volume-12

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� con il sec. xvili incominciarono gli studi a carattere erudito del Filiasi, del Gallicciolli e di altri; si giunse cosi alla grande opera d'insieme, ancora utile: S. Romanin, Star. document. di V., 10 voll., Venezia $1842-78$, poi ristampata. Seguirono le indagini critiche sul periodo delle origini: A. Gfròrer, Gesch. Veendigs bis 1084, Graz 1872, trad. it. di P. Pinton, 1876-78; H. Kretschmayr, Gesch. von Venedig., 2 voll., Gotha 1905-20; W. Lenel, Venetianische-histor. Studien, Strasbourgo 1911; R. Cessi, V. docule, 2 voll., Padova 1928 1931; id., Le repubi. di V. e il problema Adriatico, Napoli 1953. Niererose le storie delle maggiori famiglie e le indagini su periodi ed episodi particolari della storia veneziana dovute al Barocci, al Fulin, al Della Santa, al Giorno, al Cessi ed altri molti. Buoni compendi quelli di R. Fulin, Breve sommario di stor. ven., Venezia 1914; Ch. Diehl, Une république patricienne, Venise, Parigi 1915; E. Musatti, Star. di V., 2 voll., Milano 1919; A. Battistella, La repubbl. di V. nei suoi undici sec. di stor., Venezia 1921. Per la storia letteraria, lavori di complesso: G. Degli Agostini, Notizie istor.-crit. intorno agli scritt. venez., 2 voll., Venezia 1752-54; A. Cicogna, Iscriz. venez., 5 voll., ivi 1824-43 (opera rimasta incompleta); M. Foscarini, Della letter. venez., $2^{2}$ ed., ivi 1854; P. S. Molmenti, La storia di V. nella vita privata, $5^{2}$ ed., Bergamo s. a.

Fio Paschini
II. Il patriarcato di Grado. - Le origini ecclesiastiche di V. sono strettamente legate col formarsi dei due patriarcati di Aquileia (v.) e di Grado (v.), e particolarmente di quest'ultimo, costituitisi in seguito allo scisma veneto dei Tre Capitoli (v.). L'estinzione di quello scisma (fine del sec. viI) non restituì l'unità e il patriarcato di Grado continuò ad esistere nonostante ripetuti tentativi, legali ed anche violenti, da parte di Aquileia. A Grado obbedivano le comunità costituitesi lungo il litorale e nelle isole del golfo, quando V. ancora non esisteva; quando poi il centro abitato formatosi a Rialto ebbe preso forza ed importanza politica, il patriarca, che veniva scelto costantemente fra le prime famiglie veneziane, preferi abitarvi, causa anche il progressivo decadere di Grado e le mire dominatrici del patriarca-principe di Aquileia. Cosil il patriarca Vitale IV Candiano (m. nel 1018) fa-
ceva soggiorno in V., presso la chiesa di S. Silvestro, data in giurisdizione al patriarca di Grado fin dal 989; senza per questo trasferirvi ufficialmente la sede. Il patriarca Enrico Dandolo (1131-86), costretto a riparare a V. per l'invasione di Ulderico II patriarca d'Aquileia, vi edificò il Palazzo patriarcale, dietro la chiesa di S. Silvestro; palazzo che poi il papa Bonifacio VIII (1294-1303) rese indipendente dalla giurisdizione del vescovo di Castello. Il doge Vitale Michiel II (11561172) ricuperò ben tosto Grado, ma lo stesso patriarca Dandolo ottenne nel 1177 da Alessandro III di trasferire la residenza a V. con la sua Curia, i tribunali e la ordinaria giurisdizione diocesana, oltre che sulla parrocchia di S. Silvestro, anche su quelle di S. Giacomo dell'Orto. S. Martino, S. Cassiano, S. Matteo di Rialto, S. Bartolomeo, e sui monasteri di S. Maria dei Crociferi e di S. Clemente in isola. Erano facili le interferenze e le contese fra le due autorità, una metropolita e l'altra suffraganea, esistenti nella stessa città o per questioni di diritti, forse non bene determinati, o per le mire di qualche patriarca di allargare sempre più antro V. la giurisdizione diocesana, o per la indisciplina di ecclesiastici che si dichiaravano dipendenti ora dall'uno ora dall'altro, per non dipendere da alcuno. E vero che lo stesso Alessandro III scriveva il 21 genn. 1178 al doge Sebastiano Ziani esortandolo a volersi prestare affinché la sede patriarcale di Grado fosse trasferita a V.; ma il 31 apr. moriva il doge e non se ne parlò più.

Morto nel 1451 il patriarca di Grado, Domenico VI Michiel, Niccolò V, con la bolla Regis deterni dell'8 ott. 1451, soppresse il vescovato di Castello (Venezia) ed il patriarcato di Grado; uni le loro rendite, diritti, privlegi, oneri, giurisdizioni e costituì il patriarcato di V., nominando primo patriarca Lorenzo Giustiniani (v.). ultimo vescovo di Castello. La provincia ecclesiastica gradense, con i vescovi suffraganei, fu eretta in provincia patriarcale della Chiesa di V. Il 23 dic. la bolla ebbe esecuzione nella cattedrale di S. Pietro di Castello, e ne risultò così il patriarcato di V. che estendeva la sua giurisdizione diocesana sopra tutte le parrocchie della città (ad eccezione di S. Marco che si reggeva come abbazia nullius), sulle parrocchie di Grado e di Latisana, sulle Stranis del Campardo (Conegliano) che in seguito sarà costituita da sei parrocchie (S. Giovanni Battista di Fior di sopra; S. Lorenzo di Flanzano; S. Vendemiano; S. Martino di Bibano; S. Pietro di Zoppé; S. Giustina di Fior di sotto), sulla curazia di S. Martino di Torre di Mosto, unica superstite della soppressa diocesi di Eraclea o Cittanova, unita al patriarcato di Grado nel 1440; ed in seguito sulla parrocchia di S. Giovanni Battista di Jesolo, risorta dalle rovine dell'antica diocesi di Equilio, soppressa ed unita al patriarcato di V. nei 1466 ; e sulla parrocchia di S. Giovanni Battista di Gambarare, antica terra dell'abbazia di S. Iario. La giurisdizione metropolitana si estendeva sulle diocesi della V. marittima (Caorle, Torcello, Chioggia). Ereditò ancora il patriarcato di V. la giurisdizione primaziale sulla chiesa metropolitana di Zara, con le sue suffraganee di Veglia, Ossero, Arbe, che Adriano IV, con breve del 22 febbr. 1155, aveva assoggettato al patriarca di Grado; giurisclizione sempre confermata dai Pontefici e sempre combattura dai zaratini; finché col patriarca Gianfranco Morosini (1644) si giudicò migliore consiglio conservare di tale escremazia almeno il solo titolo.
III. La diocesi di Olivolo o Castello. - Si vuole che nel 421 sorgessero a Rialto le prime case e la prima chiesa, soggette nello spirituale al vescovo di Padova che trovava, di quando in quando, rifugio nell'isola marittima di Malamocco. Si arrivò in ogni modo nel sec. viI ad una comunità di venticinque isole con le rispettive chiese. Stabilitosi a Rialto il Castello docale, presse la chiesa di S. Teodoro, allora patrono principale della nascente comunità, approdate da Alessandria, nell'828, le reliquie di s. Marco, si votò l'erezione di una sontuosa basilica in onore del Santo evangelista, che divenne il patrono principale e, col suo leone, simbolo vivente di V. Oscure sono invece le. vere origini del vescovato di Olivolo che aveva la sua giurisdizione sulle isole ed

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il suo centro più verso il mare con la Cattedrale dedicata a s. Pietro ed il battistero al Battista; col 1091 mutò il nome in quello di vescovato di Castello. Non ostante sommosse e ribellioni di diversa natura, nel corso dei secoli sorsero nuove chiese, conventi, monasteri, ospedali, opere pie. Fino al 1450 erano già sorte centoquaranta chiese (delle quali sei più non esistevano); senza tener conto delle ricostruzioni che salirono a ben cinquanta nel solo sec. xir.

Le isole realtine, ormai tutte regolate ed unite da ponti, costituivano la città di V., divisa in settanta contrade (parrocchie) con le rispettive chiese, quasi tutte collegate, unite in cinque gruppi col titolo di filiali con a capo la chiesa collegiata (parrocchiale matrice e battesimale). Il movimento monastico, iniziatosi con i Benedettini nell'800, e forse prima, e con le Benedettine nel 727 , si fa rapido dopo il Mille; e nel 1450 si trovano ventisette Ordini religiosi con quarantanove case ( 19 femminili e 30 maschili) e rispettiva chiesa: Benedettine (9), Benedettini (3), Camaldolesi (1), Canonici Regolari di S. Antonio di Vienna (1), Canonici Regolari di S. Spirito (1), Canonici Regolari Lateranensi del S.mo Salvatore di Bologna (1), Canonici Regolari Lateranensi del S.mo Salvatore di Lucca (1); Canonici secolari di S. Giorgio in Alga (1), Carmelitani della primitiva osservanza (1), Cavalieri di S. Giovanni (1), Cavalieri Teutonici (1), Certosini (1), Cistercensi (1), Crociferi (1), Domenicane (1), Domenicani (2), Eremitane di S. Agostino (7), Eremitani di S. Agostino (1), Eremitani di S. Girolamo di Fiesole (1), Eremitani agostiniani di Monte Ortone (1), Eremiti di S. Girolamo (1), Francescane Clarisse (1), Frati Minori (3), Gesuiti (1), Olivetani (1), Servi di Maria (2), Umiliati (1). Dodici ospedali, di cui sette con chiesa propria ed altre chiese non parrocchiali completano la corona di centotrentaquattro chiese che ornavano V. alla metà del sec. xv; tutte ricche d'arte e di preziose reliquie portate, in gran parte, dall'Oriente. Primeggiava la basilica di S. Marco, ricostruita nel ro63 nella sua forma definitiva. Essa divenne tosto la cappella ducale col suo primicerio ed il suo clero. Nel 1071 si cominciò ad ornarla di opere musive e di preziosi marmi trasportati dall'Oriente, e fu solennemente consocrata l'8 ott. 1294, nel quale anno si scoprì miracolosamente ( 25 giugno) il corpo di s. Marco del quale si era perduta ogni traccia. Nel 1053 il pontefice Leone IX passava per V., di ritorno dalla Germania; dopo la sua morte una chiesa parrocchiale sarà dedicata al suo nome. Nel 1177 Alessandro III si incontrò a V. con il Barbarossa. Non manca qualche contrasto fra la Repubblica ed il Papato, ma le questioni non toccano mai la religione (interdetto del 1309-13 in occasione della guerra per Ferrara). La serie dei suoi vescovi, salvo trascurabili eccezioni, è una serie di santi pastori. Uno, Angelo Correr, cinse il triregno col nome di Gregorio XII (1406-16); l'ultimo, Lorenzo Giustiniani (v.), salì agli onori degli altari. V. ha i suoi santi anche fra i fedeli. Il santo doge Pietro Orseolo I (v.) che nel 978 lasciò il dogado per condurre vita solitaria e penitente, m. il to genn. 997; s. Gerardo Sagredo (v. gerardo di casnido); b. Pietro Acotanto, padre dei poveri, mendico per amore di Dio, m. il 26 ag. 1187 ; b. Giacomo Salomonio (v.), domenicano, m. il 31 maggio 1314. Un altro veneziano (Gabriele Condulmer) diveniva papa col nome di Eugenio IV (1431-47) quando Lorenzo Giustiniani saliva al vescovato di Castello (1433) ed in pieno Rinascimento imprimeva a V. un robusto suggello di spiritualità, per cui, nonostante le molteplici insidie, seppe resistere alla propaganda protestante. Il Concilio di Trento viene accettato in pieno nello stesso anno della sua conclusione ( 1564 ).
IV. Il patriarcato a Venezia. - Dalla metà del ' 400 alla seconda metà del ' 700 continua il ritmo di erezioni
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(fel. Ferrucci)
Venezia - La basilica di S. Marco illuminata per l'esecuzione dell'oratorio "La Resurrezione di Cristo" di Lorenzo Perosi, durante l'Anno Santo 1950. di nuove chiese (ben quarantacinque) che, unite alle preesistenti, sono modelli impareggiabili di tutti gli stili : dal bizantino al romanico, al gotico, al rinascimento, al barocco, ed in fine al neo-classico. Si sviluppano gli Ordini religiosi già di stanza a V., trovando sempre buona accoglienza quelli di nuova istituzione, come Cappuccini e Cappuccine, Carmelitani e Carmelitane scalze, Carmelitani della congregazione di Mantova, Fatebenefratelli, Filippini, Minimi, Minori Riformati, Gesuiti, Mechitaristi, Somaschi, Teatini, ecc. che concorrono con nobile gara alla vita spirituale della città. Con la soppressione canonica di sette Ordini (Umiliati, 1462; Priorato veneto dei Cavalieri Teutonici, 1592; Canonici Regolari di S. Spirito e Crociferi, 1656; Canonici secolari di S. Giorgio in Alga; Eremitani di S. Girolamo di Fiesole e Gesuiti, 1668) i cui beni vengono devoluti alla Repubblica per le guerre contro i Turchi, V. conta alla metà del sec. xvili quaranta Ordini religiosi in ottantuno case. Nella prima metà del sec. xvı dànno in città fulgido esempio di carità e fede Gian Pietro Carafa (Paolo IV) e s. Gaetano Thiene; e la nobiltà veneziana dà agli altari Girolamo Emiliani (v.), m. l'8 febbr. 1537, ed il compagno ed imitatore fedele di s. Gaetano, Giovanni Marinoni (v.). m. il 13 dic. 1562. In questa età due interdetti ecclesiastici clamorosi, causati da controversie di carattere politico interruppero le relazioni pacifiche con la S. Sede: quello sotto Sisto IV nel 1483 in occasione della guerra per Ferrara, e quello del 1509 sotto Giulio II in occasione della Lega di Cambrai, che V. chiuse con la sottomissione quando s'accorse del suo errore politico. L'interdetto di Paolo V nel 1605 ebbe maggiore risonanza nella vita pubblica del tempo. Provocato da ragioni più strettamente di disciplina ecclesiastica, esso colpiva, insieme con la città, tutto il territorio soggetto in terraferma, provocando vere crisi di coscienza. Gesuiti, Cappuccini, Teatini obbedirono al Papa e furono espulsi dagli Stati veneti. Il Senato si accanì, in modo speciale, contro i Gesuiti, con un decreto di sfratto perpetuo: per quanto nel 1657 abbiano trovato la via del ritorno. Il contrasto, pericoloso sotto ogni aspetto, fu risolto grazie alla mediazione del Re di Francia. In occasione della peste del 1630 , che fece nella sola città 46.536 vittime, la Repubblica vorb il magnifico tempio a S. Maria della Salute. Anche questo secolo ebbe i suoi santi: Lorenzo da Brindisi (v.), nato da famiglia veneziana (m. il 22 luglio 1619) e il ven. Gregorio Barbarigo, vescovo di Bergamo e poi di Padova (m. il 18 giugno 1697). La nobiltà veneziana continua nella luminosa scia del Giustiniani, con una serie di ventinove patriarchi (l'ultimo, Lodovico Frangini, m. il 29 febbr. 1804), alcuni dei quali morti in concetto di santità, di molti vescovi e cardinali e di altri tre pontefici, Paolo II (1464-71; Pietro Barbo),

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Alessandro VIII (1689-91; Pietro Ottoboni), Clemente XIII (1758-69; Carlo Rezzonico).

Tuttavia il seme lasciato dal Sarpi (v.) e dal Micanzio (v.) in occasione dell'interdetto del 1606 e della polemica che l'accompagnava, continuò nei consultori in iure che assistettero la signoria nelle controversie ecclesiastiche favorendone le tendenze giurisdizionaliste. La Sede Apostolica la favorì nel finanziare la lunga guerra di Candia e quella della Morea, concedendo di rivalersi sui beni ecclesiastici, particolarmente dei religiosi; ma la Repubblica, seguendo la moda dilagante in tutta Europa, pretese di procedere di sua autorità avvalendosi delle teorie politico-religiose che le conferivano un diritto in questa materia; introdusse cosi la proibizione alle chiese di ricevere eredità testamentarie, restrizioni sulle offerte delle SS. Messe, ecc. Non contenta di questo emetteva dal 1768 in poi una serie di leggi tutte contrarie alla libertà della Chiesa. Clemente XIII protestava invano; V. pretendeva di provvedere alla disciplina ecclesiastica, col pretesto che Roma non ci pensava. In realtà la Repubblica agonizzava ed aveva bisogno di denaro. Si cominciò con la riunione e soppressione di vari conventi : sette in città (Carmelitan) della Congregazione di Mantova di S. Angelo della Giudecca, 1768; Canonici Regolari Lateranensi di S. Maria della Carità, 1768; Benedettini di S. Niccolò di Lido, Castello, 1771 ; Camaldolesi di S. Giovanni Battista della Giudecca, 1771 ; abbazia comprendataria benedettina di S. Gregorio, 1776; Cistercensi di S. Cristoforo, 1787), ma ben più di trecento nello Stato. E la fine della Repubblica. V., che per undici secoli non aveva veduto piede straniero, dovette assistere alla sfilata delle armate repubblicane francesi, proprio nel suo cuore, nella magnifica Piazza di S. Marco ( 16 maggio 1797). Il governo provvisorio fu la prima tempesta contro le istituzioni religiose. L'avvento dell'Austria, nello stesso anno, dopo il Trattato di Campoformio, portò una relativa calma, e si ebbe l'elezione di Pio VII nell'isola di S. Giorgio Maggiore il 14 maggio 1800, quattro mesi dopo la morte del suo piissimo patriarca, Federico Maria Giovannelli (ro genn. 1800). La bufera napoleonica era in pieno. Nel 1806-807 tutte le scuole, le Confraternite, le Fraterne di qualunque genere e scopo (oltre 700 solo in V.) furono soppresse; nel 1807 furono concentrati e soppressi undici conventi e diciotto monasteri; nel 1808 le settanta parrocchie ridotte a quaranta e poi a trenta; nel 1810 soppressi anche i diciannove conventi e ventidue monasteri superstiti. Eccettuate alcune chiese, che per varie ragioni, in seguito di tempo, furono riaperte al culto, delle sessanta che furono soppresse, ora quasi tutte sono demolite! Furono eventi dalla soppressione : i Monaci Mechitaristi ${ }^{2}$ armeni di S. Lazzaro in isola, gli Ospedalieri di S. Servolo in isola, le Monache Basiliane (greche); le Monache Salesiane (francesi) di S. Giuseppe di Castello, S. Giorgio dei Greci, S. Giorgio degli Schiavoni, S. Croce degli Armeni, la Scuola di S. Rocco. Nel 1807 si ordinò il trasporto della sede cattedrale da S. Pietro di Castello a S. Marco con la fusione dei due Capitoli: patriarcale di S. Pietro e ducale di S. Marco, con venti beneficiati, allora viventi, che dovevano man mano scendere a quattordici. Il patriarca, con tutti i suoi uffici, dovette anch'egli portarsi a S. Marco in una provvisoria residenza, fino al 1851 , quando ebbe stanza stabile nell'odierno palazzo. Nel 1815 ritornò l'Austria e bisognò pensare a ricostruire. La bolla $1^{2}$ maggio 1818 di Pio VII sopprimeva le diocesi di Torcello e di Caorle e le univa a V. (12 parrocchie) a cui toglieva Grado, Latisana e la forania del Campardo ( 6 parrocchie). Cosil il patriarcato contava 32 parrocchie in città (comprese: Giudecca, Lido, Gambarare) e 12 nelle foranie di Caorle, Murano, Torcello. La stessa bolla assegnava come suffraganee le diocesi di Adria, Belluno e Feltre, Ceneda, Chioggia, Concordia, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, e temporaneamente Udine, si stemazione che vige tutt'ora. Dal 1819 al 1859 si riaprirono tredici case religiose maschili e quindici femminili : alcune di nuova fondazione. Cominciano le congregazioni, specialmente femminili; è il momento di una intensa attività caritativa che fiori in particolari istituzioni a pro dell'infanzia e della gioventù.

Con le vicende del 1866 V . entrava a far parte del Regno d'Italia e nel 1867 veniva applicata la legge del 7 luglio 1866. Per somma ventura, pur confinati fra le angustic di pochi locali, poterono rimanere alcuni religiosi, sotto l'egida delle cosiddette «Associazioni religiose a dalla stessa legge riconosciute; le monache rimasero nei loro monasteri, pur indemaniati, fino al numero di sei e cosi le chiese rimasero aperte per comodo dei fedeli. L'ultimo trentennio del 1800 segna un'ondata di anticlericalismo settario; ma il clero, tacciano di austriacante e di anti-italiano, lavorava invece per il bene di V. e dell'Italia. Sorge l'Istituto dei minorenni criminali voluto dal grande cuore del giovane sacerdote Carlo Coletti; l'Istituto per la gioventù femminile eretto dal parroco d. Giuseppe Solesin; l'Opera dei Patronati serali e festivi fondata dai sacerdoti Giovanni B. Piemonte ed Angelo Bortoluzzi; e l'Opera dei Congressi che preparò e precorse l'attività politica dei cattolici italiani. Si giunge cosi alla soglia del 1900 col grande Congresso eucaristico (1897) voluto e guidato dal card. patriarca b. Giuseppe Sarto (v. PIO X). L'ultimo cinquantennio con le due guerre mondiali ricorda il card. Pietro La Fontaine ed il card. Adeodato Giovanni Piazza che salvò V. dalle minacce tedesche. Nel 1919 venne unita al patriarcato la parrocchia di S. M. Assunta di Malamocco con l'isola di Poveglia, amembrata dalla diocesi di Chioggio; e nel 1927 undici parrocchie (fra cui Mestre), smembrate da Treviso.

Bib.: Ughelli, V; F. Corner, Ecel. Venetae, 15 voll., Venezia 1749; id., Ecclesiae Torcellanae, 3 voll., ivi 1749; Cappelletti, X; Eubel, I, p. 520 ; II, p. 290 ; III, p. 330 ; IV, p. 362 ; V, p. 409 ; C. Costantini, Aquileia e Grado, Milano 1917; P. Paschini, Storia del Friuli, 5 voll., Udine 1934; M. Petrocchi, Il tramonto della regab. di V. e l'assolutismo illuminato, Venezia 1950.

V. Istituti. - Prima fra i più illustri istituti veneziani è certo la Biblioteca Marciana (ora nazionale) : contiene un primo fondo della Repubblica, accresciuta con il lascito del card. Bessarione di 900 manoscritti in gran parte greci, vi si aggiunsero in seguito collezioni private diverse, fra le quali, nel sec. xix, quella dei Domenicani alle Zattere, per cui divenne ricca di numerose edizioni rare, come la raccolta delle Aldine ed in particolare il celebre Breviario miniato lasciato dal card. Domenico Grimani. Conservata dapprima presso la chiesa di S. Marco, fu trasferita nella celebre «Libreria» che il Senato fece edificare nel 1559 da Jacopo Sansovino. Fu trasferita nel 1812 in Palazzo ducale quando l'edificio fu aggiunto al Palazzo reale (Procuratio nuove). Nel 1904 passò nel locale dell'antica Zecca, opportunamente adattato, e nel 1929 ebbe anche l'antico edificio della Libreria, quando le Procuratie ebbero altra destinazione.

L'Archivio di Stato, fondato nel 1815 , ebbe stanza nell'antico grande convento dei Conventuali ai Frari e comprende l'Archivio della Repubblica veneziana, purtroppo danneggiato da incendi, come quello disastroso del 1571, i fondi di numerosi monasteri, conventi, confraternite della Dominante e del dominio; fonte di primissimo ordine non solo per la storia di V. e d'Italia, ma anche per quella di altri Stati dal vicino Levante e dell'Oriente. Nel 1869 Giovanni Querini-Stampalia legava alla sua città la sua Biblioteca ricca di manoscritti, cui andava unita una galleria d'arte ed un museo, da lui raccolti per conservare le memorie del passato, sottraendoli cosi alla dispersione.

Una ricca collezione di manoscritti veneziani (fra i quali anche quelli di C. E. Cicogna) e di monete fa parte del Civico Museo Correr, iniziato nel 1836 e che ora ha trovato posto nelle Procuratie nuove sulla piazza S. Marco. Al Museo Correr sta vicino il Museo archeologico, costituito con un primo lascito alla Repubblica del card. Domenico Grimani (m. nel 1523) e di suo nipote Giovanni patriarca. Nel Seminario patriarcale e nella sacrestia della chiesa della Salute fu sistemata nel sec. xix la ricca Galleria e Museo Manfredini. Nel grandioso Palazzo Rezzonico fu recentemente raccolto un Museo del '700 veneziano; mentre in quello del Pesaro trovò posto nel 1928 il Museo d'arte orientale e la Galleria d'arte moderna. Una raccolta preziosa è pure quella che il barone Franchetti mise insieme nella restaurata $\mathrm{Ca}^{\prime}$ d'oro, che s'aggiunse alle meravigliose raccolte veneziane.

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(fot. Gub. fol. naz.)
(die Arte medioevale nell' Aire Adige, Catalogo a cura di N. Rismo. Bolzano 1948, tav. 101
In alto a sinistra: GLORIFICAZIONE DI S. ANTONIO DI PADOVA, di L. Bastiani ( $2^{2}$ metà sec. xv) Venezia, Gallerie dell'Accademia. In alto a destra: PRESENTAZIONE AL TEMPIO e Strage degli Innocenti. Dipinti (già portelle d'organo) di V. Carpaccio (1523) - Capodistria, Cattedrale. In basso a sinistra: NATIVITA DEL SIGNORE. Miniatura dell' Epistolario decorato da Giovanni da Gaibana (1259) e conservato nella Sacrestia dei Canonici del duomo di Padova. In basso a destra: S. MADDALENA. Dipinto su tavola, probabilmente particolare di una predella, attribuito a F. Pacher, o alla sua scuola (fine del sec. xv) - Bolzano, Museo civico.

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![img-27.jpeg](img-27.jpeg)

In alto a sinistra: LA SCALA DEL BOVOLO, nella Corte Contarini, in stile lombardesco (1489) - Venezia. In alto a destra: PALAZZO DARIO sul Canal Grande, costruito da P. Lombardo nel 1487. In basso: VEDUTA AEREA di Piazza e Piazzetta S. Marco. Al centro il campanile, a sinistra le cupole della Basilica e il cortile di Palazzo ducale. In fondo, a destra, la punta della Dogana.

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In alto: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. MICHELE, nell' isola omonima (Cimitero della città), opera di Mauro Codussi ( 1469 -78). A sinistra la Cappella Emiliana, costruita da G. Bergamasco (1530) Venezia. In basso: SALA SUPERIORE della scuola di S. Rocco. Il dipinto sull'altare e i teleri delle pareti e del soffitto sono di J. Tintoretto (1564-88) - Venezia.

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(for. Corfesta del dott. B. Degeahart)
(1ot. Suprintendence al Monumenti. Venezia)
In alto a sinistra: LA VISITAZIONE. Particolare dei musaic della Cappella della Madonna dei Mascoli (sec. xv) Venezia, basilica di S. Marco. In alto a destra: L'ASCENSIONE DI CRISTO. In basso, la Vergine fiancheggiata da due angeli e i dodici Apostoli; tra le finestre sedici virtù; nei pennacchi, i quattro Evangelisti. Musaico bizantino (sec. XII) - Venezia, vòlta della cupola centrale della basilica di S. Marco. In basso a sinistra: IL DOGE LOREDANO di G. Bellini - Parigi, Collezione Spiridon. In basso a destra: L'ANGELO ANNUNZIANTE. Particolare degli affreschi della metà del sec. xili, sull'arcone della cappella a sin. dell'altar maggiore, nella chiesa di S. Giovanni Decollato - Venezia.

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Invece nella soppressa chiesa della Carità e nel contiguo convento trovò posto l'Accademia delle belle arti iniziata sino dal 1750 , che con le annesse gallerie costituisce un istituto artistico di prim'ordine e di eccellenti tradizioni.

Nel 1840 teneva la sua prima adunanza l'Istituto veneto di scienze lettere ed arti, che continuò poi ininterrottamente la sua attività e pubblicò nelle sue Memorie ed Atti importantissimi contributi scientifici e ricerche storiche e letterarie. Una particolare rivista pubblica pure l'Ateneo Veneto. Nel 1871 Riccardo Fulin fondava una Società per gli studi storici, che intraprese la pubblicazione dell' Archivio veneto (1871-90), divenuto in seguito Nuovo Archivio veneto (1891-1921), Archivio veneto tridentino (1922-26) poi di nuovo Archivio veneto (1927 sgg.). Nel 1873 la Società divenne Deputazione di storia patria per la Venezia, proponendosi la pubblicazione di studi e ricerche di maggior mole, di cronache, di documenti riguardanti V. e la regione veneta (va però ricordato che Trento e Trieste continuarono per proprio conto le loro pubblicazioni); notevoli in special modo gli 8 voll. di regesti de I libri commemorioli della Repubblica di V., per opera di R. Predelli (1876-1913) ed il Diplomatarium veneto-ireunilinum di G. M. Thomas e R. Predelli (2 voll., 1880-99).

Pio Paschini
VI. ARTE. - La città di V. sorge in mezzo alle acque della Laguna veneta, ad uguale distanza dalla terra ferma (alla quale oggi è unita da due lunghi ponti) e dal mare aperto (con il quale comunica attraverso "porti" che interrompono lo stretto cordone litoraneo).

Quando le popolazioni delle plaghe prossime al retroterra cercarono scampo alle scorrerie barbariche e specialmente all'invasione longobarda, alcune isole lagunari, fino allora misero contrade di pescatori, offrirono asilo sicuro e in breve tempo furono portate a grande floridezza (Torcelio). L'autorità politica di questi immigrati, che emanava da quella dell'esarca bizantino di Ravenna, in un primo tempo risiedette ad Erodéa, quindi a Malamocco, sul mare; località questa che si rivelò troppo esposta alle incursioni della flotta dei Franchi. La capitale fu allora (812) trasferita a Rivo Alto (Rialto) nel cuore di un deJalo di canali, sulle rive di una larga via d'acqua (Canal Grande) che con corso sinuoso bipartisce un fitto arcipelago di isolette. Di qui cominciò la fortuna di V., città singolarissima.
V., che misura 3800 metri di lunghezza e 2300 di larghezza, comprende oggi, nel perimetro di 11 km . 108 isolette (alle quali si aggiungono quelle di S. Giorgio Maggiore e della Giudecca), separate da 150 canali e "rii" (così si chiamano i canali minori), scarsamente profondi, larghi dai quattro ai dieci metri. Il maggiore è il Canal Grande, che ha un'ampiezza che varia dai trenta ai settanta metri, e che attraversa la città, sboccando nel bacino di S. Marco.
Ca. 400 ponti in pietra, in ferro, e, oggi ormai rari, in legno, congiungono le opposte sponde dei "canali"; maestosi i tre ponti sul Canal Grande : di Rialto, degli Scalzi (in pietra), dell'Accademia (in legno). Un tempo i ponti erano in minor numero (fino al 1854 il solo Ponte di Rialto superava le acque del Canale Grande) e molto più numerosi i rii, dei quali non pochi sono stati interrati (donde il nome di Rio Terra) rendendo necessario l'uso del traghetto, anche nelle zone più interne della città. Nel Settecento se ne contava un centinaio. Al servizio di traghetto, oggi limitato alle opposte rive del Canal Grande, è sempre adibita la "gondola", la tipica imbarcazione veneziana. Gli edifici sorgono sfruttando al massimo lo spazio ristretto, determinando riusze anguste (calli), senza alcuno schema urbanistico; la pienta della città ha qualche affinità di aspetto con gli empori bizantini. Non poche sono le calli morte che si chiudono improvvisamente o fanno capo sull'acqua. Talora uno stretto margine di terra (fondamenta) veniva rispettato nella fondazione degli edifici lungo i canali. La pavimentazione delle strade ebbe inizio solo nel 1676; il nome di "salizzata" (via silicata) ricorda la singolarità delle vie che furono selciate per prime. - Ramo" è chiamato una breve diramazione di calle. Le calli talora si allargano in piazzette dette "campi" e "campielli». Al centro di
queste si trovano ancora frequenti le marmoree "vère da pozzo" di ogni epoca e stile, cioè i parapetti che come un anello (vèra) recingono il bordo dei pozzi artesiani. "Corte" è detto uno spiazzo chiuso fra edifici. "Sottoportico" è una calle ricavata dal corpo di un edificio. "Ruga" (come già nel basso latino), una strada di media larghezza. Il termine "piscina" ricorda bacini d'acqua riservati alla piscicoltura, oggi tutti interrati. Il nome di "piazza" si dà soltanto a quella di S. Marco, e di "piazzetta" alle due adiacenti, quella dei Leoncini e quella fra il Palazzo Ducale e la Libreria Marciana.

L'aspetto della città ha continuato a mutare nel corso dei secoli. Ogni stile ha lasciato la sua impronta. Un tempo incantevoli prospettive allietavano V. quando non si erano ancora affacciate sul Canal Grande le costruzioni dello scorso e del presente secolo, quando accanto alla penombra delle calli che si inseguono costrette tra case, appoggiate senza interruzione l'una all'altra, erano numerosi i giardini e si aprivano imprevisti spazi luminosi, L'eccesso di costruzioni spesso soffocò edifici, belli soltanto se possono respirare nello spazio e vivere di riverbero atmosferico.

Città di dolcissimi colori, di generazione in generazione conservò e trasmise una sensibilità cromatica che sembrò connaturata all'anima veneziana e alla città, onde si crede con facile scambio che la città stessa abbia potuto determinare il senso artistico costantemente volto al colore dei suoi artisti maggiori.

Ogni corrente artistica ha contribuito a dare a V. la la sua specialissima fisionomia : perdendo forse ogni stile della sua genuinità e piegandosi a collaborare alla sua fantasiosa scenografia. Dal veneto-bizantino al gotico, dal rinascimento al barocco e al rococò. ogni stile è stato ridotto sotto una costante interpretazione coloristica, quasi mai plastica. Le murature non fanno sentire il peso e lo spessore : finestre e logge si aprono fitte sulle facciate degli edifici avidi di luce, mentre i più sottili accorgimenti nella decorazione contribuiscono a illeggiadrire, sotto lo avariare lento e dolce del partito luminoso, anche le architetture più severe. Eccezionale quindi questa architettura che sembra sottrarsi ad ogni convenuta definizione. Il rosso "veneziano" degli intonaci, dei mattoni, gli infissi, i bassorilievi, le bifore lavorate come trine, i rivestimenti delle facciate intarsiati di altri marmi più preziosi, l'aggetto impercettibile delle modanature sapienti, l'effiaccia chiaroscurale dei prospetti dell'età barocca contribuiscono a creare la suggestione di una vicenda coloristica, nella loro atmosferica felicità.

Anche la storia della scultura e della pittura è altrettanto singolare, perché l'arte veneziana poté essere chiamata pittorica per definizione.

Ogni accentuata predilezione stilistica che abbia parvenza concettuale, come per i valori lineari o per quelli tattili, qui non trovò accoglienza. Genericamente considerate, le arti a V. poterono apparire tutte muovere e articolarsi armonicamente nel rispetto di un unico principio : quello del colore. La città è divisa in sei circoscrizioni, dette "sestieri" tre al di qua del Canal Grande (S. Marco, Castello, Cannaregio), e tre al di là (S. Polo, S. Croce, Dorsoduro, al quale si aggiunge l'isola della Giudecca, separata dal resto della città da un largo e profondo canale che mette in comunicazione il porto industriale di Marghera col mare). Per ogni sestiere la numerazione anagrafica è unica e progressiva, fatta eccezione per il quartiere moderno di S. Elena. Una serie di strade di recente costruzione, ottenute in parte con l'interramento dei rii, conduce dalla stazione ferroviaria a S. Salvador dove hanno inizio le Mercerie, l'arteria principale della città, che sbocca in Piazza S. Marco. Questo è il centro storico e monumentale della città. Qui sorgono il Palazzo Ducale e la chiesa di S. Marco che con le Procuratie Vecchie, quelle Nuove e l'Ala Napoleonica, chiude la celebre Piazza. La chiesa di S. Marco risale nella sua costruzione originaria all'anno 828 , nel quale furono furtivamente traslati da Alessandria d'Egitto i resti di s. Marco Evangelista, il quale sostitul nella primazia il vecchio protettore s. Teodoro, mirando i veneziani ad un innalzamento del proprio prestigio nei confronti del

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patriarcato di Aquileia, posto sotto la protezione di s. Ermagora, discepolo di Marco.

Dopo un primo rifacimento nel sec. x, il quale non dovette alterare le caratteristiche della prima fabbrica, fu dato mano nel 1063 ad una più vasta costruzione per la quale fu adottato uno schema a pianta centrale a croce greca sormontata da cinque cupole e minori calotte, col piedicroce circondato da esonartece: schema che si ritiene ideato da Antemio di Tralle, l'architetto giustinianeo che in Costantinopoli aveva cretto la chiesa dei SS. Apostoli, pur essa, come S. Marco cappella palatina e non chiesa cattedrale. Subito la nuova Basilica cominciò a venir decorata con specchi marmorei, pavimenti a musaico, sculture che vanno dai bassorilievi con infissi bizantini, all'arcone romanico del portale centrale sino al coronamento gotico "fiammeggiante" del primo ' 400.

Le cupole furono coperte con rivestimenti in piombo, di profilo moresco. Ma S. Marco deve la sua fama soprattutto ai musaici che, su un continuo fondo d'oro, ne rivestono completamente l'interno. Dal 1071 varie maestranze si susseguirono in quest'opera paziente, sicché ogni secolo lasciò la sua impronta. Anche tra i musaici più antichi (secc. xI-xIII) sono ravvisabili differenze di stile, dovute in parte alle epoche e in parte alla diversa tendenza artistica delle maestranze, provenienti forse da Ravenna, da Roma, da Costantinopoli, prima che si formasse una vera e propria scuola veneziana. L'opera di decorazione musiva continuò nei secoli seguenti, e per completare lacune, e per sostituire parti deperite; con risultati tuttavia di minor fascino. Cartoni furono forniti da pittori veneziani e forestieri dal sec. xiv al xix (M. Giambono, A. del Castagno, T. Vecellio, L. Lotto, P. Veronese, L. Bassano, P. Vecchia, G. B. Piazzetta). Inalterato rimase sempre il programma iconografico, che illustra nelle cupole la Chiesa annunciata, quella militante e quella trionfante; lungo le pareti e sotto gli archi, la vita di Gesù, di s. Marco, di s. Clemente, del Battista, mentre nell'atrio si trovano i musaici con la narrazione dell'Antico Testamento.

Il Palazzo Ducale era sede delle più elevate magistrature e dimora del doge. La sua prima costruzione in forma di castello fortificato risaliva al sec. IX. Dopo varie vicende, al principio del sec. xiv, cessate ormai le ragioni che consigliavano particolari opere di difesa, si cominciò a edificare il palazzo nel suo aspetto attuale, in stile gotico. Ad Antonio Rizzo e alla sua scuola (fine del '400) spettano le facciate rinascimentali sul cortile e sul Rio di Palazzo, e la scala dei Giganti. Una galleria pensile sulle acque (il Ponte dei Sospiri) congiunge il Palazzo Ducale a quello delle Prigioni. All'interno le varie sale sono state decorate dai più famosi pittori della scuola veneta : vi primeggiano
i maestri del ' 500 . Fra tutte le sale, splendono quelle del-l'Anti-Collegio, del Collegio e del Consiglio dei Dieci, decorate da Paolo Veronese e da Jacopo Tintoretto. Una intera parete della sala del Maggior Consiglio è rivestita da uno dei più vasti dipinti del mondo, opera del Tintoretto: Il Paradiso. A sinistra la piazza è chiusa dalle Procuratie Nuove (sec. xvi), al secolo precedente appartengono le Procuratie Vecchie che si elevano di fronte. Esse prendono nome dai procuratori della fabbrica di S. Marco e dai procuratori legali dei Minori che in questi palazzi avevano dimora. La Libreria Marciana che sorge di fronte al Palazzo Ducale è un'altra opera del Rinascimento (Jacopo Sansovino).

Il campanile di S. Marco che sorge all'angolo della piazza ha antichissime origini, fu completato in varie epoche e ricostruito completamente dopo il crollo del 1902, "com'era e dov'era".

Non pochi elementi originali conservano le chiese più antiche della città; che erano di tipo ravennate a pianta basilicale. Tra le 90 chiese della città, celebri sono particolarmente quelle dei SS. Giovanni e Paolo (principio del sec. xv), vero "pantheon" delle glorie della Serenissima (costruzione in gotico veneziano che si adorna di pitture di Giambellino e di sculture di Antonin Rizzo), e quella cocva dei Frari, che conserva opere di Giambellino, di Antonio Rizzo, e di Tiziano (pala della Assunta e pala Pesaro).

Numerose le chiese gotiche minori, dal caratteristico fastigio mistilineo (S. Stefano, S. Giovanni in Bragora, Carità). Alla fine del ' 400 , Mauro Codussi dà la facciata alla chiesa di S. Zaccaria e costruisce le chiese di S. Michele in Isola, S. Giovanni Crosotomo, S. Maria Formosa, pittoriche invenzioni sulla base degli insegnamenti di L. B. Alberti. Nel ' 500 Jacopo Sansovino dà i modelli per molte chiese; appartate, splendono di particolare luce quelle dovute al Palladio: S. Giorgio Maggiore nell'isola omonima di fronte alla piazzetta, e il Redentore alla Giudecca. Al sec. xvi appartiene anche quella di S. Sebastiano, tutta decorata di pitture di Paolo Veronese.

Quale singolare fantasiosa "macchina" sorge sul Canal Grande la barocca chiesa di S. Maria della Salute, opera di Baldassare Longbena.

Al Seicento appartengono anche le facciate di S. Moisé e di S. Maria del Giglio. Nel '700, il barocco si ingerutilisce e raffredda nelle chiese dei Gesuiti (pitture del Piazzetta e del Tiepolo), e di S. Stae (S. Eustachio), vera pinacoteca del ' 700 veneziano.

Tra le architetture religiose vanno ricordate anche quelle delle superstiti scuole di devozione: di S. Rocco, opera dello Scarpagnino, tutta decorata di pitture di Jacopo Tintoretto; e dei Carmini con soffitti di G. B.
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Venezia - Nettuno offre a V. le ricchezze del mare, di G. B. Tiepolo (metà ca. sec. xviII) - Venezia, Palazzo Ducale.

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Tiepolo. Sulle rive del Canal Grande si affacciano palazzi che consentono di seguire gli stili dell'architettura veneziana in ogni epoca, da quelli veneto-bizantini del sec. xir (Ca' da Mosto, Ca' Loredan, $\mathrm{Ca}^{\prime}$ Farsetti, Fondaco dei Turchi), dalle caratteristiche finestre ad arco rialzato sul piede di imposta, a quelli gotici, tra i quali risplende, oltre il Palazzo Ducale, la Ca' d'Oro.

Nel ' 400 , Pietro Lombardo costruisce palazzi dalle facciate intarsiate di marmi policromi (Palazzo Dario), mentre Mauro Codussi rivela vero genio architettonico nel Palazzo Vendramin-Calergi. Nel secolo seguente il Sanmicheli crige il Palazzo Grimani con senso monumentale, mentre Jacopo Sansovino piega la sua maniera classicista alle esigenze specifiche della tradizione veneziana (Palazzo Corner). Nel '600. Baldassare Longhena esalta il pittoricismo del Sanmicheli e del Sansovino, imprimendo alle sue architetture un ritmo più vibrante e un più risentito gioco chiaroscurale ( $\mathrm{Ca}^{\prime}$ Pesaro, $\mathrm{Ca}^{\prime}$ Bezzonico). Nel '700 Giorgio Massari dà il freddo prospetto di Palazzo Grassi. Il debole L. Santi non si rivela in grado di portare lo stile neoclassico all'altezza della precedente tradizione.

Costante fu nel corso dei secoli l'impianto della casa patrizia veneziana: un porticato che immette sull'acqua; un cortile al cui centro si trova il pozzo; ai piani superiori, in corrispondenza del porticato, il "portego", specie di atrio che disobbliga le varie stanze. A questo tipo appartengono anche i "fondaci", empori riservati alle varie nazioni straniere, come quello dei Tedeschi, probabile opera dello Scarpagnino.

Alla Galleria dell'Accademia si può seguire lo svolgimento della pittura veneziana dalle origini (Maestro Paolo) agli artisti del Quattrocento (Vittore Carpaccio, Giovanni Bellini) che della scuola pittorica diedero le premesse, a Giorgione (La Tempesta), Tiziano, Lorenzo Lotto, Tintoretto, Paolo Veronesi, Jacopo Bassano, fino al Tiepolo, al Guardi, al Canaletto, che chiudono quella gloriosa tradizione. Anche nella Pinacoteca Querini-Stampalia sono raccolte opere per la maggior parte di maestri veneziani (Palma il Vecchio, P. Longhi). Alla $\mathrm{Ca}^{\prime}$ d'Oro è ordinata una ricca collezione di sculture veneziane e di pitture di A. Mantegna, Cima da Conegliano, F. Guardi. $\mathrm{Ca}^{\prime}$ Bezzonico è sede di una mostra permanente del Settecento veneziano (pitture di G. Battista e G. Domenico Tiepolo, Pietro Longhi, Rosalba Carriera; sculture di G. M. Morlaiter).
$\mathrm{Ca}^{\prime}$ Pesaro é sede della Galleria internazionale di Arte moderna. Sono pure notevoli il Museo archeologico (con originali di scultura greca e romana), il Museo sto-rico-navale all'Arsenale, dove sono raccolte memorie dell'officina gigantesca nei cui cantieri si apprestavano le opere militari della Repubblica; il Museo di Storia Naturale, dedicato alla flora e alla fauna adriatica. - Vedi tavv. CXXVI-CXXIX.

Bim.: F. Sansovino, V., città nobilissima, Venezia 1281; G. Moschini, Guida per la città di V., II, ivi 1815; P. Malmenti, La stor. di V. nella vita privata dalle orig. alla caduta della Repubblica, Bergamo 1922-25; G. Lorenzetti, V. e il suo estuario, Milano 1926; M. Muraro, V. e le sue isole, Firenze 1953.

Michelangelo Muraro
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(prepr. Enc. Catl.)
VENEZUELA. - I. GEOGRAPLA. - Il più settentrionale degli Stati atlantici dell'America meridionale, l'unico il cui territorio si trovi per intero a N . dell'Equatore.

Ampio quasi tre volte l'Italia ( 912.050 kmq .), è diviso, dalla larga fascia di pianure (llanos) in cui scorre l'Orinoco, in due parti distinte. Quella ch'è a settentrione alterna una regione montuosa (la Cordigliera di Mérida, che si eleva fin oltre i 5000 m . ed i Monti Caraibici assai più bassi) sul confine occidentale e parallelamente all'Atlantico, con una serie di piatte cimose litoranee, estese soprattutto attorno alla Laguna di Maracaibo. Il V. meridionale corrisponde invece ad un lembo dell'altopiano tabulare della Guiera, che s'estolle oltre i 2500 m ., pressoché disabitato, ma rivestito di magnifiche foreste. Il clima del V., tropicale nei llanos (con una stagione asciutta di $5-7$ mesi), trapassa a poco a poco a quello equatoriale, più umido e malsano, verso mezzodi e nel delta dell'Orinoco, vasto quanto la Sicilia.

La popolazione ( 5 milioni di sb., ca. 6 a kmq.) è costituita per $9 / 10$ da sanguemisti (meticci e mulatti), con appena un $4 \%$ di bianchi ( 65 mila italiani) : essa vive per $3 / 4$ nelle regioni settentrionali, mentre il resto del paese è quasi deserto (nel territorio di Amazonas si ba un ab. per ogni 33 kmq .).

Nell'economia del V. è patente il contrasto fra le enormi possibilità e le modeste realizzazioni. Le colture fondamentali sono il caffè e il cacao, che alimentano l'esportazione, ma i cereali non bastano al consumo interno e l'importanza degli altri prodotti (canna da zucchero, tabacco, cotone, ecc.) è modesta. Anche l'allevamento è agli inizi (tuttavia vi sono 6,8 milioni di bovini; mancando una moderna attrezzatura, la qualità è scadente), mentre quasi intatte sono ancora le enormi riserve forestali. La massima risorsa del paese è il petrolio (regioni settentr.), per il quale il V. occupa il secondo posto fra i produttori mondiali ( 78 milioni di tonn. nel 1950). Ancora limitati invece i quantitativi di altre materie prime minerali estratte (oro, diamanti, rame, mer-

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(da K. van Schamackse, Sudamerika, Bestine 1531, tav. 90)
Venezuela - Veduta di Caracas.
curio e recentemente ferro), e limitata, nonostante la varietà dei suoi rami, l'industria.

Dei centri abitati, oltre la capitale, Caracas ( 500 mila ab.), notevoli Maracaibo ( 232 mila ab.), il principale porto esportatore; Barquisimeto ( 105 mila ab.) e Valencia ( 90 mila ab.), nell'interno.

Il V. è una Repubblica federale di 20 Stati, 2 territori ed un distretto federale, con un governo parlamentare bicamerale ed un presidente eletto ogni 5 anni. BibL.: E. Fergusson, V., Nuova York 1939; N. Roosevelt, V.'s place in the Sun, ivi 1940; G. Lafond, P., Parigi 1948.

Giuseppe Caraci
II. Storia. - In una lettera del 18 luglio 1500 , di ritorno da un viaggio nel Nuovo Mondo, Americo Vespucci, descrivendo a Lorenzo de' Medici le contrade visitate, così scriveva: «.... gli abitanti tenevano le loro chase fondate sul mare chome a Vinega, con molto artificio et maraviglia»; da questa somiglianza con la Serenissima, il nome di piccola Venezia dato all'Isola di Aruba passerà, successivamente, alla contigua costa che, da quel tempo, si chiamerà V.

Avvistato nel terzo viaggio colombiano (1498), visitato sommariamente nel 1499 dalla spedizione di Ojeda della quale faceva parte A. Vespucci, gli Spagnoli non si curarono di occupare il V., limitandosi a stabilirsi sulle coste per la pesca delle perle e per farvi incetta di indigeni da vendere come schiavi a Cuba e ad Hispanioia. Nel 1527 lo spagnolo Juan de Ampuez vi fondo la prima colonia (Santa Ana de Coro) reggendola saggiamente; sarà però merito di elementi tedeschi tentare di effettuare una seria penetrazione nell'interno del paese in seguito a regolare licenza per venti anni loro concessa, nel 1528, da Carlo V; i più notevoli fra essi, che agivano per conto dei banchieri Welser di Augusta, furono Ambrosius Alfinger, che trovò la morte sul rio Magdalena; Georg von Speier che, alla ricerca del mitico "El dorado" si spingerà fino al rio Guaviara, Nicolas Federman che raggiungerà la regione dei Muisca quasi contemporaneamente alle spedizioni spagnole del Belalcazar, proveniente da Quito, e del Quesada, che vi giunse da S. Marta. Dopo queste, devono particolarmente essere ricordate le esplorazioni compiute dal p. Samuele Fritz, seguito da molti gruppi di animosi religiosi francescani e gesuiti durante il sec. xvir; l'attuale capitale Caracas (Santiago de León de Caracas) verrà fondata nel 1567 , al tempo del governatore Ponce de León, dal capitano Losada; successivamente, o contemporaneamente, verrà data vita a Borburata, a Barquisimeto, a Valencia, a Trujillo.

Organizzato come le altre terre spagnole d'America, il V., fino al 1742 incorporato nel vicereame della Nuova Granada, in tale anno verrà elevato a capitaneria generale; malgrado le indubbie risorse agricole (cacao, tabacco, cotone, indigo) esso vivrà quasi esclusivamente sul con-
trabbando e sul movimento commerciale dei galconi spagnoli che andavano e venivano dall'Europa (Maracaibo, Puerto Caballo) per l'intero sec. xvir. Verso il 1728 si porrà fine a tale situazione affidando ad una compagnia guipuzcoana l'esclusività del traffico, a patto di combattere il contrabbando e la pirateria effettuati da Olandesi (Curaçao) e da Inglesi (Margarita, Trinidad, Isole sotto vento). Sviluppatasi notevolmente la colonia in seguito a tali provvedimenti, si ebbe ragione di due movimenti insurrezionali provocati da proprietari fondiari e da impiegati governativi ( 1749,1752 ), si aprì una università e si stabili a Caracas la sede dell'arcivescovato ( 1803 ). Pur scarso di abitanti ( 412 mila ca. di cui 12.000 spagnoli; 100 mila spagnoli d'America; 300 mila indigeni, negri e mulatti) sparsi su una superficie di un milione e mezzo di kmq., il V. balzerà all'avanguardia per la sua attività rivoluzionaria contro l'antiquato regime coloniale iberico. Nell'azione tendente all'indipendenza del paese si notano Francisco de Miranda, precursore della rivoluzione sudamericana (1750-1816), e Simone Bolivar ( $1783-1830$ ), attuatore di essa.

L'intera storia venezuelana dal 6 maggio del 1830 quando il gen. Paez ed il Bermudez proclamarono al Congresso riunito a Valencia la separazione della regione dalla Grande Colombia e la nascita dello Stato del V., può dirsi racchiusa nella politica dei due partiti - il conservatore ed il liberale - e nell'attività di quattro statuti che, ognuno a suo modo, imposero la propria volontà alla Repubblica; in ordine di tempo essi furono: José Antonio Paez, eroe delle guerre per l'indipendenza; José Tadeo Monagas; Guzman Blanco; Juan Vincente Gomez. Attraverso la multiforme capacità di questi uomini si è svolta, per intero, la vita politica del V. fino ai giorni nostri, nei quali il potere è nelle mani di una giunta militare presieduta dal col. C. Delgado Chalbaud che, sciolto il Parlamento, governa dal dic. del 1948. La peculiarità dei ricordati uomini, militari e politici a seconda che le circostanze interne imponevano, non si esplicò soltanto negli anni nei quali questi furono direttamen