gado Chalbaud che, sciolto il Parlamento, governa dal dic. del 1948. La peculiarità dei ricordati uomini, militari e politici a seconda che le circostanze interne imponevano, non si esplicò soltanto negli anni nei quali questi furono direttamente alla presidenza, ma si protrasse attraverso i successivi presidenti da loro fatti eleggere, imponendo al paese la loro volontà anche per il tramite di terze persone. Fra queste ultime si posero in rilievo altre personalità le quali portarono il paese verso la normalizzazione della vita interna, di riconoscimento da parte delle altre potenze, a porsi decisamente sulla via delle riforme sociali, a risanare il debito pubblico e successivamente a potenziare a fondo, volendosi di capitali esteri, lo sfruttamento del petrolio, principalissima ed incessante ricchezza della regione.
Negli anni più a noi vicini, va ricordato in special modo l'operato del Gomez: alla testa del V. dal 1908, "pressocché illetterato, ma dotato di naturale intelligenza, di astuzia, di rimarchevole senso negli affari», riuscl a mantenere la Repubblica in buone relazioni con l'estero, a liquidare favorevolmente contestazioni in Olanda, Belgio, Stati Uniti, a mantenersi neutrale durante la prima guerra mondiale, ad aderire alla Società delle Nazioni, nel 1920, a definire questioni confinarie con Columbia (1922) e Brasile (1929), a riassorbire nel 1930-35 il complesso del debito pubblico estero. Il suo successore, gen. Lopez Contreras, in carica dal 1936 al 1941, contribuì in modo rilevante alla riforma della Costituzione, rese al popolo la libertà politica, di stampa, di riunione, fu l'anima di un piano triennale per l'incremento dell'economia, della agricoltura, delle migliorie sociali. Dopo di lui divenne presidente il suo ministro della guerra, il gen. Medina Angarita, il quale ruppe le relazioni con i paesi dell'Asse, dopo l'attacco nipponico a Pearl Harbour, fornì ingenti materie prime agli Stati Uniti dai quali fu fortemente aiutato nella industrializzazione e nello sfruttamento delle riserve naturali, intensificò la lotta contro l'analfabetismo, allargò le disposizioni sulla previdenza
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sociale, pose fuori legge i comunisti, sciogliendone le leghe (ma nel 1945 dovette riconoscere la legalità di tale partito).
Alla fine del 1945, obbligato il Medina a rifugiarsi negli Stati Uniti col Lopez Contreras da una sollevazione popolare, diveune presidente, dopo un breve interregno di una giunta popolare, l'economista Romulo Bethancourt. Questi, pur avendo compiuti buoni atti durante gli anni di governo, non corrisposs all'attesa del paese, tanto da provocare, dopo alcuni movimenti insurrezionali, un colpo di Stato, alla fine del 1948. Da tale anno, come si è detto, ilcol. Chalbaud è alla testa della Repubblica.
Bibl.: R. M. Boralt y R. Diaz, Resumen de la historia de V., Parigi 1841; J. Gil Fortuol, Historia costitucional de V., Berlino 1909; N. Naldoni, La guerra di corsa in America (15001700), Roma 1935; H. D. Barbuldata, Hist. de l'Amérique espannole, Parigi 1940. Nardo Naldoni
III. Evangelizzazione. - Un primo tentativo missionario nel V. fu fatto nel 1513 dal domenicano Francisco de Cordoba, che insieme ad un fratello laico parti da Haiti verso la Costa delle Perle, all'ovest dell'Isola di Trinidad. Per colpa dei trafficanti di perle, che vendevano gli indigeni in schiavitù, il tentativo finì con il massacro dei due missionari. Un secondo tentativo, intrapreso dal 1516 al 1519 da Domenicani e Francescani, falli parimenti dopo i primi successi a causa della caccia agli schiavi da parte degli Spagnoli e si chiuse con l'uccisione dei missionari. La medesima sorte toccò alla colonizzazione della Costa delle Perle, ideata da Bartolomeo de Las Casas.
Nel sec. xvi la colonizzazione spagnola e la missione domenicana e francescana si limitarono alla parte nordoccidentale ove sorsero fiorenti città come Coro e dal 1578 Caracas come sede del governo. Nel 1531 Coro fu eretta a diocesi, trasferita poi a Caracas nel 1637. Il V. orientale invece, come la regione bassa dell'interno, rimasero inesplorate. Dopo vari tentativi falliti, i Francescani riuscirono a fondare un convento nell'Isola di Trinidad, alla fine del sec. xvi. Da li si spinsero avanti verso il delta dell'Orinoco, al principio senza successo. Solo dopo il 1656 fondarono una fiorente missione tra le tribù indiane in Piritù e nel corso del sec. xvin penetrarono anche nelle regioni al sud del fiume Orinoco. Dal 1760 all'incirca le missioni dipendevano dal Collegio apostolico dei Francescani di Piritu.
I Francescani furono aiutati, dal 1650 in Cumanà, dal 1678 nella Guyana, dai Cappuccini, i quali eressero belle riduzioni. Al principio del sec. xviII i Gesuiti fondarono alcune missioni nella regione dell'Alto Orinoco. Con la cosiddetta «Concordia» del 1734 i vari campi di azione dei Francescani, Cappuccini e Gesuiti ebbero confini ben determinati. Dopo l'espulsione dei Gesuiti nel 1767 subentrarono nelle loro missioni dell'Alto Orinoco i Francescani. Nel 1787 i Francescani ressero 68 missioni con ca. 35 mila indiani cristiani, i Cappuccini, nel 1789, 30 missioni con ca. 25 mila indiani cristiani.
Fino alla fine del sec. xvir Caracas rimase la sola diocesi; nel 1777 la gerarchia fu ampliata con l'erezione della diocesi di Merida, seguita nel 1790 da quella di Guyana. Nel 1803 Caracas fu elevata a metropoli. Durante le lotte per l'indipendenza nelle prime decadi del sec. xix le fiorenti missioni francescane e cappuccine furono radicalmente distrutte. Le continue lotte contro la Chiesa nel sec. xix non permisero la restaurazione delle missioni. E vero che nel 1862 fu stipulato un Concordato con la S. Sede e che furono erette le nuove diocesi di Calabozo nel 1863, di Zulia nel 1897, di Barquisimeto nel 1907 ed inoltre nel 1922 seguirono le diocesi di Coro, Cumana, Valencia e S. Cristoforo, e Merida fu elevata a metropoli, ma solo nel 1918 i Cappuccini poterono tornare nella loro vecchia missione, dove nel 1922 fu eretto il vicariato apost. di Caronì (v.). Nel 1943 fu loro affidato anche il nuovo vicariato apost. di Machiques (v.) nel V. occidentale, dove vivono i Motiloni, feroci indiani. I Salesiani nel 1933 iniziarono la missione nella regione dell'Alto Orinoco, che nel 1932 fu eretta in prefettura apost. Nel territorio si trovano numerose tribù indiane ancora pagane.

(per cortesia di mons. A. P. Frutas)
Venezuela - Cattedrale di Caracas (sec. xvir).
Bibl.: M. Ruiz Blanco, Conversión de Piritu, de Indias Cumanagotes y otros, Madrid 1892; B. de Lodares, Los Franciscanos capuchinos en V., 3 voll., Caracas 1929-30; M. Watters, History of the Church in V., Capel Hill 1933; N. E. Navarro, I Gesuiti nel V., in Il pensiero missionario, 7 (1935), pp. 61-82; id., Anales Eclesiasticos Venezolanos, 2* ed., Caracas 1951; B. Bormann, Die erste Dominikanermission auf dem südamerikanischen Festland, in Missionswissenschaftliche Studien, Aachen 1951, pp. 428-25; A. Caulin, Historia corapsalica, natural y evangelica de la Nueva Andalucia, in Analecta de Historia Patria, Caracas s. d., pp. 189-436. V. anche V. Mitisnera, rivista dei Cappuccini, dal 1939.
Giovanni Rommerskirchen IV. Condizione giuridica della Chiesa. - Essa è dominata e caratterizzata dalla questione del Patronato nazionale. Sin dal tempo della separazione dalla Spagna della «grande Colombia» (Columbia, V., Equatore, Panama), il nuovo governo pretese di continuare ad esercitare il Patronato come erede dei privilegi concessi dalla S. Sede ai Re di Spagna, e in seguito arbitrariamente ampliati. Tali pretese furono asserite e condensate nella Ley de Patronato Eclesiastico del 28 luglio 1824, confermata definitivamente, per quanto riguarda il V., dal Congresso Costituente con legge del 15 marzo 1833, e ritenuta sempre dal governo come base e fondamento dei rapporti tra Chiesa e Stato. Tutte le Costituzioni, compresa quella in vigore dall'apr. 1953 (art. 50), vi fanno esplicito riferimento. Alcuni numerosi diritti che il governo intende esercitare in virtù del Patronato, quali, p. es., quelli relativi alle celebrazioni dei Concili, alle visite pastorali ecc., non sono praticamente fatti valere. Ad altri invece, come creazione di nuove diocesi, nomina ai benefici cattedrali e parrocchiali, elezione dei vescovi, il governo tiene in modo assoluto. Da parte sua lo Stato corrisponde alla Chiesa rilevanti sovvenzioni economiche. La S. Sede non ha mai riconosciuto questi diritti, ma li ha solo tollerati. Tale stato di cose non ha
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potuto non essere nocivo alla vita ed allo sviluppo della Chiesa nel V., privandola in modo particolare della necessaria libertà nella nomina dei vescovi e favorendo una ingerenza tanto vasta quanto indebita delle autorità statali nel campo ecclesiastico.
La Costituzione garantisce a tutti gli abitanti della Repubblica la libertà religiosa sotto il controllo statale (art. $35,6^{\circ}$ ) e sfiora appena gli argomenti che maggiormente interessano la Chiesa, la scuola, cioè, il matrimonio, la famiglia, il problema sociale, rimettendosi di continuo alle leggi speciali, le quali, per lo più, sono tuttora ispirate ai principi atci ed anticlericali del secolo scorso. Vige il matrimonio civile ed è concesso con facilità il divorzio. L'insegnamento, sia pubblico che privato, è regolato dallo Statuto provvisorio di Educazione del 25 maggio 1949. Esso prevede un intervento statale cosi minuzioso da ostacolare il libero svolgimento delle attività dei collegi privati, e da ridurre a ben poca cosa la libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione (art. 35, n. 13) e ribadita nell'art. $2^{\circ}$ dello Statuto. Va riconosciuto, però, che esso ha segnato un considerevole miglioramento in confronto alla precedente Legge Organica, promulgata nell'ott. 1948, eliminando in parte le odiose differenze tra insegnamento privato ed ufficiale e togliendo diffidenze verso l'opera dei collegi cattolici. Il medesimo Statuto ha inoltre ristabilito nelle scuole statali l'insegnamento religioso, con due ore settimanali, per gli alunni i cui genitori o loro rappresentanti ne facciano domanda.
Con decreto del Ministero della difesa nazionale, in data 10 luglio 1946, fu istituito il «Servizio di Cappellania delle Forze Armate», per l'assistenza religiosa alle forze armate.
La S. Sede istituì nel 1876 una delegazione apostolica nel V., S. Domingo e Haiti con residenza nelle due ultime Repubbliche; primo delegato fu mons. F. Rocco Cocchia; nel 1909 fu nominato delegato apostolico per il V. mons. G. Averse e nel 1913 con carattere definitivo mons. C. Pietropaoli; il papa Benedetto XV elevò la delegazione apostolica a internunziatura nel 1916 e successivamente, nel 1920, a nunziatura; primo nunzio fu mons. F. Marchetti Selvaggiani, già internunzio dal 1917, poi cardinale. Il papa Pio XII con lettera apostolica del 7 ott. 1944 costituì la B. Maria Vergine «de Coromoto», venerata in Guanare de los Cospes, precipua celeste patrona della Repubblica del Venezuela (AAS, 41 [1949], pp. 318-19).
V. Circoscrizione ecclesiastica. - Ecclesiasticamente è diviso nelle due sedi metropolitane di Caracas (con suffraganei a Barquisimeto, Calabozo, Coro, Cumanà, Guayana, Valencia del V.) e di Merida (con suffraganei a S. Cristoforo di V. ed a Zulia), nei vicariati apostolici di Caroni, di Machiques o Missione di GuajiraPerjia e nella prefettura apostolica dell'Alto Orinoco.
BibL.: J. Cunillera, Amario eclesiástico Venezolano 1932, Caracas 1923. Ippolito Rimoli
VI. Per la letteratura: v. isPano-americana letteratura, XII.
VII. Arte. - Gli studiosi della civiltà precolombiana assegnano il V. ad una regione chiamata «intermedia» comprendente, oltre le Repubbliche dell'istmo dell'America centrale, anche la Colombia e l'Equador. Mediatrice fra le influenze delle progredite culture settentrionali (atzeca, maya, totonac) e meridionali (chimu, preinca, inca), la regione non rivela nel complesso caratteri di spiccata originalità. Gli attuali confini politici dei vari Stati non corrispondono nemmeno approssimativamente alla distribuzione delle antiche culture. Per quel che interessa, ad es., del tutto arbitraria sarebbe la separazione delle province occidentali del V. da quelle nord-orientali della Colombia. L'esplorazione sistematica di questo sterminato ed arduo territorio è tuttavia appena incominciata, a cura soprattutto di studiosi nord-americani, ed è quindi ancora impossibile tracciare un panorama completo e soddisfacente delle civiltà primitive che ivi sono fiorite. I principali ritrovamenti archeologici riguardano le cosiddette calzadas, strade selciate, frequenti soprattutto nel territorio di Barinas (V. di nord-ovest),

(da Pal Kelcmen, Medieval American art, II, Suaro Vara 1865, Ior. Fil. 89, 87.
Venezuela - Oggetto ornamentale in oro, con figura antropomorfica, proveniente da La Guaira, ora nella collezione del
dr. R. Resuena - Nuova York.
che rivelano una progredita tecnica costruttiva, al servizio di una civiltà fondata sugli scambi.
Sembra tuttavia che non esistano monumenti architettonici di qualche importanza. Sono state ritrovate, nell'Ovest Zulia, pietre incise con ideogrammi e figurazioni allusive, risalenti ad una non ancor bene definita civiltà dei Tiot-tio. Altre scoperte epigrafiche di notevole interesse sono state fatte da Aguirre e Vigirama, lungo la costa del mar dei Caraibi.
Più intensamente esplorata, anche dagli studiosi indigeni, fin dal secolo scorso, è stata la zona del lago di Valencia ad Ovest di Caracas, dove nella penisoletta lacustre di La Caprera si scopri una importante necropoli, che ha restituito molto materiale fittile di sommo interesse dal lato artistico. Largamente esplorata risulta pure una profonda striscia del territorio montano, da Barquisimeto a S. Cristobal, lungo la Cordigliera de Merida.
Fra i più singolari manufatti della zona nord-occidentale, si annoverano le lisce pietre da maci.sa (metates), scolpite a foggia di animali selvaggi (per lo più puma o giaguari) e con bordi ornati di grafiti e rilievi geometrici. La ceramica è stata distinta in sei diverse aree.
Molte forme fittili sono dismute sia all'arte degli Incas che a quelle delle civiltà messicane. In genere il simbolismo antropomorfico viene esasperato con stilizzazione sommaria e impressionista. Ma si sono anche rinvenute piccole teste in terracotta, di una finezza d'esecuzione paragonabile a quella dei prodotti dell'arte arcaica egiziana o cinese (Kelemen). Si è di fronte, insomma, a un'altra civiltà fittile, inferiore a quella peruviana nella finezza degli ornati, ma egualmente progredita nella plastica. Durante il primo periodo della colonizzazione spagnola l'architettura ebbe nel V. sviluppo modesto, sia per la limitata emigrazione europea, sia perché le autorità spagnole si preoccuparono d'impedire quanto era successo nel Messico, dove i conquistadores s'erano creati monopoli pericolosi, erigendo fastose dimore e sottraendosi al controllo della madre-patria. Permaneva inoltre la difficoltà di procurarsi il materiale necessario a solide costruzioni. Cosi l'edilizia civile è prevalentemente in legno, e solo quella sacra impiega il laterizio.
Gli unici edifici religiosi di importanza artistica di cui si abbia notizia nel sec. XVI sono il convento e l'annessa chiesa di S. Francesco a Caracas, oggi talmente trasformati, che solo dalle piante e disegni conservati nell'Archivio delle Indie a Siviglia è possibile rendersi
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conto della loro consistenza originaria. Autore dei progetti e Antonio Ruiz Ullán (1593). La chiesa era a tre navate, soluzione assai rara nell'arte coloniale spagnola.
Il prospetto della facciata, con l'attico centrale a loggia, alto sugli spioventi delle navi minori, rivela che l'architetto ebbe presenti i modelli del tardo rinascimento, derivando dalle opere del Serlio e del Vignola gli elementi della decorazione.
In seguito trionfano le forme dell'esuberante barocco spagnolo. Sorgono a Caracas l'ibrida Cattedrale, ispirata alle opere architettoniche dei Gesuiti, la chiesa di Altagracia, la Cattedrale di Coro, S. Rosalia; a Maracaibo, la chiesa di S. Francesco. Anche i palazzi pubblici ostentano forme sontuose, e pervengono talora a risultati di gusto sicuro (Palazzo de Miraflores a Caracas). Il neoclassico s'insinua nell'epoca napoleonica e domina nel periodo delle guerre d'indipendenza (casa di Bolivar a Caracas).
Nella seconda metà del sec. xix anche l'architettura venezuelana segue la sorte di tutti i paesi americani : il frenetico incremento edilizio accoglie le più disparate influenze europee e nord-americane, e in un'ibrida commistione di cattivo gusto accademico e di insipienza funzionale promuove l'crezione di intieri nuovi quartieri a Caracas e nelle città che intanto vengono acquistando importanza economica e commerciale: Trujillo, S. Cristobal, Merida, ecc. Nell'edilizia religiosa prevalgono il neo-romanico e il neo-gotico, con prevalenza di modelli spagnoli. L'ultima architettura, specie nel nuovo centro di Caracas, ha invece una dignità formale che la colloca fra i migliori prodotti della urbanistica moderna.
Nelle altre arti il livello si mantiene modesto fino alle guerre d'indipendenza. Scultura e pittura sono esercitate quasi esclusivamente in funzione sacra, e più che a un impulso nativo, come avviene in altre regioni dell'America latina, obbediscono a una precettistica esteriore e programmatica.
Ottima, per contro, la produzione artigiana, specialmente del legno intagliato (coro della Iglesia di S. Francesco a Caracas) e nell'arredo sacro.
Dalle drammatiche e gloriose vicende delle guerre d'indipendenza la scultura trae nella prima metà, e poi per tutto il sec. xix, lo spunto per una riproduzione intensa, di un resilismo atentato e spesso attuso. Maggiori assensi raccolgono i nomi di Rafael de la Cova (autore della statua e del monumento) equestre in bronzo del Libertador) e di Eloy Palacios (1847-1909), popolare scultore di monumenti celebrativi sparsi nelle principali città dello Stato (è sua, fra l'altro, la famosa India desnuda). Alla scultura sacra si dedicò in particolare E. Rubin Hernandez (statue di S. Gabriele a Saragozza, José Felix Ribas a Tucupido, Francisco Cabral ad Arragua di Barcellona, Padre Guasco a Valle de la Pascua).
L'intenzione illustrativa non supera l'esito oleografico nella maggior parte dei pittori che si raccolsero intorno a Pedro Lovera. Domingo de Tovar, Antonio José Carranza, fondatori della scuola locale. Fra costoro il migliore è forse Carmelo Fernández. Ma lo scambio con i paesi d'Europa si fa presto frequente e ne traggono vantaggio Manuel Cruz, che dall'ambiente italiano ricavò i modi e gli stessi temi della sua pittura di genere, Celestino Martinez, diligente accademico, esecutore di quadri sacri nelle chiese di Caracas, Ramor Bilet, iniziatore della pittura di paesaggio locale.
Maggior vigore rivelano gli artisti della seconda generazione, di rinomanza non più provinciale, come Tovar y Tovar, autore di quadri di battaglie prossimi in qualche spunto al gusto di quelli del nostro Fattori, conservati nel Campidoglio di Caracas, Michelena, Herrera-Toro, Maury, Rivero Sanabria.
Sugli altri si leva, per l'accesa fantasia e la sicurezza della tavolozza, Cristobal Rojas, uno dei massimi artisti del Romanticismo sud-americano. Il suo quadro più celebre è il Purgatorio ma non meno degni di attenzione sono Orfandad, La Taberna, La miseria, Beatriz andando por la senda de los lirios.
Anche Tito Salas, educatosi a Parigi e curioso dell'arte contemporanea europea, acquistò qualche merito.
E opera del suo pennello il ciclo storico che decora la casa di Bolivar a Caracas.
BIBL.: A. Caulin, Hist. coro-graphica natural y evangelica de la Nueva Andalusia, ecc., Caracas 1841; H. Bingham, The journal of an expedition across $F$, and Columbia 1906-1907, Nuova Haven 1909; Anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LXVII, pp. 1084-86; E. de Peridiello, La mission de V., Caracas 1930; J. Buschiazzo, La arquitectura colonial venezolana, Buenos Aires 1940; Wm. Duncan Strong, Cross section of New World prehistory (rapporto sulle ricerche archeologiche negli anni 1941-42), in Mithsonian microdiannous collection, CIV, n. 2, Washington 1943, pp. 14-15; A. Kidder, Archaeology of Northwestern V. (quaderno del "Peabody Museum - della Harward University promotore delle ricerche), XXVI, n. 1, Cambr. Mass. 1944; D. A. Inigner, Historia del Arte hispano-americano, Barcelona-Buenos Aires 1945; P. Kelemen, Medieval American Art, 2 voll., Nuova York 1946. Riccardo Averini
VIII. Ordinamento scolastico. - Nella Repubblica del V. l'ordinamento scolastico è simile a quello delle altre Repubbliche dell'America centro-meridionale; in tutte le quali si nota un crescente sviluppo della istruzione, che cerca di estendersi possibilmente a tutti i paesi rurali ed è il frutto della importanza sempre più vasta che vanno prendendo i problemi scolastici per avviare la popolazione tutta ad una ripresa culturale.
Si ha perciò l'insegnamento primario obbligatorio a cominciare dai 7 anni fino al 14; dopo i quali si entra nell'insegnamento secondario, che viene suddiviso : a) nei collegi, con corso di 5 anni che dànno accesso alla università, o b) nei diversi tipi di scuole specificate: "normali", di 4 anni, per la formazione dei maestri delle scuole primarie urbane; "scuole di maestri" di 2 anni per la formazione degli insegnanti delle scuole primarie rurali; "scuole professionali", generalmente di 3 anni, che abbracciano i tipi: agricolo, commerciale, tecnicoindustriale, arti e mestieri. L'insegnamento superiore o universitario conta nel V.: l'Università di Los Andes a Mérida, la Università Centrale di Caracas (fondata nel sec. xviri), ricostruita e modernizzata nel 1944, l'Università di Zulia nel Maracaibo e l'Istituto Pedagogico. Inoltre nel 1947 fu istituita a Caracas l'Università operaia.
Una idea dello sviluppo preso dall'istruzione viene dato dai due censimenti del 1941 e del 1950. Il censimento del 1941 indicava che il $56,6 \%$ degli abitanti dai 10 anni in giù erano analfabeti; quello del 1950 portava 1374 centri di istruzione per adulti con 33.000 frequentanti.
BIBL.: D. Goetz, Education in V., Washington 1948.
Celestino Testore
«VENI CREATOR SPIRITUS». - Inno dei Vespri e di Terza nell'Ufficio della Pentecoste. D'autore ignoto della fine del sec. Ix, si trova già in codici della fine del sec. x e appare nella liturgia nel 1049 quando Leone IX lo intonò al Concilio di Reims. E uno dei più comuni inni della Chiesa e si canta sempre all'inizio di azioni sacre solenni.
Nelle prime tre strofe lo Spirito Santo si invoca con i titoli attribuitigli dalla Scrittura; con la quarta incomincia una forma deprecativa con la quale si chiede lume per la intelligenza, ardore per il cuore, forza per la volontà, fedeltà alla Grazia del Signore. Si chiude con la domanda di credere sempre in lui, Spirito che procede dal Padre e dal Figlio.
BIBL. : S. G. Pimont, Les hymnes du Brév. rom., III. Parigi 1884, pp. 123-43; J. Henry, The hym. - V. C. S. v. in Americ. Eccles. Rev., 3 (1897), pp. 573-96; A. Wilsoert, L'hymne et la séquence du St. Esprit, in La vie et les arts liturg., 2 (1914), pp. 392-98 (riprodotta in Auteurs spirituels et textes dévots du m. d. latin, Parigi 1932, pp. 57-45); A. Merra, Gli inni del Brev. rom., Napoli 1947, pp. 128-30.
Silverio Mattei
VENIER, Sebastiano. - Doge di Venezia, n. ca. il 1496 , m. il 3 marzo 1578.
Dopo aver coperto alte cariche nella Repubblica, tra le quali quelle di savio grande, di provveditore generale alle fortezze e di procuratore di S. Marco, fu nel 1570 designato provveditore a Corfù. Nello stesso anno, nominato capitano "general da mar», riordinò l'armata e pose assedio a Durazzo. Nel 1571, conclusasi la Lega santa, organizzò con gli alleati la guerra contro i Turchi, durante la quale si trovò spesso in contrasto con don
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(fot. Fiorentini)
Venter, Sebastiano - Busto, opera di T. Aspetti - Venezia, Palazzo Ducale.
Giovanni d'Austria. Nella battaglia di Lepanto dette prova di grande perizia e di eccezionale ardimento. Ma dopo la vittoria, la politica spagnola, che regolava la condotta di don Giovanni d'Austria, costrinse Venezia a mettergli a fianco un altro capitano generale, Iacopo Foscarini. Queste competizioni, che impedirono agli alleati di sfruttare il successo, condussero, nella pace con i Turchi, alla cessione di Cipre. Venezia però dette al V. il più alto riconoscimento del suo valore, eleggendolo al dogato nel 1572.
BibL.: P. Molmenti, S. V. e la battaglia di Lepanto, Firenze 1899; id., S. V. dopo la battaglia di Lepanto, in Nuovo archivio veneto, 30 (1915.1), p. 5 sgg . Inoltre la bibl. recente citata alla voce Lepanto.
Roberto Palmarocchi
"VENISANCTE SPIRITUS". - Sequenza della Messa della Pentecoste, rivendicata a Stefano Langton (v. Pentecoste).
Composizione a strofe di tre versi senari non prosastici, ma accentati; i primi due, sdruccioli, fanno rima fra loro, il terzo, con la clausola ium, rima con l'ultimo verso di ogni strofa.
BibL.: C. O. Dreves, Anal. hymn. Medii aevi, X, Lipsia 1908, pp. 32, 122; M. Righetti, Man. di stor. lit., II, Milano 1946, pp. 213-15; J. A. Jungmann, Shinarum zollensis, trad. it., 1, Torino-Roma 1953, p. 356. V. anche : VENI CREATOR SPIRITUS. Silverio Mattei
VENOSA, diOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Potenza; ha una superficie di 587 kmq . con una popolazione di 50.200 ab. dei quali 50.000 cattolici, distribuiti in 10 parrocchie, servite da 28 sacerdoti diocesani e 11 regolari; ha un seminario; 3 comunità religiose maschili e 6 femminili (Ann. Pont. 1937, p. 444).
1. Storia. - Città apula, più che lucana, V. acquistò importanza dopo il dominio sannita. Roma vi dedusse una popolosa colonia di diritto latino ( 291 a. C.) e curò sempre che la città fosse militarmente imprendibile per la sua posizione strategica sulla via Appia e tra i popoli finitimi. Pur fedele a Roma durante le guerre puniche e caposaldo operativo dopo la disfatta di Canne, V. non esitò a schierarsi contro l'egemonia romana nella guerra sociale. Ha dato i natali a Q. Orazio Flacco ( $65-8$ a. C.).
L'introduzione del cristianesimo dovette essere favorita sia dalla preminenza militare e civile della città. sia, dopo la caduta di Gerusalemme, dalla formazione di una fiorente colonia di ebrei, che ebbe qui stabile dimora attestata dall'esistenza di una propria area sepolcrale. La presenza di questo gruppo giudaico fa supporre che per tempo si formasse una comunità cristiana, ma nulla si sa della sua consistenza e ancora meno circa l'epoca in cui fu eretta a diocesi. Sulla storaità del primo vescovo comunemente noto, di nome Felice, una Passio manipolata in cinque diverse redazioni (BHL, 2894. 2895 e 2895 b; Anal. Boll., 1921, pp. 246, 252-59 e 270-79) offre scarsi elementi di credito. Il martire Fe lice appartiene in realtà alla città di Thibiuca (Africa Proconsolare), mentre l'omonimo venosino può essere o un santo di un'altra città italica o lo stesso vescovo africano o - ipotesi meno accettabile - un ignoto martire locale, del quale però non si conoscerebbe neppure il luogo della sepoltura. Il secondo nome del catalogo, Filippo, consacrato, secondo Ughelli (VII, p. 168), da papa Fabiano nel 238, è leggendario, non meno del successivo, Giovanni, che l'Ughelli pone sotto Leone I (440-61) attribuendogli, a somiglianza dell'impresa di quel pontefice, il merito di aver fermato Attila minacciante V. Il Lanzoni (I, p. 299) lo fa invece del sec. xvi, ritenendolo corruzione di Bongiovanni. Anche Asterio (o Austerio), posto da una Vita et translatio s. Sobini di Canosa (cap. II, BHL, 7443) nel novero dei presuli che intervennero alla benedizione della chiesa di S. Andrea a Barletta da parte di Gelasio I, è senza fondamento, perché al tempo di Gelasio era vescovo di V. Stefano (492-502; Jaffe-Wattenbach, 653-660, 689), che risulta il primo storicamente noto del catalogo venosino; egli intervenne ai Concili romani (501-504) di papa Simmaco.
Dopo Felice, le vicende della città e la sua inevitabile decadenza ad opera delle invasioni barbariche non hanno lasciato memorie di presuli fino al 1014, epoca in cui si ha notizia di Pietro, presente alla consacrazione della cosiddetta Madonna della Foresta a Lavello. Occupata dagli Ostrogoti (493-553), posta alle dipendenze del gastaldato di Acerenza dai Longobardi, V. durante quei secoli passò più volte di mano dai Bizantini ai Saraceni che la rasero al suolo. La rinascita cominciò solo coi Normanni: Drogone, fratello del Guiscardo, essendo vescovo Giaquinto (o Giacinto; 1053), donò all'abate Gaufrido la celebre abbazia della S.ma Trinità, che doveva raccogliere le spoglie della maggior parte degli Altavilla. Nonostante che le lotte per la successione investissero talvolta con violenza la città, V. continuò a fiorire, tanto che sotto Federico II fu sede temporanea dell'impero. L'avvento degli Angioini segnò l'inizio della definitiva decadenza e di quel succedersi di signorie, dai Sanseverino agli Araguumi e ai Borboni, che pesarono sulla città. La serie dei vescovi, dopo Giaquinto, è quasi completa. Sij ricordano: Costantino (o Costanzo), che nel 1071 partecipò alla consacrazione della chiesa di Montecassino fatta da Alessandro II ed ebbe varie donazioni per la S.ma Trinità dal duca Roberto; Pietro, presente al Concilio Lateranense del 1179 e citato per numerose concessioni all'abbazia benedettina di S. Maria di Monte Albo presso V.; e Bongiovanni (1501), già medico personale di Alessandro VI e generoso soccorritore in una terribile pestilenza, per la cui cessazione si elevò la chiesa dei SS. Rocco e Sebastiano, data ai Cappuccini.
La diocesi, che comprendeva Forenza, Spinazzola e centri minori, dal 1818 ha esteso la sua giurisdizione anche su quella di Lavello, soppressa da Pio VII con bolla De velliori Dominicae.
Monumenti. - Appena fuori dell'abitato, nel 1853, venne alla luce un ipogeo giudaico del III-IV sec. d. C. scavato nel tufo vulcanico: consta di una galleria principale, dalla quale si diramano su ciascun lato ambulacri e diverticoli minori. Vi si trovarono 47 iscrizioni dipinte in rosso su una scialbatura di calce o graffite sulla chiusura dei loculi e delle numerose forme. Scritte in lingua greca, ebraica o latina, non senza termini vernacoli, offrono invocazioni alla pace e simboli giudaici, come il
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candeliere a sette e a nove bracci. Recentemente, in prossimità della catacomba, è stato scoperto un ipogeo minore, ricco di marmi, con una colonna romana all'ingresso che funge da architrave; da una epigrafe si è conosciuto un "Markellus", capo della città.
Anche fuori della cinta urbana è il complesso monumentale della S.ma Trinità, che comprende due chiese e gli avanzi del monastero benedettino. La chiesa minore, più antica, vera e propria cappella reale della contea normanna, si vuole sia sorta su un tempio sacro al dio Imone nel iv sec., ma da quel poco che resta di antico è impossibile stabilire esattamente l'origine. L'edificio, di modeste proporzioni, è collegato col monastero, una volta potente, per mezzo di un ambiente quadrato, la cosiddetta foresteria, che dalle sue forme si direbbe trasformata in fortilisio, quando la badia passò in proprietà dei cavalieri di S. Giovanni a Gerusalemme (1292; cf. Ughelli, VII, p. 176). L'ingresso, in fondo alla foresteria, col bel portale ad ogiva, immette in un ambiente a tre navate divise da pilastri e chiuse da un'abside semicircolare. La primitiva costruzione di Drogone, consacrata da Niccolò II nel 1059, fu molto alterata durante i lavori di restauro degli Ospitalieri; restano un capitello normanno adibito ad acquasantiera, la cosiddetta colonna dell'amicizia e la tomba di Alberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo, unico superstite dei sepolcri normanni che accolsero le spoglie degli Altavilla. E costituito da un sarcofago di cipollino con si lati due colonnine dai lunghi capitelli sorreggenti una trabeazione classica; esempi affini, ispirati certo da V., sono la tomba di Boemondo a Canosa, i monumenti funerari nel duomo di Palermo e la tomba di Alfano in S. Maria in Cosmedin a Roma. Da segnalare infine i pochi resti di affreschi parietali del sec. xiv, tra cui una Pietà attribuita a R. Oderisi. La seconda chiesa, maggiore ma incompiuta, fu iniziata nei primi decenni del xit sec., appena oltre l'abside di quella minore. Doveva essere una grande basilica a pianta latina di m. 69×22,50, a tre navate divise da colonne, con ampia crociera, presbiterio profondo, deambulatorio e curva esterna triabsidata. La costruzione, fatta con materiale tolto dagli edifici romani di V., s'ispira a taluni esempi monumentali italici e borgognoni, ma forse con maggiore euritmia. Mirabili sono

Venosa, diocesi di - Avanzi dell'interno della chiesa "nuova" della S.ma Trinità, iniziata nel sec., att e lasciata incompiuta.
le colonne e i polistili della parte destra e la grandiosità del coro, nonché la porta laterale, anch'essa incompiuta.
Delle altre chiese venosine (S. Maria della Scala, S. Biagio, S. Martino, B. Domenico e il Purgatorio con modeste opere di vari autori) solo la cattedrale serba qualche interesse. Dopo la demolizione del vecchio edificio, pure dedicato a S. Andrea, sorse la nuova chiesa, ad opera di Pirro del Balzo, consacrata nel 1531. Ha un bel portale di Cola di Conza (1512), il campanile con marmi romani ed iscrizioni, una ricca cappella del Sacramento con poderoso arco marmoreo ( 1520 ) ed opere minori. Da ricordare infine il convento medievale di S. Francesco, la cui chiesa non ha quasi più nulla dell'originale.
Boll.: Ughelli, VII, pp. 166-82; P. A. Corsignani, Synodus diocesana eccl. Venusinae. Historiae monum. una cum episcop. catalogo, Roma 1738; Moroni, XCIII, pp. 166-74; Cappelletti, XX, pp. 493-509; O. Hirschfeld, La catacombe degli Ebrei a V., in Boll. dell'Ist. di corvisp. archeol., 1867, pp. 148-52; A. Lavista, Notiz. stor. degli antichi e presenti tempi della città di V., Potenza 1868; P. B. Gema, Series episcop., Ratisbona 1872, p. 940; N. Albano, Cenno topogr.-stor. su V., Napoli 1879; G. Lenormant, Melfi e V., ivi 1883, p. 38 sgg.; id., La catacombe juive de V., in Revue des études juives, 6 (1883), pp. 200-207; R. Garrucci, Cimitero ebraico di V. in Puglia, in Civ. Catt., 12* serie, 1883, t. pp. 707-20; G. Crudo, La S.ma Trinità di V. Mem. stor. e diplomatiche, Trani 1899; A. Avena, Monum. dell'Ital. merid., Roma 1902, pp. 323-33; G. Di Lorenzo, V. e la regione del Vulture (Italia artist., t. xxiv), Bergamo 1906; N. Jacobone, Venusia, Storia e topografia, Trani 1909; W. Arslan, Relax. di una Missione artist. in Basilicata, in Campagne della Società Magna Grecia, Roma 1928, pp. 81-83; N. Jacobone, La patria di Orazio, in Japigia, 1935, pp. 307-32; Lanzoni, I, pp. 158, 285-88, 291-90, 396; R. Burdenache, Due monum. della Ital. merid., in Boll. d'Arte, 27 (1933), pp. 178-84; id., La S.ma Trinità di V., Roma 1937 (estratto da Ephemeris dacoromana); E. Lauridia, Guida di V., Melfi 1935; J. B. Frey, Corpus inscript. judaic., I, Città del Vaticano 1936, pp. 420-43; C. Valente, Riflessi della civiltà della Magna Grecia e di Roma, Roma 1938; Cortinosa, II, 3328; S. Bottari, La Bourgogne et la première architecture normande en Italie méridionale et en Sicilc, in Revue des arts, 3 (1933), pp. 5-12.
Pasquale Testini
VENOSINO, CONTADO: V. AVIGNONE; VENASQUE.
VENTIMIGLIA, diOCEsI di. - Ha una superficie di $715,50 \mathrm{kmq}$., con ro1.000 ab., di cui 155 non cattolici. Conta 82 parrocchie ed una vicaria autonoma curata; 254 tra chiese ed oratori
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(da T.C.I., Liguria, XV, Milano 1819, fig. 176)
Ventimiglia, diocesi di - Facciata della Cattedrale (secc. xI-xII, xIII) con campanile barocco - Ventimiglia.
pubblici, 5 santuari, 3 basiliche, 2 collegiate, 133 sacerdoti diocesani, 50 regolari; ha un seminario, 11 case religiose maschili con 120 religiosi professi, 60 case religiose femminili con 384 religiose professe, I casa generalizia femminile di diritto pontificio; 10 collegi e scuole maschili con 400 alunni, 17 collegi e scuole femminili con 2000 alunne; 2 istituti di carità con 50 ricoverati.
1. Origine e sviluppo della diocesi. - V. (Albinoa Intemelium dei Liguri. Albintimilium dei Romani) fu uno dei municipi più fiorenti della Liguria marittima e, per la sua posizione lungo la Via Giulia Augusta fra la Italia e la Gallia, fu naturalmente aperta alle prime correnti evangelizzatrici dirette in Occidente. La città romana sorgeva nella piana di Nervia, ad est del centro attuale; ma al cader della romanità essa fu distrutta e gradualmente abbandonata, fra il v e l'viIt sec., e finì per trasferirsi, con tutte le sue prerogative urbane ed ecclesiastiche, sulla collina fortificata a ponente del Roia, ove visse fino al secolo scorso e dove è tuttora la sede del vescovo.
Sono ancora oscure le prime vicende religiose della città, che dovettero svolgersi nel centro della città romana a Nervia, sede dei primi vescovi e della prima cattedrale scomparsa. Martire locale di assai dubbia origine e pertinenza è s. Secondo, ascritto alla legione tebea, il cui culto acquistò importanza soprattutto a partire dal sec. xvir. Anche il culto di s. Ampelio, localizzato sul capo di Bordighera, è abbellito di particolari leggendari e non può essere comprovato prima del sec. xir. Il primo vescovo conosciuto è Giovanni, presente al Concilio Romano dell'anno 680; bisogna poi giungere al 1045 per trovare un altro vescovo sicuramente documentato, Tommaso. Data la grande potenza assunta in questo periodo dai conti di V., signori indipendenti del Comitato che si estendeva a tutto il territorio della diocesi, non sembra che i vescovi abbiano mai avuto una sensibile influenza nel potere temporale. Ebbbero estesi possedimenti nella diocesi, a partire dal sec. xit, i Benedettini dell'abbazia
di Lerino, sulla costa provenzale. Quando, nel sec. xili, V. soggiacque alla conquista genovese e il Comitato di V. venne spartito tra Genova e la Provenza (Trattato di Aix del 1261), il vescovo mantenne inalterata la sua giurisdizione sul territorio di diversi Stati e signorie (Genova e Provenza fino al 1388; indi Genova e il Piemonte, oltre al Marchesato di Dolceacqua e al Principato di Monaco); il vescovo venne quindi a trovarsi in una posizione delicatissima, e fra i poteri rivali mantenne a lungo l'unità spirituale del territorio diocesano. La ripercussione più notevole delle forze centrifughe che agivano tuttavia nella diocesi si ebbe in occasione dello Scisma d'Occidente, quando, rimasta V., con le parrocchie soggette a Genova, fedele al Papa romano, fu creata dagli antipapi di Avignone una sede vescovile a Sospello, che ebbe propri vescovi dal 1360 al 1411, per il territorio di dominio angioino. Ricompostasi l'unità delia diocesi, i vescovi di V. esercitarono spesso una funzione equilifratrice e pacificatrice nei rapporti fra gli Stati confinanti, non senza subire, specialmente nel sec. xviri, le conseguenze della lotta fra Genova e i Savoia, fino alla Rivoluzione Francese.
Nel 1802 la diocesi fu smembrata, con l'attribuzione della metà occidentale del suo territorio (già appartenente ai Savoia ed ora passata alla Francia) alla diocesi di Nizza; rimase ridotta a sole 15 parrocchie e cusse pericolo di soppressione; nel 1806 fu anche staccata dalla Chiesa milanese, di cui era rimasta suffraganea, ed assegnata all'arcidiocesi di Aix. Però nel 1820, caduto Napoleone, la diocesi fu riassegnata all'arcidiocesi di Genova; e fu quindi ricostituita nel 1831 in nuova forma, con la restituzione delle parrocchie della Val Nervia e con l'assegnazione di un largo territorio tolto dalla vicina diocesi di Albenga (Sanremo e Taggia, con tutta la valle Argentina e adiacenze), in compenso delle parrocchie perdute ad Occidente a definitivo vantaggio di Nizza. Tenda e Briga le furono restituite nel 1886, essendo rimaste italiane dopo l'annessione di Nizza alla Francia; ne sono state nuovamente staccate a profitto di Nizza nel 1947.
II. Vescovi e personaggi insigni. - La serie dei vescovi di V. è incerta e lacunosa fino al sec. xir, per la generale penuria di documenti del primo medioevo: sono dubbi od apocrifi quelli inseriti dagli storici locali fra il 680 e il 1045. Essa diviene continua a partire dal vescovo Cornelio, che nel 1146 interviene nella lite tra il Capitolo e i monaci di S. Michele. Meritano speciale menzione: Benedetto Beccanegra (1382-1409), che lottò strenuamente per salvare il prestigio e l'unità della diocesi durante lo scisma; il milanese Carlo Visconti (1562-65), che partecipò al Concilio di Trento e fu uno dei primi vescovi ad instituire il seminario nella sua diocesi (1564); mons. Francesco Galbiati da Pontremoli (1573-1600), discepolo ed intimo del card. Borromeo, che si dedicò a restaurare il prestigio del cattolicesimo contro la Riforma, che si era particolarmente affermata nei territori montani della diocesi; mons. Mauro Promontorio (1654-85), che esplicò grande attività religiosa e al tempo stesso intervenne più volte nelle contese tra Genova e il Ducato di Savoia; mons. Domenico Clavarini (177597), che si oppose coraggiosamente alle soperchierie dei rivoluzionari francesi e ne morì di dolore. Tra i più recenti si citano ancora mons. Giovanni Battista De Albertis (1831-36), mons. Lorenzo Battista Biale (1837-77), mons. Tommaso Reggio (1877-93) e mons. Ambrogio Daffra (1893-1932), tutti uomini di elevata cultura e di insigne pietà, che contribuirono a rialzare le sorti della diocesi mutilata dagli eventi politici ed a ricostituirne l'unità religiosa e spirituale in forma nuova.
V. ha dato pure alla Chiesa alcuni beati, nei secc. xv e xvi : il b. Guglielmo da V. francescano, morto a quanto pare nel 1430 ; il b. Serafino da Castiglione, pure francescano e pure morto nel 1430 ; il b. Tommaso Stridonio francescano, morto nel 1520 . Sono pure da ricordare il p. Agostino da V., cappuccino, resosi famoso durante la peste in Genova del 1579, e infine il p. Angelico Aprosio, agostiniano, letterato secentista di gran fama, che nel 1647 fondò in V. la prima biblioteca della Liguria, la Biblioteca Aprosiana, tuttora legata al suo nome.
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III. Monumenti e santuari. - La Cattedrale è di origine longobarda; le attuali strutture sono dei secc. xi e xit, con adattamenti posteriori (è stata restaurata all'esterno nel 1950); essa è al centro della città medievale, insieme col Battistero (sec. xi) e con la chiesa di S. Michele (sec. xi-xiI), edificio romanico di grande importanza anche per la sua storia. Concattedrale è divenuta la basilica di S. Siro a Sanremo (sec. xiv, su più antiche strutture romaniche), centro della parte nuova della diocesi, staccata dal vescovato di Albenga: essa fu già sede di un "corepiscopo", dipendente dall'arcivescovo di Genova, nei secc. vi-viII, ed è legata ai ricordi di s. Siro e di s. Romolo vescovi genovesi.
Pure nella parte di nuovo acquisto della diocesi sono i principali santuari: il Santuario basilica del S. Cuore in Bussana; il Santuario della Madonna della Costa a Sanremo, il Santuario di N. S. della Guardia, pure a Sanremo, e specialmente il Santuario di N. S. Lampedusa presso Taggia, sorto nel sec. xvir per un voto di un naufrago venuto per mare dall'isola di Lampedusa. La perdita del territorio antico a settentrione ha privato la diocesi di altri due santuari veneratissimi: N. S. del Poggio a Saorgio e N. S. del Fontan a Briga Marittima.
Il convento di S. Domenico a Taggia è il maggior centro di cultura monastica, con un noteole patrimoniu artistico, tra cui le principali opere del più insigne pittore ligure del Quattrocento, Ludovico Brea.
Bim.: G. Rossi, Storia della città di V., $2^{\circ}$ ed., Oneglia 1586; id., Documenti medici riguardanti la chiesa di V., in Miscellanea di storia italiana, $3^{\circ}$ serie, XI, Torino 1906, pp. 359-411; G. De Angelis] d'Ossat, I battisteri di Albenga e di V., in Rivista Inganna e Intemelia, 2 (1935-36), pp. 207-50; N. Lamboulia, Le unita storico-amministrative della Liguria Occidentale, Bordigliera 1943; id., La datazione del battistero di V., in Rivista Inganna e Intemelia, nuova serie, 6 (1952), pp. 1-8; F. Rostan, La Conten di V. e la sua funzione storica, Bordigliera 1952; Eubel, I. p. 328 ; II. p. 294; III, pp. 354-55; IV, p. 363 ; V, pp. 409-10. Nulla parte occidentale della diocesi e sullo scisma v. pure: S. Minetti, Istoria della città di Sospello, Genova 1728; M. Roso, Lidentite d'un évèque de Viatimille reconnue et démontrée, Pont Saint-Esprit 1847; G. Rossi, Un vescovo scismatico della Chiesa ventimigliare, in Arch. stor. italiana, $5^{\circ}$ serie, 12 (1893), pp. 139143. Sul monastero di S. Michele: E. Cais di Pierlas, I conti di V., il priarato di S. Michele e il principato di Sebarga, in Misc. di storia italiana, $2^{\circ}$ serie, VIII, Torino 1884; G. Rossi, Il Priorato di S. Michele in V. e il principato di Sebarga, in Rivista Inganna e Intemelia, nuova serie, 4 (1949), pp. 44-50 e 5 (1990), pp. 34-38. Sulla parte orientale della diocesi v. pure la bibliografia cit. in albenga, diocest di.
(Nino Lamboglia
VENTIMIGLIA, Mariano. - Carmelitano, generale e storiografo dell'Ordine, n. a Vatolla (Salerno) il 18 febbr. 1703, m. a Napoli il 28 apr. 1790.
Professo del Carmine Maggiore di Napoli, dopo parecchi anni di insegnamento filosofico e teologico a Piacenza e poi a Napoli, fu quivi reggente degli studi, priore e commissario generale. In seguito venne eletto provinciale della provincia napoletana (1758), assistente generale (1759) e priore generale dell'Ordine (1762-68). Teologo e predicatore apprezzato, si dedicò di preferenza alla storia dell'Ordine, pubblicando tre opere molto stimate ancor oggi: Degli uomini illustri del regal convento del Carmine Maggiore di Napoli (Napoli 1756); Historia chronologica priorum generalium latinarum Ordinis B. V. M. de Monte Carmelo (ivi 1773; Roma 1929), biografie dei generali carmelitani dall'inizio dell'Ordine fino al 1773, con notizie degli avvenimenti più notevoli accaduti durante il generalato di ognuno di essi; Il sacro Carmelo italiano (Napoli 1779), disegno storico-statistico dell'Ordine in Italia nel '700, di particolare interesse perché fatto poco prima delle soppressioni.
Bim.: M. Ventimiglia, Il Sacro Carmelo Italiano, Napoli 1779. pp. 264-66; C. Minieri Riccio, Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, ivi 1844, p. 367; M. VentimigliaG. Wessels, Historia chronologica Priorum Generalium O. Corn., $2^{\circ}$ ed., Roma 1929, pp. 329-34, 355. Valentino di Maria
VENTURA, Guglielmo. - N. ad Asti, ca. il 1250, m. dopo il 1310.
Scrisse un'interessante cronaca sugli avvenimenti della sua città natale, del Piemonte e dei paesi circonvicini.

(per cortesia dei p. Andrea)
Ventura di Raulica, Gioacchino - Ritratto. Anonimo dell'Ottocento - Roma, Curia generalizia dei pp. Teatini.
In essa narrò in modo imparziale le malvagità di Ezzelino e le sue proprie disgrazie. Notò così di essere stato fatto prigioniero nel 1273 nel corso di una battaglia. Durante una guerra contro il marchese di Saluzzo egli esercitò la carica di console e fu perciò reso responsabile della carestia sopravvenuta in Asti, in seguito alle ostilità. Lasciò nel suo testamento, redatto nel 1310 (csp. 27), eccellenti consigli ai suoi figli e mostrò la sua severità nel proibir loro la lettura dei romansi. La narrazione delle feste che ebbero lungo a Roma, in occasione del giubileo del 1300 , è assai pittoresca.
Bim.: cf. la Cronaca edita in RIS, XI, coll. 153-268 (con cenni biografici). Guglielmo Mollar
VENTURA di Raulica, Gioacchino. - Pubblicista, oratore e filosofo teatino, n. a Palermo l'8 dic. 1792, m. a Versailles il 2 ag. 1861. Allievo dei Gesuiti, entrò fra i Teatini nel 1818.
Trasferitosi a Napoli, iniziò la sua attività con una Apologia degli Ordini religiosi (Napoli 1820) e con la rivista L'enclolopedia cattolica ( 5 voll., ivi 1821-23). Seguace del Lamennais e degli ultramontanisti francesi ne divulgò in Italia le opere con le versioni dell'Essai sur l'indifférence (ivi 1821), Du Pape e La législation primitive (ivi 1823). Nel 1824 passò a Roma, dove proseguì la sua multanime attività. Nominato da Leone XII alla cattedra di diritto pubblico ecclesiastico della Sapienza, ne pubblicò le lezioni nel De iure publ. eccl. commentaria (Roma 1826) che con il De methodo philosophandi (ivi 1828) costituiscono un saggio di «filosofia cristiana». Fu generale del suo Ordine (1830-33), esaminatore del clero, censore ecclesiastico, consultore dei Riti e tenne per quattro volte, tra il 1841 e il ' 48 , il quaresimale nella Basilica Vaticana (Il Tesoro nascosto [la Passione di G. C.], 19 voll. ivi 1841 ; La scuola dei miracoli, 3 voll., ivi 1843 ; Omelie sulle parabole evangeliche, 4 voll., ivi 1862). Nel 1839 pubblicava Le Bellezze della fede ( 5 voll., ivi 18391842) cui fa seguito La Madre di Dio Madre degli uomini (ivi 1841) che apre la moderna letteratura mariologica sulla maternità spirituale di Maria. Grande successo ebbe il suo discorso funebre per D. O'Connell (28-30 giugno
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1847), ma quello per i caduti nell'assedio di Vienna (27 nov. 1848) fu messo all'Indice; la sua sottomissione fu edificante.
Ardente e generoso, il V. seguì attivamente gli avvenimenti che, in Roma, prepararono il turbinoso " 48 . Consigliò Pio IX a dare ai suoi Stati una costituzione; formulò un progetto di legge elettorale e di una camera dei pari ed elaborò perfino un piano per l'impianto delle ferrovie pontificie. Difese con una serie di opuscoli (La questione sicula nel 1848 , ivi 1848 ; Memoria pel riconoscimento della Sicilia come Stato sourano; Menzogne diplomatiche. Palermo 1848, ed altri, per cui v. Regnum Dei, 5 [1949], p. 138) l'indipendenza della Sicilia insorta contro Napoli, e da quel governo ebbe la carica di ministro ple