ALBANI, FAMIGLIA. - Due profughi albanesi, Giorgio e Filippo di Michele de' Lazi, già combattenti agli ordini di Giorgio Castriota Scanderbeg, sdegnando di restare nella loro patria caduta sotto il dominio turco, si rifugiarono ad Urbino, dove Federico e Guidobaldo di Montefeltro li adoperarono in negozi di guerra e di pace. Presero il cognome di Albanesi che ALTOBELLO, figlio di Giorgio, mutò in A. e tramandò


(fot. Albani)
Secondo gli usi del tempo, in conseguenza di questa elezione, la famiglia A. ebbe il patriziato romano, la nobiltà principesca ed uffici curiali, ma non maggiori ricchezze, perché Clemente XI, fedele al costituito di Innocenzo XII contro il nepotismo, negò al fratello ed ai nipoti denaro e dignità cospicue; soltanto ANNIBALE, figlio del fratello Orazio, fu creato cardinale; ALESSANDRO, fratello di Annibale, ebbe invece il cardinalato da Innocenzo XIII. Degli altri due cardinali di casa A., GIAN FRANCESCO fu figlio di Carlo e GIUSEPPE di Orazio, fratello del card. Gian Francesco: entrambi lasciarono buona memoria di sé. (Per i singoli cardinali vedi sotto).
La famiglia A. si spense nel 1852 con FILIPPO, ultimo figlio di ORAZIO III. Primogenitura e fidecomessi passarono, non senza contrasti, nei Castelbarco-Simonetti-Visconti, per via di Antonia Litta Arese,
figlia di Elena, sorella di Orazio III, e sposa appunto ad un Castelbarco. Il nome dura tuttavia, oltre che per merito del buon pontificato di Clemente XI, per la singolare ricchezza delle raccolte artistiche, che abbellirono la villa A. sulla via Salaria ed il palazzo, già Mattei, alle Quattro Fontane. Purtroppo tali raccolte andarono disperse, ma in buona parte finirono nei musei Vaticano e Capitolino. Peggiore sorte toccò alla biblioteca, che, ceduta alla Prussia poco dopo un secolo, andò sommersa in mare al largo di Civitavecchia. Anche la biblioteca d'Urbino, creazione di Clemente XI, è da qualche anno emigrata dalla sua sede originaria. - Vedi Tav. XLVII.