volume-12

Back to Volumes
nata ai ricevimenti dei sovrani (come indica il suo nome), il Sangallo allargò la scala che vi conduceva dal Cortile del Maresciallo, sacrificando così la trecentesca Cappella del S.mo Sacramento, tutta affrescata dal Beato Angelico. In sostituzione di questo sacello costrui la Cappella Paolina, con ingresso dalla Sala Regia, dove sono i due ultimi affreschi di Michelangelo: la Conversione di Saulo ed il Martirio di s. Pietro (1542-50). Tra il 1535 e il 1541 il Buonarroti aveva dipinto sulla parete d'altare della Si stina, per ordine di Paolo III, il Giudizio Universale, allogatogli già (ca. 1533) da Clemente VII, in memoria, forse, del sacco di Roma, mentre papa Farnese ne faceva il grandioso manifesto del futuro Concilio, come dimostrano molti particolari allusivi alle questioni allora disputate (la fede e le opere, il primato di Pietro, il culto della Madonna, ecc.) in polemica con l'eresia luterana. Altre opere di Antonio da Sangallo in V. sono le due logge del Cortile del Maresciallo, costruite con elementi di una di Paolo II (le cui armi si vedono tuttora sui capitelli mentre le chiavi di volta recano i gigli farnesiani) ed il bastione fortificato che nel suo angolo nord-ovest è ornato dallo stemma di Paolo III (an. VIII, 1542-43).

Giulio III, Del Monte (1550-55), Marcello II, Cervini (1555) e Paolo IV, Caraffa (1555-59), poco hanno costruito in V. (di quest'ultimo Papa si ricorda la dipintura a grottesche della volta della Sala Ducale nel suo tratto orientale [1555] ed alcune nuove stanze in Belvedere), mentre con Pio IV, de' Medici (1559-65), ricomincia un'epoca ricca di opere edilizie. Lavorarono
per lui principalmente Pirro Ligorio e Sallustio Peruzzi (figlio di Baldassarre). Nel corso di questo pontificato fu portato a compimento il braccio a ponente del corridoio di Belvedere, secondo il piano del Bramante, con disegno di Pirro Ligorio, che progettó anche la nuova facciata del Palazzetto di Innocenzo VIII sul medesimo Cortile, con il famoso "nicchione", nonché la Casina di Pio IV nei giardini vaticani, suo capolavoro, cominciata già sotto Paolo IV nel 1558, ma ripresa dal Papa mediceo nel 1560 e finita nel 1562 . Questa villa, prezioso esempio di architettura manieristica, ornata di ricchissimi stucchi all'antica e di affreschi del Barocci, di Federico Zuccari e di Santi di Tito, è oggi sede della Pontificia Accademia delle Scienze. Per Pio IV, Giovanni da Udine decorò tra il 1560 ed il 1562 la terza Loggia (detta anche della Cosmografia), costruita sotto Leone X da Raffaello d'Urbino, e un gruppo di manieristi, guidati da L. Sabbatini, dipinse la volta del tratto occidentale della Sala Ducale.
S. Pio V, Ghislieri (1566-72), fece terminare vari lavori iniziati dal precedessore ed eresse un nuovo fabbricato contiguo all'Appartamento Borgia, con tre cappelle sovrapposte (una per ogni piano), dedicate a s. Stefano, s. Pietro martire e s. Michele Arcangelo, affrescate dal Vasari e ornate di stucchi da Guglielmo Della Porta. Ordiné altresì la costruzione della chiesetta dei SS. Martino e Sebastiano innanzi al bastione di Niccolò V (verso Piazza S. Pietro) per i militi della Guardia Svizzera, che l'hanno tuttora in uso, con dipinti di Giulio Mazzoni e di Daniele da Volterra.

Gregorio XIII, Buoncompagni (1572-85), occupa un posto importante nella storia edilizia del V. Furono suoi architetti il Vignola e, dopo la immatura morte di questi, il romano Giacomo Della Porta, che si può considerare un iniziazore del barocco. Nel suo pontificato fu portata a termine (1573) la decorazione della Sala Regia (Vasari e Sabbatini) e quella della Cappella Paolina (Sabbatini e Federico Zuccari), fu ricoperta di una finta volta, dipinta da Tommaso Laureti, la Sala di Costantino (con poco vantaggio degli affreschi parietali) e si restaurarono la Loggia della Cosmografia e la Cappella di Niccolò V, arrecando grave danno alle pitture dell'Angelico. Gregorio XIII fece inoltre costruire il Palazzo (cominciato già sotto Pio IV) che chiude a nord il Cortile di S. Damaso, continuando le Logge di Bramante e Raffaello con un secondo braccio, deve una squadra di artisti manieristici di grande talento decorativo (fra cui Antonio Tempesta e Matteo Bril) diedero nuova forma all'arte delle grottesche (1575). In quest'ala, Lorenzo Sabbatini, Ottaviano Mascherino ed i fratelli Alberti affrescarono la cosiddetta Sala Bologna con una monumentale pianta della città natale del Papa ed un'altra dei suoi dintorni, quest'ultima di recente tornata in luce. Altra importante opera del suo pontificato fu la costruzione della Galleria delle Carte geografiche (dovuta ad Ottaviano Mascherino) sormontata dalla Torre dei Venti, primo osservatorio astronomico del V., ornato dai pittori Nicola dalle Pomarancie e Matteo Bril (1581). Questa galleria prende il nome delle piante delle regioni d'Italia (restaurate sotto Urbano VIII), eseguite a fresco su disegno del cosmografo domenicano Ignazio Danti, e può considerarsi il massimo monumento cartografico del tardo Rinascimento.

Sisto V, Peretti (1583-90), il rinnovatore dell'Urbe, fece costruire da Domenico Fontana il nuovo Palazzo pontificio sul lato est del Cortile di S. Damaso (ancor oggi residenza dei papi) chiudendolo così anche da quella parte con la continuazione delle Logge raffaellesche; tagliò il Cortile di Belvedere con il braccio della Biblioteca Vaticana, dove si trova la Sala Siatina, destinata ora all'esposizione dei cimeli (1588), fece affrescare la cosiddetta Sala vecchia degli Scrittori da M. Bril e da altri (1588), nonché un tratto dell'attuale Museo Profano (1589), e fece rapidamente portare a termine la dipintura della volta della Sala di Costantino.

I tre Papi suoi successori, Urbano VII, Castagna (1590), Gregorio XIV, Sfondrati (1590-91), e Innocenzo IX, Facchinetti (1591), ebbero pochi anni di regno e non lasciarono in V. nessuna costruzione degna di parti-

## Page 698

![img-26.jpeg](img-26.jpeg)
(60. 4 adorato)

Vaticano - Scala Regia del Palazzo Vaticano, costruita dal Bernini sotto il pontificato di Alessandro VII (1653-67).
colare nota, mentre a Clemente VIII, Aldobrandini (1592-1605), va il merito della decorazione pittorica della grandiosa Sala Clementina, opera di Giovanni e Cherubino Alberti coadiuvati da Paolo Bril, e di quella del Concistoro, ornata da un ricchissimo soffitto intagliato, affrescato dal Bril e da Giovanni Alberti.

Pochi giorni durò il pontificato di Leone XI, Medici (1605), al quale succedette Paolo V, Borghese (160521), il cui nome campeggia sulla facciata della basilica di S. Pietro. Egli rinnovò in forma monumentale l'ingresso al V. dalla Piazza S. Pietro, di cui rimane tuttora il cosiddetto Portone di bronzo (1616-17) eseguito su disegno di Martino Ferrabosco, con l'aiuto di Giovanni Vasanzio. A lui si devono inoltre l'edificio sotto il quale sbocca lo Stradone dei Musei, in cui sono alcuni ambienti ornati d'affreschi da Guido Reni nel 1608 (le Sale delle Dame e delle Nozze Aldobrandine), e la Scala delle Dame che dà accesso ai giardini, dove fece costruire le tre fontane degli Specchi, delle Torri e dello Scoglio, e rinnovare dal Maderno quella detta della Galera, ai piedi della scala del Bramante. Alla Biblioteca aggiunse alcuni nuovi locali (Museo Profano), facendovi eseguire tra il 1610 e il 1612 un ciclo di pitture allusive al suo regno.

Nessun lavoro importante segna, in V., il biennale pontificato di Gregorio XV, Ludovisi (1621-23), e non molti ricordano quello di Urbano VIII, Barberini (1623-44), il protettore del Bernini, che pur diede un volto nuovo a Roma, ma nel Palazzo Apostolico legò il proprio nome solo al collegamento, nel secondo piano, fra l'antica residenza e quella di Sisto V (1623), dove fece costruire la Sala della Contessa Matilde (oggi Cappella Matilde). L'adornò di affreschi Pietro da Cortona, che lavorò anche nella stanza attigua e nell'oratorio che prende nome da questo Papa, accanto alla Camera dell'incendio, raffigurandovi sopra l'altare un Cristo deposto. In un'altra cappelletta, aperta al terzo piano, il Romanelli dipinse una Nativitá di Nostro Signore. Alcune delle molte opere edilizie e monumentali di cui si gloria in Roma il pontificato barberiniano sono celebrate nelle pitture che ornano la stretta scaletta conducente dal Cortile del Pappagallo (a sinistra del passaggio verso il Cortile di S. Damaso) ai tre piani del Palazzo. Non
poche lapidi che ricordano trasformazioni e restauri in V. recano il nome di Urbano VIII, e fra codesti lavori sono particolarmente degni di memoria il parziale rifacimento che cambiò alquanto l'aspetto cinquecentesco della Galleria delle Carte geografiche, e la costruzione della vòlta abbassata nella bramantesca Galleria Lapidaria.

Innocenzo X, Pamphily (1644-55), non aggiunse nulla agli edifici vaticani, ma ornò di una graziosa fontana, con bassorilievo, opera dell'Algardi, il Cortile di S. Damaso.

La Scala Regia, famosa per la sua prospettiva che corregge i difetti dell'ambiente nel quale s'inserisce, è ornata dallo stemma di Alessandro VII, Chigi (16551667), che ordinò a Gian Lorenzo Bernini questo capolavoro architettonico (1663-67). Allo stesso artista si deve pure la riunione in una sola aula delle due che componevano l'attuale Sala Ducale. Per mezzo di un drappeggio di stucco sollevato da genietti, ossia di un'apertura di forma irregolare fra le due sale, il Bernini riusci genialmente a nascondere l'asimmetria fra i loro assi divergenti.

Di scarso conto, per lo più adattamenti e restauri, furono i lavori eseguiti nei Palazzi Apostolici sotto i pontificati seguenti di Clemente IX, Rospigliosi (16671669), Clemente X, Altieri (1670-76), Innocenzo XI,Odescalchi (1776-89), Alessandro VIII, Ottoboni (1689-91), e di Innocenzo XII, Pignatelli (1691-1700).

Il sec. xviri, capitale per la storia edilizia nel V., si apre con il regno di Clemente XI, Albani (1700-21), primo ideatore di quel grandioso complesso che sono i Musei Pontifici, realizzato poi dai suoi successori. Il suo stemma campeggia nel Nicchione di Belvedere, al quale diede l'attuale decorazione.

Innocenzo XIII, Conti (1721-24) e Benedetto XIII, Orsini (1724-30), non fecero eseguire nessuna costruzione degna di memoria nei Palazzi Apostolici, ma Clemente XII, Corsini (1730-40), ampliò, nel 1732, la Biblioteca con un nuovo braccio, attiguo a quello decorato d'affreschi sotto Paolo V.

Benedetto XIV, Lambertini (1740-58), fondò il Museo cristiano del V. e, nel 1756, lo uni alla Biblioteca Apostolica, da lui grandemente favorita.

Terminando nel 1767 la costruzione del secondo piano del braccio occidentale del Corridoio di Belvedere (attuale Galleria del Candelabri), Clemente XIII, Bessonico (1758-69), compl, sebbene in forma diversa dalla originaria, la grandiosa idea del Bramante.

L'ultima fase importante della storia edilizia del V. si ebbe con la costruzione del grandioso complesso del Museo detto Pio-Clementino, dai nomi dei suoi fondatori : Clemente XIV, Ganganelli (1769-74) e Pio VI, Braschi (1775-99), suo immediato successore. Mancando lo spazio nei Musei Capitolini, per conservare le più pregevoli fra le opere di scultura antica che si venivano scavando in Roma e che le leggi restrittive di Benedetto XIV non consentivano di esportare, Clemente XIV incaricò gli architetti Michelangelo Simonetti e Giuseppe Camporesi di preparare i progetti per un nuovo museo in Vaticano. Riadattando o demolendo parti di edifici antichi, sorsero così, in ca. quindici anni di lavoro, le eleganti sale che congiungono l'ala occidentale del Corridoio di Belvedere, occupata dal Museo profano della Biblioteca, col Palazzetto d'Innocenzo VIII, e cioè : l'atrio detto dei Quattro Cancelli, un piccolo capolavoro di graziosa ma non leziosa architettura settecentesca, opera di G. Camporesi, la Scala Simonetti (1789), monumentale malgrado la sue modeste dimensioni, la Sala a Croce Greca, la Sala rotonda, con la sua cupola ispirata a quella del Partheno, la Sala delle Muse, decorata con affreschi di Tommaso Conca, quella degli Animali ed infine il Cortile ottagono, ricavato nell'antico Cortile delle Statue del Palazzetto d'Innocenzo VIII. Un tratto di questo edificio, profondamente rinnovato, venne compreso nel nuovo complesso del Museo Pio-Clementino e porta ora i nomi di Galleria delle Statue, Stanza dei Busti, Gabinetto delle Maschere (con pitture di D. De Angelis) e Loggia scoperta. A questa nuova e senza dubbio imponente sistemazione non si esitò a sacrificare (senza

## Page 699

![img-27.jpeg](img-27.jpeg)

# VATICANO 

$\qquad$
(Ed. Nuovi Vaticani)
(Ed. Nuovi Vaticani)
(La. Nuovi Vaticani)
(La. Nuovi Vaticani)
![img-28.jpeg](img-28.jpeg)

## Page 700

![img-29.jpeg](img-29.jpeg)

In alto a sinistra: LA PRIMA DELLE -SALE PAOLINE- della Biblioteca Vaticana, affrancata sotto l'egito V (1616-11). Sulla parete di fondo, stima della composizione (1) e, Cello Novemco. In alto a destra: BIBLIOTECA IN SOSTO V O «SALONE SISTING», affrancata sotto la direzione di Giovanna Guerra e di Cesare Nardini (1588-89). In basso a sinistra: LA SALA D'OCALZ, affrancata sotto l'egito 19 (1916-90). La grande moda in bianco con gli ospiti è di G. L. Bressini. In basso a destra: SALA DEL MUSEO: SACDQ, intera nel 1788. Nella volta il Tricento della Chiesa e le tre virtù teologali, affrancate

## Page 701

![img-0.jpeg](img-0.jpeg)
(fol. R. Sansaiol)
In alto: INGRESSO AL MUSEO SACRO della Biblioteca Vaticana con lo stemma di Benedetto XIV, suo fondatore (1756). In basso: IL MUSEO PROFANO della Biblioteca Vaticana, sala sistemata l'anno ix di Clemente XIII ( $1767-68$ ).

## Page 702

![img-1.jpeg](img-1.jpeg)
(fot. R. Sanselot)
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(fot. R. Sanselot)
In alto: FACCIATA DELLA PINACOTECA, costruita da L. Beltrami (1932). In basso: LA SALA DI RAFFAELLO nella Pinacoteca, con la Madonna di Foligno, la Trasfigurazione, l'Incoronazione della Vergine, ed arazzi eseguiti su cartoni di Raffaello, costruita da L. Beltrami, inaugurata da Pio XI, il 28 ott. 1932.

## Page 703

lasciarne traccia o documento grafico di sorta), la Cappella dedicata a s. Giorgio da papa Cibo, tutta dipinta dal Mantegna, che si trovava nell'angolo fra la Sala degli Animali e la Galleria della Statue.

Pio VII, Chiaramonti (1800-23), seguitò l'opera di papa Braschi malgrado i turbamenti politici del periodo napoleonico, il suo esilio e l'asportazione in Francia di moltissime opere delle raccolte artistiche pontificie, restituite (sebbene non tutte) dopo la caduta dell'Impero. Per esporre degnamente le sculture del V. egli installò nel tratto orientale del Corridoio di Bramante, e precisamente fra l'Atrio del Torso e la Galleria Lapidaria, il Museo Chiaramonti, e fece costruire, su progetto di Raffaello Stern (1818), il cosiddetto Braccio nuovo, portato a termine nel 1822 da Pasquale Belli. Codesto braccio, parallelo a quello aggiunto da Sisto V alla Libreria Vaticana, taglia ancora una volta il Cortile di Belvedere, formando così il Cortiletto della Biblioteca. Le opere e le vicissitudini di questo pontificato furono illustrate in una serie di mediocri affreschi, opara del De Angelis (1818), nel Museo Profano.

Nessuna costruzione importante fu eseguita nel complesso dei Sacri Palazzi sotto i pontificati seguenti di Leone XII, della Genga (1823-29), Pio VIII, Castiglioni (1829-30), e Gregorio XVI, Cappellari (1831-46), i quali si contentarono di lavori di adattamento e di decorazione di scarso interesse, fra i quali quelli resisi necessari per la istallazione dei nuovi Musei GregorianoEtrusco ed Egizio nell'edificio che chiude a nord il Cortile della Pigna.

A Pio IX, Mastai-Ferretti (1846-78), si deve invece il nuovo scalone monumentale che, sostituendo l'antica cordonata, dà un più comodo accesso dal Portone di Bronzo al Cortile di S. Damaso. Egli fece inoltre decorare dal pittore Alessandro Mantovani le tre gallerie del braccio orientale delle Logge di S. Damaso (18701877) e ricavò nella Torre Borgia la grande Sala dell'Immacolata Concezione, ornata d'affreschi che ricordano la proclamazione di quel dogmi, opara di Francesco Podesti (1858), pregevole soprattutto per i numerosi e fedeli ritratti di personaggi contemporanei.

Lo stemma di Leone XIII, Pecci (1878-1903), orna la Galleria dei Candelabri, aggiunta da questo Papa al Museo delle Sculture e decorata da affreschi di Lodo-vico Scitz e d'altri (1884); il b. Pio X, Sarto (1903-14), fece costruire il passaggio a tunnel fra il cosiddetto Grettone (sotto l'ala a ponente del Corridoio di Belvedere) e i giardini vaticani, nonché la scala che porta il suo nome, fra il Viale di Belvedere e il Cortile del S. Uffizio, e diede una nuova sede alla Pinacoteca (fino allora ospitata nella Sala Bologna) nel primo tratto a pianterreno del braccio occidentale del Corridoio di Belvedere (oggi parte dell'Archivio Segreto), con ingresso dallo Stradone dei Musei.

Di scarso rilievo furono i lavori eseguiti sotto Benedetto XV, della Chiesa (1914-22), mentre Pio XI. Ratti (1922-39), il Papa della Conciliazione (1929), portò a compimento un grandioso programma edilizio. Dal Marconi fece costruire la potente Stazione Radio (1931); dal Beltrami la nuova sede della Pinacoteca Vaticana (1932), con la sua ammirata scala elicoidale a due rampe indipendenti e parallele, opera dell'architetto Momo (1932); aggiunse alla Casina di Pio IV, allora restaurata e destinata a sede della Pontificia Accademia delle Scienze, da lui fondata, un'ala nuova; sistemò i Giardini; diede un'attrezzatura modellare alla Biblioteca ed all'Archivio Segreto; fondò il Laboratorio Vaticano per il restauro delle opere d'arte (su iniziativa di B. Biagetti, nel 1922), e provvide il suo piccolo Stato di altri edifici necessari alla sua amministrazione, come quelli del Governatorato, delle Poste, dei Tribunali e del Centro di officine meccaniche.

Pio XII, Pacelli, gloriosamente regnante, continuò l'opera del predecessore, dando alla Citta del V. la sua attuale fisionomia. A lui si devono la nuova sede della Segreteria di Stato, la Stazione televisiva ed un radicale e razionale restauro delle parti più antiche dei SS. Palazzi, condotto dai Servizi tecnici del Governatorato, in collaborazione con la Direzione generale dei Musei Va-
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(da Jukrè, 2, deutscz. archżol. frol., 3 [1888], sq. 2) Vaticano - L'antiquario delle Statue, da una stampa di A. Van Cleef (prima del 1289).
ticani e con il Laboratorio per il restauro delle opere d'arte, lavoro che ha portato ad interessanti scoperte, come quelle della Loggetta di Raffaello, della Torre di Innocenzo III. del cubicolo di Niccolò V e della stufetta di Clemente VII. - Vedi tavv. CIII-CVI.

BibL.: F. Tais, Descriz. del Palazzo Ap. Vatic., Roma 1750: G. P. Chattard, Nuova descriz. del V., II, e III, ivi 1766-67; E. Piatolesi, Il V. descritto, 8 voll., ivi 1890; Moroni, LXXXVIII (1858), pp. 208-47; F. Ehrle-E. Stevenson, Gli affreschi del Pinturicchio nell'Appartamento Borgia del Palazzo Ap. Vatic., Roma 1897; Relaz. dei Musei e Gallerie Pont., in Rend. della Pont. Accad. Rom. di archeol., 2 (1924); 24 (1948); C. Cecchelli, Il V., Milano-Roma 1927; Pastor, I-XVI. passim; F. Ehrle-H. Egger, Der Vatth. Palast in seiner Entwicklung bis zur Mitte des XV. fahrh. (Studi e docum. per la stor. del Palazzo Ap. Vatic., II), Città del V. 1933, con esauriente bibli. per il periodo indicono; D. R. de Campos, Di alcune tracce del Palazzo di Niccolò III nuocum. tornate alla luce, in Rend. della Pont. Accad. Rom. di archeol., 18 (1941-42), pp. 71-84; id., Raffaello e Michelangelo, Roma 1946, cap. 2; G. Giovannoni, I Sacri Palazzi, in Il V., a cura di G. Fallasi e M. Escobar, Firenze 1946, pp. 92-112; B. Nogera, Origine e sviluppo dei Musei e Gallerie Pont., Roma 1948

Deoclecio Redig de Campos

## V. Musei e Gallerie Pontificie.

I. Cenni storici. - Con l'età dell'umanesimo si formano le prime collezioni d'arte nel senso proprio della parola.

E noto che la più antica raccolta pubblica tuttora esistente, e cioè il Museo Capitolino, fu costituita da Sisto IV nel 1471 a beneficio del popolo romano; di lì a poco i papi vollero che altre se ne formassero, per se medesimi, nella loro stessa reggia al cui splendore peraltro già l'opera di tanti artisti aveva grandemente contribuito. Con la celebre statua di Apollo che Giulio II fece trasportare in V. dalla sua residenza cardinalizia di S. Pietro in Vincoli, e collocare nel cortile quadrato adiacente al Palazzetto di Belvedere, si può dire che, virtualmente, abbiamo avuto principio i Musei Vaticani. Se infatti i veri e propri musei appaiono più tardi, la passione per le collezioni d'arte che Giuliano de' Medici, tipico figlio del Rinascimento, portò con sé nella Sede Apostolica, allora appunto si accese nel sacro luogo e di fatto non vi si è più estinto. All'Apollo di Belvedere si aggiunsero altre statue famose che al Cortile quadrato ove erano collocate giustificarono il nome di Antiquario delle Statue, e di li poi la schiera di antichi marmi dilagò sulle gradinate e nelle logge del grande

## Page 704

![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(da Jahrb. d. deutsch. Archäol. Inst., 5 (1886), fig. 7) Vaticano - Il Nicchione, l'Antiquario delle Statue e la torre di Bramante da una stampa di Marius Kartarus (1274).
cortile ideato da Bramante, e perfino nella Loggia di Raffaello, per volontà di Leone X. Sebbene la raccolta fosse aperta soltanto a pochi privilegiati, il carattere pagano di essa non poteva non suscitare reazioni. E cosi avvenne che sotto s. Pio V, il severo Pontefice tutto pieno dello spirito della Controriforma, non solo fu chiuso l'Antiquario delle Statue, ma la più parte di esse furono esiliate dal V. e andarono ad arricchire il Museo Capitolino e anche private raccolte, come quelle di Massimiliano II e Francesco de' Medici. Ma questa ostilità non durò a lungo. Già con Clemente IX la situazione era cambiata. Da tempo presso la Biblioteca Vaticana si era andata accumulando una quantità di oggetti minori (iscrizioni, vasi, bronzi, monete, ceramiche, avori, vetri, ecc.) a illustrazione e commento delle opere letterarie. Era giunto ora il momento di mettere ordine tra questo materiale. Benedetto XIV, continuando nel cammino tracciato dai suoi predecessori immediati, decise nel 1756 di fondare il primo Museo Vaticano propriamente detto, il quale fu, in omaggio al luogo, Museo di antichità cristiane. Collocato nell'estremità meridionale del braccio occidentale del Cortile di Belvedere, fu affidato alla direzione dell'antiquario collezionista Francesco Vettori, che può essere perciò considerato come il primo direttore dei Musei Vaticani. Allo stesso Papa si deve anche la prima formazione della raccolta di iscrizioni della Galleria Lapidaria, che dal tratto settentrionale del Corridoio di Bramante, sua prima sede, fu trasportata sotto Pio VII in quella meridionale, dove attualmente si trova. Nel 1767, Clemente XIII, con la collaborazione del card. Albani e fors'anche del Winckelmann, dava vita al Museo Profano, un tipico museo medagliere, che trovò posto nello stesso braccio occidentale, all'estremità nord. Tutte queste collezioni erano nate dalla Biblioteca, ma ormai erano maturi i tempi perché si costituissero altri musei da essa indipendenti, e secondo un criterio che si può definire moderno. La grande roesse di sculture antiche che le nuove ricerche di scavo condotte nel territorio dallo Stato Pontificio, ora sorvegliate e regolate, producevano, indusse Clemente XIV nel 1770 a fondare un museo di scultura vero e proprio, il Museo Clementino, il quale, continuato e accresciuto dal suo successore Pio VI, prese il nome di Pio-Clementino. Nuovi edifici, neoclassici, secondo il gusto del tempo, furono costruiti a questo scopo, dall'atrio dei

Quattro Cancelli alla Sala a Croce greca, alla Rotondaalla Sala delle Muse, e altri si rinnovarono nell'antico Palazzetto di Innocenzo VIII, dove si crearono la Sala degli Animali, la Galleria delle Statue e dei Busti, il Gabinetto delle Maschere, la Loggia scoperta, il Vestibolo rotondo, il Gabinetto dell'Aposyomenos, l'Atrío del Torse; lo stesso vecchio Antiquario delle Statue, fu, da quadrato che era, ridotto a ottagono con l'aggiunta di un portico e di quattro padiglioni agli angoli. A un piano superiore si ebbe la Sala della Biga nell'edificio dei Quattro Cancelli, e nell'adiacente tratto del braccio occidentale del Cortile di Belvedere, la Galleria dei Candelabri. Sono note le vicende delle spoliazioni avvenute alla fine del secolo durante l'occupazione franco-napolettana, che colpirono non solo il Museo Pio-Clementino, ma anche e più gravemente il Profano. Ciò nonostante nel 1807 Pio VII era in grado di dare inizio a un nuovo Museo di scultura, dal suo cognome denominato Chiaramonti, composto della Galleria omonima e del Braccio Nuovo espressamente costruito a contenere forse la più grandiosa e maestosa sala di scultura antica che esista. A Pio VII si deve anche la costituzione della prima Pinacateca (che doveva poi più volte cambiare di sede, fino a quella attuale sotto Pio XI), e del Medagliere Vaticano.

Speciale fervore e rapidità di esecuzione mostra Gregorio XVI, che nel giro di pochissimi anni arricchì il già cospicuo patrimonio d'arte con tre nuovi Musei: l'Etrusco nel 1837, l'Egizio nel 1839 (una prima raccolta è testimoniata sotto Pio VII), ambedue situati nei locali adiacenti al Nicchione della Pigna, e il Profano Lateranense (ormai in V. non c'era più posto) nel 1844 ; già prima, nel 1836, egli aveva costituito la Galleria degli Arazzi, di seguito a quella dei Candelabri e nel 1837 la Sala delle Nozze Aldobrandine (allo stesso piano, più verso il Palazzo pontificio): nessun altro sovrano, è da credere, fece mai altrettanto in questo campo. Pio IX non solo aggiunse al Profano Lateranense due sale dedicate ai monumenti ostiensi, i quali erano venuti in luce negli scavi da lui promossi, ma volle anch'egli il proprio museo, il quale fu il Museo Cristiano Lateranense, inaugurato nel 1854: raccolta di importanza veramente eccezionale per la documentazione dei primi secoli del cristianesimo.

A molta distanza di tempo, nel 1926, un altro museo veniva ad arricciare il Palazzo Lateranense, per opera di Pio XI: il Museo Missionario Etnologico; e con esso si chiude la non breve serie delle raccolte pontificie. Incrementi notevoli degli ultimi tempi sono la Sala Guglielmi nel Museo Etrusco, del 1957, e la Sala Grossi dell'Egizio, appena ora costituita e aperta (1953) al pubblico, senza dire delle non poche e importanti opere che si sono via via aggiunte all'una e all'altra collezione.

Finalmente si dovrà qui ricordare che anche quei locali della reggia pontificia che erano destinati esclusivamente al sovrano e alla corte e nei quali i massimi artisti del Rinascimento profusero l'arte loro, furono sempre più liberalmente aperti al pubblico, specie dopo il 1870 , finendo così per essere regolarmente inclusi nella visita dei musei e gallerie; ultimi, in ordine di tempo, si aprirono l'Appartamento Borgia nel 1897 e la Galleria delle Carte Geografiche nel 1906.

BibL.: Documenti inediti per servire alla storia dei Musei d'Italia, pubblicati per cura del Ministero della pubblica istruzione, VII, Roma 1579, p. 182; A. Michaelis, Geschichte des Staatsanhofes im Vatikanischen Bchindere, in Jahrbuch des deutschen archäologischen Instituts, 3 (1890), pp. 3-72; Pastor, LXVI, passim; C. Pietrangeli, Scavi e scoperte di antichità nella Roma di Pio IV, Roma 1944; B. Nagara, I musei e gallerie in $V$., a cura di G. Fallani e M. Escobar, Firenze 1946, p. 425 sgg. (riveduto dall'autore e riedito da G. Bardi, Roma 1948).
II. Museo Pio-Clementino. - Contiene nei suoi numerosi locali (14), distribuiti su due piani e collegati dalla Scala Simonetti, una delle più cospicue e merito. mente famose raccolte di scultura classica. Essa è costituita per lo più di copie o rielaborazioni di età romana (i-11 sec. d.C.) e di prodotti dell'artigianato artistico romano, l'importanza dei quali è accresciuta dal numero e dalla varietà; non mancano tuttavia opere greche e romane di primo piano. La disposizione dei monumenti

## Page 705

è ispirata a criteri estetici, con qualche raggruppamento per genere, p. es., la Galleria dei Busti, la Sala delle Muse, dal caratteristico soffitto, dipinto da T. Conca, intonato al suo contenuto (il gruppo, d'origine ellenistica, delle Muse), e quella degli Animali, unica forse nel suo genere, per il singolare aspetto di zoo marmoreo.

Ovunque, ma specialmente nelle sale di nuova costruzione, grinde impiego di marmi pregiati e solennità di decoro nello spirito dell'epoca. I limiti cronologici della raccolta vanno dal v sec. a. C. al iv d.C. Fra gli originali greci del v sec. a.C. si menzionano una testa di Atena da acrolito, la stele detta del Polestrito, tre frammenti della decorazione scultorea del Partenone; del periodo ellenistico sono due ritratti di Diadachi e il celeberrimo Loocoonte. Fra le copie più importanti: la Fanciulla che corre in gura, il Discobolo di Mirone e quello di Naukydes, l'Amazzone di Fidia, tutte da originali del sec. v a.C.; da originali del iv sec. a. C.: l'Apallo di Belvedere, capostipite di tutte le statue vaticane e universalmente noto, l'Eros di Centocelle, l'Afrodite Cnidia, il Sauroctono e il Sotiro in riposo di Prassitele, l'Aparyomenos di Lisippo, unica preziosa replica di questo capolavoro; da originali ellenistici la Tyche di Antiochia, il Fanciullo con l'uso di Boethos di Calcedone, alcune figure di Nioboli, un Guerriero persiano del donario di Attale, la Afrodite di Doidalsas. Infine il Torso di Belvedere, alla cui gloria basterebbe d'esser stato modello e stimolo di Raffaello e Michelangelo, è forse uno dei più insigni esempi di rielaborazione ellenistica di un'opera più antica.

Fra le opere schiettamente romane, oltre a numerosi ritratti collocati specialmente nella Galleria dei Busti, dove per fama emerge il gruppo dei cosiddetti Catone e Porcia, sono da ricordare i rilievi storici dell' Ara Pacis Augustae, dei Vicomagistri di età claudia, della Cancelleria di età domizianca, l'ara di Augusto del Belvedere, l'ara dei Lari della Sala delle Muse, l'ara Casali e numerose altre are, per la maggior parte funerarie, in cui trionfa l'arte decorativa romana, e finalmente la serie dei sarcofagi che può vantare da una parte quello veramente venerando di Lucio Scipione Barbato, dall'altra i due monumentali in porfido di S. Elena e di Costantina: monumento quest'ultimo (detto anche di S. Costanza), veramente di importanza capitale, anche per la sua splendida conservazione, per il trapasso dall'arte classica alla bizantina. Degni di nota sono anche i candelabri marmorei, da quelli neoattici Barberini (i maggiori che esistano), alla raccolta che dà il nome alla Galleria dei Candelabri. Accanto alla scultura, il Museo Pio-Clementino contiene anche non pochi musaici, soprattutto a colori: basti ricordare il *cesto di fiori * della Via Appia, squisita opera del sec. II d.C., i finissimi quadretti da Villa Adriana a Tivoli nella Sala degli Animali e nel Gabinetto delle Maschere, e il grandioso pavimento della Sala rotonda proveniente dalle terme di Otricoli (sec. I d.C.), certamente uno dei più grandi e più completi che l'antichità abbia tramandato.
III. Museo Chiaramonti. - Costituito dalla lunga monotona Galleria sovraccarica di sculture, modestamente decorata da affreschi celebranti il pontificato del fondatore Pio VII, e dal Braccio Nuovo, che è al contrario opera felicissima di R. Stern, ripete nel complesso le caratteristiche del Pio-Clementino, del quale fu il necessario complemento. Nella Galleria, fra altri minori oriminali, sono il frammento di rilievo beotico con cavaliere del sec. v a. C., una replica dell'Eros di Tetpie di Lisippo (sec. iv a. C.), statue ritratti di Tiberio e Antonino Pio, e numerosi ritratti romani di ogni età, nonché numerose e pregevoli are. Nel Braccio Nuovo le repliche delle Amazzoni di Policleto e di Cresila e di una caristide dell'Eretteo (sec. v a. C.), l'Atena Giustiniani da originale del sec. iv a. C., la replica del Demostene di Polyeuktos (sec. III a. C.), il celeberrimo Nilo da originale ellenistico del sec. II a. C., le statue ritratto di Augusto da Prima Porta, giustamente celebrata, di Tito, di Domiziano, di Giulia figlia di Tito, e vari busti fra i quali quelli di Cesare, di Tolomeo di Numidia, di Filippo l'Arabo, il cosiddetto Silla; da ricordare sono anche un gruppo di cippi funerari provenienti dall'area del
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(fei, Brunner)
Vaticano - Ingresso dei Musei. Cordonata elicoidale ideata da Pio XI e realizzata dall'architetto Momo, inaugurata il 7 dic. 1937.
mausoleo di Augusto e un cinerario di alabastro attribuito a Livilla figlia di Germanico; nel pavimento sono inseriti musaici in bianco e nero (di cui notevole quello che rappresenta Ulisse e le Sirene) e uno a colori, tutti del sec. II d. C.

IV. Costile della Pigna. - Prende nome dalla celebre pina in bronzo, probabile coronamento di fontana del sec. i d. C., qui portata nel 1615 sotto il nicchione dall'atrio dell'antica basilica costantiniana di S. Pietro insieme ai due pavoni di bronzo dorato che ancora la contornano e che provengono dal mausoleo di Adriano (sec. II d. C.). Altro importante monumento collocato nello stesso nicchione è la grandiosa base marmorea adorna di rilievi della colonna centenaria di Antonino Pio.
V. Galleria Lapidaria. - Anche se non fa propriamente parte dei musei e gallerie non si può passare sotto silenzio questa grandiosa raccolta (d'altronde sempre aperta agli studiosi) di iscrizioni latine e greche, pagane e cristiane (ca. 3000), ordinata da G. Marini (v.). Nella prima parte, verso la Galleria Chiaramonti, quasi in continuazione del Museo di Scultura, sono raggruppati sarcofagi romani dei secc. II e III d. C.; verso la metà si trovano due lunghi travi di pino, che sono quanto di più considerevole avanza della struttura lignea delle famose navi di Caligola nel Lago di Nemi.

Bini.. V. Feoli, Il Museo Pio Clementino, Roma 1725 ca.; G. B. - E. G. Visconti, Il Museo Pio Clementino, 7 voll., ivi 1782-1807, ed. francese, Milano 1808; F. A. Visconti-G. A. Guattani, A. Nibby, Il Museo Chiaramonti, Roma 1808, ed. franc., Milano 1822; E. Massi, Museo Pio Clementino al V., Roma 1854 ; id., Nuovo Benerio, ivi 1896 ; id., Museo Chiaramonti, ivi 1858; W. Ansdung, Vatican Katalog, I, Berlino 1903; II, ivi 1908; III (G. Lippold), ivi 1936; Guide ai Musei e Gallerie Pontificie - Guida del Museo di Scultura (B. Nogara-O. Marucchi), $1^{\circ}$ ed., Roma 1908, più volte tradotta e riprodotta; B. Nogara, I Museici antichi conservati nei Palazzi Pontifici del V. e del Laterano (Collezioni artistiche archeol. e numism. dei Palazzi Apostolari, IV) Milano 1910; W. Helbig, Fïhrer durch die Samlungen klassischer Altertïmer in Rom, I, $3^{2}$ ed., Roma 1912;

## Page 706

![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(fot. Gall. Muses Vaticani)
Vaticano - Galleria Lapidaria già parte del corridoio costruito da D. Bramante, sotto il pontificato di Giulio II (1503-13).
Gr. Kaschnitz-Weinberg, Sculture del magazzino del Museo Vaticano (Monum. Vat. d'arch. e d'art, IV). Città del Vaticano 1937: R. Carpenter, Observation, on Familiar Statuary in Rome, in Memoirs of the American Academy in Rome, 18 (1941): F. Magi, I rilievi Flavi del Palazzo della Cancelleria (Monum. Vat. d'arch. e d'art, VI). Città del Vaticano 1945: Relax. sui Monumenti, Musei e Gallerie pontif., in Rendic. della Pont. Accad. Rom. d'Arch. Vatic., 1922 e sgg.: Guida breve gener. dei Musei e Gallerie pontif., Città del Vaticano 1948, ed. franc., ingl. e ted. 1949-51; H. Speier, Frammento di una testa di cavallo proveniente dai magazzini dei Musei Vaticani, in Rend. Pontif. Accad. Rom. di Arch., 23 24 (1947-49), p. 57 sgg.; G. Richter, Three critical periods in greck sculpture, Oxford 1951; A. Andren, Il torco di Belvedere, in Acta Instituti Romani Regni Sueciae, 16 (1952), pp. 1-45.
VI. Museo Gregoriano Efrusco. - E certamente una delle più importanti raccolte di arte etrusca, specialmente dell'Etruria meridionale, alla quale si aggiunge inoltre una pregevolissima collezione di vasi greci e italioti e un piccolo ma notevole "antiquarium " romano. Il Museo si iniziò nel 1837 con il materiale della tomba Regolini-Galassi di Cere, scoperta l'anno avanti; ca. un secolo dopo, sotto il pontificato di Pio XI, fu completamente rinnovato e arricchito di nuovi locali, nonché di una nuova collezione, la Sala Guglielmi: recentemente sono state riordinate la Sala Regolini-Galassi e la Sala VIII dei vasi. Il complesso della tomba Regolini-Galassi (sala II) con il numeroso e talora preziosissimo materiale relativo ad un incinerato e a due inumati, di cui una donna (di nome Larthia), di condizione sociale elevata, offre un ampio quadro della fiorente civiltà ceretana sia nei prodotti indigeni sia in quelli d'importazione, nella seconda metà del sec. vir a. C.; basti qui ricordare la celebre fibula in oro che prende il nome dalla tomba; altro materiale di prim' ordine (specialmente di bucchero) è conservato nella stessa sala, proveniente da altre tombe ceretane.

Notevole è nella I Sala un piccolo gruppo di sarcofagi e altre sculture in pietra, specialmente il sarcofago di travertino da Cere, del sec. v, con tracce di policromia; qui si trova anche una non comune iscrizione bilingue in latino e in celtico, proveniente da Todi.

I bronzi grandi e piccoli e le oreficerie sono raggruppati nella grande Sala III. Da ricordare il Marte di Todi, con dedica in lingua umbro-latina, del sec. III-IV a. C.; una biga, probabilmente votiva, del sec. v o iv a. C.; il tripode di Vulci del sec. vi a. C., e poi una quantità di statuette e di utensili : vasi, lucerne, candelabri, incensieri, specchi, ciste, bracieri, borchie, ecc., perfino un paio di sandali; e poi, ancora, armi d'offesa e di difesa, accanto alle quali deve ricordarsi un lituo, o tromba militare, che sembra essere l'unico esemplare conservato. In quasi tutti questi oggetti l'eleganza della forma e la fantasia e finezza della decorazione giustificano la fama di eccellenza che i bronzi etruschi ebbere persino in Grecia. Buon gusto e sapiente tecnica rivelano pure non poche delle oreficerie: da notarsi soprattutto per la finezza dell'esecuzione tre bulle con scene figurate a sbalzo, un affibbiaglio in argento e bronzo di arte "dedalica " del sec. vir a. C. e alcune ambre figurate. Degli oggetti romani qui conservati sono da citare i frammenti di una grande statua del sec. I a. C. e una testa ritratto del sec. III d. C., nonché bronzi vari, ori, ossi : fra quest'ultimi una bambola e tessere figurate per intervenire alle corse circensi, del sec. iv d. C.

Nella IV Sala, o delle terrecotte, sono conservati anche oggetti di diversa materia, urne in pietra arenaria, marmo, alabastro, ecc., e vetrerie varie, per lo più, quest'ultime, d'età romana. Anche le terrecotte (sarcofagi, fregi, rivestimenti, antefisse, statue e statuette, ex-toto, vasi, lucerne), si distribuiscono dal sec. vir a. C. al sec. III-IV d. C.

I vasi antichi occupano diverse sale e sono distribuiti con criterio cronologico. Dai rozzi prodotti della prima età del ferro (cinerari villanoviani, urne a capanna laziali) e dai buccheri, si passa alla ricca e scelta documentazione dell'arte ceramica greca, specialmente rappresentata dai vasi attici a figure nere e rosse con opere di insigni artisti quali Exobias, Bergos, Douris e tanti altri maestri ignorati a cui la critica moderna ha prestato nomi fittizi. Fra le rarità, un cratere a fondo bianco del sec. v. Segue da ultimo la ceramica italiana, anche con vasi di grandi proporzioni (ad es., anfore funerarie di Taranto) ed etrusca. Una notevole serie di buccheri e di ceramica dipinta, soprattutto greca, si trova insieme a bronzi etruschi nella Sala Guglielmi.
VII. Museo Gregoriano Egizio. - Tipico museo ordinato dall'egittologo p. Luigi M. Ungarelli, discepolo di G. F. Champollion, in sale decorate in stile egizio dall'allora direttore dei Musei Pontifici, G. De Fabris. Senza poter gareggiare con le più grandi raccolte del genere, in Italia e all'estero, esso è tuttavia degno di particolare considerazione, specialmente per la cosiddetta Sala delle imitazioni, dove sono raccolte non poche sculture per lo più del sec. II e III d. C., che appunto furono eseguite da artisti romani nelle stile farsonico, assecondando un particolare gusto del tempo. La maggior parte di esse proviene dall'Iseo Campense e dalla Villa Adriana di Tivoli : notevole una statua di Antinoo in abbigliamento egizio. Fra i monumenti faraonici raccolti nelle altre sale meritano particolare menzione la testa in pietra arenaria di un faraone Menthotpe dell'XI dinastia (20542008 a. C.), la statua colossale della regina Tizia, madre di Ramesses II, in granito grigio (XIX dinastia, ca. 1280 a. C.), due leoni accovacciati in granito grigio provenienti da un monumento del faraone Nectanebo I (XXX dinastia, $378-61$ a. C.), la statuetta in basalto verde del sacerdote naoforo Udjeharresne, con lunga famosa iscrizione, unico documento egiziano della conquista dell'Egitto da parte del persiano Cambise nel 525 a. C. e per ciò stesso di eccezionale importanza storica. Notevole è pure la serie dei sarcofagi antropoidi in pietra e in legno policromato dal sec. II al III a. C., così come quelle delle stele funerarie e dei papiri contenenti varie redazioni del Libro dei Morti (secc. xv-II a. C.). Dal punto di vista dell'iconografia religiosa particolare importanza hanno i bronzetti raffiguranti divinità e animali sacri, specialmente quelli della nuova Sala Grassi, dove sono anche bronzetti e terrecotte ellenistiche. Dell'età tolemaica sia qui ricordata la statua colossale di Tolomeo II Filadelfo

## Page 707

![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(Int. Anderen)
Vaticano - Galleria delle Carte geografiche, costruita e affrescata sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-83).
(285-247 a. C.) in granito rosso, scolpita secondo i canoni dell'arte farsonica. Infine nella già citata Sala Grassi e da menzionare una scelta collezione di arte islamica (per lo più ceramiche) dal sec. x al sec. xiv.

Bibl.: Descrizione dei nuovi Musei Gregoriano, Etrusco ed Egizio aggiunto al V., Roma 1839; Musei Etrusci quae Gregorius XVI... constituit Monumenta ecc., ivi 1842 (ed. A. B.); G. Maruechi. Il Museo Egizio Vaticano, ivi 1899; W. Helbig, Führer durch die Sammlungen klassischer Altertümer in Rom, I, 3* ed., ivi 1912; G. Pinza, La tomba Regolini Galassi (Collez. Archeol., artiri, ecc., VII, Milano 1913; Relaz. sui Mon. Musei e Gallerie Pontif., in Rend. della Pontif. Accad. Rom. di Archeol., 1922-49; C. Albizzati, Visti antichi dipinti dal V. (Monum. stat. d'archeol. e d'arte II), 7 fascc., Città del Vaticano 1924-37; O. Maruechi, Guide du Musée Egyptien du Vatican, Roma 1927; B. Nogara, Guide du Musée d'eroeoprégorien du Vatican, Città del Vaticano 1933; I. D. Beazley-F. Mapi. La Raccolta Benedetto Guglielmi (Monumenti Vat. d'Archeol. e d'Arte, VIII), 2 voll., ivi 1947; P. Romanclli - G. Botti, Le sculture del Museo Gregoriano-Egizio (Monum. Vat. d'archeol. e d'arte, IX), ivi 1951.

VIII. Scala dei milieni assini. - Alle pareti di questa breve scala (prossima al Museo Gregoriano Etrusco) sono collocati rilievi e iscrizioni assire dal sec. IX al viI a. C. Qui pure sono alcune sculture palmirene (sec. II d. C.) e una serie di iscrizioni sepolcrali arabe (cuffche) dei secc. XI e XII.

Bibl.: A. Pabl, Die neugefundenen astyrischen Reliefs und Inschriftmdirechtüche aer Vaticanischen Museen, in Orientalia, 16 (1947), p. 439 sgg.

Filippo Magi
IX. Pinacoteca. - La Pinacoteca Vaticana è la parte più recente dei Musei Vaticani e fu fondata da Pio VII quando il Congresso di Vienna determinò la restituzione allo Stato Pontificio di quasi tutti i quadri ed altre opere d'arte asportate da Napoleone. Il Papa volle che i più famosi dipinti non tornassero alle chiese e palazzi da cui erano stati tolti, ma venissero riuniti in uno speciale museo, come lo erano stati in Francia, a miglior contado degli studiosi ed artisti. All'inizio la nuova raccolta ebbe sede nelle sale dell'Appartamento Borgia, che peraltro si dimostrarono poco favorevoli allo scopo, per mancanza di spazio e di luce convenienti. Nel 182 I quadri passarono all'Appartamento di Gregorio XIII, al terzo piano del secondo braccio delle Logge di S. Damaso; sotto Gregorio XVI furono alloggiate nella attuale Galleria degli Arazzi, da dove passarono nell'Appartamento detto di s. Pio V; per tornare di nuovo, nel 1857 , sotto Pio IX, alla loro seconda sede. Il b. Pio X assegnò alla raccolta una serie di ambienti appositamente sistemati negli antichi magazzini della Floreria Apostolica (con ingresso dallo Stradone dei Musei), che furono inaugurati nel 1908. I quadri vi rimasero fino al pontificato di Pio XI, costruttore dell'attuale Pinacoteca Vaticana molto più ampia, aperta al pubblico nel 1932, in
un nuovo edificio costruito nei giardini su progetto di L. Beltrami, dove si trovano anche gli uffici della Direzione Generale, il Laboratorio per il Restauro delle opere d'arte ed i Magazzini, accessibili, su domanda, agli studiosi. La disposizione dei dipinti segue un ordine approssimativamente cronologico e di scuole stilistiche, in modo da dare al visitatore un'idea della evoluzione della pittura in Italia, dai tardi bizantini agli inizi del sec. xix.

I quadri esposti sono ca. 460 , tra i quali alcuni di fama universale, come la Incoronazione della Vergine, la Madonna di Foligno e la Trasfigurazione di Raffaello, il S. Girolamo di Leonardo, il Trittico Stefaneschi di Giotto ed aiuti, alcune tavole del Beato Angelico, ecc. Nel grande salone, tutto dedicato a Raffaello, si trova inoltre la splendida serie di arazzi con scene tratte dagli Atti degli Apostoli, tessuti a Bruxelles da P. Van Aelst, su cartoni del Sanzio, per la decorazione della Cappella Sistina.

Bibl.: P. D'Achiardi, La nuova Pinacoteca Vaticana, Roma 1909; id., Guida della Pinacoteca Vaticana, ivi 1913; id., La nuova Pinacoteca Vaticana, Bergamo 1914; id., I quadri primitivi della Pinacoteca Vaticana, Roma 1929; A. Muñoz, I quadri bizantini della Pinacoteca Vaticana, ivi 1928; B. Biagetti, La nuova Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano 1932; L'illustrazione Vaticana, 3 (1932), n. 2 (S sec. commem. dell'omagorazione della nuova Pinacoteca Vaticana); [A. Porcella], Guida della Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano 1933; B. Nogara, Origine e sviluppo dei Musei e Gallerie Pontificie, Roma 1948; D. Redig de Campos, Itinerario pittorico dei Musei Vaticani, ivi 1954.
X. Galleria degli Arazzi e delle Carte geografiche. - La prima già contenente gli arazzi della «Scuola Vecchia * di Raffaello, attualmente nella Pinacoteca contiene ora da un lato gli arazzi della cosiddetta «Scuola Nuova *, con episodi della vita di Nostro Signore, tessuti anch'essi dalla manifattura di Pieter Van Aelst, ma su cartoni di discepoli di Raffaello dei quali alcuni ispirati a disegni e schizzi lasciati dal Sanzio, una copia dell' ultima Cena di Leonardo di manifattura fiammanga (sec. xvi) e un arazzo della manifattura di Tournai (sec. xv); dall'altro sono esposti gli arazzi Barberini glorificanti Urbano VIII, tessuti a Roma nella manifattura omonima nel sec. xvir. La seconda lunga ben 120 m . è tutta decorata da carte geografiche rappresentanti in modo quasi panoramico le regioni d'Italia, l'Italia antica e moderna, le isole vicine (Sicilia, Corsica, Sardegna) ed il territorio d'Avignone, dominio della S. Sede. Il cartografo fu il famoso domenicano Ignazio Danti, perugino, che vi lavorò dal 1580 al 1583 per ordine di Gregorio XIII, il Papa riformatore del calendario. La vòlta, ornata con ricchi stucchi e quadretti a fresco, è opera di una squadra di pittori manisciatici, diretti dal bresciano Girolamo Muziano. Urbano VIII fece restaurare (al modo d'allora) le varie carte, aggiungendovi elementi ornamentali allusivi alla sua casata e modificandone alquanto l'originario carattere cinquecentesco. Comunque, si può considerare la Galleria delle Carte geografiche come il più insigne monumento cartografico della tarda Rinascita (v. illustrazione alla v. civitavecchia).

Bibl.: R. Almagis, Le pitture murali della Galleria delle Carte geografiche, Città del Vaticano 1952.
XI. Sala delle Dame, Galleria dei quadri moderni, Sale del Sobieski e della Immacolata Concezione. Si tratta di ambienti dell'antico Palazzo pontificio adattati a sale d'esposizione per i non molti quadri moderni dei Musei Vaticani, che non hanno la pretesa di costituire una raccolta organica, né di grande interesse artistico. Nella Sala delle Dame, la cui volta è affrescata da Guido Reni, si conservano in una ornatissima vetrina una collezione di volumi suntuosamente rilegati, che furono donati a Pio IX in occasione della definizione dogmatica della Immacolata Concezione. La Galleria dei Quadri Moderni propriamente detta si compone di una parte del corridoio che fa seguito a quello delle Carte

## Page 708

Geografichs je di due salette dove sono riunite alcune tele di pittori del sec. xix. I nomi più noti sono quelli di Lodovico Seitz (Adorazione dei Pastori, disegno a ocquerello monocromo), Francesco Paolo Michetti (Attratto ideale di Innocenzo XI, che è poi un autoritratto dell'artista), Domenico Morelli (S. Gennaro riceve la benedizione da s. Pietro); Cesare Fracassini (S. Pietro Cunisio e Ferdinando d'Ungheria. Nella attigua S.1. detta del Sobieski, sono esposti i celeberrimi Martiri di Gorkum, e l'immensa tela di Jan Matejko, il maggior pittore polacco della fine dell'Ottocento, con la Vittoria di Sobieski sui Turchi a Vienna, nonché, ammiratissimo dal pubblico dei turisti, il lezioso S. Alessandro del Loverini. Della Sala dell'Immacolata, con i suoi affreschi di mano del Podesti, s'è già detto a proposito della storia edilizia dei SS. Palazzi.
XII. Stanze di Raffaello: v. raffaello sanzio.
XIII. Sala dei Chiavoscuri (o dei Palafrenieri). Ha un magnifico soffitto intagliato e dorato