AELFRIC. - Teologo ed erudito inglese n. intorno al 955, m. ca. il 1020. Abate di Eynsham, massimo prossore della letteratura anglo-sassone della sua età, egli seppe diffondere e far penetrare nei più umili strati della popolazione la verità della religione e della morale cristiana, servendosi del vernacolo agile e limpido del tempo in molte delle sue opere, sia di carattere dottrinale che narrativo e di divulgazione devota.
Le Homélia Catholicae (1895-95) infatti, che l'autore trasse e compilò soprattutto dalle «Omelie» di S. Gregorio e dalle opere dei primi Padri della Chiesa, furono scritte in anglosassone con prefazioni latine. Pur non essendo di contenuto originale, riflettono sostanzialmente il pensiero teologico occidentale. Alcune, come il sermone sull'Eucaristia, suscitarono al tempo della Riforma animale controversie, essenzialmente antistoriche, perché fondate sull'Anacronistica tendenza ad attribuire allo spirito di edificazione cristiana del sec. x le intenzioni polemiche dell'età protestante. In realtà A. non intendeva combattere la dottrina della presenza reale né il dogma della transnazionalizzazione. Rimangono inoltre di A. le Passiones Sancti-rum (996-97), una serie di Vite di santi (notevoli quelle dei ss. Osvaldo, Swithone, Edmondo) redatte in ritmi allitterativi, ricchi di cadenze poetiche assai popolari presso il volgo, al quale appunto A. voleva in particolare rivolgergli.
Delle altre sue opere vanno ricordate una Parafrasi in anglosassone dei primi sette libri della Bibbia (non interamente di A.); e un trattato De Vetere et de Novo Testamento, basato sull'agnostiniano De doctrina christiana. Sotto l'aspetto linguistico, l'esempio di A. dimostra che la prosa anglosassone stava acquistando un certo grado di raffinatezza, quando la sua evoluzione fu interrotta dalla con-quistazione normanna.