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, PAPA. - Nell'ag. 827, i vescovi, la nobiltà e il popolo vollero eletto a pontefice l'arcidiacono V., n. nella regione di Via Lata, m. nel sett. 827.

Intronizzato nella Basilica del Laterano, fu consacrato 2 S. Pietro. Il Liber Pontificalis ne celebra le virtù che gli guadagnarono l'affetto dei Romani. Si distingueva, infatti, per l'affabilità, la scienza e una memoria meravigliosa. Sfortunatamente un Papa cosi degno non regno che 40 giorni o appena un mese, secondo gli Annales detti di Eginardo. Il Jaffé non cita nessuna lettera emanata dalla sua Cancelleria.

BibL.: Jaffé-Wattenbach, I, p. 322; Lib. Pont., II, p. 71 sg. Guglielmo Mollat
VALENZA (Valencia), arcidiocesi di. - Città, capoluogo della provincia omonima nella Spagna. L'arcidiocesi ha una superficie di $10.755 \mathrm{kmq}$., con una popolazione cattolica di 1.700 .000 ab., distribuiti in 434 parrocchie servite da 796 sacerdoti diocesani e 324 regolari; ha due seminari, 47 comunità religiose maschili e 275 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 441).

La città è situata in una pianura sulle rive del Turia o Gualaviar, a 4 km . dal mare, dove è il porto detto Grao. Antica colonia greca, poi cartaginese, quindi romana: Pompeo sconfisse Sertorio presso il Turia. Subi la dominazione dei Goti dal 413 al 714 , poi quella dei Mori fino al 1094, quando fu conquistata dal Cid, donde il nome di Città del Cid. Rioccupata dai Mori alcuni anni dopo, divenne un regno indipendente. Fu ripresa nel 1238 da Giacomo il Conquistatore, re di Aragona. Nel 1808 V. si sollevò contro i Francesi e fu governata dal p. Rico. Capitolò nel 1812 e i Francesi vi rimasero fino al 5 giugno 1813. Seguì i moti rivoluzionari del 1868 , 1869 e 1873; dal 1932 al 1936 subì distruzioni di chiese e di monasteri : fu anche sede del governo rivoluzionario durante la guerra civile fino al 28 marzo 1939.

Le origini cristiane di V. sono molto oscure e il primo vescovo certo è Giustiniano (531-46), lodato da s. Isidoro; poi s. Eutropio dal 596 al 608. Dopo l'occupazione araba, primo vescovo fu Ferrer de Pallarés (1240-43), quindi Andrea de Albalate (1248-76) che iniziò la costruzione della Cattedrale; più tardi Alfonso Borgia (1429-55), poi papa col nome di Callisto III. V. fu suffraganea prima di Toledo, poi di Tarragona. Nel 1458 fu elevata a metropolitana con suffraganee Segorbe e Majorca; nel 1564 fu aggiunta Orihuela, nel 1782 Ibiza, nel 1795 Minorca.

Il primo arcivescovo fu Rodrigo Borgia (1458-92) poi papa col nome di Alessandro VI, a cui successero, senza risiedervi, della stessa famiglia, Cesare (1492-98); Giovanni (1499-1500) e Pietro (1500-11). In seguito si ricordano s. Tommaso di Villanova, fondatore del Collegio omonimo; Martin Perez (1564-66); il b. Giovanni De Ribeira (1568-1611) fondatore del Collegio "Corpus Christi", promotore del culto eucaristico; Tommaso Ricaberti (1676-99); Andrea Mayoral (17381769); Antonio Desping y Dameto (1795-96) poi cardinale.

La Cattedrale, detta "la Seo", è consacrata alla b. Vergine; sorge sopra l'antico tempio romano di Diana, poi vi fu una chiesa gotica (S. Salvatore) quindi, una moschea trasformata dal Cid nel 1095 in chiesa, in onore di S. Pietro, che Giacomo il Conquistatore dedicò nel
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1808. 1809;

Valenza, arcidiocesi di - Portale del Palazzo del Marchese di Dos Aguas, di J. Ravina, in stile chiurrigueresco (sec. xvm).
Valenza.
1238 alla b. Vergine. Iniziata la ricostruzione nel 1262, fu terminata alla fine del sec. xiv. L'interno gotico fu trasformato tra il 1674 e il 1774. Il grande portale barocco a sud fu eretto nel 1703 da C. Rudolf, le statue sono di Vergara padre (1713). Per il portale romanico del sec. xim ad archi multipli e 6 colonne, detto del Palau o dell'Almoyna, si entra nel transetto destro; a quello sinistro si accede mediante il portale gotico "de los Apostoles" del 1354, restaurato nel sec. xv. Al di sopra è un grande rosone. Nella crocera si erge un "ciborio" ottagono con due piani di finestre gotiche chiuse da vetri d'alabastro (fine del sec. xiv). Nella nave centrale al trascoro è un bassorilievo in alabastro di Giuliano da Firenze (1417-24) con rappresentazioni bibliche. Nella "Capilla mayor" l'altare maggiore del 1498 fu rifatto nel 1682; la statua della Madonna col Bambino è del Vergari e proviene dalla certosa di Porta Caeli. Nella nave sinistra è la "Sala Capitular antigua" del 1388; vi si conserva dal 1428 un calice tagliato in un'agata orientale verde amersido, dono di Alfonso V d'Aragona. La base del calice è certamente non molto remota, mentre la coppa sembra molto antica. La devozione popolare lo chiama "il santo Calice" e l'identifica con quello dell'Ultima Cena. Nella "Capilla mayor" è la tomba dell'arcivescovo Martino d'Ayala (1496). Nella sacrestia è la sala capitolare moderna e il Tesoro in cui si conserva un piviale di Alessandro VI. All'esterno la torre ottagonale è alta 60 m . (1381-1429); detta Miguelete o el Micalet dalla grande campana postavi il giorno di s. Michele del 1418. A fianco della Cattedrale è il Palazzo arcivescovile.

Nella Piazza de la Virgen è la "Capilla de Nuestra

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Valenza, arcidocesi di - Reliquiario del santo Graal. Il calice, in agata cornetina con ance d'oru, è conservato in una custodia d'argento del sec. xvit. La raggiera è opera moderna - Valenza, Cattedrale, cappella del santo Graal.

Señora de los Desamparados» del 1667. All'altare maggiore la venerata immagine della b. Vergine, opera di Vicente de S. Vicente del 1418. La chiesa del «Corpus Christi * è della fine del sec. xvi e vi si venera un grande Crocifisso molto verista del sec. xv. Annesso è il Collegio del Patriarca fondato dall'arciv.cecovo b. Giovanni de Ribera nel 1586; ora è trasformato in museo e contiene una ricca Biblioteca, Archivio e quadri di Morales, Greco, Ribera, Murillo, Zurbaran, ecc. La chiesa di S. Domingo è del sec. xv; quella di S. Tommaso o della Congregazione è del 1725-36; quelle di S. Juan del Hospital fu fondata dai Cavalieri di detto Ordine ca. il 1300. La chiesa detta "de los santos Juanes" o "S. Juan del Mercado" è del 1368 con facciata del 1700 . Nell'antica casa dei Gesuiti è l'Archivio generale del Regno di V.; l'unita chiesa detta "de la Compañia" fu ricostruita nel 1866. La chiesa di S. Nicola è una moschea trasformata nei secc. xiv-xv; il campanile è del 1755. La chiesa dei SS. Michele e Sebastiano è del 1725-39. La chiesa di S. Martino è del 1372; sulla porta è la statua equestre in bronzo del Santo (1495); la chiesa di. S. Agostino, gotica, è restaurata; la chiesa di S. Esteban è del sec. xv. ma con interno del 1681; la chiesa di S. Croce ha un portale del sec. xviI; quella di S. Andrea è un'antica moschea trasformata nei secc. xvir-xviII. A 27 km . è l'antica certosa di Porta Coeli fondata nel sec. xiri con chiesa del xiv sec.; trasformata nel sec. xviri. Fu la terza per importanza in tutta la Spagna, con ricchi possedimenti; soppressa nel 1835 venne spogliata dalle sue opere d'arte e trasformata in fattoria, poi in sanatorio; ora è monumento storico.

Fuori delle mura di V. subì il martirio il diacono Vincenzo (v.) di Saragozza. Di V. furono i ss. Luigi Bertran, Pedro Basenal detto Baylon, Vincenzo Ferreri; vi è sepolta s. Michelina del S.mo Sacramento, fondatrice delle Suore Adoratrici del S.mo Sacramento.

Nel 1410 si creò in V. uno Studium generale, elevato nel 1492 ad Universita. Recentemente è stato costruito un nuovo Seminario arcidiocesano. Il Museo provinciale di Belle Arti o di s. Pio V è in un antico convento; contiene oltre 2000 tele di artisti spagnoli, italiani, statue, musaici, sarcofagi, iscrizioni antiche, frammenti architettonici d'arte arabo e dei secc. xiv-xvi. Il Museo storico municipale è in un edificio detto Casa Enseñanza (antica scuola normale) del 1758-63 con facciata del 1915. Contiene pitture, libri miniati dei secc. xirI-xv, stendardi storici e una Biblioteca moderna. Presso V. è l'antica Sagunto con avanzi cospicui romani, teatro romano, circo, ecc.

Folhlore. - Tipiche sono le feste di V. dal 17 al 19 marzo per la solennità di s. Giuseppe; si costruiscono centinaia di grandi monumenti in legno e cartone detti "fallas" allusivi ad avvenimenti d'attualità o locali; i "fallas " vengono incendiati durante la notte del 19 marzo a suon di musica e scoppi di "trocas" (petardi). Nella seconda domenica di maggio e nella settimana seguente si celebrano le feste di primavera in onore della "Virgen de los Desamparados". Durante la settimana del Corpus Domini si rappresentano drammi religiosi, "autos sacramentales ", si fanno processioni giornaliere e si portano in giro raffigurazioni monumentali di simboli religiosi o gruppi allegorici detti "rocas". Caratteristica è anche la "feria", dal 24 luglio al $1^{\circ} \mathrm{ag}$.

Bisc.: J. Sanchis y Sivera, La diacesis de V., Valencia 1922; anon., Valencia, in Enc. Eur. Am., LXVI, pp. 598-650; Eubel, I, p. 512 ; II, p. 287 ; III, p. 346 ; IV, p. 357 ; V, p. 402 , Enrico Josi

VALENZA DEL BRASILE (Valença), diocesi di. - Diocesi nello Stato di Rio de Janeiro (Brasile). Residenza vescovile in Marques de Valença.

Ha una superficie di 5199 kmq ., con una popolazione di 178.852 sb ., di cui 169.000 cattolici. Conta 17 parrocchie, con un seminario minore, 12 sacerdoti diocesani e 15 regolari, 6 comunità religiose maschili e 13 femminili.

La diocesi fu eretta dal papa Pio XI con la cost. apost. Ex Apostolico officio del 27 marzo 1925, per smembramento di un gruppo di parrocchie dalle diocesi di Barra do Rio Grande e di Niteroi, elevando a cattedrale la chiesa parrocchiale dedicata all'Assunta nella città di V. scelta a sede vescovile. La diocesi è suffraganea di S. Sebastiano di Rio de Janeiro. Suo primo vescovo fu mons. Andrea de Arcoverde Albuquerque Cavalcanti, fino al 1936.

Bisc.: AAS, 17 (1923), pp. 516-19; Ann. Pont. 1933, p. 441; O Brasil católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 453 499.

Verginio Battezzati
VALERA y ALCALÁ GALIANO, JuAN. - Scrittore e diplomatico spagnolo, n. a Cabra il 18 ott. 1824, m. a Madrid il 18 apr. 1905.

Fu nipote del Duque de Rivas e suo compagno di ambasciata a Napoli. L'attività politica e l'ardore di conoscere lo resero viaggiatore attento in molti paesi d'Europa e d'America ed esperto delle coeve mode letterarie, che egli, spirito aristocratico e conservatore e fornito di vasta cultura greca e latina, rasserenó con classica compostezza.

La sua ineguale, ma pur sempre sorvegliata, produzione lirica, drammatica, saggistica, narrativa, culmina nel romanzo Pepita Jiménez (1874), rappresentazione, parzialmente epistolare e spesso tributaria del linguaggio dei mistici spagnoli, dell'interiore frammento di un giovane, candidato, ma senza vera vocazione, al sacerdozio e che, dopo una lotta, dall'autore abilmente ricostruito nelle sue fasi, cede al richiamo dell'amore terreno. "Gli incanti di uno stile nervoso, agile e malizioso "del "sibarita intellettuale "che fu il V. non valgono a salvare da un certo convenzionalismo lo svolgimento della trama del romanzo, in cui inoltre "le idee degli antichi mistici spagnoli risultano del tutto svisate nel tentativo di farli cozzare col senso moderno della vita" (M. de Montoliu). Altre opere narrative: Las ilusiones del doctor Faustino, El comendator Mendoza, Doña Luz, Juanita la larga. Interessanti gli studi sul Don Quijote, sul Faust, su

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Shakespeare, sull'Inquisizione, su s. Teresa. Nella Metafisica a la ligera, il V., che si provd anche nel campo del pensiero, senza peraltro raggiungere, ostacolato dal suo scetticismo, posizioni ben definite, tenta di innalzarsi dal concetto di un confuso assoluto all'idea di Dio, non conquistabile con processo razionale ma riflessa nello spirito dell'uomo, che "per questo riflesso indovina Dio, pur non riuscendo a concepirlo se non per analogia con la propria anima, trasferita sul piano del magnifico s. V. visse gli ultimi anni in cecità rassegnatamente sopportata. La sua opera di raffinato stilista e di distaccato evocatore della realtà non è stata mai popolare.

BibL.: ed. Obras completas. 48 voll., Madrid 1905-25. Studi: C. Silva, D.T.V., Valporalso 1914; G. de Boquero, De Gallardo a Unamuno-Valera humanista, Madrid 1926: M. Azana, La novela de Pepita Jiménez, ivi 1927; B. Ruiz Cano, D.T.V. en su vida y en su obra, Jaén 1935.

Enzo Navarra
VALERIA, santa: v. vitale e valeria, santi.
VALERIANI, Giuseppe. - Gesuita, pittore e architetto, n. a L'Aquila nel 1542, m. a Napoli il 15 luglio 1596 .

Discepolo di Pompeo Cesura, detto l'Aquilano, entrò nell'Ordine come fratello coadiutore, nel 1572, in Spagna, dove s'era recato in cerca di fortuna e aveva già eseguito lavori di architettura e pittura anche all'Escuriale. Chiamato a Roma ca. il 1581, ebbe l'incarico di soprintendere ai lavori di fabbriche, che s'andavano innalzando dai Gesuiti a Roma e altrove. Come architetto gli si devono: la elegantissima cappella della Madonna della Strada nel Gesù di Roma (erroneamente attribuita a Giacomo della Porta); il Gesù di Genova (SS. Andrea e Ambrogio); il Gesù Nuovo di Napoli; l'edificio del Collegio Romano (già attribuito a B. Ammannati : v. riproduzione al vol. I, tav. 91 con l'antica attribuzione); il compimento della chiesa dei Gesuiti a Monaco di Baviera, il S. Michele. Come pittore, vanno ricordati i suoi dipinti nella cappella della Trasfigurazione a S. Spirito in Sassia e le pitture della cappella della Madonna della Strada in Roma. Si occupà pure nel comporre un grande direttorio per ciò che spetta a fabbriche, ad uso delle chiese, case e collegi dell'Ordine; ma l'opera rimase incompiuta e finora perduta; sarebbe stata assai utile a ricavarne i principi e gli influssi sulla evoluzione dell'arte contemporanea promossa in quei tempi anche dalla Compagnia di Gesù.

In pranzo delle sue virtù, negli ultimi anni della sua vita (tra il 1584 e il 1587 ) fu promosso al sacerdozio.

BibL.: S. Berntorio, Annuae Litterae S. I. (a. 1526), Napoli 1605, p. 6-81; G. Baglione, La vite dei Pittori, Scultori et Architetti da Gregorio XIII all'a, 1642, Roma 1642, pp. 28. 83-84; Pastor, pp. 810 nota 4, e 906; C. Galassi-Paluzzi, Architetti e decoratori della chiesa del Gesù, in Architettura e arti decorative, 4 (1924), fasc. II, pp. 49-58; M. Labò, Il Gesù (SS. Andrea e Ambrogio), Genova 1932; P. Pirri, Chi fu l'architetto del Collegio Romano? Note sopra il p. G. V., in Civ. Catt., 1932, III, pp. 251-64; J. Braun, Fried. Sustric. der Schöpfer der St. Michaelohirche zu München, in Münchener Tubrbücher der bildenden Kunst, nuova serie, 10 (1933), pp. 247-69; P. Pirri, L'architetto romano Ammannati e i Gesuiti, in Arch. hist. S. I., 12 (1943), pp. 5-77, e specialmente le pp. 33-40; P. Pecchiai, Il Gesù di Roma, Roma 1952, passim.

Celestino Testore
VALERIANO, santo, martire: v. TIBURZIO, VAleriano e massimo, santi, martiri.

VALERIANO, vescovo, santo. - Successe a Fortunaziano, vescovo di Aquileia prima del 371.

Partecipò al Concilio che papa Damaso tenne a Roma verso il 371 , quando fu deposto Aussenzio, vescovo ariano di Milano; nel 372 fu in corrispondenza con s. Basilio di Cesarea a proposito delle controversie ariane. Ospitò verso il $370-73$ in Aquileia Rufino e s. Girolamo che con tanta lode scrisse del clero d'Aquileia. Partecipò nel 381 al Concilio presieduto in Aquileia da s. Ambrogio e poi nel 382 a quello presieduto in Roma da papa Damaso. M. il 27 nov. 388.

BibL.: Martyr. Hieronymianum, p. 622; Lanzoni, II, p. 886 sgg.; P. Paschini, Le vicende religiose del territorio friulano, in Memor. stor. farogivil. 8 (1912), p. 43 sgg.; P. Batiffol, Le Scègo apost., Parigi 1924, p. 19 sgg.; Pliche-Martin-Frutez, III, pp. 300 sgg., 303, 483.

Pio Paschini

VALERIANO di Cenele. - Vescovo di Cimiez, presso Nizza. Partecipò ai Concili di Riez (439) e di Vaison (452) e difese, contro rapa Leone I, il primato di Arles.

Pubblicò una collezione di 20 omelie, che nella forma rivelano l'istruzione delle scuole retoriche in Gallia e che nella loro teologia della Grazia lo mostrano discepolo di Fausto di Riez. Scrisse anche un'Epistola ad monachos. M. verso il 460.

BibL.: PL 52, 783 sgg.; N. Schack, De V. saeculi quinti homileta christ., Copenhagen 1814; L. Duchesne, Fastes épiscop. de l'ane, Gaule, I, Parigi 1907, pp. 290, 296; C. F. Arnold, s. v. in Real-Encycl. I. prot. Thool. v. Kirche, XX (3* ed.), pp. 418-20; Moricea, III, 1, p. 899-902.

Erik Peterson
VALERIANO (P. Licinius Valerianus Augustus), imperatore romano. - N. il 190 ca., m. il 260 ca. Scarse ed incerte sono le notizie sia per la sua vita privata che per quella politica.

Oriundo da nobile famiglia, fu console prima del 238 e durante la persecuzione di Decio pare abbia presieduto ai giudizi in Roma: una vaga notizia na dànno alcune Passiones che accoppiano i due Imperatori. Nel 253 si trovava nella Rezia per raccogliere soldati per conto di Treboniano contro l'usurpatore Emiliano, quando fu scclamato imperatore. Riconosciuto dal Senato (ag. 253) si associò il figlio Gallieno che incaricò di combattere i barbari che premevano ai confini occidentali e facevano scorrerie nella Gallia, nella Spagna e nella penisola balcanica. Egli si recò in Oriente contro i Persiani dove, dopo alterne vicende, fu fatto prigioniero da Sapore che lo fece morire tra umiliazioni e tormenti.
V. è passato alla storia come uno dei più feroci persecutori del cristianesimo. In principio si era mostrato molto favorevole tanto che Dionigi di Alessandria poteva scrivere che il Palatino stesso sembrava una chiesa (Eusebio, Hist. eccl., VII, 10); improvvisamente però, nell'ag. 257, forse per influsso del ministro delle Finanze, l'egiziano Macriano, pubblicò un Editto con il quale ordinava agli ecclesiastici di sacrificare sotto pena dell'esilio, ai laici era irrogata la pena capitale, a tutti era vietato l'ingresso nei cimiteri e tenere adunanze liturgiche; i beni ecclesiastici furono confiscati (ibid., VII, II; Acta s. Cypriani, in R. Knopf-G. Krüger, Ausgewählte Märtyrerahten, Tubinga 1929, pp. 62-64). Molti vescovi, precliteri e disconi, tra i quali Cipriano di Cartagine e Dionigi d'Alessandria, furono cacciati in esilio o condannati ad metalle (s. Cipriano, Epp., 76-79 in CSEL, 3, 2, pp. 827-39). Un secondo editto più tremendo fu promulgato l'anno seguente : i chierici erano puniti con la morte; i fedeli nobili privati della dignità e dei beni e se ancora persistevano nella fede erano uccisi; le donne nobili condannate all'esilio; i cesariani ai lavori forzati (s. Cipriano, Ep., 80, in CSEL, 3, 2, p. 839 sgg.).

A Roma cadde vittima il papa Sisto II insieme con quattro disconi nel cimitero di Callato (ibid.) e poco dopo anche gli altri tre disconi furono massacrati (A. Ferrus, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 120, 123-26, 152-56, 167). S. Cipriano, richiamato dall'esilio, fu decapitato in agro Sexti presso Cartagine; nella stessa Africa perirono Montano e Lucio (v.), Mariano e Giacomo (v.), insieme con molti altri; nella Spagna cadde Fruttuoso di Tarragona; moltissimi in Egitto (Eusebio, Hist. eccl., VII, 11); in Palestina, Prisco, Malco ed Alessandro (ibid., 12). Con la scomparsa di V. cessava anche la persecuzione poiché il figlio Gallieno si affrettava a restituire alla Chiesa la libertà ed i beni confiscati (ibid., 13).

BibL.: L. Wickert, s. v. in Pauly-Wissowa, XIII, coll. 488-95; P. J. Healy, The Valerian persecution, Boston 1905; A. Manaresi, L'Imp. rom. e il cristian., Torino 1914, pp. 387-402; P. Allard, Star. critica delle persocuz. (vers. ital.), III, Firenze s. a., pp. 29153; M. Bessier, La censure de V., in Mélanges Glota, I, Parigi 1932, pp. 83-91; A. Calderini, I Severi. La crisi dell'Imp. nel III sec., Bologna 1949, pp. 158-66, e passim (v. indice).

Agostino Amore
VALERIANO BOLZANI, Giampietro (Pierius Valerianus). - Umanista, n. a Belluno nel 1477, vi

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(Int. Enc. Catt.)
Valeriano Bolzan, Glampietro - Ritratto. Incisione su ramo, premessa all'opera Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorum literis commentarii, Basilea 1256 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
rimase fino al 1509 , tranne il periodo degli studi a Padova.

All'ombra dei Medici visse a Roma e a Firenze. Dopo l'uccisione di Alessandro de' Medici nel 1537 tornò a Belluno. M. a Padova nel 1558. Partecipò alle idee e agli entusiasmi estremi dell'umanesimo, quelli che caratterizzarono la Roma di Leone X. Usò sempre il latino. Persuaso che il volgare non derivasse da esso, ma fosse una lingua inferiore, ad esso coeva, stentò ad ammettere che ormai ne avesse preso il posto, o fosse destinato a prenderlo in funzione di successore. Di questa sua pietas umanistica, che fu anche consacrata dal sacerdozio, si irraggiò il suo sentimento italiano e cattolico. Nell'inno a s. Giovanni Evangelista è commovente l'invocazione al Santo in favore della patria latina. Scrisse un poemetto Leucippus, cinque libri di elegie amorose, Poémata (Basilea 1538), Amorum libri quinque et alia poémata (Venezia 1549). L'epistola Studiorum conditio rappresenta la più notevole arte poetica prearistotelica dopo quella del Vida. Caratteristica per una sua accentuazione malinconica l'opericciola Contarenus, sive de literatorum infelicitate (Venezia 1620), che è poi una breve storia letteraria dove i letterati sono veduti nella prospettiva dell'infelicità. E tuttavia, nonostante questa sua partecipazione agli entusiasmi degli umanisti, quello che lo ispirò più profondamente e meglio lo raccomanda alla posterità è un sentimento che lo distingue da essi. Le antiche rovine erano state amate dal Petrarca e da tutto il sec. xiv; ma d'un amore che si vorrebbe dire romantico e prepiranesiano. Il gusto di scientificamente studiarle, raccoglierle, catalogarle, da cui verranno i moderni musei, albeggia ora con il Bembo e con Pierio. Questo è il pregio
delle Antiquitates Bellunenses, che V.B. compiio studiando le reliquie della sua terra natale. Anche più ricchi di una sensibilità, allora ancora embrionale fra i dotti, sono gli Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorum aliorumque gentium literis commentarii, 58 ll . dove, pur senza ricerche di prima mano, si raccoglie quanto l'antichità ha tramandato intorno a quei vecchi simboli. Furono presto tradotti e più volte ristampati, piacquero al secolo successivo, che, amando assai l'erudizione per l'erudizione, ma scetticamente, e come un trastullo, credette di riconoscere un precursore nell'autore degli Hieroglyphica. All'origine dei quali è invece il vecchio entusiasmo umanistico: e si può ancora avvertire.

Bibl.: G. Call, Della vita e delle opere di G. P. V., Catania 1901 (id. V. Cam. in Giorn. st. della lett. ital., 29 [1897], p. 445, e A. Luzio-R. Renier, ibid., 39 [1905], pp. 233-34); G. Bustico, P. V. poeta bellunese del sec. XVI, in Atti della R. Arc. roveretana degli Aginti, 11 (1905); id., P. V., in Civiltà moderna, 4 (1932), pp. 348-77; G. Toffanin, Il Cinquicento, Milano 1950, pp. 4950 ; cf. anche, per alcuni interessanti particolari, P. de Franeisei, Un manoscritto perduto del Digesto, in Atti Congr. Intern. Diritto Romano ecc. (Verona 1548), I, ivi 1951, p. 111 sgg.

Giuseppe Toffanin
VALÉRY, Paul. - Scrittore e poeta francese, n. a Sète il 30 ott. 1871, m. a Parigi il 20 luglio 1945.

Vissuto quasi sempre a Parigi, da giovane fu discepolo e amico di Mallarmé. Dopo aver pubblicato alcune poesie di gusto simbolista, si applica a studi metodologici (Introduction à la méthode de Léonard de Vinci, 1894), e per meglio intendere l'atto della creazione artistica e i suoi rapporti con lo spirito rinuncia ad ogni attività poetica e letteraria per vent'anni. In realtà questo silenzio non è infruttuoso, se nel frattempo il poeta, che si è dedicato alle scienze matematiche, riporterà il rigore logico di queste in un campo dominato, come la poesia, dall'immaginazione, dal sentimento e dall'irrazionalità. Il nuovo incontro con la poesia avviene nel 1917 e porta il titolo di un poema, La jeune Pargue, dove è trasposto simbolicamente il dramma interiore di V. sempre proteso a ridurre a chiarezza le oscurità dello spirito; è questa l'immagine di una coscienza intellettuale che nell'atto del creare indovina l'origine di ogni turbamento e lo sottopone alle leggi della ragione. Assieme ad un Album de vers anciens le nuove poesie riunite vedono la luce nel 1922 col titolo di Charmes (particolarmente notevole la lirica Le cimetière marin, in cui il poeta, movendo dalla meditazione della morte, approda e si immerge, esaltandosi, nell'occano dell'universo e dell'eternità). Le idee estetiche di V. si ricavano dai numerosi volumi e opuscoli pubblicati tra il 1920 e il 1940 (Poésie et pensée abstraite, Discours sur l'esthétique, Analecta, Mémoires d'un poème, Littérature, ecc.), ma non possono andar divise da altri scritti teorici e dialoghi filosofici (Monsieur Teste, Eupalinos, L'âme et la danse), dove egli introduce personaggi veri e immaginari in continua dialettica spirituale, con un giuoco estremo di intelligenza, che lo fa assomigliare a certi classici della letteratura greca. L'ultima opera di V., Mon Faust, pubblicata postuma, evoca forse meglio d'ogni altra la figura di questo poeta solitario e raffinatissimo dell'intelletto.

Bibl.: A. Thibaudet, P. V., Parigi 1923; G. Cohen, Essai d'explication du Cimetière marin, ivi 1953 (con bibl.); E. Gouiran, P. V. et le problème de la création poétique, ivi 1934; P. H. Thibouillet, P. V., le poète, ivi 1937; E. Noulet, P. V., ivi 1938; H. Mondor, Hommes de qualité, ivi 1939; E. Rideau, Introduction à la pensée de P. V., ivi 1944; O. Macri, Il Cimitero marino di P. V., Firenze 1947; M. Raymond, P. V., Zurigo 1948.

Giacinto Spagnoletti
VALFRÉ, Sebastiano, beato. - Oratoriano, apostolo di Torino, n. a Verduno (Alba) il 9 marzo 1629, m. a Torino il 30 genn. 1710.

Nato da umile famiglia, compì con successo, pur tra stenti e disagi, i suoi studi ad Alba, Bra e Torino; in quest'ultima città provvide al suo sostenitamento facendo l'amanuense. Il 26 maggio 1651 fu ammesso all'Oratorio di Torino, fondato due anni prima, e il 24 febbr. 1652 ricevette il presbiterato dal vescovo di Alba. Nel 1696 si addottorò in teologia. Esercitò, tra il 1653 e il 1671 , per oltre 15 anni non consecutivi la carica di prefetto del-

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l'Oratorio e tra il 1671 e il 1710, per 20 anni, quella di preposito della Congregazione, portandoli ad una notevole floridezza. Nel 1689 rifiutò per umiltà l'arruvescovato di Torino. Perfetto imitatore di s. Filippo Neri, spese tutta la sua lunga vita sacerdotale nell'apostolato : fu missionario e catechista popolare instancabile; confessore, direttore d'anime e consigliere ricercatissimo per dottrina e prudenza (a lui ricorrevano vescovi, sacerdoti e quasi tutta la Corte ducale, e lo stesso duca Vittorio Amedeo II lo ebbe per confessore [1676-90] e consigliere); soccorritore di tutti i bisognosi che a lui ricorrevano o che egli visitava nelle carceri, negli ospedali o nei loro tuguri. Si occupò in modo speciale dei miseri prigionieri valdesi ( $1685-86$ ) e visitò nel 1687 la loro valle Luserna, ottenendo numerose conversioni. Notevole fu pure la sua opera per l'assistenza ai feriti e alle truppe durante le campagne militari del $1690-96$ e del 1703-1708, specie nei lunghi mesi d'assedio di Torino (1705-1706); a lui devesi l'iniziativa del voto a Maria S.ma che Vittorio Amedeo II compi con l'erezione della Basilica di Buperga. Al Duca che lo visitò nell'ultima malattia con franchezza raccomandò di s sollevar le miserie dei suoi afflitti popoli, tanto oppressi dalle lunghe guerre e di s sempre ben intendersela col Sommo Pontefice s. Gli scritti e l'epistolario sono tuttora inediti, ad eccezione di pochi opuscoli pubblicati dal Beato o dati alle stampe nel secolo scorso, tra i quali si ricordano: le Lettere inedite, pubblicate da G. Catenzio (Torino 1869, 29 intere e 8 frammentarie), e i Sunti di ascetica (ivi 1911). Nell' Archivio dell'Oratorio di Torino sono tuttora conservati 21 voll. di scritti del Beato.

Fu beatificato il 31 ag. 1834 da Gregorio XVI (Acta Gregorii papae XVI, I, 1, Roma 1901, pp. 441-44) e il suo corpo riposa nella chiesa di S. Filippo in Torino. Festa il 30 genn.

Bibl.: fonte di prim'ordine sono i Processi, ordinario (17251730) e apostolico (1730-33), conservati nell'Arch. Segr. Vat. (fondo S. Congr. del Riti, nn. 2974-79; altra copia dei Processi in 16 voll. è conservata nell'Arch. dell'Oret. di Torino); P. Capello, Della vita del b. S. V., confondat. della torin. Congr. dell'Orator. di S. F. Neri, 2 voll., Torino 1872; C. M. De Vecchi, Vitt. Amedes II e il b. S. V., in Rott. stor. del Risorg., 22 (1933), pp. 799-815 (due lettere di Vitt. Am. di Beato del 1694, 1695); N. Cuniberti, S. V. apostolo del Piemonte, Torino 1930 (biog. popolare).
A. Pietro Trutaz.

VALIER (Valerio), Agostino. - Cardinale, n. a Legnago il 7 apr. 1530, m. a Roma il 23 maggio 1606.

Dal 1558 lettore di filosofia morale a Venezia, nel 1565 fu chiamato a succedere allo zio card. Navagero sulla cattedra episcopale di Verona. Amico e imitatore di s. Carlo, fu come lui uno fra i vescovi più zelanti nell'applicazione della riforma tridentina e nella restaurazione della vita religiosa fra il clero e il popolo. Fondò il Seminario, indisse sinodi, istituì opere pie e ospedali. N.! 1580 fu visitatore apostolico per le province venete, istriane e dalmate; nel 1583 cardinale. Fu in grande amicizia e familiarità con s. Filippo Neri, che ritrasse al vivo nel suo Dialogo della letizia cristiana. Altre opere edite e inedite rimangono di lui.

Bibl.: Ciaconius, III, pp. 84-89, con elenco degli scritti del V.; G. Ponzerri, Augustini Valerii commentarium de consolatione Ecclesiae ad Ascantium Columnam libri $V I$, Roma 1792, con ampia bibl.; C. Cavattoni, Lettere del card. A. V. ai dogi di Venezia, Verona 1862; Pastor, IX, pp. 59-60 e passim; X, XI, passim; L. Pontello e L. Bordet, S. Filippn Neri, trad. it. Firenze 1931, pp. 423, 429-30; card. Valier, Philippe ou la joie chrétienne, introd. e vers. francese di M. Mahn, Parigi [1923]. Antonio Cistellini
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(da anon., Vita del b. S. V., Roma 1621, pubblicata a cura di G. Gatteri)
Valfrè, Sebastiano, beato - Ritratto.
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(let. Enc. Catt.)
Valfrè, Sebastiano, beato - Lettera autografa al p. Giacinta Alaleoni della Congregazione dell'Oratorio di Roma con accenno al processo per la beatificazione del venerabile Ancina ( 29 dic. 1705) - Roma, Biblioteca Vallicelliana, H. 76, fol. 514.

VALIGNANO, Alessandro. - Organizzatore e superiore delle missioni del Medio ed Estremo Oriente, n. a Chieti nella prima metà del febbr. 1539, m. a Macao il 20 genn. 1606.

Si sarebbe laureato in legge a Padova verso il 1558. Passato qualche tempo a Roma con speranza di promozioni, tornò a Padova per proseguirvi gli studi; vi si trovava nel nov. 1562 quando fu accusato di aver ferito una giovane; imprigionato e processato, venne condannato a una forte multa e al bando dal territorio veneto per quattro anni. Il 29 maggio 1566 entrò nella Compagnia di Gesù in Roma, e poi il 18 maggio dell'anno seguente passò al Collegio Romano, dove studiò filosofia (1567-69) e teologia (1570-72). Ordinato sacerdote al Laterano il 23 marzo 1570, divenne il $1^{\circ}$ sett. 1572 rettore del Collegio di Macerata. Nell'ag. dell'anno seguente dal generale Mercuriano venne nominato visitatore, ossia superiore di tutte le missioni dei Gesuiti in Asia. Fatta la professione nei giorni 8 e 11 sett. 1573, verso il 20 dello stesso mese partì alla volta di Genova e di Labona, donde salpò il 21 marzo dell'anno seguente, alla testa di 41 gesuiti, e giunse a Goa il 6 sett. 1574. Fatta una doppia visita delle missioni del sud e del nord dell'India, il 20 sett. 1677 intraprese un lungo viaggio che lo portò per la prima volta a Macao il 6 sett. 1578. Là egli concepì il progetto di aprire la Cina al Vangelo e per questo chiamò subito dall'India Michele Ruggieri. Proseguendo il suo viaggio, arrivò per la prima volta in Giappone il 25 luglio 1579. Fatta la visita della missione ed eretta la vice-provincia del Giappone, il 20 febbr. 1582 ne ripartì in compagnia di quattro giovani nobili giapponesi che, su invito del V., alcuni «daimio o o regoli giapponesi, già cristiani, mandavano come ambasciatori al Pontefice romano. Mentre egli si trovava a Macao ( 9 marzo - 31 dic. 1582) chiamò colà dall'India M. Ricci (v.) per la missione della Cina. Arrivato a Goa il 10 nov. 1583 , egli depose la carica di visitatore e diventò provinciale dell'India fino al 1587

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(da J. F. Schitte, Valiqnanos Missionsgrundsätze
für Japan, Roma 1611, tav. e p. 21)
Valignano, Alessandro - Ritzatto. Incisione di N. Oddi.
quando, nominato il nuovo visitatore, il 22 apr. 1588 intraprese da Goa un secondo viaggio verso il Giappone, in compagnia degli ambasciatori giapponesi ora reduci da Roma. Dopo una sosta di quasi due anni a Macao ( 28 luglio 1588 -23 giugno 1590) per incoraggiare l'incipiente missione della Cina, il 21 luglio 1590 giunse di nuovo in Giappone e vi restò più di due anni fino al 9 ott. 1592. Durante gli altri due anni che passò a Macao ( 24 ott. $1592-15$ o 16 nov. 1594) egli approvò le riforme nel metodo d'apostolato del Ricci e lo spronò a raggiungere Pechino. Ritornato a Goa il 4 marzo 1595, il 24 sett. seguente depose la carica di visitatore dell'India per non ritenere che quella di visitatore della Cina e del Giappone, e in questa nuova qualità il 23 apr. 1597 lasciò definitivamente l'India ed arrivò a Macao il 20 luglio dello stesso anno. Durante questo soggiorno, egli nominò il Ricci superiore della Missione di Cina e lo esortò nuovamente a recarsi a Pechino. Lasciato Macao il 16 luglio 1598, egli arrivò per la terza volta in Giappone il 5 ag. dello stesso anno e diede a quella missione un incremento sempre maggiore. Ripartitone il 15 genn. 1603, giunse a Macao il 10 febbr., e mentre si apprestava a visitare la missione della Cina, ivi mori. Si conservano di lui ca. 400 lettere, quasi tutte inedite.

Dinanzi alle difficoltà, la sua consegna era: "Mai indietreggiare ". In India egli consolidò e organizzo il lavoro del Saverio. Morendo vide la Cina aperta al Vangelo per opera del Ricci e di altri confratelli, di cui cinque cinesi, e nel Giappone lasciava ca. 130 missionari, di cui quasi la metà giapponesi, coadiuvati dai primi sacerdoti del paese, essendo egli assertore coraggioso e instancabile del clero indigeno. Lasciava dippit, oltre il Collegio di Macao, comune alle due missioni, due grandi Collegi formati a Nagasaki e in Arima, uno incipiente in Omura e una "Casa rettorale" nella Capitale, un noviziato e due seminari per Giapponesi, una ventina di residenze e ca. 300 chiese o cappelle. Colui che meglio lo caratterizzo fu il contemporaneo p. Celso Confalonieri, quando scrisse che il V. era \&vir. plane.insignis-et-ad omnis-summa.natus.».

Rill.: D. Bartoli, Opere, X-XVIII. Torino 1825, passim; P. M. D'Elia, Il p. A. V. (I grandi missionari, $2^{2}$ serie), Roma 1940, pp. 119-70; id., Fonti Ricalone, I, ivi 1942, pp. LxxxvixcviI, 143, n. 2 (e correzioni nel vol. II, p. 638); II, ivi 1949. p. 364 , nn. 3 e 4; J. F. Schütte, Valiqnanos Missionsgrundsätze für Japan, I, I, ivi 1951, pp. xxxi-1.vi, 36-30. Pasquale M. D'Elia

VALLA, LORENzo (latinamente De Valle o Vallensis). - Umanista oriundo piacentino, n. a Roma nel 1405 (secondo altri, nel 1407).

Insegnò retorica a Pavia (1431-33), donde dovette allontanarsi per uno scritto contro Bartolo. Nel 1435 si trasferi a Napoli, ove divenne segretario del re Alfonso d'Aragona, che seguì nelle varie peregrinazioni e guerre. Nel 1443, fatta la pace tra Euganio IV e il Re di Napoli, tentò invano di tornare a Roma, impeditone soprattutto dalla sua Declamatio sulla Donazione di Costantino. Solo nel 1447, coll'elezione dell'umanista Niccolò V, il V. poté stabilirsi nella sua città e divenire, secondo un antico desiderio, scrittore apostolico. Morì nel 1457 e fu sepolto nell'Areibasilica Lateranense, della quale dal 1455 era canonico. La sua tomba, rimossa dal sito primitivo, è indicata nella cappella del Crocifisso.

Ambizioso e di vasta cultura, il V. si cimentò, afferma egli stesso, "in omni fere doctrinarum genere". Oltre le traduzioni dal greco e numerose opere minori, non tutte pervenuteci, vanno segnalati Elegantiarum latinae linguae libri sex (prima del 1444). l'opera letteraria più importante, che procurò larga notorietà all'autore; Dialecticarum disputationum libri tres (ca. il 1440), antiaristotelica; De libero arbitrio; De voluptate ac de vero bono (1438), dialogo sulla dottrina morale storica, epicurea e cristiana; De professione religiosorum; In Novum Testamentum ex diversorum utriusque linguae codicum collatione adnotationes ( 1449 ?), con cui aprì la via alla critica di Erasmo (v.) sul testo del Nuovo Testamento; De mysterio Eucharistiae; Historiarum Ferdinandi regis Aragoniae libri
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(fot. Ene, Catt.)
Valla, Lorenzo - Prefazione di L. V. alla sua traduzione latina dell'Orazione pro Cresifonte di Demostene. Nell'incisale ritratto del V. e in basso stemma di Federico da Montefeltro, miniatura di scuola ferrarese - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 337, f. $1^{r}(1475-82)$.

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In alto a sinistra: CHIESA DELL'ANTICA o di S. Maria (sec. xiv) con campanile romanico (sec. xit). La chiesa è oggi quasi completamente ricostruita. In alto a destra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. PAOLO dovuta al card. Juan de Tonquemada (1439-68). In basso: CATTEDRALE eseguita su disegni di Juan de Herrera (fine sec. xvi). La facciata è di A. Churriguerra (1730).

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In alto a sinistra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. MARIA DELLA TUGLIA (acc. xv) - Sulmona. In basso a sinistra: LHEMO DI CELESTINO V Sulmona. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. MARIA di Bominaes (fine del acc. xi). L'ambone è del x180.

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tres (1445); De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio (1440), che suscitò le più vivaci polemiche protrettesi fino al sec. xvili; Ad Engeniam IV Apologia; Recriminationes in B. Faciem; Antidotes in Poggiam, di carattere personale.

Il carattere spiccatamente polemico della figura e dell'opera di Lorenzo V. investe tuttora i giudiai degli studiosi. La spregiudicatezza di certi suoi compiaciuti atteggiamenti di fronte a " magnis et longo iam aevo probatis auctoribus", quali Aristotele, Cicerone, al quale antepose Quintiliano, Boezio, Bartolo, s. Tommaso d'Aquino, e il tono mordace gli guadagnarono presso molti la fama di volgare libellista e la taccia di eresia. Per altri, le ardite e sconcertanti posizioni costituiscono un merito del V., considerato padre della critica e della filologia, precursore del libero pensiero e dell'anticlericalismo moderno. A ben giudicare le polemiche del V. e sul V., è necessario approfondire ulteriormente i complessi aspetti dell'umanesimo. In particolare, sulla religiosità degli umanisti occorre esser cauti, per l'insufficienza delle attuali ricerche sul sentimento religioso degli italiani nel Quattrocento e perché la sincerità di cotesto sentimento non va misurata alla stregua del contributo, talvolta negativo, delle loro opere. Pare quindi accordato fermarsi a certi atteggiamenti del V. estremamente audaci, poiché egli affronta i più ardui problemi della filosofia, della teologia e della S. Scrittura spesso con la sola preparazione del grammatico e dell'erudito. Le sue chiare professioni di fede hanno tutta l'aria della sincerità, mentre le insinuazioni del Poggio, raccolte dal Pontano, vanno relegate fra i temi d'obbligo della polemica umanistica, ricca troppo spesso di invettive e di inverosimili accuse. Quanto al De voluptate, nonostante certe vivide descrizioni, è tutt'altro che sicuro il favore dell'autore per l'epicureismo, anche se non si voglia ritenere sincera la conclusione cristiana del terzo libro o si preferisca parlare di opera ambigua. L'impostazione teologicamente pericolosa sta forse nel tentativo di inserire l'epicureismo, visto come alto insegnamento morale e nobile ideale di vita serena e sana, nel cristianesimo. Le due dottrine verrebbero così valutate alla stessa stregua e relegata in sottordine la dottrina della Grazia, pur riconoscendo al solo cristianesimo l'attuazione del bene supremo.

La famosa Declamatio, giova affermarlo decisamente, non fu né la prima, né la più originale, né la decisiva confutazione del celebre falso costantiniano, il quale, nonostante e contro il V., ebbe sostenitori fino al Baronio. Il V., comunque, andò troppo oltre. Sostenendo falsamente che la donazione fosse il fondamento, anzi l'unico fondamento giuridico del potere temporale, dichiara questo illegittimo e fonte di tutti i mali d'Italia. Di qui le lodi della Riforma e le rinnovate simpatie del sec. xix per l'umanista. Egli tuttavia, anche se la Declamatio fu inclusa nell'Indice del 1559, esalta in maniera inequivocabile il po-
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(Int. Gervia Garrobatla)
Valladolid, arcidlocesi di - Il quinto dolore della Vergine, scultura di Gregorio Fernández (sec. xvit) - Valladolid, chiesa di S. Martino.
tere spirituale della Sede Apostolica, che vuol richiamare alla sua missione. L'anticlericalismo del V., limitato, come quello dell'Alighieri, al potere temporale, appare del tutto occasionale e frutto di opportunismo, se si tiene presente che egli scriveva al servizio e nell'interesse di Alfonso in lotta con Eugenio IV durante le vicende del Concilio di Basilea; né, d'altra porte, v'è traccia delle incredibili invettive contro il papato in alcuna altra opera del V. Del resto Niccolò V mostrò di non prendere troppo sul serio le escandescenze dell'acre umanista.
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(Int. Garcia Garrobatla)
Valladolid, arcidlocesi di - Particolare del retablo della chiesa di S. Giacomo, con l'Adorazione dei Magi. Scultura di A. Berruguete (sec. xvi) - Valladolid.

Valladolid, Arcidlocesi di - Particolare del retablo della chiesa di S. Giacomo, con l'Adorazione dei Magi. Scultura di A. Berruguete (sec. xvi) - Valladolid.

22.     - Enciclopedia Cattolica. - XII.

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VALLADOLID, ARCIDIOCESI di. - Città capoluogo della provincia omonima nella Spagna.

L'arcidiocesi ha una superficie di 2400 kmq . con una popolazione di 220.000 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 94 parrocchie servite da 209 sacerdoti diocesani e 135 regolari; ha un seminario conciliare, 20 comunità religiose maschili e 64 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 441).

Ad istanza di Filippo II che era nato in V. il papa Clemente VIII creò la diocesi di V., il 25 sett. 1595, per smembramento della parte meridionale della diocesi di Palencia, quale suffraganea di Toledo. Il nome di V. appare per la prima volta al tempo della dominazione araba come Belad Valed (Terra del Vali); dal xili sec. fu sede dei governatori di Castiglia e preferita dai re di Spagna; vi si tennero tre Conclli provinciali. La Cattedrale fu eretta sul luogo della antica collegiata del sec. xi; i lavori furono fatti iniziare da Filippo II nel 1380 dall'architetto Herrera e continuati più tardi da Churriguera e quindi da Ventura Rodriguez, ma non mai ultimati. All'esterno, delle quattro torri una sola fu ultimata, ma crollò nel 1841 e fu rifatta nel 1880-85; è sormontata ora da una statua del S. Cuore che la notte viene illuminata. Nell'interno a tre navate si conserva sull'altar maggiore un retablo di Juan de Juni e l'Assunta di D. Velázquez; alla fine della navata destra è una Trasfigurazione di Luca Giordano. Nella sacrestia è un tabernacolo in argento, capolavoro di Juan de Arfe (1590). La chiesa di S. Maria la Antigua o dell'Assunta fu fondata nel 1095, trasformata nel sec. xiv e restaurata nel 1932; romanici sono il campanile e il chiostro; l'interno a tre navi presenta un misto di romanico e gotico.

La chiesa di Nuestra Señora de las Augustias fu eretta tra il 1597-1604; contiene in una cappella a destra l'immagine de la Virgen de las Cuchillas di Juan de Juni. La chiesa di S. Michele è della fine del sec. xvi; quella di S. Nicola è del xvir; quella di S. Lorenzo del xv. trasformata nel xvir; contiene un'antica immagine della b. Vergine che fu incoronata nel 1917; la chiesa della Passione ha facciata barocca ( 1666 ). La chiesa di S. Benito el Viejo fu trasformata nel 1583 ; le chiese della Maddalena, di S. Filippo Neri e del S.mo Salvatore sono del sec. xvi. Nel lungo dove apparve il S. Cuore al p. Bernardo de Hoyos sorse il santuario Nacional de la Gran Promesa, divenuto mèta di pellegrinaggi. La chiesa di S. Giacomo del 1490 contiene un retablo di Berruguete con l'Adorazione dei Magi. Il Collegio Mayor de S. Cruz fu eretto tra il 1487 e il 1491; sul portale è l'immagine del fondatore eard. P. Gonzales de Mendoza. Nell'interno è il Museo archeologico provinciale e la Biblioteca ricca di oltre 50.000 volumi e con preziosi manoscritti. Grande rinomanza ebbe il Collegio domenicano di S. Gregorio, fondato da Innocenzo VIII ed eretto tra il 1488 e il 1496 . V. fu sede della celebre disputa tra i Domenicani e i Gesuiti. A V. morì nel 1506 Cristoforo Colombo in cui onore nel 1905 fu eretto un monumento alla porta di Madrid. Nella casa di Cervantes da lui abitata nel 1605 è la Biblioteca popolare. A V. si sviluppò un ramo benedettino detto Congregazione di S. Benito de V. Costituitosi nel 1390 fiorì specialmente dal sec. xvi al 1833 , anno in cui si estinse. I documenti relativi sono conservati in gran parte nel monastero di S. Domenico de Silos. - Vedi tav. LXXXIX.

BibL.: Eubel, IV, p. 357; V, pp. 403-404; anon., s. v. in Enc. Eor. Am., LXVI, pp. 987-1022; S. Rivera Menescau, Museo Arqueol. de V., in Memorias de los museos arqueol. proxine. 1940. Madrid 1941. pp. 101-106.

Enrico Josi

VALLARSI, Domenico. - Sacerdote ed erudito, n. a Verona il 13 nov. 1702, ivi m. il 14 ag. 1771.

La sua opera principale è l'edizione degli scritti di s. Girolamo (11 voll., Verona 1734-42; $2^{\text {a }}$ ed. accresciuta, Venezia 1766-72, riprodotta in PL 22-30), per la quale andò in cerca di codici in varie città d'Italia. Aiuto Scipione Maffei nell'edizione delle opere di s. Ilario (2 voll., Verona 1730) e pubblicò un volume degli scritti di Rufino (ivi 1745).

Raccoglitore di codici e di antichità che donò al Museo di Verona, è dal Baretti "frustato" per una presunta iscrizione da lui illustrata, dei ss. Fermo e Rustico.

Ebbe alcuni canonicati e da Benedetto XIV fu nominato revisore del S. Uffizio per le lingue orientali.

BibL.: L. Federici, Elegi istor. dei più illustri ecclesiast. di Verona, III, Verona 1819, pp. 134-48; Hurter, V. 1, coll. 113-14; G. Nistal, Il Settecento, I, Milano 1929, p. 413; anon., s. v. in Enc. Ital., Appendice, I, p. 1106.

Renata Orsci Aymonda
VALLEDUPAR, vicariato apostolico di. - Con decretu del 4 dic. 1952 il vicariato ap. di Goajira (v.) in Colombia è stato diviso nei due vicariati di Riohacha e di V., affidati ai Cappuccini.

Il vicariato di Riohacha comprende la Commissaria de la Goajira e i municipi di Riohacha e Barrancas. Il vicariato ap. di V. comprende i municipi di Fonseca, S. Juán del César, Villanueva, Robles, V., Chiriguana e Chimuchagua.

BibL.: Arch. di Prop. Fide, pos. prot. nn. 2444/52, 4904/52. Saverio Paventi
VALLEPIETRA, SANTUARIO DELLA SANTISSIMA Trinità di. - E nella valle del Simbrivio, presso il colle della Tagliata che si addossa al fianco meridionale del Monte Autore (diocesi di Anagni). Qui, su un piccolo ripiano, s'addentra nelle viscere della montagna una grotta, in cui è posto il Santuario (la S.ma Trinità vi è rappresentata sotto le sembianze di tre persone umane).

I pellegrinaggi più importanti dell'anno avvengono nella festa della S.ma Trinità e in quella di s. Anna. L'origine di essi è molto antica; i graffiti di visitatori risalgono fino al sec. xv. Nel 1850 la frequenza dei pellegrini si aggirava sui diecimila; oggi sui centomila ca., 70.000 nella festa della S.ma Trinità e 30.000 nella festa di s. Anna. In questa occasione si canta dai pellegrini il miracolo sperato da s. Anna per le tre erfane. Una rappresentazione della Passione del Signore, detta "pianto delle zitelle" è eseguita, in occasione della festa della S.ma Trinità, sulla loggia del Santuario da alcune donne di V.

Le origini e le vicende più antiche di questo Santuario non sono notr. E probabile che la grotta sia stata un sacello pagano dedicato a ninfe o a divinità fluviali : presso la grotta sono stati trovati figuli ex-voto. Il culto cristiano, dopo aver combattuto il culto pagano, gli ha sostituito i suoi riti. Quando ciò sia avvenuto non risulta. Si ritiene da alcuni che la sostituzione sia opera di monaci greci pre-benedettini. Un influsso orientale è suffragato dai nomi orientali di alcune località circostanti e dal culto di s. Anna. Un'altra ipotesi può essere che i monaci basiliani di Grottaferrata, rifugiatisi a Subiaco nel 1183, abbiano costruito un monastero presso la grotta, la cui esistenza è data da ruderi e da vari indizi. La chiesa della S.ma T. di V. è ricordata per la prima volta in un documento del 1119 nel quale si parla di una donazione fatta da un trebano a detta chiesa. Nel 1294 Pietro, vescovo di Anagni, unisce la chiesa della Trinità al Capitolo della cattedrale di Anagni per aumentare le rendite dei canonici. Nel 1658 Orazio Caetani, signore di Vallepietra, elevò detta chiesa ad abbazia, riservandosi il diritto di nomina dell'abate. Attualmente il Santuario è amministrato dalla curia vescovile di Anagni.

BibL.: G. Ricciotti, V. e il Santuario della S.ma Trinità. Alatri 1896; C. Mezzana, Il Santuario della S.ma Trinità sul Monte Autore, Anagni 1943.

Filippo Caraffa
VALLEYFIELD, diOCESI di. - Città nella Provincia di Québec (Canadà).

La diocesi di V. copre una superficie di 2221 miglia quadrate con una popolazione totale di 87.000 ab . dei quali 77.033 sono cattolici. Vi sono 139 sacerdoti diocesani e 77 religiosi (Chierici