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missioni a Roma, promise la discussione sulla residenza abbinata a quella dell'Ordine.

Nella XXI sessione del 16 luglio 1562 poté emanarsi il decreto sull'uso dell'Eucaristia, che, contro la dottrina protestante della necessità della Comunione sotto le due Specie, definiva la dottrina che Gesù Cristo è intero e indivisibile sotto ciascuna delle Specie. Ma la decisione intorno alla questione pratica se si dovesse accedere alla domanda inoltrata dall'Imperatore e dal duca di Baviera di concedere, con determinate cautele, ai laici loro sudditi la Comunione del calice (Communio sub utraque specie) fu nella sessione seguente rimessa al Papa. Questa sessione XXII del 17 sett. 1562, dopo una vivace discussione intorno al carattere sacrificale dell'Ultima Cena, costituì con il decreto sulla giustificazione la più importante decisione dottrinale di tutto il Concilio. In un decreto, che comprendeva 9 capitoli dottrinali e 9 canoni,
venne definito che la Messa è un vero e proprio sacrificio di ringraziamento e di propiziazione e che può essere offerto anche par i defunti e in onore dei santi. Quantunque neile due sessioni si fossero promulgati anche parecchi decreti di riforma sul conferimento degli Ordini sacri, l'elezione dei vescovi, la vigilanza sulle fondazioni pia, ecc., tuttavia gli "ultramontani" non videro in questi decreti il pieno adempimento delle loro ampie proposte di riforma, presentate al Concilio in molti memoriali (articoli spagnoli di riforma dell'apr. 1562; libello imperiale di riforma del giugno 1562). Si giunse perfino ad una comune protesta da parte degli oratori delle potenze non italiane accreditati al Concilio. L'opposizione crebbe di forza quando, il 13 nov. 1562, comparve a T. il card. di Lorena, Carlo Guisa, con 14 prelati francesi. Egli diventò in breve il capo dell'opposizione. Le concezioni in parte gallicane ed episcopaliste che i Francesi e la maggioranza degli Spagnoli, sotto la condotta dello zelante riformatore, l'arcivescovo di Granata, Pietro Guerrero, aveva sostenuto nelle discussioni sull'obbligo della residenza dei vescovi e sul sacramento dell'Ordine nel dic. 1562 e nel genn. 1563 , urtarono contro la viva opposizione degli a zelanti ", che difendevano la definizione sul Primato del Concilio fiorentino. I contrasti parvero insormontabili, le trattative arrivarono alla fine di genn. ad un punto morto. Il card. di Lorena si recò alla Corte dell'Imperatore a lamentarsi dell'inflessibilità degli zelanti e della politica conciliare del Papa. La crisi era giunta al colmo, quando il 2 marzo 1563 morì il card. Gonzaga, e poco dopo, il 17 marzo, anche il card. Seripando. Tuttavia il Papa con una sua lettera tutta di proprio pugno, del 19 apr. 1563 , riuscì a convincere il più potente monarca della cristianità. Filippo II di Spagna, che egli non rifuggiva da una riforma della Chiesa, anzi la desiderava ed era deciso di condurla a termine. E, prima di tutto, sostitul i due cardinali legati defunti con i cardd. Giovanni Morone e Bernardo Navagero. L'abilità diplomatica del Morone riusci, mediante trattative personali con l'Imperatore a Innsbruck, a guadagnare prima lui e poi, a T., anche il card. di Lorena ad un compromesso e con ciò salvò il Concilio. Dopo 10 mesi di gravi discussioni, si poté finalmente emanare nella XXIII sessione del 15 luglio 1563 il decreto sull'Ordine, che però non definiva la dibattuta questione della relazione fra il Primato e i vescovi. Nello stesso tempo il cap. i del decreto di riforma obbligava tutti i vescovi, compresi i cardinali, all'osservanza della residenza, senza dire nulla circa la dichiarazione, richiesta dall'opposizione, dello ius divinum dell'obbligo della residenza. Nel cap. 18 dello stesso decreto, sulle tracce di un decreto emanato dal card. Pole per l'Inghilterra, si ordinava a tutti i vescovi l'erezione di seminari per il clero.

Sul finire del luglio 1563 il card. Morone presentò al Concilio un vasto programma di riforma, che in molti punti assecondava le richieste degli «ultramontani», mantenendo tuttavia un sufficiente riguardo alla tradizione della Curia romana. I punti più importanti di questo programma passarono nei decreti di riforma delle due ultime sessioni, la XXIV dell' 21 nov. e la XXV del 3-4 dic. 1563. La sessione XXIV, cap. 1, regola il pro-

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Trento, arcipigcesi di - Sottoscrizioni dei Legati (cardd. Morone, Hosios, Simonetto e Navagero) e del card. Carlo di Lorena agli atti ufficiali del Concilio ( 5 dic. 1563) - Archivio Segreto Vaticano, Concilio di Trento, fasc. 135, f. 27.
cedimento per la nomina dei vescovi (processo informativo); il cap. a prescrive la regolare convocazione dei sinodi provinciali e diocesani; i capp. 3, 9, 10, la visita delle diocesi. Il decreto dogmatico della stessa sessione definisce la sacramentalità del Matrimonio; e il celebre decreto Tametel, aggiunto, faceva dipendere la validità delle nozze dal fatto che fossero celebrate alla presenza del proprio parroco e di due testimoni; mentre dichiarava invalidi i matrimoni clandestini, fino allora soltanto proibiti.

Quantunque l'ambasciatore spagnolo, conte Luna, tendesse a trarre in lungo il Concilio, si decise di tenere la seduta conclusiva alla metà di dic. Ed ecco al $1^{\circ}$ del mese giungere a T. la notizia che il Papa era gravemente ammalato. La seduta finale (sess. XXV) fu perciò anticipata al 3 dic. Essa emanò i decreti dottrinali sul Purgatorio e le Indulgenze, sul culto dei vanti, delle loro reliquie e delle immagini. Una vasta riforma degli Ordini religiosi diede nuove basi al diritto dei religiosi, disponendo in una maniera nuova l'ammissione dei nuovi candidati, la formazione dei novizi, gli studi, la clausura. Un ulteriore decreto di riforma conteneva, fra l'altro, un capitolo sui cardinali. Invece la « riforma dei principi» desiderata da alcuni vescovi, cioè una presa di posizione contro le sopraffazioni del braccio secolare, fu lasciata da parte. Il card. di Lorena, al termine della sessione, che si era protratta per due giorni e in cui s'erano riletti ancora una volta tutti i decreti del Concilio, acclamò al Papa, all'Imperatore e a tutti i promotori del Concilio. Il segretario, Angelo Massarelli, che aveva tenuto tale ufficio per tutta la durata, ebbe cura che i decreti fossero sottoscritti da tutti i presenti. Si hanno cosi le sottoscrizioni di 199 arcivescovi e vescovi, 7 abati, 7 generali di Ordini e 19 procuratori di vescovi assenti.
5. Conferma, esecuzione e risultati del Concilio. Con il Concilio di T. la Chiesa diede alla " riforma " di Lutero, Calvino e Zwingli una doppia risposta: 1) con i suoi decreti dogmatici, fissò autoritativamente quello che è la dottrina cattolica; in modo negativo nei canoni, che condannano gli errori dei novatori; in modo positivo nei capitoli dottrinali che precedono, in molti decreti, i canoni. Così l'insegnamento della dottrina, nella predicazione e nella catechesi, ma soprattutto nel campo scientifico delle controversie teologiche, acquistò una base dottrinale sicura; le ampie opere del Bellarmino e dei suoi successori hanno come premesse i decreti dottrinali del Tridentino. 2) Con i suoi decreti riformatori la Chiesa contrappose alla " riforma " protestante, basata su false fondamenta, una riforma cattolica, che edificando sugli sforzi di riforma già compiuti nel tardo medioevo doveva penetrare gradatamente in sempre più ampie cerchie della vita ecclesiastica e doveva infine ridare alla Chiesa la forza
di riconquistare, nella "Controriforma ", vasti territori che essa aveva perduti. Questo successo però fu reso possibile soltanto perché il Papato prese energicamente nelle sue mani l'attuazione del Concilio e impedi che i suoi decreti restassero lettera morta.

L'attuazione del Concilio cominciò con la conferma di tutti i decreti senza eccezioni e senza mutazioni (come pure si sarebbe desiderato in certi circoli della Curia romana) fatta da Pio IV il 26 genn. 1564, prima a viva voce e poi con la bolla Benedictus Deus, datata con lo stesso giorno, ma pubblicata solo il 30 giugno 1564. E poiché nella bolla si proibiva ogni pubblicazione di commentari ai decreti e la loro interpretazione autentica era riservata alla S. Sede, il Papa per conseguenza, il 2 ag. 1564, creò, per rispondere alle eventuali domande e vigilare sulla osservanza dei decreti, una commissione di cardinali, da cui in seguito si sviluppò la S. Congregatio Concilii, che esiste tuttora. Il 13 nov. 1564 fu pubblicato un breve riassunto della dottrina conciliare: la Confessio Fidei Tridentina e la sua professione fu imposta a tutti i vescovi, ai membri dei Capitoli catastrali, ai professori e dottori di università. Già prima, il 24 marzo 1564, il Papa aveva messo in vigore l'Index librorum prohibitorum, preparato a T., il quale, oltre alla lista alfabetica per nomi dei libri proibiti, conteneva anche dieci regole generali. Il Catechismus Romanus, anch'esso già preparato dal Concilio, e concepito soprattutto come un manuale di teologia per i parroci, comparve sotto Pio V nel 1566; il Breviarium, riveduto per incarico del Concilio, nel 1568; il Minule Romanum, riformato, nel 1570; la revisione della Volgata, auspicata dal Concilio, uscì sotto Sisto V (1590), e successivamente sotto Clemente VIII (1592).

Ma più importante ancora fu il fatto che i papi, a cominciare da Paolo IV e specialmente Pio V e Gregorio XIII con i loro successori, si impegnarono energicamente a che i decreti fossero ufficialmente pubblicati nelle singole nazioni e diocesi e fossero osservati. L'edizione ufficiale dei decreti tridentini curata da Paolo Manuzio venne comunicata d'ufficio ai vescovi di tutto il mondo; in Germania fu portata da s. Pietro Canisio. La cura principale dei papi si concentrò nell'erezione dei seminari per il clero, nell'attuazione delle visite pastorali, accanto alle quali in varie regioni d'Italia si ebbero visite apostoliche, e infine nella convocazione di sinodi provinciali e diocesani, nei quali la disciplina ecclesiastica fu regolata a norma delle riforme tridentine. In questo risplende quale magnifico esempio s. Carlo Borromeo con la sua attività nella provincia ecclesiastica e nella diocesi di Milano; già nel 1565 l'ambasciatore veneziano, Giacomo Soranzo, scriveva che egli aveva operato "più profitto nella corte di Roma che tutti i decreti del Concilio insieme ". I grandi Ordini religiosi adattarono le loro Costituzioni ai decreti del Concilio; come già nel 1564 i Domenicani, gli Eremitani di S. Agostino e i Carmelitani nei rispettivi Capitoli generali di Bologna, Milano e Roma; e nel 1570 i Cistercensi. Data la stretta unione dello Stato con la Chiesa, fu della più grande importanza per l'attuazione del Concilio che anche gli Stati ne accettassero dal canto loro i decreti. I principi italiani e il re di Polonia li accettarono incondizionatamente; il re Filippo II di Spagna e la governatrice dei Paesi Bassi, Margherita di Parma, solo dopo lunghe deliberazioni e con la clausola: "salvi i diritti regali", anche i Cantoni cattolici svizzeri posero restrizioni. Invece l'imperatore Massimiliano II e la corona di Francia si rifiutarono di accettarli dando loro forza di legge. Solo dopo decenni di lotte con i parlamenti imbevuti di idee gallicane, i vescovi francesi accettarono in linea generale i decreti tridentini nell'Assemblea del clero del 1615 ; in queste lotte si hanno le prime tracce di una penetrazione storica del Concilio. In Germania un simile atto comune dei vescovi non ebbe luogo; ma l'esempio di vescovi zelanti, come Giulio Echter di Würzburg, Daniele Brendel di Magonza e altri, insieme con l'attività dei nunzi pontifici, come il Ninguarda, il Porcia e Gaspare Gropper, fecero sì che anche là penetrasse lo spirito tridentino.

L'attuazione del Concilio di T. non riuscì né rapida né incontrastata, né completa. Tutto il sec. Aviti è ancora pieno di lotte per il valore dei decreti tridentini e per

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l'assimilazione del diritto particolare al Jus commune creato dal Concilio, che modificava in non meno di 250 luoghi il diritto medievale delle Decretali. In modo particolare nella Spagna e in Germania i Capitoli cattedrali si apposero alla soppressione delle esenzioni e alla restrizione dei diritti degli arcidiaconi. Molte diocesi non ebbero seminari per il clero che nel corso del sec. xvir e alcune solo nel sec. xviri. Dalle proibizioni di unire nelle mani di uno solo più vescovati si concessero in Germania molte volte dispense in favore dei pericipi delle case di Asburgo e di Wittelsbach per interessare queste dinastie alla difesa di territori minacciati. Ciò non ostante rimane ben fermo che il Concilio di T. è il più grande Concilio riformatore nella storia della Chiesa e che il Papato mediante la convocazione di esso e la sua attuazione ha aumentato straordinariamente il suo influsso sui popoli. Il Concilio non poté impedire che in seguito sorgesero le grandi controversie sulla efficacia della Grazia (la cosiddetta questione molinista) o sull'attrizionismo. La dottrina sulla Chiesa e sul primato del papa, che non furono definite nel Concilio, vennero discusse accanitamente più tardi, finché il Concilio Vaticano pose fine alle dottrine gallicane, febroniane ed episcopalistiche. Tutti gli sforzi di parte protestante di rivolgere, in un nuovo Concilio, in favore della Unione, le decisioni dottrinali, naufragarono necessariamente di fronte al carattere infallibile delle decisioni di fede. Quanto grande, poi, sia stato l'influsso sulla formazione della pietà ecclesiastica e sull'arte cristiana è un argomento che deve ancora venir illustrato in ulteriori ricerche. - Vedi tavv. XLVII-XLIX.

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(1st. R. Renn)
Trento, arcidocesi di - La celebre mensola dell'organo di Vinc. Grandi (1434). Trento, chiesa di S. Maria Maggiore.

Le Conc. de T., 2 voll., Parigi 1930-31; L. Cristiani, L'Eglise d l'époque du Conc. de T., ivi 1948; K. Eder, Gesch. der Kirche im Zeitalter der konfession. Absolutismus, Vienna 1949; H. Jedin, Stor. del Conc. di T., I. Brescia 1949; id., Kath. Reformation oder Gegenreformation?, Lucerna 1948; I. Rogger, Le Nazioni al Conc. di Tr. 1343-50, Roma 1952; Pastor, V-VII. Collezioni di studi speciali : Il Conc. di T. Riv. commem. del IV centen., diretta da P. Paschini, 6 fascc., Trento 1942-47; vari autori, Studia Tridentina, in Gregorianum, 26 (1946); vari autori, Il IV Centen. del Conc. di T., Confer. alla Univ. Cart. del S. Cuore, Milano 1946; P. Cherubelli, I contributi degli Ordini relig. al C. di T., Firenze 1946; id., La Bibbia e il Conc. di T., Roma 1947; vari autori, Contributi alla storia del Conc. di T. e della Controriforma, Firenze 1948; El Concilio de T., Exposic. e incestig. por vallaborad. de Razón y Fe, Madrid 1945. Numeri speciali sono stati dedicati al Conc. nel 1945, anche dai sogg. period. spagnoli : Estudios eclesiásticos, Miscel. Comillas, Vedrad y Vida, Rev. de Espiritualidad, Apostolado sacerdotal. G. Schreiber, Das Welthunzil von Trient. 2 voll., Friburgo 1951. Sulla partecipaz. delle singole Nazioni: J. de Castro, Portugal no Conc. de T., 6 voll., Lisbona 1944-46; J. Gofii Gastambide, Los Nucarros en el Conc. de T. y la reforma trid. en la disc. de Pamplona, Pamplona 1947; R. Burgos, España en T., Madrid 1941 (divulgativo); P. Leturia, Perché la Chiesa ripano-americana non fu rappresentata a T., in Il Conc. di T., 1 (1912), n. 1, pp. 35-43; H. Jedin, Die deutschen Teilnehmer am K. von Trient. in Tübinger Th. Quartalschr., 122 (1941), pp. 228-61; 123 (1942), pp. 31-37; molti studi sulla rappresentanza delle singole diocesi tedesche a T. e quelle degli Ordini religiosi nel vol. II di Schreiber, Das Welthunzil., cit. Sulla partecipazione degli Ordini religiosi in specie: A. Walz, Eleusis dei Padri domen. nel Conc. di T., in Angelicon. 22 (1943), pp. 31-39; R. Varéaco, I Frati Minori al Conc. di T., in Arch. Francioc. hist., 41 (1948), e 42 (1949), anche separatamente, Quaracchi 1949; D. Gutierrez, Los Augustinos en el Conc. de T., in Ciudad de Dios, 128 (1946), pp. 383-409; S. Seiger, Carmelitac in Conc. Trident., in Anal. Ord. Carmelit., 12 (1944), pp. 147-66. T. al tempo del Conc.: C. Giuliani, T. al tempo del Conc., in Arch. Trentino, 1-3 (1882-84); H. Swoboda, Trient u. die kirchl. Renaissance, 3* ed., Vienna 1915; A. Galante, T. e il Conc. Trid., Roma 1922.

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Bologna e secondo periodo: L. Carcereri, Il Conc. di T. dalla trasluz. a Bologna alla sospent., Bologna 1910; Th. Froedenberger, Der Kampf um die radikale Abschaffung der Stolyabühren während der Bologn. Periode des Trient. Konz., in Münch. Theol. Zeitschr., I (1950), pp. 40-53; V. Heynck, Contritio vera. Zur Kontrow. über den Begriff der contritio vera auf der Bologn. Tagung des Trient. Konzil., in Franz. Stud., 33 (1951), pp. 137-79; C. Erdmann, Die Wiedereriffung des Trient. Konz. durch Julius III., in Quellen u. Forsch., 20 (1928), pp. 238-317; J. Birkner, Die Akten des Trient. Konz. für die zweite Tagungsperiode unter Papst Julius III., ibid., 29 (1938-39), pp. 279-311; id., Kard. M. Crescenzius, in Röm. Quartalschr., 43 (1935), pp. 267-83; F. Cavallera, L'interpretat. du chap. VI de la feau, in Rev. d'hist. eccl., 9 (1909), pp. 687-709; id., Le décret du Conc. de T. sur la pénit. et l'astr. onction, in Bull. de litt. eccl., 1923, pp. 277-97 con continua, fino all'anno 1938; C. Costant, Concession d l'Allemagne de la Comm. sous les deux espèces, 2 voll., Parigi 1923; H. Jedin, Ein span. Epilog zur zweiten Tagungsperiode des K. v. T., in Gregorianum, 51 (1950), pp. 100-13; id., Kirchenreform v. Konzilsgedanke 1332-39, in Hist. Jahrb., 54 (1934), pp. 401-31.

Tezzo periodo: St. Ebaxx, Die letzte Berufung der Tr. Konz. durch Pius IV., in Festschr. G. v. Hertling, Kempten 1913, pp. 139182; H. O. Evennett, The Card. of Lorraine and the Counc. of T., Cambridge 1930; B. Chudoba, Las relac. de las dos cortes Habsburguosas ecc., in Bolet. de la Acad. de hist., 103 (1933, it), pp. 297-368; G. Eder, Die Reformvorschläge Ferdinandi I. auf dem Trient. Konz., Münster 1911; H. Jedin, La politica conciliare di Cosimo I, in Riv. st. ital., 62 (1950), pp. 343-74, 477-96; L. Prosdocimi, Il progetto di Riforma dei principi al Conc. di T., in Aevum, 13 (1919), pp. 3-64; J. Birkner, Das K. v. T. u. die Reform des Kardinalskolleg. unter Pius IV., in Hist. Jahrb., 52 (1932), pp. 340-35; H. Jedin, Zur Vorgesch. der Regularenreform Trid. Sess. XXV., in Röm. Quartalschr., 44 (1936), pp. 231-81; id., Il tipo ideale di vesc. sec. la riforma catt., Brescia 1950; M. Alonso, El sacrif. eucarist. según el Conc. Trid., Madrid 1929; E. Jamoulle, L'unité sacrificalle de la Cène, la Croix et l'Autel au Conc. de T., in Eph. theol. Lov., 22 (1946), pp. 34-69; G. B. da Farnese, Il sacram. dell'Ordine nel periodo preced. la sess. XXIII del C. d. T., Roma 1946; F. Garcia Guerrero, El decr. sobre la residencia de los obispos en la terc. asamblea del Conc. Trid., Granada 1942; L. Castano, Pio IV e la Curia Rom. di fronte al dibattito trid. sulla residenza, in Xenia Piana, Roma 1943, pp. 1959-75; H. Jedin, Das K. v. T. u. die Anfänge der Kirchenmatriheln, in Zeitschrift der Senigny-Stiftung für Rechtsgesch., Kanonist. Abt., 52 (1943), pp. 419-94; id., Entstehung und Tragweite des Trient. Dehr. über die Bilderverehrung, in Tübinger Theol. Quartalschr., 116 (1935), pp. 143-88, 404-29; id., Das K. v. T. u. die Reform der liturg. Bücher, in Eph. lit., 59 (1949), pp. 5-48.

Effetti a singhficato: Pastor, VII-IX; C. Sanchez Aliseda, La doctr. de la Iglesia sobre los semin. deste T. hasta nuestras dias, Granada 1942; E. Mâle, L'art relig. aprés le Conc. de T., Parigi 1932; G. Schreiber, Der Barock und das Trid., in Welthonsilfett, 1, II, pp. 381-425; K. Weinmann, Das K. v. T. und die Kirchenmusik, Lipsia 1919; K. G. Fellerer, Das Trid. und die Kirchenmusik, in Welthonsil, II, pp. 447-62; G. Getto, La letter. ascet. e mist. in Ital. nell'età del C. Trid., in Contrib. alla stor. del C. d. T. (cit.), pp.51-77; J. G. Mayer, Das K. v. T. und die Gegenreform. in der Schweiz. 2 voll., Stame 1902-1903; V. Martin, Le Gallicanisme et la réforme cath., Parigi 1919; F. Willocx, L'introd. des décr. du C. de Tr. dans le Pays-Bas et dans la principauté de Liège, Lovanio 1929; H. Jedin, Il significato del C. di T. nella stor. della Chiesa, in Gregorianum, 26 (1946), pp. 117-36.

Uberto Jedin
TRENTOF, diOCESI di. - Diocesi e città nello Stato di Nuova York (U.S.A.).

La diocesi fu eretta il 15 luglio 1881 quale suffraganea di Nuova York, e comprende oggi 8 contee del Nuovo Jersey con una superficie totale di 3777 migliaq. ed una popolazione di 1.100 .000 ab., dei quali 330.000 sono cattolici. Nella diocesi sono 247 sacerdoti diocesani, 126 religiosi di 13 congregazioni diverse, 195 parrocchie, 127 cappelle, 37 missioni, 63 stazioni, 9 comunità religiose maschili e 118 comunità femminili ( 1138 religiose),

5 seminari ( 353 seminaristi), i collegio per ragazzi, i orfanotrofio, 4 ospedali.

La prima Messa fu celebrata nella diocesi a Woodbridge nel 1672 e a T. si trova la prima chiesa nel 1814. Il primo vescovo di T. fu mons. Michele O' Forrell, nato in Irlanda e per qualche tempo membro della Società dei Sulpiziani e professore del Seminario maggiore di Montréal (Canadà).

Bibl.: J. G. Shes, Hist. of the Cath. Church in the Un. States, IV, Nuova York 1892, pp. 499, 501; J. P. Powers, s. v. in Cath. Enc., XV, p. 37; The Official Cath. Directory 1951, Nuova York 1951, pp. 504-600; Th. Boerner, The Cath. Church in the Un. States, St. Louis-Londra 1950, p. 283; Ann. Pont. 1953, p. 429 .

Gostone Carriere
TRES TABERNAE. - Antica diocesi e stazione sulla Via Appia antica a 3 miglia da Roma, secondo l'Itinerario di Antonino ed è ricordata da Cicerone (Ad Atticum, I, 13, 1; II, 10; 13, 1).

I fedeli della comunità di Roma, alla notizia che s. Paolo da Pozzuoli si era incamminato verso Roma gli andarono incontro e si spinsero alcuni fino a Forum Appii, altri lo attesero a T. T. (Act. 28, 13). Ebbe un vescovo di nome Felice fino dal 313. Nel Sinedo romano del 492 firmò il vescovo Decio. Nel 592 il papa Gregorio, per la desolazione della zona dopo l'assedio gotico, annesse il territorio di T. T. alla diocesi di Vellett (s. Gregorio Magno, Ep., II, 50; PL 76, 591-92). Però il vescovo di T. T. riappare tra i presenti nel Concilio del 769 e in documenti posteriori fino all'anno 868.

Bibl.: L. Duchesne, Le sedi cptic. nell' aut. Ducato di Roma, in Arch. della Soc. rom. di st. patria, 13 (1892), p. 500; Lanzoni, I, p. 145 .

Enrico Josi
TREVI nel Lazio. - Antica diocesi, vicino alle sorgenti dell'Aniene, oggi in diocesi di Subiaco. Fu municipio romano con il nome di Treba Augusta. Fu anche sede episcopale e i documenti più antichi della sua vita diocesana risalgono ai secc. v-vi.

E difficilissimo fare l'elenco dei suoi vescovi partecipanti ai Concili romani del medioevo perché spesso confusi con quelli della città omonima nell'Umbria, posta sulla Via Flaminia, anch'essa antichissima diocesi. Nel sec. x e nel sec. xi appaiono i primi documenti sui rapporti fra questa diocesi e i monaci sublacensi. Il territorio della diocesi trebana si estendeva da oriente ad occidente, partendo da Filettino fino a Subiaco, seguendo il corso dell'Aniene. Appartenavano alla sua giurisdizione i paesi di Filettino, Vallepietra, Ienne e Collalto. La cattedrale di T. era dedicata al martire s. Teodoro e sorgeva presso la riva destra dell'Aniene col punto dove il torrente Boria si getta in questo fiume, presso l'attuale Ponte S. Teodoro. Unito alla Cattedrale era il Palazzo vescovile dove, nel 1260, passò buona parte dell'estate e dell'autunno il card. Ugo di S. Sabina e qui accolse come seante il card. Giacomo Pantaleone di Troyes, il quale nel 1261 diveniva pontefice con il nome di Urbano IV. T., come diocesi, condusse una vita stentata dovuta alla povertà del territorio sul quale estendeva la sua giurisdizione. Nel sec. xi tali condizioni peggiorarono per il mancato risveglio dell'agricoltura e del commercio, che animò in questo tempo altre regioni d'Italia. Niccolò II negli anni 1059-61 soppresse la diocesi di T. : è pervenuta la bolla di Urbano II del 1088, la quale si richiama al decreto di Niccolò II. T. e i quattro paesi dipendenti furono uniti alla diocesi di Anagni dalla quale T. e Ienne furono tutti nel 1638 per essere uniti a Subiaco. L'opposizione dei trebani alla soppressione della loro diocesi fu energica, costante, continua; quasi tutti i papi, dal 1061 al 1227, cioè per ca. 166 anni, si occuparono di questa vertenza. Gregorio IX, nel 1227, confermò definitivamente l'unione di T. e dei paesi dipendenti ad Anagni concedendo all'abate di S. Teodoro alcuni privilegi.

Bibl.: D. A. Pierantoni, Aniene illustrato e mano notiz. stor. della terra di T., ms. nell'Arch. parrocchiale della colleg. di S. Maria di T.; F. Caraffa, Treba Augusta (T. nel Lazio) alle sorgenti dell'Aniene, municipio romano e sede episcopale, in Boll. della sex. di Anagni della Soc. rom. di st. patria, 7 (1991), p. 55 sgg .

Filippo Caraffa

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In alto a sinistra: FACCIATA della chiesa di S. Vigilio a Fieserio, con altissimi di S. Baschenio (12.10) raffiguranti una donna macchera, e, nella fascia orizzontale, i vich capitali. In basso a sinistra: CASTELLO DEL BUON CONSIGLIO - Terario. A destra: SANTIARIO DI S. ROMEOIO presso Santuario fu Val di Pino.

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(per cortesia di d. G. Delagon)
In alto: TRITTICO d'altare del sec. xvi nella chiesetta di S. Stefano a Fornace. In basso: IL CARD. BERNARDO CLESIO. Ritratto affrescato dal Romanino (1534) nella Sala degli Imperatori del castello del Buon Consiglio - Trento.

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In alto a sinistra: ARSIDE DEL DIXIMO (sec. xiv-xivi). A destra il Cavalleria, posto panturone del Palazzo Prensini, col campanile di S. Ramadio ( $1^{\circ}$ metà del sec. xivi) - Trento. In alto a destra PIANCO E ARSIDE DELLA CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE, istituita nel 1920 da A. Medaglia - Trento. In basso a sinistra: UNA SESSIONE DEL CONCILIO DI TRENTO NEL DIXIMO Tela di scuola veneta del sec. xvi - Parigi, Museo del Louvre. In basso a destra: UNA CONGREGAZIONE GENERALE DEL CONCILIO DI TRENTO IN S. MARIA MAGGIORE. Dispone dei sec. xxi - Trento, Castello del Bune Coenigire.

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A sinistra: CHIESA ABBAZIALE DI PRÜM (sec. 101) - In alto a destra: LA MONUMENTALE PORTA ROMANA DETTA PORTA NIGRA Treviri. In basso a destra: VEDUTA DELLA PARTE OCCIDENTALE DEL DUOMO (1040-75) E DELLA CHIESA DELLA MADONNA (Liebfrauenkirche, 1242-53) - Treviri.

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TREVICO. - Borgata e antica diocesi in provincia di Avellino.

Fu sede vescovile fin dal sec. x, suffraganea di Benevento; venne soppressa dal papa Pio VII nel 1818 e incorporata con la sede di Lacedonia. Patrono della diocesi fu s. Euplo; la ex cattedrale, oggi collegiata, è dedicata alla B. Maria Vergine.

Biol. : Eubel. I, p. 525; II, p. 292; III, p. 353; IV, p. 346; V, p. 391.

Enrico Josi
TREVIRI (Tribb), diocesi di. - Città e diocesi nella Germania occidentale. Ha una superficie di 12.870 kmq . con una popolazione di $2.101 .324 \mathrm{ab}$. dei quali 1.595 .031 cattolici distribuiti in 915 parrocchie, servite da 1263 sacerdoti diocesani e 454 regolari; ha due seminari, 54 comunità religiose maschili e 388 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 430).

Sulla Via Romana, tra Lione e Colonia, Augusta Trevirorum divenne residenza imperiale a motivo della sua importanza strategica e della sua vicinanza alla frontiera.

Nel 285 Massimiano Erculeo pose a T. la sede della sua capitale che si ingrandì sotto Costanzo Cloro e Costantino; di questi una moneta d'oro riproduce la Mosella, il ponte, una porta monumentale sormontata dalla statua dell'Imperatore e in prospettiva il recinto delle mura. Oltre Costanzo Cloro e Costantino, vi dimostrrono Costante, Valentiniano I dal 364 alla morte, Graziano e Massimo.
T. ebbe il suo anfiteatro, le sue terme; raggiunse il suo splendore come capoluogo della prefettura del pretorio delle Gallie. Fu la seconda capitale della Prima Belgica e divenne metropoli ecclesiastica. Vi nacque s.Ambrogio; vi furono in esilio s. Atanasio dal 335 al 337 (Apologia contra Arianos, 9, 87); fu visitata da s. Girolamo, s. Agostino e s. Martino di Tours; Ausonio vi fu quale istitutore di Graziano. Ma col trasferimento della prefettura del pretorio ad Arles, al principio del sec. v, cominciò la sua decadenza. I Franchi l'occuparono ca. il 464 e divenne una contea con a capo il comes Arbogasto. Col Trattato di Verdun dell'843 T. venne incorporata nel regno di Lotario. Il potere comitale passò allora agli arcivescovi finché nel 1212 ricevette le lettere patenti dall'imperatore Ottone IV, confermute da Corrado IV. Però nel 1308 tornò sotto la giurisdizione arcivescovile, con amministrazione di scabini che venne completata dall'arcivescovo nel 1443 con l'elezione di due borgomastri. Fu occupata nel 1634 dagli Spagnoli e nel 1645 dai Francesi. Col Trattato di Lunéville del 1808 divenne capoluogo del dipartimento della Sarre; i Tedeschi la riconquistarono tra il 4-5 genn. 1814. Col Trattato di Vienna passò al Regno di Prussia.

L'arcidiocesi ebbe per suffraganee le diocesi di Metz, Toul e Verdun. Con la bolla De salute animarum del 1821 il papa Pio VII fece T. suffraganea di Colonia.

Mancano documenti antichi che confermino le tradizioni locali relative a martiri di T. Il suddiacono Ursiniano "meruit sanctorum sociari sepulchris" (CIL, XIII, 3787), ma per sepulchra si deve forse intendere l'altare nel quale erano conservate reliquie di martiri venuti da fuori (H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, $2^{a}$ ed., Bruxelles 1937, p. 359). Per l'epoca antica vescovi di T. furono i ss. Eucario ca. il 250, Valerio, Materno, Agricio nel 314; Massimino (332-49 ca.) il quale accolse nel 336-37 Atanasio vescovo di Alessandria; il vescovo Paolino ( $347-58$ ) trasmise a s. Atanasio le lettere di ritrattazione di Ursacio e Valente: al Concilio d'Arles del 353, fu deposto ed esiliato in Frigia dove morì nel 356. Felice (386-400 ca.); Severo, ca. il 430; nel 479 Iamlychus. Presso Chalon-sur-Saône nella chiesa di St-Germain-du-Plain si rinvenne una lastra marmorea in cui proposero di riconoscere l'epitafio di "Iamlychus" (plicoquia) " deposto "in ape resurrectionis" nel 479 (CIL, XIII, 2478; E. Diehl, Inscr. christ. lat. veteres, Berlino 1925-31, n. 1077).

Il Duomo fu eretto ca. il 375; distrutto in parte dai Franchi nel sec. v. Fortunato loda l'opera di Nicezio (525-66) per i restauri compiuti nella Cattedrale: "Tem-
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(da Ts. Kempf. Die vorläufigen Ergebnisse des Ausgrabungen auf dem Gelände des Trierer Domes, in Germania, 86 (1921), n. 13, tux. i. n. 81
Treviri, diocesi di - Graffito di Marti, del tempo di Graziano, trovato nel presbiterio della Cattedrale (1949) - Treviri.
pla vetusta Dei revocasti in culmine prisco et floret senior te reparante domus" (III, 11). Nell'857 un fulmine ne incendiò il campanile; nell'882 fu saccheggiato dai Normanni. L'arcivescovo Egberto (977-93) eresse la cappella di S. Andrea. L'arcivescovo Popone (1016-47) trasformò la Cattedrale in edificio romanico; Hillin vi aggiunse le torri ( 1160 ); nel sec. xit furono create nelle due sbsidi le cripte; nel 1719 l'edificio venne di nuovo modificato in stile barocco e rinnovato tra il 1891-1910.

Le esplorazioni compiute dal 1943 in poi in T. hanno permesso di riconoscere nel Duomo e nella Liebfrauenkirche una doppia basilica tra cui è compreso il battistero. Della grande basilica costantiniana ( $324-26$ e 348 ) si è rinvenuto l'atrio preceduto da una specie di narthea e la basilica stessa a tre navate che venne in parte sostituita da una grande sala quadrilatera; tra gli aa. 370-78 al tempo dell'imperatore Graziano tali costruzioni vennero sovrapposte ad una grande sala in cui furono raccolti ca. 50.000 frammenti di stucchi dipinti i quali, diligentemente ricomposti e studiati, hanno restituito ritratti di s. Elena madre di Costantino e di Fausta moglie dello stesso, oltre ad èroti, ecc. Il carattere cristiano del complesso è attestato dalla disposizione degli ambienti e da graffiti come, ad es., "Marti vivas in Deo XP semper. Germanio vivas in Deo XP semper; 也 E $\mathcal{A} \Pi \Omega I O C$ Marcellianus ".

Questo grande santuario, paragonabile per imponenza agli edifici costantiniani dell'Anastasis di Gerusalemme e della Natività a Betlemme, venne poi trasformato sia sotto il vescovo Nicezio nel sec. vi, sia dopo l'invendio e la catastrofe dell'882 per opera dei Normanni, con i lavori degli arcivescovi Egberto (977-93) e Roberto (931956), che eresse l'"aula sanctae Dei Genitricis», e dell'arcivescovo Popone (1016-47).

Nel tesoro, la placchetta eburnea con due vescovi assisi che portano sui loro ginocchi una capsella reliquiaria nell'atrio precedente la chiesa. Forse si riferisce alla traslazione delle reliquie compiuta da s. Elena e dal vescovo Agricio; altri preferirono vederci traslazione di reliquie di s. Stefano nel 428. Nel Tesoro si conserva anche il celebre codice di Egberto del sec. x (F. X. Kraus, Die Miniaturen des Codex Egberti in der Stadtbibliothek zu Trier in unveränderlichen Lichtdruck, Friburgo in Br. 1884). La chiesa, dedicata alla B. Vergine (Liebfrauenkirche), fu eretta tra il 1242-53, a pianta centrale, gotica; romaniche sono la cappella dedicata alla S. Croce (Heilighreuzhapelle) e la chiesa di S. Simone (seconda metà del sec. xit) nella monumentale Porta Nigra. La chiesa di S. Lorenzo fu dedicata dall'imperatore Valentiniano (G. B. De Rossi, Inscr. christ. Urbis Romae, II, Roma 1888, p. 6, n. 6); presso il palazzo romano l' "ecclesia ad Palatium" è menzionata nei Gesta Trevirorum. Molte iscrizioni cristiane si rinvennero in S. Mattia, in S. Massimino e nel cimitero detto degli Evangelisti; nell'oratorio di S. Eucario, in S. Mattia un'iscrizione greca ricordava un "A $\mathrm{C}_{1}$ Çoç Agrippa Siro, nato presso Apamea (F. X. Kraus, Die

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(da Th. Kempf, art. cit., fig. 1).
Treviro, diocesi di - Pianta della doppia Cattedrale nel periodo costantiniano (odierne Cattedrale e Liebfrauenskirche) - Treviri.
altchristliche Inschriften der Rheinlande, I, Friburgo in Br. 1888, p. 44, n. 8o); un'altra pure greca del 409 fu trovata in S. Paolino (ibid., p. 82, n. 163).

L'abbazia benedettina di S. Maria "ad Martyres" sulla Mosella fu fondata dall'arcivescovo Lutvino nel sec. VII in memoria dei pseudo martiri Tebei; venne restaurata nel 975 dall'arcivescovo Teodorico, fu soppressa nel 1802 da Napoleone I (Weisenah), Der Grundbesitz des Klosters S. Maria ad Martyres zu Trier in Butzweiler, in Trierische Heimat, 4 [1927-28], pp. 97-99; Cottineau, II, coll. 3210-11).

La chiesa di S. Massimino, in origine S. Giovanni Ev., poi S. Dario, fu più volte rifatta. L'abbazia benedettina fu arricchita dai Merovingi e dai Carolingi; rimangono avanzi della cripta e di pitture carolingie; devastata nel1'882 dai Normanni, fu rifatta nel 934 ; nel sec. IX fiorì il suo scriptorium (codice di Ada del sec. IX nella Biblioteca comunale); dette sviluppo ad altre abbazie della Germania (Echternach, Tegernsee, Maria Laach e Branweiler); fu soppressa nel 1802 (Cottineau, II, coll. 3212-13). A S. Massimino si è scoparto un oratorio adorno di affreschi rappresentanti la Crocifissione, gli Evangeliati, i quattro profeti maggiori, santi martiri e confessori: dalla storia del monastero sono databili all'età carolingia (H. Eichler, Peintures murales carolingiennes à St. Maximiln de Trèves, in Cahiers archéologiques, 6 [1952], pp. 83-90).
S. Paolino è costruzione del Iv sec., rifatta nel sec. xir; fu distrutta dai Francesi nel 1674, trasformata in stile rococò nel 1732-54, contiene nella cripta il sarcofago di s. Paolino. La chiesa dei Gesuiti o "Droifaltigkeitskirche a sorse nel sec. xIII; S. Gervasio fu costruito dai Francescani nel 1765-68: contiene il sepolcro dell'arcivescovo Popone; S. Sinforiano in antico S. Uodoaldo ca. [882; S. Irmina fondata ca. il 680 ; S. Simeone del tempo dell'arcivescovo Popone presso la Porta Nigra.

La basilica romanica di S. Mattia è la chiesa sepolcrale di S. Eucario situata in un'area cimiteriale cristiana; fu rinnovata nel 1921; vi si conservano le reliquie dell'apo-
stolo s. Mattia portatevi nel 1127. L'abbazia benedettina di S. Martino "ad litus super Mosellam" fu fondata dal vescovo Magnesio ca. il 587 ; distrutta dai Normanni nell'882, restaurata nell'888, ne fu abate tra l'899-915 Reginone di Prüm (Cottineau, II, col. 3211). Esplorazioni misero in luce sarcofagi e alcuni oggetti d'oro (K. Böhner, Die Anfänge der ehemaligen Abteikirche St. Martin zu Trier, in Trierer Zeitschrift, 18 [1949], pp. 107-31). S. Gangolfo, eretta nel sec. xv fu rifatta nel 1732; mentre resta l'alta torre campanaria del 1498 . In stile gotico è la chiesa della S.mv Trinità ( 1228 ) poi detta chiesa dei Gesuiti; anche gotica è la chiesa di S. Antonio (1462). In T. la Gesellschaft für Rheinische Geschichtshuude dal 1884 iniziò le sue pubblicazioni; dal 1898 le iniziò il Trierer Archiv; dal 1925 la Trierer Zeitschrift für Geschichte und Kunst.

L'antica abbazia di S. Salvatore di Prüm fu fondata nel 72 I con monaci di S. Faron di Meaux, da Bertrada moglie di Pipino il Giovane che l'arricchì di privilegi seguito in ciò dai suoi successori; ebbe immunità e batte moneta. La chiesa fu ultimata nel 779, e secondo una leggenda, consacrata da Leone III nel 799; vi fu monaco Lotario I nell'855; il suo sepolcro fu identificato nel 1866 e l'imperatore Guglielmo I ne fece deporre le spoglie in un sarcofago marmoreo. I Normanni la saccheggiarono nell'882 e nell'892 ma rifiori ben presto, tanto che raggiunse il numero di 300 monaci. Dette vita a numerose filiazioni, anche il suo scriptorium fu rinomato; ad esso appartengono l'evangeliario di Lotario I oggi nella Biblioteca nazionale di Berlino; il "Liber aureus" oggi nella Biblioteca di T.; il "Registrum Prurmiense" dell'893 con le glosse dell'abate Cassarius oggi conservato parte a Coblenza e parte a T. (S. I. Beissel, Miniaturen aus Prüm, in Zeitschrift für christliche Kunst, 19 [1906], pp. 11-22; 23-54). Tra coloro che illustrarono l'abbazia si ricordano Adone di Vienna, Vandalberto, Reginone, Berno di Reichenau, ecc. Cominciò a decadere nel sec. xili; col tempo i vescovi di T. divennero amministratori dell'abbazia, ma vi furono spesso lette; tra il 172129 la chiesa venne trasformata in stile barocco; per la pace di Lunéville passò sotto la Francia che secolarizzò l'abbazia; la chiesa è oggi parrocchia.

Bial.: Cottineau, II, coll. 3210-13; G. B. De Rossi, L'epigrafia crist. di T., in Boll. arch. crist., 2 (1864), p. 13; J. Lehnon, Beiträge zur Kurfürst. Trier Politik unter Karl Kaspar von den Leyen, Treviri 1914; G. Keutenich, Gesch. der Stadt T., ivi 1915; L. Kass, Das Trierer Apostol. Vihariat Ehrenbreitstein, ivi 1917; F. Oelmann, Zur Deutung des röm. Kernes im Trier, in Bonner Jahrbücher, 127 (1922), pp. 130-88; D. Krencker, Das Reumproblem des röm. Kerns in Dom zu Trier, Ein Beitrag zur Klärung der röm. Westfront, in Trierer Jahrzeber., 13 (1924), pp. 109-18; N. Irsch, Die Trierer Abteiheche St. Mathias, Treviri 1927; J. Montebaur, Studien zur Gesch. der Biblioch. von St. Mathias, ivi 1928; id, Studien zur Gesch. der Abtei St. Eucharist-Matthias zu Trier, 26, Supplement der röm. Quartalschr., Friburgo i, Br. 1931; id., Studien zur Gesch. der Biblioch. der Abtei St. Eucharist, Treviri 1931; Gesta Trevirorum (300-1794), in MGH, Scriptores, VIII, sgg.; N. Irsch, Der Dom zu T., Treviri 1931; P. Clemen, Kunstdenkmï̈ler der Rheinprovinz, ivi 1931; G. Kentenich, Trier, Seine Geschichte und Kunstschätze, 2r ed., ivi 1933; B. Kounc - K. Kammer, Fï̈her durch. T., ivi 1933; Bunjes-Irsch-Kentenich-Kutzbach-Lückger, Die Kirchl. Denkmäler der Stadt T., ivi 1933; S. Loeschcke, Frühchristl. Denkmäler aus T., ivi 1937; Th. K. Kemf, Die Deutung des röm. Kernes im Trierer Dom nach den Ausgrabungen von 19431946, in Das Münster, 1 (1947), pp. 120 sgg; id., Trier, Die Grabungen im Trier Dombering, in Fasti archeologici, 4 (1949), p. 569 sgg.; id., Die vorläufigen Ergebnisse der Ausgrabungen auf dem Gelände des Trierer Domes, in Germania, 29 (1951), pp. 47 57; Eubel, I, p. 495; II, p. 255; III, p. 317; IV, p. 342; V, p. 387. Per l'abbazia di Prüm cf.: C. Willems, Prüm und seine Heiligtümer, Treviri 1896; H. Forst, Das Fürstentum Prüm, Bonn 1903; K. Lohmeyer, Die Baruchbauten der Abtei Prüm, in Bonner Jahrbücher, 1912, pp. 111-36; E. Wackeneufer, Die Kunstdenkmäler des Kreises Prüm, Bonn 1927; Cottineau, II, col. 2371. Il Chronicon dell'ab. Regino è in MGH, Scriptores, I, pp. 537612.

Enrico Josi
Istituzioni culturali. - Valentiniano I (364-75), favorì i letterati, retori e poeti, attirandoli a T.: tra questi Ausonio (v.), precettore di suo figlio Graziano. Sembra che per sua influenza sia stata promulgata la legge del 23 maggio 376 sugli onorari dovuti ai professori

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di grammatica e di retorica, con trattamento di favore per quelli di T. (Cod. Theod., XIII, 3. 11). Alle sue fiorenti scuole (cf. Ausonio, Mastella, vv. 383 e 403 sgg.), ove insegnarono anche Eumenio e Claudio Mamertino, accorsero alunni d'ogni parte: s. Girolamo v'inisiò lo studio della teologia, maturando il proposito di darsi alla vita ascetica (Epist., 3, 5; s. Agost., Conf., VIII, 6). Passata la regione in possesso dei Franchi (sec. v), la vita della città, fiorente sotto i Carolingi, continuò sotto la protezione dei vescovi e per opera dei Benedettini (abbazia di S. Mattia) e, più tardi, dei Domenicani, Francescani, Carmelitani.
I. L'Università. - L'arcivescovo Giacomo von Sierck, nel Giubileo del 1450, chiese al Papa l'erezione di uno Studium generale. Il trevirenze card. Niccolò di Cusa, legato in Germania, avvalorò la richiesta. Il papa Niccolò V concesse lo Studio nel 1454, con duplice bolla: Inter ceteras felicitates (2 febbr.) e Romanum deset Pontificem ( 12 febbr.). Ma le circostanze politiche e sociali susseguitesi alla caduta di Costantinopoli (1455) ne protrassero l'apertura al 1473. I suoi Statuti furono redatti sul modello di quelli di Colonia: cancelliere, l'arcivescovo; facoltà principale, quella di teologia. Sotto il dominio elettorale, dal 1561 al 1773, ne ebbero la direzione i Gesuiti.

Soppressi questi (21 luglio 1773), l'arciv. e principe elettore Klemens Wesselslaus fondò in Krahnen, nell'ex-noviziato dei Gesuiti, il Seminario maggiore ( 16 ott. 1773), che nel 1779 fu trasferito in un proprio edificio eretto presso l'Università. Così le cattedre della facoltà di teologia furono affidate ai professori del Seminario. Occupato il territorio dai Francesi, l'Università, passata sotto i Benedettini, fu abolita nel 1798.
2. La nuova Facoltà teologica. - Nel 1798 fu chiuso anche il Seminario "Clementino", che l'arciv. Carlo Mannay riuscì a ricostituire nel 1805 , ma senza la facoltà teologica. Ripetutamente richiesta dall'arciv. Rodolfo Bornewasser ( 1948 e 1950), e perorata da mons. Ludovico Kaas, tale facoltà fu concessa nel 1950 dal papa Pio XII, e canonicamente eretta nel Seminario maggiore con decreto della S. Congr. dei Seminari e Università degli Studi ( 5 giugno 1950). Ne è seguito il riconoscimento governativo ( 22 ag. 1950), e il 21 maggio 1951 la S. Sede ne approvò gli Statuti.

Patrono, come già per l'antico Stud o, è s. Girolamo. la cui effige è nel sigillo universitario. La facoltà ha una biblioteca di oltre 100.000 voll., conta seminari scientifici per la filosofia, la teologia, la S. Scrittura e la storia ecclesiastica. E frequentata anche da alunni di varie famiglie religiose. Pubblica la rivista Trierer Theologische Zeitschrift (succeduta nel 1947 al Pastor Bonus, fondato nel 1889) e la serie scientifica Trierer Theologische Studien(1941).
3. Altre istituzioni culturali. - Da ricordare la Katholische staatliche pädagogische Akademie (1946 in Bad Neuenahr; 1950 in T.), con insegnamento di 4 semestri : pubblica Pädagogische Nachrichten. - Vedi tav. L.

Bibl.: H. Leckeren, Trèves, nn. III-IV e XVIIJ, in DACL. XV, coll. 2720-22 e 2759; W. Erman - E. Horn, Bibliographie der deutschen Universitäten, II, Lipsia-Berlino 1904, pp. 994-96; P. A. Reuss, Gesch. des bischöfl. Priestersoninars (Seminarium Clementinum) zu Trier, Treviri 1890; J. Marx, Abriss der Gesch. des Priestersoninars zu Trier, ivi 1917; St. d'Irsay, Hist. des Universités, 2 voll., Parigi 1933-35 (v. indice); H