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tti il CIC stabilisce che tutte le scuole cattoliche seguano in teologia e filosofia i principi di s. T. (cann. 580 § i e 1366 § 4) e la prescrizione fu ribadita nella cost. apost. Deus scientiorum Dominus del 1931 e da Pio XII nella encici. Humani generis. Il Generale della Compagnia di Gesù, p. V. Ledochowski, il 9 marzo 1915 ottenne da Benedetto XV che la tesi della distinzione reale fra essenza ed atto di essere fosse lasciata libera nella Compagnia (cf. i documenti in : F. Ehrle, La Scolast. e i suoi compiti odierni, trad. it., Torino 1933, p. 108 sgg.). Tuttavia è fuori dubbio ormai che tale tesi appartiene all'essenza del tomismo ed è frutto maturo di quei " pronuntiata maiora" dai quali il b. Pio X ammoniva essere pericoloso discostarsi (motu proprio Doctoris Angelis) del 29 giugno 1914; cf. il comm. di T. Pègues, Intorno a s. T., una controv. recente, Tolosa-Parigi 1918; dove in append., p. 35 sgg., il p. Pègues ha contrapposto alle 24 tesi tomiste altrettante tesi estrarte in prevalenza dalle Disp. Metaph. di Suárez). La pubblicazione delle 24 tesi segna l'alto livello teoretico raggiunto dal tomismo contemporaneo a cui tocca rifarsi per ogni approfondimento storico-critico delle dottrine.
3. Tomismo e pensiero moderno. - Manca ancora un adeguato confronto fra l'autentico pensiero tomista ed il pensiero moderno, tanto rispetto all'orientamento generale dei problemi quanto riguardo al diversi sistemi di pensiero sorti in opposizione alla tradizione scolastica. Di solito l'opera di s. T. è coinvolta nelle condanne generiche contro la scolastica da parte della cultura moderna, stimolata prima dalla ostilità diffusa dalla Riforma e poi dal nuovo "principio dell'immancnza ". I maggiori contrasti contro la ripresa del tomismo vennero in Francia dal tradizionalismo (v.) e dall'ontologismo (v.) e in Germania dal gruppo di tendenza idealista di Hermes, Günther, Frohschammer. P. es., il tradizionalista Bautain scriveva al decano della Facoltà teologica di Tubinga chiedendo appoggio nella lotta contro il razionalismo e la vecchia scolastica per difendere la sacra causa della fede contro la ragione; al quale rispondeva però con energia il grande Moehler (v.), che "s. T... e in generale i teologi scolastici avevano ragione quando affermavano che le verità di ragione che Dio esiste e la considerazione razionale che Cristo merita fede, sono 'preambula fidei' e non 'articula (sic!) fidei', ma che ciò non contrasta con la posizione di s. Anselmo, di s. Gregorio Nazianzeno quando questi dicono che la fede è il fondamento del conoscere " (lett. del 26 febbr. 1835, in J. A. Moehler, Ges. Aktenstücke u. Briefe, I, Monaco 1928, p. 308).

La ripresa della scolastica (v.), voluta da Leone XIII, ebbe l'effetto immediato di diffidare ogni sintesi diretta fra fede cristiana e pensiero moderno: in particolare s'insiste nel presentare il pensiero di s. T. come la sua antitesi esplicita grazie alla netta distinzione dei rapporti fra ragione e fede e all'assunzione del realismo ontologico aristotelico sia per la struttura dell'essere come del conoscere. L. Feuerbach scelse la speculazione tomista come il tipo del teologismo metafisico che, mascherato da Hegel, toccava eliminare per riavere l'uomo naturale nella sua autenticità (cf. le ampie citazioni tomiste in: Das Wesen des Christentums. Erläuterungen..., in Sämtl. Werke, ed. Bolin-Jodl, VI, Stoccarda 1903 p. 336 sgg. Il Feuerbach dà molti testi tradotti direttamente dalle opere maggiori di s. T.). L'opposizione fra tomismo e pensiero moderno fu dichiarata recentemente da R. Eucken e, nel campo cattolico, da I. Hessen, che accusa la gnoseologia tomista di astrattismo formalista (Abbildreolismus; cf. I. Hessen. Die Weltanschauung des M. Th. v. A., Stoccarda 1926, p. 20 sgg.). In Italia è toccato a G. Saitta di difendere la tesi
che il sostrato e il significato di tutta la speculazione filosofica e teologica di s. T. è nella difesa del monoteismo ontologico in quanto questo serve da piattaforma per le dottrine politiche circa il potere temporale della Chiesa e il primato pontificio (cf. Il curatt. d. filos. tom., Firenze 1934).

Tuttavia in diverse riprese è stato tentato un avvicinamento in "senso positivo " fra s. T. e Kant: il problema che ha polarizzato il maggior sforzo di questo primo secolo del ritorno alla scolastica è quello suscitato da Kant del fondamento dell'oggettività della conoscenza, che sembrava compromessa in radice dall'apriorismo kantiano. Il valore oggettivo del conoscere umano nella filosofia aristotelico-tomista è fondato mediante l'intenzionalità ovvero il riferimento essenziale che l'atto del conoscere - e con l'atto le "specie" o medi soggettivi del conoscere - hanno con la realtà che rappresentano. Secondo un'interpretazione recente, il p. Sertillanges ha messo in rilievo le affinità fra le concezioni metafisiche e morali di Kant e s. T.: l'impossibilità di un "regressus in infinitum" nelle cause (II via) ha riscontro nel principio kantiano della II antinomia che "dato il condizionato, è data anche la serie intiera delle condizioni e quindi lo stesso Incondizionato". Parimenti circa l'eternità del mondo, la concezione della "libertà noumenale" e il "regno dei fini" Kant esprimerebbe con altri termini la stessa concezione tomista (cf. S. Th. d'A., IV, ed. Parigi 1925, t. I, p. 149, 281; t. II, pp. 284, 300 sgg., 311, 314). S. T. e Kant costituirebbero due momenti analoghi e complementari della coscienza occidentale: come s. T. ha rivoluzionato la teologia cattolica con la distinzione netta fra ragione e fede, così con Kant la filosofia moderna ha distinto la conoscenza della realtà com'è oggetto della scienza e della metafisica. La distinzione kantiana fra fenomeno e noumeno, fra scienza e filosofia pura (metafisica), secondo altri si riconnette all'antica distinzione del pensiero greco di natura ( $\varphi$ ó $\sigma \varsigma$ ) e convenzione (vópos), essa è conservata in un piano superiore da s. T. nel clima spirituale del sec. xiti come elemento essenziale della "philosophia perennia" con la netta distinzione fra ragione e fede. Il significato della speculazione kantiana è nell'aver dato il vero concetto della scienza moderna nella quale l'uomo - con le sue "ipotesi ", progetti, anticipazioni... - non è più passivo ma attivo: questo nucleo fondamentale (basic) del kantismo è valido in sé, prescindendo dalla complessa costruzione filosofica che Kant vi ha aggiunto e si può accordare bene con il realismo tomista (così G. Ardley, Aquinas and Kant. The Foundations of Modern Sciences, Londra 1950, pp. 3 sgg., 21 sgg.). In Italia ha avvicinato più decisamente il problema teoretico A. Carlini, il quale vede in Kant colui che ha continuato e completato l'indirizzo aperto da s. T. la cui posizione è al di là di ogni razionalismo e fideismo puro: infatti per l'Angelico fede e ragione sono distinte chiaramente, ma non separate; lo "intellectus", nonostante le apparenze, non è più il Nous aristotelico e si apre a problemi nuovi ignoti ad Aristotele, ed alla fine vuol essere l'anima intera in ciò che ha di più spirituale; così che la posizione tomista, come quella kantiana, non rientra a rigore né nell'intellettualismo né nel volontarismo (cf. S. T. d'A., Ragione e fede, Bari 1949, pp. 49. 149. 162 sgg., 219 sgg.). Il Carlini poi è d'avviso che s. T. non dà carattere perentorio, cioè dimostrativo nel senso rigoroso, alle famose 5 vie: una volta che si mette al centro del kantismo il problema gnoseologico e non lo si risolve in puro soggettivismo, come poi fece l'idealismo, le due posizioni si corrispondono (ibid., pp. 124 sgg., 171 sgg.). In particolare il Carlini, come il Sertillanges, ha messo in rilievo l'enorme importanza che ha in s. T. l'argomento della creazione in quanto lo ha purificato da ogni intrusione di una "causalità naturalisticamente intesa" e s. T. avrebbe accennato per primo alle celebri antinomie su cui farà leva la critica moderna (ibid., p. 101 sgg.). In questo riferimento infine va ricordata anche la teoria tomista della libertà la quale va intesa come valida non solo nel campo dell'azione ma anche nella sfera del pensiero come attributo fondamentale della spiritualità (ibid., p. 123). In una prospettiva più limitata G. Zamboni, interpretando lo Ich denke kan-

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tiano psicologicamente come l'atto della coscienza, passava ad elaborare con espliciti riferimenti tomisti una - gnoseologia dell'atto * secondo la quale è soltanto nell'autocoscienza dell'io, nell'esperienza interna, che l'uomo percepisce direttamente l'atto di essere che in un secondo tempo estende anche alle "superfici qualificate " dell'esperienza esterna (cf. spec. La gnoseol. di s. T. d'A., Verona 1934). Non è difficile scorgere nelle due precedenti interpretazioni l'influsso, del resto esplicitamente dichiarato, del Rosmini. Ha seguito invece più da vicino il metodo trascendentale kantiano il gesuita belga G. Maréchal, al quale si deve una teoria sul «dinamismo intellettuale della conoscenza oggettiva * che dovrebbe soddisfare all'esigenza dello "Io trascendentale " di Kant (cf. Le paint de départ de la métaph., cahier V: Le thom. devant la philos. critique, Lovanio-Parigi 1926. Per un'esposizione programmatica, v. Le dynam. intellect. dans lo connaiss. object., in Rev. néosc. de philos., 28 [1927], p. 137 sgg.). L'intelletto umano che non è creativo come quello divino né intuitivo come l'angelico, ma discorsivo, deve cercare il reale e oggettivarlo - affermarlo come reale - mediante l'atto del giudizio; ora poiché la relazione fra il nostro conoscere e l'oggetto non può essere quella di causa ed effetto (riservata a Dio), sarà necessariamente quella di "tendenza attiva" della facoltà all'oggetto come al suo fine. L'affermazione del Reale assoluto è per lo spirito finito dell'uomo la condizione necessaria a priori dell'oggettività della conoscenza stessa. I due momenti allora sono : a) la tendenza attiva, naturale e necessaria per l'intelligenza verso il reale, contiene l'affermazione implicita di Dio (che prende perciò il posto del vuoto "Io penso " kantiano); 6) tale tendenza attiva dell'intelligenza verso la visione di Dio è il solo mezzo per spiegare l'oggettività cioè il riferimento al reale del contenuto del nostro pensiero. Qualche discepolo del Maréchal ha spiegato questo dinamismo trascendentale della coscienza umana attribuendo al movimento o influsso della "volontà " sull'intelligenza la funzione intenzionale del conoscere (Hayen). Tuttavia si deve osservare che per s. T. il conoscere non si risolve in una relazione, ma è un "modo di essere " ed una perfezione positiva del soggetto che ha il suo termine reale nella "species " immanente ed è mediante "dentro la "species - similitudo " che si compie il riferimento intenzionale ovvero l'oggettivazione : nel tomismo il processo fondamentale che permette il riferimento dal pensiero al reale è la "reflexio ", la quale si compie mediante la "conversio ad phantasmata " e allora la dottrina kantiana corrispondente è piuttosto la teoria dello "schematismo trascendentale" (sviluppata in questo senso, con tacito richiamo ad Aristotele, da M. Heidegger, in Kant u. das Problem der Metaph., $2^{2}$ ed. Francoforte sul M. 1950). La posizione del Maréchal riflette la preoccupazione principale della neoscolastica di voler "giustificare " l'esistenza del mondo esterno (problema del "ponte ") e di arrivare a fondare l'esistenza della cosa in sé (sostanza, causa...), ch'era lo scoglio del dualismo kantiano di fenomeno e noumeno di cui la filosofia postkantiana, e specialmente Hegel, si era sbarazzata affermando la priorità dell'essere assoluto (di coscienza) sull'atto di conoscere e dimostrando cosil la contraddittorietà della nozione del conoscere come "mezzo o strumento" rispetto all'essere e quindi l'insussistenza del cosiddetto "problema critico" come introduzione all'essere (cf. Hegel, Phän. d. Geistes, Einleitung: Von der Erfahrung des Bewusstseins, ed. Jo. Hoffmeister, Lipsia 1937, p. 63 sgg.).

La possibilità di un accostamento critico del tomismo alla metafisica dell'idealismo trascendentale sembra piuttosto suggerita a distanza "dal comune principio del primato della teoria sulla prassi, dal comune orientamento verso la metafisica dell'atto aristotelico, interpretato secondo la dialettica ternaria di Proclo, e dalla comune affermazione dell'immanenza ovvero "presenza " dell'Infinito nel finito così che il finito è tutto "contenuto "dall'Assoluto come dal vero Essere "senza predicati ", in armonia con la nozione biblica di Dio dell'Esodo (3. 14 : "Sum, qui sum ») e del discorso di s. Paolo all'Areopago (Act. 17, 28) che può richiamare lo breve yâp aîzat di Parmenide (B 6; Diels I, 232, 21). In questo senso ha interpretato il tomismo G.

Siewert mediante l'esigenza della "partecipazione " ontologica la quale assicura "l'identità esemplare " fra l'essere finito e l'Infinito che si trovano nell'unità analogica dell'unico concetto dell'essere con la quale si evita l'assurda negazione hegeliana della positività del finito. Se non che la partecipazione, com'è qui considerata, si svolge al di qua dell'analogia (v.) tomista e lascia perciò molto perplessi. In questi o simili tentativi del Maréchal e del Siewerth si tratta di valorizzare elementi agostiniani certamente presenti nel tomismo, ma che non ne costituiscono il lato più originale, ch'è dato precisamente da un concetto integrale aristotelico della positività del finito sia nell'ordine pre-dicamentele dell'essere (sostanza e accidenti, materia e forma) come in quello trascendentale (essenza ed esse, causalità increata ma creante e conservante di Dio) nella direzione metafisica del procliano De Cunzio (un tentativo in questo senso è il saggio di J. Möller, Der Geist und das Absolute. Zur Grundlegung einer Religionsphilos. in Begegnung mit Hegels Dialektik, Paderbon 1951). Se si vuol infatti cogliere il significato della "partecipazione " tomista e chiarire nel suo aspetto positivo e negativo il confronto con la "filosofia dell'identità " di Hegel, occorre approfondire il significato metafisico della distinzione reale tomista fra essenza ed esse partecipato, alla quale consegue la comprensione della "totale " dipendenza della creatura da Dio, e non è senza importanza che, per la sua concezione dell'essere, Hegel si richiami al domenicano Eckhart (cf. Philos. der Reltg., ed. G. Lasson, I, Lipsia 1925, p. 257; v. ora H. Hof, Scintilla Animae..., Land-Bonn 1952). E in questi motivi profondi del rapporto fra finito e infinito, della causalità e dell'analogia dentro la nozione di partecipazione, che si possono prospettare i rapporti fra s. T. ed Hegel (cf. E. Pasywara, Th. oder Hegel?, in Logos, 15 [1926], pp. 1-20; id., in Humanitas, Norimberga 1952, p. 735 sgg .) : una semplice ripresa del dualismo aristotelico dell'atto e della potenza (cf. B. Jansen, Dialektische oder Aht-Potenz-Metaphysik: Hegelrenaissance oder Hegelkritik, in Aufstiege z. Metaphysik. Friburgo in Br. 1933, p. 365 sgg.) rinnoverebbe le innumerevoli e sorpassate discussioni scolastiche sul concetto di potenza. In particolare il problema dell'analogia sembra mettere a fuoco l'interesse del confronto fra s. T., Kant e Hegel in quanto l'analogia esprime la dialettica del rapporto che ha l'intelletto finito all'Assoluto (cf. E. K. Specht, in Kantstudien, 66 [Colonia 1952], p. 10 sgg).

La trascendenza teoretica del tomismo risulta anche dal fatto che si può prospettare un accostamento a distanza con la filosofia recentissima dell'esistenzialismo (v.) - avversario dell'idealismo - nei seguenti punti principali : 1. posizione iniziale di realismo integrale mediante il concetto di "situazione" (In-der-Welt-sein di Heidegger). 2. La concezione dell'intelletto umano come "pura potenza" cosi da essere in "apertura essenziale " verso il reale ch'esso afferma come struttura intelligibile dell'esperienza (la "conversio ad phantasmata": Sum Theol., $1^{2}, 84,7$ ). 3. La nozione del singolo concreto che si afferma nell'esistenza come realtà mediante la libertà e quindi ancora in ultima radice mediante la distinzione reale di essenza ed esse (cf. C. Fabro, L'Assoluto nel tom. e nell'esistenzialismo, in Salesionum, 13 [1951], p. 185 sgg.). L'accostamento del tomismo alla Fenomenologia (v.) husserliana ha mostrato l'affinità dottrinale nell'assimilazione delle essenze mediante l'astrazione alla quale corrisponde la riduzione fenomenologica (cf. E. Stein, Husserls Phänomenologie u. die Philos. des hl. Th. v. A., in Festschr. Husserl z. 70. Geburtstag, Halle a. S. 1929, p. 313 sgg.) : in forma sistematica, all'interno la metafisica tomista dell'atto espressa con la dottrina dell'anologia dell'essere, ha potuto E. Stein mostrare il punto d'"incontro" (Ankuüpfung) delle due filosofie come pura teoreticità del problema dell'essere (cf. il postumo Endliches und ewiger Sein, Versuch eines Aufstiegs zum Sinn des Seins, Lovanio-Friburgo in Br. 1950, p. viI sgg.).

E chiaro che in tutti questi tentativi si parla di "accostamenti a distanza ", perché è fuori causa l'opposizione sistematica fra i due tipi di pensiero messi al confronto : il principio sistematico dell'a priori kantiano (Ich denke überhaupt) sta agli antipodi della metafisica tomista del conoscere che suppone la positività dell'espe-

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rienza immediata e la sua strutturazione iniziale nella stessa sfera sensibile come fondamento della conoscenza dell'intelligibile. Parimenti la dialettica hegeliana, che assume per punto di partenza il principio spinoziano del "non-essere" del finito e annulla la distinzione dei due ordini predicamentale e trascendentale, porta alla negazione del concetto di creatura e di libertà personale. Cosi ancora incerto è il confronto del tomismo con l'esistenzialismo (v.) a causa dell'ambiguità problematica della nuova filosofia: ma già si notano alcuni tentativi di accostamento in senso positivo, anzitutto grazie all'orientamento decisamente realista dell'esistenzialismo nella priorità dell'essere sul pensiero e nella struttura della libertà personale in cui si manifestano i due momenti della trascendenza. In K. Jaspers il richiamo al tomismo è stato indicato nella teoria della "fede filosofica" in quanto la "ragione" (Vernunft) non esaurisce il significato dell'essere dell'esistenza che resta l'oggetto della "libertà" e si attua quindi mediante la fede (cf. B. Welte, Der philos. Glaube bei K. Jaspers u. die Mäg. lichh. seiner Deutung durch die thom. Philos., in Symposium, Jahrb. J. Philos., 2 [1949], spec. p. 72 sgg . Il Welte rimanda in particolare a De Verit., q. 24, a. 7). In M. Heidegger invece il confronto interessa la struttura dell'esistente ch'è l'uomo come "apertura" radicale verso l'"essere stesso" (selbst Sein) che qualche interprete indica come Dio stesso (M. Müller, Existenzphilos. im geist. Leben der Gegenw., Heidelberg 1949, spec. p. 71 sgg . Cf. id., Sein und Geist. Systemat. Unterstich. über Grundproblem und Aufbau mittelnlt. Ontologie, Tubinga 1940, p. 58 sgg.).

Più fruttuoso potrà riuscire, per una valutazione critica di tali confronti, uno studio comparato della teologia della fede nel tomismo e nel fondatore dell'esistenzialismo S . Kierkegaard (v.) in quanto egli resta fedele ai principi del realismo aristotelico e della rivelazione cristiana (cf. C. Fabro, Raison et foi dans l'oeuvre de Kierheguard, in Rev. des sc. philos. et théol., 23 [1949], p. 169 sgg.; id., Introd. alla trad. it. del Diario, I, Brescia 1948, p. Lxxxviil sgg.). Fin quando però resta legato al principio dell'immanenza e dell'interiorità protestante, il nuovo concetto esistenziale di "libertà "sconfina in una "possibilità della possibilità ", sospesa tra il nulla e l'essere, che sottrae l'atto umano ad ogni struttura metafisica e alla dipendenza dell'assoluto.

Il punto più solido per il superamento positivo del soggettivismo idealista dovrebbe essere l'approfondimento della metafisica tomista dell'essere spirituale : secondo s. T. le sostanze spirituali, perché assolutamente semplici e incorruttibili, vanno riconosciute "necessarie" (necesse esse) in senso ontologico positivo, pur restando creature e quindi causate (ab alio), perché la contingenza in senso rigoroso è legata alla corruttibilità che proviene dalla materia [cf. i testi decisivi C. G., II, 90; De Pot., q. V., a. 3; In II Physic., lect. 12-13; Supr. Theol., 10, q. 2, a. 3; III via; De Spir. cr. a. 5 ad 4. V. C. Fabro, Intorno alla noz. tom. di contingenza, in Riv. flos. neasc. [1938], p. 132 sgg.]. La neoscolastica invece (e anche il neotomismo) ha accolto la tesi opposta che identifica la contingenza senz'altro con il carattere di creatura, quale fu difesa dall'agostinismo e dal nominalismo secondo una cruda espressione di Enrico di Harclay (m. nel 1327): "Omnis creatura potest non esse et nulla, quantum est ex parte sui, est necesse esse nec determinat sibi esse. Dico ulterius quod omnia creatura aequaliter et aequé potest non esse. Ita Angelus sicut rana" (Apud F. Pelster, $H$. von Harclay, Kanzler von Oxford und seine Quest., in Misc. F. Ehrle, I, Roma 1924, p. 342). Il punto in questione costituì anche uno dei pezzi maestri della di-
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(bd. Aedivosti
Tommaso D'Aquino, santo - L'apoteosi di s. T. Dipinto di F. Traini (1363). Pisa, chiesa di S. Caterina.
sputa parigina, già ricordata, di G. da Montesono (cf. Chart. Univ. Paris., t. II, n. 1557, prop. VI-VIII, p. 494; il materiale dell'ardente controversia si trova nel Cod. Burgh. 102 della Bibl. Vat. cf. A. Maier, Cod. Burghes. Bibl. Vat. [Studi e testi, 170], Città del Vaticano 1952, p. 133 sgg .), ma poi scomparve gradualmente dalla scuola tomista a favore della nozione wolfiana di contingenza. Su tale nozione si era già fondata e si fonda tuttora l'estrinsecismo formalista suareziano che col suo vuoto metafisico ha una parte di responsabilità nell'aver stimolato (sia pur sempre "a distanza ") il soggettivismo moderno, così come il nominalismo aveva prima provocato la dottrina della giustificazione estrinseca da parte della Riforma.

Una volta che si riconosca, come si deve, la derivazione e deviazione teologica della metafisica dell'immanenza con le sue varie propaggini, il compito del tomismo del futuro sembra debba essere quello di penetrare l'esigenza di quella proclamata immanenza traendola dentro il problema essenziale del pensiero, ch'è la fondazione del finito nell'Infinito : chiarendo così i propri principi della "metafisica dell'atto", non come una figura culturale isolata, ma come la sostanza perenne dell'umano filosofare in cui si dileguano le manchevolezze e le deviazioni dei sistemi. Ed è al tomismo pertanto, più che a qualsiasi altra scuola di pensiero cristiano, che si

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2ddice tale missione di unificazione dell'umana coscienza, dai frammenti del suo divenire storico, nella sua struttura teoretica universale. - Vedi tav. XXIX.

Birl.: Bibl. generali: P. Mandonner - J. Destrez, Bibl. thom., Le Saulchoir 1921, continuata con insuperabile ampiezza d'inferenza, e di studi crit. dal Bull. thom. (v.); eccellente anche V. J. Bourke, Thom. Bibliogr. 1920-40, S. Luigi (Missouri) 1945; e la sez. speciale dedicata a s. T. nel Répertoire bibliogr. delle Rev. de philos. de Louvain. Indicez. più sommarie nei due fasc. di P. Wyser, Th. v. A. e Der Thomismus, Berna 1930-31 (Bibliogr. Einf. in d. Stud. der Phil., nn. 13-14 e 15-16). Per la Summa Teol. v. A. Michelinsch. Kommentar. 2. Summa Theol. des hl. Th. v. A., Graz e Vienna 1924.

Enciclopedia: Enc. Ital., XXXIII, pp. 1013-14 (Vita e opere: F. Pelster): 1014-20 (Il pensiero: M. Grabmann); M. Grabmann, s. v. in LThN, X, coll. 112-21; A. Walz, M.-R. Gagnabet, R. Garrigou-Lagrange, L.-B. Gillen, C. Spies, G. Geenen, Th. d'A., in DThC, XV, coll. 818-761; R. Garrigou-Lagrange, Thombme, ibid., coll. 823-1023.

Dizionari: L. Schuetz, Thomas-Lex., $2^{\circ}$ ed. rist., Nuova York 1947; J. Deferrari, J. Barry, J. Mc Guiness, A Lex. of S. Th. Ag., based on The Sum. Theol. and select. passages of his other works, 5 fasc. (A-Z), Washington 1948-53.

Vita e Opere: il materiale fondamentale in Fontes vitae s. Th. Ag. e cura di D. Prümmer e M.-H. Laurent, St-Maximin 1924-37 (I-III, le vite di P. Calo. G. di Tocco e B. di Guido; IV-V, Proc. canoniz., VI, Docum.). Di natura strettamente biogr. le ricerche di A. Toso, T. d'A., Studio crit.-etm. sulla stirpe, la patria e la vita del S. Dott., Roma 1941; per il pubblico le biogr. di R. Diaccini, Roma 1934; I. Taurisano, Torino 1941; J. Maritain, La Doctrine Angélique, Parigi 1934; K. Chesterton, S. Th. Ag., Londra 1943. Solida sintesi della indagine crit. moderna sulla biogr. di s. T. d A. Walz, S. T. d'A., Roma 1927. Per s. T. nell'arte, v. P. W. von Keppler, Aus Kunst und Leben, $2^{\circ}$ ed., Friburgo in Br. 1906, p. 1 sgg.

Ediz. ediz opere: A) Complete: fra le antiche fondamentale è la Edit. Piana, ordinata da s. Pio V, Roma 1570-71, base delle edd. seguenti. Nella metà del sec. xix ebbe grande importanza la Ed. Parmensis in 25 voll. del Fiaccadori, Parma 1822-73, che per la qualità del testo supera la posteriore Ed. Vireb. in 34 voll. (1* ed. Parigi 1871-82; 2* ed. (c) 1889-90). Leone XIII nel 1880 ordinò la nuova ed. crit., detta appunto Leonina (Roma 1882, sgg.), di cui pubbl. finora 14 voll. di testo: I-III, Comm. al Periferm., Post. Anal. e Physic. di Arist.: IV-XII, Sum. Theol. con il comm. del Gaetano; XIII-XV, Sum. c. Gent. con il comm. del Ferrarionis (anche ed. manuale del solo testo di s. T., Roma 1934); XVI, indici alle due Somme (anche ed. manuale ridotta, Roma 1948). B) Parziali. Più stampata la Sum. Theol.: fra le edd. più recenti c'è la riediz. della Piana a cura dei domenicani canadesi con il particolare pregio di un riscontro delle citaz. esplic. ed implic. sulle ediz. crit. dei testi, 3 voll., Ottawa 1941 sgg.; per gli Opascali: v. le rist. a cura del p. Mandonner, 5 voll., Parigi 1927: nuova ed. crit. iniziata dal p. Perrier: uscito il vol. I, Opuscoli bibliografica, Parigi 1949. Per il Comm. alle Sentenze, v. la rist. del testo tradiz. a cura dei pp. Mandonner e Moos, 4 voll., Parigi 1927-47 (il testo dei voll. III e IV è fondato su 12 codd. e sulle principali ediz. e giunge alla Distine, XII del lib. IV). I comm. ad Arist. e alla S. Scritt. sono editi nel testo corrente dal Marietti a Torino (recentemente anche il Comm., al De div. nom. con il testo greco e ampie note di C. Pera, ivi 1920 e gli ultimi Comm. tom. al De coelo et mundo, De gen. et corr. e al Materno, a cura di R. Spiazzi, ivi 1952. Degli opusc. il più noto è il De ente et essentia: cf. le ed. crit. di P. RolandGosselin, Le Saulchoir 1927 (con il testo dei Codd. parig.) e di L. Baur, Múnster in V. 1927 e 1933 (secondo 7 codd. ital. e I di Basilez). Altre edd.: L. W. Keeler, De unit. intell., Roma 1936 e Q. disp. de spirit. creat., ivi 1937; G. F. Rossi, Expos. Salutat. Angel., Piacenza 1931; P. Castagnoli, - De forma absolutionis -, ivi 1933; L. Pauson, The Opusc. - De prin. nat.-, Friburgo-Lovanio 1930; P. Wyser, In Boeth. De Triv., Quaest. quinta et sexta, sec. il Cod. Vat. lat. 9830 (autografo), Friburgo-Lovanio 1948; J. M. Vyss, De natura materiae, Lovanio 1933.

Traduzioni moderne: cf. elenco in J. V. Bourke, Thom. Bibl., nn. 1350-61, Som. Teol.: trad. fr. a cura dei domenicani, Parigi-Tournai 1925 (corredata di utili introd. e note in appendice); tr. ted. a cura dei domenicani e dei benedettini di Germania e Austria, Salisburgo 1933 sgg. finora 24 voll. (con note e commenti retico-dottrinali). Trad. ingl. in forma di eccellente antologia di A. C. Pegis, Basic Writings of St.Th. A., 2 voll., Nuova York 1945; trad. it. sul testo della Leonina: Firenze 1949 sgg., finora 3 voll., trad. spagn. Madrid 1947 sgg.; trad. spagn. Castellani-Quiles, B. Aires 1940 sgg. ( 20 voll.); nuova trad. greca a cura di J. N. Karmires: Өөппй үпӧ "Ахсидүси Еӥпүщ̨ Әзӧӥрүскӥ, ЕЕӥӥхүкүкүппн Gпс 'I. N. Kopnip̧h. I. Atene 1935. P. S. Salaville ha pronta l'ed. della greca di Demetrio Cidona; trad. araba a cura di P. Awad, 4 voll., Beyrouth 1887-98. Del De Unit. intell. trad. it. di C. Ottaviano, Lanciano 1930 e di B.

Nardi, Firenze 1938; del De vert. an. trad. armeno, ed. di P. M. A. Van den Oudeuriin, Friburgo (Svizzera) 1942; della S. r. Gent. trad. it. di P. Puccetti, Firenze 1925, trad. red., Lipsia 1933; delle Quaest. disp. de Ver. di E. Stein, 2 voll., Breslania 1931-32; $2^{\circ}$ ed., Friburgo in Br. e Lovanio 1923. Scritti politici, a cura di A. Passerin d'Estivives, Bologna 1946.

Studi generali recenti: F. Olgiati, L'anima di s. T., Milano 1923; J. Rimaud, Thomisme et méthode, Parigi 1925; A. Sertillanges, St Th. d'A., 2 voll., ivi 1923; E. De Bruyne, St Th. d'A., Le milieu, l'homme, la vision du monde, ivi 1928; J. Maritain, Le Docteur Angélique, ivi 1930; M. De Wulf, Initiation à la philos. thom., Lovanio 1931; G. Manno, Das Wesen des Thom., $3^{\circ}$ ed., a cura di P. Wyser 1949 (interpretaz. del tom. in funz. esclus. della dottr. attat. dell'atto e potenza); A. Horvath, La sintesi scientif. de st T. d'A., trad. it., Torino 1932; E. Peillaube, Initiat. à la philos. de st Th., Parigi 1933; J. Weberi, St Th. d'A., Le génie de l'ordre, ivi 1933; M. Grabmann, Th. v. A., Eine Einfühn. in seine Persönlichkeit u. Gedankensell., $6^{\circ}$ ed. Monaco 1935; P. Rousselot, L'Intellectualism de st Th., $3^{\circ}$ ed., Parigi 1936; H. Meyer, Th. v. A., sein System u. seine geistengeschichtl. Stellung, Bonn 1938; A. Silva-Tarouca, Thomas heute, Vienna 1947; A. C. Pegis, Introd. to St. Th. A., Nuova York 1948.

Esposizioni generali del pensiero di S. T.: si trovano nelle trattazioni di storia della filosofia mediev. di Ueberweg-Geyer (Berlino 1928, 836, p. 419 sgg., e pp. 743-57 bibl. ragionata a cura di J. Koch), di M. De Wulf ( $6^{\circ}$ ed., II, p. 139 sgg.; trad. it., II, Firenze, p. 138 sgg.); F. von Steenberghen, in FlicheMartin, Hist. de l'Eglise, XIII, Parigi 1951, p. 246 sgg.

Studi importanti pa s. T. e sul tomismo: si trovano nelle se. guanti pubblicaz.: Mélanges Thom., Le Saulchoir 1923; S. T.d'A., Milano 1923; S. T. d'A., Mise, stor.-artist., Roma 1924; Acto bebdom. thom., ivi 1924; Xenia Thom., 3 voll. ivi 1925; A. Whitackre (e collab.), S. Th. Ag., Oxford 1923; Mise. tom., Borcellona 1925; Mél. Mandonner, 2 voll., Parigi 1930; M. Grabmann, Mittelalterl. Geistesleben, 2 voll., Monaco 1926-37; Hommage à M. De Wulf, Lovanio 1938; Mél. Pelzer, ivi 1947; Studio Mediev. in hon. R. 3. Martin, Bruges 1948 (v. elenco compl. in : V. Y. Bourke, op. cit., p. 66 sgg.).

Documenti ecclesiast. sull'autorità datt'rin. di s. T. già raccolti dal P. Bertier (op. cit.) sono stati integrati, da Gregorio XIV in poi, da J. Ude, Die Autorität des hl. Th. v. A. als Kirchenlehrer u. seine Summa Theol., Salisburgo 1932, e da P. G. Ramirez, De auctoritate doctrin. s. Th. Ag., Salamanca 1932.

Studi particolari: Teoria delle cimmo: D. Lanza, La teoria della cimmo, in s. T., $2^{\circ}$ ed., Napoli 1930; G. Schidemann, Das Kausalprinzip in der Philos. des hl. Th. v. A., Münster in V. 1913 (Beitr. Bünnherz, XIII, 3); J. De Tonnuedez, La critique de la cimmaiss., Parigi 1923; W. Schneider, Die Quaest. disp. De ver. des hl. Th. v. A. in ihrer philomphiegeschichtl. Beziehung zu August., Münster in V. 1930 (Beitr. Biumherz, XXVII, 3); R. Jolivet, Le Thom. et la critique de la cimmaiss., Parigi 1931; J. Maritain, Les degrés du sacour, $3^{\circ}$ ed., ivi 1933; M.-D. Roland-Gosselin, Essai d'une étude crit. de la cimmaiss. ivi 1932; A. Hufnagel, Intuition und Erkenntnis nach Th. v. A., Colonia 1932; G. Steworth, Die Metaph. der Erkenntnis nach Th. v. A., I. Die sinnliche Erkenntnis, Monaco-Berlino 1933; id., Studien o. Entwickl. des Thomst. Erkenntnisbegriffes an dem Correct. - Quare -, Münster in V. 1933 (Beitr. Bünnherz, XXXI, 4); Y. Simon, Introd. à l'antologie du connaître, Parigi 1934; K. Rahner, Geist in Welt. Zur Metaph. der undl. Erbeunt. bei Th. v. A., Innsbruck-Lipsia 1939; Fr. Merzhey, Die Sprachphilos. des hl. Th. v. A. und ihre Anwendung auf Probl. der Theol., Paderborn-Zurigo 1937; L. Habermehl, Die Abstraktionslehre des hl. Th. v. A., Kallmüns 1938; Y. Santelet, Der Platonismus in der Erkenntnislehre des hl. Th. v. A., Innsbruck-Lipsia 1939; I. Ruttimann, Illuminative oder Abstrakteye Seininituition?, Lucerna 1943; P. Hoenen, La théorie du jugement d'après st Th. d'A., Roma 1946 (comus fu sviluppo dei profi, della cimmo, nel nucmonismo); G. Van Riet, L'épistemol. thom., Lovanio 1946; J. Alvarez Lazo, La Filosofia de las Matematicas en s. T., Città del Messico 1952.

Metaplato: N. Del Prado, De veris fundament. philos. plictis., Friburgo (Sv.) 1911; J. Durantel, Le retour à Dieu par l'intelligence et la volonté dans la philos. de st Th., Parigi 1918; G. Mattiussi, Le XXIV tesi della filos. di s. T. d'A., Roma 1923; J. Weberi, Essai de métaph. thom., Parigi 1926; A. Forest, La structure métaph. du concret selon st Th. d'A., ivi 1932; R. Garrigou-Lagrange, Dieu, son Existence et sa nature, $6^{\circ}$ ed., ivi 1933; A. Marc, L'idée de l'être chez st Th. et dans la Scolast. postér., ivi 1933; C. Giacmi, Le grandi tesi del tom., Como 1943. Interpreta no il tom. in funz. della noz. di partecipazione ; E. Scheller, Das Priestertum Christi im Anschluss an den hl. Th. v. A., Paderborn 1934 (cf. p. 54 sgg.; Die platon. Antelimhnat); G. Soehngen, Th. v. A. über Teilhabe durch Berührung, in Scientia Sacra, Theol. Parig. f. Kund. Schalte, Colonia e Düsseldorf 1933, pp. 114141, ora in Die Einheit in der Theologie, Monaco 1951, pp. 107-39; Jo. Mundbeck, Die Begriffe der - Teilhabe - und des - Lichts in der Psychol. u. Erbeunt. des Th. v. A., Würzburg 1935; C. Fabro, La noz. metafis. di partecipaz. ser. s. T. d'A., $1^{\circ}$ ed., Milano 1939,

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2r cè., Turino 1920: G. Isaye, La théorie de la mesure et l'existence d'un maximum selon st Th., Parigi 1940: L.-B. Geiner, La partecipation dans la philos. de st Th. d'A., ivi 1942: J. Lagrange, L'univers et l'homme dans la philos. de st Th., 2 voll., Bruxelles-Parigi 1942: H. Van Rooijen (c collab.), De Thomistiche Participatienkeren, Nimcga 1944: J. De Finance, Etre et agir dans la philos. de st Th., Parigi 1944: A. Little, The plasmas heritage of Thomism, Dublino 1949: H. Loebens, The analogy betuon God and the world... by Th. of. A., Uppsala 1952.

Problemi morali e sociali: M. O. Rona, Die Systeresis nach dem hl. Th. v. A., Münster in V. 1911: M. Meier, Die Lehre de Th. v. A. - de pass. on. - in Quellenanalyt. Darstellung, ivi 1912: W. Müller, Der Staat in seinen Bestithungen zur sittl. Ordnung bei Th. v. A., ivi 1916: J. Hassle, Das Arbeitsthas der Kirche nach Th. v. A. und Leo XIII., Friburgo 1923: H. Noble, La conscience morale, Parigi 1926; id., Les passions dans la vie morale, 2 voll., ivi 1932: B. Roland-Gosselin, La doctr. polit. de si Th., ivi 1928: L. Lehn, La raison régle de la moralité d'après st Th., ivi 1930: J. Hagenauer, Das - justum pretium - bei Th. v. A., Ein Beitrag z. Gesch. der object. Worttheorie, Stoccarda 1931: E. Kunz, Individuum u. Gemeinschaft beim hl. Th. v. A., Monaco 1932: M. Wittmann, Die Ethik des hl. Th. v. A. in ihrem systemat. Aufbau, ivi 1933: L. Lachance, Le concept de droit selon Aristote et tt Th., Parigi 1933: G. Della Rocca, La polit. di s. T., Napoli 1934: A. Patrono, Il pensiero polit. di s. T., Genova 1941: J. Ramirez, De hominis beatit., 3 voll., Madrid-Salamanca 1942-47: K. Furser, Christentum und Eigentum bei Th. v. A., Berne 1947: A. V.lequel, La teorie del superfluo sec. s. T. d'A., trad. it., Brescia 1945: L. Berg, Die Gottebenbildlichkeit im Moralsubjeht nach Th. v. A., Magonza 1947: I. Fuchs, Die Sexualethik des hl. Th. A., Colonia 1949: P. Hadrozeck, Die Bedeutung des System-gedankens für die Moraltheol. seit der Thomas-Reuassance, Monaco 1950: P. Olguni, Il concetto di giuridictià in s. T. d'A., Milano 1951.

Ragione e fede: Th. Heitz, Essai hist. sur les rapports entre la philos. et la foi de Berenger de Tour à st Th. d'A., Parigi 1909: T. Kacppell, Die Lehre des hl. Th. v. A. vom corpus Christi myst., Friburgo (Sv.) 1929: A. Stolz, Glaubensgnade u. Glaubenslicht nach Th. v. A., Roma 1933: H. Wilner, Die Gottevfreudichafi nach dem hl. Th. v. A., Vechta 1933: M. Grabmann, Verhältnis von Glauke u. Theol. zur Philos. u. weltl. Wissenschaft, Colonia 1934: J. Fehr, Das Offenbarungsprobl. in dialekt u. them. Theol., Friburgo (Sv.) 1933: G. Turbessi, La vita contemplat., dottr. rom. e sua relax. alle fonti, Roma 1944: H. Bouillard, Conversion et grâce chez st Th. d'A., Parigi 1944: J. Wolf, La justification de la foi chez st Th. d'A. et le P. Rousselat, Bruxelles-Parigi 1946: M. Grabmann, Die theol. Einleitungdehre des hl. Th. v. A., Friburgo in Sv. 1948: A. Well, Die Function des Thomismus in der neueren Theologie, Vienna 1948.

Manca ancora una storia critica complessiva del tomismo che raccolga e coordini l'abbondante messe dei materiali seguendo, con metodo storico-critico, le fessioni polemiche e dottrinali. Muovendo dalle ricerche fondamentali di Denith, Ehrle, Mandonnet, Grabmann, De Wulf, Koch, Pelzer, Luttin, Pelster, Gilson, Hocedoz... e allievi sul primo formarsi della scuola consiste, occorre ricostruire sulla base degli scritti ed. e med. il pensiero dei singoli amici così da poter stabilire il preciso rapporto che ciascuno ha con l'opera di s. T., sia dal punto di vista del metodo come del contenuto delle dottrine.

Cornelio Fabro
VI. ARTE. - S. T. d'A. viene di solito raffigurato vestito del saio domenicano, con un libro aperto in mano ed un piccolo sole che irradia dal suo petto; la sua figura è robusta e corpulenta, i lineamenti del viso larghi, assai grassi. Si trovano però anche raffigurazioni di s. T. d'A. vestito dell'abito nero dei dottori; così egli venne raffigurato da Fra Carnovale in un pannello del Poldi-Pezzoli a Milano. Sembra che s. T. d'A. sia stato ritratto, essendo in vita, in un affresco del convento di S. Maria di Gradi a Viterbo. Quella pittura è andata perduta: però, essendo stata più volte copiata, si può credere che l'immagine di T. d'A. quale è stata definita nella sua iconografia si riallacci agli autentici lineamenti del Santo. Le raffigurazioni nell'arte di s. T. d'A. si fecero frequentissime sin dalla sua canonizzazione (1323), prima di tutto nelle chiese domenicane, dove veniva rappresentato unitamente a diverse scene della sua leggenda, e nelle grandiose allegorie della sua gloria quale Dottore Angelico.

Fra le numerose raffigurazioni trecontesche della figura di s. T. d'A. si ricorda come molto tipica quella del trittichetto domenicano della Pinacoteca Vaticana, ritenuto opera del senese Lippo Vanni e dove al centro si vede s. Domenico, nello sportello sinistro s. Pietro martire e in quello destro s. T. d'A. Le numerose raffigurazioni di s. T. d'A., dipinte dal Beato Angelico, sono assai notevoli per l'arte quattrocentesca; si ricordano tra esse la lunetta nel chiostro di S. Marco a Firenze e la figura
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(fti. Brsci)
Tommaso BECKET, santo - Il martirio di s. T. B. Cavartà reliquiario con decorazione a smalti di Limoges (sec. XII) - Anagni. Tesoro della Cattedrale.

del Santo, affrescata tra i Dottori della Chiesa nella cappella Nicolina del Palazzo Vaticano.

Una scena della leggenda di s. T. d'A. è stata dipinta dall'Orcagna nella predella della pala d'altare della cappella Strozzi in S. Maria Novella a Firenze; questa pala, datata 1357, mostra nella sua parte superiore, tra l'altro, Nostro Signore che consegna a s. T. d'A. il libro del sapere. Lo squisito pannello del Sassetta, di proprietà della Pinacoteca Vaticana, con s. T. d'A. in estasi davanti la Croce, dalla quale egli udì le parole " Hai ben scritto di me. Tommaso ", sembra sia la sola scena conservatasi tuttora di una smarrita predella con la leggenda del Santo.

Fra le grandiose scene allegoriche della gloria di s. T. d'A., si citano in primo luogo la grande tavola di Francesco Traini (v.), dipinta verso il 1343 per la chiesa di S. Caterina a Pisa, e l'affresco di Andrea da Firenze del Cappellone degli Spagnoli a Firenze (ca. 1370). Una Gloria di s. T., concepita nello spirito umanistico della Rinascita, è stata dipinta nel tardo Quattrocento da Filippino Lippi in S. Maria sopra Minerva a Roma.

Bipl.: K. Künstle, Ikonogr. der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 538-562: L. Ferretti, S. T. d'A., Roma [1923], con 32 riproduzioni: J. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1943, pp. 692-99: G. Kafral, Iconography of the Saints in Tuscan painting, Firenze 1952, pp. 977-88.

Witold Wehr
TOMMASO BECKET, santo. - Arcivescovo di Canterbury, n. a Londra il 21 dic. 1117, m. a Canterbury il 29 dic. 1170.

Al Parlamento di Westminster (ott. 1163) difese con tanta forza il privilegio del fòro ecclesiastico, che il sovrano fu costretto a ritirare un progetto di legge che lo vietava. Fu però proposto un emendamento, secondo cui l'episcopato si obbligava a rispettare le antiche usanze. Il B. l'accetto, ma con la prudente riserva : salvo ordine nostro et iure Ecclesiae; il che gli attirò le ire del Re. L'anno seguente, al Parlamento di Clarendon vennero specificate in 16 articoli le antiche usanze, che tutte attentavano alle libertà della Chiesa. Pare che T. le abbia accettate; ma subito se ne pentì e si ritratti, domandando perdono ad Alessandro III. Condannato a forti multe, del resto ingiuste, si rifugiò alla Corte pontificia, indi nel monastero cistercense di Pontigny.

Le trattative fra Alessandro III e il Re furono molto dificili e spinose. T. comparve alla presenza di Enrico II,

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a Montmirail nel 1169; ma l'accordo desiderato dal Papa non poté conchiudersi, perché l'arcivescovo non accettò di sottoscrivere gli articoli di Clarendon se non con la clausola restrittiva: salvo honore Dei. Tuttavia nel 1170 si ebbe una parvenza di riconciliazione e il B. tornò in Inghilterra. Ma i nemici lavoravano contro di lui ed eccitarono l'animosità di Enrico II al punto ch'egli osò dire alla presenza dei baroni : «Non c'è dunque nessuno capace di vendicare l'onta del Re contro quel sacerdote? ". Quattro cavalieri intervennero e vigliaccamente uccisero l'arcivescovo nella cattedrale di Canterbury.

Alessandro III lo canonizzò il 21 febbr. 1173. Festa il 29 dic.

BibL.: le fonti contemporanee (BHL, 1184-93) sono state pubbl., la maggior parte, in J. A. Giles, Opera s. Thomae Cantuariensis, Londra 1842 e PL 190, e in J. C. Robertson, Materials of the history of Th. B., 7 voll., Londra 1879-82. Le lettere di Alessandro III e intorno a T. B. in PL 200; R. Foreville, L'Eglise et la Royauté en Angleterre sous Henri II Plantagenet, Parigi 1943; per gli ultimi lavori v. Anal. Bolland., 70 (1952), pp. 223-26.

Guglielmo Mollat
TOMMASO ELIA (Hélve) di Biville, beato. Sacerdote, n. a Biville (Manche) nel 1187 , figlio di Elia e di Matilde, m. nel castello di Vauville il 19 ott. 1257.

Studiò a Parigi e, ordinato sacerdote, si distinse come predicatore e confessore, nello spirito di preghiera e di penitenza, nell'assistere gli infermi. Elemosiniere del re s. Luigi IX, consacrava la notte alla preghiera, il giorno ai bisogni del prossimo. Fu favorito dello spirito di profezia e del dono dei miracoli. Dopo la sua morte il popolo cominciò a venerarlo. Nel 1833 era ancora fiorente una confraternita sotto il suo nome. Il suo culto fu approvato solo nel 1860 , quantunque il processo per la sua canonizzazione fosse stato iniziale già nel 1261.

Bibl.: Acta SS. Octobris, VIII, Bruxelles 1823, pp. 592-622; Confirmationis cultus ab immemorabili tempore praestiti, Roma 1852; L. de Pontournant, Vie du B. T. Hélve de Biville, suivie d'un poème du XIIe s. publié par la première fois, Cherbourg 1868; C. Louis, Vie du B. T. Hèlve, missionnaire, ivi 1903 (cf. recensione di Van Orrroy, in Anal. boll., 22 [1903], p. 302). Felice da Mareto

TOMMASO GALLO (da Vercelli). - Detto anche T. di S. Vittore o T. Vercellese, era già canonico Regolare dell'Abbazia di S. Vittore a Parigi nel 1218, quando compose il commento a Isaia.

Fin da questo momento s'era familiarizzato con le opere dello ps. Dionigi. Al seguito del card. Guala Bicchieri venne in Italia (1219) e a Vercelli fondò il monastero di s. Andrea, del quale nel 1224 fu priore e nel 1226 abate. Al primi anni del soggiorno a Vercelli appartengono il commento ai Cantica canticorum e le Glossae in cael. hierarchiam; del 1232 sono le Glossae in mysticam theol., del 1237 il secondo commento ai Cantica, del 1238 le Extractiones da diverse opere dello ps. Dionigi; del 1241 l'Explan. in mysticam theol. cui tien dietro l'Explan. de dic. nominibus. Nel 1238 ospitò l'imperatore Federico II, e nel 1243, quando Vercelli si dichiarò guelfa, l'abate riparò coi ghibellini a Ivrea. Lo stesso anno pubblicò a Vercelli l'Explan. de cael. hier. Deposto per l'appoggio dato ai ghibellini, rifiutò di sottomettersi e si stabili di nuovo a Ivrea, ove attese a un terzo commento ai Cantica, all'Explan. in eccles. hier. e ad altre opere mistiche. Morì, forse ritornato nella sua abbazia, nel dic. 1246. Egli approfondi lo studio degli scritti dello ps. Dionigi e s'adoprò ad accordarli con la S. Scrittura e con lo spirito della teologia di Giovanni Saraceno. Grande fu l'influenza dei suoi scritti sulla mistica francescana e cistercense, non che su quella tedesca da Maestro Eccardo di Hochheim al card. Cusano.

Bibl.: su T. G. fondamentali sono i numerosi saggi di G. Théry, soprattutto Th. Gallus. Apercu biographique, in Arch. d'hist. doctrin. et littér. du moyen âge, 12 (1939), pp. 141-208; P. Glorieux, Thomas Gallus, in DThC, XV, coll. 773-77, Bruno Nardi

TOMMASO MORO (Thomas More), santo. N. a Londra il 7 febbr. del 1477 o 1478 da famiglia di onorata condizione, m. ivi il 6 luglio 1535.

Paggio, verso i 13 anni, a servizio del Lord cancelliere arcivescovo Morton, fu da questi inviato al Canterbury

College di Oxford (1492) per gli studi umanistici, donde nel 1494 passò allo studio della giurisprudenza ed ebbe un incarico di lettore di legge al Furnival's Inn. T. non lasciò frattanto le lettere, abbinando la meditazione dei Padri della Chiesa alla lettura dei classici; tradusse con William Lily epigrammi dal1' Antologia greca. Dall' incontro con Erasmo nel 1499, che forchò questi in viaggio ad Oxford sosto a Londra, nacquero stima e reciproco affetto, che non vennero mai meno.

Incerto se farsi religioso, dietro consiglio del Colet, rimase nello stato laicale, pur serbando per la vita certosina sino all'ultimo sincera ammirazione. Eletto membro del Parlamento nel 1504, si oppose all'eccessiva esazione pretesa da Enrico VIII in occasione del matrimonio della figlia col Re di Scozia: la Camera dei Comuni ridusse a circa un quarto la somma richiesta dal Re; ma questi, sdeguato, sotto futili accuse fece arrestare il padre di T., tenendolo nella Torre sinché non ebbe pagato una forte multa. Nel 1505 T. sposò Jane Colt, da cui ebbe quattro figli : Margherita, Elisabetta, Cecilia e Giovanni. Morta Jane, nel 1511, contrasse seconde nozze con Alice Middleton, vedova e più anziana di lui. Nel 1510 fu nominato sottosceriffo di Londra; nel 1515 fu inviato in Fiandra come ambasciatore per difendere interessi commerciali inglesi; nel 1516 ricevette una pensione a vita di 100 sterline, nell'anno seguente fu nominato ambasciatore a Calais. Il Re lo scelse quindi a membro del consiglio privato e poi a maestro delle richieste (forse nel 1518). Nel 1524 eletto speaker della Camera dei Comuni, nel 1525 ebbe il titolo di cancelliere del ducato di Lancaster. Quando Enrico VIII verso la fine del 1527 chiese a T. il parere sull'annullamento del matrimonio con Caterina d'Aragona, trovò una netta opposizione; però, deciso nel suo proposito, nel 1529 costrinse il Wolsey a lasciare il cancellierato perché non era riuscito a condurre il Papa a suoi disegni; offrì quindi quest'ufficio a T. nella speranza forse di fargli mutare proposito. T. accettò a malincuore e fu il primo laico ad occupare questa carica ( 25 ott. 1529); invitato a riconsiderare la questione del ripudio di Caterina, mantenne il proprio atteggiamento e si limitò agli stretti doveri di cancelliere. Quando, poi, Enrico, agli inizi del 1531, pretese essere riconosciuto capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, la posizione di T. si fece sempre più delicata; egli evitò di pronunciarsi in pubblico ed il 30 marzo 1531, nel riferire al Parlamento le giustificazioni del Re intorno alla propria condotta, non andò oltre al puro compito di portavoce. Il 12 maggio 1532 l'arcivescovo Warham, dietro pressione reale, presentò l'atto di condizionata sottomissione del clero; lo stesso giorno T. si dimise per motivi di salute, ritirandosi a vivere in famiglia a Chelsea, dove Enrico lo lasciò tranquillo. L'ex cancelliere, comprese fra gli aderenti di Elisabetta Barton, che aveva profetizzato disgrazie ad Enrico se avesse attentato un nuovo matrimonio, fu interrogato il 6 marzo 1534 da una commissione, ma non piegò e tornato a Chelsea si difese, anche per scritto, da tutte le accuse. Il 13 apr. fu chiamato al giuramento dell'atto di successione : si dichiarò disposto a giurare la successione della discendenza della Bolena, e non il resto che implicava riconoscimento del divorzio e ripudio dell'autorità papale. Imprigionato nella Torre vi restò fino al $1^{\circ}$ luglio 1535 ,

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quando, processato per alto tradimento, fu condannato a morte per decapitazione. Fu beatificato da Leone XIII nel 1886 e canonizzato da Pio XI nel 1935 insieme con d card. Giovanni Fisher (v.).

Fra gli scritti di T. il più noto è il dialogo latino l'Utopia. T., che aveva avuto occasione di prendere a cuore le questioni politico-sociali, che cominciavano ad agitare il mondo del Rinascimento (il generarsi delle nazioni moderne prospettava ad un cattolico attento alla realtà storica la necessità di soluzioni ideali del problema dell'organizzazione della "comunità "terrena), accennandone nella sua Vita di Edo