volume-12

Back to Volumes
Tartari.

I principi di Halyč, che dominavano sul territorio ucraino fin quasi a Kiev ed oltre, riuscirono a sviluppare lo Stato Ucraino attraverso continue lotte con i Tartari, lituani e polacchi. Però estinta la dinastia, subentrarono politicamente sul territorio la Lituania e la Polonia. La Lituania a sua volta subí un notevole influsso culturale dell'U. L'unione della Lituania con la Polonia agganciò ecclesiasticamente la Lituania all'Occidente latino. L'unione di Horodlo (1413) tra Polonia, Lituania e U. mirava ad una federazione sotto la dinastia Jagellonica (1377-1433) che regnò fino al 1572. L'U. rimase per una parte sotto i granduchi lituani, per un'altra sotto i re di Polonia. Con l'Unione ecclesiastica di Firenze (1439), l'U. cercò di mettersi a pari anche sotto l'aspetto religioso. L'unione non riusci e cadde da sé nei primi decenni del sec. xvi. sotto la pressione politica, culturale e religiosa della Polonia-Lituania latina, finché l'unione di Lublino (1369) trasformò l'Unione personale tra Polonia e Lituania in unione reale e molte terre ucraine furono cedute dalla Lituania alla Polonia, rimanendo aperte all'influsso della Polonia.

Gli Ucraini si trovarono a doversi ritirare nella steppa del Mar Nero, percorsa dai Tartari; cosi si sviluppò il movimento cosacco. Erano uomini di diverse classi che sceglievano la libertà fuori dello Stato polacco. Per difesa contro i Tartari si organizzarono in gruppi (sic) e cercarono un modus vivendi con lo Stato. I primi successi si ebbero sotto il re Stefano; poco dopo Veneziani, Austriaci ed anche la S. Sede cercarono di farsene una avanguardia contro il pericolo turco. Le loro audaci scorrerie fino alle porte di Istambul crearono intorno a loro un alone di gloria. In generale la politica del governo verso i cosacchi fu infelice. I magnati polacchi videro un pericolo nella vicinanza di questo movimento democratico e indipendentista. Cosí ebbe luogo una serie di lotte intestine fra le due parti (1625-40); finché nel decennio 1640-50, scoppiò la sollevazione contro la Polonia, che sotto la guida di Bohdan Chmelnyckyj fu vittoriosa. Il nuovo re di Polonia concesse diversi privilegi e rimosse diversi ostacoli, ma la lotta scoppiò di nuovo con diverse alternative. Dopo infruttuasse trattative con la Turchia, la Svezia, la Moldavia, B. Chmelnyckyj si federò con la Moscovia (1654), mosso da ragioni religiose. Fin dal 1620 i Cosacchi si consideravano i protettori della Chiesa ortodossa ucraina contro il cattolicesimo la-
![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
(da M. N. Kelley, Russia, Londra 1918, P4. 21) Ucraina - Chiesa di S. Andrea, costruita dall'architetto B. Rastrelli (sec. xviII) - Kiev.
tino orientale, e combattevano l'Unione di Berest (1596), come strumento della Polonia; nel periodo $1648-50$ ne richiesero dalla Polonia l'abolizione come compenso della pace politica.

Giovanni Mazeppa (1687-1709), appoggiandosi alla Moscovia, che al tempo di questa unione incominciò a chiamarsi abitualmente "Russia", riorganizzò il territorio, promosse lo sviluppo culturale ed una certa agiatezza creando in certo qual modo una classe dirigente. Durante la guerra dello zar Pietro I (1687-1725) con il re Carlo XII di Svezia si tenne da parte, cercando l'occasione di spacciarsi dalla Moscovia e proclamare la propria indipendenza. Alla vigilia della battaglia di Poltava si uní con Carlo XII e dopo la sconfitta fuggí in Turchia. Il suo successore, Filippo Orlyk (1710-40) si fece in seguito cattolico e cercò invano di interessare l'Europa alle sorti dell'U. Pietro I ristabili i hetman obbedienti alla Russia poi affidò il governo dell'U. soggiogata ad un cosiddetto "Collegio" sotto la presidenza di generali moscoviti. Elisabetta (1640-62) ristabili l'etmanato (C. Rozumovskyj, 1750-64), ma Caterina II soppresse quella parvenza di indipendenza (1764) e mirò alla completa soppressione delle libertà nazionali e sociali ucraine.

La parte dell'U. sulla destra del Dnipro, esclusa Kiev, dopo la Pace di Andrusiv tra Polonia e Moscovia (1667) ritornò alla Polonia. Lo sviluppo del cattolicesimo ucraino in quella parte salvò quella parte dell'U. dalla completa assimilazione all'amministrazione e alla cultura polacca. Il capo della nazione era il metropolita della Chiesa Ucraina. Ma la pressione sociale, ed amministrativa sempre più insistente provocò nella seconda metà del sec. xviri in U. una sollevazione popolare (hajdamaččina, 1768), che fu repressa dalla Polonia e dalla Moscovia. La Moscovia occupò la parte del territorio ucraino sottoposto al dominio polacco dal 1667. Una piccola parte andò sotto il dominio dell'Austria (1772) ed ebbe da allora una storia propria.

Qualche anno dopo il territorio fu suddiviso in governatorati, la terra con i contadini fu assegnata ai favoriti della Zarina. Verso la fine del suo regno fu liquidata anche la Chiesa cattolica ucraina, come già nel 1685 la Chiesa ucraina non unita era soggetta al Patriarca di Mosca. Il Regno di Paolo I e di Alessandro I portò con sé qualche attenuazione nella centralizzazione dell'U., ma sotto il Regno di Nicola I (1825-55) la parola d'ordine fu assolutismo, ortodossia e nazionalismo. In pari tempo

## Page 434

ebbe inizio il risveglio nazionale, si cominciarono a coltivare le tradizioni patrie, si fece sentire il potente canto di Ševčenko, sebbene soffocato più tardi con il divieto di pubblicazione in lingua ucraina (1876). Sorgono società clandestine (Società di Cirillo e Metodio), un movimento rivoluzionario, mentre i contadini chiedono la terra (1861). Dopo la rivoluzione del 1905 nascono i partiti politici (democratico, repubblicano, radicale, sociale, ecc.) che dopo la caduta degli zar (1917) emergono nella vita politica dell'U.
L'U. occidentale sotto l'Austria ebbe difficoltà di convivenza con i polacchi ed il governo di Vienna favorl ora gli uni ora gli altri. Nel 1848, abolita la servitù della gleba, si fece sentire anche fra gli ucraini la " primavera dei popoli ", preparata già nella prima metà del secolo attraverso le scuole popolari e superiori, il risveglio letterario (1837), la creazione della Metropolia di Holcč. Nella seconda metà del secolo questo risveglio venne ostacolato dalle pressioni polacche presso il governo di Vienna, e dal movimento russofilo, favorito e sviluppato dalla Russia. Tuttavia ebbe inizio una stampa nazionale, sorsero i partiti politici (radicale, popolare, democraticonazionale, democratico-sociale). Ebbero inizio e sviluppo la vita parlamentare (1867) e la lotta per l'Università ucraina a Leopoli. Lo stesso avvenne, sebbene con un piccolo ritardo, nell'U. Carpatica sotto dominio ungherese, e nella Bucovina.

Verso la fine della prima guerra mondiale sia a Kiev che a Leopoli sembrò prossima la realizzazione dell'indipendenza nazionale. Già dal marzo 1917 a Kiev si susseguono i Congressi dei diversi partiti. Viene costituito il Consiglio centrale, seguono i Congressi sindacali. Dopo l'assunzione del potere a Mosca da parte dei comunisti fu proclamata la piena indipendenza dell'U., fu firmata la pace separata con le potenze centrali ( 9 nov. 1918) e respinta la minaccia comunista con l'aiuto dei tedeschi (periodo di Săoropadskyj). Ma con la amobilitazione tedesca, avanzarono i comunisti. Nello stesso periodo nella parte occidentale, sottoposta all'Austria, dopo il crollo dell'Impero asburgico, venne proclamata la Repubblica Ucraina occidentale che si unil il 22 genn. 1919 con la parte orientale unendo anche i suoi sforzi difensivi contro i bolscevichi, contro l'aggressione polacca, e contro i generali zaristi russi. Nel 1920 venne firmato l'accordo con la Polonia e Kiev riconquistata. Ma una nuova avanzata comunista portò le armate ucraine verso l'ovest. Varsavia fu minacciata, e salvata con sforzi comuni. La Polonia fece la pace coi comunisti a Riga (18 nov. 1922). La Galizia e la Volinia passarono sotto i polacchi, l'U. orientale diventò Repubblica Soc. Sov. Ucraina con un proprio governo, che a poco a poco fu ridotta a satellite della Russia, e s'unì con altre Repubbliche Soc. Sov. nell'Unione Sovietica (ro maggio 1925); l'U. Carpatica in queste circostanze si unì con una garanzia di autonomia alla Cecoslovacchia (ro sett. 1919). La Bucovina fu assegnata dalla Conferenza della pace di Parigi alla Romania.

Nell'U. Sovietica dopo la fame del 1921-22 e dopo la nuova politica economica (NEP) si ebbe la collettivizzazione e l'industrializzazione con la susseguente fame del 1933, le epurazioni della borghesia, dei "nazionalisti e e dei comunisti deviazionisti.

In Polonia ogni tentativo di ottenere una autonomia restò sterile. Malgrado il regime centralista di Varsavia si sviluppò tuttavia la vita culturale ed economica nel paese. In Cecoslovacchia l'autonomia promessa non si realizzò: si sviluppò ivi anche un movimento russofilo. Ma anche il movimento nazionale poté organizzare le sue forze, cosl che nel 1938-39 poté assumere il potere nel paese e, dopo la caduta della Cecoslovacchia proclamare l'indipendenza ( 9 marzo 1939). In Bucovina era sensibile la pressione romena.

All'inizio della seconda guerra mondiale l'U. occidentale fu occupata in gran parte dalle truppe sovietiche ed unita all'U.R.S.S.; e l'U. Carpatica fu occupata dall'Ungheria. Dopo il 22 giugno 1941 quasi tutto il territorio ucraino fu occupato dai tedeschi e dai loro alleati e messo sotto un'amministrazione militare o civile (Ge-
neralgouvernement, Commissariato di U., Transnistria). Con l'avanzata delle armate sovietiche nel 1943-44 l'U. fu rioccupata e ricostituita come Repubblica Sovietica assieme con l'U. Carpatica (29 giugno 1945). Cosi la U.R.S.S. unì quasi tutte le terre ucraine. Dai resti rimasti fuori dei confini, la popolazione fu trasferita nell'U. Incominciò di nuovo in pieno il regime comunista. La Chiesa cattolica fu distrutta, il movimento partigiano combattuto e ricacciato nelle montagne. All'estero riparò una parte dell'emigrazione politica, sviluppando, e riorganizzando i partiti e costituendo un Consiglio nazionale ucraino.

Rimane cosi aperta la questione dell'autodecisione del popolo ucraino come problema giuridico nazionale ed internazionale.

Bibl. : per più ampio e recenti referenze bibliogr. v. L'Enciclopedia dell'U., Monaco-Parigi 1949-51. Inoltre: K. Edinger, Russlands älteste Beziehungen zu Deutschland, Frankreich und der römischen Karte, Halle 1911; C. Hollendorf, Carl XII I Ukraina, Stoccolma 1915; R. Nolde, L'Ulraine sous protectorat Russe, Parigi 1915; T. Wojnarowskyj, Das Schicksal des uhr. Falles unter pol. nischer Herrschaft, Vienna 1921; V. Singelerd, La questione della Galizia, Roma 1922; M. Rostowzeff, Les orig. de la Russie Kievienne, in Rev. des études slaves, 2 (1922); B. Lesh, Kiese et Byzance à la fin du XIr siècle, Parigi 1924; V. Dvornik, Les Slaves, Byzance et Rome au IXr siecle, ivı 1926; E. Borschak, Le mouvement national ubraine au XIXr siecle, ivı 1930; R. Martel, La politique nationale des Soviets en Ukraine, in Le monde slave, 3 (1930); 2 (1934); M. Korduba, Les théories les plus récentes sur les orig. de la Rutsènie, in Le monde slave, 3 (1931); E. Borschak-Rene Martel, Vie de Mavepa, Parigi 1931; R. Tisserand, La vie d'un peuple. L'Uhraine, ivı 1933; E. Borschak, L'Ubrain dans la littér. de l'Europe occid., ivı 1935; H. Schumann, Der Hetmanstaal 1645-1764, Berlino-Breslau 1936; M. Korduba, La littér. histar. souist.-ucraienne, Varsavia 1938; E. Borschak, L'Uhraine à la Conferenice de la Paix, Parigi 1938; R. Bondioli, U., La terra martire ed indoma, Roma 1939; E. Onaivskyj, Studi di star, e di cultura ucraina, ivl 1939; R. Krupnyckyj, Die histar. Wissenschaft der Sowjet-Uhraine 1921-41, Breslavia-Berlino 1941; D. Doroshenko, Ukrainian history sone 1924, in The Slavic Review, 3 (1942), fasc. 7; A. Jakovlov, Das deutsche Recht in der Ukraine, Lipsia 1942; E. Winter, Byzanz und Rom im Kampf um die Ukraine, ivi 1942; G. Vernadsky, Kievon Russia, Nuova Heaven 1948; I. Mirchuk, Ukraine and its penple, Monaco 1949; C. A. Manning, Twentieth century Ukraine, Nuova York 1951. Alfonso Gregorio Welykyj
III. Storia ecclesiastica: v. KIev.
IV. Letteratura. - Alla fine del sec. s ha inizio lo sviluppo della letteratura ucraina. Fino al sec. xvili fu adoperata l'antica lingua slavo-ecclesiastica introdotta in U. assieme al cristianesimo e profondamente alterata durante i secoli, nel lessico, nella fonetica e nella morfologia. Dall'xi sec. in U. si diffusero traduzioni dal greco e dallo slavo-ecclesiastico: libri di messa e di morale, aforistici, agiografici, apocrifi, storici, racconti e romanzi di provenienza orientale per il tramite, in certo modo, della Bulgaria. Nella letteratura dalle origini si distingue in primo luogo la prosa oratoria ecclesiastica: prediche di s. Teodosio delle Grotte, del metropolita di Kiev Ilarione, di Cirillo Turivskyj (sec. xit), di Serapione di Kiev, vescovo di Vladimiro (sec. xitI). Notevoli inoltre le Raccomandazioni ai figli del principe Vladimiro Monomach (sec. xit). Fra le opere agiografiche la Vita dei ss. Boris e Hlth, la Vita di s. Teodosio delle Grotte, e soprattutto il Paterico delle Grotte di Kiev (sec. xiti), raccolta di biografie dei santi monaci di Kiev e di notizie sulla fondazione del monastero. Maggiore importanza hanno gli annali (sino al se.: xit) e particolarmente quelli di Galizia e di Volinia, i quali forniscono smpia e varia materia sulle vicende dell'U. Tra le narrazioni di carattere epico-epicca per pregi poetici il Canto della schiera di Ihar (ca. il ro87) di autore ignoto, pieno di sentimento nazionale, pervaso di immagini della mitologia precristiana, interessante per la fusione di tinte folcloristiche e di scaltrezze letterarie (v. anche russia, letteratura).

Dopo un periodo di depressione letteraria nel sec. xiv-xv, la letteratura rinasce con la lotta per l'indipendenza sotto Chmelnyckyj. Dalla fine del sec. xvi e per tutto il sec. xvir e xviri predomina il barocchismo. A questa fase appartengono i numerosi trattati e libelli

## Page 435

polemici (in relazione con l'unione di Berest del 1596) del metropolita I. Potij, G. Smotryckyj, M. Smotryckyj, Z. Kopystenskyj, J. Boreckyj; le prediche di J. Galatovskyj, L. Buronovyč, A. Radyvylovskyj ed altri; le raccolte di novelle di Kosov, A. Kalnofojskyj, D. Tuptalo. Del sec. xvili si sono conservati i cosiddetti Annali coaschii di Samovydec, G. Hrubianka, S. Velyčka. Sorge la ricca poesia barocca in versi di carattere spirituale (K. T. Stavroveckyj), più tardi (con la raccolta Annunciatore di Dio, 1790) quella di carattere patriottico, panegirico, filosofico (G. Skovaroda) e amorosolirico. Il dramma barocco (sec. xvir e xviri) è rappresentato da D. Tuptalo, T. Prokopovyč (Vlodimiro, 1705); dall'anonima Grazia di Dio (1728); da G. Konyskyj e da altri. I drammi pasquali, i drammi sui santi e le moralità hanno intermezzi comici e documentano ampiamente la lingua popolare (ad es., i dialoghi comici di Ivan Kraševyč della fine del sec. xviri). Nel poema burlesco Eneida (1798-1849) di Ivan Kotlarevskyj, la letteratura ucraina abbandona il linguaggio slavo ecclesiastico per adottare quello vivo popolare. Con questa ed altre opere Kotlarevskyj ottiene meritato appellativo di "padre della letteratura ucraina». Nel sec. xix appaiono i racconti burleschi e preromantici (Muruqie) di Kvita-Osnovjaneko.

Il romanticismo, nel periodo 1830-50, legato all'ammirazione del canto popolare e dell'antichità nazionale dà impulso alla letteratura ucraina. La lirica di L. Borovykovskyj, L. Hrebinka, M. Petrenko, A. Mohyla-Metlynskyj, le poesie e tragedie di M. Kostomarov, i racconti di O. Storoženko e nell'U. occidentale la raccolta Ninfa del Dnistro (1857) del sacerdote M. Saškevyč, I. Vahylevyč ed I. Holovackyj, si ispirano al canto popolare, portando nella letteratura ucraina spunti della poesia europea. Con la Ninfa del Dnistro nell'U. occidentale incomincia una nuova epoca nella letteratura. Nella figura di Ševčenko (1814-61) la letteratura ucraina ha trovato il suo più grande poeta: notevole la profondità della sua analisi del passato storico dell'U. e profondamente sentita nei suoi versi la sofferenza del popolo ucraino. Tra le sue cose migliori e più note, si ricordano: Sogno; Il grande buvone; Caucaso: Messaggio. La ricchezza tematico-ideologica si accoppia in lui con la perfezione artistica. Pantelejmon Kuliš, poeta (racconti Alba, 1893; Le poesie campagnole, 1882; La campana, 1893), romanziere a sfondo storico (Il consiglio nero, 1857), novelliere, drammaturgo, critico e traduttore di Byron e di Shakespeare, arricchisce la letteratura ucraina di idee e di spunti delle letterature occidentali. Nel passare dal romanticismo al realismo si segnalano Marko Vovčok (pseudonimo di M. Vilinska-Martovyč) con i suoi Racconti popolari (1857); il poeta e scrittore di prosa $V$. Pedjkovyč; i poeti S. Rudanskyj, L. Hlibov; i poeti a sfondo realistico O. Pčilka, B. Hrinčenko, I. Mandžura, P. Hrabovskyj cantano il duro destino del popolo. La prosa realistico-popolare è rappresentata da A. Svydnyckyj (Ljuborachi, 1862); I. NečujLevyckyj (Mykola Dzerja ed altri romanzi sulla vita dei contadini e degli intellettuali : Le novale); P. Myrnyj (romanzi, Le forze perdute, La meretrice). Figura notevole e complessa è Ivan Franko (1856-1916), descrittore dei bassifondi sociali (Boa constrictor e Baryslavride) e della vita degli intellettuali (I sentieri incrociati). Nella poesia egli oscilla tra il realismo, note liriche e spunti filosofici (Le foglie appassite; Il mio smeraldo ed altre).

L'impressionismo nella prosa moderna si manifesta con M. Kocichynskyj (Fata Morgana; Le ombre degli antenati scordati), O. Kobyljanska, K. Hrynkevyč, M. Ceremlyna (pseudonimo di Iwan Semeniuk); G. Chotkevyč, W. Stefanyk (Le foglie di ocera; La mia parola); S. Vasylčenko, A. Teslenko, M. Jazkiv, B. Lepkyj ed altri. Nell'orbita del realismo psicologico si trovano alcuni poeti: A. Krymskyj, il Gabbiano del Dnieper (pseudonimo di L. Vasylevska), V. Samijlenko. L'orientamento moderno si rispecchia anche nei poeti del gruppo La giovane musa: P. Karmanskyj, V. Pačovskyj ed altri, come B. Lepkyj. Da ricordare il cantore della rivoluzione nazionale O. Olesj (pseudonimo di Kandyba), infine M. Filanskyj, V. Vorona (pseudonimo di Laryssa Kosač, 1871-1913) nella
lirica (Sulle ali della canzone; Isolda Biancomano), nei poemi drammatici (Saluto babiliniano; Sulle rovine; Orgia; Il padrone di pietra; La canzone della foresta ed altri) arricchisce la poesia ucraina con ispirazioni della storia e della letteratura mondiale, esaltando anche la resistenza degli Ucraini contro gli oppressori. Il regime sovietico fece sentire sempre più la sua pressione sulla vita culturale e letteraria ucraina.

Il simbolismo creò in U. la fusione della tradizione popolare con una sensibilità moderna. Si ricorda a questo proposito P. Tyčyna (Clorinetti del sole; Aratro), il quale sotto la pressione del regime ha finito col diventare il poeta ufficiale del Cremlino. La stessa sorte è toccata a M. Bylskyj (Sotto le stelle di autunno; Orizzonti azzurri; La tredicesima primavera). Dal gruppo dei neoclassici M. Zerov (La Kamena), il più importante di loro, fu liquidato con P. Fylypovyč e M. Draj-Chmara. La loro opera fu continuata nell'U. occidentale da J. Klen, M. Orest, S. Hordynskyj. Fra gli altri poeti si distinguono V. Svidzinskyj, E. Plušnyk, T. Osmačka, B. I. Antonvč nell'U. Occidentale, M. Bažan, che diventò poeta ufficiale dal 1934 (Ombra incisa; Le costruzioni).

I temi storici furono trattati con spunti filosofici dal gruppo dei poeti dell'U. occidentale o emigranti, collaboratori del giornale Vlenyk (1930), E. Malaniuk (La Madonna terrena); O. Olžyč (Ombra; Le torri); O. Ljaturynska, L. Mosenda, O. Teliba, J. Lypa, P. Stefanovyč ed altri; nella prosa i più conosciuti sono: G. Kosynka, M. Chvylovyj (Autunno), A. Lubčenko (Il cammino della tempesta; Lei); J. Janovskyj (Il maestro dell' noce; La quattro sciabole); V. Pidmolyinyj (Il problema del pane; La città); M. Ivčenko (Le forze lavoratrici); B. Antoneko-Davydovyč; in Volinia U. Samčuk (Volinia; Maria). Fra i drammaturghi il primo posto appartiene a M. Kulić (Myna Mazulo; La sonata paletica). Le persecuzioni comuniste contro la letteratura ucraina hanno preso una particolare ampiezza nel 1933-38. Durante questo periodo ca. 100 scrittori ucraini furono fucilati e deportati, altri furono trasformati in strumenti di propaganda sovietica, senza nessuna possibilità di deviare dalla linea ufficiale del cosiddetto "realismo socialista».

Anche nell'U. occidentale nel primo dopoguerra si cercano strade nuove. Tutta la vita letteraria della Galizia, Volinia, e dell'emigrazione si raggruppa intorno a quattro riviste: Le vie nuove, sovietofile, con l'esaltazione dell'opera dell'Unione sovietica; Il Messaggero, di indirizzo nazionale, con a capo E. Malaniuk e O. Olžyč nella poesia e R. Jendyk e U. Samčuk nella prosa; Nol (a Varsavia) con un gruppo di scrittori legati al passato, il quarto gruppo intorno alla rivista Incontro reca i nomi di J. Kosač, S. Hordynskyj e di altri. Gli scrittori cattolici erano raggruppati intorno a Campane (Leopoli) dove spiccavano la poesia di B. I. Antonvč e la prosa di N. Koroleva. C'è da notare anche il gruppo di scrittrici K. Hrynervčeva, N. Koroleva, I. Wilde, H. Zurba, U. Kravčenko.

Nella Bucovina la vita letteraria nel dopoguerra quasi non esisteva. Più vigore era invece nell'U. Carpatica, con i giovani scrittori: V. Grendža-Donskyj, Zoreslav, I. Irlyvskyj, A. Haraavyč.

Nel secondo dopoguerra tutta l'attività letteraria fuori l'U. Sovietica si svolse nell'Europa occidentale. L'America diede poco e niente di rilievo. Nel «Movimento Artistico Ucraino» incominciò il processo di avvicinamento tra gli scrittori dell'U. Orientale ed Occidentale. Sorsero nomi nuovi con temi attuali, mondiali e storici tradizionali (H. Schidnyj, B. Domontovyč, I. Kosteckyj; M. Orest, V. Barka, L. Poltava, ecc.). - Vedi tav. LXVI.

BibL.: in lingua ucraina, russa, polacco e. Emitologia dell'Ucraina, Monaco-Parigi 1949-52; in lingua europea: A. P. Colmen, A brief survey of Ukrainian Literat., Nuova York 1936; S. G. Cross, The Testament of Vladimir Monowahh, in Harvard Studies and Notes in Philology and Literat., 12 (1930); K. A. Manning, Ukrainian Literal., Studies of the Leading, Authors, Nuova York 1944; id., The Democratic Trend of Ukrainian Literature, in The Ukrainian Quarterly, 1945; Taras Sceveenko, Liriche ucraine, Milano 1942; L. Salvini, Le quattro sciabole. Antologia di narratori ucraini Firenze 1941. Possono essere con sultate le opere generali sulla letteratura ucraina di N. Petrov (1884), N. Daškevyč (1888), O. Kolessa, I. Franko (1904),

## Page 436

![img-26.jpeg](img-26.jpeg)

Udine, diocesi di - Veduta aerea del centro cittadino con il (test. Euit) (nostà sec. xvI) - Udine.

B. Lepkyi (1909), M. Vezniak (1920-24), S. Jafremov (1923), L. Bileckyj (1931), A. Beleckyj (1940), V. Petrov (1946), O. Doroškevyê (1924), A. Samraj (1927), R. Radaykevyê, M. Hlobenko, ecc. D. Tschiavekyj, Gesch. der altrussischen Literatur in'XI., XII. und XIII. Zahrb., Kíreer Epochs. Frankfurt 1948. ecc.

UDIENZE PONTIFICIE: v. TABPLLA, UDIENZE di.

UDINE, diOCESI di. - Città e diocesi nella Venezia orientale ai confini con la Carniola iugoslava e la Carintia austriaca. Ha una popolazione di 534.700 ab. dei quali 534.500 cattolici, distribuiti in 488 parrocchie, servite da 816 sacerdoti diocesani e 80 regolari; ha due seminari, 12 comunità religiose maschili e 140 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 437).
U. è ricordata la prima volta fra i castelli donati da Ottone II nel 983 al patriarca d'Aquileia Rodoaldo. In seguito a ciò fu governata da un gastaldo patriarcale, finché vi acquistò preminenza la famiglia dei Savorgnani di nobiltà ministeriale. Le mura del castello scesero nella sottostante pianura allargandosi sino a comprendere nel sec. xv alcuni piccoli villaggi. Il patriarca vi abitò saltuariamente come in altri suoi castelli e favorì il costituirsi del Comune; il patriarca Bertoldo di Andechs concesse il pubblico mercato nel 1248; ebbe anche i suoi statuti nel sec. xiv sino a divenire man mano la comunità maggiore del Friuli, quando, soprattutto con il 1420 , divenne la residenza del luogotenente che governava il territorio del Friuli in nome di Venezia. Non fu dapprima che una semplice pieve della diocesi patriarcale che aveva come matrice la chiesa del castello; con il sec. xili la pieve divenne collegiata ed ebbe la sua chiesa con cimitero nel piano presso il vecchio mercato. Quando nel sec. xv il patriarcato fu dato in commenda, vi risiedette il vicario patriarcale e con la fine del sec. xvi vi ebbe la sua ordinaria residenza il patriarca. Il 19 genn. 1753, in conseguenza della divisione del patriarcato, decisa da Benedetto XIV, U. divenne la sede di un arcivescovato che comprendeva la parte veneta dell'antica diocesi patriarcale, conservando autorità di metropolita sui vescovi veneto-istriani già dipendenti dal patriarcato. Con l'ordinamento napoleonico U. fu il centro amministrativo del dipartimento di Passariano e tale rimase durante il dominio austriaco per la provincia del Friuli e poi sotto il governo nazionale. Invece in seguito al Concordato del $1^{\circ}$ maggio 1818 fra l'Austria e la S. Sede, U. fu ridotta a semplice vescovato nella provincia ecclesiastica di Venezia, finché Pio IX il 14 marzo 1847 ne fece di nuovo un arcivescovato, ma senza suffraganei. Intanto però

Gregorio XVI aveva staccato il 30 apr. 1846 il Cadore dalla diocesi per unirlo a quella di Belluno. Senza tener conto qui di altre variazioni territoriali di minor conto, basterà ricordare quella del Tarvisiano tolto alla diocesi di Gurk il ro febbr. 1933, ed aggregato a quella di $U$.

Nella città, la Cattedrale romanico-gotica (iniziata nel 1236) subì un rimancggiamento barocco nel sec. xviri; altrettanto avvenne delle due chiese gotiche di S. Francesco (già dei Conventuali) e di S. Pietro martire (già dei Domenicani). Nel sec. xv il Comune costruì la sua loggia e palazzo goticoveneziano e nel xvi ricostruì di fronte ad esso la chiesa di S. Giovanni con la torre dell'orologio e l'elegante loggia. Al Tiepolo sono dovute le mirabili pitture della chiesa della Purità e quelle del Palazzo arcivescovile. In questo si conserva una biblioteca ricca di opere rare, incunabuli e manoscritti. La Biblioteca comunale, oltre le opere moderne, conserva pergamene, memorie e documenti diversi, importantissimi per la storia del paese e della città. Di grande importanza l'Archivio capitolare con le pergamene dell'antico patriarcato; cui va aggiunta la Biblioteca di S. Daniele con i suoi codici. Santuario visitatissimo da devoti di tutto il Friuli sino dal sec. xv è, in città, quello della Vergine delle Grazie.

Fra gli istituti ecclesiastici diocesani emerge la collegiata di S. Maria Assunta di Cividale, organizzata e dotata dal patriarca Giovanni nel 1015 con l'unione delle due precedenti canoniche di S. Maria e di S. Stefano; essa ebbe poi sempre grande importanza nella vita culturale e religiosa del paese (v. cividale). Da essa dipende la chiesa di S. Maria del Monte, posta su di un antico castello e dal sec. xili meta di pellegrinaggi da tutto il paese.
![img-27.jpeg](img-27.jpeg)
(fot. Allnari)
Udine, diocesi di - Facciata della Cattedrale (sec. xili) - Udine

## Page 437

Oltre l'abbazia di Sesto, di origine longobarda, ebbero grande importanza nel medioevo feudale le due abbazie benedettine di Moggio e di Rosazzo; ambedue erano soggette al patriarca e, come Sesto, avevano voce nel Parlamento della Patria fra gli ecclesiastici. S. Gallo di Moggio sorse su un colle in Valle del Fella a cavaliere della via che conduceva in Carintia, sul finire del sec. xi, grazie alla donazione di un signore locale. Passò in commenda sul principio del sec. xv e per breve tempo ne fu commendatarios. Carlo Borromeo. Fu soppressa dal Senato veneto il 2 genn. 1773 ed il feudo fu venduto all'incanto (cf. A. Battistella, L'abbazia di Moggio, Udine 1903). S. Pietro di Rosazzo fu costruita su un colle selvaggio non lungi da Cormons per largizioni degli Eppenstein duchi di Carintia e dei conti di Gorizia che vi ebbero sepoltura; fu data da prima ai Canonici Regolari di S. Agostino, ma nel 1019 passò ai Benedettini venuti da Millstatt; ebbe alle sue dipendenze l'ospedale di S. Egidio presso Aquileia per i poveri ed i lebbrosi (cf. P. Paschini, Sulla fondazione dell'abbazia di Rosazzo, Udine 1912). Fu data in commenda nel 1392 al card. Pileo (v.) di Prata, finché nel 1733 fu unita alla mensa arcivescovile di U. (cf. Memorie Storiche Foragiuliesi, 21 [1925], p. 109 sgg.; 23 [1927], p. 23 sgg.).

Venerato è il santuario di S. Antonio a Gemona del Friuli. La chiesa dedicata al Santo fu consacrata già nel 1247. Tenuto dai Conventuali fino al 1769 , nel 1845 , dopo asser rimasto per lungo periodo in mano al clero secolare, passava ai Frati Minori che lo uffciano attualmente. Vedi tav. LXVII.

Bibl.: E. Carusi - P. Sella, Statuti di U. del sec. XIV, Udine 1930 (gli Statuti del 1425 erano stati pubblicati a Udine nel 1898); P. Paschini, Storia del Friuli, I, Udine 1934, D. 203; II e III, ivi 1936, passim. V, anche A. Battistella, U. nel sec. XVI, in Memorie Storiche Foragiuliesi, 17 (1921), p. 83 sgg.; 18 (1922),
![img-28.jpeg](img-28.jpeg)
(fot. Alloari)
Udine, diocesi di - Apparizione di tre angeli ad Abramo. Particolare degli affreschi di G. B. Tiepolo nel Palazzo arcivescovile (1730) - Udine.
![img-29.jpeg](img-29.jpeg)

Uditore di Rota - U. di R. in udienza dal papa Pio XII.
D. 149 sgg.; 9 (1923), p. I sgg. e specialmente 20 (1924), p. I sgg.; id., Il Comune di U. durante l'anno della occupazione, Udine 1927. Per il Santuario di S. Antonio a Gemona del Friuli, v.: V. Bardissarra, Cronachetta della chiesa e conc. di S. Antonio, Gemona 1882.

Pio Paschini
UDITORE DI ROTA. - I. Nel diritto antico della Chiesa auditor veniva considerato colui a cui era affidata l'istruzione di una causa; è nelle Decretales che si trova, unitamente ad altri, tale specifico appellativo: "cui medium causae committitur sive cognitor aut executor dicatur, vel, quod melius est, auditor ". Tale giurisdizione, indubbiamente di somma importanza, veniva affidata dal Pontefice specialmente ai cardinali, cappellani e suddiaconi : si escludeva, però, inizialmente, negli investiti il potere di decisione, che invece si venne successivamente ad attribuire ad alcune particolari categorie, gli auditores S. R. Rotae, l'auditor Camerae Apostolicae, l'auditor S.mi nonché l'auditor del conclave e del nunzio apostolico.
II. L'u. della S. R. R., sebbene si sia cominciato a delineare all'epoca della costituzione del tribunale (v. tridunale della s. sede, III) il quale aveva una sua cancelleria (in cui venivano redatti gli atti giudiziari, oltre che i rescritti di grazia e di giustizia) ed un suo auditorium (luogo dove venivano trattate le cause), assunse una netta e precisa configurazione giuridica con la cost. Ad regimen di Benedetto XII del 10 genn. 1335, allorché venne distinto dagli altri cappellani e considerato vero officiale: lo stesso Pontefice dette agli u. in Avignone una sede speciale.

Attualmente, del tribunale della Rota, che costituisce, unitamente alla Segnatura Apostolica, il tribunale ordinario della S. Sede, fanno parte, per elezione diretta da parte del Sommo Pontefice, un certo numero di u., numero che ha più volte variato. Difatti nel sec. xv Sisto IV ( 30 apr. 1472) prescrisse il numero di 12; nelle Regulae speciales del 1908 i componenti del tribunale venivano ridotti a dieci ed oggi, in base alle vigenti Normate del 29 giugno 1934, il numero rimane imprecisato, tanto più che lo stesso CIC non determina un numero fisso (can. 1598 § 1).

Lungo il corso dei secoli la facoltà di nomina di alcuni membri di tale autorevole collegio era riservata alle massime gerarchie civili : così il re di Spagna aveva il diritto di nominarne due, l'uno per la Castiglia e l'altro per l'Aragona, ed anche la Germania e la Francia potevano scegliere il proprio u. Nel sec. xvi Giulio II concesse tale facoltà alla città di Bologna, Pio IV a Milano, Sisto V alla Repubblica veneta, Clemente VIII a Ferrara ed Urbano VIII a Perugia.

## Page 438

III. Con la cost. Sapienti consilio di Pio X del 1908, il tribunale della Rota acquistò un nuovo vigoroso impulso, tanto che poté legittimamente acquisire la fama del tribunale più considerevole del mondo; il CIC, poi, e le Normae pubblicate nel 1934 hanno dato al tribunale ed ai suoi componenti una costituzione definitiva.

I prelati uditori attualmente componenti il tribunale sono quindici; ad essi presiede il decano, "qui primus est inter pares " (can. 1598 § 1). Nella vacanza del decano riveste ipso iure tale ufficio "qui primam sedem post decanum obtiner" (art. 3 § e delle Normae). L'ordine di precedenza degli u. nelle sessioni è il seguente : dopo il decano siede colui che è di nomina più antica, a pari nomina colui che ha ricevuto precedentemente l'ordinazione sacerdotale ed in caso di pari ordinazione, il più anziano di età.

I membri di tale collegio debbono essere, oltre che sacerdoti, forniti almeno della laurea in utroque iure (can. 1598 § 1), di età matura, di vita onesta, segnalati per prudenza e cultura giuridica (art. 2 § i Normae). Vengono eletti esclusivamente dal Romano Pontefice, e, generalmente, non possono essere rimossi dalla carica se non per promozione, ovvero per avere raggiunto l'età di 75 anni; nel qual caso divengono emeriti. Prima che l'u. sia investito dell'ufficio deve prestare il rituale giuramento "de munere fideliter implendo" dinanzi all'intiero collegio, ed è rigorosamente tenuto a conservare il segreto d'ufficio.

Il collegio degli u. rotali si divide in turni di tre giudicanti, ovvero può decidere videntibus omnibus (can. 1598 § 4); il Pontefice può anche, in casi speciali, stabilire un diverso numero di componenti il turno. Ciascun turno costituisce una sezione pari dello stesso tribunale e nello stesso tempo è tribunale di appello per le decisioni emanate dal turno precedente. Ogni turno giudicante ha il ponente, designato dal decano, il quale, utpote praeses turni, dirige l'intiero processo. Il decano rappresenta il tribunale e ad esso vengono indirizzate le decisioni del supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; egli assegna le cause ai diversi turni, provvede alla sostituzione degli u. impediti, come anche esamina in limine, unitamente ai due primi u., se le cause siano da trattare in sede amministrativa o giudiziaria.
IV. Le questioni giudicate da codesto autorevole Tribunale riflettono: 1) le cause da trattare per competenza in seconda istanza, che furono già decise in primo grado o davanti ad un tribunale vescovile o davanti al tribunale del vicariato di Roma; 2) le cause da trattarsi in terza istanza, che furono già esaminate in primo e secondo grado o dalla stessa Rota o dai tribunali inferiori con sentenza non ancora definitiva; 3) le cause avocate dal S. Padre al suo tribunale e rimesse per commissione pontificia per la trattazione in prima istanza alla Rota (can. 1599); oltre i ricorsi per restituzione in iltegram.

BibL.: E. Cerchieri, Capellani Papae et Apostol. Sedis auditores causarum S. Palatii Ap. seu S. R. Rota, 4 voll., Roma 1921, passim; F. Roberti, De processibus, I, ivi 1926, p. 206 regg.; Normae S. R. Rotae Tribunalis del 22 giugno 1934; F. Della Rocca, Istituz. di dir. processuale can., Torino 1946, p. 112; V. Del Giudice, Nox. di dir. canon., Milano 1948, p. 180.

Giuseppe Spinelli
UDITORE DI SUA SANTITA. - L'U. di S.S. (Auditor S.mi Domini Nostri Papae, da cui la falsa traduzione in Uditore Santissimo, iudex sacrarum cognitionum, cognoscens vice sacra) è uno dei quattro prelati palatini (assieme al Maggiordomo di S. Santità, al Maestro di camera, al Maestro del S. Palazzo), che ha l'ufficio di consigliere intimo del Papa in materia giudiziaria. Fa parte della nobile anticamera segreta della Famiglia Pontificia (v.).

Anticamente era un ufficio di grande rilievo, perché esercitava una giurisdizione superiore in tutte le cause civili e criminali. C'era il diritto di appellare all'U. del Papa contro tutte le decisioni dei tribunali e delle Congregazioni, in quanto egli poteva, a nome del Papa, cassarle. Per questo il Papa lo riceveva in particolare
udienza due volte la settimana e lo sceglieva fra i giureconsulti più capaci. Ma tale giurisdizione era troppo estesa per un uomo solo; fu quindi limitata a diverse riprese e perdé gradualmente d'importanza, specie dall'inizio del sec. xix. Con Benedetto XIV, l'U. di S. S. aveva avuto un nuovo incarico, con la nomina, per ufficio ( 17 ott. 1740), a Segretario della rinnovata Congregazione particolare sopra i promovendi all'episcopato (Bullarium Benedicti XIV, I, Prato 1845, p. 10).

Leone XII abolì tutte le attribuzioni dell'U. di S. S. in merito al potere di riformare le sentenze dei Tribunali e delle Congregazioni (cf. motu proprio: Dopo le orribili calamità, 5 ott. 1824; Bullarii Romani continuatio, VIII, Prato 1854, p. 133 sgg.). Dopo di lui Gregorio XVI nel suo Regolamento organico per l'amministrazione della giustizia civile (Acta Gregorii XVI, IV, Roma 1904, p. 43) e nel suo Regolamento legislativo e giudiziario per gli affari civili del 10 nov. 1834 (ibid., p. 340 sgg.) stabili la cessazione della giurisdizione contenziosa del l'U. di S. S. Furono tuttavia conservate al medesimo tutte le altre facoltà ed attribuzioni nelle materie non appartenenti al foro contenzioso. Pio IX, con edito del card. Antonelli, in data 11 marzo 1854 (nn. 60 e 61 del Giornale di Roma) tolse all'U. di S. S. altre attribuzioni, in materia di distribuzioni di doti. Il b. Pio X con il moto proprio Romanis pontificibus del 19 dic. 1903 (Acta Pii X, I, Roma 1905, p. 113) affidò alla S. Congregazione del S. Ufficio l'incarico dell'esame dei promovendi all'episcopato: di conseguenza l'U. di S. S. perdette anche l'incarico di essere segretario della Congregazione eretta a tale scopo. Benedetto XV con chirografo del 28 giugno 1915 (AAS, 7 [1915], p. 325) stabili che il Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica ricoprisse anche la carica di U. di S. S., com'è rimasto nell'ordinamento attuale.

BibL.: la lista degli U. del Papa in Moroni, LXXXII, pp. 201-205. G. B. De Luca, Relatio Rom. Curine forensis, Napoli 1738, disc. viII e xxx; F. A. Zaccaria, Lo stato presente ossia la relax. della Corte di Roma..., Roma 1774, p. 222 sgg.; V. Talaschi, La gerarchia eccles. e la famiglia pontif., Macerata 1828, p. 99; L. Ferrari, Auditor, in Prompria Bibliotb. can...., I, Parigi 1866, coll. 875-902; N. Del Re, La Curia Rom., Roma 1941, pp. 100, 103.

Guglielmo Felici
UDONTHANI, PREFETTURA APOSTOLICA di. Eretta per dismembrazione del vicariato ap. di Tharé (v.), in data 7 maggio 1953; comprende i dipartimenti civili di Leui, Mongkhai e Udon.

Ha una superficie complessiva di 37.000 kmq., con una popolazione di 1.248 .811 ab . Essa è stata affidata alla Congregazione del S.mo Redentore, i cui padri americani della provincia di Oakland si trovano in Thailandia dal maggio 1948. Denominata dalla città di U., che è la più centrale della zona e la meglio fornita di mezzi di comunicazione, conta ca. 3000 cattolici.

Attualmente, cinque redentoristi sono sul campo del lavoro, mentre due altri attendono fuori della missione allo studio della lingua siamese. In questo territorio vi sono organizzate sei cristianità con chiesa o cappella e alleggio per il missionario.

BibL.: Arch. di Prop. Fide, Relaz. con somm., pos. prot. nn. 1395/53 e 2274/23.

Edoardo Pecoraio
UFFICIALE DELLA GURIA: v. CONGREGAZIONI ROMANE.

UFFICIALE, PUBBLICO. - Officialis, ab officio, è in genere la persona fisica titolare di un pubblico ufficio. Si può sinteticamente qualificare il suo rapporto con lo Stato o in genere con la persona giuridica pubblica come un rapporto di servizio. Questo concetto vale a definire in modo generico la posizione delle persone che agiscono come organi degli enti pubblici.
I. Nozioni giuridiche generali. - Comunemente i p. u. vengono designati anche con i nomi di autorità, funzionari, impiegati, agenti, senza un preciso significato;

## Page 439

ma nella dottrina giuridica le varie voci il più delle volte sono usate con un valore determinato e specifico.

Anche qui però l'accezione varia secondo i diversi ordinamenti giuridici e negli stessi ordinamenti non mancano discussioni, e a volte, come nel diritto italiano, lo stesso concetto è un po' diverso nel diritto amministrativo e nella legislazione o dottrina del diritto penale.

Nel diritto penale italiano e nella dottrina penalistica p. u. è colui che esercita una pubblica funzione sia come titolare di un ufficio, sia come privato (notaio, esattore delle imposte, ecc.). Si hanno poi p. u. non solo nel campo dell'amministrazione, ma anche in quello del potere legislativo e giudiziario, perché anche qui si hanno pubbliche funzioni (art. 357. Cod. pen. it.; v. anche poteri pubblici). Nella scienza del diritto amministrativo più che di p. u. si parla di pubblico funzionario, intendendosi con ciò un organo dell'amministrazione, investito dell'esercizio di funzioni pubbliche. Quindi oltre a restringere il p. u.ad una pubblica funzione amministrativa, si sottolinea la qualità di organo, da cui prescinde la legge penale.

Ufficio o funzione pubblica è concetto generico, che comprende l'esercizio di qualsiasi facoltà attribuita dalla legge, al fine di provvedere ai pubblici interessi. Né si deve confondere la funzione con il servizio pubblico in generale o con un servizio di pubblica necessità (artt. 358 359, ibid.). Perché una funzione pubblica esista, è necessario, oltre l'esercizio, un altro elemento, cioè un certo potere discrezionale, che invece non compete all'incaricato di pubblico servizio, cui è commessa un'opera affatto materiale, risultante da atti prestabiliti (art. 358, ibid.). La partecipazione alla pubblica funzione può essere volontaria (la volontarietà è piuttosto comune al rapporto d'impiego) e obbligatoria o coattiva; e si riallaccia ad una norma di legge che entra in efficacia per l'avverarsi di fatti determinati. Prestazioni obbligatorie sono il servizio militare (v.) di leva e quello dei giurati (v.).

Le prestazioni volontarie sono gratuite e retribuite. Nel primo caso il servizio è prestato per senso di civismo e per vantaggi semplicemente morali e di ordine onorifico, che da esso possono derivare (funzionari onorari). Nel secondo caso coloro che abbracciano volontariamente un pubblico servizio o funzione, intendono fare di quello o di questa la loro professione, e sono i pubblici impiegati. Impiegato è ogni individuo che presta la sua opera professionale e stipendiata (dal concetto di p. u. e di funzionario è esclusa invece per sé qualsiasi idea di relazione patrimoniale con l'ente pubblico da cui dipende) e fa di tale attività, prestata nell'interesse altrui, la propria occupazione stabile. Ci possono essere quindi p. u. che non siano impiegati anche se retribuiti, mancando il carattere di professionalità (p. es., i ministri), e impiegati non p. u. quando l'ufficio, a cui sono chiamati, è di carattere interno. Interessa mettere in rilievo gli obblighi specifici che essi assumono nei confronti dello Stato e dei singoli cittadini.
II. CENnS STORICI. - L'articolazione delle pubbliche funzioni in quel complesso di funzionari e impiegati che viene sotto il nome di burocrazia è di data piuttosto recente, se, come pare, si deve risalire al tempo di Luigi XV, ma il fatto della pubblica funzione o del pubblico impiego è assai più antico. Senza rifarsi al Codice di Hammurabi, in cui esistono evidenti tracce di un sistema di funzionamento burocratico con i suoi pregi ed i suoi difetti (F. Harper, The Code of Hammurabi King of Babylon about 2250 b. C., Chicago 1906, p. 11), basta guardare alla storia di Roma, specie nel periodo imperiale. Il basso Impero poi (sec. iv) era dotato di una numerosa e complessa burocrazia. Però l'organizzazione burocratica, il potere legislativo affidato ai rappresentanti del popolo così com'è oggi, si è estesa soprattutto dal sec. xis con la formazione degli Stati liberali, basati su costituzione rappresentativa. Lo Stato odierno poi si occupa di molte attività, che nei tempi antichi erano rimesse ai privati. Cosi è avvenuto che il numero degli uffici pubblici, e conseguentemente dei funzionari, è assai aumentato.
III. FUNZIONI, COMPITI ED OBBLIGHI DEI P. U. - La società è legata verso i singoli da particolari obblighi, che si assommano specialmente in obblighi di giustizia
distributiva: dare a ciascuno il suo, secondo la debita proporzione. E legata ancora da particolari diritti, che si assommano anche questi negli obblighi di giustizia legale dei cittadini verso la società. Essendo persona morale, la società non può assolvere per sé e da sé questi compiti, ma ha bisogno di persone fisiche che, debitamente investite, assolvano gli obblighi della società e ne curino il soddisfacimento dei diritti. Questa funzione adempiono i p. u. La distribuzione delle funzioni è fatta in base alle leggi e varia da Stato a Stato. Oltre gli obblighi strettamente giuridici, c'è però un complesso di diritti e di doveri, che agorga dallo stesso diritto naturale.

Il p. u. ha il diritto: a) di reggere il suo ufficio conformemente alle leggi divine e umane, senza che nessuno possa impedirlo nel libero esercizio delle sue mansioni; b) di ricevere il compenso, pattuito e proporzionato al servizio prestato, in modo da poter vivere convenientemente conforme al proprio grado ed al servizio prestato; c) di rimanere nel proprio ufficio per il tempo fissato; d) di possedere i diritti del riposo settimanale e delle ferie, come delle retribuzioni assistenziali, ecc.

Nel campo dei doveri del p. u. ci si domanda di quale natura sia l'obbligazione che nasce in colui che abbraccia l'esercizio di un pubblico ufficio. Il Vermeersch dichiara senz'altro trattarsi di obbligazione di giustizia commutativa verso la società e verso i singoli cittadini (cf. invece Serafino da Loiano, Inst. theol. mor., III, Torino 1937, n. 730, p. 949). La società infatti ha uno stretto diritto di essere bene amministrata. A questo diritto risponde nel p. u. un'obbligazione di giustizia, che sorge anche dal contratto, quando l'ufficio è accettato liberamente. L'obbligazione di giustizia si estende anche ai singoli cittadini, a cui beneficio è stato istituito il pubblico ufficio, così che costoro possono esigere che il p. u. presti loro, per stretto dovere, l'esercizio delle sue funzioni. Fonte prossima di questa obbligazione è la legge, che ha stabilito che il pubblico ufficio venga esercitato per giustizia nell'interesse dei singoli (cf. A. Vermeersch, Theol. mor., II, $2^{\circ}$ ed., Brugra 1928, n. 307, p. 494).

Verso i singoli cittadini il p. u. può anche contrarre obbligazioni di stretta giustizia commutativa. Il che può avvenire principalmente per tre motivi: a) nel caso cioè che la società abbia assunto obblighi contrattuali, come persona privata, verso i singoli cittadini; b) nel caso in cui la società abbia inteso obbligarsi per stretta giustizia verso i singoli cittadini, come nel caso di assegnazione di posti per concorso; c) nel caso in cui il bene di un cittadino esiga che questi non si trovi a dover sopportare verso lo Stato maggiori oneri degli altri per le esigenze del convivere sociale. Qualche volta gli obblighi che astringono il p. u. verso la società sono riconfermati da una formale promessa, munita di giuramento. Se si tratta di vero giuramento (v.), sorge allora anche un vincolo di religione. Quando infine, oltre la pubblica funzione, si ha l'impiego, il rapporto e le obbligazioni giuridico-morali traggono vita anche dalla stipulazione di un contratto sottoposto alle comuni norme dei contratti, comprese quelle riflettenti la causa, il consenso, la capacità di contrarre, la tecnica, ecc.

1. Debita preparazione. - Per rivestire pubblici uffici si richiede preparazione adeguata. Chi, pur riconoscendosi inadatto all'ufficio, tuttavia lo accetta, agisce dolosamente, violando il tacito accordo di un minimo di capacità, implicito in ogni offerta ed accettazione di incarico. Basta però una capacità comune, non è richiesta la massima. Così pure è tenuto a rinunziare se in tempo posteriore venga meno nella capacità di assolvere convenientemente al proprio compito.
2. Diligenza. - Una volta accettato l'ufficio, questo deve essere eseguito con la dovuta diligenza; basta una diligenza ordinaria, a meno che non sia stato diversamente pattuito per convenzione espressa o tacita, o il bene comune stesso esiga qualche cosa di più. Nessun incomodo intrinseco all'esercizio delle proprie mansioni scusa dal fedele servizio; perché tutto ciò è compreso in una specie di tacita promessa, che si fa con l'accettazione dell'ufficio. Una volta accertato l'ufficio, non si può rinunziarvi prima del tempo, fraudolentemente, per anticipare i diritti di

## Page 440

pensione. E ciò per giustizia, di modo che chi usasse simili frodi sarebbe tenuto alla restituzione.
3. Modo di compiere il pubblico ufficio. - Fra le molteplici obbligazioni del p. u. una è di far rispettare nella propria persona quella dello Stato, e di rendersi utili allo Stato ed ai particolari cittadini. Come compilatore, esecutore, custode delle leggi non può abusare del proprio mandato, ma deve mirare al bene pubblico con giustizia, disinteresse, attenzione e vigilanza. Quando il p. u. è, per ragione del suo ufficio, a contatto con il pubblico, si richiede in esso uno spirito di carità e di comprensione per tutti. Ogni ufficio, specialmente oggi, esige un certo grado di riservatezza nelle cose che si trattano. Questa riservatezza viene comunemente sotto il termine di segreto professionale (v.) che può essere più o meno rigoroso a seconda dei casi e dell'ufficio che si riveste.
4. Abusi. - Chi gestisce un pubblico ufficio non può estorcere denaro