AIMONE (LAT. HAYMO, *HAIMO, AIMO*, *HEMMO*), VESCOVO DI HALBERSTADT

AIMONE (lat. Haymo, *Haimo, Aimo*, *Hemmo*), vescovo di HALBERSTADT. - N. verso il 778, m. il 26 o 27 marzo 853.

Secondo alcuni il suo luogo di nascita fu in Inghil-

terra o in Francia; ma con tutta probabilità A. è nato in Germania. Fu allievo a Fulda; verso l'1822, insieme a Rabano Mauro, si recò a Tours, alla scuola di Alcuino. Tornato a Fulda, fu maestro di teologia e cancelliere del monastero, per cui molti documenti fuldensi, specie degli anni 815-820, furono redatti e scritti di suo pugno.

Nell'839 fu nominato abate (39) di Hersfeld e nell'841 vescovo (39) di Halberstadt in Sassonia. Per la circostanza, o poco dopo, Rabano Mauro gli dedicò la sua enciclopedia De universo, consigliandogli di non immischiarsi negli affari secolari, ma di applicarsi tutto all'istruzione e alla santificazione del popolo (PL 111, 11-14).

A. fu fedele a questa norma. Dedito allo studio e agli uffici pastorali, non uscì che raramente dalla sua diocesi: andò a Magonza (847) per assistere al primo concilio provinciale, poi (852 o 851) per intervenire a quello nazionale di Germania.

Da Rabano Mauro è celebrato come «iustitiae cultor et pietatis amator... decus Ecclesiae, plebis laus, gloria cleri»: infatti a lui sembrano diretti i quattro carmi di Rabano ad praeclarum episcopum (PL 112, 1591-96). In alcune stampe antiche porta il titolo di santo.

Opere. — «Vir undecunque doctissimus», scrive il Tritemio, A. fu soprattutto «divinarum Scripturarum interpres» (PL 116, 189). Commentò quasi tutta la Bibbia, ma di lui rimangono poche opere, e non tutte autentiche.

1. Explanatio in Psalmos, di cui un'edizione fu curata da Erasmo (Friburgo 1533; Colonia 1561), il quale chiama A. «veluti spiritualis apicula», chè l'opera sua «ex omnium veterum hortis ac pratis florentissimis decerspit, quo simplicibus et occupatis esset parata saluberrimi mellis copia». L'opera però, almeno nel testo attuale, gli è contentata; da alcuni è attribuita ad Aimone di Hirschau (morto nel 1107).

2. Al commento sui salmi segue quello di sei Cantici del Vecchio Testamento in uso nell'ufficiatura (i due di Mosè, quelli di Anna, d'Isaia, d'Ezechia e di Abacuc).

3. Commentariolum in Cantica Canticorum, ch'egli interpreta come un «epithalamium Christi et Ecclesiae»: opera contestata.

4. Comm. in Isaiam libri tres: A. esordisce spiegando la natura intellettuale della «visione» profetica.

5. Evaristio in XII Prophetas Minores, in cui illustra di preferenza i misteri riguardanti Gesù Cristo e la Chiesa; probabilmente i commenti a Joel e ad Amos non sono suoi.

6. In divi Pauli Epistolas expositio, da alcuni attribuita a s. Remigio di Lione e da altri, con più probabilità, a Remigio d'Auxerre: un frammento del cap. XIII del commento ad Rom. è passato, col nome di A., nel Corpus Iuris Canonici (Decretum di Graziano, Causa XXIII, q. V, cap. 39).

7. Expositionis in Apocalypsim libri septem, che molti attribuiscono a Remigio d'Auxerre; tutto vi è riferito alle due città spirituali: la società degli eletti e quella dei repobbi. È quasi un ASSUERO (v.).

8. Le Omelie sui Vangeli de tempore et sanctis, e alcune sulle Epistole della Messa, non sono ancora criticamente accertate; la seconda parte (da Pasqua all'Avvento) è attribuita ad Aimone di Hirschau.

Nei suoi commenti, più e moraleggianti, specie ai Salmi e al Cantico dei Cantici, A. segue il metodo allegorico-mistico. Pur servendosi, specie negli scritti sui profeti, di s. Girolamo ed altri, s'éleva, come esegeta, sui suoi contemporanei, poiché non si limita a raccogliere testi dei Padri, ma ne espone il pensiero con una certa originalità.

C'è poi Heliand (v.), vasto poema sassone, probabilmente d'origine fuldense. A. ci ha lasciato anche un'Epitome di storia ecclesiastica fino al sec. IV, in dieci brevissimi libri, estratti da Eusebio, Rufino ed altri; e un opuscolo ascetico in tre libri (il terzo escatologico): De amore caelestis patriae (detto anche dal Tritemio, ma meno rettamente, De varietate librorum), opera di compilazione patristica, da alcuni attribuita ad

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Ain-Zara - Iscrizione della tomba cristiana n. { }^{°} 24.
(prop. 2. Aorigemme)

Aimone di Hirschau. Tra le sue opere si trova inoltre un importante trattato, forse un frammento, De Corpore et Sanguine Domini, che il Geiselmann però considera del sec. XI, forse d'Aimone di Hirschau o anche d'Aimone di Telleia.

Gli scritti di A. sono raccolti in PL, voll. 116-18.

BIBL.: C. G. Derling, De Haymone episcopo Halberstadens commentatio historica, Helmstadt 1747; PP. Maurini, Histoire littéraire de la France, V, 2ª ed., Parigi 1866, pp. 111-26; R. Heinrichs, Der Heiland und Hainou von Halberstadt, Cleve 1916; N. Scheid, Hainou von Halberstadt, der Dichter des Heiland?, in Stimmen der Zeit, 92 (1917), pp. 586-90; J. Geiselmann, Kritische Beiträge zur frühmittelalterlichen Eucharistielehre, 1, in Theologische Quartalschrift, 106 (1925), pp. 23-52.

Ignio Cecchetti