volume-12

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 decreto di Gelasio (v.) con il titolo di Revelatio quae appellatur Thomae Apostoli.

Nel 1907 F. Wilhelm ha creduto di ritrovarne il testo in un'Epistola domini nostri Iesu Christi ad Thomsm discipulum sum, nella quale si descrivono i disastri fisici e morali degli ultimi sette giorni che precederanno la catastrofe cosmica. Il testo, assai tardivo, è databile, secondo E. Amano (in DBs, I, col. 529), ai tempi merovingi. Nel 1911 P. Bihlmeyer ne ritrovd una recensione meglio conservata, più antica, che sembra già stata in uso presso i priscillianisti, edita in Revue bémédictive, 28 (1911), pp. 270-82. Una ricostruzione critica tradotta in inglese è pubblicata da M. R. James, The apocryphal New Testament, Oxford 1924, pp. 535-62.
2. Atti di T. - Libro apocrifo, ritenuto encratita da s. Epifanio (PG 41, 852), manicheo da s. Agostino (PL 42, 452.758), priscillianista da Turribio (PL 44, 694). Gli Atti di T. sono giunti a noi in molti manoscritti con rifacimenti cattolici, in due recensioni principali: una in greco, l'altra in siriaco; questa sembra la lingua originale. I rifacimenti etiopici sono d'importanza minore.

Nella recensione greca il testo è diviso in 13 parti (più una riguardante il martirio di T.). Eccone l'argomento : gli Apostoli a Gerusalemme si dividono il campo di lavoro. A Giuda-T., detto anche Didimo, tocca l'India. Non vuole recarvisi. Gesù, apparsogli, gli ripete l'ordine e lo vende schiavo a un mercante inviato da un re delI'India, chiamato Gundafor, che cercava un bravo architetto che gli costruisse uno spendido palazzo. A un certo punto del viaggio, T. assiste alle nozze della figlia del Re e recita un inno all'unione mistica dell'anima con la sapienza eterna. Frattanto Gesù, nelle vesti di T., persuade gli sposi a mantenere la perfetta continenza nel matrimonio. Più tardi, presentato al Re come un architetto, T., incaricato di costruire un palazzo, distribuisce alle vedove ed ai poveri i fondi ricevuti a questo scopo. Il Re, furente, è poi calmato da un sogno che gli mostra il palazzo costruito dalle anime convertite da T., ed egli stesso si fa battezzare. T. compie diversi miracoli. Tra l'altro, libera dal demonio la figlia del re Miodai e raccomanda a tutte le donne la continenza perfetta nel matrimonio. Imprigionato per questo motivo, T. 'evade miracolosamente, ma poi, ancora miracolosamente, rientra in carcere, e finisce ucciso a colpi di lancie. Il suo corpo continua ad operare miracoli.

Le tracce di gnosticismo si trovano specialmente nelle parti poetiche; è difficile tuttavia determinare a quale sistema gnostico appartengano. Se si escludono le parti poetiche, che, secondo alcuni, potrebbero essere interpolate, il racconto leggendario risulterebbe sostanzialmente ortodosso e potrebbe contenere qualche traccia di tradizione attendibile. Alcuni pensano che il libro sia sorto in Siria per opera di Bardesane. Tra i rifacimenti latini, senza la parti poetiche, e quindi sostanzialmente ortodossi, si nota quello attribuito a s. Gregorio di Tours : De miraculis b. Thomae Apostoli. Vi è pure una Passio 2. Thomae Apostoli del sec. vi. Il rifacimento etiopico, derivato da un rifacimento copto, si concede molte libertà.

BibL.: R. A. Lipsius, Neutestamentl. Apobryphen und Apostellegenden, I, Brunswick 1883, pp. 240-77; M. Bonnet, Supplementum codicis apocryphi: Acta Thomae, Lipsia 1883; W. Bauer, in E. Hennecke, Neutestam. Apobryphen, $2^{2}$ ed., Tubinga 1924, pp. 238-89; E. Amano, Apocryphus da Nouveau Testament, in DBs, I, coll. 501-504.

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In alto a sinistra: ABSIDE E CAMPANILE di St-Sernin (sec. xII) con restauri eseguiti nel 1885 da Viollet-le-Duc - Tolosa. In alto a destra: CAMPANILE E PORTICO della chiesa del Cordellista (sec. xiv), distrutta da un incendio nel 1870 - Tolosa. In basso a sinistra: INTERNO DI STSERNIH (sec. xi-xi) con l'esposizione delle reliquie - Tolosa. In basso a destra: ESTERNO DELLA CHIESA di Notre-Dame du Taux (sec. xv).

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(ft. Sercice commercial manumets historigues)
In alte a sinistra: RELIQUIARIO DELLA S. CROCE ornato di smalti limosini (sec. xit) - Tolosa, Tesoro di St-Sernin. In alto a destra: STRAGE DEGLI INNOCENTI (sec. xit). Capiello di St-Sernin - Tolosa. In basso: URNA RELIQUIARIO DI S. PAPULO (sec. xvi) - Tolosa, Tesoro di St-Sernin.

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(fat. Minari)
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(fol. Minari)
In alto a sinistra: TOMBA ORNATA DI STEMMI, nel chiosero (sec. xiv) della chiesa di S. Domingo - Tuy. In alto a destra: TOMBA DI LUCA SAVELLI, con decorazione cosmatesca (sec. xili) sovrapposta ad un sarcofago romano - Roma, chiesa di S. Maria in Araceli. In basso a sinistra: ARCA DI S. LANFRANCO, opera di G. A. Amadeo (1490-98) - Pavia, chiesa di S. Lanfranco. In basso a destra: MONUMENTO FUNEBRE al doge Pietro Mocenigo, opera di Pietro Lombardo (1485) - Venctia, chiesa dei SS. Giovanni e Paolo.

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(fot. Alinari)
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(fot. Alinari)
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(fot. Patronato nacional de turismo)
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(fot. Alinari)
(fot. Alinari)

In alto a sinistra: MONUMENTO A DIEGO E GEROLAMO AVILA (scuola del Borromini, 1680) - Roma, chiesa di S. Maria in Trastevere. In alto a destra: SEPOLCRO IN ALABASTRO di don Gucderes Vargas y Carvajal, vescovo di Plasencia (m. il 27 apr. 1559), opera di Francesco Giralte - Madrid, cappella del vescovo. In basso a sinistra: MONUMENTO A STEFANO PALLAVICINO, principe di Gallicano e al card. Lazaro Pallavicini, di G. Mazzunli (1714) - Roma, chiesa di S. Francesco e Ripa. In basso a destra: MONUMENTO FUNEBRE alla contensa Sofia Zamoyska, di L. Bartolini (1837) - Firenze, chiesa di S. Croce.

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3. Vangelo di T. - La più antica menzione di un Vangelo attribuito all'apostolo T. si trova in Origene (Hom. in Lucam, 1, 1: CB, IX, p. 5; cf. Eusebio, Hist. eccl., III, 25, 6: CB, II, 1, p. 252), ed in Ippolito (Philosoploemena, V, 7, 20: CB, III, p. 83), che ne cita un breve versetto ed afferma che l'opera era diffusa fra gli eretici naasseni.
S. Ireneo (Ado. haer., I, 20, 1: PG 7, 653) sembra supporre l'uso da parte dei marcosiani; mentre s. Cirillo di Gerusalemme (Catech. IV, 36: PG 33, 500) dichiara, insieme al decreto pseudo-gelasiano, che l'opera era di origine manichea. Da simili affermazioni è lecito concludere l'esistenza nel sec. in di un Vangelo di T. di origine gnostica. Di esso si ha con sicurezza solo il detto riportato da Ippolito: «Chi mi cerca mi troverà tra i fanciulli da 7 anni in su; li infatti nascosto nel $14^{\circ}$ come diverrò manifesto $n$. Ciò che rimane del Vangelo di $T$. è con molta probabilità un rifacimento cattolico, che tuttavia conserva tracce evidenti di gnosticismo, nell'apocrifo intitolato in greco Racconti sull'infanzia del Signore di T. filosofo israelita, in latino Tractatus de pueritia Iesu secundum Thomsm. La sua diffusione è documentata dalle numerose versioni (siriaca, latina, araba, slava). In greco esistono due recensioni: quella lunga, pubblicata la prima volta su un cod. di Bologna da G. L. Mingarelli nel 1764 , è di 19 capp. e narra la vita di Gesù dai 5 ai 12 anni; quella breve (capp. 13), desunta da un codice sinaitico, si limita agli anni 5-9. L'ignoto autore non era né filosofo né israelita; la sua conoscenza dei costumi giudaici è molto limitata, mentre mostra un concetto meschino della religione. Il racconto è una sequela di miracoli inutili di un Gesù Bambino, vendicativo e capriccioso. È stato ventilata anche l'ipotesi che il subetrato sia di origine pagana, e precisamente indiana (cf. A. Mayer, Kindheitserzählung des Thomas, in Ed. Hennecke, Neutestamentliche Apohryphen, $2^{2}$ ed., Tubinga 1924, p. 94 sgg.).

Bibl.: L. Conrady, Das Thomasesvangelium. Ein wissenschaftl. Versuch, in Theol. Studien und Kritiken, 76 (1903), pp. 377-459.
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(prog. Enc. Catl.)
Tommaso Apostolo, santo - Acta Thomae, 16-18 (T. in India) ed. M. Bonnet, Lipsia 1903, pp. 122-26 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. greco 1608 , fol. 4 (inizio sec. xi).
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(ptt. Enc. Cait.)
Tommaso Cantimpre - Incipit del De rerum naturis - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 822, f. 23 f (sec. xiv).

Per il testo, con notizie introduttive, cf. C. Tischendorf, Evang. apocrypha, $2^{2}$ ed., Lipsia 1876, pp. 140-80; G. Bonaccorsi, Vangeli apocrifi, I, Firenze 1948, pp. 110-31. Angelo Petros

TOMMASO CANTIMPRE (Van Bellinghen, BraBANTINO). - Erudito domenicano, agiografo e naturalista, n. nel 1201 a Sint Pieters-Leeuw presso Bruxelles, m. ca. il 1270-72 a Lovanio.

Entrò nel 1217 tra i Gesomici Regolari di Cantimpre presso Cambrai, onde il soprannome abituale. Nel 1230 si fece domenicano, studiò (1233-37) a Colonia sotto s. Alberto Magno e poi (1237-40) a Parigi; fu sottoporre a Lovanio nel 1246. Nello studio T. rappresenta il biforcamento di un naturalista, che poi si chiude al movimento albertino-tomistico espresso nella ratio studiorum domenicana del 1259 e rimane spiritualistico.

Si dedicò anche alla direzione delle anime. Nell'agiografia è credulo, poiché mira solo all'edificazione. Scrisse le vite della b. Cristina «mirabilis» o belgica (m. nel 1224) di s. Trond (ed. Acta SS. Iulii, V, Parigi 1868, pp. 650-60), di s. Ludgarde d'Aquiria (Aywières) O. Cist. (1246) cui servì da direttore libid., Iun., V, 101 1867, pp. 189-210), dell'abate Giovanni di Cantimpre, della b. Margareta d'Ypres (m. nel 1237) terziaria domenicana (ed. in H. Choquet, Sancti belgi O. P., Douai 1618, pp. 144-200, ed. G. Meerssmann, in Arch. Fratr. Praedic., 18 [1948], pp. 106-30) e il supplemento alla vita della b. Maria d'Oignies (m. nel 1213) (ed. Acta SS. Iunii, V, Parigi 1867, pp. 573-81). Il famoso Bonum universale de apibus (Liber de apibus), terminato nel 1263, opera d'edificazione che sotto l'immagine delle api delinea la vita esemplare cristiana e regolare, contiene molte notizie di storia contemporanea, ad es., sull'origine delle beghine, su s. Alberto Magno, s. Tommaso d'Aquino, sempre però da controllarsi; fu stampato a Strasburgo nel 1472, in ottima edizione a Douai nel 1597, l'ultima volta all'Aia nel 1902. Il De rerum naturis o Liber de natura rerum, enciclopedia di scienze naturali, conservata

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in numerosi manoscritti, attribuita spesso a s. Alberto Magno, fu fonte di materia per Vincenzo di Beauvais, s. Alberto Magno (De mineralibus, De animalibus), Bartolomeo Anglico, Corrado di Megenberg ed altri; ebbe in Giacomo Van Maerlant (Der Naturen Stoeme) un versificatore.

BibL.: Quétif-Echard, I, Parigi 1719, p. 231; L. Thorndike, A History of magic and experimental science during the first thirteen centuries of our era, II, Nuova York 1923, pp. 372-96; G. Meursaeman, Introd. in opera omnia b. Alberti M., Bruges [1931], p. 144; G. Sarton, Introd. to the history of science, II, Baltimore 1931, pp. 592-94; St. Axtors, Bijdragen tot een bibliogr. van de nederl. dominikaausche vreomheid, s. n. t., pp. 13-22; id., Geschiedenis van de vreomheid in de Nederlanden, Anversa 1950, pp. 333335, 450-52.

Angelo Walz
TOMMASO di Capua. - Originario di Capua, fu nominato arcivescovo di Napoli (1215) e cardinale con il titolo di S. Sabina (1216: Eubel, I, pp. 4, 359). M. ad Agnani il 22 ag. 1243.

Cancelliere della Curia sotto Innocenzo III, fu poi, probabilmente, penitenziere maggiore. Gregorio IX gli affidò diverse legazioni, anche presso l'imperatore Federico II. Lasciò alcuni inni, antifone e sequenze in onore di s. Francesco e della Vergine. La sua esperienza di ottimo, redattore curiale la trasmise nell'Ars dictandi (ed. E. Heller, in Sitzungsb. der Heidelb. Ak., 19 [1928-29], fasc. 4) e nel prezioso formulario, ancora inedito, conosciuto con il titolo Summa dictaminis.

Bibl.: Salimbene, Chronica..., in MGH, Script., XXXII, pp. 184, 383-84; E. Güller, Die päpstl. pönitentiarie..., I, Rome 1907, pp. 20-23, 86; G. M. Dreves - Cl. Blume, Ein Nahtausend lat. Hymnendicht., I, Lipsia 1909, pp. 319-22; H. Bresslau, Handbuch der Urhundenlehre für Deutschl. und Ital., I, Lipsia 1912, p. 246; II, ivi 1915, p. 264.5

Clemente Schmitt
TOMMASO da Celano. - Frate minore, n. a Celano ca. il 1190, m. intorno al 1260 in S. Giovanni in Val de' Varri.

Forse era già letterato, "clericus", quando prese l'abito alla Porziuncola dalle mani di s. Francesco d'Assisi, ca. il 1215; nel 1222 andò volontario nella missione di Germania e l'anno seguente era vicario del monsiro provinciale. E incerto se assistesse alle ultime ore del Santo; ne presenzio la solenne canonizzazione ( 16 luglio 1228) da lui narrata con vividi tocchi. Nel 1230 era in Assisi, dove si recò ripetutamente anche in seguito, per la preparazione della sue celebri biografie. La Vita beati Francisci (detta Vita Prima oppure Legenda Gregorii, perché commessagli da Gregorio IX) fu composta prima del 25 apr. 1229; nel 1230 ne fece un'epitome : Legenda ad usum chori. Tra il 1245 e la metà del 1247 ridusse in unità biografica dedicandolo al min. gen. fra' Crescenzio da Jesi, il materiale presentato dai a tre compagni «(Leone, Angelo e Rufino); nacque cosi il Memoriale in desiderio animae de gestis et verbis sanctissimi patris nostri Francisci, o Vita secunda, che integra, più che non corregga, la Prima. Dopo reiterati inviti del nuovo min. gen., fra' Giovanni da Parma, raccolse i miracoli dell'Assisiate in un'operetta a se stante, il Tractatus de miraculis, redatta tra il 1250 ed il 1253. Coevo, o di poco anteriore, può considerarsi il Dies irae, della cui paternità celaniana si torna a non dubitare; permane qualche incertezza intorno a qualche inno in onore di s. Francesco. Alla triplice biografia del Padre si aggiunse la celebrazione della prima idiscepola, ossia la Legenda s. Clarae Virginis, di poco posteriore alla canonizzazione (1255).

La due Legendae di s. Francesco di T., con lo Speculum perfectionis e le varie presunte redazioni della Legenda trium sociorum, sono state al centro della dibattuta e complessa questione delle fonti (v. questione francescana). Ormai gli studiosi, generalmente, hanno rivalutato la sua onestà di storico e riconosciuti i suoi pregi di scrittore. Delle opere di T. si valse ampiamente s. Bonaventura per la sua Legenda maior.

Bibl.: G. Tamassia, S. Francesco d'A. e la sua leggenda, Padova 1905; E. D'Alençon, S. Francisci vita et miracula, Roma 1906; V. Faschinetti, T. da Celano, Quaracchi 1918; Vita prima... Vita secunda... Tractatus de miraculis, in Anal. Franc., ivi 1941; F. Casolini, Vita prima e secunda di s. Francesco e Trattato dei miracoli, Assisi 1922 (con bibl.); P. Bontempi, T. da C., Roma 1952.

Fausta Casolini

TOMMASO da Cori, beato. - Francescano, al secolo Francesco Antonio Placidi, n. a Cori il 4 giugno 1655, m. a Bellegra l'11 genn. 1729.

Vesti l'abito religioso il 7 febbr. 1677 presso Orvieto, col nome di T. Composti gli studi filosofici e teologici nel convento di S. Maria del Paradiso in Viterbo e ordinato sacerdote nel 1683 , il 19 luglio di quell'anno ottenne la patente di predicatore. Sul finire del 1683 i superiori lo inviarono ad Orvieto quale vice maestro dei novizi, nel 1684 sta nel convento di S. Francesco presso Bellegra, istituito l'anno prima ritiro per la provincia romana. Da quell'anno il nome e l'opera di T. sono legati a quel ritiro, dove i religiosi, secondo il pensiero di T., dovevano esercitarsi maggiormente nelle vie dello spirito per la salute delle anime loro e del prossimo s. T. scrisse gli statuti del ritiro adatti a procurare la religiosa perfezione dei singoli e a promuovere l'apostolato in mezzo al popolo, che nel Capitolo generale dell'Ordine, tenuto a Murcia in Spagna, nella Pentecoste 1756, furono imposti a tutti i ritiri. Il ritiro di Bellegra attirò religiosi da diverse province, cosi che nel 1703, nella stessa provincia romana si dovette fondare un secondo ritiro a Palombara Sabina, ma poi se ne fondarono in tutta l'Italia, particolarmente per opera del suo discepolo s. Teofile da Corte (v.). T. esercitò largamente il ministero sacerdotale percorrendo i paesi del Sublacense, del Tibur tino e del Prenestino, particolarmente con la sacra predicazione e con l'ascoltare le confessioni dei fedeli. Sebbene di salute malferma, praticò una penitenza continua, resa più viva dalla più rigida povertà. Il 3 sett. 1786 Pio VI lo dichiarò beato e nel 1827 il Comune di Roma lo annoverò tra i suoi patroni celesti. Festa l'11 genn.

Bibl.: opere : Le ordinationi fatte dal rev.do p. Fracinc, e dalli padri del Rev.mo Delinitorio della prov. rom., per li conventi di Civitella e Palombara, della med. prov., cioè gli statuti per i ritiri sopra ricordati, sono conservati nel manoscritto originale (senza segnatura) dell'Archivio conventuale di Bellegra, con un certo numero di lettere familiari di T. Prediche e paragorai si conservano nell'Archivio della Postulazione generale dell'Ordine e nella Biblioteca nazionale di Roma (fondo vario [Minori], segnat. 302 [3791]); pur manoscritta la Raccolta di discorsi sacri volgari in varie festinita. Letteratura : Positio supra virtut., Roma 1771; p. Ammbro da Torino pubblicò: Compendio della vita del ven. servo di Dio p. T. da C., ivi 1760; Luca da Roma, Compendio della vita del b. T. da C., ivi 1786; L. Panquali, Il b. T. da C. francescano, ivi 1886; U. Boncompagni, L'apostolo del Sublacense. ivi 1925.

Renedetto Pesc
TOMMASO, abate di FARfa, santo. - La tradizione storica e leggendaria del monastero di Farfa (v.) ricorda con molta venerazione T. di Moriana, monaco di origine franca.

Egli sarebbe vissuto per tre anni a Gerusalemme e per tre anni ad Efeso e al ritorno dal suo pellegrinaggio, illuminato da una visione avrebbe ricostruito nel 680 il monastero di Farfa, distrutto dai Longobardi, con l'appoggio dei duchi di Spoleto ormai cattolici (in particolare di Farosido II) e dei papi, specialmente di Giovanni VII. La fondazione di un monastero in una posizione chiave tra l'antico Ducato romano e il Ducato spoletino, dove già prima si era stanziata una fara (Fara Sabina), rivestiva particolare importanza politica e religiosa che il rapido sviluppo del monastero conferma. La tradizione riconnette a T. di Moriana anche la fondazione del monastero di S. Vincenzo al Volturno. Studi recenti prospettano l'ipotesi che T. fosse originario non della Moriana franca, ma della Mauriana che era un quartiere di Costantinopoli, e che facesse parte di quella schiera di missionari di origine orientale (adombrata nella tradizione del suo pellegrinaggio e del suo soggiorno in Oriente) di cui la S. Sede si serviva in quel tempo per evangelizzare i Longobardi ariani. A questa stessa cerchia avrebbe appartenuto anche il vescovo Lorenzo, di cui è esplicitamente ricordata l'origine siriaca, che avrebbe fondato il monastero assai più tardi di quanto la tradizione pretenda.

Bibl.: per la bibl. generale v. sara. Per l'origine orientale di Lorenzo e di T., v. G. P. Boghetti, S. Maria di Castelseprig, Milano 1948, p. 301; cf. anche Acta SS. Septembris., III, Parigi 1865, pp. 399-610; I. Schuster, L'imperiale abbazia di Farfa, Roma 1921, pp. 20-29, 392 sgg., 421.

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TOMMASO di Gesù (de Andrada). - Mistico agostiniano, n. a Lisbona dalla famiglia Alvarez de Andrada ca. il 1530 , m. nel Marocco il 17 apr. 1582; emise i voti nel patrio convento nel 1548 , studiò nell'Università di Coimbra e si distinse, tra i discepoli del Montoya (v.), per spirito di penitenza e orazione.

Cappellano nell'infausta spedizione africana del re Sebastiano, restò ferito e prigioniero nella sconfitta di Alcazar Quivir (4 ag. 1578). Destinò ad altri il riscatto ricevuto dalla contessa di Linhares, sua sorella; rimasstra i compagni di sventura per conservare nella fede i prigionieri e convertire coloro che avevano apostatato. Scrisse nella prigionia diversi opuscoli catechistici e $O_{1}$ irabalhos de Jesus (parte I ${ }^{5}$, Lisbona 1602; parte $2^{2}$, ivi 1609), patetiche contemplazioni sui "patimenti di Gesù a basate su un diligente studio esegetico, senza sussidio di libri, della Passione nei Vangeli. Questo testo di lingua e capolavoro della mistica portoghese fu tradotto più volte in spagnolo (Madrid 1628, ecc.), poi in francese, italiano (F. Li Fiori, Roma 1644), latino, tedesco, inglese e olandese.

Bibl.: A. Palmieri, Andrade (Thomas de), in DHG, II. 1284-95; I. Monasterio, Misticos agostinos, I. El Escorial 1929, pp. 133-41; A. F. G. Bell, A Portogoneis mystic: frei T. de J., in Hispanic Rev., I (1933), pp. 50-54; B. Famiani, I patimenti di Gesù del reo, P. T. di G. (ristampa trad. italiano della parte 20), Firenze 1933.

Davide Feliciani
TOMMASO di Gesù. - Missionologo e mistico, al secolo Diaz Sanchez de Avila, n. nel 1564 a Baëza (Andalusia), m. il 24 maggio 1627 a Roma.

Laureatosi in filosofia e teologia nel 1583 , studiò diritto a Salamanca. Nell'apr. 1586 entrò nell'Ordine carmelitano e fu ordinato sacerdote nel 1589 . Seguì nell'Ordine dapprima la tendenza strettamente contemplativa, dichiarandosi però pronto a qualunque compito gli fosse affidato. Chiamato a Roma nel 1607 da Paolo V, T. fu destinato superiore alla missione del Congo, insieme col p. Diego dell'Incarnazione, ma non poti partire e rimase a Roma. Per preparare i missionari di una progettata Congregazione carmelitana di S. Paolo, il p. T. scrisse lo Stimulus Missionum (Roma 1610), lavoro preparatorio ad un grande manuale di scienza missionaria, per il quale T. negli anni successivi raccolse il materiale negli Archivi e nelle Biblioteche romane e nei colloqui con scismatici e eretici convertiti. Tale proposito fu interrotto perché T. nel 1610 per ordine di Paolo V passò in Francia e nelle Fiandre per fondarvi conventi carmelitani secondo la riforma teresiana dei quali fu provinciale fino al 1617 , in cui tornò a Roma. Nel 1613 fu pubblicato ad Anversa De procuranda salute omnium gentium, e nel medesimo anno una ristampa pura e semplice, sotto il titolo cambiato Thesaurus Sapientiae divinae in gentium omnium salute procuranda. Nel 1. III dal suo Manuale di missionologia, T. sviluppa il progetto di una Congregatio de Propaganda Fide, per la direzione centrale di ogni attività missionaria della Chiesa; T. ha studiato a fondo il Cartapacto del p. Pietro della Madre di Dio che contiene un Modus propagandi fidem catholicam presentato insieme con una supplica del vescovo di Tournai, Jean Vendville (v.), nel 1589 a Sisto V.
T. di G. è celebre per le sue opere di teologia spirituale, specialmente per la Suma y compendio de los grados de oración (Roma 1610), Tratado de la oración mental (ivi 1610), Proctica de la viva fe (Bruxelles 1613), Methodus examinandi ac discernendi spiritualem animae profectum (ivi 1620), Divinae orationis... methodus, natura et gradus (Anversa 1623), De contemplatione divina (ivi 1620), più volte edite e tradotte. Con profondità dottrinale e grande erudizione, T. fu il primo della scuola spirituale carmelitana a studiare l'insieme dei problemi mistici alla luce della teologia scolastica. E celebre anche come volgarizzatore della contemplazione acquisita (v. IV, 443) della quale per primo trattò sistematicamente sia nel De contemplatione divina (i. I, capp. 1-3, 5) sia nel De contemplatione acquisita, rimasto inedito fino a poco fa (Milano 1922). La maggior parte dei suoi scritti fu raccolta nell'Opera
omnia in 2 voll. (Colonia, 1684). Altre opere che dovevano formare il III vol. rimangono manoscritte nell'Archivio generale O.C.D. di Roma.

Bibl.: Martialis a S. I. B., Bibliotheca Scriptorum Carm Diss., Bordeaux 1730, pp. 400-19; Anastasius a S. P., in Ioseph a Sp. Sancto, Curios Theolog. mystico-scolasticae, I, Bruges 1924, pp. 208-303; José de J. C., El P. T. de J., escritor mistico, in Eph. Carmel., 3 (1949), pp. 223-49, 222-49, e 4 (1950), pp. 149206, con elenco critico di tutti gli scritti di T., profilo biogr. e sinera dottrinale. Per l'attività missionaria: S. Salaville, La - Summa del Missionario - dei carm. T. di G., in Il pensiero missionario, 5 (1933), pp. 223-47; soprattutto Tommaso di Gesù (Pennsolli), Il P. T. di G. e la sua attività mission., Roma 1936, con elenco di fonti e documentazione. Per la dottrina mistica, specie per la questione della contemplazione acquisita: Crisogono de J. S., La evruela mistica carmelitana, Avila 1950, pp. 152162; Gubrich di S. M. M., La contemplaz. acquisita, Firenze 1938 pp. 142-46; id., Carma! Déchourcis, in DSp, II, coll. 174 sg., 183 sg.; id., Thomas de Jésus et la contemplation acquise, in Rev. d'acrèt. et de myst., 25 (1949), pp. 3-17, da rivedersi, per quanto riguarda la fonte diretta di T. di G., con l'importante studio di Simeon de la S. F., La primera parte del camino espiritual de oración y contemplación obra inédita y fundamental del P. Thomas de Jesús, in El Monte Carmelo, 60 (1952), pp. 3-36, 145-72.

Valentino di Maria-Nicola Kowalski
TOMMASO, vescovo di Hereford, santo. - Al secolo Tommaso di Cantilupe, n. ca. il 1218, m. presso Montefiascone il 25 ag. 1282.

Fu un assiduo studioso; ottenuto a Parigi il grado di Magister ortium, si diede allo studio del diritto civile a Orléans, poi delle Decretali, indi della teologia. La sua scienza gli meritò la carica di cancelliere dell'Università di Oxford (1262), che egli esercitò scrupolosamente, imponendo agli alunni il rispetto della disciplina. I re d'Inghilterra Enrico III ed Edoardo I gli affidarono la carica di cancelliere e di consigliere. Suscitò meraviglia fra i suoi contemporanei per la sua probità, che lo spingeva a rifiutare i doni che gli venivano offerti da coloro che richiedevano favori reali. T. trattò duramente il suo corpo, portando il cilicio, digiunando e passando le notti in preghiera. Alcuni testimoni raccontano che nella celebrazione della Messa versava abbondanti lacrime.

Eletto vescovo di Hereford nel giugno 1273, ebbe la consacrazione l'8 sett. Tenne un sinodo provinciale a Reading nel 1279; entrò in conflitto con il suo metropolitano Giov. Pecham, che voleva usurpare parte della giurisdizione dei suoi suffragsnei. L'arcivescovo di Canterbury, non riuscendo a vincere la resistenza di T., lo scomunicò; ma questi si appellò a Roma e si recò dal papa Martino IV per difendere la sua causa. Il Papa e i cardinali gli fecero calmose accoglierce. Sulla via del ritorno in patria, T. ammalò nei pressi di Montefiascone e vi mori.

Le sue insigni virtù mossero il re d'Inghilterra e l'episcopato a domandare la sua canonizzazione; ma il cavo era imbarazzante. Una commissione d'inchiesta stabilì che T. s'era confessato da un penitenziere papale, il quale gli aveva data l'assoluzione, ratificata poi dalla S. Sede. La canonizzazione ebbe luogo il 17 apr. 1320. Festa il 3 ott.

Bibl.: Acta SS. Octobris, I, Anversa 1765, pp. 539-704; H. Labande, Canonisation de st. Thomas de Canteloup, in Biblioth. de l'Ecole des Chartes, 54 (1893), pp. 55-69; T. Bannister, The cathedral Church of Hereford. Its hist. and Constitution, Londra 1924, pp. 68-72, 167-73; Hist. littér. de la France, XXXV, Parigi 1921, pp. 72-75; S. Baluze, Vitae Paparum Avenion., ed. G. Mollat, II, Parigi 1927, pp. 240-41; III, 101 1927, pp. 298-90.

Guglielmo Mollat
TOMMASO Illirico: v. illirico, tommaso.
TOMMASO da Kempis. - Scrittore ascetico (Thomas Hamerhen [lat. Malleolus] van Kempen), n. a Kempen (vicino Colonia) ca. il 1380, m. a St-Agnietenberg il 13 giugno 1471. Dopo aver frequentato la scuola del suo villaggio, a 12 anni si recò a Deventer e vi proseguì gli studi dal 1392-93 al 1399; vi conquistò la fiducia di Florentius (v.) Radewijns che lo protesse materialmente e lo guidò spiritualmente.

Edificato dai suoi maestri e condiscepoli, che vivevano sotto l'influsso dei Fratelli della Vita Comune (v.), e incoraggiato dal suo amico Radewijns, entrò, ultimati gli studi, nel monastero dei Canonici Regolari di S. Ago-

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(fol. Bibl. Royale)
Tommaso da Kempis - Sottoscrizione autografa, rubricata; la freccia ne indica l'inizio: Finit(us) (ct) (con)plietus) aot(c)s D(omi)n) $\mathrm{M} \times . \mathrm{CCCC} \times$ | XLIV, p(ct) ma(nus) f(rat)ris tho(m)e ke(n)n(ensis) | In no(c)(n S(ancte) agnet(is) p(ro)ne amoli(is). Bruxelles, Bibl. Royale de Belgique, ms. 5833-61, f. 1927.
stino recentemente fondato a St-Agnietenberg (Mons Sanctae Agnetis), presso Zvolle, ove suo fratello maggiore Giovanni era priore. Per ragioni ignote fu ammesso alla professione solo il 10 giugno 1406. Ordinato sacerdote nel 1415-14, fu eletto sotto-priore nel 1429. Per sfuggire alle conseguenze dell'interdetto inflitto a Utrecht, si esiliò con tutta la comunità di St-Agnietenberg a Lunekerk (Frisia) dal 1429 al 1432. Al suo ritorno fu nominato "procurator" e, nel 1448, priore. Morì a 92 anni. La sua santità di vita gli procurò il titolo di " venerabilis".
T. è noto per i molti ( 39 ) scritti che ha lasciato e che possono classificarsi in cinque categorie: i) i sermoni, sia ai fedeli, sulla vita e Passione di Gesù, sia alla sua comunità e ai novizi, sulle virtù e le pratiche della vita religiosa; vi domina il tono affettivo e pratico; 2) le lettere, di cui molte formano veri trattati che espongono una dottrina completa su qualche punto relativo alla vita religiosa e ascetica; 3) gli opuscoli ascetici e mistici, che trattano vari temi in rapporto alla vita religiosa o cristiana in generale, insistendo sull'ascesa dell'anima a Dio per le vie interiori o mistiche; 4) gli opuscoli di devozione, in cui T. primeggia presentando meditazioni piene di fervore sulla Vita e la Passione di Gesù, o componendo preghiere e "soliloqui " traboccanti di pii affetti; 5) le opere storiche (Chronica Montis Sanctae Agnetis), biografiche (Vita Gerardi Magni, ecc.) e agiografiche (Vita Lidewigis virginis; v. LidWina di schiedam). I più noti trattati ascetici e devozionali di T. sono (oltre i citati sotto) : Hortulus rosarum, Vallis liliorum, De disciplina claustralium, Hospitale pauperum, Libellus spiritualis exercitii. L'attribuzione a T. del De imitatione Christi (v. imitazione di christo) rimane questione discussa. E conosciuto un unico suo trattato in thiois : Van goeden woerden te horen ende die te sprehen.
T. presenta il fiore della "Devotio moderna" (v.) nel pieno rigoglio. Aveva l'intelligenza chiara e solida,
una immaginativa feconda, una sensibilità squisita. La sua ascesi è austera, senza compromessi, sincera; non si rinchiude in se stessa, ma conduce diritto all'amore, di cui resta la salvaguardia indispensabile. La spiritualità di T. si mantiene per lo più sul piano della " vita interiore ", in cui il Soliloquium animos cum sole Deo è lo sfogo spontaneo di uno spirito e di un cuore penetrati dall'amore e dalla Grazia: vi hanno primordiale importanza i concetti di "devotio ", "gratia ", " visitatio ", ecc. Tale atteggiamento non è per nulla speculativo o astratto, ma affettivo. T. non rigetta l'ascesa dell'anima a Dio mediante le grazie mistiche della contemplazione sovraessenziale ("sine forma corporea, sine luce creata"). Ebbe d'altronde egli stesso grazie paramistiche, quali visioni. Quest'uomo timido, di salute cagionevole, poco adatto al governo dei suoi, e che preferì rimanere "in een hucssken met een buesken" (" in agello cum libello "), ebbe sulla sua Congregazione e sui posteri un influsso enorme, testimoniato dalla moltitudine dei manoscritti delle sue opere, dal gran numero delle loro edizioni e traduzioni in varie lingue.

Bibl.: l'ed. migliore delle opere di T. è: Opera omnia, a cura di J. Pohl, 7 voll., Friburgo in Br. 1902-22. Studi: I. Pohl, in Kirchenlexikon, XI, iv) 1899, coll. 1674-89; C. Richstaetter, in LThK, X, coll. 129-31; W. Scherer, Thomas v. Kempes und Marienverderung, in Theologie vom Glocke, 1026, pp. 237-79; id., Thomas v. K. und die mystiche Beschouung, in Zeitschr. I. Assese u. Mystik, 1933, pp. 243-52. Alberto Ampe

TOMMASO di Mabda. - Vescovo e scrittore nestoriano, n. a Beit Sarōnqī̄.

Si fece monaco nel convento di Beit 'Abé e diventò segretario del patriarca Abramo II, che lo consacrò verso l'850 vescovo di Marga e poi metropolita di Beit Marga. Scrisse una storia del convento di Beit 'Abé col titolo Storia dei Superiori, che dà preziose informazioni sulla vita monastica e sugli avvenimenti ecclesiastici, anche sulle missioni nestoriane.

Bibl.: P. Bedisn, Liber Superiorum ten historia monastica auctore Thoma episcopo Margease, Parigi 1901 (testo siriaco soltanto); trad. ingl.: W. Budge, The Book of Governors, Londra 1893; A. Baumstark, Gesch. der 1yr. Liter, Bonn 1922, p. 233. Guglielmo de Vries

TOMMASO da Modena. - Pittore e miniatore, n. a Modena intorno al 1325 da Barisino dei Barisini, m. ivi prima del 1379 .

Lavora prevalentemente e a più riprese a Treviso dove nel 1352 firma la vasta decorazione del Capitolo dei Domenicani a S. Niccolò, poi a Mantova e con ogni probabilità e Trento, e quindi a Modena. La sua formazione si compie nell'ambiente bolognese, onde qualche accento vitalesco delle sue opere giovanili accanto a motivi senesi; ma soprattutto subì influssi profondi e durevoli dai modi della miniatura.

Il gusto per la vivezza icastica della rappresentazione colta dalla immediata freschezza dei motivi realistici, cosi propria della miniatura bolognese impegnata all'illustrazione dei testi giuridici, T. trasferisce nella più larga misura della grande narrazione sacra. Egli arricchisce così la composizione di una quantità di episodi gradevoli, e soprattutto approfondisce la conoscenza psicologica dei suoi personaggi, mediante una ricerca penetrantissima dei valori mimici del gesto, della contrazione muscolare dei volti, con risultati che si possono definire di vero e proprio "impressionismo mimico". Ne è il più alto esempio il ciclo con le Storie di s. Orsola (Museo di Treviso), ricche di intrecci drammatici; mentre prima una interessantissima "antologia di caratteri" si può considerare la citata decorazione del Capitolo, con personaggi dell'Ordine Domenicano. Per il raggiungimento di questa evidenza eloquente del suo discorso figurativo, T. si serve di un modellato delicatissimo a chiaroscuro colorato, che, sia pur nell'ambito limitato del "color locale ", è un certo precorrimento di effetti tonali. Notevole è l'importanza di T. per l'ulteriore sviluppo della pittura veneta e per la formazione di Avanzo e di Altichiero, che si muovono su un piano più alto e più vasto.

Bibl.: L. Coletti, L'arte di T. da M., Bologna 1933. Luigi Coletti

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TOMMASO di Palmerstown (Palmeranus o Palmerstonus, Th. de Hibernia o Hibernicus). - Teologo, erroneamente ritenuto domenicano o francescano, che conseguì il baccalaureato alla Sorbona di cui fu socio fino al 1330 . Morì prima del 1338, lasciando i suoi libri e manoscritti a quell'Università.

Molto diffuse furono le sue opere. Del 1316 è Religio mundi (o Tractatus de tribus punctis christianae religionis, o Expositio articulorum fidei christianae). Lubecca 1496, specie di somma teologica in tre parti : articoli della fede, precetti del Decalogo, 7 vizi capitali, seguite da un'appendice sul potere delle chiavi e censure. Postumo è Manipulus florum, sentenze di 36 padri greci e latini su problemi di teologia e di filosofia, disposte in ordine alfabetico; se ne hanno molti manoscritti, 13 edizioni e molte versioni; Silvio Insulano la rifuse con il titolo: Polyanthea novissima, Vienna 1758; G. T. Ghilardi O. P. ne curò l'ultima edizione (Mondovi 1858); Flores biblorum, postuma, sui luoghi comuni dell'Antico e Nuovo Testamento, in ordine alfabetico, Parigi 1356, 1662, Lione 1678-79. Rimangono manoscritti : De tribus sensibus Scripturae, De tribus hierarchiis tam angelicis quam ecclesiasticis.

Bibl.: Hurter, II, col. 350; G. Théry, De triplici hierarchio de Thomas d'Irlande, in Arch. d'hist. doctrinale et littér. du moyen âge, 10-11 (1032-36), pp. 163-264; P. Glorieux, s. v. in DThC, XV. col. 778.

TOMMASO di PAVIA. - Cronista francescano, n. il 1212 ca. a Pavia, m. il 1280 ca. Le indicazioni biografiche vengono dalla sua cronaca e da quella di Salimbene (MGH, Script., XXXII, p. 429 sg.), con il quale visse qualche tempo a Ferrara.

Insegnò teologia a Parma, Bologna, Ferrara; assisté al Concilio di Lione, del 1245. I suoi viaggi lo portarono in Romania, Dalmazia, Boemia e Germania. Eletto ministro della provincia minoritica di Toscana verso il 1258, dimorò quasi sempre in quella regione. Nel sett. 1280 fu testimone della battaglia di Montaperti, combattuta fra i Ghibellini di Siena e i Guelfi di Firenze. Nel 1267 accompagnò Carlo I d'Angiò nella sua spedizione in Toscana. Verso il 1278-79 compilò le Gesta imperatorum et pontificum (MGH, Script., XXII, pp. 490528). Oratore apprezzato, T. lasciò pure, come dice Salimbene, un "magnum opus in theologia" che egli stesso chiamò Bovis a causa del suo sviluppo; si trova fra i manoscritti della Laurenziana di Firenze sotto i titoli Distinctiones o Dictionarium Bovis; l'opera è un vasto repertorio alfabetico di materie predicabili. Suo è pure un frammento della vita di Stefano da Narni, compagno di s. Francesco (Archivum Francisc. Hist., 12 [1919], pp. 344. 382-84). L'attribuzione fatta a lui del Dialogus de gestis ss. Fr. Minorum e della Legenda "Assidua" di s. Antonio da Padova manca di fondamento.

Bibl.: G. Golubovich, Bibl. bio-bibliogr. di Terra Santa..., I, Quaracchi 1906, pp. 309-12; R. Davidsohn, Forschungen 2. Gesch. v. Florenz, IV, Berlino 1908, pp. 359-62; B. Schmeidler, Italienische Geschichtsschreiber, Lipsia 1909, pp. 49-52; E. Longpré, Les distinctions de fr. Th. de P., in Archivum Francisc. Hist., 16 (1923), pp. 3-33; D. Sparacio, Pr. T. da P.... può essere annoverato tra i biografi di s. Antonio?, in S. Francesco d'Ast., 9 (1929), pp. 84-88, 147-52; N. Papini, Minoritae conventuales Lectores, in Misc. Francisc., 34 (1934), pp. 122-24.

Clamente Schmitt
TOMMASO di Strasburgo. - Teologo dell'Ordine degli Eremitani di s. Agostino, n. a Hagenau in Alsazia, m. a Vienna nel 1357.

Dichiara egli stesso (In IV Sent., dist. 37-38, q. 1, a. 4) di essersi trovato presente a Padova nel processo per eresia (1316) intentato a Pietro d'Abano morto da poco. Nel 1332 fu definitore per la provincia renano-
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(fol. Alinari)
Tommaso da Modena - I papi Innocenzo V e Benedetto XI e il card. Ceo di Provenza. Particolare degli affreschi (1352) della Sala Capitolare dei Domenicani di S. Niccolò - Treviso, Seminario.
sveva dal Capitolo generale di Venezia. Nel 1332 comincia la lettura delle Sentenze a Parigi, ove nel 1337 o poco dopo conseguì il dottorato in teologia. Nel 1343 era priore provinciale della sua provincia; nel 1345-57 priore generale dell'Ordine. Durante l'esercizio di questa carica s'adoprò molto a riordinare gli studi, sia nel convento di Parigi, sia creando nuovi Studia provinciali.

Come filosofo e teologo si mantenne fedele in complesso all'indirizzo d'Egidio Romano (v.). adoprandosi ad accordare Aristotele con s. Agostino e accostandosi non di rado a s. Tommaso. Prese posizione contro la via moderna di Pietro d'Auriole e d'Occam, ciò che non può dirsi del suo contratello e successore sulla cattedra a Parigi, Gregorio da Rimini. Intorno alla predestinazione e post praevisa merita e sembra orientato sulla via che nel sec. xvi è battuta dal Molina (v.).

Bibl.: L Commentaria sup. II. Sent., furono editi a Strasburgo 1490, a Venezia $1654 \times 1585$, Genova 1585. Per altri scritti di T., v. J. E. Ossinger, Bibl. Augustiniana, Ingoistudo-Augusta 1768, pp. 71-72, e D. Perini, Augustin. script., I, Roma 1911, pp. 129-31. Per la vita e il pensiero, N. Paulus, Der Augustinergenenz Th. v. S., in Archiv. f. Etidus, Kirchengesch., 1 (1926), p. 31 sgg.; B. Lindner, Die Erkenntnislöhre des Th. v. S., in Beitr. 2. Gesch. der Philos. des Mittelalts, 27 (1930), fascc. 4-5.

Bruno Verdi
TOMMASO di Sutton. - Teologo domenicano inglese, cancelliere a Oxford nel 1290-91, maestro reggente di teologia verso il 1299-1300.

Difensore del tomismo da prima contro Enrico di Gand ed Egidio Romano, più tardi rivolge le armi contro un avversario ben più agguerrito, Duns Scoto, e da ultimo contro il francescano Roberto Cowton, maestro a Oxford. La sua attività letteraria comprende un periodo che va dal 1280 ca . al 1316 ca. Dopo qualcheesitazione intorno alla distinzione reale fra l'essenza e l'esistenza, finisce per riconoscerne tutta l'importanza. Accettua assai più di s. Tommaso la passività della sensazione e dell'intelletto di fronte al sensibile e all'intelligibile. V'è in lui l'ardore del polemista che tende ad esagerare alquanto le tesi che difende. Suoi scritti principali di sicura autenticità sono 35 Qq. disputatue, 4 Quolâbbeta, l'opuscolo Contra pluralitatem formarum, già attribuito a s. Tommaso e stampato più volte tra gli Opuscola di questo, e il Tractatus de product. formarum substant. Egli portò a termine anche i commenti tomistici al Perihermeneias e al De gener et corrupt. Il Pelster gli ha restituito la paternità del trattato Contra primum Sent. Ioan. Scoti, edito sul nome di "Thomas Anglicus".

Bibl.: F. Ehrle, Th. d. S., s. Leben, s. Quodlibet u. s. Qq. disp., in Festschr. f. G. v. Hertling, Kempten 1913, pp. 426-50;

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(fot. Alinari)
Tommaso da Villanova, santo. - Il Santo fa l'elemosina a un povero. Dipinto dello Spadarino (sec. xvir) - Ancona. Museo nazionale.

Fr. Pelster, Th. v. S., Ein Oxforder Verteidiger der thomist. Lehre, in Zeit. f. Kath. Theol., 46 (1922), pp. 227-36, 361-401; 47 (1923), pp. 483-94; id., Th. v. S., als Verfasser zuniver Schriften über die Einheit der Wesensformen, in Scholastik, 3 (1928), pp. 411 413; id., Th. v. S. und Robert v. Oxford, in Gregorianum, 24 (1643), pp. 132-70; D. E. Sharp, Th. of S., in Rev. educolast., 1934, pp. 332-54; 1935, pp. 88-104, 219-33; O. Lottin, Th. de S. et le libre arbitre, in Rech. de théol. anc. et med., 1937, pp. 281 312; P. Glorieux, Sutton, Th. de, in DThC, XIV (1941), coll. 2867-73.

Bruno Nardi
TOMMAso da Tolentino, martire, beato. N. a Tolentino nelle Marche ca. il 1260, m. in India nel 1321 .

Entrato nell'Ordine francescano fece parte del gruppo degli Spirituali di Angelo Clareno. Verso il 1274 fu relegato in un eremitaggio delle Marche e poi condannato alla prigione perpetua. Liberato nel 1289 , l'anno seguente andò in Armenia. Nel 1291, il re Aitone II lo mandò presso il papa Niccolò IV ed i re di Francia e d'Inghilterra per sollecitare aiuti contro i Saraceni. Ritornò in Italia nel 1295 per difendere i Clareni davanti al generale Giovanni di Morovalle. Venne ancora una volta in Occidente nel 1307, iatore di lettere del fondatore della missione di Pechino, Giovanni di Montecorvino, con le quali chiedeva missionari; si recò a Poitiers dal papa Clemente V e in concistoro perorò la causa della missione cinese. Verso la fine del 1320 , s'imbarcò a Ormuz diretto in Cina con i francescani Pietro di Siena, Giacomo di Padova e Demetrio e il domenicano Giordano Cathala. Contro la loro volontà furono sbarcati, nel marzo dell'anno seguente, nell'isola di Salsetta, presso Bombay (India), e accolti a Tana dai Nestoriani; ma poco dopo, presi dai Musulmani, furono uccisi il 9 e l'ri apr. 1321 ; il domenicano sfuggì alla morte essendosi recato a visitare alcuni cristiani a Supera. Odorico da Pordenone nel 1326 tra-
sportò il suo corpo a Zaiton in Cina. Leone XIII ne confermò il culto nel 1894. Festa a Tolentino il 6 apr. (patrono minore); nel suo Ordine il 5 sett.

Bibl.: G. Golubovich, Bibl. bio-bibliogr. di Terra Santa.... III. Quaracchi 1919, pp. 219-22; A. Van den Wyngaert, Siniru Franciuc., I, ivi 1929, pp. 424-39; R. Loenertz, Les missions dominic. en Orient.... in Arch. Fr. Praed., 16 (1932), pp. 48-51. 77-83; H. Delehaye, Saints de Tolentino, in Amd. Balland., 61 (1943), p. 5. Clemente Schmut

TOMMASO da Villanova, santo. - Arcivescovo di Valenza, n. nel 1488 a Fuenliana presso Villanueva, m. a Valenza l'8 sett. 1555.

Entrato nel 1515 tra gli Eremitani di s. Agostino, e ordinato sacerdote ( 1520 ), fu priore di vari conventi e provinciale di Andalusia e Castiglia. Predicatore difcorte di Carlo V, rifiutò la nomina ad arcivescovo di Granata (1542), ma, per virtù di obbedienza, dovette accettare nel 1544 l'arcivescovato di Valenza. Nell'esercizio dei suoi doveri pastorali, si considerò servo dei suoi figli spirituali. Lasciando espandere la singolare carità per i poveri, da lui esercitata fin da fanciullo, impiegò i redditi della mensa vescovile per opere di beneficenza a favore dei bisognosi, ammalati, per il riscatto dei prigionieri, e fondò tre collegi per studenti poveri e per guvianctte abbandonate. In segno di umiltà e di penitenza volle continuare a portare l'abito religioso ed osservare le regole del suo Ordine. Importanti sono pure i suoi scritti, specialmente il trattato ascetico Sermón del amor de Dios. Il suo esempio e la sua dottrina fecero di lui una delle figure più importanti della Riforma cattolica spagnola. Fu beatificato da Paolo V (1618) e canonizzato da Alessandro VIII il $1^{\circ}$ nov. 1658 . Festa il 22 sett.

Bibl.: Opera omnia, 6 voll., Manila 1882-84; Acta SS. Septembriri, V. Anversa 1775, pp. 799-992; id., Propo/ucum Decembris, Bruxelles 1940, p. 386 (con bibl.); Fr. M. Salon, Vida de s. Tomás de Villamurca, arzobispo de Valencia, El Escorial 1923; G. de Santiago Vela, Ensayo de una bibl.ot. ibero-americ. de la Orden de S. Agustin, VIII, ivi 1931, pp. 233-302; D. Gutierrez, Nucous excritus de s. T. de V., in La Ciudad de Dios, 162 (1920), pp. 61-89.

Piero Sannazzaro
TOMMASO di York. - Teologo francescano, n. alla fine del sec. XII, m. probabilmente a York ca. il 1260 .

Religioso prima del 1245 , fu discepolo prediletto di Adamo di Marisco, con il quale tenne una viva corrispondenza epistolare. Nel 1253 si laureò in teologia a Oxford, fu per qualche tempo megister regess della scuola dei Frati Minori di quell'Università e poi venne assunto come professore a Cambridge. Egli è l'autore della prima somma metafisica del sec. xili, il Sapientiale, che ha, come continuazione, l'opuscolo Comparatio sensibilium. Gli si attribuisce il famoso libello redatto durante la lotta tra i Mendicanti e il clero secolare: Manus quae contra Omnipotentem (pubbl. da M. Bierbaum, v. bibl.), opera spesso citata, che difende, con veemenza, l'ideale della povertà volontaria, della necessità per i frati di guadagnarsi il pane con il lavoro manuale, lo studio e il pieno potere del Papa. Due lettere di T. di York sono pubblicate in I. S. Brewer, Monumenta Franciscana (Londra 1858, p. 606 sgg.). Una sua predica sulla Passione si trova a Cambridge, nel Trinity College (B. 15.38 ).

Bibl.: M. Bierbaum, Bettelorden und Weltgeistlichkeit an der Universität Paris, Münster 1920; D. E. Sharp, Franciscan philosophy at Oxford, Oxford 1930, pp. 49-112.

Hermine Rühn-Steinhausen
TOMMASO d'AQUINO, santo. - E il massimo rappresentante della scolastica (v.) e il dottore ufficiale della Chiesa cattolica.

Sommario: I. Vita. - II. Opere. - II. La formazione del tomismo. - IV. I principi dottrinali. - V. Tomismo. - VI. Arte.
I. Vita. - N., sembra ormai certo, nel castello di Roccasecca, nel Regno di Napoli, da Landolfo di Aquino, signore di Roccasecca, e da Teodora di Chieti ma di origine lombarda. Poiché è certa la data della morte ( 7 marzo 1274) e il biografo ufficiale G. di Tocco afferma che il Santo aveva allora appena com-

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piuto i 49 anni, la data della nascita si aggira sugli ultimi mesi del 1225 e i primi del 1226.

Della prima infanzia è ricordato specialmente l'episodio del fulmine che uccise nel castello di Roccasecca una sorellina lasciando illeso il piccolo T. che le stava accanto. Nel 1230 T. all'età di cinque anni fu messo dai genitori tra i "pueri oblati" di Montecassino per esservi edunato con l'intenzione di avviarlo alla vita monastica nella segreta speranza che potesse arrivare alla suprema carica e accrescere la potenza della famiglia. Invece, certamente per sua matura deliberazione e, secondo G. di Tocco, con il consiglio dello stesso abate (Vita s. Th. Aq., cap. 65; in Fontes Vitaes. Th., fasc. II, ed. D. Prümmer, St- Maximin, Var, 1924, p. 138) ed anche a causa della devastazione che Montecassino aveva subito nell'anno 1239 da parte di Federico II, T. ritorna in famiglia e passa a proseguire gli studi all'Università di Napoli dove ebbe la prima diretta iniziazione alla filosofia aristotelica sotto il maestro Martino di Dacia per la logica e Pietro d'Irlanda per la filosofia naturale (così G. di Tocco, loc. cit.; ma gli altri biografi P. Calo e Bernardo Gui, più succinti, non ne parlano). All'Università di Napoli nacque la vocazione domenicana per opera del predicatore p. Giovanni di S. Giuliano: alle opposizioni della famiglia, che non risparmiarono violenze sia fisiche che morali, T. oppone una formezza eroica che guadagnò alla vita religiosa la sorella Marotta. Sembra che il Santo abbia ricevuto l'abito religioso dalle mani del maestro generale Giovanni Teutonico tra il 1243 e la fine del 1244. Ottenuta finalmente la libertà con la fuga, fu avviato a completare gli studi superiori. Alcuni (Mandonnet, Grabmann, Glorieux, Castagnoli) dietro l'accenno del Tocco (op. cit., cap. 7; ed. cit., p. 72) sostengono che la prima meta fu l'Università di Parigi dal 1245 al 1248 , come fa supporre anche la celebre lettera dei maestri delle Arti di Parigi (del 2 maggio 1274) dove la "omnium studiorum nobilissima Parisiensis civitas " è presentata come quella che "ipsum prius educavit, nutrivit et fovit" (cf. Chastid. Univ. Paris., ed. Denifle-Chatelain, I, Parigi 1889, n. 447, p. 505). Nel 1248, fondato da Alberto M. lo Studio generale di Colonia, T. frequenta i corsi di teologia per la preparazione immediata al sacerdozio; alla scuola di Alberto, s. T. prese contatto non solo con tutto il corpus aristotelicum, ma anche con i commentatori arabi e greci fino allora tradotti specialmente con il corpus dionysianum e poté rivelare al maestro la sua reale capacità. Per l'insistenza di A