-44; A. Skrinier, "Adipicient ad me, quon confiserunt", in Verbum Domini, 11 (1931), pp. 233-42; id., Messias rex pacificus (Zach. 5, 9, ibid., 12 (1932), pp. 248-53: *C. L. Feinberg, Exegetical studies in Zachariou, in Bibliotheca
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Sacra, 99-103 (1942-46); *A. Jepsen, Kleine Beiträge zum Zwölffprophetenbuch. III, 2 Sachario, in Zeitschrift für alttestam. Wissenschaft, 61 (1945-48), pp. 95-114; *C. Brouwer, Wachter en Herder (Zach. is e 13,7 192.), Wageningen 1949; *K. Elliger, Ein Zeugnis aus der jüdischen Gemiside im Alexanderjahr 330 u. r., in Zeits. J. a. W., 62 (1949 sg.), pp. 63-115; A. Clamer, s. v. in DThC, XV (1950), coll. 3648-70; *E. E. Le Bas, Zachariah's contribution to the deruer stone ( 3,8 seg.), in Palestine explanation quarterly, 82 (1950), pp. 102-22; 83 (1951), pp. 139-55; M. Doleur, Les allusions à Alexandre le Grand dans Zach. 5, 18, in Vetus Testamentum, 1 (1951), pp. 110-24; id., Un problème de critique textuelle et d'exigèes: Zach. 11, 10, in Revue biblique, 38 (1951), pp. 189-99; id., Les sources du Duitèro-Zachario et ses procedés d'emprunt, ibid., 59 (1952), pp. 385-411; *H. J. Fuggian, The messianic teachings of Zech. 9-14, Southern 1950; *L. Rost, Bemerkungen zu Sacharia 1, in Zeits. J. a. W., 63 (1951), pp. 216-21; *K. Galling, Die Exsituende in der Sicht des Prophetern Sacharia, in Vetur Testamentum, 2 (1952), pp. 18-36; F. Spadafora, Collettivismo e individualismo nel Vecchio Testamento, Rovigo 1953, pp. 266-75.
Francesco Spadafora
ZACCARIA, santo. - Padre di s. Giovanni Battista, ricordato in Lc. 1,5-25, 57-80.
Era un sacerdote israelita (non il sommo sacerdote comz affarmano il Protovangelo di Giacomo [v.] e molti antichi con s. Epifanio, s. Ambrogio, s. Agostino, s. Beda), della classe di Abia (v.), marito di s. Elisabetta (v.) che era sterile.
Mentre un giorno, ai tempi di Erode Magno, Z. offriva l'incenso sull'altare dei profumi nel Tempio di Gerusalemme, gli apparve l'angelo Gabriele (v.), che gli promise la nascita di un figlio, che avrebbe chiamato Giovanni e che sarebbe stato il precursore del Messia. Z., diffidente, chiese un segno e ne ottenne uno che era anche una punizione, rimanendo muto (e forse anche sordo) fino a quando si avverò la promessa angelica (Lc. 1, 5-25). Z. accolse in casa sua (probabilmente ad Ain Karim [v.]) la Vergine Maria, che assistette Elisabetta negli ultimi tre mesi della sua gravidanza. In occasione della circoncisione del figlio promesso, interrogato sul nome da imporgli, Z. scrisse su una tavoletta: « Giovanni è il suo nome ", e, riacquistata la favella, ringraziò Iddio con il Benedictus (v.): Lc. 1, 40. 57-80. Festa il 5 nov. - Vedi tav. CLVIII.
Bibl.: H. Junker, Zacharias, in LThK, X (1938), col. 102. Pietro de Ambrozei
Apocalisse di Z. - Apocrifo menzionato nel De L.X libris et quinam extra illos sunt (PG 1, 516) tra l'Apocalisse di Sofonia e quella di Esdra. Anche la Stichometria di Niceforo (sec. xi) enumera tra gli apocrifi del Vecchio Testamento un libro di «Z. padre di Giovanni ", di 500 stichi. Si tratterebbe dunque del padre del Precursore.
Vi sono infatti residui vari d'una leggenda su Z. padre del Battista; le tradizioni relative alla morte di Z. amplificano il detto di Gesù (Mt. 23, 35; Lc. 11, 51) su Z. "ucciso tra il santuario e l'altare". Così l'inaspettata finale (non originaria) del Protovangelo di Giacomo (capp. 22-24) narra come Z. fu ucciso da Erode e il suo sangue (non il corpo) trovato nel tempio. A. Berendts sostiene che l'A. di Z, fu scritta nel sec. III o IV e comprendeva, oltre questa finale, il Racconto della nascita di G. B. e dell'uccisione di suo padre Z., da lui scoperto nel russo Četji Minei, al 5 sett. Ma poiché Apocalisse non può intitolarsi uno scritto narrativo, Bardenhewer ammette che esistesse anche un apocrifo su Z. profeta del Vecchio Testamento; di ciò però non si ha vestigio alcuno.
Bibl.: A. Berendts, Studien über Zachariah-Apohryphen u. Z.-Legenden, Lipsia 1895; id., Die handschriftl. Überlieferung der Z.- und Joh.-Apohryphen (T. u. Unters., 36. III), ivI 1904; Bardenhewer, I, pp. 621-22; E. Amann, in DBs, I (1928), coll. 529-30.
Antonino Romen
ZACCARIA, Francesco Antonio. - Originariamente, secondo alcuni, Zaccheria, insigne erudito e storico, n. a Venezia il 27 marzo 1714, m. a Roma il 10 ott. 1795.
Suo padre Tancredi, stimato giurista, oriundo di Poppi in Casentino, e la madre, Teresa Ferretti, gentile e pia veneziana, diedero a quest'unico loro figlio un'educa-

16a A. Hamz, Galerie albatros de la Compagnie de Jissu, VIII. Parigi 1889.
Zaccaria, Francesco Antonio - Ritratto, Incisione di A. Campanella.
zione squisitamente cristiana, dalla quale, perfezionata nelle scuole dei Gesuiti, sbocciò la vocazione alla Compagnia di Gesù. Poco più che diciassettenne, il 18 ott. 1731 fu ammesso in Vienna nella Compagnia, se ne ignorano le ragioni, nel noviziato della provincia dell'Austria Superiore invece che in quello di Noveclara della provincia veneta. Compiute le prove del tirocinio a diciannove anni, era cosi avanti nel latino e nel greco che lo destinarono ad insegnare grammatica, umanità e retorica nel collegio di Gorizia, dove rimase sino alla fine del 1738 , quando venne inviato a Roma per la teologia. Il Collegio Romano aveva allora un'accolta di studenti della Compagnia dotati di sommo ingegno; basti ricordare il Boscovich, il Benvenuti, il Lazzari, il Mazzolari, il Cunich, lo Zamagna, il Faure, il De Azevedo. A questo preclaro stuolo si aggiunse nell'anno predetto lo Z. Sacerdote il 30 ott. 1740 (poi il 15 ag. 1747 ammesso alla solenne professione) a ventisei anni d'età, nel 1742 corrispondeva epistolarmente con parecchi provetti letterati e modestamente proponeva al dotto card. Angelo Maria Querini alcune critiche osservazioni sopra la Vita di Paolo II scritta dal porporato.
Compiuta che ebbe a Firenze nel 1742 la cosiddetta terza probazione, o l'ultima prova dei Gesuiti, fu nominato prefetto della Biblioteca del Collegio Romano, aggiuntasi alle celebri Casanatense ed Angelica. Non incominciò tuttavia ad esercitare l'ufficio, essendogli stato sostituito il confratello Pietro Lazzari, che lo ritenne trent'anni. Essendo ben note le sue rare qualità oratorie, fu applicato alla predicazione. Ciò spiacque non poco al card. Querini, che lo considerò perduto per gli alti studi storici per i quali lo giudicava nato; senonché lo Z. lo rassicurò, dicendogli che la nuova destinazione gli offriva occasione di visitare biblioteche e archivi, e quindi illustrarne tanti inesplorati tesori.
Nel 1742 nella diocesi di Fermo iniziò la predicazione e la continuò per tre decenni, sino al 1773, nell'alta e media Italia. La sua eloquenza può chiamarsi segneriana per robustezza del persuadere, ma gli è inferiore nell'eleganza della lingua e di tutta l'elocuzione.
Nei primi sei lustri dopo il sacerdozio, i più fecondi della sua vita, trasferito nel 1751 dalla provincia austriaca del suo Ordine in quella di Roma, Francesco III duca di Modena lo chiamò nel 1754 a succedere al Muratori.
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(fot. Musce di Roma)
Zaccaria, papa, santo - Ritratto contemporaneo con il nimbo quadrato. Particolare degli affreschi della cappella dei SS. Quirico e Giulitta - Roma, chiesa di S. Maria Antiqua.
defunto da quattro anni, come conservatore dell'Estense. Questa nomina rallegrò gli eruditi italiani e stranieri, ma inveleni i febroniani e i giansenisti. Nonostante le loro calunnie, il Duca, consapevole dei grandi miglioramenti fatti dallo Z. alla Biblioteca, per le cure di lui divenuta una delle più cospicue d'Europa, tenne duro parecchi anni, finché nel 1768 l'insistenza dei cortigiani e i moniti ricevuti dalla corte di Vienna lo indussero a chiedere al generale della Compagnia, Lorenzo Ricci, che lo richiamasse con il pretesto di affidargli il riordinamento della libreria del Gesù di Roma e la continuazione della Biblioteca degli Scrittori del suo Ordine.
Tra le opere scritte nel trentennio dal 1742 al 1773 sono da ricordare la Bibliotheca Pistoriensis descripta (Torino 1742), seguita dalla illustrazione dei codici della stessa Biblioteca (Milano 1749); gli Excursus litterarii per Italiam ab a. 1742 ad a. 1752 (Venezia 1754), l'Iter litterarium per Italiam ab a. 1753 ad a. 1757 (ivi 1762); la Collectio anecdotorum medii aevi (1755). Oltre la Bibliotheca Pistoriensis e la Collectio degli aneddoti, uscirono in Anversa nel 1755 gli Acta Sanctorum Bollandiana ...vindicata, i quali furono preceduti da una novità per gli Italiani, cioè dai 14 tomi della Storia letteraria d'Italia (ivi 1750-59). In questi volumi lo Z. prese a recensire i libri pubblicati in Italia dal sett. 1748 al 1749, informando altresi di ciò che accadeva nel campo delle lettere ai giorni suoi. Continuò poi l'opera con gli Annali letterari dal 1762 al 1764, dando bell'esempio del modo da tenere nelle recensioni, satenendosi dalle ingiurie e villanie, come con lui usava il fiorentino Giovanni Lami, sebbene anche lo Z. non rifuggisse talora dal trattare gli avversari con una punta di garbato umorismo.
Allo stesso periodo di tempo appartengono pure le Istituzioni di antiquaria-lapidaria e numismatica, il Tesaurus theologicus (1762-63), l'Antifebronio, ossia l'apologia polemica del primato del Papa, inoppugnabile confutazione di Giovanni Nicolò Hontheim, opera uscita a Pesaro nel 1767, e poi, con l'Antifebronius vindicatus, a Cesena nel 1771-72.
Un colpo ferale trafisse lo Z. il 21 luglio 1773 alla soppressione della Compagnia di Gesù; ma non valse ad estinguere la sua portentosa operosità.
Sono infatti del ventennio successivo la Storia polemica del celibato sacro (Roma 1774), la Bibliotheca selecta historiae ecclesiasticae (ivi 1776), la Storia polemica della proibizione dei libri (ivi 1777), la Bibliotheca
ritualis (ivi 1776-81). Aggiungasi il De rebus ad historiam atque antiquitates Ecclesiae pertinentibus (Foligno 1781) e tutta un'infinità di scritti minori, o dissertazioni, in latino e in volgare che rischiaravano punti oscuri nei fasti della Chiesa e smascheravano inesorabilmente giansenisti e regalisti. Lo sosteneva nelle sue estreme fatiche Pio VI che, come Benedetto XIV, l'ebbe sempre in altissima stima e lo difese tra le contraddizioni e le calunnie degli invidiosi. Infatti Pio VI nel 1773 lo liberò dal divieto di allontanarsi da Roma, lo nominò professore di eloquenza alla Sapienza, e direttore degli studi di storia sacra nell'Accademia dei nobili Ecclesiastici; gli assegnò larga pensione che gli desse modo di vivere senza stenti e di lenire l'indigenza degli antichi confratelli.
Bib.: L. Cuccagni, Elogio stor. dell'Abate F. A. Z., Roma 1796 (è la prima fonte contemporanea per la vita del p. Z., di cui il Cuccagni, rettore del Collegio Iberneze in Roma, fu alcuni anni intimo amico); D. Scioscioli, F. A. Z. erudito del sec. XVII, Brescia 1925. E. Rosa ha illustrato con nuovi docum. la figura del p. Z., specie quale successore del Muratori nella Estense: cf. Cic. Catt., 1920, IV, pp. 118-30; 1930, I, pp. 339-51, 509-17; III, pp. 121-30; 1938, II, 341-50; Sommervogel, IX, coll. 1381-1435; G. Natali, Il Settecento, Milano 1920, pp. 43 e 422.
Pietro Turchi-Venturi
ZACCARIA, patriarca di Gerusalemme, santo. N. nella seconda metà del sec. vi, m. nel 631.
Poche notizie si conoscono della sua vita. Era vescovo nel 609 e nell'espugnazione persiana di Gerusalemme del 614 fu fatto prigioniero e condotto in Persia.
Di là scrisse una lettera commoventissima alla sua Chiesa di Gerusalemme con esortazioni alla penitenza e misericordia. Quando l'imperatore bizantino Ezechio riportò la grande vittoria nel 628 sopra i Persiani, anche il Patriarca poté ritornare portando la reliquia della S. Croce alla sua sede. Poco dopo egli morì. La sua festa si celebra il 21 febbr.
BibL.: PG 86, 2327-34 (la lettera scritta dalla prigionia); Bardenhewer, V, p. 41; Chr. A. Papadopulos, 'Ieтopía vós éxкдппíx; 'Iepsozáójuov, Alessandria 1910, pp. 232-45; Fliche-Martin-Frutaz, V, nn. 61, 66,76, 94 sg. Giorgio Hofmann
ZACCARIA di Mitilene: v. zaccaria il retore.
ZACCARIA, papa, santo. - Figlio di padre greco, dimorante in Calabria, fu eletto il 3 dic. 741 , m. il 15 marzo 752.
A differenza del suo predecessore Gregorio III, nei riguardi di Liutprando, re dei Longobardi, giudicò miglior partito d'inaugurare con lui rapporti amichevoli. Andò egli stesso a Terni (742) e concluse un accordo assai vantaggioso per cui Liutprando promise di restituire le quattro fortezze di Amelia. Orte, Bomarzo e Bieda, che riteneva ancora ingiustamente; gli riconsegnò i patrimoni usurpati da una trentina d'anni e stipulò una tregua di vent'anni con il Ducato di Roma. Il Papa intervenne pure in favore dell'Esarcato di Ravenna, che i Longobardi volevano togliere ai Bizantini (743), ma non riuscì che a differire l'impresa, compiuta poi del re Astolfo nel 751. Z. seppe rendere favorevole alla Chiesa romana l'imperatore Costantino V ed ebbe in dono le massae di Norma e di Ninfa. In realtà questo non era che un compenso per la perdita di altri domini in Sicilia e in Calabria. Nel 747, Z. approvò il mutamento di regime in Francia con l'avvento di Pipino il Breve (v.). Il Papa si dimostrò anche buon amministratore delle terre della Chiesa, che vennero coltivate mediante stabilimenti agricoli ben organizzati (v. patrimonio di s. pietro). A Roma restaurò il Palazzo del Laterano, molto danneggiato e abbellì, ai piedi del Palatino, la chiesa di S. Maria Antiqua, dove si conserva ancora il suo ritratto, eseguito mentr'egli era in vita. Festa il 15 marzo.
BibL.: Lib. Pont., I, pp. 426-39; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontifical, $3^{e}$ ed., Parigi 1911; Ph. Lauer, Le Palais du Latran, ivi 1911; Fliche-Martin-Frutaz, V, nn. 490-94; O. Bertolini, Roma di fronte a Bitanzio e al Longobardi, Bologna (1941), pp. 479-513 e passim. Per il ritratto, cf. W. de Grueneisen, I ritratti di papa Z. e di Teodoro primicerio nella chiesa di S. Maria Antiqua, in Arch. R. soc. rom. di stor. patr., 30 (1907), pp. 470-85; G. Ladner, I ritratti dei Papi nell'antichità e nel medioevo, I, Città del Vaticano 1941, pp. 99-108; Martyr. romanum, p. 98.
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A sinistra: LATO SUD DEL DUOMO, iniziato dal Maestro Giacomo nel 1263, terminato nel 1530 - Xanten. A destra: ALTARE DI S. MATTIA, Le sculture sono del Maestro Enrico di Holt (1525-31). Le statue rappresentano i ss. Servazio, Mattia e Cornelio. Gli sportelli con la predicazione e il martirio di s. Mattia (in alto Giuda appeso all'albero) sono stati dipinti nel 1544 - Xanten, Duomo.
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L'ANGELO ANNUNZIA LA NASCITA DI S. GIOV. BATTISTA A ZACCARIA e ZACCARIA DIVENTATO MUTO. Pannelli della porta sud in bronzo del battistero di Firenze, opera di Andrea Pisano (1330-38).
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ZACCARIA il Retore. - N. ca. il 465 a Majuma in Palestina e m. poco dopo il 536 .
Studiò in Alessandria e a Berito. Dopo aver convertito all'ascetismo il suo amico Severo, poi vescovo di Antiochia, andò ca. il 492 a Costantinopoli dove fece l'avvocato, onde il suo titolo. Z., personaggio molto invista nella capitale, aderl pienamente alla politica imperiale che aveva proclamato l' "Hennikon" (482); poi fu detto vescovo di Mitilene e come tale assisté al finiodo costantinopolitano del 536 che condannò il suo antico amico Severo. Z. mori nell'ortodossia dopo aver seguito la politica monofisítica della Corte.
Compose una importante opera storica il cui testo greco è andato perduto ma che è stata salvata in versione sirisca nella compilazione storica (soltanto i. II.-IV) di un autore anonimo del sec. vi. La narrazione di Z. comprende gli anni 450-91, ed è preziosa per quel che riguarda la Palestina e l'Egitto. Z. scrisse anche una Vita di Severo d'Antiochia piuttosto apologetica, come anche la biografia del monaco egiziano Isaia, conservate in sirisco, e quella di Pietro l'Ibero di cui restano soltanto frammenti. Appartengono pure a Z. il De mundi opificio contra philosophos disputatio, conservato in greco, e la Disputatio contra manichaeos di cui sono pervenuti alcuni frammenti in versione latina.
Biel.: ed. della Storia scel. a cura di E. W. Brooks, in Corpus Script. Christ. Orient., Script. Syri. V-VI. Parigi 1919-24; la Vita di Severo, a cura di F. Nau, in PO, a e la Vita di Isaia, a cura di E. W. Brooks, ibid., 25; il De mundi opificio, in PG 89, ro11-1114 e più recentemente a cura di J. F. Boissonade, Parigi 1836; i frammenti della disputa contro i manichei in PG 83, 1143-44. Sulla biografia di Pietro l'Ibero v. L. Sikorski, Die Lebensbeschreibung Peters des Iberers, in 97. Jahresber. der Schöre, Ges. J. Vaterländ. Kultur, I, 4, Breslavia 1945, p. 7 sgg.: Th. Nissen, Eine christl. Polemih gegen Yolians Rede auf den König Hilias, in Byz. Zeitschr., 40 (1940), pp. 13-22; G. Bovdy s. v. in UTNC, XV, pp. 3676-80; E. Honigmann, Parristic Studies (Studi e testi, 173), Città del Vaticano 1953, pp. 194-204. Ignazio Ortiz de Urbina
ZACCHEO. - Capo dei pubblicani (áż̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀̇̀
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(per cortesia di d. t. Vitosis)
Zagabria. arcidocesi di - La Madonna della Porta di pietra. Pittura su tavola del sec. xv11 - Zagabria, Arco della Porta di pietra.
ZACCONI, Ludovico. - Agostiniano, musicista, n. a Pesaro l'i i giugno 1555, m. a Firenzuola di Pesaro il 22 marzo 1627.
Entrato nell'Ordine nel 1583 , diresse per vari anni il coro della chiesa degli Agostiniani a Venezia; indi fu chiamato a Graz nella Cappella arciducale; di li passò alla Corte di Monaco (1591-95), tornando poi in Italia, dove trascorse il resto della vita.
Le sue opere di teorico più notevoli sono: Prattica di musico in 2 parti (Venezia 1592 e 1622), che contiene dissertazioni di teoria mensurale e di contrappunto, con interessanti notizie particolareggiate e descrittive degli strumenti del tempo e 4 ll. di Canoni musicali, con commenti e soluzioni (nuova ed., Pesaro 1905). La sua produzione è ben rappresentata da una raccolta di Ricercari per organo.
BibL.: H. Kretzschmar, L. Z.s Leben auf Grund seiner Autobiogr., in Solvk der Musikbibliothe. Peters, Lipsia 1910; F. Vatielli, Di L. Z., Pesaro 1912.
L. ZAGABRIA (Zagreb), arcidiocesi di. - Capitale della Croazia e arcidiocesi. Su una superficie di $22.795,5 \mathrm{kmq}$., conta 2.353 .000 ab., di cui 1.900 .000 cattolici. Ha 385 parrocchie servite da 612 sacerdoti diocesani e 205 regolari, a seminari, 28 case religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 461), Patroni ne sono s. Ladislao e s. Floriano martire.
Il maggiore centro cristiano nell: province danubiane occidentali durante il sec. Iv era Sirmio (v.) che com: residenza imperiale sotto Galerio e sede di pref. ttura poteva proclamarsi caput totius Illyrici nel 381; p:rò l'istituto metropolitico non vi era organizzato com: in altre parti dell'Impero. Sulla Sava a Siscia (Sisak) s'era stabilita una se fe vescovile di cui si conosce il vescovo Quirino (v.) martire verso il 304; si conoscono coms suoi successori Mario (343), Costanzo (381); con le invasioni barbariche il vescovato sparì come altri nella Pannonia ed il suo territorio entrò a far parte della diocesi di Z. quando questa fu istituita (cf. J. Zeiller, Les origines chrétiennes dans les provinces danubiennes de l'Empire romain, Parigi 1918, pp. 68, 139, 364). Ciò avvenne quando il re migiaro s. Ladislao (1077-95) estese il suo dominio sulla Croazia settentrionale (1091) e verso il 1094, con l'approvazione
dell'antipapa Clemente III, fondò la diocesi di Z. Di ciò si èinfermati da un documento del 1134, dell'epoca del vescovo Macilino (ca. 1130-40), il più antico della diocesi di Z., che si abbia in originale. Con il primo vescovo Duch, di origine ceca, vennero dall'Ungheria i primi sacerdoti, che portarono seco i libri liturgici tuttora conservati. I vescovi di Z., dapprima suffraganti del metropolita di Strigonia, verso il 1182 passarono sotto quello di Colocza.
Nei primi 4 secoli della sua esistenza la diocesi di Z. comprendeva parte delle odierne diocesi di Banjuluka, S gna e Modrussa e di qualche altra; a nord arrivava oltre la Mura e la Drava, territorio che poi perdette dopo l'erezione della diocesi di Sabaria nel 1777. In seguito alle invasioni turche e alle guerre dei secc. xvi e xviI, accolse notevoli gruppi di ortodossi, fuggiti dinanzi ai Turchi oppure portativi da questi, peribè lavorassero la terra e servissero come guardie di frontiera. I vescovi di Z., specialmente Vinković e Petretić, lavorarono per la riunione di queste popolazioni, mi con scarso successo. I vescovi uniali ebbero la loro sede dapprima nel monastero di Mač e in seguito fu creata una diocesi uniaa con sede a Križrvei (v.).
Nella seconda m:tà del sec. xvi vi penetrò alquanto il protestantesimo fra la nobiltà e la borghesia cittadina, mi vi si oppose energicamente il vescovo Bratulić (16031611), che fece venire i Gesuiti a Z. (1606). Il Parlamento croato (S+bor) nel 1604 proibì il protestantesimo e la sua propaganda in Croazia.
Il Cipitolo fu fondato poco dopo l'erezione della diocesi. Verso il 1185 contava 32 canonici (oggi 28). Molti membri del Capitolo si distinsero in vari campi, persino in quello militare (f mosa la difesa di Sisak contro i Turchi nel 1593). A Varaždin esiste un Capitolo collegiale con 7 canonici (fondato nel 1232 a C.2m3, più tardi trasferito a Z., poi a Lepoglava ed infine a Varaž lin); un altro Capitolo collegiale, pure del sec. xir1, esisteva a Kaptol presso Požuga, ma cessò con l'occupazione turca nel 1536 .
Già i vescovi Stefano II (sec. xili) e Alessandro Mikulić (sec. xvir) avevano lavorato perchè Z. diventasse arci-fiocesi. Solamente sotto il vescovo Haulik, poi cardinale, in seguito ad una richiesta del Parlamento croato e per interessamento del bano Jelalić, la diocesi di Z. venne elevata a sede metropolitana con la bolla di Pio ix Ubi primum placuit, dell'11 dir. 1852, con suffragance Segna, Djakovo, Križevci e Belgrado (nel 1914 Belgrado fu resa arcidiocesi indipendente). Con ciò cessava qualsiasi dipendenza ecclesiastica d il'Ungheria.
Circa le origini di Z. prima della creazione della diocesi non vi sono dati sicuri. Sebbene posta alla periferia nord-occidentale del territorio nazionale croato, a Z. di frequente soggiornò il bano, vi si tennero spesso le diete parlamentari croate. Nel 1242 il re croato-magiaro Bela IV le concesse il titolo di «città libera e regale». Fino a tutto il sec. xviII vi furono frequenti lotte tra la città vescovile (Kaptol) e il municipio civile sulla collina di Gradec o Grič (l'odierna Città superiore). Nel sec. xix ebbe grande sviluppo la terza regione della città, la cosiddetta Città inferiore; Z. diventò veramente il centro comune dei Croati. Piccola città all'inizio del sec. xix con meno di 8000 ab., si sviluppò celermente a moderna città europea (nel 1953 contava $350.452 \mathrm{ab}$. ) diventando uno dei più importanti centri commerciali e finanziari del sud-est europeo. E se te dell'Accademia Jugoslava (la prima Accademia fra gli Slavi del sud), di un'università, di una rinomita società letterario-culturale, la Matica Hroatska, nonché di numerose altre istituzioni (sono famosi la galleria d'arte dello Strossmayer e il Museo etnografico con una grande raccolta di costumi nazionali croati, di tessuti e ricami, esempi meravigliosi d'arte popolare). Z. è pure il principale centro religioso croato e non lontano dalla città si trova il più famoso santuario mariano croato, Marija Bistrica.
La Cattedrale primitiva (patroni: l'Assunta e i re s. Stefano e s. Ladislao), consacrata nel 1217, venne distrutta nel 1242 dai Tatari; il vescovo Timoteo (12631287) cominciò a costruirne una nuova in stile misto ro-
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manico-gotico che fu restaurata e trasform ata in stile gotico con du: campanili alla fine del sec. xix (1879-95). I bastioni intorno alla Cattedrale ed al Kipto! sono del sec. xv con aggiunte posteriori. Il Palazzo arcivescovile del sec. xvı fu ricostruito in barocco nel sec. xvili. La chiesa gotica di S. Miro, del sec. xili, fu restaurata nel sec. xix (i moderni affreschi sono di J. Kljakovic). Da menzionare anche la chiesa barocca di S. Caturina (sec. xvII) e fra le chiese moderne quella di S. Biagio, con antichi motivi architettonici croati. Le chiese dell'arcidocesi sono per la massima parte in stile barocco. Il Museo diocesano (il catalogo stampato è del 1940) conserva una notevole quantita di oggetti di grande valore artistico e storico.
Tra i vescovi e gli arcivescovi di Z., oltre ai summenzionati, si distinsero particolarmante: il domenicano b. Agostino Kažotic (1303-22, m. nel 1323 vescovo di Lucera, beatificato nel 1702); Giorgio Drsšković (15631578), che attuò la riforma tridentina e fondò il Sceninario; Martino Borlović; il car!́. Giorgio Haulik (1837-60), che nel 1845 introdusse nell'arcidiocesi le suore di S. Vincenzo de' Paoli come ramo indipendente e nel 1860 fondò la Società di S. Girolamo per la cultura religiosa popolare, ed infine il card. Luigi Stepinae (n. I'8 mıggio 1898 , arci-vescovo-cosdiuvatore il 28 maggio 1934, ordinario dal 7 dic. 1937, condannato dai comunisti I' 11 ott. 1946 a 16 anni di lavori forzati, creato cardinale il 12 genn. 1953), il quale ha lavorato instancabilmente per elevare il livello generale di vita religiosa, par lo sviluppo delle attività caritative e la creazione di nuove parrocchie e monasteri di vari Ordini. - Ve-li tav. CLIX.
Brec. fonti: I Tšalčic, Monum. hist. episcopatus Zagrab. saec. XII et XIII, I-II, Zagabria 1873-74; id., Monum. hist. liberae regiae civitatis Zagrabiae, I-XI, ivi 1889-1905 (vol. XII ed. E. Lazomski, ivi 1929); T. Smičikho, Codex diplomaticus, II-XV, ivi 1904 sgg. - Studi: B. A. Kereselich, Historiarum cattedralis eci. Zagrab., parte 1*, t. I, ivi 1770 (t. II, in manoscritto); D. Farlati, Illyricum sacrum, V. Venezia 1775 Libressiones et correctiones, ed. F. Bulic, Spalato 1910); S. Ritig, Marizrologij vnjamsko pannonske metropolije, Bogoslovska mostra, II-III, Zagabria 1911-12; Li. Ivančun, Caxmanshi baptol (15321932), in Croatia sacra, II, ivi 1932, pp. 101-49; id., Zagrebački baptol (1093-1932), ibid., pp. 161-275; F. Šikič, Kako je postala zagrebačna nadbislopija, in Starine Yug. ak., 40 (1930), pp. 1-74; Gj. Saxho, Stari Zagreb, ivi 1941; Kulturna povirstni zbornik zagrebačke nadbislopije (Collectio dissertationum de almo episcopatu Zagrabiensi), I, ivi 1944.
Djuro Kokša - Ivan Vitezić
ZAGURI, Marco. - Vescovo n. a Venezia nel 1738, m. a Vicenza il 12 sett. 1810.
Compiuti i suoi studi a Bologna e a Padova, fu ordin to sacerdote e si dedicò alle ricerche di filosofia e di sociologia, dando alle stampe nel 1776 un fortunato volume (di cui si fecero varie edizioni), dal titolo Piano per dar regolato sistema al moderno spirito filosofico. Egli vi introduce, con fine ironia, un novatore ad esaltare grottescamente le teorie illuministiche e razionaliste, in modo tale da porne in luce le contraddizioni e gli errori. L'opera gli valse da parte di Pio VI, nel 1778, la nomina a vescovo di Ceneda (oggi Vittorio Veneto), donde fu più tardi promosso alla cattedra vicentina. Vescovo nei difficili anni dell'invasione francese, fu strenuo difensore dei diritti della Chiesa e molto si adoperò a salvare dalle persecuzioni giacobine i fautori dell'antico regime.
Con mirabile franchezza veramente evangelica lo Z. espose, in una serie di dotte e coraggiose omelie (più tardi raccolte per le stampe) le antinomie tra l'insegnamento cattolico ed i postulati rivoluzionari, ponendo in guardia il suo clero ed i fedeli dall'abbracciare ideologie contrarie alla religione ed alla morale. Particolarmente notevoli le due Ai parroci... sopra il vero carattere della subordinazione e sudditanza (1798).
BibL.: A. Cesari, Difesa di mano. M. Z., Verona 1812; G. Baroldi, Natio. biogr. su mano. M. Z., Modena 1826; G. B. Baseggio, M. Z., in Bibliogr. degli ital. illustri di E. Tipaldo, IX, Venezia 1844, p. 166 sgg.; C. Wurzbach, Biograph. Lex. des Kaiserthums Osterr., LIX, Vienna 1890, pp. 86-87.
Renzo U. Montini
ZAHLEH e FURZOL dei Melkiti, diocesi di. Nel Libano; la sede si trovava prima a F. ma nel
1774 fu trasferita a Z. La diocesi cattolica esiste dagli inizi del patriarcato melkita cattolico nel 1724.
Vi sono 25.534 cattolici, 34 parrocchie, 8 sacerdoti secolari e 22 sacerdoti religiosi, 20 scuole cattoliche con 2300 alunni. Va menzionato il Collegio Orientale esistente a Z. diretto dai Padri Basiliani Suariti, fondato nel 1898, che conta 430 allievi e 23 professori.
Il territorio di Z. comprende gran parte della Bekaa (alt piano fra il Libano e l'A.tilibano) fin quasi a Bazlbek. Vi sono in questo territorio soltanto poche migliaia di cristiani non cattolici, ma molti musulmani.
BibL.: Ann. Pont. 1953, p. 461.
Guglielmo de Vries
ZAHN, THeOdOR. - Esegeta e patrologo protestante, n. a Mórs (Renania) il 10 ott. 1838, m. a Erlangen il 15 marzo 1933.
Studiò teologia a Basilea (1855), poi a Erlangen, dove J. Christian Konrad Hofmann (1810-77) esercitò su di lui influsso duraturo; poi fu ripetitore a Gottinga (1865), libero docente (1868), professore straordinario (1871). Successe all'Hofmann (1878), a Erlangen, e fu in seguito titolare di quallı cattedra, meno che nel 1888-92, quando fu professore ordinario a Lipsia. Emerito nel 1909, lavorò fino a 95 anni. I suoi studi si rivelsero dapprima alla patristica, poi all'investigazione del canone biblico, alla critica testuale, all'introduzione, poi a commenti del Nuovo Testamento.
Molte delle sue opere hanno valore duraturo, per ricchezza di erudizione, sagacia d'investigazione, esposizione chiara delle edizioni. Z. apprezza la tradizione antichissima della Chiesa, difende la piena autenticità e storicità di ogni passo del Nuovo Testamento, e, cosa più rara, è grande conoscitore della storia dell'esegesi; qualità che lo rendono prezioso anche per i cattolici.
Però da Hofmann, vero capo della scuola di Erlangen, Z. ha eriditato anche una grave limitazione. Secondo tale scuola, tutta la teologia ha alle sue basi l'esperienza della rinascita " spirituale, detta anche " esperienza salutare " (Heilserfahrung), concetto discendente dal pietismo, da Schleiermacher, e in ultima analisi da Lutero. Però in tale "io" teologico non è data immediatamente la verità soprannaturale secondo i più importanti capisaldi, a differenza dell'opinione di Schleiermacher, ma è necessario fare una conclusione, detta "regresso", paragonata da Hofmann a quella che fanno i fisici per scoprire le leggi della natura partendo dai fenomeni naturali. Il regresso si fa cosi: l'esperienza della rinascita che ci fa, secondo il dogma luterano, certissimi della nostra salvezza, si opera per il mediatore Cristo, che prese su di sé l'inferno meritato da noi, e che pieno di Spirito Santo ci fa nuove creature del Padre. Così si conclude ad una "preistoria" dell'esperienza salutare nella Trinità. Riflettendo scopriamo attraverso altre conclusioni che vi è tutta una "storia salutare" (Heilgeschichte), vissuta da grandi personaggi con vive esperienze religiose e cosi connessa da costituire un complesso (Zusammenhang) di "tradizione salutare"; ne segue che il passato fino ad oggi è il presupposto della nostra "esperienza salutare" e che il futuro, fino ai tempi escatologici, sarà il suo adempimento (Erfüllung). Ne derivi un certo metodo di lavoro teologico: deve essere venerata e ricercata con tutti i mezzi quella tradizione che è salutare, e con altrettanto vigore ripudiata quella che ne è l'irrigidimento primo di senso: ognuno deve sforzarsi di elevare e allargare la sua conoscenza teologica a capire i capisaldi della "storia salutare", e per ciò deve incorporare la storia dell'esegesi nei suoi commenti biblici. Se tutto ciò è buono, segue però un lato meno buono, se si paragona il metodo di Hofmann e di Z. con il metodo analitico della teologia fondamentale cattolica. Anche questo procede da una esperienza, quella della Chiesa cattolica di oggi