per le sue opere: Hermeneutica Biblica (1897); Der Totemismus und die Religion Israels (1901); Grammatica linguae Hebreicae (1902; 7 ed. 1921); Alttestamentliches (1903); Das Buch Kohelet (1905); De poesi Hebraeorum (1909); Der Schöpfungsbericht der Genesis (1911); Das Buch der Richter (1923). Scrisse anche romanzi biblici: Der biblische Samson; Yephta's Tochter; David und Saul. Pietro G. Duncier
ZAPPI, Giovanni Battista. - Generale, n. ad Imola di famiglia marchionale il 2 giugno 1816 , m. in Firenze il 28 dic. 1885.
Aveva militato fin al 1848 in cavalleria nell'esercito austriaco. Il io marzo 1852 venne ammesso nelle schiere pontificie col grado di maggiore del reggimento Dragoni. Tenente colonnello il $1^{\circ}$ maggio 1859 , trasferito al corpo di Stato Maggiore generale, cooperò tempestivamente a sedare i torhidi di Ancona occupandone con un colpo di mano la fortezza. Allo scoppio delle ostilità col Piemonte nel 1860, comandava la piazza di Pesaro, e, stretto l'11 sett. dall'intero corpo d'armata del Claldini nella rocca Costanza, con soli 1200 uomini ne ritardò per ventidue ore la marcia, meritandosi dal Lamoricière (v.) la promozione a colonnello sul campo.
Reduce dalla prigionia in Alessandria, fu nominato brigadiere generale e posto al comando della seconda Brigata col compito di mantenere l'ordine in Roma e di costituirne il primo nerbo a difesa (dic. 1865). Al che pervenne specialmente nel corso dell'aspra guerriglia garibaldina dell'autunno 1867 ; in meno di un'ora represse i molteplici tumulti novatori del 22 ott.; stroncò il 23 la puntata dei Cairoli a Villa Glori; spense il 25 la resistenza di Casa Aiani in Trastevere. Ebbe poi larga parte nel tenere aperto al soccorso francese lo scalo di Civitavecchia, e, dopo Mentana (v.), nel riacquisto del Viterbese, mentre cavallerescamente assisteva il ferito Giovanni Cairoli, e, su richiesta della madre Adelaide Bono Cairoli, personalmente curava la restituzione della salma del caduto Enrico.
Anche nell'estrema crisi del 1870 fu attivo partigiano di strenua resistenza, e la mattina del 20 sett. si prodigò di persona particolarmente a porta S. Giovanni ed a Porta Pia, cessando il fuoco solo all'ordine del Santo Padre.
Dopo aver comandato, l'indomani, la sfilata dei pontifici a porta S. Pancrasio per ricevere dai regi gli onori delle armi, seguì ancora una volta i suoi soldati in prigionia ad Alessandria, e rientrato a Roma sfidò l'ostilità della folla ( 24 nov.), ritirandosi, dopo energica protesta, in Firenze.
Bibl.: oltre al Necrologio, in L'Osservatore Romano del 30 dic. 1885, id.; J. De Lamoricière, Rapporto sulla campagna del 1860, in Giornale di Roma, suppl. al n. 259 (secondo sem. 1880), parte 27; E. Kanzler, Rapporto sulla invasione dello Stato Pontificio nell'autunno 1867, Roma 1868, pp. 9, 28, 31 v. 32; G. G. Franco, I Crociati di S. Pietro, Roma 1869-70, v. indici; P. Balan, Continuaz. alla Stor. univ. della Chiesa dell'ab. Ruhrbacher, II, Torino 1879, v. indici; A. M. Bonetti, La "Liberazione di Roma" del gen. R. Cadorna, Siena 1889, pp. 10, 127, 265; id., Venticinque anni di Roma capit. d'Ital. e suoi precedenti (12151893), II, Roma 1896, v. indici; A. Mario, Garibaldi, Genova 1892, pp. 195-97; P.V. Ferrari, Villa Glori, Roma 1899, pp. 11023; K. von Schlösser, Röm. Briefe, Stoccarda-Berlino 1920, v. indici; A. Vigevano, La fine dell'Esercito Pontif., Roma 1920; id., La Campagna delle Marche e dell' Umbria, Ivi 1923, pp. 286291; A. Monti, Pio IX nel Risorgim. Ital., Bari 1928, p. 266; P. Dalla Torre, L'Anno di Mentana, Torino 1938; C. De Vecchi di Val Ciamon, Le carte di Giov. Lanza, VI, Torino 1938, pp. 290-91; R. Galli, Il generale è anche buono: A un alto ufficiale pontificio, lo Z., si rivolge con riconoscenza la madre del martire Enrico Cairoli, in Corriere Padano, 22 maggio 1942.
Paolo Dalla Torre
ZARA (Zadar), arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi della Dalmazia settentrionale in Croazia (Jugoslavia). Ha 2989 kmq., con una popolazione di 130.480 ab. dei quali 125.480 cattolici distribuiti in 100 par-
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rocchie servite da 70 sacerdoti diocesani e 25 regolari (Ann. Pont. 1953, p. 462). Patroni della diocesi sono s. Anastasia martire e s. Simeone profeta; patrono della città s. Grisogono.
La 'I $\dot{\alpha} \delta \alpha \iota \rho \alpha$ illirica e greca, la bizantina $\tau \dot{\alpha} \Delta \iota \alpha \dot{\alpha} \delta \omega \rho \alpha$ e la latina Iudec o Iudero (ital. Zara, croato Zadar), è menzionata già nel 384 a. C. Costruita su una penisola rettangolare (più tardi tagliata dalla terraferma con cui poi fu congiunta da un ponte) ha dinanzi a sé il canale di Z. "giardino dell'Adriatico ". Dopo la caduta di Salona (ca. il 614) divenne capitale della Dalmazia e rimase tale fino al 1918. Alla fine del sec. v. Z. si trova sotto il dominio dei Goti e in seguito, verso il 540 , sotto quello bizantino; nel sec. viri Z. diventa capoluogo del Tema bizantino di Dalmazia e sede dello stratega imperiale. Durante i contrasti bi-sanitino-franchi Z. cerca di salvare la propria autonomia. Il doge veneziano ed il vescovo di Z. Donato si recano a Costantinopoli come intermediari per la pace tra Carlomagno e l'imperatore bizantino Niceforo. Poco dopo Donato insieme con lo stratega imperiale Paolo viene inviato presso Carlomagno a Diedenhofen. Tramite il vescovo Donato Z. ricevette dall'imperatore Niceforo le reliquie di s. Anastasia martire sirmiana. Con la Pace di Aquisgrana (812) Z. viene riconosciuta a Bisanzio. Nel sec. x si trova sotto i sovrani croati padroni della Dalmazia, e nel 1000 si sottomette a Venezia, ma già nel 1204 stabiliva la propria autonomia. In seguito cambiò a varie riprese padrone finché nel 1105 (non 1107) se ne impadronì il re ungaro-croato Colomanno. Durante la V Grociata Z. fu presa nel 1202 dai Grociati per conto di Venezia, che per questo fu colpita con interdetto del papa Innocenzo III. Dopo lunghi dissidi tra Venezia ed i sovrani ungaro-croati, con la Pace di Z. (1338) stipulata tra Ludovico il Grande d'Ungheria e Venezia, questa rinunziò alla città e a tutta la Dalmazia, in favore del primo; nel 1409 però Z. ritornò nuovamente sotto Venezia e vi rimase sino al 12 maggio 1797. Durante le guerre col Turco (sec. xvi-xvir) Z. rimase tagliata completamente dal retroterra e Venezia cercò di tenerla nonostante tutte le difficoltà data la sua grande importanza strategica e commerciale. Dal 1797 al 1918 Z. fu sotto l'Austria, eccettuata la breve parentesi della dominazione francese dal 1805 al 1813. Dal 1815 al 1918 vi ebbe sede il governo regionale dalmata, e dal 1848 anche la Dieta dalmata. Il Trattato di Rapallo (12 nov. 1920) assegnò Z. all'Italia mentre quello di Parigi (io nov. 1947) l'ha assegnata alla Iugoslavia.
Dal sistema piuttosto democratico sotto Bisanzio ed i sovrani croati, Z. nei secc. xir-xirI, sotto l'influsso di Venezia, passò a quello aristocratico per cui il conte, inviato regolarmente da Venezia, godeva massimi poteri. Nel frattempo si evolveva anche la borghesia con la sua "università" quale contrappeso alla "comunità" dei nobili.
Z. è diocesi probabilmente già nel sec. Iv. Gli atti del I Sinodo salonitano (530) fanno menzione del vescovo di Z. Andrea, ma appena dopo la metà del sec. viri si hanno notizie sicure intorno alla diocesi, che risulta suffraganea della metropoli di Salona e più tardi di Spalato. Con bolla del 17 ott. 1154 il papa Anastasio IV nominando il vescovo Lampridio erigeva la diocesi di Z. a metropoli con le sedi suffraganee di Veglia, Ossero, Arbe e Lesina (quest'ultima però dal 118 r ritornava sotto Spalato). Quest'erezione avvenne per interessamento di Venezia sotto il cui dominio si trovavano politicamente Z. e le dette diocesi insulari. Venezia infatti intendeva rendere indipendente questo territorio da Spalato, allora sotto il dominio ungaro-croato, anche nella giurisdizione ecclesiastica. Ciò riusci gradito agli zaratini, ma già l'anno seguente ( 1155 ) Z. con le sedi suffraganee fu dal papa Adriano IV sottomesso al patriarca di Grado, contro di che invano insorse. Solamente nel 1644 il patriarca di Venezia rinunzio ad ogni giurisdizione su Z. mantenendo però il titolo di a Primate di Dalmazia s. Nel 1177 durante il suo viaggio da Anagni a Venezia si fermò a Z. il papa Alessandro III e il Lib. Pont. (II, p. 437) nota che il clero ed il popolo salutarono il papa

(1st. Aismari)
Zara, arcidiocesi di - il Giudizio di Salomone. Particolare di un pluteo (sec. xi) - Zara. Museo.
"immensis laudibus et canticis altisone resonantibus in eorum sclavica lingua».
Sul territorio dell'odierna arcidiocesi di Z. un tempo esisteva pure la diocesi di Zaravecchia (Biograd), ove nel 1059 era stata trasportata l'antica sede di Scardona. Nel 1125 Zaravecchia fu distrutta dai Veneziani e la sede trasferita a Scardona, mentre una parte della diocesi, specie le isole, passò sotto Z. Anche il territorio dell'antica diocesi di Nona (v.) o Nin. istituita nel sec. Ix e suffraganea del patriarca d'Aquileia, fa parte ora della diocesi di Z. Il vescovo di Nona portava il titolo di " episcopus Chroatorum" oppure "regalis episcopus". E noto il vescovo Gregorio di Nona del sec. x, al cui nome è legata la controversia intorno alla lingua liturgica vetero slava ed il dissidio coll'arcivescovo di Spalato per la giurisdizione. Fu definitivamente soppressa ed annessa all'arcidiocesi di Z. il 30 giugno 1828 , quando con la bella Lacum beati Petri fu stabilita la nuova divisione ecclesiastica della Dalmazia, per cui l'arcivescovo di Z. divenne allora metropolita di tutta la Dalmazia mentre le arcidiocesi di Spalato e Ragusa divennero semplici diocesi. Dopo l'annessione di Z. all'Italia (1920) dal 1922 la parte della diocesi rimasta sotto la Jugoslavia fu affidata al vescovo di Sebenico come amministratore apostolico. La sede metropolitana è stata abolita il 22 ag. 1932. Dopo la seconda guerra mondiale il territorio dell'arcidiocesi è nuovamente unito. Questa a tutt'oggi è immediatamente soggetta alla S. Sede.
Fra gli arcivescovi di Z. eccelle Ottaviano Garaadori (1624-39) come visitatore apostolico della Dalmazia nel 1624-25. L'arcivescovo Vincenzo Zmajevic (1713-45) fondò nel 1727 il "Seminarium Zmajoillyricum " aperto però solamente nel 1748 dal suo successore Matteo Karaman; nel 1828 il Seminario divenne regionale per tutta la Dalmazia. In una gran parte dell'arcidiocesi, specialmente nelle isole, da tempo immemorabile è in uso nella liturgia la lingua vetero slava.
Z. è ricca di monumenti, sebbene le sue antiche mura siano scomparse e le tracce dei monumenti grecoromani siano piuttosto scarse. Il più famoso monumento architettonico di Z. come pure di tutta quanta la Dal-
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(1ot. Alinari)
Zara, arcidocesi di - S. Donato di Z. e due donatori, rilievo in legno policromato ( 1310 ) Murano, chiesa dei SS. Maria e Donato.
maxia per l'alto medioevo è la chiesa di S. Donato, oggi trasformata in museo. Costruita su pianta circolare, originariamente era dedicata alla S.ma Trinità. L'epoca di costruzione non è sicura, ma la tradizione la fa risalire ai tempi del vescovo Donato (inizio del sec. Ix) ed alcuni (C. Iveković) addirittura alla fine del vi - inizio del viI sec., col battistero vicino al duomo di S. Anastasia. Le due costruzioni si classificano tra gli edifici bizantino-ravennati contemporanei. Il duomo romanico di S. Anastasia, del sec. xiri, sorge sullo stesso posto dell'antica basilica di S. Pietro, distrutta dai Crociati nel 1202, e possiede molti quadri di autori ( 6 quadri del Carpaccio). Le reliquie di s. Anastasia si conservano in un'urna marmorea (inizi sec. Ix, o fine sec. viII). Nel Tesoro fra l'altro v'è la cassetta delle reliquie di s. Grisogono (1326). Anche la basilica di S. Grisogono (sec. xII), un tempo abbazia benedettina, è di stile romanico. La chiesa di S. Maria del monastero delle Benedettine (col suo campanile su cui è scolpito il nome del re Colomanno dell'a. 1105) è una costruzione rinascimentale. Il monastero possiede una raccolta di documenti antichi. Nella chiesa di S. Simeone profeta si conserva l'arca del Santo in legno di cipresso, rivestita d'argento con decorazioni. La chiesa di S. Francesco dei Francescani risale al sec. xiri (fu trasformata più tardi) e possiede quadri del Carpaccio, di Palma il giovane, di S. Ricci ed altri. Famosa la croce bizantina risalente almeno al sec. xi. Vi si conservano inoltre 10 codici manoscritti miniati dei secc. xiri$\mathbf{x v}$. Tra gli edifici profani di Z. si notano molti palazzi di stile veneziano. Il museo di S. Donato (fondato nel 1877) possiede una raccolta di vetri romani, trovati nelle tombe della Dalmazia. La Biblioteca Paravia, oggi Biblioteca Scientifica, ha numerosi manoscritti. Gran parte dei ricordati edifici artistici sono stati gravemente danneggiati o distrutti in seguito ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.
Z. è patria di molti letterati ed artisti tra cui Geor-
gius Dalmaticus (noto come Giorgio da Sebenico), e Pietro Zoranić. - Vedi tav. CLX.
Bim.: T. Smidiklas, Codex diplom., H-XV, Zagabria 1904 sgg.; I. Lucius, De regno Dalmariae et Croatiae, Amsterdam 1666, pp. 387-422 (cronaca Obsidionis 7 adrensis libri duo); D. Varlati, Illyricum satrum, V., Venezia 1775 (Accessione et correctiones, ed. F. Bulić. Spalato 1010); C. F. Bianchi, Z. cristiano, 2 voll., Zara 1877-79; T. G. Jackson, Dalmatia, the Quarnero and Istria, I. Oxford 1887, pp. 239-321; G. Sabalich, Guida archeol. di Z., Zara 1897; F. S.šic, Zador i Venecija ad godine 1139 de 1237 , in Rad. 709. ah. (Zagabria), 142 (1900), pp. 219-74; D. Gruber, Barba Ludovika I 2 Ml. Zonimo za Dalmaci̊u (1528-28), Nid., 152 (1905), pp. 32-161; E. Mayer, Die dalmatinisch-sittische Monizipal-Verfassung, Weimar 1003; V. Brunelli, Stor. della città di Z., I (dalle origini al 1409), Venezia 1913 (3 cap. postumo della p. $2^{2}$ con introć. di G. Praga, in Arch. stor. per la Dalmazia, 9 (1934), fasc. 104, 107 e 110); C. M. Iveković, Dalmatinus Architektur und Plastik, III, Vienna 1527; A. Oudun, La Dalmazia nell'arte ital., 2 voll. Milano 1527; G. Penza, La scriptorium dell'abbazia benedittina di S. Grisogono in Z., in Arch. stor. della Dalmazia, 1930, p. 126 sgg.; C. M. Iveković, Crbva i sanastan sv. Krbevana u Zadru, Zagabria 1931; C. Cecchelli, Catal. delle cose d'arte e di antich. d'Ind.: Z., Roma 1932; A. de Benvenuti, Stor. di Z. dal 1309 al 1797, Milano 1944; id., Storia di Z. dal 1797 al 1928, ivi 1953; S. Antoljak, Zadarski katastik 15. stoljeća, in Storine 709. ah. (Zagabria), 42 (1949), pp. 371-417; Cottineau, II, col. 3480.
Jean Vincze
ZARA (ebr. Zeraḅ). - Nomi di vari personaggi del Vecchio Testamento.
1. Re "cuscita", che invase la Palestina al tempo del re Ase (v.), subendo una grave sconfitta vicino a. Maresa (II Par. 14, 9-15).
In questo testo si parla di un esercito di un milione di soldati con 300 carri da guerra totalmente sgominati; la cifra, se è esatta criticamente, va presa nel senso di "una grande moltitudine".
Dato il tono del racconto ed il fatto che esso si legge solo nel poco quotato Cronista, non pochi razionalisti (cominciando da Wellhausen, Stade, Maspero, ecc.) negano la realtà dell'avvenimento. Quanti ne riconoscono l'attendibilità storica, guidati da una certa affinità onomastica, pensano ad un Osorkon o Serakon della XXII dinastia egiziana. Il silenzio delle fonti profane si spiega con il fatto che si conosce poco di questa dinastia (ca. 930-750 a. C.), che fu contrastata da invasioni di Libici e di Etiopi ed ebbe per centro Bubaste. In questo caso il termine "cuscita" o "etiope" è spiegato con una certa analogia con il faraone Tharaca (v.). Altri, con maggiore verosimiglianza, pensano ad un avventuriero a capo di orde arabe provenienti dalle coste del Mar Rosso, ossia dall'antica Chus (v.).
2. Nipote di Esaù e figlio di Rahuel (Gen. 36, 13, 17; I Par. 1, 37). 3. Figlio di Giuda, che discese in Egitto con Giacobbe (Gen. 38, 39; 46, 12; I Par. 2, 4; Iudc. 7, 17. 24). 4. Figlio del patriarca Simeone (Mum. 26, 13; I Par. 4, 24). 5. Levita, figlio di Addo e padre di Iethrai (I Par. 6, 21). 6. Padre di Iobab, re edomita, discendente di Esaù (Gen. 36, 33).
Angelo Penna
ZARATHUSTRA: v. PERSIA, II. Storia e religione antica.
ZAVATTARI, famiglia. - Pittori milanesi. I documenti informano dell'attività, a Milano, di un Cristoforo, di un Francesco, padre di Ambrogio e Gregorio, e di un Francesco II, collaboratore di Gregorio.
Per la fabbrica di quel Duomo lavoravano Cristoforo nel 1404, Francesco nel biennio 1416-17, Ambrogio negli anni 1456 e 1459. Successivamente i fratelli Z. eseguivano affreschi, ora scomparsi, in S. Vincenzo in Prato a Milano (1465) e nel 1474 Gregorio affrescava il santuario di Corbetta. La fonte più cospicua per la conoscenza del loro stile è la vasta decorazione a fresco delle pareti nella cappella di Teodolinda, nel duomo di Monza (1444), dove i residui del gotico fiorito si accoppiano agli accenti di un fresco naturalismo rinascimentale. Su fondi d'oro compatto si adergono architetture trecentesche. Benché taluni scorci di cavalli richiamino l'arte del Pisanello, le tipologie umane prevalenti denotano una derivazione
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da Michelino da Besozzo. Gli svariati episodi della storia narrata hanno offerto l'occasione ai pittori, che si suppone siano Cristoforo e Francesco Z., di celabrare l'elaganza del costume quattrocentesco in scene di cortei, casce, banchetti ed esequie. Notcendo l'influsso degli Z. sulla miniatura lombarda coeva, come dimostrano principalmente le carte di tarocchi nella raccolta milanese del duca U. Visconti di Madrone, dipinte per Filippo Maria Visconti tra il 1428 e il 1447 , a ricordo delle di lui nozze con Maria di Sivoia.
BibL.: L. Behrami, La cappella della Regina Teodolinda, Milano 1801; F. Malaguazi Valeri, Pittori lombardi, (vi 1902, pp. 90 sge., 202, 217; Venturi, VII, 1, iv; P. Toesca, La pittura e la miniatura nella Lombardia, Milano 1912, pp. 492 sgg., 213 sge., 322 sgg.; R. Van Marle, The Development of the ital. Schools of Paint., VII, L'Aia 1926, e IX, ivi 1927; P. Arrigoni, v. in Thione-Bocker, XXXVI, p. 420 . Alberto Stopp
ZEB (ebr. $z \vec{e} \cdot \vec{e} b h=$ «lupo»). - Capo dei Madianiti, contro cui combatté il " giudice "Gedeone (v).
Questi, prodotto lo scompiglio nel campo nemico con uno stratagemmi, insegui i fuggiaschi verso i guadi del Giordano. Intervenuti gli Ephraimiti, che si schierarono lungo il fiume, catturarono Z. insicme all'altro capo-midianita Oreb. I due vinti furono uccisi nei pressi del Giordano e le loro teste presentate in trofeo a Gedeone.
Per anticipazione il testo chiama il luogo dell'uccisione di Z. "strettoio di Z.", alludendo alla configurazione del terreno, che doveva consistere in una piccola superficie piana incavata in una roccia (cf. Inde. 7, 23). La vittoria su Z. restò celebre nella memoria del popolo (Ps. 82, 12).
Angelo Penna
ZEBEDEO (dall'ebr. Zabhdaj, abbreviazione di Zébhadhjâh «dono di Jahweh»). - Padre degli apostoli Giacomo il Maggiore (v.) e Giovanni (v.). Era marito di Salome (v.).
Probabilmente era oriundo da Bethsaida, dirigeva l'azienda peschereccia alla quale collaboravano i figli, alcuni garzoni e i soci Andrea (v.) e Pietro (v.), che poi vennero chiamati all'apostolato assieme ai figli di Z. In quell'occasione Z. con i figli ed i garzoni era intento ad aggiustare le reti (Mc. 1, 16-20). Doveva godere di una certa agiatazza. Dal fatto che Salome poté seguire ed assistere Gesù nello scorcio della sua vita pubblica e fino sul Calvario, si può dedurre che Z. era morto prima della Passione del Salvatore.
BibL.: soon, Zébédie, in DB, V, coll. 2534-35.
Pietro De Ambroggi
ZEBEE (ebr. Zebhab «sacrificio»). - Capo dei Madianiti, che, insieme ad Oreb, Zeb (v.) e Salmana diresse l'incursione nel territorio di Israele. Gedeone (v.) l'insegui oltre il Giordano, con Salmana.
Z. pose il campo a Qarqôr (di identificazione incerta). Gedeone, chiesto invano aiuto alle città di Succoth e di Phanuel, assali all'improvviso l'accampamento nemico. I due capi riuscirono a fuggire, ma, inseguiti e catturati, furono portati in Succoth, ove vennero uccisi personalmente da Gedeone, che intese vendicare la strage dei suoi fratelli compiuta da quelli sul Monte Thabor (Inde. 8, 4-21). Il salmo storico 82, 12 esalta questa vittoria su Z.
Angelo Penna
ZECHRI (ebr. Zihhri). - Nome di alcuni personaggi del Vecchio Testamento.
1. Levita, figlio di Issar (Ex. 6, 21).
2. Membri della tribù di Beniamin domiciliati in Gerusalemme (I Par. 8, 19. 23. 27).
3. Uno dei custodi del tesoro del Tempio sotto David (ibid. 26, 25).
4. Ephraimita del tempo di Achaz (v.), il quale durante la guerra vittoriosa di Phacee (v.) uccise Maasia figlio del Re, Zarica prefetto del palazzo, ed Elcana, che era la seconda autorità del paese dopo il Re (II Par. 28, 7).
Angelo Penna
ZEFIRINO, PAPA, santo. - Successore di Vittore e predecessore di Callisto, consacrato nel 199, m .
nel 217. Nei Philosophumena si legge che egli prepose il diacon: Callisto all'amministrazione del cimitero (IX, 11).
Nel Martirologio geronimiano è indicato al 20 dic. - Romie depositio Zephirini episcopi s; il cod. Monacense dà anzi a Romae via Appia in cimiterio depositio s. Zephirini episcopi s. Nel Liber Pont. si legge che egli fu sepolto in cimiterio suo iuxta cymiterium Calisti via Appia, VIII Kal. sept. s (I, pp. 62, 139 sg.); tale data del 25 ag. è negata dal Duchesne, che preferisce l'altra del 20 dic. del Geronimiano (ibid., p. clviII). Il suo sepolcro viene indicato nel sopra terra dalla a Notitia ecclesiarum s (R. Valentini e G. Zucchini, Codice topogr. della città di Roma, II, Roma 1942, p. 88); la Epitome de locis lo dà deposto insieme col martire Tarsicio, "in uno tumulo" (ibid., p. 110). G. B. De Rossi, L. Duchesne, O. Marucchi ritennero che Z. fosse stato deposto nella cella tricora dove è oggi il busto di G. B. De Rossi. De Rossi ritenne però che fosse stato prima sepolto nel sotterraneo e poi traslato all'aperto, almeno già al tempo di Sisto III, perché il suo nome non figura nell'iscrizione commemorativa posta da detto Pontefice nella cripta dei papi del sec. in. Duchesne ritenne che fosse stato subito deposto nel sopraterra di Callisto e precisamente nella cella tricora ricordata. G. Wilpart invece preferì riconoscere il suo sepolcro in una cella tricora situata ad oriente della prima. P. Franchi de' Cavalieri pensa che la cella tricora proposta dal Wilpart corrisponda meglio allo \& iuxta cocm. Callisti e del Liber Pontificalis, ma osserva che in essa il sepolcro rinvenuto nel marzo non pare contemporaneo alla costruzione dell'edificio, mentre il posto d'onore non doveva essere nel centro, ma nelle absidi; inoltre non si può escludere che oltre le due celle superstiti ve ne siano state altre e perciò concluse che mancano gli elementi per determinare il sepolcro di Z. Nelle Grotte Vaticane, in un catalogo di reliquie del sec. ix si legge : «Zofferini Pap. et Tarsicii s, mi reliquie di Z. e di Tarcisio sono elencate anche in S. Silvestro in Capite.
BibL.: G. B. De Rossi, Roma sotter., II, Roma 1870, pp. 6-9 37; J. Wilpart, Beiträge zur christl. Archäol., in Röm. Quartalschr., 22 (1908), pp. 183-96; id., La cripta dei papi e la cappella di S. Cecilia, Roma 1906, p. 96 sgg.; O. Marucchi, La quest. del sepolcro del papa Z. e del martire Tarcisio in seguito ad un'ultima scoperta, in Nuovo bull. arch. crist., 16 (1910), pp. 203-25; P. Franchi de' Cavalieri, Del sepolcro di Z., in Note agiograf., IV (Studi e testi, 24), Roma 1912, pp. 60-76.
Enrico Josi
ZEITSCHRIFT DES DEUTSCHEN PALÄSTINAVEREINS. - Organo ufficiale scientifico del "Deutscher Verein zur Erforschung Palästinas ", fondato nel 1877 a Lipsia, rifondato negli ultimi mesi del 1952 a Bonn.
Abbraccia ricerch: geografiche, geologiche, topografiche, archeologiche di Palestina, e offre rassegne varie di letteratura scientifica sulla Palestina. Tra i collaboratori sono Albrecht Alt, Martin Noth, Kurt Galling e altri. Fino al 1910 fu pubblicata dal noto editore di manuali turistici K. Baedeker, più tardi da J. C. Hinrichs, poi (1939) da Otto Harassowitz. I direttori furono H. Guthe (m. nel 1941), I. Bensinger, C. Steuernagel (dal 1903 al 1928) e, dal 1929, Martin Noth. Dal 1945 in poi rimase interrotta; nel 1949-51 appurvero i tre fascicoli del vol. 68 col titolo Beiträge zur biblischen Landes- und Altertumskunde. La rivista non deve essere confusa col Palästinajahrbuch des deutschen evangelischen archäologischen Instituts diretto da G. Dalman, che uscì dal 1905 al 1941, e ancor meno con le Pälastina-Hefte des deutschen Vereins vom hl. Land, annuario scientifico (dal 1931) di una associazione cattolica, con sede in Colonia.
BibL.: E. Kautzsch, Vorwort, in Z.d.d.P., i (1878), pp. 1-9; P. Thomsen, Hermann Guthe, ibid., 45 (1919), pp. 117-31; C. Steuernagel, Ein Rückblick auf so Jahre Z.d.d.P., ibid., 31 (1928), pp. 1-4.
Pietro Nöber
ZEITSCHRIFT FÜR ASZESE UND MYSTIK (GEIST UND LEBEN). - Rivista trimestrale di spiritualità, fondata nel dic. 1925 dai Padri della Compagnia di Gesù di Austria e Germania.
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Il suo scopo in un primo tempo (1925-47) fu di servire agli studi scientifici di ascetica e mistica, sia teoretici sia storici, con la collaborazione di eminenti scrittori, non solo dell'Ordine gesuitico, ma del clero secolare e regolare. Dal 1947, dopo tre anni di interruzione a causa della guerra, accentuò l'indirizzo formativo con l'intento di promuovere la vita spirituale specialmente nelle persone colte, col far studiare soprattutto quei problemi dell'ascetica e della mistica, che maggiormente interessano la società contemporanea. Da allora prese il nome di Geist und Lebew, mettendo quello precedente come sottotitolo.
Ammise tra gli scrittori anche persone del laicato. La direzione fu tenuta dapprima da A. Ersin (1925) ad Innsbruck; quindi da F. Bleienstein a Dillingen-Donau con la collaborazione di F. Wulf a Monaco di Baviera (1929-51). Tra gli scrittori sono noti P. Lippert, E. Dorsch, R. Richstaetter, P. de Chasnoay, O. Zimmermann (v.), A. Merk, E. Raitz v. Frentz, F. Hatheyer, A. Huonder, E. Przywara, P. A. Kneller ecc.
Arnaldo M. Lanz
ZEITSCHRIFT FÜR DIE ALTTESTAMENTLICHE WISSENSCHAFT. - È la rivista tedesca specializzata più autorevole per gli studi anticotestamentari, fondata da B. Stade (1848-1906), professore a Giessen, e pubblicata dalla casa Ricker (più tardi Töpelmann) a Giessen e dal 1934 dalla casa Töpelmann a Berlino.
La rivista conta due periodi, uno fino al 1923, con direttori B. Stade e K. Marti, l'altro dal 1924 in poi sotto la direzione di H. Gressmann e J. Hempel. Durante la guerra e l'immediato dopoguerra sono usciti i volumi 59 (1942-43); 60 (1944); 61 (1945-48); 62 (1949-50); dal vol. 63 (1951) la pubblicazione ha ripreso il suo ritmo annuale. E affiancata da una serie di "Beihefte"; non fa recensioni. Nel primo periodo B. Stade determinò la fisionomia della rivista: uno dei più importanti seguaci di Wellhausen (v.), erede inoltre della scuola "razionalmitica" (v. Strauss), credette in una evoluzione lineare della religione del Vecchio Testamento (cf. Z.f.d.a.W., 4 [1884], p. 296 sg.) da una "religione naturale rude" alle altezze del "monoteismo etico". Era inoltre un "orientalista" nel senso che dava a questo termine. l'età precussiforme e prearcheologica. Sotto il suo successore K. Marti (1885-1925) la rivista perdette molto del suo prestigio, sebbene il direttore riuscisse a salvarla tra le difficoltà della prima guerra mondiale e dell'inflazione (1922-23) e continuasse persino la bibliografia corrente, già curata dallo Stade fino al 1903, da A. v. Gall dal 1903 al 1906 e dal Marti stesso dal 1907 al 1919, bibliografia che precede in qualche maniera l'Elenchus bibliogr. biblicus, pubblicato in Biblica a partire dal 1920.
H. Gressmann, autore di un manuale di testi anticoorientali illustranti la Bibbia, cercò di immettere nella rivista i nuovi indirizzi, riuscendo a riguadagnare stima al periodico e la cooperazione della "Society for Old Testament Study "britannica. Il suo successore ebbe persino un po' di cooperazione cattolica (Allgeier, Stummer, J. Ziegler) e introdusse accurati riassunti di riviste e collezioni. Inoltre la rivista mostra vivissimo interesse per gli scavi e ritrovamenti nuovi.
Bibl.: A. v. Gall., B. Stade, in Z. f. d. a. W., 27 (1907), pp. 1-27; K. Marti, Zum 100. Heft der Z. f. d. a. W., ibid., 20 (1921-22), pp. 100-107; H. Gressmann, Die Anfgabe der alt. Forschung, ibid., 42 (1924), pp. 1-33 (articolo programmatico per il secondo periodo); E. Sellin, Gedächtnisrede H. Gressmann, ibid., 43 (1927), pp. viI-xx; J. Hempel, Gedächtnisrede H. Gressmann, ibid., pp. xxi-xxiv (programma del direttore attuale).
Pietro Nober
ZEITSCHRIFT FÜR KATHOLISCHE THEOLOGIE. - Periodico trimestrale fondato nel 1876 dai pp. J. Wieser e Fr. Stentrup, professori di teologia nell'Università imperiale di Innsbruck.
Come periodico a sé, la Z. f. k. T. cessò con un fascicolo doppio ( $1-2$ ) del vol. 67 (1943), per unirsi al periodico Assese und Mystik. Dei due periodici così riuniti non comparvero che un fascicolo doppio, ancora del vol. 67 (1943) e l'annata seguente: 68 (1944). Dal vol. 69 (1947)
la Z. f. k. T., tornò ad uscire trimestralmente sotto la direzione del p. A. Jungmann. La rivista è stimata un fattore importante nel campo della storia della teologia e uno strumento indispensabile del lavoro scientifico. I suoi argomenti principali, infatti, riguardano le questioni di esegesi, specialmente neotestamentaria, di teologia pastorale, di scolastica antica, di interpretazioni di a. Tommaso, di storia della liturgia, di pratica sacramentaria, di ascetica.
Corrado Alpermissen
ZEITSCHRIFT FÜR MISSIONSWISSENSCHAFT. - Pubblicata a Münster in V. dal 1911 e diretta da Giuseppe Schmidlin.
In essa fu criticamente e sistematicamente trattata, per la prima volta, la scienza missionaria nelle sue diverse manifestazioni: teoria missionaria, diritto missionario, storia missionaria, missionografia.
Tranne una breve interruzione, lo Schmidlin rimase direttore fino al 1937. Nel 1928 il programma fu esteso pure alla scienza comparata delle religioni, sotto la direzione di J. P. Steffes; il titolo della rivista fu cambiato in quello di Zeitschrift für Missionswissenschaft und Religionswissenschafl. Dal 1938 la rivista fu pubblicata da Max Bierbaum e J. P. Steffes sotto il nuovo titolo Missionswissenschaft und Religionswissenschaft. Nel 1942 la pubblicazione fu vietata; tornò ad uscire nel 1947 e riprese nel 1950 il titolo Zeitschrift für Missionswissenschaft und Religionswissenschaft. Nel 1953 prese la direzione della rivista dom Thomas Olun, O. S. B.
Giovanni Rommerskirchen
ZEITSCHRIFT FÜR NEUTESTAMENTLICHE WISSENSCHAFT. - Periodico di studi neotestamentari fondato da Erwin Preuschen (1867-1920) nel 1900, con il titolo Zeitschrift für die neutest. Wissenschaft und die Kunde des Urchristentums.
L'investigazione dell'Urchristentum era per il Preuschen il problema centrale di tali studi, che dovevano farsi secondo metodi filologici e storici, con un po' di filosofia intuitiva, ma escludendo tradizione e canone (cf. Idee oder Methode, v. bibl.). Il Lietzmann (v.) cambiò il titolo in Z.f.n.W. und für die Kunde der älteren Kirche. Sotto di lui (dal 1920 al 1941) la rivista, aperta ad ogni seria ricerca, aumentò ancora di stima. Dal 1931 assunse come condirettore W. Eltester, che attualmente ancora la dirige, aiutato da M. Dibelius e G. Kittel (v.) nel 1942, da W. Bauer e J. Jeremias dal 1949. Negli anni 1943-48 il periodico fu interrotto.
Edita dalla casa Töpelmann, prima a Giessen e dal 1913 a Berlino, la rivista è accompagnata da una serie di "Beihefte"; non pubblica recensioni.
Bibl.: E. Preuschen, Idee oder Methode, in Z.f.n. B'., i (1900), pp. 1-15; G. Krüger, Erwin Preuschen, ibid., 19 (1919), pp. 97-102; H. Bornkamm, H. Lietzmann, ibid., 41 (1942), pp. 1-12.
Pietro Nober
ZEITSCHRIFT FÜR RELIGIONS-UND GEISTESGESCHICHTE. - Periodico fondato nel 1948 da H. J. Schoeps, divenuto allora professore straordinario nel "Seminar für Religions- und Geistesgeschichte" di Erlangen.
Fra le diverse materie si occupa anche della cosa cattoliche, generalmente con atteggiamento sereno. Gli autori mirano a un lavoro strettamente scientifico, che attinga alle fonti senza farsi stornare dalla verità, e che, libero da ogni interesse o tendenza, ricerchi puramente il vero.
E umano tuttavia che una tale imparzialità sia difficile: ciò si riscontra, p. es., in un articolo su s. Paolo "giudeo deviato" la cui teologia viene definita la "teologia del malinteso"; in un altro in cui si legge che s. Giacomo il Minore era stato, a partire dall'imprigionamento di s. Pietro, "califfo cristiano", ecc. Però la rivista ha anche acquistato meriti, difendendo la verità contro pregiudizi. Attualmente è edita dalla casa E. J. Brill, LeidaColonia.
Pietro Nober
ZELANTI : v. FRATICELLI; SPIRITUALI.
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ZELLER, EduARd. - N. il 22 genn. 1814 a Kleinbottwar (Wurttemberg), m. il 19 marzo 1908 a Stoccarda.
Studiò teologia a Tubinga ed a Berlino ed acquistó, nel 1850, la «venia legendi» a Tubinga; dal 1847 al 1862 insegno teologia nelle Università di Berna e di Marburg; nel 1862 accettò la cattedra di filosofia a Heidelberg; dal 1872 al 1897 fu professore di filosofia a Berlino.
L'orientamento della sua attività scientifica all'inizio fu determinato dall'influsso del teologo protestante F. Ch. Baur, fondatore della scuola di Tubinga. Lo Z. diresse per alcuni anni i Theologische Jahrbücher, il periodico della scuola, e continuò con il suo saggio sugli Atti degli Apostoli (Apostelgeschichte, Tubinga 1854) gli studi critici del suo maestro sui primi documenti letterari del cristianesimo. L'idea programmatica del Baur di una - teologia universale " ispirò anche gli studi dello Z. sulla filosofia greca. Da essi risultò la sua opera principale, Die Philosophie der Griechen, in cui il senso storico-critico, la precisione filologica e le qualità di filosofo dell'autore si combinano felicemente. Come filosofo sistematico lo Z. si distaccò presto dal determinismo e panteismo della filosofia hegeliana. Nella lezione inaugurale tenuta a Heidelberg egli proclamò la necessità di un ritorno a Kant. La filosofia però, ch' egli sviluppò negli anni seguenti, non è tanto un criticismo rinnovato quanto un realismo critico, che in parecchi punti importanti ritrova le tesi della metafisica tradizionale.
Opere principali: Das theologische System Zwinglis, Tubinga 1853; Die Apostelgeschichte, Stoccarda 1854; Die Philosophie der Griechen, $\mathrm{I}^{\mathrm{a}}$ ed. Tubinga 1844-52; $2^{\mathrm{a}}$ ed. profondamente rielaborata, 5 voll., Tubinga-Lipsia 1859 1868; $8^{\mathrm{a}-7^{\mathrm{a}}}$ ed. curata da Fr. Lorrging e W. Nestle, Lipsia 1923; Über die Bedeutung der Erkenntnistheorie, Heidelberg 1862; Vorträge und Abhandlungen, 3 voll., Lipsia $1865-84$.
BibL.: W. Dilthey, Aus E. Z.a Jugendjahren, Ges. Schriften, IV, pp. 433-50; P. Rotta, E. Z. e la storia della filosofia, Treviso 1909.
Beda Thum
ZELOTI (SICARI). - Termine greco ( $\zeta \eta \lambda \omega \tau \hat{\eta} \varsigma$ «zelante»), che in origine aveva solo un significato morale, in quanto contraddistingueva i fedeli osservanti della Legge: programma che Mattatia morente lascia ai suoi figli e seguaci (I Mach. 2,50).
Gli z. si organizzirono in un partito politico con Giuda il Galileo (Act. 5, 33) al tempo dei procuratori romani. Si trattava di Grisei rigidi, in cui l'idea nazionalistica predominava su ogni altra.
Nel loro nazionalismo estremistico gli z. si trasformarono spesso in volgari assassini, coprendosi di non pochi delitti (Flavio Giuseppe, Bell. Iod., VII, 268). Dal piccolo pugnale (lat. sica) usato a tale scopo furono chiamati anche sicari. Ebbero una parte di prim'ordine durante la rivolta contro i Romani ( 66 -70 d. C.). Guidati da Eleazar, penetrarono in Gerusalemme (Fl. Giuseppe, ibid., IV, 136 sgg .), ove commisero ogni sorta di soprusi. Occupato il Tempio (ibid., V, 5-7), da principio lottarono contro il partito più moderato guidato da Giovanni di Giscala (ibid., V, 101-103), quindi continuarono la guerra con fanatismo estremo contro i Romani. Gli ultimi rimasti con Eleazar si rifugiarono nella fortezza Masada (v.), ove, dopo un lungo assedio, per non cadere prigionieri compirono un suicidio collettivo.
Siccome z. in aramaico si dice qan'āna', secondo non pochi esegeti l'apostolo Simone detto xavavazios * cananeo * (Mt. 10, 4; Mc. 3, 18) sarebbe stato uno z. (cf. Lc. 6. 15; Act. 1, 13) nel senso primitivo del vocabolo.
BibL.: H. Lesôtre, Zélote, in DB. V. col. 2537; E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Cbristi, I, $4^{2}$ ed., Lipsia 1921, pp. 486 sg., 617-34; G. Riscanti, Storia d'Israele, II, $3^{2}$ ed., Torino 1938, p. 437 sgg.; A. Stumpff, Zŋ $\lambda \delta \omega-Z \eta \lambda \omega-$ $\tau \hat{\jmath} \varsigma$ in R. Kittel, Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament, II, pp. 884-90. Angelo Perna
ZELOTIPIA, Legge della: v. gelosia, legge DELLA.
ZENAS. - Giureconsulto (vouveós), discepolo di s. Paolo (Z $\eta \nu \tilde{\alpha} \varsigma$, abbreviazione di Z $\eta \nu \delta \delta \omega \rho \circ \varsigma=$ dono
di Giove), inviato da questi a Tito ed ai fedeli di Creta, assieme ad Apollo, probabilmente come latori della lettera a Tito (v.).
Secondo alcuni, Z. sarebbe stato dottore della legge mosaica, ma il suo nome, che risente della mitologia pagana, favorisce poco questa ipotesi. Lo Ps. Doroteo (Chron. Pasch., 53 : PG 92, 524) pone Z. tra i 70 discepoli di Cristo. Una tardiva leggenda greca lo fa vescovo di Diospoli (Lidda). Nei monologi greci è ricordato al 25 ag. come autore degli altri di Tito. Nella Chiesa latina si ricorda al 27 sett., ma il suo nome manca nel Martirologio romano.
BibL.: Acta SS. Septembris, VII, Parigi-Roma 1767, p. 334 (con il nome di Zeno); R. A. Lipsius, Apokryph. Apostelgesch., II, II, Brunswick 1884, pp. 401-404; M. Meinertz, s. v. in LTh K. X. coll. 1055 .
Pietro de Ambroggi
ZENGG, diOCEsI di: v. SEGNA, diOCEsI di.
ZENO, Apostolo. - Storico, poeta, n. a Venezia l'ir dic. 1668 , ivi m. l'ir nov. 1750.
Visse interamente dedito ai suoi studi. Famosa, in Venezia, la sua Biblioteca e il Museo, dove raccolse il frutto delle sue ricerche erudite. Dal 1719 al 1731 dimorò a Vienna, succedendo a Pietro Pariati, in qualità di $\cdot$ poeta e istorico di S. M. cesarea - l'imperatore Carlo VI. Nel 1710 aveva fondato il Giornale dei letterati d'Italia, riunendo attorno alla sua persona posti, studiosi, eruditi. Testimonianza della sua vasta dottrina sono i 4 voll. di storia che aggiunse all'opera del p. Antonio Foresti : il Mappamondo istorico, le biografie del Sabellico, del Guarino, del Davila, dei tre Manuzzi; le correzioni, osservazioni, integrazioni alle Discerrazioni Voxiane sugli storici italiani che scrissero in lingua latina, le utilissime note alla Biblioteca dell'Eloquenza italiana dell'arciv. G. Fontanini, le sue ricerche di numismatica e di storia letteraria, le sue Lettere (a cura di J. Morelli, Venezia 1785, 6 voll.). Al Muratori cedette il materiale raccolto sugli storici italiani del medioevo. Compose 60 drammi per musica: Andromana, Temistocle, Merope, Eumene, Alessandro Severo (Poesie, Drammi, Melodrammi, a cura di G. Gozzi, ivi 1744, 10 voll.) ispirandosi ai tragici greci, spagnoli, francesi, e ridusse il melodramma entro regole fisse. Alla sua opera poetica appartengono le Poesie sacre drammatiche (ivi 1735), cantate nella cappella imperiale di Vienna: 16 oratori, destinati non allo spettacolo ma al solo canto, tra i quali : Sloara, Tobia, Giuseppe, Davide, Isaia, Il Battista, Gionata, Daniello, La Gerusalemme concertito, Gesù presentato nel Tempio. Benedetto Marcello pose in musica il Gioar; Alessandro Scarlatti si servì dei suoi «libretti».
Lo Z. è sepolto a Venezia, di fianco alla chiesa di S. Francesco della Vigna; l'epigrafe, apposta dai Padri domenicani, esprime la gratitudine al poeta e allo storico - religione, morum suavitate, eruditione multiplici praestantissimo *.
BibL.: F. Negri, La vita di A. Z., Venezia 1818; M. Fehr, A. Z. und seine Reform der Operateate, Zurigo 1912; A. Michiieli, La poesia sacre drammatiche di A. Z., in Giorn. st. lett. ital., 25 (1930), pp. 1-33 (con bibl.): C. Frati, s. v. in Diz. bio-bibl. dei bibliotecari e bibliofili ital. dal sec. XIV al XIX, Firenze 1914; G. Natali, Il Settecento, I, Milano 1936, pp. 379-80; II, pp. 777-81. Giovanni Fallani
ZENO, Battista. - Cardinale, n. a Venezia nel 1439, m. a Padova l'8 maggio 1501.
Nipote di Paolo II, fu da questi creato cardinale il 21 nov. 1468, e arciprete della Basilica Vaticana. Di condotta morale irreprensibile, non esercitò mai influenze indebite nella Curia romana, né accumulò ricchezze eccessive. Da Stato IV fu nominato vescovo di Vicenza (1473) e poi vescovo suburbicario di Albano. Nel Conclave del 1492 era giudicato uno dei maggiormente papabili ed appoggiato dal re Ferrante di Napoli. Sotto Alessandro VI si ritirò in patria. Amico dell'arte, curò il restauro e l'ornamento di chiese a Roma, Verona e Venezia.
BibL.: anon., Tiara et purpura Veneta ab anno 1370 ad annum 1739, Brescia 1761, p. 34 sgg.; Moroni, CIII, p. 469; Pastor, II, v. indice.
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Zenobio (Zanobi), santo - Urna in bronzo contenente le reliquie di s. Z., con la scena della ripartesione del bambino, ottenuta
per intercessione del Santo. Opera di L. Ghiberti (1432-42) - Firenze, S. Maria del Fiore.
ZENO, Jacopo. - Umanista, vescovo di Belluno e Feltre e poi di Padova, n. a Venezia nel 1418, m. nell'apr. 148 r .
Trascorse la giovinezza nell'intimità di Pietro Barbo, il futuro Paolo II, e studiò a Padova, ove si addottorò in utroque (1440). Fu indi a Venezia, presso la famiglia Giustiniani, e a Firenze, ove nelle grandi assemblee del Concilio avvicinó alte personalità e mostrò la sua cultura. Nel 1444 tra a Roma suddiscono apostolico; nel 1447 da Niccolò V fu eletto vescovo di Belluno e Feltre, assistente e referendario apostolico; il 26 marzo 1460 fu trasferito a Padova; ma dal 30 ag. 1464 (eletto Paolo II) fino alla primavera del 1469 risiedette nuovamente a Roma.
Lasciò un museo, una ricca biblioteca e molte opere insigni per stile e pensiero, tra cui (oltre molte relazioni o cronache orazioni ed epistole, in maggior parte inedite) : De vita, moribus rebusque gestis Caroli Zeni ad Pium II (RIS, XX [v. bibl.], pp. 1-163); Vita b. Nicolai card. Albergati Carthusiani episcopi Bononiensis (Colonia 1618 e Acta SS. Maii, I, Venezia 1738, pp. 469-77); Vitae Summorum Pontificum fino a Clemente V (cod. Vat. lat. 5942 e Chig. F. VIII, 198).
BibL.: A. Zeno, Giorn. de' lett., XVIII, Venezia 1714. p. 407; id., Dissertaz. Vossiane, II, ivi 1753, pp. 126-33; RIS, XIX, parte $6^{\circ}$, Bologna 1940, pp. III-viI (vita e opere); E. Govi, La biblioteca di 7. Z., in Bollettino d. Ist. It. Patologia d. libro, 10 (1951), pp. 34-118. Felice da Mareto
ZENOBIO (Zanobi), santo. - Vescovo di Firenze, tra la fine del sec. Iv e i primi decenni del sec. v. Patrono della città; festa il 25 maggio.
Z. era ancora vivente quando il diacono Paolino scriveva nel 422 la Vita s. Ambrosii (cap. 50: PL 14,47) in cui il Santo è ricordato espressamente. Non sembra che occupasse già la sede fiorentina nel 393, anno in cui s. Ambrogio consacró in Firenze la chiesa suburbana di S. Lorenzo. Sepolto in S. Lorenzo, s. Z. fu trasportato nel sec. IX nella chiesa urbana di S. Reparata, oggi S. Maria del Fiore, dove ora riposa nell'artistica urna bronzea, opera di Lorenzo Ghiberti (1432-42). Delle vite di s. Z. non c'è da far caso, poiché non sono anteriori al sec. XI; la $1^{\text {a }}$ (BHL, 9014) fu scritta dall'arcivescovo Lorenzo di Amalfi (m. nel ro49), mentre era in esilio a Firenze; la $2^{\text {a }}$ (ibid., 9015), attribuita allo pseudo Simpliciano, vescovo di Milano, fu compilata tra i secc. XI e XIV. Incerta è l'epoca dell'erezione della colonna di s. Z. in Piazza S. Giovanni, a ricordo dell'olmo che, urtato dalla bara del Santo durante la translazione, avrebbe fiorito in pieno inverno ( 26 genn.), come racconta l'arcivescovo Lorenzo (s arbor quaedam s, cap. 13); l'attuale colonna, sul cui fusto è un ramo di olmo in bronzo, risale al 1384 .
BibL.: Acta SS. Mai, VI, Venezia 1741, pp. 515-35; Martyr. Romanum, p. 207; Lanzoni, pp. 579-80; B. Quilici, La Chiesa di Firenze nell'ulto medioevo, in Studi in mem. di A. V. Crucini, Firenze 1958, pp. 16-17, 19, 28 e passim; G. Anichini, S. Ambrogio e la Chiesa di Firenze, in Ambrosiana..., Milano 1942, pp. 339-47; W. Holtzmann, Laurentius v. Amalfi, ein Lehrer Hildebrandt, in G. B. Borino, Studi Gregoriani, I, Roma 1947, pp. 206-36 (analisi delle opere agingrafiche, tra cui la Vita s. Zenobi); G. Koltel, Iconography of the Saints in Tovian painting, Firenze 1952, coll. 1035-44 (per l'iconografia). A. Pietro Frutas
ZENONE, santo, martire. - E ricordato dal solo codice Bernense del Martirologio geronimiano al 14 febbr. (Acta SS. Novembris, II, parte 10, Bruxelles 1894, p. [20]). Alla stessa data lo commenterra il Sacramentario gelasiano del sec. VIII di S. Gallo.
Era sepolto nel cimitero di Pretestato sulla Via Appia in una chiesa dove lo veneravano i pellegrini del sec. vir. Il papa Damaso gli dedicò un carme del quale esiste solo qualche frammento conservato oggi nel Museo cristiano lateranense. Il papa Adriano I (772-95) restaurò la chiesa cimiteriale di Z. (Lib. Pont., I, p. 509); Pasquale I (817824) ne trasportò il corpo nella basilica di S. Prassede (v.) e lo pose nell'oratorio a lui dedicato che orno con i caratteristici musaici tuttora esistenti (ibid., II, p. 55). Su Z. e sul tempo della sua morte niente si conosce. Nella iscrizione posta da Pasquale I è detto presbitero.
BibL.: Acta SS. Februarii, II, Parigi 1864, pp. 744-46; G. B. De Rossi, La Roma sott. crist., I, Roma 1864, pp. 120, 246; id., Musuici cristiani, ivi 1899, fascc. xxvi-xxvii; Wilpert, Mosaiken, tavv. 114-15; Martyr. Hieronymianum, p. 96; Martyr. Romanum, pp. 62, 279; A. Ferran, Epigrammata Damasciana, Città del Vaticano 1942, pp. 134-36; R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topogr. della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 87, 111. Agostino Amore
ZENONE di Elea: v. Eleatismo.
ZENONE, imperatore d'Oriente. - N. in Isauria nel 426 ca., m. a Costantinopoli il 9 apr. 49 r. Si chiamava Taracosidissa ed alla corte di Bisanzio era a capo delle milizie isauriche che l'imperatore Leone I contrappose alla minacciosa potenza di quelle amale guidate da Aspar.
La sua ascesa coincise col massacro di quest'ultimo; ed egli crebbe nella stima dell'Imperatore che lo insigni della carica di capo della guardia imperiale e di a magister militum per Orientem s. In seguito ne sposò la figlia maggiore, Ariadne, assumendo il nome greco di Z. Da costei ebbe un figlio, Leone II, destinato alla successione in sua vece, ma che gli premorì. Assunto il trono di Bisanzio nel 472, fu costretto a lasciarlo per gli intrighi della vedova di Leone I, Verina, in favore del di lei fratello Basilisco. Ma
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(per curtesia di d. Iran Viteziè)
(du K. Hiltseher. Iugoslavica, Berlioz 1926, Iar. 29)
In alto a destra: CATTEDRALE trasformata in stile gotico nel sec. xix. Il Palazzo arcivescovile fu ricostruito nel sec. xVIII - Zagabria. In basso a sinistra: INGRESSO AL PALAZZO ARCIVESCOVILE (sec.xviII) - Za-
gabria. In basso a destra: PORTALE DELLA CATTEDRALE (fine del sec. xix) - Zagabria.
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In alto e sinistro: PACCIATA DEL DIOXHO dedicato a A. Assenzio, composto nel 1534 - Zara. In alto a destra: LA LOGGIA DEL COMUNE, sede della Biblioteca comunale P. A. Paravia, centralia de G. Samaniolodi (1865) - Zara. In basso a resumo: CHIOSTRO DEL CONVENTO DI S. FRANCESCO (1558) - Zara. In basso e diurno: VEDUTA INTERNA DELLE ASSIDI della chiesa di S. Donato (imizi del sec. 19), era Museo nazionale - Zara.
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per il malgoverno dell'usurpatore, Z. venne richiamato al potere (sett. 476) che gli riusci di conservare nonostante altre congiure di palazzo. Durante il suo interregno, Odoacre, vinto Oreste, rimando a Costantinopoli le insegne imperiali d'Occidente, ma Z. non gli riconobbe mai l'autoritá imperiale pur conferendogli il titolo di patrizio e di "magister militum per Italiam". Volendo disfarsi di Odoacre, Z. gli suscitò contro prima i Rugi, e poi, stesso alle strette dalle milizie gotiche, se ne distolse dando incarico a Teodorico l'Amalo di riconquistare l'Italia. Questi, definitivamente sconfitto Odoacre a Ravenna (493), divenne signore d'Italia. In campo religioso Z., nella lotta monofisita, tentò di conciliare le opposte tendenze pubblicando una lettera col nome di Henoticon, ispiratagli o fors'anche scrittagli dal patriarca Acacio (v.), che papa Simplicio e poi Felice III condannarono; ne sorse uno scisma fra Oriente e Occidente durato più di 30 anni (scisma acaciano).
Bbic.: G. Ostrowarsky, Gesch. des Byzant. Staates, Monaco 1940 (2* ed. 1953), p. 36 sgg . Sullo scisma v. Hefcle-Leclercq, II, p. 912 sgg.; L. Duchesne, Hist. anc. de l'Eglise, III, Parigi 1910, p. 500 sgg; Fliche-Martin-Frutaz, IV, p. 283 sgg.
Lanfranco Fiore
ZENONE, vescovo di Verona, santo. - Scrittore ecclesiastico del sec. Iv. Di origine africana, della Mauritania o più probabilmente della Numidia, compì gli studi di retorica a Cartagine, come si deduce dai Sermones a lui attribuiti.
La voce Tractatus, con la quale la tradizione manoscritta ha tramandato i Sermones, lo ha fatto ritenere vescovo, poiché le omelie di Z. furono dette in circostanze nelle quali apparteneva al vescovo parlare ai fedeli, come nella dedicazione di una basilica, nel conferimento del Bittesimo, durante la liturgia pasquale. La residenza in Italia di Z. e la sede vescov