ALARICO II, re dei Visicori. - Figlio di Eurico e di Ranachilde, fu eletto re dei Visigoti, alla morte del padre, nel 484. Il regno dei Visigoti si estendeva in quel tempo dallo stretto, più tardi detto di Gibilterra, alla Loira e dall'Oceano Atlantico al Rodano e aveva per capitale Tolosa. A. si imparentò con Teodorico, che aveva precedentemente aiutato nella guerra contro Odoacre, sposandone la figlia Teodogota. Ariano, fece pesare molto duramente il suo governo sui sudditi cattolici e ne confinò parecchi, tra i quali i vescovi già fu pubblicata ad Aire in Guascogna nell'anno 506 in una solenne assemblea di vescovi e di nobili laici e fu spedita ai conti con l'ingiunzione espressa nel «commonitorium» che essa sola fosse in uso presso quei sudditi del regno gotico che erano di stirpe romana.
Contiene le due sole specie di fonti allora in vigore: Leges o Costituzioni e ius o scritti di giureconsulti, comprendendo in questo secondo gruppo anche i Codici gregoriano ed ermogeniano, i quali, non essendo emanati dalla autorità imperiale, erano privi di carattere ufficiale. Le fonti, ognuna delle quali forma un tutto indipendente, sono disposte in questo ordine: 1) Codice Teodosiano; 2) Novelle di Teodosio, Valentiniano, Marciano, Maiorano, Severo; 3) Gaio; 4) Paolo (Receptae sententiae); 5) Codice Gregoriano; 6) Codice Ermogeniano; 7) Papiniano.
Tutte le parti del testo, meno Gaio, sono accompagnate da un commentario chiamato «Interpretatio». L'inglese della compilazione è soprattutto pratica. La raccolta ebbe grande diffusione ed influì sulle leggi visigote, sulla salica e su altre: durò fin verso il sec. XII. È l'unica depositaria di alcune fonti, ed è la più mite fra le leggi barbariche. Tra le numerose epitomi che ne furono fatte è notevole quella chiamata «Lex Romana Curiensis seu Utinensis», del sec. VIII.
BIML.: F. C. Savigny, Storia del diritto romano nel Medioevo, II, Firenze 1844; M. Conrat, Breviarium Alarici, Lipsia 1903; V. BIBLICA. riportata sopra.