volume-12

Back to Volumes
{\alpha} \nu$ ). - Nome della più celebre tribù edomita, derivata da Eliphaz, nipote di Esaù (Gen. 36, 11.15.42; I Par. 1, 36.53), come pure del distretto da essi abitato (Gen. 36, 34; I Par. 1, 45) nel territorio di Edom.
T. infatti è usato come sinonimo di Edom (Abd. 9) o posto in parallelismo con Edom (Ier. 49, 7.20). I Themaeiti erano celebri per la perspicacia e saggezza (Ier. 49,7; Abd. 8; Bar. 3,22); il più sottile interlocutore di Giobbe era il temanita Eliphaz (Job 2,1; 4,1; 15,1; 22,1; 42, 7.9). All'epoca bizantina (Eusebio, Ouomast., 96,20) il nome era usato per un posto militare situato a 15 miglia da Petra, corrispondente forse a el-Meqdes: qui però non esistono resti archeologici di opere militari, che trovansi invece nelle rovine di eš-Šawbak a nord di Petra; forse la distanza da 15 va mutata in 25.

Bibl.: F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933 p. 285 ; II, ivi 1936, p. 479.

Donato Baldi
THEOCTISTA (Teotista), santa. - N. ca. il 740 a Costantinopoli, m. nell'812 in un monastero femminile non lontano dal monastero maschile di Studion, diretto da suo figlio s. Teodoro.

Di famiglia nobile e profondamente cristiana, ebbe dal suo matrimonio con Fotino tre figli : s. Teodoro, abate, Giuseppe, vescovo di Salonicco, ed una figlia diventata monaca. Sotto la lotta inoclasta dell'imperatore Costantino V (741-75) e la tempesta suscitata dall'impe-
ratore Costantino VI (780-97) per la sua unione illegittima con Teodora cognata di T., questa rimase ferma nel condannare tali misfatti, insieme con il fratello s. Platone ed il figlio s. Teodoro, celebri propugnatori della fede cattolica. T. poté gloriarsi che Eutimio, l'altro figlio, sostenesse la flagellazione per la fede e il marito Fotino, che con il consenso di essa aveva abbracciato la vita religiosa ed ecclesiastica, soffrisse generosamente per la fede, finché mori ca. l'811. Anche T. abbracciò la vita religiosa con la figlia in un romitaggio della Bitinia e si mise più tardi sotto la direzione spirituale del figlio s. Teodoro, che poté assisterla nella morte e le dedicò un discorso, tenuto davanti ai suoi monaci di Studion.

Bibl.: il discorso funebre di s. Teodoro in PG 99, 884 A-901 C; B. Hermann, Theobslista aus Byzanz, die Mutter zweier Heiligen, Friburgo in Br. 1919.

Giorgio Hofmann
THEODOLI, AUGUSTO. - Cardinale, n. a Roma il 18 sett. 1819 , m. ivi il 26 giugno 1892.

Nominato da Gregorio XVI canonico di S. Maria Maggiore, e da Pio IX (1847) canonico vaticano, divenne nel 1856 ponente della Consulta e dieci anni più tardi uditore di Segnatura ed economo segretario della Congreg. della Rev. Fabbrica di S. Pietro. In tale ufficio acquistò insigni benemerenze verso la Basilica Vaticana. Si ricordano in particolare le sistemazioni operatevi per le solenni celebrazioni del xviri centenario del martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo (1861) e le trasformazioni per lo svolgimento del Concilio ecumenico (1869-70). Fece restaurare i colonnati, coprire di piombo la cupola michelangioleaca, rinnovare una parte del pavimento di marmo e restaurare interamente le cappelle del S.mo Sacramento e del Coro. Nel 1882 Leone XIII lo creò suo maggiordomo e prefetto dei SS. Palazzi Apostolici e. nel 1886, cardinale. Fu l'ultimo cardinale protettore del Nobile Collegio dei commercianti di Roma.

Bibl.: Calendario ecclesiastico 1890 . Roma 1890, p. 114. Mario de Camillis
THEOLOGIE UND GLAUBE. - Rivista fondata nel 1909 come periodico teologico scientifico per il clero cattolico.

Mira ad aiutare il clero a mantenere uno stretto contatto con la scienza teologica e a rendersene familiari compiti e scopi, correnti e lotte, progressi e conquiste. Si sforza perciò di unire alla profondità la chiarezza dell'esposizione, di seguire le opinioni più attendibili nella spiegazione delle questioni importanti, di osservare moderazione nell'esame delle nuove ricerche e mantenersi sul terreno della realtà, rilevando accuratamente il contenuto di verità, che può trovarsi anche nell'errore. In particolare il periodico offre al clero, e anche ai laici colti che s'interessano delle questioni teologiche, i dati della teologia positiva e speculativa, e le iniziative nel campo della pastorale, dell'omiletica e della catechetica.
T. u. G. esce bimestralmente in 2000 copie; ne sono redattori i professori dell'Accademia arcivescovile filosofico-teologica di Paderborn; direttore il prof. Eduard Stakemeier.

Corrado Algermissen
THEOLOGISCHE LITERATURZEITUNG. Rivista teologica protestante che si dedica a recensioni estese e scientifiche di tutta la letteratura teologica e affine; fondata nel 1876 da E. Schürer (v.).

Dal 1881 al 1887 fu diretta da A. Harnack (v.), dal 1887 al 1910 da E. Schürer, con l'Harnack, dal 1911 al 1920 da A. Titius con un condirettore, dal 1921 al giugno 1930 da E. Hirsch (tesiogo più tardi vicino ai «Deutsche Christen») ed altri, dal luglio 1930 al marzo 1939 da W. Bauer (noto autore di un Dizionario del greco neotestamentario) ed altri, fra cui H. Lietzmann e G. Wobbermin (autore di utili studi di psicologia religiosa e sperimentale). Dal marzo 1939, sotto H. G. Opitz, poi caduto in guerra, vi collaborarono alcuni noti «Deutschchristen», come W. Grundmann, però la rivista non cadde mai nelle loro mani. Dal 1941 è diretta da Kurt Aland, dal 1942 è fusa con il Theologisches Literaturblatt, il cui direttore, E. Sommerlath, venne assunto a condirettore.

## Page 52

Dal 1921 al 1941 era accompagnata da un a Bibliographisches Beiblatt *, bibliografia estesa e ragionata di tutta la teologia. Dal marzo 1939 in poi porta il sottotitolo di Monatschrift für das Gesamtgebiet der Theologie und Religionswissenschaft (precedentemente era stato quasi sempre quindicinale). Ha subito un'interruzione negli anni 1945 1946. E pubblicata dalla casa J. C. Hinrichs, di Lipsia.

Tra i diretrori hanno esercitato maggior influsso E. Schürer e A. v. Harnack (cf. la comunicazione programmatica di quest'ultimo in T. L., 35 [1910], col. 706 sgg . e l'esposizione dello stesso, ibid., 50 [1925], coll. 1-4). Essendo la rivista sorta allorché la teologia sistematica protestante riceveva da Albrecht Ritschl un suo obbiettivo preciso, e la rigida ricerca storica si affermava come requisito riconosciuto della teologia grazie a Wellhausen, Weizsäcker, Ritschl ed altri, la sua tradizione si fonda soprattutto sui * ritschliani * e sulla scuola storico-critica e più tardi comparatista d'esegesi. Non è un caso che le scuole neo-ortodosse, ad es., quella che muove da K . Barth, abbiano meno influenzato la rivista. Naturalmente l'ideale di *Voraussetzungslosigkeit * (spregiudicatezza) ventilato da Harnack e Schürer, è basato su un'illusione. La rivista, tra altri pregiudizi, aveva ereditata parte dell'anticattolicesimo violento del Kulturhampf (v.) e solo a partire dal 1912 essa diventa più serena e benevola verso i cattolici; nell'ultimo periodo persino la letteratura cattolica viene spesso recensita da cattolici. In altre recensioni di opere cattoliche si nota il fatto che l'apologetica protestantica di oggi, presente in tutte le ricerche teologiche, è di natura "eristica».

Pietro Naber
THEOLOGISCHE QUARTALSCHRIFT. Organo scientifico della Facoltà di teologia cattolica, eretta nel 1817 nella Università di Tubinga.

Fu fondato nel 1819 da Joh. Sebastian Drey, Joh. Baptist Hirscher, Joh. Adam Möhler, Joh. Georg Herbst. In 132 anni di esistenza, ogni movimento, avvenimento o pubblicazione d'importanza nel campo della scienza e della vita cattolica, ha avuto un cenno più o meno particolareggiato nelle pagine del periodico. Né sono state trascurate le altre scienze; gran parte del lavoro è anzi rivolta a riportare, giudicare e distinguere i dati delle varie ricerche. La caratteristica della T. Q. consiste soprattutto nell'unione organica del metodo speculativo e storico nella teologia, nell'acuta osservazione delle moderne correnti di pensiero, nello sfruttamento della nuova filosofia per la teologia, sotto la guida della Chiesa. Direttore del periodico è dal 1939 Franz Xaver Arnold.

Corrado Algermissen
THEOLOGISCHE REVUE. - Fondata nel 1902 dal teologo Francesco Diekamp e pubblicata con il concorso dei professori della Facoltà teologica dell'Università di Münster in V. e di molti altri specialisti.

È una pubblicazione teologica informativa, assai diffusa in Germania e fuori, che gode stima universale nel mondo scientifico e rimane oggi ancora l'unica rivista cattolica tedesca d'informazione teologica. Si occupa delle novità librarie editoriali che riguardano la teologia, prende criticamente posizione di fronte ai risultati odierni, sia con rassegne, sia con sguardi generali, sia con recensioni particolari, servendosi sempre per ogni argomento dei primi fra gli specialisti. Ogni fascicolo è accompagnato da un elenco dei libri e degli articoli più importanti comparsi, disposti in ordine sistematico per ogni disciplina. Al Diekamp successe Arnold Struker, ed ora la T. R. viene edita dalla stessa Facoltà teologica dell'Università, sotto la direzione di due suoi membri. Corrado Algermissen

THEOLOGISCH-PRAKTISCHE QUARTALSCHRIFT. - Rivista del clero, di carattere praticopastorale, ma su solida base dogmatica e dottrinale, con ampie bibliografie e recensioni, nonché relazioni intorno all'articità missionaria della Chiesa, curata dai professori del Seminario maggiore di Linz (Austria superiore), che deputa due specialisti, in genere
i professori di pastorale e di dogmatica, alla redazione effettiva.

E fra le più antiche riviste di teologia pratica in lingua tedesca. Il fondatore è il canonico Freindaller, dell'abbazia di St. Florian, presso Linz (v.), il quale, nel 1802, diede inizio ad una Theologisch-praktische Monatsschrift, la quale continuò, con qualche cambiamento di titolo e di periodicità, fino al 1821 . Con l'istituzione nella diocesi di Linz, nel 1846, delle conferenze pastorali del clero, rivisse il desiderio di un organo appropriato, quale fu la passata rivista, e nel 1848 uscì il primo fascicolo della T.-P. Q., la quale, con l'andar del tempo, e sotto abili redattori, riscosse tale rinomanza, anche oltre oceano, che arrivò fino alla tiratura di 18.000 copie. Dal 1860 la redazione è tenuta dal collegio dei professori del Seminario maggiore. Il regime nazista ostacolò e poi soppresse la rivista (1942). Nel 1946 essa riprese la pubblicazione e, con l'annata $100^{2}$ (1952), aumentò notevolmente il volume dei singoli fascicoli.

BibL. J. Obernhumer, Zum hunderst. Jahrgang, in T.-P. Q., 100 [1922], pp. 8-13. Giuseppe Löw
THEOPHYLAKTOS (Feofilart), Gorskij. Teologo russo protestantizzante del Settocento. E sconosciuta la sua data di nascita. M. il 12 sett. 1788. Nel 1769 fu rettore dell'Accademia slava-greca-latina a Mosca, nel 1776 vescovo di Pereslavl e nel 1788 (?) di Kolomna.

T. è autore di un'opera dogmatico-morale in 2 voll. molto nota nei seminari russi fino al 1836: 1, Orthodoxae orientalis Ecclesiae dogmata seu doctrina christiana de credendis, suibus eorum qui studio theologico uue consacrarunt addiceruntque adornata accomodatoque, Pietroburgo 1783, 1818, 1827; II, Orthodoxae orientalis Ecclesiae doctrina de agendis, Lipsia 1784, Mosca 1831. Scrisse anche un compendio: Dogmata christiana orthodoxae fidei theologica proposita atque explicata, Mosca 1773 (in russo, tedesco, e latino), Pietroburgo 1792 (in russo e francese). Dipende del tutto da Teofane Prokopovič e dal luterano Budde; accetta i principi fondamentali protestantici sull'interpretazione privata della Bibbia, sulla S. Scrittura come unica norma di fede, esclude dal canone i libri * deuterocanonici *, ecc.

BibL. M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium ab Ecclesia catholica dissidentium, I, Parigi 1926, pp. 394. 642-48. Bernardo Schulze

THEOTOCOPULI, DOMENICO: v. GRECO, DOMENICO.

THERAPHIM.- Trascrizione latina (Volgata) dell'ebr. tēräphím in Judc. 17, 5; 18, 14.17; Os. 3, 4, che ricorre, variamente tradotto, in altri 10 passi.

Probabilmente non indico sempre la stessa cosa; le versioni antiche impiegano vari termini e anche oggi i pareri sono diversi. Non si conosce l'etimologia dei nome (grammaticalmente può essere un semplice nome segolato téreph, o una formazione a prefisso ta-: si è accostato rēphá-ím, Volg. Gigantes, p. es., Is. 14, 9). I nomi T., 'Urlm e Tummlm, Samuérlm sembrano non plurali, ma singolari con mimazione : la presenza di questo fenomeno nelle lingue semitiche nord-occidentali intorno al 2100-1800 a. C. sarebbe provata anche da nomi propri in cui la forma più antica termina in -m (nella Bibbia stessa: Lefem di Ios. 19, 47 e Lajit).

In Gen. 31, 19.34.35 i t. sono asportati di nascosto da Rachele, al momento di partire con Giacobbe dalla casa di Laban: dovevano essere oggetti di piccole dimensioni, perché facilmente occultabili : comunemente s'intende "idoli" (Volg. idola); i terabiti (v. THARE) caldei erano infatti in qualche modo idolatrici (Jos. 24,2; Judr. 5, 5 sg .), benché un vero culto prestato ai t. non risulti mai. In Judc. 17,5; 18, 14.17.18.20 i t., insieme con l'ephod (v.) e un "simulacro di getto", sono "fatti» da un tal Micha, che fonda un "santuario" tra gli Ephraimiti : il "simulacro * doveva rappresentare probabilmente Jahweh; l'accostamento di t. a ephod lascia intendere che più che di idoli (Volg. tre volte trascrive l'ebr., due volte idola) si tratta di un oggetto a scopo mantico. In un detto sen-

## Page 53

tenzioso di Samucle (I Sam. 15,23 ) è accostato ai termini "stregoneria, malizia", pare in senso di "idolatria" (così già Volg.: ma il testo è alquanto incerto); l'evoluzione semantica è notevole, per l'indicazione del giudizio dell'ortodossie profetica a quell'inizio di lotta antisimcretistica. In I Sam. 19, 13, 16, un t. è posto in un letto, con una pelle di capra in testa, per simulare un uomo malato: il contesto porta bene la traduzione "fantoccio" (A. Vaccari), che almeno doveva avere in grandezza naturale la testa (calva) : per questi luoghi si è pensato a figure (busti?) di antenati (Volg. statua e simulacrum) e all'accostamento con rëphä̀in, manes: è notevole l'uso singolare del nome per sé plurale. In II Reg. 23, 24, sono distrutti da Iosia con gli idoli (Volg.: figura idolorum); simile accostamento in Os. 3,4. Probabilmente era questa l'evoluzione del nome e oggetto presso il volgo.

In due luoghi profetici, Ez. 21,26 (Volg. idola) e Zach. 10,2 (Volg. simulacra), i t. sono menzionati come mezzi per trarne oracoli, nel primo caso da parte del re di Babel, nel secondo come fallaci (cf. Iudc. 17, 5 ecc.); il quale uso forse conferma che si trattasse di figurazioni umane, forse originariamente ricordo (muschera?) di antenati. La denominazione di t. data a certe statuette israelitiche rinvenute negli scavi è del tutto convenzionale.

Biel.: H. Vincent, Canaan d'après l'exploration récente, Parigi 1914, p. 123; I. Benzinger, Hebräische Archäologie, Lipsia 1927, pp. 328, 344-45; A. Jirku, Die Mimation in den nordwestli. Sprachen und einige Bezeichnungen der altisraelit. Mantik, in Biblion. 34 (1923), pp. 78-80.

Giovanni Rinaldi
THERIN-BONESIO, Ludovico. - Teologo cappuccino, n. a Torino il 27 ag. 1705 , entrato nell'Ordine il 22 sett. 1720, m. a Bobbio il 28 luglio 1780. Fu segretario generale (1740), provinciale (1746), definitore, procuratore e postulatore dell'Ordine (17471761).

Come postulatore, molto si adoperò per la causa di s. Veronica Giuliani. Eletto vescovo di Bobbio, nel 1766 comprese la necessità di un catechismo popolare uniforme per tutte le parrocchie della diocesi e, ispirandosi al Cateéchisme du diocèse de Meaux del Bossuet (1687), scrisse un Compendio della dottrina cristiana (Cremona s. a.) assai lodato e più volte edito; influì sul Catechismo ad uso di tutte le chiese del Regno d'Italia promulgato a Milano nel 1807 dal card. G. Caprara per ordine del viceré Eugenio Napoleone.

Biel.: M. Della Cella, Elogio di mons. L. T.-B., Tortona 1780; M. da Rossiglione, Cenni biogr. e ritratti di padri illustri dell'Ordine cappuccino, I, Roma 1830, pp. 98-100; Bull. Capp., VIII, Innsbruck 1883, pp. 402-403; Anal. Ord. FF. MM. Capp., 10 (1892), pp. 154, xliI; A. Teetaert, Bonesi, in DHG, IX, coll. 842-43.

Tejice da Maroto
THERSA (ebr. Tirṣāh; gr. Өz̧pō̄). - Città della Palestina antica (Ios. 12, 24), situata nel territorio della tribù di Manasse (Num. 27, 1; Ios. 17, 3), scelta da Ieroboam a capitale del Regno d'Israele (I Reg. 14, 17).

Vi risiedettero i successori Baasa ed Ela e l'impostore Zimri, il quale, assediatovi da Amri, preferì la morte nell'incendio da lui appiccato al Palazzo reale. Dopo averci dimorato sei anni, Amri l'abbandonò per andare a risiedere in Samaria (v.), la nuova capitale (I Reg. 15,21,33; 16,6-23). Nel 743 Manahem, probabilmente governatore di T., marciò contro Samaria, uccidendovi il Re; impadronitosi del potere, combatté la resistenza, devastando il territorio di Thapsa (da leggere con il gr. Tappūsh) sino a T. (II Reg. 15, 13).

Il sito della città, ammirata per la sua bellezza e comparata con Gerusalemme (Cant. 6,4), non è stato ancora identificato. Fra le tante località proposte, scartate Tallūzah, Tejāsir, el-'Araq, due godono della maggior probabilità: Gemma'in, imponente collina archeologica, area di Tappūsh ( $=$ Tell Šejh Abū Zarad), la cui vicinanza è suggerita dall'episodio di Manahem (II Reg. 15, 13), e Tell el-Fār'ah, a nord-est di Nābulus, dove sono in corso importanti scavi che potranno dare una soluzione al problema.

Biel.: F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 485 ; The excavations at Tell el Far'ah, in Bibl. archaelogist, 12 (1949), pp. 66-68.

Donato Baldi
THÉVENET, Claudine. - In religione Maria di s. Ignazio, fondatrice delle Suore di Gesù e di Maria, n. a Lione il 30 marzo 1774, m. a Fourvière (Lione) il 13 febbr. 1837.

Dopo avere assistito alla morte per ghigliottina dei due suoi fratelli e averne raccolta la raccomandazione di perdonare agli uccisori, si diede ad una vita intensa di opere di carità e di assistenza, raccogliendosi intorno alcune fedeli collaboratrici. Tutte insieme il 31 luglio 1816, sotto l'impulso dell'abate Coindre, si costituirono in Associazione dei SS. Cuori di Gesù e Maria sotto il patrocinio di s. Ignazio di Loyola. Le associate, radunandosi di tanto in tanto, si dividevano il lavoro per sezioni : sezione dell'istruzione, delle elemosine, della consolazione per gli infermi, dell'edificazione per i cattolici tiepidi, le ragazze pericolanti, le buone letture, ecc. Cinque anni dopo il gruppo si trasformò in nuova congregazione religiosa, nella casa di Fourvière, che continuò con più energia l'apostolato, allargandone il campo con laboratori-acuola, ospiti, pensionati, collegi. La fondatrice non vide il grano di senapa dilatarsi in grande albero, perché la morte la colse mentre i torti di politici rendevano più difficile l'opera delle sue consorelle. Ma l'Istituto non tardò a propagarsi in Francia e all'estero e nei territori di missione. Nel 1901 la Casa madre passò a Roma.

Biel.: anon., La servante de Dieu, mère Marie de st Ignace, Lione 1896; anon., La Congregazione di Gesù e Maria, Roma 1923; anon., La Congregation de Jésus-Marie, Québec 1931; L. Giannitelli, Dalle tempeste rivoluzionarie alla quiete dei santuari della Vergine. La Congreg. di Gesù e Maria, in L'illustraz. vatic., 1937, II, pp. 727-30; Maria di s. Cecilia, Glady, vita della m. Maria di s. Ignazio, Roma 1949.

Celestino Testore

## THEVESTE (Numidia): v. TERESA.

THIERRY, Jacques-Nicolas-Augustin. - Storico francese, n. a Blois il 10 maggio 1795, m. a Parigi il 22 maggio 1856.

Uscito nel 1813 dall'Ecole Normale, lo si trova, nel 1814, segretario di Henri de Saint-Simon, col quale sogna una «riorganizzazione dell'Europa», attraverso una riforma degli spiriti e delle istituzioni, un sistema federativo, un parlamento comune, e l'adozione in ogni Stato della Costituzione inglese, ritenuta perfetta. Nel 1817 il T. riprende la sua autonomia, dopo aver ancora collaborato a L'industrie col filosofo-sociologo utopista. Sullo sfondo della polemica illuministica, egli innesta allora una romantica rivalutazione del passato, in funzione di una fede politica liberale. Riscopre così l'infanzia del \& terzo stato *, e difende le \& razze oppresse * : nei Dix ans d'études historiques saranno poi raccolti i primi frutti delle sue immense richerche. Nell'Histoire de la conquête de l'Angleterre par les Normands, 4 voll., del 1824, domina l'idea della contrapposizione delle razze : ma più vive restano le Lettres sur l'histoire de France (1827, già in parte uscite nel 1818-19) che suggerirono qualche motivo al Manzoni.

Sotto la Monarchia di luglio, che incarnava molti

## Page 54

![img-1.jpeg](img-1.jpeg)
(da A. Th., Ristoire de la Révolution francaise, Parigi 1882-87, tav. dissertt al frontespitio)
'Thiers, Adolphe - Ritratto. Incisione di Hopwood.
rici liberali franc. della Restauraz., Bari 1926; H. Gouhier, La jeunesse d'Auguste Comte et la formation du paulin., II, Parigi 1941 (pei rapporti del T. col Saint-Simon); A. Omodeo, La riforma storica di A. T., in Quaderni della critica, 1945, pp. 16-34.

Ettore Passecin
Suo fratello, Simon-Dominique-Amédée, n. a Blois il 22 ag. 1797, m. a Parigi il 26 marzo 1873, fu pure storico e uomo politico, e si distinse da giovane come brillante articolista, poi nel 1828 pubblicò la Histoire des Gaulois, la sua maggiore opera storica che gli fece ottenere la cattedra di storia all'Universita di Besançon. Le sue idee politiche, che gli causarono la sospensione dell' insegnamento durante il regno di Carlo X, lo misero in buona luce dopo la Rivoluzione del 1830 . Th. fu nominato prefetto di Vesoul, dove rivelò sagge doti di amministratore, e, otto anni dopo, consigliere di Stato. Fra il 1840 e il 1847 pubblicò l'Histoire de la Gaule sous l'administration romaine, che gli valse la nomina a membro dell'Accademia di Scienze politiche e morali. Liberale moderato, dissenti dall'indirizzo "socialistico" della Rivoluzione del 1848 e plaudì invece a Napoleone III. Continuò con serenità a lavorare ed a produrre studi di storia romana, fra i quali notevole la Histoire d'Attila, de ses fils et de ses successeurs jusqu'd l'établissement des Hongrois en Europe (Parigi 1850) e Récits de l'histoire romaine au $V^{\mathrm{e}}$ siècle (1860); studi sulle origini del cristianesimo fra i quali St Yérôme, la société chrétienne à Rome et l'émigration romaine en Terre Sainte (1867) e il St Jean Chrysostome (1872). Nel 1860 fu, da Napoleone, nominato senatore, nel 1868 ebbe la croce da grande ufficiale della Legion d'onore. Soffrì molto per la sconfitta di Sedan del 1870 , perché vide in essa smentite le sue idee di storico e politico. Storiograficamente T. si manifesta impreciso nella critica dei documenti e più tendente a colorire gli avvenimenti narrati, che a penetrarne il valore spirituale. Ebbe uno stile romantico, l'animo incline ad un temperato nazionalismo.

Michelangelo Mendella
THIERS, Adolphe. - Statista e storico francese, n. a Marsiglia il 18 apr. 1797, m. a Parigi il 3 sett. 1877.

Studiò giurisprudenza ad Aix, poi nel 1821 cominciò a Parigi una vasta attivita giornalistica collaborando al Globe e al Constitutionnel. Con E. Manuel, J. Laffitte, C. M. Talleyrand e C. G. Etienne iniziò l'opposizione politica ai Borboni. Raggiunse la notorietà con la Histoire de la Révolution Française pubblicata fra il 1823 ed il 1827. L'opposizione a Carlo X si fece più aspra dopo che T. ebbe fondato, sul finire del 1829 ed in collaborazione con il Mignet e Carrel, un giornale, il National, che orientò l'opinione pubblica verso il duca Filippo d'Orléans. Dopo la Rivoluzione del ' 30 divenne uno dei personaggi più importanti del nuovo regime: fu deputato di Aix, consigliere di Stato e sottosegretario alle Finanze, poi ministro degli Interni nel gabinetto del Maresciallo Soult.

Dimostrò grande fermezza nell'arresto della duchessa di Berry e nella repressione dei moti sociali di Parigi e Lione nel 1834. Dopo la caduta del Soult, fu ancora ministro degli Interni (1835) e Presidente del Consiglio nel febbr.-sett. 1836.

Riprese il potere nel 1840 , ma non riuscì a sostenere, nel vasto quadro di una politica mediterranea, il pascià d'Egitto Muhammad 'Alî amico della Francia. Oratore impareggiabile e ricco di esperienza, fu più abile invece nella opposizione che, dal ' 40 al ' 48 , condusse contro il Guizot. Dopo la Rivoluzione del febbr. '48, divenne il capo del partito dell'ordine, combatté il socialismo e non si oppose alla candidatura di Luigi Bonaparte; molto contribuì a decidere la spedizione militare contro la Repubblica romana. Dopo il colpo di Stato fu arrestato ed esiliato. Graziato dopo pochi mesi, ritornò in Francia nel ' 52 e completò la Histoire du Consulat et de l'Empire ('45-'62) glorificando il fondatore dell'Impero (nel '40 aveva anche fatto trasportare a Parigi le ceneri di Napoleone). Eletto deputato di Parigi nel '63 e nel '69, chiese all'interno le libertà necessarie alla Francia e combatté la politica estera di Napoleone III favorevole alla unità italiana. Nel 1870 si oppose invano alla guerra franco-prussiana, e dopo la sconfitta fu capo del potere esecutivo e poi Presidente della Repubblica, spiegando tutta la sua competenza per la conclusione della pace con la Prussia, la eliminazione della Comune di Parigi e per la ricostruzione finanziaria della Francia che permise l'allontanamento delle truppe prussiane prima del termine stabilito. Una reazione monarchica lo costrinse a dimettersi ( 24 maggio 1873); morì nel 1877 quando la Repubblica dei Gambetta e dei Favre era ormai consolidata.

Come storico il T. è maestro di precisione quanto ai particolari, diplomatici, militari e finanziari; perciò la Histoire du Consulat et de l'Empire conserva ancora oggi la sua importanza; mentre dimostra scarso interesse per la storia delle idee, della coscienza religiosa e dell'economia. Lo stile è fluido e piano, ma privo di originalità e bellezza. Considerato capo della scuola storica "fatalista", è classificato dal Fueter tra i prosecutori liberali della storiografia volterriana.

Bibl., T. Rémusat, A. T., Parigi 1889; A. Aulard, T. historien de la Rev. française, in La Révolution Franfaise, 66 (1914), p. 492 sgg.; 67 (1914), p. 5 sgg.; G. Hanotaux, Le gouvernement de M. T., Parigi 1926; J. M. S. Allison, T. and the French Monarchy, Boston 1926; W. Klaus, Der Einfluss von Zeitströmungen auf die französische Geschichtsfreihung über das ancien régime, diot., Tubinga 1931; H. Maio, T., Parigi 1932; G. Lecomte, T., 1933; R. Bonghi, Ritratti e profili contemporanei, a cura di F. Salata, II, Firenze 1935, pp. 57-201; Ch. Pouthen, La politique de T. pendant la crise orientale de 1840, extr. du Reque historique, Parigi 1938; E. Fueter, Storia della storiografia moderna, II, Napoli 1943, pp. 209-12; A. Omodeo, La storia della rivoluzione del T. e del Mignet, in La Critica, 41 (1943), pp. 189-210; id., La cultura francese nell'età della Restaurazione, Milano 1946, v. indice; R. Ciampini, T. et le "Risorgimento", Firenze 1948; M. Leroy, Histoire des idées sociales en France, II, Parigi 1950, v. indice; F. Charles-Roux, T. et Méhémé-All, ivi 1951. Varia bibl. in H. Hanser ed altri, Du libéralisme à l'impérialisme, ivi 1952, v. indice.

Michelangelo Mendella
THIJM, Josephus Albertus. - Pubblicista olandese, n. in Amsterdam l'8 luglio 1820, m. ivi il 17 marzo 1889.

Lasciati ben presto i traffici per il giornalismo, col 1842 cominciò a farsi conoscere quale critico artistico e letterario dello Spectator sino a diventare, in pochi anni, uno degli scrittori più stimati del suo tempo. Fondò e diresse il periodico Dietsche Warande (1855-88) e dal 1852 alla morte redasse annualmente un diffusissimo Almanacco popolare, conducendo senza soste una magnifica battaglia in difesa del cattolicesimo olandese, fedele al motto che si era scelto: "Nihil nisi per Christum". Grazie all'opera sua i cattolici olandesi ripresero coscienza della loro forza e dei loro diritti, conculcati fin dai tempi della riforma protestante, e poterono vedere ristabilita la gerarchia cattolica per opera di Pio IX nel marzo 1853. Il T. ottenne pure che la sede metropolitana venisse restituita ad Utrecht, perché venissero rispettate le tra-

## Page 55

dizioni storiche della Chiesa neerlandese. Tranne un panorama storico-critico De la littérature néerlandaise, pubblicato in francese, le altre sue opere sono apparse in tedesco o in olandese. Si cita: Het Voorgeborchte, Palet en Hesp, Verspreide Verhalen, Karolingische Verhalen, Kerstliederen c Die heilige Linie. Curò inoltre la pubblicazione delle tragedie di Giusto Van den Vondel (15871679), premettendo un saggio sul grande scrittore secentesco (Portretten van J. Van den F.), forse il suo scritto migliore quale critico letterario.

Petrus Paulus, fratello del precedente, n. ad Amsterdam il 21 ott. 1827 , m. a Lovanio il $1^{\circ}$ febbr. 1904. Si dedicò agli studi storici e insegnò al Liceo di Maastricht finché passò a insegnare storia della letteratura olandese all'Università di Lovanio. Qui trasferì, dopo la morte di Giuseppe Alberto, la direzione del Dietsche Warande da lui tenuta poi fino agli ultimi giorni, promovendo anche una rinascita dell'arte cattolica nel Belgio e in Olanda. Tra le sue opere vanno ricordate una monumentale biografia di s. Villibrordo (De h. Willibrord Apostel der Nederlanden, 1867); uno studio su Carlo il Grosso e l'età sua (Karel de Groote en oppe eeuw, 1866); uno Schizzo della storia universale (in ol., 1870), ispirato a una visione provvidenziale degli eventi; un Sommario della letteratura olandese (in ol., 1877), nonché una Storia della industriosità nel Belgio dall'età di Carlo il Grosso al sec. XVI (in ol., 1883).

Biel.: P. Albers, s. v. in Cath. Enc., XIV (1912), p. 636. Renzo U. Montini

THIRAS (ebr. Tîrăs). - Settimo dei figli di Iapheth nella tavola dei popoli (Gen. 10, 2). Come i nomi dei suoi fratelli, p. es., Iavan, Madai, ecc., indica qualche popolo occidentale, forse arioeuropeo.

È stato proposto l'accostamento ai "Traci", Өţoxes (i Torgåmös trascritvono T. con tangl); al fiume Tüpas (Erodem, IV, 11), ossia il Dniestr; ai Toporovi, o Topprvoi, i "Tirreni", o "Etruschi"; e al nome egiziano tto-rtu- $\bar{t}^{\prime}$.

Biel.: M. Burchardt, Die althannian. Freudte. und Eigenn. im August., Berlino 1910, pp. 11-12. Giovanni Rinaldi

THOLA (ebr. Tălă" "verme"). - Nome di due personaggi del Vecchio Testamento.
I. Primogenito di Issachar (Gen. 46,13; I Par. 7,1) e padre di Oxi, Raphaia, Ieriel, Iomin, Iebsen e Samuele. Alla famiglia dei Tholaiti (Num. 26,23) appartenevano 22.600 guerrieri "fortissimi" al tempo di David, secondo I Par. 7,2.
2. Uno dei giudici minori, che esercitò il suo ufficio dopo Abimelech per ventitré anni, dimorando in Samir nel territorio di Ephraim. Era figlio di Phua, zio di Abimelech, e discendeva dal patriarca Issachar (Iudc. 10,1 sg.).

Angela Pensa
THOLOSANUS, Petrus Gregorius: e. grégolre, pierre.

THOLUCK, Friedrich August Gottreu. - Teologo del "movimento di risveglio " protestante, n. a Breslavia il 30 marzo 1799, m. ad Halle, il 10 giugno 1877.

Povero studente a Berlino dal 1816, divenne amanuense dell'orientalista von Dietz, il quale, con il barone H. E. von Kottwitz, lo formò a pietà profonda. T. aderì al pietismo (v.). S'interessò per le Missioni Estere, per le quali fondava una apposita società a Berlino; fu direttore della Hauptbibelgesellschaft per gli anni 1821-25. Partecipò alle missioni protestanti presso i giudei, dirigendo la rivista Freund Israels (anni 1824-26). Nel 1821 T., per intervento del ministro Altmann, fu riconosciuto libero docente, A Berlino scrisse soprattutto trattati orientalistici, specialmente sul sŭfismo (v.), il libro Sahar (v. cabrala) e il commento a Romani (Halle 1824). Più celebre lo fece il libro in parte autobiografico: Guido und Julius. Die Lehre vom Sünder und vom Versöhner, oder Die wahre Weihe des Zweiflers (Amburgo 1823; 4* ed., 1870). Tradotto in cinque lingue, fu il libro più letto e più stimato di tutto il "risveglio" e fin dal titolo si op-
ponc al Lehrroman (romanzo dottrinale) del "razionalmitico" De Wette dal titolo Theodor oder des Zweiflers Weihe. Però in qualche modo T. si avvicina a Schleiermacher, ammettendo che la religione è un sentimento di completa dipendenza, e che dogmi, simboli e dottrine religiose importerebbero poco in paragone al fervente servizio di Dio. Col 1826 T. divenne professore ordinario ad Halle, la Facoltà teologica protestante allora più frequentata in tutta la Germania. Ai propositi del governo prussiano, che favoriva il rinnovamento religioso, si opposero i professori razionalisti di Halle, come W. Gesenius (v.) e J. A. C. Wegscheider (1771-1849); furono sobillati gli studenti e la cittadinanza di Halle. Il governo resistette, ma T. cominciò in una situazione sommamente delicata; il suo commento a Giovanni (Amburgo 1827), fu stromcato nella rivista della Facoltà. Per ristabilire la sua salute, nominato predicatore dell'ambasciata prussiana a Roma, il T. godette nel 1828-29 l'amicizia di Bunsen (v.) e dichiarò che Roma gli dava un respiro più libero, e gli sciolse parecchie strettezze pietistiche. Ritornato, nel 1830, fondò la rivista: Literarischer Anzeiger für christliche Theologie und Wissenschaft überhaupt (zo voll., Halle $1830-49$ ).

L'attività di T. si estese a tre campi. In quello esegetico curò l'edizione dei commenti di Calvino al Nuovo Testamento, al Salmi e la Insistationes (Berlino 1831-36); pubblicò Bergpredigt (più tardi Bergrede) Christi (Amburgo 1833; $5^{\text {a }}$ ed., Gotha 1872); Hebräerbrief (Gotha 1836, 1850); Das A. Test. im N. Test. (ivi 1836; 6* ed. 1872); Die Glaubwürdigkeit der evangelischen Geschichte (contro Strauss [v.], ivi 1836, 1837, tradotto in francese, Parigi 1847); Die Psalmen (ivi 1843, 1872); Die Propheten und ihre Weissagungen (Gotha 1860, 1867); ecc. Come esegeta, pur dando meno importanza alla filologia, sa cavare il profondo senso religioso dalla Bibbia. Nel campo apologetico e storico: Vermischte Schriften grossenteils apologetischen Inhalts (Amburgo 1839, 1867); Zur Charakteristik rationalisticher Polemik (Halle 1840); Gespräche über die vornehmsten Glaubensfragen der Zeit (Gotha 1846, 1865); Der Geist der lutherischen Theologen Wittenbergs im 17. Jahrhundert (Amburgo 1852); Vorgeschichte des Rationalismus (4 voll., Halle-Berlino 1853-62); Das akademische Leben des 17. Jahrhunderts (2 voll., 1861 sgg.); Geschichte des Rationalismus, I. Geschichte des Pietismus und des ersten Stadiums der Aufklärung (Berlino 1865), ove, oltre il razionalismo, il T. critica l'ortodossia luterana, che priva, secondo lui, di profondi sentimenti religiosi, aveva in sé i germi del razionalismo. Le prediche e i colloqui spirituali costituiscono l'attività più cara a T., ricercatissimo come predicatore. Dal 1839 era ufficialmente predicatore per gli studenti a Halle, che assisteva con colloqui, con lettere e con sussidi tanto da essere chiamato Studentenvater, padre degli studenti.

Pur ammirando in T. il profondo sentimento religioso, lo zelo per la causa di Dio e la carità verso il prossimo, è da lamentare in lui la sua mancanza di chiarezza e di precisione dogmatica. Egli è rimasto vittima del "romanticismo" del suo tempo, così favorevole al ritorno alla religione nello Stato prussiano, e, quando l'ambiente si cambiò profondamente, i suoi continuatori, come Martin Kähler (1835-1912) e Julius Schniewind (1883-1948), furono costretti a sacrificare sempre di più la verità rivelata (cf. Verbum Domini, 31 [1953]. pp. 40-42).

Biel.: M. Kähler. A. Th., ein Lebensalviss, Halle 1877; id., A. Th.s Gedächtnis, ivi 1899; id., Mittelstrasse 10, Erinnerungen an A. und M. Th., ivi 1899; id., in Real-Encykl. f. pror. Th. o. Kirche, XIX (1907), pp. 697-702 (rettifica alcune inesattezze); L. Witte, Das Leben F. A. G. Th.s. 2 voll., Bielefeld-Leipzig 1884-86 (fondamentale); N. Bonnetsch, Aus Th.s. Anfängen (lettere), Gütersloh 1922; W. Zitz, A. Th., Gotha 1930; K. Barth, Die protestant. Theol. im 19. Jahrh., Zurigo 1947, pp. 459-68.

Pietro Neber
THOMAS, Charles-Louis. - Musicista, n. a Metz il 5 ag. 1811, m. a Parigi il 12 febbr. 1896.

Entrato nel Conservatorio musicale di Parigi nel 1828, dopo un anno ottiene il primo Gran Premio di pianoforte e dopo tre il Gran Premio di Roma. Da allora fino

## Page 56

![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(per cortesia di mons. S. Mattei)
Thomas, Pierre - Ritratto.
al 1836 studia in Italia (Roma, Napoli, Venezia, Firenze, Bologna, Trieste). Finiti gli studi, si stabilisce a Parigi dedicandosi alla sua arte di ottimo compositore. Scrive in breve [moltissime opere di ogni genere, ma le sue migliori sono Amleto e Mignon che commos. sero quasi tutta l'Europa. Nel 1851 succede a Spontini come membro dell' Isti-
tuto di Francia, e nel 1871 ad Auber, alla direzione del Conservatorio di Parigi. Oltre le tante opere teatrali, ha pure al suo attivo non solo bei cori e buona musica da camera, ma anche ottima musica sacra, Requiem, messa solenne, mottetti, ecc.

Bibl.: R. Beancour, A. T., Parigi s. a.; A. Iullier, A. T., in Riv. mus. it., 3 (1826), p. 358 sgg. Luisa Cervelli

THOMAS, Pierre. - Monaco benedettino, dell'abbazia di Clervaux, n. a Mouroux (Francia) il 15 luglio 1906, m. a Roma il 19 dic. 1951.

Diplomatosi a Roma nel Pont. Istituto di Musica sacra, vi fu subito chiamato ad insegnare teoria, storia e paleografia gregoriana. Scrisse numerosi articoli in Bollettino Ceciliano, Ephemerides liturgicae, "Ambrosius", "La vie bénédictine" di Ligugé, "Cecilia" di Boston; diresse e lasciò varie trascrizioni di brani gregoriani e post-gregoriani; fu pure attivo collaboratore dell'Enciclopedia Cattolica per le voci di canto gregoriano.

Preparava da anni un'edizione critica di trattati musicali medievali inediti e pubblicò a varie riprese studi sulla modalità e la ritmica, sull'interpretazione pratica e sull'esegesi paleografica del canto gregoriano. Dotti il Pont. Istituto di Musica sacra di un rilevante nucleo di microfilms riproducenti centinaia di codici gregoriani e polifonici, presi nelle varie biblioteche di Europa. Un posto a parte merita lo studio monografico su Le chant et les chantres dans les monastères bénédictins antérieurs au $X V^{e}$ siècle, pubblicato nei Mélanges 1947, a cura dell'abbazia di S. Girolamo.

Bibl.: L. Cervelli, necrologia in Boll. degli - Amici, del Pont. Ist. di Musica sacra, 3 (1951), p. 50. Luisa Cervelli

THOMASIUS, Christian. - Filosofo e giurista, n. a Lipsia il $1^{\circ}$ genn. 1655, m. a Halle il 23 sett. 1728.

Sotto la protezione di Federico III (1690), fu dapprima professore nella Ritter Akademie di Halle, poi, dal 1694, professore di scienza del diritto nella nuova Università da lui stesso organizzata e infine, dal 1710 fino alla morte, decano. Fu un tenace e profondo innovatore della cultura tedesca : si servì della lingua tedesca anziché della latina, applicò con rigore assoluto la formola luterana della divisione tra morale e diritto, ideò il sistema territoriale precorrendo il giuseppinismo e sostenendo nello stesso tempo la laicizzazione della vita sociale, combatté i processi alle streghe e la tortura, operò per la formazione di un diritto nazionale tedesco svincolato dagli influssi romanistici. Per tutto questo fu chiamato il secondo riformatore della Germania dopo Lutero.

Fra le sue opere vanno ricordate: De jure principis circa adiaphora (Halle 1695); Das Recht evangelischer Fürsten in theol. Streitigkeiten (ivi 1696); De jure principis circa haereticos (ivi 1697); De fundamentorum definiendi causas matrimoniales hactenus receptorum insufficientia (ivi 1698); Vindiciae juris majestatis circa sacra, ecc. (ivi 1699); Theses de criminae magiae (ivi 1701); De tortura e foris christianorum proscribenda (Lipsia 1705); De translatione ministrorum Ecclesiae (ivi 1706); De foro competente et subjectione clericorum sub potestate civili (ivi 1709); De originibus
processus inquisitorii contra sagas (Halle 1712); Historia contentionis inter Imperium et sacerdotium usque ad saec. XVI, etc. (ivi 1722).

Bibl.: J. F. v. Schulte, Gesch. der Quellen und Literatur des can. Rechts, III, II-III, Stoccarda 1880, pp. 74-77; A. Nicoladoni, C. Th., Dresda 1887; L. Neisser, Th. und seine Beziehungen zum Pietismus, Heidelberg 1928; M. Fleischmann, C. Th. Leben und Lebenswerke, Halle 1931; F. Battaglia, C. Th. filosofo e giurista, Roma 1935.

Cosimo Petino
THOMASsIN, d'Eynac Louis de. - Teologo e giurista, n. ad Aix en Provence il 28 ag. 1619, da famiglia di antica nobiltà burgundica, m. a Parigi il 25 dic. 1695. A 14 anni fu accolto dal p. De Condren nell'Oratorio francese, ove passò la vita insegnando e scrivendo. Per la sua ortodossia si attirò le ire dei gallicani e dei giansenisti. Indole mite e timida, ingegno pronto e versatile, religioso esemplare e metodico al sommo, è indubbiamente una delle più belle figure dell'Oratorio di Francia.

Versatissimo nelle lingue classiche, nelle matematiche, nella patrologia, nella storia ecclesiastica, soprattutto nella teologia e nel diritto canonico, lasciò una produzione molto copiosa: Dissertationes in Concilia generalia et particularia (Parigi 1667); Mémoires sur la Grèce (3 voll., Lovanio 1668); Ancienne et nouvelle discipline de l'Eglise (3 voll., più indice, Parigi 1678-79, 1681); Dogmata theologica: De Verbi Dei Incarnatione (ivi 1680); La méthode d'étudier et d'enseigner chrétiennement et saldement les poètes, par rapport aux lettres divines ( 3 voll., ivi 1681-82); Traités historiques et dogmatiques sur divers points de la discipline de l'Eglise et de la morale chrétienne (2 voll., ivi 1680-83); Dogmata theologica: De Deo Deique proprietatibus (ivi 1684); La méthode d'enseigner chrétiennement la philosophie (ivi 1685); Traité de l'Office Divin (ivi 1686); Vetus et nova Ecclesiae disciplina, editio latina post duas gallicanas auctior et emendatior ( 3 voll., ivi 1688); Dogmata theologica: Prolegomena, de Trinitate (ivi 1689); La méthode d'étudier et d'enseigner chrétiennement la grammaire et les langues par rapports à l'Ecriture
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(da L. Th., Ancienne et nouvelle discipline de l'Eglise,

## Page 57

Sainte et à la langue hebraïque, avec cinq glossaires (2 voll., ivi 1690); Traité de la verité et de la mensogne (ivi 1693); La méthode d'enseigner chrétiennement les historiens profanes (ivi 1694); Traité de l'aumône (ivi 1695). Lasciò varie opere manoscritte, di cui alcune furono edite poco dopo la sua morte. Il nome del T. è legato ai poderosi Theologica dogmata (rimasti però incompleti) e all'opera giuridica Vetus et nova Ecclesiae disciplina.

Il T. in filosofia è fervente ammiratore di Platone e di s. Agostino; ma pur non approvando l'indirizzo della scolastica del suo tempo, non lesina lodi a s. Tommaso. In teologia segue l'indirizzo del Petavio e dell'oratoriano Giovanni Morin e pertanto non trascura la teologia speculativa, ma coltiva di preferenza la positiva, puntando costantemente sui dati della Scrittura, dei Padri e dei concili. La teologia del T. non è arida, ma animata dal soffio della propria profonda meditazione : è una teologia mentis et cordis che, illuminando l'intelletto, muove la volontà. Le sue vedute teologiche, se anche talora discutibili, recano sempre l'impronta della genialità.

Bibl.: Ch. Bordes, Vita L. Thomassini, preposta al Glossarium univ. hebr., Parigi 1697: J. Bougerel, profas. all'Ancienne et move discipline de l'Eglise, I. $2^{\circ}$ ed., ivi 1725, pp. 1-31; id., in J. P. Niuwens, Mém. pour scroir à l'hist. des hommes illustres, III, ivi 1729, pp. 163-79; L. Lescocur, Essai sur la théodicée du p. T., ivi 1852; A. Perraud, Vie du p. T., premessa all'ed. di Anc. et move. discipl. de l'Eglise, Bar le Duc 1864; J. Grander, Les suivis geêtres francais du XVI'11r siècle, II, Parigi 1879, pp. 142-47; L. Batterel, Mém. domest. pour scroir à l'hist. de l'Oratoire, III, ivi 1904, passim; Hurter, IV, col. 416 sg.; J. Martin, T., ivi 1911; H. Bremond, Hist. littér. du sentim. relig. en France, VII, ivi 1928, cap. 6; H. Van Camp, La philos. chrét. de L. T. de l'Oratoire, in Rev. néo-scolast. de philos., 40 (1937), p. 243 sgg.; M. Grabmann, Storia della teol. cott., $2^{\circ}$ ed., Milano 1939, p. 272; A. Mohen, s. v. in DThC, XV, coll. 567-823 (Parigi 1946). Olimpio Giampedraglia

THOMPSON, Francis. - Poeta cattolico inglese, n. a Preston il 16 dic. 1859, m. a Londra il 13 nov. 1907.

Abortiti i tentativi di divenire sacerdote, il T. lascia, per strana incomprensione, la famiglia e si trova, pezzente, sui marciapiedi di Londra, donde viene redento dalla carità e dell'amicizia di Wilfrid e Alice Meynell. La sua poesia ha come oggetto l'incanto della creazione, non tanto contemplata nella sua apparente semplicità, quanto esaltata con i suggerimenti e le suggestioni delle antiche mitologie e delle nuove scoperte scientifiche, in un linguaggio in gran parte debitore, oltre che ai poeti del Seicento e del Romanticismo, alla liturgia e soprattutto alla S. Scrittura. Il poema più noto del T. è The Hound of Heaven, dove Dio viene rappresentato, al modo dei mistici medievali, come un Divino cane, infaticabile nella caccia dell'anima, ansiosa di sfuggirgli aggrappandosi alla creazione, ma che non può sottrarsi all'inseguimento di quel divino amore.

Delle prose, che trattano gli argomenti più diversi, ma sempre con accenni religiosi, la più celebrata è il saggio su Shelley, poeta sotto più di un aspetto affine al T.

Bibl.: edd.: The works of F. T., 3 voll., Londra 1913; Poems of F. T., 4 cura di T. L. Connolly, Nuova York e Londra 1941. Studi: E. Meynell, The life of F. T., Londra 1926; F. Olivaro, F. T., Brescia 1935; V. Meynell, F. T. and Wilfrid Meynell, Londra 1952.

Alberto Castelli
THOMSON, James. - Poeta inglese, n. a Ednan, in Scozia, nel sett. 1700, m. a Richmond il 27 ag. 1748 .

Nel 1730 accompagnò in Francia e in Italia, in qualità di precettore (aveva pochi anni prima abbandonato il progetto d'una carriera ecclesiastica), il figlio di Sir Charles Talbot, dal quale ottenne più tardi un'importante carica. La sua opera più notevole è il poemetto The seasons (1725-32) in verso sciolto (e non in distici rimati, il metro allora in voga), in cui si rivela una sensibilità del paesaggio e un gusto del pittoresco che qua e là preludono sotto certi aspetti alla poesia ispirata alla natura dei preromantici e perfino del Wordsworth.

Di lui si ricordano anche The Castle of indolence
(1748) ispiratogli dalla sua dimora di Richmond, in meIodiose stanze spenseriane, e il popolarissimo canto patriottico Rule Britannia! che non gli si può tuttavia attribuire con certezza, poiché figura in un mash: Alfred (1740), che egli compose in collaborazione con David Maller. T. influì sul Keats e sul Tennyson.

Bibl.: oltre al contemporaneo saggio di S. Johnson nei famosi Lives of the poets, ed. critica moderna a cura di G. R. Hill, Oxford 1905, cf.: L. Morel, J. T., Londra 1908; M. M. Cameron, L'influence des Saisons de T. sur la poésie descriptive en France, 1735-1810, Parigi 1927; E. Mazzari, J. T. e Le stagioni, Palermo 1934.

Augusto Guidi
THOMSON, James. - Poeta inglese n. a Port Glasgow il 23 nov. 1834, m. a Londra il 3 giugno 1882.

Sofferse, soprattutto nell'infanzia, la miseria e conobbe altre sventure, fra cui la morte d'una ragazza da lui amata. Fu nella vita un libero pensatore anarchizzante e dedito all'alcool. E noto per un poema pervaso da un pessimismo più disperante e nichilistico di quello leopardiano e ispirato dalla conviczione dell'inutilità dell'esistenza : The city of dreadful night, ove canta una città immaginaria abitata dai naufraghi della vita e della speranza. Il poema è ineguale ma in alcuni versi potente. T. si firmava B. V. e cioè B. per Bysshe (Shelley) e V. per Vanolis, anagramma di Novalis, due fra i poeti che prediligeva.

Bibl.: B. Evans, English poetry in the later ninetenth century, Londra 1933, cap. 9; L. A. Cotten, Leopardi and The city of dreadful night, in Studies in philology, 42 (1942), pp. 673689.

Augusto Guidi
THONISSEN, Jean-Joseph. - Giurista ed uomo politico belga, n. il io genn. 1816 a Hasselt, m. il 17 ag. 1891 a Lovanio.

Laureatosi all'Università di Liegi in giurisprudenza nel 1838 divenne, dopo un periodo di perfezionamento a Parigi, sostituto procuratore del re al tribunale di Hasselt nel 1845 .

La diretta esperienza dei difetti del Codice penale del 1810 modificato poi da diverse leggi speciali lo spinse a redigere un'opera che desse un quadro organico della legislazione penale vigente. La pubblicazione del I vol. di questo Complément au Code pénal nel 1847, oltre a procurargli molte lodi, gli assicurò la cattedra di diritto penale all'Università di Lovanio. Ma fin dal 1844 aveva dato alle stampe La Constitution belge annotée (altre due edizioni nel 1876 e nel 1879) tuttora un valido ausilio per gli studiosi. La crisi del 1848 lo mosse ad occuparsi del socialismo nei due scritti : Le socialisme et ses promesses (1850) e Le socialisme depuis l'antiquité jusqu'à la Constitution française du 14 janvier (1852). Ricostruzioni storiche sono invece i volumi La Belgique sous le règne de Léopold I (4 voll., 1855-58) e le vite del conte Felice de Mérode (1862) e di Ferdinando de Meeus (1863). Nel 1862 in un piccolo libro si dichiarò ostile alla pena di morte (La prétendue nécessité de la peine de mort), sollevando grandi polemiche. Cattolico convinto, accettò nel 1863 di presentarsi candidato alle elezioni per la camera e riuscito eletto ebbe riconfermato il mandato fino alla morte. Nell'aula parlamentare si acquistò ben presto, per la sua dottrina ed indipendenza di giudizio, oltre il rispetto dei colleghi del proprio partito, anche quello dei liberali. Dopo aver criticato e combattuto nel 1865-66 la legge sulle fondazioni e sulle borse di studio contraria ai cattolici, si separò nel 1868 dai suoi colleghi di partito nella questione della difesa nazionale. Considerato pertanto trop