el 1950 (passibili ancora di ulteriori riforme parziali nei singoli rami), l'istruzione superiore comprende : università e scuole superiori. a) Universitd di scienze tecniche: 1) Scienze tecniche di ingegneria a Budapest (ingegneria meccanica, stradale, elettrotecnica, idraulica, edile, chimica); 2) di Scienze tecniche dell'industria pesante a Miskolc (con 3 sezioni : miniere, fonderie, macchine); 3) di Scienze tecniche a Sopron (con 2 sezioni : forestale e geometri); 4) di Scienze tecniche della chimica industriale pesante (ingegneria chimica). b) Universitd ungherese di scienze economiche, a Budapest (con le specializzazioni : industria, commercio, economia agraria, scienze economiche generali, formazioni di professori in materia per le scuole medie). c) Universitd di studi: 1) di Budapest (con 3 Facoltà : scienze, filosofia, giurisprudenza); 2) di Szeged (con 4 Facoltà : scienze naturali, filosofia, giurisprudenza, medicina); 3) di Pécs (con 3 Facoltà : scienze naturali, giurisprudenza, medicina); 4) di Debrecen (con 3 Facoltà : scienze naturali, filosofia, medicina). d) Universitd di scienze agrarie a Budapest (con 3 Facoltà : veterinaria, economica agraria, ortofrutticoltura). e) Scuole superiori: 1) di Aziende e Commercio, a Budapest (con 3 specializzazioni : gestione aziende, commercio interno ed estero); 2) di Tecnica, a Budapest
(meccanica tessile, miniere di carbone, chimica del pellame, ecc.); 3) di Pedagogia a Budapest, Szeged, Eger, Pécs (lingue, scienze, educazione fisica, ecc.); 4) di Arti figurative, a Budapest (pittura, affreschi e arti grafiche, scultura, disegno); 5) di Arti decorative a Budapest (decorazione interna, ceramica, scenografia, ecc.); 6) di Musica, a Budapest (composizione, direzione, i vari strumenti); 7) di Arti drammatiche, a Budapest (occlusione, regia di teatro e di film); 8) di Educazione fisica a Budapest.
Nel loro complesso università e scuole superiori vengono valorizzate soprattutto per le finalità pratiche.
Istituzioni affiancatrici per una miglior resa della scuola e in generale della formazione culturale sono l'Istituto per la Cultura popolare (1946) e l'Istituto per i films di cultura popolare (1947), cui gradualmente si aggiungero concessioni di borse di studio, creazioni di previdenze per gli studenti, facilitazioni di studio per i lavoratori. - Vedi unv. LXXVII-LXXVIII.
Bibl.: L. Tóth, La riforma della scuola primaria ungherese, in Boll, di legislao, scolast. comparata, 5 (1947), pp. 7-13; id., Evoluzione della scuola magiaro, ibid., 6 (1948), pp. 135-38; id., L'istruzione media, ibid., 7 (1949), pp. 34-42, 192-94; id., Piano di studi della scuola generale, ibid., 8 (1050), pp. 29-32; id., L'educazione secondaria e superiore, ibid., 8 (1950), pp. 171-75. Celestino Testore
UNIFICAZIONE. - Tendenza spontanea e ragionato proposito degli individui e della società, volti a equilibrare la crescente complessità e le crescenti dissipazioni che alla vita sociale particolarmente derivano dalla divisione e specializzazione del lavoro, ma anche dagli eccessi del libero arbitrio nella produzione e nello scambio.
E parallela alla tendenza generalizzatrice delle scienze teoriche e a quella standardizzante delle scienze applicate. Nella produzione l'u. si risolve nella determinazione di tipi merceologici e costruttivi, come pure in misure e sistemi di misura; negli scambi si manifesta attraverso l'u. delle consuetudini commerciali e delle clausole dei contratti. Risale al 1921 in Italia la costituzione di un Comitato per l'u. industriale e meccanica (UNIM), poi trasformata nell'UNI (u. nell'industria) e finalmente (1946) nell'Ente nazionale italiano d'u., organismo nazionale, federato con altri similari nell'ISO (International Standard Organization), con sede a Ginevra.
Realizzano u. contrattuali i cosiddetti servizi pubblici, il cui massimo esempio è l'Unione postale universale (v. UNIONI amministrative); e sono soggetti a processi unificatori il diritto (internazionale, commerciale, marittimo e privato; la difesa della proprietà intellettuale, ecc.), la politica economica e sociale (elenchi e tariffe doganali, provvidenze e assistenze, contratti di lavoro, mercati, monete, armamenti ecc.). Scopo generale di tutte le u. è una maggior semplicità e correttezza della vita economica, e, di riflesso, sociale, attraverso la concentrazione dei servizi e il maggior rendimento del lavoro burocratico e di scambio.
Bibl.: per queste ultime forme di unione, v. proprietà immateriale; unioni amministrative e le trattaz. gen. di diritto internazionale. Mario Baronci
"UNIGENITUS ", bolla. - Sotto il titolo Unigenitus Dei filius fu pubblicata da Clemente XI, l'8 sett. 1713, la bolla di condanna di 101 proposizioni estratte dal libro Réflexions morales di Quesnel (v.).
La redazione definitiva sembra opera del card. Agostino Fabroni, ma l'elaborazione richiese tre anni di assidue consultazioni tra i più valenti maestri delle diverse scuole teologiche e la revisione personale di Clemente XI, che si dice dedicasse tre e fin quattro ore di studio a ciascuna delle proposizioni. La bolla $U$, per le difficoltà che sollevò in Francia, per l'influenza che ebbe in tutta la storia della Chiesa fino al sec. xviri e soprattutto per la dottrina complessa e le polemiche gianseniste che definisce, si può considerare decisiva nella formulazione dell'eresia giansenista in tutti i suoi aspetti. La bolla Auctorem
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Fidei del 28 ag. 1794 non fece che riprendere, precisandole in relazione alle nuove polemiche, le proposizioni prescritte dalla bolla $U$. Per evitare sotterfugi d'interpretazione a una sola condanna in globo, si preferì condannare gli errori distinti in proposizioni e filtrati sotto aspetti diversi, quando il tema lo richiedeva. Dall'uso del magistero ecclesiastico manifestato in concili, costituzioni, decreti, bolle, si trassero parole e termini dottrinali nella qualificazione degli errori, e al tempo stesso le formole e i diversi modi fraseologici, detti note teologiche, per condannare con varie sfumature e gradazioni rispettivamente le 101 proposizioni. Nel timore che anche questa condanna espressa e particolare potesse dar adito ad evasioni o giustificazioni da parte dei giansenisti, la bolla osserva nella conclusione che l'esame del libro di Quesnel ha rilevato pure molte proposizioni simili e affini a quelle condannate, altre le quali favoriscono la disobbedienza e la ribellione, e insieme non poche alterazioni del testo del Nuovo Testamento : porciò tutto il libro veniva condannato. Gli errori scelti e sistemati con ordine, in modo che si completano reciprocamente, vengono pertanto condannati in globo e con venti censure ognuna delle quali spetta almeno a una delle 101 proposizioni, e precisamente contro le dottrine di Brio e di Giansenio sulla Grazia, le teorie di Richter intorno alla Chiesa e quelle dei portereslisti e dei gallicani. Possono considerarsi perciò definitivamente condannati la predestinazione fatale di Giansenio, il rigorismo di Saint-Cyran e il gallicanismo (Denz-U, 1351-1452). Quattro prelati s'appellarono contro la bolla: La Broue di Mirepois, Colbert di Montpellier, Langle di Boulogne, Soanen di Senez; questo gesto suscitò un'epidemia di appelli, nei quali il giansenismo si mescolò con il richerismo, affermandosi non solamente ai vescovi il diritto di appellare ma anche a tutti gli ecclesiastici. L'appello era ritenuto non solo diritto ma dovere. Ne derivò una confusione dovunque; a un vescovo che non accettava si opponevano curati che accettavano, a un vescovo accettante curati appellanti, onde il maresciallo di Huxelles dichiarò, ridendo, che per ristabilire l'ordine era necessario inviare i popoli di Reims a Montpellier e quelli di Montpellier a Reims. Soanen fu giudicato dal Concilio di Embrun per opera di Fleury, ma in seno ai parlamenti come in mezzo ai giansenisti ormai fermentava un principio di insubordinazione e di sovranità popolare, un democraticismo cioè politico o clericale contro il Pontefice e contro l'autorità regia. Il giansenismo diveniva così mezzo e occasione piuttosto che fine, declinando il quesnellismo dai principi dottrinali e morali in aspetti laicamente pratici e procedurali e in polemica politica e gallicana. L'alleanza del clero giansenista e del Parlamento contro il Papato e il Re provocarono infatti una crisi di autorità che preannunzia la Rivoluzione Francese. Nella seconda metà del sec. XVII il giansenismo non fu che una forma religiosamente esasperata di gallicanesimo. La bolla $U$. è dunque nel clima storico nel quale venne pubblicata non solo un documento in difesa del deposito tradizionale della fede cattolica e di chiarificazione dei dati rivelati, ma ancora una testimonianza della Chiesa in favore della stessa società civile, che quegli errori minavano alla radice.
BibL.: M. Lafitcau, Hist. de la constitution U., Avignone 1766; Pastor, XV, p. 163 sgg.; J. Carreyre, s. v. in DThC, XV (1930), coll. 2061-2162 (ampia trattazione con ricca bibl.); manoscritti inediti nella Bibliot. Fabrioliana di Pistoia (lettere, istruzioni, memorie e lettere del nunzio di Parigi alla Segret. di Stato di Ciemcoro XI).
UNIONE (PROTESTANTE). - Lega difensiva stretta nella Svevia bavarese il 16 maggio 1608 tra il rappresentante dell'elettore palatino Cristiano di Anhalt, il duca di Württemberg, i margravi di Ansbach, Kulmbach, Baden-Durlach e Neuburg, inizialmente per 10 anni, prolungata poi nel 1617 per altri 3. Ad essa aderirono poi, nel 1609 , le città libere di Strasburgo, Ulma e Norimberga; nel 16 ro l'elettore del Brandenburgo, il margravio d'Assia Kassel e numerose altre città.
L'U., sotto la presidenza dell'elettore palatino Federico IV, cercò subito di stringere accordi segreti con i principi stranieri, nemici della casa d'Asburgo, interessati a impedire il rafforzamento del principio unitario in Germania, ovvero fautori della causa protestante; riuscì così a concludere trattative con la Francia che però subirono una crisi per la morte di Enrico IV; stabilì accordi formali con l'Inghilterra (1612) e con l'Olanda (1613); si guadagnò almeno l'appoggio benevolo della Svezia e della Danimarca. L'occasione che diede vita alla U., a cui la parte cattolica contrappose, fin dal 1609, la Lega cattolica, fu una controversia sorta a Donauwörth sull'interpretazione della Pace di Augusta del 1555; in realtà i protestanti intendevano costituire un fronte unico contro la ripresa cattolica religiosa e politica, che minacciava il possesso più o meno regolare dei territori e dei beni secolarizzati, e che cercava di trar partito anche dalle divergenze dottrinali e politico-territoriali tra calvinisti e luterani. Essa divenne così il centro di tutti gli intrighi anticattolici e antiasburgici e come tale intervenne nella questione della successione nel Ducato di Jülich a favore del pretendente protestante ( 1609 -10) e creò l'atmosfera per l'insurrezione dei Boemi, che diede inizio alla guerra politico-religiosa dei Trent'anni. In seguito alla sconfitta degli insorti nella battaglia della Montagna Bianca, dopo aver in un primo tempo stretta pace con la Lega cattolica, nel maggio 1621 si sciolse, per rinascere però più tardi sotto altra forma, per sollecitazione della politica antiasburgica del Richelieu.
Bibl.: M. Ritter, Geschichte der deutschen Union bis zum Tode Rudolfs II., 2 voll., Sciaffusa, 1867-73; id., Briefe und Abte zur Geschichte des 30. tider. Krieges, 1-III, Friburgo in Br. 1870-77. Cf. inoltre E. Préclin-V. L. Tapié, Le XVIIe stécle, Parigi 1940, passim (e la bibl. relativa). ; Mario Bendiscioli
UNIONE APOSTOLICA. - Associazione sacerdotale, fondata col titolo "U. A. dei sacerdoti diocesani del S. Cuore di Gesù " in Francia nel 1862 dal canonico onorario di Orléans, mons. Lebeurier.
Alcuni sacerdoti del Veneto, che già avevano istituito qualche cosa di simile per l'Italia, si unirono all'Associazione francese e il 18 nov. 1880 a Monte Berico di Vicenza sorse il primo circolo italiano per opera di d. Luigi Marini di Bassano Veneto. L'U. A. è diffusa in 24 nazioni e conta 26.000 ascrinti. Fu benedetta e arricchita di numerosi brevi dai pontefici. E consacrata al S.mo Cuore di Gesù. Ha per patroni s. Giovanni Vianney, curato d'Arc, e s. Giuseppe Cafasso. Il b. Pio X ne fece parte e l'appoggiò e raccomandò sempre.
Scopi dell'Associazione: 1) dare ai sacerdoti secolari la possibilità di usufruire di alcuni vantaggi della vita religiosa, proteggendoli contro i pericoli della solitudine, fomentando la mutua carità e la fraterna amicizia; a) procurare la santificazione dei suoi membri con la fedeltà alle pratiche di pietà sacerdotale: questa fedeltà è facilitata da un controllo individuale e fraterno esercitato per mezzo del bollettino di regolarità che ogni ascritto annota ogni giorno e che poi spedisce al direttore dell'Associazione o al proprio direttore spirituale; 3) orientare tutti i membri a una intensa devozione e a una stretta unione al S. Cuore di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria; 4) far partecipare in vita e in morte alle preghiere dei confratelli e al frutto delle SS. Messe celebrate per i membri dell'Associazione.
La Direzione nazionale per il clero italiano è attualmente a Trento (Via dei Giordini, n. 36).
Mario Venturini
UNIONE CATTOLICA INTERNAZIONALE DI SERVIZIO SOCIALE. - Associazione tra i cattolici per studiare, promuovere e rappresentare su terreno internazionale il punto di vista cattolico, concernente il Servizio sociale.
L'U.C.I.S.S. è stata fondata a Milano nei giorni 17 19 ott. 1925 con i suoi statuti che furono modificati e riveduti nel 1948. Sono stati in seguito resi conformi alle disposizioni della legge belga del 1919, che concede la personalità civile alle associazioni internazionali a scopo
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scientifico. Tale personalità è stata concessa all'U.C.I.S.S. con decreto reale del 4 nov. 1950.
I. SCOPI DELL'U.C.I.S.S. - Sono : 1) sviluppare il servizio sociale, per contribuire a realizzare un ordine sociale conforme alla legge naturale e ispirato dalla dottrina sociale cattolica; 2) studiare in comune, al lume dei principi cattolici, le questioni scientifiche e pratiche riguardanti il servizio sociale; 3) promuovere la creazione di scuole sociali cattoliche e la creazione di gruppi cattolici di assistenza sociale nei vari paesi; 4) facilitare le relazioni tra le scuole di servizio sociale e tra i gruppi di assistenza sociale, per coordinarne e sostenerne l'azione; 5) rappresentare, sul terreno internazionale ufficiale o privato, il punto di vista cattolico concernente il servizio sociali.
II. Organizzazione. - L'U.C.I.S.S. comprende due sezioni: quella della Scuole di servizio sociale che raggruppa anche i Centri di formazione sociale: quella delle Associazioni professionali di assistenti sociali.
È animata da un Comitato e da una Presidenza. Il Comitato si compone di delegati dei membri effettivi, cioè di un delegato per ogni scuola e di un delegato per ogni gruppo di assistenti sociali, affigliati all'U.C.I.S.S.
La Presidenza o Ufficio centrale si compone di un gruppo che varia da sei a venti persone, scelte dal Comitato e facenti parte di esso: una metà rappresenta le scuole, l'altra metà i gruppi di assistenti sociali. L'Ufficio centrale designa un presidente, un segretario generale e, eventualmente, uno o parecchi consiglieri tecnici. Un consigliere morale, cioè una specie di assistente ecclesiastico, designato dall'Ordinario del luogo, partecipa di diritto all'Ufficio centrale. Il lavoro quotidiano e l'esecuzione delle decisioni del Comitato e dell'Ufficio centrale sono assicurati da un segretario sotto la responsabilità del segretario generale, che può prendersi collaboratori. Alle riunioni del Comitato ed ai congressi, soltanto i delegati dei membri effettivi hanno diritto di voto.
III. Membri. - Si distinguono in effettivi e aderenti, più i membri a titolo personale. I membri effettivi sono: 1) le scuole sociali cattoliche, cioè le scuole che, per mezzo di corsi teorici e pratici, di un anno almeno, terminato con un esame, dànno a chi le frequenti una formazione tecnica e morale, allo scopo di preparare al servizio sociale e all'azione sociale (scuole femminili, maschili o miste, universitarie o no); 2) i gruppi di assistenti sociali, cioè le associazioni con statuti, che raggruppano come membri effettivi gli assistenti sociali cattolici, diplomati da una scuola di servizio sociale. I membri aderenti sono: 1) le scuole di servizio sociale, fondate di recente e che non hanno ancora formato candidati diplomati; 2) i centri di formazione sociale o i corsi temporanei di servizio sociale, che non formano agenti del servizio sociale, ma che preparano a questi studi o formano semplici militanti di azione sociale cristiana; 3) i gruppi di assistenti sociali nello stadio iniziale. I membri a titolo personale sono: $A$. 1) i direttori o direttrici di Scuole di servizio sociale che, per un motivo o per l'altro, non possono far parte dell'U.C.I.S.S.; 2) i membri cattolici del Comitato e del Corpo insegnante delle Scuole di servizio sociale, siano o non siano membri effettivi o membri aderenti; $B$. 1) gli assistenti o le assistenti sociali, cattolici, diplomati dei paesi che non hanno ancora associazione professionale cattolica o che, per un motivo o per l'altro, non sono rappresentati da membri effettivi o aderenti; 2) i lavoratori sociali esperti, cattolici; C. qualsiasi esperto qualificato. L'U.C.I.S.S. raggruppa attualmente 89 Scuole di Servizio sociale e Centri di formazione sociale, e 28 Associazioni di assistenti sociali di 27 paesi di tutti i continenti. Dodici scuole, centri di formazione sociale e associazioni sono in corrispondenza con il segretario per ottenere l'affiliazione. Ciò porterebbe a 130 ca. i membri dell'U.C.I.S.S., senza contare i membri individuali.
IV. Congressi e attività. - Il Segretariato delle Opere sociali femminili cristiane del Belgio, stabilito a Bruxelles, dopo aver fondato due Scuole di servizio sociale fin dal 1920, comprese nel 1923 la necessità di stabilire un legame tra le Scuole di servizio sociale che esistevano nei vari paesi. Il progetto fu accolto con entu-
siasmo al Congresso di Milano del 1925; 25 scuole dettero la loro adesione. Le Conferenze internazionali si succedettero rapidamente: Bruxelles 1926; Aix-La-Chapelle 1927; Parigi 1929. Riunioni di Comitato, giornate di studio, riunioni di propaganda s'intercalarono tra i Congressi. Nel 1935, $10^{\circ}$ anno dell'esistenza dell'U.C.I.S.S., si ebbe un grande Congresso a Bruxelles che riun 650 congressisti di 29 paesi. Il concetto del Servizio Sociale, che l'U.C.I.S.S. aveva cercato di precisare durante i primi anni, fu accettato dall'insieme del Congresso : promuovere un servizio sociale che, con la sua tecnica costruttiva, tendesse allo stabilirsi dell'ordine sociale cristiano.
La guerra mondiale interruppe le riunioni internazionali. Fin dal 1946, il Segretariato dell'U.C.I.S.S. organizzò a Bruxelles un nuovo incontro internazionale: 30 scuole e 12 gruppi risposero all'appello per esaminare insieme tra l'altro un progetto di codice di morale professionale per le assistenti sociali e qualche forma di servizio sociale. Nel 1947, il $6^{\circ}$ Congresso ebbe luogo a Lucerna. Si riunirono 500 persone. Vi si studiò tra l'altro il Codice internazionale di morale professionale del servizio sociale e l'adattamento del servizio sociale alle trasformazioni sociali attuali. Nel 1949, giornate internazionali riunirono a Nimega, in Olanda, i delegati dei gruppi di Assistenti sociali. Il $23^{\circ}$ anniversario dell'U.C.I.S.S. (1950), durante l'Anno Santo, fu segnato da un importante Congresso a Roma, che ebbe l'onore di una lettera del Papa diretta alla presidente generale e chiuso con una solenne udienza nella basilica di S. Pietro (AAS, 42 [1950], pp. $485-88$ ).
Nel 1951, si ebbero due cicli di studi per i dirigenti e i professori delle Scuole di servizio sociale; uno a Montpellier per gli uditori di lingua francese, l'altro a Beuron per quelli di lingua tedesca. Un ciclo di studio ebbe luogo a Bernried per le assistenti sociali dei paesi di lingua tedesca e un altro per quelli di lingua francese nel 1952, a Pau.
V. Estensione in America e negli altri continenti. - Le relazioni dell'U.C.I.S.S. con le Scuole di servizio sociale degli Stati Uniti e del Canadà si stabilirono fin dall'inizio e man mano che la Scuole si creavano. Due dei loro più eminenti rappresentanti fanno parte dell'Ufficio Centrale dell'U.C.I.S.S. Verso il 1930, l'U.C.I.S.S. aveva iniziato la sua azione anche nell'America latina. Tre segretariati sono stati creati nel Cile, nel Brasile, nella Columbia. Nel luglio 1949, una riunione di studi dell'U.C.I.S.S. ebbe luogo a S. Paolo. L'unione sta cercando di allargarsi nell'Africa, nell'Asia, nell'Oceania.
VI. Collaborazione internazionale. - L'U.C.I.S.S. intrattiene le migliori relazioni con gli organismi internazionali che vogliono mantenere l'ideale cristiano nella vita internazionale e che s'interessano allo sviluppo del servizio sociale nel mondo; e partecipa a congressi del genere. Dal 1926 svolge una parte attiva nella Conferenza dei presidenti delle organizzazioni internazionali cattoliche. E ammessa a titolo consultativo (categoria B) nel Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite dall'ag. 1947. Collabora con l'Organizzazione internazionale del lavoro e con l'UNESCO (v.).
VII. Pubblicazioni, documentazioni e viaggi di studi. - L'U.C.I.S.S. documenta le persone che s'indirizzano a lei sull'organizzazione delle Scuole di servizio sociale. La rivista trimestrale che essa pubblica: il Servizio sociale nel mondo è la prima tribuna internazionale che si occupa di questioni di servizio sociale. Organizza periodi di pratica, scambi, viaggi di studio nei vari paesi per studenti, per il personale delle scuole sociali e per gli agenti del servizio sociale.
BibL., v. le riviste e le pubblicazioni di atti dei congressi indicati nel testo.
Maria Baers
UNIONE CATTOLICA ITALIANA TECNICI : v. OPERE CATTOLICHE COORDINATE ALL'AZIONE CATTOLICA ITALIANA.
UNIONE CATTOLICA PER GLI STUDI SOCIALI IN ITALIA. - Associazione tra i cattolici italiani per promuovere gli studi sociali, ispirati al pensiero cattolico.
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(propr. Enc. Catt.)
UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE (U.R.S.S.).
Riprendendo un antico progetto e sull'esempio di un'organizzazione simile su campo internazionale, l'Unione di Friburgo (v.), a cui avevano partecipato vari italiani, sorse il 29 dic. 1889 a Padova, dove per l'occasione erano convenuti il vescovo del luogo mons. Callegari, mons. Sarto, allora vescovo di Mantova, e il prof. Toniolo. Mons. Callegari ne fu il presidente onorario e il Toniolo presidente effettivo.
L'U. aderi all'Opera dei Congressi (v.) senza però fondersi con essa, secondo espresse direttive del Papa ( 24 nov. 1897). Sorta la «Società cattolica italiana per gli studi scientifici» (v.) vi entrò a far parte come sezione autonoma, mantenendosi in vita fino al nuovo ordinamento, dato dal b. Pio X all'Azione Cattolica Italiana (v.). Durante il suo periodo di attività tenne due congressi nazionali. Il primo, tenuto a Genova, ebbe per risultati pratici : 1) la fondazione della Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie (v.); 2) la diffusione di Circoli di studi sociali per conferenze e corsi sistematici di sociologia (Genova, Milano, Napoli, ecc.) e la costituzione di cattedre di sociologia nei seminari (Milano, Firenze, Treviso, Rovigo, ecc.); 3) la fondazione di Scuole superiori di religione, di cui un esempio si era avuto a Padova fin dal 1890 . Il secondo Congresso, tenuto a Padova ( 26 -27 ag. 1896; fu pubblicato allora un bollettino ufficiale Il Congresso), ebbe come risultato pratico una serie di indirizzi per la tutela delle classi lavoratrici, specie agricole, in armonia al Programma dei cattolici di fronte al socialismo, proclamato a Milano (3-4 genn. 1894) dall'Assemblea dell'U. e sottoscritto dal Toniolo con altri esponenti del movimento cattolico.
Binc.: Atti del I Congr. catt. ital. degli studiosi di scienze sociali, Genova 1892; Atti e docum. del II Congr. ital. di studiosi di scienze soc., Padova 1896; F. Olgiati, La stor. dell' $A z$. Catt. in Ital. (1883-1904), Milano 1922; A. Gemelli, Giuseppe Toniolo animatore e anticipatore della Universita dei catt. ital., in Vita e Pensiero, 25 (1942), p. 327 sgg.; G. Della Torre, Il card. Giuseppe Callegari, vescovo di Padova, Padova 1942.
Pietro Palazzini
UNIONE [DEGLI ORIENTALI: v. ORIENTE CRISTIANO.
UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE (U.R.S.S.). - L'uso della sigla U.R.S.S. risale al 30 dic. 1926 (in russo S.S.S.R., o, in caratteri cirillici, C.C.C.P., ossia «Sojuz Sozialistidsscikh Sovietskich Respublik»). Essa indica la vastissima unità politica che ha ereditato, in seguito alla Rivoluzione del febbr. 1917, l'Impero degli Zar, trasformato in Stato a struttura comunista e costituito (nominalmente) in una federazione di più unità gravitanti con diverso legame attorno al potere federale. La sigla tende a sostituire il vecchio nome Russia, che tuttavia si conserva ancora cosi per l'insieme dell'U.R.S.S. come per la sua parte europea, e, non di rado, per la R.S.F.S.R. (Repubblica Socialista Sovietica Federata Russa), che è l'unica sotto ogni riguardo preminente della Federazione.
Il territorio dell'U.R.S.S. è il più vasto della Terra, in quanto considerato come un tutto contiguo: prima dell'ultima guerra mondiale si estendeva su 21,2 milioni di kmq. di cui oltre $4 / 5$ in Asia (di cui occupava il $37 \%$ ) ed $1 / 4$ in Europa ( $43 \%$ di questa), rappresentando cosi il $14,3 \%$ delle terre emerse; con le annessioni operate fra il 1939 ed il 1945 ( 690.000 kmq .; e di questi ben 478.000 in Europa) la sua superficie è salita a 22,8 milioni di kmq. (dei quali 5,1 in Europa), ciò che significa poco meno di $1 / 6$ di tutti i continenti e i $2 / 5$ della massa euroasiatica. Il territorio dell'U.R.S.S. è delimitato per ca. $2 / 3$ del suo perimetro ( 45.000 km .) da mari, quasi tutti chiusi o sbarrati da ghiacci per un più o meno lungo periodo dell'anno, e perciò non sempre favorevoli alla navigazione. Le frontiere terrestri ( 25.000 km .) toccano propriamente 11 Stati : 4 dei 6 europei (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania) e 2 dei 5 asiatici (Cina e Nord Corea) concernono unità politiche concretamente funzionanti come organismi satelliti. Ad ogni modo, più ancora che per la sua posizione geografica e per le sue dimensioni (maggiori di quelle di un intero continente) l'U.R.S.S. è interessata a tutti i grandi problemi della politica mondiale per la sua decisa e tenace volontà di
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Repubbliche e Province autonome nell'U.R.S.S.
| Repub. Feder. comprendente | N. degli oblasti | RA-Repubbliche PA-Province aut. | Superficie in kmq. (1000) | Ab. in 1000 | Capoluogo e popolazione 1000 ab. |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Russia | 53 | RA Baschiri <br> * Buriato-Mongoli <br> * Daghestan <br> * Jacuzia <br> * Cabardia <br> * Komi <br> * Mari <br> * Morduini <br> * Ossezia Sett. <br> * Tatari <br> * Ciuvasci <br> * Tannu Tuwa <br> * Udmurti <br> PA Adighezia <br> * Ebrei <br> * Hakassia <br> * Alto Altai <br> * Circassia | $\begin{gathered} 143,5 \\ 351,4 \\ 38,1 \\ 3061,8 \\ 11,9 \\ 404,5 \\ 23,0 \\ 26,2 \\ 9,1 \\ 67,6 \\ 18,4 \\ 171,2 \\ 42,0 \\ 4,4 \\ 35,7 \\ 62,2 \\ 93,0 \\ 4,0 \end{gathered}$ | $\begin{gathered} 3000 \\ 600 \\ 900 \\ 450 \\ 300 \\ 450 \\ 450 \\ 600 \\ 1200 \\ 450 \\ 2850 \\ 1050 \\ 150 \\ 1200 \\ 300 \\ 300 \\ 150 \\ 100 \end{gathered}$ | Ufa (300) <br> Ulan Ude (150) <br> Mahačkala (87) <br> Jakustk (23) <br> Nalčik (27) <br> Sytkyvkar (17) <br> Joskar Ola (9) <br> Saransk (200) <br> Dzandžikon (128) <br> Kazan (500) <br> Čeboskari (16) <br> Kyzyl (10) <br> Iževsk (200) <br> Maikop (67) <br> Birobidžan (7) <br> Abakan (13) <br> Gorno Altajsk (12) <br> Čerkessk (23) |
| Ukraina <br> Bielorussia <br> Georgia | 25 | | | | |
| | | RA Abhasia <br> * Adžaristan <br> PA Ossezia merid. <br> RA Nahičevan <br> PA Nagorno Karabath | $\begin{aligned} & 8,5 \\ & 2,8 \\ & 3,9 \\ & 5,4 \\ & 2,8 \end{aligned}$ | $\begin{aligned} & 330 \\ & 195 \\ & 120 \\ & 160 \\ & 130 \end{aligned}$ | Suhumi (36) <br> Batumi (90) <br> Stalinir (8) <br> Nahičevan (12) <br> Stepanakert (5) |
| Azerbaigian | | | | | |
| Kazakistan | 16 | | | | |
| Kirghizistan | | | | | |
| Uzbekistan | 9 | RA Caracalpaechi | 159,5 | 435 | Nukus (11) |
| Tagikistan | 6 | PA Gorno Badahžan | 61,1 | 45 | Horog (1) |
| Turkmenistan | 6 | | | | |
una funzione ideologica: la diffusione del comunismo nel mondo; in Europa, poi, essa controlla, mediante una occupazione militare che si continua ormai da oltre 8 anni, una larga porzione della Germania ( 107.000 kmq ., il $30 \%$ di tutto lo Stato, e il $25 \%$ della sua popolazione) e dell'Austria ( 23,5 mila kmq., il $31 \%$ dello Stato e il $34 \%$ della popolazione), non escluse le rispettive capitali. Particolarmente notevole è la posizione di predominio assunta, dopo il 1940, nel Baltico, con le annessioni dell'Estonia, Lettonia e Lituania : tutto il bacino meridionale di quel mare, tenendo conto dell'occupazione ancora in atto nella Germania orientale, è praticamente sotto il dominio sovietico.
L'U.R.S.S. si stende dal $35^{\circ} 48^{\prime}$ (frontiera afgana) al $77^{\circ} 37^{\prime} \mathrm{N}$. (C. Celjuskin) e dal $19^{\circ} 32^{\prime}$ (Frische Nehrung) al $169^{\circ} 50^{\prime}$ E. Greenw. (C. Dejnev sullo Stretto di Bering); che è quanto dire per ca. 9700 km . da O. ad E. e per almeno 4000 da S. a N. Ne consegue, evidentemente, una grande varietà di condizioni e di attitudini naturali, e del pari di ambienti climatici. Dalle depressioni che circondano il Caspio (il cui livello è di 26 m . inferiore al comune marino) e dalle criptodepressioni del Bajkal (che con i suoi 1280 m . sotto lo stesso comune marino è la più profonda della terra) si sale ai 7600 m . sul Picco Stalin nel Trans Alai (la più alta vetta della Federazione); e cosi dai geli delle estreme plaghe nordorientali asiatiche - dove si localizza, ad Oimekon, sull'Indigirka, il "polo del freddo" (minimi assoluti di - $70^{\circ}$ !) - si passa ai calori tropicali dell'Asia centrale, dove le temperature estive si avvicinano talora ai $70^{\circ}$. Sensibili anche le differenze nelle precipitazioni : a massimi di oltre 2 m . come nella Transcaucasia occidentale, si contrappone l'aridità di grandi deserti ad E. del Caspio (Kara e Kizil Kum), dove, per spazi ampi quanto e più dell'Italia continentale, non cade una stilla d'acqua per estati e per anni.
Con tutto ciò non manca all'immenso dominio una sua peculiare unità geografica. Nell'aspetto del paesaggio,
per la prevalenza assoluta dei tavolati, o meglio degli altopiani, e perciò di vastissime superfici pianeggianti o appena acclivi, sulle regioni corrugate, che occupano quasi tutte settori periferici; nella disposizione relativa delle diverse unità naturali, che si susseguono da N. a S. secondo una graduale e in complesso regolare differenziazione climatica; e finalmente nel clima stesso, per il carattere di continentalità che domina su tutto, si può dire, il territorio dell'U.R.S.S., anche dove questo è prossimo ai mari periferici, per la sostanziale uniformità dei regimi termici ed udometrici su vastissime superfici. Alla molto maggiore estensione di questo da O. ad E. corrisponde la disposizione nel senso della latitudine delle zone tipiche del paesaggio dell'U.R.S.S.: la tundra artica, nel settore prossimo all'Oceano Glaciale; la larga fascia boschiva (la taigá siberiana) che le tien dietro, prima (a N.) tutta di conifere, poi sempre più mescidata (a S.) di latifoglie, con larghe chiazze a landa o torbiera; le terre cerealicole (černozem) che sostituiscono l'originaria vegetazione stepposa in Ucraina e nella Siberia centro-occidentale; e finalmente le steppe aride e saline, che trapassano a poco a poco nel vero e proprio deserto (Asia centrale). Nei settori periferici, come si è detto, ma talora anche interferendo con le zone ora nominate, i rilievi, vari anch'essi, da settore a settore: l'alta e compatta muraglia caucasica, a $\mathrm{SO}_{2}$; le rinterzate chiostre montuose dall'Asia centrale (dall'Alai ai Sajani) e orientale (in parte note ancora piuttosto imperfettamente) e gli Urali, che, quantunque estesi da N. a S. per oltre 2000 km ., formano in realtà solo una modesta intumescenza tra settori pianeggianti del tutto simili.
Le regioni naturali dell'U.R.S.S. assumono perciò, in genere, dimensioni cospicue; per larghi spazi le differenze locali, pur non mancando, appaiono quasi trascurabili. In complesso si possono distinguere : a) la grande pianura euroasiatica, costituita da due vasti blocchi tabulari delle due parti degli Urali: la generale planizia è appena disturbata, qua e là, da piccoli allineamenti
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(da 1 Tesori dell'arehilettura dei popoli dell'U.R.S.S.: Registan a Samarkanda, Maseo 1940, tav. 49)


(da B. N. Zungphlu, Irehilektura srednij asii, Mosea 1948, tav. 40)

(da Prektika restacrazinanych rabol, Mosea 1950, tav. 1041
(da Prektika restacrazinanych rabol, Mosea 1950, tav. darnuti al [trastepitio])
In alto a sinistra: FACCIATA PRINCIPALE DEL PALAZZO ULUGBEK - Samarcanda. In alto a destra: MAUSOLEO DI ISMAIL SAMANIDA (fine sec. IX - inizi sec. x) - Buchara. In basso a sinistra: LA CHIESA DI IKORTA (n. 1172). In basso a destra: LA CATTEDRALE DI NOVGOROD dedicata alla Sophia divina, dopo il restauro del 1948.
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(da F. In. Iavicenfriti, La storia dell'arte grevgenza, Roma 1938, loc. 177).
In alto a sinistra: PARTE CENTRALE DELLA FACCIATA del Museo Etengrafico dei popoli dell'U.R.S.S. a Lovvagnalo, costruito dall'arch. C. I. Rimo (1819-25). In alto a destra: VEDUTA DI BACU (Azerbaijan). In basso a sinistra: IL RE AZOT offre la chiesa a Gesù Cristo. Remotifiero dell' 926 nella chiesa di Opitz (Georgia). In basso a destra: L'ANNUNCIAZIONE. Particolare dei musicci del 1125 nella chiesa di Grisì (Georgia).
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Le 16 Repubbliche Federate dell'U.R.S.S.
| Repubblica | Superficie in kmq. (rooo) | Popolazione 1950 (in milioni di ab.) | Dens. kmq. | Capitali (popolaz. in rooo ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Russia | 16.922,0 | 116,4 | 7 | Mosca (4500) |
| Ucraina | 576,6 | 40,8 | 71 | Kiev (900) |
| Bielorussia | 207,6 | 9,3 | 45 | Minsk (230) |
| Estonia | 45,1 | 1,2 | 27 | Tallinn (196) |
| Lettonia | 64,5 | 2,1 | 33 | Riga (390) |
| Lituania | 65,2 | 3,0 | 46 | Vilna (163) |
| Moldavia | 33,8 | 2,7 | 80 | Kišinev (110) |
| Carelo-Finskaja | 178,5 | 0,6 | 3 | Petrozavodsk (70) |
| Armenia | 29,8 | 1,5 | 50 | Erevan (255) |
| Georgia | 76,2 | 3,6 | 47 | Tiflis (540) |
| Azerbajgian | 85,7 | 3,3 | 39 | Baku (800) |
| Kazakstan | 2.753,8 | 6,6 | 2 | Alma Ata (300) |
| Kirghizistan | 196,9 | 1,5 | 8 | Frunze (440) |
| Uzbekistan | 407,5 | 6,0 | 15 | Taškent (600) |
| Tagikistan | 142,6 | 1,5 | 11 | Stalinabad (110) |
| Turkmenistan | 484,8 | 1,2 | 2 | Ašhabad (120) |
| U.R.S.S. | 22.270,6 | 201,3 | 9 | |
collinosi (lungo il Volga, il Don, il Dnieper), che superano di poco, al massimo, i $250-300 \mathrm{~m}$. di altezza, mentre solo a N., nella penisola di Kola, si raggiungono i 1000 m . Gli Urali non rappresentano affatto, salvo che al N., una barriera: le ferrovie e le strade li attraversano dovunque a ci lo aperto. Si tratta di una regione estesa ca. 4000 km . da O. ad E. ed almeno 2000 da S. a N.; in essa si raccoglie quasi $1^{\prime} 85 \%$ della popolazione dell'U.R.S.S.; b) gli altopiani della Siberia centrale, oltre lo Jenissei; elevati da 500 a 800 m . sopra una superficie di oltre 2.000 .000 di kmq . Verso mezzogiorno l'altopiano cede il posto ad una serie di rilievi alti oltre 2000 m . (Jablonovi, Stanovoj), che dominano fosse più o meno depresse, la maggiore delle quali, quella occupata dal Bajkal, è profonda più di 1600 m . E un paese aspro, dal clima rude e dalle molteplici altitudini, ma ancora in via di sviluppo; c) i territori dell'Estremo Oriente, delimitati ad O., a un dipresso, dal $125^{\circ}$ E. Grenw. ed estesi fino al Pacifico. Grandi archi montuosi (Khirigan, SiI-hota Alin, Cerskij, Verchojansk) con la concavita volta a N. si alzano fin oltre i 4000 m ., sovrastando, nell'intervallo fra gli uni e gli altri, bacini interni, i più importanti dei quali, dal punto di vista economico, sono quelli più meridionali ( $50^{\circ} \mathrm{N}$.) di Blagoveščensk e di Chabarovsk, riuniti dall'ampia valle dell'Amur. E una regione tuttora assai debolmente popolata, anche nel suo freddo e umido orlo marittimo, eccezion fatta per l'esile zona di confine prossima alla Corea; d) l'Asia centrale, cioè il lembo pianeggiante o depresso che s'apre ad oriente del Caspio; territorio arido e in parte desertico, ma che più fasci di alti o altissimi (da 4000 ad oltre 7000 m .) rilievi (Alai, Ala tau, Tien Shan, Pamiri), che lo inquadrano da S. a SE., beneficano con le loro acque. E uno dei distretti in cui è stata più decisiva la trasformazione economica operata dal regime sovietico: l'originario nomadismo e le persistenti migrazioni stagionali cedono a poco a poco al formarsi di un insediamento stabile, favorito dallo sviluppo delle industrie; e) il settore caucasico che comprende un largo complesso di cimali, estendentesi, dal Mar Nero al Caspio, per oltre un migliaio di km . ed estollentesi a più di 5500 m . nell'Elbruz. Dalle due parti della linea assiale le montagne s'aprono in dedali di valli, che han dato luogo ad un complicato musaico etnico-politico, a carattere fortemente conservativo al N. (Ciscaucasia), mentre al S. (Transcaucasia) si mantiene vivo il contrasto fra l'umida Colchide (Georgia) che guarda l'Eusino e la nuda, sitibonda piana del Kurs (Azerbaigian), ambedue chiuse verso l'Iran dall'altopiano armeno, selvaggio complesso di montagne, di bacini e di altopiani, non privo tuttavia di risorse.
Un tale insieme di condizioni ambientali non poteva non dare origine a differenziazioni antropiche ed economiche, anche a prescindere dalla particolare evoluzione storica che i diversi paesi hanno esperimentato: né meraviglia che l'espansione slava, mossasi fin dal sec. xv alla conquista dell'immenso dominio, non sia ancora pervenuta a realizzare dovunque condizioni di civiltà paragonabili con quanto è stato ottenuto in altre regioni di pur non cosi antica colonizzazione. Un indice di questo stesso fatto è nella debole densità complessiva del popolamento, sebbene la cifra che la esprime (meno di 10 ab .) sia da mettere in rapporto anche con la larga parte (ca. 1/3) che della superficie dell'U.R.S.S. è occupata da terreni ghiacciati (tundra) e desertici (Asia centrale). D'altronde. le densità regionali variano entro limiti piuttosto ampi : mentre quasi tutto il settore asiatico a N. del $50^{\circ}$ di lat. ha indici inferiori o vicini a 1 ab . a kmq . (ma con vastissime plaghe nelle quali, in concreto, non c'è, invero, più di 1 ab. ogni 10 , ogni 50 o addirittura ogni 100 kmq .), nelle regioni prossime a Mosca od ai centri industriali dell'Ucraina si superano, sia pure per modeste aree, i 100 od i 200 ab . a kmq. Ma, per ben comprendere la nota mobilità della popolazione sovietica, si tenga conto del gran numero di nomadi e seminomadi che vivono nell'Asia centrale e settentrionale, del sempre vivo ritmo delle migrazioni interne e delle crisi di produzione (carestie) che hanno determinato, fino a ieri, esodi in massa o fenomeni di assestamento ignoti ai nostri paesi. Notevolmente diverse sono del resto, dalle nostre, le stesse città russe, almeno quelle tradizionali, in quanto sfuggite, in misura maggiore o minore, all'azione livellatrice che ha esercitato ed esercita la trasformazione sociale-economica compiuta dal classismo comunista. Tra i più potenti risultati della rivoluzione vanno posti l'accresciuto numero dei centri urbani e l'accresciuta loro importanza demografica: nel 1950 l'Unione contava oltre un centinaio di e grandi città (vale a dire aventi ognuna una popolazione superiore ai 100.000 ab .), delle quali due oltrepassavano i 3.000 .000 di ab. (Mosca, con oltre 5, e Leningrado), una dozzina di mezzo milione (Kiev, Baku, Charcov, Gorkij, Novosibirsk, Sverdlovsk, Taškent, Tiflis, Odessa, Dnepropetrovsk, Rostov sul Don e Stalino), e almeno 16 il quarto di milione.
Caratteristica della popolazione dell'U.R.S.S. è la sua grande eterogeneità etnica: almeno 170 gruppi distinti, appartenenti ad una diecina di stirpi diverse. Sebbene gli Indoeuropei prevalgano pur sempre in modo assoluto, i Russi (o meglio, i Grandi Russi), formano oggi meno della metà del totale degli abitanti dell'U.R.S.S. ( 100.000 .000 di anime nel 1951), mentre ne costituivano il $53 \%$ avanti l'ultima grande guerra mondiale; seguono,
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per consistenza numerica, gli Ucraini (36.000.000), i Bielorussi ( 10.000 .000 ), ed altri 14 gruppi aventi ciascuno più di 1.000 .000 di individui. Dopo gli Indoeuropei, i popoli di stirpe turco-tatara costituiscono il nucleo più numeroso ( $15 \%$ del totale) con alla testa gli Usbechi ( 5.000 .000 ), i Tatari (4.3) ed i Kasaki (3,1), e sono diffusi, oltre che in Asia, anche nelle regioni europee. Almeno altri 17 gruppi constano di masse inferiori ciascuna ad 1.000 .000 e superiori a 100.000 anime, ed una diecina, all'incirca, di quantitativi minori. Ne consegue una babelica confusione linguistica, che il regime sovietico ha, per suo conto, stimolato, favorendo la conservazione e lo sviluppo degli idiomi locali, in quanto peculiari alle unità politico-amministrative entro cui vivono; ma decretando in pari tempo il predominio del russo (passato con i suoi 220.000 .000 di parlanti al secondo posto del mondo, subito dopo l'inglese), che è la lingua ufficiale dell'U.R.S.S.
Quanto a numero di abitanti, l'U.R.S.S. deteneva, alla vigilia della guerra mondiale, il terzo posto nel mondo, fra gli Stati sovrani; della sua popolazione spettavano al settore europeo quasi esattamente i $2 / 3$. In tal modo, l'Unione Sovietica, mentre raccoglieva l' $8 \%$ della popolazione della Terra, assorbiva da sola poco meno di $1 / 4$ di quella del continente europeo, e superava in questo di gran lunga qualunque altro Stato. Con la conclusione della seconda guerra mondiale, questa situazione si è fatta anche più netta. Nel dominio sovietico si raccoglie ora $1^{\prime} 8,7 \%$ (1948) della popolazione mondiale; la parte spettante al settore europeo rappresenta in Europa il $26 \%$ del totale degli abitanti, ma oltrepassando assai più decisamente la quota relativa a tutti gli altri Stati.
Nonostante il suo recente, grandioso sviluppo industriale, e la tendenza a spostare sempre più verso E, il centro di gravità della sua vita economica, per mettere a profitto in misura via via maggiore le immense risorse d'ogni genere di cui è ricco il settore asiatico, l'U.R.S.S. resta ancora un paese essenzialmente agricolo (il $57 \%$ della sua popolazione è rurale) e che trae la parte senza confronto più vistosa della sua produzione dal settore europeo. Nel campo dell'attività agraria, una tal conseguenza appar tanto più evidente, in quanto oltre i 4/5 del territorio messo a coltura si trovano ancora ad occidente degli Urali. Il nuovo regime ha però non solo dato impulso allo sviluppo di tutte quelle produzioni consentite dai peculiari ambienti naturali delle regioni extraeuropee (e basti ricordare la crescente produzione della cotonicoltura e della frutticoltura nell'Asia centrale), ma spinto assai più innanzi lo sfruttamento del suolo nelle stesse zone tradizionalmente agricole, e soprattutto in Ucraina, sia con il rinnovare l'organizzazione del lavoro (nelle fattorie statali, o seochos, ed in quelle collettive, o holchoz) sia con una sempre più larga meccanizzazione (stazioni di macchine agricole, trattori), sia regolando la distribuzione delle diverse coltivazioni secondo piani che tengono conto delle proprietà specifiche dei suoli e delle esigenze della collettività. Nella produzione cerealicola (grano, segale, avena, orzo) l'U.R.S.S. ha perciò rinforzato il suo primato mondiale, senza riuscire a riprendere la sua funzione di massimo esportatore, per l'accresciuto consumo interno e la cresciuta concorrenza degli altri produttori. Non è facile fornire cifre del tutto attendibili sulla produzione agricola - e l'avvertenza vale egualmente per quel che concerne gli altri dati statistici dell'U.R.S.S.: con ragionevole approssimazione, si può affermare che la superficie agraria vi rappresenta il $16 \%$ di quella mondiale, e le percentuali, sempre sulla produzione mondiale, dei principali raccolti agricoli si aggirano sui seguenti valori (la prima cifra si riferisce alla superficie coltivata, la seconda al raccolto) : grano 13-14,5 (450.000.000 di q.li nel 1950); segale $68,5-62,5$ ( 162 mi lioni di q.li nel 1950, contro 255 nel 1935-38); avena 28-23; orzo 18-14; patate 40-36. Come si vede, la cifra relativa alla produzione è in genere inferiore a quella della superficie coltivata; ciò che sta a indicare come i rendimenti unitari siano piuttosto bassi (quella del grano, p. es., è di ca. la metà della corrispondente italiana).
Di fronte al predominio quasi assoluto dei cereali
sulle altre colture caratteristiche del periodo zarista, è chiara oggi la tendenza allo sviluppo delle colture specializzate, tra le quali predominano le oleifere (girasole, ricore, lino, canapa), la cotoniera (dall'Ucraina alla Transcaucasia; tenendo conto delle altre regioni in cui è diffusa la stessa coltura, si ha che l'U.R.S.S. partecipa alla produzione mondiale con appena il $6 \%$ ) e la barbabietola da zucchero. Nel quadro dell'agricoltura sovietica non va dimenticata la cura con cui si è posto mano al problema dell'irrigazione artificiale, che ha consentito, e più consentirà in avvenire, di guadagnare nuova terra al lavoro umano (si calcola, p. es., di poter portare da 400.000 ad 1,3 milioni di ha la superficie conquistata al deserto). Per contro la produzione di energia idroelettrica (due terzi della potenza disponibile sono collocati in Europa) è ancora lontana dalle sue possibilità, ad onta delle grandi centrali costituite (Dneproghes, un tempo la più grande del monde) ed in costruzione. Ingieste il patrimonio zootecnico : ovini ( 100.000 .000 di capi) e bovini ( 60.000 .000 ) sono ai primi posti, specialmente le regioni dell'Asia centrale e della Siberia meridionale si prestano al loro allevamento. Ed ingenti del pari i prodotti della pesca: per quelli dell'acqua dolce, assai attiva nei numerosi fiumi, l'U.R.S.S. non ha rivali (produzione di caviale). Né meno grandiose sono le risorse forestali (il $23 \%$ delle aree produttive del mondo, il $21,5 \%$ di quelle accessibili; le quali a loro volta sono la metà dell'area forestale dell'U.R.S.S.) almeno 1/5 della superficie territoriale è considerato oggi accessibile e sfruttabile, e pone l'U.R.S.S., nell'esportazione dei relativi prodotti, ad uno dei primi posti nel mondo.
Di non diverso ordine di grandezza è l'abbondanza di risorse minerarie. Per accertarne la localizzazione e la consistenza, il nuovo regime ha dato opera ad un'intensa e metodica esplorazione di tutto il territorio dell'U.R.S.S. le cui riserve crescono di anno in anno con il perfezionarsi del rilevamento geologico delle molte regioni ancora ignote o poco note. I risultati finora conseguiti provano che l'immenso dominio possiede quantitativi cospicui di quasi tutti i minerali, base necessaria ad una grande potenza economica. L'Unione Sovietica dispone di riserve di ferro in proporzione di oltre $1 / 5$ almeno del totale mondiale; di petrolio per poco meno, di carbon fossile per il $10-15 \%$, e per quote diverse, ma sempre cospicue, di rame, zinco, piombo, manganese, oro, platino, nichelio, amianto, cromo, potassio, bauxite, mercurio, magnesite (oltre $1 / 3$ ), ecc.: se anche calcolate con qualche ottimismo, queste risorse sono ad ogni modo tali, da assicurare all'Unione Sovietica sotto questo riguardo una sostanziale autarchia, ma anche una espansione industriale, che non trova i suoi limiti certo nella deficenza o scarsezza delle materie prime necessarie ad alimentarla. Si capisce quindi che proprio il campo dell'industria estrattiva sia stato quello sul quale con maggior impegno si è esercitato, dal 1917 ad oggi, lo sforzo di trasformazione economica voluto dal regime comunista; fino alla prima guerra mondiale, l'industria russa, per quanto potesse disporre di una simile base, era rimasta di troppo inferiore all'espansione richiesta, più che dalla sua politica, dalle stesse esigenze della sua crescente popolazione.
Il già avvertito difetto di tali statistiche recenti sull'industria sovietica estrattiva non toglie che si avvertano i progressi realizzati e le medie propostesi; la produzione del ferro greggio è decuplicata nell'ultimo ventennio (da 4,1 a 21 milioni di tonn. fra il 1928 e il 1950), quella dell'acciaio sestuplicata (da 4,5 a $27,6$ milioni di tonn.), quella del carbone cresciuta di 8,9 volte fra il 1913 e il 1950 (da 29 a 250 milioni di tonn.); quella del petrolio passata da 1,5 a 37,6 milioni di tonn. nello stesso periodo. Si rifletta tuttavia che l'aumento della produzione spettante alla quota sovietica sul totale mondiale non si identifica senz'altro con le cifre sopra indicate (anche le altre nazioni hanno progredito); così, p. es., la proporzione spettante al ferro è passata dal 3 al $12,5 \%$ fra il 1927 ed il 1939; quella dell'acciaio dal 3,5 al $13 \%$, quella del manganese dal 17 al $45 \%$, quella della cromite dal 4,5 al $15 \%$, e via dicendo. Ad ogni caso più ancora che il volume della produzione oggi raggiunta, che pone la
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U.R.S.S., in