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definita possibilità di fare, che deriva dalla vastità del suo compito.

BibL.: H. E. Wilson, Education as an implement of International Cooperation, Nuova York 1945: I. Husley, U. Its purpose and its philosophy, Parigi 1946: II. Lectures, Nuova York 1949. Amedeo Giannini

UNGARELLI, LUIGI. - Barnabita, uno fra i primi egittologi italiani, n. a Bologna il 14 febbr. 1779, m. a Roma il 21 agosto 1845.

Trasferitosi a Roma come maestro dei novizi e lettore di teologia del suo Ordine, ebbe modo di seguire le ricerche dello Champollion e di progredire nello studio dei geroglifici egiziani ai quali si era iniziato con il concittadino I. Rosellini (v.). Dal 1834, in molti articoli e recensioni, difese il sistema di interpretazione dello Cham-

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(Fot. Enc. Catt.)
Ungheria - 1) Confini di Stato; 2) confini di Stato 1939; 3) confini di circoscrizione ecclesiastica; 4) ferrovie.
pollion contro lo scetticismo di molti studiosi. In seguito fu designato a presiedere all'ordinamento e alla illustrazione scientifica del Musco egizio vaticano, fondato nel 1839 da Gregorio XVI. Delle sue opere, oltre numerosi articoli relativi al Musco stesso pubblicati nelle Diverrazioni della Pont. Accad. di archeologia, si ricordano gli Elementa linguae Aegyptiacae (Roma 1837) e la Interpretatio obeliscorum Urbis (ivi 1842), con notevoli incisioni in rame. Alla morte di Champollion le Jeune, il fratello Figeac insinuò che le suddette opere di U. erano un plagio da manoscritti inediti del defunto, ai quali peraltro aveva attinto anche il collega ed amico Rosellini. Solo nel 1928 la perfetta coscienziosità scientifica di entrambi gli egittologi fu pienamente rivendicata da G. Gabrieli in base a documenti inediti.

BibL.: G. Boffina, Biblioteca Barmabitica, IV, Firenze 1937, pp. 91-108 (con bibl. precedente); R. Lefèvre, Note e documenti sulla fondazione del Musco gregoriano egizio, in Micellanea Gregoriana, Città del Vaticano 1941, pp. 436-37, 442, 446.

Sergio Bosticco
UNGHERIA. - Stato interno dell'Europa danubiana, chiuso fra Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Romania, Jugoslavia ed Austria.
I. Geografia. - Il territorio attuale ( 93.011 kmq .) è meno di $1 / 3$ di quello del Regno d'U. innanzi la prima guerra mondiale e rappresenta l'area dove vivono compatti gli Unghzresi, popolazione di provenienza orientale (Magiari, Ugrofinnici, misti a Turco-mongoli), in origine nomade, comparsa primamente in Europa nel sec. ix, poi fissatasi nella steppa, convertita al cristianesimo e decisamente conquistata alla civiltà europea; essa resta nondimeno tuttora ben diflzrenziata dalle finitime popolazioni, non foss'altro per la lingua (agglutinante).

Il paese corrisponde al bacino del medio Danubio e del suo affluente Tibisco, ed è costituito da una vasta pianura (Alföld - paese basso), fra Danubio e Transilvania, fondo di un antico bacino lacustre sul quale i fiumi divagano in pigri meandri e che trapassa ad E., per la crescente aridità, in una vera e propria steppa, la puszta. Sulla riva destra del fiume si estende invece una
regione ondulata (Selva Baconia), che s'apre anch'essa in valli e depressioni, una delle quali occupata dal Lago Balaton; regione non molto ricca d'acque, ma fertile e di vocazione agricola.

L'U. è un paese di ricca e varia agricoltura (cereali, patate, barbabietole, tabacco, vite, piante oleifere), con un fiorente allevamento ( 2 milioni di capi bovini, 3 di suini e 651 mila cavalli, questi ultimi noti per rapidità e resistenza). I prodotti dell'una e dell'altro servono di base ad un'industria, cui la scarsezza di fonti di energia ha posto in passato ferrei limiti. Ma una intensa utilizzazione delle riserve già note (petrolio e carbon fossile) e più ancora la recente scoperta di quelle metanifere hanno permesso una ulteriore espansione, nonostante la limitata entità e varietà delle materie prime disponibili (oltre le alimentari, solo la bauxite e i minerali di ferro). Oggi, questa industria non manca di importanza, specie in alcuni rami (tessile, chimico, metallurgico, della gomma, ecc.) che consentono un eccedente all'esportazione.

La popolazione ( 9,3 milioni di ab., 10 a kmq., come nel 1941) vive in centri agricoli : i grossi agglomerati urbani sono pochi. Di essi massimo la capitale Budapest ( 1,1 milioni di ab., coi sobborghi) sul Danubio, Szeged ( 135 mila ab.) e Debrecen ( 126 mila ab.), presso i confini jugoslavo e romeno.

L'U. è dal 1946 una Repubblica "popolare ", ormai sotto diretto controllo sovietico.

| Regioni | Superficie in kmq. | Popolazione cens. 1941 (in 1000 ab.) | Centri principali (popolazione in 1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| Oltredanubio | 36.682 | 2777,6 | Pécs (80) |
| Pianura bassa | 42.365 | 5316,6 | Budapest (1165) |
| Alta Ungheria | 13.964 | 1195,4 | Eger (32) |
| Ungheria (terr. $1948)$ | 93.011 | 9289,6 |  |

BibL.: E. Miglincini. L'U., Roma 1933; T. Mende, Hungary, Londra 1944 ; S. Gal, U. und die Nachbarvölher, s. I, 1947, Giuseppe Caraci

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(da G. Dumont, Storia delle battaglie vinta dal Sistenzismo Princrige Francesco Rugenio di Savola, F'encrta E77) Ungheria - Veduta di Buda (1737).
II. Storia civile. - Le provincie danubiane dell'antico Impero romano, straziate prima dai Goti, solcate dagli Unni nel sec. v, poi dagli Avari nel sec. viI-viII, dominate in parte dai Carolingi nella loro parte occidentale, parve verso la fine del sec. IX, che potessero offrire campo agli Slavi di stabilirvi un dominio fisso, quando irruppe dai Carpazi un gruppo di tribù Unghere (Magiare d'origine ugrofinnica [v.]) che divise gli Slavi settentrionali da quelli meridionali. Esso s'incuneò fra loro, distrusse il regno moravo di Svatopluk, sgominò la resistenza tedesca nella regione alpina occidentale e, attraverso il Carso meridionale, penetrò nell'Italia nell' 899 e, profittando della debolezza e delle discordie del Regno italico, poté, a più riprese, attraversare tutta la valle Padana sino a penetrare nell'Italia centrale fin verso la Tuscia e raggiungere la Francia meridionale.

Terribili sono le notizie lasciate dai contemporanei della ferocia di questi barbari che combattevano a cavallo e nelle loro scorrerie non badavano che a predare. Altrettanto compirono nella Germania, finché riuscl a re Enrico I e poi a Ottone I a fronteggiarli ed a respingerli definitivamente verso la metà del sec. x nei territori danubiani. Anche in Italia non si fecero più vedere. Dal canto loro quelle tribù, condotte sul principio da capi occasionali, senza unità e senza freno, immerse in un paganesimo rudimentale che le teneva lontane da ogni civiltà, non potevano non subire col progredire degli anni l'influsso degli Slavi da loro dominati, dell'Impero bizantino e dell'organizzazione religiosa e feudale della Germania e dell'Italia. Compare alla loro testa un discendente di Arpad il principe Géza (973-97) che riusci a dare unità al suo popolo e ad orientarlo verso la civiltà occidentale, mantenendosi in pace con la Casa sassone, arbitra allora dell'Europa, dopo le sue vittorie sugli Slavi settentrionali e sul Regno italico. Ma spetta a s. Stefano (v.), figlio di Geza, il merito di aver dato leggi ed ordinamento al popolo. Sposando Gisela, figlia di Enrico II, imperatore, poté ottenere pace stabile all'Occidente, vincere tenaci resistenze interne e ricevere missionari che lo coadiuvarono nel procurare la conversione del suo popolo al cristianesimo e nel dare a questo una costituzione che continuò attraverso i secoli seguenti nelle sue linee sostanziali; come pegno della sua indipendenza da altre nazioni assoggetto il suo regno alla Sede Apostolica.

Alla sua morte (1038) una feroce reazione del partito rigidamente pagano mise in pericolo gli ordinamenti di s. Stefano e diede origine ad un periodo di discordie interne, finché con s. Ladislao ([v.] 1077-95) non si ebbe una ripresa nella vita civile del regno per cui, superati i pericoli interni, esso poté assicurarsi il dominio fra la Drava e la Sava ed il Danubio nel ro89 e poi la Croazia, straziata dalle lotte intestine, nel ro9r. D'allora questo regno segul le sorti dell'U. Merito di Ladislao fu pure di avere difese le sorti della sua gente nei combat-
timenti ad oriente contro i Besseni ed i Cumani, barbari e pagani. Colomano suo successore completò l'opera di Ladislao con l'assoggettare le città ed isole dalmate, e ciò espose il suo regno alle guerre continuamente riprese durante tre secoli con Venezia, con alterne vicende. Sua preoccupazione fu pure di migliorare gli ordinamenti del regno che solo lentamente, causa le ricorrenti difficoltà interne e le guerre di difesa, si cvolveva verso più elevata forma di civiltà. Né sempre facili erano i rapporti con la Chiesa in correlazione con le grandi lotte fra Papato ed Impero. Si ha notizia di Concili nazionali a Strigonia nel 1103-1104 in difesa del potere ecclesiastico. Un altro Concilio fu celebrato nel rili alla presenza del Re e dei nobili dall'arcivescovo di Spalato per la divisione delle diocesi e per impedire ai laici il conferimento degli uffici ecclesiastici. Nel Concilio di Strigonia del 1114 l'arcivescovo Lorenzo dovette ancora tollerare i preti ammogliati, proibire le usanze pagane, impedire che cristiani si facessero servi degli Ebrei, che si vendessero e comperassero le chiese. Raccomandò inoltre al clero l'uso famigliare della lingua latina che, fino al 1848, fu anche quella della corte e dei tribunali. Un poco più tardi, nel 1169, l'arcivescovo Luca doveva ammonire Stefano III di non conferire per simonia gli uffici ecclesiastici e di non usurpare i beni delle chiese. Fu nella seconda metà di quel secolo che si accese più violenta la lotta contro l'Impero bizantino che pretendeva asservire l'U. ed ebbe termine solo con la momentanea istituzione colà dell'impero latino. Si maturavano intanto le nuove vicende del popolo magiaro. Il re Andrea II (1205-35) che aveva condotto una spedizione crociata in Egitto (1217) a difesa del Regno di Gerusalemme dovette provvedere ai nuovi bisogni interni del suo regno, provocati dalle difficoltà sociali e dal movimento delle classi. Le forti immigrazioni di Francesi, Sassoni, Boemi, Polacchi da una parte, Croati dall'altra, avevano portato alla colonizzazione di nuove terre e ad un mutamento nei rapporti fra le classi; il Re nel 1222 con una bolla d'oro stabili i diritti dei nuovi nobili di fronte all'antica nobiltà, introdusse una finanza regia, per sopperire ai beni distribuiti largamente fra i sostenitori della monarchia. Ma i progressi della vita civile parve dovessero andare annientati questa volta dalla grande invasione tartara del 1241 sotto il re Bela IV (1235-70) quando il Re stesso, nell'impossibilità di resistere, dovette ripiegare in Dalmazia, lasciando il paese alla mercé dell'invasore. Fortunatamente i Tartari si ritirarono l'anno seguente, e fu duro compito del re riordinare il regno e riparare i danni subiti. Immigrati tedeschi, fiamminghi, italiani contribuirono a ripopolare il regno, Sassoni si stabilirono nella Transilvania.

Con la morte di Andrea III venne a cessare la dinastia degli Arpad (1301) e si creò un torbido periodo di interregno in cui le fazioni ebbero libero campo di sopraffarsi a vicenda e si paless la debolezza interna del paese spadroneggiato da un'oligarchia di nobili che ormai da tempo miravano a rendersi quasi indipendenti dal potere sovrano, guerreggiando per conto proprio fra loro e con i principi

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UNGHERIA
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(de E. de Miklōe, La Hongrie pittoresque, Budapest 1935, p. 131)
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(de L. Palioide, Il Rinascimento Ungherese. Budapest 1942. (op. 6)
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(de E. de Miklōe, op. cit., p. 55)
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(de E. de Miklōe, op. cit., p. 37)
In alto a sinistra: CHIESA di Zsámbék (sec. xili). In alto a destra: CASTELLO di Vajdahunyad, ricostruito nel sec. xix a Budapest. In basso a sinistra: IL CASTELLO Bethlen a Keresd (1559-98). In basso a destra: IL BASTIONE dei Pescatori e la chiesa dell' Incoronazione (sec. xix) - Budapest.

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esteri loro confinanti; finché riusci al cardinale legato Gentile di Montefiore a far riconoscere nel 1308 per sovrano Carlo Roberto d'Angio, figlio di Carlo Martello, figlio a sua volta di Carlo II re di Napoli (cf. Dante, Parad., VIII, 58 sgg.). Già gli Arpad infatti avevano ripetutamente concluso relazioni matrimoniali con le diverse schiatte dominanti nei paesi circonvicini e Carlo II d'Angiò aveva sposato una principessa magiara, Maria, sorella di Ladislao IV (m. nel 1290 ).

Il regno di Carlo Roberto (1308-42) e quello di Luigi suo figlio (1342-82) segnano un periodo glorioso nella storia dell'U. Il primo seppe con grande abilità ed energia domare la nobiltà riottosa e ristabilire l'autorità sovrana, riorganizzare l'esercito e mantenere l'egemonia ungherese contro gli Asburgo dell'Austria e contro la Serbia; il secondo, che gli Ungheresi chiamarono grande e fu proclamato nel 1370 anche re di Polonia, continuò le riforme iniziate dal padre regolando il diritto interno sul fondamento di un feudalismo turriero distribuito negli Ordini che insieme con il sovrano costituivano la S. Corona d'U. Egli si preoccupò dello sviluppo della cultura nel regno e fondò nel 1367 l'Università di Cinquechiese (Pécs), impose la sovranità dell'U. alla Bosnia, alla Serbia, alla Bulgaria, alla Valacchia ed alla Moldavia e sottomise Halics e la Lodomiria. Con le spedizioni contro il regno di Napoli vendicò la morte del fratello minore Andrea, ucciso nel 1345 con la complicità della regina Giovanna di cui era marito; s'intromise in seguito nelle discordie del Veneto e partecipò insieme con Genova alla lotta contro Venezia per assicurarsi il conteso dominio sulla Dalmazia. Ma la sua morte riaccese le controversie interne : sua figlia Maria successe nel regno sotto il governo della madre Elisabetta: un tentativo di Carlo III di Durazzo (anche egli un Angioino) nel 1385 di conquistare il trono d'U. terminò con la sua uccisione a Buda ( 27 febbr. 1386); finché nel 1387 il governo del regno passò nelle mani del marito di Maria, Sigismondo di Lussemburgo che il 21 luglio 14 ro fu eletto re di Germania e successe poi, nel 1419, a suo fratello Venceslao nel regno di Boemia. Queste vicende ed inoltre le guerre nell'Italia settentrionale sul principio del sec. xv e le successive cure per il Concilio di Costanza e l'estinzione dello scisma e la guerra susseguente contro gli Ussiti distrassero Sigismondo dal diretto governo dell'U., proprio in un momento decisivo per la sua storia. I Turchi attraversato il Bosforo e lasciata addietro Costantinopoli, penetravano nei Balcani, si stabilivano nel 1363 a Filippopoli e poi a Adrianopoli, costituendo un nuovo gravissimo pericolo sul fianco meridionale per la supremazia magiara. Infatti Sigismondo, che mosse loro incontro con gli aiuti dei migliori cavalieri europei, fu sconfitto a Nicopoli nel 1396 e, sebbene ristabilisse ugualmente la sua autorità in Bosnia ed altre provincie meridionali, fu costretto verso il 1420 a lasciare a Venezia il possesso delle città dalmate e non fu mai in grado di impedire che Turchi e cristiani rinnegati ripetessero scorrerie lungo la Drava e la Sava sin entro i ducati austriaci e contro la Bosnia.

Alla morte di Sigismondo e dopo il breve regno di Alberto d'Austria (1437-39) l'U. toccò a Ladislao Jagellone re di Polonia nel 1440. Intanto uno dei più benemeriti signori ungheresi Giovanni Hunyadi conduceva dal 1439 vittoriose spedizioni contro i Turchi ma nel 1444 sul campo di Varna cadeva re Ladislao con il card. Giuliano Cesarini, legato pontificio, e il fiore delle milizie ungheresi, sconfitta ripetuta nel 1448 a Kossovo. Ma l'intervento pontificio in siuto dell'Hunyadi, ormai reggente del regno, portò alle vittorie del 1454 in territorio serbo e nel 1456 sotto Belgrado. La morte dell'Hunyadi e del re Ladislao il Postumo nel 1457 decise la nobiltà ungherese ad offrire nel 1458 la corona a Mattia Corvino (v.) figlio
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UNGHERIA - Due santi acclamanti il - Signum Christi - Affresco della fine del sec. Iv - Cinquechiese (Pécs), ipogeo presso la Cattedrale.
dell'Hunyadi e sotto di lui l'U. ebbe un lungo periodo di splendore contraddistinto anzitutto dal progresso della cultura umanistica, dal favore per i libri e le arti, dai contatti dei più eletti ingegni con gli umanisti italiani, cui non fu estraneo il matrimonio del Re con Beatrice figlia di Ferdinando d'Aragona re di Napoli. Ma infine Mattia si indusse a dichiarare guerra contro la Polonia, contro Giorgio Podebrady, re ussita di Boemia, e da ultimo contro Federico III imperatore che lo portò nel 1485 ad occupare Vienna. Sicché dopo la sua morte nel 1490, Ladislao II di Polonia che gli successe fu costretto a rinunciare alle conquiste di Mattia, incapace di superare la disorganizzazione del regno provocata di nuovo dalle contese fra la nobiltà maggiore e minore cui si aggiunse nel 1514 la rivolta, a sfondo anche sociale, dei Crociati, che avrebbero dovuto provvedere alla difesa del regno contro i Turchi. Luigi II, successo al padre nel 1516, non poté impedire nel 1521 che i Turchi conquistassero Belgrado e nel 1526 cadde egli stesso insieme con gran parte della nobiltà e del clero sui piani di Mohács e ciò segnò la fine dell'indipendenza ungherese, il predominio turco nella pianura danubiana, l'avvilimento e la servitù del popolo, abbandonato al suo destino. Luigi aveva sposato Maria, nipote di Massimiliano re dei Romani, perciò il regno sarebbe toccato a suo nipote Ferdinando d'Asburgo; ma non si volle rinunciare al diritto di libera elezione del re e il partito antigermanico, non mai spento, appoggiò Giovanni Zopoiya principe di Transilvania (1526-40) che si affrettò a mettersi sotto la protezione dei Turchi. Questi ebbero cosi buona occasione di muovere contro Vienna nel 1529 e nel 1532, riuscirono a prendere Buda nel 1541 ed a dominare definitivamente il paese conquistato governandolo duramente. L'U. così fu divisa sotto tre dominazioni : quella dei Turchi, quella degli Asburgo e la Transilvania. Quest'ultima regione, riorganizzata dal frate puolino Giorgio Martinuzzi creato cardinale nel 1551, poi dal 1571 governata dai Báthory, sotto Stefano Bocskay riprese la sua alleanza con i Turchi guerreggiando contro l'imperatore Rodolfo che dovette scendere a trattati di pace (1606). Tali discordie favorite dai dissensi religiosi resero più difficili i rapporti durante la guerra dei Trent'anni, allorché le sollevazioni dei principi transilvani Gabriele Bethlen e Giorgio Rákoczi I, alleato con le potenze nemiche dell'Impero, impedirono ai sovrani asburgici di provvedere al loro regno d'U. che, d'altra parte, andava riducendosi all'ultima rovina per l'esosa tirannide dei Turchi. Un primo segno di ripresa si ebbe quando il generale austriaco Montecuccoli sconfisse i Turchi sulla Raab nel 1664; ma

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(da E. l'viri, Giogrephic de la Hongrie, Bnaugesi 1258)
Ungheria - Una via di Sopron. In fondo la Torre del Fuoco,
un'altra volta la gelosia della nobiltà contro l'assolutismo austriaco e le rivolte nella Transilvania favorirono il nuovo assalto turco contro Vienna nel 1683. Respinto questo con l'aiuto della Polonia, col favore di papa Innocenzo XI gli Asburgo ripresero quelle guerre che portarono finalmente alla liberazione dell'U.: nel 1686 Budapest veniva riconquistata per cui nel 1687 la Dieta ungherese rinunciava al diritto della elezione del re in favore degli Asburgo. Poi nel sett. 1697 si giunse alla grande vittoria di Zentha che condusse alla pace di Karlowia (1699). La ribellione di Francesco Rakoczi (1703-11), appoggiata da Luigi XIV di Francia, ritardò la vittoria completa conseguita solo dopo la vittoria di Petervaradino (1716) e la presa di Temesvar, di Belgrado (1718) e di altri luoghi, la pace di Passatowitz. La riconquistata unità nazionale riavvicinò agli Asburgo la nazione che combatté nella guerra per la successione austriaca in favore di Maria Teresa, e più tardi accanto all'Austria nella lotta contro Napoleone. Ma la colonizzazione largamente sviluppatasi nei territori soggetti agli Ungheresi in seguito alla sicurezza ed ai progressi del regno rese più incalzanti i problemi nazionali interni.

Nei confini dello Stato infatti, oltre agli immigrati tedeschi ed agli Slovacchi, due nazionalità diverse erano ormai in fermento di fronte al potere esclusivo detenuto dalla nazione magiara che pur era in forte minoranza numerica: la nazione romena, che aveva cominciato a rivendicare i suoi diritti nella Transilvania sino dal 1744 per opera del vescovo Micu (v.), e la nazione croata, che ancor prima del manifestarsi del movimento panslavista (v. panlaslavismo; slavofilia) si affermava con tendenze antimagiare. Fu il bono croato G. Jellalič a mettersi a capo di questo movimento con tendenza da principio fllosustriaca.

Per contro l'U. si evolveva ormai verso più elevate manifestazioni nazionali, per opera specialmente del conte Stefano Széchenyi, aspirava con la sua Dieta (1833-36) ad attuare riforme interne più consone ai tempi nuovi; non ultima quella dell'uso della lingua magiara invece della
latina nella amministrazione, entrando su questo in lotta con i croati. Le agitazioni nazionali democratiche di Lajos Kossuth (v.) condussero nel 1848 a maggiori riforme, a volere maggiore indipendenza con il creare un parlamento ungherese ed infine a rompere il legame con l'Austria, dichiarando decaduta la dinastia austriaca. Ma nel 1849 l'insurrezione fu repressa dalle truppe austrorusse e le concessioni appena elargite furono ritirate; la Croazia fu separata dall'U. e sottomessa direttamente dall'Impero d'Austria come la Dalmazia. Ma dopo la sconfitta di Sadova del 1866, l'Austria sentì il bisogno di riavvicinarsi all'U. e attraverso le trattative con il capo liberale ungherese Francesco Deák si giunse alla costituzione di quella che fu chiamata la monarchia dualista con due Stati distinti e con due parlamenti sotto un unico sovrano, comuni rimanendo anche i ministeri par gli Esteri, per la Guerra e per gli Affiri comuni soprattutto riguardanti la ripartizione delle spese. La Transilvania rimase incorporata all'U. senza ordinamento speciale; mentre con la Croazia, Stato quasi autonomo, furono stabiliti accordi particolari. Dopo ciò Francesco Giuseppe potè essere coronato re d'U. secondo l'antico cerimoniale l'8 giugno 1867 . La pace che ne conseguì offrì la possibilità all'U. di uno sviluppo culturale ed economico veramente ragguardevole ma non di risolvere la questione delle nazionalità; alla fine della guerra 1914-18 l'U. riuscì costituita a repubblica ( 31 ott. 1918) cui tenne dietro il 21 marzo 1919 la rivoluzione bolscevica guidata dall'abreo Béla Kun che mise tutto a rovina, ma durò solo fino al 31 luglio.

L'ammiraglio Nicola Horthy riusci infatti con l'aiuto dei contadini a ricostituire il regno di cui egli stesso fu proclamato reggente, dal quale però i vincitori vollero esclusi gli Asburgo. Il trattato di Trianon del 4 luglio 1920 segnò il destino dell'U., privata del $71,5 \%$ del territorio e dei $2 / 3$ della popolazione di prima.

Allo scoppio della guerra del 1939 il Riggente si trovò dalla parte dell'Asse con la Germania e l'Italia per avere il loro sostegno nelle rivendicazioni territoriali ungheresi; ma quando nella primavera del 1944 le truppe sovietiche erano alle porte della Romania, il reggente fu chiamato il 19 marzo al quartiere generale di Hitler e questi il 21 fece occupare l'U. dalle truppe tedesche; il 31 ott., dopo un tentativo di armistizio, accusato di tradimento dai tedeschi fu internato in Baviera; l'U. invasa dalle truppe sovietiche fu sottoposta alle peggiori vessazioni e compresa nella sfera di influenza sovietica, secondo i patti conclusi tra gli alleati, costretta quindi a subire un governo comunista.

Bini, i fonti: E. Bartonich, Magyar történeti forráskindvelnyok (i Edizioni di fonti della storia ungherese s), Budapest 1929. Opere: S. Katona, Hist, critica regum Hungariae, 42 voll., Budapest 1779-1810; A. Sallágyi, A magyar nemest története (s Storia della nazione ungherese s), 10 voll., ivi 1805-98; H. Merczali, Ungarische Verfassungsgesch., Tubinga 1916; Ch. Tisseyre, La Hongrie mutilée, Parigi 1923; C. R. Macartney, Hungary, Londra 1934; O. Zarek, The Hist. of Hungary, ivi 1939; B. Homan, Ungarische Geschichte des Mittelalters, Berlino 1940; A. Fochlváry, La Chiesa riformata ungherese e la dominazione turca (in ungh.), Budapest 1940; F. Valjevec, Der deutsche Kultureinfluss im nahen Südosten, I, Monaco 1940; F. Eckhart, Storia dell'Ungheria (in ungh.), Budapest 1940; E. Lukinich, Documenta historiam Valachorum, in Hungaria illustrantia usque ad e, 1400 , ivi 1941; G. Deér, Die Entstehung des ungarischen Königtums, ivi 1942; G. László, La vita del popolo ungherese al tempo della conquista (in ungh.), ivi 1944; E. Molnár, Storia della società ungherese dall'età preistorica all'età degli Arpadi (in ungh.), ivi 1942; H. Seton Watson, Eastern Europe between the wars 19121941, Londra 1942; A. Widmar, U. 1936-46, Roma 1946; A. Ullein-Baviczky, Guerre allemande, paix russe. Le drame Hongrois, Neuchâtel 1947; I. F. Montgomery, Church and State in Hungary, in The world to-day, sett. 1948; E. Várade, Il réat in U., in Convivium, race, nuova, 1948, pp. 279-93; L. Pasztor, La confederazione dambiana nel pensiero degli italiani ed ungheresi del Risorgimento, Roma 1949.
III. Storia ecclesiastica e relazioni con la S. Sede. - La Chiesa ungherese ripete le sue origini dal re s. Stefano, perché degli ordinamenti dell'antichità cristiana nulla era rimasto nel paese, né avevano resistito all'invasione quelli abbozzati da s. Me-

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todio; i discepoli ne avevano infatti interrotto l'opera allontanandosi verso la Bulgaria.

L'ordinamento gerarchico rimase sostanzialmente quale il Re, aiutato da missionari tedeschi e italiani, lo aveva costituito e dotato largamente; mentre parte, per cosi dire, integrante ne formarono i monasteri benedettini che furono allora fondati e particolarmente quello di S. Martino in Monte Pannoniae (Pannonhalma), patria di s. Martino, non lungi da Győr, e che assurse a capo dal manechismo ungherese; l'arcivescovo di Strigonia tenne sempre in seno alla nazione un primato effettivo, anche quando fu costituita la metropoli di Colocza. Non fa meraviglia, date queste premesse, che si determinasse nell'episcopato ungherese un senso di particolare dipendenza verso il sovrano, come verso un patrono dal quale venivano le nomine ai diversi uffici e che questo episcopato formasse un corpo compatto con la nazione nella quale formava il primo Stato insieme con gli abati ed i prepositi delle collegate. La legislazione religiosa si conformò ai canoni antichi della Chiesa ed a quelle prescrizioni che si erano aggiunte per opera dei capitolari franchi e dei concili germanici. Non vi fu però mai in U. l'investitura con anello e pastorale; tuttavia non mancarono attraverso i secoli le lamentele per l'eccessiva ingerenza dei sovrani nei rapporti ecclesiastici. Certo è in ogni modo che le frequenti discordie per la successione del Regno durante il dominio degli Arpád e le molteplici guerre contro i nemici esterni ebbero spesso influenza funesta sulla vita religiosa e sulla disciplina ecclesiastica. La stessa conversione dei Cumani ripetutamente tentata ne risultò impedita, sicché soltanto sotto il re Luigi si poté ritenere completa. Nel sec. xili Ugron vescovo di Colocza condusse una crociata contro i Bogomili che dalla Bosnia volevano estendersi in U .

A sviluppare l'opera dei primi Benedettini si aggiunsero, nella $2^{a}$ matá del sec. xir, i Cistercensi e i Canonici regolari premostratensi per buona parte d'origine
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(da L. Palinkás, Il Rinascimento ungherese, Budapest 207,
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(da L. Palinkás, Il Rinascimento ungherese, Budapest 207,
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francese. Durante il sec. xili, e particolarmente dopo l'invasione tartara, Domenicani e Francescani esercitarono efficace apostolato. Di origine direttamente ungherese furono i monaci di S. Paolo primo eremita (v.) che durante il sec. xiv giunsero ad avere oltre 50 monasteri e si estesero anche fuori dell'U., specialmente in Polonia. A Roma ebbero chiesa e monastero a S. Stefano Rotondo. Anche i Cavalieri di S. Giovanni ebbero commande e possessi nel Regno di U.

Durante il grande scisma d'Occidente l'U. stette con il papa Urbano VI; fu il re Sigismondo che, avendo abbracciate le parti di Giovanni XXIII e poi del Concilio di Costanza, trasse seco anche l'U.

Delle guerre germaniche suscitate dal luteranesimo e delle invasioni turche ebbe campo di avvalersi la penetrazione protestante in Transilvania. Ciò avvenne con la complicità del principe in opposizione alla politica religiosa degli Asburgo permettendo che nel 1542 vi si costituisse, particolarmente fra i tedeschi immigrati, una vera Chiesa luterana organizzata, cui segul una Chiesa calvinista che tenne i suoi sinodi a Csenger nel 1557 e a Dabrecen nel 1567. Una terza confessione meno estesa vi fu costituita dai sociniani unitari per opera di Giorgio Biandrata.

Il calvinismo mise larghe radici anche presso la nobiltà magiara, facilitato dalle tristi condizioni religiose del paese, tanto che poche famiglie nobili in un certo tempo rimasero cattoliche. Ed il fanatismo proprio dei riformati di cui fanno prova i martiri di Cassovia (v.) nel 1619 , ed insieme la loro collusione d'interessi politici col Turco, al quale premeva di tenere divisi i cristiani, spiegano bene tali successi; mentre la gerarchia cattolica aveva perduti i suoi elementi migliori nelle guerre di resistenza (il primate Ladislao Szalkái era caduto a Mohács il 29 ag. 1526) e con loro anche la possibilità di provvedere all'educazione del clero e l'assistenza del clero regolare. Intanto i Trattati di Vienna del 1606 e del 1608 assicuravano ai dissidenti piena libertà di culto e di organizzazione, di cui essi profittavano per le violenze contro i cattolici, sostenuti come si sentivano dai principi o potenze estere.

L'occupazione turca impedl all'arcivescovo primate

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Upt. Fxlon1 Ungheria - Ritratto del card. Giuseppe Mindszenty, processato dal -Tribunale del popolo- di Budapest 1'8 febbr. del 1949 e condannato all'ergastolo.
di Strigonia di rimanere nella sua sede ed insieme col Capitolo dovè trovare rifugio a Tirnovo (Nagyszombat) in Slovacchia. Del resto la sede stessa rimase vacante per 23 anni dal giugno 1573 al giugno 1596. In analoghe condizioni si trovarono le altre sedi d'U. A Tirnovo intanto operarono efficacemente i Gesuiti nel collegio loro affidato per la conservazione della cultura e la formazione del clero ungherese: e già l'arcivescovo Francesco Forgách ( 1607 -16), poi soprattutto Pietro Pázmány (v.)
prepararono la riscossa del cattolicesimo ungherese in opposizione all'acconita propaganda calvinista che si ripeteva più o meno intensa secondo le circostanze politiche. Poche furono invece le conversioni all'islamismo nell'U.

La progressiva riconquista del territorio rimetteva le circoscrizioni della Chiesa entro i confini di un tempo riportando sul luogo gli antichi ordini religiosi ed insieme vi introduceva i Gesuiti ed i Piaristi. Ciò provocò anche le reazioni dei dissidenti, che sentendosi in minoranza anche in seguito alle numerose conversioni temettero che fossero rivolte contro loro stessi quelle violenze grazie alle quali s'erano fatti forti per il passato. Con la pace di Szatmár nel 1711, in seguito alla repressione delle turbolenze, fu loro riconosciuta la libertà religiosa; ma non fu più loro possibile quella propaganda che circostanze politiche avevano reso quasi incontrastata. La Resoluto Carolina del 1731 rese più precisi questi rapporti soprattutto a proposito del cambiamento di religione, dei matrimoni misti e dell'educazione della prole. Questioni che furono poi agitate ripetutamente in seguito.

La ripresa del cattolicesimo fu rapida ed imponente, grazie anche al largo movimento verso l'unione con Roma da parte delle comunità di rito bizantino, particolarmente presso i Ruteni ed i Rumeni della Transilvania, favorito dall'arcivescovo Leopoldo Carlo Kollonicz (16951707); ciò portò nel 1721 all'erezione del vescovato di Fágóras. Grazie all'interesse della regina Maria Teresa furono istituiti i vescovati di Mucacevo (Munkács) nella Subcarpazia nel 1771 e per i Rumeni della Transilvania quello di Gran Varadino (Oradea Mare, Nagy-Várad) nel 1777, per i Croati quello di Crisio (Krizovci, Kreutz) pure nel 1777. Dal territorio di Strigonia nel 1776 furono separate le nuove sedi di Rosnavia (Roznava), Scepusio (Spiš, Zips) e Neosolio (Banska-Bystrica) ora in Cecoslovaccia. Si sentì pure la necessità di aumentare il numero delle diocesi ungheresi col costituire nel 1777 nel territorio di Giavarino e Veszprimia le nuove diocesi di Sabaria (Szombathely) e Alba Reale (Szókesfehérvár). Francesco I nel 1804 eresse le due nuove diocesi di Cassovia (Kosice, Kassa), ora in Cecoslovacchia, e di Satu Mare (Szatmár) ora in Romania assoggettandole alla nuova metropoli di Agria (Erlau, Eger); nel 1818 cresce per i Ruteni la diocesi Fragopolitana (Presov, Prijskov), ora in Cecoslovacchia. Altre due diocesi di rito orientale furono erette sotto Francesco Giuseppe nel 1853: quelle di Lugos e di Claudiopoli-Armenopoli (Cluj) ed assoggettate alla nuova metropoli di Fágóras (Alba Julia, Blaj). Vennero in seguito Haidudorog nel 1912 e Timisoara (Temesvár) nel 1930.

II Concordato stipulato nel 1855 fra l'Austria e la S. Sede fu ritenuto valido anche per l'U.; ma con il

1868, quando si ebbe la libertà politica per l'U., cominciò anche la politica restrittiva a danno della libertà della Chiesa in obbedienza appunto a quel falso liberalismo che andava infestando l'Europa. Si comincid dalla scuola e dal figli dei matrimoni misti, poi si passò all'introduzione del matrimonio civile (1869), alla proibizione di pubblicare la bolla dell'infallibilità pontificia ed al placet nel 1870. Si seguivano in questo gli umori dominanti nella Cancelleria di Vienna; gli influssi derivanti dalla propaganda del Kulturkampf germanico. Il ministro Alessandro Wekerle si rese celebre nell'accentuare, nel 1894-95, le precedenti leggi oppressive, introducendo il divorzio, la ricognizione ufficiale degli Ebrei nel Regno ed il favoreggiamento delle Chiese protestanti. La Chiesa rispose con un'organizzazione più efficace delle sue forze attraverso opportune organizzazioni popolari e giovanili e con l'esigere maggiore autonomia nel campo scolastico ed amministrativo.

Un nuovo assestamento delle circoscrizioni ecclesiastiche, ottenuto in seguito all'Arbitrato di Vienna del nov. 1939 e dell'ag. 1940, non ebbe lunga durata per l'invasione russa del 1945. Il nunzio apostolico fu espulso e la Chiesa ungherese nel 1946 fu di nuovo ridotta entro i confini assegnati all'U. nel 1920. Il governo comunista installitosi in U. dimostrò ben presto il suo malanimo contro la Chiesa e tentò di asservirla ai propri interessi : esso professò di non voler riconoscere i prelati non nominati col suo beneplacito, cioè quelli che la S. Sede nominava; condannò all'ergastolo il card. Mindszenty arciv. di Strigonia e mons. Grósz arciv. di Colocsa; fece nominare preti di sua fiducia agli uffici di vicario generale e di cancelliere nelle Curie vescovili, imponendo un commissario laico in ciascuno, nominato dall'ufficio statale per gli affari ecclesiastici; col pretesto della riforma agraria tolse alla Chiesa le proprietà forestali e quasi del tutto quelle agricole, sciolse gli Ordini e le Congregazioni religiose, meno qualche eccezione, confiscando tutti i loro beni; soppresse quasi tutte le scuole cattoliche tenute da religioni, limitando anche il numero dei seminari e delle accademie religiose e soffocando la stampa cattolica. Fu instaurato in tal modo un regime ecclesiastico diretto praticamente all'annientamento di ogni libertà ed attività religiosa a profitto del comunismo ateo.

Circoscrizioni ecclesiastiche. - Il territorio ungherese risulta diviso nel 1953 nelle arcidiocesi di Auria (Eger, Erlau) che ha le diocesi suffragance nella Cecoslovacchia; di Colocza (Kalocsa) con la suffraganea di Csanad; di Strigonia (Esztergom, Gran) con le suffragance di Albabale (Szekeafebévár), Cinquechiese (Péca, Fünfkirchen), Giavarino (Győr), Hajpudongo (di rito bizantino), Sabaria (Szombathely, Steinamanger), Vacía (Vác), Veszprimia (Veszprém); l'abruzia nulluse di S. Martino in Monte Pannoniae (Pannonhalma) a capo della congregazione benedettina ungherese e l'esarcato apostolico per le parrocchie dei Ruteni di rito bizantino a Miskolc.

Bial.: C. Péterffy, Concilia sacra eccl. Rom. cath. in Regno Hungarias, 2 voll., Pressburg 1741-42; Acta sanctorum Hung., 2 voll., Tyreau 1743; G. Fejé, Codex diplom. Hungarive eccl. et civ., 43 voll., Budapest 1829-44; A. Theiner, Vetera monum. hist. Hungariam sacrum illustr., 2 voll., Roma 1859-60; PuschofforCzinár, Monasteriologia Regni Hungarive, 2 voll., Vienna 1869; W. Fraknói, Monum. Vatic. hist. Hung. illustr., 6 voll., Budapest 1884-91; L. Balics, Hist. of the Roman cath. Church in Hungary, 3 voll., 1885-90; P. Bod, Hist. Hungarorum Eccl., 3 voll., Leida 1889-90; W. Fraknói, Ecclesiasz. und Politizzi Conmexion Hungary with Roman Soc, Budapest 1901-1903; L. Erdély-P. SörösTh. Fussy, Gesch. der Bened.-Ordens v. Pannonhalma, Budapest 1902-16; Monum. eccl. tempera insonatae in Hung. relig. illustrantia, 4 voll., ivi 1902; F. Balogh, Gesch. der protestant. Religionen in Ungarn, Debrecen 1905; E. Horn, Organisation relig. de la Hongrie, Parigi 1906; id., Le christianisme ou Hongrie, ivi 1906; J. Mélichar, Die katalitchen autonomie, Budapest 1908; autori vari, Bibliogr. Ungar., 3 voll., Berlino 1922-28; E. Szentpétery, Script. rerum Hungaric., ivi 1937.

Pio Paschini
IV. Rito ungherese. - E un ramo etnico del rito bizantino secondo la sua forma rutena. L'unico suo distintivo è la lingua liturgica la quale, malgrado la cost. apost. Christifidelium dell'8 giugno 1912 (AAS, 4 [1912], pp. 432-33), è di fatto l'ungherese.

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Si conoscono le edizioni seguenti dei libri liturgici: Liturgia di s. Giovanni Crisostomo (Ungvár 1795; Debreczen 1882); Libro di preghiere e di canti (ivi 1862 ed altre); Epistole e Vangeli scelti (Eger 1882; Ungvár 1902, ed. più completa); Euthologion (Debreczen 1883; Ungvár 1907; Nyiregyháza 1927); Liturgia di s. Basilio e dei presantificati (ivi 1889); Liturgicon (completo, Nyiregyháza 1900); Colaudario con note tipicali (ivi 1917); Anthologion per le feste di settembre e ottobre (Szatmár-Nemesti 1905); Orologion (il Grande; 2 voll., Miskolc 1938); I. Boksay e F. Malinis, Raccolta di canti liturgici con notazione musicale (Ungvár 1906).

Bibl.: Schematismus dincesis Hajdudaragensis, 1918, p. 13 sg.; S. Congrcz. Orientale, Statistica con cenni storici...., Città del Vaticano 1932, pp. 221-226. Alfonso Bass
V. Letteratura. - 1. L'età pagana (fino al 1000). - Sulla poesia del periodo pagano non ci è pervenuto alcun documento scritto, nonostante gli Ungheresi conoscessero, prima dell'alfabeto latino, una scrittura intagliata au verghe.

Senza costituire un vero e proprio poema eroico fiorirono i canti eroici sulle gesta degli avi e sulle imprese militari dei grandi capitani contemporanei ai cantastorie, che questi ultimi cantavano in prima persona, facendo uso frequente dell'alliterazione e della ripetizione delle parole e dei concetti. Tali canti formavano due cicli principali: il ciclo della saga unno-magiara e il ciclo della conquista della patria. Si hanno inoltre testimonianze sull'esistenza di canti popolari e sono pervenute tracce di formole magiche che risalgono probabilmente al culto sciamanistico. Questi canti eroici, canzoni popolari e formole magiche, erano accompagnati dal canto, monodice anche se strumentalmente accompagnato, che si basava sulla scala pentatonica.
2. Il medioevo (fino alla fine del 1400). - Con la conversione al cristianesimo gli Ungheresi si inseriscono nella comunità cristiana dell' Europa con l'aiuto della Chiesa e più precisamente degli Ordini religiosi, dei Benedettini in un primo tempo, dei Domenicani e Francescani in seguito. In tutto il medioevo prevale in U. la letteratura in lingua latina, coltivata, nel sec. XI, prevalentemente da ecclesiastici stranieri. All'inizio di tale letteratura sta la Deliberatio supra hymnum trium puerorum del benedettino veneziano s. Gherardo, divenuto vescovo di Csonád (m. nel 1046), che prendendo lo spunto dal libro di Daniele (la sorte di Daniele e compagni gli offrì il simbolo per quella dei missionari cristiani tra gli Ungheresi pagani), si serve di quell'sinno delle creature * per meditare su tutto il creato e per offrire ai cristiani neofiti una completa Weltanschauung cristiana.

La Deliberatio getta le basi di quella lunga fioritura che nella storia letteraria ungherese è chiamata la a letteratura dei codici s. Questi codici, scritti in latino e vincolati, spesso nel senso letterale della parola, alle biblioteche capitolari e conventuali, contenevano le S. Scritture, i Sacramenti, le vite dei santi e, più tardi, anche raccolte di orazioni sacre; vi si trovano poi le prime tracce della lingua volgare : traduzioni inserite spesso nello stesso codice originale dei sermoni che il sacerdote doveva interpretare ai fedeli ungheresi, o degli inni che dovevano essere cantati in lingua volgare. Il primo testo letterario ungherese risale al principio del Duecento ed è una Orazione funebre. In essa la lingua, ad onta di certe difficoltà, di grafia in primo luogo e meno di natura grammaticale, è ben comprensibile agli Ungheresi di oggi. I successivi testi dal principio del Trecento sono un Máriasiralam ispirato al Planctus Sanctae Mariae di Goffredo di San Victore; le Glosse di Alba Selia, traduzioni di schemi di sermoni; il Frammento di Conisberga, versione in prosa di un inno alla Vergine ed altri di minore importanza. L'invasione dei Tartari (1241) e la dominazione turca del ' 500 e del '600 troppe perdite arrecarono al patrimonio librario ungherese, ma anche i pochi esempi conosciuti rivelano, a confronto con i modelli, una vigoria espressiva e una sagacità costruttiva che sorgassano gli originali. Limitando l'esame dei testi latini a quelli
di specifico interesse ungherese, si ricorda la Institutio morum ad Emericum dacem, contemporanea alla Deliberatio, attribuita a s. Stefano, che contiene l'inseguamento al principe ereditario sull'arte del governo, in cui la condotta politica risulta interamente basata sulla morale cristiana. Nel 1070 ca. si inizia, con la Legenda s. Zuerardi et s. Benedicti, dovuta al vescovo s. Mauro, la serie delle Vitae dei san-
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(da F. Petri, Geographie de la Hengrie, Budapest 1938)
Ungheria - Ricamo di Butrák.
ti d'U. Durante l'epoca dei re arpadiani (1001-1301) ed angioini (buona parte del ' 500 ) i cronisti, storiografi ufficiali della corte, attingono alla saga pagana, rimaneggiandone la materia secondo gli interessi dinastici e contaminandola con motivi occidentali. La serie delle cronache si apre alla fine del sec. XII, con la Gesta Hungarorum del cronista anonimo - Magister P., un benedettino ungherese formatosi a Parigi comprendente la storia della conquista della patria. La cronaca, dallo stesso titolo, di Simon Kézai (1284) introduce nella storiografia ungherese il concetto della continuità unno-magiara. La Cronaca illustrata viennese, dovuta a Marco Kalti (1358), conduce il racconto al regno di Caroberto (1309-42), mentre Giovanni Küküllei dedicò il proprio lavoro (1390) alle gesta di Lodovico il Grande (1342-82). Vicini alla storiografia stanno l'Epistola magistri Rogerii super destructionem regni Hungariae per Tartaros facta (1244), dovuta ad un prete di Benevento teste oculare dell'invasione dei Tartari e loro prigioniero per un anno, e, dedicato allo stesso avvenimento, un Planctus destructionis regni Ungariae per Tartaros, elegia di autore ignoto. Né mancano, nel Trecento, inni dedicati ai santi ungheresi e scritti da anonimi poeti magiari in latino.

Alla prima metà del Quattrocento appartiene il primo codice interamente ungherese: la Vita s. Francisci compilata su un Actus beati Francisci, sullo Speculum perfectionis e sulla Vita di s. Francesco di s. Bonaventura. In tre codici appaiono pure, verso il 1466 , le prime traduzioni parziali della Bibbia, erroneamente ritenute un iniziativa ussita: Evangeli, salmi, i libri di Ruth, Giuditta, Ester, Baruch, Daniele, i dodici profeti minori, i Maccabei. Nella seconda metà del secolo appare anche la prima elegia ungherese Gergely dedk énehe Both Yánosról [a Il canto del deak Gregorio su Giovanni Both s]. Deák, da diacono, ha significato di erudito esperto del latino e dell'arte dello scrivere. L'elegia nacque quando il Both, ambasciatore di Mattia Corvino a Costantinopoli, fu trattenuto dal sultano e scomparve. Appare pure il primo poema Szabács viadala (s Szabacs expugnata s. 1476). Nel campo della poesia popolare il repertorio dei cantastorie, che aveva man mano susorbitio anche le vite dei santi re ungheresi e le gesta degli Árpád, si arricchisce di motivi tolti dai contrasti tra la nazione e i suoi sovrani di origine straniera (Sigismondo, Caroberto), oppure durante il glorioso regno di Lodovico il Grande completamente assimilatosi alla nazione; nascono così le storie dei Zách, di Kont, di Lôrinc Tar e di Miklós Toldi. Ma è la letteratura latina che rende attiva la prima stamperia sorta a Buda nel 1473, e suo primo prodotto è una Chronica Hungarorum, compilazione di ignoto sulle cronache precedenti. Quindici anni più tardi esce a Brno la Cronaca di Giovanni Turóczi, l'unico tra i cronisti medievali ungheresi che non fosse ecclesiastico, che servirà poi di fonte alla storia ungherese umanistica del

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Bonfini. Tra i primi prodotti della stampa sta anche la serie delle raccolte delle orazioni sacre: nel 1482 i Sermones tredecim universales magistri Michaelis de Ungaria, domenicano; nel 1497-98 i tre voll. della Biga salutis del francescano Osvát Laskai e, dal 1487 al 1503 , le raccolte che dovevano raggiungere diffusione e popolarità in tutta l'Europa, del francescano Pelbartus de Temesvár: Stellarium, Pomerium, Sermones, Rosarium, Quadragésimales, ecc., talune delle quali arrivarono anche a 18-20 edizioni. Alla corte umanistica di Mattia Corvino si devono, oltre alla magnifica biblioteca Corvina, le eleganti epistolle note sotto il nome del sovrano stesso, i Rerum Hungaricarum decades del citato recanatese Bonfini che conduce il racconto della storia ungherese fino al 1496, rimasti per alcuni secoli, in U. e fuori, fonte principale della storiografia sull'U., un libellus elegans Galeoti Martii de egregie, sapienter et jocose dictis ac factis Matthiae Ungariue regis, nonché una serie di opuscoli politici ad encomiastici di umanisti stranieri minori. Non furono da meno del re gli umanisti ungheresi, alti prelati per lo più, che con l'aiuto di Vespasiano da Bisticci raccolsero le proprie biblioteche, János Vitéz arcivescovo di Strignola e precettore di Mattia (1408-72), Pietro Garázda, il vescovo di Vác Miklós Bátori, l'arcivescovo di Kolocsa Pietro Váradi che si erano formati in Università italiane e svolsero un'estesa attività epistolografica e spesso anche poetica in latino. Maggiore tra tutti Janus Pannonius (14341472), vescovo di Pécs che era vissuto undici anni a Ferrara, Padova e Roma, del quale sono pervenuti l'elegante poemetto Concentratio sentorum, 4 panegirici, 34 elegie e più di 400 epigrammi, traduzioni da Demostene, Plutarco e Plotino. L'eleganza del suo latino e la vigoria dell'espressione poetica si ammirano soprattutto nel poemetto, in alcune elegie e in parecchi epigrammi in parte licenziosi; le sue idee neoplatoniche, il suo interesse per l'astrologia, la sua predilezione per la cultura classica si manifestano invece più efficacemente nei componimenti De rerum humanarum conditione, Ad Galeotum, De Stella, e nel panegirico per Guarino da Verona, suo maestro.
3. Riforma luterana e Restaurazione cattolica.

La catastrofe di Mohács (1526) e il susseguente disaccordo della nazione sulla persona del monarca condussero alla scissione. Con ciò si incrinò anche lo sviluppo unitario della letteratura, la diffusione della Ri forma protestante non fece che aumentare la scissione degli animi, tormentati anche dalla rivolta dei servi della gleba nel 1514 e dalla sua severa repressione. L'accosta Preghiera alla Vergine di András Vásárhelyi (1508) e la satirica Cantilena di Ferenc Apáti (1526) temono e prevedono questi mali, ed anche il primo esametro ungherese, del 1521, parla della decadenza di Roma.

Intanto la diffusione della stampa non ritarda l'attività dai traduttori e, nei primi tre decenni del ' 500 si traducono dal latino numerose leggende mariane, vite di santi, le leggende di Barisam e Giosafat e di s. Alessio; mentre quella della b. Margherita d'Ungheria nasce addirittura in lingua ungherese (1510). Questa vasta attività arricchisce anche la poesia: cosi con la lunga leggenda di s. Caterina d'Alessandria di più di 400 versi ottonari a rime baciate, con l'inno al Crocifisso e l'inno a s. Ladislao re, per citare solo gli esempi più noti. Si continua anche a tradurre la Bibbia; a cominciare dai seguaci di Erasmo che preparano alcune versioni parziali con il commento del loro maestro. Benedek Komjáti traduce nel 1533 le Epistolle di s. Paolo e Gábor Pesti nel 1536 i Vangeli. János Bylvester, luterano, tradusse tutto il Nuovo Testamento, premettendovi una dedica al lettore in sonanti distici ungheresi (1541). Dopo numerose altre traduzioni parziali il calvin