POTENZA DIVINA

DIVINE POWER. — It is one of the divine attributes, also known under the name of omnipotence.

Power is the faculty of receiving or doing something; as a passive capacity, power is contrasted with act as the perfectible is to perfection. But as an active capacity, power is the faculty of producing an effect, of realizing. Clearly, power cannot be attributed to God in the first sense, because God is pure act, but it well befits God in the sense of a realizing force proportionate to pure actuality.

According to a well-known principle of Thomistic philosophy, an entity is all the more capable of acting the more it is in act, and thus God, who is pure act, has an infinite capacity for action, i.e., is omnipotent. Divine omnipotence is vividly extolled throughout Sacred Scripture and tradition; the magisterium of the Church has made it an article of faith in its Creed and in its definitions (cf. Vatican Council, sess. III, cap. 1: Denz-U, 1782).

In every divine action, knowledge, will, and omnipotence concur in distinct ways: knowledge as directive, will as command, and omnipotence as realizing force. By virtue of omnipotence, God can do everything He wills and which, consequently, does not imply a metaphysical repugnance. Evil and sin, for example, being rather non-beings, cannot be the effect of the First Cause, which is being in an absolute manner.

Scholastics are wont to distinguish in God an absolute power and an ordained power; the former disregards the other attributes, while the latter is always considered in harmony with other divine properties and especially with

condo il racconto – furono ritrovate dopo molto tempo dal vescovo marsicano Grimaldo, su indicazione di una pia donna a nome Susanna, e poste nella chiesetta dei religiosi di S. Stefano, ove poi si rinvennero. È stato facile per il Lanzoni (I, p. 326) demolire questo fantastico castello di notizie desunte da più luoghi e legate in un unico canovaccio. Molto più semplicemente si tratta di due martiri citati nel Geronimiano per coincidenza di nomi; né dànno alcun credito quel Gennaro, confuso con il celebre Santo della chiesa napoletana, né quel Grimaldo vescovo di Marsico, registrato dall’Ughelli unicamente sulla testimonianza di questo amanuense. Ancora nel Geronimiano in tre giorni diversi, e precisamente al 19, 20 e 21 ag., appaiono ripetutamente due nomi: Valentinus (Valerianus, Valentinianus) e Leontius, confermati anche dal Martirologio beneventano al 20 ag. (cod. Vat., 5949) e da alcuni martirologi derivati da Usuardo al 21 dello stesso mese (Acta SS. Iunii, VI, Parigi 1867, pp. 436-38; Acta SS. Augusti, IV, ivi 1867, pp. 396-97). La loro Passio (ibid., 344; Auct. seu notae ad Acta SS., 423) pone il martirio sotto la diarchia di Diocleziano e Massimiano, e nel comune di Tito, in provincia di P., la loro festa viene celebrata il 23 ag. Sembra perciò che almeno questi due martiri siano locali e storicamente certi. Di Leonzio inoltre esisterebbe anche il racconto del trafugamento delle sue reliquie, dalla Basilicata a Vicenza e da qui in Germania, se si vuole considerare lucano il Leonzio di Sgiberto Gemblacense nella Vita Deodetici episcopi Mettensis (MGH, Scriptores, VI, p. 351; IV, p. 476).

La Chiesa potentina ebbe quindi molto presto i suoi martiri insieme alla nuova religione. E le iscrizioni rinvenute a P. (CIL, X, 1, 178-79) anche se risalgono al sec. VI, testimoniando dell’esistenza di una comunità religiosa le cui origini non è possibile accertare. Tuttavia, se le fonti storiche dànno alla fine del sec. VI il primo vescovo, bisogna supporre che P. già durante lo stesso secolo, o anche prima, meritò di essere elevata a sede episcopale. Il primo presule noto dai Regesta è un Erculenzio (492-96; Jaffé-Wattenbach, 680) al quale in altra epistola (ibid., 653) viene affidato l’incarico di interventore, insieme a due colleghi, Stefano e Giusto, contro l’abusiva consacrazione di due servi fatta da Sa-

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(a da T.C.I., Puglia, Lucania, Calabria, VIII, Milano 1937, p. 181, fig. 11)

POTENZA E MARSICO NUOVO, DIOCESI di Castello di Lagopesole. Ingresso alla Cappella (sec. XIII).

la bontà e la sapienza. Così Dio secondo la p. assoluta potrebbe annientare le anime, che per natura sono immortali, ma secondo la p. ordinata le conserva. Generalmente la p. ordinata tiene conto della struttura e delle leggi o condizioni della natura quale è stata realizzata con la creazione (cf. s. Tommaso, Sum. Theol., 1ª, q. 25; C. Gent., I, 16; II, cc. 7-10). V. ATTRIBUTO.

Bibl.: L. Lessius, De perfectionibus moribusque divinis, Parisi 1881; R. Garrigou-Lagrange, Le divine perfectioni secondo la dottrina di s. Tommaso, Roma 1923; M. Daffara, De Deo Uno et Trino, Torino 1945, pp. 299-302. Pietro Parente