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 barocco romano e dell'opera di Lorenzo Bernini, che U. ebbe familiare. Sono celebri : il baldacchino di S. Pietro, la chiesa di S. Andrea della Valle, il monumento funebre di U. dove, a fianco del Papa, giganteggiano le statue della Giustizia e della Carità; la fontana di Trevi e quella di Piazza Barberini; gran parte di Piazza Navona, ed infine Palazzo Barberini, nel quale splendette il genio di lui. U. proseguì degnamente il mecenatismo di Sisto V, Clemente VIII e Paolo V. Grandi artisti lavorarono, da lui invitati e carezzati: oltre il Bernini, Pietro da Cortona, Andrea Sacchi, Maderno, Domenico Castelli, Vincenzo della Greca, Bartolomeo Braccioli.

Bim.: F. Gregorovius, U. VIII e la sua opposizione alla Spagna e all'Imperatore, Roma 1879; A. Leman, Urbain VIII et la rivalité de la France et de la Maison d'Autriche de 1631 à 1635, Lilla 1919; R. Guassa, La guerra per la successione di Mantova e del Monferrato, Mantova 1926; O. Pollak, Die Kunsttätigkeit unter Urban VIII., Vienna 1927; Pastor, XIII (con ricchissima bibl.); G. Albion, Charles I and the Court of Rome, Londra 1933; J. Griser, Päpstl, Finanzen, Negotizmo und Kirchenrecht unter Urban VIII., in Xenia Plana, Roma 1943, pp. 207-366.

Raffaele Cissca
URBINO, arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi in provincia di Pesaro, nelle Marche. Ha una superficie di 465 kmq . con una popolazione di 47.000 ab . tutti cattolici; conta 97 parrocchie servite da 113 sacerdoti diocesani e 8 regolari; ha 2 comunità religiose maschili e 12 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 438 ).

Non si conosce l'origine di questa diocesi : può farsi risalire al sec. Iv. E dubbio se un Evandro, che fu pre-

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sente al Concilio Romano del 313 , si possa assegnare ad U. (cf. Lanzoni, I, p. 503). Un Lconzio, forse già ricordato da Pelagio I, fu certamente inviato da s. Gregorio Magno come visitatore ed amministratore a Rimini (593-96) e lo stesso incarico ebbe da lui Sebastiano nel 599. Un vescovo Esilarato è ricordato nel 680 . Al principio del sec. xI sono ricordati un Teodorico e poi un Teuzone, illustre per la sua pietà, cui successe Mainardo, il quale avrebbe avuto in dono o avrebbe rapite a Città di Ca stello le reliquie di un martire Crescenziano (Lanzoni, I, p. 485). A lui s. Pier Damiani indirizzò il suo De eleemoxyna (opusc. IX); è venerato come beato. Il + giugno 1563, essendo vescovo il card. Giulio della Rovere, Pin IV costituì U. in arcivescovato dandogli come suffraganei i vescovati di Cagli, Senigallia, Pesaro, Fossombrone, Montefeltro, Gubbio. Nel 1635 Urbano VIII aggiunse Urbania e S. Angelo in Vado.

La prima notizia certa sul Capitolo cattedrale rimonta al 21 genn. 1069 quando il vescovo Mainardo confermò ai canonici, allora in numero di 12 , i beni della mensa capitolare. La metropolitana urbinate, insigne per privilegi e per tesori artistici, è dotata di una notevole cappella musicale istituita dal duca Guidobaldo I nel 1507, provveduta di un vistoso patrimonio. L'antica Cattedrale era la chiesa di S. Sergio Martire; nel ro2r il vescovo Teodorico la trasferì con il Capitolo dove è ora. Nel 1474, duca Federico, si cominciò la nuova fabbrica del Duomo. Il 12 genn. 1789 cadde la cupola, sprofondando nel sottoposto oratorio della grotta, seppellendo nelle sue rovine opere pregevoli di vari pittori, così pure il prezioso altare maggiore, dono di Clemente XI. Il nuovo Duomo fu subito riedificato per merito dell'arciv. Berioli su disceno del Valadier, inaugurato e consacrato l'8 sett. 1801. Il tempio è diviso in tre maestose navate; le due cappelle del S.mo Sacramento e della Concezione sono quanto è rimasto dell'antico edificio. La facciata è architettura di Camillo Morigi di Ravenna. Nell'Oratorio della grotta si ammira il famoso Cristo del Bandini. Nell'oratorio di S. Croce ha sede la ven. Confermenita dei Disciplinati di S. Croce, che si vuole istituita nel 1318. Si ammirano due affreschi, l'uno rappresentante $S$. Sebastiano, attribuito a Giovanni Santi, l'altro la Madonna col Bambino, lavoro di Ottaviano Nelli. In un pregevole ciborio si conservano le reliquie della Passione. L'oratorio di S. Giovanni Battista risale al 1365 come da bolla dell'Archivio della Cancelleria. L'interno dell'Oratorio fu affrescato dai fratelli Salimbeni da Santeverino ( 1416 ). Sulla parete di fondo è figurata la Crocifissione, sulle pareti la vita di s. Giovanni Battista. Nella chiesa di S. Domenico (sec. xiv) il meraviglioso portale è opera di Tommaso di Bartolomeo detto Masaccio, fiorentino (1406-56); le terrecotte sono di Luca della Robbia (1400-81). Non si ha memoria precisa sulla fondazione della chiesa di S. Francesco (sec. xili), in cui il magnifico portico della facciata e il campanile sono le uniche parti rimaste dell'antica costruzione, sorta nella seconda metà del Trecento. Il dipinto più importante è quello di Federico Barocci, sopra l'altare maggiore. Rappresenta il Perdono di Assisi. La fabbrica della chiesa di S. Bernardino (sec. xv) e del convento fu incominciata dal conte Guidantonio Feltrio nel 1425, proseguita dal figlio Oddantonio, terminata dal duca Federico; vi sono le tombe del duca Federico, Guidobaldo I, Elisabetta Gonzaga. Anche nel territorio urbinate fiori nel medioevo la vita monastica nei tre monasteri di S. Silvestro a Secchieto, ricordato da s. Pier Damiani: ai Benedettini Alessandro IV nel 1258 vi sostituì le Clarisse; S. Angelo di Gaifa, che nel 1480 fu assegnato agli Olivetani; S. Vincenzo a Pietra Pertusa (Badia del Furio) ricordato sin dal sec. x; ne parla s. Pier Damiani nella vita di s. Romualdo: il vescovo di U. lo afflilò al monastero di Fonte Avellana (P. F. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, p. 219).

Uomini illustri urbinati : primo fra tutti papa Clemente XI (Giovanni Francesco Albani; 1649-1721), il card. Francesco Ugurezione Brandi; il card. Ippolito de' Medici; il card. Giulio Feltrio della Rovere; il card. Ulderico dei conti di Carpegna; il card. Gaspare Carpegna; il card. Domenico Riviera; il card. Annibale
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(let. Alinari)
Ubbino. ARCidIOCESI di - Martirio di s. Sebastiano, dipinto di G. Santi (sec. xv) - Urbino, Palazzo Ducale, Galleria nazionale delle Marche.

Albani; il card. Alessandro Albani, il card. Benedetto Veterani; il card. Giovanni Battista de Praetis; il card. Gianfrancesco Albani; il card. Giuseppe Albani; il card. Castruccio Castracane degli Antelminelli.

Per santità vanno ricordati come beati i terziari francescani Giovanni Pelingotto (1240-1304); Antonio (13361421); Giovanni (1337-1439); Pietro Spagnoli (m. nel 1415); Pietro da U. (m. nel 1438); Donato (m. nel 1503); Gaspare Dondi (m. nel 1506). Inoltre il b. Sante Brancorsini (1343-94), la b. Serafina Sforza (1434-78) e il b. Benedetto Passionei, cappuccino ( 1560 -1623).

Fra i matematici si ricorda Federico Comandino; fra i letterati Bernardino Baldi, Raffaello Fabretti e Polidoro Virgili. Particolare importanza nella vita artistica italiana hanno gli artisti urbinati. Basti ricordare, nella pittura: Raffaello, Coradini detto Fra Carnevale, Giovanni Santi, Timoteo Viti, Federico Barocci. Nell'architettura: Donato Bramante, Girolamo Genga.

BibL.: Lanzoni, I, p. 503; G. Colucci, Antichità picene, voll. III, IV, IX, XXII, Fermo 1794; C. Grossi, Commentario degli uomini illustri di U., Urbino 1826; D. A. Lazzari, De' vescovi d'U., ivi 1805 ; id., Le chiese di U. e pitture, ivi 1801 ; Eubel, I. p. 509 ; II, p. 285 ; III, p. 344 ; IV, p. 323 ; V, p. 399 ; B. Ligi, Mem. ercles. di U., Stew 1938. Bramante Ligi

Il Ducato di U. - Feudo pontificio, già nel sec. viII era possesso della Chiesa e fu occupato da Desiderio, che intendeva così vendicare l'esecuzione di Afiarta, ordinata dall'arcivescovo di Ravenna.

Ebbe ordinamenti di libero comune, venne poi in possesso della famiglia dei Montefeltro, che vi ebbero il titolo di conti dalla fine del sec. xII. Buonconte fu riconosciuto signore di U. da Federico II nel 1213, ma incontrò opposizione nei cittadini. Gli successero Montefeltrino Novello e Guido. Questi, glibellino, scomunicato da Martino IV, dovette abbandonare temporaneamente U. e nell'apr. 1282 riuscì a rientrarvi dopo sanguinosi combattimenti ed in seguito al rientro poté venire a patti con il Papa (1283). Successivamente dovette lasciare nuovamente la città e solo nel 1292 riebbe la signoria di U. Vi fu, quindi, un periodo di alterne vi-

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(ptt. Biblioteca Vaticana)
ARCIDIOCESI di - Federico di Montefeltro, duca d'U., loro Landino, secondo alcuni, oppure secondo altri il pitiude eancesco di Giorgio Martini. Dipinto a tengers attribuito a Francesco di Giorgio Martini, premesso alle Disputationes camaldulenses di Cristoforo Landino - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 508, fol. 17 (1475).
cende, in cui i Montefeltro perdettero e riacquistarono varie volte U. Vennero esiliati dall'Albornoz (1359) ed infine, nel 1443, Oddantonio riusciva ad insediarvisi. Il paese raggiunse il massimo splendore sotto il governo di Federico da Montefeltro ([v.] 1444-82). Questi accrebbe il territorio del Ducato, ottenendo nel 1445 la cessione di Fossombrone, per cui venne scomunicato da Eugenio IV e successivamente assolto nel 1450 da Niccolò V. Federico combatté in favore del Papa contro il Malatesta, sconfiggendolo sul Cesano, presso Senigallia, nel 1462 ed in seguito a tale vittoria allargò ancora il suo dominio conquistando Fano (1463). Nel 1474 fu riconosciuto duca di U. da Sisto IV. Durante il periodo del suo governo Federico ospitò alla sua corte in U. letterati ed artisti, fondò una biblioteca e fece costruire da Luciano Laurana il Palazzo ducale. Gli succedette il figlio Guidobaldo (1482-1508). Questi prese parte alle operazioni contro gli Orsini, militando per il Pontefice. Fu costretto da Cesare Borgia a lasciare U., dove rientrò in seguito alla congiura della Magione. Ne fu ancora espulso e poté ritornarvi definitivamente solo nell'ag. 1503 dopo la morte di Alessandro VI. Fu in ottimi rapporti con il successore di Alessandro, Giulio II, che ebbe suo ospite in U. nel sett. 1506, in occasione della sottomissione di Perugia al Papa, che scortò fino a Bologna quando questi, dopo aver allontanato dalla città Giovanni Bentivoglio ed averle evitato il saccheggio, vi si recò nel nov. 1506. Lo riaccolse in U. nel marzo 1507, quando Giulio II era in viaggio per tornare a Roma. Spentosi Guidobaldo senza eredi diretti, il Ducato passò al nipote Francesco Maria della Rovere (1508-58) che, dopo aver molto lottato, dovette lasciarlo dal 1516 al 1521 a Leone X, che lo donò a Lorenzo II de' Medici, suo nipote. Il Ducato ebbe ancora un periodo di splendore con il figlio di Francesco, Guidobaldo II (1538-74), che visse a Pesaro, circondandosi di
una corte fastosa, ma per sostenerne le spese dovette inasprire le imposte, provocando malcontento e rivolte. L'ultimo duca fu suo figlio Francesco Maria II, che fu obbligato da Urbano VIII ad accettare la devoluzione del Ducato alla Chiesa. Tale devoluzione avvenne alla sua morte (1631), ma già dal 1625 egli aveva quasi completamente ceduto il potere ad un prelato, che governava in sua vece. In seguito, e tranne una breve parentesi durante la Rivoluzione Francesc, U. segui le sorti dei domini pontifici, finché, nel 1860 , non fu annesso al Regno d'Italia. - Vedi tav. LXXXVI.

Bibl.: Vespasiano da Bisticci, Vite: Federico duca di U., ed. L. Frati, I. Bologna 1892, p. 265 sgg.; B. Baldi, Della csta e dei fatti di Guidobaldo da Montefeltro duca di U., $2^{\circ}$ ed., Milano 1852; F. Ugolini, Stor. dei conti e duchi d'U., Firenze 1859; R. Honig, Guido da Montefeltro, Bologna 1901; Th. Hofmann, Bauten des Herzogs Federico di Montefeltro als Erstwerke der Hochrenaisonne, Lipsia 1905; A. Venturi, L'ambiente artist. urbinate nella seconda metà del 1400 , in L'nets, 70 (1917), p. 278 sgg.; R. de la Sizcranne, Le vertueux condottière Federico de Montefeltro duc. d'U., Parigi 1927; G. Franceschini, Lo Stato d'U. dal tramonto della dominazione feudale all'inizio della signoria, in Atti e mem. Dep. Storia patria Marche, $5^{\circ}$ serie, 4 (1941), pp. 1-55; G. Forchielli, Le pieve rurale della vecchia diocesi urbinate, Urbino 1949; G. Franceschini, Mem. ecclesiast. di U., in Atti e mem. d. Dep. d. storia patria Marche, $7^{\circ}$ serie, 5 (1950), pp. 39-72.

Giuseppe Comidio
URGA, missione di. - Comprende tutta la Mongolia esterna, regione mai evangelizzata, a causa delle difficilissime condizioni di trasporto per il deserto del Gobi e degli ostacoli opposti dal governo russo degli zar. Dopo la loro caduta si sperava in una libertà religiosa maggiore.

Inoltre i mezzi moderni di comunicazione facilitavano i contatti con quella terra. Perciò il 14 marzo 1922 venne eretta la Missione "sui iuris " di Mongolia esteriore, con territorio distaccato dal vicar. apost. di Mongolia centrale (diocesi di Siwantze) e affidata ai Padri di Scheut. Per decreto del 3 dic. 1924 ricevette la denominazione di "Missione di U.", capitale del paese. Essendo però la regione caduta sotto il controllo della Russia sovietica, i missionari non vi poterono mai entrare. Una relazione del 1921 dice che il numero dei cattolici raggiungeva il centinaio tra mercanti e emigrati.

Bibl.: AAS, 14 (1922), p. 272; 17 (1925), p. 25; MC, 1950, p. 302.

Nicola Kowalsky
URGEL, diOCESI di. - Diocesi della Spagna nella Catalogna, in provincia di Lerida, con residenza in Seo de Urgel a 700 m . di altezza, sulle rive del Segre. Il territorio della diocesi si estende per 7950 kmq . non solo nelle province civili di Lerida e di Gerona, ma anche in quella di Huesca e in Francia e nell'Andorra di cui il vescovo di U. è dal 1278 principe dello Stato.

Ha una superficie di 7930 kmq . con una popolazione di $142.084 \mathrm{ab} .$, quasi tutti cattolici, distribuiti in 497 parrocchie, servite da 256 sacerdoti diocesani e 28 regolari; ha due seminari; 10 comunità religiose maschili e 34 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 439). La diocesi è suffraganea di Tarragona. Tra i suoi vescovi il più antico noto è s. Giusto della metà ca. del sec. vi; vengono poi Felice, m. nell' 818 ; s. Ermangol (roio-35; cf. Martyr. Romanum, p. 495); s. Oddone, m. nel (122; Pedro de Luna (13651370) poi antipapa; il teologo A. Capilla (1588-1609); L. Diaz Aux de Armendáriz (1622-27); A. Perez (1627-33); J. Benloch y Vivo (1906-19), poi cardinale.

La Cattedrale, dedicata a s. Oddone, fu iniziata al principio del sec. xi da s. Ermengol e finita nel 1175 da maestri lombardi, come il chiostro. La sua pianta è ispirata a quella dell'abbazia di Ripoll; la sua imponente architettura, le belle proporzioni della navata centrale, le artistiche absidi furono deturpate poi nel sec. xviri. L'altar maggiore è gotico, sul tipo di quello della cattedrale di Barcellona. Fu saccheggiata nel 1936. Annesso alla Cattedrale è l'artistico chiostro dalle larghe gallerie romaniche, meno quella ad oriente che è posteriore. A sinistra della Cattedrale è la "Parroquia " in stile classico del sec. xviri;

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il Palazzo episcopale è di diverse epoche, con un elegante patio e una torre quadrata.

Fra i manoscritti si ricordano il celebre codice dell'Apocalisse (P. Pujol i Tuban, De paleografia visigótica a Catalunya: El còdico de l'Apocalipsi de Beatus de la Catedral d'U., in Bolletí de la Bibl. de Catalunya, 4 [1917], pp. 6-27); un codice dei Dialoghi di Gregorio Magno del sec. s.fins. XI, 173), una Bibbia del sec. xi (XI, 175); il manoscritto del monaco Guillerm Costa de Curu, priore di S. Maria di Ripoll, ecc.

Notevole è la chiesa fondata da s. Ermengol, dedicata a s. Michele, per gli affreschi del sec. xir che contiene. Nell'Archivio della Cattedrale si conservano preziosi documenti originali come uno di Silvestro II per il vescovo Sala del maggio 1001; una dotazione del vescovo Ermengol al Capitolo del ioro; una dotazione di Benedetto VIII per detto vescovo del 1012; una di Eugenio III al vescovo Bernardo del 17 marzo 1131; alcune di Alessandro III (1163-75).

A Tremp è il santuario di S. Maria de Pallars, ora S. Maria de Valle de Flores. Distrutta la primitiva chiesa degli Arabi, fa rifatta dal vescovo Bernardo nel 1087 e dotata dal conte Raimondo di Pallars e dalla sua famiglia; divenne poi collegiata (A. Coy y Cotonat, Sort y comarca Neguera Pallaresca, Barcelona 1906; M. Lledon y Mir, Historia de la antigua villa hoy ciudad de Tremp, Barcellona 1917). Il papa Pio XI, con lettera apostolica del 23 genn. 1923, elevò a titolo e dignità di basilica minore il santuario di Tremp (AAS, 15 [1923], pp. 146-47). In Tremp fu anche il convento domenicano di S. Giacomo de Pallars detto "Schola Christi". A Nuria nel Fresser, a 1983 m . di altezza è un santuario del sec. xi con una chiesa del 1642 e un'altra moderna. A Gerri l'abbazia di S. Vincenzo fondata dal conte Pallars, oggi N. S. de Gerri (J. Pasqual, Principio, progresos y decadencia del R. Monasterio de S. Vicente (hoy de Nuestra Señora) de Gerri, in Revista de Ciencias historicas, I [1880], pp. 54 sgg). A Mur si trova un monastero fondato dal conte Pietro di Pallars nel 1108; è ricordato nel Liber Censuum (ed. Fabre-Duchesne, p. 17; J. Miret y Sans, Nota a la fundació del monestir de Mur, in Boletin de la R. Academia de Buenas Letras de Barcelona, 6 [1941]). Ad Ager (Aggerense Castrum) la chiesa di S. Pietro con annesso monastero è ricordata nel Liber Censuum (ed. Fabre-Duchesne, I, p. 216; II, p. 116); si hanno anche documenti del papa Alessandro III all'ab. Raimoro del 1163 e 1179. A Castelbò è l'abbazia femminile di S. Cecilia di Elina del 1436.

Bibs., Eubel, I, pp. 509-10; II, p. 286; III, p. 344; IV, p. 353; V. p. 399; P. Sanz Barreda, Monografia de la Catedral de U., Barcellona 1906; P. Fr. Kchr. Urbanden in Spanien, I. Berlino 1926, p. 163 sgg.; J. Puig y Cadafahch e P. Pujol, S. Maria de la Sra de U., Barcellona 1918; J. Wincke, Doeum, selecta, ivi 1936; P. Pujol i Tuban, L'acte de consegnació i dotació de la catedral de U. de l'any 819 a 839, in Estudis Romanics, II, ivi 1917; J. Calmette, Les premiers contes carolingiens d'U., in Mbl. d'arch. et hist., 22 (1902); J. Martines Mier, Memoria sobre la fundación y origen de la ciudad de la Sro de Urgel, Tortosa 1884. Enrico Josi

URIA ("La mia luce è Jahweh»?). - Uomo di guerra, uno dei trenta gibbôrim di David (II Sam., 23, 39). Era hittita d'origine; il suo nome potrebbe essere adattamento di un nome teoforico straniero.

Prode e leale, fu doppiamente danneggiato dal peccato di David (ibid. i1). Era alla guerra contro gli Ammoniti quando il Re commise adulterio con sua moglie Bethaabea (v.). Chiamato tanto a Gerusalemme con un pretesto, affinché, passando qualche giorno in casa, il nascituro potesse essere considerato suo, sventó, inconsapevolmente, i piani del Re e passò la notte al corpo di guardia del Pa lazzo. David lo rimandò allora al campo, latore per loab (v.) di una lettera in cui erano istruzioni perché fosse abbandonato al pericolo in battaglia all'assedio di Rabbath Ammon. E combattendo morì.

Altri U. nominati nella Bibbia: un sacerdote del tempo di Achaz (Jl. 8,2; II Reg. 16, 10-16); un coraggioso profeta contemporaneo di Geremia (Ier. 26, 20-23); uno o due sacerdoti del tempo di Esdra (Esd. 8,33; Neh. 8,4).

Gino Bressan
'ORIM e TUMMIM. - Misteriosi oggetti usati nell'antico Israele per trarre le sorti sacre (I Sam. 28, 6). Il significato più probabile dei due nomi è «luce» e "integrità ", ma rimane dubbio a che i due nomi si riferissero (la colpevolezza o l'innocenza di un individuo? cf. I Sam. 14, 41: Settanta).

Erano contenuti in una piccola borsa, pendente dal petto del sommo sacerdote, cui ne spettava esclusivamente l'uso (Ex. 28, 30; Lev. 8,8; Num. 27, 21; Deut. 33, 8). Erano considerati far parte della veste sacerdotale, l'ophod (v.), anzi intesi implicitamente in quest'ultimo nome, quantunque mai con esso ricordati esplicitamente (I Sam. 14, 18, testo critico; 23, 9; 30,7). Il loro uso, attestato più volte al tempo di Saul e David, scompare in seguito, forse soppiantato dal profetismo; al tempo di Esdra si ha solo la speranza che Dio suscitì un sacerdote che sappia usarli (Esd. 2, 63). Come si ottenessero i responsi per mezzo degli 'ú. e t. è detto solo in I Sam. 14, 41, Settanta (testo dubbio, che manca nel testo masoretico). Essendo ignoto l'autore d'una colpa durante una campagna militare, Saul mise sé e il figlio Jonathan da un lato, l'esercito dall'altro e disse: «Se è in me o in mio figlio questa iniquità, o Signore, Dio d'Israele, dà gli 'ú.; se invece è in Israele tuo popolo, dà i $t$.»; la sorte cadde su Jonathan e Saul; ripetuta la prova tra padre e figlio, la sorte designò Jonathan. L'episodio suggerisce, a parte le fantastiche interpretazioni del tardo giudaismo, che i due oggetti fossero due pietruzze, varie di materia, colore, forma, dette una 'ú., l'altra $t$.; il pontefice le mescolava nella borsa e ne traeva una, alla quale, per designazione antecedente, era affidato il responso.

Gino Bressan
URMIA DEI CALDEI : v. hezayeh dei caldei.
UR-NAMMU, codice di. - Testo legislativo, decifrato nel 1952, che oggi può considerarsi il più antico "codice" di diritto conosciuto, e già attesta non solo una lunga tradizione di diritto, ma addirittura di riforme del diritto, e prova la coerente tradizione giuridica della Mesopotamia sumerica e accadica (v. hAMMURABI).

Ha per autore il re Ur- ${ }^{\text {d }}$ Nammu ("servo della dea Nammu ", l'Oceano primitivo concepito come madre universale), fondatore della terza dinastia di Ur (ca. 2050ca. 1950 a. C.).

Contiene (nella prefazione) principi di diritto socialmente pregevoli : "che l'orfano, la vedova non diventi preda del ricco ", "chi ha un siclo d'argento non diventi preda di colui che ha una mina ( $=60$ sicli) ". Solo cinque sono le leggi decifrabili : l'art. 1 stabilisce le ordalie del Fiume; l'art. 2 il ritorno dello schiavo al padrone; gli artt. 3-5 le compensazioni a causa di certi casi di lesione corporale. L'assenza della legge del taglione (v.), cosí caratteristica per la legge medio-assira, diffusa anche nel Codice di Hammurabi e nella legislazione del Pentateuco, è dovuta allo sforzo di umanizzare la legge; in ciò il nuovo codice va d'accordo, a quanto si può adesso giudicare, con gli artt. $42-48$ del Codice di Bilalama (trovato nel 1948) e con la legge hittita.

Bibs.: S. N. Kramer, The oldest locos, in The scientific American, 188, i (genn. 1923), pp. 26-28 (con testo cuneiforme del dritto e trascrizione di gran parte del rovescio); P. Nober, Codex U.-N., in Verbum Domini, 31 (1923), pp. 65-69. Pietro Nober

URRÁBURU, Joan José. - Gesuita, filosofo scolastico, n. a Cohnuri (Biscaglia), il 20 maggio 1844, m. a Burgos il 10 ag. 1904.

Entrato nell'Ordine nel 1860 e compiuti gli studi, insegnò qualche anno filosofia e teologia a Poyannes (Francia) ai suoi contrasteli ivi rifugiatisi, perché esiliati dalla Spagna; poi nel 1876 fu chiamato alla Università Gregoriana per la cattedra di filosofia che tenne nove anni (1876-87). Tornato in Spagna, fu successivamente rettore del Collegio di Valladolid (1887-90) dello Scolasticato di Ofia (1891-96) del Seminario centrale di Salamanca (1896-1902).

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Il suo insegnamento è raccolto nel suo corso completo di filosofis: Institutiones philosophicae ( 8 voll., Madrid 1890-1900), che poi riassunse nel Compendium philosophiae scholasticae ( 5 voll., ivi 1902-1904). Sebbene alquanto prolisse, le Institutiones furono accolte e ancora sono lette per la chiarezza, il metodo rigoroso, l'analisi penetrante, l'informazione estesa e sicura sia del filosofi scolastici, che degli altri, anche avversari, e per la esattezza, congiunta ad una cavalleresca cortesia, nel riferire e discutere le opinioni contrarie. Non si può dire che l'U. sia un autore originale, ma segue la linea tradizionale, con più stretta aderenza al Suárez. Due serie di articoli meritano di essere ricordati: El verdadera puesto della filosofia entre las denais ciencias (in Rucón y Fe, I [1901], pp. 27-69, 137-52) e El principio vital y el materialismo ante la ciencia y la filosofia (ibid., 8 [1904], pp. 313-26; 9 [1904], pp. 180-91, 323-41; 10 [1904], pp. 219-31; 11 [1905], pp. 54-66), che richiamò l'attenzione di molte riviste straniere.

BibL.: J. Espi, Un nuevo libro de filosofia escolástico, in Rucón y Fe, 4 (1902), pp. 30-37; A. Nadal, La psicologia de p. U., ibid., 14 (1906), pp. 314-30; C. Eguia Ruiz, En el centen. natal del p. U., in Estudios ecles., 19 (1945), pp. 43-59.

Calestino Testore
URSACIO. - Vescovo ariano di Singiduno nella Mesia superiore; giovane ed ignorante, perverso e versipelle, come lo definisce s. Ilario, era stato istruito nell'eresia dallo stesso Ario, quando dopo il Concilio di Nicea fu cacciato in esilio nell'Ilirico.

Insieme con Valente di Mursa fu par ca. 30 anni uno dei più attivi spregiudicati ariani e accanito nemico di s. Atanasio. Contro di lui lo si vede la prima volta al Concilio di Tiro (335); fece parte della commissione d'inchiesta inviata nella Mareotide. Dopo il Sinodo della dedicazione dell'Anastasis a Gerusalemme, fu uno dei legati a Costantinopoli che con le loro calunnie ottennero da Costantino la cacciata in esilio di s. Atanasio. Nel 343 fu al Concilio di Sardica dove fu scomunicato e deposto. Nel 347, essendo per un momento in ribasso il partito degli ariani, chiese al Sinodo di Milano e poco dopo anche al papa Giulio I, di essere riammesso alla Comunione previa ritrattazione di quanto aveva fatto contro s. Atanasio condannando la dottrina ariana; e l'ottenne, ma per ritornare ben presto all'arianesimo. Partecipò quindi al Sinodo di Sirmio contro Fotino (351), a quello di Arles contro s. Atanasio (353) e a quello di Milano (355). Nel 357 era di nuovo a Sirmio tra i redattori della formula anomea ( $2^{\text {a }}$ di Sirmio) sottoscritta dal vecchio Osio di Cordova. L'anno successivo sottoscrisse la formula di fede di Basilio di Aesdra. Subito dopo però, avendo ottenuto insieme con gli altri ariani la convocazione di due distinti concili per gli Orientali e gli Occidentali, partecipò alla redazione della formula omoiana di Sirmio che portò al Concilio di Rimini (359). Qui fu l'anima della fazione ariana e dopo essere stato successivamente deposto e riabilitato, riuscì infine, con inganno, a fiaccare le ultime resistenze dei pochi vescovi restii a firmare la formula eretica. Fu quindi uno degli inviati a Costanzo e nel Sinodo convocato poco dopo a Costantinopoli (genn. 360) si adoperò per ottenere l'adesione dei legati del Concilio di Seleucia e fece che l'Imperatore imponesse a tutti la dottrina omoiana. Anche dopo la morte di Costanzo (361) i capi ariani si agitarono ancora e U. nel 366 scrisse insieme con altri una lettera minacciosa a Germinio di Sirmio perché aveva abbandonato gli antichi compagni. Un'ultima volta nel 369 U. fu scomunicato da papa Damaso nel Sinodo romano; dopo non si sente più parlare di lui. Era già morto nel 375 .

BibL.: s. Ilario, Opera, in CSEL. 65, passim (v. indice); s. Atanasio, Opera hist., in PG 25, passim; Socrate, Hist. eccl., I-II, passim; Sosomono, Hist. eccl., II-IV, passim; Tillemont, VI, passim (v. indice); Fliche-Martin-Frutaz, III, passim (v. indice).

Agostino Amore
URSINO, antipapa. - Morto papa Liberio (sett. 366) mentre nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina veniva canonicamente eletto il diacono Damaso, nella « basilica Julii» (S. Maria in Trastevere) 7 presbiteri
e 3 diaconi eleggevano il diacono U. tosto consacrato dal vescovo di Tivoli.

Lo scisma degenerò subito in guerra civile e Roma divenne teatro di scene di sangue. Un gruppo di damasiani infatti per 3 giorni assediò la basilica Julii e alla fine ebbe il sopravvento: si furono morti e feriti; U. ed i 2 diaconi furono cacciati in esilio. I presbiteri però rimasti a Roma continuarono per loro conto le adunanze liturgiche. Per troncare ogni motivo di lotta anch'essi furono arrestati, ma i loro seguaci li sottrassero alla polizia e tutti insieme occuparono la Basilica Liberiana. I damasiani li assediarono ancora una volta e riuscirono a sopraffarli in una mischia nella quale perirono 137 persone. Damaso rimase padrone della situazione e, tornata la calma, nel sett. 367 fu permesso agli esiliati il ritorno. I disordini però ricominciarono ed il prefetto della città fu costretto a rinviare in esilio U. ed i suoi aderenti. Un gruppo di fanatici continuava però a radunarsi nella basilica di S. Agnese sulla Via Nomentana; ne nacquero nuovi tumulti; fu vietato allora agli sciamatici di radunarsi entro il circuito di 20 miglia da Roma. U. che intanto era stato relegato a Colonia ottenne di dimorare a Milano dove si uni con gli ariani e con Valente di Pettau. Pur lontano da Roma non cessava di creare molestie a Damaso e istigò l'ebreo convertito Isacco ad intentare un processo contro il Papa, il quale fu però riconosciuto innocente. Per impedirgli di nuocere s. Ambrogio pregò per lettera l'imperatore Grasiaino di por fine alle mene dello scisma (381). U. poco dopo mori.

BibL.: Colles. Avellana, Epp., 1. v-xili, ed. O. Günther in CSEL. XXXV, pp. 2-4, 48-55; Ammiano Marcellino, Herom gest., XXVII, 3; Socrate, Hist. eccl., IV, 22; Sosomono, Hist. eccl., VI, 23; Tillemont, VIII, pp. 387-95, 407-12; L. Duchesne, Hist. soc. de l'Egl., II, Parisi 1910, pp. 453-61, 466-70; A. Ferrus, S. Maria Maggiore e la basil. Scienza, in Civ. Catt., 1938, III, pp. 53-61; Fliche-Martin-Frutaz, III, p. 240 sgg.

Agostino Amore
URSMARO, santo. - N. a Floxon (Avcatem) nella Tiérache, il 27 luglio 644, fu posto molto presto nel monastero di Lobbes (dioc. di Cambrai) fondato da s. Landelino che lo ordinò sacerdote e lo nominò suo successore quando, nel 686 , si ritirò in solitudine.
U. compl. tò l'abbazia di Lobbes e ne dotò parecchie altre. Si fece poi missionario, dopo aver ricevuto, nel 691, la consacrazione episcopale. Evangelizzò la Thiérache, la Morinie e una parte della Fiandra. Morì dopo nove anni di malattia, il 18 apr. 713; però sin dal 711 aveva rinunziato all'abbazia in favore di Irminone.

BibL.: Ph. Schmitz, Uremor, in Biographia nationale, XXV, p. 944; J. Warichez, L'abbaye de Lobbes, Lovanio 1909, pp. 16-19. 24-29; E. de Moreau, Histoire de l'Eglise de Belgique, I. Bruxelles 1940, pp. 120-21.

Terboult de Morembert
U.R.S.S. : v. UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIA. LISTE SOVIETICHE.

URUGUAIANA, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Rio Grande do Sul, in Brasile.

Ha una superficie di $89.953 \mathrm{~kmq}$., con una popolazione di 668.747 ab., di cui 650.000 cattolici. Conta 34 parrocchie, con un seminario minore, 39 sacerdoti diocesani e 42 regolari, 15 comunità religiose maschili e 47 femminili. La diocesi fu eretta dal b. Pio X con la bolla Praedecessorum nostrorum del 15 ag. 1910 e suo primo vescovo fu mons. Ermete Giuseppe Pinheiro, m. nel 1941. La diocesi è suffraganza di Porto Alegre. Titolare della diocesi è s. Michele Arcangelo e della Cattedrale s. Anna.

BibL.: Ann. Pont. 1953, p. 439; O Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 448 sgg.

Virginio Bettezzati
URUGUAY. - I. Geografia. - Stato sudamericano, chiuso fra Brasile ed Argentina ed affacciantesi sull'estuario del Rio de la Plata.

E paese di pianure, su cui s'alzano modeste ( 600 m . di altezza) intumescenze collinari, rivestite le une e le altre di praterie, e perciò di spiccata vocazione pastorale. L'allevamento rimane ancor oggi l'attività-base dell'economia dell'U. ( 22 milioni di capi ovini e 7 milioni di bovini; se ne ricavano carni, pelli, grassi e latticini), ma

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tende a completarsi sempre più largamente con l'agricoltura: il clima caldo-umido permette le colture cerealicole (frumento, mais) e oleifere (lino, girasole) e non ostacola quelle della vite, degli agrumi e degli alberi da frutta. Mancano risorse minerarie, ed anche per questo è ancora irrilevante lo sviluppo delle industrie.

La superficie è di 186.926 $\mathrm{kmq}$.; la popolazione ( 2.4 milioni di ab.; 12 a kmq.) è costituita quasi tutta da bianchi ( $95 \%$; fra questi ca. 70 mila italiani), e per $1 / 2$ accentrata nella capitale, Montevideo ( 900 mila ab.), che è il massimo centro industriale e commerciale del paese.

L'U. è una Repubblica unitaria, con governo parlamentare bicamerale elettivo ed un presidente rinnovabile ogni 4 anni.

Bibs.: G. Ebner Giuffa, La Repubblica del U., Monsevideo 1935; G. C. Harris, U.: Economic Survey, Londra 1930. Giuseppe Caraci
II. Storia. - Primi a toccare le coste dell'U. furono: Juan Diaz de Solis che, sulle orme di Balboa, cercando, nel 1515 , il passaggio al mare del Sud, venne trucidato dagli indigeni in una isoletta prospiciente la riva uruguayana; Magellano, le cui navi penetrarono nel 1520 nel Rio de la Plata sino alla altezza dove sarebbe sorta poi Montevideo; Sebastiano Caboto il quale, nel 1526 , risalì il fiume, senza esplorarlo. Solamente nel 1559 se ne iniziò la colonizzazione; nel 1564 verrà fondata la prima colonia all'imboccatura del Rio Negro: essa fu S. Domingo de Soriano, tuttora esistente. La completa esplorazione del paese si compì solo nel sec. XIX.

Il Trattato di Tordesillas del 1494, con il quale venne accettata da Spagna e da Portogallo la famosa "raja" ideata dietro suggerimento di papa Alessandro VI, causò una serie di lotte fra Portoghesi e Spagnoli per il possesso dell'U. sul quale ambedue le nazioni vantavano diritti. Tale stato di cose cessò solo con il Trattato di S. Ildefonso del 1777 dopo che, già dal 1796 , il governatore spagnolo di Buenos Ayres, De Zabala, ebbe fondata Montevideo popolandola con elementi della sua città. Carlo III incluse Montevideo ed il suo territorio nella intendenza di Buenos Ayres circa in quel tempo.

Dopo la battaglia di Trafalgar (1805), l'Inghilterra inviò nelle acque americane una squadra navale agli ordini del commodoro Home Popham, vincitore della colonia olandese del Capo, per conquistare i paesi del Rio de la Plata. Questi, occupata per due mesi Buenos Aires (6 ag. 1806), bloccò le coste dell'U., si rese padrone di Maldonado donde, ricevuti rinforzi, mosse su Montevideo che, dopo aspra difesa, si arrese ( 3 febbr. 1807). Durante i sette mesi della loro occupazione gli Inglesi propagarono nel paese le idee di libertà politica e commerciale, che portarono al primo tentativo rivoluzionario organizzato l'ri febbr. 18 II da un parroco locale, d. Silverio Antonio Martínez. La sua successione fu presa da José Gervasio Artigas. Attaccato dagli Spagnoli di Buenos Ayres e dagli stessi portoghesi del Brasile, Artigas ed
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Uruguay - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
i suoi compagni, ca. 16.000 uomini, decisi a rendersi indipendenti dalla Spagna si ritirarono nell'alto U. con quella marcia che viene ricordata come "èxodo del pueblo oriental ". Artigas vagheggiava una confederazione fra l'U., le province argentine di Entre Rios, Santa Fé, Corrientes, Cordoba ed il territorio delle missioni compreso nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul: ma gli furono contro gli Argentini, i Portoghesi, i Brasiliani. Malgrado la perfetta conoscenza della zona, la dedizione totale dei suoi, il loro proverbiale coraggio ed i molti atti di eroismo da tutti compiuti, non fu possibile resistere all'azione offensiva continuamente rinnovantesi; costretto dalla superiorità degli avversari a dichiararsi vinto, Artigas, posti in libertà i suoi, riparò nel Paraguay, dove restò fino alla morte ( 23 sett. 1850) in certo senso prigioniero del dittatore Francis.

La guerra contro i Portoghesi prima, i Brasiliani poi durò dal 1820 al 1828 e i Portoghesi riuscirono a sottomettere l'U. che divenne la loro Provincia Cisplatina (1821). Poi i patrioti della regione, guidati da uno dei principali luogotenenti dell'Artigas, il gen. Rivera, aiutati dagli Argentini, agli ordini del gen. Alvear, riuscirono a vincere il nemico nello scontro di Ituzaingo (febbr. 1827) mentre la piccola flottiglia argentina dell'irlandese Brown prevaleva sulla squadra brasiliana. Una riuscita offensiva del gen. Rivera in territorio brasiliano condusse alla pace, nel 1828, grazie all'intervento del ministro inglese a Rio de Janeiro, Lord Ponsonby.

Resasi definitivamente indipendente nella Assemblea de La Florida del 25 ag. 1825 , il 18 luglio 1830 si diede una costituzione dalla quale sorse, nei suoi odierni confini, la Repubblica orientale dell'U. Nello Stato dominarono i due partiti che avevano portato il paese alla indipendenza, i colorados (liberali) ed i blancos (nazionalisti), che tuttora dànno il loro valido contributo alla evoluzione del paese. Però sino alla pace dell'8 ott. 1851

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(da K. von Schwanacher, Südamerika, Berlino (BH, tav. 18))

Uruguay - Veduta aerea di Montevideo.
si ebbero continue lotte fra i presidenti, fra i due partiti, e contro il dittatore argentino Rosas, che, nemico del gen. Rivera, presidente dell'U., nel 1830-34 e nel 1839 1843, organizzò vere e proprie spedizioni da Buenos Aires per impadronirsi di Montevideo, centro degli unitari e dei patrioti. Svolse allora la sua opera Giuseppe Garibaldi, che, dopo aver comandato con il colonnello Coe la flottiglia uruguaiana contro la squadra del 'Tosas, riportò numerosi successi sul Paraná e altrove fino a permettere al Rivera di rientrare vincitore a Montevideo liberata, in seguito ad otto anni di assedio.

Il secondo cinquantennio fu tuttavia difficile anche per le incessanti lotte fra i partiti, pronunciamenti di capi, tentativi dittatoriali di presidenti. Il trapasso dai capi militari a quelli civili, origine di rinascita economica, avvenne con la nomina alla suprema carica dello Stato del giurista Julio Herrera y Obes, eccellente uomo politico (1890-94). Dopo di lui si avvicendarono alla presidenza Juan Lindolfo Cuestas, che iniziò i lavori per fare di Montevideo uno dei porti più importanti ed attrezzati (1899-1903); José Battle y Ordones (1903-1907), creclo intraprendente ed intransigente, fautore di una serie di riforme sociali della più ampia portata, proseguite ed attuate dal suo successore, Claudio Williman (1907-11), che volse la sua attenzione alla magistratura, all'istruzione, dando vita all'Alta Corte di Giustizia. Per la prima volta nella sua storia, l'U. vide il proprio bilancio in attivo. A Banco degli Alleati nella prima guerra mondiale, l'U. trasse notevoli vantaggi finanziari con l'incremento massimo della sua economia agraria e degli allevamenti di bestiame, fonte principale della sua prosperità.

Regione costituzionalmente e profondamente cattolica, con sede metropolitana a Montevideo e suffraganei a Florida-Melo ed a Salto, la Repubblica ha potuto avere ragione, negli anni più recenti, di difficoltà interne dovute all'aumento dei prezzi, a salari non equi, scioperi, siccità, che imposero dure limitazioni.

Bibl.: H. D. Barbagelata, Artigas y la revolución americana, Parini 1930; id., Histoire de l'Amérique expayvale, ivi 1949; J. Gunther, L'Amérique latine, Moncterel 1941; G. E. Pivel Devoto, $U$. indipendiente, Barcellona 1949 (con ricca bibl.),

Nardo Naldoni
III. Evangelizzazione dell'U. - Le missioni erette dai Gesuiti nei secc. xvir e xvili sul fiume U., appartenenti alle famose «Riduzioni» (v.) del Paraguay, si estesero solo nelle loro estancias alla parte nordovest dello Stato attuale di U. Le poche tribù degli Indiani, in numero di 4000 , del territorio dell'odierno U. probabilmente non subirono l'influsso diretto delle missioni francescane e gesuitiche.

Il primo posto fra gli Indiani tennero i Charuas, conosciuti per la loro accanita resistenza alla colonizzazione portoghese e spagnola del sec. xviri, estirpati poi nel 1832 completamente dal gen. Ribera. Solo dopo la fondazione dello Stato di U. nel 1825 fu eretto nel 1830 e poi definitivamente nel 1832 un vicariato ap. a Montevideo, elevato nel 1878 a diocesi e nel 1897 ad arcidiocesi.

Nel 1897 furono create le diocesi di Salto e di Melo, quest'ultima dal 1931 Florida y Melo, ma soltanto nel 1919 furono distaccate ed ebbero i propri vescovi.

Bial.: P. Otero, La Orden Francise, en el U., Buenos Aires 1908; F. Gallobarry, La Iglesia en la indipend. del U., Montevideo 1930.

Giovanni Rommerskirchen
IV. Condizione giuridica della Chiesa. - La Costituzione uruguaiana dichiara liberi tutti i culti ed asserisce che lo Stato non sostiene nessuna religione in particolare (art. 5).

La Chiesa cattolica è riconosciuta come persona giuridica di diritto privato. Lo stesso riconoscimento è concesso alle diocesi presentemente esistenti (cioè all'arcidiocesi di Montevideo (v.) con le suffraganee di Salto e Flora y Melo). L'Ordinario, per essere riconosciuto dallo Stato, come rappresentante della diocesi, deve presentare al Governo un certificato della nunziatura apostolica che lo dichiara legittimamente nominato. Nessuna ingerenza ha lo Stato nella nomina dei vescovi. Le altre persone morali contemplate dal diritto canonico possono ottenere la personalità giuridica secondo le norme del diritto uruguaiano comune.

La Chiesa può, salvo alcune restrizioni, acquistare, possedere e amministrare beni temporali. La Costituzione le riconosce il dominio di tutti gli edifici di culto costruiti parzialmente o interamente con fondi dell'erario, eccettuate le cappelle destinate al servizio di asili, ospedali, carceri ed altre istituzioni pubbliche (art. 5). Lo stesso articolo esonera dalle imposte gli edifici destinati al culto di qualsiasi religione e una decisione della Suprema Corte di Giustizia del 29 luglio 1940 ha esteso tale privilegio anche agli edifici annessi. Le cose sacre e religiose sono insequestrabili, e gli oggetti destinati al culto non sono soggetti ai diritti doganali

I sacerdoti sono equiparati agli altri cittadini nell'esercizio dei diritti politici, ed il codice penale tutela i ministri di qualsiasi culto nell'esercizio del loro ministero. Per ciò che riguarda i religiosi non è mai stata esplicitamente abrogata la cosiddetta Ley de conventos, del 13 luglio 1885 , che in pratica non è peraltro applicata.

La legge del 12 febbr. 1879 , oltre a istituire il registro di stato civile, dispone che «i parroci non ammetteranno nessuna iscrizione di battesimo nei loro libri parrocchiali, prima che sia loro presentato dagli interessati il certificato d'iscrizione nel registro civile delle nascite». Tale disposizione fu confermata con legge del ro maggio 1886, ma nessuna pena è comminata ai trasgressori.

L'unico matrimonio riconosciuto dallo Stato è quello civile, introdotto con legge del 22 maggio 1885 ; il rito religioso può celebrarsi solo dopo quello civile. Il codice civile, che accolse integralmente la legge, commina penalità al ministro del culto che assista ad un matrimonio prima che sia compiuto l'atto civile; si fa eccezione per il matrimonio in extremis, che non produce però effetti civili. E ammesso il divorzio per molteplici cause. Una legge dell'apr. 1909 proibl nelle scuole sta-

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(da M. D. Osingo, De Romanos: Kerkelijke Bouwkunst, Amsterdam 1949, lav. 37)
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(da M. D. Osingo, De Romanos: Kerkelijke Bouwkunst, Amsterdam 1949, lav. 34)
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)
(per cortesia di mons. A. P. Fruta.)
In alto a sinistra: CHIESA DI S. NICOLA iniziata nel sec. XII, rulianeggiata nel sec. xV. In alto a destra: CHIESA DI S. MARIA. Il chiostro romanico (sec. xit) dopo il restauro del 1903. In basso: VEDUTA DI OLDENZAAL.

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(fol. Ene. Cett.)
(fol. Zangheri,
In alto: PIAZZA DEL POPOLO veduta dal Pincio, nella sistemazione del Valadier - Roma. In basso a sinistra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. ROCCO - Roma. In basso a destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. CRISTINA - Cesena.

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tali ogni insegnamento religioso. La Costituzione garantisce la libertà d'insegnamento e riconosce ai genitori ed ai tutori il diritto di scegliere per i propri figli o pupilli la scuola che desiderano. L'intervento statale nelle scuole private riguarda l'igiene, la moralità, la sicurezza e l'ordine pubblico (art. 68).

Il Regolamento municipale dispone che i cadaveri siano direttamente trasferiti dall'abitazione al cimitero. Raramente le autorità concedono deroghe a tale norma. La Repubblica dell'U. mantiene relazioni diplomatiche con la S. Sede attraverso, rispettivamente, un Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario e il Nunzio Apostolico a Montevideo.

Ippolito Rotoli
V. Per la letteratura: v. isPano-americana letrteratura, XI.
VI. Ordinamento scolastico. - Si può dire che nell'U. l'ordinamento delle scuole vada avviandosi da parecchi anni verso un grado di maggiore stabilità e più sentita aderenza alle necessità dei tempi e all'accresciuto livello culturale della nazione.
a) L'educazione prescolastica viene impartita dai 3 ai 6 anni nei giardini d'infanzia.
b) L'educazione primaria comincia ai 7 anni e comprende due gradi : il primo di 4 anni, il secondo di 2. Le scuole che abbracciano i due gradi e sorgono nei centri cittadini si chiamano urbane, quelle invece che abbracciano soltanto il primo grado si dicono suburbane e sorgono nei centri agricoli. Alle scuole primarie si riallacciano altri tipi di scuola piuttosto pratici che teorici; p. es., le scuole di iniziazione musicale, le scuole agricole o rurali, sorte nei centri all'interno del paese e adatte alla mentalità delle popolazioni locali; le scuole volanti, quelle cioè nelle quali l'insegnamento è impartito sporadicamente da insegnanti che si recano presso gruppi di figli di lavoratori; le scuole ausiliarie, sorte per stroncare la piaga dell'analfabetismo. Tutti questi tipi hanno naturalmente una qualche parte di programma comune con le scuole urbane, ma il resto si deve adattare alla capacità e all'indole delle popolazioni.
c) L'istruzione secondaria (baccellierato) è quella che nel corso degli anni subì le più radicali trasformazioni per raggiungere il grado di una vera e solida formazione e preparazione alle varie Facoltà universitarie. Da prima i corsi erano tenuti mirando solo alle esigenze delle Facoltà a cui gli alunni aspiravano, senza tener conto degli studi fatti precedentemente e si avevano programmi non aderenti alle necessità dei tempi. Fino al 1912 la scuola secondaria e baccellierato comprendeva un periodo di 6 anni, diviso in due cicli : il primo, di 4 anni, con programmi comuni, il secondo, di due anni, con programmi specializzati. La riforma del 1912 creò 18 licei nelle capitali dei vari dipartimenti, conservando i due cicli, nel secondo dei quali si avevano le specializzazioni di avvocatura, notariato, medicina, farmacia, odontologia, ingegneria, architettura e agricoltura. Nel 1942 le specializzazioni subirono aggiunte e fusioni, riducendosi a sei : 1) medicina, farmacia, chimica industriale, odontologia e veterinaria; 2) avvocatura e notariato; 3) scienze economiche; 4) ingegneria e agrimensura; 5) architettura; 6) agraria. Ma né tutti i licei possiedono il $2^{\circ}$ ciclo, né il tipo della scuola riscosse il favore degli studenti, perché si andà sempre più allontanando dal tipo del 1912, il quale concepiva il $1^{\circ}$ ciclo come perfezionamento della scuola primaria e formazione dell'alunno alla vita, sviluppando intelligenza e fisico, senza preoccuparsi di formarli esclusivamente per le varie Facoltà. Di qui la necessità di una riforma radicale, che, resa elastica attraverso modificazioni e aggiunte, importerebbe i licei differenziati, con 4 anni (liceo di $1^{\circ}$ grado) di materie comuni, dopo i quali si può accedere al liceo di $2^{\circ}$ grado, che oltre a materie comuni ha materie di carattere tecnico. Le scuole a carattere tecnico fanno capo all'Università del lavoro, le altre all'Università sul tipo comune.
d) L'istruzione universitaria. L'Università del lavoro fu ricostruita nel 1942 come ente autonomo e mira a formare nella maniera più completa i tecnici per le industrie dei più vari tipi. L'altra Università (Montevideo),
creata nel 1833, comprende ora dieci Facoltà : diritto e scienze sociali, medicina nei suoi vari rami, umanità, scienze ecc., ed è ordinata conforme alle altre Università del Sud-America. Da notare l'Istituto dei Professori, sorto nel 1949, per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria.
e) Quanto all'assistenza scolastica, nel 1933 fu emanato il "Codice del fanciullo", da cui derivò il "Consiglio del fanciullo" nelle sue varie sezioni: prenatale, prima infanzia ( $1-3$ anni), seconda infanzia ( $4-14$ ), adolescenza e lavoro ( $15-21$ ), igiene, servizio sociale e giuridico.

Bibl.: anon., U., L'insegnamento secondario, in Boll. di Legislazione scolastica comparata, 3 (1947), pp. 232-34; L. Magnino, La formazione degli insegnamenti, ibid., 10 (1952), pp. 36-38.

Celestino Testore
URUNDI, vicariato apostolico di. - Il 14 luglio 1949 fu diviso nei due vicariati ap. di Ngozi (v.) e di Kitega (v.).

USENER, Hermann. - Protestante, filologo classico e storico delle religioni, n. a Weilburg il 23 ott. 1834, m. a Bonn il 21 ott. 1905.

Insegnò nella Università di Berna, Greifswald e infine a Bonn dal 1866 al 1902. Come filologo classico curò insieme con il Rademacher l'edizione delle opere retoriche di Dionigi d'Alicarnasso (1899, 1904); si occupò di filosofia (Epicurva, 1887) e di metrica greca (Allgriechischer Versbau, 1887). Come storico delle religioni si occupò di religione classica e di cristianesimo (Religionsgeschichtliche Untersuchungen, I. Das Weihnachtsfest, Bonn 1889, $2^{0}$ ed., 1911; II. Christlicher Festbrauch, ivi 1889; III. Die Sintfluthsagen, ivi 1896). La sua opera più importante nel campo della mitologia e della storia delle religioni è: Götternamen, Versuch einer Lehre von der religifsen Begriffsbildung, Bonn 1896; $2^{\circ}$ ed. curata da E. Norden, ivi 1929. I suoi scritti minori di religione (Kleine Schriften) sono stati editi in 4 voll. a Lipsia (1912-14), a cura di R. Wünsch.

L'U. è un seguace del metodo filologico-storico tenendo tuttavia conto dell'apporto dell'etnologi