ALBENGA, diocesi di. - È l'antica Album Ingaunum o Albinganum, sita sul golfo di Genova (riviera di Ponente). Capitale dei Liguri Ingauni, che, allestiti con Annibale, furono dai Romani sottomessi dopo aspre guerre, A. divenne municipio romano, ebbe privilegi dal Senato e fu arricchita di monumenti, di cui restano ancor oggi numerose vestigia e il grande ponte a 10 archi, seminterrato, sulla via Aurelia. Fu patria dell'imperatore Proculo.
Distrutta una prima volta dai Goti, ricostruita ed abbellita da Onorio, subì ancora saccheggi e distruzioni da parte dei Saraceni e dei Pisani, riuscendo però sempre a riconquistare la sua libertà e si resse fino al 1805 con proprie leggi e parlamenti, pur dipendendo dal 1250 dalla repubblica di Genova. Ventidue antiche torri di difesa testimoniano ancora le sue lotte. Dal sec. XV al XVIII ebbe a subire assedi e occupazioni, che si iniziarono con quello dei Milanesi del 1436 e terminarono nel 1814, quando venne definitivamente riunita allo Stato sardo. Nel 1796, durante la prima campagna d'Italia, fu sede del Quartier Generale di

Il primo vescovo di cui si abbia notizia certa è Quinzio, che nel 451 firmò una lettera sinodale di Eusebio, arcivescovo di Milano, diretta a Leone I e relativa alla condanna di Nestorio ed Eutiche. Nel 1159 la diocesi di A., suffraganea di Milano, venne da Alessandro III assegnata a Genova, ma la cosa ebbe corso solo nel 1213 in seguito a una bolla di Innocenzo III.
I Benedettini ebbero nella diocesi numerosi monasteri tra i quali S. Romolo, Taggia, Triora e Villa Regia, e in A. due abbazie importanti: S. Maria e S. Martino di Gallinaria oltre S. Pietro di Toirano, passato nel 1317 ai Certosini.
A. ha una cattedrale iniziata nel sec. VIII, con campanile ogivale del '400 ed annesso un battistero. Bella chiesa del sec. XIII è S. Maria in Fontibus.
La diocesi, il cui patrono è s. Michele Arcangelo, conta 132.500 ab. e comprende 170 parrocchie, 236 sacerdoti diocesani e 51 regolari, 17 case religiose maschili e 58 femminili.
IL BATTISTERO. - Del periodo paleocristiano A. ci ha conservato un pregevolissimo monumento: il battistero, riferito concordemente al sec. V. Esso è a pianta ottagona con i lati sfondati in nicchie alternativamente tonde e quadre; ogni pilastro fra le nicchie è ornato di una colonna, e le colonne portano delle arcate che sostengono la parte superiore del battistero,
stero, ottagona essa pure, nella quale si aprono grandi finestroni, chiusi da transenne marmoree traforate. Nel centro è il bacino battesimale; una vaschetta minore sta in una delle nicchie, per la lotio pedum della liturgia battesimale milanese. Questa nicchia mostra ancora vistosi resti di una ricca decorazione musiva, i cui particolari più importanti sono un grande monogramma costantiniano dentro un triplice alone (S. ma Trinità?), attorno al quale volteggiano dodici colombe, e una grande croce gemmata alla quale sono rivolti due agnelli. Il battistero era coperto a tetto, non a cupola. Nel sec. IX subì vari rifacimenti, di cui restano notevoli tracce scultorie, specialmente nelle finestre. Due tombe di alti personaggi vennero sistemate in due arcosoli, esempi importanti di architettura e scultura minore di quell'età. Nel 1900-1901 tutto il battistero subì restauri accurati.
Meritano anche di essere ricordati un sarcofago cristiano trovato ultimamente e un laterizio con impressa una gran croce formata da due fasci littori incrociati, forse appartenente alla vetusta chiesetta di S. Calocero (sec. IV-V), da tempo distrutta.