ALESSANDRO, EVENZIO e TEODULO, santi, martiri. - Il Martirologio geronimiano, il Sacramentario gregoriano e quello gelasiano del sec. VIII li ricordano al 3 maggio: Romae, Via Nomentana, miliario VII, natale sanctorum Eventii, Alexandri et Theoduli (Martyr. Hieronymianum, p. 227).
La storia di questo gruppo di martiri non ci è conosciuta da testi degni di fede. Senza fondamento gli autori del Liber Pontificalis (ed. L. Duchesne, I, pp. XLI-XLII, 127) e della Passio Alexandri (BHL, 266) identificarono questo A. MONISMO (v.) primo del nome, e fecero di Evenzio e Teodulo due membri del clero romano. I due autori non sono interdipendenti, ma rispecchiano una comune tradizione relativa all'identificazione, alla data del martirio e al luogo di sepoltura. Essi differiscono però in altri punti assai importanti: mentre il Liber Pont. fa morire A. decapitato e dichiara E. sacerdote e T. diacono, la Passio fa morire A. dopo vari supplizi, in seguito a punture infertegli in tutto il corpo e assegna ai consocci la dignità sacerdotale. In realtà si tratta invece di tre martiri, probabilmente vittime della persecuzione diodeziane, appartenenti alla comunità di Ficulea o di Nomentum.
Furono sepolti in due diverse gallerie d'un modesto cimitero di campagna: Evenzio e A. assieme, Teodulo da solo in un sito non ancora identificato con certezza.
Sulle loro tombe furono eretti, sul finire del sec. IV, due piccoli santuari che vennero poi, nel corso del secolo seguente, uniti e amplificati a più riprese senza seguire un piano organico, tanto che ne risultò un complesso monumentale grandioso, ma irregolare nella forma; l'altare principale, ora ricomposto quasi integralmente, fu eretto sulle tombe (sepolcro bisomo rimasto fuori asse e in posizione obliqua all'aula) di Evenzio e A. dal vescovo Orso di Nomentum, all'inizio del sec. V., come si ricava dall'iscrizione dedicatoria. Da notare che il nome di A. è posposto nei documenti più antichi: l'iscrizione ricordata e il Mart. geron., mentre precede nella Passio, nei due sacramentari citati e nella Notitia di Guglielmo di Malmesbury (ed. Valentini-Zucchetti, Roma 1942, p. 145). Il santuario, caduto in rovina dopo il sec. VII, fu ritrovato nel 1854 e nel 1936 completamente restaurato. Del primitivo cimitero non rimangono più che poche gallerie, con qualche rozza decorazione pittorica e un discreto numero di graffiti e d'iscrizione, di cui alcune datate dei secoli IV-VI.

(Int. Pont. Comm. Arch. sacra)