ALBO, JOSEF. - Apologeta e teologo ebreo spagnolo. Visse successivamente a Daroca (prov. di Saragozza) e a Soria (Castiglia); m. nel 1444. Partecipò alla disputa promossa dall'antipapa Benedetto XIII a Tortosa e San Mateo ove difese (nel 1414) il Talmud contro gli attacchi di Geronimo da Santa Fé (prima della conversione: Josué Lorki).
Di carattere apologetico è la sua opera, compiuta nel 1425, Sfer ha-l'aggirim («Libro dei principi» e dogmi; ed. Husik). Il libro espone i «principi o fondamenti», le «radici» e i «rami». I primi due contengono le verità fondamentali ed altre da esse dedotte (dottrina rivelata) che costituiscono la base di ogni religione divina: l'unità di Dio, la sua incorporeità, la sua indipendenza dal tempo e la sua perfezione somma; onde derivano l'onniscienza di Dio, la verità del profetismo, la legittimazione del messo di Dio. «Rami», cioè tesi generali la cui negazione non implica più il peccato di eresia, sono: la creazione dal nulla, Mosè profeta sommo, la fede nella venuta del Messia, la convinzione che l'adempimento di un solo precetto basta per assicurare la partecipazione alla vita futura. Il tutto si ispira al principio che nelle differenti religioni possono variare le disposizioni legislative, ma non i dogmi. Quindi i dogmi propri del cristianesimo (per es. il concetto trinitario di Dio) non possono rappresentare una verità religiosa assoluta. In questa sua polemica l'A. s'ispira, anche nella terminologia, ad Al-Gazali. La sua tendenza anticristiana fu messa in rilievo da Gilberto Genebrado (1566) e da G. Bern. De Rossi, Dizionario storico, Parma 1802, pp. 43-44; e Bibliotheca Iudaica antichristiana, Parma 1800, p. 14, sgg. Autori ebrei, fin da I. Abranel, notarono il suo, sia pure apparente, indifferentismo circa la questione messianica.