ata". Molto sentita è dal fedele israelita "la gioia della $T$. ".
Anche nel Corano ha molta importanza la $t$. (onroû) o Pentateuco. E spesso posta accanto al Vangelo come fonte scritta della fede ( $3,43,58 ; 7,156$; ecc.). Contiene il "giudizio" (hokos) o ordine divino: è guida e luce, e i profeti (che erano muslim) giudicavano per i giudei secondo la $t$.: "il Vangelo, in cui è guida e luce, è una conferma della $t$. precedente, ed è una direzione ed un avvertimento per i timorati" ( $3,47-50$ ). "Quelli cui fu imposta la $t$. e che poi non l'osservarono sono simili all'asino che porta libri" (62, 5).
Btsu.: S. R. Driver, Law (in O. T.), in Dict. of the Bible, III (1900), pp. 64-73; S. Schechter, Some aspects of rabbinical theology, I, Londra 1909, pp. 148-69 (su "la gioia della $t$. "); S. Zuckrow, Adjustement of Law to life in rabbinic literature, Boston 1928; S. H. Blank, The LXX renderings of O. T. terms of law, in Hebreu: Union College anmual, 5 (1930), pp. 229-83; J. Bonsirvan, Le judaïsme patérénien au temps de J.-C., I, Perigi 1935, pp. 247-72; II, ivi 1935, pp. 69-80; A. Cohen, Il Talmud, trad. it., Bari 1935, pp. 158-98; J. Bogrich, Die priesterliche Thara, in Werden und W'eten des A. T., di P. Vols. F. Stummer - J. Hempel, Berlino 1936, p. 83 sgg.; J. P. Hyatt, Torah in the book of Jeremiah, in Journal of biblical liter., 60 (1941), pp. 281-96; B. J. Bamberger, Revelations of T. after Sinai, in Hebreu: Union College anmual, 16 (1941), pp. 97-113; W. Gutbrod, Xiquo; in Theol. Wörterbuch zum N. T., IV (1942), pp. 1029-30; G. Oelborn, Tôed in the Old Testament. A semantic study, Lund 1945; D. Daube, Studies in biblical Law, Cambridge 1946; A. R. Hulst, Beliiden en loven, Nijkerk 1948; A. E. Guilding, Notes on the Hebrew Late Codes, in The journal of theol. studies, 49 (1948), pp. 45-52. Antonino Romeo
TORALDO, Giuseppe. - Letterato, n. di famiglia marchionale a Tropea, in Calabria, il 17 marzo 1809, ivi m. il 14 apr. 1899.
Entrò nella Congregazione dei Redentoristi nel 1824 c. divenuto sacerdote, ne uscì per motivi di salute nel 1844. Ritornafo nella sua diocesi, fu destinato all'insegnamento nel Seminario, dove per 50 anni tenne lezione di lettere latine e greche, ed anche di teologia dogmatica e morale. Le sue doti di ingegno e di cultura eccelsero nel campo della latinità classica. Si accinse alla traduzione latina della Divina Commedia, e i pochi canti che ne furono pubblicati in Alma Roma possono stare a fianco con onore alle non poche versioni di altri umanisti, per la forma sempre nobile e degna, e per l'interpretazione del testo originale, accurata e ingegnosa. Di ottima fattura sono pure i tre inni, da lui composti in onore della Vergine S.ma di Romania, che si venera nella sua diocesi, e la versione del Cinque maggio di A. Manzoni. Il suo capolavoro è la Riecosolymis liberato e versibus italicis in latinos conversa, cui attese con amore e con godimento di artista per tutta la sua lunga vita: in quei suoi torniti esametri, più che una traduzione letteraria, si ha una parafrasi, quasi una nuova creazione. Per questa sua geniale libertà, come pure per la perfezione classica della forma, la sua versione supera quelle del Piacentini, del Frambaglia e del Parente. Antonio Bacci
TORCELLO (Turricellum). - Antica sede vescovile, isola nel Comune di Venezia, da cui dista 10 km .,

Torcello - Cattedrale (secc. viI e xi) e chiesa di S. Fosca (sec. xit).
a settentrione della laguna, con poche case e qualche palazzetto interessante sotto l'aspetto architettonico: vi abita un nucleo ( 100 persone) di ortolani, vignaiuoli e pescatori.
1. Storia. - Dopo la discesa e le distruzioni dei Longobardi, la popolazione della romana Altino (v.) emigrò stabilmente a T., dove venne trasferita anche la sede vescovile. Sorsero presto chiese, cenobi e abitazioni, "si da gareggiare con la città abbandonata che, per la sua cerchia murata e turrita, si volle ricordare almeno nel nome del nuovo sito: di qui la denominazione T. (Turricellum), indicante forse l'esistenza di qualche torre di scolta e di difesa, se pure non è la trasformazione di più antica denominazione: Dorceum" (Brunetti). Le facevano corona e difesa le isole di Mazzorbo. S. Niccolò de Cavana. S. Giacomo in Palùo, Burano antica, Murano, Costanziaca, Centranica. S. Pietro di Casa Calbo, Ammiano e altre minori, cosicché il problema delle origini di Venezia è strettamente connesso alla storia di T., dove si formarono i primi lineamenti di quella che sarà poi, nello spirito e nell'azione, la grande Repubblica marinara.
La consacrazione della Basilica nel 639 è attestata dall'epigrafe che è il documento più antico della storia e della consociazione lagunare di Venezia; Costantino Perferogenito, a metà del sec. x chiama T. " grande emporio di traffici e di lavoro". Di T. è quel Rustico, uno dei due naviganti che da Alessandria d'Egitto recarono nelle loro navi alle lagune venete (a. 828) il corpo di s. Marco.
Le condizioni di T., anche nel tardo medioevo, erano migliori di altre isole e borgate litoranee, se nel sec. xv vi trasmigrarono alcuni dei loro conventi. T. decadde a mano a mano che Venezia ne assorbì l'attività; ma causa determinante è da ritenere il graduale interramento della laguna e la conseguente diffusione della malaria. I depredatori di marmi e pietre affrettarono l'opera di distruzione anche se leggi (1441) stabilivano pene: "oltre la frusta, al rubatore ghe sia cavado un occhio senza remission ".
La serie dei vescovi dura fin al 1792: nel 1639 la sede vescovile fu trasportata a Murano; nel 1818 annessa al patriarcato di Venezia.
II. Arte. - T. nel suo aspetto di centro lagunare conserva alcuni elementi configurativi, che la rendono simile a Venezia: il Rio Maggiore, che corrisponde al Canal Grande, altri rii più stretti, le fondamenta selciate, campiclli, calli, la piazza centrale con la chiesa cattedrale e palazzi di governo. Nel 639 per ordine di Isacio, esarca di Ravenna, il maestro dei militi erigeva la Basilica a pianta longitudinale, preceduta da portico (nel sec. Ix sostituito da nartece), a tre navate divise da colonne con un'unica abside centrale, affiancata da prothesis e diaconicon; strut-
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tura e tipo che richiamale consimili costruzioni di Ravenna, Parenzo e Grado; il battistero antistante era a pianta circolare con due nicchioni ai lati (sec. viI : sussistono tracce sicure). Nel sec. ix furono aperte le due absidiole sulle pareti piane di fondo; sotto l'abside centrale (che il Bettini ritiene del sec. ix), si ricavò la cripta a sviluppo semianulare e sopra vi si riadattarono l'altra cattedra e i gradoni presbiteriali con rivestimento di marmi preziosi. Il vescovo Orso Orseolo (roo8) rimaneggiò la costruzione innalzando le pareti, aprendo finestre, rimettendo in opera colonne, sui cui capitelli di varie epoche s'imposta direttamente l'arco dall'alto piedritto, rinnovando l'iconostasi, l'ambone (rimaneggiato nel sec. xII), il pavimento a tarsie marmoree; le archeggiature, che ritmicamente scandiscono la facciata, sopraelevata nel sec. xI, sono di gusto e derivazione ravennate.
Dietro la Basilica, quadrato e robusto, si erge il campanile romanico (sec. xi). La decorazione musiva riveste solo alcune parti della Basilica ed assume alto valore artistico ed iconografico: nella conca d'oro dell'abside centrale domina solenne e ieratica la Madonna (probabilmente del sec. xit); nella zona inferiore dell'abside centrale, i dodici Apostoli, e, sopra l'arco trionfale, l'Annunciazione; nel catino dell'absidiola del Santissimo, Cristo in trono con angeli, e santi nella zona inferiore, sono opera di maestranze venete, che riflettono gusto e influsso ravennati (sec. xi, epoca della terza ricostruzione della Basilica). Alla stessa epoca è riferibile la decorazione della vòlta comprendente quattro angeli che sorreggono il clipeo con il mistico Agnello: musaico ideato su schema compositivo di origine romana ravennate. Sulla parete di fondo, il grande musaico duecentesco con il Giudizio Universale, di tradizione e derivazione bizantina con infiltrazione di elementi occidentali. Nelle sue zone sovrapposte si succedono : la Staurosis o Crocifissione; l'Anastasis o discesa di Cristo al limbo e risurrezione di Adamo e dei Patriarchi dal limbo; Cristo giudice nella gloria della corte celeste, e, al centro, la Deesis cioè Cristo entro la mandorla iridata di luce tra la Vergine e il Battista, supplici per l'umanità; la Etoimasia equivalente al trono divino preparato per il Giudizio e, ai lati, scene della risurrezione della carne; i beati e i dannati, distinti secondo i diversi peccati; nell'ultimo scomparto, Adamo, con le anime dei giusti, la Vergine orante, il buon ladrone, la porta del Paradiso guardata da un cherubino, s. Pietro con le chiavi ed un angelo "psicopompo"; nel vano della lunetta, sopra la porta d'ingresso della Basilica, a mezza figura, appare la Vergine, in atteggiamento di orante, a chiedere la misericordia divina: «O Vergine - dice l'iscrizione - con la preghiera, volgi a pietà il Figlio di Dio, cancella ogni colpa».
Delle sculture, di varie età, si devono ricordare: capitelli dei secc. vi, viI e xi, la ricomposta cattedra vescovile (sec. ix), fronte di altare, ora tabernacolo degli oli santi (sec. viI), l'altare a semplice mensa su colonnine, ricostruito nella forma originaria e poggiante sopra un sarcofago romano (inizi del sec. III), che contiene il corpo di s. Eliodoro, primo vescovo di Altino; i plutei dell'« occasione», della "ruota" (sec. xi); la Vergine in trono con Bambino e l'arcangelo Raffaele, appartenenti alla "pala d'oro" della Cattedrale, lavoro a sbalzo di arte veneta bizantina (sec. xi), ora nel Museo dell'isola di T., che custodisce altri cimeli, ceramiche, frammenti e opere di pittura e scultura di varie epoche; acquasantiera (sec. xi), la Vergine con Bambino di Pietro Lamberti (sec. xv); pregevolissima la tela dell'Assunzione del Tintoretto.
La ricostruzione dell'altare e il restauro della Basilica sono dovuti a F. Forlati (1929). Con la Basilica e con il battistero costituiva un complesso unitario la chiesetta di S. Fosca (probabile iniziale martyrion), a pianta centrale con un braccio più lungo che comprende l'abside e le absidiole laterali, la cupola a cuffia e portico esterno: tutto, dalla pianta all'equilibrio delle membrature e degli spazi, secondo il Bettini, tradisce quel deciso e profondo intervento del gusto bizantino che divenne (ma non prima del sec. xII) una delle determinanti del gusto veneziano, innestandosi sulla precedente, e sempre viva, tradizione dell'Esarcato. - Vedi tav. XXX.
Bibl.: Fl. Cornaro, Ecclesiae Turcellanae antiquis monumentis... illustratae, Venezia 1749: N. Battaglini, T. antica e moderna, ivi 1871; R. Carrasco, L'archit. in Italia del sec. VI al Mille circa, Venezia 1828; V. Lazzarini, Un'iscrio, torcellana del sec. VII, in Atti Istit. veneto sc. lett. e arti, 73 (1914), p. 2 sge.; P. La Fontaine, Il mosaico di T., in Arte cristiana, 7 (1919), p. 168 sge.; L. Conton, T., il suo estuario e i suoi monumenti, Venczia 1927; N. Callogori, Il Museo prov. di T., ivi 1930; W. Pussler, Die römische Weltgerichtstelei im Vatikan, Ihre Stellung in der Gesch. des Weltgerichtsbildes in der römischen Malerei des 13. Jahrhunderts, in Kunstg. Tubrb. d. Bibl. Hertziana, 2 (1938), p. 311 sge.; G. Lorenzetti, T., Venezia 1939; id., Venezia e il suo estuario, Milano 1944; R. Cessi, Venezia ducale, Venezia 1940; M. Brunetti, S. Bettini, F. Forlati, G. Fincco, T., Torcello 1940 .
Paolo Lino Zovatto
TORELLI, Giuseppe. - Giornalista e uomo politico, n. a Recetto Novarese il 13 dic. 1816, m. a Torino il 25 apr. 1866.
Iniziò la sua carriera letteraria polemizzando con Felice Romani che dominava allora il mondo letterario torinese. Partecipò, con Giacomo Durando, alla fondazione dell' Opinione e diresse a Milano, nel 1848; la Gazzetta ufficiale 22 Marzo. Pubblicò quindi, sotto lo pseudonimo di Ciro d'Arco, le Lettere politiche, volte a combattere il partito democratico. Esse apparvero sul Risorgimento del quale il T. assunse poi la direzione; nel 1852 passò a dirigere la Gazzetta ufficiale. Avversario dichiarato del connubio cavourriano con il centro sinistro, lasciò la Gazzetta quando il Battazzi divenne ministro dell'Interno. Diede quindi vita ad un nuovo settimanale. Il Cronista, al quale collaborarono d'Azeglio, Collegno e Galeotti. Eletto tre volte deputato nei collegi di Intra e di Correggio, sedette in Parlamento tra i moderati e vi difese, nel 1861 , contro Cavour, le idee espresse nell'opuscolo azegliano Questioni urgenti. Iniziò il riordinamento dei Miei ricordi del d'Azeglio, del quale fu collaboratore ed amico.
Tra i suoi scritti vanno ricordati: Ruperto d'Isola, Sullloquio d'una mosca, Lettere politiche, Paesaggi e profili, Ricordi politici, e il romanzo Ettore Santo.
Bibl.: E. Camerini, Profili letter., Firenze 1868, p. 127 sge.; C. Paoli, Lett. di M. D'Azeglio a G. T., Milano 1870; id., Cenni bingr., in G. T., Ricordi politici, ivi 1873, pp. 10-222/1; G. Rebizzoni, Stern in Italia, Roma 1920; F. Anchinomi, G. T., in Boll. stor. di Nezara, 24 (1930), fasce, 2, 3, 4; e l'introd. di G. Petrocchi al romanzo di G. T., Ettore Santo, Firenze 1947.
Fausto Fonzi
TORELLI, Ludovica, contessa di Guastalla. Benefica dama, n. a Guastalla nel 1500 , m. a Milano il 28 ott. 1569.
Figlia unica di Achille duca di Guastalla, a 17 anni vedova di Ludovico Stanga, patrizio cremonese, a 22 orfana del padre ucciso da Ercole Gonzaga in una festa da ballo, a 27 vedova una seconda volta, dopo un anno di matrimonio, del conte Antonio Martinengo, bresciano, assassinato dai congiunti della sua prima moglie da lui uccisa, per le esortazioni di fra'Battista da Crema (v.) si diede tutta ad opere di pietà e di beneficenza e prese il nome di Paola. Trasferitasi a Milano, aiutò a. Antonio M. Zaccaria (v.) nella fondazione delle Angoliche, per le quali eresse il convento e la chiesa di S. Paolo a Milano e di S. Marta a Cremona; e tra esse visse santamente pur senza vestirne l'abito e professarne i voti. Nel 1538 vendé a Ferrante Gonzaga il feudo di Guastalla e altri castelli. Quasi fondatrice la considerava il convento del S.mo Crocifisso di Milano, per donne ravvedute. Con le Angoliche 'prese parte alla missione di Vicenza (1537), e fu a Ferrara tenuta in alta stima da mons. Giberti, e a Venezia dove i Barnabiti e le Angoliche avevano assunto la direzione dell'Ospedale di SS. Giovanni e Paolo. Ma quando alle Angoliche fu imposta la clausura, la T. il 15 dic. 1553 si ritirò dapprima presso la vedova del marchese del Vasto governatore di Milano, Maria d'Aragona principessa di Molfetta, poi nel convento delle Convertite da lei fondato nel 1547 a Ferrara. Nel 1557, a Milano, vicino a S. Barnaba, fondò il Collegio per nobili giovinette decadute, che il popolo chiamò, come anche la via in cui sorse, "della Guastalla" e Porta Ludovica una delle porte della città. Ne affidò la direzione spirituale ai Gesuiti e qui, confortata dalla visita di s. Carlo, spirò
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dopo 12 anni di vita piissima. Fu deposta nella chiesa di S. Fedele; ma col recente trasferimento del Collegio, rovinato dai bombardamenti (1943), da Milano in una villa vicino a Mone, anche la salma della pia fondatrice vi fu trasportata e tumultata nella cappella.
Bibl.: P. Moriga (v.). Historia della meravigliosa conversione e vita consilure e beata fine dell'IlI.ma L. T. contessa di Guatolla, Bergamo 1592; C. G. Rosignoli, Vita e virtù della contesa I.. T., Milano 1686; G. Premoli, Storia dei Barnabiti nel '300. Mone 1913, passim; G. Buffon, Scrittori barnabiti, II. Firenze 1934, pp. 534-40, e IV, iv; 1937, p. 20. Manoscritti nell'Archivio gen. dei Barnabiti di Roma: A. P. A. Sfondrati (m. nel 1803), Dell'origine e progressi del monsitero di S. Paolo; L. M. Torelli B.. Della vita di Paola M. Torella (1656).
TOREUTICA. - E l'arte del lavorare i metalli attraverso la fusione, il martellamento, l'incisione, il cesello, ecc.
Specie per l'antichità il termine viene usato per indicare l'attività e l'opera di artisti che hanno modellato, fuso e cesellato oggetti nel bronzo, ma in genere anche per indicare la lavorazione con intento d'arte di qualsiasi altro metallo dal ferro ai più nobili e pregiati (v. scultura). Così per l'antico Egitto, la civiltà cremesmicenea, la stessa civiltà villanoviana, l'etrusca, la greca, ecc. Si considerano pure quali opere di t. nell'arte greca primitiva le sculture in legno con applicazioni di lamina metalliche, mentre per le epoche successive il termine viene limitato ad indicare l'attività degli sbalzatori, degli incisori, degli ageminatori, degli orafi che hanno lavorato sempre con intenti d'arte le suppellettili domestiche e quelle destinate al culto. Così nel medioevo (v.) come nelle età successive (v. habocca, abte; sinasciumento), quando l'evolversi del gusto ha lasciato testimonianza di altissimo valore sia nella scultura in bronzo come nelle opere di oreficeria (v.).
Emilio Lavagnino
TORIBIO, Alfonso de Mogrovejo, santo. N. nel 1538 (?), m. il 23 marzo 1606.
Fu studente di giurisprudenza all'Università di Salamanca, nel 1575 presidente del «Consejo de la Inquisición en Granada», entrando cosi in relazione con Filippo II, il quale lo destinò a successore dell'arcivescovo di Lima, Jeronimo de Loaysa, O. P., morto nel 1575. I 9 di marzo del 1579 fu preconizzato a Roma da papa Gregorio XIII, e confermato il 16 dello stesso mese. Ordinato sacerdote a Granada e consacrato vescovo a Siviglia nel 1580 , si recò nell'America meridionale. Appena giunto, con l'aiuto del viceré Martin Henriquez tenne il primo Sinodo diocesano di Lima nel 1582, e poi cercò di convocare un Concilio provinciale di tutta l'America meridionale che, sotto la sua direzione, ebbe luogo nel 1583 come III Concilio provinciale di Lima, e fu di importanza capitale per tutto l'ulteriore sviluppo della Chiesa nell'America meridionale. Seguirono a questo Concilio provinciale due altri, nel 1591 e nel 1601; inoltre celebrò 10 sinodi diocesani. Con apostolica franchezza difese i diritti della Chiesa contro il potere civile e contro lo stesso Filippo II di Spagna, come pure i diritti del vescovo contro i privilegi dei religiosi. Con grande zelo promosse le missioni tra gli Indiani, visitti personalmente per tre volte la sua vastissima diocesi e morì nel corso della terza visita nella Valle di Pacasmago. Fu beatificato nel 1679 e canonizzato da Benedetto XIII nel 1726. Festa il 23 marzo e il 27 apr.
Bibl.: A. de Leon Pinelo, Vida del il.ma e r.mo d. T. A. M. Madrid 1653 (principale biografia dalla quale dipendono tutte le posteriori); C. García Irigoyen, Santo T., 4 voll., Lima 19061907; P. Laturia, T. A. de M. segundo arzobispo de Lima, in El Clero y las misiones, II, Città del Vaticano 1940, pp. 21-34. 02-102, 127-67.
Giovanni Rommeraluchen
TORINI, Angelo (Agnolo di Torino de' BenCivenni da Firenze). - Moralista e poeta religioso, n. al principio e m. alla fine del sec. xiv. Discepolo e amico di Giovanni dalle Celle e di Luigi Marsili, ne condivise gli ideali : riforma dei costumi, ritorno del Papato a Roma.
Delle sue opere, le Due canzoni al Duca d'Atene (1342-43; pubbl. da C. Paoli in appendice alla Memoria
della signoria del Duca d'Atene in Firenze, Firenze 1862, pp. 146-67), rivelano giovanile fiducia nella giustizia terrena; il Breve raccoglimento della miseria umana (1373; ed. F. Zambrini, Bologna 1877), riduzione del De contemptu mundi, composta per suggerimento di G. dalle Celle, potrebbe indicare il pessimismo della maturità; invece la Breve meditazione dei benefici di Dio (ed. Zambrini, ivi 1862), parla delle sue prose, ci dà il tono fondamentale della pietà del T. : delicata, attenta ai benefici dell'« ottimissimo» Iddio, grata, fidente. Queste doti si affermano nelle canzoni religiose (fra cui La scaletta di ro gradi, un'altra sulla propria vecchiezza, un'altra consolatoria a un amico) e nei sonetti (quattro dei quali tradiscono con libera fedeltà la preghiera di s. Tommaso: Concede mihi, misericors Deus, quae tibi sunt placite). Un sonetto e due canzoni a Urbano V (1363-66) dicono il suo desiderio che Roma riabbia il Pontefice e la Chiesa la sua fatalica sede. Tre canzoni e 17 sonetti sono reperibili in Miscellanea di prose e rime spirituali antiche a cura dello Zambrini (Imola 1879); 2 canzoni e 3 sonetti nel Propagmatore, 14 (1881, f). pp. 436-43); 2 sonetti nei " preliminari » al Paradiso degli Alberti (1, Bologna 1867, pp. 88 e 97) a cura di A. Wesselofski.
Il T. petrarcheggia e danteggia, ma con arte. Pesante nelle canzoni civili, ha novità di esplorazione e candore nei versi religiosi.
Bibl.: F. Zambrini, introdd. e commento alle edd. cit.: C. Di Pierro, Di alcuni trattati ascetici, in Esercitaz. sulla lett. rel. dei secc. XIII e XIV a cura di G. Mazzoni, Firenze 1903, p. 208; N. Sapegno, Il Trecento, Milano 1948, p. 554. Maria Sticco
TORINO, ARCIDIOCESI di. - La diocesi torinese all'epoca della sua fondazione comprendeva tutto il territorio tra le diocesi di Ivrea, Asti, Acqui, Alba, Albenga, Embrun, dalla Dora Riparia al Po, fino alla Stura di Cuneo e la valle del Tanaro.
Verso la fine del sec. vi i Franchi staccano una parte della Val di Susa e la Moriana e viene fondata la nuova diocesi di S. Giovanni di Moriana. In seguito vengono staccate da T. Saluzzo (1511), Fossano (1592), Pinerolo (1749), Susa (1772), Cuneo (1817) e Asti (1817). Creata chiesa metropolitana il 17 maggio 1515 con suffraganee Ivrea e Mondovì, ha oggi per suffragance Acqui, Asti, Alba, Mondovì, Cuneo, Saluzzo, Fossano, Pinerolo, Ivrea e Aosta.
Comprende 34 vicariati foranei, 332 parrocchie e 1200 chiese non parrocchiali, 150 comuni di cui 14 in prov. di Cuneo, 5 di Asti, 150 di T. Ab. i. 100.000 ; sacerdoti diocesani 1085 , extra dioc. 50 ; ordini e congregazioni maschili 26 , femminili 61 . Seminario maggiore di filosofia e teologia a Rivoli, presso T.; Seminario ginnasiale a Giaveno; Convitto arcivescovile a Bra. Licei, scuole professionali ed agrarie sono tenute dai Gesuiti, Fratelli delle Scuole cristiane, Salesiani, Rosminiani, Giuseppini del Murialdo; per ragazze dalle Suore domenicane, Religiose del S. Cuore, Salesiane, Madri Pie, Fedeli compagne, Suore di S. Anna, di S. Giuseppe, ecc.
1. Storia. - Augusta Taurinorum», sorta forse nella stessa località della preromana Taussola, capitale dei Taurini, fu all'età romana la più importante città subalpina occidentale. Nel 69 d. C. fu in parte bruciata nella guerra civile fra Ottone e Vitellio. Presso T. nel 312 Costantino ebbe uno scontro vittorioso con Massenzio.
Il cristianesimo vi entrò relativamente tardi. Una evangelizzazione sistematica cominciò Soltanto dopo la metà dei sec. III. La miglior critica moderna considera come martiri torinesi i ss. Solutore, Avventore ed Ottavio ed è tarda l'attribuzione, poi divenuta prevalente, di questi Santi alla Logione Tebea (v. Tebei, santi, martiri). Alla fine del sec. iv s. Massimo (v.) deve essere considerato primo vescovo. La sua grande figura mostra a T. l'esistenza di una cristianità fiorente, pure in mezzo ancora a numerosi pagani. In quegli anni terribili, in cui hanno inizio le invasioni barbariche in Italia, s. Massimo domina sulla dolorosa situazione. Sotto s. Massimo, tra il 397 e il 401 , si tenne a T. un Concilio, riunito su
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(Ist. Exc. Catt.)
'Torino, arcidicezat di - Veduta prospettica di T. (sec. xvII). De Theatrum Statuum regiae celistudinis Sabandiae Ducis. I, Amsterdam 1682, rev. 2. Exemplare della Biblioteca Vaticana.
domanda dei vescovi della provincia romana di Gallia, discordi sopra i diritti della loro sede metropolitana.
La lista dei vescovi dei secc. v-vi non è completa. Vittore nel 494 si reca in Gallia con s. Epifanio di Pavia per liberare i prigionieri portati via da Gondebaido re di Borgogna in una sua scorreria nell'Italia superiore. Ursicino ( 562 -609) soffrì la prigionia da parte dei Longobardi e si vide la Moriana e parte della Val di Susa portate via dai Franchi che ne fecero diocesi autonome, nonostante rimostranze sue e di Gregorio Magno. Sotto i Longobardi T. formò un vasto Ducato corrispondente in gran parte alla diocesi ecclesiastica e acquistò l'importanza di baluardo del Regno contro i Franchi. Il governo carolingio, che seguì, fu costituito dai conti franchi. Ludovico il Pio nell'817-18 mandò il vescovo Claudio (v.) di larga, se pur non profonda erudizione e di atteggiamenti iconoclasti. Svanita l'unità imperiale carolingia e riformatosi il Regno d'Italia, dalle lotte tra Guido di Spoleto e Berengario del Friuli uscì la dinastia degli Arduinici che domino la Marca di T. per un secolo e mezzo.
Il periodo marchionale, specie di Olderico Manfredi e della figlia Adelaide, è stato un periodo di ripresa dopo la desolazione del sec. x. In questa opera imponente, accanto a Olderico e Adelaide trovano posto con grande onore i vescovi Gozone e Landolfo e in parte anche Cuniberto. Sorgono nel sec. XI per opera dei marchesi e dei vescovi suddetti le abbazie di Caramagna, di S. Giusto di Susa, di S. Pietro di Savigliano, di Pinerolo, di S. Solutore, di Cavour, la prevostura d'Oulx, il duomo di Chieri e la collegiata di Testona. Alla fine del periodo marchionale si afferma il potere del vescovo e accanto a questo l'autonomia cittadina. Nel 1159 un diploma di Federico Barbarossa dà al vescovo Carlo i completi diritti comitali sulla città e contado. Ciò non impedl il rassodarsi della autonomia comunale. Al principio del sec. xili si trovano ancora Comune e vescovo alleati contro i conti di Savoia. Poi il potere del vescovo declina, il Comune e i Savoia lottano con alterne vicende, finché dopo la breve Signoria su T. degli Angiò e di Guglielmo VII di Monferrato prevalgono i Savoia.
Anche la situazione economica del vescovato con la fine del sec. xili è peggiorata. Appare invece notevole l'attività pastorale del vescovo Goffredo di Montanaro (1254-1300), nonostante le lunghe controversie con i $\mathrm{Sa}-$ voia e gli abati di S. Michele della Chiusa e la legazione a Costantinopoli. Ugualmente degna di nota l'attività del vescovo Guido II (1319-48) e dei successori Giovanni di Rivalta (1364-1411), Aimone (1411-38) e Ludovico di Romagnano (1438-68). Dalle relazioni delle visite pasto-
rali e atti sinodali appaiono ottimi prelati. Giovanni di Rivalta e Lodovico di Romagnano si occupano in modo particolare e con qualche frutto della conversione dei Valdesi (v.), dei quali già si era dovuto occupare fin dal 1209 il vescovo Giacomo I. Sotto Lodovico di Romagnano, il 6 giugno 1453 , avviene il famoso miracolo escaristico di T. Due soldati delle truppe di Ludovico, duca di Savoia, di guarnigione a Exilles, mentre i compagni saccheggiavano il paese, penetrarono nella Chiesa, e, aperto il tabernacolo, rubarono l'ostensorio d'argento, che racchiudeva l'Ostia consacrata. Scesi a Susa vendettero la refurtiva ad alcuni mercanti, i quali la caricarono, in un sacco, a dorso di mulo e raggiunsero T. Là, di fronte alla chiesa di S. Silvestro, il mulo s'impunto, né ci fu modo di farlo avanzare. Le percosse non valsero a smuoverlo, ma solo a far cadere in terra il sacco, che si aprì e sparse intorno il bottino. L'ostensorio, invece, si librò nell'aria; si aprì da sé e lasciò sospesa in alto l'Ostia che irradiava luce tutto intorno. Il vescovo, Ludovico da Romagnano, avvisato, accorse in processione, innalzò verso l'Ostia un calice, pregando Gesù di scendere e rimanere con il suo popolo. L'Ostia infatti discese e fu portata trionfalmente nella Cattedrale. Sul lungo del trionfo si innalzò prima una edicola, poi nel 1598 la splendida basilica del Corpus Domini (cf. G.M. Sanna Solaro, Il miracolo di T., Torino 1894). Lodovico, ultimo dei Savoia-Acaja, fonda a T. l'Università (1405; bolla dell'antipapa Benedetto XIII del 24 ott.), confermata con privilegio imperiale nel 1412 e da papa Eugenio IV nel 1448, e nel 1505 vi riceve la laurea in teologia Erasmo di Rotterdam. Tra i predicatori nella regione nel sec. xv, sono da ricordare s. Vincenzo Ferreri (1402) e s. Bernardino da Siena (1436).
Alla fine del secolo ( 1498 ) il vescovo card. Domenico Della Rovere costruisce l'attuale Cattedrale (v. illustrazione alla v. MIO del CAPRINO). Leone X il 17 maggio 1515 erige la chiesa di T. a metropolitana, separandola da Milano. Intanto la situazione di T. e del Piemonte è diventata terribile, battuti dalla guerra tra Francesco I e Carlo V. Nel 1536 i francesi entrano a T., saccheggiano, distruggono quattro borghi e dodici chiese. Il duca Carlo III di Savoia muore lontano nel 1553.
Le infiltrazioni protestanti sono notevoli specialmente nelle vallate da Pinerolo alla Val Po, alla Val Varaita, Val Maira, Val Stura. A T. i decurioni della città, pure sotto la dominazione francese, intervengono con forte decisione per contrastare il passo all'eresia; fin dal 1522 la città ha assegnato uno stipendio ad un maestro che legga s. Paolo, nel 1542 si allarga questa lezione a quattro
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(1st. Exit

(fot. Ministero Aeronautica)
In alto a sinistra: FACCIATA ( $1^{2}$ metà sec. xviri) E CAMPANILE (sec. x-xi) del Santuario della Consolata - Torino. In alto a destra: LA CHIESA DI S. PIETRO (sec. xi con aggiunte laterali dei secc. xiv-xv) Avigliana. In basso: VEDUTA AEREA di Piazza Castello e di Via Roma - Torino.
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In alto a sinistra: PIANCO DEL DODMO (1405-Ni), BATTISTERO (sec. xxi) li CAMPANILE (1326-1402) - Chieri. In alto a destra: IL CASTELLO DEL VALENTINO visto dal Po, costruito nel 1633-38 su progetto di Carlo di Castellamento - Torino. In basso a sinistra: FACCIATA DI PALAZZO CARDINANO, opera di G. Guatini (sec. xvii) - Torino. In basso a destra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. FILIPPO NERI, iniziata nel 1675 su disegno di A. Benini, compiuta nel 1772 su disegno di F. Juvara: il pronato è del 1835 - Torino.
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parrocchie e al Duomo e nel 1563 si forma la Compagnia di S. Paolo, con membri di tutti i ceti, per la difesa della fede e la carità. La situazione pastorale della diocesi era difficile. Ce lo dice mons. Filippo De Mari, vicario del card. Cibo arcivescovo, nella relazione della sua visita (1545-46). Ha trovato parroci ignoranti ed incapaci di predicare, negligenti, oziosi, mancanti di libri. Ritiene non essere necessario fare nuove costituzioni sinodali, ma far conoscere le vecchie cadute in totale dimenticanza "anche per incuria di alcuni nostri predecessori».
Col card. arciv. Gerolamo Dello Rovere (1564-92) ed Emanuele Filiberto si ha la rinascita della Chiesa e dello Stato in T. e Piemonte. Famosa la disputa del card. Gerolamo con gli eretici, a Caraglio, presente Emanuele Filiberto. Di enorme importanza la sua visita nelle vallate e i frutti ottenuti. Fondamentali le Costituzioni del suo Sinodo (19 apr. 1575) con cui ricorda ai sacerdoti di aver fondato il Seminario (1567) secondo le prescrizioni del Concilio di Trento (introdotte nello Stato, nel 1562). Con Emanuele Filiberto T. diventa definitivamente capitale dello Stato Sabaudo. Il duca vi trasporta la reliquia della S. Sindone (1578). Carlo Emanuele I e l'arcivescovo Carlo Broglia (1592-1617) continuano degnamente l'opera di ricostruzione. Le visite pastorali, i sei sinodi diocesani, i missionari gesuiti e cappuccini inviati regolarmente nelle valli da questo grande arcivescovo, insieme con l'assistenza ed energia di Carlo Emanuele hanno ridato alla diocesi e al Piemonte l'unità della fede e lo zelo per la cura delle anime nei sacerdoti. Su tali esempi continuò l'azione pastorale degli arcivescovi di T. lungo tutto il sec. xvir che vide stabilirsi in città l'oratorio di S. Filippo ( 1649 ) e i Missionari di S. Vincenzo (1654). Dall'oratorio di S. Filippo usci il b. Sebastiano Valfré consigliere dei duchi e conforto del popolo durante il terribile assedio di T. del 1706.
La vittoria del 1706 aprì la strada a un nuovo grande sviluppo in T. e Piemonte. La città che nel periodo comu-nale-signorile aveva appena 6000 ab. e 30.000 nel 1570 , sale a 90.000 verso la fine del sec. xvir. Fuori della vecchia cerchia dei bastioni la città si allarga, seguendo la regolarità euritmica della vecchia colonia romana. Con la Rivoluzione Francese Stato e Chiesa di T. entrano in una nuova fase di vita e difficoltà. L'arcivescovo e card. Gaetano Costa ed il re Vittorio Amedeo muoiono nel 1796. Succedono l'arciv. Carlo Buronzo del Signore ed il re Carlo Emanuele IV, ambedue di grande pietà e di non grande coraggio. Del resto gli avvenimenti sono più grandi di loro. Il governo reale cerca di far fronte alla difficilissima situazione economica e militare con tasse, prestiti, soppressioni di beni ecclesiastici concordati con Roma. Ma intanto la Francia si annette senz'altro il Piemonte (1798) e introduce i metodi e la legislazione della Repubblica francese. Breve cambiamento di scena con l'arrivo degli austro-russi di Suvarov (1799) e poi, dopo la vittoria di Marengo ( 1800 ), nuovo governo francese provvisorio.
Soppresso il Seminario metropolitano, attraverso una lunga serie di atti contro enti ecclesiastici, si arriva alla soppressione generale ( 17 luglio 1802) degli Ordini monastici e Congregazioni religiose. Il Piemonte è diventato una provincia francese ( 11 sett. 1802); ridotte le diocesi piemontesi a T., Saluzzo, Acqui, Asti, Alessandria, Vercelli, Ivrea, Mondovi. La vita ecclesiastica ebbe tuttavia un miglioramento temporaneo dopo l'incoronazione imperiale di Napoleone e con la venuta a T. del nuovo arcivescovo Giacinto Della Torre (1804-14). Se pure talora le sue espressioni furono esageratamente elogiative per Napoleone, è certo che nei 10 anni del suo episcopato seppe con dignità ottenere in ogni circostanza il massimo possibile per il suo clero e il suo popolo. Egli rispre e rimette in ordine, anche spiritualmente, il Seminario di T., apre il Seminario Ginnasiale di Giaveno, ristabilisce le conferenze mensili di morale, favorisce gli esercizi spirituali tra il clero, ottiene esenzione dal servizio militare per i chierici. Muore l'8 apr. 1814 e il 25 apr. l'annessione alla Francia è finita. Vittorio Emanuele I è a T. il 20 maggio. La legislazione ritorna come nel 1770, con le modificazioni apportate dal governo regio fino al 23 giugno 1800. Nonostante la buona volontà della S. Sede e del Re non tutti gli ordini religiosi poterono essere ripristinati.

(1st. Alonari)
Torino, arcidocesi di - Madonna col Bambino. Dipinto di G. M. Spanzotti (sec. xv) - Torino, Pinacoteca.
Intanto il 17 luglio 1817 Pio VII riordina la situazione delle diocesi del Piemonte, con le due metropoli di T. e Vercelli. Con T. rimangono Acqui, Asti, Ivrea, Mondovi, Saluzzo, Alba, Cuneo, Passano, Pinerolo, Susa. La giurisdizione vescovile delle antiche abbazie rimane soppressa, pur essendo ricostituite le abbazie. I moti del 1821 segnano i tempi, anche se i dieci anni di Carlo Felice sembrano anni di definitivo assestamento nel campo ecclesiastico e civile. Sono ricomposte le istituzioni di carità e ristabiliti in gran parte gli enti religiosi. S. Giuseppe B. Cottolengo (v) dà inizio alla sua opera mirabile. Viene approvata l'erezione del Convitto ecclesiastico (v.) di S. Francesco d'Assisi per la morale pratica dove si troveranno s. Giuseppe Cafasso (v.) e s. Giovanni Bosco (v.) come maestro e scolaro. Nel 1831 muoiono l'arciv. Chiaverotti e Carlo Felice. Con mons. Franzoni e Carlo Alberto si apre per T. e diocesi l'epoca del Risorgimento propriamente detta, che porterà l'uno e l'altro a morire in esilio. I fatti di questo periodo sono più noti, perché ormai di interesse nazionale. Mons. Franzoni non aveva mentalità e temperamento idonei a conciliarsi forti simpatie; tuttavia il processo e la sua deportazione a Fenestrelle costituiscono pagine vergognose del governo piemontese (1830). Il Nunzio apostolico lascia il Piemonte dopo approvata l'abolizione del fbro ecclesiastico (apr. 1850). Le relazioni con la S. Sede vengono troncate soltanto nel 1855 , dopo approvata con emendamenti la legge di soppressione degli Ordini Religiosi (22 maggio 1855). Mons. Franzoni muore in esilio nel 1859.
Questo periodo di dure relazioni tra Stato e Chiesa, non che segnare una stasi, rappresenta una delle età più dinamiche nella vita della diocesi di T. I nomi del Cottolengo (m. nel 1842), di Giuseppe Cafasso (m. nel 1860), di d. Bosco allora in piena attività nei suoi oratori e fondatore nel 1869 della Congregazione Salesiana, del Murialdo e del Collegio Artigianelli iniziato nel 1850, del Margotti, direttore prima dell'Armonia e poi fondatore (1863) dell'Unità Cattolica; e, tra i laici, del Solaro della Margarita, di Cesare Balbo, Federico Sclopia, Silvio Pellico, Giuseppe Manno, Pier Alessandro Paravia, Tommaso Vallauri, Carlo Promis, della marchesa Giulia di Barolo,
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Ida M. A. Governo, S. Giuseppe Benedetto Cottolengo. Pinerolo (124, vv. (1) 26) Torino, arcidocesi di - Copia del decreto del 27 ag. 1833 con cui Carlo Alberto erige in ente morale la Piccola Casa della Provvidenza, fondata da s. Giuseppe Cottolengo.
sono noti. Ma nel campo della stampa cattolica, dell'educazione della gioventù, dell'assistenza e della carità è una stupenda fioritura di altri uomini ed opere collaterali. I dodici anni di episcopato di mons. Castaldi (1871-83) sono importantissimi per disciplinare e dare incremento a tutto questo fervore di opere. Conserva il catechismo nelle scuole; sciolte le facoltà teologiche nelle nostre Università (1873), ottiene l'erezione della facoltà teologica (1874) e giuridica (1883) in seminario. Con la Società Piemontese degli interessi cattolici e l'Unione cattolica operaia precorre l'azione cattolica e l'azione sociale moderna.
Nel sec. xix e nel xx la costruzione di nuove chiese e parrocchie è andata di pari passo con l'aumento demografico ed edilizio della città. T. dai 90.000 ab. del 1800 sale nel 1939 a 700.000 . Dal 1850 al 1880 sorgono 11 grandi nuove chiese. Da allora ad oggi una trentina di nuove parrocchie e chiese periferiche sono finite : parecchie altre in costruzione. Nel 1949-50 è pure entrato in funzione il nuovo monumentale Seminario Maggiore a Rivoli, lunga e faticosa opera del card. Maurilio Fossati attuale arcivescovo di T. In questi ultimi cinquant'anni l'eredità di mons. Gastaidi è stata conservata e sviluppata in ogni direzione, pur attraverso le due grandi guerre, durante le quali hanno avuto largo modo di manifestarsi la prudenza e la carità dei cardinali arcivescovi Richelmi e M. Fossati.
II. ANTICHE ABBAZIE DELLA DIOCESI DI T. - 1) Abbazia di S. Michele della Chiusa (Sagra di S. Michele, [v.]), fondata nel sec. x. 2) Abbazia di S. Pietro della Novalesa, fondata nel 726. All'inizio del sec. x i monaci fuggono di fronte ai Saraceni, portandosi a Breme (v.) e al priorato di S. Andrea di T. 3) Abbazia di S. Dalmazzo di Pedona. Fondazione longobarda tra il 600 e il 625 sul
luogo del martirio di s. Dalmazzo, di grande importanza religiosa e agricola per la regione. Distrutta anche essa nel sec. x dai Saraceni e abbandonata dai monaci, viene ricostruita verso il 1160 e raggiunse il massimo splendore a metà del sec. xili; dopo la metà del sec. xiv agonizza, e viene unita alla mensa della diocesi di Mondovì a metà del sec. xv (adesso diocesi di Cuneo). 4) Abbazia di Pagno, fondata da Astolfo e soggetta alla Novalesa nell'825 dall'imperatore Lotario, perché quei monaci potessero con le rendite di Pagno provvedere all'Ospizio del Moncenisio. Seguì la sorte della Novalesa e fu soggetta a Breme. A metà del sec. xviII fu incorporata alla mensa vescovile di Saluzzo. 5) Abbazia di S. Costanzo del Villar; sorse presso Dronero per opera dei re longobardi, all'inizio del sec. viII. Desolata all'epoca dei Saraceni, si riprese nel sec. xi specialmente per opera dei marchesi di Saluzzo e di Busca e arrivò a notevole importanza religiosa e patrimoniale. Data in commenda nel sec. xI, sopravvisse fino alla Rivoluzione Francese. L'antica chiesa di S. Costanzo sul monte e l'attuale parrocchia di Villar S. Costanzo con sottostante cripta sono di grande interesse per l'architettura dal sec. viII al xili (oggi diocesi di Saluzzo). 5) Abbazia di S. Giusto di Susa; fondata nel 1029 da Oldcrico Manfredi e sua moglie Berta e da essi largamente dotata, dopo un periodo di floridezza decadde religiosamente ed economicamente già nel sec. xiri. Nel 1581 succedono ai Benedettini i Canonici regolari lateranensi. Nel 1772 la chiesa di S. Giusto divenne catteclale e la mensa abbaziale, vescovile. 6) La Prevostura d'Oulx sorge a metà ca. del sec. xi e come capo di Congregazione di Canonici regolari presiede a molte chiese d'Italia e Francia. Divenuta commenda dal sec. xv, fu soppressa nel 1748 da Benedetto XIV e unita alla nuova diocesi di Pinerolo allora eretta (oggi diocesi di Susa). 7) Abbazia di S. Mauro e di Pulcherada; anteriore alle scorrerie dei Saraceni dai quali fu distrutta, fu restaurata nel sec. xI e fu abbazia regolare fino al 1503; poi fu data in commenda. Soppressa da Pio VII nel 1803 (diocesi di T., da cui dista pochi km.). 8) Abbazia di S. Pietro di Savigliano, fondata nel 1028, sostenne lunghe liti con l'abate della Chiusa che pretendeva avervi giurisdizione. Nel sec. xiri fu sotto gli abati di Fruttuaria; nel 1459 aggregata a S. Giustina di Padova. Gli otto benedettini che ancora vi erano nel 1855 furono colpiti dalla legge di soppressione (diocesi di T.). 9) Abbazia di S. Solutore in T.: fondata dal vescovo Gezone ca. il roo6, fu dotata di molti beni dai vescovi di T., da Olderico Manfredi e Adelaide. Il vescovo Giacomo I nel 1210 impose nuovo statuto per la sua vita monastica. Nel 1536 andò distrutta per opera dei Francesi. 10) Abbazia di S. Giacomo di Stura, fondata a pochi chilometri da T. nel 1146 e data ai Vallombrosani per tenervi ospizio per pellegrini e ospedale per i febbrosi. Caduta in rovina nel sec. xiv per le continue guerre fra i Monferrato e i Savoia, i suoi ricchi beni furono incorporati nel 1420 alla mensa vescovile di T. 11) La Prevostura regolare, poi abbazia di Rivalta, fondata nel rog6 dall'abate di S. Maria di Pinerolo, passò sotto la prevostura di Oulx e quindi sotto la protezione della S. Sede nel 1207; nel 1265, decaduta, passò alle dipendenze dell'abbazia cistercense di Staffarda. Soppressa nel 1770, i beni furono uniti alla mensa arcivescovile di T. 12) Abbazia di Cavour; il documento con cui Landolfo vescovo di T. nel 1037 fondò l'abbazia di Cavour è del più grande interesse per la conoscenza della situazione dolorosa da cui la Chiesa torinese stava risorgendo. Anche Cavour fiorì con l'aiuto e protezione dei vescovi di T. e della contessa Adelaide. Con il sec. xiv decadde. Dalla commenda arrivò per alterne vicende fino alla soppressione del secolo scorso. 13) Abbazia di S. Maria di Pinerolo, fondata nel 1064 dalla contessa Adelaide e dotata con munificenza. Soggetta direttamente alla S. Sede. I suoi monaci dipendevano però dall'abbazia della Chiusa. Commenda nel 1435; passò ai Cistercensi riformati nel 1590. Al Capitolo generale del 1622 presiedette s. Francesco di Sales. Soppressa nel 1748 da Benedetto XVI che eresse Pinerolo in vescovato.
Le abbazie femminili di Caramagna e Rifreddo questa adesso in territorio della diocesi di Saluzzo. L'abbazia benedettina femminile di Caramagna è stata fon-
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data da Olderico Manfredi e dalla moglie Berta nel 1028. Molti i possedimenti di cui la dotano e la vita religiosa sempre in difficoltà, almeno dalla fine del sec. xir. Con il sec. xili vi è anche decadenza economica. L'altra abbazia benedettina femminile a Rifreddo è stata fondata dai marchesi di Saluzzo nel 1220. Assunse la regola di stercense assai presto. Anche per Rifreddo la fine del sec. xili segna la fine della espansione e l'inizio di sforzi per la conservazione di una larga parte dei beni, ció che riusci a fare ancora per secoli.
Le abbazie cistercensi di Staffarda e Casanova, fondate rispettivamente nel 1131 e 1142 , rappresentano due abbazie modello, elemento dinamico nella vita religiosa e agricola piemontese nei secc. xir-xili. Nel sec. xv tutte e due in commenda (Staffarda, dove è ancora la bellissima chiesa abbaziale, ora parrocchiale, è soggetta adesso alla diocesi di Saluzzo; Casanova è nella diocesi di T.).
III. Monumenti. - T., all'avanguardia delle città italiane come urbanistica ed edilizia, è meno ricca artisticamente. Dell'età romana rimangono soltanto la Porta Palatina, imponente costruzione laterizia dell'età di Augusto, e tracce del teatro romano. Della T. marchionale il magnifico campanile romanico della Consolata (secc. xxi) e il lato est di Palazzo Madama. L'arte gotica è rappresentata dalla chiesa di S. Domenico; il Rinascimento dal bel duomo di S. Giovanni dovuto al card. Domenico Della Rovere della nobile famiglia dei Vinovo presso T., da cui sono venuti alcuni dei più grandi vescovi della città. Appaltatore Meo del Caprino (Amedeo De Francisco da Settignano); architetto Baccio de' Pintelli. Iniziato nel 1491, finito nel 1498. A T. lavorarono tra i pittori Gian Martino Spanzotti (affreschi in S. Domenico) e Defendente Ferrari (pala dei SS. Grigino e Crispiotano in Duomo).
L'architetto orvietano Ascanio Vitozzi sotto Carlo Emanuele I iniziò il sistematico ampliamento della città verso sud, progettando piazza Castello e via Nuova (ora via Roma). Gli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte proseguirono l'opera (di Amedeo è il Palazzo Reale). Il Guarini esercitò il proprio virtuosismo in S. Lorenzo, nella troppo fantasiosa cappella della S. Sindone e nei Palazzi Carignano e della Accademia delle Scienze. Il Juvarra sotto Vittorio Amedeo II non disgiunse l'attività architettonica da quella urbanistica. Sono suoi i quartieri militari (1728), la splendida chiesa del Carmine, il Seminario, le facciate ovest di Palazzo Madama, la grande chiesa di S. Filippo, la basilica di Superga, ecc. L'arte del Juvarra ebbe largo seguito specie per opera del Vittone e di Benedetto Alfieri (Teatro Regio e Teatro Carignano). Con la Rivoluzione Francese la migliore epoca architettonica si può considerare chiusa.
In diocesi: notevolissime dell'epoca romanica la Sagra di S. Michele (v.) e la chiesa di S. Pietro in Avigliana. A pochi chilometri da Avigliana è la chiesa gotica di S. Antonio di Ranverso (1188), uno dei principali monumenti medievali del Piemonte, insigne anche per gli affreschi di Giacomo Iaquerio (sec. xv), mentre ancora ad Avigliana (S. Giovanni) sono opere di Defendente Ferrari (poiittico del 1511). A Pecetto nella chiesa di S. Sebastiano affreschi del sec. xv del piemontese Jacobino Longo, esempio di arte quattrocentesca delle campagne del Piemonte. A Chieri importanti la chiesa di S. Domenico del sec. xiv, il grandioso duomo gotico del 1405 con battistero del sec. xili.
Importanti per l'arte in Piemonte (v.): l'Accademia di belle arti con annessa collezione d'arte; la Pinacoteca di T., notevolissima specie per la copiosa raccolta di pitture di scuola fiamminga; il Museo d'antichità raccoglie, con le opere che documentano la diffusione dell'arte romana nelle valli piemontesi, una raccolta fra le più ricche del mondo di antichità egiziane; il Museo civico, fondamentale per lo studio dell'arte piemontese nei vari periodi storici, contiene vaste collezioni di legni scolpiti del sec. xiv-xv, di vetri, ceramiche, stoffe dei secc. xvII-xviII e alcune importanti opere di pittura piemontese dei secc. xv-xvi; l'c Armeria Reale s, fondata da Carlo Alberto, è una delle più importanti di Europa.
IV. Archivi e BIBLIOTECHI. - Deposito prezioso l'Archivio di Stato, già archivio sabaudo, poi archivio di
Stato dal 1850 , con annessa biblioteca pregevole per manoscritti e incunaboli. Ricchissimo anche l'Archivio arcivescovile, riordinato e meglio sistemato nel 1934. Tra le biblioteche: Biblioteca nazionale universitaria ( 560.000 voll., 2500 mas., 1600 incunaboli; 10.000 stampe, 500 riv. ital., 250 straniere). Biblioteca civica : con 180.000 volumi, trasportata provvisoriamente a Palazzo Carignano. Biblioteca reale : 150.000 volumi, 4000 mas. fra cui preziosi codici miniati, vari incunaboli, disegni e manoscritti di Leonardo da Vinci tra cui il celebre suo autoritratto. Biblioteca del Seminario, fondata nel 1752, preziosa per materie teologiche-giuridiche e opere di interesse piemontese.
Bibl.: F. Cibrario, Storia di T., Torino 1836; G. Semeria, Stor. della chiesa sottropolitana di T., ivi 1840; Manuel di S. Giovanni, Dei marchesi del Vasto e degli antichi monasteri dei SS. Vittore e Costanzo e di S. Antonio nel Marchesato di Saluzzo, ivi 1858; C. Premio, Stor. dell'antica T., ivi 1869; G. Claretta, Sui principali storici piemontesi, ivi 1876; T. Chiuso, La Chiesa di Piemonte dal 1797 ai giorni nostri, 5 voll., ivi 1887-1902; F. Rondolino, Il duomo di T., ivi 1898; F. Savio, Gli antichi rari, d'Italia, I. Piemonte, ivi 1809; F. Ruffini, L'Università di T. Profilo storico, in Anonario Univ. di T., 1899-1900, con aggiunta in Monografia dell'Univ. e istituti super., Roma 1911, pp. 325-62; F. Alessio, I primordi del cristianes. in Piemonte, ivi 1905 ; F. Savio, S. Giusto di Sina, in Riv. stor. bened., e 119075, pp. 205-20; C. Pertacco, I Saraceni in Piemonte, Pinerolo 1908; G. Boggio, Lo sviluppo edilizio di T. dall'assedio del rive alla Rivaluz. franc., Torino 1909; L. C. Bollea, Cartario dell'abbazia di Precipiano, Pinerolo 1911 (importante per la bibl. sui monasteri piemontesi, raccolta in nota a pp. 193-202); T. Rossi - F. Gaborso, Stor. di T., Torino 1914; P. Fr. Kebr, Italia pont., VI, II, Berlino 1914; autori vari, Emanuele Filiberto. Studi pubbl. nel IV centenario della nascita, Torino 1928; A. Caviglia, Claudio di Sextor, ivi 1928; A. M. Riberi, S. Dalmazzo di Pedona e la sua abbazia, ivi 1929; E. Oliveto, L'antica chiesa di S. Costanzo nel monte, ivi 1929; F. R