ricordato al 29 luglio nel Martirologio geronimiano. Gregorio di Tours narra un miracolo avvenuto nella sua Basilica (In Gloria Confessorum, 66); la sua vita fu scritta poco dopo la sua morte (Acta SS. falii, VII, p. 80). Suoi successori furono Camilliano che fu al Concilio di Orléans del 511 ed è ricordato al 28 luglio nel Geronimiano; Vincenzo ca. il 540 che eresse una chiesa a s. Aventino; Ambrogio che fu al Concilio d'Orléans nel 549; Gallomagno, che fu ai Concili di Parigi nel 573 e di Lione nel 581 ; è menzionato da Gregorio di Tours (Vitae Patrum, VIII, 8); poi Agresio, Lupo II, Evodio, Modegisilo, Ragnegisilo ca. il 667 che eresse una chiesa in onore di s. Sabina; s. Leuconio (venerato al $1^{\circ}$ apr.); Bertoaldo ca. il 660; Vanmiro, Abbo ca. il 667 che seppelll s. Frodeberto, fondatore del monastero di Montier-la-Celle; Pulcherio, Ottullo che fu nell'87o al Concilio di Attigny, accolse a T. il papa Giovanni VIII che vi tenne un sinodo (Jaffé-Wattenbach, 3179); Bodo ca. l'890; Rieveo, per il quale intervenne il papa Formoso (Flodardo, De Christi triumphis, 12,5: PL
135, 829). Più tardi si hanno Gamerio di Trainel (11931206) che dalla IV Crociata portò una reliquia della Corona di Spine che pose nella chiesa di S. Stefano; G. Leguisé (1426-50) che accolse in T., nel 1429. Giovanna d'Arco; G. Parvi (1519-27); A. Caracciolo di Malfetta, eretico (1551-62); G. B. Bossuet (1716-49); L. A. de La Tour du Pin-Montauban (1803-1807); S. A. Boulogne (1808-25); J. M. M. Debelay (1844-48), poi arcivescovo di Avignone.
La Cattedrale è dedicata ai ss. Pietro e Paolo. La sua costruzione ebbe inizio nel 1208 ma continuò fino al 1638. L'abside e il coro furono compiute nel 1314, quando nel 1430 la chiesa fu dedicata comprendeva anche il transetto e tre campate della navata. La facciata è opera dello stesso artista M. Chambiges che lavorò nella cattedrale di Beauvais; essa è fiancheggiata da due torri quadrate; quella a sinistra è alta 74 m . ed è la sola compiuta ( 1559 -1640). Alla sua base un'iscrizione ricorda che Giovannc d'Arco fu solennemente ricevuta nella Cattedrale il 10 luglio 1429 quando accompagnò Carlo VII a Reims per l'incoronazione. I tre portali furono danneggiati durante la Rivoluzione; allora furono abbattute le statue che li decoravano. L'interno misura m. 114 x 51 con volte alte m. 29. Il presbiterio termina con deambulatorio a cinque cappelle; le vetrate sono del sec. xiri, in parte restaurate; notevole è la scena del Pressoir septique dovuto a Linard Goutier (1625). Nella cappella della Madonna di Loreto è molto venerata una bella statua della Madonna. Assai artistica sul nartece è la tribuna, detta cappella del Calvario, a cui si accede da una scalea monumentale. A sud della Cattedrale si trova l'antico episcopio, in parte opera del Rinascimento, con una cappella del sec. xviri. Assai ricco è il Tesoro; si ricordano il Reliquiario smaltato della fine del sec. xir proveniente da Nesle-la-Reposte (Marnc) contenente reliquie di s. Bernardo e di s. Malachia; nel moderno Reliquiario di s. Lupo sono incastonati smalti di Limoges del sec. xvi; uno scrigno bizantino in avorio del sec. x; un altro in metallo cesellato donato da Bianca di Castiglia; Evangeliaxi dei secc. xi e xir; pastorali dei secc. xir-xiri; calice del sec. xiri; arazzi del xvi sec., ecc.
A T. furono tenuti sinodi nel 429 , nell'867, nell'878, nel 1104, nel 1107 e nel 1128 (Hefele-Leclereq, II, p. 487 sgg.; IV, pp. $415-20,665-78,1353 ;$ V, pp. 482, $499-503,670-71,1761$ ).
La più antica chiesa della città è S. Maddalena, costruita alla metà del sec. xir a croce greca, ricostruita tra il 1498-1565 da J. Gailde; la facciata presenta a destra un'alta torre ( 1531 -60). L'interno a cinque navate è diviso da un magnifico jolè in stile fiammeggiante, capolavoro dello stesso J. Gailde. Nel transetto sono una notevole statua di s. Marta del xvi sec. e una statua in legno di s. Roberto, priore di Montier-la-Celle. Le finestre hanno vetrate del sec. xvi. Presso il fonte battesimale è una statuetta di s. Sebastiano dell'inizio del sec. xvi. La primitiva Basilica eretta dalla regina Clotilde in onore di s. Germano quando nel 448 venne riportato il suo corpo da Ravenna, fu ingrandita nel sec. ix dal conte Corrado; ma l'edificio attuale sconsacrato è della fine del sec. xiri, di cui una parte fu distrutta nel 1820 . Nell'interno il deambulatorio porta alla cappella absidale eretta al di sopra di due cappelle sotterranee. Nella crocera meridionale, oltre la pietra tombale del vescovo Ugo di Montaigu del sec. xir, si ha il portale nel cui timpano sono scolpite scene della vita di s. Germano; il chiostro annesso conserva solo una parte gotica e sale a vòlta. La chiesa di S. Pietro, detta anche di St-Père-en-Valiée, fu eretta tra il 1536-1672; il suo grande campanile quadrato alto m .45 è simile a quello della Cattedrale; le sue vetrate furono danneggiate dai bombardamenti. La chiesa di S. Urbano è una delle più artistiche non solo della regione ma di tutto il sec. xiri. Fu iniziata nel 1262 dal papa Urbano IV figlio d'un calzolaio di T. sul luogo della bottega paterna. Finite nel 1389 fu restaurata dal 1879 al 1905. Il portico moderno immette al portale principale sul 'sul timpano è scolpito il Giudizio Universale. L'interno è a tre navate, con transetto, con vetrate del sec. xiri, ha due cappelle termali; quella di destra ha sull'altare la
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(Int. O. P.)
Troves, diocesi di - l'acciato della chiesa di St-Nizier (1528). Troyes.
celebre Vierge du raisin di arte locale del sec. xvı. A sinistra del coro sono state trasferite da Perugia le spoglie di Urbano IV che riposano sotto un bassorilievo, opera di di H. Charlier; l'abside è trilobata. La chiesa di S. Pantaleone fu iniziata nel 1508 in stile gotico da J. Bailly, e terminata in stile rinascimentale da G. Faulchot. Il portale ovest vi fu aggiunto nel 1745 ; quello nord è del Rinascimento; il piccolo a sud è in gotico fiammeggiante. L'interno è diviso in tre navate da pilastri, con doppia fila di statue; le finestre sono adorne di grandi vetrate attribuite a J. Macadré. In una cappella è il notevole gruppo in pietra colorata raffigurante l'arresto dei ss. Crispino e Crispiniano. Sulla tomba di s. Patroclo sorse prima un oratorio, poi una basilica; il martire è ricordato nel Geronimiano al 21 genn. e s. Gregorio di Tours ne attesta la solennità della celebrazione (In Gloria Martyrum, 63). La chiesa di S. Eusebio è quanto resta di una antica abbazia fondata ca. l'anno 630 da s. Pallade; la torre campanaria romanica è del sec. xir; l'interno è romanico in basso e gotico in alto, mentre il presbiterio è del 1530 , con cappelle absidate che hanno vetrate del 1616 . Nel Tesoro si conserva una stoffa bizantina detta "sudario di s. Germano" che, secondo la tradizione, sarebbe stata adoperata da Carlo il Calvo nell'841 durante la traslazione delle reliquie di s. Germano. La chiesa di S. Nicola è in tardo gotico; fu distrutta in gran parte dall'incendio del 1524; venne ricostruita da G. Faulchot nel 1530 che scolpì anche il bel portale sud fiancheggiato dalla statua di David e Isaia. L'interno è diviso in tre navate da pilastri su cui poggiano grandi statue; ha belle vetrate del sec. xvi. Nella prima campata sono i due bassorilievi del Rinascimento con l'adorazione dei pastori e dei Magi e la presentazione al Tempio. La chiesa di St-Remi del sec. xiv fu rimaneggiata nei secc. xv-xvi e restaurata completamente
di recente. Nel portico conserva un portale del sec. xv; il campanile del 1386 è quasi del tutto rifatto, fiancheggiato da quattro campaniletti. L'interno è a tre navate, con deambulatorio sul quale si aprono due cappelle; le vetrate sono moderne. La chiesa di S. Nazario è in stile gotico ( $1528-73$ ), ha un portale del 1531 ; la facciata del 1574 fu mutilata; a sinistra sorge una grande torre campanaria quadrata. L'interno è a tre navate con transetto e deambulatorio dove specialmente si conservano vetrate del sec. xvi. Oltre il ponte sul fiume Yonne si trova la chiesa di S. Pellegrino ricostruita nel sec. xvi, dal 1866 è adibita al culto protestante; esplorazioni eseguitevi dal 1927 al 1928 da R. Louis hanno messo in luce le costruzioni della chiesa antica che fu la primitiva Cattedrale fin quando il vescovo Amatore la trasportò. La chiesa di St-Jean-au-Marché è della metà del sec. vi; ma nello stato attuale è posteriore all'incendio del 23 luglio 1188 ; bruciò di nuovo nel 1524 , ricostruita già nel 1534 ; è a tre navate con pilastri circondati da un fascio di quattro colonne; il coro fu ingrandito alla fine del sec. xiv e ricostruito nel xvi e la nave ( 1561 -91) nel xv; il campanile crollato nel 1911 era del sec. xiv; il portico occidentale è del 1593, quello dell'orologio del 1603-1607. Durante la Rivoluzione servì da granain, e fu demolito il piccolo campanile, restaurato nel sec. xix a più riprese (P. Piétresson de St-Aubin, Topographie Treyenne. Autour de St-Jean, in Mémoires de la Société académique de l'Aube. 92 [1929]; id., L'église de St-Jean-au-Marché à T., in Bulletin monumental, 89 [1930], p. 47).
L'abbazia di S. Lupo fu fondata ca. l'anno 841; bruciata dai Normanni ca. l'892; fu ricostruita dai Canonici Regolari; vi fu abate s. Vinebaldo (J. Roserot. Les abbayes au département de l'Aube, in Bulletin historique du Comité, 1904, pp. 568-71, 594-97; id., Les abbayes de l'ancien diocèse de T., ibid., 1909, p. 441). L'abbazia di NotreDame aux Nonnais di canonichesse fu istituita ca. il 657 dal vescovo s. Leucone che vi fu sepolto; venne ricostruita dal conte Enrico; ebbe doni da Urbano IV; nel 1518 passo alle Benedettine (Cottineau, II, col. 3225). L'abbazia di St-Martin-ès-Avies (in Arris) fu fondata all'inizio del sec. xir; ha un chiostro eretto sotto Luigi XIII; è ora trasformata in orfanotrofio (Cottineau, II. col. 3227 ).
Il Museo occupa quanto rimane degli antichi edifici dell'abbazia di S. Lupo con l'aggiunta, nel 1892, del "Pavillon Brissonnet". Esso comprende collezioni archeologiche, di sculture, di pitture, e di storia naturale. Vi è annessa la Biblioteca che è una delle più notevoli della Francia; contiene oltre 200.000 volumi, 3131 manoscritti e 547 incunaboli. Fu fondata nel 1651 ma vi furono aggiunti i fondi di oltre 37 biblioteche monastiche, tra le quali quelle dell'abbazia di Clairvaux. Nel grande salone vi sono 52 vetrate di L. Goutier con episodi della vita di Enrico IV, Luigi XIII e Anna d'Austria. Il più antico manoscritto è il libro pastorale di s. Gregorio Magno della fine del sec. vir. Vi sono pure un Evangeliario del 909: La città di Dio di s. Agostino (sec. xI), la Bibbia di s. Bernardo del sec. xir, una Bibbia del sec. xiv con 117 miniature, un Messale locale miniato del sec. xiv, ecc.; una rilegatura da Evangeliario del sec. xiri con smalti, ecc. La scoperta in T. del famoso Sinassario di Chifflet ha permesso al p. F. Halkins di dare una edizione riveduta e corretta della cronologia di s. Trifullio vescovo di Cipro nel sec. Iv (Anal. Boll., 66 [1948], pp. 11-19). Il Museo di arti decorative è situato nell'Hôtel de Vauluisant che serviva di dimora temporanea per i dignitari dell'abbazia di Vauluisant (nell'arcidiocesi di Sens). Contiene arazzi, bronzi, marmi, ceramiche, vetrate, sculture e pitture. La prefettura sorge nel luogo dell'antica abbazia di Notre Dame aux Nonnains della fine del sec. xviII, ma rifatta in parte nel sec. xix.
Nei dintorni di T. si ricordano St-Martin-ès-Vignes con la chiesa omonima eretta nel 1592, finita nel 1691. Il santuario ha un grande portale classico con colonne e frontone. L'interno è a tre navate con splendide vetrate (rappresentanti scene del Vecchio e Nuovo Testamento, la lapidazione di s. Stefano, s. Sebastiano, s. Francesco d'Assisi, s. Caterina, ecc.) e numerose statue. Inoltre
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St-André-les-Vergers con la chiesa di S. Andrea del sec. XVI che ha un portale del 1646 decorato da statue e nell'interno un retablo scolpito e dipinto nel 1541.
Santuari: Notre-Dame-du-Chêne presso Bar-surSeine; Notre Dame de la Ste-Espérance a Mesnil St-Loup; Notre-Dame de Valsuzenay.
Bibl.: L. Pignotte, Etudes sur les travaux d'achèvements de la cathédr. de T., Parigi 1870; A. Babeau, St-Pantaléon de T., in Ann. de l'Aube, 1881; id., St-Urbain de T., ibid., 1891; G. Fichot, Statistique monumentale de l'Aube, III-IV, Parigi 1894-1908; R. Küchlin - Marquet de Vasselot, La sculpture a T. et dans la Champagne mérid. au XVI siècle, ivi 1900; E. Le-lèvre-Portalis, Jean Langlois architecte de St-Urbain de T., Caen 1904; J. Roserot, Les abbayes du département de l'Aube, in Bull. histor. du comité, 1904, pp. 566-68, 590-94; A. Prevost, Hist. du diac. de T. pendant la Révolution, in 3 voll., Troyes 1908-1909; id., Le diocèse de T., 3 voll., Tulle 1923-26; L. Duchesne, Faites épisc., de l'unc. Gaulo, II, $2^{\text {e }}$ ed., Parigi 1910, pp. 452-57; J. Roserot de Melin, Note sur un prétendu évêque de T. en 1360 Frédéric "Comollle", in Mél. d'arch. et d'hist., 47 (1918-19), p. 296 sgg.; A. Wilmart, Le vrai pontifical de Prudence de T., in Revue bénéd., 34 (1922), pp. 282-91; L. MorelPayen, T. et Proulor, $2^{\text {e }}$ ed., Parigi 1926; G. Verdin, Note sur les anciens catalogues épisi. de T., in Rev. d'hist. de l'Eglise de France, 13 (1927), pp. 51-54; Guide de la France chrét. et missionnaire, 1946-49, Parigi 1948, pp. 397-402, 789-84, 1113; J. Vallery, Radot. L'ancienne abbatiale St-Pierre de Lagny et ses rapports avec la cathédrale de T., in Bull. monumentel, 186 (1948), pp. 95-110; Eubel, I, pp. 403-94; II, p. 257; III, p. 719; IV, p. 342; V, pp. 386-87.
Enrico Josi
TRUBETSKOJ, Evgenij. - Filosofo e politico nazionale russo, fratello minore del principe Serghej, n. il 23 genn. ( 5 febbr.) 1863 a Mosca, m. il 23 sett. ( 5 ott.) 1919 a Novorossijsk. Fu professore nel1'Università di Kiev, poi di Mosca. Dopo il crollo dell'antico regime fu legato con l'armata bianca e assisté, come laico, al Concilio panrusso di Mosca nel 1917-18.
Come suo fratello maggiore, passo da giovane attraverso il positivismo e l'ateismo e torno alla fede mediante lo studio della storia della nuova filosofia e la lettura di Schopenhauer. Nella sua attivita professionale si occupò prima della filosofia del diritto. Scrisse dissertazioni su temi storici, cioè su s. Agostino e L'ideale religioso-sociale del cristianesimo occidentale nel sec. XI, Kiev 1897. Nel 1904 pubblicò a Mosca La filosofia di Nietzsche. Nel suo pensiero meno indipendente, sentiva forte l'influenza di Soloviev, a cui consacrava la sua opera più voluminosa, La concezione del mondo di Vladimiro Soloviev, 2 voll., Mosca 1913. Per il superamento di Kant ed il kantismo scrisse: I presupposti metafisici della conoscenza, Mosca 1917. La sua opera più matura, pubblicata soltanto dopo la morte, è il Senio della vita (Berlino 1922), scritta a Mosca nel 1918, nella quale abbozzò, ispirandosi specialmente alla dottrina di Soloviev sulla Sapienza divina, senza però accettare certe concezioni troppo spinte dei sofiologi dipendenti da Soloviev, la sua filosofia universale e cristiana.
T. era buon stilista ed esteta. Notevoli sono alcuni suoi saggi sull'arte, specie delle antiche iconi russe; pregevoli i suoi Ricordi, pubblicati postumi, Sofia 1921, e Dal passato, Vienna 1920.
Bibl.: Boris Iakovenko, Filosofi russi, Firenze 1925, Roma 1927, pp. 177-81; E. Trubetskoi, Die religiöse Weltanschauung der altrussischen Ibonenmalerei, Paderborn 1927, corredato di un'introduzione e pubblicato da N. Arseniev; B. Schultze, Pensatori russi di fronte a Cristo, II-III, Firenze 1949, pp. 177-88; V. V. Zenkovskij, Storia della filosofia russa (in russo), II, Parigi 1950, pp. 343-50.
Bernardo Schultze
SERdIEJ, fratello del precedente, filosofo, pubblicista e politico nazionale russo. N. il 23 luglio (4 ag.) 1862 nel distretto di Mosca, m. il 29 sett. (12 ott.) 1905 a Pietroburgo.
Di antica famiglia principesca, subì da giovane una crisi religiosa e stette per breve tempo sotto l'influsso dei positivisti; poi leggendo gli slavofili, Dostoevskij e specialmente Soloviev (di cui era stretto amico), torno al cristianesimo e ad una metafisica religiosa. Studio nel-
l'Università di Mosca, occupandosi specialmente di Kant, degli idealisti e mistici tedeschi. Poi insegnò ivi la storia dell'antica filosofia. Fu primo rettore eletto dell'Università di Mosca. Durante un viaggio all'estero si avvicinò a Harnack.
Specialmente nella sua tesi di laurea, La dottrina sul Logos nella sua storia, fece un'ottima esposizione della filosofia greca e cristiana. Abbozzò il suo proprio sistema di idealismo concreto, ispirandosi però con atteggiamento critico a Kant (e Hegel). Notevole è il suo lungo articolo sulla natura della coscienza umana, da lui concepita, ispirandosi all'idea slavofila della "sobornost" " e a quella di Soloviev del "teandrismo", come idea comunitaria.
Bibl.: L. M. Lopatin, Cenno biografico all'inizio del vol. I delle opere: Boris Iakovenko, Filosofi russi, Firenze 1925, Roma 1927, pp. 123-31; B. Schultze, Pensatori russi di fronte a Cristo, II-III, Firenze 1949, pp. 133-70; V. V. Zenkovskij, Storia della filosofia russa (in russo), II, Parigi 1050, pp. 331-43.
Bernardo Schultze
TRUCHSESS von Waldburg, Otto. - Cardinale e vescovo di Augusta, n. nel castello di Scheer presso Sigmaringen, il 25 febbr. 1514, m. a Roma il 2 apr. 1573 .
Dopo i primi studi fatti a Tubinga, venne in Italia dove frequentò le Università di Pavia, Padova e Bologna. Fu presto canonico di Augusta e decano della cattedrale di Trento; portatosi a Roma come cameriere segreto di Paolo III, fu da lui nominato internunzio al Congresso di Norimberga ( 1543 ) per l'intimazione del Concilio. In quello stesso anno veniva eletto vescovo di Augusta e cominciò così a prodigarsi tutto in opere di riforma per la sua diocesi. Nel dic. 1544 fu creato cardinale con il titolo di S. Balbina, che mutò poi in quello di S. Sabina, alla cui basilica titolare apportò notevoli restauri. Nel 1562 fu fatto vescovo di Albano e nel 1570 passò successivamente alle sedi di Sabina e di Palestrina. Al Concilio di Trento ebbe come procuratore il gesuita p. Jajo, mentre egli guerreggiava insieme con il Duca di Baviera contro i protestanti, si quali ritelse parte della sua diocesi. A Dillingen - dove nel 1548 celebrò un Sinodo fondò un'Accademia, trasformata poi in università, affidandola ai Gesuiti, di cui fu sempre entusiastico ammiratore, dicendosi egli figlio spirituale di s. Ignazio. Il suo tentativo di fondare per loro un collegio in Augusta falli. Nel 1558 Per Jinando I lo proclamò protettore dell'Impero presso la S. Sede. Presenziò all'ultimo fase del Concilio di Trento, dove propugnò caldamente l'erezione dei seminari.
Il T. fu indubbiamente una tra le figure più notevoli del mondo ecclesiastico del suo tempo, e fu giudicato l'esponente più autorevole della politica della S. Sede in Germania. La sua pietà, il suo zelo nell'opera di riforma e per la conversione degli eretici, insieme con la sua sollecitudine per i poveri, gli morilarono la stima affettuosa dei suoi contemporanei, come i cardd. Bellarmino, A. Farnese, Madruzzo, Osio, e delle figure più eminenti della Compagnia di Gesù tra le quali s. Pietro Canisio.
Bibl.: H. Duhr, Quellen zur einer Biographie des Card. O. Tr. von W. und Reformationsbestrebungen desselben, in Hist. Jahrb., 7(1886), pp. 177-209; 10(1899), pp. 71-74; A. Weber, Literae a Tr. ad Hostum datae, Ratisbona 1892: Nuntiaturber. aus Deutschland, I, Abt., VII-XI, II Abt., I, III-V, Gotha (v. indice); G. Braunsberger, Cantici epist. et acta, I-VI, Friburgo in Br., 1896-1913; Pastor, V-VIII, v. indice; B. Schwartz, O. Tr., ivi 1923; H. Jedin, Star. del Conc. di Trento, voci, it., I, Brescia 1940, p. 376 e passim; G. Schreiber, Das Welthonati von Trient, II, Friburgo in Br. 1951, v. indice.
Antonio Cistellini
Gebhard, suo nipote, arcivescovo di Colonia, n. a Scheer il 10 nov. 1547, m. a Strasburgo il 31 maggio 1601.
Dopo colti studi in università tedesche ed estere, ricco di pingui benefici, fu eletto il 5 dic. 1577 arcivescovo di Colonia dal partito favorevole alla Riforma cattolica (i suoi avversari appoggiarono la candidatura di Ernesto di Baviera il quale ottenne dieci voti, mentre T. ne ebbe dodici) e confermato nel 1580 dalla S. Sede, si dimostrò ben presto favorevole ai protestanti. Sposatosi nel 1583
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con Agnese di Mansfeld, tentò apertamente di secolarizzare l'elettorato di Colonia e di farne un proprio dominio. Scomunicato e deposto da Gregorio XIII il $1^{\circ}$ apr. 1683 , ed eletto in sua vece arcivescovo dal Capitolo, Ernesto di Baviera, T. con l'aiuto del conte palatino Giovanni Casimiro e di Guglielmo d'Orange cercò di opporsi, ma ripetutamente sconfitto dovette lasciare Colonia e si ritirò nel 1589 a Strasburgo.
Biol.: Frena von Bezold, Briefe des Pfalzgrafen Johann Casimir, 1576-92, 3 voll., Monaco 1882-86, passim (v. indice); J. Hansen, Der Informativprozess G. von T., in Mitteil. aus dem Stadtarch. Köln, 20 (1892), pp. 36-66; M. Lossen, Röm. Nonciaturber. als Quellen zur Gesch. des hölb. Krüger, in Hist. Zeitschr., 75 (1895), pp. 1-18; Pastor, IX, pp. 647-59; G. Schreiber, Das Weltkonsil von Trient, I, Friburgo in Br. 1951 (v. indice).
SRvio Furlani
TRUFFA. - Per l'art. 640 del Codice penale ital., "chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno ", integra la fattispecie della t. ed è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire quattromila a lire ottantamila.
La t. rientra fra i delitti contro il patrimonio mediante frode, giacché si risolve in un inganno, mediante il quale la vittima viene indotta a compiere un atto pregiudizievole per il suo patrimonio e vantaggioso per altri. Questo consenso della vittima, carpito fraudolentemente, differenzia nettamente la t. dal furto e dall'appropriazione indebita, reati che presuppongono il dissenso del soggetto passivo. La norma dell'art. 640 mira quindi a tutelare, oltre il patrimonio, anche la libertà del consenso nei negozi patrimoniali.
Nella figura della t. può rientrare una notevole quantità di fatti, dato che svariatissime sono le forme che può assumere il reato in parola. Nonostante ciò, la migliore dottrina considera la fattispecie troppo ristretta: non poche frodi che meriterebbero pena ne restano infatti escluse. Pertanto, il futuro legislatore dovrà o ampliare la portata della norma o integrarla con un'altra di carattere più generico. Ai sensi del vigente codice italiano per l'integrazione dell'elemento oggettivo della t. occorre che: 1) l'agente metta in essere artifici o raggiri (artifizio sarebbe un camuffamento della realtà, raggiro un avvolgimento ingegnoso di parole: dalla dottrina e dalla giurisprudenza le due espressioni vengono però intese in senso assai più fato, al punto che si ammette che anche una semplice menzogna o lo stesso silenzio possono dar vita alla t. ; secondo una recente precisazione [Antolisei], non deve tuttavia trattarsi di uno di quei piccoli strattagemmi che molto frequentemente si verificano in un dato ambiente e per certi determinati rapporti, strattagemmi che la coscienza sociale riprova, ma considera semplici scorrettezze); 2) questi artifici o raggiri facciano cadere in errore una data persona, cioè la vittima (a nulla rilevando che questa lo abbia agevolato con la sua ignoranza o trascuratezza); 3) questo errore dia origine ad un atto di disposizione patrimoniale da parte dell'ingannato (tale atto può avere per oggetto qualsiasi elemento del patrimonio e persino prestazioni d'opera); 4) questo atto si risolva in un danno per la vittima o magari per un'altra persona e in un vantaggio altrui (deve trattarsi di un danno, cioè di una diminuzione patrimoniale, considerando come tale anche quello che involga cose aventi un puro valore di affezione; al danno deve corrispondere un profitto altrui, di qualsiasi natura, purché ingiusto). L'elemento psicologico è costituito dal dolo, per la cui sussistenza si richiede che l'agente : 1) abbia messo in essere volontariamente artifici e raggiri con la coscienza del loro carattere frodatorio; 2) abbia voluto indurre la vittima in errore; 3) abbia voluto che questa compisse un atto di disposizione patrimoniale; 4) abbia voluto realizzare un profitto e abbia avuto coscienza dell'ingiustizia del profitto e del danno derivante all'ingannato. In conseguenza di questa molteplicità di elementi, l'errore di fatto trova largo campo di applicazione. Da quanto detto finora, deriva che il momento consumativo della t. coincide con la realizzazione del
profitto; il che ha dato occasione a numerose critiche. Si noti, tuttavia, che non occorre che l'agente consegua proprio il vantaggio che si riprometteva, bastando che lui o un terzo realizzino un miglioramento patrimoniale qualsiasi.
Secondo gli orientamenti più recenti, il delitto in esame è configurabile anche se l'ingannato sia stato raggirato nel mentre cercava di conseguire un fine illecito. Ciò perché l'incriminazione della t. è dettata da ragioni di interesse sociale.
Per il capoverso dell'art. 640 la t. è aggravata (reclusione da uno a cinque anni e multa da 24.000 a 120.000 lire) se il fatto è commesso a danno dello Stato e di altro ente pubblico, o con il pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare, o ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell'Autorità.
Negli artt. 641, 642, 643, sono contemplate tre ipotesi (rispettivamente rubricate come insolvenza fraudolenta; fraudolenta distruzione della cosa propria o mutilazione della propria persona; circonvenzione di persone incapaci) che la dottrina suole denominare t. minori. Salvo che per l'insolvenza fraudolenta, le pene previste non sono, però, più lievi di quelle della t. : anzi, per la circonvenzione d'incapaci, è sancita, oltre la multa, la reclusione da due a sei anni.
Biol.: F. Manci, La t. nel cod. pen. ital., Torino 1930; I. Gregori, I reati di t. e d'insolvenza nel nuovo cod. pen., Bologna 1935; V. Mansini, Trattato di dir. pen. ital., IN, $2^{\circ}$ ed., Torino 1948, p. 554 sgg.; G. Maggiore, Dir. pen., $4^{\circ}$ ed., Bologna 1950, p. 1007 sgg.; A. De Marsico, Delitti contro il patrimonio, Napoli 1951, p. 131 sgg.; O. Vannini, Manuale di dir. pen. it., parte speciale, $2^{\circ}$ ed., Milano 1951, p. 339 sgg.; A. Cordova, s. v. in Nuovo dig. ital., vol. XII, II, p. 554 sgg.
TRUJILLO, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capitale del dipartimento di La Libertad e della provincia omonima nel Perù.
Ha una superficie di 38.393 kmq . e una popolazione di 610.009 ab , dei quali 597.800 cattolici; conta 53 parrocchie servite da 53 sacerdoti diocesani e 35 regolari; ha 11 comunità religiose maschili e 12 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 433).
La diocesi fu creata dal papa Gregorio XIII il 13 apr. 1577, quale suffraganea di Lima, e comprendeva i dipartimenti di Lambayeque, Libertad, Piura e la provincia di Tumbes. Questa disposizione fu confermata da Paolo V nel 1611 e primo vescovo fu mons. Alfonso de Gusman. Il 23 maggio 1943 il papa Pio XII con la cost. apost. Inter praecipatis la erigeva ad arcidiocesi, dandole quali suffraganee le diocesi di Cajamarca, Chachopoyas, Piura e la Prelatura di Moyobamba, ed elevando la cattedrale al grado e dignità di metropolitana. Con un decreto del 1824 l'edificio della Compagnia di Gesù fu occupato per formare l'Università di Trujillo.
Biol.: AAS, 35 (1943), pp. 273-75; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LXIV, pp. 1149-52; A. A. Mac Erlean, s. v. in The Cath. Enc., XV, p. 70.
Enrico Josi
TRULLANO, CONCILIO. - Nell'autunno del 69 I l'imperatore Giustiniano II convocò a Costantinopoli un Concilio, chiamato poi T. dalla grande sala a cupola ( $\tau \rho \circ \tilde{\lambda} \lambda \circ \varsigma$ ) ove si radunava, o anche $\pi \varepsilon \nu$ $\delta \varepsilon \alpha \varepsilon \tau \eta$ (quinisesto) perché destinato a supplire l'opera legislativa disciplinare del V (553) e VI (680) Concilio ecumenico. Di fronte all'ascendente avuto dalla Sede Romana nel 680, si voleva accentuare l'autorità centrale della nuova Roma. Perciò vengono censurati certi usi, non solo della Chiesa romana, ma anche degli Armeni, degli Iberi e degli Africani. Degli atti del Concilio sono conservati soltanto l'allocuzione del Concilio all'Imperatore e 102 canoni con le' firme dei partecipanti. Sotto la firma dell'Imperatore è lasciato posto libero per quella del Papa.
Ma Sergio I, nonostante le minacce, rifiutò di acconsentire e la missione punitiva del protospatario Zac-
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(per cortesia di E. Eiter) Truszkowska, Maria Angela. Ritrotto.
caria finl con un clamoroso trionfo del Papa. Deposto e mutilato, poi restaurato sul trono, Giustiniano volle sapere da Giovanni VII (705-707) che canoni non approvasse. Ma il Papa diffidente rinvio gli atti senza aggiungere nulla. Papa Costantino I (708-15) però segul l'ingiunzione imperiale di venire a Costantinopoli, dove fu ricevuto con tutti gli
onori dovuti. Si può desumere dalla notizia del Liber Pontificalis che si venne ad una intesa lasciante libero il Papa per quanto riguardava l'Occidente. Più tardi Adriano I citò il can. 82 contro i Franchi in difesa del culto delle immagini. Infine Giovanni VIII, secondo la testimonianza di Anastasio Bibliotecario, approvò i canoni, "exceptis illis qui rectae fidei, bonis moribus et consuetudinibus Ecclesiae Romanae opponuntur».
Vi erano però testimonianze contraddittorie sulla data del Concilio, sul numero dei partecipanti, sulla sua autorità. I Greci lo consideravano come ecumenico, i Latini lo ebbero per spurio. Vi si trovavano le firme dei tre patriarchi orientali, mentre queste sedi erano vacanti o, almeno, i loro titolari non potevano venire a Costantinopoli. Non si trovano nei manoscritti firme di legati romani, i quali secondo il racconto del Liber Pontificalis sarebbero stati presenti e "ingannati" avrebbero sottoscritto. I canonisti e i polemisti hanno dunque considerato questo Sinodo con grande diffidenza. Beda il Venerabile lo chiama "reprobra», Paolo Diacono "synodus erratica", Binio "synodus erratica, conventus malignantium et synagoga diaboli». Baronio lo rigetta e spiega la citazione di Adriano I con l'esempio di Davide che si servì della spada dell'empio Goliat. Anche G. S. Assemani e molti altri non ne vogliono sapere.
Da rimproverare al Sinodo erano specialmente i canoni antiromani : i can. 3 e 13 biasimano l'uso del celibato vigente nella Chiesa romana; il can. 36 rinnova quanto il can. 3 del II e il can. 28 del IV Concilio ecumenico avevano decretato sui diritti della sede della nuova Roma; il can. 55 rigetta il digiuno del sabato; il can. 67 prescrive l'astinenza dal sangue e dagli animali soffocati, ecc. Ma non si può negare che la maggior parte dei canoni è ispirata da sano zelo e dal desiderio di riformare gli abusi.
Vi sono leggi utili sulla disciplina del clero, del monachismo, sui doveri dei laici; fondamentali sono i canoni sul matrimonio dei chierici (can. 3), sull'età degli ordinandi (can. 14), sugli impedimenti matrimoniali di parentela spirituale (can. 53), e di affinità (can. 54). Il can. 2 riconosce per la prima volta ufficialmente la Collezione dei canoni dei concili ecumenici e locali, come dei SS. Padri, che rimarrà la base del diritto canonico bizantino.
Bibl.: Mansi, XI, pp. 30-1006; J. B. Pitra, Turis eccles. Graecorum hist. et monum., t. II, Roma 1868, pp. 4-99; Baronius, Annales, ad annum 892, nn. 1-51; Hefele-Leclerco, III, pp. 560-81 con bibl.; J. Pargoire, L'Eglise byzantine, Parigi 1005, p. 190 sgg.; Pil-che-Martin-Frutaz, V, pp. 202-208, 492 sgg. Emilio Herman
TRUSZKOWSKA, Maria Angela. - Fondatrice delle Suore di S. Felice da Cantalice (Feliciane), del Terz'ordine di S. Francesco, al secolo Sofia Camilla, n. a Kalisz (Polonia) il 16 maggio 1825, m. a Cracovia il 10 ott. 1899.
Quale penitente del p. Onorato Kozmiñski (v.), cappuccino, fondo con alcune compagne il 21 nov. 1854 a Varsavia un ospizio per i bambini abbandonati. Da tale inizio si costituì (1857), sotto la direzione del p. Ono-
rato, la nuova Congregazione, che si propone di riparare le offese recate a Gesù nel S.mo Sacramento, mediante l'adorazione e le opere di carità. Dopo 12 anni di governo e 30 di sofferenze fisiche e morali, la T. mori in odore di santità. Nel 1947 fu iniziato a Cracovia il processo informetivo sulle sue virtù per la beatificazione.
Bibl.: S. B. Dmowska, M. M.A.T., Buffalo, N. Y. 1949. Edmondo Elter
TSAOCHOW, diocesi di. - Nella parte sud-occidentale della provincia dello Shantung, nella Cina settentrionale.
Fu eretta in vicariato ap. il 12 nov. 1934 con territorio distaccato dalla missione di Yenclow (v.) e affidata, come la missione madre, alla Società del Verbo Divino, l'11 apr. 1946 elevata a diocesi, suffraganea di Tsinan. Su una superficie di 13.000 kmq . contava, al 30 giugno 1950, ca. 4.000 .000 di ab., dei quali 74.013 cattolici, 59 sacerdoti, tra cui 12 cinesi, 49 soore, di cui 45 indigene. Aveva 1 seminario, 6 scuole, 32 opera di carità e beneficenza.
La prima predicazione evangelica nel territorio di T. è posteriore all'arrivo dei Verbiti nella regione meridionale dello Shantung, avvenuto nel 1882. Fu il loro primo vicario ap., mons. Giovanni Battista von Anzer (1886-1904) che tentò inutilmente di penetrare in T., come pure furono vani i tentativi di p. Giuseppe Freinademetz di entrare a Tsaohsien. A Changkiaciuwang, nel 1897, furono uccisi i pp. Francesco Nies e Riccardo Henle. In seguito la missione prese un considerevole sviluppo : nel 1934, l'anno della erezione di T., i cattolici erano 47.000 e i catecumeni 9000 , assistiti da 33 sacerdoti, di cui 8 cinesi.
Bibl.: AAS, 27 (1935), pp. 362-63; Arch. di Prop. Fide, Incarto erez. T. 1934; Annuaire de l'Eglise cathol. en Chine 1948, Shanghai 1948, passim; MC, 1950, p. 320. Adamo Puoci
TSCHIDERER ZU GLEIFHEIM, Johann Nepomuk von. - Vescovo, n. a Bolzano il 15 apr. 1777, m. a Trento il 3 dic. 1860.
Sacerdote nel 1800 , fu professore di teologia morale a Trento dal 1807 al 1810 , parroco decano a Sarnthein e Merano, canonico e provicario nel 1828 per la parte tedesca della diocesi. Vescovo ausiliare di Bressanone nel 1832 e vicario generale per il Vorarlberg, fu nominato il 15 luglio 1834 dall'Imperatore principe vescovo di Trento. Si adoperò soprattutto per la formazione del clero e tentò di eliminare le divergenze e di fungere da mediatore tra gli Italiani e i Tedeschi della sua diocesi.

(per cortesia della Postulazione della Causa di beatiflessione) Tschidener zu Gleifheim, Johann Nepomuk von - Ritratto.
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Prese parte attiva nelle grandi conferenze dell'episcopato austriaco del 1849 (rapporti fra Chiesa e Stato), e del 1856 (in seguito al Concordato del 1855), e con la sua prudenza e moderazione, a differenza di altri colleghi che con la loro rigidezza crearono inutili urti, seppe promuovere gli interessi della Chiesa, senza provocare reazioni dannose.
Nel 1886 venne introdotta a Roma la causa di beatificazione.
BibL.: A. Tait, Vita del ven. 7. N. von T., 2 voll., Trento 1907; G. Grivat, De hist. Eccl. cath. austr. saec. XIX, et de viis pr. ep. Trident., ven. S. D. In. Nep. de T., quaest. selectae, Roma 1936 (con ampio materiale sul giusceppinismo austriaco di quelVapoca): id., Num ven. Inames Nep. de T..... Isospinismo austriaco nimis indulserit, ivi 1940; Sez. stor. della S. Congr. dei Riti (n. 51). Disquisitio de investigationibus peractis in arch. Curiae trident. et S. Congr. Concilii, ivi 1943. Giuseppe Lów
TSHUMBE, vicariato apostolicO di. - E situato nella parte centro-orientale del Congo Belga ed è compreso, all'incirca, tra il $24^{\circ}$ di longitudine e il $4^{\circ}$ di latitudine.
Fa parte della provincia del Kassai, di cui abbraccia quasi tutto il distretto civile di Sankuru. L'erezione a vicariato ap. risale al 13 marzo 1947 per elevazione della prefettura ap. omonima, la quale a sua volta fu costituita il 15 maggio 1936 con territorio distaccato dall'allora vicariato ap. dei Kassai superiore (ora vicariato ap. di Luluabourg). E affidato alle cure dei Passionisti, i quali, giuntivi nel 1930 per aiutare i Missionari di Scheut, vi fondarono nel 1931 le due stazioni missionarie di Ifuta e Mwetahi e finirono poi con assumerlo esclusivamente.
Su una superficie di ca. 60.000 kmq . conta ca. 183.000 ab., di cui 38.917 sono cattolici, 8000 protestanti, gli altri pagani; ha 594 chiese, di cui 50 parrocchie, servite da 3 sacerdoti indigeni e 31 esteri (Passionisti); 313 scuole, 20 istituti di beneficenza; inoltre una tipografia con un periodico mensile: Nkurase ( 1240 copie). L'evangelizzazione procede lentamente perché ostacolata, da un lato, dalla emigrazione dei giovani, dall'altro, in maniera molto più grave, dalla depravazione dei costumi e in particolare dalla poligamia, la quale, benché colpita recentemente da un decreto governativo (4 apr. 1930), resta ancora una usanza molto diffusa.
BibL.: AAS, 28 (1936), pp. 458-59; 39 (1947), pp. 386-87; Arch. di Prop. Fide. pos. prot. nn. 1871/36, 964/47, 4175/52; J. Van Wing - V. Goome, Annuaire des missions cath. au Congo Belge et au Ruanda Urundi, Bruxelles 1949, pp. 371-83.
Marisno Clementi
TSINAN, abcdiocesi di. - Il vicariato ap. dello Shantung, eretto il 3 sett. 1839 , comprendeva tutta l'omonima provincia civile, nella Cina nord-orientale, appartenuta fino allora alla diocesi di Pechino.
La sede dell'Ordinario, dopo essere stata a Shierblichwang, presso Wucheng, nel territorio dell'attuale prefettura ap. di Lintsing, fu, per maggior sicurezza, trasferita e fissata a T. (1863) dall'allora vicario ap., il francescano Luigi Moccagatta. L'8 genn. 1885 prese il nome di vicariato ap. dello Shantung settentrionale, cedendo tutta la parte sud per l'erezione del vicariato ap. dello Shantung meridionale (v. YENCHOW). Il 27 genn. 1894 cedette la parte est, con cui fu eretto il vicariato ap. dello Shantung orientale (v. CHEFOO), il 3 dic. 1924 prese il nome di vicariato apost. di T.; il 16 apr. 1929 cedette 14 sottoprefetture civili per l'erezione della missione sui iuris di Changtien (v. chowtsun); altre 13 ne cedette per l'erezione di Lintsing (v.) avvenuta il 5 apr. 1931. L'11 apr. 1946, T. fu elevata a sede metropolitana della provincia ecclesiastica dello Shantung con le diocesi suffraganee di Chefoo, Chowtsun, Ichow, Tsaochow, Tsingtao, Yangku e Yencow. E affidata, fin dall'inizio, ai Frati Minori delle province regolari di Alsazia e Colonia.
Su una superficie di 25.000 kmq . contava al 30 giugno 1950, 5.000 .000 di ab., dei quali 44.016 cattolici; 317 chiese, servite da 19 sacerdoti indigeni e 65 regolari; da 2 congregazioni religiose maschili e 4 femminili; ha 1
seminario maggiore e minore, 28 istituti di istruzione e 5 di beneficenza. A Hungkialu, nei pressi di T., aveva sede il Seminario regionale per i seminaristi maggiori delle missioni di T., Chefoo, Chowtsun, Iduhsien, Lintsing e Weihaiwei.
Al momento della sua erezione a vicariato ap. (1839) lo Shantung contava quasi 5000 cattolici, frutto della predicazione dei Gesuiti, dei Francescani e dei Domenicani. Nel 1841 vi si fondò un seminario. Nonostante vari flagelli, quali le devastazioni dei Taiping nel 1854, l'inondazione del Fiume Giallo nel 1853, la carestia negli anni 1877-79, la missione segnò continui progressi, di cui sono prova le numerose divisioni sopra riferite.
BibL.: AAS, 17 (1925), p. 24; GM, p. 211; Annuaire de l'Eglise cath. en Chine 1948, Shanghai 1948, passim: MC, 1950, p. 321 .
Adamo Pucci
TSINGHOW, diocesi di. - Nella parte meridionale della provincia del Kansu (Cina nord-occidentale).
Eretta in prefettura ap. con il nome di Kansu meridionale il 28 apr. 1905, per divisione del vicariato ap. del Kansu (v. Lanchow) e affidata alla Congregazione del Giove Immacolato di Maria (Scheut), in una nuova sistemazione territoriale, avvenuta l'8 maggio 1922, soppressa la prefettura ap., fu eretto il vicariato ap. del Kansu orientale e fu affidato ai Cappuccini della provincia regolare del Reno-Veatfalia. Il 3 dic. 1924 ebbe il nome di vicario ap. di T.; il 25 genn. 1930 cedette 17 sottoprefetture civili per l'erezione della prefettura ap. di Pingliang (v.); l'11 apr. 1946, fu elevata a diocesi suffraganea di Lanchow. Ha un'estensione di 45.000 kmq . Al 30 giugno 1950, su una popolazione totale di ca. 2.500 .000 ab., i cattolici erano 8548 e i catecumeni 424 , i sacerdoti 28, di cui 18 cinesi, le suore 35 di cui 11 indigene. Tra le opere figuravano 3 ospedali, 8 dispensari di medicinali, 1 orfanotrofio, 33 scuole.
I primi cristiani di T. furono fedeli emigrati nel Kansu dalle limitrofe province civili dello Szechwan e dello Shensi, nella seconda metà dello scorso secolo. Dal 1876 un missionario del vicariato ap. dello Shensi portava loro, una volta all'anno, i Sacramenti; dal 1881 invece cominciò a risiedere su questo territorio un religioso Scheutista, cui seguirono, poco dopo, altri. Nel 1905 i sacerdoti erano 10 con 775 cristiani e 522 catecumeni; nel 1922 i battezzati erano saliti a ca. 4000 : sebbene non perseguitato fieramente come in molte altre regioni della Cina, anche qui il cattolicesimo trovò contrari i mandarini e i pagani seguaci del confucianesimo.
BibL.: AAS, 14 (1922), pp. 222-23; 17 (1923), p. 24; Arch. S. Congreg. de Prop. Fide, Relax. quinquenn. T. 1923; GM, p. 211; Annuaire de l'Eglise cath. en Chine 1948, Shanghai 1948, passim; MC, 1950, p. 337.
Adamo Pucci
TSINGHAI: v. CINA; SINING.
TSINGTAO, diocesi di. - Sulla costa del Mar Giallo, nella parte sud-orientale della provincia dello Shantung, nella Cina settentrionale.
Fu eretta in prefettura ap. l'11 febbr. 1925 con 12 sottoprefetture civili della missione di Yenchow (v.) e fu affidata, come la missione madre, alla Società del Verbo Divino. Il 14 giugno 1928 fu elevata a vicariato ap.; il $1^{\circ}$ luglio 1937 cedette 3 sottoprefetture civili per dar vita al vicariato ap. di Ichow (v.) e l'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi, suffraganea di Tsinan. Ha un'astensione di 17.000 kmq . Al 30 giugno 1950, su una popolazione totale di ca. 3.500 .000 di ab. i cattolici erano 23.588 ; i sacerdoti 28, di cui 10 cinesi; le suore 87, la più parte cinesi. Tra le opere figuravano 2 ospedali, 7 dispensari di medicinali, 6 orfanotrofi, 29 scuole. Gli inizi della predicazione cristiana nel territorio di T. sono dovuti ai religiosi Verbiti, che arrivavano nella regione meridionale dello Shantung nel 1882 (v. YENCHOW). Al momento della sua erezione (1925) T. contava 20.000 cat-
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(ftel. Fides)
Tsingtao, diocesi di - Veduta della città. A destra la Cattedrale, iniziata il io apr. 1932, ad opera del vicario apostolico mons. Giorgio Weig-Tsing-tao.
tolici, convertiti, i più vecchi, da ca. 35-40 anni. Nel territorio ceduto per l'erezione di Ichow, nel 1937, si trovavano 15.587 fedeli. Tra i missionari degni di particolare menzione sono il primo vicario ap. della Shantung meridionale, mons. Giovanni Battista von Anzer (1886-1904), e il p. Giuseppe Freinademetz, che vi lavorarono molto e con frutti copiosi.
BibL.: AAS, 17 (1925), pp. 226-27; 20 (1928), pp. 46-47; Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione T. 1925; Incarto erezione Ichow 1937; GM, p. 211; Annuaire de 'Eglise catho ique en Chine 1948, Shanghai 1948, passim; MC, 1920, pp. 321-2
Adamo u ci
TSINING, diOCESI di. - Situata sui confini delle due province di Suiyüan e Chagar in Mongolia, ha una superficie di 40.000 kmq . e una popolazione di 600.000 ab .
In data 8 febbr. 1929 venne eretto il vicariato ap. di T., per distacco da quello di Siwantze. Il medesimo vicariato fu elevato a diocesi l'1 1 apr. 1946. Essa conta 38.500 cattolici con 326 catecumeni; 64 sacerdoti nazionali; 11 seminaristi maggiori; 100 suore nazionali. Il territorio, di cui oggi T. occupa il centro, appartiene alla regione semi-montagnosa, che si erge - potente contrafforte - a difesa dell'altopiano mongolo.
Da principio il paese non era abitato che da Mongoli, dediti soltanto alla pastorizia e al di fuori di alcuni gruppi di tende e di misere case, la regione non contava che rari e minuscoli centri di scambi commerciali. Dopo il 1750 alcune famiglie cristiane fissarono la loro dimora a T. Più tardi, altri cristiani fondarono tre altri piccoli villaggi, ove s'associarono alcune famiglie provenienti dall'Est. Nel 1892 i primi missionari di Scheut, attirati dalle possibilità di popolamento e di cultura della regione, fecero una prima prova di acquistare lotti di terreno sufficienti per lo stanziamento di coloni. Il tentativo aborti. L'esperimento fu ripreso nel 1895 dal p. Rubbens coronato da successo, grazie all'appoggio dei mandarini. La missione, con la piena osservanza delle formalità legali, rivendette partitamente a coloni cinesi, venuti dalle diverse cristianità, le terre acquistate dai Mongoli, ai quali, però, veniva riservato il diritto di pascolo per i loro greggi. Così in quattro tappi, dal 1895 al 1925, furono realizzate numerose cristianità, fissate in villaggi a carattere agricolo. Durante il periodo tra il 1906 e il 1910 furono i coltivatori stessi che invitarono i missionari a stabilirsi nei nuovi centri da loro fondati, perché tale presenza conferiva un elemento di ordine, di disciplina morale e di unione necessarie alla prosperità dell'impresa. Il che fu constatato anche da giornalisti e viaggiatori, recatisi a osservare l'opera dei missionari.
L'azione cristianamente sociale e caritativa svolta dai Padri di Scheut ebbe il suo coronamento quando nel 1933 il Pontefice elevò alla dignità episcopale un indigeno, mons. Giuseppe Hong-An Fan, e gli affidò il vicariato ap. di T. (oggi diocesi).
BibL.: E. Licent, Comptes rendus de dix années de séjour et d'exploration dans le bassin du Floune Janne, du Pei-bo et des autres tributaires du golfe du Pei-tcheng, Tientsin 1924; AAS, 21 (1929), pp. 222-23; Chang Ying-T'Ang, The economic development and prospects of inner Mongolia, Sciangai 1933; R. H. Twaney, Agrarian China. Selected source materials from chinese authors, ivi 1938, passim; MC, 1950, p. 302; anon., En Mongolie l'action sociale de l'Egl coth., manoscritto presso l'Arch. di Prop. Fide, Edoardo Pecoraio
TSIROANOMANDIDY, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Situata nella parte centrale del Madagascar.
Fu eretta il 13 genn. 1949, distaccandone il territorio dal vicariato apost. di Miarinarivo. E affidata ai Padri Trinitari. Il 9 giugno 1950 ad esso fu unito altro territorio della prefettura apostolica di Morondava.
Ha una superficie di kmq. 40.000 con 63.500 ab., di cui 10.503 cattolici, 7500 catecumeni, 11.000 protestanti, 32.500 pagani, 1500 musulmani. I missionari sono 10 , i fratelli 3 , le suore 2 , i catecumeni 120 . Vi sono 4 stazioni primarie, 126 secondarie, 13 chiese, 70 scuole elementari.
BibL.: AAS, 41 (1949), pp. 214-15; 42 (1950), p. 891; MC, 1950, pp. 202.
TsiTSIKAR, Prefettura apostolica di. - Situata nella parte settentrionale della Manciuria, si estende per $487.873 \mathrm{kmq}$. e comprende una popolazione di 3.200 .000 ab .
Il 9 luglio 1928 questo territorio, distaccato dal vicariato apostolico di Kirin (oggi diocesi), fu eretto in missione sui iuris di T. ed elevata al grado di prefettura ap. il 17 ag. 1931. E affidata alla Società delle Missioni Estere di Bethlehem (Svizzera). La religione cattolica vi fu importata da alcuni immigrati dalla provincia di Kirin, ca. 70 anni fa. Ben presto, mercè lo zelo di alcuni missionari, furono organizzate varie comunità cristiane, che poi subirono danni in opere e personale durante la sommossa dei bosers ( 1900 ). Ritornata la calma, la missione riprese il suo sviluppo, articolandosi in nuove fiorenti stazioni missionarie.
Prima che i comunisti mandassero via tutto il personale estero, la prefettura contava 14.000 cattolici; 5 sacerdoti nazionali e 35 esteri; 16 suore estere; 2 ospedali; 7 farmacie; 2 orfanotrofi; 2 ricoveri per vecchi; 64 scuole elementari; 13 scuole medie; 4 vicariati foranei; 20 stazioni primarie e 68 secondarie; 20 edifici sacri.
BibL.: AAS, 20 (1928), pp. 350-51; 24 (1932), pp. 111-12; Arch. della S. Congreg. di Propaganda Fide, Relux. con sommario, pos. prot. n. 2179/31; Relux. quinquenn., pos. prot. n. 303/36; Prospectus status Missionis, pos. prot. nn. 3429/34, 1767/48; MC, 1950, p. 307.
Edoardo Pecoraio
TUAM, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi nell'Irlanda occidentale. Ha una superficie di 7560 migliaq. con una popolazione di 158.400 ab . dei quali 147.300 cattolici distribuiti in 56 parrocchie, servite da 176 sacerdoti diocesani e 228 regolari; ha un seminario, 15 comunità religiose maschili e 27 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 435). Comprende ca. metà delle contee di Galway e Mayo e una piccola parte della contea di Roscommon. E la più vasta diocesi d'Irlanda. Include i territori di cinque antiche diocesi : T., Annaghdown, Cong, Mayo e Aghagower.
La primitiva diocesi di T. fu fondata da s. Jarlath verso l'anno 520, e divenne sede arcivescovile e metropolitana del Connacht con il Sinodo di Kells nel 1152.
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(fut. d. M. De Sanlis)
(fut. d. M. De Saulis)
(Iut. d. M. De Saulis)
In alto: PARTICOLARE DELLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE (sec. XII) - Troia, In basso a sinistra: UN LEONE DELLA FINESTRA ABSIDALE (ultimo decennio del sec. xII) - Troia, Cattedrale. Al centro: BUSTO ARGENTEO DI S. PONZIANO PAPA MARTIRE, di Ignazio d'Urso (1688) - Troia, Tesoro della Cattedrale. In basso a destra: UN CAPITELLO ( $1^{\circ}$ ventennio del sec. xII) - Troia, Cattedrale.
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In alto a sinistra: TUNICELLA RICAMATA IN SETA, opera della badessa benedettina di Gōsa (Stiria), Cunegonda II (1239-69) - Vienna, Museo storico industriale. In bas