volume-12

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, fu pubblicato in quello del 18 febbr. 1839, con il titolo di S. Pietro in Montorio; per espresso desiderio del Pontefice continuò nell'ufficio di tesoriere generale, da cui si dimise agli inizi del pontificato di Pio IX. A giustificazione dell'attività svolta fece pubblicare il Bilancio generale delle rendite e spese nel decennio dal 1835 al 1844 (Roma 1847).

Amantissimo delle arti e degli artisti il T. (che, tra l'altro, fu nominato da Pio IX bibliotecario di S. Romana Chiesa [1854], come successore di Angelo Mai), fece restaurare gli edifici del Laterano, le chiese di S. Pietro in Montorio, dei SS. Vito, Modesto e Crescenzia, di

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(da T. L. Opere postume, Sboniecassino 1689)
Tosti, Luigi - Ritratto.
S. Francesco a Ripa e di S. Bonaventura al Palatino; si occupò intensamente dei lavori della Commissione per la riedificazione della basilica di S. Paolo ed assicurò per munificenza di Gregorio XVI (1839) alla Calcografia camerale la splendida collezione delle incisioni del Piranesi possedute dai fratelli Firmin Didot di Parigi. A sua iniziativa si devono inoltre la costruzione della Passeggiata di Ripetta, del Palazzo delegatizio di Frosinone, dell'Arsenale di Ancona. Merita particolarissimo rilievo l'opera svolta dal T. nei riguardi dell'Ospizio apostolico di S. Michele a Ripa Grande, tanto che della benefica istituzione, di cui era stato nominato presidente da Pio VIII e visitatore da Gregorio XVI, può giustamente considerarsi secondo fondatore. Egli infatti volle completamente rifatta la chiesa interna ad opera del Poletti; riattivò la famosa fabbrica degli arazzi, le scuole di intaglio in legno, ornato, pittura, scultura, di incisione in rame, cammei, medaglie; impiantò il lunificio e la tintoria. Nello stesso Ospizio stabili la sua abitazione rimanendovi fino alla morte e fu anzi sepolto nella chiesa stessa. S. Michele divenne così un vero conservatorio di arti e mestieri tra i migliori d'Europa e le relative esposizioni di arte richiamavano grandi folle di visitatori italiani e stranieri.

Diede inoltre nuova vita all'Accademia dei professori di musica sotto l'invocazione di S. Cecilia con sede a S. Carlo a' Catinari, dimostrando vive premure per la vita spirituale dei musicisti e per il maggior incremento della musica sacra. Tra i suoi scritti vanno ricordati: Relax, dell'origine e de' progressi dell'Ospizio Apostolico di S. Michele (Roma 1832); A Gregorio XVI. Epigrafi (s. n. t.), preziosa raccolta di tutte le lapidi celebranti le opere pubbliche di quel Pontefice.

Bibl.: Moroni, LXXIV, pp. 333 e 337; F. Gasparoni, DelL'Opizio Apostol. di S. Michele e dei lavori ultimam. fatti eseg. da mons. A. T., Roma 1839; L. Schauer, Les Cardinaux de Rome, Portraits biographiques, Parigi 1846, p. 9; P. Savio, Devazione di Mgr. Adeodato Turchi alla S. Sede, Roma 1938 (v. indice); A. Toggi, Il lanificio di S. Michele e la "disgrazia" di un Cardinale, in Strenua dei Romanisti, IV, Roma 1943, pp. 146-52; P. Dalla Torre, L'opera riformatrice ed amministrativa di Gregorio XVI, in Gregorio XVI. Miscell. commemor., II, Roma 1948, pp. 29-121. Mario de Camillis
TOSTI, Luigi. - Abate benedettino e storico, n. a Napoli il 13 febbr. 1811, m. a Montecassino il 21 sett. 1897. Compiuti i suoi studi a Montecassino, vi si fece monaco, pronunciando i voti nel febbr. 1832.

Professore di matematica e fisica e poi di teologia nelle scuole dell'abbazia cassinese, attese contemporaneamente a studi storici, dando alle stampe nel 1842 una Storia di Montecassino che gli era costata lunghi anni di ricerche. Divisò anche la pubblicazione di una rivista storico-letteraria, L'Ateneo italiano, a cui avrebbero dovuto collaborare i migliori scrittori italiani del tempo, ma la censura barbonica negò l'autorizzazione, preoccupata dallo spirito patriottico che pervadeva la Storia del T. Nel giro di pochi anni egli detto una Storia di Bonifacio VIII, una Storia della Lega Lombarda, un Salterio del soldato e, nel 1848, uno scritto d'occasione Il Veggente del sec. XIX, per esaltare il programma neoguelfo del Gioberti di una federazione italiana sotto la presidenza del Papa.

Nel 1849 si rivolse direttamente a Pio IX, allora esule a Gaeta, perché tornasse a Roma spontaneamente, quale
pastore universale delle anime, rinunziando al potere temporale; trattò, non autorizzato, con il ministro di Francia per evitare la spedizione militare contro la Repubblica romana e si illuse di potersi fare mediatore tra il Pontefice e il Mazzini : per la quale attività essendo venuta in sospetto delle autorità napoletane, dové trasferirsi alcun tempo in Toscana. Rientrato a Montecassino, pubblicò successivamente, fra il 1850 e il 1860 , un volume su Abelardo, la Storia del Cancilio di Castanica, la Storia dello scisma greco, La Contessa Matilde e i Pontefici romani, i Prolegomeni alla st. unio. della Chiesa, ed i Ricordi biblici. Dopo l'annessione del Mezzogiorno al Regno d'Italia - da lui salutata con il più vivo entusiasmo - il T. cominciò ad adoperarsi per quello che rimase poi l'ideale supremo della sua vita, la conciliazione fra lo Stato e la Chiesa. Il primo tentativo, compiuto nel 1861 tramite Costantino Nigra e del quale si interessò anche il Cavour, non ebbe risultato, ma non per questo egli rinunziò si suoi sforzi e li rinnovò nel 1863 , nel 1865 (in occasione della missione Vegezzi a Roma per la soluzione del problema dalle sedi vacanti nell'episcopato italiano) e poi ancora nel 1868, all'epoca del matrimonio del principe Umberto con Margherita. Il T. era dell'avviso che per risolvere la questione romana bastasse - fuori di ogni trattativa politica - favorire un incontro personale tra il Pontefice e il Re, possibilmente nel mistico ambiente di Montecassino. Romantico sogno, al quale tornò anche nel 1878 , quando annodò trattative con Benedetto Cairoli, succeduto al Depretis nella presidenza del Consiglio. Punto scoraggiato dal fallimento del nuovo tentativo - che apparve peraltro più serio dei precedenti per l'interessamento del primo ministro e per la partecipazione ai negoziati dell'abate Pappaletere, priore di S. Nicola di Bari - egli legò il suo nome all'episodio più clamoroso della storia della questione romana, quello del 1887, che gli dette rinomanza internazionale. Togliendo motivo dall'allecuzione di Leone XIII del 28 febbr., dove ci si augurava "che si volesse e si sapesse finalmente fare ragione alle giuste rivendicazioni (della Sede Apostolica) ", il T. pubblicò nel maggio il famoso opuscolo La Conciliazione, auspicando il ristabilirsi della pace tra il Vaticano e il Quirinale in occasione del giubileo sacerdotale del Pontefice, che sarebbe stato celebrato l'anno successivo. L'opuscolo, che - secondo fu rivelato più tardi - era stato discusso dal T. con Francesco Crispi, allora al potere, e si disse, sebbene a torto, autorizzato dallo stesso Leone XIII, destò un'impressione enorme in tutta Italia: tanto più vasta e favorevole, in quanto pochi giorni più tardi ( 23 maggio) il Papa esprimeva in Concistoro il voto che fosse "finalmente tolto di mezzo il funesto dissidio (dell'Italia) con il Romano Pontefice, restando però incolumi la giustizia e la dignità della Sede Apostolica ". Ma le speranze allora suscitate andarono ben presto frustrate così dall'agitarsi della massoneria nella stampa e nel Parlamento, come anche dall'intransigenza di taluni ambienti ecclesiastici, che trovarono vigoroso appoggio - a quanto apparve - nell'azione diplomatica di qualche potenza (specie la Francia), avversa alla composizione del dissidio fra Stato e Chiesa. Seguì nel luglio una netta presa di posizione vaticana che sconfessava l'opuscolo del T., il quale disciplinatamente si sottomise, rassegnando le dimissioni - che però il Papa respinse - da vice archivista di S. R. C. Dal canto suo il Crispi si abbandonò a misure inique contro il pontificato (destituzione telegrafica del sindaco di Roma, Torlonia, che aveva portato al cardinal vicario gli auguri della cittadinanza per il giubileo papale, ecc.) e la frattura fra Stato e Chiesa tornò a farsi particolarmente acuta.

Il T. riprese i suoi studi e scrisse una Vita di s. Benedetto, che fu l'ultima delle sue opere. Ma di nuovo perseguì il suo ideale di pacificazione nel 1890 , rivolgendosi a mons. Strossmayer (v.) perché suggerisse al Vaticano l'opportunità di stipulare un Trattato con l'Italia sotto gli auspici degli Imperi centrali. La scomparsa del T., seguita nel 1897, fu salutata con commozione dalla stampa di tutti i partiti per il merito che egli si era acquistato mantenendo viva negli Italiani la fede nella possibilità di una conciliazione fra Chiesa e Stato.

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Bibl.: A. Capccelatro, Commem. di d. L. T., Montecassino 1898; F. Quintavalle, La Conciliaz. fra l'ital. e il Vatic. nelle lettere del p. L. T. e del sen. G. Casati, Milano 1907; C. Crispolti e G. Aurelli, La politica di Leone XIII da Luigi Galinderti a Mariano Rampalla, Roma 1912; V. Procacci, Le vicende del tentativo di conciliao, del 1887, Firenze 1929; A. Piola, La Quest. Rom. nella stor. e nel dir., Padova 1931; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, Milano 1932-33; A. C. Jomolo, La Quest. Rom., ini s. a.: id., Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1952, p. 411 sgg . Renzo U. Montini

TOTALITARISMO. - E un neologismo, coniato dall'aggettivo "totale" (totus), per indicare quella forma di regime e quella dottrina politica, la quale tutto assorbe nello Stato e tutto subordina ai suoi fini di potenza. In modo particolare esso si riferisce alle più moderne dittature, quali il fascismo, il nazionalsocialismo e il bolscevismo, che, pur movendo da diverse concezioni, sono pervenute all'istaurazione di un assolutismo capillare, dal quale non si sottrae nessun aspetto della vita e dell'attività umana, privata e pubblica. Il t., prima di essere un regime, è stato un movimento sentimentale, cui poi s'è innestato quello ideologico, nato in reazione allo Stato liberale, ritenuto incapace di risolvere i problemi sociali moderni, resi più acuti dalla crisi politica ed economica causata dalla prima guerra mondiale. Queste cause, tuttavia, non si possono estendere al t. russo, la cui origine deve essere riportata alla concezione del comunismo marxista, che, dopo l'abbattimento dello Stato borghese, prevede un periodo di dittatura del proletariato, come fase preparatoria alla pura e semplice scomparsa dello Stato. Mentre le due forme storiche di t. oggi tramontate nacquero in opposizione dialettica con lo Stato liberale, quella ancora esistente nacque dalla lotta contro lo Stato borghese, che poi in pratica viene a coincidere con il primo, così che fra di essi si può asserire l'esistenza di un'identità nell'obiettivo da colpire.

Lo Stato liberale o borghese era stato eretto sul presupposto della concezione democratica divulgata dalla Rivoluzione Francese, nella quale alla composizione atomistica della società si congiungeva un estremo individualismo, espresso nella teoria della sovranità popolare, nel conseguente regime parlamentare, instaurato con il meccanismo del maggior numero mediante il suffragio universale, e nella proclamazione e tutela dei diritti di libertà, entrati a far parte delle costituzioni moderne dopo la prima francese. Il t. ha negato tutti e singoli questi principi di organizzazione politica. Accusando il liberalismo di aver aperto un dissidio insuperabile tra individuo e Stato, ha preteso di sanarlo sopprimendo il primo, per far giganteggiare solo e perfettamente autonomo lo Stato. Alla concezione atomistica ha opposto quella monistica e organica e, dimenticando l'analogia implicita nell'organicismo, l'ha portata all'eccesso dell'identificazione, concependo l'individuo come una cellula dell'organismo dello Stato, che dallo Stato riceve vita, dignità e diritti, e fuori di esso è un nulla. Alla sovranità popolare ha sostituito la sovranità unitaria dello Stato, concepita come potere assoluto e illimitato, non sottoposto ad alcuna restrizione derivante da una legge autonoma dalla sua volontà o da diritti preesistenti nella persona umana. Il parlamentarismo, come partecipazione del popolo all'amministrazione della cosa pubblica, mediante rappresentanti liberamente scelti in regolari e periodiche consultazioni, venne riformato con la nomina di canore scelte dal partito unico riconosciuto e permesso con una determinazione proveniente dall'alto. I diritti della persona umana vennero concepiti come emanazione dello Stato e sua benevola concessione, come in genere per tutto il diritto non si riconobbe altra fonte che la sua volontà autonoma.

Con questo rovesciamento di posizioni rispetto allo Stato liberale, indubbiamente meritevole di critica, si pervenne all'instaurazione di dittature, la cui nota dominante si può riassumere nella formola classica di Mus-
solini: a Tutto nello Stato, nulla fuori dello Stato ", donde poi la denominazione di t. Come l'espressione di Luigi XIV: "Lo Stato sono io "può essere considerata quale riassunto dei caratteri dello Stato assoluto (antico regime), così quella citata può essere ritenuta come il succo della concezione totalitaria. Lo Stato è tutto e penetra dappertutto, senza che aspetto alcuno della vita umana si sottragga al suo impero: attività privata, vita familiare, nascite ed educazione della prole, pensiero e correnti di pensiero, arte, letteratura, filosofia, scienza, stampa, ogni cosa insomma rimane sommersa nello Stato, cui appartiene regolarla in modo discrezionale. Bisogna pur dire che questa mostruosa ipertrofia dello Stato era stata già preparata dalle dottrine sociali e giuridiche elaborate durante il periodo del liberalismo e da liberali convinti. Il concetto della sovranità assoluta dello Stato e quello monistico, che gli è servito di appoggio, risalgono al sec. xix : il t. non ha fatto altro che assumerli e attuarli, deducendone tutte le conseguenze.

Il t. fascista s'ispirò al mito nazionalista, facendo della nazione un'entità perenne, che racchiude in sé tutte le generazioni passate, presenti e future e ha fini propri distinti da quelli degl'individui, che vi rimangono in tutto subordinati. Il nazionalsocialista pose a fondamento delle sue concezioni la razza, come valore supremo, e il legame biologico del sangue, come portatore degli elementi razziali, nella cui conservazione e purità collocò il fine supremo dell'uomo. Il t. russo fa leva, invece, sul concetto di classe, della quale ogni individuo è un elemento totalmente dedito ai suoi fini di lotta. Una nota a tutti comune è l'idolatria del capo dello Stato, al quale sono state attribuite tutte le capacità, così da trasformarlo in un superuomo infallibile in ogni sua decisione, donde poi le degenerazioni misticheggianti, con una palese reviviscenza dell'apoteosi dell'uomo vivente, avvenuta nel paganesimo decadente.

Sul piano internazionale il t. si è distinto per la sua politica di potenza e di espansione conquistatrice. Concepte le relazioni tra i popoli come rapporti di pura forza, ha formulato una teoria propria sull'organizzazione internazionale, composta di messianismo dominatore, di arbirrane distinzioni tra popoli giovani e vecchi, tra popoli destinati a servire e popoli dalla natura destinati a dirigere, tra borghesi e proletari, il tutto fuso entro una mentalità imperialistica, della quale fu espressione la teoria dei grandi spazi. Soltanto l'imperialismo russo ha conseguito in parte i suoi scopi espansionistici, gli altri sono stati travolti dalla seconda guerra mondiale.

Sotto l'aspetto morale e giuridico il t. è agli antipodi della concezione cristiana e cattolica della vita sociale, dello Stato e delle relazioni internazionali.

Bibl.: M. Sertoli, La Costituzione russa, Firenze 1928; G. Ambrosini, L'Unione Sovietica, Palermo 1932; L. Sturzo, El Estado totalitario, Modrid 1932; C. Schmitt, Principi politici del nazionalsocialismo, Firenze 1932; M. Prillot, L'empire fuaetite, Parigi 1936; J. Eppstein, The totalitarian State, in autori vari, Church and State, Londra 1936; C. Costomagna, Dottrina del fascismo, Torino 1938; A. Rocco, Scritti e discorsi, Milano 1938; S. Pannunzio, Teoria generale dello Stato fascista, Padova 1939; G. Lo Verde, Il nazionalsocialismo, Palermo 1941; A. Messineo, Monisms sociale e persona umana, Roma 1942.

Antonio Messineo
TOTEMISMO. - I. Definizione, divisione, elementi del t. - Il termine totem (totam, todaim, ndodem), è originario della lingua degli Odjibwa (Algonchini), Indiani del Canadá meridionale, e significa la parentela, l'emblema della famiglia, o anche lo spirito protettore personale. Gli studiosi non sono concordi nel determinare quale delle diverse forme di venerazione degli animali e delle cose naturali sia propria del t.; sembra che la definizione più appropriata sia la seguente : il t. consiste in speciali relazioni ideologiche e reverenziali di parentela di un gruppo sociale o di una singola persona con animali, piante, o anche con fenomeni naturali, dalle quali provengono funzionalmente un insieme di prescrizioni e di usi.

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(fol. Enc. Gati.)
Totemismo - Sepoltura totemistica del Dakota su piattaforma (America settentrionale) - Roma, Pontificio Museo Missionario Etnologico Lateranense.

Si possono distinguere vari tipi di t.: 1) il t. di gruppo oIsociale, che si suddivide in: a) t. di clan; b) t. di famiglie, proprio di piccoli gruppi di consanguinei e di gruppi locali; c) t. delle metà di una tribù. 2) Il t. individuale, o personale, che è : a) t. individuale in senso largo; b) la credenza in un alter ego, cioè che un animale o una pianta sia un doppione di se stesso o un portature di anime. 3) T. dei sessi.

Questa divisione ha solo un valore classificatorio e particolarmente non significa che queste diverse forme di t. debbano essere anche in relazione genetica.

Gli elementi e le caratteristiche, che possono essere più o meno comuni a tutte queste specie di t., sono essenzialmente le seguenti : 1) una costante relazione emozionale, mistica, riverenziale, magica, mitica e parentale di una unità intertribale (clan, gruppo locale, ecc.) o di una persona con animali o cose naturali considerati totem. Il gruppo si trova regolarmente in relazione con tutta una specie di animali o di piante. 2) Il totem è considerato protettore, aiutante, compagno o parente, tuttavia si ha anche timore e paura di lui. Egli possiede spesso forze sovrumane. 3) I nomi e gli emblemi, che si riferiscono al totem. 4) L'identificazione con il totem. 5) Tàbu e leggi di separazione in rapporto al totem (non ucciderlo, non mangiarlo, non toccarlo). 6) Il rituale in relazione al totem.

Altri elementi, che si possono trovare accessoriamente nel t. di gruppo, sono: 1) le interpretazioni e le leggende dei gruppi sull'origine dei totem; a) l'origine del totem, cioè il gruppo della parentela si ritiene proveniente direttamente o indirettamente dal totem. Se il gruppo umano e la specie animale hanno gli stessi antenati, il t. si chiama *t. di gemelli *. b) Gli avvenimenti e le esperienze dell'antenato del gruppo con il totem, che fu suo aiutante o amico, oppure dal quale ebbe a soffrire. 2) L'esogamia e determinate relazioni matrimoniali dei gruppi. 3) La tradizione ereditaria del totem nel gruppo, che può essere patrilinea o matrilinea. 4) I gruppi del totem con i nomi (che direttamente o indiretta-
mente si riferiscono al totem), con gli emblemi o simboli totemici e con i tábu comuni del totem. 5) Le associazioni e le coordinazioni dei totem in base ad analogie reali o fittizie o per altre regioni. Perciò si parla di "totem multipli" (più totem in un gruppo) e di "totem articolati", cioè principali e secondari.

Questi vari elementi e caratteristiche del complesso totemico non esistono sempre tutti insieme presso i singoli popoli, né l'assenza di certi elementi caratteristici significa sempre una decadenza del t. La venerazione di determinati animali o di cose naturali esistenti presso tutta una tribù, come il culto dell'orso, del bue, ecc., non rientra nell'àmbito del t., perché forme di culto e credenze di altra natura possono fondarsi su determinate figure di capostipite e esseri mitici in forma animale, di divinità ed esseri superiori con caratteri animali, di animali astrali, ctonici e sacri. La designazione di "t. di tribù " è al più solo allora giustificata, quando si dimostri che la formazione dei gruppi tribali proviene dai clan totemisti dei tempi passati. In ogni caso l'essenziale del t. sociale è nella divisione della tribù in sottogruppi tribali.
II. Le forme del t. - a) Il t. di clan. - E la forma più diffusa del t. di gruppo. L'aspetto religioso o ideologico rispetto a quello sociale è talvolta molto ridotto. Questo t. rappresenta per lo più qualche cosa di prettamente profano-sociale, un rigido sistema, in cui solo i nomi, gli emblemi ed i tábu formali danno al clan una vernice totemistica. Il sentimento di parentela e l'esogamia di clan che ne proviene, non sono sempre determinati dalla credenza in una discendenza dal totem, ma sono spesso fondate solo su una consanguineità reale o fittizia, che per sé non ha niente a che fare con il t. Ma il totem che unisce il gruppo, può dare al sentimento di parentela o alla solidarietà del gruppo una speciale sanzione. Il t. di clan però è solo una delle possibilità per le coordinazioni delle idee della credenza e dei gruppi sociali.

I clan non totemici o le sippi (grandi famiglie economiche) possono essere ideologicamente determinate dal possesso comune degli oggetti di culto, dei santuari, delle tradizioni e dalla credenza negli antenati e negli eroi. Presso le singole tribù i clan totemici sono divenuti anche unità rituali complesse, che, secondo i loro totem e i simboli naturali, compiono azioni magiche nell'interesse di tutta la tribù. Con il t. di clan possono essere congiunte anche diverse forme di religione e di cerimoniale, come il culto degli antenati, le rappresentazioni dei morti e delle anime, la credenza in una forza magica, le feste della fecondità, ecc., le quali concorrono ad una trasformazione del sistema totemico. Il t. di clan nelle sue varie forme si trova principalmente presso i popoli agricoltori dell'Africa orientale, del Sudan, delle foreste del Congo, dell'India anteriore, sporadicamente nell'India posteriore e in Indonesia, Micronesia e Melanesia, Nord-America orientale e sud-occidentale, debolmente rappresentato nel SudAmerica; è raro presso le tribù dei pastori e presso i popoli cacciatori (Figmei africani, Australiani, quelli della Siberia occidentale, del Canadà meridionale, del Venezuela e altri). Una speciale forma ha il t. di culto delle tribù australiane, il quale per la sua relazione con gli antenati ed eroi degli antichi tempi, e per i suoi caratteristici miti e canti, i luoghi sacri, gli oggetti di culto, le pitture sulla sabbia e sulle rocce, la drammatizzazione delle azioni degli antenati totemici, i riti per la moltiplicazione e il controllo magico degli animali e delle piante, i luoghi degli spiriti dei figli (la credenza dell'origine preternaturale dei figli dagli antenati totemici) rappresenta un fenomeno più che mai complesso, ma secondario. Un simile t. di culto esiste anche in Melanesia.
b) Il t. delle metà di una tribù. - Spesso i clan totemici delle due metà di una tribù o di un villaggio, le quali sono per lo più esogame e antagonistiche e di discendenza matrilinea, possono avere caratteristiche totemiche (il dualismo animale). Il sistema duale totemico può esistere anche senza la divisione del clan. Il carattere totemico di queste metà è per lo più debolmente formato. La connessione dei sistemi di metà con i clan totemici portò spesso ad un ampliamento della tendenza insita già nel t. di clan, di

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coordinare gli animali e le cose naturali secondo determinati punti di vista, che in questa forma di t. è volta principalmente al principio duale. Quindi, secondo le metà e i clan vengono simbolicamente divise tutte le cose e le forze della natura, i corpi celesti e le regioni del cielo, che sono ritenuti importanti, sicché l'organizzazione della tribù rappresenta una figura del cosmo e ogni clan è considerato simbolicamente e magicamente una parte della natura.
c) Il t. delle famiglie e dei gruppi locali. - E più raro, esiste principalmente presso le tribù australiane, e in alcune regioni dell'Africa e dell'America settentrionale. Nella maggior parte dei casi si tratta delle forme più antiche del t. di gruppo, oppure di forme locali e particolari, le cui componenti sono talvolta ben distinguibili. Vi si possono trovare punti di appoggio per la questione dell'origine del t. di clan.
d) Il t. individuale. - Consiste in genere in una stabile relazione di amicizia e protezione tra una persona e un particolare animale o cosa naturale, relazione fortemente accentuata sotto l'aspetto emozionale, mistico e magico. Il totem individuale conferisce generalmente al suo possessore forze e attitudini speciali. Il t. individuale ha un rafforzamento nella credenza dell'alter ego, che consiste in un legame tra un uomo e un animale o una cosa naturale, un legame di vita e di destino, il quale è tanto intimo e reciproco, che il male, la malattia o la morte di uno è il male, la malutia o la morte dell'altro. Naturalmente questi totem diventano tàbu severi in modo speciale. I totem personali di questa specie sono principalmente i totem dei maggiorenti delle famiglie e dei gruppi, cioè dei capi, dei medici-stregoni e di altre persone socialmente importanti. Un ulteriore sviluppo delle idee del t. individuale si possono ritenere i totem "reali» dei sovrani dei regni nogri dell'Africa orientale, dove il re o il principe sono legati principalmente con animali insigni rapaci, carnivori, come il leone, il leopardo, ecc. Verosimilmente la venerazione degli animali, nei distretti dell'antico Egitto, si riallaccia ad un vecchio t. individuale dei principi locali. Nello sciamanesimo si constata spesso anche un t. individuale : gli spiriti ausiliari degli sciamani sono talvolta totem personali nel senso di un alter ego. Alle volte esiste la tendenza di trasmettere il totem individuale anche in eredità : da ciò si può avere un indizio dei totem legati a gruppi sociali. Il t. individuale è ampiamente diffuso. Esiste sia presso le tribù dei semplici cacciatori come pure degli agricoltori e dei pastori. E penetrato qua e là anche nelle culture superiori e si trova anche in credenze popolari dell'Europa. Il t. personale, nella sua espressione come credenza in un alter ego, è fondato principalmente su una speciale concezione dell'anima umana, che, anzitutto come "ombra" o "anima esteriore", può essere legata misticamente con animali o cose naturali; su ciò sembra basarsi la stretta connessione di destino tra il singolo uomo e il singolo animale. L'alter ego scaturisce forse nei più occulti meandri dell'anima umana.

Con il t. individuale si collega talvolta la credenza in spiriti protettori che si riscontra presso gl'Indiani nordamericani, secondo la quale si può avere uno spirito protettore personale attraverso le visioni o i sogni ottenuti dai digiuni o dalle meditazioni fatte in solitudine. Ma ciò non sembra sempre giustificato, perché, pur esistendo spesso tra i due fenomeni larghe analogie, tuttavia essi devono essere tenuti come essenzialmente diversi. L'essenza del t. individuale è in un animale, oppure in una cosa naturale concreta, mentre la credenza in uno spirito protettore in senso stretto consiste nell'avere un essere spirituale, che può apparire anche nella forma di un animale o di un oggetto naturale.
e) Il t. dei sessi. - E principalmente delle tribù dell'Australia orientale e sud-orientale. Gli uomini e le donne hanno un proprio totem diverso, per lo più un uccello, che ha un significato principalmente nelle iniziazioni e nei giuochi antagonistici. Vi esiste una certa relazione con il t. individuale e l'idea dello spirito dei figli. Una forma del t. dei sessi, forse quella iniziale, si trova presso i pigmei dei Semang di Malacca.
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(fol. Enc. Catt.)
Totemismo - Gufo scolpito in legno (totem) proveniente dal sepolcro di un indiano canadese - Roma, Pontificio Museo Missionario Etnologico Lateranense.
III. Il significato storico-culturalè e storicoheligioso del t. - Vale anche oggi il risultato, cui giunse l'etnologia storica, che il t. non appartiene al patrimonio culturale della più antica umanità e che non costituisce uno stadio generale dello sviluppo culturale di tutti i popoli (come era ritenuto dall'evoluzionismo). La grande massa dei popoli etnologicamente più arcaici non ha alcun tipico t. di clan. Parimenti l'opinione che il t. fosse alla base della società (esogamia) e della religione, anzi che questa ne fosse provenuta (Robertson-Smith, Durāheim, " complesso di Edipo» di S. Freud), ha trovato piena confutazione nelle indagini soprattutto di W. Schmidt, F. Boas, R. Lowie ed altri.

La prima formazione del t. di clan si ebbe in ogni caso in tempi molto lontani, verosimilmente già presso quelle tribù, dove gli uomini erano ancora cacciatori, quando le donne praticavano già un'agricoltura semplice. Allora si ebbe una maggiore stabilità, che cede le condizioni per cui dai piccoli gruppi famigliari e locali dei cacciatori e raccoglitori arcaici giunsero a formarsi gruppi di parentela (sippi, clan) ordinati unilateralmente, che poi ricevettero in parte un'impronta totemista. E certo che i totem dei clan furono originariamente animali e che totem di piante, cosmici e di altre specie sono di origine posteriore. Quanto poi alla questione se il t. di clan debba riportarsi ad un'unica origine nel senso del "ciclo culturale totemista" dei Gräbner e di W. Schmidt, o se sia sorto più volte indipendentemente in luoghi e tempi diversi, è un problema, che non si può ancora risolvere con sicurezza. Ma dalle recenti ricerche (Baumann, Haekel), buon numero d'indizi lascia propendere più per quest'ultima possibilità. Il t. di clan si trova in civiltà spesso fondamentalmente diverse, perciò non è più possibile dire quali siano stati gli elementi culturali originari di questo. Il ciclo culturale totemista costituito da Gräbner, e perfezionato da W. Schmidt, secondo cui il t. per prima volta sarebbe sorto nella cultura di una tribù, oggi per molte ragioni non è più sostenibile. A questo ciclo culturale furono, tra l'altro, assegnati i seguenti elementi : la caccia superiore, la lancia e le armi bianche, il gettalancia, la casa con tetto a cupola, prefe-

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(pti. Enc. Gatt.)
Totemismo - Maschera totemistica della Nuova Guinea - Pontificio Museo Missionario Etnologico del Laterano.
renza per le opere artistiche e per la specializzazione artigiana, il patriarcato, le case degli uomini e della gioventù, le classi di età, la sepoltura su piattaforma (disseccamento del cadavere), il culto del sole, accentuata magia. La tesi della vecchia etnologia storica, che il matriarcato specifico sia originariamente indipendente dal t., risulta valida anche oggi, tuttavia è sempre possibile che, data un'origine poligenetica del t., vadano congiunte con i clan anche tendenze matrilinee, pur senza una trasformazione di matriarcato.

Da tutto l'insieme appare, tuttavia, che la maggior parte delle tribù con il t. di clan mostrano un'accentuata posizione dell'uomo rispetto alla donna. Si deve all'organizzazione di clan, se presso i popoli totemisti con un più ricco patrimonio culturale si siano potute sviluppare in più ampia misura le specializzazioni artistiche e artigiane nei singoli gruppi totemici. Questa tendenza però si constata anche presso le tribù con clan senza t. Il t. di clan mostra la sua più ricca formazione principalmente nelle cosiddette "culture medie». Queste sono civiltà con l'agricoltura e la caccia o pesca, talvolta con l'allevamento del bestiame, le quali storicamente stanno tra le civiltà arcaiche dei singoli cacciatori e raccoglitori e le altre civiltà superiori incipienti. Una simile opinione fu espressa da J. G. Frazer, tanto benemerito per le ricerche sul t., già nel 1910. La maggior parte delle civiltà pastorali dimostrano generalmente meno tendenza al t. di clan; nelle alte civiltà iniziali il t. di clan, se eventualmente già esisteva, o finisce del tutto, o viene profondamente trasformato.

Gruppi totemici famigliari e locali si poterono formare sino in seno alle civiltà dei cacciatori; ma anche nelle civiltà agricole talvolta si verifica una trasformazione totemista di piccole società locali e di parentela. Il t. individuale insieme alle credenza dell'alter ego e all'idea dello spirito protettore, la quale è in parte affine ad esso, ma non identica, sembra più antico del t. di gruppo, dato che può esistere anche presso tribù di semplici cacciatori. Il t. individuale però poté continuare ad esistere in tutte le forme di civiltà, comprese quelle alte. Data la spiccata unicità e relativa uniformità dei fenomeni del t. individuale si può forse con buone ragioni ammettere un'unica orgine, benché non se ne abbia una piena evidenza. Da parecchi indizi risulta che il t. di gruppo o di clan in alcune regioni giunse a formarsi dal t. individuale per il fatto che il totem individuale di un capo di famiglie o di gruppi locali, o di un antenato fu ereditato dai suoi discendenti e il rispetto verso di esso divenne obbligatorio per tutto il gruppo. Vi sono però anche altre possibilità di origine del t. di clan.

Lo sfondo ideologico e religioso del t. è indubbiamente in una visione del mondo animale (il protototemismo del Baumann), che era ed è propria soprattutto dei popoli spiccatamente cacciatori. Queste tribù o non hanno alcun t. di gruppo o lo hanno sviluppato od acquisito solo più tardi. L'interesse di questi cacciatori è rivolto completamente agli animali, cui si sentono legati in molteplici relazioni ideologiche e religiose pervase di forti emozioni.

Queste relazioni si manifestano principalmente nelle seguenti idee e pratiche: l'animale come aiutante e compagno; la parentela tra l'animale e l'uomo; le speciali forze degli animali che l'uomo cerca di appropriarsi; trasformazioni dell'animale; l'entrata dell'anima totemica nell'animale; reincarnazione nell'animale; il patrono degli animali; gli spiriti ispettori degli animali; il capostipite della tribù considerato animale; la riconciliazione della selvaggina uccisa; la conservazione delle ossa degli animali, affinché da esse sorga nuovamente le selvaggina; pantomime animali; la magia della caccia in varie forme.

Queste idee e pratiche non sono ancora in alcun modo sistematizzate e variano nel loro valore e significato presso le singole tribù. In fondo si tratta però di un complesso unitario dei cacciatori superiori, il quale può essere seguito e rintracciato fino al paleolitico superiore dell'Eurasia e dell'Africa. Si deve però rilevare, che questo «animalismo" non forma tutta la religione di questi cacciatori. Esso appartiene principalmente alle sfere "inferiori" dell'attività religiosa, limitata al campo della caccia quotidiana, attività orientata fortemente verso la magia. Vi è anche in parte, come sopravvivenza di uno strato culturale più antico, la credenza in un Essere Sommo, o in una figura del Signore e distributore degli animali quali mezzi di sostentamento, come pure in un capostipite della tribù e portatore della civiltà. Dal più forte orientarsi verso gli esseri inferiori, gli animali ecc., la credenza nel Gran Dio acquista per lo più un carattere di oziosità. Può avervi il suo influsso anche la credenza in una forza o potenza universale (dinamismo), che per lo più dovrebbe essere considerata come una emanazione dell'Essere Sommo, ma può essere concentrata specialmente nella selvaggina e in determinate cose naturali e negli uomini. Sarebbe però errato, come talvolta avviene, parlare in questo caso di una credenza in una forza "preanimistica", come se non esistesse già l'idea della anime o una semplice animazione o antropomorfismo degli animali e delle cose naturali. Benché non si possa fare sempre una netta distinzione tra credenza nella forza e credenza nello spirito, tuttavia non vi è alcuna ragione di parlare di una religione preanimistica.

Ora, queste idee magiche e religiose dei cacciatori superiori costituiscono il fondamento per la formazione delle varie forme del t. In genere si può dire che il t. nel corso della storia della civiltà non ha dato alcun contributo degno di nota alla religione dell'umanità. Esso si restrinse, in quanto aveva conservato elementi religiosi, soltanto a certe sfere del preterumano, senza influenzare in più larga misura il mondo delle potenze superiori.

Bibl.; J. G. Frazer, Totemism and Exogamy, 4 voll., Londra 1910; vari autori, Das Problem des Totemismus, in Anthropos, 9 (1914), pp. 287-322, 622-92; 10-11 (1912-16), pp. 234-65, 286-610, 948-70; 12-13 (1917-18), pp. 1094-1113; 14-15 (19191920), pp. 496-543; 18-19 (1923-24), pp. 516-21; B. Ackermann, Verbreitung und Formen des T. in Afrika, in Zeitschr. f. Ethnol., 47 (1915), pp. 114-80; W. Schmidt-W. Koppers, Völker und Kulturen, Ratisbonz 1924, pp. 223-55, 474-501; M. Besson, Le Totémisme, Parigi 1929; H. Niggemeyer, Der T. in Vorderindien, in Anthropos, 18 (1933), pp. 407-61, 570619; P. A. Elsin, Studies in Australian Totemism, in Oceania, IV, II, Sydney 1934, pp. 113-31; W. Koppers, Der Tot. als. menschheitsgeschichtl. Problem, in Anthropos, 21 (1936), pp. 139-76; W. Milke, Totemzentren und Vermehrungsriten in Australien und Ozeanien, in Zeitschr. f. Ethnol., 68 (1936), pp. 211-27; J. Hackel, Tot. und Zweihlassenzotten bei den Säure, in Anthropos, 32 (1937), pp. 210-38, 450-501, 795-48; J. Hackel, Über Wesen und Ursprung des Tot., in Bltitell. d. Anthroposlog. Gesellschaft, 49 (1939), pp. 243-60; O. Falsind, Il t. e l'animalismo dell'anima, Napoli 1941; J. Hackel, Idolbult und Dualsystem bei den Ugriern. Zum Problem des curasiat. Tot., in Archiv. f. Völkerkunde, I, Vienna 1947, pp. 95-163; R. Lowie, Primitive Society, Londra 1949, pp. 130-39; H. Petri, Kulttot. in Australien, in Paidemus, IV, 1-11, Bambergs 1950; W. Milke, Tot. und Totemzentren in Ozeanien, in Veröffentl. d. Museums f. Natur-, Völker-und Handelskunde, 13* serie, fasc. 1, Brema 1950, pp. 25-31; J. Hackel, Zum Individual-und Geschlechtstot. in Australien, in Acta Ethnologica et Linguistica, n. 1, Vienna 1950; H. Baumann, Individueller und kollektiver Tot. in Abhandl. d. 12. Internat. Sozialogenkongresses, IV, Roma 1950, pp. 134-152; J. Hackel, Zum Tot. der afrikan. Pygmäen, in Zeitschr. f. Ethnol., 76 (1951),

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(fot. Alingri)
Tortla - T, visita s. Benedetto a Montecassino. Dipinto di Francesco di Giorgio e Neroccio di Lando (1472) - Firenze, Galleria degli Uffizi.
pp. 156-188; A. Jensen, Mythos und Kult bei Naturoïlhern, Wiesbaden 1951, pp. 181-96; J. Hackel, Die Vorstellung vom Zweiten Ich in den umerihan. Hochhalturen, in Wiener Beiträge zur Kulturgenik, und Lingnistik, 9 (1932), pp. 124-88; id., Der heutige Stand des Totemismusproblems, in Mitteil. d. Anthrapalog. Gesellschaft, 32 (1952), pp. 53-49; H. Baumann, Das Tier als Alter Ego in Afrika. Zur Frage des alrihan. Individualiat., in Paidenma, V. 4. Bamberga 1952, pp. 167-88. Giuseppe Hackel

TOTILA. - Re degli Ostrogoti, m. nel luglio 552. Nipote del re Ildibado, comandava il presidio di Treviso quando fu acclamato re ( 541 ). Si chiamava Baduila, T. ( = immortale) era soltanto un soprannome.

Affrontò subito gli eserciti bizantini sconfiggendoli a Fsenza e nel Mugello. Proseguendo quindi la sua avanzata verso sud, occupò Benevento, Cuma, Napoli (543) riducendo in suo potere tutta l'Italia meridionale. Nel 544 occupò Tivoli e nel 545 assediò Roma dove entrò nel dic. 546. Il diacono Pelagio, che durante l'assedio aveva cercato di far sospendere le ostilità, ottenne che i cittadini fossero risparmiati, ma la città fu saccheggiata, distrutta e depredata. Fallita la missione dello stesso Pe. lagio a Costantinopoli per venire ad un accordo, T. continuò le sue scorrerie per l'Italia, ma mentre si trovava a Ravenna, Belisario poté occupare Roma (547) fortificandovisi e difendendola dagli assalti che T., immediatamente ritornato, ingaggiava. L'improvviso richiamo di Belisario in Oriente permise a T. di rioccupare la città ( 550 ), ma questa volta si mostrò più benigno e favorì anzi la ripresa materiale e sociale della città stessa. Ciò probabilmente deve attribuirsi a ragioni politiche ma non dovette essere estraneo il colloquio avuto da T. con s. Benedetto a Montecassino nel 546 (cf. s. Gregorio Magno, Dial., II, 14 sg.: ed. U. Moricca, Roma 1924). Mentre T., padrone ormai dell'Italia, occupava la Sicilia, la Sardegna e la Corsica e faceva scorrerie sulle coste dell'Adriatico e dello Ionio, un forte esercito bizantino comandato da Narsete si dirigeva in Italia. Nello scontro navale presso Ancona T. subì una sconfitta e, poco dopo, fu definitivamente battuto presso Tagina (Gualdo Tadino), dove morì in seguito alle ferite riportate in combattimento.

Bim.: E. Kampfner, T., König des Ostgoten, Inowrocław 1882; H. Grisar, Rama alla fine del mondo antico (vers. ital.), II, Roma 1930, pp. 99 sgg., 117-23; G. Romano - A. Solmi, Le dominaz. barbariche in Italia, Milano 1940, pp. 244-50; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 160-83; A. Mundò, Sur la date de la visite de T. à st Benoît, in Revue bénédictine, 39 (1949), pp. 203-206.

Agostino Acore
TOUCHET, Stanislas Xavier. - Cardinale, n. a Soliers (diocesi di Bayeux) il 13 nov. 1848, m. ad Orléans il 23 sett. 1926.

Educato alla vita ecclesiastica dallo zio Ducellier, arcivescovo di Besançon, di cui fu anche vicario generale,
ebbe la nomina da Leone XIII a vescovo di Orléans il 18 maggio 1894 e subito dopo aver preso possesso del governo della diocesi si adoperò per la canonizzazione di Giovanna d'Arco; nell'ott. dello stesso anno fu incaricato dal Pontefice dell'apertura del primo processo informativo: poté assistere alla beatificazione nel 1910, alla canonizzazione nel 1920. Dopo la separazione tra Chiesa e Stato, nel 1906, fu assai attivo nell'organizzazione delle associazioni parrocchiali ai fini di culto. Nel Concistoro delI'11 dic. 1922 fu creato cardinale da Pio XI. Su Giovanna d'Arco il T. pubblicò La Sainte de la Patrie (2 voll., Parigi 1920). Della sua attività pastorale testimoniano i dodici volumi di Oeuvres choisies, oratoires et pastorales. (Parigi 1900-22).

Bim.: anon., necrologio, nell'Osservatore Romano del 25 sett. 1922; A. Lecanuet, La vie de l'Eglise sous Léon XIII, Parigi 1930, passim; id., Les signes avant-coureurs de la séparation, ivi 1930, passim; J. Schmidlin, Papstgesch. der neuesten Zeit, II-IV, Monaco 1934-39, passim.

Fulvio Furlani
TOUL (Tullium, Tullum Leucorum). - Sulla riva sinistra della Mosella e dove il canale del Reno forma un porto, appartenne all'antica provincia I Belgica, che ebbe per metropoli Treviri.

Alla fine del sec. x Adzone conobbe i Gesta praecedentium Leucorum urbis antistitum. Alla prima metà del sec. xir un chierico di T. redasse un catalogo dei suoi vescovi. Il primo è Mansueto di cui Adzone scrisse la vita, seguito da Amone; tutti e due sepolti nella chiesa di S. Pietro (St-Mansuy). Il quinto è Auspicio (m. ca. il 470) ricordato da Sidonio Apollinare (Ep., IV, 17; VII, 10). S. Aper (Epvre), che avrebbe fondato la chiesa suburbana di S. Maurizio, è indicato al 15 sett. nel manoscritto di Berna del Martirologio geronimiano. Alodio è presente al Concilio d'Orléans del 549 ; Eudila fu a quello di Parigi del 614; Leudino detto Bodo, fratello di s. Salaberga, fondò il monastero di Bonmoutier; Giacomo firmò nel 757 a Compiègue il privilegio di Gorze; Frotario, consacrato ca. nell'813, fu al Concilio di Magonza dell'829: si conserva molta sua corrispondenza (PL 106, 863 sgg.). Arnolfo fu presente a Savonnières nell'859, a Tusey nell'86o, ad Aquasgrana nell'862, ad Attigny nell'870; Arnaldo fu ai Concili di Ponthion nell'876 e di Troyes nell'878. S. Gauzelino (922-62) fondò il monastero di Notre-Dame de Bourtières; Bruno di Dageburg (1026-49) fu poi papa Leone IX (v.). E ancora G. Fillâtre (1449-60); il card. Giovanni di Lorena (1517-43); Carlo di Lorena, card. di Vaudémont (1580-87); il card. Nicola Francesco di Lorena (1625-34); A. de Saussay (1649-75), che scrisse il Martyrologium Gallicanum. La sede di T. soffrì durante la lotta per le investiture. Nel sec. xv: insieme con Metz e Verdun formò il territorio del « Troia-

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(fot. V. Recorder)
Toul - Facciata della Cattedrale (sec. xv) - Toul.
évêchés n. Da T. furono dismembrati territori nel 1777 e nel 1778 per le nuove diocesi di Nancy e di St-Didier. Venne soppressa nel 1802 e unita a Nancy.

L'antica cattedrale di S. Stefano conserva l'abside e il coro costruiti tra il 1221-60; il transetto è un po' più tardo, le navate e le cappelle sono del sec. xiv. La cappella dei vescovi fu edificata in stile rinascimento da mona. E. d'Ailly (m. nel 1533). La facciata con due alte torri, una delle quali danneggiata nel 1940, fu eretta tra il 1460-96 da Jacquemin de Lenoncourt su disegno di Tristano de Hattonchâtel. Adiacente a sud è il chiostro del sec. xiv con tre gallerie e la sala capitolare. L'antico episcopio del sec. xviII danneggiato nel 1940 è adibito in parte per l'Hôtel de ville, in parte per museo e biblioteca. Il giardino dell'episcopio è oggi parco pubblico.

Notevole è la chiesa gotica di St-Gengoult con abside della seconda metà del sec. xiri, transetto e navata del sec. xiv, facciata del sec. xv, chiostro del sec. xvi. A T. nacquero s. Eucario e s. Lupo vescovo di Troyes (m. nel 478).

Bib.: L. Chatrian, Journal ecclésiast. du diocèse de T. (17641778), 25 voll.; L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'anc. Gaule, III, Parigi 1915, pp. 6, 58-66; A. Marot, L'abituoire de St- Montuy, Liquge 1929; Cottineau, II, coll. 3178-80; J. Choux - A. Liéger, Decouvortes Gallo-Romaines à T., in Gallia. 7 (1940), pp. 88-101; Eubel, I, p. 392; II, p. 258; III, p. 321; IV, pp. 340-50; V, pp. 394-95; M.-J. Maujean, Le chapitre de la cathédr. de T. à la fin du moyen âge, in Ann. de l'Est, $5^{\circ}$ serie, 2 (1951), pp. 245272; J. Choux, Recher. sur le dioc. de T. au temps de la Réforme grégor. I l'épiscopat de Pibon (1069-1167), in Recueil de docum. sur l'hist. de Lorraine de la Soc. d'archéol. lorraine et du Musée bist. lorrain, 23 (1952); J. Coubert, Le mariage dans le dioc. de T. au XVI e siècle, in Ann. de l'Est, $5^{\circ}$ serie, 3 (1952), pp. 61-92; G. Clatiché, Le célèbre portail de la cathédr. de T., in La Semaine rel. du dioc. de Nancy et de T., 89 (1952), pp. 195-97, 258-60, 303-306.

TOUNGOO, vicariato apostolicO di. - Situato nella Birmania sud-orientale ad occidente del fiume Saluen, comprende lo Stato dei Cariani, gli Stati Shan federati meridionali ad ovest del Saluen, la parte del distretto civile di Yametin a sud del $20^{\circ}$ parallelo e la parte del distretto di T. a nord del $18^{\prime}, 45^{\circ}$ grado di latitudine nord.

La popolazione è costituita da Birmani, di religione bud. Ibiata, e da Cariani, pacifici agricoltori abitanti le montagne, che si dividono in varie tribù, fra cui le più note quella dei Cariani Rossi e quella dei Ghebbù ad oriente del Sittang: vi sono pure minoranze di Indiani immigrati e non vi mancano i Cinesi. I Cariani sono animisti e furono i primi a cui si rivolsero i missionari del Pont. Istituto delle Missioni Estere di Milano, ai quali è affidato il vicariato, quando nel 1868 giunsero a T. Il vicariato ap. di Birmania meridionale, distaccato dal vicariato ap. di Ava e Pegù ed eretto il 27 nov. 1866 e definitivamente il 19 luglio 1870 , mutò nome in quello di T. il 27 apr. 1927, quando ne venne dismembrata la prefettura, ora vicariato, di Keng-Tung. L'apostolato continua a svolgersi soprattutto tra i Cariani, poiché i buddhisti birmani sono piuttosto refrattari al cristianesimo.

Misura kmq. 79.000 di superficie ed ha una popolazione di ca. 1.273 .000 ab., dei quali 37.000 cattolici con più di 3000 catecumeni, 23 mila protestanti, 8 mila maometani, 12 mila induisti, 300 mila animisti e 890.000 buddhisti. I sacerdoti sono 42 (dei quali 18 indigeni), i fratelli 4 , le suore 92 , metà estere e metà native, i catechisti 319 , le catechiste 11 . Ecclesiasticamente la missione è divisa in 3 stazioni primarie e 332 secondarie con una ventina di chiese e 315 cappelle. Vi è il Seminario minore. Le scuole elementari sono 54 , le scuole medie e magistrali 20, 34 orfanotrofi, i lebbrosario, 6 ospedali. Vi sono poi 17 dispensari. Una tipografia stampa libri religiosi e scolastici nelle varie lingue cariane e un'periodico cattolico.

Bibl.: AAS, 19 (1927), pp. 303-304; G. B. Tragello, Le Miss. del Pont. Ist. delle Miss: Estere di Milano, Milano 1939, pp. 45-53; Arch. di Prop. Vide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4407/52. Pompeo Borgia

TOURING CLUB ITALIANO. - Sodalizio che ha per scopo la diffusione della conoscenza dell'Italia tra italiani e stranieri e l'incremento del turismo italiano in tutti i suoi aspetti. Sorto a Milano nel 1894 con il nome di "Touring Club Ciclistico Italiano" per iniziativa di alcuni appassionati della bicicletta, mutò nel 1900 il proprio nome in quello attuale e divenne ben presto una delle più potenti associazioni private del Paese; attualmente conta ca. 400.000 soci.

Caratteristiche della sua organizzazione sono la modicità della quota sociale e il fatto che i soci, sparsi in tutta Italia e nel mondo, mantengono relazioni dirette con l'unica Sede (Milano). E retto da un consiglio di non meno di 18 e non più di 24 membri, che sceglie nel proprio seno un presidente, due vice presidenti e i titolari delle altre cariche sociali, tutte gratuite. Il T. C. I. è inoltre rappresentato nelle principali città d'Italia da ca. 7000 consoli e in
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(per cortesia della Direzione generale del T.C.