nuno deve sforzarsi di elevare e allargare la sua conoscenza teologica a capire i capisaldi della "storia salutare", e per ciò deve incorporare la storia dell'esegesi nei suoi commenti biblici. Se tutto ciò è buono, segue però un lato meno buono, se si paragona il metodo di Hofmann e di Z. con il metodo analitico della teologia fondamentale cattolica. Anche questo procede da una esperienza, quella della Chiesa cattolica di oggi nella persona credente, ed allarga l'orizzonte fino ad arrivare al miracolo dell'esistenza di tale Chiesa una e santa in mezzo a tante persecuzioni e defezioni; ne trae le sue conclusioni, per arrivare a Cristo legato divino vivente nella Chiesa e al suo magistero vivo e tradizionale. Ma vi è qui una differenza sommamente
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importante: quel magistero istituito da Cristo non è saltuario, con esperienze religiose più vive secondo i personaggi, errore già scartato dalla Chiesa nella lotta contro il montanismo (v.) e in seguito rinnovato dai protestanti, ma ha la stabilità irresistibile di una istituzione salutare. Sicché la tradizione della Chiesa non va bipartita con il dichiarare, secondo l'esperienza oggettivc ma limitata di Lutero, che diventa la misura di tutte le verità teologiche, una parte vivente e un'altra irrigidimento abusivo, come fa nei suoi commenti biblici Z., sforzandosi, p. ex., di provare che «la Maria» (non conosce espressione più rispettosa di quest'articolo «la») non fu virgo post partum, e che da un matrimonio normale con Giuseppe ebbe altri figli (v. fratelli di oggi), pur concedendo che le espressioni filologiche potrebbero avere il senso difeso dai cattolici, decidendosi per il disprezzo di quella tradizione «irrigidita», che concede trovarsi già in s. Giustino il Martire (v.). Lo stesso vale naturalmente per altri possi del Nuovo Testamento, che si prestano a controversie con la Chiesa cattolica. Z. è più moderato di altri protestanti; ma adotta sempre la tradizione che è al servizio dell'esperienza erlangiana, non la tradizione vera e in sé. Con i cattolici, pertanto, fu in costante polemica, come lo fu anche con i «critici». Nè mancano in Z. soluzioni un po' artificiali di tanti problemi biblici. Rimangono i suoi meriti insigni per la difesa dell'autenticità degli scritti biblici, e della tradizione non bipartita, fondamentali per la fede cattolica.
Opere fino al 1918 elencate in Zahn-Bibliographie (Lipsia 1918). Opere patristiche: Marcellus von Ancyra (Gorba 1867); Der Birt des Hermas (ivi 1868); Ignatius von Antiochien (ivi 1873); fu condirettore (con O. v. Gebhardt e A. Harnack) della collana Patrum apostolicorum opera (4 voll., Lipsia 1876-78, editio minor 1877, 6a ed. 1920), in cui pubblicò in edizione critica Ignati et Polyscarpi epist., martyria, fragmenta (Lipsia 1876); ide6 e pubblicò l'importante collana Forschungen zur Gesch. des neutest. Kanons und der althirchl. Liter. (Erlangen-Lipsia 18811929: 10 voll., in massima parte scritti da Z.); Das apost. Symbolum (ivi 1893); Shizzen aus den Leben der alten Kirche (ivi 1894; $3^{\circ}$ ed. 1908). - Opere esegetiche (anche sugli apocrifi): Acta Iohannis (Erlangen 1880); Gesch. des neutest. Kanons (2 voll., ivi 1888-92); Das Evang. des Petrus (ivi 1893); Einleitung in das Neue Testum. (2 voll., Lipsia 1897-99; $3^{\circ}$ ed. ivi 1906-1907); Grundriss der Gesch. des neutest. Kanons (ivi 1901; $2^{\circ}$ ed. ivi 1904); diresse il Kommentar zum Neuen Testament ( 18 voll., Lipsia 1903), serie in cui Z. diede i commenti a Mt. (1903; $4^{\circ}$ ed. 1922), Gal. (1905; $4^{\circ}$ ed. 1922), Io. (1908; $6^{\circ}$ ed. 1921), Rom. (1910; $3^{\circ}$ ed. 1925), Lc. (1913; $4^{\circ}$ ed. 1920), Act. (2 voll., 1920-21; $4^{\circ}$ ed. 1927), Apoc. (2 voll., 1927); Grundriss der Einleitung in das Neue Testament (Lipsia 1928); Grundriss der neutest. Theologie (ivi 1928; $2^{\circ}$ ed. 1932); Grundriss der Gesch. des Leben Jesu (ivi 1928).
Bibl.: A. Chroust, Lebendäufe aus Franken, Monaco 1919, pp. 223-30; E. Stange Die Religionswissenschaft in Selbstdarstell., I, Lipsia 1923 (autobiogr.); A. Meyer, in Die Religion in Gesch. und Gegeene., IV (1931), col. 2070 sgg.; J. Sickenberger, s. v. in LThK. X (1938), col. 1030 sgg. Due Festschriften in onore di Z. furono pubblicate a Lipsia 1908 e 1928.
Pietro Nober
ZAKU e ZAKHO dei Caldei, diocesi di. - Nell'Iraq. Nome e titolo della diocesi sono recenti.
Essa ebbe origine nel 1830 dalla divisione della diocesi di Amadia in tre: Amadia, Akra e Z. Nel territorio della diocesi di Z. l'unione con la Chiesa cattolica si diffuse verso la fine del sec. xviri. Essa ha oggi 12.000 fedeli in mezzo a 70.000 ab . in maggioranza curdi e musulmani; parrocchie 20, sacerdoti 20, scuole 13 con 550 allievi.
Bibl.: J. T'fnikdji, L'Egl. chaldéenne cath. autrefois et aujourd'bui, in A. Battandier, Ann. Pontif. cath., 1914, Parigi 1914, pp. 518-20; Ann. Pont. 1953, p. 461.
Guglielmo de Vries
ZALLINGER zUM THURN, Jakob Anton. Gesuita, canonista e filosofo, n. a Bolzano il 26 luglio 1735, m. ivi l'ri genn. 1813.
Entrò nella Compagnia di Gesù il 9 ott. 1753 e fu ordinato il $1^{\circ}$ giugno 1765 . Addottoratosi in teologia, fu professore di filosofia a Monaco, Dillingen e Innsbruck. Soppressa la Compagnia (1773), insegnò per venti anni diritto canonico nel Collegio del S.mo Salvatore ad Augusta. Fu anche consigliere del nunzio apostolico a Ratisbona e fu a Roma per risolvere questioni ecclesiastiche tedesche. In filosofia seguì Newton e il metodo analitico e confutò Kant. In diritto fu antifebronianista. Tra le sue opere vanno ricordate: Interpretatio naturae seu philosophia nextoniana methodo exposita..., Augusta 1773; Institutionum iuris naturalis et ecclesiastici publici libri V, ivi 1784, Gand 1823, Malines 1823, Roma 1832; Institutionum iuris eccl. liber subsidiarins I, Augusta 1791; Roma 1832; Institutiones iuris ecclesiastici maxime privati, ordine Decretulium, Augusta 1792-93, Roma 1832; Disquisitiones philosophiae kantianae libri duo, Augusta 1799.
Bibl.: J. F. v. Schulte, Gesch. der Quellen und Liter. des can. Rechts, III, 1, Stoccarda 1880, p. 230-31; K. Werner, Gesch. der hath. Theol. seit dem Trienter Conzal, Monaco 1886, pp. 270-76; Sommervogel, VIII, 1445-48; Hurter, V, 774-75; B. Jansen, Die deutschen Textilvaphilosophen des XVIII. Teörh., in Zeitschr. für hath. Theol., 37 (1933), pp. 399-401; A. Van der Woy, T. A. von Z. zum T. und seine Kantschrift von 1799, Paderborn 1938. Augusto Moreschini
ZALLWEIN, Gregor. - Canonista, n. a Oberviechtach il 20 ott. 1712, m. a Salisburgo tra il 6 e il 9 ag. 1766 .
Entrò nell'abbazia benedettina di Wessobrun: (1733) e fu ordinato nel 1737; s'addottoro in diritto canonico a Salisburgo (1737-39), fu maestro dei novizi (1739) e priore (1744) nella stessa abbazia. Chiamato dal prin-cipe-vescovo di Gurk a insegnare diritto canonico nel nuovo Seminario di Strasburgo in Carinaia (1745-49), fu insignito della laurea in teologia e in diritto civile, quindi insegnò fino alla morte diritto canonico nell'Università benedettina di Salisburgo di cui fu rettore dal 1759. Si dedicò in particolare alla storia delle fonti e degli istituti canonici : i suoi scritti, quantunque poco chiari, ebbero grande fama. Fu membro dell'Accademia delle scienze di Monaco. Le sue opere giuridiche principali sono: Disputatio prima de iure canonico in genere et praecipue trium priorum saeculorum, Salisburgo 1753; Postes originarii iuris canonici, adiuncta historia eiudem iuris per priora quatuor Ecclesiae saecula, ivi 1752, 1755; Ius ecclesiasticum particulare Germaniae..., ivi 1757; Dissertatio de statu Ecclesiae, de hierarchia in statu Ecclesiae et praerogativis Ecclesiae Salisborgenis in hierarchia ecclesiastica, ivi 1757; Collectiones iuris ecclesiastici antiqui et novi..., ivi 1760; Principia iuris ecclesiastici universalis et particularis Germaniae, Augusta 1763; $3^{\circ}$ ed., ivi 1831.
Bibl.: R. Gutrath, Leichenrede auf P. G. Z., Salisburgo 1766; J. F. v. Schulte, Gesch. d. Quellen und Liter. des canon. Rechts, III, 1, Stoccarda 1880, p. 219; Hurter, V. 207. Augusto Moreschini
ZAMAGNA, Bernardo. - Umanista, n. di nobile casato il 9 nov. 1735 a Ragusa, in Dalmazia, ed ivi m. il 20 maggio 1820.
Educato nel Collegio fondato il 1658 dal gesuita ragusino Marino Gondola e diretto dai Gesuiti della provincia romana, lo Z. entrò nella Compagnia di Gesù a Roma il 29 nov. 1753 e sotto la guida del suo concittadino p. Raimondo Cunich fece nel latino e nel greco rapidi progressi, presto accresciuti insegnando le due lingue nel Collegio Romano, a Livorno e nel Tolomei di Siena.
Il 15 ag. 1772 fece i voti solenni; il 21 luglio 1773, soppressa da Clemente XIV la Compagnia, divenne sacerdote del clero secolare. Nei quattro lustri vissuti in religione il Z. già godera fama «di latinissima penna» come dicevano i contemporanei, meritatagli dai poemetti: l'Echo, la Navis aëria, l'Elegiarum monobiblos in lode della Madre di Dio, composti da studente e pubblicati con gli eleganti tipi del Komarek, il primo nel 1764, gli altri due il 1768. Il teologo Filippo Bonamici, approvandone la stampa, ne lodava verborum nitorem, senten-
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tiarum acumen, numerique variam et aptam compositionem et christianam pietatem. L'Echo e la Navis aëria (s il velivolo s) furono argomenti suggeriti allo Z. dai grandi progressi delle scienze fisiche nel Settecento, ed egli, prendendo a celebrarle in carmi di squisita latinità, accrebbe la schiera dei verseggiatori suoi confratelli, l'Ambrogi, il Noceti, il Mazzolari.
Negli anni successivi alla soppr:ssione dell'Ordine (1773) confermó la sua rinomanza: nel 1777 tradusse in versi latini l'Odissea; nel 1785 le opere di Esiodo, versione da alcuni critici del suo tempo giudicata troppo libera. Vennero appresso gli Idilli di Teocrito, di Menco e Bione di Flossa, recati in esametri virgiliani. La fecondità dell'ingegno del Z. non si essari traducendo i poeti dell'Eliade: per farsene giusta idea conviene tener presente la copia grande di carmi, elegie, epistole alla maniera di Orazio, epigrammi, orazioni funebri, come quelle in morte dell'imperatrice Maria Teresa e del p. Boscovich; un ingente cumulo di lavoro letterario nel campo del classicismo greco e latino, che fa del Z. uno dei più insigni verseggiotori nella lingua del Lazio fioriti in Italia dopo il Rinascimento.
Bibl.: per le opere v. Sommervogel. VII, coll. 1450-54. F. M. Appennini, De vita et scripta B. Z., Zara 1820; G. Venturini, Da Icaro a Montgolfier. II, Isola del Liri 1928, pp. 1-16. Tratturona anche del Z., N. Tommaseo, Studi critici, II, Venezia 1845, pp. 217-20; S. Ghubich, Diz. bloc. degli uomini illustri della Dalmazia, Vienna 1850; P. J. Safarik, Gesch. der Südslaeischen Liter., II, Praga 1864-65; D. Schebbr, Damavijit Revvardo, in St. Stanojevič, Narodna enciclopedija vpslobroatsko-slovovačka, I, Zagabria 1929, p. 626; G. Natali, Il Settecento, 7 e d., Milano 1930, pp. 323 e 335.
Pietro Tacchi Venturi
## ZAMBELLI, DAMIANO: v. DAMIANO DA BERGAMO.
ZAMBIANCHI. Callimaco. - Agitatore e guerrigliero, n. il 30 dic. 1811 a Forli, m. nel 1860 in vista di Buenos Aires.
Di carattere violento ed impetuoso, nutrito di ideologie ultra-giacobine, si gettò ben presto alle congiure, e, a seguito dei moti del 1831 e dello scontro di Cesena (v.), nel 1832 dovette emigrare in Francia e quindi nell'America meridionale (1843), ove combatté agli ordini di Garibaldi. Lo seguì in Italia, sui campi lombardi nel 1848, e quindi a Roma comandando l'indisciplinato corpo dei Finanzieri mobili. Tutti gli storici del Risorgimento sono concordi nel riconoscergli, più che discutibili meriti militari, la sanguinaria brutalità del carattere, che lo rese inviso perfino a molti dei commilitoni specialmente quando, fra l'altro, si ebbe notizia della infame strage da lui perpetrata, senza neppure la minima parvenza di formalità legale e con l'ausilio e la complicità dei suoi finanzieri, di numerosi e pii sacerdoti secolari e regolari romani nell'orto adiacente al Palazzo di S. Callisto in Trastevere. Crimine contro il quale nulla fece il governo della Repubblica romana, accontentandosi il Garibaldi di affermare essere lo Z. s'incapace di eccessi fuorché contro i preti s.
Difatti, ferito nel corso della difesa di Roma sasediata dai Francesi, dopo nuova emigrazione rispose ancora alla chiamata di Garibaldi nel 1860 , e, posto a capo della diversione che si tentò a danno del governo pontificio durante la spedizione dei Mille, da Talamone si spinse con una colonna a Grotte di Castro ( 19 maggio), ove fu con i suoi sbaragliato e volto in fuga dai pontifici condotti dal De Pimodan (v.). Cavour lo fece allora arrestare e, dietro versamento di cospicua somma, lo convinse ad imbarcarsi per l'Argentina.
Bibl.: C. Rusconi, La Repubblica Romana del 1849, Roma 1877, pp. 158-59; L. Farini, Epistol. per cura di L. Rava, III, Bologna 1911-39, pp. 63-64; N. Costa, Quel che vidi e quel che intesi, Milano 1927, p. 57; D. Demarco, Una rivolta sociale; la Repubblica Rom. del 1849, Napoli 1944, p. 261 sgg.; G. Brigante Calonna, Il rovescio della medaglia: C. Z., in Stremna dei Romanisti, Roma 1949; P. Dalla Torre, Pio IX e la restauraa, del 1849-50, in decam. 23 (1949), pp. 282-89; A. Mambelli, s. v. in Diz. del Rizorg. Nav., IV, pp. 621-22. Paolo Dalla Torre
ZAMBOANGA, diOCESI di. - Città e diocesi del dipartimento di Cebu nell'Isola di Mindanao (Filippine).
Ha una superficie di 15.990 kmq . con una popolazione di $556.813 \mathrm{ab}$., dei quali 283.956 cattolici; conta 28 parrocchie servite da 13 sacerdoti diocesani e 34 regolari; ha i seminario, 12 comunità religiose maschili e 5 femminili (Anu. Pont. 1953, p. 461).
La diocesi fu eretta da Pio X con la bolla Novas erigere dioceses del ro apr. 1910, quale suffraganea di Cagayan. Primo vescovo fu mons. Michael O'Doherty. La Cattedrale è dedicata all'Immacolata Concezione.
Bibl.: AAS, 2 (1910), p. 290; Ph. M. Finegan, s. v. in Cath. Eoc., XV, p. 747. Excise Josi
ZAMBONI, Giuseppe. - Filosofo neoscolastico, n. a Verona il 2 ag. 1875 e m. a Boscochiesanuova (Verona) l'8 ag. 1950.
Dopo una brillante attività apologetica contro il materialismo positivista, chiamato nel 1925 all'Università Cattolica di Milano, si applicò ai problemi filosofici con un particolare indirizzo metodologico ch'egli chiamó "gnoseologia dell'atto", consistente principalmente nell'analisi dei contenuti ontologici immediati (nozioni di essere, sostanza, causa) quali sono dati nell'esperienza dell'io e nell'estensione di detti contenuti alla sfera del mondo esterno e ai problemi della vita morale. L'opera dello Z., ricca di analisi interessanti, tradisce la presenza d'influssi molteplici (Kant, Rosmini, Mercier) ch'egli intendeva fondere in una sintesi lineare nella quale l'ontologia si mostrasse, per momenti ascendenti, radicata in un'evidenza d'immediata trasparenza per la realtà dell'atto che di volta in volta la sottende.
Bibl.: opere principali: La gnoseologia dell'atto, Milano 1923; Introd. al corso di gnoseol. pura, ivi 1924; Sistema di gnoseol. e di morale, Roma 1930; La gnoseol. di s. Tommaso d'Aquino, Verona 1934; Metafisica e gnoseol., ivi 1935; La persona umana, ivi 1940; Itinerario filosof. della propria coscienza all'esistenza di Dio, ivi 1948; La dottrina dalla coscienza immediata (struttura funzionale della psiche umana) e la scienza positiva fondamentale (postumo), ivi 1951 (con appendice bibl.). Esposizione critica: A. Rossi, La gnoseologia (o "psicologia pura della conoscenza propria attuale") del prof. G. Z., Piacenza 1935; G. Van Riet, L'episténologie thomiste, Lovanio 1946, p. 404 sgg.
Cornelio Fabro
ZAMET, SÉbASTIEN. - Vescovo, n. a Parigi nel 1588 dal finanziere Sebastiano, m. a Mussy il 2 febbr. 1655.
Cappellano della regina Maria de' Medici, il 6 apr. 1615 fu eletto vescovo di Langres e subito si adoperò nell'Assemblea del clero perché finalmente in Francia fosse imposta l'osservanza dei canoni di riforma del Concilio di Trento, e nella sua diocesi ne diede esempio con la predicazione, l'assistenza alle confessioni e la cura della riforma delle religiose. Fece subito parte della Compagnia del S.mo Sacramento (v.) e fu amico di s. Vincenzo de' Paoli e dei più benemeriti riformatori dell'età sua.
Dal 1626 a Parigi fu per qualche tempo direttore spirituale di Angélique Arnaud, che affidò nel 1633 al suo amico abate di Saint Cyran (v.). Quando questi prese a diffondere la dottrina e lo spirito giansenista, specie riguardo la Confessione, lo confutò con due scritture, una delle quali fece pervenire al card. Richelieu, per cui questi procedette all'arresto del celebre abate.
Bibl.: L. Prunet, S. Z., évêque de Langres, pair de France, Parigi 1912; id. Lettre spiritualise de Z. Z., ivi 1914; id., La Renaisr. cath. en France au XVIIe siècle, ivi 1921; A. Grazier, Hist. doctr. du mouvem. janséniste, I, ivi 1924, pp. 29-32.
Piero Sannazzaro
ZAMOMETIC, ANDREA. - Vescovo domenicano, d'origine schiavona, n. nel 1420, m. a Basilea il 12 nov. 1484 .
Entrato giovane a Udine tra i Domenicani, studiò e insegnò a Padova e vi contrasse amicizia con Francesco della Rovere. Divenuto questi Papa, Z. fu da lui nominato arcivescovo di Craina in Tessaglia il 10 genn. 1476. Pierre unni fu ambasciatore dell'imperatore Federico III presso la Curia romana. Per le scerbe critiche contro il nepotismo del Pontefice e i costumi della corte, il 14 giugno 1481 fu incarcerato e poi, una volta liberato, andò in Germania dove si fece passare per cardinale e si diede a promuovere a Basilea un Concilio generale di riforme di cui il 25 marzo 1482, nel duomo di Basilea, proclamò la
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prossima apertura, invitandovi i principi cristiani e sperando nell'adesione dei nemici della politica papale in Italia. Sisto IV, per averlo nelle mani, il 2 luglio 1482 ordinava che venisse imprigionato ed il 4 sett. era già privato dell'arcivescovato, mentre Basilea veniva colpita di interdetto per avergli dato ricetto. Incarcerato il 21 dic. 1482, fu trovato strangolato senza essersi sottomesso.
Bibl.: J. Schlecht, A. Z. und der Basler Konsilversuch vom Jahre 1482, Paderborn 1903; A. Stoecklin, Der Basler Konsilversuch der A. Z., Basilea 1938; Pastor, II, v. indice; R. Coulon, A. Z., in DHG, II, pp. 1718-21; P. Paschini, Il carteggio tra il card. Marco Barba e G. Lorenzi. Città del Vaticano 1948, v. indice; H. Jedin, Storia del Conc. di Trento, I, Brescia 1949, p. 93 sgg.
Piero Sannazzaro
ZAMORA, diocesi di. - Diocesi e città capoluogo della provincia omonima nella Spagna.
Ha una superficie di 12.000 kmq . con una popolazione di 420.730 ab. dei quali 419.900 cattolici, distribuiti in 250 parrocchie, servite da 242 sacerdoti diocesani e 47 regolari; ha due seminari, 5 comunità religione maschili e 28 femminili; è suffraganea di Valladolid.
La diocesi fu creata nel 905, m3 per l'invasione dei Mori nel 999 non si ebbero più vescovi, finché la sede fu di nuovo eretta sotto Callisto II. Fu per lungo tempo suffraganea di Braga, poi di Toledo, di Santiago nel 1129, nel 1851 di Valladolid. Fra i suoi vescovi si ricordano Attiliano nel sec. x, Rodrigo Sanchez de Arevalo (1467-68), Diego Deza (1494).
La Cattedrale dedicata al Salvatore risale al sec. xit; fu fatta iniziare da Alfonso VII nel 1151 e fu consacrata nel 1174 dal vescovo Stefano. E romanica a tre navate, con transetto, cupola e torre campanaria che si erge a 50 m . di altezza. Tra il 1496 e il 1506 fu ingrandita a spese del vescovo mons. Diego Meléndez Valdés. Il S.monario fu fondato nel 1721. Fra le altre chiese si ricordano: la chiesa parrocchiale di S. Pietro, restaurata dal vescovo Meléndez Valdés e trasformata nel sec. xvir; la chiesa della Maddalena, costruzione romanica; S. Isidoro, tra lo stile romanico e il gotico ; S. Maria de la Orta; S. Cipriano; S. Andrea, con annesso il monastero del principio del sec. xit, e S. Antonio, rinnovata, che contiene una immagine della B. Vergine.

(fot. Oudini - Barcellona)
Zamora, diocesi di - Interno della Cattedrale (sec. xit) - Zamora.

(1st. Mors)
Zamora, diocesi di - Interno della chiesa visigotica di S. Pedro de la Nave - Zamora.
Bibl.: Eubel, I, p. 358; II, p. 298; III, p. 360; IV, p. 381 ; V. Dd. 421-22; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LXX, pp. 928-47.
ZAMORA, diOCESI di. - Città e diocesi del dipartimento di Morelia, che comprende quasi la metà dello Stato di Michoacán, nel Messico.
Ha una superficie di 12.000 kmq . con una popolazione di 420.732 ab . dei quali 419.900 cattolici, distribuiti in 56 parrocchie servite da 176 sacerdoti diocesani; ha 7 comunità religiose maschili e 46 femminili e due seminari (Ann. Pont. 1933, p. 462).
La città di Z., fondata nel 1540 da Antonio de Mendoza, fu eretta a diocesi dal papa Pio IX quando la città di Michoacán (Morelia), della quale è suffraganea, divenne arcidiocesi ( 8 maggio 1863). La Cattedrale è dedicata all'Immacolata Concezione e a s. Martino di Tours.
Bibl.: C. Crivelli, s. v. in Cath. Enc., XV, p. 749; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LXX, p. 948.
ZAMORA, vicariato apostolico di. - E situato nell'Ecuador; la città di Z. fu fondata nel 1550.
Gli Spagnoli diedero subito inizio ad una vasta opera di civilizzazione che la rivolta degli Jívaros alla fine del sec. xvi distrusse quasi del tutto. I tentativi di evangelizzazione, data l'indole ribelle della tribù, non portarono allo stabilimento di una vera missione. Il 6 ott. 1888 il presidente dell'Ecuador e il Congresso della Nazione chiesero a Leone XIII l'erezione, nella regione orientale del paese, di quattro vicariati i quali furono creati il 30 genn. 1889, e fra questi anche il vicariato apost. di Z., affidato ai Francescani. I primi missionari vi si recarono in numero sufficiente nel 1892, ma nel 1897 dovettero abbandonare la missione, che fu riaperta nel 1921.
L'opera del missionario non è solo diretta alla predicazione del Vangelo ma anche alla civilizzazione dei feroci abitanti. Sulla superficie di ca. 15.000 kmq . vivono ca. 16.000 ab. dei quali 6716 cattolici e gli altri pagani. Vi lavorano 11 missionari, 8 fratelli e 16 suore. Scuole elementari 2, professionali 2, quasi parrocchie 4; stazioni primarie 3 , secondarie 5 .
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Bibl.: G. Arcila Robledo, La Orden francisc. en la Amer. merid., Roma 1948, pp. 104-106; MC., 1950, pp. 50-51; Arch. di Prop. Fide, Relax. ann. 1951, pos. prot. n. 3817/51.
Saverio Paventi
ZAMORO, Giovanni Maria da Udine. - Teologo cappuccino, n. a Udine nel 1579, m. a Verona il 30 ag. 1649. Entrò nel noviziato a Bassano l'8 sett. 1598, dopo aver insegnato per parecchi anni filosofia e teologia.
Nel 1626 pubblicò a Venezia le Disputationes theologicae de Deo uno et trino, che può considerarsi come il primo tentativo di una conciliazione universale delle questioni controverse tra i grandi maestri della scolastica e i loro discepoli; Z. però non nasconde le sue preferenze per i principi della scuola scotista, alla cui luce spesso interpreta le opinioni degli altri dottori. Tre anni più tardi stampò un poderoso trattato mariologico: De eminentissima Deiparee Virginis perfectione (Venezia 1629) che suscitò vive polemiche durante i pontificati di Urbano VIII e Innocenzo X negli ambienti anticoncezionisti; Z. sosteneva, tra l'altro, che la Beata Vergine, par privilegio speciale, era stata libera dal debito prossimo di contrarre il peccato originale, dottrina che egli spiegò ancora in altri opuscoli, e per la quale il suo primo trattato fu messo all'Indice il 9 maggio 1636 , e vi rimase fino alla revisione fatta per ordine di Leone XIII e stampata nel 1900.
Bibl.: E. Patriarca, Profili di friulani. Il p. Giov. M. Z., Verona 1941; G. Crisostomo da Cittadelle, Bibliot. dei Frati Min. Cappuc. della prov. di Venezia, Padova 1944, pp. 150-54; Archangulus a Roc. Tonnnes M. Z. ab Udine, praeclarus marialogus, in Coll. Franc., 15 (1945), pp. 117-63; 16-17 (1946-47), pp. 125-83; 19 (1949), pp. 143-223 (bibl. e testi inediti); Melchior a Pobladora. Hist. gener. Ord. Fr. Min. Cappucc., II, t. Roma 1948, pp. 212, 345, 359; Lexicon Capucc., (vi 1951, col. 853.
Melchiorre da Pobladora
ZAMOYSKI, Jan. - Nobile polacco, n. nel 1542, m. nel 1605. Ricevette una profonda formazione intellettuale a Padova, dove nell'anno 1563 diventò «rettore dell'Università dei giuristi».
La sua carriera, molto brillante, cominciò con l'ufficio di segretario del re Sigismondo Augusto. Come tale, fece l'inventario particolareggiare degli archivi del Regno, e per ciò venne alla perfetta conoscenza della tradizione nazionale. Nei tre consecutivi interregni, dopo l'estinzione della dinastia degli Jagelloni nel 1572, Z. riuscì a sbarrar la via al trono di Polonia ai candidati asburgici. Durante il primo interregno, sotto il suo influsso decisivo fu cambiata la costituzione polacca, che creò una democrazia nobilecsa e limitò considerevolmente il potere del Re. Nondimeno Z. collaborò strettamente con Stefano Batory ( $1576-86$ ), che gli diede per moglie la sua nipote, e lo nominò successivamente gran cancelliere e gran etmanno (supremo comandante militare), conferendogli in tal maniera la direzione degli affari politici e militari. Propugnata da lui con successo nel 1587-88 l'elezione di Sigismondo III Vasa contro il suo emulo austriaco, Z. si disgustò con il nuovo Re che presto si legò con gli Asburgo. La rottura completa tra lui ed il Re fu scongiurata principalmente per gli sforzi del nunzio apostolico; nondimeno Z. rimase fino alla morte capo dell'opposizione, tenendosi tuttavia nei limiti della legalità. Del resto non esitò ad aiutare Sigismondo III nella soluzione del problema dell'unione religiosa con i Ruteni, come anche nella difesa della frontiera meridionale ed orientale e della Livonia. Nella sua politica estera, specie nel progetto della lega anti-ottomana e negli affari di Moldavia, Z. non sempre fu d'accordo con la S. Sede. Tuttavia fu molto stimato a Roma, dove si apprezzavano le sue alte qualità, la sua sincera devozione alla Chiesa e la sua parte nella restaurazione cattolica. Mecenate illuminato della cultura del Rinascimento, ed egli stesso umanista insigne, pieno d'interessamento per questioni riguardanti l'educazione, Z. fondò nell'anno 1594 nella sua città Zamość, totalmente ricostruita, l'Università che divenne un nuovo focolare della civiltà latina nell'Oriente europeo.
Bibl.: molti storici polacchi, cominciando da R. Heidenstein, suo contemporaneo, hanno descritto la vita di Z. Tra le
opere moderne, di maggiore importanza sono le seguenti: W. Nowodworski, Gli anni di scuola di 7. Z. (in pol.), in Rozprawy dell'Accad. di Cracovia, 1000; W. Sobieski, Il tribuno del popolo nobiliare (in pol.), Varsavia 1905; St. Lempicki, Attività di 7. Z. nel campo scolastico (in pol.), Cracovia 1922. St. Lempicki ha riassunto il risultato dello sue ricerche nella biografia pubblicata in un'opera collettiva Great Men and Women of Poland (Nuova York 1941). La pubblicazione dell'Archicum 7ana Zamoyskiego comprende finora a coll. (Varsavia 1904-1908) i quali giungono fino all'anno 1588.
Oscar Halecki
ZAMPIERI, Domenico: v. domenichino.
ZAMRI (ebr. Zimri; Settanta Z6939), - Nome di quattro personaggi del Vecchio Testamento.
1. Membro della tribù di Simeone, figlio di Salu, il quale fu ucciso da Phinees perché sorpreso in tresca con una donna madianita (Num. 25, 14, Volgata Zambri; I Mach. 2, 26.54).
2. M.mbro della tribù di Giuda, figlio di Zara (I Par. 2, 6).
3. B.nisminita (ibid. 8, 36; 9, 42).
4. Re d'Israele (Volgata Zambri), che da comandante di una metà della cavallaria si impossessò del trono ribellandosi ad Ela (v.). Uccise in Thersail Re e tutti i membri della dinastia di Bassi. Ma il suo regno durò solo sette giorni, ché una sommossa militare portò sul trono Amri (v.). Per non cadere nella mani del rivale, Z. si suicidò incendiando la reggia di Thersa (I Reg. 16, 9-18). La sua ribellione rimase famosa (II Reg. 9, 31).
In Ier. 25, 25 è menzionato un popolo con tal nome; potrebbe trattarsi, però, anche di una regione. Data l'unicità del testo e la sua mancanza nei Settanta, non pochi esegeti, rinunziando ad ogni ipotetica identificazione, correggono il vocabolo.
Angelo Penna
ZAMZUMMIM : v. zuzim.
ZANCHI, Girolamo. - Protestante italiano, n. in Alzano di Bergamo nel 1516, m. ad Heidelberg il 19 nov. 1590.
Entrò a Bergamo fra i Canonici Regolari nel 1531; compiuti gli studi insieme con Celso Martinengo bresciano passò a Lucca nel 1541 dove trovò il Vermigli (v.) e poté leggere gli scritti di Bucero, i Loci di Melantone, il De origine erroris di Bucero, e poi l'Institutio di Calvino. A Lucca rimase anche dopo la fuga del Vermigli. Lasciò l'Italia nell'ott. 1555, quando anche il Martinengo dovette lasciare Milano dove predicava, trovò rifugio presso i Grigioni e poi a Strasburgo come maestro di esegesi del Vecchio Testamento. Qui s'ammogliò con la figlia di Celio Secondo Curione e morta lei nel 1556 passò a nuove nozze. Protestò di non essere né luterano, né zwingliano, né calvinista «christianus igitur sum non sectarius»; in realtà seguì la tendenza zwingliano-calvinista e a differenza di molti altri italiani, si mosse, come il Vermigli, sempre intollerante entro i limiti delle organizzazioni eclesiastiche protestanti, non senza lamentare la loro faziosità e le loro perpetue discordie. A Strasburgo s'incontrò nel 1561 col nunzio papale Delfino col quale trattò, senza risultato, a proposito della partecipazione dei protestanti al Concilio di Trento. Morto a Chiavarosa Agostino Mainardi nel luglio 1563 , lo Z. gli successe nel governo della comunità mi, al principio del 1568 , si portò ad Heidelberg dove insegnò par dieci anni. Le sue opire furono stampate a Ginevra nel 1617 e 1619 e comprendono lettere, trattati, consigli teologici ch'egli scriveva per incarico di comunita e di privati in nome della Facoltà di teologia di Heidelberg. Lo Z. va tenuto distinto dall'umanista Basilio Z., anch'egli bargamasco e canonico regolare, morto a Roma nel 1558.
Bibl.: G. B. Gallizioli, Mem. stor. e letter. della vita di G. Z., Bergamo 1781; N. Paulus, Protestantismus und Toleranz, Friburgo in Br. 1901, pp. 220 sgg., 286 sgg., 295 sgg.; C. Schmidt e Jo. Fishkez, z. v. in Realeuc. für protest. Theol. und Kirche, XXI, Lipsia 1908, pp. 607-11; D. Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento, Firenze 1930, v. indice.
Pio Paschini
ZANELLA, Giacomo. - Sacerdote, poeta e critico, n. a Chiampo (Vicenza) il 7 sett. 1820, m. a Vicenza il 17 maggio 1888. A Vicenza fece i primi studi nel Ginnasio comunale e nel 1831 entrò nel
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(da S. Numar, Cronologia ZANEILANO, Vicenza 1852)
Zanella, Giacomo - Ritratto, dipinto di D. Peterlin.
Seminario vescovile. Il 6 ag. 1843 venne ordinato sacerdote. Restò in Seminario, come insegnante delle classi ginnasiali per tre anni; poi, conseguita nel 1847 la laurea in filosofia presso l'Università di Padova, come professore di filosofia e lettere nelle classi liceali.
Nell'agr. 1848, in due prediche tenute nella chiesa di S. Caterina in Vicenza inneggiò alle
"Cinque giornate" di Milano. Compose anche una raccolta di poesie patriottiche. Ciò lo rese inviso all'Austria. Nel 1853 fu costretto a rinunciare all'insegnamento nel Seminario, avendo "spiegato principi e sentimenti avversi al governo". Interdizione tolta solo nel 1837, quando l'arciduca Massimiliano cercò d'inaugurare un nuovo sistema di governo con intenti conciliativi. Conseguita a Padova l'abilitazione all'insegnamento delle materie letterarie, lo Z. ebbe l'ufficio di professore nei Licei di Venezia e Vicenza e, nel 1863, di preside del Liceo di Padova. Dopo l'annessione del Veneto all'Italia, nel 1866, dal ministro Domenico Berti fu nominato professore ordinario di letteratura italiana all'Università di Padova. Nel 1868 pubblicò le sue poesie (Versi, Firenze 1868), che gli dettero subito una vasta popolarità. Fu poi nominato rettore magnifico, socio di varie accademie nazionali ed estere, membro effettivo del R. Istituto veneto di scienze, lettere ed arti. Senza che la scuola si cambiasse in esercizi di prediche morali e religiose ", volle e auspicò che si desse, contro il positivismo e il determinismo allora in voga, maggior posto ai valori spirituali. Dopo la morte della madre (1872), cadde in una malinconia che durò tre anni: una forma di "nevropsicosi depressiva". Ne aveva già patito nel 1850 e ne fu colto ancora nel 1879. Intanto, nel 1875, chiese ed ottenne dal ministro Bonghi di esser collocato a riposo, e dal 1879 prese a soggiornare nella villetta che si era costruita presso Cavazzale, lungo l'Astichello. Li poetò sulla semplice vita agreste e attese alla composizione della Storia della letter. ital. dalla metà del '700 ai giorni nostri (Milano 1880) e ai Paralleli letterari (Verona 1885).
L'operosità poetica dello Z. si svolse nel primo venticinquennio del nuovo Regno d'Italia e, letterariamente, occupa quel periodo che suol dirsi del "secondo romanticismo ". Tuttavia egli fu classico, nel senso tradizionale del termine. Foggiò la sua educazione artistica sul lungo e amoroso studio dei classici greci, latini e italiani; con classico rigore usò i metri della poesia italiana e dei classici ebbe anche l'estetica ("L'arte dev'essere sempre fine, non mezzo "), anche se la sua poesia volse spesso a finalità morali e pratiche (la prima ed. completa delle Poesie è stata curata da A. Graf [Firenze 1928, rist. ivi 1933]).
Cantò la patria avviata a nuovi destini (Il grido di Venezia, I cavalli di S. Marco, A Camillo Cavour, Ossari di S. Martino e Solferino), ma soprattutto la scienza. Lo slancio delle nuove conquiste scientifiche, di cui fu ricco il sec. xix, venne inteso dallo Z. in tutta l'idealità del tormento che spinge l'umanità a rinnovarsi. Mentre, per opera delle dottrine darwinistiche, la scienza si poneva in contrasto con la fede, lo Z. negò il dissidio e tentò comporre poeticamente l'armonia che, congiungendo fede e scienza, cielo e terra, conforterà gli uomini a sentire, oltre gli "scoperti veri", le immutabili certezze dei "rivelati veri". Di qui nacquero le sue poesie migliori : l'ode Sopra una conchiglia fossile, il suo capolavoro, che afferma i doveri incombenti, per volere di Dio, sul-
l'uomo, e quella intitolata La veglia, dove il poeta ripercorre con il pensiero l'età umane e ribadisce la sua fede nel perfezionamento d'"ogni creata cosa ", e nell'esistenza di un sì di là. Al medesimo ideale s'ispirano, con riferimenti storici e morali, l'Industria, Pel taglio dell'utmo di Suez, Microcosmo e telescopio, e il pocmetto Milton e Galilei. Altre poesie sono ispirate dalla fede (Voci secrete, Alla Madonna di Monte Bercio, Assisi, Dopo una lettura dell'Imitazione di Cristo): esse stanno al centro del mondo spirituale dello Z., illuminano e riflettono la sua anima cristiana.
Degli ultimi anni è l'Astichello, una raccolta di 91 so netti, virgilianamente limpidi, composti fra il 1880 e il 1887. La raccolta può ricollegarsi a quelle, di poco anteriori, di José-Maria de Heredia (Les Tropinées) e del Prati (Psiche), ma, se il decoro formale rivela un gusto parnassiano della forma, lo Z. si allontana dai parnassiani per il sentimento cristiano della natura. Quella tendenza a stabilire un rapporto fra lo spettacolo naturale e il significato morale, oltre che da una contegnosa prudenza, scaturisce soprattutto dalla rivelazione di quel senso dell'anima delle cose, già cosi pieno nella lezione delle parabole e degli episodi evangelici.
Particolare menzione meritano le traduzioni dalle lingue antiche e moderne (Versioni poetiche di G. Z., con prefazione di E. Romagnoli, Firenze 1921).
Biss., A. Fogazzaro, G. Z., Napoli 1892; F. Lampertico, G. Z., Vicenza 1893; A. Bonacci-Brunamonti, G. Z., Città di Castello 1896; A. Zordo, G. Z. nella cito e nelle opere, Firenze 1903; G. Alberti, La poesia scientifica di G. Z., in Marzocco, 8 genn. 1922; A. Pream, Classissimo e originalità nella poesia di G. Z., Vicenza 1924; C. De Lollis, Un parnassiano d'Italia, in Saggi sulla forma poetica dell'Ottocento, Bari 1920, pp. 249-67; G. Solitro, G. Z., Padova 1938; T. Franzi, G. Z., Torino 1939; P. Bargellini, Pena dell'Ottocento, Brescia 1944, pp. 113-46; B. Croce, La letter. della nuova Italia, I, Bivi 1947, pp. 204-313; A. Scarpa, Attualità di G. Z., Torino 1948; M. Parenti, Il cantore della "Conchiglia" (Saggio di bibl. cancelliana), Firenze 1948; M. R. Brisco, Della poesia di Z., in Città di vita, 8 (1952), fasc. 7 .
Sdivio Pasquasi
ZANFREDINE (Zanferdini), Francesco, detto Cecco da Pesaro, beato. - Eremita del Terz'ordine francescano, n. nel 1270, m. a Montegranaro il 5 ag. 1350 .
Ca. il 1300 vesti l'abito di terziario, distribuiti i suoi beni ai poveri; indi, edificate, in luogo solitario, tre edicole in onore della Madonna, vicino ad esse si ridusse a vita eremitica, vivendo nella contemplazione. Solo una volta al mese si recava nei dintorni a mendicare il nutrimento. Domò il suo corpo con cilici, digiuni, veglie; ebbe il dono dei miracoli e della profezia. Il suo corpo si conserva nella cattedrale di Pesaro ed il culto resogli in ogni tempo fu approvato da Pio IX il 31 marzo 1859.
18. Biss., Acta SS. Augusti, I, Venezia 1590, pp. 698-62; M. Binucci, Vita del b. Francesco da Pesaro solvamnente chiamato Cecco, Pesaro 1851; BHG, 471; Leone [Patrem], Anscala serafica, III, Ouaracchi 1899, pp. 148-54.
Fidice da Muerto
10 ZÄNGERLE, Roman Sebastian. - Vescovo, n. ad Oberkirchberg presso Ulm (Württemberg) il 20 genn. 1771, m. a Graz il 27 apr. 1848.
Benedettino nel 1788, ordinato sacerdote nel 1793, fu docente di filosofia e di esegesi biblica, nonché maestro dei novizi nell'abbazia di Wiblingen, prima di essere chiamato a professare S. Scrittura nell'Università di Salisburgo, donde passò successivamente negli Atenei di Brünn, di Praga e di Vienna, dove divenne discepolo di s. Clemente Hofbauer. Con speciale dispensa della S. Sede, sebbene fosse monaco conseguì nel 1821 la dignità di canonico della metropolitana di Vienna. Uomo di profonda cultura e di illuminato zelo apostolico, egli dedicò particolarmente le sue cure al ceto intellettuale ed ebbe la consolazione di condurre o ricondurre alla fede numerosi tra i più eletti ingegni dell'Austria del primo Ottocento, deviati dalle teorie illuministiche o liberali.
Nel 1824 mons. Z. fu nominato principe-vescovo della diocesi di Seckau e amministratore apostolico di quella di Leoben, che erano vacanti, per le interferenze giuseppine, da oltre dodici anni. Lo studioso si trasformò
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allora in un pastore di insospettata energia : in un venticinquennio di episcopato egli mutò veramente il volto alle due diocesi, erigendovi due seminari, introducendovi i Gesuiti, i Carmelitani ed i Redentoristi, promovendo il sorgere di Congregazioni nuove, specie femminili, innalzando scuole, ospedali ed enti benefici, riconducendo a più santa vita l'uno e l'altro clero, migliorando i costumi del popolo. Si occupò altresi di problemi dottrinali e della codificazione del diritto canonico.
BibL.: tra le numerose biogr. vanno ricordate quelle di A. Schär (Vienna 1849), B. Sentzer (Praga 1901), G. Winters berger (Innsbruck 1938); M. Ott, s. v. in Cath. Enc., XV, pp. 749-50.
Renzo U. Montini
ZANOBI, Maria Benucci. - Vescovo, n. a Firenze il 25 ag. 1779, m. ad Agra il 24 giugno 1824. Entrò fra i Cappuccini il 27 sett. 1799, nel 1814 fu nominato prefetto della missione del Congo, nel 1822-24 fu vicario apostolico dell'Indostan (Agra).
Sugli ultimi del sett. 1814 il p. Z. manifestò a Pio VII la interna sua vocazione missionaria. Venne allora destinato dalla S. Congregazione di Propaganda alla missione di Loanda ed il Sommo Pontefice lo creò - nivee voci oraculo - prefetto della missione del Congo. Dopo una lunga navigazione, arrivò il 6 marzo 1816 a Loanda di Angola, dove lavorò per 6 anni con zelo operoso e diresse con savia e discreta prudenza la missione. La fama ne era corsa a Roma. Dovendosi nominare il primo vicario apost. del vicariato dell'Indostan, la scelta di Propaganda cadde sul p. Z. Dopo esser stato consacrato vescovo titolare dal vescovo di Loanda, partil il 31 luglio 1822 e in un viaggio di 14 mesi arrivò 18 ott. 1823 a Calcutta. Giunto poi ad Agra, fu tosto assalito da tal febbre che in tre giorni lo condusse alla morte. Il suo corpo giacere ignoto nella vecchia chiesa di Agra, dove fu trovato nel 1893 e collocato in ricchissima urna.
BibL.: Archivio della S. Congr. de Prop. Fide, atti del 20 dic. 182s; P. L. Pecori, Vita di mons. Z. B., Firenze 1855: Bullarium Capucinorum, 9 (1884), p. 379; Clemente da Terzorio, Manuale histor. missionum Capucinorum, Isola del Liri 1926, p. 139 .
ZANOIA, Giuseppe. - Sacerdote, architetto, poeta, n. a Genova l'11 genn. 1752, m. a Omegna (Novara) il 18 ott. 1817.
Compiuti gli studi ecclesiastici, attese all'architettura progettando altari e cappelle per le chiese di Omegna, Catagno, la casa Borromeo all'Isola Bella, S. Ambrogio di Milano, e fu al centro della vita artistica milanese come segretario dell'Accademia di Brera (Discorsi, Milano 1811) e architetto del Duomo. Una certa efficacia ebbe la sua oratoria : predicò alla presenza dell'arciduca e della corte nel 1793, 1794, 1800, e pronunciò a Milano l'orazione funebre in morte dell'imperatrice Maria Teresa.
Come poeta (Sermoni, $2^{\text {a }}$ ed., Milano 1823) scrisse quattro satire alla maniera oraziana: stilisticamente pariniano al punto che il sermone Sulle pie disposizioni testamentarie fu dal Reina pubblicato tra le opere del Parini. Nelle commedie (Il ravvedimento, I matrimoni ragionevoli, La capricciosa pentita, Rosalinda) su schemi goldoniani perseguì intenti moralistici.
BibL.: T. Vellauri, Stor. della poesia in Piemonte, II, Torino 1841, pp. 203 e 476; G. B. Finazzi, Notiz. biogr. raccolte ad illustraz. della Bibl. Novarese, Novara 1890, p. 145; R. Barbieri Baroni, I Sermoni e di G. Z., in Giorn. stor. della lett. ital., 85 (1925), pp. 308-29; G. Mazzoni, L'Ottocento, $2^{\circ}$ ed., Milano 1934, pp. 71-72; P. Arrigoni, s. v. in Thieme-Becker, XXXVI, p. 409 sq.
Enzo Navarra
ZANOTTI, Francesco Maria. - Filosofo e letterato, n. a Bologna il 6 genn. 1692, m. ivi il 25 dic. 1777.
Dal 1718 professore di filosofia nella patria Università, fu (v) dei primi a innestare sul vecchio tronco aristotelico le dottrine cartesiane e newtoniane. Segretario dal 1723 dell'Istituto di scienze, del quale fu più tardi (1766) presidente, ne scrisse in bel latino i commentari. Lavorò e scrisse, quantunque sempre cagionevole di salute, sino ai tardi anni. Intelletto acuto e sottile, incarnò il tipo del filosofo settecentesco, intendendo la filosofia
come enciclopedia o somma del sapere. Fu di lingua e di stile scrittore italianissimo, lindo insieme e perspicuo, non esente talvolta da prolissità. Il suo discepolo Palcani ne raccolse le Opere ( 9 voll., Bologna 1779-1802). Di queste si citano ancora: Della forza attrattiva delle idee (1747), applicazione dell'attrazione newtoniana alle idee; tre dialoghi Della forza dei corpi che chiamano vica (1752); la Filosofia morale (1754), che è il più bel compendio della morale aristotelica; Dell'arte poetica (1768), trattato che non esce dai cancelli della poetica aristotelica: opere, le ultime due, più volte ristampate anche nel sec. xix.
BibL.: G. Fantuzzi, Notizia della vita e degli scritti di F. M. Z., Bologna 1778; D. Provenzal, I riformatori della bella letter. ital., Rocca San Casciano 1900; F. Boudari, F. M. Z. nella vita bolognese del Settecento, in Atti e mem. delle R. Deput. di St. pat. per le prov. di Romagna, 18 (1928), pp. 1-3; L. Fabbris, F. M. Z. e i suoi scritti filosof., in Giorn. crit. della filos. ital., 12 (1931), pp. 126-53.
Giulio Natali
ZANTEDESCHI, Francesco. - Sacerdote e scienziato, n. a Dolcé (Verona) il 18 ag. 1797, m. a Padova il 29 marzo 1873.
Ordinato sacerdote a Verona, insegnò filosofia e scienze naturali a Brescia, Milano e Venezia, prima di conseguire la cattedra di fisica nell'Università di Padova, donde fu rimosso nel 1857 perché da due anni colpito da ceditá. Al provvedimento egli reagí dando alle stampe una bibliografia dei suoi scritti, che diramò a tutti gli Istituti scientifici d'Europa, e quindi un estratto delle risposte che gli erano pervenute (Nascita, studi, posizione sociale e bibliografia delle principali opere di F. Z., Padova 1857 e Lettere di Accademie... dettate a conforto dell'abate F. cav. Z., ivi 1858). Non per questo venne reintegrato nell'insegnamento, ma egli continuò sino a tarda età la propria attività scientifica : ancora nel 1856 collaborava agli Atti dell'I. R. Istituto Veneto. Si interessò di tutti i rami della fisica, promosse la navigazione a vapore nell'Adriatico, fondò l'Orto botanico di Venezia, conseguendo una rinomanza assai vasta, di cui è prova la sua aggregazione alle principali Accademie scientifiche italiane e straniere. I suoi studi più originali vertono sull'acustica, sul "calorico " e sull'« elettrico ".
BibL.: C. Wurzbach, Biograph. Lex. des Kaiserthums Österr., LIX, Vienna 1890, pp. 179-74.
Renzo U. Montini
ZANZIBAR. - Protettorato britannico comprendente l'isola omonima ( 1658 kmq .) e quella vicina di Pemba ( 984 kmq .) dinanzi alla costa del Tanganyka.
Ambedue sono costituite da formazioni coralline, poco elevate, ed abitate da Susheli, Arabi e Indiani (in tutto 270.000 ab., di cui $3 / 7$ ca. a Z.). Pemba e Z. forniscono l' $80 \%$ della produzione mondiale di chiodi e olio di garofano; notevole anche l'esportazione di noci di cocco, copra e olio di cocco, arance e banane. Z. (45.000 ab.) è importante stazione di carbonamento.
BibL.: E. O. Oppé, Trades of Z., in Canadian Georg. Tourn., 37 (1948), pp. 72-81; G. E. Tidbury, Z. the Close tree, Londra 1949.
Giuseppe Caraci
Il vicariato apostolico di Z. - Comprende il protettorato britannico dello Z. e la parte sudorientale del Kenya.
E affidato alla Congregazione dello Spirito Santo; ha un'estensione di $96.55^{8} \mathrm{kmq}$. e una popolazione di oltre $1.536 .000 \mathrm{ab}$. I cattolici sono 75.651 , di cui 62.419 indigeni, 13.115 esteri, 117 di stirpe mista. Vi sono ca. 100.000 protestanti, 800 ebrei, oltre 390.000 maomet tani e oltre 954.000 pagani. Stazioni missionarie principali 34, secondarie 94 ; chiese 28, cappelle 61, servite da 82 sacerdoti esteri e 157 suore, di cui 19 indigene; i Seminario, ospedali 5 , dispensari 20 ; orfanotrofi 5 ; lebbrosari 1; ospizi per vecchi 1; scuole 188. L'Azione cattolica è fiorente (Legione di Maria, Fanciulli esploratori, Guide, ecc.).
Vasco de Gama nel 1499 prese possesso dell'isola di Z. e vi stabili un convento di Agostiniani, che però sembrano essersi limitati all'assistenza degli Europei creando anche, per il medesimo scopo, una residenza a Paté e a Mombasa; ma furono cacciati dagli Arabi nel 1698.
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(per sorticta del comando della Urania Armée di Pan Sostile) ZAPPI, GIOVANNI Battista - Il gen. Z. conversa con Francesco II in visita al campo di istruzione ai * Campi di Annibale * (1868).
Il 26 febbr. 1860 fu eretta la prefettura di Zanguebar, affidata al vescovo di St-Denis, con giurisdizione sulle regioni orientali dell'Africa. Nel 1862 tale erezione fu confermata, e il vescovo suddetto delegò tre sacerdoti e chi.mò quindi a collaborare i Padri della Congregazione dello Spirito Santo, che giunsero a Z. il 16 giugno 1863. Il 9 sett. 1873 la prefettura di Zanguebar fu distaccata da St-Denis e affidata alla Congregazione di Z. Nel 1933 la residenza del vicario ap. fu trasferita a Nairobi. Il vicariato ap. di Z. è stato come la matrice di tutte le missioni dell'Africa orientale. Attualmente presenta un campo di lavoro molto importante; ma serpeggiano tra le varie tribù, specialmente tra i Wakikuyu, le barbare usanze e dottrine della famigerata setta dei Mau Mau, che soltanto recentemente ha attirato su di sé l'attenzione mondiale. Ecco gli scopi che la setta si prefigge : 1) rimozione degli Europei dalla colonia del Kenya e ritorno della terra ai Kikuyu; 2) non cooperazione con l'uomo bianco, in ogni forma di relazione e di assistenza; 3) nessuna distinzione tra i missionari e l'altra gente bianca della regione; 4) ostilità aperta alla Chiesa cattolica. Un giuramento segreto, fondato sullo antico rituale pagano e condotto secondo le cerimonie di esso, è imposto agli adepti, in più casi anche forzatamente e di notte. Gli appartenenti a tale società segreta, ora dichiarata illegale dal governo del Kenya, sono praticamente, nella grande maggioranza, pagani : un gran numero degli aderenti alla setta protestante Kikuyu Church (indipendente) ha prestato giuramento. Tra i cattolici i Mau Mau fanno molto danno con intimazioni e minacce di rappresaglie, ma finora nel vicariato di Z. non hanno ottenuto molti aderenti tra i fedeli, più invece nel vicariato di Nyeri. Ambedue gli Ordinari però hanno sconfessato e condannato il movimento.
Bibl.: MC, 1950, pp. 178-79; A catholic Directory of East Africa, Mombasa 1950, pp. 3-8; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. $2815 / 52$.
ZAPLETAL, Vincenzo. - Ebraista ed esegeta domenicano, n. a Vilimov (Moravia) il 15 genn. 1867, m. a Kemmelbach (Austria) il 21 genn. 1938.
Entrò nell'Ordine nel 1883 e fece per due anni studi complementari all'Ecole biblique di Gerusalemme sotto la direzione del p. M.-J. Lagrange. Dal 1893 al 1929 tenne la cattedra di Vecchio Testamento e di lingue e letterature semitiche all'Università di Friburgo
(Svizzera). Fu maestro in teologia, dottore honoris causa dell'Accademia di Atenc, membro della R. Società delle scienze di Praga e membro corrispondente dell'Accademia boema.
Si acquistò fama mondiale come biblista per le sue opere: Hermeneutica Biblica (1897); Der Totemismus und die Religion Israels (1901); Grammatica linguae Hebreicae (1902; 7 ed. 1921); Alttestamentliches (1903); Das Buch Kohelet (1905); De poesi Hebraeorum (1909); Der Schöpfungsbericht der Genesis (1911); Das Buch der Richter (