MĂŠĂL. - Termine, usato 39 volte nella Bibbia, dal significato originario di « paragone » (cf. l'assiro e altre lingue semitiche: D. Buzy [V. BIBLICA.], p. 60 sgg.). Esprime ogni forma letteraria più o meno esplicitamente fondata sulla comparazione con i dati della natura.
Così è un m. ciascun vaticinio di Balsam (Num. 23, 7, 18; 24, 3, 15), dallo stile ricco di immagini varie e pittoresche. Sono mēdālim le brevi sentenze sapienziali: esse insegnano dottrine morali e precetti per la vita, con paragoni e immagini presi dalla natura e dall'esperienza (I Reg. 4, 32 sg.; V. PROVERBI); e così pure i componimenti didattici più sviluppati (Job 27, 1; 29, 1; Ps. 48 [49], 5; 77 [78], 2). Viene anche chiamato m. un detto popolare (I Sam. 24, 14); un apologo, un motto arguto (sinonimo di hīdhāh; cf. Ez. 17, 2); un motto satirico (Is. 14, 4; Ez. 13, 22 sg.; 16, 44; 18, 2 sg.). Infine, m. è identificato a « favola » nel senso dispregiativo (Ez. 21, 5; quindi « diventar la favola », Ez. 14, 8; Ps. 44 [45], 15; II Par. 7, 20; I Reg. 9, 7; Deut. 28, 37).
W. Gesenius ritiene quale significato originario di m. « proverbio, piccolo detto popolare », dalla più estesa applicazione; quindi « sentenza », dal senso profondo, dalle allusioni nascoste, che richiama alla riflessione. Tale senso spiegherebbe l'uso antico (m. = oracolo) e avrebbe un appoggio nell'arabo amṭāl.