volume-12

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tudi pubbl. nel IV centenario della nascita, Torino 1928; A. Caviglia, Claudio di Sextor, ivi 1928; A. M. Riberi, S. Dalmazzo di Pedona e la sua abbazia, ivi 1929; E. Oliveto, L'antica chiesa di S. Costanzo nel monte, ivi 1929; F. Rondolino, Il castello di Torino, in Atti Soc. piemont. archeol. e belle arti, 12 (1930), pp. 1-56; C. F. Savio, L'abbazia di Staffarda, Torino 1932; F. Gribaudi, La sviluppa edilicia di T. dall'epoca romana ai giorni nostri, ivi 1933; F. Cognasso, St. di T., ivi 1934; F. Gosso, Vita economica delle abbazie piemont. nei secc. X-XIV, Roma 1940; A. M. Brizio, La pittura in Piemonte dall'età romana al Cinquecento, Torino 1942; Eubel, I, p. 472; II, p. 247; III, p. 309; IV, p. 320; V, p. 370; Cottinesu, II, coll. 3233-34. Francesco Gosso
V. Pontificio Ateneo Salesiano. - Sorto in T. per opera del quarto successore di s. Giovanni Bosco, d. Pietro Ricaldone, l'Ateneo salesiano fu approvato dalla S. Sede il 3 maggio 1940. A fianco delle tre tradizionali facoltà ecclesiastiche di filosofia, teologia e diritto canonico, esso possiede un Istituto Superiore di pedagogia che ha per oggetto lo studio dei problemi pedagogici alla luce della dottrina cristiana e della specifica tradizione educativa salesiana.

Alla Facoltà di filosofia sono annessi gli Istituti di scienze sociali, di fisica e matematica di biologia, di antropologia ed etnologia, di psicologia sperimentale. Questi ultimi, mentre integrano lo studio della filosofia, sono pure a servizio dell'Istituto di pedagogia, che alla pari degli studi teoretici persegue ricerche sperimentali, specie nel campo dell'orientamento professionale. A questo scopo è stato dato largo sviluppo al laboratorio di psicologia.

Tra le pubblicazioni dell'Ateneo, oltre a quelle dei singoli professori, va segnalata la Collana pedagogica d. Bosco, che esce in triplice serie : lavori teorici, storici, trattazioni specializzate.

La rivista dell'Ateneo è il Salesianum (dal 1939) a cui è annessa una Biblioteca pervenuta nel 1952 al vol. XX. La rivista è anche organo del Centro internazionale di studi sindonologici.

Agli allievi dell'Ateneo, provenienti da più di trenta nazioni nelle quali è sviluppata l'opera salesiana, sono state conferite tra il 1940 e il 1952 ca. cento lauree, cinquecento licenze nelle varie facoltà, oltre ai diplomi di specializzazione dei vari istituti. - Vedi tavv. XXXIXXXII.

Ugo Gallizia
TORLONIA, Carlo. - N. a Roma il 18 dic. 1798, m. ivi il 31 dic. 1847.

Secondogenito di Giovanni Raimondo, il noto finanziere che assicurò le fortune di casa T., don Carlo - al pari del maggior fratello don Marino jr. - lasciò la ge-

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(ftst. dei Museo)
Toronto, arcidocesi di - Crocifisso scolpito dagli Indiani Passamaquosdi di T. - Roma, Pontificio Museo Lateranense:
stione del Banco paterno al cadetto Alessandro (v.), e le ingenti ricchezze venutegli per eredità devolvette largamente a scopi benefici. Gli si debbono, tra l'altro, la fondazione di un orfanotrofio in Castelgandolfo e la creazione di un ricovero per fanciulle "pericolanti " alla salita di S. Onofrio al Gianicolo. Della sua generosità sono testimonianza anche le cospicue elargizioni a vantaggio di chiese e il munifico mecenatismo a favore dell'arte sacra. Rimasto calibe, venne accolto nell'Ordine di Malta, conseguendovi - per dispensa pontificia - l'alta dignità di commendatore professo. Ricoprì diverse cariche municipali e nell'amministrazione di istituti di beneficenza. Negli ultimi mesi della sua vita accettò da Pio IX la nomina a tenente colonnello della Guardia civica e ne assolae con capacità ed impegno le funzioni, comandando il II battaglione.

Bibl.: V. Pallotti, Cenni sulla preziosa morte di S. E. don C. T., Roma 1848; G. Giacoletri, Vita del comm. don C. T., ivi 1849 .

Renso U. Montini
Il fratello cadetto Alessandro, n. a Roma il 7 giugno 1809 , m. ivi il 7 febbr. 1886, subentrò al padre (1829) nella direzione del Banco che aveva dato ricchezza e lustro alla famiglia. Per rinunzia dei fratelli maggiori assunse anche il titolo paterno di principe di CivitellaCesi e venne considerato il capo della casata. Uomo di rara attività e di larghissime iniziative, non solamente fece prosperare il suo Banco, ma tutte le altre imprese agricole, industriali e commerciali a cui dié mano, fra le quali la Regia dei tabacchi nel Regno di Napoli e nello Stato pontificio, cosi da accumulare ricchezze addirittura portentose per l'epoca. Considerato una delle persone più doviziose d'Europa, fu larghissimo di donazioni benefiche, mecenate di rara munificenza (tra l'altro, provvide a proprie spese al completo restauro della chiesa del Gesù e di molti altri templi romani) e raccolse nel sontuoso palazzo - oggi distrutto - di Piazza Venezia una delle più co-
spicue collezioni artistiche del primo Ottocento. Altre insigni raccolte, prevalentemente archeologiche, sistemò nelle sue dimore in Borgo, alla Lungara e nella Villa già Albani a Via Salaria. Le cronache romane del secolo scorso sono piene di notizie sulla sua vita e sulle feste che egli offriva con l'intervento di sovrani, principi reali, cardinali e dei più bei nomi dell'aristocrazia europea.

Condusse in moglie la principessa Teresa Colonna e ne ebbe due figlie, di cui Anna Maria sposò don Giulio Borghese, che assunse il cognome di T. allo scopo di perpetuare il titolo principesso del Fucino. T. ottenne infatti questo titolo da Vittorio Emanuele II dopo che ebbe eseguito, con opera titanica, il prosciugamento dell'omonimo lago abruzzese, ricavandone estesissime tenute subito poste a cultura intensiva. L'impresa, che durò dal 1854 al 1875 , costò al T. oltre 34 milioni e rese coltivabili oltre 16 mila ettari. Per attendere all'opera colossale, il T. cedé tutte le proprie imprese ad altri (il Banco, nel 1862, al noto storico Giuseppe Spada [v.]), deciso a riuscire là dove tanti tentativi erano falliti, a cominciare da quello dell'imperatore Claudio, che pur disponeva delle risorse dell'erbe romano.

Il T. non prese parte attiva alla politica del suo tempo; rifiutò nel 1848 la nomina a membro dell'Alto Consiglio da parte di Pio IX; e se l'anno successivo, durante la Repubblica mazziniana, consentì a sedere nel Consiglio comunale di Roma, lo fece unicamente per impedire con la propria autorità eventuali dilapidazioni del pubblico denaro, tanto è vero che non gli vennero meno, a restaurazione avvenuta, la fiducia e la stima del Pontefice.

Bibl.: Vita e testamento del principe don A. T., Roma 1886; D. Silvagni, A. T., in Nuova Antologia, 16 febbr. 1886, pp. 601 620; A. T., in Ann. biogr. univ. del Brunialti, Roma 1886, disp. 21, pp. 385-90, con scritti di vari autori tra cui M. Serao, che esalta la pietà e la carità del defunto; S. Negro, Seconda Roma, Milano 1943, pp. 133-37. Sulla bonifica del Fucino, cf. Abruzzi e Molise del T. C. I., Milano 1938, con ulteriore bibl.

Renso U. Montini
TORMOLI, Ambrogino. - Domenicano, pittore su vetro, n. a Soncino prima del 1450, m. a Bologna nel 1527.

Entrò tra i Domenicani a Bologna come converso e fece sotto il b. Giacomo Griesinger, detto Alamanno o di Ulma, il tirocinio nell'arte di pittura su vetro, collaborando con questo famoso maestro. Ad es., nella cappella dei notai a S. Petronio di Bologna le loro pitture comuni, ancora oggi conservate, si distinguono per disegno italiano e per carattere tedesco nei colori; così quelle nella chiesa di S. Giacomo a Soncino, eseguite tra il 1490 e 1500. E documentata l'attività artistica di T. a Milano (Duomo [1492], S. Maria della Grazie, S. Maria della Rosa, demolita nel 1829), a Venezia, a Bologna (S. Petronio, S. Domenico). Nel 1517 in età avanzata lavorava ancora. Riconoscente il T. scrisse anche la vita del b. Giacomo, suo maestro, che Silvestro di Prierio, Isidoro Isolani e Giovanni Antonio Flaminio tradussero in latino (cf. Acta SS. Octobris, V, Parigi-Roma 1868, pp. 793 803, dove la Vita è data nella versione del p. Isidoro da Milano).

Bibl.: Quétif-Echard, I. p. 35; V. Marchese, Memorie dei più insigni pittori, ecc., $4^{2}$ ed., Bologna 1878, pp. 454, 461-63, suppl. 523-24; F. Malaguzzi-Valeri, s. v. in Thieme-Becker, I, Lipsia 1907, pp. 369-70, con bibl. Angelo Walz

TORONTO, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città nella provincia di Ontario (Canadà).

La provincia ecclesiastica è composta dalle diocesi di T., Hamilton e London. Vi sono nell'arcidiocesi, che copre una superfice di 6300 migliaq., con una popolazione di 1.626 .107 ab. dei quali 260.000 cattolici, 150 sacerdoti diocesani, 240 religiosi di 13 congregazioni diverse, 5 seminari, 5 collegi classici, 119 chiese con sacerdote residente, 40 missioni; inoltre 69 comunità religiose femminili. Al momento della sua erezione, la diocesi di T. copriva tutto l'Alto Canadá all'ovest del distretto di Newcast. Il primo missionario fu il recolletto Giuseppe Le Caron che celebrava la Messa alla Bica Giorgiana nel 1615. Cosi cominciarono le missioni fra gli Uroni, rese celebri dall'eroismo dei pp. Recolletti e Gesuiti.

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Il 17 dic. 1841, la diocesi di Kingston (Ontario) venne smembrata ed il p. Michele Power, nominato vescovo per la parte ovest smembrata da Kingston, sceglieva T. per sede vescovile. Al tempo del vescovo mons. A. F. Marie, T. fu smembrata nel 1856 per formare le diocesi di Hamilton e di London, ambedue nella provincia di Ontario. Il 18 marzo 1870, mons. G. G. Lynch, lazzarista, vescovo di T., veniva nominato arcivescovo ed il 18 febbr. 1946 T. riceveva il suo primo cardinale nella persona di G. C. McGuigan. Nei limiti dell'arcidiocesi è situato il santuario dei martiri gesuiti canadesi a Midland, Ontario.

Bim.: Le Canada ecclés., Montréal 1951, pp. 398-418; The Ontario Cath. Year Book and Directory, Toronto 1951; E. Kelly, s. v. in Cath. Enc., XIV, pp. 781-83; Ann. Pont. 1953, p. 427. Gastone Carrière

Istituti. - 1. L'Università di Stato. - Fondata nel 1843, è particolarmente rinomata per la facoltà di medicina, favorita da cospicue donazioni (Rockefeller, ecc.), che dispone di moderni laboratori per le ricerche biochimiche (ad essa si deve, ad es., la scoperta dell'insulina). La facoltà di lettere è costituita da quattro Collegi, ciascuno con un proprio corpo insegnante : a) University College, aconfessionale; b) Victoria College (1841), appartenente ai metodisti, con facoltà di teologia; c) Trinity College (1851), anglicano, con facoltà di teologia; d) St.Michael's College, cattolico, fondato nel 1852 dal vescovo Armand F. M. de Charbonnel e affidato ai pp. Basiliani, federato con l'Università nel 1910.
2. L'Istituto di studi medievali. - Istituto di studi superiori, fondato, per suggerimento del prof. Etienne Gilson, nel 1929 dai pp. Basiliani nel loro St. Michael's College. Ha per fine lo studio della filosofia e della civiltà medievale, sotto tutti gli aspetti e con metodo rigorosamente scientifico. Nel decennale dell'istituzione ha ricevuto l'erezione canonica con il titolo di "Pontificio" e la facoltà di conferire i gradi accademici della licenza e del dottorato (decr. della S. Congr. Sem. e Univ. degli studi, 18 ott. 1939). Gli Statuti, conformati alla cost. apost. Dein scientiarum Dominus (v.), sono stati approvati dalla stessa Congregazione con decr. 26 dic. 1940. Così il Pontifical Institute of Mediaeval studies, che conta sei sezioni (teologia, filosofia, storia del diritto canonico, storia del culto cristiano, storia medievale e archeologia, letteratura latina e vernacola), conferisce un tipo nuovo di laurea : "In studiis mediae setatis s. I corsi di filosofia, storia e letteratura sono riconosciuti dall'Università di Stato in ordine al conseguimento presso la medesima dei gradi di "Master of Arts" (M. A.) e "Doctor of Philosophy" (Ph. D.). Ammette alunni secolari, almeno in arti, ed ecclesiastici : questi debbono avere compiuto già il quadriennio teologico. Ne è gran cancelliere l'arcivescovo di T. Fin dall'inizio ne dirige gli studi il prof. Gilson. L'Istituto quale meritata reputazione per l'impulso dato in favore del riconoscimento e della diffusione della cultura cattolica (cf. Pio XII, epist. Haud parva, 30 maggio 1947, in Mediaeval Studies, 9 [1947], inizio). Pubblica il volume annuale Mediaeval Studies, dal 1939, che può considerarsi come la sua rivista.
3. I Seminari. - Il Seminario maggiore diocesano (1913), ingrandito nel 1926 con l'aggiunta del nuovo edificio "Kehoe Hall", riceve alunni anche da altre diocesi, specie da Kingston, Hamilton e Peterborough, i cui vescovi fanno parte del consiglio direttivo. Il St. Francis Xavier Seminary (a Scarboro Bluffs), i cui alunni frequentano i corsi di studio del Seminario diocesano. Fondato nel 1918 e affidato alla "The Scarboro Foreign Mission Society ", è l'unico istituto nel Canadà che accolga giovani di lingua inglese destinati alle missioni, specie della Cina e del Giappone: fornisce sacerdoti anche alla Repubblica Dominicana. Istituti riservati alla formazione del clero regolare: Jesuit Seminary e St. Basil's Seminary: ambedue con corpo insegnante proprio.

Bim., W. S. Wallace, Hist. of the University of T., Toronto 1927; Minerva Jahrbuch. II, Berlino 1938, pp. 717-22; G. B. Flahiff, The Pontif. Inst. of Mediaeval studies at T., in Speculum, 24 (1949), pp. 251-53; The Ontario Cath. Direct., Toronto 1953.

TORORO, ARCIDIOCESI di. - È situata nella parte sud orientale dell'Uganda, a settentrione del Lago Victoria, ed è affidata alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill per le Missioni Estere.

Il territorio fu eretto il 13 luglio 1894 con il nome di vicariato ap. del Nilo Superiore per divisione del vicariato ap. di Victoria Nyanza, con un territorio molto vasto, che venne successivamente ridotto con la creazione di nuove missioni. Il 13 maggio 1948 ne fu distaccato il vicariato apost. di Kampala e la sede del vicariato ap. del Nilo Superiore fu trasferito a T., località il cui nome fu adottato il 10 maggio 1951 quale nuovo appellativo del vicariato apost. del Nilo Superiore così ridotto. Il 25 marzo 1953 divenne arcidiocesi; essa ha attualmente una super. fice di $23.953 \mathrm{kmq}$. e una popolazione di ca. 1.100 .000 ab., di cui 231.140 cattolici indigeni, 500 cattolici esteri, 17.630 catecumeni, ca. 120.000 protestanti, 30 mila maometrani, 860.000 pagani. Conta 26 parrocchia, servite da 83 sacerdoti secolari, di cui 7 indigeni, 103 suore, di cui 20 indigene; e per ora 1 seminario minore.

Bim.: MC, 1950 p. 194; A cath. direct. of East Africa 1950, Mombasa 1950, pp. 34-37; AAS, 43 (1951), p. 484; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 3767/52.

Carlo Corvo
TORQUATO e CONSOCI: v. VARONES APOSTOLICI.

TORQUEMADA (Turrecremata), Juan de. Teologo domenicano, cardinale, n. a Valladolid nel 1388, m. a Roma il 26 sett. 1468.

Religioso ca. il 1403, accompagnò Ludovico di Valladolid al Concilio di Costanza (1417), studiò e si laureò a Parigi (1424). Priore a Valladolid e a Toledo, nel 1435 fu nominato maestro del S. Palazzo. Teologo di Eugenio IV al Concilio di Basilea (1432), difese la supremazia del Papa sul Concilio. Molto lavorò per la conversione dei Boemi.

Al Concilio di Firenze (1439-43) ebbe una parte importante nelle discussioni con i Greci. Il 18 dic. 1439 fu creato cardinale del titolo di S. Sisto, poi vescovo di Palestrina (1455) e infine di Sabina (1463); contemporaneamente tenne i vescovati di Cadice (1440-42), poi di Orense (1442-60) e di Léon (1460-64). Accompagnò Pio II al Convegno di Mantova (1459). Per desiderio del Pontefice curò l'istruzione di tre esponenti dell'eresia manichea, inviati dal Re di Boemia a Roma, e li converti alla fede (1461). Presso la chiesa della Minerva a Roma fondò la pia Associazione dell'Annunziata per dotare le ragazze povere e ivi fu sepolto.

Per il suo attaccamento alla Sede Apostolica e l'energica difesa dell'autorità pontificia meritò da Eugenio IV l'ambito titolo di defensor fidei. Lasciò opere di argomento vario: Tractatus contra errores Mahumetis (Parigi 1453, Roma 1606); Expositio brevis et utilis super toto Fullterio (Roma 1470, Magonza 1474); Tractatus de corpore Christi adversus Boemos (Lione 1478); Summa de Ecclesia (Colonia 1480), la più importante, che fu molto sfruttata dai difensori dell'autorità pontificia contro ogni forma di conciliarismo. Flores sententiarum divi Thomae Aquinatis de auctoritate Summi Pontificis (Augusta 1496); Commentarii in Decretum Gratiani ( 6 voll., Lione 1516); Tractatus de veritate conceptionis b. Mariae Virginis (presentato al Concilio di Basilea; Roma 1517); Apparatus super Decretum Florentinum unionis Graecorum (Venezia 1561; ed. critica di E. Candal, Roma 1942); Contra decreto Concilii Constantinviis in favore di Eugenio IV (Venezia 1563 e in Mansi, XXX, coll. 550-90); Orationes seu dissertationes duae in Concilio Florentino latae (contro i Greci, sul pane azimo e sulla forma della Transustanziazione; ed. Mansi, XXXI, coll. 1671 sgg., 1863 sgg.). Varie altre opere sulla Messa, l'acqua benedetta, le rivelazioni di s. Brigida, la Regola di s. Benedetto, sulla S. Scrittura, oltre una ventina di opere inedite.

Bim.: Quéré-Echard, I, pp. 857-43; S. Ledebre, Der spanische Card. 7. de T., Friburgo 1879; Pastor, I-II, passim; E. Dublanchy, T. et le pouvoir du pape dans les questions temporelles, in Revue thomiste, 58 (1925), pp. 74-101; J. Garmotschu, Les manuscritos del card. T. en la Bibl. Vaticana, in La ciencia to-

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(fel. Alinari)
Torquemada, Juan de - La Vergine Annunziata offre la borsa con la dote a tre fanciulle povere, presentate dal card. T. Dipinto su tavola di Antoniaszo Romano (sec. XV) per ricordare la fondazione della Pia Associazione dell'Annunziata - Roma, chiesa di S. Maria sopra Minerva, cappella dell'Annunziata.
mista, 41 (1930), pp. 188-217, 291-322; V. Beltran de Heredis, Colección de docen, indd. para ilustrar la vida del card. 7. de T., in Arch. Fr. Praed., 7 (1937), pp. 210-45; A. Walz, I cardin. domenicani, in Mem. domenic., 37 (1940), pp. 32-33; R. Creytens, Raphaël de Parnazio auteur du "De potestate papae et concilii generalis a faussement attribué à 7. de T., in Arch. Fr. Praed., 13 (1943), pp. 108-37; A. Michel, s. v. in DThC, XV, coll. 1235-39; J. Stockmann, Johannes a Turrecremata de corpore mystico, Haarlem 1953.

Alfonso D'Amato
TORQUEMADA, Thomas. - Nipote del precedente, n. a Valladolid verso il 1420, m. ad Avila il 16 sett. 1498. Si fece domenicano nel convento di S. Paolo di Valladolid nella Congregazione della severa osservanza.

Fu priore a Segovia, confessore dei sovrani Ferdinando ed Isabella e membro del loro Consiglio. Nel 1479 attendeva alla fondazione del monumentale convento di S. Tommaso d'Avila. Fu incaricato dai sovrani di organizzare il Tribunale dell'Inquisizione, ne fu ben presto il capo per Castiglia il 26 ag. e per Aragona il 17 ott. 1483 e ne dettò le leggi : Compilación de las Instrucciones de la santa Inquisición, prendendo per base la legislazione dell'inquisizione medievale modificata nella sua costituzione secondo gli interessi sovrani. Rigido nei suoi principi, mirava alla unificazione religiosa della Spagna, per la quale riteneva necessaria la cacciata degli Ebrei e la rigorosa sorveglianza sui convertiti; non si può però determinare (come si è voluto fare) il numero dei processati e dei condannati che per motivi polemici fu certo molto esagerato.

Bibl. F. Fita, La inquisición de T. Secretos intimos, in Boletin de la R. Acad. de la Historia, 23 (1893), pp. 369-434; C. Cienfuegos, Breve reseña bistér. del R. Convento de c. Tomás de Avila, Madrid 1895; H. C. Lea, History of the Inquisition in Spain, Londra-Nuova York 1906-1908; M. Menendez y Pelayo, Hist. de los Heterodoxos Españoles, ultima ed., 3 voll., Madrid 1911-12 (v. indice); W. Th. Walsh, Isabel de España, Burgos 1937, cap. 19. Cf. inoltre la bibl. della voce inquisizione.

Pio Paschini
TORRENTE D'EGITTO (ebr. náhal Migrájim). - Frontiera meridionale della terra di Canaan (Num. 34, 5), della tribù di Giuda (Ios. 15, 4-7) e del Regno salomonico (I Reg. 8, 66; II Reg. 24, 7).

Corrisponde molto probabilmente al Wādi al-'Ariš, valle che sfocia nel Mediterraneo a ca. 80 km . a sud di Gaza, dopo un percorso di ca. 250 km . S. Girolamo,
seguendo i Settanta, scrive su Is. 27, 12: "pro torrente Aegypti LXX Rhinocoruram transtulerunt; quod est oppidum in Aegypti Palestinaeque confinio" (PL 24, 33). La città "Prelenipulipa era la prima ad est dell'Egitto; il suo torrente, oggi Wâdi el-'Ariš, era quindi chiamato T. d'E., anche dagli Assiri (nahal Mugrí).

Bibl.: A. Mallon, Les Hébreux en Egypte, Roma 1921, p. 103.

Donato Baldi
TORRES, Cosme de. - Gesuita, missionario, n. a Valenza ca. il 1510, m. a Shiki, nell'isola di Kami-Shima nel 1570.

Sacerdote, insegnò grammatica a Valenza, Maiorca e Ulldecona; passò nel 1538 nel Messico, dove si uni alla spedizione di Rodrigo Lopez de Villalobos, seguendolo nelle Filippine e nelle Molucche. Nel 1546 è ad Amboina, dove entra in relazione con s. Francesco Saverio, che nel 1548 lo accetta nella Compagnia di Gesù e nel 1549 lo porta con sé in Giappone. Partito il Saverio, il T. rimane a Yamaguchi a continuarne l'opera, come superiore della missione dal 1552 al 1570. Della missione egli fu sempre l'animatore e l'esempio. Vi accrebbe i cristiani fino a 30.000 , tra cui molti membri dell'antica nobiltà, e vi fabbricò la prima chiesa. Di lui rimangono molte lettere, in parte inedite.

Bibl.: Sommervogel, VIII, 112-13; D. Bartoli, Dell'storia della Compagnia di Gesù, II, Torino 1825, p. 88 sgg.; III, ivi 1825, p. 105 sgg.; VIII, iv. 1825, p. 205 sgg.; G. Schurhammer, Die Disputationen des p. C. de T. mit den Buddhisten in Yamaguchi im Jahre 1331, Tokio 1929; id., Epist. s. Fr. Xaverii, II, Roma 1945, v. indice. Celestino Testore

TORRES (Turrianus), Francesco. - Patrologo e controversista, n. a Herrera (Valencia), o a Léon, nel 1509 ca., m. a Roma il 21 nov. 1584.

Fu uno dei più fecondi teologi del suo tempo. Partecipò al Concilio di Trento, in qualità di teologo papale; entrato nella Compagnia di Gesù nel 1566, quando aveva pubblicato già 14 opere, passò il resto della vita in Germania ed a Roma, lasciando un'ampia produzione di scritti teologico-patriatici.

Gli argomenti più trattati da lui furono le questioni riguardanti l'autorità del Papa (notissima è l'opera De Summi Pontificis supra concilium auctoritate Libri tres, Firenze 1551), la gerarchia ecclesiastica, i canoni e decreti di vari concili, particolarmente del dovere di residenza dei pastori, dell'amministrazione delle chiese vacanti, della lettura della S. Scrittura, del Sacramento eucaristico, ed in genere delle più controverse questioni del tempo, particolarmente contro i centuriatori di Magdeburgo, gli ubiquisti, gli arianisti e vari protestanti luterani, tra cui Antonio Sadacle. Una particolare benemerenza acquistò il T. per aver reso accessibili con le sue traduzioni in latino molte opere patristiche della Chiesa orientale, tra cui le orazioni di Anastasio Sinaita, patriarca d'Antiochia, il libro di s. Giovanni Damasceno contro gli acefali ed i giacobiti monofisiti, quelli di Leonzio Bisantino contro gli eutichiani e nestoriani, e molti altri.

Bibl.: Sommervogel, VIII, coll. 113-26; Hurter, III, 281284; H. Jedin, Girolamo Savipando, II, Friburgo in Br. 1937, p. 303 sgg. e passim; Conc. Trident., Alten, VII, VIII, ibid., 1918, 1919, passim.

Arnaldo M. Lanz
TORRES ACOSTA, Maria Soledad, beata. Al secolo Emmanuela Bibiana, fondatrice delle Serve di Maria, ministre degli infermi, n. a Madrid il 2 dic. 1826, m. ivi l'11 ott. 1887.

Portata alla vita religiosa, dopo aver bussato invano alla porta delle Domenicane, venne a sapere che il pio sacerdote Michele Martinez pensava ad una nuova istituzione dedicata alla cura degli infermi a domicilio, imperiosamente richiesta dalle necessità di tanti poveri, trascu-

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rati e abbandonati. M. Soledad gli offrì, ultima di un gruppo di sette, la sua collaborazione; il 15 ag. 1851 tutte si consacrarono alla nuova opera, ed essa, poco dopo, ne fu nominata superiora. Parve da principio che la piccola pianta fosse destinata a perire in sul nascere, perché parecchie del gruppo si ritirarono, le altre si trovavano nella più dura miseria; M. Soledad venne deposta da superiora e relegata in un piccolo ospedale. Ma riconosciutane la virtù e in selo illuminato, il vescovo di Madrid la ricollocò nella sua carica. Da allora la nuova Congregazione prese a trionfare; scritte le Costituzioni e approvate, le reclute e le case aumentarono, e l'Istituto fece splendida prova nel curare e confortare i colerosi; nella rivoluzione fratricida nel 1867 curò i feriti sul campo della lotta, a Valenza; poco dopo a Barcellona fondò una casa per soccorrere i colpiti dalla pestilenza. Alla sua morte, Maria Soledad lasciava 46 case, sparse in Europa e in America. Fu beatificata il 5 febbr. 1950.

Bibl.: G. A. Zagasti, M. Soledad T. A., 2 voll., Madrid 1916; AAS, 17 (1925), pp. 27-30; 30 (1938), pp. 67-70; 42 (1950), pp. 182-87; E. Federici, B. M. Desolata T. A., Roma 1950. Celestino Testore

TORRES Y AMAT, Félix. - Vescovo di Astorga, n. a Sallent (diocesi di Vich) il 6 ag. 1772, m. a Madrid il 29 dic. 1847.

Professore nel seminario di Tarragona, indi canonico della Collegiata del Real Sitio de S. Ildefonso, nel 1815 sacriata della cattedrale di Barcellona, si portò dopo qualche anno a Madrid per attendere alle sue pubblicazioni. Eletto vescovo di Astorga nel 1833, prese parte alla vita politica, tacciato di servilismo verso il governo (cf. Indice dei libri proibiti, s. v.).
T. y A. è noto principalmente per la traduzione spagnola della Bibbia, fatta sulla Volgata ma alla luce dei testi originali: La Sagrada Bibia, nuevamente] traducida de la Vulgada latina al español, eclarado el sentido de algunos lugares con la luz que dan los textos originales hebreo y griego ( 9 voll., Madrid 1823-25; $2^{a}$ ed. 6 voll., ivi 1832-35). Dopo quella del celebre scolopio Scio de S. Miguel, questa è la seconda versione spagnola fatta da cattolici. Commendevole per fedeltà al testo, eleganza di stile, concisione e chiarezza delle note, meritò grande successo, ed è tuttora in uso come la più popolare, diffusa dall's Apostolado de la prensa e di Madrid. Però nel 1895 il gesuita C. Sommervogel e più ampiamente, nel 1936, il gesuita José M. March (v. op. cit. in bibl.), hanno dimostrato che tale versione (con introduzione e note in parte tolte da Antonio Martini [v.]) è opera del gesuita José Miguel Petisco (1724-1800), insigne professore di S. Scrittura a Valladolid, il cui manoscritto era stato, dopo la sua morte, inviato al re Carlo IV per la revisione e la stampa. T. y A., avutolo per mezzo di suo zio vescovo, Felix Amat, confessore del Re, l'avrebbe solo ordinato e pubblicato. Perciò le nuove edizioni recano ora il nome dei due autori, con precedenza data al p. Petisco. Nella edizione del 1950 la loro versione del Salterio è stata sostituita con quella del gesuita Valentino M. Sanchez Ruiz, condotta sulla nuova traduzione latina promulgata da Pio XII (24 marzo 1945).

Le altre opere principali di T. y A. sono: La vida de Félix Amat, arzobispo de Palmyra (Madrid 1835); Memorias para ayudar a formar un Dicionario crítico de los escritores catalanes (Barcellona 1836), frutto di pazienti ricerche, compiute dal fratello Ignacio T. y A., bibliotecario della Biblioteca episcopale di Barcellona.

Bibl.: anon., s. v. in DB. I, coll. 446-47; F. Plaine, ibid., II, col. 1963; Hutter, V. coll. 971, 1243-44; anon., Petisco, in Enc. Eur. Am., XLIV, p. 47; anon., s. v. ibid., LXII, pp. 1433-35 (con citrotto); Sommervogel, Petisco, VI, coll. 620-22; J. M. March, La traducción de la Biblia por T. A. es substancialm. la del p. Petisco, Madrid 1936.

Igino Cocchetti
TORRITI, Jacopo. - Pittore e musaicista, vissuto a Roma sul finire del sec. xirI.

Sue opere certe : il musaico absidale della basilica di S. Giovanni in Laterano, da lui firmato nel 1291 insieme al suo aiutante Jacopo da Camerino; il musaico
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(let. Aimarri)
Torniti. Jacopo - Presentazione al Tempio: Particolare del musaico absidale della basilica di S. Maria Maggiore - Roma.
dell'abside di S. Maria Maggiore, composto dal T. nel 1295. La prima delle due opere in seguito ai rimaneggiamenti subiti dalla Basilica lateranense non è che un pallido riflesso della composizione originaria, mentre la seconda, perfettamente conservata, dà la misura della grandezza del pittore e della qualità della sua cultura.

Nel musaico, che nel centro ha un tondo, circondato da un volo d'angeli, nel quale si svolge la scena dell'Incoronazione della Vergine, il fondo aureo è occupato in alto dallo snodarsi di girari d'acanto mentre in basso s'allineano figure di Santi. Tuttavia qua e là appaiono, sia nei girari come in basso, lungo il fiume, le immagini di una flora e di una fauna meravigliose. Anche in col la composizione ha rapporti con l'arte dell'antico classicismo romano, richiamato dal vigore plastico con cui sono rese le immagini e accentuate dal variare del materiale delle tessere. Ma non meno efficaci nella tipologia e nella smagliante ricchezza delle tinte preziose sono i richiami ai modi bizantini che appaiono abbastanza chiari anche nell'iconografia delle scene con i fatti della vita della Vergine che è nella fascia sottostante il semicatino absidale. Non sono del tutto convincenti le attribuzioni di altre opere al T. sia nella stessa basilica di S. Maria Maggiore a Roma (clipei del transetto), sia in quella superiore di S. Francesco di Assisi ove gli sono state assegnate alcune composizioni nelle zone sovrapposte agli affreschi di Giotto. Più probabile quella del clipeo con l'immagine dei Redentore collocato in alto nella facciata di S. Giovanni in Laterano.

Bibl.: P. Toesca, Storia dell'arte ital., Torino 1927, pp. 978981; E. Lavagnino, Il Medioevo, ivi 1936, pp. 397-98; L. Coletti, I primitivi, Novara 1941, pp. xxxviII-xli. Emilio Lavagnino

TORTI, Giovanni. - Poeta, n. a Milano il 24 giugno 1774, m. a Genova il 15 febbr. 1852.

Fu allievo del Parini, ebbe alcune cariche nell'amministrazione di Milano. Dopo il ' 48 - è suo l'Inno alle Cinque Giornate - essendo ritornati gli Austriaci a Milano, riparò a Genova, ove fu presidente del Consiglio di amministrazione dell'Università.

Nel 1808 scrisse l'Epistola sui Sepolcri : un confronto tra il carme del Foscolo con quello del Pindemonte. Con le terzine Sulla Passione di Cristo (1816) e con i quattro Sormoni sulla poesia (1818) è in atto la sua adesione al Romanticismo. Scrisse anche un poemetto: La Torre di Capua (1829), e nel '36 Scetticismo e religione.

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Il Manzoni, in una lettera al D'Azeglio e nei Promessi Sposi, loda i suoi versi. Le tre epistole: Un'abiura in Roma nel secondo anno del pontificato di Pio IX, che contrappongono tacitamente il Pio IX riformatore al Papa più cauto e conservatore degli ultimi anni, sono all'indice (decr. 20 apr. 1852) anche per lo spirito anticlericale che le anima, per cui «un sensato ed onesto eterodosso r rimpiange la purezza del cielo di fronte alla corruzione della Chiesa.

BibL.: Poesie complete di G. T., a cura di G. B. Ceresato, Genova 1825 ; E. Bellorini, G. T., Napoli 1907; G. Mazzoni, L'Ottocento, Milano s. s., v. indice. Maria L. Arnao

TORTONA, Diocesi di. - Città in provincia di Alessandria, nel Piemonte. Ha una superfice di 2120 kmq . con una popolazione di 280.000 ab. dei quali 279.000 cattolici distribuiti in 317 parrocchie, alcune delle quali sono nel territorio delle province civili di Pavia e di Genova; conta 490 sacerdoti diocesani e 130 regolari: ha due seminari, il minore sui colli di Stazzano in Val Scrivia, il maggiore in T.; ha 23 comunità religiose maschili e 125 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 427).

La città è situata sulla destra del torrente Scrivia, ai piedi del colle che mostra ancora superstiti scarse rovine di origine romana e medievale, e la torre dell'antico Castello. E l'antica Dertona, ritenuta da alcuni città dei Liguri, da altri, meno esattamente, dei Taurini. Con Genova, Piacenza, Torino ed Acqui era collegata da importanti strade, tra cui la Via Postumia ed un braccio dell'Emilia. Era già forse colonia romana (Velleio Patercolo) ca. il 120 a. C., vide il campo di Decimo Bruto nel 43 a. C., divenne poi colonia augusta, con il nome di Iulia Dertona, e fu retta da duumviri, ascritta alla tribù Pontina e compress nella IX Regio. In virtù della sua posizione geografica, alla confluenza obbligata di importanti strade consolari, ebbe successivi felici sviluppi e floridezza economica; per questo fu terra contesa, coinvolta nell'urto dei popoli e nelle vicende delle fazioni. Con la caduta dell'Impero di Occidente (494) passava successivamente sotto il dominio dei Goti, dei Greci (553), dei Longobardi (624), dei Franchi (774). I suoi vescovi ebbero uffici di importanza alla corte dei re d'Italia e degli Ottoni. Il vescovo Ottone nel 1080 fu a Brizen fra gli elettori dell'antipapa Clemente III; dal principio del sec. xir il vescovo di T. riveste anche autorità di conte. Ma di fronte a questa aderenza al partito imperiale, sta, durante questa stessa età, il costituirsi di T. a libero comune. Essa si trovò per conseguenza in lotta con Pavia, città imperiale, e sperimentó, sino alla distruzione, l'ira dei Barbarossa (1154). Risorto dalle rovine e collegatasi con le città guelfe della Lega lombarda, ebbe parte nelle lotte successive contro il Barbarossa, onde, dopo Legnano (1176), in seguito ai Trattati di Venezia (1177) e di Costanza (1183), riebbe possessi e potenza. Poi, rinascendo nei Comuni, con le nuove, le antiche fazioni di guelfi e glabellini, cadde sotto i Visconti (1313-1447), indi, per breve parentesi, sotto la Francia, poi sotto gli Sforza sino al 1530; né più si rialzò come città libera. Divenne infatti successivamente, con il Trattato di Cateau-Cambrésis, possesso della Spagna (1535-1700) e dell'Austria sino al 1738, quando fu incorporata al Piemonte e, con esso, alla Francia, (1796) per ritornare, con il Piemonte, ai re di Sardegna. La sua storia entra così nella fase risorgimentale. T. ha per stemma il leone rampante, in campo rosso e rosa bianca. con la leggenda: «Pro tribus donis similis Dertona leonis s; tre doni, fortezza fierezza generosità, fanno T. simile a un leone (rter dona-dertona-Tortona 1).

Esio Riccardi
Sul primo diffondersi del cristianesimo in T. mancano notizie particolari e conviene riferirsi a quanto genericamente si sa riguardo al Piemonte (v.). Le iscrizioni cristiane appartengono ai secc. v-vi e tracce di un cimitero cristiano si sono ritrovate fuori l'antica Porta Ticinese. Un'antica tradizione indica in un Marziano, santo martire locale, il primo vescovo di T. Proba-
bilmente la "plebs" di T. era una di quelle comprese sotto la giurisdizione di s. Eusebio di Vercelli, ed i primi vescovi locali furono s. Innocenzo e s. Esuperanzio, il quale fu presente ad Aquileia nel 381. Quinto o Quinziano era vescovo nel 451 , un ignoto vescovo è ricordato da s. Gregorio Magno nel 599. Ma la serie dei vescovi ha molte incertezze e lacune (F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia: Il Piemonte, Torino 1899, p. 377 sgg.; Lanzoni, II, pp. 820-28).

Pio Peschini
La diocesi di T. conobbe la soppressione nel 1803, quando dovette passare sotto la giurisdizione dei vescovi di Casal Monferrato, di Alessandria e, in minor parte, di altre sedi. Ricostituita nel 1817 fu fatta suffraganea di Genova.

La città dovette un tempo essere ricca di monumenti e di abbazia; ma le devastazioni dei barbari e del Barbarossa, e le guerre successive le hanno distrutto l'intero patrimonio artistico. Quel che rimane è troppo poco in confronto della sua antichità e della sua storia: qualche bronzo, oggetti vari, alcuni marmi (tra cui il sarcofago di Elio Sabino [sec. III]), raccolti nel Museo civico, insieme con una collezione di lapidi paleocristiane, che è la più ricca del Piemonte. Scarsi anche i ruderi, per lo più incorporati in altre costruzioni. Tra le chiese medievali rimane, in città, quella romanica di S. Maria dei Canali, ricordata in documenti dei 1154 e del 1196, mentre le altre, pur con il titolo delle antiche, sono tardive. Il Duomo, stile del tardo Cinquecento, restaurato nel 1938, risale ai 1583 e sostituì la superba cattedrale innocensiana di S. Lorenzo, del sec. iv, edificata sul Castello dal vescovo s. Innocenzo, e dagli Spagnoli adibita a fortezza che una folgore, caduta tra le polveri, distrusse nel 1607. Interessante, nella frazione Rivalta Scrivia, l'abbazia cistercense con la chiesa abbaziale di S. Maria Assunta, caratteristica costruzione gotico-romanica (1180) con affreschi cinquecenteschi di Franceschino Basilio, e con annessi fabbricati monastici di varia età e stile, tra cui la sala capitolare in gotico antico. In città, nella chiesa parrocchiale di S. Matteo, una tavola trecentesca della Madonna con il Bambino di Barnaba da Modena; in episcopio, un trittico di Mactino d'Alba (1499); in S. Maria dei Canali, una Natività di scuola leonardesca. Notevoli, fuori città, le antiche collegate di Sale (S. Maria), di Casei Gerola, di Castelnuovo Scrivia (con una Cena leonardesca di Aless. Berri), tutte di stile romanico; di Pontecurone (S. Maria Assunta), in gotico-romanico, con affreschi in parte soltanto scoperti. La collegiata di Broni conserva antichi arazzi di valore e ricca biblioteca con edizioni rare e incunaboli preziosi. Sarezzano possiede il «Codex purpureus» di valore inestimabile (sec. v-vi) contenente il vangelo di s. Giovanni (cod. )). Del duomo di Voghera era il celebre ciborio gotico cinquecentesco in argento cesellato, oggi conservato nel Museo Sforzesco di Milano.

Figli illustri di T. sono p. Michele da Carbonara, d. Luigi Orione (v.), il maestro Lorenzo Perosi e il p. A. Vaccari. - Vedi tav. XXXIII.

BibL.: Lanzoni, II, p. 820 sgg. e bibl. ivi citata; G. A. Bottazzi, Antichità di T., Alessandria 1808; F. Gabotto e V. Legè, Le carte dell'Arch. capitol. di T., Pinerolo 1905; A. F. Trucco, Cartari dell'abbazia di Rivalta Scrivia, 2 voll., ivi 1911; F. Gabotto, Per la Storia di T. (Bibliot. st. tubalpina, 96), Pinerolo 1905, pp. 1-30; C. Goggi, Notizie per la storia di T., 3 voll., Tortona 1945. V. anche Julia Dertona, Biv. della Soc. star. Tortonese, 1903-14, che ha ripreso la pubblicazione con il 1923.

Esio Riccardi
TORTOSA, Diocesi di. - Città e diocesi nella provincia civile di Tarragona in Spagna. In una superficie di 8709 kmq . ha una popolazione di 450.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 209 parrocchie, servite da 232 sacerdoti diocesani e 74 regolari, ha un seminario "conciliar diocesano de Jesus", 18 comunità religiose maschili e 83 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 427). E suffraganea di Tarragona. Patrona della diocesi la b. Vergine sotto il titolo della Natività, festa l'8 sett.

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(fot. Ediz. Cartopiemonte)
In alto: FACCIATA DELLA CATTEDRALE, rifatta da N. Bruni (1879-80) - Tortona. In basso: SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GUARDIA - Tortona.

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(1st. Mar)
Je sên e sinistre: PONTE BATTESIMALE detto di Papa Lona, orria dell'amicpaça Benedetto XIII (sec. xv) - Tortosa, Cattedrale. Je baiso e sinistre: POLITTICO DELL'ALTARE MAGGIORE DELLA CATTEDRALE ( $2^{\circ}$ metà del sec. xiv) - Tortosa. A desire: CROCIERA E ABSIDE DELLA CATTEDRALE, iscriziz nel 1347 - Tortosa.

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A sinistro: ON PARTICOLARE DELLA "GIOSTRA DEL SARACINO" che si corre ogni anno sulla Piazza Grande di Avenzo in occasione della festa di a. Donato ( 7 ag.) e delle fiere di sett. In fondo la Casa-Torre dei Lappoli (sec. xiv). In alto a destra: PANORAMA DI PORTOFERRARO - Italia d'Efno. In basso a destra: PANORAMA DI CAMALDOLI.

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(fol. Fotocelere - Torino)
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(fol. Alleracca)
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(fol. Alloari)
(fol. Alloari)
In alto a sinistra: ORATORIO DI S. MARIA DELLA ROSA (1309) - Lucca. In alto a destra: PALAZZO DEI TURCHI, o dei Diavoli, di epoca medievale, ingrandito da A. Pedarighi nel 1460 - Siena. In basso a sinistra: INTERNO DELL'ABRAZIA DI S. GODENZO, fondata nel 1029 da Giacomo il Bavaro e restaurata nel 1921 dall' arch. E. Cerpi - Firenze. In basso a destra: INTERNO DELLA CATTEDRALE di Prato, su disegno
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(fol. Alloari)
In alto a sinistra: ORATORIO DI S. MARIA DELLA ROSA (1309) - Lucca. In alto a destra: PALAZZO DEI TURCHI, o dei Diavoli, di epoca medievale, ingrandito da A. Pedarighi nel 1460 - Siena. In basso a sinistra: INTERNO DELL'ABRAZIA DI S. GODENZO, fondata nel 1029 da Giacomo il Bavaro e restaurata nel 1921 dall'arch. E. Cerpi - Firenze. In basso a destra: INTERNO DELLA CATTEDRALE di Prato, su disegno
attribuito a G. Pisano (1317).

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La città di T. è situata sulla sinistra dell'Ebro in una fertile e stretta pianura circondata da monti. E l'antica città Dertosa Iulia Augusta dei Romani; fu sasediata e presa da Luigi il Buono nell'811; ripresa dagli Arabi e riconquistata da Ramon Berengario IV nel 1148. Nel sec. xiv ebbe grande importanza il Libro de las costumbres di T.

Primo vescovo noto è Ursus nel 516. Durante l'invasione araba T. ebbe molto a soffrire e poco risulta delle sue vicende. Nel 1068 ne fu vescovo Paterno; dopo che Ramon Berengario la riconquistò ne divenne vescovo Gaufridus, abate di S. Rufo in Avignone; dal 1473 al 1513 fu vescovo Alfonso di Aragona; poi Adriano Florenta di Utrecht dal 1516 al 1522 (cardinale dal 1517, poi papa Adriano VI); a lui successe il card. Guglielmo Enkevert (1523-34), dal 1623 il card. Agostino Spinola, traslato nel 1627 a Granata.

La Cattedrale iniziata nel 1158 venne consacrata da Berengario arcivescovo di Tarragona nel 1178; venne ricostruita tra il 1347 e il 1597 e riconsacrata l'8 giugno di detto anno; altre aggiunte vennero eseguite tra il 1621 e il 1725 , perciò è un po' ogivale e un po' barocca. La torre detta "Almudena" è del periodo arabo. L'interno è a tre navate; l'altar maggiore del sec. xiv e il coro del sec. xvi furono distrutti durante la guerra 1936-38. Il deambulatorio a pilastri scanalati è del sec. xv; il retablo in legno con la Madonna e il Bambino è del sec. xiv. A destra del coro è la "Perroquial" a pilastri e cupola del 1800 . Nella sagrestia è un'iscrizione che ricorda l'antica moschea; il Tesoro in essa contenuto ha artistici reliquiari, una copertura con Cristo assiso in trono, manoscritti, arazzi, ecc. Il coro gotico annesso al lato nord è del sec. xiII. La chiesa di N. S. del Rosario fu ricostruita nel 1947. Il Palazzo vescovile del sec. xiv rimaneggiato nel sec. xviri fu danneggiato nel 1938. Il convento di S. Luigi fu fondato da Carlo V nel 1544; ha una facciata del Rinascimento, un "patio" a due piani, adorno con 38 busti dei sovrani di Aragona dal 1137 all'inizio del sec. xvir. L'antico convento di S. Domingo ha una facciata rinascimentale ed è ora adibito a museo di antichità iberiche, romane, arabe, medievali; ceramiche di Alcora e di Manises, cuoi artistici di Valencia, quadri, ecc. Ivi sono anche gli archivi, tra cui la carta municipale del 1149. A 3 km . da T., a Roquetas, nell'antico Collegio dei Gesuiti, è l'Osservatorio fisico cosmico. - Vedi tav. XXXIV.

Biri.: Eubel, I, p. 223; II, p. 143; III, p. 186; IV, p. 174; V, pp. 183-84; F. Mestre y Noé, El arte en la Sea de T., Tortosa 1908; di, Girigiques Tortosinos, ivi 1919; C. Enbert, Les monum. des Croisis dans le Royaume de Jérusalem, II, Parigi 1928, pp. 395426; E. Baycris y Bertomóa, Hist. de T. y su Comarca, I-II, Barcellona 1933-35.

Enrico Josi
TORTURA. - Nel senso più ristretto e più preciso, t. (giudiziaria) è ogni procedimento giudiziario con cui si cerchi d'estorcere all'imputato o ad altro soggetto processuale, piegandone con forza o con artificio la contraria volontà, una confessione o altra dichiarazione utile all'accertamento di fatti non altrimenti accertati, al fine ultimo di definire il giudizio fondando la sentenza sulla verità così ottenuta.

Il costringere con la violenza una persona a riconoscere o indicare qualche cosa contro sua voglia, è un modo di procedere così umanamente ovvio che riesce difficile immaginare un'età in cui potesse non esser conosciuto. Più importerebbe stabilire in quali condizioni storiche sia maturata l'assunzione di quel modo di procedere tra gl'istituti del diritto giudiziario. La questione non si può naturalmente risolvere indicando nomi, date, luoghi, persone; si può solo osservare, genericamente, che l'intro-
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duzione dell'uso giudiziario della t. presuppone superato quello stadio più primitivo del diritto probatorio in cui la sentenza si fonda sull'esito di giudizi di Dio o d'altre prove irrazionali.

Presso i popoli dell'antichità i giudizi di Dio e la t. si dividono il campo, prevalendo i primi là dove la vita giuridica è dominata da concezioni mistiche, prevalendo la seconda in quelle età e in quei paesi in cui tali concezioni vanno cedendo di fronte a un realismo bene o male inteso. Documentata solo sporadicamente (a differenza dei giudizi di Dio) per l'antico Oriente, in Grecia e a Roma la t. (βασαικαιδς, quaestio per tormenta) presenta uno svolgimento storico che si puó dire parallelo, tenuto conto d'uno sfasamento di qualche secolo. Perdutosi presto l'uso dei giudizi di Dio dopo rari esempi storici, la democrazia greca dell'età classica e la Roma repubblicana conobbero e applicarono largamente la t. per gli schiavi, a convalidare le cui dichiarazioni non si reputava sufficiente il giuramento, come per i liberi, che dai tormenti andavano immuni; derogarono a quest'ultima regola, entro certi limiti, da un lato la prassi delle tirannie greche e più delle ellenistiche, dall'altro la legislazione romana dell'età imperiale. Il diritto romano, accanto alla t. dei liberi, proibiva la t. dei servi degli accusati in caput dominorum (cioè perché testimoniassero contro i padroni), sempre per rispetto della personalità dell'uomo libero; ma anche a questa proibizione si derogò fin dai tempi della Repubblica, in casi molto gravi, e più largamente dopo, quando i privilegi già propri di tutti i liberi furono ristretti a poche classi di persone. Le norme del diritto imperiale in questa materia furono condensate nei titoli De quaestionibus dei Digesta (XLVIII, 18) e del Codex (IX, 41). Fuori d'ogni classificazione restano le t. inflitte durante le grandi persecuzioni ai cristiani, non per farli confessare colpevoli del reato d'opinione loro ascritto, ma, all'opposto, per costringerli a rinnegare la loro fede e a sacrificare agli dèi; la discussione sulla logicità o illogicità (di fronte allo stretto diritto) della feroce procedura si prolunga da Tertulliano, da Minucio Felice, da s. Cipriano fino ai giorni nostri.

Con le invasioni barbariche la t. declinò. E discusso se i barbari la conoscessero prima di venire a contatto con le genti romane; certo è che in generale erano ancora fermi ai giudizi di Dio, dei quali riportarono nelle terre d'Europa una frequente pratica. Ammisero tuttavia la t. per gli schiavi, ed eccezionalmente anche per i liberi, le leggi salica, visigotica, bavarica, borgognona, alamanna; forse non l'ignorarono i longobardi. Non la ricevettero nei loro diritti altri popoli rimasti estranei, per ragioni soprattutto geografiche, alla cultura romana;

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e quando questa, dopo la breve rinascita carolingia, fini sommersa dappertutto da costumanze e concezioni germaniche, la storia legislativa della t. mostra una lacuna di quasi quattro secoli (IX-xII), a cui però varie attestazioni sparse e la non interrotta menzione nelle compilazioni giuridiche di scuola permettono di ritenere che non corrispondesse una lacuna altrettanto grande nella pratica effettiva.

Ricacciarono nell'ombra i giudizi di Dio e riportarono in onore la t., dal sec. xit in poi, il rifiorimento degli studi di diritto romano e la rafforzata coscienza dell'autorità e dei compiti dello Stato. Sottratte le funzioni di giustizia alla precaria autorità di feudatari e alle vendette e comparizioni di privati, e introdotto sempre più largamente accanto al processo accusatorio l'inquisitorio, fecero larga parte alla t. sia le leggi dei grandi Stati territoriali (a cominciare da Federico II in Sicilia, da Luigi IX in Francia, da Alfonso X in Castiglia), sia gli statuti comunali italiani (primo il veronese del 1228) e le corrispondenti leggi o consuetudini locali (talvolta molto anteriori a ogni possibile influsso romanistico) delle città straniere, in particolare francesi, fiamminghe, tedesche. La S. Sede segui con cautela la corrente : il dictum di Graziano, di remota origine pseudoisidoriana, " quod.. confessio cruciatibus extorsuenda non sit" (Deer. Grai., C. 13, q. 6, § Quod vero), rimase come principio generico, ma già in decretali e scritti dottrinali del sec. xil il ricorso alla t. era, se non comandato, presupposto come ammissibile, e Innocenzo IV con la bolla Ad extirpanda ( $\S 25$ ) disponeva tra l'altro, preceduto in questo dalla legislazione statutaria, che si potessero assoggettare a una moderata t. gl'imputati d'eresia (1252) : norma in seguito largamente applicata, fin tanto che l'istituto della t. restò in vigore, in armonia col pareggiamento dell'eresia alla lesa maestà e con la conseguente applicazione anche ad essa d'una procedura più severa che per i reati comuni. Ma solo nel diritto romano, che del resto la maggior parte delle leggi e soprattutto degli statuti intendeva soltanto integrare e non sostituire, ha il suo fondamento la teoria giuridica della t., elaborata dagl'interpreti (civilisti e anche canonisti), con libertà d'atteggiamenti, tra il sec. xir e il sec. xviri; vi lasciarono impronte inconfondibili Azzone e Accursio, Bartolo e Baldo, e la trattarono a fondo tutti i criminalisti dell'epoca. Tra le molte monografie che questi vi dedicarono, spiccano il Tractatus de tormentis d'ignoto di scuola bolognese (sec. xII) e il De ind