arono l'abitato nel 1019 per farne un baluardo sul confine della Puglia contro l'aggressivo Ducato longobardo di Benevento. L'imperatore s. Enrico II (v.) nella sua impresa antibizantina dopo alcuni mesi d'assedio ne accettò la resa (ro22) e tra i patti della capitolazione pose quello del passaggio della città dal rito greco al latino, per sottrarla cosi all'influenza dell'Oriente. Contemporaneamente il Papa l'erigeva in diocesi immediatamente soggetta (ro31; bolle di conferma di Pasquale II nel 1100 e di Adriano IV nel 1156). L'inefficienza del dominio bizantino fece si che la direzione politica della città fosse di fatto nelle mani del vescovo coadiuvato dai "noviliores homines", in quella caratteristica forma di organizzazione molto diffusa in Puglia nell'alto medioevo (F. Carabellese [v. bibl.]) che fu l'unica organizzazione vitale di quelle popolazioni durante il caotico periodo bizantino e quello della penetrazione normanna. T., sotto l'energica condotta dei suoi vescovi, si oppose con tenacia alla ferocia di questi nuovi conquistatori (il vescovo Angelo mori il 4 maggio 1041 combattendoli sull'Ofanto) finché questi si pacificarono col Papa da cui Roberto il Guiscardo ottenne nel 1054 l'investitura del Ducato di Puglia. Allora T. ne accettò la signoria e divenne centro normanno nella Puglia settentrionale, avviandosi a un periodo di grande prosperità e splendore. Nel 1093 Urbano II vi tenne un concilio, e l'anno stesso si dette principio alla costruzione della nuova Cattedrale. Nel 1105, con una impresa che sembra aver imitato quella barese del rapimento delle reliquie di s. Nicola, furono traslate da Tivoli a T. le reliquie dei ss. Eleuterio, Ponziano ed Anastasio. Altri concili tennero in T. Pasquale II (nel 1114 e nel 1116) e Callisto II (nel 1120) : in quest'ultimo i baroni normanni giurarono la tregua di Dio (documento nell'Archivio capitolare, sacco 4. lett. A).
Spentasi nel 1127 la discendenza di Roberto il Guiscardo, T. si oppose alle mire di Ruggero di Sicilia sul continente, riaffermando la propria libertà sotto la condotta del vescovo Guglielmo II (iscrizione della porta bronzea minore della Cattedrale), ingaggiando un'epica lotta che si chiuse soltanto nel 1139. Pacificato col nuovo Regno di Sicilia, il vescovato di T. accrebbe ancor di più la sua importanza politica, fino a vedere il suo vescovo Gualtiero II prima ascoltato consigliere del re Guglielmo II e poi gran cancelliere di Enrico VI e di Federico II nel periodo della sua minorità. Durante l'episcopato di lui Clemente III concesse (1189) alla sede di T. il privilegio del pallio. Nel momento della sollevazione delle città pugliesi contro Federico II. T., ferita già nel suo orgoglio per l'esclusione dei suoi vescovi dalla Corte dello Svevo, tentò restaurare anche contro di lui la sua antica libertà : ma Federico l'espugnò (1229) e la rase al suolo. La città si riebbe solo dopo il definitivo crollo degli Svevi (1266-68) senza però riacquistare più l'antica importanza. Proprietà personale di Giovanna I d'Angiò, poi feudo comitale di Pietro d'Ivrea e di Muzio Attendolo Sforza, ebbe da Carlo V titolo e privilegi di città e concessioni finanziarie che le conferirono durante la dominazione spagnola un notevole splendore. La diocesi decadde verso la metà del 1600 a causa di carestie e pestilenze; si risollevò sullo scorcio di quel secolo per l'opera di insigni vescovi. Nel 1854 Pio IX, in vista della cresciuta importanza della città di Foggia, la distaccò dalla diocesi di T. e la eresse in diocesi sui iuris. Dal 1925 le due diocesi, serbando la propria distinta giurisdizione, sono unite ad personam.
Molto probabilmente la cattedrale di T. incorporò nella sua struttura una preesistente "ecclesia S. Mariae" (ca. il 1080) identificabile nell'attuale braccio absidale (salvo la finestra dei leoni), imponente saggio di un'arte singolare, austera e poderosa. Limpida ed armonica nel ritmo di archi ciechi che ne scandiscono il primo piano ( 1093 e 1105 -20 ca.), essa prorompe in un accento superbamente originale nella parte superiore della facciata, ove la solita finestra a rosa passa dalla semplice funzione decorativa a una funzione architettonica essenziale e predominante. La scultura pugliese ha segnato nella cattedrale di T. ogni fase del suo sviluppo che va dagli arcaici capitelli dell'abside e dalle timide cornici della fiancata

(fot. Cassa)
Trola, diocesi di - Braccio absidale della Cattedrale (sec. xit). Troia.
destra (ca. il ro93) alla possente plastica dei capitelli della navata (primo ventennio del sec. XII) e dei leoni e delle figurine della facciata e del rosone, alle finezze dei bassorilievi del pulpito (datato 1169), delle formelle della fiancata sinistra e del meraviglioso traforo delle transenne del rosone, fino alla compiutezza dei frementi leoni della finestra absidale (ultimo decennio del sec. xit). Qui fecero il loro tirocinio i maestri foggiani i cui discendenti avrebbero ca. un secolo dopo, in persona di Bartolomeo da Foggia (busto di Sihelgaita nella cattedrale di Ravello) anticipato il Rinascimento. Pare che originariamente il transetto non sporgesse oltre i fianchi delle navate : è probabile che verso la fine del 1100, quando, nel periodo del massimo splendore dell'episcopum Troianum, furono create le vòtte del transetto e del coro, sia stato costruito anche un braccio (il sinistro) a prolungamento del transetto che nel 1738 fu trasformato in cappella barocca. Il braccio destro risale al 1762 , quando fu edificato dal vescovo De Simone come cappella simmetrica all'anzidetta e dedicata all'Assunta.
Sovrastrutture male accumulatesi attraverso i secoli furono eliminate in un generale restauro dell'architetto Travaglini (a cura del vescovo T. Passero, nel 1856-58): ma, secondo i criteri del tempo, l'interno fu decorato a stucchi e pitture che gli conferiscono un aspetto liscio e agghindato in contrasto con la rude eleganza originaria. Un restauro razionale è stato iniziato col ripristino delle tettoie a capriate visibili (1949). Delle due porte bronzee (opera di Oderisio da Benevento, rispettivamente del 1119 e del 1127) la maggiore è notevole per la sua imponenza, e la seconda, perché nelle sue elegantissime agemine (v.) e nella sua iscrizione ricorda l'episodio culminante della libertà troiana.
Numerose pergamene e alcuni codici manoscritti conservano, nell'Archivio capitolare, importanti documenti della storia della diocesi e della Puglia. Particolarmente degni di interesse, nel Tesoro, i tre Exultet (v. notolo liturgico), riccamente miniati (inizio e fine
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sec. xi, metà sec. xit); cofanetti d'avorio della stessa età, calici (sec. xit, xill sgg.), vasi antichi, smalti, paramenti preziosi (sec. xvi sgg.), busti e arredi argentei (scuola napoletana secc. xvir-xviII).
Va ricordata in T. anche la chiesa di S. Basilio (prima metà del sec. xi) sobria e nobile nella sua semplicità; la chiesa di S. Francesco (ariosa architettura settecentesca); la chiesa di S. Giovanni, con finissimo altare rinascimentale; il Palazzo vescovile (fine sec. xvili, decorazioni del 1905); il Palazzo di Città (ex Palazzo marchionale, con bel portale e una piccola collezione di lapidi provenienti dall'antica Ecaıa). Notevoli nella diocesi di T. gli avanzi dell'antica badia di Calatrava in Orsara di Puglie, le Torri Normanne di Castelluccio Val Maggiore e di Biccari. - Vedi tav. LVII.
Bibl.: V. Aceto, Troja sagra, manoscritto inedito, 2 voll., nell'Arch. capitol. di T.; G. Rossi, Vita di mons. E. G. Cavalleri secc. di T., Napoli 1741; Chronic. Troianum, in Raccolta di varie cronache del regno di Napoli, V, ivi 1786 (è un tardo rifacimento di un originale perduto); Synodus Troiano, ivi 1874; V. Stefanelli, Mem. stor. della città di T., ivi 1878; P. Fr. Kehr, Papsturkunden in Benevent und der Capitanata, in Nachricht. d. Königl. Gesellschafi d. Wissensch. zu Göttingen, Philol.-hist. Klasse, 1898, p. 810 sg.; F. Carabellese, L'Apolia e il suo Comune nell'alto medioevo, Bari 1905; P. A. Rosso, Ristretto dell'istor. della città di T. e sua dioc. dall'origine al 1384, a cura di N. Beccia, Trani 1907; N. Beccia, Cronistoria di T. dal 1384 al 1900, Lucera 1907; anon., La città T. e la sua storica cattedrale, a cura del comune di T., 1932 (di particolare interesse perché contiene un catalogo delle pergamene dell'Arch. capitolare, compilato dal can. S. De Stefano); F. Schettini, La scultura pagliese dall'XI al XII sec., Bari 1946.
Mario De Santis
TROIANI, Costanza Domenica. - In religione madre Maria Caterina di s. Rosa di Viterbo, fondatrice delle Suore Francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria, già di Egitto, n. a Giuliano di Roma (diocesi di Ferentino) il 19 genn. 1813, m. a Cairo di Egitto il 6 maggio 1877.
Educata nel monastero di S. Chiara della Carità a Ferentino, sotto la cura delle Francescane, entrò $1^{\circ} 8$ dic. 1829 nel loro Istituto. Il suo ardente desiderio di andare in missione fece sì che si offrisse all'invito del vicario apostolico del Cairo, che desiderava le religiose per l'educazione delle fanciulle. Nel 1854 partì con un gruppo di suore, le quali, giunte al Cairo, si domiciliarono a Clot-Bey e attesero alla scuola con soddisfazione universale, tanto che altre ne dovettero aprire, ed ebbero affidata la cura della Pia opera di redenzione delle negre, istituita dai sacerdoti G. B. Olivieri e B. Verri, e quella per i neonati esposti e abbandonati. Poiché il monastero di Ferentino non volle più inviare altre suore, anzi aveva ottenuto una piena separazione dalla missione di Egitto, il gruppo del Cairo si fece indipendente e fu eretto in famiglia del Terz'ordine regolare di S. Francesco. Maria Cristina diede tutta la sua opera alla nuova fondazione, alla stesura delle regole e al loro adattamento alle necessità dei luoghi; perciò è considerata la fondatrice della nuova famiglia. Nel 1885 poté aprire una casa anche a Gerusalemme. Il rimpianto universale per la sua morte, la santità della vita e i benefici largiti dal cielo condussero alla introduzione della causa di beatificazione, il 23 giugno 1944.
Bibl.: AAS, 36 (1944), pp. 312-16; A. Pierotti, Clausura e Missione, madre Maria Caterina T. di s. Rosa di Viterbo, Roma 1952.
Celestino Testore
TROIS-RIVIÈRES, diOCESI di. - Diocesi e città nella provincia di Québec (Canadà, America Settentrionale).
La diocesi di T. R. che copre un territorio di 12.600 miglia o, ha una popolazione cattolica di 192.380 anime sopra una popolazione totale di 195.821 . Vi sono 245 sacerdoti diocesani, 91 religiosi, 86 chiese, 85 parrocchie, 1 seminario maggiore, 3 seminari minori, 2 collegi classici per ragazze, 2 case per ritiro, 12 ospedali ed ospizii, 45 congregazioni religiose maschili e 93 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 433).
La diocesi di T. R., suffraganea di Québec, fu eretta $1^{\circ} 8$ giugno 1852 nella città dello stesso nome sulla riva

(da V. Garofoli, De vita Joan. Chrysostomi T., Bologna 1788; Trombelli, Giovanni Crisostomo - Medaglione con ritratto,
nord del fiume S. Lorenzo, tra le città di Montréal e di Québec. Nel luglio del 1885 tutte le parrocchie della riva sud del fiume furono sticcate per formare la diocesi di Nicolet (v.). Il primo vescovo fu mons. Tommaso Cooke (1852-70).
Nella diocesi è molto frequentato il santuario della Madonna di Cap-de-la-Madeleine, dichiarato santuario nazionale e affidato alla cura degli Oblati di Maria Immacolata. La statua della Vergine fu incoronata per mandato di Pio X, il 12 ott. 1904. I pellegrini al Santuario nella sola festa dell'Assunta sorpassano le 100.000 persone. La statua di N. D. du Cap, a imitazione di quelle di Fatima e di N. D. de Boulogne, in Europa, fece un viaggio trionfale attraverso le province di Québec e di Ontario al momento del Congresso mariano di Ottawa (1947) e poi continuò il suo viaggio nell'Ovest del Canadà fino alle missioni al di là del circolo polare.
Bibl.: Le Canada Ecclés., Montréal 1951, pp. 121-34. Gastone Carrière
TROMBELLI, Giovanni Crisostomo. - Erudito, teologo e patrologo, n. il 5 marzo 1697 a Galegzza presso Nonantola e m. a Bologna il 7 genn. 1784.
Entrato nel 1713 fra i Canonici Regolari del S.mo Salvatore, fu professore di filosofia a Candiana (Padova), di teologia a Bologna e accademico dell'Istituto delle Scienze nel 1749. Ebbe anche importanti cariche nella sua Congregazione, della quale nel 1760 divenne abate generale. T. scrisse moltissimo e di vari soggetti con profonda erudizione, anche se non sempre col necessario senso critico. Incominciò a pubblicare le Paroole di Fedro tradotte in volgare (Venezia 1735) alle quali seguirono altre pubblicazioni del genere. Ma già nel 1740 in Bologna usciva in sei volumi il De cultu Sanctorum dissertationes decem, molto apprezzato da Benedetto XIV. Nella seconda edizione (1751) il lavoro fu accompagnato da Priorum quatuor de cultu Sanctorum dissertationum vindicum, polemica serena contro il protestante Giovanni Rodolfo Kiesling, che aveva attaccato l'opera. Fra le altre pubblicazioni sto-rico-teologiche si ricordano il Trattato degli Angeli custodi (Bologna 1747); Vita e culto di s. Giuseppe (ivi 1767); ben sei volumi su la Madonna (B. V. M. vita ac gesto [ivi 1761]) in parte ristampati nella Summa aurea del Migne (Parigi 1866); all'età di 85 anni T. terminava i suoi 13 voll. sui sacramenti del Battesimo, della Cre. sima, dell'Estrema Unzione e del Matrimonio (Tractatus de Sacramentis per polemicas et liturgicas dissertationes dispositii [Bologna 1769-83]) di un valore notevole, specialmente per la liturgia, nonostante la sua lungaggine.
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T. si interessò anche molto di patristica. Nel 1751 pubblicò due volumi Veterum Patrum Latinorum opuscula. fra cui si notano vari apocrifi di s. Girolamo, il trattato Echaratio ad paenitentiam attribuito a s. Cipriano, il De benedictionibus Patriarcharum attribuito a s. Paolino di Milano (cf. A. Wilmart, Le commentaire des benédictions de Jacob atIribué à Paulin de Milan, in Revue bénéd., 32 [1920], pp. 57-63) ed altri lavori di Beda, di Leone Magno, di s. Ilario, più di uno però spurio o dubbio. Il libretto Arte di conoscere l'età de' codici latini e italiani (Bologna 1756) nella sua concisione - caratteristica piuttosto rara nell'autore - è un bel contributo allo studio della paleografia tanto coltivata in quel secolo. Per la storia locale e della Congregazione sono ancora utili le dotte Ricerche istoriche concernenti le due canoniche di S. Maria in Reno e di S. Salvatore (ivi 1752).
Bibl.: V. Garofoli, De vita 7. Christ. T. comment., Bologna 1788; Hurter, V. I (1911), coll. 331-34. Angelo Perma
TRONCHI, Bartolomeo. - Gesuita, intagliatore, n. a Brezzo (Firenze) nel 1529, m. a Roma il 23 nov. 1604 .
Entrato nell'Ordine a Roma nel 1564, già adulto e provetto nell'arte sua, trascorse il resto della sua vita passando dall'una all'altra chiesa dei Gesuiti, percorrendo così l'Italia e lasciando dappertutto un'orma non facilmente dimenticabile con i suoi tabernacoli, crocifissi, soffitti a cassettoni, ornamenti di altari. Molte, però, di queste opere andarono distrutte (p. es., i tabernacoli di Siena e Nola, del Gesù di Roma, del Gesù di Palermo) ma ancora si conservano quelli del Gesù di Perugia (con un crocifisso e il soffitto a cassettoni), del S. Giovannino di Firenze, meraviglia della corte e dei forestieri, e il crocifisso della sacristia nel Gesù di Roma. Le forme artistiche del T., di un fine ed austero gusto toscano, non tardarono a venire sostituite da altre opere più ricche e sfarzose e meno adeguate allo spirito liturgico.
BibL.: P. Pirri, Intagliatori gesuiti ital. dei secc. XVI e XVII, in Arch. hist. S. I., 21 (1952), pp. 4-10; Thieme-Becker, XXXIII, (1929), p. 424.
Celestino Testare

(fot. Alinari)
Tsonio - T. episcopale (sec. xiv) - Napoli, Cattedrale.
TRONO (thronus, cathedra, sedes). - E il seggio riservato al vescovo nella sua chiesa cattedrale per le funzioni pontificali.
Era anticamente sul tipo della cattedra (v.) dei senatori, e divenne poi da semplice cattedra dottrinale un trono di onore sopra un alto podio di scalini con baldacchino sul tipo del trono imperiale bizantino concesso ai magistrati statali imperiali; fatto di pietra o di marmo, si trovava in fondo all'abside della basilica, fino ai secc. xi e xir. Già al tempo carolingio, specialmente da quando l'altare maggiore venne spostato nell'abside, il t. si metteva davanti all'altare al lato del Vangelo (Ordo Rom. II, 2, 3; V, 21 [ed. Andrieu: II, 113, 231]). Tutti e due i posti, all'abside e al lato destro dell'altare, sono previsti anche oggidì nel Cuoremoniale Episcoporum (lib. I, cap. 13, I e 2). Quello al lato (nel medioevo movibile e sprovvisto di baldacchino: Durandus, Rationale, lib. II, cap. 11,2) oggidì rimane eretto in permanenza. Il seggio (di legno di pietra o di metallo) sta elevato su tre gradini, coperti da tappeti, e sormontato da un baldacchino; ha la forma di una sedia a braccioli con postergale e vien vestito di panno (o di seta) del colore della funzione pontificale; il postergale si decora con lo stemma del titolare.
Perché simbolo della potestà suprema sacerdotale e giuridica della diocesi, il t. conviene soltanto al vescovo della diocesi; il coadiutore e l'ausiliare e gli altri vescovi debbono servirsi del faldistorio (v.) da mettere al lato sinistro dell'altare, detto dell'Epistola; fanno eccezione l'arcivescovo nell'àmbito del suo territorio metropolitano al quale nella Cattedrale suffraganea si alza il t. al lato dell'Epistola, riservato quello del Vangelo al vescovo diocesano, i cardinali in tutte le chiese fuori Roma (alla loro presenza per riverenza l'Ordinario usa il faldistorio), i nunzi nelle chiese del territorio, nella Cattedrale con consenso del vescovo. Con la concessione delle funzioni pontificali il vescovo può accordare anche l'uso del trono con il baldacchino (CIC, can. 337,3) ai vescovi di regime, nella Cattedrale stessa, mai al vescovo coadiutore o all'ausiliare. Anche gli abati hanno nelle loro chiese abbaziali l'uso del t. (a due scalini) col baldacchino (CIC. can. 325).
L'atto di presa di possesso della diocesi si dice sintronizzazione» del vescovo; l'intronizzazione liturgica fa parte, fino dall'alta antichità, del rituale della consacrazione; quella giuridica, della « canonica provizio seu instituito" (CIC, cann. 332, 1; 334, 3), si fa con la presentazione delle lettere apostoliche al Capitolo della chiesa cattedrale.
Nel rito greco si usa un doppio t.: quello più antico nel fondo dell'abside simile alla cattedra antica; e quello recente con alto postergale e baldacchino nella navata della chiesa, simile al t. vescovile nell'Occidente.
Il tronetto con baldacchino, detto anche tempietto o residenza, prescritto per l'esposizione pubblica del S.mo Sacramento, consiste di una base o piedistallo, del postergale di stoffa o di seta bianca e del baldacchino, sorretto talvolta da colonne; è mobile, cioè vien usato e collocato soltanto per l'esposizione eucaristica (Decr. auth. 4268 ad 4 del 27 maggio 1911). Non è permesso, fuori dell'esposizione, mettervi la Croce; non conviene collocare il tronetto sopra il tabernacolo.
Bibl.: Cuoremoniale Episcoporum, lib. I, cap. 13; P. De Puniet, Le pontifical romain, t. II, Lovanio-Parigi 1931, p. 36; Th. Klauser, Der Ursprung der bischöfl. Insignien und Ehenrechte, Krefeld 1949, pp. 18-22, 35-36, n. 32 (cf. le opere citate di R. DeBroeck - A. Alföldi, ibid., p. 31); M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I, Milano 1950, pp. 383-86. Pietro Siffrin
TRONSON, Louis. - Terzo superiore generale dei Sulpiziani, n. a Parigi il 17 genn. 1622, m. ivi il 26 febbr. 1700.
Ordinato sacerdote nel 1647, sotto la direzione di J. J. Olier (v.), esercitò il ministero nella parrocchia di S. Sulpizio; notevole predicatore, nel 1654 ottenne il brevetto di cappellano ordinario del re; ma dal $1^{\circ}$ marzo 1656 rinunziò a tutto e entrò nel Seminario di S. Sulpizio. Divenne poi superiore della "Solitude", primo direttore del Seminario, infine superiore generale ( $1^{\circ}$ luglio 1676 ).
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(par carteaio di mons. A. P. Frutaz)
Thonson, Louis - Ritatto. Incisione di G. Gandon.
Profondo teologo, diresse molti sacerdoti e vescovi, tra cui Fénelon. Tenace avversario del giansenismo e, del quietismo, trattò però le persone con riguardo. Partecipò alle "conferenze d'Issy" (1694) e si sforzò, dopo la condanna di Fénelon (v. AMORE PURO), di riconciliare i contendenti. Fu il legislatore dei Sulpiziani. Riuni i documenti e i ricordi dell'Olier e stese il Règlement de StSulpice che fece approvare da François de Harlay arcivescovo di Parigi (1680). Sotto il suo governo si unirono a S. Sulpizio i Seminari di Limoges (1666), Bourges (1679), Autun (1680), Angers (1695), Tulle (1697).
Tra le opere di T. hanno speciale importanza : Forma Cleri, les Examens particuliers (in cui con molta psicologia pratica espone ie norme della vita sacerdotale) e la corrispondenza (altre 14 voll. con più di 5000 lettere; ed. parziale a cura di L. Bertrand, 3 voll., Parigi 1904).
BibL.: L. Bertrand, Bibliothèque Sulpicienne ou Histoire littéraire de la Compagnie de St-Sulpice, I, Parigi 1000, p. 123; id., Correspondance de M. L. T., troisième Supérieur de la Compagnie de St-Sulpice, 3 voll., ivi 1904; J. Monval, Les Sulpiciens, ivi 1934. Michele R. Jeuné
TROPARION. - Breve preghiera ritmica della liturgia bizantina composta di una o poche frasi; esprime una idea, un sentimento o un momento di una azione in modo che, anche se it. si presentano in serie di quattro o cinque, ciascuno, quanto alla forma e il contenuto, si chiude in sé; e questa caratteristica distingue il t. dalla strofa di un contakion, la quale non si comprende interamente se non in connessione logica o drammatica con le strofe precedenti e seguenti.
L. Clugnet (Dictionnaire grec-français des noms liturgiques en usage dans l'Eglise grecque, Parigi 1895, p. 155) enumera 33 diverse specie di t.; si dividono secondo il contenuto (anastasimon, despotikon, catanyctikon, theotokion, ecc.) o secondo il posto che occupano nell'ufficiatura (enthinon, isodikon, ecc.) o secondo altri criteri. Fra tutti, il principale t. e forse il primitivo è l'apolitikion (v.).
Il t. è diventato l'elemento costitutivo di tutta l'innografia greca (v.). Si deve probabilmente assegnare al t. una doppia o triplice origine : derivazione dall'antifona (cf. L. Petit, Antiphone, in DACL., I, coll. 2461-87), inno della festa o del giorno aggiunto dopo la parte biblica dell'Ufficio (confrontare con l'orologhion dei Copti e gli inni dell'octoechos di Severo di Antiochia), inno di circostanza (ad es., s. Antimo, s. Aussenzio e s. Doroteo: PG 86, 173-76, 1414, 1416; 88, 1820).
Bibl.: S. Petrides, Notes d'hymnographie byzantine, in Byzantinische Zeitschrift, 13 (1904), pp. 433-38; Bardenhewer, IV. pp. 130-32; J. Molitor, Byzantinische Traparia und Kantahia...., in Oriens christianus, $3^{\circ}$ serie, 3-4 (1930), pp. 1-5; E. Welless, A history of byzant. music and hymnography, Oxford 1940, pp. 144-52.
Alfonso Racs
TROPEA, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Catanzaro unita dal 1818 aegue principaliter alla diocesi di Nicotera (v. ivi i dati statistici).
Situata nel territorio dei Bruzi, ora Calabria, T. ha dato nell'ultimo secolo numerose lapidi cristiane dei secc. iv-v trovate nella località Torre Lunga ed altrove con elementi caratteriatici del luogo; v'è ricordato un prete Morasis ed una Irene "condutrix m(assae) Trapeianae" (cf. Bullett. Archeol. crist., $3^{\text {a }}$ serie, 2 [1877], pp. 85 e 148; G. B. De Rossi, Roma sotterr., III, Roma 1877, p. 406; Nuovo Bullett. di Archeol. crist., 6 [1900], p. 271 sgg.) che con la massa nicoterana formò certo parte del patrimonio dei Bruzi. Quando vi sia stata introdotta la gerarchia cristiana è ignoto. Un vescovo Lorenzo noto nel 499 come presente al Concilio romano è da assegnarsi a Treba, non a T. Si suppone invece che a T. fosse trasferita la sede di Meria o Myria, già «desolata» al tempo di s. Gregorio I. Questo Pontefice nel 591 fa parola infatti di un "Monasterium sancti Arcangeli quod Tropcis est constitutum" (Reg., II, 3, ed. P. Ewald, in MGH. Epp., I, 1, p. 102). Il vescovo Giovanni sottoscrive al Concilio romano del 649 e Teodoro alla sinodica di papa Agatone del 679. Un secondo Teodoro sottoscrive al Concilio Niceno II del 787; e per lo meno in questo momento è prevalente l'elemento greco e la sede è suffraganea ormai delle metropoli di Reggio, come le altre della Calabria. Durante il sec. IX vi si insediarono i Saraceni che nell'885 furono snidati da Niceforo Foca, ma nel secolo seguente i Bizantini non ne poterono impedire ulteriori ritorni; finché vi si insediarono i Normanni. Nel nov. 1066 è ricordato come vescovo un Calochirio quale successore di un Pietro, evidentemente un greco, ma nel 1094 un Giustino riapre la serie dei vescovi latini. Nel dic. di quest'anno Ruggero il Normanno unì con T. la sede di Amonten. Questo luogo, piazzaforte bizantina sulla fine del sec. vir, era passato sotto i duchi di Benevento, ai quali l'avevano

(fot. Gab. fot. naz.)
TROPEA, DIOCESI di - Il santuario di S. Maria dell'Isola, con elementi dell'antica costruzione benedettina, visto dal convento dei Francescani.
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tolto i musulmani che ne avevano fatto la capitale di un emiro. La spedizione di Niceforo Foca nell'885 l'aveva messa sotto il dominio dei Bizantini e questi vi avevano costituito un vescovato soggetto alla metropoli di Reggio. Non se ne conoscono i vescovi né le vicende, però sulla fine del 1400 si pensò di ripristinare almeno la memoria, ma senza risultato. Anche in questa regione riprese con la dominazione normanna il sopravvento la latinità non ostante l'influsso dei monasteri basiliani, soppiantati man mano da cistercensi, soprattutto della Congregazione Florence. Sottrcendosi al dominio di Catanzaro T. nel 1255 prese a governarsi a comune. Fra i suoi vescovi eccelle dal 27 dic. 1455 al 9 sett. 1479 il pisano Pietro Balbo, buon conoscitore del greco dal quale pubblico alcune traduzioni, note attraverso le prime stampe romane.
La Chiesa cattedrale (già di S. Maria dei Latini e oggi della Madonna di Romania) costituisce il maggior monumento della città. Sorge su area cimiteriale presso la porta marina. Risulta da un allungamento di una chiesa a pianta centrale del sec. vi che assunse nel sec. XI-XII quasi le forme attuali, tranne del transetto che vi fu omesso nei restauri del 1926-29. Vi sono raccolti frammenti artistici dell'alto medioevo. A fianco del Duomo e ad esso addossato sorge l'antico baliaggio dei Cavalieri di S. Giovanni con un arioso porticato gotico della metà del 1200 sovrastante al quale era il salone delle assemblee generali dei patrizi e popolani.
A T., il 6 luglio si venerano le reliquie di una s. Domenica (v.) vergine che si vuole ivi martirizzata, una che deve ritenersi una stessa persona con s. Ciriaca (xupixxh) martire venerata in Oriente lo stesso giorno od il seguente. Si tratta corto di un culto introdotto dai Bizantini. Il vescovo di Locri si chiamava di S. Ciriaca nel 787 , quando la sede fu trasferita a Gerace (v.). A Gerace invece si venerò, come avvenne ad Aclreale ed a Lecce, s. Venere (Lanzoni, p. 339) che in Oriente era venerata col nome di s. Parasceve. A Roma se ne fece un tempo una martire romana. Si tratta anche in questo caso di un culto orientale.
Si conserva memoria in T. dell'Accademia degli Affaticati, sorta nel Rinascimento ed estintasi soltanto con la costituzione del Regno d'Italia. Di essa fece parte il filosofo Pasquale Galluppi native del posto (1770) e morto a Napoli nel 1846. Vari insigni monumenti sacri abbelliscono la città, come anche numerosi palazzotti di famiglie patrizie dei secc. xvi e xviri.
BibL.: V. Capitdhi, Memorie,... della santa Chiesa tropeana, Napoli 1851; D. Taccone Gallucci, Mem. stor. di s. Domenica v. $s$ m. e del suo culto in T., Palmi 1903; id., Monogr. della disc. di Nicotero e T., Reggio 1904; H. Laurent, Contributo della stor. dei vesc. del Regno di Sicilia, in Riv. di st. della Chiesa in Italia, 2 (1948), pp. 379-80; Eubel, I, p. 499; II, p. 257; III, p. 319; IV, p. 347; Lanzoni, pp. 331-34.
Pasquale Toraldo
TROPISMI. - Il fenomeno dei t. è strettamente collegato con quello dell'eccitabilità della materia vivente. L'eccitabilità è una proprietà fondamentale o elementare degli organismi e si attua quando una manifestazione del mondo fisico, dell'ambiente, diviene stimolo.
La materia vivente non reagisce a tutte le modificazioni fisiche dell'ambiente, ma a determinate categorie di stimoli. Essi sono di natura meccanica, vibratoria (radiazioni di determinate lunghezze d'onda), chimica. Vi sono inoltre stimoli di natura biologica, ma il più delle volte questi stimoli si traducono in stimoli chimici o fisici. Gli stimoli possono provocare una reazione definita e specifica in relazione al tipo di differenziamento della cellula. Cosi, ad es., uno stesso stimolo se agisce su una cellula ghiandolare provoca una secrezione, se agisce su una cellula o una fibra muscolare, provoca una contrazione (specificità della reazione). E noto che, perché un'azione abbia valore di stimolo deve avere una certa intensità, deve cioè superare un valore "soglia", e non deve superare un limite di massima intensità per non essere più uno stimolo ma avere effetto nocivo. Inoltre uno stimolo deve avere una certa durata e non superarla.
Una forma di reazione agli stimoli è il movimento, nel senso di spostamento della cellula o dell'organismo.

(IV. GAZ. IV. sec.)
Tropea, diocesi di - La Risurrezione. Bassoellievo marmoreo di scuola dei Gagini (sec. xv-xvi) - Tropea, Cattedrale.
Quando questo movimento ha una direzione definita dall'azione eccitante, dicesi t. Esso può essere positivo, se il movimento è verso lo stimolo, e negativo se è in direzione opposto. Per alcuni autori dicesi "tattismo " quando il movimento è di un organismo libero che si sposta, mentre $t$. sarebbe solo orientamento rispetto allo stimolo di organismo fisso. Ma tale differenza di significato delle due parole, specialmente usata dai botanici, non è in genere seguita dagli zoologi che le ritengono sinonimi. Si capisce l'enorme importanza dei t., sia per lo studio del "comportamento" degli organismi, dimostrando la natura del tutto riflessa di molti movimenti, sia per le analisi delle cause che provocano il fenomeno. Lo studio dell'ecclogia, ovvero del comportamento delle varie specie nel loro tipico ambiente, pone il problema dei t. in primo piano. Cosi la distribuzione degli organismi nei vari habitat è regolato dalle condizioni di t. tenendo conto della condizione ottimale di stimolo. Infine nello sviluppo embrionale e postembrionale i fenomeni di t. sono fattori di primo piano nella morfogenesi di numerosissime strutture.
Cosi i collegamenti nervosi, fondamentali per la vita dell'organismo, avvengono per azioni neurotropiche (che si risolvono in azioni chemio- e tigmotropiche). Nella analisi dei t. si ricordano qui in primo luogo gli effetti di t. dovuti a stimoli meccanici. L'effetto di supporto materiale per l'accrescimento di molti tessuti, detto tigmotropismo, è chiaramente dimostrato, da molte esperienze. Ad es., per permettere la proliferazione delle cellule coltivate "in vitro" occorre fornire a queste un supporto, quale è lo stroma di fibrina che si forma nel caogulo di plasma su cui si pongono le cellule espiantate. Cosi, nell'esperienza di "ricostituzione" di una spugna passata per setaccio, come ha fatto il Wilson, occorre fornire alle cellule un supporto, su cui riassociarsi. Cosi occorre una substruttura per l'accrescimento delle fibre nervose nell'embrione, la corda dorsale per la rigenerazione del midollo spinale caudale in anbbi urodeli, un sostegno per l'accrescimento di vegetali rampicanti.
Ma altri aspetti dei t. meccanici sono il geotropismo, determinato dalla gravità, che è positivo per le radici delle piante e negativo per il fuoco, il reotropismo, determinato da una corrente, per il quale organismi vanno contro corrente o a favor della corrente stessa. Cosi si spiega, indipendentemente da ogni aspetto di volontà, la montata dei pesci lungo i fiumi per la deposizione delle uova (salmoni, petromizonti, ecc.) o la discesa al mare di altri (anguille).
Molto spesso il comportamento è il risultato dell'effetto combinato di due o più stimoli. Cosi la direzione di una radice è secondo la componente geotropismo e
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(per cortesia del prof. Strfanelli)
Tropismi - Fig. 1. Esperienza di Rose.
t. + (o -) rispetto all'acqua (umidità). La curiosa esperienza di Rose (fig. 1) mostra l'effetto di questi due t. La radice della planticella che germoglia in una cassetta con fondo di rete metallica, per effetto del geotropismo + esce dalla rete, ma poi l'umidità attira nuovamente le radici nell'interno della cassetta, quindi di nuovo il geotropismo sposta la radice fuori, e via di seguito. Cosi nella montata dei pesci di mare nei fiumi, certamente oltre al reotropismo gioca il suo ruolo il chemiotropismo determinato dall'acqua dolce (o salata per i pesci che scendono al mare). Pure nel caso degli spermatozoi, essi salgono le vie genitali femminili sia per reotropismo + sia per chemiotropismo determinato dai ginogamoni emessi dalle uova. Chiari esempi di stimoli chimici si hanno studiando il comportamento dei protozoi in presenza di bolle gassose di sostanze varie (aria, ossigeno, anidride carbonica, ecc.; fig. 2). Tale è l'azione dell'acido malico che attira gli anterozoidi delle felci (scoperta di Pfeffer). Molti casi di attrazione sessuale altro non sono che chemiotropismi + determinati da peculiari sostanze chimiche anche in concentrazioni tenuissime. Il senso olfattorio degli insetti si esplica con questi effetti di chemiotropismo (esperienze di Prufer con le farfalle). Così la deposizione delle uova in determinate sedi è anche un chemiotropismo (ad es., la carne per le mosche sarcofaghe).
Fondamentale è il chemiotropismo nei processi difensivi degli organismi superiori e dell'uomo. I leucociti accorrono nei luoghi di infezione attratti da sostanze chimiche, sia emesse dai germi (tossine), sia dalle cellule dell'organismo stesso in via di distruzione. Si ricordano le classiche osservazioni di Metschnikoff, di Bordet, di Buchner. Vi sono tuttavia batteri, quali quelli del colera dei polli, che agiscono negativamente sui leucociti.

(da G. Cotronei, Biologia e zoologia generale, Roma 17(9. p. 202) Tropismi - Fig. 2. Chemiotropismo.
Anche il normale meccanismo di nutrizione delle amebe per fagocitosi, è determinato da t. chimici. Di grande importanza sono infine i chemiotropismi nella patologia, non solo nei fenomeni ricordati di fagocitosi difensiva, ma anche per le sedi di elezione di parassiti. Così, ad es., il virus della rabbia si localizza in sedi nervose (Di Vestea e Zagari), e il bacillo del colera negli organi linfoidi dell'apparato digerente (Sanarelli).
Di importanza biologica fondamentale sono i termotropismi e i fototropismi. Ogni forma ha un suo optimum di temperatura e pertanto si sposta verso questo optimum. Un fattore, se pure non il solo, di molti fenomeni migratori (pesci, uccelli) è la ricerca dell'optimum di temperatura e di luce.
Fenomeni di fototropismo di grande imponenza e di estrema importanza, anche dal punto di vista pratico, per la pesca, sono le migrazioni batimetriche di pesci e del plancton nel mare e nei laghi. Fenomeni di fototropismo e di eliotropismo + si osservano facilmente in tutti i vegetali muniti di cloroplasti ed in cui si compiono processi di fotosintesi.
Di grandissima importanza sono i fenomeni di dilatazione o di concentrazione delle cellule pigmentarie di molti animali, al buio o alla luce (rettili, tra cui tipica-

(da G. Cotronei, op. cit., p. 221)
Tropismi - Fig. 3. Galvanotropismo.
mente il camaleonte, pesci, anfibi, crostacei, ecc.). Interessanti sono i galvanotropismi, ovvero i t. determinati da corrente elettrica galvanica. Si può constatare come la condizione possa essere in alcune forme + , come in molti flagellati (Politoma uvella secondo Vervorn) o -, come nell'Amoeba proteus (Vervorn, fig. 3).
Si è constatato come il segno possa a volte cambiare, essendo il segno del galvanotropismo condizionato da altri fattori. Cosi i parameci (Protozoi ciliati), per dare un esempio, hanno galvanotropismo negativo in acqua dolce e positivo in acqua salata. Sono interessanti alcune teorie che sono state proposte per spiegare il fenomeno del t. La teoria di Vervorn-Loeb, ad es., pone in primo piano la simmetria degli organismi e la simmetria di recettori. Se gli stimoli agiscono su un lato provocano una reazione asimmetrica che porterà l'animale ad essere egualmente eccitato dai due lati. Tale movimento è assolutamente involontario. Moita importanza è stata attribuita da Child e la sua scuola al gradiente chimico e metabolico degli organismi per cui vi è differente comportamento fra le parti anteriore e caudale. La differente suscettibilità delle parti assiali è fondamentale nei fenomeni di movimento avanti e indietro. Interessante è anche la teoria di Jennings a dei saggi e degli errori s. Il materiale usato da questo autore è rappresentato da protozoi. Se si esaminano dei parameci in una cultura si osserva il comportamento dell'animale che va in una direzione, ad un certo momento si arresta, retrocede, e quindi prende una nuova direzione. Secondo Jennings il fatto è in rela-
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(per cortesia di M. Pellaz)
(da La Rinascita dello T., Milano 1926, tar. i

In alto a sinistra: PANORAMA DEI NUOVI QUARTIERI DI TRIPOLI. In alto a destra: LA CASCATA DI SGIAR-SCIARA presso Tarhuna. In basso: PARTICOLARE DEI MUSAICI della Basilica giustinianea Sabratha.
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In alto a sinistra: CIMITERO CRISTIANO DI AIN-ZARA. In alto a destra: BASILICA CRISTIANA, adatiata nella basilica giudiziaria - Sabratha. In basso a sinistra: CHIESA E CANONICA DEL VILLAGGIO G. BERTA. In basso a destra: LA CHIESA DI S. FRANCESCO ALLA DHARA.
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zione all'incontro del paramecio con una fonte di stimolo che fa retrocedere l'animale; l'apparenza è una continua correzione a direzioni sbagliate. Secondo Jennings queste reazioni alla fine divengono abituali e i protoani si comportano ugualmente, con questo va e vieni, anche senza le cause modificatrici della direzione.
Anche nel comportamento di animali superiori molti fenomeni apparentemente coscienti o volontari sono frutto di un automatismo che si è stabilito con la consuetudine di una serie di risposte a stimoli, che vanno considerate come 1.
Bibl.: A. Neck, The migration of fish, Londra 1916; J. Loeb, Meteoments, tropisms and animal conduct, Filadclphia e Londra 1918; H. S. Jennings, Life and death. Evolution in unicellular organism, Boston 1920; M. Rose, La question des tropismes, Parigi 1929; G. Cotronni, Biologia e zoologia generale, Roma 1949; Ch. N. Child, Physiological foundation of behavior, Nueva York 1942.
Alberto Stefanelli
TROPO. - Ornamento del canto liturgico per interpolazione o addizione, che per ciò tende ad abbellire allungando. Ciò è vero specialmente nel t. musicale. Il t. letterario, assecondando la tendenza popolare, frammenta in canto sillabico una melodia anteriore, primitiva o aggiunta essa stessa.
Sembra che in origine la parola t. sia sinonimo di melodia (p. es., presso Fortunato), donde l'espressione "trepi carminum", per designare il canto che accompagna brani di versi aggiunti (ms. S. Gallo 484). Se è certo che nel canto gregoriano il t. si riscontra verso la fine del sec. IX, non è facile precisarne l'origine. S. Gallo e S. Marziale di Limoges, sono stati i primi due centri d'importanza d'un uso che si è esteso rapidamente a tutti i paesi, e t. ben presto si incontrarono in tutti i canti liturgici, nelle parti dell'Ufficio, e molto più numerosi in quelli della Messa, eccetto il graduale che è raramente tropato. Si distinguono abitualmente i grandi t. (quelli del Kyriale) e i piccoli t. (quelli del proprio della Messa). Si aggiunge che perfino la letture (Epistole) sono t. e che si giunse persino ad introdurre t. nel t. (p. es., Regnum tuum solidum). I t. del Gloria in excelsis hanno ricevuto il nome di Laudes. Qualunque cosa si voglia dire, deve esistere un certo legame tra queste Laudes, questi t., e le Laudes festivae o acclamazioni, che accompagnavano il Gloria. Come non lo sono le Laudes festivae, cosi neppure il Versus è propriamente un t.: è una poesia il cui canto sillabico accompagna una processione; viene cosi ad unirsi all'Introito cui serve da introduzione. Ma esso ha avuto una grande parte nella storia del t., poiché la sua fattura ne ha guidato l'evoluzione verso una forma poetica, dapprima in assonanza (t. del primo periodo, fino al 1070-80), poi in rima e sempre più indipendente dal testo liturgico (t. del secondo periodo). Si comprende cosi cosa potesse essere nel sec. xilt un Ufficio tropato; i manoscritti ne danno una idea in quanto la sola Messa festiva ha un numero di pagine 506 volte maggiore del semplice testo gregoriano. In seguito a tale sviluppo rimaneva incompreso il senso e la bellezza della melodia gregoriana pura: i t. sono testimoni d'una evoluzione del gusto ed anche della piatà, e della compiacenza nei chiarici e nei fedeli per le lunghe cerimonie. D'altra parte questo movimento dei t. ha dato origine in seguito a forme di arte più recenti : dal t. infatti è nata la prosa, poi la canzone in lingua volgare, canzone popolare o poesia dei troubadours (v.); dal t. derivano anche la rappresentazione liturgica e, attraverso il teatro medievale, l'opera moderna. Il t. ha dato pure materia alle prime composizioni polifoniche.
Bibl.: L. Gautier, Hist. de la poésie liturg. au moyen dge, Parigi 1886; H. Villotard, Office de Pierre de Carbell, ivl 1907; Anal. hymn., XLVII-XLVIII-XLIX, Lipsia 1908; J. Chaillet, Hist. musicale du moyen dge, Parigi 1950, pp. 63, 66 sgg. Giacomo Hourliet
TROTZENDORF, Valentin. - Pedagogista protestante, di vero cognome : Friedland, ma noto sotto quello di T. dal paese (oggi Troitschendorf, presso Görlitz) dove n. il 14 febbr. 1490; m. a Liegnitz il 26 ag. 1556.
Studiò greco e latino nell'Università di Lipsia e teologia a Wittenberg sotto Lutero e Melantone, dei quali fu sempre strenuo difensore. Nominato rettore nel 1524 della scuola di Goldberg, la diresse, salvo brevi intervalli, fin quasi alla morte, guadagnandole una fama europea e attirandovi alunni da tutte le nazioni. E Melantone, ammirato, soleva dire che T. era fatto per dirigere collegi, come Scipione l'Africano per dirigere eserciti.
La scuola divisa in 6 classi era secondo il tipo umanistico e non si usava nel parlare che il latino. L'innovazione ardita del T., usata con frutto oggi ancora in vari paesi, consisté nel "governare la scuola per mezzo degli stessi alunni", ordinandola secondo il modello della Repubblica romana. Sceglieva fra i più anziani gli «economi» che dovevano vigilare sull'ordine, la disciplina e l'osservanza dell'orario; gli «èfori» che si occupavano dei posti, aiutati dai «discofori», che badavano ai piatti; i "questori», uno per classe, che sorvegliavano le pratiche del culto e le occupazioni scolastiche. A capo della Repubblica stava il T. quale «dictator perpetuus», che però condivideva il governo con un Senato, composto di i console, a censori e 12 senatori, eletti da lui ogni mese, che costituivano il tribunale delle punizioni. Nella scuola lo spirito era profondamente cristiano e fraterno con uguaglianza assoluta fra le diverse classi sociali. Quanto alle materie, accanto alla religione e allo studio accurato del latino, trovavano posto il greco, l'ebraico, la matematica, l'astronomia e la musica. Norma didattica : regole poche e brevi, esempi pratici, numerosi esercizi, pochi autori studiati profondamente, più che non molti visti superficialmente. C'erano però, in tutto questo concorso di ottime norme e disposizioni, troppi tratti personali, dipendenti dal carattere attivo ed eminentemente organizzativo del T., per cui dopo la sua morte l'opera non durò. Egli tuttavia rimane uno dei pedagogisti più significativi del sec. xvi. Lasciò, quali opere principali: Cathechesis (Wittemberg 1558), catechismo a domande e risposte; Rocarium (ivi 1565), raccolta di massime tolte dalla Bibbia e accompagnate da commento; Praecationes (ivi 1564), raccolta di preghiere per il mattino e la sera e per le domeniche e le feste.
Bibl.: B. Rhou, Memorial oration, Wittemberg 1564, come prefaz. al Rosarium, ed. 1565; G. Pinzger, V. Friedland T. ivi 1825 ; S. Jurgens, Das Helfersystem in den Schulen der deut. Reformation, mit beyond. Berücksichtigung T.'s, Langensalza 1913; R. Clemens, s. v. in Lex. der Pädagogik, V (1917), coll. 167171; G. Bauch, V. T. und die Cülberger Schule, ivi 1971. Celestino Testore
TROY, John Thomas. - Vescovo, n. a Portestown presso Dublino il 10 maggio 1739, m. a Dublino I'11 maggio 1823.
A Roma entrò nel 1755 nell'Ordine domenicano, insegno teologia e diritto canonico e fu rettore di S. Clemente affidato ai Domenicani irlandesi. Nominato nel 1776 vescovo di Ossory, mantenne un'atteggiamento favorevole alle autorità costituite. Arcivescovo di Dublino nel 1786, appoggiò il progetto unionista inglese e convinse gli altri vescovi ad abbandonare la neutralità che da prima avevano conservato su tale questione. Nel 1795 fondò l'Istituto ecclesiastico di Maynooth e nel 1815 pose la prima pietra della cattedrale di Dublino.
Bibl.: A. Bellesheim, Gesch. der hath. Kirche in Irland, III, Magonza 1891, passim; W. E. Lecky, A hist. of Ireland in the Eighteenth Century, V, Londra 1913, passim; C. L. Falkiner, s. v. in Dict. of Nat. Biogr., XIX, Oxford 1921, pp. 1188-89. Silvio Furlani
TROYA, Carlo. - Storico, n. a Napoli il 7 giugno 1784, m. ivi il 28 luglio 1858.
- Uno dei più poderosi campioni della nuova storiografia» (Croce [cf. bibl.], p. 5) che in opposizione alla superficiale storiografia volteriana, intendeva rifarsi all'esame dei documenti. Per questo viaggiò per l'Italia nel 1824-26 e poi nel 1828-31. Cominciò con il trattare dei tempi di Dante nell'opera': Del veltro allegorico di Dante (Napoli 1826) seguita dal Veltro allegorico dei Ghibellini (1832 e 1855); il Veltro sarebbe per lui Uguccione della Faggiuola. Ben presto si volse a trattare della
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storia d'Italia sotto i Goti e particolarmente sotto i Longobardi nel suo Apparato alla Storia d'Italia, in 5 voll. (Napoli 1839-43) e l'opera sua più celebrata fu il Codice diplomatico longobardo, arricchito di note storiche ed osservazioni (Napoli 1852-55). Fu in relazione con Gino Capponi e con Cesare Balbo (il suo carteggio con questo fu pubblicato a Napoli nel 1869).
Di sentire profondamente cristiano, ammirò l'opera dei papi per la salvezza della civiltà; nel medesimo tempo nemico della reazione, fu capo dei ministri nel breve periodo costituzionale di Ferdinando II (3 apr.-15 maggio 1848); dopo, fu lasciato ai suoi studi.
Bibl.: G. Trevisani, C. T. (Storici moderni), Milano 1865; R. De Cesare, La fine di un Regno, I, Città di Castello 1909, p. 321 sgg. Critica: B. Croce, Storia della storicgr. ital. nel sec. XIX, I, Bari 1921, pp. 125-36; E. Cione, Nobili romantica, $2^{2}$ ed., Milano 1944, pp. 79-83 (con bibl.), Lantranco Fiore
TROYES, diocesi di. - Diocesi e città capoluogo del dipartimento dell'Aube già capitale della Champagne, dove oggi passa il canale della Haute-Seine.
Si estende per 60 io kmq. con gli stessi confini cioè del dipartimento; ha una popolazione di 255.237 ab. dei quali 210.000 cattolici. La diocesi è divisa in 5 arcipretate, 32 decanati, comprende 457 parrocchie, servite da 200 sacerdoti diocesani e 39 regolari; ha un seminario maggiore e uno minore, 9 comunità religiose maschili e 18 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 433). Patroni della diocesi gli apostoli Pietro e Paolo.
Fu la capitale della tribù dei Tricasses donde il nome Tricae o Trecace e quindi l'attuale T.; ebbe pure il nome di Augustobona. I conti di Champagne favorirono anche la comunità ebraica e tra i rabbini emerse Raschi o Jarchi (ro40-1105) fondatore della scuola talmudica di T. La città fu incendiata dai Normanni, ma rifiorì ben presto. Il potere dei vescovi si andò affievolendo col sorgere della potenza dei conti di T., in seguito, conti della Champagne; T. divenne celebre per le sue fiere e tra il 1230-42 ottenne le franchigie. Nel 1128 vi fu tenuto un Concilio che approvò la costituzione dell'Ordine dei Templari. La Champagne fu riunita alla corona di Francia col matrimonio di Filippo il Bello nel 1248. Soffri molto per l'incendio del 1524 e durante le guerre di religione. A poco a poco T. divenne un notevole centro artistico, specie sotto Luigi IX, Carlo VIII e Luigi XII; dal 1480 al 1635 ca. vi fiorì una scuola di architettura, di scultura, di pittura e l'arte delle vetrate, specialmente per merito di J. Soudan, J. Macadéé e L. Goutier.
Un manoscritto di Auxerre (n. 132) contiene il catalogo dei vescovi di T.; fino a Manasse de Pougy (11811190), continuato fino a Nicola de Brie (1232-69). Apre la lista Amatore ca. l'anno 300; a lui succede Ottaziano ca. il 346, quindi Leone, Eraclio, Melanio, Aureliano, Orso, Lupo a cui Sidonio Apollinare scrisse più volte (Epist., VI, 1, 4, 9; IX, 11); egli fu vescovo dal 426 ca. al 478 o 79; andò in Bretagna con s. Germano di Auxerre, fu energico contro l'invasione di Attila. E ricordato al 29 luglio nel Martirologio geronimiano. Gregorio di Tours narra un miracolo avvenuto nella sua Basilica (In Gloria Confessorum, 66); la sua vita fu scritta poco dopo la sua morte (Acta SS. falii, VII, p. 80). Suoi successori furono Camilliano che fu al Concil