l, vicario apost. di Corea, si rivolse ai Benedettini di S. Ottilia di Baviera i quali ben presto fondarono a Seul un monastero, priorato dapprima, poi abbazia nel 1913. Il padre priore Bonifacio Sauer ne fu il primo abate. Lo scopo dei Benedettini era di formare maestri cristiani per la piccole scuole di provincia. Oltre quest'opera principale, i Padri aprirono un laboratorio di falegnameria e di pittura e una officina meccanica, embrione di una futura scuola industriale. Ma difficoltà speciali, sorte dalla legislazione giapponese, costruisero i Benedettini a interrompere i corsi della scuola normale, mentre la scuola industriale prosperò ancora, quando la guerra del 1914 ne arrestò ogni progresso. Il 5 ag. 1920 fu eretto il vicariato apost. di Wonsan o Kanto (oggi Ham-Heung) affidato pure ai Benedettini. Il 31 ag. 1927, la sede dell'abbazia venne trasferita da Seul a T.-W. Il 12 genn. 1940, essa fu eretta in abbazia mullius, con l'assegnazione di una piccola parte del territorio del suddetto vicariato, inclusa la città di Wonsan. Ebbe pure, oltre a laboratori, una grande tenuta ( 200 ettari), che, coltivata dai fratelli conversi con i metodi più moderni, era additata dalle autorità civili, prima della dominazione comunista al di sopra del $38^{\circ}$ parallelo, come modello e quasi ogni giorno frequentata da visitatori.
Prima ancora dell'attuale conflitto, il governo comunista del Nord aveva strappato alla missione tutto il personale, imprigionandolo. L'abate mons. Bonifacio Sauer risultò morto in carcere nel genn. 1950. Si avevano 4997 cattolici; 22 sacerdoti; 7 fratelli indigeni e 9 esteri; 295

Tod. Fider.
Tokyo, arcidocesi di - Processione eucaristica nei pressi della cattedrale di Seguchi. Al centro un tappeto floreale con colomba, in fondo l'Altare del Sacramento - Tokyo.
suore indigene e 13 estere; 696 catechisti; 180 maestri; 31 seminaristi maggiori e 36 minori; 12 scuole elementari; 4 scuole medie.
Bibl.: [Dalmen], Le catholicisme en Corée, Hong-Kong 1924, pp. 73, 77, 97; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 2631:38; Relaz. con commario, pos. prot. n. 9:40; pos. prot. n. 219 40; AAS, 32 (1940), pp. 343-44; MC, 1930, p. 401.
T'OKYO, ARCIDIOCESI di. - Situata nella parte centro-occidentale dell' isola di Hondo, comprende le due prefetture civili di T. e Ciba, la cui superficie complessiva è di 5079 kmq .
Questo territorio appartenne originariamente alla diocesi di Funai, eretta nel 1587 , e poi al vicariato apost. di Giappone, eretto nel 1846 e affidato alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Il 28 giugno 1876 la missione fu divisa in due vicariati apost.: Giappone meridionale, con centro Nagasaki, e Giappone settentrionale, con centro T. Nel 1891 quest'ultimo vicariato fu elevato ad arcidiocesi di T., distraendone, nello stesso tempo, le sette prefetture civili del nord del Giappone e l'Isola di Hokkaido, che formarono la diocesi di Hakodate, ora Sendai. Il 13 ag. 1912 la medesima arcidiocesi cedette alla nuova prefettura apost. di Niigata i territori di Toyama e Ishikawa, annesse successivamente alla prefettura apost. di Nagoya. Il 18 febbr. 1922 ne furono dismembrati i territori di Aichi e Gifu, che entrarono a far parte della nuova prefettura apost. di Nagoya. In data 9 nov. 1937 l'arcidiocesi di T. fu trasferita al ciero secolare e il 2 dic. fu nominato il primo arcivescovo di nazionalità giapponese. Essa ha sette diocesi suffraganee e cioè Fukuoka, Nagasaki, Osaka, Sendai, Yokohama, Kyoto e Sapporo. T., anticamente denominata Edo, fu fondata da un signore feudale ca. 600 anni fa. Assurse al ruolo di grande città sotto lo Shogun Tokugawa Ieyasu, che stabilì qui il suo castello, ora Palazzo imperiale. Durante lo Shogunato della famiglia Tokugawa ( 350 anni), nonostante che esistesse di diritto l'antica capitale Kyoto (Miaco), Edo (poi T.) divenne man mano di fatto la vera capitale, centro di vita e cuore di tutto l'Impero del Sol Levante.
La grande T. è anche la sede di varie religioni : shintoista, buddhista e protestante. Tra le sétte shintoiste non sono compresi gli jinja o templi nazionali. L'influenza del buddhamo è enorme. In T. i buddhisti hanno 76 templi famosi e innumerevoli seguaci. Bellissimo è il moderno "Hishi Honganji", una specie di Vaticano buddhista.
Stato spirituale. - L'arcidiocesi ha una popolazione di 8.600 .000 ab., la sola metropoli conta 6.230 .000 ab . $U_{\text {s }}$ sono 20.398 cattolici con 4329 catecumeni; 3000 dissidenti di rito orientale; 52.000 protestanti; 8.520 .000 pagani. Si contano 28 sacerdoti nazionali e altri 189, ap-
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TorkyO, arcidocesi di - Un contadino dei dintorni di T. con un originale impermeabile di paglia.
partenenti a 27 famiglie religiose. Vi sono 75 fratelli; 482 suore tra nazionali ed estere; 28 seminaristi maggiori. Vi è un seminario interdiocesano, eretto canonicamente il 23 genn. 1948, con 121 alunni; 35 catechisti; 435 maestri; 25 medici cattolici; 4 ospedali; 4 farmacie; 9 orfanotrofi; 2 giardini d'infanzia; 10 scuole elementari; 9 scuole medie; 3 scuole superiori; 1 scuola professionale; 29 edifici sacri; 29 parrocchie; 9 stazioni principali e una secondaria.
Bibl.: Arch. di Prop. Fide, pos. prot. nn. 3781/31, 1527/36, 308/48; Relatio quinquennalis 1943-50, pos. prot. n. 3480/30; Prospectus status missionis 1951-52, pos. prot. n. 3442/52; MC, 1950, pp. 413-14; New Japan, IV, Tokyo 1951, pp. 450-52.
Edoardo Pecoraio
Università cattoliche. - A T. esistono tre università, a cui si può aggiungere l'altra che si trova a Nagoya, con una popolazione scolastica complessiva di 3000 studenti.
I. Sophia University (Jochi Daigaku), fondata a T. nel 1913 dai Padri della Compagnia di Gesù, dai quali è diretta. Comprende le seguenti Facoltà : a) Lettere con le sezioni di filosofia, letteratura, storia, pedagogia e giornalismo; alla sezione di filosofia è collegata la Fzcoltà ecclesiastica di filosofia, canonicamente eretta; b) Economia con le sezioni di economia nazionale e di commercio. Già riconosciuta dal governo giapponese nel 1951, ottenne anche il riconoscimento del corso superiore (Graduate course). E frequentata attualmente (1953) da 1220 studenti, di cui 305 cattolici, e ne è direttore il p. Oizumi S. I.
Da questa Università sono edite le seguenti pubblicazioni: a) Monumenta Nipponica, in fascicoli semestrali, contenenti studi in lingue straniere, riguardanti specialmente le antichità cristiane giapponesi e il rispettivo periodo storico, nonché i contatti culturali e scientifici tra Oriente e Occidente. La pubblicazione è diretta dal p. Wilhelm Schiffer S. I. Quando uscì per la prima volta
nel 1937, subito vi si sottoscrissero ben 400 istituti governativi. b) Sophia Kirishistan Bunko (dal 1940), che è un catalogo bibliografico delle opere concernenti le antichità cristiane e il loro periodo storico. Si pubblica una volta l'anno sotto la direzione del p. Laurens S. I. c) Sophia, rivista trimestrale, iniziata nel marzo 1952. Redatta in giapponese, con riassunti in inglese, è organo dell'Università. Tratta questioni scientifiche e culturali, interessanti l'Oriente e l'Occidente. d) Seiki, periodico mensile. E collegato con i Padri dell'Università. Di carattere divulgativo, è destinato agli intellettuali. Nel giro di pochi anni, cioè nel dopoguerra, dall'Università sono usciti ben 200 tra libri e articoli, in massima parte di indole scientifica. Per contribuire ad una soda formazione religiosa e morale degli studenti funziona un pensionato ancesso allo "Studium ". Vi sono accolti 160 studenti. L'Università è anche sede di due importanti nuclei di studiosi: la Federazione dei medici cattolici e la Società degli scienziati cattolici.
II. Seishin Daigaku, fondata dalle religiose del S. Cuore a T. Già affilata all'Università cattolica di Washington, nel 1950 venne riconosciuta ufficialmente dal governo e autorizzata a rilasciare diplomi in letteratura inglese e giapponese e di licenza in storia. Fino a quell'anno nessuna università femminile in Giappone era stata autorizzata ad impartire un insegnamento superiore al baccellierato. L'Università pubblica un annuario.
III. Seisen Jochi Daigaku, fondata dalle Ancelte del S. Cuore come scuola superiore di lingue nel 1949 e riconosciuta dal governo come università nel 1950. Vi si conferiscono diplomi di letteratura inglese e giapponese. Le studentesse sono oltre 100.
IV. Le Naxson University, si trova a Nagoya e fu fondata dai Padri della Società del Verbo Divino. Aperta dapprima come scuola superiore di lingue estere, venne poi ampliata e riconosciuta dal governo giapponese come istituto universitario nel 1949. La Fzcoltà di lettere comprende le seguenti sezioni : lettere, lingue e letterature dell'Estremo Oriente (giapponese e cinese), filosofia e pedagogia, Scienze giuridico-sociali. Vi è annesso un Istituto antropologico, che è collegato con l'Istituto "Anthropos" di Friburgo in Svizzera diretto dal notissimo p. Guglielmo Schmidt, accademico pontificio soprannumerario. Organo dell'Istituto è il periodico scientifico Gakkai zasshi (Man and Culture). L'Università conta 160 professori e 1034 studenti; ad essa sono collegate quattro scuole medie, maschili e femminili, con oltre 2000 tra studenti e studentesse, e 120 professori.
Esistono, inoltre, due "Colleges " universitari: parecchie scuole superiori, tra cui una di lingua giapponese per i missionari diretta dai Frati Minori a T., fondata per impulso del p. Schnusenberg, delegato generale O. F. M. per l'Estremo Oriente, e inaugurata il 10 sett. 1951. - Vedi tav. XXII.
Bibl.: Congr. di Prop. Fide, Nota d'archivio, pos. n. 2436/53: Cath. Direct., 1951, pubbl. dal National Catholic Committee of Japan [Tokio s. a.], passim. Edoardo Pecoraio
TOLAND, JoHn. - Il più notevole dei deisti inglesi (Collins, Tindal, Morgan), n. a Redeastle presso Londonderry (Irlanda) il 30 nov. 1670, m. a Petney presso Londra l'1 1 marzo 1722. Di famiglia cattolica, passò a 16 anni alla religione anglicana. Studiò alle Università di Glasgow (1687) e di Edimburgo ( 1690 ).
La sua opera principale è Christianity not misterious (1* ed., anonima, Oxford 1696). Nella prefazione dice: "dopoché io fui educato fin dalla culla nelle più grossolane superstizioni e nell'idolatria (la religione cattolica!), piacque a Dio che la mia ragione e uomini che della loro ragione hanno fatto uso, fossero strumento della mia conversione». Per lui, contrario all'autorità del papa come a quella del clero protestante, si trattava di scegliere tra la chiara dottrina di Cristo e le complicate dottrine dei teologi. L'aspirazione del Locke nella Reasonableness of christianity era di mostrare che il cristianesimo è ragionevole, quella di T. che nulla di contrario alla ragione,
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o al di sopra della ragione, può far parte della dottrina cristiana. Nelle Letters to Sereno (Sofia Carlotta, regina di Prussia) T. combatte il concetto cartesiano della materia, come qualcosa di inerte : il movimento è una proprietà così essenziale e originaria della materia, come l'estensione e la solidità. Queste idee sono svolte ulteriormente nel Pantheisticon sive formula celebrandae sodalitatis Socraticae (1720), in cui sono descritti gli immaginari convegni di uomini di ogni nazione, liberi da pregiudizi, che identificano Dio con la forza creatrice e ordinatrice dell'universo. L'aspirazione del T. di vivere "libero da affanni come da ambizioni, sempre con un libro in mano o in testa " fu molto contrastata dalle polemiche religiose e politiche. Il sincero libero pensatore ("a candid freethinker"), come lo chiama Molijneux, amico di Locke, fu fatto apportire come un pericoloso nemico dello Stato e della Chiesa.
Tra gli altri numerosi suoi scritti vanno ricordati: Anyutor or a defence of Milton's life (1699); Clito, a Poem on the force of eloquence (1700); Vindicius Liberius (apologia della sua condotta e de' suoi principi in materia di politica e di religione); Socinianism truly stated (1705); Nazarenus, or Jewish, Gentile and Mahometan Christianity (1718); Tetradydimus (1720).
Bibl.: C. Dentice d'Accadia, Il deitmo inglese del '700. 7. T., in Giorn. crit. d. filos. it., 15 (1934), pp. 69-95; M. Muff, Leibnizens Kritik d. Religionsphilos, c. T., diss., Zurigo 1941; F. H. Heinemann, T. and Leibniz, in The philos. review, 34 (1945), pp. 437-57; W. Ziegenfuss, Philosophico-Lex., II, Berlino 1950, pp. 228-29. V. anche alla voce deismo. Andrea Ferro
TOLEDO, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capoluogo della provincia omonima della Spagna.
Ha una superficie di 26.802 kmq . con una popolazione di 762.220 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 364 parrocchie, servite da 323 sacerdoti diocesani e 8c regolari; 18 comunità religiose maschili e 106 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 425). E sede primaziale della Spagna ed ha per suffragance le diocesi di Coria, Cuenca, Madrid, Plasencia e Sigüenza. Suoi patroni sono i ss. Eugenio e Ildefonso.
T. è la Toletum, municipio romano, ricordato da Tito Livio. Occupato prima dagli Alani, poi dai Goti, questi ne fecero centro d'un nuovo impero riunito alla Gallia Narbonense e Leovigildo I nel 579 fu il primo di una dinastia che vi rimase fino al 709 in cui, dopo violente lotte, salì al trono l'infante don Rodrigo; ma dopo due anni gli Arabi, guidati da Tarico, occuparono la città che per tre secoli fu alle dipendenze del califfato di Cordova. Nel 1212 il governatore di T. si sollevò contro gli Ommeiadi, proclamandosi re, ma Alfonso I nel 1085 riconquistò la città; inutilmente assediata dai musulmani nel 1197 e nel 1205; nel 1212 fu definitivamente respinta l'invasione saracena. Nel 1470 T. fu visitata dal re Ferdinando e dalla regina Isabella che vi fonderono il convento votivo di "S. Juan de los Reyes ". All'inizio del regno di Carlo V, T. fu il centro dell'agitazione dei scomuneros" che difendevano i privilegi del comune, guidati da Juan de Padilla; assediata la città fu a capo della resistenza la sua vedova Maria Pacheco; ma Carlo V ne fece la capitale. Filippo II l'abbandonò per Madrid; tuttavia alla città rimase il titolo di città "imperiale y coronada ". T. subì un eroico assedio dal 21 luglio al 27 sett. 1936.
Si fa risalire l'origine della diocesi al sec. i e s. Eugenio sarebbe il suo primo vescovo, ma mancano i documenti per i primi tre secoli e si ha soltanto la prima notizia sicura nel celebre Concilio Illiberitano (es. 300; v. Elvira) dove sottoscrisse il vescovo Melanzio. Non fu soppressa sotto gli Arabi che conservarono lo splendore della città; anzi grazie a tale dominazione l'ostinato eretico adozionista Elipando poté sfidare i fulmini
di papa Adriano I e Carlomagno. Tuttavia maggiore splendore ebbe dopo la conquista della città fatta nel 1085 da re Alfonso VI. Sono famosi i Concili Toletani, dei quali il primo è del 400 , il secondo fu celebrato nel 531 e il terzo, il più celebre di tutti, nel 589 con l'assistenza del re visigoto Recaredo, fratello del martire s. Ermenegildo e figlio del crudele ariano Leovigildo; in detto Concilio fu riconosciuta la religione cattolica, ed affermata l'unità religiosa del Regno. Vanto di questa Chiesa sono ss. Ildefonso, Giuliano, Eulogio (vescovo eletto) ed Eugenio; fu pure illustrata dai cardd. Egidio Albornoz (restauratore dello Stato Pontificio nel sec. xiv), Francesco Ximenez de Cisneros (il grande governatore e mecenate, al principio del sec. xvı), Gaspare di Borgia (ambasciatore spagnolo a Roma), e da tanti altri, giacché dal sec. xvi l'arcivescovo di Toledo fu quasi sempre membro del S. Collegio. Ben conosciuti sono i presuli, non cardinali, Roderico Ximenez de Rada e Bartolomeo Carranza, morto a Roma nel 1576, dopo un clamoroso processo.
La Cattedrale fu fondata nel sec. vi sotto il re goto Recaredo. Trasformata in maschea dagli Arabi, ne venne iniziata la ricostruzione nel 1227 dal re Ferdinando e compiuta nel 1493. Primo architetto fu un Petrus Petri detto Pedro Pérez; è in stile gotico francese con modificazioni posteriori. Vi si accede mediante cinque porte monumentali e tre secondarie. La facciata principale, iniziata nel 1418 , compiuta all'inizio del sec. xvi, ha tre portali : quello detto "del Perdono ", al centro, offre un grande arco ogivale, ornato di figure d'angeli, di profeti e di santi; nel timpano è la Vergine che dona la pianeta a s. Ildefonso; al disopra è l'Ultima Cena. I due pilastri laterali sono adorni di statue. A sinistra è il pilastro detto "del Infierno" o "de la Torre", a destra quello detto "de Escribano" o "del Iuicio ". A sinistra della facciata sorge la torre alta m. 90, eretta tra il 1380-1440 da Rodrigo Alfonso e Alvaro Gomez. Nel lato meridionale stanno la "puerta Liana", d'ordine ionico, eretta nel 1800 e la "puerta de los leones", con sei colonne sormontate da leoni con scudi araldici, opera di A. de Egas di Bruxelles, decorata da Juan Alémas, restaurata nel sec. xviri; le porte di bronzo sono del 1345. Nel lato orientale sui muri sono fissate grandi epigrafi in rosso con i nomi dei dottori in teologia (secc. xvi e xvi). Nel lato settentrionale si trovano la "Puerta de Presentación" del 1585 con un bassorilievo della Presentazione al tempio, del 1565; la "Puerta de S. Catalina" della fine del sec. xvi con la scena della sepoltura di s. Caterina; la "Puerta de la Feria" detta anche del "Reloj" (dell'orologio) o del "Niño perduto", dell'inizio del sec. xiv, decorata con figure d'angeli e di profeti. L'interno misura m. 113×57, alto m. 30 , diviso da fasci

(fol. Yconte Cheralier)
Toledo, arcidiocesi di - Veduta di T. dai dintorni.
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(fot. Maxi
Toledo, arcidocesi di - Ostensorio monumentale gotico in argento dorato. Opera di Enrico de Arfa (1517-24) - Toledo, Tesoro della Cattedrale.
di 16 colonne in cinque navate su cui si aprono 22 cappelle; è illuminata da ben 750 finestre con scene del Nuovo Testamento e figure di santi dipinte tra il 1480 1560 da J. Dolfin, I. d'Utrecht e A. di Olanda.
La "capilla mayor" fu ingrandita dal card. Ximenez ca. il 1498; ha un retablo ligneo in stile gotico flammeggiante disegnato dal Borgognone; ai lati dell'altare sono tombe dei Re (Sanchez II, Alfonso VI, Alfonso VIII) e del card. P. Gonzalez de Mendoza (m. nel 1495); a destra si discende alla cappella sotterranea detta del S. Sepolcro. Nel coro gli stalli lignei furono scolpiti da R. Aléman nel 1495; i 54 bassorilievi rappresentano episodi della conquista del Regno di Granata; sullo stallo dell'arcivescovo è il gruppo in alabastro della Trasfigurazione; ogni stallo è separato da colonne di marmo rosso; al disopra corre un fregio con medaglioni marmorei rappresentanti la genealogia del Signore; in mezzo al coro nei due grandi pulpiti in bronzo sono scolpiti episodi del Vecchio Testamento (opera di N. di Vergara, 1570). Sull'altare sorge la statua marmorea della "Virgen de la Blanca", scultura francese del sec. xir. Nella sacrestia si ammira il portale del card. Borxa y Velasco (m. nel 1645) del Velasquez. Nell'altare centrale del Trascoro è la statua - de la Virgen de la Estrella» del sec. xiv. Nella navata
destra è la cappella mozarabica costruita nel 1504 dal card. Ximenez, opera di E. de Egas; fu restaurata nel 1922; ogni giorno vi si celebra in rito mozarabico, rito che per una speciale convenzione fu continuato, durante il periodo dell'invasione araba, in sei chiese della città. Sull'altare il musaico con la B. Vergine e il Bambino fu eseguito a Roma nel 1794; vi è inoltre un affresco rappresentante la presa di Oran nel 1509 eseguito da Gregorio di Borgogna nel 1514. Nella cappella di S. Eugenio la statua del Santo vescovo è di D. Copin; vi è pure la tomba del vescovo F. di Castiglia, m. nel 1521. Nel transetto, l'interno della "porta dei Leonis, di architettura ogivale, contiene 35 pannelli lignei scolpiti : sulla porta l'albero di Jesse in alto rilievo, e medaglione con l'incoronazione della Vergine, opera di Gregorio di Borgogna.
Nel deambulatorio è la cappella di S. Lucia in stile gotico del sec. xiri, quindi la cappella "de Reyes vejos" o dello Spirito Santo, eretta nel 1290; poi si passa alla sala capitolare dal soffitto a cassettoni scolpiti e dipinti nel 1508, nelle pareti affreschi di Gregorio di Borgogna e ritratti degli arcivescovi di T. da S. Eugenio al card. Moreno.
Nell'abside sono la cappella ottagonale di S. Ildefonso, trasformata dal card. De Albornoz che vi è sepolto (m. nel 1364 a Viterbo) e la tomba dell'arcivescovo J. Martinez de Contreras (m. nel 1431). La cappella di Santiago è esagonale, decorata in stile gotico fiorito; fu eretta alla metà del sec. xv dal connestabile don Alvaro De Luna che vi fu sepolto; vi è pure il sepolcro dell'arcivescovo J. De Cerezuela (m. nel 1448). La cappella de "Reyes nuevos", eretta tra il 1531-34 contiene i monumenti sepolcrali di Enrico II, Enrico III e statue di Giovanni I e II. La sacrestia fu affrescata da Luca Giordano e dal Greco; nella sala detta del vestiario sono tele di Rubens e del Greco; vi si conserva una preziosa serie di paramenti sacri appartenuti ai cardd. Mendoza, Cisneros, Fonseca, Albornoz ed anche la Bibbia detta di S. Luigi, manoscritto miniato francese del sec. xiri in tre volumi; alcuni fogli dell'Apocalisse sono ora a Nuova York nella collezione Pierpont Morgan. A destra del deambulatorio è la tomba del card. De Portocarrero (m. nel 1709). Poi si trovano le cappelle dette "de los Doctores" o di S. Marina, e la cappella "de la Virgen del Sacrario" con la venerata immagine della Madonna. Nel transetto sinistro si ammirano le cappelle di S. Pietro, eretta dall'arcivescovo Sancho De Rochas (m. nel 1422) che vi è sepolto; la cappella "de la Pila Bautismal": la cappella "de la Virgen de la Antigua" cosiddetta da un'antica icone della Madonna; la cappella "de la Descensión" eretta nel 1533 sul luogo dove la Madonna apparve a s. Ildefonso.
La cappella della Torre detta pure "de S. Juan" o "de los Canónigos", al di sotto della torre, contiene il Tesoro della Cattedrale. Su lato nord dell'edificio dalla porta "del Mollete" si entra nel chiostro, iniziato nel 1399 a due piani: su di esso si apre la sala capitolare estiva del sec. xv, la cappella di S. Blas con la tomba dell'arcivescovo Tenorio (m. nel 1399) a cui si deve il chiostro; nella volta affreschi di Arnaldo di Cremona; inoltre si accede alla Biblioteca del Capitolo ricca di manoscritti e di corali miniati. Una galleria coperta immette al Palazzo arcivescovile (sec. xviII), occupato in basso dalla Biblioteca provinciale. Questo Duomo gode di molti privilegi pontifici e le sue dignità canonicali hanno la facoltà di usar la mitra. Un cappellano maggiore e parecchi altri cappellani e beneficiati hanno il servizio del rito mozarabico, ristabilito con regale generosità dal card. Ximenez de Cisneros al principio del sec. xvi nella detta cappella, dopo aver dato incarico a parecchi dotti investigatori dei codici antichi per la ricomposizione della liturgia, della quale T. era stata il centro e difesa fino a che, sotto Gregorio VII, dovette cedere il posto alla romana.
Vi è a T. il Seminario maggiore, già Università pontificia di S. Ildefonso, fondato nel 1848 dal card. Inquanza, e il minore, di S. Tommaso da Villanova, antica Università di S. Caterina, edificio ampliato nel 1917 dal card. Guisassia e nel 1926 dal card. Reig.
Tra le chiese si ricordano quelle di S. Andrea, di
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In alto a sinistra: CHIESA DI S. MARIA DELLA CONSOLAZIONE, costruita da Cola di Matteuccio da Caprarola, forse su disegno del Bramante (1508-24) - Todi. In basso a sinistra: RESTI DI MURA ROMANE, con sovrapposizioni medievali. A destra: FACCIATA DEL DUOMO (sec. xili). Il rosone superiore è del 1520 .
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In alto a sinistra: UN PELLEGRINO, giunto alla porta del tempio shintoista Sanno, si ferma per le sue devozioni - Tokyo. In alto a destra: STELE FUNEBRI provenienti da un antico cimitero, probabilmente cristiano - Tokyo. In basso: INGRESSO ALLA SOPHIA UNIVERSITY - Tokyo.
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"S. Juan de la Penitencia " con annesso convento fondato nel 1514 dal card. Cisneros; è di architettura mista con cupola in legno di cedro e pennacchi rivestiti di stalattiti : vi è la tomba del vescovo F. Ruiz (m. nel) 1528); la chiesa mozarabica di S. Luca che fu restaurata di recente; la chiesa di "S. Juan de los Reyes " unita a un convento eretto nel 1746 dai Re cattolici, dopo la vittoria di Toro, su architettura del fiammingo J. Guas; l'interno è a una sola navata. Il chiostro è un bel saggio di gotico fiorito; di recente si sono scoperti avanzi di affreschi nelle pareti; sui fregi e sopra i capitelli iscrizione in lode dei Re cattolici; S. Maria "la Blanca" e la più antica sinagoga di T. (ca. il 1180) trasformata in chiesa nel 1405; vi predicò s. Vincenzo Ferreri; è stata di recente restaurata. Nostra Signora del Transito è un'altra sinagoga trasformata nel 1492 in chiesa e allora detta "S. Maria de los Pobres"; è ad una sola navata e contiene ancora iscrizioni in carattere ebraico in lode al Dio di Israele. Si ricordano inoltre: la Chiesa "del Salvador", dove nella cappella di S. Catalina si riunivano i dottori dell'Università, la chiesa di "S. Tomé", del sec. xiv, con interno restaurato nel sec. xvir, contiene la celebre tela del Greco con l'inumazione di Gonzalo Ruiz contro di Orgas e l'apparizione dei ss. Stefano e Agostino. La chiesa di "S. Domingo el antiguo" contiene pure 5 tele del Greco.
La chiesa del "Santo Cristo de la Luz" è l'antica moschea Bib el-Mardom del sec. x trasformata in chiesa con l'aggiunta di un transetto e di un'abside. La chiesa di "Santiago del Arrabal" in stile toletano del sec. xiri fu trasformata nel sec. xvili. La chiesa del "Cristo de la Vega" e, basilica di S. Leocadia è moderna. La chiesa di "S. Vincente" eretta nel 1595 è ora adibita a museo parrocchiale e contiene paramenti sacri dal sec. xv al xvili; arazzi di Bruxelles del sec. xvir, un messale mozarabico del card. Cisneros; sculture del sec. xiri in poi; pietre tombali del sec. xiv e seguenti, maioliche, oreficerie e tele di diversi autori, di cui non poche del Greco, e fra esse l'Assunta.
Il card. P. Gonzalez de Mendoza fece erigere tra il 1514-44 da E. De Egas l'ospedale di S. Cruz, danneggiato nel 1936; e una delle più notevoli costruzioni del rinascimento in Spagna con ricco portale dove è rappresentato il fondatore in adorazione della SS. Croce, tra s. Pietro, s. Paolo e s. Elena; al disopra la Visitazione. L'interno è adibito a museo provinciale. L'ospedale di S. Giovanni Battista o "de Afueras fu fondato dal card. J. De Tavera; è opera di Bustamante (1541-99); l'interno contiene oggi il museo istituito dalla duchessa de Lerina, che vi ha ricostruito una dimora signorile del sec. xvi : mobili, tappezzerie dell'epoca e tele di Ribera, Luca Giordano, Tintoretto, Zurbaran, Greco, Sanchez Coello, ecc. Nella chiesa tomba del card. J. De Tavera (m. nel 1545).
Si devono poi menzionare l'Alcazar, fortezza eretta da Alfonso VI sopra un accampamento romano del sec. III; Alfonso X gli dette la forma quadrilatera con a torri angolari; Carlo V lo fece ricostruire da A. De Covarrubias che vi eresse la facciata nord, mentre quella sud è opera di J. De Herrera sotto Filippo II. Incendiato nel 1710, restaurato sotto Carlo III da V. Rodriguez (1744-74), fino al 1776 accolse la "Real Casa de Caridad". Fu incendiato di nuovo nel 1810 , restaurato tra il 1867-82; bruciò ancora nel 1887 ; ricostruito, fu sede dell'accademia di fanteria che dal 21 luglio al 28 sett. 1935 vi sostenne eroico assedio.
Sul Tago esiste ancora il ponte d'Alcantara, costruito dai Romani; restaurato nel 997 dagli Arabi, rifatto nel 1258 da Alfonso il Savio e ancora all'inizio del sec. xv; esso è preceduto da un portico barocco eretto nel 1721; all'estremità occidentale si erge una torre finita nel 1484 con lo stemma dei Re cattolici. L'antico circo romano fuori della città è oggi trasformato in giardino.
Presso T. si trovano l'eremo "de la Virgen de la Cabeza" e quello "de la Virgen del Valle", dove, prima della conquista araba, sorgeva il monastero dei SS. Pietro e Felice. Ma il più celebre monastero di T. è quello dei SS. Servando e Germano sul Tago eretto ca. il 1090 dal re Alfonso (F. Fita, El monasterio toledano de S. Ser-
vando en la secunda mitad del siglo XI, in Bulletin de l'Academia histórica, 49 [1906], pp. 280-331; R. De Los Rios, El castillo y monasterio de S. Servando en Toledo, in Rivista dos archivos, bibliothecas y museos, 15 [1911], pp. $167-88$ ).
Nell'estremo occidentale della diocesi, che forma parte dell'Estremadura, vi è il meraviglioso monastero della Madonna di Guadalupe, fondato nel sec. xiv, il più grande cenobio dei monaci girolamini, prima della costruzione del gigantesco Escoriale, che lo tennero fino al 1836 , ai quali hanno succeduto i Minori Francescani. Il tempio e l'insieme degli edifici d'intorno appartengono al sec. xiv e seguente. Il grande chiostro arabesco, unico nel mondo in questo stile, col suo graziosissimo tempietto, è di effetto sorprendente : cominciato nel 1389 fu terminato nel 1406; d'un secolo posteriore è l'altro chiostro. Alle molte opere d'arte della chiesa bisogna aggiungere la ricchezza notevolissima dei libri corali miniati (non superata da altri templi neppure cattedrali), i paramenti del sec. xv-xvi e le pitture del Zurbaran.
Bibl.: Eubel, I, p. 487; II, p. 252; III, p. 314; IV, p. 339; V, p. 383 ; Cotineau, II, col. 3167; A. M. Gamero, Hist. de la ciudad de T., 2 voll., Toledo 1862; R. Amador de los Rios, T., in Abnum. arquitect. de España, Madrid 1903; V. Lamperez, Hist. de la arquitect. eriv. española en la Edad Media, 2 voll., Madrid 1908-1909; M. Gomez Moreno, Arte mudejar toledano, ivi 1916; id., Ornamentación mudejar toledano, in Arquitect. espad., ivi 1923; E. Lambert, Tolide, Parigi 1923; J. Polo y Benito, Dives Toletana, Toledo 1928; A. Calzada, Hist. de la arquitect. espad., Barcellona 1933; R. de Uresse, La legislación gotica hispana, Madrid 1905.
Enrico Josi-Giuseppe Pou y Marti
Concili di T. - L'organismo più importante dell'attività disciplinare e dogmatica, e nel medesimo tempo il tratto costituzionale più tipico della Chiesa spagnola nell'epoca visigotica, furono i Concili di T. : diciotto Sinodi, scaglionati lungo la storia della Chiesa visigotica nel periodo che va dal 400 al 701, che rappresentano la fonte principale per la conoscenza della vita ecclesiastica della Spagna in quell'epoca e delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato.
Essi sono un'istituzione unica nel suo genere, un tipo a parte di assemblea mista, fondamentalmente corpo legislativo ed episcopale, ma talora anche corte del regno e tribunale supremo in molteplici negozi di ordine puramente civile. Sono stati paragonati alle riunioni del Campo di Marte tra i Franchi o alle assemblee guerresche di Pavia tra i Longobardi, ma superano le une e le altre per il loro carattere ecclesiastico; alla Witenagenot degli Anglosassoni, ma in favore delle assemblee spagnole, sta una maggiore preponderanza episcopale; ai Sinodi della Gallia merovingica, riguardo alla concordia dei poteri ecclesiastico e civile, ma tra i Visigoti essa è più stretta e più armonicamente fusa che non negli altri paesi.
Il ricordo di Costantino, espressamente menzionato dal Biclarense alla presenza di Recaredo nel III Concilio di T., è indizio del fatto che nel re visigoto sembrava si perpetuasse l'attribuzione imperiale. Sotto un altro aspetto, il diritto di Giustiniano nella sua prammatica sanzione del 554, introdotta nella regione bizantina del Levante e più tardi nel diritto visigotico, investi i vescovi di un controllo sulla giustizia e di una superiore giudicatura in ampi settori civili. I vescovi, padri del Concilio per diritto proprio, intervenivano in ogni genere di negozi, mentre i magnati goti, eletti per libera determinazione del re, decidevano soltanto nelle cause civili. Questa fisionomia tutta particolare dei Concili di T. fa di essi una istituzione nettamente indigena.
La loro attività letteraria e sociale fu estremamente splendida e feconda. In essi si formulò e sanzionò la liturgia mozarabica, ricchissima e varia nel suo contenuto, di una ricchezza e splendore orientali nella sua lingua, di una teologia intima e delicata nella sua pietà, di una redazione preziosistica e a volte concettosa, in certe occasioni magniloquente ed elevata, sempre nobile, sincera e fervorosa. Iniziata alla fine del sec. v' da Pietro di Lérida, va svolgendosi attraverso l'epoca visigotica con la cooperazione di tutti i suoi grandi scrittori, da s. Leandro a s. Giuliano, le cui tracce sono visibili nelle sue formole. Il Liber Ordinum, il Liber Comicus e il Liber Sacra-
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mentorum sono i principali monumenti di questo tesoro letterario. Diversi salienti episodi della storia ecclesiastica e civile trovano la loro origine nell'attività di questi Concili: la condanna del priscillianismo nel I (400): diverse disposizioni intorno al celibato e ai seminari clericali nel II ( 5270531 ). Il III, con l'intervento di s. Leandro, proclama l'abiura dell'arianesimo da parte di Recaredo e del popolo goto. Il IV (633) sotto la presidenza di s. Isidoro, unifica la liturgia e proscrive diversi sbusi. I sinodi V (636), VI (638), VII (646), e VIII (653) contengono disposizioni e pene contro i crimini di lesa patria e di lesa maestà. Il XII (681) conferma il nuovo re Ervigio. Il XIV (684) condanna il monotelismo. Il XV e XVI, sotto la presidenza di s. Giuliano, precisano varie formole dogmatiche di questo grande teologo.
I Concili di T. sono cosi una specie di indizio della stretta unione fra la Chiesa e la monarchia visigotica, consacrata fin dalla conversione di Recaredo. In essi vengono affrontate frequentemente questioni politiche. Va scomparendo a poco a poco la distinzione tra Visigoti e Ispano-Romani: il cristianesimo si fonde con la popolazione; le leggi seguono nella loro unità un solo codice disciplinare. Soltanto gli Ebrei sono refrattari alla fusione e persistono a mantenersi irriducibili come elemento che presto si associerà al nemico invasore.
Bibl.: il testo dei Concili di T. in F. González, Collect. canonum eccl. Hispanae, Madrid 1808 (PL 84); P. B. Gams, Die Kirchengesch. von Spanien, t. II, Retisbana, 1864; F. Fita, Suplere, al Concilio nacion. Toledano VI, Madrid 1881; E. Pérez Pujol, Hist. de les instituç. soc. de la España goda, 4 voll., Valenza 1896; E. Magnin, L'Eglise Visigothique au VIe siècle, Parigi 1912; A. Ziegler, Church and State in visigothic Spain, Washington 1930; Z. Garcia Villada, Hist. eclesiást. de España, t. II, Madrid 1932-33; Hist. de España, sotto la direz. di Ramón Menéndez Pidal, t. III, España visigoda, Madrid 1940.
Simboli di T. - Degni di nota sono i simboli della fede, elaborati dai vescovi della Chiesa visigotica nei concili di T.; soprattutto quelli contenuti nei Concili I (ca. 400), IV (a. 633), VI (a. 638), XI (a. 675) e XVI (a. 693).
La critica teologica si compiace di ponderare la precisione e la nitidezza dei suoi enunciati; ne mette in rilievo la immensa erudizione patristica e la eccezionale sicurezza teologica, ne ammira l'abilità ed il dominio del pensiero che, pur non andando oltre i limiti di una compilazione tradizionale, fonde con armoniosa omogeneità sintetica l'eredità depurata del passato.
Salvo qualche caso particolare, l'occasione di redigere quei s. veniva offerta semplicemente dalla devozione singolare della Chiesa spagnola per la fede tradizionale che, in quel secolo che segue immediatamente la conversione del popolo visigoto al cattolicesimo, inaugurava i suoi atti più solenni con la professione di fede, quale portico delle sue decisioni conciliari.
Dopo il Simbolo I, a seguito dell'arianesimo e del priscillianesimo con gli anatematismi, completati nel 447 dal vescovo Pastore, i Simboli IV. VI, XI e XVI si susseguono secondo una catena organica con caratteristiche inconfondibili, conservando lo stesso aspetto familiare nella tradizione simbolica spagnola. Il IV, circondato dal glorioso ricordo di s. Isidoro di Siviglia, presidente di quel concilio, fissa con linee definitive la base teologica spagnola sulla Trinità e la Cristologia. Segue il VI con il medesimo indirizzo, aggiungendovi la professione di fede nella Chiesa cattolica, Corpo di Cristo, che con il suo capo deve regnare perennemente nel futuro regno. L'XI raccoglie le correnti del IV e del VI e aumenta il suo contenuto con varie citazioni patristiche sulle relazioni delle tre Divine Persone, sulla teologia psicologica agostiniana delle processioni trinitarie, ed altri aspetti, per redigere una formola di fede; breve trattato teologico su quei misteri, ricco di precisione di concetti e formole simboliche. Il XVI, finalmente, amplia il contenuto dell'XI con nuove precisazioni circa la spiegazione psicologica della Trinità, delle due volontà in Cristo, della perpetua verginità di Maria, ecc., sempre dentro il grande stile di Simbolo-trattato, iniziato dal Simbolo XI, le cui formole in gran parte ripete.
Le fonti patristiche in essi rappresentate sono, in ordine d'importanza: s. Agostino, Fulgenzio di Ruspe, Isidoro di Siviglia, s. Ambrogio, Gregorio di Elvira, il Quicumque, ecc.
Contro Künstle ed altri, che attribuivano alcuni di questi s. ad epoche anteriori, oggi, dallo studio delle loro fonti e dalla storia delle loro circostanze, si è potuto provare che sono opera dei Concili, di cui portano il nome, redatti dal Padri della Chiesa visigotica che sono rimasti nell'anonimo. L'uso che della precisa formula teologica, nei principali dogmi, ha fatto la Teologia, prova che sono ritenuti un'importante manifestazione del magistero ecclesiastico tradizionale. - Vedi tav. XXIII.
Bibl.: edd.: F. A. de González, Collect. canonum ecclesiae Hispanae..., Madrid 1808 (PL 84); J. A. de Aldama, El S. toledano I, su texto, su origen, su posición en la hist. de los S., Roma 1934; J. Madoz, Le s. du XIe Conc. de Tolède, ses sources, sa date, sa valeur (Spirit. Sacrum Laeau., 19), Lavamn 1933; id., El S. del Conc. XVI de Toledo, su texto sus fuentes, su valor teológico (Echoé. Oolenses, veita 1², 3), Madrid 1946. Studi: K. Kunstle, Eine Bibliothek der Symbole und theolog. Trattate zur Bekanntafung des Priscillianismus und westgotbischen Arianismus aus dem VI. Jahrh., Monea 1900; id., Antipristilliana. Dogmengeschichtl. Unterusch. und Texte aus dem Streite gegen Priscillians Irrelehre, Friburgo di Br. 1905; F. Cavallera, Le - De fide - de Bachiarius, le S. du Toléianum I, in Bullet. de l'irtr. ecclés., 39 (1938), pp. 88-97; G. Lachello, L'Eucarestia nei primi tre Conc. di Toledo, Torino 1939; J. Madoz, Le Symbole du IVe conc. de Toledo, in Rev. d'hist. ecclés., 35 (1939), pp. 5-20; id., El Simbol del VI Concilio de T., in Gregorianum, 19 (1938), pp. 161-93; J. Pérez, La Cristologia en los S. toledanos IV, IV, XI, Roma 1939; J. Madoz, La teol. de la Trinidad en los S. toledanos, in Rev. Espati. de Teol., 4 (1944), pp. 477-77; A. Michel, Tolède (conciles de), Confessions de foi, in DThC, XV, coll. 1107-1208, Giuseppe Madoz
TOLEDO, Alvarez Pedro di. - Uomo di Stato spagnolo, figlio di Federico, marchese di Villafranca, e di Isabella Pimentel, n. in Alba de Torques nel 1484.
Fu al servizio di Carlo V e da lui fu costituito viceré di Napoli nel 1532; governo con rigore volto a floccare la nobiltà tenendola lontana dal partecipare al governo, servendosi a tale scopo anche del popolo. Tenendo ad essere non già amato ma temuto, sciolse le accademie per sospetto di novità religiose e politiche e nel maggio 1547 tentò introdurre a Napoli il Tribunale dell'Inquisizione alla spagnola, provocando una sollevazione popolare, ben presto repressa, e l'opposizione di Paolo III che dal 1542 aveva organizzata l'Inquisizione Romana. Nella guerra del sale (1541) aveva difese le parti del ribelle Ascanio Colonna; e nel 1545 aveva preteso limitare a quattro i vescovi del Regno che dovevano partecipare al Concilio di Trento. Invano la nobiltà tentò di ottenerne il richiamo da Carlo V. Morì a Salamanca nel 1553. Aveva favorito il progresso edilizio di Napoli e atteso con dura giustizia a reprimere briganti e malfattori.
Bibl.: B. Croce, Storia del Regno di Napoli, Bari 1923, pp. 99 sg., 111, 118, 126, 137; Pastor, IV-V, passim; G. Coniglio, Il Regno di Napoli al tempo di Carlo V, Napoli 1951.
Suo fratello fu Juan, n. il 9 giugno 1488; fattosi frate domenicano a S. Stefano di Salamanca, divenne maestro di teologia a Parigi. Nominato vescovo di Cordova il 21 ag. 1523, passò a Burgos l'11 apr. 1538; fu creato cardinale da Paolo III il 20 dic. 1538 ed ebbe in commenda l'arcivescovato di Compostella il 27 giugno 1550. Seguì le idee rigoriste e riformatrici del card. Gian Pietro Carafa; fautore dell'Inquisizione, ne fu tra i primi membri dal momento della sua fondazione a Roma nel 1542. Fedele sempre alla parte imperiale in Curia, fu tra gli oppositori del trasferimento del Concilio da Trento a Bologna nel 1547. Favori la fondazione del Collegio Germanico a Roma, voluta da s. Ignazio, e fu protettore dei Barmabiti durante le loro crisi del 1552 (v. congregazione di s. paolo). Vescovo di Tuscolo il 29 maggio 1555, morì in Curia il 15 sett. 1557.
Bibl.: Ciacconio Oldoini, Vitae ecc., Roma 1677, IV, col. 644; Pastor, IV-V, passim.
Pio Paschini
TOLEDO, Francisco de. - Cardinale gesuita e teologo, n. a Cordova il 4 ott. 1532, m. a Roma il 14 sett. 1596.
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Studió filosofia a Valenza e teologia a Salamanca, dove acquistò il grado di dottore e una cattedra di filosofia; nel 1558 entrò nella Compagnia di Gesú; nel 1559 passò a Roma lettore di filosofia (1559-63), poi di teologia ( $1563-69$ ) al Collegio Romano, dove fu il primo a insegnare la dottrina della predestinazione post praevisa merita; nel 1569 fu teologo della S. Penitenzieria (per 24 anni) e predicatore apostolico; nel 1593 fu eletto cardinale. Se per una parte acquistò fama alla Compagnia, per l'altra le creò assai gravi difficoltà, sottraendosi alla dipendenza dei Superiori mediante una dispensa segreta del Papa e appoggiando la corrente revisionistica spagnola contro il generale C. Acquaviva. Alla S. Sede rese grandi servizi sia nelle sue missioni diplomatiche in Polonia presso Sigismondo II (1572), in Germania e in Belgio ( 1580 ), dove ricevette l'abiura di Baio, sia con i suoi buoni uffici presso Enrico IV di Francia.
Oltre alle prediche, lettere, pareri e brevi trattati, rimasti manoscritti, pubblicò ampi commenti a varie opere di Aristotele : dialettica (Roma 1561), logica (ivi 1572), fisica (Venezia 1573), dell'anima (ivi 1574). Meglio si ricordano e citano: In Summam theologiee 1. Thomae (4 voll., postumi, Roma 1869 a cura del p. G. Paria); In sucrum Joannis Evangelium commentarium (ivi 1592); In prima 12 capita... Evangelii secundum Lucam (ivi 1600, postumo a cura di M. Vázquez). Godette la fama di uno dei primi teologi con Fr. Suárez, Vázquez e Molina.
Biol.: Sommervogel, VIII, 64-82; Hutter, III, 247-56; A. Astruin, Hist. de la C. de 7. en la existencia de España, II, Madrid 1903, pp. 64-65; III, ivi 1909, pp. 599-604; S. Tromp, Disputat. 1. R. Bellarmini de praedestinatione, in Gregorianum, 14 (1933), pp. 323-44 (intorno alla sentenza del T.); F. Stegmuller, T. et Cajetan, in Rev. Thom., 39 (1935), pp. 358-71; autori vari, in Arch. theol. granadino, 3 (1940), dedicato al T.; F. Cerreeda, En el IV centenario del nacionisento del p. F. T., in Estud. ecclesialt., 13 (1944), pp. 90-108; J. Grisar, Die Uni-

(Est. Alloarii)
Toledo, Francisco de - Monumento funebre fatto erigere dai cardd. B. Giustiniani e P. Aldobrandini, suoi esecutori testamentari - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.

Tolemaide - Veduta della città sul Mediterraneo.
versität Löwen zur Zeit der Gesandschaft des P. F. T. (1580), in Miscell. hist. A. de Mayer, II, Lovanio 1946, pp. 941-68; J. M. Borer, La acción del Espiritu Santo en la Encarnación... segun el card. Toledo, in Arch. teol. granadino, 9 (1946), pp. 60113; id., Seis sermones sobre Isaius, 11, 1-5, del card. F. T., ibid., pp. 161-235; J. Ledesma, Doctrina Toleti de appetitu visionis beatificae, Manila 1949.
Celestino Testore
TOLEDO IN AMERICA, DIOCESI di. - Diocesi e città nella provincia ecclesiastica di Cincinnati (U.S.A.).
La diocesi fu creata dal papa Pio X il 15 apr. 1910, per smembramento da quella di Cleveland. Il territorio contava 125.000 cattolici, mentre oggi ve ne sono 210.000 su di una popolazione totale di 1.116 .819 anime disseminate su un territorio di 8222 migliaq. I cattolici si raggrupparono specialmente a T. ed al momento della creazione della diocesi vi erano 20 parrocchie nella città. Oggi vi sono nella diocesi di T. (Toletana in America), 256 sacerdoti diocesani e 66 religiosi in 6 comunità diverse, 135 parrocchie, 24 cappelle, 5 comunità religiose femminili ( 1525 suore), 52 seminaristi, 2 scolasticati. I collegio, I orfanotrofio e 5 ospedali.
Il paese, situato sulle rive del lago Erie, era sul cammino dei grandi esploratori del sec. xvir. Il sacerdote Edmund Burke, vicario generale per l' « Haut Canada», si stabili nel 1794 a Monroe (oggi Frenchtown), Michigan. Dopo il 1830 vi sono alcuni gruppi cattolici ed un sacerdote residente a S. Maria, Tiffin.
Biol.: AAS, 2 (1910), p. 331; Th. Boemer, The Cath. Church in the Un. States, Londra-St. Louis 1930, p. 337; The Official Cath. Directory 1951, Nuova York 1951, pp. 289-93; J. T. O'Connell, s. v. in Cath. Enc., XIV, p. 760; Ann. Pont. 1955, p. 425 .
Gastone Carrière
TOLEMAIDE. - Città marittima della Palestina settentrionale, 16 km . a nord-ovest di Caifa, situata su un promontorio roccioso che ne limita a nord la baia. Il suo primitivo nome era 'Akkô, perpetuatosi nell'arabo 'Akkā; fu detta 'Tolemaide da Tolomeo III Filadelfo ( $285-246$ a. C.).
Conquistata da Thutmosis III, era nel sec. xiv a. C. dotata di una guarnigione egiziana di 400 soldati e 40 carri. Quantunque assegnata da Giosuè alla tribù di Aser (Ios. 19,30), gli Ebrei non riuscirono ad impossessarsene (Iudc. 1,31). Partecipò alle rivolte della Fenicia e d'Israele contro gli Assiri; ma fu prima saccheggiata da Sennacherib (v.) e poi punita da Assurbanipal con la deportazione dei cittadini. Fu successivamente sotto la sovranità dei Persiani e dei Seleucidi. Distrutta nel 302 da Tolomeo I, fu restaurata e abbellita da Tolomeo II. Gli abitanti erano ostili ai Giudei (I Mach. 5, 15.22; II Mach. 13,25); Ionathan, accolto dapprima con onori, vi fu fatto prigio-
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(fel. Alinari)
Tolentino, diocesi di - Reliquiarin del sec. xv - Tolentino, chiesa di S. Nicola.
niero e vi trovò la morte (I Mach. 10, 39.56.60; 11,22.26; 12,45). Ne tentò la conquista Alessandro Ianneo nel 103 a. C.; ma desisté dall'assedio per timore di Tolomeo III. Per breve tempo occupata da Tigrane d'Armenia, incorporata nel 47 a. C. alla provincia romana di Siria, fu colonia autonoma chiamata Colonia Claudia Ptolemais.
Il cristianesimo vi ebbe seguaci sin da principio e s. Paolo (Act. 21,7) ne visito la comunità nel suo viaggio da Cesarea a Roma. La città, che era sede episcopale, fu nel 634 occupata dai musulmani, ai quali la tolsero i Crociati nel 1104; ma nel 1187 fu presa da Saladino. Due anni dopo fu assediata da Guido di Lusignano e nel luglio del 1191 occupata da Riccardo Cuor di Leone. Accon, come era detta dai Latini, diventò la metropoli del Regno crociato, accogliendo dentro le sue mura tutti i resti dell'esercito. Ciascun principe vi aveva la sua residenza, ogni repubblica marittima il suo quartiere, ogni ordine militare la fortezza. Nel 1229 fu posta sotto il controllo dei Cavalieri di S. Giovanni. Finito il Regno latino, andò sempre declinando; le imponenti rovine della fortezza di S. Giovanni le valsero presso i pellegrini e navigatori il titolo di S. Giovanni d'Acri. Malgrado i tentativi di restauro nel sec. xviri, per opera dell'emiro Dāhir, paese e porto andarono sempre più perdendo importanza. La primitiva città sorgeva su Tell el-Fuhbār, 1500 m . all'est della città attuale, dove sondaggi archeologici hanno rivelato segni d'abitazione dal 2000 al 900 a. C. Pur continuando l'occupazione del tell dal 900 al 300 a. C., il centro urbano si spostò nel quartiere marittimo.
Bibl.: N. Makhouly-C. N. Iohna, Guide to Acre, Gerusalemme 1946.
Donato Baldi
Vescovato di San Giovanni d'Acri (AkKá, Tolemaide). - Sede vescovile dei malkiti con residenza a Caila, suffraganea di Tiro.
Fu sede vescovile dal sec. III. La serie dei vescovi gre-co-cattolici ricomincia nel 1753 ca. Oggi la diocesi si trova nel nuovo Stato d'Israele e la situazione è sconvolta dall'emigrazione in massa degli arabi, anche cristiani dal territorio occupato dagli ebrei. Tredici delle 40 chiese
sono chiuse per mancanza di fedeli. Sono rimasti ca. 13.000 greco-cattolici.
Bibl.: Palestina, Il cristianesimo nella Palestina d'oggi, in Civ. Catt., 1951, III, pp. 463-72. Guglielmo de Vries
TOLENTINO, diOCESI di. - In provincia di Macerata, a 217 m . sul mare, sulla sponda sinistra del Chienti.
In una superficie di oltre 105 kmq . ha una popolazione di 17.350 ab., quasi tutti cattolici, distribuiti in 15 parrocchie, servite da 27 sacerdoti diocesani e 23 regolari; ha un seminario, a comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 277). La diocesi è suffraganea di Fermo ed ha per patrono s. Catervo.
Secondo l'umanista Filelfo, tolentinate, la città sarebbe stata fondata da popolazioni greche, derivando il nome da $\theta 6 \lambda 0 \varsigma$ (?) che può significare rotondo, e indicare la forma della città primitiva. La località fu abitata fin dalla preistoria, ma T. molto probabilmente è di origine picena; fu colonia e municipio romano; la sua importanza si affermò localmente nei secc. xI-xII, con l'acquisto e la sottomissione dei vicini castelli. Costituito in comune, aderì alle d