ALTERA. - Superficie piana orizzontale, elevata da terra, destinata al sacrificio.
1. Archeologia ebraica
Nel Vecchio Testamento (ebr. e fen. mizbēah «ciò su cui si sacrifica», raramente bāmāh [v.] che per lo più designa i luoghi del culto idolatrico), l'a. è un rialto, poi una piattaforma, su cui si offrono doni o vittime a Dio; più tardi implica il concetto di mensa («mensa di Jahweh» Mal. 1, 12; Ez. 41, 22). Primo menzionato è quello di Noè, Gen. 8, 20; Abramo erige a. a Sichem, presso Bethel, a Mambre, sul Moria, Gen. 12, 7 sg.; 13, 18; 22, 9; Isacco a Bersabea, Gen. 26, 25; Giacobbe a Bethel, Gen. 28, 18; 35, 14; Mosè in Raphidim, con dodici maf sēbōth, alle falde del Sinai (Ex. 17, 15; 24, 4). La forma primitiva sembra fosse un blocco roccioso o un ammasso di pietre non squadrate; poi la Legge mosaica sancì l'uso di adoperare pietre grezze, vietando di approvarsi gradini (Ex. 20, 24-26); fuori del centro del culto, si adoperava un masso erratico (I Sam. 6, 14; 14, 33-35). Intimamente legato al sacrificio con combustione, fu minutamente regolato nella forma e struttura da Mosè nei due a. ufficiali ed essenziali del Tabernacolo, ampliati poi nel Tempio salomonico: a) a. degli olocausti (Ex. 28, 18; 38, 1-7), l'a. per antonomasia (I Reg. 2, 28), nell'atrio, destinato anche ai sacrifici incruenti, in legno di acciaia rivestito di bronzo, detto perciò anche «a. di bronzo» (I Reg. 8, 64; II Reg. 16, 14), alto 3 cubiti (nel Tempio 10), lungo e largo 5 (nel Tempio 20; le dimensioni crebbero ancora nel Tempio erodiano), solennemente consacrato (Ex. 30, 25-28), su cui si offriva mattina e sera l'olocausto perenne e ardeva sempre il fuoco. B) a. dell'inconscio o dei profumi (Ex. 30, 1-10; I Reg. 6, 20, 22) nel Santuario, in cedro rivestito d'oro («a. d'oro»; I Reg. 7, 48), alto due cubiti, lungo e largo uno, su cui mattina e sera si bruciava l'incenso.Una particolarità dell'a. ebraico sono i «corni» o sporgenze (Ex. 27, 2; 37, 25; I Reg. 1, 50; Ez. 43, 20), ai quattro spigoli superiori. Tale uso nel mondo semitico si riscontra solo fuori d'Israele, in Fenicia e in Canaan. Il loro significato è incerto; forse erano un resto delle maf sēbōth prima erette sull'a. (ipotesi di H. Grossmann), e che la Legge aveva proibito di innalzare (Deut. 16, 21). Grande ne era l'importanza (Lev. 8, 15; Ex. 21, 14; I Reg. 1, 50; 2, 28): venivano unti col sangue delle vittime (Ex. 29, 12; Lev. 4, 25, 30, 34) e conferivano l'immunità d'asilo ai rei.
Mentre non fu mai smentita, in diritto, l'unità del santuario nazionale (connessa con l'Arca dell'Alleanza), la legge dell'unità del culto (Lev. 17, 1-9; Deut. 12, 4-25, spesso richiamata nei capp. sgg.) non era applicata in modo assoluto in Israele all'unità d'a., quando le circostanze esigessero diversamente. Mosè non escluso del tutto altri a. (Ex. 20, 24; Deut. 12, 13 sg.). Difatti ne venivano poi eretti legittimamente sul Hebal (Jos. 8, 30), fra le 3 tribù transgirondaniche e a Sichem (ivi, 22, 9-34; 24, 26 sg.); al tempo di Samuele, a Masfa, Rama, Galgala e Betlemme (I Sam. 7, 5-17; 9, 13; 10, 8; 14, 35; 20, 16).
Caduto il Tempio, cessò l'a. in Israele, cessò quindi il sacrificio e l'essenza del culto ebraico. Al suo posto sorge l'a. dell'offerta messianica «dall'Oriente all'Occidente» (Mal. 1, 10 sg.).
Per l'a. nelle religioni non cristiane, V. ara.
2. Archeologia cristiana
Il cristianesimo ha ereditato l'uso dell'a. dall'ebraismo e in parte dal paganismo. L'uso dell'a. fu introdotto nei sacrifici e nelle libazioni sia per comodità di esecuzione, sia per il naturale concetto della tavola ove si brucia l'olocausto, sia per un senso di riverenza e di solennità che vietava di posare l'offerta semplicemente in terra.Per l'a. presso gli Ebrei, V. SORA. Greci e Romani (v. ara) ebbero a. a mo' di focolari o di mense per offerte incruente (specialmente davanti alle im-

dodici settori raffiguranti i posti dei dodici apostoli nell'ultima cena.
Era legge costante che in ogni chiesa ci fosse un solo a collocato davanti all'abside, per lo più sulla sua corda. Se talora si parla di più a, come dei sette « argenti » donati da Costantino a S. Giovanni in Laterano, si tratta non di veri a., ma di mense o tavoli per i bisogni accessori del culto. Solo col principio del sec. V apprendiamo che Simmaco cresce cinque a. nella chiesa (rotonda) di S. Andrea vicino a S. Pietro. L'uso si diffuse presto. I più antichi esempi monumentali che ci restano di a. secondari sono quelli di S. Maria Antiqua in Roma e S. Vitale a Ravenna.
Sin dalla fine del sec. II abbiamo notizie di un culto liturgico dei martiri. La loro commemorazione veniva fatta soprattutto con la Messa. Data l'assimilazione, usuale fra i cristiani, della persona del martire con quella di Cristo, si cercava nella Messa di porre l'a. il più vicino possibile alla tomba del martire, anzi spesso la tomba stessa del martire serviva da a. e su di essa si celebrava. Non è esatto, ciò che si è detto tante volte, che le tombe a mensa od arco-solio fossero intenzionalmente fatte per celebrarvi sopra il sacrificio; quest'uso si affermò e determinò maggiormente durante il sec. IV con lo sviluppo del culto dei martiri e con la costruzione delle numerose basiliche cimiteriali ad corpus. Il martire viene ora considerato come giacente sotto l'a. stesso, a custodia di esso. Così si sviluppa il concetto dell'a. tomba, dell'a. consacrato e dedicato dalla presenza del corpo di un martire. In breve quest'ultima idea divenne così potente che già nel sec. VI non si concepiva più la consacrazione di un a. senza le reliquie di un martire, almeno rappresentative, situate dentro un sepolcreto, praticato nello spessore stesso della mensa, o nel blocco che la sorreggeva o sotto l'a. nel pavimento. Più lentamente s'impose e sviluppò la concezione dell'a. sepolcro o sarcofago (v. arte), la quale era destinata nel Rinascimento e nei tempi moderni ad essere fonte di così ricca ispirazione artistica e monumentale.
Antonio Ferrara
3. LITURGIA
Nella disciplina attuale (CIC, cann. 1197-1202) l'a. è fisso o mobile. Il fisso o immobile, è costituito da una mensa (lastra o tavola) di pietra, sostenuta da stipiti, pure di pietra, ai quali aderisce in modo da formare una cosa sola. Lo stipite può essere uno solo, nel centro della mensa, ovvero è formato da quattro pilastrini o colonnette (e lo spazio fra le colonnette può anche essere riempito di altro materiale), oppure costituito da quattro lastroni, che sostengono la mensa, formando con essa una sola cassa. Può anche costituire con la mensa un solo monolite, ottenendosi in tal caso un a. ripieno. Il mobile o portatile, è formato da una lastra di pietra, di dimensioni assai minori, ma sufficiente a contenere l'Ostia e la maggior parte del piede del calice. pietra sacra (v.). Sono in usoAltare - Mensa tripode - Cimiterio di Callisto (inizio sec. III).
I. Cristiani fin dal principio usarono delle tavole (mensa) per rinnovare la memoria dell'ultima cena, secondo il precetto del Signore; ma poiché quella era pure la rinnovazione della memoria del sacrificio della Croce, quelle stesse tavole venivano anche chiamate a. Dapprima furono quelle comuni consacrate ai pasti ordinari nelle case dei fedeli; poi tavole proprie riservate al culto nelle prime chiese (certo già dalla fine del sec. II), collocate vicino alla cattedra del vescovo e al pulpito. Come fossero fatti questi primi a. non sappiamo. Ce ne dàmo forse un indizio le mense tri-podi che compaiono nelle cosiddette cappelle dei sacramenti nel cimiterio di Callisto in Roma. Erano fissi o mobili? Almeno è sicuro che, dall'età della pace in poi, si andò sempre più affermando l'uso degli a. fissi nelle chiese e riducendo l'uso di quelli mobili a circostanze del tutto straordinarie.
Degli a. in questo periodo abbiamo numerose testimonianze letterarie e dalla fine del sec. V a. cospicui resti monumentali. Il tipo prevalente è quello di a. a mensa (v. arte). Non raro fu pure l'a. a blocco continuo, evidente imitazione della forma di quelli pagani e giudaici. Il corpo dell'a. risultava di un solo blocco di marmo ovvero di muratura, per lo più con una mensa speciale in lastra di marmo. Generalmente erano più piccoli dei nostri, giacché servivano solo per l'oblazione, soprattutto quando erano a. mobili. Frequenti erano gli a. di semplice legno, ma ve n'erano pure di molto ricchi, rivestiti di bronzo, d'argento, e perfino d'oro. Frequente era pure un leggero incavo praticato dentro la mensa a meglio contenere le oblazioni, specialmente in Oriente dove erano in uso a. a ferro di cavallo o semicircolari, con

magini degli dei dentro i templi e nel culto dei morti) e a. propriamente detti in muratura e blocchi di marmo per lo più di forma parallelepipeda, e poi anche cilindrica; se grandi, con gradinate di accesso; quasi sempre ornati di r
anche a. che presentano caratteri di stabilità, senza essere fissi, costituiti cioè in forma simile ai fissi, ma con materiale di muratura o di legno, e nella loro mensa si incunea la pietra sacra. Liturgicamente questi non formano una specie intermedia, ma sono veri a mobili. Nell'immobile la mensa è lo stipite devono essere di pietra naturale, non friabile e non in qualsiasi modo artefatta, come sarebbe di cemento di altra composizione; lo stesso si dica della lastra dell'a. portatile, poiché nell'uno e nell'altro essa deve essere tutta d'un pezzo e non formata di pezzi diversi, anche se perfettamente uniti. L'a. immobile non è da ritenersi tale, quasi debba essere inamovibile dal pavimento o dal luogo dove fu costruito; ma prende il suo nome dalla inseparabilità della mensa con lo stipite o base che la sostiene, con la quale forma tutt'uno: perciò può essere trasportato da un luogo all'altro, ma a condizione che la base non si distacchi dalla mensa, ed ambedue vengano trasportate insieme unite. Ogni a. deve avere una cavità, nella quale si depongono tre grani d'incenso, le reliquie ed una pargemena firmata dal vescovo e sigillata nella quale si attesta la consacrazione dell'a. Le reliquie debbono essere di santi e non di beati ed almeno una deve essere di un martire. La cavità sepolcrale può essere scavata in mezzo alla lastra, nella sua parte anteriore o posteriore, o nella sommità dello stipite. Il suo coperchio deve essere sempre di pietra, anche se diversa da quella dell'a. Non si può quindi riempire il sepolcro con cemento, né chiudere con lastra di metallo; il suggello poi non può essere fissato con gesso od altra materia, ma con cemento.
Il numero degli a. per ogni chiesa non è determinato. Quello che si trova nel luogo principale, e suole essere più ampio e più alto, si chiama a. magi-gi

giore. Dovrebbe essere isolato, in modo da potersi circuire. Rappresentando l'a. il monte del sacrificio di Gesù, dovrebbe essere posto in alto, e a ciò si provvede con gradini. Uno almeno è indispensabile : gli altri, conservando p
ore. Dovrebbe essere isolato, in modo da potersi circuire. Rappresentando l'a. il monte del sacrificio di Gesù, dovrebbe essere posto in alto, e a ciò si provvede con gradini. Uno almeno è indispensabile: gli altri, conservando possibilmente il numero dispari, sono lasciati al criterio di adattamento locale. I gradini possono essere anche di pietra non naturale o di legno. Quello superiore sarà lungo quanto l'a. ed avrà un tavolato (predella o suppedaneo) sotto i piedi del celebrante. L'a. propriamente si erige a Dio, perché destinato al sacrificio; però quello fisso deve essere dedicato a qualche mistero o a qualche santo, non ad un beato senza uno speciale indulto, da cui prende il titolo. L'a. maggiore avrà sempre quello della chiesa. Il titolo dell'a. consacrato non può mutarsi senza un permesso speciale della S. Sede. Due a. dello stesso titolo nella medesima chiesa sono proibiti.
Escluso ogni uso profuro, l'a. deve servire solo al culto, e particolarmente alla celebrazione della Messa; perciò né sotto di esso, a meno che non vi sia una intercapedine, né vicino, a distanza minore di un metro dal lato della mensa, né di fronte si possono seppellire cadaveri, e finché questi non sono rimossi vi è interdetta la celebrazione della Messa (can. 1201, § 2). L'a. immobile deve essere consacrato tutto, mensa e stipite, secondo il rito del Pontificale Romano; per il mobile, soltanto la pietra sacra (can. 1199). Ministro di tale consacrazione è il vescovo: per privilegio anche i cardinali non insigniti del carattere vescovile (can. 239). Non si può consacrare una chiesa senza consacrare anche un a.: però questi possono essere consacrati indipendentemente dalla consacrazione della chiesa (can. 1165, § 5). Nessun a. fisso può erigersi fuori dei luoghi appositamente destinati al culto. Rotture notevoli nella materia o nel luogo dell'unzione, la rimozione delle reliquie, la frattura o rimozione del loro coperchio (a meno che non sia fatta dal vescovo o da un suo delegato per fermarlo, ripararlo, visitarlo), la separazione della mensa dallo stipite, disaccanto l'a., cosicché vi è vietata la celebrazione della Messa finché non sia stata rinnovata la consacrazione (can. 1200).
La semplice maestosità dell'a. dei primi tempi cedette man mano ai vari ornamenti che vennero ad arricchirlo nel corso dei secoli. Il cerimoniale dei vescovi prescrive sopra l'a. il baldacchino, ed i decreti 2912 e 3525 della S. Congregazione dei Riti dicono che «ommino apponatur» nell'a. dove si conserva il S.mo Sacramento. Ma oggi il baldacchino è andato quasi generalmente in disuso per dar luogo al quadro o ancora. Immediatamente sopra l'a., nel luogo d'onore, si colloca la croce con la immagine del Crocifisso, la quale deve elevarsi al di sopra dei candelieri, ma si può omettere quando nel quadro o nella parete dietro l'a. vi sia una immagine dipinta o scolpita della croce col Crocifisso, ben visibile dal celebrante e dai fedeli. Ai due lati della croce si pongono i candelieri: sei all'a. maggiore, almeno due negli altri, e non possono essere sostituiti da candelabri a più bracci. I candelieri debbono essere sormontati dalle candele. Le altre luci, come gas, elettricità, sono permessi solo come illuminazione e ornamento, ma non sull'a., né davanti ai santi o nelle loro nicchie, né dentro il tabernacolo (decreti 1086, 1097, 4206, 4327). Il cerimoniale dei vescovi (c. XII, 12) raccomanda come ornamento dell'a. nei giorni festivi le reliquie dei santi ed i fiori da porsi fra i candelieri. I fiori debbono essere freschi e naturali, non artificiali. Sull'a. si richiedono tre tovaglie di lino o canapa, e quella superiore
ALLIES, Thomas William. - Convertito inglese,
n. il 12 febbr. 1813, m. il 17 giugno 1903 a Londra,
figlio di un ministro protestante e ministro egli stesso.
Dallo studio dei Padri fu condotto alla Chiesa cattolica, Newman (v.) Pii sett.
1850. Nel 1853 fu professore di storia e filosofia della
storia allUniversità di Dublino. Scrisse molti volumi
di apologetica, oltre il volume sulla sua conversione :
The See 0/ St. Peter (1850) e lautobiografia, A Li/e's
Decision (1880). Fu lultimo superstite del movimento
di Oxford (v. oxford, movimento di).
sculture; inoltre, poi, esso si arricchisce del tabernacolo in seguito al divieto di conservare il Sacramento in una custodia separata ed il sostegno della mensa si profila come un’urna. Comincia poi ad affermarsi il gusto per la policromia che si esplica nell’uso e nell’accostamento di marmi di vario colore; già allo scorcio del secolo XVI, le colonne si raddoppiano e vengono spesso collocate su piani diversi. Pietre dure pregevoli e bronzo sono accostati nell’ala della cappella Paolina in S. Maria Maggiore a Roma dove un gruppo di angeli sostiene l’immagine entro l’incorniciatura architettonica. Il Bernini poi protegge l’ala che sorge sulla tomba del Principe degli Apostoli con un baldacchino bronzo che si ispira agli apparati delle feste solenni, sontuosi e senza peso, fatti di stucco e di drappi. E a S. Maria della Vittoria scava fra le colonne una nicchia ellittica dove nella luce che piove dall’alto l’angelo trasverbera s. Teresa, mentre i committenti assistono dai palchetti come a una sacra rappresentazione. Rilievi o gruppi statuari sostituiscono così le pale dipinte o queste sono incorniciate o sorrette da ghirlande di fiori e di putti (Roma, S. Andrea). Nell’ala della Cattedra in S. Pietro sembra che tutti i mezzi siano chiamati a raccolta in una affermazione trionfale; i marmi della mensa, il bronzo delle statue dei dottori che reggono la sedia, lo stucco della gloria angelica e il raggiante vetro dipinto con lo Spirito Santo offrono l’estrema possibilità che il barocco può raggiungere nel suo acceso lirismo. Più pesante e grave per deficienza di ispirazione l’ala di S. Ignazio al Gesù di Roma, dove la ricca materia prende il sopravvento. Nel Settecento continua il gusto per la policromia, ma essa abbandona i toni caldi per quelli più smorzati e tenui; l’incorniciatura architettonica si ricompone in ritmi misurati come nell’ala della Annunciazione in S. Ignazio a Roma.
In tutta l’età barocca statue e tabernacolo sorgono anche isolati sopra la mensa a Padova, a Milano, a Venezia ed in ogni parte d’Italia; i palotti specie nella regione lombarda sono spesso complessi bassorilievi. Il neoclassismo porta nell’ala una fredda semplicità di linee e l’eclettismo ottocentesco si ispira volta a volta agli esemplari romanici, rinascimentali o barocchi secondo l’inclinazione dei diversi architetti. Una aggiunta interessante nella complessità degli a. maggiori nelle basiliche romane è la confessione rivestita di marmi e posta ad un livello più basso del pavimento. Le forme dell’ala moderno sono semplicissime, quasi una semplificazione geometrica degli schemi più elementari dell’antichità; il loro interesse artistico è affidato specialmente alle proporzioni e ai valori ambientali.
Di origine assai antica sono pure gli a. mobili; uno dei più antichi è quello trovato nella tomba di S. Catherine costruito da una semplice tavola lignea con rivestimento metallico. Nell’età romanica se ne trovano a forma di cofanetto come quello del Museo di Paderborn; talora sono anche pregevoli opere di oreficeria come l’a. portatile di Stanelot, ora a Bruxelles. Un esempio di a. ligneo scolpito è quello della chiesa della Vulturella presso Tivoli, pure del sec. XII. - Vedi Tavv. LXVII-LXXI.