AGOBARDO, santo. - Arcivescovo di Lione, n. in Spagna nel 769 o 779, m. il 6 giugno 840. Fu condotto fanciullo nella Gallia Narbonese e nel 792 a Lione. Qui il vescovo Leidrado, attese le buone qualità del giovinetto, lo prese sotto la sua protezione: lo fece studiare, lo ordinò sacerdote (804), lo consacrò vescovo (813), eleggendolo suo coadiutore, e, vecchio ormai e infermo, ritirandosi nel monastero di S. Medardo di Soissons, gli lasciò il governo della diocesi. Così nell'816, alla morte di Leidrado, A. ne divenne, non senza forti contrasti, successore.
Per intelligenza, volontà e cultura si rivelò uno dei più eminenti personaggi dell'impero sotto Ludovico il Pio, e prese parte attiva ai maggiori affari ecclesiastici e politici del tempo. Durante la crisi della fa-
famiglia imperiale, purtroppo con vari scritti, specie col famoso Liber apologeticus, si schierò contro il sovrano in favore dei figli, sperando che un mutamento di persone mettesse fine agli abusi del malgoverno. Ma nell'835, deluso nelle sue speranze, bandito da Ludovico (che, già deposto, aveva ripreso il trono), dovette lasciare la sua diocesi, la cui amministrazione provvisoria Amalario di Metz (v.). Riparò presso Lotario in Italia, e, dall'esilio, iniziò contro Amalario la polemica che ha tanto interesse per la storia della liturgia. Dopo il concilio di Kiersy del settembre 838 (MGH, Conc., II, p. 768) poté tornare alla sua sede, traendo in pace il resto dei suoi giorni. Morì a Saintes, durante un viaggio in cui accompagnava l'Imperatore (cf. Adone, Chronicon: PL 123, 155). La Chiesa di Lione lo onora come santo al 5 o al 6 giugno (cf. Acta SS. Iunii, I, ed. Venezia 1741, pp. 748-49; V. JALABERT, LOUIS, Les Bréviaires manuscrits des bibliothèques publiques de France, I, Parigi 1934, p. 235).
OPERE: Le opere di A. sono raccolte in PL 104, 9-352, seguendo il testo dell'edizione di Stefano Baluze (Parigi 1566). Edizioni critiche parziali si hanno nel MGH, Scriptores, XV, Hannover 1887, pp. 274-79 (Liber apologeticus); Capitularia, II, ivi 1897, pp. 56-57 (Cartula); Epistolae, V, Berlino 1899, pp. 150-239 (lettere e opuscoli).
Le opere di A., quasi tutte occasionali, si possono dividere in sei classi:
I. SCRITTI TEOLOGICI
1) Liber adv. dogma Felicis Urgellensis, contro l'adozianismo spagnolo; dedicato all'imperatore Ludovico il Pio, e occasionato da uno scritto trovato tra Urgel (v.), morto a Lione nell'818; 2) De imaginibus Sanctorum, ossia Liber contra eorum superstitionem qui picturis et imaginibus Sanctorum adorationis obsequium deferendum putant, in cui A., anziché iconoclasta, si rivela vittima d'un equivoco allora molto diffuso in Gallia (v. CARIOCINESI, LIBRI): vi sono punti di contatto con Claudio di Torino (v.).Interessano ancora la teologia e l'esegesi biblica l'Epistola a Bartolomeo, vescovo di Narbona, De quorundam iulusione signorum, circa fatti portentosi verificatisi nella chiesa di S. Firmino d'Uzès; il Liber contra obicectiones Fredegisi (l'abate di S. Martino di Tours, discepolo e successore di Alcuino), autoapologia in cui A. tocca anche la natura dell'ispirazione biblica, negando la verbale meccanica («corporalia verba»: PL 104, 166); l'Epistola ad Ebone di Reims; De spe et timore, opuscolo di valore anche ascetico, purtroppo mutilo.
II. SCRITTI CONTRO ALCUNE SUPERSTIZIONI DEL SUO TEMPO
1) De grandine et tonitruis, contro l'insulta credenza popolare che le tempeste fossero opera di stregoni e la peste degli animali effetto di certe polveri sparse nel regno da fattucchieri mandati dal duca Grimoaldo di Benevento; 2) Adversus legem Gundobaldi, contro il duello giudiziario, sancito dalle antiche leggi borgognone; 3) De divinis sententiis, contro le ordalie.III. SCRITTI ANTIGIUDAICI
A Lione, ove gli Ebrei (che l'Imperatore aveva preso a proteggere) erano particolarmente potenti, il proselitismo israelita costituiva un pericolo per i cristiani. Siccome poi gli schiavi pagani degli Ebrei convertendosi al cristianesimo avevano diritto alla libertà, si decise, a prevenire abusi, che il battesimo non potesse loro conferirsi senza il consenso del padrone. Contro tali disposizioni A. protestò con lo scritto Consultatio et supplicatio de baptismo iudaicorum mancipiorum, diretto ai grandi funzionari di corte. E poiché un decreto imperiale riconfermò la dannosa prescrizione, A. rinnovò la sua protesta con il memoriale Contra praec toplum impium de baptismo iudaicorum mancipiorum. Non cambiandosi un tale stato di cose, A. diresse all'Imperatore stesso un terzo scritto, De insolentia iudaicorum e, poco dopo, una erudita lettera collettiva, sua e di altri vescovi, De iudaicis superstitionibus. A Nebridio poi, vescovo di Narbona, mandò la lettera esortatoria De cavendo convictu et societate iudaica.IV. SCRITTI PASTORALI
Intesi ad istruire il popolo e a difendere i diritti del clero: 1) De privilegio et iura sacer-dotii, a Bernardo, vescovo di Vienne, interessante opuscolo a base biblica; 2) De dispensatione ecclesiasticarum rerum, lettera con cui rivendica alla Chiesa il diritto di possedere; 3) De modo regiminis ecclesiastici, al clero e ai monaci di Lione: contiene ottimi consigli; 4) De Fidei veritate et totius boni institutione, sermone al popolo, di carattere morale; 5) la lettera «deploratoria» De iniuritiis, al consigliere di corte Matfredo, contro gli abusi dei signori verso i beni ecclesiastici.
V. SCRITTI POLITICI
Dopo il Liber apologeticus, sono da ricordarsi la «febilis epistola» De divisione imperii e la notevole Cartula de poenitentia Ludovici, la penitenza pubblica cui il deposto Imperatore, dopo il Concilio di Compiègne, dovette sottomettersi a Soissons (ott. 833). Quando, in questo stesso anno, il papa Gregorio IV si era recato in Francia sperando di poter impedire la caduta dell'impero di Carlomagno, A. scrisse a Ludovico la lettera De comparatione regiminis ecclesiastici et politici, per illustrare la superiorità del potere ecclesiastico sul civile.VI. SCRITTI LITURGICI
Di quelli pubblicati tra le opere di A., con certezza sembra sua la sola circolare De correctione Antiphonarii al clero di Lione, edita verso l'839 come prefazione al nuovo Antiphonario, il quale doveva eliminare quello romano-metense, introdottovi da Amalario: A., rigido conservatore, non ammetteva nella liturgia se non testi liturgici. Il violento opuscolo polemico De FORO (v.) al quale il Wilmart pensa di attribuire anche l'altro, Contra libros IV Amalarii, in verità più sereno: cf. Rev. Bénéd., 9 (1892), p. 346 sg.; 16 (1924), p. 327 sgg.Infine ad A. si attribuiscono due composizioni poetiche (PL 104, 349 sgg.): l'epitaffio di Carlomagno e l'inno per traslazione di reliquie Rectre magnificus. Questo è certo di Floro (cf. MGH, Poetas, II, Hannover 1884, p. 544); per l'Epitaffio e per il carme acrostico in suo onore (Agobardo pax), interessante per la metrica, cf. ibid., p. 118.
Le opere di A. hanno i pregi e i difetti degli scritti polemici; ma molti suoi opuscoli, specie quelli contro la superstizione e contro gli Ebri, sono fonti preziose per la storia della civiltà. Il suo stile, vivo e vigoroso, richiama quello di Tertulliano, al quale egli si è ispirato, come fa credere il miglior codice delle opere dell'Africano (meno l'Apologetico) da lui posseduto, il Codex Agobardinus (oggi alla Bibl. Naz. di Parigi, lat. 1622). Se come uomo d'azione ha spesso ecceduto, fu però grande figura di pastore e ha il merito d'aver difeso la purezza della fede contro l'adozione e la genuina pietà contro le deviazioni superstiziose. Il Codice delle Confraternitates di Reichenau ci mostra che egli aveva stretto tra la sua diocesi e quell'abbazia una intima unione di preghiere (MGH, Libri Confraternitatum, Hannover 1884, p. 257).