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 (Milano). E retto da un consiglio di non meno di 18 e non più di 24 membri, che sceglie nel proprio seno un presidente, due vice presidenti e i titolari delle altre cariche sociali, tutte gratuite. Il T. C. I. è inoltre rappresentato nelle principali città d'Italia da ca. 7000 consoli e in
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(per cortesia della Direzione generale del T.C.I., Milano)
Touring Club Italiano - Ritratto di Luigi V. Bertarelli, uno dei fondatori e grande animatore del Sodalizio, di cui fu Presidente dal 1919 al 1926.

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molti paesi stranieri da propri delegati. Merito principale del T. C. I. è l'aver dotato l'Italia di una cartografia è letteratura turistiche superiori a quella di ogni altro Paese. L'invio ai soci di pubblicazioni gratuite, o dietro modesti contributi, ha sempre costituito il maggior corrispettivo della quota; si tratta per la maggior parte di opere di consultazione (guide, carte, monografie illustrate), di pratica utilità e facile lettura, volte a illustrare analiticamente l'Italia in tutti i suoi aspetti, ma specialmente a uso dei turisti. Sono poi particolarmente da segnalare, per il loro carattere scientifico, il grande Allante internazionale del T. C. I., il più moderno e più ricco atlante di consultazione oggi esistente, e l'Atlante fisico-economico d'Italia.

Nel campo del turismo attivo il 'T. C. I. organizza escursioni nazionali, riservate ai soci, nelle differenti regioni d'Italia, vacanze individuali e collettive, campeggi, crociere, ecc. Le manifestazioni del 'T. C. I. in questo campo hanno quasi sempre per scopo di far conoscere le regioni meno note d'Italia o di incoraggiare la diffusione di nuove forme di turismo.

In seno al T. C. I. sono sorti organismi come il turismo scolastico, che cura la diffusione del turismo tra i giovani, e la Cassa Viaggi e Vacanze, che ha per scopo la propaganda del risparmio a destinazione turistica.

Tra le altre iniziative sono: l'Istituto Sperimentale Stradale, fondato a Milano nel 1921 con lo scopo di studiare i problemi tecnici della costruzione e la manutenzione delle strade; l'Ufficio tecnico segnalazioni stradali che, dalla sua fondazione, ha dotato le strade d'Italia di ca. 400.000 cartelli.

Tra le pubblicazioni del T. C. I. si segnalano (indicando tra parentesi, per quelle in corso, l'anno di inizio): Riviste : Le Vie d'Italia, mensile (sorta nel 1895 col nome di Rivista mensile del Touring Club Ciclistico Italiano, assunse nel 1920 l'attuale nome); Le Vie del Mondo, mensile (1924); Monti e boschi, mensile (1950); continua l'opera della rivista L'Alpe (1928-38); Turismo e alberghi, mensile (1947) : continua l'opera della rivista L'Albergo in Italia (1925-43); Le Strade, mensile (1919); Marco Polo, bimestrale, organo del Turismo scolastico del T. C. I. (1950) : riprende l'opera della rivista La Sorgente (19171928). Collana Attraverso l'Italia, 20 monografie regionali illustrate con ca. 500 illustrazioni in nero e tavole a colori (1930). Guide: Guida d'Italia, 23 voll. (1913); Guida breve d'Italia, 3 voll. (1937); Guida dei Monti d'Italia, finora 13 voll., su ca. 45 (1934); Guida da rifugio a rifugio, 6 voll., su ca. 12 (1929); Guida d'Italia per gli stranieri, comprendente volumi nelle principali lingue (1922). Cartografia: Carta d'Italia al 250.000, in 62 fogli (1906); Carta automobilistica d'Italia al 200.000, in 28 fogli (1934); Carta automobilistica della Svizzera al 200.000, in 4 fogli (1949); Carta automobilistica d'Italia al 630.000, in 2 fogli (1909); Carta stradale d'Italia all' 800.000 , in 1 foglio (1948); Carta d'Italia al 500.000, in 13 fogli (1933); Nuova carta generale d'Italia al 500.000, in 4 fogli (1950); Carta stradale d'Europa al 500.000, in ca. 37 fogli (1951); Grande atlante internazionale, 176 tavole (1927); Atlante fisico-economico d'Italia, 82 tavole (1940); Annuario generale, repertorio dei Comuni e frazioni d'Italia (1904).

Bib.: I Sessant'anni del T. C. I., di prossima pubblicazione. Giuseppe Vota
TOURNAI (DOORNIJK), Diocesi di. - Diocesi e città capoluogo di circondario nella provincia di Hainaut nel Belgio, situata sulle rive del fiume Schelda.

Ha una superficie di 3722 kmq . con una popolazione di 1.246 .000 ab.; conta 555 parrocchie con 1149 sacerdoti diocesani e 280 regolari; ha 2 seminari, 71 comunità religiose maschili e 450 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 428). E suffraganea di Malines.

Il primo vescovo di T. all'inizio del sec. vi fu Eleuterio, Sotto s. Acario, vescovo di Noyon, nel 626 o 627, T. fu riunita a quest'ultima sede e solo nel 1146 dal b. Euge-
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(per cortesia della Direzione generale del T.C.I., Milano)
Touring Club Italiano - Un angolo dell'Ufficio schedario.
nio III fu di nuovo separata. Pio IV, con la bolla Super universas del 12 maggio 1559, dismembrò dalla diocesi di T. l'arcidiaconato di Bruges per trasformarlo in nuova diocesi.

Si ritiene che la prima Cattedrale dedicata alla B. Vergine sia stata eretta all'epoca merovingica; ca. l'830 essa fu sostituita da un edificio carolingio, dove nella cripta furono deposte le reliquie di s. Nicasio arcivescovo di Reims. Annessa alla Cattedrale fu la chiesa di S. Stefano distrutta la prima volta nell'881, mentre la Cattedrale, incendiata tra il 1056-63, fu riconsacrata nel 1070. L'attuale romanica ebbe la sua consacrazione nel 1171; ma il transetto con le vòlte ogivali fu cominciato nel 1193-1203 al tempo del vescovo Stefano. La Cattedrale romanica di T. si ricollega ai più begli esemplari della Francia settentrionale e specialmente a quelli di StReiny a Reims, di Moutier-en-Der di Vignory e alle abbazie normanne di Caen e di Jumièges, ma il transetto della cattedrale di T. è il più bel transetto romanico giunto a noi. Il suo coro romanico fu eretto tra il 1146 1171, sostituito tra il 1243-55 dal coro ogivale sotto il vescovo Gualtiero di Marvis (1219-51). Da un vestibolo gotico si passa a un portico contenente sculture dei secc. xiv, xvI e xvII. Nella navata i capitelli offrono una ricchissima varietà di decorazione floreale, geometrica, con uccelli, con figure umane come quelli dell'uomo che cade, di Chilperico, di Fredegonda, ecc. All'esterno sono cinque campanili quadrati di cui il più grande è quello centrale, ma tutti sono contemporanei al transetto e al coro romanico. La cappella vescovile fu ricostruita nel 1198 dal vescovo Stefano in puro gotico. Il cofano reliquiario di Notre-Dame a T. opera dell'orefice Nicola di Verdun, finita nel 1205; contiene otto episodi della vita della Madonna. L'episcopio è del 1671.

Contemporanee alla Cattedrale sono le seguenti chiese che conservano ancora in parte la loro primitiva architettura romanica: S. Quintino ad una sola navata romanica, come il coro, mentre il deambulatorio è del sec. xv e il portico del xiv; soffri molto dal bombardamento della città nel maggio 1940. St-Piat è della metà

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(da P. Clémen, Biogobèa Kunstdeutmäler, Monaco 1877)
Tournai, diocesi di - Interno della Cattedrale (sec. xit e sgg.). Tournai.
del sec. xir. St-Jacques con torre del sec. xit e il resto gotico tra il 1209-57. St-Brice è ca. del 1175 ; ca. il 1225 ; fu rifatto il coro e tre navate quasi di uguale altezza, distrutte nei bombardamenti del maggio 1940 (R. Maere, St. Brice te Doormijk en de vlaamsche Halleherk, in Mededeelingen van de vlaamsche Akademie van Wetenschappen, Klasse der Schoone Kunsten, 1940, n. 3). St-Nicolas è del 1231. La Madeleine dal sec. xili al xiv. La cappella del Seminario di stile gotico-rinascimentale è opera del frate Hoeikmaker (1601-1604); quella dell'Ateneo è del 1609-23. - Vedi tav. XXXIX.

Bibl.: P. Rolland, Une étape dans la vie communale de T., La fédération des origneuries, in Rev. hist. de droit frang. et étranger, 1922, p. 426 sgg.; id., Le diplôme dit «de Chilpéric» à la cathédr. de T., in Bull. de la Comm. royale d'hist., 90 (1926), pp. 143-88; id., Les monum. hist. Tornacensis, in Ann. de l'Acad. royale archéol. de Belgique, 23 (1925), p. 255 sgg.; id., Topographie tournaisionne gallo-romaine et franque, ibid., 75 (1928), pp. 77-109; id., Les orig. de la commune de T., Tournai 1931; id., Les égl. paroiso. de T., Bruxelles 1936; J. Waricbes, Les orig. de l'egl. de T., Tournai 1902; id., La cathédr. de T., 2 voll., Bruxelles 1934-35; J. Wilbaux, L'orig. de l'art occid. par l'ige de la cathédr. de T., Tournai 1936; E. De Moreau, Hist. de l'Egl. en Belgique, 5 voll., Bruxelles 1940-52, passim; P. Rolland, La peinture murale à T., in Bull. monumental, 1947, p. 105 sgg.

Enrico Josi
TOURNELY, Honoré. - Teologo, n. ad Antibes (Nizza) da povera famiglia il 28 ag. 1638, m. a Parigi il 26 dic. 1729. Per interessamento dello zio studiò a Parigi, dove, già prete (forse nel 1685), si laureò nel 1688. Dopo quattro anni d'insegnamento all'Università di Douai, fu chiamato alla Sorbona, dove per 24 anni tenne la cattedra di teologia ( $1692-1716$ ).

Teologo positivo e speculativo insieme, ritenuto il più grande della sua epoca, avverso l'agostinianesimo e le dottrine di Descartes (v.), di Fénelon (v.) e di Maria d'Agreda (v.), ma soprattutto si rese benemetto combattendo gli errori di Quesnel (v.) e del giansenismo in genere, la cui condanna per mezzo della bolla Unigenitus fece accettare dai teologi della Sorbona. Fu però tenace sostenitore del gallicanesimo; faceva pertanto dipendere il giudizio del papa, di cui ammetteva pure l'infallibilità, dal consenso ecclesiastico universale.

Assai apprezzate le sue opere per solidità di dottrina e chiarezza di esposizione. Principale : Praelectiones theologicae ( 16 voll., Parigi 1725-30). U. Robinet ne fece un compendio ad uso scolastico ( 2 voll., ivi 1731); F. Collot, aggiunta la parte morale, la pubblicò in 10 voll. : H. T. cursus theologicus scholastico-dogmaticus et moralis (Venezia $1731-46$ ).

Bibl.: P. Féret, La faculté de théologie de Paris et ses docteurs les plus célèbres. Epogue moderne, VII, Parigi 1909, pp. 207-16; J. Aild, T. und seine Stellung zum Sammlungs, Friburgo in Br. 1911; ital. la tecero, in Ami da cierge, 34 [1912], pp. 1081-83); anon., s. v. in Enc. Ital., XXXIV, pp. 120-21; J. Carreyre, s. v. in DThC, XV, coll. 1242-44.

TOURNON, Carlo Tommaso Maillard de. Patriarca di Antiochia e cardinale, n. il 21 dic. 1668 a Torino, figlio di un ministro del duca di Savoia, m. a Macao l'8 giugno 1710. Giovane sacerdote venne a Roma e fu uno dei confondatori dell'Accademia dell'Arcadia. Clemente XI, per definire la questione dei riti nel Malabar e nella Cina (v. RITI, QUESTIONE dei), decise di mandarvi un visitatore apostolico con l'incarico di studiare la questione sul luogo, e nominò allo scopo il de T. (5 dic. 1701) che consacrò patriarca di Antiochia il 27 dic. 1701 e muni delle facoltà di legato a latere.

Per assicurare la riuscita della legazione furono spediti brevi a Pedro II di Portogallo, Filippo V di Spagna, Luigi XIV di Francia, all'imperatore della Cina, agli Ordinari di Goa, Mylapore, Manila, Macao, a quelli della Indocina e della Cina e ad altri personaggi e istituzioni. Con la bella Speculatures domus Israel del 2 luglio 1702 il legato ebbe le sue facoltà e le istruzioni corrispondenti. Su nave francese parti dalla Spagna per l'India il 9 febbr. 1703. Il re del Portogallo Pedro II si mostrò offeso perché la visita generale era stata ordinata senza consultar lui, quale patrono delle missioni, e perché il viaggio del legato si compiva senza toccare né Lisbona né Goa. De T. approdò a Pondichéry il 6 nov. 1703 e arrivò il 4 nov. a Madras, ricevuto solennemente dal vescovo di Mylapore e riconosciuto quale legato apostolico. Una lunga malattia lo trattenne a Pondichéry, durante la quale prese informazioni sui riti malabarici, che in 16 punti condannò con il decreto del 23 giugno 1704, pubblicato soltanto l'8 luglio, tre giorni dopo la sua partenza per Manila. I Gesuiti, appellandosi a spiegazioni orali del legato, domandarono una dilazione di tre anni. L'arcivescovo di Goa Agostino da Anunciação interdisse l'esecuzione del decreto nella sua arcidiocesi e nelle diocesi suffraganee. Il de T. era già partito per Manila l' 1 luglio 1704, ove giunse il 2 apr. 1705. Il 20 maggio 1705 scrisse al p. Antonio Thomas S. J. pregando i Gesuiti di procurargli una udienza alla Corte imperiale di K'ang Hsi. In una prima deliberazione con i vari superiori religiosi a Canton il de T. decise di nascondere provvisoriamente alla corte la sua qualità di legato per regolare in primo luogo la situazione religiosa. Prese il lazzarista piemontese Luigi Antonio Appiani come principale assistente e interprete. Il 22 luglio 1705, l'Imperatore, a cui i pp. Claudio Filippo Grimaldi,
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(ist. Enc. Catt.)
Tournon, Carlo, Tommaso Maillard de - Ritatto. Da Memorie storiche dell'em. card. di Tournon, Venezia 1761. Esemplare della Biblioteca Vaticana.

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(fol. Jules Messiaw)
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(fol. Jules Messian)
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(fol. Jules Messian)
In alto a sinistra: MADONNA in avorio. Scultura del sec. xiv - Tournai, Tesoro della Cattedrale. In alto a destra: PIETA. Pittura di scuola di Roger de la Pasture (sec. xv) - Tournai, collez. Platteau. In basso: LA PREDICAZIONE DI S. PIATO in un arazzo ordinato da Toussaint
Prier, canonico di Tournai. Fabbrica di Arros (1403) - Tournai, Cattedrale.

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A sinistra: ESTERNO della Cattedrale (sec. xili-xvi) - Tours. A destra: LA CHIESA DI S. MARTINO, costruita dall'acchitetto Laloux tra

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Tommaso Pereira e Antonio Thomas avevano presentato la supplica il 17 luglio 1705 , concesse l'udienza. Il 9 sett. 1705 il de T. parti per Pechino, dopo che il vescovo di Macao Joāo de Cazel lo aveva riconosciuto come legato. In due udienze del 31 dic. 1705 e del 29 giugno 1706 il legato fu ricevuto dall'Imperatore con tutti gli onori. L'Imperatore nell'intento di comporre la questione dei citi domando al legato una dichiarazione in proposito; questi però volle evitare la risposta, per non fare intervenire l'Imperatore in questioni missionarie. Nell'udienza del 29 giugno 1706 comunicò all'Imperatore che aveva convocato a Pechino Carlo Maigrot, vicario apostolico del Fukien, il quale, buon conoscitore della letteratura e delle usanze cinesi, gli avrebbe potuto fornire gli schierimenti sui punti discussi tra i missionari.

Il Maigrot, in varie dispute dinanzi all'Imperatore, non fu molto brillante. Ben presto il de T. si accorse che le trattative erano andate a vuoto e cercò un'occasione per partire. Il 28 ag. 1706 il segretario del legato Giovanni ChinHsiu e l'interprete Appiani furono catturati. Il 29 sett. 1706 l'Imperatore richiamò Gioacchino Bourset e Sabino Maciani che erano stati mandati come legati al Papa, su pretesto che il de T. non aveva presentato le sue credenziali.

Al principio di ott. del 1706 il legato ebbe l'ordine di tornare a Canton. Il 25 genn. 1707 pubblicò a Nanchino il decreto del S. Uffizio, emanato il 20 nov. 1704 contro i riti cinesi. Sdegnato di questa pubblicazione l'Imperatore il 13 giugno 1707 lo fece catturare e condurre a Canton. Il vescovo di Macao, che nel 1705 aveva riconosciuto il de T. come legato, richiese allora che le sue credenziali gli fossero esibite dalla Cancelleria reale di Lisbona. Il legato resistette a questa ingiurazione e perciò fu confinato in un palazzo di Macao dal governatore. Angustiato da tutte le parti ed abbandonato, non si lasciò muovere a concessioni con cui avrebbe potuto comprare la sua libertà.

Il $1^{\circ}$ ag. 1707 fu creato cardinale; ma le sue sofferenze continuarono, finché pochi anni dopo morì. La sua salma nel 1723 fu trasportata a Roma e seppellita nella cappella del Collegio di Propaganda a Piazza di Spagna.

Bibl.: A. Jann, Die katholischen Missionen in Indien, China und Japan, Paderborn 1915, pp. 304-72; Pastor, XV, v, indice; A. S. Rosso, Apostolic legations to China of the eighteenth century. South Pasadena 1948.

Nicola Kowalsky
TOURNUS. - Abbazia già di S. Valeriano poi di S. Filiberto, nel dipartimento della Saône et Loire in Francia, diocesi d'Autun.
S. Valeriano al Castrum Trinorciense (Tournus) figura al 15 sett. nelle aggiunte gallicane del Geronimiano e la Passio leggendaria lo pone al tempo dei martiri di Lione, Epipodio e Alessandro (BHL, 5245, 8487-89). La Basilica eretta sul suo sepolcro dette origine all'abbazia (Gregorio di Tours, In gloria martyrum. 53). Nel1875 vi si stabilirono i monaci di Noirmoutier, sotto la minaccia dei Normanni, portandovi le reliquie di s. Filiberto, di cui prese il titolo l'abbazia che nel 1627 divenne collegiale e perdette nel 1785 il titolo abbaziale.

La chiesa di S. Filiberto è uno dei migliori esempi dell'arte romanica, in cui rimangono, nella parte inferiore del nartece e nella cripta, vestigia del primitivo edificio del sec. ix che fu saccheggiato nel 937. Rifatta la chiesa, questa subì un incendio nel roo8; un terzo edificio venne costruito subito dopo dall'abate Berniero nel ror9; ma l'opera fu compiuta soltanto nel secolo seguente e la consacrazione fu fatta dal papa Callisto II nel 1120. La facciata è decorata con archetti di tipo lombardo, è fiancheggiata da due torri quadrate; il nartece è tripartito da quattro grossi pilastri circolari, un affresco del sec. xiv raffigura la Crocifissione; l'interno è diviso in tre navate da pilastri circolari in pietra rosa, le volte sono in pietra bianca alternata con pietra colorata. La cappella del Battistero fu aggiunta nel 1330 e mostra avanzi di un affresco col Giudizio Universale. Nella navatella destra in una cappella si conserva una antica statua di legno di cedro della Madonna assisa col Bambino, nella crociera si innalza una lanterna con cupola; la cappella a nord del transetto è dedicata a s. Ardagno, il deambulatorio è con cappelle radiali, in
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Tournus - La chiesa abbaziale.
quella centrale sono le reliquie di s. Filiberto; sotto il coro è la cripta a colonne con capitelli romanici; vi si venera il sepolcro di s. Valeriano; nella vòlta un affresco con G. Cristo in maestà e la Madonna col Bambino.

A destra del nartece sono la cappella di S. Michele e gli avanzi del chiostro di S. Ardagno del sec. xi. La chiesa è circondata dagli antichi edifici monastici e nella casa detta del tesoriere è stato costituito il Musée bourguignon con mobili, utensili, e costumi delle regioni di Mâcon e di Bresse; più oltre è la residenza abbaziale (1471-98) in gotico fiammeggiante, e la sala capitolare eretta dall'abate Berardo (1239). Al centro del castrum romano è l'antica chiesa di S.te Marie-du Châtel eretta nel xir, restaurata nei secc. xiv e xv; è oggi dedicata alla Maddalena; conserva un portale romanico e il campanile quadrato. Caratteristica è la costruzione in opus spicatum dell'antica cappella di S. Lorenzo.

L'antica chiesa romanica di S. Valeriano (roo81028) è stata trasformata in salone per feste.

Si ha inoltre il Museo Greuze fondato nel 1867 con antichità preistoriche, gallo-romane e barbariche, sculture e pitture; quattro sale dedicate all'artista J. B. Greuze (1725-1805). Nel municipio si conserva la Biblioteca con ca. 20.000 volumi; molti dei quali furono dell'abbazia; tra i manoscritti notevoli quello d'Ermentario del sec. Ix. T. ha una Société des Amis des Arts et des sciences, che stampa i suoi Mémoires fin dal 1900.

Bibbl.: Cottinesu, II, coll. 3188-89; J. Virey, L'église St. Philbert de T., Parigi 1932; Ch. David, Le vieux T., Tournus 1934; E. Mâle, Les voûtes de la chapelle haute de l'cgl. abbatiale de T., in Bull. monumental, 98 (1939), p. 73 sgg. Enrico Josi

TOURS, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capoluogo del dipartimento dell'Indre-et-Loire in Fran-

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cia. Ha una superficie di oltre 6116 kmq . con una popolazione di 350.000 ab. dei quali 274.620 cattolici, distribuiti in 295 parrocchie, servite da 321 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha due seminari, 6 comunità religiose maschili e 110 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 428). Sue suffraganee sono le diocesi di Angers, Laval, Le Mans e Nantes. Patroni dell'arcidiocesi sono s. Martino e s. Gaziano.

La città che col nome di Altionos nell'età gallica era situata sulla costa di S. Sinforiano fu trasportata sulla sinistra della Loira dai Romani che la chiamarono "Caesarodunum, oppidum Turonicum " perché capitale dei Turoni; nel 374 divenne la capitale della "Gallia Lugdunensis tertia». Fu occupata dai Visigoti nel 473 e dai Franchi di Clodoveo nel 507; nel 545 vi mori s.ta Clotilde. Nel medioevo la città di T. fu separata dal borgo costituitosi intorno alla basilica di S. Martino, detto Châteauneuf-lez-Tours; fu governato dai vescovi mentre il resto lo fu dal Capitolo; poi si ebbe il governo riunito dei conti, finché Enrico II, divenuto re d'Inghilterra, riunì la regione al suo Regno, onde le lotte tra Francia e Inghilterra fino al Trattato del 1242 tra Enrico III e Luigi IX, in cui fu riunita alla Francia. La regione fu danneggiata dalle guerre di religione, e poi specialmente il 21 dic. 1870, nel giugno 1940 e nell'ag. 1944.

Il più celebre vescovo di T. fu s. Martino (v.) che allargò la propaganda cristiana dalla città nelle campagne all'intorno rimaste ancora pagane. Suo discepolo e successore fu s. Brizio (v.) che, morendo nel 444, fu deposto nella "basilica parvula" o "cellula" da lui preparata per s. Martino (Gregorio di T., Hist. Franc., X, 31, II, 14). Il vescovo Perpetuo (461-91) sostituì quella Basilica con una più grande dove fece dipingere scene della vita del Santo e dove anche fu sepolto (il suo epitaffio in Le Blant, Inscript. chrétienn. de la Gaule, I, Parigi 1856, p. 246 sgg.; cf. L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, ivi 1910, p. 302 sgg.). A Perpetuo che iniziò la cattedrale di S. Pietro (oggi dedicata a s. Gaziano) segul una serie di vescovi illustri, che sono noti attraverso gli scritti di s. Gregorio (v.) vescovo di T. Cosl Ommazio che eresse la Basilica in onore dei ss. Gervasio e Protasio; Ingiurioso che terminò la basilica di S. Maria ed assisté ai Concili di Orléans del 533 e del 538; Eufronio che presiedette al Concilio di T. nel 567 ; al quale successe s. Gregorio che, ricostruita la Cattedrale distrutta da un incendio nel 561 , la consacrò nel 590 e vi fece dipingere scene della vita di s. Martino. A Pelagio, s. Gregorio Magno raccomandò per lettera il monaco Agostino, apostolo dell'Inghilterra (MGH, Reg., VI, Ep. 50); Leopacario accolse s. Colombano nel 608-609; Giuseppe, che presenziò i funerali di Alcuino nell'804. In epoca posteriore si ricordano: Rodolfo II (1 108 1117), al suo tempo, nel 1107, andò a T. il papa Pasquale II; Ildeberto de Lorardin (1125-33); Stefano de Bourgueil (1323-25) che fondò a Parigi il Collegio di T.; P. Frétaud (1335-57); J. Gélu (1415-27); E. de Bourdeilles (1468-84), creato cardinale nel 1483 ; R. de Lesoncourt, in seguito arcivescovo di Reims; il card. de Final (15091514); A. Farnese (1553-54), poi cardinale; de Maillé-de-Brezé (1554-97); V. Le Bouthiller (1641-70); il card. Boisgelin de Ciof (1802-1804); De Barral (1804-15); F. Morlot (1843-57), cardinale dal 1853 e poi arcivescovo di Parigi; J.-H. Guibert (1857-71), poi cardinale arcivescovo di Parigi; G.-R. Meignan (1884-96), cardinale nel 1893.

L'arcidiocesi ebbe in passato fino ad in suffraganee, cioè: Angers, St-Brieuc, Le Mans, Quimper, Dol, St-Pul-de-Léon, St-Malo, Nantes, Rennes, Tréguier, Vannes.

In T. si ebbero Sinodi provinciali negli anni 461 , 567, 813, 858, 1054, 1060, 1096, 1163 (Hefele-Leclercq, II, p. 899 sgg.; III, pp. 184-93; 1143; IV, pp. 1108 sgg., 1202; V, pp. 446 sgg., 968-77).

La cattedrale di S. Gaziano come si presenta oggi è un edificio gotico dal coro alla facciata col coronamento delle due torri del Rinascimento. Essa è dunque ben diversa da quella fondata dal vescovo Perpetuo (461-91), rovinata dai Normanni. Nel 1054 Ildebrando (poi Gre-
gorio VII) vi diresse un Concilio; nel rog6 fu visitata da Urbano II. L'edificio venne rinnovato all'inizio del sec. xir e specialmente sotto l'arcivescovo Ildeberto (1125-33). Nel 1163 Alessandro III vi riunì un Concilio. Un incendio la danneggiò nel 1167; restaurata in parte dall'arcivescovo Bartolomeo de Vendôme, furono ripresi i lavori ca. il 1236, per una costruzione gotica; nel 1267 vi furono traslate reliquie di s. Maurizio e compagni; ca. il 1279 la Basilica era compiuta a cura di Stefano di Mortagne "magister operis". Nel sec. xiv Simone di Mans continuò la costruzione verso occidente; sei altari furono consacrati nel 1417. Nel 1431 il papa Eugenio IV concesse indulgenze agli oblatori per il compimento dei lavori. La facciata occidentale fu eretta tra il 1427-84; la sacrestia nel 1457; i lavori furono diretti da J. de Dammartin (1431-54), J. Papin (1454-1500) e J. Durand (1483-1500). Nel 1507 fu compiuta la cupola del campanile settentrionale; i lavori terminarono nel 1547; ma nel 1562 gli ugonotti la saccheggiarono, spezzando statue, altari, mobilio liturgico, le vetrate, le tombe. Le rovine furono riparate dall'arcivescovo B. d'Echaud (1617-41). Il campanile nel transetto fu eretto nel 1736. L'artistico jubé fu demolito nel 1707. La riduzione nel 1793 trasformò la Basilica in tempio della ragione erigendovi un obelisco alla memoria di Marat, Socrate, Gesù, Rabelais, Voltaire, ccc. Nel 1794 divenne tempio dell'Essere Supremo. Furono di nuovo spezzate le statue. Fu resa al culto cattolico nel 1801 e restaurata nel 1802 . Nel coro furono portate da S. Martino le tombe dei figli di Carlo VIII. L'interno è lungo m. 97, largo m. 28 e le vòtte si elevano a 29 m . di altezza. Le quindici vetrate del coro, pur restaurate nel sec. xvI e nel sec. xix sono tra le più artistiche e antiche; vennero eseguite tra il 1260-70, offerte dall'arcivescovo V. de Pilruil (1257-70), da J. de Guérande, già decano di T. e vescovo di Nantes, da G. Freslon vescovo di Mans (1258-69), dai canonici di Loches (ca. il 1260). Vi sono rappresentate le leggende dell'epostolo s. Tommaso, di s. Stefano, di s. Dionigi, di s. Vincenzo, di s. Nicola, di s. Pietro, di s. Maurizio, di s. Martino, di s. Marziale, di s. Giacomo, dei ss. Giovanni Ev. e Batt., di s. Eustachio, con scene del Genesi e l'albero di Jesse. A destra della Cattedrale è il chiostro detto "de la Psalette" (secc. 2v-xvi) di cui restano tre lati; su uno di essi è la sala dell'antica Biblioteca capitolare; su un altro l'oratorio del Rinascimento con affreschi, di cui resta la Strage degli Innocenti.

Nel 372 il popolo portò da Candes a T. le spoglie di s. Martino e sul suo sepolcro sorse subito un modesto oratorio. Il vescovo Perpetuo iniziò la costruzione di una basilica che fu solennemente dedicata nel 472; Gregorio di T. ne dà le dimensioni: lunga 100 piedi (ca. 30 m .), larga 60 (ca. 20 m .), alta 45 (ca. 15 m .). Clodoveo e i suoi successori arricchirono l'edificio di doni e di legati e nelle loro spedizioni portarono il celebre mantello e le reliquie di s. Martino. La Basilica divenne meta di incessanti pellegrinaggi e centro di un borgo del tutto separato dalla città; tra il 900-18 venne recinto di mura e venne chiamato primo "Martinspolis" poi e dopo il sec. xir Châteauneuf. Un incendio distrusse nel 997 la basilica di Perpetuo e nel 1175 ne fu iniziata una nuova terminata nel sec. xiri. Essa ebbe 114 m . di lunghezza per 69 al transetto, con vòtte alte 26 m . Fu saccheggiata dagli ugonotti nel 1562 e demolita nel 1802.

La nuova basilica di S. Martino fu eretta tra il 1887-1924 dall'architetto Laloux per opera di Leone Dupont (m. nel 1877); è divisa in tre navate da 14 colonne di granito dei Voagi. E sormontata da una cupola sulla quale si erge la statua colossale di S. Martino opera di J. Hugues. Al disotto del coro sopraelevato si trova la cripta situata sul sepolcro di S. Martino ritrovata nel 1860 ; vi la statua genuflessa del card. Meignan (m. nel 1898). Sotto la cripta sono due cappelle sotterranee dette di S. Perpetuo e di S. Gregorio, appartenenti all'antica basilica. La basilica collegiata di S. Martino venne elevata a basilica minore dal papa Pio XI con lettera apostolica del 5 giugno 1925 (AAS, 17 [1925], pp. 504-505). Nel cortile delle suore di Picpus rimane

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l'ambulacro orientale del chiostro di S. Martino, ricostruito tra il 1508 -19.

Alla fine del sec. v s'era costituita una comunita monastica intorno alla chiesa di S. Martino, che durante il sec. viI fu affidata ai monaci. Nel 796 ne ebbe il governo Alcuino (v.) che vi morì nell'804. Prima di lui vi fioriva già una scuola ed egli stesso in un epitaffio esaltò i me. riti di un monaco Paolo e di alcuni maestri (PI. 105, 800 sgg .). Per arricchire la Biblioteca e la scuola fece venire libri da York, compresa una grammatica dialogata; un gruppo di carmi fu da lui composto per i diversi luoghi del monastero e primo fra essi «de schola et scholasticis» (ibid., 744-47); giovani alunni vi furono inviati da Arno, arcivescovo di Salisburgo.

Lo scriptorium si sviluppò fino alla metà del sec. IX specialmente sotto i successori di Alcuino: Fredegiso (804-34), Adelardo ( $834-43$ ) e Viviano, conte e abate laico di T. (830-53) e di Marmoutiers. Tra i codici provenienti da questo scriptorium meritano di essere ricordati: l'Evangeliario di Lotario (Bibl. naz., Lat., 266); la Bibbia di Carlo il Calvo ( 483 ff . a lettere d'oro e 8 pagine illustrate, l'ultima con l'offerta della Bibbia fatta dai monaci a Carlo il Calvo [ca. 850]; vi figura anche Aregano c custos « e "presbyter» di Marmoutier); il Virgilio di Berna (n. 163) e il Biezio di Bamberga figurato (H. J. IV, 12).

Marmoutier è il «monasterium maius» fondato da s. Martino nel 372 , fu affidato ai canonici nell'850, ma fu distrutto nell'853 dai Normanni; Oddone conte di Blois nel 982 lo donò a s. Maiolo abate di Cluny, che vi collocò i suoi monaci. Gli ugonotti lo rovinarono nel 1562 ; ma poco dopo fu restaurato. Giunse ad avere più di 124 priorati alle sue dipendenze. Il card. Richelieu, divenutone commendatario, l'affidò alla Congregazione di S. Mauro nel 1637. Venduto nel 1791, fu distrutto nel 1818. Il luogo fu nel 1847 acquistato dalle Suore del S. Cuore che vi fecero sorgere edifici moderni (Cottineau, II, col. 1762 sgg.). La sua chiesa era stata eretta tra il 1214-1312 su disegno dello stesso architetto della Cattedrale, Stefano di Mortagne; misurava m. 112 di lunghezza ed era uno dei più insigni monumenti della regione. Un Charitalorium maioris monasterii Turonensis è a Parigi nella Biblioteca nazionale (msa. lat. 5441-44); nella Bibl. di T. sono registri capitolari (ms. 1386) e altri documenti (msa. 1381, 1387-88; 1397-99) altre carte sono disperse nelle Bibl. di Angers, Avignone, Blois, Carpentras, Chartres, Le Mans, Reims (cf. D. Rabory, Histoire de Marmoutier et ses prieurés, Parigi 1910). Dallo scriptorium di Marmoutier proviene il Sacramentario detto di Autun con miniature riproducenti Viviano (f. 173*), gli ordini maggiori e minori e medaglioni con la Natività, il Battesimo di Gesù Cristo, l'Ultima Cena e il ricratto di Raganaldo (844-45).
S. Gregorio di T. fece ingrandire l'oratorio di S. Stefano, depotenziovi reliquie del protomartire, fino allora nell'oratorio dell'episcopio (De gloria martyrum, 24). L'oratorio divenne poi parrocchia. La chiesa di St-Julien appartenne ad un'antica abbazia fondata da Clodoveo; il nome deriva da S. Giuliano di Briende di cui Gregorio di T. donò reliquie ai monaci. L'abbazia nei secc. x e xi fu saccheggiata dai Normanni e dal conte d'Anjou (1043). La chiesa venne ricostruita tra il 1243-59 in puro stile ogivale a tre navate e transetto; le absidine poligonali sono del sec. xvı. Dell'abbazia resta la sala capitolare della fine del sec. xII. Ivi Enrico III riunì il Parlamento il 22 marzo 1589. La chiesa di Notre-Dame-la-Riche si trova in un'antica area cimiteriale cristiana; venne anche detta Notre-Dame-la-Pauvre; ricostruita più volte e ancora nel sec. xv, fu assai danneggiata dagli ugonotti nel 1562 e rifatta subito dopo e tra il 1860-66. Contiene reliquie di s. Francesco di Paola e cinque vetrate dei secc. xv-xvi. L'antica chiesa detta Petit St-Martin del sec. xiv ha ora la facciata moderna. L'antica chiesa di St-Denis della «hostellerie de la Croix Blanche» è della fine del sec. xv.

Il monastero di S. Venanzio viene detto anche $a b$ batiola in diplomi del 977 e 987 ; era prossimo alla basilica di S. Martino, ne furono abbati Licinio nel 507 (Gregorio di T., Hist. Franc., X, 31, 9) e Gauterio nel 552 (ibid.,
X, 31, 17) poi vescovi di T. L'antico convento dei Jacobins (1260) fu distrutto durante la guerra 1939-45. L'antico convento della Visitazione (sec. xvir e 1807) è oggi adibito a Palazzo della Prefettura. La cappella dei Minimi ( 1607 ) serve oggi da cappella del Liceo. L'antico Palazzo arcivescovile (secc. XI-XIV), ricostruito nel sec. xvir-xviII, accoglie dal 1910 il Museo di Belle Arti. L'attuale sala di scultura corrisponde all'antica sala (sec. XII) del tribunale ecclesiastico, trasformata poi in cappella. Le opere d'arte più insigni provengono dai castelli d'Amboise, di Chanteloup e di Richelieu, dalle abbazie di Marmoutier, di Beaumont, di Borguell. Il Gesù Cristo nell'orto e la Risurrezione del Mantegna provengono da S. Zeno di Verona (la parte centrale, col Colcario, è al Museo del Louvre). L'artistico antico hôtel de Philibert Babou de la Bourdaisière, del tempo di Francesco I, accoglie dal 1918 il a Musée archéologique de Touraine " con ricche collezioni archeologiche e frammenti architettonici provenienti dalle abbazie di Beaumont, di Noyers, dall'antico St-Martin, dal priorato di S. Cosma, dalle antiche chiese di S. Clemente, di Bueil, di Fleurey.

Nel giugno 1940 fu distrutto dai bombardamenti il Municipio (1777-86) che dal 1907 conteneva la Biblioteca ricca di 2030 manoscritti, 451 incunabuli e più di 165.000 voll.; costituita nel 1791 dalla fusione di antiche biblioteche ecclesiastiche, come quella della Cattedrale, di S. Martino e di Marmoutier. Anche l'edificio (1828) contenente la Scuola di Belle arti e il Museo di storia naturale andò distrutto nel 1940. Del priorato di St-Eloi resta la cappella del sec. xir. La abbazia di Beaumont-les-Tours fondata nel 1002 fu occupata da religiose benedettine fino al 1790 : oggi è caserma; la chiesa di St-Jean-de-Beaumont ricostruita nel 1451 è adibita a officina. A a km. da T., nel castello di Plessis-les-Tours, nacque il 23 apr. 1464 s. Giovanna di Francia, figlia di Luigi XI, canonizzata il 28 maggio 1950. Il priorato di S. Cosma a 3 km . da T. fu fondato nel 1092 da alcuni canonici di S. Martino presso un'antica cappella: ne fu commendatario dal 1553-83 il poeta P. de Ronsard. Fu soppresso nel 1741, venne venduto durante la Rivoluzione. Nel 1925 fu riacquistato e restaurato dalla a Sauvegarde de l'art français a per farne un centro di studi dell'arte romanica e del Rinascimento. Sono stati ritrovati i resti dell'antica cappella, del chiostro, e del refettorio; e della chiesa, il muro meridionale della navata del sec. xv, parte del coro e del deambulatorio romanico. - Vedi tav. XL.

Bibl.: Ch. de Grandmaison, T. archéol., Parigi 1879: R. De Lasteyrie, L'egl. de St-Martin de T.: étude crit. sur l'hist. et la forme de ce nomon. du $V^{\mathrm{e}}$ au $X D^{e}$ siècle, in Mém. de l'Avad. des Insir. et Belles lettres, 34 (1891), pp. 1-52; E. Vancelle, La collegiale de St-Martin de T. des orig. à l'avènement des Valois (397-1358), in Mém. de la Soc. archéol., 46 (1907); id., La col. legiale de St-Martin de T. 397-1320, Parigi 1908; G. De Clé. rambould, T. qui disparait. Tours 1912; L. J. Denis, Chartes de St-Julien de T., xvvi-1300, Laval 1914; C. Boissonnot, Hist. et description de la cathédrale de T., Parigi 1920; L. Maître, Le tombeau de St Martin à T., in Revue Mabillon, 14 (1924), pp. 61-67; E. Rand, Studies on the script of T., a survey of the mes. of T., 2 voll., Cambridge Mass. 1929; D. De Bruyne, Notes sur la Bible de T. au IX r., in Gättingische Gelehrte Anzeigen, 1931, pp. 352-59; J. Boussard, Etude sur la ville de T. du Jeau IVe siècle, in Rev. des étud. anc., 30 (1948), pp. 313-29; Guide de la France chrét. et mission. 1948-49, Parigi 1948, pp. 396-97; 778-81; 1112-13; F. Lesueur, St-Martin de T. et les origines de l'art roman, in Bull. monumental. 107 (1949), pp. 7-84.

Enrico Josi
TOVAGLIA (Tobalea). - Sin dal sec. vi, ma più frequenti dopo il sec. x sono le figurazioni di t. da tavola e da altare in musaici e pitture dell'epoca; anche negli inventari si trovano sovente citazioni di t. dette per lo più ad "opus theutonicum o "de Alemannia ".

Sembra si tratti di ricami in bianco su bianco, se non tutte di importazione nordica, certo di imitazione del tipo originario tedesco. Secondo il p. Braun la più antica t. d'altare pervenutaci e ancora conservata è quella rinvenuta nel reliquario di s. Eriberto a Deutz, che precede l'esem-

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(let. Enc. Catt.)
Tovaglia - Altare ricoperto d'una ricca t. Minsatura del Maestro del codice di S. Giorgio ( (meta sec. xiv). Dal codice di S. Giorgio contenente la Tiforta de beati Georgii martitii miraculii del card. Stefaneschi (ca. 1540) - Biblioteca Vaticana. Arch. cap. di S. Pietro, cod. 129, f. 1062.
plare del Sancta Sanctorum * del sec. xir, attualmente nel Museo Sacro Vaticano. Altro importante esempio è nel Metropolitan Museum di Nuova York, proveniente da Altenberg. Tutte queste t. presentano un disegno ampio di linee a rete, la maggior parte in forma di rombi, con foglie stilizzate, palmette, aquile, motivi che indicano provenienza varia. Frammento, che si direbbe più tardo. è nel Museo di Schnütgen di Colonia e, della fine del '200. è il mirabile lavoro ad ago detto opera della b. Benvenuta Boiani (1251-92), conservato nel Museo di Cividale, esso pure in bianco su bianco, ma completamente figurato con straordinaria finezza disegnativa, degna di una preziosa opers di pittura. Altri esempi si trovano nel Museo di Hannover, nella chiesa di S. Maria a Danzica e del duomo di Halberstadt: in quest'ultimo, al ricamo in bianco si associa la presenza di fili in seta a vari colori. In tessuto di lana su lino in verde e porpora è una t. egiziana del Museo Sacro Vaticano, che proviene da Achmin; sebbene la tecnica ricordi ancora l'epoca copta, l'ornato a grande croce centrale e quattro piccole angolari, nettamente stilizzato, indica un'età non anteriore al sec. xiri, tecnica che il Volbach connette a quella di una tunica del Museo di Magonza.

Particolare diffusione ha in Italia un tipo di t. che dal medioevo si estende fino a tutto il ' 300 e ' 400 , fabbricato secondo la tradizione, specialmente a Perugia dalla Confraternita della Mercanzia. Larga documentazione di questo tipo è anche nella pittura (Simone Martini, S. Martino in atto di celebrare la Messa, Assisi, basilica di S. Francesco, riprodotta alla voce elevazione; Ghirlandaio, Cima, Convento di S. Marco, Firenze, ecc.). Questi tessuti sono in bianco. ad opera turchina e raffigurano animali affrontati, castelli, cavalieri, sirene, centauri, o scritte o figurazioni sacre, quali l'albero della vita, l'agnello portacroce, cervi, teste di cherubini, colombe, ecc. Si ritengono derivati da più antichi tessuti senesi e cronologicamente è possibile classificarli in base ad un progressivo predominio delle figure sulle più antiche forme geometriche stilizzate, un addolcirsi delle linee, dapprima taglienti e crude, un infittirsi e impreziosirsi del punto che negli esemplari più remoti appare lungo e irregolare.

Dal sec. xvi in poi diminuisce l'uso di t. ricamate e subentra quello di ornarle di bordi, di galloni, trine o
merletti che seguono lo sviluppo e la fioritura di questi preziosi lavori ad ago e a fusello (v. merletTo; sToffe). - Vedi tav. XLI.

Bibl.: L. De Farcy, La broderie du XIè siècle jusqu'à nos jours, Angers 1890; P. Perati, T. e mantili di Perugia (rec. XIII-XVI), in Augusta Perusia, 1907, fasc. 56; W. Bombe, Studi sulle t. perugina, in Rasc. d'arte, 1914, pp. 108-20; G. Fogolari, La t. della b. Benvenuta Boiani a Cividale, in Dedalo. I (1920), pp. 7-16; J. Braun, Die liturgischen Paramente in Gegenssur und Vergangenheit, Friburgo in Br. 1924; F. Podreider, Storie dei tessuti d'arte in Italia, Bergamo 1928; A. Santangelo, Cividale (Catalogo delle cose d'arte e d'antichitú d'Italia), Roma 1936; L. Serra, L'antico tessuto d'arte ital., ivi 1938; I. De Clarisini Dornpacher, La t. langobarda del Sancta Sanctorum, Milano 1941; W. F. Volbach, I tessuti del Museo Sacro Vaticano, Città del Vaticano 1942. Luisa Mortari

Prescricioni liturgiche circa le t. - Le rubriche del Messale prescrivono che l'altare per la celebrazione della s. Messa sia ricoperto da tre t.: due (o una ma ripiegata) per coprire tutta la sacra mensa, almeno la pietra sacra negli altari mobili; la terza, superiore, per ricadere anche ai due lati dell'altare fino all'ultimo gradino. La terza serviva nel medioevo anche per coprire il calice, donde deriva il corporale. Debbono essere di lino puro in memoria della Sindone in cui fu avvolto il corpo di Gesù Cristo per la sepoltura, e vengono benedette. Sotto le tre t., immediatamente sulla mensa, si mette una forte tela incerata, detta crismale, per proteggere le t. dall'umidità; è prescritta dal Pontificale per proteggere dall'Olio dopo la consacrazione dell'altare.

La t. è uno dei paramenti più antichi, e si conviene all'altare per la nettezza, la devozione e riverenza. Si vede nel musaico di S. Vitale di Ravenna l'altare coperto da un'ampia t. bianca, orlata con frangia, decorata al centro di un rosone e ai Sanchi con riquadri a ricamo (v. illustrazione alla voce melchisedech). Anticamente si copriva l'altare soltanto al momento della celebrazione della s. Messa, come si fa anche oggi per le funzioni del Venerdí Santo. In origine era un'unica t., ma dal sec. viri s'incominciò ad usarne di più. A Roma al tempo di Burcardo, cerimoniere papale (m. nel 1506), se ne usavano tre.

Per proteggerla dalla polvere o da altre impurità, prima e dopo le sacre funzioni la t. superiore viene coperta da un panno, detto vesperale o coprialtare, di qualunque materia e colore. Non si rimuove nei Vespri, neppure nei pontificali; basta ripiegarlo all'incensazione (Caer. Episc., II, cap. 1, n. 13).

Biss.: J. Braun, Handbuch der Paramentik, Friburgo 1912, 210-17; M. Righetti, Man. di stor. liturg., I, Milano 1930, 442-45. Pietro Siffrin

TOVINI, Giuseppe. - Organizzatore cattolico, avvocato, n. a Cividate Camuno (Brescia) il 14 marzo 1841, m. a Brescia il 16 genn. 1897.

La sua attività multiforme nell'avvocatura, nell'Azione Cattolica e nei pubblici uffici fu sempre nutrita dalle virtù cristiane coraggiosamente manifestate. Esercitò l'avvocatura come un apostolato sociale e con un rigoroso concetto cristiano della giustizia e della morale, rifiutandosi di patrocinare cause da lui ritenute ingiuste, anche se giuridicamente fondate. Per questa specchiata onestà, oltre che per la conoscenza del diritto e la sicurezza del giudizio, fu ammirato anche da colleghi di opposti principi. Fu membro della Società Avvocati di S. Pietro e del Comitato centrale per la difesa legale delle Opere Pie; è considerato una vera autorità in diritto ecclesiastico. Intensa e feconda attività spiegò nell'Azione Cattolica, e particolarmente nell'Opera dei Congressi e Comitati cattolici (v.); presidente del Comitato diocesano di Brescia dal 1878, organizzò il movimento con la fondazione dei comitati parrocchiali - più di trecento - e di sezioni giovanili, dando impulso all'azione sociale con le Casse rurali, le Società operaie, le Unioni agricole. Per sua personale iniziativa sorsero due fiorenti banche cattoliche: il Banco S. Paolo nella provincia bresciana e il Banco Ambrosiano che, da Milano, si allargò fuori di Lombardia.

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Particolare fatica dedicò alla Conservazione della Fede nelle Scuole d'Italia, approvata e raccomandata da Leone XIII che l'arricchì d'indulgenze. Per essa fondò il periodico La scuola italiana moderna; e la diffuse con anima d'apostolo in numerosi scritti e discorsi. Fu in gran parte merito suo se a Brescia sorse il Collegio ven. Luzzago che, dopo contestazioni amministrative e giudiziarie, felicemente superate, divenne il Cesare Arizi, tuttora fiorente. Si prodigò anche nella fondazione dei Circoli universitari cattolici, di una Lega fra gli insegnanti cattolici e nelle petizioni per la libertà d'insegnamento. Entrato a far parte del Comitato generale dell'Opera dei Congressi e del Consiglio direttivo quale vicepresidente, godè l'alta considerazione dei vescovi con i quali ebbe rapporti e dello stesso Leone XIII.

Nei rapporti fra Chiesa e Stato propugnò i diritti della S. Sede, pur auspicando la conciliazione con espressioni di vero amor patrio. Nel Terz'ordine francescano, nella Congregazione Mariana, nella Società Vincenziana lasciò esempi edificanti di pietà e carità.

BibL.: M. Franzini, Vita di G. T., Mantova 1913; P. Monti, L'accusato G. T. (I conti), 25). Milano 1924; P. Colombara, Una gloria, una forza, un esempio: G. T., Bergamo 1930.

Agostino Vian
TOWIANSKI, ANDRZEJ. - Riformatore eterodosso polacco, n. il $1^{\circ}$ genn. 1799 ad Antoszwince (Vilna), m. in Svizzera il 13 maggio 1878. Svolse attività "mistica" dottrinale-morale, prima in patria, poi, dal 1840, nel Belgio (ove pubblicò lo scritto metafisico fondamentale: Biesiado ["Banchetto "], messo all'Indice da Pio IX), in Francia (ove fondò il "Circolo di Parigi " e esercitò influsso su A. Mickiewicz) e in Svizzera (ove svolse attività pedagogica).

Ebbe seguaci principalmente in Francia, in Polonia, in Italia; a Torino fiorì un circolo di ammiratori di T., capoggiato da Tancredi Canonico. A T. aderì in parte anche A. Fogazzaro. Ancora oggi ha seguaci, T. chiamava la riforma morale-sociale da lui promossa l's Opera di Dio». Il suo sistema metafisico e morale, antirazionalistico e antiautoritario, subì gli influssi di St-Martin, Swedenborg, T. Grabianka. La metafisica di T., fondamento speculativo dell's Opera di Dio", era eteronomica e progressista. Gli spiriti, preesistenti e migranti, in forma di strati omogenei (" colonne") circondano la terra. Il punto di partenza della conversione dell'anima, imprigionata nella materia, è il diritto dell'abisso " (coscienza del male); ne nasce "il gemito dell'anima " e attraverso le " colonne " degli spiriti si raggiunge Dio e la Grazia. Anche i popoli, sollevandosi dall'abisso del male per il desiderio del gran rinnovamento, compiono i successivi gradi di progresso, i quali saranno 7 dopo Cristo. La $2^{a}$ epoca è inaugurata dallo stesso T. Terminato il ciclo del perfezionamento, l'inferno non ci sarà più. Nel sistema etico di T. dominano, accanto all'eroismo, la solidarietà umana e una tendenza armonistica antiascetica, oltre la dottrina del "triplice sacrificio ". Le opere di T., in francese e in polacco (Pisma A. T.) uscirono in 3 voll. (Torino 1884).

BibL.: P. Semenenko, T. et sa doctrine jugés par l'enseignement de l'Eglise, Parigi 1850; T. Canonico, A. T., Roma 1895, tradd. fr. e polacca, Torino 1896; E. Rosa, Una fonte ignorata del modernismo di A. Fogazzaro, in Civ. Catt., 1912, int. pp. 3-18; 1913, iv, p. 557 sgg.; M. Bersano Begno, Vita e pensiero di A. T., Milano 1918; Z. Oasiorowska, A. T., Cracovia 1918; S. Pigou, A. T.: Wybór Pism i Nauk, ivi 1922.

Giuseppe Milik
TOWNSVILLE, DIOCESI di. - E situata nella regione centro-settentrionale dello Stato del Queensland (Australia).

Fu eretta, con territorio distaccato dalla diocesi di Backhampton, il 12 febbr. 1930 e dichiarata suffraganea dell'arcidiocesi di Brisbane.
![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(fot. Gab. fot. naz.)
Tovagla - T. d'altare con balza a módano (rec. xvI) - Sulmona, Tesoro della Cattedrale.

Ha una superficie di kmq. 150.000 con 100.000 ab., di cui 25.000 cattolici e gli altri protestanti. Parrocchie 24 , chiese 51 , sacerdoti diocesani 46 , religiosi 9 . fratelli 21 , suore 185 , scuole e collegi 33 . istituzioni varie 3.

BibL.: AAS, 22 (1930), pp. 312-13; MC., 1950, pp. 458; Australasian cath. direct. 1932. Sydney 1952, pp. 395-400. Saverio Parenti

TOZZI, Federico. - Scrittore, n. a Siena il $1^{\circ}$ genn. 1883, m. a Roma il 21 marzo 1920. Si trasferì dalla città natale dopo complesse e dolorose esperienze adombrate nella sua opera narrativa. Ebbe i primi riconoscimenti come scrittore, in specie da G. A. Borghese, negli ultimi anni dell'esistenza.

Non è facile neppure oggi dare un giudizio esauriente del T., soprattutto per la difficoltà di cogliere in lui il rapporto tra il momento diaristico memoriale e l'aspetto tendenzialmente narrativo. E un'opera, la sua, che può collocarsi cronologicamente tra la letteratura vociana, a largo respiro anche nelle prose di memoria, e le esperienze di un'altra rivista. La Ronda; ma da entrambe il T. si distacca con il suo risentito viluppo di contenuti psicologici e morali, espressione, sovente, di una drammatica spiritualità religiosa, e per la facoltà di trasporli su un piano di accentuata mitificazione dei caratteri. Da ricordare, nella sua produzione, l'epistolario sentimentale giovanile uscito postumo col titolo di Noeule, le prose di Bestie (1917), i racconti di Giovanni e Ricordi di un impiegato (1920), e i romanzi Con gli occhi chiusi, Il podere, Tre creci, quest'ultimo postumo (1920).

BibL.: v. specialmente le monografie di E. De Michelis (Firenze 1936), di U. Olobardi (Pisa 1940) e di F. Ulivi (Brescia 1946), nelle quali si trova indicata in gran parte anche l'ampia bibl. sullo scrittore e sull'uomo.

Fernando Ulivi
TRACONITIDE (gr. $\dot{\eta} \dot{\eta} \tau \rho \alpha \chi \omega \dot{\tau} \tau \iota \varsigma \chi \omega \dot{\alpha} \alpha$ ). Territorio ad est del Giordano, che insieme a quello dell' Iturea formava la tetrarchia di Filippo (v.), figlio di Erode il Grande (Le. 3, 1).

Era situata a sud di Damasco (Strabone, XVI. 2,20), e il centro era costituito dalla regione coperta di colate laviche, oggi el-Leğ́