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fica competente (cann. 721, 725); e allora, per una sorta di oppositio monnum, non è permesso trasferire ad altra sede la u. p. che faccia da centro aggregativo (can. 724). Salvo indulto apostolico, si possono aggregare soltanto le unioni dello stesso titolo e dello stesso fine (can. 721 § 2). L'aggregazione non implica subordinazione gerarchica (can. $722 \S 2$ ); deve essere perpetua ed è concessa soltanto alle u. p. canonicamente erette, cioè ai sodalizi. Se però la u. p. primaria è solamente approvata, l'erezione canonica della u. p. da aggregarsi non sembra necessaria. L'Ordinario può, per gravi ragioni, sopprimere le associazioni, non escluse quelle erette da altri per privilegio subordinato al suo consenso : è però ammesso il ricorso contro il suo provvedimento; le associazioni erette dalla S. Sede non possono sciogliersi da un'autorità inferiore. Per usufruire dei diritti, dei privilegi, delle indulgenze e delle altre grazie spirituali proprie di ciascuna u. p. basta l'iscrizione (can. 692). Può essere iscritto validamente a una u. p., a norma del CIC, chi appartiene alla Chiesa, purché non sia incorso in una censura notoria, non partecipi ad una società condannata e non sia pubblico peccatore (can. 693 § 1). L'entrata si regol a a norma degli stituti (su domunfu o per cooptazione), e se l'u. p. è persona morale, l'iscrizione non produce l'effetto se non ad interinazione avvenuta sull'albo o registro sociale (can. 694). Occorre a chi s'iscrive di persona l'aver raggiunto l'uso di ragione; è lecito però, per diritto comune, accogliere gli assenti in u. p. non costituite in corpo organico, e per privilegio qualche u. p. può ammettere gli infanti (can. 693 § 3).

Una caratteristica fondamentale delle u. p., come delle associazioni laicali in genere, è la gratuità dell'erezione (can. 686 § 5), delle aggregazioni (can. 723, $5^{\circ}$ ) e dell'entrata (can. 695); salva l'indennità per le pratiche occorrenti nel primo caso, escluso ogni dono anche spontaneo nel secondo, e permesse le legittime tasse d'iscrizione nel terzo. La vita interna si sviluppa sugli statuti, soggetti in ogni caso all'approvazione previa e agli eventuali emendamenti successivi dell'Ordinario, a meno che siano direttamente imposti o confermati dalla S. Sede (can. 689 § 2). Anche la nomina degli ufficiali e degli amministratori è subordinata alla ratifica dell'Ordinario, il quale ha il diritto di cassarla e di rimuovere d'ufficio gli eletti, se a lui consti la loro indegnità o il difetto d'idoneità; l'intervento e la presidenza nelle sedute sia ordinarie che straordinarie, nonché la conferma delle deliberazioni gli competono soltanto quando si tratta di confraternite, non già di u. p. (can. 715). Infine gli spettano il controllo dei bilanci annui, il consenso per le collette, la verifica degli introiti di questue e di offerte (can. 691). Per ciò che riguarda la nomina e la rimozione dell'assistente e del cappellano, due uffici che possono compendiarsi in un solo titolare, provvede direttamente l'Ordinario per tutte le u. p., anche se erette dai religiosi fuori delle loro chiese; nelle chiese dei religiosi è richiesto il suo consenso solo nel caso in cui il superiore della comunità designi un sacerdote secolare (can. 698). Parallela alla soggezione continuativa all'Ordinario, oggi assai più in rilievo di quello

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che fosse nella disciplina precedente, è l'autonomia economica e cultuale di fronte ai parroci, che spetta alle associazioni, e quindi alle u. p., erette in chiesa propria; la quale indipendenza non viene meno se per caso la chiesa della pia associazione ospitasse la sede della parrocchia (cann. 691, 716). Ma se la u. p. fosse ospite in chiesa altrui non può sconfinare nell'esercizio del culto dalla cappella o dall'altare che le fosse assegnato, e il suo bilancio è separato dalla gestione dei beni della chiesa. Questa distinzione patrimoniale è prescritta anche nel caso di confominio ex aequo sulla stessa chiesa da parte della u. p. e della parrocchia (can. 717).

E chiaro che l'autonomia delle u. p. non importa per i singoli membri l'esenzione dai diritti inerenti all'ufficio del parroco proprio, ed in ispecie dal ius funerandi nei confini della legge comune. I contatti tra le u. p. e le altre associazioni nell'esercizio del culto sono determinati, nella precedenza, dalla graduatoria discendente: 'l'ers'ordini, arciconfraternite effettive e d'onore; confraternite; u. p. primarie effettive e d'onore; u. p. (can. 701). Nello stesso ordine di graduatoria la precedenza è regolata secondo le norme del diritto comune, dal quasi possesso o, in difetto, dalla priorità di tempo. In ogni caso l'esercizio del diritto di precedenza e inscindibile dall'intervento collegiale ed ufficiale dei soci con lo stendardo e con le rispettive insegne (can. 710). Le insegne, professione esteriore del vincolo associativo, hanno un'importanza giuridica. La loro forma va da un semplice distintivo a un abito completo, ed è di competenza del cappellano il benedirle e l'imporle secondo il rito approvato (can. 698 § 2). Questa facoltà del cappellano si ritiene che sia ordinaria e perciò delegabile senza alcuno speciale permesso. In forza del Concordato Lateranense (artt. 30-32) le u. p., come del resto tutte le pie associazioni, salvo il trattamento giuridico speciale per le confraternite, dipendono esclusivamente dall'autorità ecclesiastica e possono ottenere dallo Stato italiano anche il riconoscimento giuridico agli effetti civili e, in conseguenza, l'autorizzazione ad acquistare e possedere anche beni immobili. Secondo il regolamento esecutivo della legge 27 maggio 1929, n. 848, la domanda per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica è proposta dal loro rappresentante al ministro per l'Interno.

Anche le associazioni pie, e quindi le u. p. giuridicamente riconosciute dallo Stato italiano, rimangono escluse da ogni ingerenza statale, salvo l'osservanza degli artt. 4, 5, 9 della legge d'applicazione riguardanti rispettivamente ogni mutamento sostanziale nel fine, nella destinazione dei beni e nel modo di esistenza delle pie associazioni, la loro attività di carattere educativo o assistenziale, nonché la capacità di acquistare immobili, di accettare donazioni, eredità o legati.

BibL.: M. Conte a Coronata, Intit. iuris eccl., I. Torino 1920, n. 682 sg.; I. B. Ferreres, Instituciones canonicas, I. Barcellona 1926, n. 979 sgg.; Werra-Vidal, III, n. 462 sgg.

Luigi Fini
UNIONE POPOLARE. - Associazione sorta fra i cattolici d'Italia, dopo lo scioglimento dell'Opera dei Congressi (v.), per raccogliere secondo le direttive dell'encicl. Il fermo proposito (i i giugno 1906) i cattolici di tutte le classi intorno ad un solo centro di dottrina, di propaganda e di organizzazione sociale, sull'esempio del Valhzversin in Germania.

Ad attuare le disposizioni dell'enciclica predetta si adunò a Firenze un convegno dei rappresentanti dei cattolici italiani, dal quale ebbe origine l'Unione (1906). Fino al 1915 l'U. p. ebbe il compito quasi esclusivo di coadiuvare le attività culturali cattoliche italiane. Senza ordinamento federativo, era organizzata a base di adesione individuale, mediante un delegato diocesano. Dal 26 febbr. 1915, per volontà del nuovo papa Benedetto XV, assunse il compito di una direzione dell'Azione Cattolica Italiana, rivestendo in tal modo in pieno quelle che erano state le funzioni dell'Opera dei Congressi. La Presidenza fu allora trasformata in Giunta direttiva dell'Azione Cattolica Italiana cui facevano capo le Giunte diocesane con la rappresentanza rispettiva di tutte le diverse attività cat-
toliche; più tardi si aggiunsero i Gruppi parrocchiali. Da Firenze la sede presidenziale si trasferì a Padova (1913) e quindi a Roma (1915). La Giunta direttiva, assistita da un Consiglio generale, aveva come esecutore dei propri deliberati un Ufficio Centrale e nel 1913 costituì un apposito Segretariato per la difesa dell'insegnamento religioso nelle scuole e la libertà della scuola, il quale compito fu tra le principali attività dell'U. p., assieme alla lotta contro la precedenza obbligatoria del matrimonio civile su quello religioso e alle opere caritative durante la guerra (prima fra tutte le opere del genere l'Opera nazionale per gli orfani di guerra, eretta in ente morale). Tenne a Roma tre Congressi nazionali delle Giunte diocesane (1918, 1919, 1920). Raccolse le funzioni dell'Unione elettorale (v.) e dell'Unione economico-sociale (v.), quando queste si sciolsero (1919), sostituendo a quest'ultima un Segretariato (1919), integrato da un Centro nazionale di cultura (1920). Organo dell'U. p. era il settimanale La settimana sociale, fiancheggiato dal foglio mensile L'allarme. A svolgere il suo compito, primo ed originario, di cultura, l'U. p. fece tenere innumerevoli conferenze e corsi di lezioni; diffuse numeri unici, opuscoli e libri. Ma l'istituzione sua principale e più caratteristica furono le Settimane sociali (v.), le grandi Assemblee della classe dirigente dei cattolici italiani, le cui prime dieci furono appunto organizzate dall'U. p. I presidenti dell'U. p. furono, in successione di tempo: Toniolo Giuseppe ([v.] 19071908); Bergiano Antonio, ad interim dal 1908 al 1909; Necchi Lodovico ([v.] 1909-12); Dalla Torre Giuseppe (1912), che con la riforma dell'U. p. divenne poi Presidente della Giunta direttiva (1912-20); Pietromarchi Bartolomeo (1920-22). L'U. p. raggiunse con le adesioni individuali 100.000 soci, cui si aggiunsero, dopo la riforma di Benedetto XV (1915), gli iscritti di tutte le altre associazioni cattoliche.

BibL.: A. Pavissich, L'U. p. italiuna, in Cic. catt., 1907, 1, p. 129 sgg.; Cronache e comunicazioni, ibid., 1912, iv, p. 431 sgg.; 1913, I, pp. 478-93; 1914, 1, pp. 243, 338, 372, 737, 741; it. pp. 233-34; III, p. 746; 1916, 1, pp. 131, 321; 1918, 1, p. 372; 1920, 1, p. 283; II, pp. 372, 374; IV, p. 172; F. Olgiati, Storia dell'Az. Catt. ital., Milano 1920, passim; E. Vercesi, Il maxim. catt. in Ital., Firenze 1923, passim. Pietro Palazzini
UNIONE ROMANA. - Associazione di elettori cattolici romani, in funzione per le elezioni amministrative del Comune di Roma dal 1872 al 1919.

Quando la S. Sede vietò ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni politiche ed al mandato parlamentare, permise ed anzi raccomandò un'azione attiva per le amministrazioni dei Comuni e della province, anche in allzanza con uomini d'altro partito che dessero affidamento di mantenere giusti e leali rapporti fra gli enti rappresentati ed il rispetto della coscienza religiosa delle popolazioni. Sorsero perciò in molte città associazioni di elettori cattolici, e diedero ottimi risultati le prime allzanze col partito detto dei moderati o conservatori, liberando parecchi Comuni dal dominio del partito radicale, cioè del liberalismo osservito alla setta massonica.

Nel luglio del 1872 - quasi contemporaneamente all'inizio dell'Opera dei Congressi (v.) - L'Osservatore Romano pubblicava l'appello di un Comitato elettorale cattolico per la difesa degli interessi morali e dei sentimenti religiosi dell'Urbe. Promotori di questa U. R., furono i direttori dei giornali cattolici romani (L'Osservatore Romano, La Voce della Verità, Lo Squillo), cioè il Marchese di Baviera, Pietro Pacelli e Filippo Tolli. Si unirono ad essi il conte Francesco Vespignani, mons. Domenico Iacobini, l'avv. Jacoucci, l'avv. Jacometti, il prof. Burri, l'avv. Benucci ed altri fra i maggiori dirigenti dell'Azione Cattolica. L'U.R. si proponeva di portare al Campidoglio uomini che rappresentassero il popolo romano e tutelassero gli interessi dell'Urbe.

I giornali settari diedero l'allarme contro i cosiddetti "clericali nemici della patria", ma la nuova organizzazione fu ottima ed il primo risultato promettente. I cattolici eletti sulla lista dell'U. R. formarono un gruppo di minoranza in cui si distinsero uomini di autorità

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(propr. Enc. Galt.)
Unione Sudafricana - 1) Confini di Stato; 2) confini di colonia; 3) confini di circoscrizione ecclesiastica; 4) ferrovie.
personale e di grande valore quali, oltre il Vespignani, il Tolli ed il Pacelli, il Soderini ed il Crispolti, il De Rossi, il Marucchi e l'Aureli. Furono osteggiati aspramente e qualificati come avversari della costituzione del Regno, con Roma capitale, benché in molte pur difficili occasioni avessero dato prova di saggia collaborazione per i civici interessi, ed altresi d'un vivo desiderio per un equo accordo fra la S. Sede e lo Stato italiano. Nel 1895, in unione col partito moderato, conquistarono la maggioranza e mantennero saggiamente la posizione anche in difficili contingenze, in specie durante i sindacati del Ruspoli e del Torlonia.

Nelle elezioni generali del nov. 1907 si formò un cosiddetto blocco popolare fra radicali socialisti ed i maggiori esponenti della massoneria, con programma di politica anticlericale che sconfinava dal campo dei reggitori del Comune, e riusci eletto sindaco di Roma Ernesto Nathan capo della massoneria. L'U. R. aveva deliberate l'astensione dalle urne e pubblicò un manifesto per spiegarne i motivi alla cittadinanza che non disconobbe l'alto valore morale e l'opportunità di quell'atto. Infatti, dopo breve intervallo, nelle elezioni parziali i cattolici ritornarono numerosi in Consiglio, con votazioni brillanti e poi sempre ripetutesi. Nell'ag. del 1909, a dirigere e riorganizzare l'U. R. fu nominata una Commissione composta dal comm. Paolo Pericoli, dal dott. Mario Cingolani e dal dott. L. Cochetti. Nel marzo del 1912 fu eletto presidente il principe don Giovanni Borghese. Quando sorse il Partito popolare italiano l'U. R. si sciolse (1919) e venne ricostituita nel 1924, facendo capo al Centro nazionale; ma fu per breve durata.

Bret.: l'Archivio dell'U. R. è andato disperso. Cf. le Cronache della Cte. Catt. dei seguenti anni : 1907, IV, p. 614; 1909, 111, p. 611; 1912, I, p. 741; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, II, Milano 1933; Amicus, Gli operai della vigna - Filippo Crispolti. Note biografiche, Roma 1943, passim. Agostino Vien

UNIONE SUDAFRICANA. - I. Geografia. Dominion (dal 1910) facente parte del Commonwealth britannico e consistente in una federazione di quattro unità (province), di estensione territoriale e di
importanza demografica assai diversa, come appare dal seguente prospetto.

| Province | Superficie in kmo. | Popolaz. in 1000 ab. (cens. 1946) | Densità <br> a kmo. | Capitale (pop. in 1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Prov. del Capo | 717.839 | 4045,8 | 6 | Città del Capo (470) |
| Orange | 128.580 | 876,6 | 7 | Bloemfontein (83) |
| Transvaal | 286.053 | 4271,6 | 15 | Pretoria (242) |
| Natal | 91.382 | 2197,9 | 2 | Maritzburg (63) |
|  | 1.223 .854 | 11391,9 | 9 |  |

Il territorio dell' U. S. corrisponde all'estremità australe del continente africano ed è limitato a N. dai corsi dell'Orange, del Molopo, del Tlapin, del Marico, del Limpopo e dalle alture di Lebombo. Consta, in sostanza, di un altopiano che sale a scaglioni da un'esile fascia litoranea, interrotta da promontori rocciosi, il più cospicuo dei quali, quello della Montagna della Tavola (Table Mt., 1082 m .), che domina Città del Capo, finisce al Capo di Buona Speranza.

L'altopiano si estolle, lungo il suo margine meridionale, nei Drakenbergen (M. dei Draghi), che assumono localmente (Orange) aspetto alpino (M. aux Sources, 3280 m .) e costituiscono il nodo idrografico più importante del paese. Il clima, per effetto dell'altitudine (rooo1300 m . sull'altopiano), è mite e sano, ma le piogge, copiose lungo la cimosa sud-orientale, vanno diminuendo verso O., ed assai più rapidamente e decisamente verso l'interno. Si passa cosi, per gradi, dalla fascia litoranea (a carattere subtropicale, e coltivata a cotone, mais, canna da zucchero, riso, tè, banane, ad E.; di tipo mediterraneo, con frumento e soprattutto con colture arboree, a S. ed a O.), alle steppe dell'altopiano, a vocazione prettamente pastorale, con piccole oasi agricole, e foreste in corrispondenza alle elevate, umide, montagne delle province

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In alto a sinistra: MONUMENTO A JAN VAN RIEBEECK - Città del Capo. In alto a destra: PENISOLA del Capo con la strada che corre alla base del Chapman's Peak. In basso a sinistra: TIPICA STRADA di villaggio della tribù Nolchele, presso Pretoria. In basso a destra: VII.LAGGIO nella riserva del Ciskei.

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Tav. LXXXII

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del Transvaal e dell'Orange e finalmente alle plaghe semidesertiche del N., in margine al Kalahari (sulla destra del medio e basso fiume Orange).

La provincia (già Colonia) del Capo era, fino a poco tempo fa, la regione più importante dell'Africa australe. Il cimn, vi consint: un'agricoltura simile a quella italiana, e vi è fiorente l'ali svaminto brado degli ovini. Nel medio bacino dell'Orange s'aprono i ricchi campi diamantiferi che fan centro a Kimberley, mentre, oltre quelli di East London e di Port Elisabeth, la provincia dispone del magnifico Porto di Città del Capo, testa di ponte della ferrovia transafricana e massimo emporio esportatore del paese. La provincia (già Colonia) del Natal è regione di montagne, ma lungo le coste si presta bene a diverse colture tropicali. Il Transvaal e l'Orange, già Repubbliche Boere indipendenti, e poi colonie britanniche, sono ambedue territori di allevamento; ma da oltre un secolo il Transvaal è divenuto il più importante produttore di oro dal mondo e di recente anche un paese industriale, data la grande ricchezza del suo sottosuolo, che gli ultimi decenni hanno messo in sempre maggiore evidenza.

Nel complesso dell'Unione, più che l'agricoltura (cereali, in primo luogo mais; alberi da frutta, vite, tè, canna da zucchero, ecc.), è economicamente notevole l'allevamento ( 32 milioni di capi bovini, 6 di caprini, 12 di ovini), che dà carni (anche congelate), pelli e latticini e soprattutto lana, della quale l'U.S. è oggi uno dei grandi fornitori mondiali. Ma le basi della sua fortuna l'Unione le trova nell: ingenti risorse minerarie di cui dispone: oro e diamanti ( $1^{\circ}$ posto nel mondo), carbon fossile (i maggiori depositi del continente), ferro, manganese, cromite, stagno, rame, amianto, ecc.

Questa varietà e ricchezza di materie prime ha permesso lo sviluppo di una fiorente industria, che le due recenti guerre mondiali hanno potentemente stimolato e che ha trovato finora il suo limite solo nella scarsa capacità di acquisto del mercato interno e nelle grandi distanze che, per contro, dividono l'Unione dai massimi mercati di consumo del mondo.

La popolazione ( 12,4 milioni di ab. nel 1950) è costituita per 3/4 da negri bantu, per 1/5 da bianchi ( 1,3 mi lioni, d'origine inglese; I milione di boeri, discendenti dai coloni olandesi colà stabiliti in sul finire del sec. xvit), ed il resto sangue-misti (coloured) e asiatici (per la massima parte indiani). Notevole il numero dei centri urbani, una mezza dozzina dei quali superano i 100 mila ab. (oltre a quelli fin qui ricordati, Port Elisabeth, Springfontein e Germiston). La sede del Parlamento è a Città d. I Capo (Cup town), qualla del governo a Pretoria; mi il centro dilla vita economica è a Johannesburg ( 760 mila ab.), nel Transaal. Durban ( 340 mila ab.), nel Natal, è uno d. i porti più frequentati.

Nel Dominion il potere esecutivo spetta al Governatore generale; quello legislativo ad un Parlamento bicamerale elettivo. Oltre l'inglese, è considerata lingua ufficiale l'africander.

BNL.: L. C. A. Knowles - C. M. Knowles, South-Africa, Londra 1936: J. Mockford, Here are South Africans, ivi 1943: A. W. Welles, South-Africa, ivi 1944: L. Sowden, The Union of South-Africa, ivi 1945; S. Keppel Jones, SouthAfrica today, Toronto 1950; S. G. Millin, The People of South-Africa, ivi 1951. Giuseppe Caraci
II. Storia. - Sulle vicende delle popolazioni autoctone e delle terre dell'odierna U. S. prima della scoperta del Capo di Buona Speranza manca ogni notizia, sebbene l'abitalità di quelle regioni, anche in età preistorica, sia confortata dal rinvenimento, nei passati decenni, di crani e di ossa umane.

Gli europei ebbero notizia del Capo di Buona Speranza dopo il viaggio del portoghese Bartolomeo Diaz il quale, nel tentativo di raggiungere le Indie, sulla via del ritorno, nei primi mesi del 1488 , ebbe la ventura di
scoprirlo. Il Capo fu quindi doppiato nel 1497 da Vasco da Gama, che il giorno di Natale dello stesso anno avvistò il Natal, cosi da lui battezzato appunto in ricordo della festività natalizia. I Portoghesi tuttavia non si stabilirono mai nell'Africa australe ed evitarono anzi di sbarcare nella regione del Capo per l'estilità degli Ottentotti, che nel 1510 avevano ucciso Francisco de Almeida, primo viceré delle Indie Portoghesi, il quale era sceso a terra nella Baia del Tavoliere. Estintasi la casa regnante del Portogallo ed unito quel reame alla corona spagnola, Filippo II, in lotta contro i Paesi Bassi ribelli, vietò alle navi olandesi di fare scalo a Lisbona durante i loro viaggi verso le Indie. Tale provvedimento, attuato con l'intenzione di colpire l'attività commerciale e marittima delle Provincie Unite, portò nel 1652 all'occupazione, da parte della Compagnia olandese delle Indie Orientali, del Capo di Buona Speranza, dove fu istituita una stazione di rifornimento per le navi in viaggio per le isole della Sonda. Sebbene la Compagnia fosse contraria all'immigrazione di europei e ad una estensione dell'occupazione territoriale, lo stesso carattere di porto di rifornimento del Capo favorì in seguito la venuta di colonizzatori (Olandesi, Tedeschi, Ugonotti francesi) i quali promossero la coltivazione di prodotti agricoli e l'allevamento del bestiame.

I nuovi venuti, poco alla volta, estesero sempre maggiormente l'area di occupazione; alla ricerca di pascoli mossero verso est, vennero a contatto con i Boscimani che dovettero abbandonare le loro terre, e favorirono l'importazione di schiavi negri e malesi. Cosi verso la fine del sec. xviri la stazione di rifornimento si era notevolmente ampliata ed aveva dato vita ad una colonia europea di ca. 30.000 ab. Durante il periodo rivoluzionario e napoleonico, l'Inghilterra, dopo l'occupazione dell'Olanda da parte della Francia, s'impadroni del Capo nel 1793 e vi si mantenne fino al 1803 . Restituita la regione, in seguito al Trattato di Amiens (1802), alla Repubblica batava, Stato satellite della Francia (la Compagnia olandese delle Indie Orientali era nel frattempo fallita), il riaccendersi del conflitto armato franco-britannico determinò nel 1806 di nuovo gli Inglesi all'occupazione del Capo, su cui proclamarono la loro sovranità in seguito al Trattato del 13 ag. 1814 con il Re dei Paesi Bassi. La politica seguita nella colonia dall'Inghilterra amareggiò assai i coloni olandesi, i quali da una parte dovettero subire la proclamazione dell'inglese quale unica lingua ufficiale, dall'altra furono lesi sensibilmente nei loro interessi dall'appoggio accordato dai nuovi governanti alle popolazioni indigene.

I Boeri (questo il nome dei coloni di lingua olandese) decisero pertanto di cercarsi una nuova patria, dove vivere indipendenti e secondo proprie leggi. Questa la ragione del cosiddetto Grande Treck, della emigrazione dalla Colonia del Capo, tra il 1836 ed il 1846 , di ca. diecimila persone. Procedettero verso oriente, nel Natal, e verso il
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(ist. The State Information Uftice, Pretoria)
Unione sudafricana - La Cattedrale di Capetown (Città del Capo), Stampa del 1866.

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(lat. The Stata Information Optice, l'estario)
Unione Sudafricana - La Darling Street di Capetown (Città del Capo).
nord, in direzione dei fiumi Orange e Vaal. Non tollerarono però gli Inglesi la formazione di una libera repubblica boera nel Natal, che fu da essi occupato militarmente nel 1842 ed annesso due anni dopo alla Colonia del Capo. La maggior parte dei Boeri operò pertanto una nuova marcia di trasferimento nelle terre al di là del Vaal. Nel 1848 il governatore della Colonia del Capo, Harry Smith, aveva esteso la sovranità inglese anche sulla regione tra l'Orange ed il Vaal, ma il 23 febbr. 1854, con il Trattato di Bloemfontein, gli Inglesi vi rinunciarono e riconobbero l'indipendenza dei Boeri. Nello stesso anno fu proclamato lo Stato libero d'Orange. Due anni prima (Trattato di Sandrivier, 17 genn. 1852) gli Inglesi avevano riconosciuto anche l'indipendenza dei Boeri residenti oltre il Vaal. Riusciti vani i tentativi (che stavano per provocare una lotta armata tra i Boeri a nord e a sud del Vaal) di costituire un solo Stato boero, i coloni transvaaliani diedero la vita nel 1858 alla Repubblica Sudafricana (Transvaal). La scoperta di giacimenti diamantiferi ed auriferi nelle due Repubbliche dopo il 1870 rinnovò l'interesse inglese per quelle regioni. Si giunse infine alla guerra anglo-boera del 1899-1902, condotta con estrema decisione dall'Impero. Dopo una eroica ed impari lotta sotto la guida dei due presidenti Krüger e Steyn, le due Repubbliche dovettero concludere la Pace di Vereening ( 31 maggio 1902) e riconobbero la sovranità britannica dietro promessa di vedere rispettate le proprie tradizioni (parificazione della lingua olandese all'inglese) e del riconoscimento di un autogoverno, il che accadde nel 1906 nel Transvaal e nel 1907 nello Stato libero dell'Orange. In seguito le quattro colonie (anche il Natal fin dal 1893 fruiva di uno status autogovernativo) iniziarono l'esame della possibilità di una più stretta unione tra di loro. Molti furono gli ostacoli da superare. Particolarmente duro quello di accordare o no il diritto di voto ai non europei, che nella Colonia del Capo invece ne godevano fin dal 1853. QuelI'ostacolo fu superato con il riconoscimento dello statu quo (voto anche ai non europei nel Capo, ma non nelle ex repubbliche) e con l'inserimento di un articolo nella nuova Costituzione unionista che vietava qualsiasi emendamento in tale materia, salvo nel caso che non fosse appro-
vato con una maggioranza dei due terzi dalle due Camere del Parlamento sudafricano riunite in seduta comune. La nuova Costituzione, il South Africa Act approvato dal Parlamento inglese e promulgato il 20 sett. 1909, entrò in vigore il 31 maggio 1910, chiamando in vita l'U. S. con proprio governo e parlamento. Il potere esecutivo era nelle mani di un governatore generale, rappresentante della Corona, che nominava i ministri, i quali dovevano essere membri del Parlamento.

Primo Premier dell'Unione fu il generale Botha. Allo scoppio della prima guerra mondiale l'U. S., malgrado la forte opposizione di parte dei Boeri, dichiarò guerra alla Germania e le sue forze armate procedettero all'occupazione dell'Africa sud-occidentale tedesca e parteciparono alle operazioni nell'Africa orientale germanica. Morto Botha nel 1919, gli succedette quale primo ministro il generale Smuts, assai favorevole all'Inghilterra. Avversato dai nazionalisti, costui dovette cedere il potere, in seguito alle elezioni del 1924 in cui il suo partito sudafricano non ebbe la maggioranza, al generale Hertzog, che seguì invece una politica tendente ad affermare in pieno la parità di diritti degli Afrikaner (Sudafricani di lingua afrihonas, cioè olandese del Capo).

Coalizzatosi nel 1933 con il partito di Smuts, Hertzog continuò a presiedere il governo fino al 4 sett. 1939, quando la sua proposta di mantenere la neutralità dell'Unione nella seconda guerra mondiale non ebbe l'approvazione del Parlamento. Il nuovo gabinetto presieduto da Smuts dichiarò la guerra alle potenze dell'Asse ed appoggiò decisamente lo sforzo bellico dell'Impero britannico. Alle elezioni del 6 maggio 1948 la maggioranza dell'elettorato accordò i propri suffragi alla coalizione nazionalista di D. F. Malan, il cui governo è caratterizzato da una netta presa di posizione razzistica in favore degli europei delI'U. S., nell'intento sia di salvaguardare la purezza della razza bianca, sia di impedire che le popolazioni di colore possano conseguire un effettivo peso politico.

Bina. S. Mendelsohn. South African bibliogr., Londra 1910; H. Conover, The Union of South Africa. A selected list of references, Washington 1943; M. S. Geen, The wahing of the Union of South Africa, Londra 1946; M. Roberts-A. E. G. Trollip. The South African Opposition 1919-25, 74 1947; H. J. May, The South African Constitution, $2^{2}$ ed., Città del Capo 1949; O. Hintrager, Geschichte von Südafrika, Monaco 1952; L. Marquard, The peoples and policies of South Africa, Londra 1952; E. F. Dvorin, Racial separation in South Africa, An analysis of Apartheid theory, Chicago 1952.

Silvio Turlani
III. Evangelizzazione. - Sotto la dominazione dei Boeri calvinisti, insediatisi al Capo di Buona Speranza nei secc. XVII e XVIII, ogni ministero cattolico e qualsiasi attività missionaria cattolica erano impossibili. Il decreto di tolleranza del 1804 permise l'ingresso ai primi sacerdoti cattolici, che però furono espulsi nel 1806 dagli Inglesi. Dal 1820 i sacerdoti irlandesi riuscirono a costruire una chiesetta nella Città del Capo, che faceva parte del vicariato ap. del Capo di Buona Speranza, Isola Maurizio, Madagascar e Australia, eretto nel 1818 1819. Ma soltanto con l'erezione di un vicariato ap. a parte, denominato di Capo di Buona Speranza, nel 1837 e sotto il primo vescovo Raimondo Griffith, O.P., fu possibile organizzare il ministero delle anime. Nel 1847 il vicariato ap. di Capo di Buona Speranza fu diviso nel vicariato ap. di Capo di Buona Speranza, distretto occidentale, e di Capo di Buona Speranza, distretto orientale. Nel 1850 fu eretto il vicariato ap. di Natal. Qui gli Oblati di Maria Immacolata iniziarono la missione tra i neri, prima tra gli Zulu e poi, date le difficoltà incontrate, tra i Basuto del Basutoland. Nello Stato Libero di Orange il primo sacerdote cattolico, il premostratense Hoenderwanger, poté stabilirsi a Bloemfontein. I suoi successori, gli Oblati di Maria Immacolata, estesero l'attività al Transvaal. Qui il primo compito era il ministero tra i numerosi emigranti attirati nell'Africa meridionale dalle scoperte di diamanti a Kimberley e dalle miniere d'oro a Witwatersrand. Nel 1886 furono eretti due nuovi distretti ecclesiastici : il vicariato ap. di Stato Libero di Orange, comprendendo anche il Griqualand ed il Basutoland, e la prefettura ap. di Transvaal, ambedue affidati agli

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

Unione Uomin di Azione Cattolica - Uomini di A. C. adunati nello Stadio di Domiziano, sul Palatino, mentre parla il prof. Gcdda, durante le manifestazioni per il Trentennio (12 ott. 1952) - Roma.

Oblati. Nel frattempo il Seminario missionario di Lione aveva iniziato la missione tra i negri del nord della colonia del Capo nella prefettura ap. di Capo di Buona Speranza, distretto centrale, eretta nel 1874; subentrarono poi nel 1882 gli Oblati di S. Francesco di Sales e nel 1885 il territorio fu staccato dalla prefettura suddetta come prefettura ap. del Fiume Orange. Un'attività più intensa tra i negri fu esercitata dai Trappisti, giunti nel 1880 nel distretto orientale del Capo di Buona Speranza e nel 1882 nel Natal e dalla loro abbazia di Mariannhill fondarono fiorenti stazioni missionarie. Nel 1910, epoca della fondazione dell'U.S. comprendente la Colonia del Capo, Natal e Stati dei Boeri sottomessi agli Inglesi dopo la guerra dei Boeri 1899-1902, Stato Libero di Orange e Transvaal, esistevano nel territorio dell'U. i vicariati ap. di Capo di Buona Speranza (distretto occidentale), Capo di Buona Speranza (distretto orientale), Natal, Kimberley, Transvaal, Fiume Orange e la prefetture ap. di Capo di Buona Speranza (distretto centrale). Nel Transvaal i Benedettini della Congregazione Cassinese assunsero la prefettura ap. del Transvaal settentrionale, eretta in quel medesimo anno 1910.

Dopo la prima guerra mondiale anche i missionari tedeschi si recarono in maggior numero nell'Africa meridionale: i Benedettini di S. Ottilia nello Zululand nel 1921; i Pallottini nel Capo di Buona Speranza (distretto centrale) nel 1922, ed a Queenstown nel 1929; i Missionari dello Spirito Santo a Kroonstad, Stato Libero di Orange; i Sacerdoti del S. Cuore nel Gariep, Capo Orientale; i Missionari Figli del S. Cuore a Lydenburg, Transvaal orientale nel 1923.

Nel 1921 Mariannhill era divenuto vicariato ap. a parte, diviso nel 1930 in Mariannhill e Umtata; nel 1935 fu distaccata da Mariannhill la prefettura ap. di Mount Currie affidata ai Francescani della provincia di Baviera. Con queste erezioni il lavoro missionario, finora in grandissima parte ristretto ai cattolici europei, si estese agli indigeni. Si registrarono importanti progressi ostacolati però dai contrasti e dalle lotte tra le razze. Nel 1922 fu istituita la delegazione ap.

Negli anni dopo la seconda guerra mondiale si ebbero nuove divisioni, l'erezione dei vicariati ap. di Bethlehem e Pretoria nel 1948. L'1 i genn. 1951 nell'U.S.. compressi il Basutoland e lo Swaziland, fu eretta la gerarchia ecclesiastica con 4 arcidiocesi e 17 diocesi : arcidiocesi di Capetown, eretta vicariato ap. nel 1818, nel 1837 ebbe il nome di Capo di Buona Speranza, dal 1847 quello di Capo di Buona Speranza, distretto orientale, affidata al clero secolare. Diocesi di Aliwal, eretta prefettura ap. di Gariep nel 1932, vicariato di Aliwal nel 1936, affidata ai Sacerdoti del S. Cuore. Diocesi di Queenstown, erette missione nel 1929, prefettura ap. nel 1938, vicariato ap. nel 1948, affidata ai Pallottini. Diocesi di Oudtshoorn,
eretta prefettura ap. di Capo di Buona Speranza, distretto centrale, nel 1874, vicariato di Oudtshoorn nel 1948, affidata ai Pallottini. Diocesi di Port Elizabeth, eretta vicariato ap. di Capo di Buona Speranza, distretto orientale, nel 1847, ebbe il nome di Port Elizabeth nel 1939; affidata al clero secolare. Arcidiocesi di Durban, eretta vicariato ap. di Natal nel 1850 , affidata agli Oblati di Maria Immacolata. Diocesi di Mariannhill, eretta vicariato ap. nel 1921, affidata alla Congregazione di Mariannhill. Diocesi di EsHove, eretta prefettura ap. di Zoluland nel 1922, vicariato ap. di EsHove nel 1923, affidata ai Benedettini di S. Ottilia. Diocesi di Kokstad, eretta prefettura ap. di Mount Currie nel 1936, vicariato ap. di Kokstad nel 1939, affidata ai Francescani. Diocesi di Umtata, eretta prefettura ap. nel 1930, vicariato ap. nel 1937, affidata alla Congregazione di Mariannhill. Arcidiocesi di Pretoria, eretta vicariato ap. nel 1948, affidata al clero secolare. Diocesi di Johannesburg, eretta prefettura ap. di Transvaal nel 1886, vicariato ap. nel 1904, ebbe il nome attuale nel 1948, affidata agli Oblati di Maria Immacolata. Diocesi di Lydenburg, prefettura ap. nel 1923, vicariato ap. nel 1948, affidata ai Missionari Figli del S. Cuore. Diocesi di Brekersdorp, eretta prefettura ap. di Swaziland nel 1923, vicariato ap. nel 1939, affidata ai Serviti. Abbazia «nullius» di Pietersburg, eretta prefettura ap. di Transvaal settentrionale nel 1910, abbazia "nullius" di Pietersburg nel 1939, affidata ai Benedettini. Arcidiocesi di Buoemontein, eretta nel 1951, affidata agli Oblati di Maria Immacolata. Diocesi di Bethlehem, eretta vicariato ap. nel 1948, affidata alla Congregazione dello Spirito Santo. Diocesi di Keimors, eretta prefettura ap. di Fiume Orange nel 1885, vicariato ap. nel 1898, ebbe il nome attuale nel 1940, affidata agli Oblati di S. Francesco di Sales. Diocesi di Kimberley, eretta vicariato ap. dello Stato Libero di Orange nel 1886, ebbe il nome attuale nel 1918, affidata agli Oblati di Maria Immacolata. Diocesi di Kroonstad, eretta prefettura ap. nel 1923, vicariato ap. nel 1935, affidata ai Domenicani. Diocesi di Maseru, eretta prefettura ap. di Basutoland nel 1894, vicariato ap. nel 1909, affidata agli Oblati di Maria Immacolata. Diocesi di Lebbe, eretta nel 1952, affidata al clero nazionale. - Vedi tav. LXXXI.

BibL.: A. Perbal, Le premier siècle de l'histoire de l'Eglise en Afrique du Sud, in Ren. d'hist. des missions, 13 (1938), pp. 481303; 16 (1939), pp. 18-36; S. R. Welsh, Portuguese and Dutch in South Africa, Città del Capo 1951; J. E. Brady, Trehhing for Soule, Cedera 1952; anon., The Cath. Church and Southern Africa, Città del Capo 1952.

Giovanni Rommerskirchen
UNIONE UOMINI DI AZIONE GATTOLICA. - E l'organizzazione maschile degli adulti militanti nell'Azione Cattolica Italiana (v.). Essa è formata, secondo l'attuale Statuto (11 ott. 1946), da

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"uomini coniugati o che abbiano compiuto il $30^{\circ}$ anno di età».

La storia dell'U. U. di A. C. si confonde e in gran parte si identifica con quello delle organizzazioni cottoliche di lici in Italia dal 1868, anno della fondazione della Gioventù Cattolica Italiana, ad oggi. Già non pochi adulti entravano o restavano, specialmente se dirigenti, nella filc di essa; adulti, comunque, furono i più dei cattolici militanti che nel 1874 e nel 1875 tennero i Congressi cattolici di Venczia e di Firenze, dando origine, l'anno scguentc, all'Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici (v.). L'Opera assunse presto importanza di prim'ordine nella vita del pucse e nel 1891 si divise in 5 s. zioni, poi dette gruppi. Un nuovo ordinamento all'orgaunizzazione dei cattolici militanti fu dato nel 1906 dal b. Pio X. A parte la Socictà della Gioventù Cattolica e la Fedurazione Universitaria, vennero create: l'Unione popolare (v.), l'Unione Economico-Sociale (v.), l'Unione Elitorale Cattolica (v.). Finalmente nel 1922, pochi mesi dopo la sua el.zione al pontificato, Pio XI dava all'Azione Cattolica Ituliana quellc strutture che sostanzialmente essa conserva tutt'oggi, accentuandone il legame con la gerarchia e il carattere di collaborazione al suo apostolato. E poiché ai giovani e agli universitari si erano aggiunte nel 1908 le doune e nel 1918 le giovani, il Papa nel nov. dal 1922 diede incarico ad A. Ciriaci di curare l'organizzazione degli adulti, che nacque ufficialmente, con decisione della Giunta Centrale dell'Azione Cattolica, il 13 dic.

L'organizzazione prese il nome di Federazione Italiana Uomini Cattolici; suo primo presidente fu Augusto Ciriaci e suo primo assistente ecclesiastico mons. Domenico Tardini, attualmente pro-segretario di Stato di S. Santità. La Federazione si affermò rapidamente, raggruppando numerose associazioni di adulti già esistenti, creandone man mano altre, precisando e approfondendo le proprie finalità, sistemando le proprie strutture organizzative, formando i propri quadri, agendo vigorosamente nei più diversi campi, specialmente in quelli della diffusione della cultura e della pratica religiosa, della famiglia, della moralità, della stampa, dell'azione sociale.

Le tappe più importanti della vita della Federazione vanno considerate le seguenti : il Convegno di Milano del 21 dic. 1922; la costituzione del Consiglio nazionale, il 7 marzo 1923; il primo Convegno dei Presidenti diocesani tenuto a Genova l'8 s.1t. 1923, al qual: il S. Padre inviò, per mezzo del futuro card. Giuseppz Pizzardo, allora sostituto della Sigrctaria di Stato di S. S., un suo documento programmatico di altissimo valore, chiamando, tra l'altro, la Federazione degli Uomini «il nerbo e il fulcro di tutta l'Azione Cattolica»; l'Assemblea nazionale dei Presidenti diocesani a Roma, nei giorni 28-31 ott. 1926, durante la quale Pio XI diede precise ed alte direttive sul tema scottante della politica, affermando che "pur non facendo della politica di partito, l'Azione Cattolica vuol preparare a fare della buona politica, della grande politica"; la nomina ad assistente ecclesiastico, nel 1929, di mons. Ferdinando Roveda, che fino all'8 dic. 1947 doveva essere il saggio e indimenticabile "padre" della Unione; la celebrazione, nel 1932, del decennio dell'organizzazione, che ne dimostrò il mirabile sviluppo; la nomina a presidente centrale, il 7 nov. 1936, in seguito alla morte di A. Ciriaci, di Piero Panighi, il quale per dieci anni diede alla grande famiglia degli Uomini di Azione Cattolica un impulso eccezionale; la celebrazione del ventennio con l'offerta al Papa, tra l'altro, di innumerevoli doni per le missioni, raccolti in una mostra, in Vaticano, che Pio XII definì "straordinariamente grande e bella"; la vita dell'U. U. di A. C. (tale è il nom: ufficiale della Organizzazione dal 31 dic. 1931) durante l'ultima guerra, con il nord dipendente da Piero Panighi e il centro-sud guidato dal vice presidente centrale Urbano Cioccetti; la nomina a presidente centrale, in seguito alla morte di Panighi, di Luigi Gedda, il quale diede all'organizzazione mirabile sviluppo, alta consapevolezza della sua missione e vigoroso ritmo d'azione; il grandioso Convegno nazionale del 7 sett. 1947, quando, a celebrazione del venticinquesimo dell'Unione, superando difficoltà di ogni ge-
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(let. tiomdani)
Unione Uomini di Azione Cattolica - Mons. Angelini parla agli Uomini di A. C. durante la Messa notturna celebrata in Piazza di Siena, in occasione del Trentennio degli uomini di A. C. (11-12 ott. 1952) - Roma.
nere e in un clima di entusiasmo straordinario, oltre 70.000 uomini d'Azione Cattolica di tutta Italia realizzarono in Roma una manifestazione che L'osservatore romano non esitò a definire "la più grande che la storia religiosa ricordi", chiusa in Piazza S. Pietro da un memorabile discorso pontificio; la nomina, l'8 dic. dello stesso anno, di mons. Fiorenzo Angelini ad assistente ecclesiastico centrale; ii sorgere, nel febbr. del 1948, sotto l'impulso della presidenza dell'U. U. di A. C., dei Comitati Civici, i quali, presieduti da Luigi Gedda, recarono subito e in seguito preziosi frutti per il bene cristiano e civico del paese; la costituzione a Lourdes, il 20 sett. dello stesso anno, ad iniziativa dell'U. U. di A. C., della Federazione Internazionale degli Uomini Cattolici; il passaggio di Luigi Gedda alla direzione organizzativa (e poi alla presidenza generale dell'Azione Cattolica Italiana) e, conseguentemente, la nomina del quarto presidente centrale dell'U. nella persona di Agostino Maltarello, nell'ott. del 1949; la celebrazione del trentesimo dell'organizzazione, che vide convenire a Roma, il 12 ott. 1952, 150.000 organizzati i quali offrirono in dono al Pontefice il complesso parrocchiale di S. Leone I (chiesa, casa canonica, sala per le associazioni, cinema-teatro, ambulatorio), costruito nel quartiere Prenestino a ricordo della grande data; la solenne chiusura del trentennio a Genova, il 25 ott. 1953.

Questi dati schematici non dànno, evidentemente, che una pallida idea della struttura e della vita dell'U. U. di A. C.; essi hanno bisogno di essere completati con alcune indicazioni sulle strutture e sulle attivita dell'organizzazione. Meritano anzitutto di essere riportati testualmente gli artt. 63 e 64 dello Statuto dell'Azione Cattolica italiana; art. 63 "l'U. U. di A. C. ha come scopi particolari : a) l'apostolato nella vita pubblica e nell'ambiente sociale; b) la difesa della famiglia; c) la cristiana educazione della gioventù; d) la tutela della moralità pubblica». Art. 64 "A tal fine l'U.: a) cura in modo speciale la preparazione dei suoi soci all'esercizio delle pubbliche funzioni; b) istruisce e tiene aggiornati i soci stessi sui problemi religiosi, morali

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e sociali che richiedono l'attenzione e l'azione dei cattolici; c) con l'Unione Donne di A. C. promuove il Fronte della Famiglia; d) impegna in modo particolare la sua attività nel campo dell'educazione cristiana, della moralità pubblica e della vita sociale». Tali scopi e tali attività corrispondono pressoché alla lettera a quanto la Federazione Italiana Uomini cattolici si prefiggeva già nel Convegno di Milano del 1922.

Vanno particolarmente ricordati gli annuali corsi di religione in tutte le associazioni; le innumerevoli "settimane religiose" realizzate in tutta Italia "per il ritorno degli uomini a Dio"; le vigorose battaglie condotte a difesa della famiglia, per il rispetto del giorno festivo, contro il vizio della bestemmia, per l'educazione dei giovani, per la salvezza dei fanciulli abbandonati o bisognosi, per «il grande ritorno" dei socialcomunisti alla Chiesa, per un costume veramente cristiano, per la diffusione della stampa cattolica, particolarmente di quella quotidiana. Tali attività furono sempre sostenute da una viva e serrata propaganda, realizzata con le visite degli assistenti e dei dirigenti centrali alla periferia, nonché dalla pubblicazione di volumi, di opuscoli e, soprattutto, dei periodici della organizzazione : il Noi Uomini, quindicinale che va a tutti i soci; Prospettive, mensile che va a tutti i centri diocesani; Sussidi, mensile che va a tutte le associazioni.

L'organizzazione raggiunge quasi (art. 1953) i 300.000 soci, distribuiti in più di 12.000 associazioni e in alcune migliaia di "nuclei", piccoli gruppi che rappresentano associazioni nascenti. Negli ultimi 6 anni, dopo una certa flessione dovuta agli avvenimenti dell'ultimo periodo della guerra e del primo dopo-guerra, l'U. U. di A. C. è aumentata di oltre 100.000 soci; le sue attività si sono moltiplicate in quantità ed efficacia; i soci hanno preso sempre maggiore consapevolezza dell'importanza della loro organizzazione e, consci della loro responsabilità dinanzi a Dio e agli uomini, lavorano anche nei posti più alti della vita nazionale con una dedizione che dà ottime speranze per l'avvenire.

Bini.: oltre i prodett: periodici, cf. i discorsi di Pio XII negli AAS: L. Civardi, Manuale di Azione Cattolica, 11 ed., Roma 1984, e le Cronache dei convegni in Civ. Catt. allo stato indicato. Carlo Carbone

UNIONI AMMINISTRATIVE. - Questa denominazione comprende quelle unioni di Stati a determinati fini di cooperazione internazionale, che sono regolate da parti di unione. Questi determinano le finalità della cooperazione, che inducono gli Stati contraenti a costituire "unioni " o istituti (Stati unionisti) con carattere permanente ed i mezzi per raggiungerli, e così dànno vita a organi destinati a produrre effetti sugli ordinamenti interni degli Stati unionisti.

L'unione è quindi internazionale, in quanto è istituita in base ad un accordo internazionale; ma le norme di tale accordo non prendono in considerazione l'attività esterna degli Stati, ma quella interna, in vista di coordinare, armonizzare o unificare addirittura gli ordinamenti interni, per il raggiungimento delle finalità per le quali l'Unione fu costituita. Gli organi unionisti sono quindi organi di cooperazione comuni ai vari Stati unionisti, ma la loro attività non è valutabile agli effetti degli ordinamenti internazionali, e quindi manca ad essi la "personalità internazionale ". Nondimeno non sono mancati nella dottrina e nemmeno nella prassi tentativi per riconoscere almeno a talune unioni (ad es., BIT = Bureau Intern. du Travail) o a taluni organi unionisti la personalità internazionale (ad es., Commissione per il Danubio).

Caso tipico di u. a. è quella postale: una delle più antiche e universali. La finalità che gli Stati si sono proposti costituendo l'unione è di arrivare ad una unificazione interna degli ordinamenti postali (senza toccare l'organizzazione amministrativa dei servizi, che resta disciplinata dalle leggi nazionali) al fine di render facili, rapidi e spediti, per l'uniformità stessa della disciplina i servizi postali, considerati come uno dei servizi fondamentali di ordine economico e sociale. Il bureau di Berna è un organo comune degli Stati unionisti, con funzione di coordinamento, di informazione, di propulsione per
il miglioramento delle intese ecc. Ciò che si regola è il servizio postale, il quale, anche quando è internazionale, ha una origine nazionale. Tale è, infatti, in partenza, anche se la posta è destinata, in arrivo, ad altro Stato.

L'istituzione e la costituzione delle unioni o.li istituti, le loro finalità, funzionamento e regol.m nito giuridico sono disciplinati in accordi internazionali, i qu.li, pur variando secondo le particolari esigenze e le funzioni demandate agli organi unionisti, hanno in sostanza un ordinamento essenzialmente uniforme, secondo un "tipo" che esprime le esigenze del tempo.

Nella seconda metà dello scorso secolo molte fondamentali unioni furono create secondo la concezione unica che convenisse che l'organo dell'Unione (bureau) fosse in un paese centrale dell'Europa e neutrale, onde fu prescelta prevalentemente la Svizzera e si lasciò che il governo svizzero controllasse il bureau e questo vivesse secondo la legge elvetica. Furono cosi costituiti a Berna l'Ufficio internazionale per la proprietà letteraria ed artistica e quello per la proprietà industriale, quello delle poste, dei telegrafi (poi delle telecomunicazioni), delle ferrovie, ecc. Altre unioni furono costituite in altri paesi, secondo principi analoghi, specialmente a Parigi.

Quando fu costituita la Società delle Nazioni (v.) non maneb qualche tendenza a condurre nel quadro societario le unioni esistenti - già numerose - ma si fini per rispettarle, anche in omaggio alle benemerenze dei paesi che le avevano ospitate, creandone numerose altre nuove, che assunsero il nome di istituti o organizzazioni, e che furono modellate anche su un tipo unico ed uniforme. Esse sono cadute con la Società delle Nazioni ( $1^{\circ}$ genn. 1947) ma l'ONU (v.) le ha riprese e moltiplicate, con la tendenza, molto accentuata, ad assorbire le precedenti iniziative, istituendo e costituendo le nuove secondo un ordinamento sostanzialmente uniforme, e secondo i seguenti principi fondamentali : 1) ne fanno parte di diritto (adesione automatica) tutti gli Stati membri dell'ONU, ma ne possono far parte anche i non membri, per la via dell'adesione (che diventa ammissione p:r gli Stati ex-nemici delle Nazioni Unite); 2) i rapporti fra organizzazioni e Stati membri sono disciplinati dalle norme di uno statuto adottato per via convenzionale; 3) le organizzazioni godono di una larga autonomia, m.dgrado l'i